Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Calabria

  • Parroco indagato per pedofilia e assegnato nel Reggino, l’arcivescovo revoca la nomina

    Parroco indagato per pedofilia e assegnato nel Reggino, l’arcivescovo revoca la nomina

    REGGIO CALABRIA È stata revocata la nomina di don Carmelo Perrello, il prete indagato per pedofilia e recentemente assegnato, dopo la prescrizione del reato, come collaboratore pastorale alla parrocchia S. Maria e i XII Apostoli in Bagnara Calabra e come amministratore pro-tempore della parrocchia S. Maria del Buon Consiglio in Concessa.

    La decisione è stata comunicata da monsignor Fortunato Morrone, arcivescovo di Reggio Calabria – Bove. La revoca è stata resa nota nei giorni scorsi al sacerdote interessato e al Consiglio pastorale parrocchiale di Concessa. «L’arcivescovo – si legge nella comunicazione – che nel determinare il provvedimento di nomina di Perrello ha agito in osservanza alla vigente legislazione civile, canonica e nel rispetto delle indicazioni ricevute dal Dicastero per la Dottrina della Fede della Santa Sede, ha comunque scelto di annullare l’incarico conferito al sacerdote reggino per ridare serenità allo stesso presbitero e alla comunità parrocchiale.

    «Monsignor Morrone intende chiedere scusa a tutti coloro che avessero trovato motivi di apprensione o di scandalo al riguardo della suddetta nomina ed, allo stesso tempo, intende ribadire la propria paterna vicinanza spirituale ed attenzione pastorale alla comunità di Santa Maria del Buon Consiglio».

    La questione era stata sollevata dal Fatto Quotidiano che, ripercorrendo le accuse di pedofilia nei confronti di un 14enne, aveva fatto notare come la prescrizione fosse diventata “archiviazione” nella nota della diocesi che assegnava al prete nuovi ruoli. Dopo le prime accuse, invece, risalenti al 2017, il parroco era stato subito allontanato da San Gregorio.

  • Sacerdote imputato per pedofilia e tornato parroco dopo la prescrizione: l’arcivescovo di Reggio revoca la nomina

    Sacerdote imputato per pedofilia e tornato parroco dopo la prescrizione: l’arcivescovo di Reggio revoca la nomina

    «Monsignor Fortunato Morrone, arcivescovo di Reggio Calabria – Bova, comunica di aver revocato la nomina del sacerdote Carmelo Perrello ad amministratore parrocchiale di Santa Maria del Buon Consiglio in Concessa. La revoca è stata resa nota nei giorni scorsi al sacerdote interessato e al Consiglio pastorale parrocchiale di Concessa». La nota dell’arcidiocesi chiude una faccenda che ha fatto molto discutere nei giorni scorsi a Reggio Calabria.

    Si tratta della nomina di un parroco, Carmelo Perrello appunto, che era stato processato per pedofilia ai danni di un giovane di origini rumene, allora 14enne. La vicenda giudiziaria si era chiusa con la prescrizione. Nel corso delle indagini, gli investigatori avevano ricostruito particolari raccapriccianti sugli abusi e trovato materiale pedopornografico a casa del religioso, con contorno di intercettazioni telefoniche.

    Dopo una prima difesa del sacerdote, l’arcivescovo «ha scelto – continua la nota – di annullare l’incarico conferito al sacerdote reggino per ridare serenità allo stesso presbitero e alla comunità parrocchiale». Questo nonostante, è una sottolineatura della diocesi, «nel determinare il provvedimento di nomina di Perrello» la Curia abbia «agito in osservanza alla vigente legislazione civile, canonica e nel rispetto delle indicazioni ricevute dal Dicastero per la Dottrina della Fede della Santa Sede».

    Monsignor Morrone, chiosa la nota, «intende chiedere scusa a tutti coloro che avessero trovato motivi di apprensione o di scandalo al riguardo della suddetta nomina e, allo stesso tempo, intende ribadire la propria paterna vicinanza spirituale ed attenzione pastorale alla comunità di Santa Maria del Buon Consiglio».

    https://www.lacnews24.it/cronaca/sacerdote-imputato-per-pedofilia-e-tornato-parroco-dopo-la-prescrizione-larcivescovo-di-reggio-revoca-la-q9okm76m

  • Nomina sacerdote prescritto per pedofilia, Marziale cita Papa Francesco: “Un prete non può continuare a essere prete se è un molestatore”

    Nomina sacerdote prescritto per pedofilia, Marziale cita Papa Francesco: “Un prete non può continuare a essere prete se è un molestatore”

    Il Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria, Antonio Marziale, è considerato in Italia e all’estero uno dei più tenaci e strenui combattenti contro la pedofilia. Da sue collaborazioni con le istituzioni inquirenti sono partite inchieste ed operazioni di assoluto rilievo. Lo stesso è stato consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità “Il Forteto”, una tra le storie di abusi all’infanzia più aberranti. Gli abbiamo chiesto cosa pensi della nomina ad amministratore parrocchiale di un prete “prescritto e non già assolto” per reati di pedofilia ed ha risposto con le parole di Papa Francesco, chiedendone la fedele virgolettatura come riportata dall’agenzia di stampa AGI in data 5 settembre 2022: “Una mostruosità gli abusi sessuali da parte del clero. Un prete non può continuare a essere prete se è un molestatore. Non può. Perché sia malato o un criminale, non lo so. Il sacerdote esiste per dirigere gli uomini a Dio e non per distruggere gli uomini in nome di Dio. Tolleranza zero. E deve continuare a essere così”.

    Dal punto di vista del Garante qual è la ragione per allarmarsi?

    Intanto pregressa, perché il dolore cagionato alle vittime è incancellabile. Attraversano l’inferno per riconciliarsi con le proprie esistenze violate e non lo superano mai del tutto. E poi, attuale, nel senso che una parrocchia è società frequentata da bambini e adolescenti, dunque, la fonte di preoccupazione risiede nel pericolo che il reato possa essere reiterato.

    Fosse stata assoluzione e non prescrizione?

    Io devo pensare ed agire con le leggi del Paese in cui esercito il mio mandato. Assoluzione significa che lo Stato ti ha indagato e non ha trovato elementi per condannarti. Diversa è la prescrizione, che in diritto penale determina l’estinzione, e non già l’assoluzione, di un reato a seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo.

    Ma lei è anche un cattolico ed ha incontrato Papa Francesco, donandogli il suo libro Katapontismós, proprio sulle sue battaglie contro la pedofilia. Cosa vi siete detti?

    Gli ho detto che nutrivo molta speranza nei suoi pronunciamenti sulla tolleranza zero rispetto ai preti abusanti e che nel libro lo sottolineo. Mi ha ringraziato e mi ha detto che lo avrebbe letto. Io sono cresciuto in Chiesa, alla Gioventù Francescana, all’Azione Cattolica, e non mi sono mai imbattuto in sacerdoti del genere. Una sola volta venni a sapere di un sacerdote che avevo conosciuto in adolescenza e che in seguito avrebbe abusato di una ragazzina. Venne allontanato in altra diocesi fuori regione, dopo almeno un decennio è tornato in Calabria, e tutte le volte che l’ho rivisto ho pensato a quanti sacerdoti moralmente sani vengano messi in cattiva luce da simili soggetti. È anche per tutelare loro che bisognerebbe spretare i pedofili.

    Come giudica la nomina di un sacerdote prescritto per reati di pedofilia ad amministratore parrocchiale?

    Riprendo ancora Papa Francesco: “Un prete non può continuare a essere prete se è un molestatore”, dunque non si dovrebbe nemmeno porre il problema di nominarlo amministratore.

    É deluso?

    Mi pongo in un duplice atteggiamento: se il Papa è al corrente di ciò che accade nelle parrocchie, allora sono enormemente deluso. Ma, se il Papa non è informato mi dico deluso da chi dovrebbe informarlo e non lo fa.

    Secondo lei il Papa è informato?

    Dopo questa intervista lo sarà sicuramente.

    Chi lo ha informato o avrebbe dovuto informarlo?

    Penso siano i vescovi, i titolari delle diocesi a doverlo fare. Gli stessi che fanno le nomine, del resto.

    https://ildispaccio.it/primo-piano/2024/06/29/nomina-sacerdote-prescritto-per-pedofilia-marziale-cita-papa-francesco-un-prete-non-puo-continuare-a-essere-prete-se-e-un-molestatore

  • Reggio: l’Arcivescovo Morrone nomina in importante ruolo nella Diocesi il prete prescritto per pedofilia

    Reggio: l’Arcivescovo Morrone nomina in importante ruolo nella Diocesi il prete prescritto per pedofilia

    di Claudio Cordova – Nel 2019, in primo grado, lo salvò la prescrizione dopo le accuse di atti sessuali con minorenne. Questo non gli ha impedito, negli anni, di diventare parroco di Bagnara Calabra e, oggi, con una recentissima nomina dell’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, Fortunato Morrone, amministratore parrocchiale di S. Maria del Buon Consiglio in Concessa, periferia nord di Reggio Calabria. E’ la parabola di don Carmelo Perrello che, alcuni anni fa, venne coinvolto in una squallida storia di pedofilia.

    Otto-nove anni per rimuginare. Per pensarci su, per temere la vergogna che ne sarebbe scaturita qualora quei fatti fossero divenuti pubblici. Poi la scelta di raccontarli, nel febbraio 2016. Infine, un anno dopo, il suicidio. Tutto nasce con un ragazzino adescato in Piazza Garibaldi, a pochi metri dalla stazione ferroviaria di Reggio Calabria. Siamo tra il 2007 e il 2008, quel giovane è, in realtà, poco più che un bambino: ha appena 13 anni ed è di nazionalità rumena. Ad avvicinarlo sarebbe stato un prete, lui, don Carmelo Perrello.

    L’indagine coordinata dall’allora pm Roberto Di Palma (oggi, ironia della sorte, procuratore capo dei minori) arrivò a processo, ma, per via del troppo tempo trascorso, si chiuse con la prescrizione dichiarata dal Gup, Domenico Santoro.

    Al giovane di nazionalità rumena, il sacerdote si sarebbe presentato con il nome di “Giuseppe”. Da prete di una parrocchia in un paese della fascia jonica reggina, viene anche coinvolto in un caso di stalking nei confronti di un uomo sposato. Accusa, va detto, da cui sarà negli anni assolto.

    Insomma, una personalità controversa, quella di don Perrello. Nel 2017, la sua abitazione viene anche perquisita. Gli inquirenti trovano le chat, in cui si entra nei dettagli dei rapporti sessuali, anche con altre persone maggiorenni. La polizia giudiziaria che interviene scopre che, dietro compensi economici e regali, don Perrello avrebbe consumato rapporti sessuali all’interno della autovettura che usava per spostarsi, prelevando il giovane dalla centrale Piazza Garibaldi, portandolo in luoghi appartati per non essere notati e, infine, riaccompagnarlo dove lo aveva incontrato.

    50, a volte 100 euro. Altre volte scarpe Nike. Dalle indagini svolte dalla Polizia Postale di Reggio Calabria su input del pm Di Palma, emerge una vita dedita al sesso: incontri con giovanissimi, frequentazione di prostitute, chat erotiche. La costante, però, sarebbe stata quella di sfruttare il bisogno economico di alcuni giovani per offrire denaro e “benefit” in cambio di prestazioni sessuali. Avviene con un giovane reggino, maggiorenne, che viene interrogato dagli inquirenti e nel 2017 racconta come tali abitudini di don Perrello non fossero cessate negli anni del primo approccio con il ragazzino rumeno.

    Il vescovo ai tempi dei fatti, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, sospende il prete che, però, dopo la prescrizione, torna prepotentemente in auge. E oggi, otto-nove anni dopo, si guadagna la fiducia dell’arcivescovo Morrone, evidentemente poco informato. Ed evidentemente, questa, non può essere una giustificazione.

    Ancor prima, peraltro, viene nominato parroco di Bagnara Calabra. E proprio in questi giorni, la comunità si stringe attorno a lui per i 25 anni di sacerdozio. Come è facile rinvenire sul sito della Diocesi di Reggio Calabria-Bova, don Perrello è stato ordinato presbitero il 26 giugno del 1999. Il 30 giugno, presso la Chiesa del Rosario di Bagnara, ha invitato i suoi confratelli per la celebrazione: “Grato al Signore per il dono del Sacerdozio nel 25esimo anniversario della mia ordinazione, vi invito a ringraziare con me il Signore durante la celebrazione eucaristica” recita il volantino.

    Giusto in tempo per prendere possesso del nuovo incarico conferitogli, lo scorso 24 giugno, dall’arcivescovo Morrone. La nomina ad amministratore parrocchiale di S. Maria del Buon Consiglio in Concessa di Reggio Calabria avrà infatti decorrenza dall’1 Luglio. La storia dei presunti abusi sessuali su un minore, le storie di sesso sparse qua e là, per la Chiesa reggina, evidentemente, sono acqua passata.

    https://ildispaccio.it/primo-piano/2024/06/29/reggio-larcivescovo-morrone-nomina-in-importante-ruolo-nella-diocesi-il-prete-prescritto-per-pedofilia/

  • Reggio Calabria: sacerdote prescritto per pedofilia, le precisazioni della Curia

    Reggio Calabria: sacerdote prescritto per pedofilia, le precisazioni della Curia

    “In merito alle notizie riguardanti il presbitero C. P. circolate in data odierna, si rendono necessarie le seguenti precisazioni. A seguito dell’archiviazione delle accuse a suo carico per rapporti con un minore, nonché della dichiarazione del Dicastero Vaticano competente, la Diocesi, che ha seguito pedissequamente le indicazioni del Dicastero romano, ha ritenuto opportuno per un intero biennio, sostenere e fare accompagnare il suddetto presbitero da uno specialista psicoterapeuta, esterno rispetto alla realtà ecclesiale, e da due confratelli”, è quanto scrive in una nota l’Arcidiocesi Reggio Calabria – Bova.

    “A conclusione di tale percorso si è potuto oggettivamente ritenere di potergli affidare l’incarico di collaboratore pastorale (non di “parroco”) della Parrocchia S. Maria e i XII Apostoli in Bagnara Calabra e ultimamente quello di Amministratore pro-tempore della Parrocchia S. Maria del Buon Consiglio in Concessa.

    Si precisa altresì che, nel corso degli anni, non sono emersi elementi che hanno fatto dubitare dell’idoneità di don P., pertanto, ai sensi del codice di diritto canonico, si è ritenuto di poter ridare fiducia al presbitero e serenità all’intera comunità ecclesiale“, conclude la nota. Carmelo Perrello

    https://www.strettoweb.com/2024/06/reggio-calabria-sacerdote-prescritto-pedofilia-precisazioni-curia/1760604/

  • Abusò di diciassette minorenni nel Catanzarese, ex sacerdote condannato anche in appello

    Abusò di diciassette minorenni nel Catanzarese, ex sacerdote condannato anche in appello

    Pena rideterminata per l’ex parroco di Belcastro, nelle Presila Catanzarese, dal 2007 al 2010, don Roberto Mastro, accusato di diversi casi di pedofilia. che si sarebbero consumati, secondo l’accusa, in un oratorio parrocchiale. La Corte di appello di Catanzaro, presidente Loredana De Franco, a latere Gianfranco Grillone e Ippolita Luzzo hanno sentenziato una pena a undici anni e sei mesi di reclusione  in luogo dei tredici anni e sei mesi incassati il 10 luglio 2020, dal Tribunale collegiale. Uno sconto di pena dovuto al fatto che la Corte ha dichiarato il non luogo a procedere per alcuni capi di imputazione, estinti per intervenuta prescrizione. I giudici hanno inoltre condannato l’imputato alla refusione delle spese  di costituzione e difesa sostenute dalle parti civili, rappresentate dagli avvocati Vincenzo Ranieri, Paolo Carnuccio, Giovanni Scarpino, Antonello Talarico, Concetta Stanizzi, Maria Rotundo, della sentenza e a risarcire le stesse parti compreso il Comune di Belcastro, indicando in 45 giorni il deposito della motivazione della sentenza.

    Confermate le statuizioni civili

    Restano quindi confermate le statuizioni civili, l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, curatela e amministrazione di sostegno nonché interdetto in via perpetua da qualsiasi incarico nelle scuole di ogni ordine e grado nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori, e ancora interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e legalmente per la durata della pena. Nominato presbitero della parrocchia di San Michele Arcangelo in Belcastro il 1 ottobre 2007, la notte del 1 dicembre 2010, in fase di indagini, ha abbandonato in tutta fretta la casa canonica senza dare più notizia di sé.

    Le accuse

    Pesanti le contestazioni mosse al sacerdote che, avrebbe violentato 17 minorenni, tutti di età inferiore a 14 anni, frequentanti la parrocchia di San Michele Arcangelo, secondo le risultanze di un’inchiesta scattata in seguito alla denuncia presentata da alcuni genitori delle giovanissime vittime. Segnalazione cui se ne aggiunsero altre nel corso delle indagini, durante le quali i carabinieri raccolsero le dichiarazioni di decine di persone. Furono anche acquisiti nelle forme dell’incidente probatorio i racconti dei minorenni costretti a subire in una serie di violenze e abusi dal sacerdote, rinviato a giudizio nel 2015 dal gup, che aveva accolto la richiesta della Procura di mandare l’imputato sul banco degli imputati. Poi l’epilogo del processo di primo grado a luglio 2020 e oggi la fine dell’appello, conclusisi entrambi con un duplice verdetto di condanna.

    https://calabria7.it/abuso-di-diciassette-minorenni-nel-catanzarese-ex-sacerdote-condannato-anche-in-appello

  • L’INCHIESTA | ‘Ndrangheta, abusi e processi: le ombre sulla Diocesi di Mileto

    L’INCHIESTA | ‘Ndrangheta, abusi e processi: le ombre sulla Diocesi di Mileto

    Dalla tentata estorsione al concorso esterno. E c’è anche un prete accusato di molestie mandato a insegnare in un liceo di Vibo: diverse le vicende giudiziarie che interessano la Chiesa vibonese, con i sacerdoti coinvolti che, però, mantengono il loro “potere”

    Immaginate il sindaco della vostra città che scelga come assessore, e segretario personale, una persona sotto processo per tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose. Poi, non contento, nomini come ulteriore assessore un uomo sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa. E, giusto per chiudere il cerchio, decidesse di non seguire del tutto la legge contro gli abusi sessuali e di mandare a scuola, come insegnante, un uomo accusato di molestie in una vicenda non ancora ufficialmente chiarita. Nessuna condanna definitiva, è vero. Ma forse anche i più garantisti inizierebbero a chiedere una maggiore attenzione alla legalità. Senza scomodare Paolo Borsellino – con il suo noto “non bisogna soltanto essere onesti ma anche apparire onesti, facendo pulizia di tutti coloro che sono raggiunti da episodi o da fatti inquietanti anche se non costituenti reati” – appare infatti evidente il gravissimo danno per l’Ente in sé, e per tutte le persone coinvolte, nel caso in cui dovesse arrivare una condanna. Adesso, sperando ci perdonerete, cambiamo i protagonisti di questa storia: non c’entra nessun sindaco, nessun assessore, alcun uomo politico. Facciamo riferimento in realtà a un’istituzione che – in teoria – dovrebbe fare più attenzione alla moralità, alla “santità”, di qualunque amministrazione comunale: la Chiesa. O meglio, ad essere precisi, la Diocesi vibonese di Mileto-Nicotera-Tropea.

    Le pesanti accuse al segretario del vescovo.
    Monsignor Luigi Renzo – vescovo in un territorio che di ‘ndrangheta ci muore e che chiede, a gran voce, una presa di posizione forte anche da parte della Chiesa – ha nominato come segretario particolare don Graziano Maccarone, anche direttore dell’Ufficio pastorale per i pellegrinaggi. Il sacerdote, insieme a don Nicola De Luca è stato rinviato a giudizio recentemente, lo scorso 21 gennaio, per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Nonostante questo, però, resta saldamente al proprio posto accanto al vescovo. Anche, si legge sul sito dell’Ente, all’interno del Consiglio diocesano: l’organo che supporta il vescovo nel governo della Diocesi.

    Messaggi hot, Luigi Mancuso e Nicola Gratteri.
    Il rinvio a giudizio era stato chiesto a maggio del 2019 quando, dopo una prima levata di scudi da parte della Diocesi (che ha poi ritrattato), era intervenuto Nicola Gratteri in persona per ribadire che le indagini della Dda di Catanzaro erano trasparenti e si basavano su prove concrete. Secondo gli inquirenti i due sacerdoti, dopo aver erogato un prestito, avrebbero usato minacce e raggiri per tentare di ottenere più di quanto dovuto. Don Graziano, in particolare, avrebbe anche invocato la sua parentela con il boss di ‘ndrangheta Luigi Mancuso (“quello che è uscito adesso a luglio, il capo dei capi… Luigi…”). E il tenore delle intercettazioni è infatti di questo tipo, tra “cugini” che “si sporcheranno le mani” e il debitore che “verrà comunque picchiato”. Tanto che poi lo stesso, ha denunciato, avrebbe effettivamente ricevuto il messaggio di fare attenzione perché “avrebbe fatto una brutta fine”. E, anche se alla fine il comportamento non dovesse costituire reato, rimangono comunque i fatti che la pubblica accusa sostiene di poter provare. Come i numerosissimi messaggi a sfondo sessuale mandati da Maccarone a una parente del debitore. Un comportamento non certo da portare come esempio all’interno dell’ambiente ecclesiastico. Che ne pensa, a riguardo, il vescovo Renzo?

    L’aiuto alla “famiglia” mafiosa.
    Non è però l’unico caso in cui sacerdoti del Vibonese, con vicende giudiziarie pendenti, rimangono saldamente ancorati al proprio posto di responsabilità all’interno della Diocesi. A guidare l’Ufficio pastorale della Famiglia c’è, infatti, don Salvatore Santaguida, accusato di aver aiutato un’altra “famiglia”: quella dei Patania di Stefanaconi. Santaguida è attualmente sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa ma, nonostante questo, continua a dirigere l’organo della Diocesi che si occupa della cura dei fedeli in ambito familiare, tra cui rientrano, ad esempio, gli importanti corsi prematrimoniali in cui lo stesso sacerdote tiene alcune lezioni. Santaguida è accusato – nel filone processuale dell’inchiesta “Romanzo Criminale” – di essere stato a disposizione del clan dei Patania quando era sacerdote a Stefanaconi. Un’accusa che, per non farsi mancare nulla, non ha impedito a don Salvatore anche la nomina a coordinatore della 5° commissione del sinodo diocesano.

    Insegna a Vibo nonostante un’accusa di molestie sessuali.
    Le vicende giudiziarie, però, non sono ancora finite. Papa Francesco, sul tema degli abusi sessuali, ha intrapreso la linea della “tolleranza zero”. Chissà cosa ne penserebbe allora del fatto che un sacerdote della Diocesi vibonese, accusato di molestie, sia stato mandato ad insegnare religione in un liceo di Vibo. La vicenda non è stata ancora ufficialmente chiarita: le indagini che dovevano far luce sugli abusi, o sull’eventuale diffamazione del giovane denunciante, non sono arrivate a una conclusione conosciuta. Nè i due sacerdoti coinvolti né il giovane, infatti, hanno ricevuto alcuna notizia sulla chiusura delle indagini. Con una vicenda non ancora chiarita, quindi, perchè non essere prudenti? Che una maggiore cautela fosse necessaria è inoltre testimoniato dal fatto che il prete sia stato rimosso dall’incarico dopo che, sui social, qualche studente aveva fatto notare le accuse a suo carico. E, a proposito degli abusi sessuali, questa non è l’unica mancanza della Diocesi vibonese: il motu proprio “Vos estis lux mundi” – emanato da papa Francesco il 7 maggio 2019 – prevede all’articolo 2 che: “Le diocesi devono stabilire, entro un anno dall’entrata in vigore delle presenti norme, uno o più sistemi stabili e facilmente accessibili al pubblico per presentare segnalazioni, anche attraverso l’istituzione di un apposito ufficio ecclesiastico”. Non sappiamo se la Diocesi di Mileto abbia adempiuto a tale obbligo, ma sicuramente, cercando sul sito, non sembra essere presente alcun sistema “facilmente accessibile al pubblico”. Perchè l’Ente ecclesiastico è rimasto inerte di fronte a un tema così delicato?

    La (mancata) versione della diocesi.
    Per i singoli sacerdoti, è importante precisare, vale sempre la presunzione di innocenza e spetta ad ognuno di loro difendersi nelle sede opportune. Il punto qui, però, è un altro: separare la posizione personale dall’istituzione che rappresentano. E offrire una tutela massima ai fedeli: se veramente i religiosi risulteranno colpevoli di quanto accusati, chi ripagherà coloro che sono stati seguiti da modelli non certamente “cristiani”? Perchè continuare a far occupare ruoli di “potere” anche davanti ad accuse molto gravi? Perche la Diocesi non agisce in autotutela davanti a comportamenti che sembrano non proprio “in odor di santità”? Alla Diocesi abbiamo posto quattro domande (che potete leggere QUI) alle quali il “portavoce” don Gaetano Currà, in qualità di responsabile per le Comunicazioni sociali, ci ha informato di non voler rispondere. In mancanza di sentenze definitive, quindi, la Chiesa preferisce – in piena trasparenza – mantenere il silenzio.
    Nicola Gratteri, Papa Francesco e la diocesi di Mileto.
    Troppo facile, però, agire dopo, quando la magistratura ha fatto il suo corso (specie se i processi vanno per le lunghe): in un territorio come il Vibonese serve una presa di posizione forte contro ogni presunta forma di illegalità. In fondo non si chiede certo di “spretare” i sacerdoti in questione, solo sorge spontanea la domanda sul perchè ricoprano ancora ruoli di potere all’interno della Diocesi, non certo obbligatori per adempiere alla loro missione divina nel mondo. “Quando cerchiamo di farci vedere nella Chiesa per avere una carica, quella è la strada del mondo non è la strada di Gesù. E anche ai pastori può accadere questa tentazione di arrampicamento, ma se un pastore segue questa strada, non è discepolo di Gesù: è un arrampicatore con la veste talare”. A dirlo non siamo noi di Zoom24, ma papa Francesco. Rinascita Scott e Nicola Gratteri hanno ricordato a tutti che è arrivato il momento delle forti assunzioni di responsabilità: nel Vibonese la Chiesa vuole essere luce, speranza, o diventare ufficialmente parte del problema?
    https://www.zoom24.it/2021/03/03/linchiesta-ndrangheta-abusi-e-processi-le-ombre-sulla-diocesi-di-mileto/
  • Atti sessuali con minori, nuovo arresto per l’ex parroco di Zungri, don Felice La Rosa

    Atti sessuali con minori, nuovo arresto per l’ex parroco di Zungri, don Felice La Rosa

    SAN CALOGERO (VIBO VALENTIA) – Era stato scarcerato appena pochi mesi fa dopo aver appena finito di scontare una pena per aver compiuto atti sessuali con un minore, ma evidentemente la sua vicenda personale con la giustizia non si era ancora chiusa visto che quest’oggi gli uomini della Squadra Mobile di Vibo Valentia, in collaborazione con gli uomini del Commissariato di Gioia Tauro, titolari dell’indagine, hanno arrestato nuovamente l’ex parroco di Zungri don Felice La Rosa.

    L’ex sacerdote 45enne sarebbe stato nuovamente coinvolto in una indagine che riguarda l’accusa di cui all’articolo 600 bis secondo comma del codice penale ossia «atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilità, anche solo promessi», una accusa che se confermata in sede giudiziale comporta una condanna «alla reclusione da uno a sei anni e con la multa da 1.500 a 6.000 euro».

    I dettagli dell’operazione che ha portato all’arresto dell’ex sacerdote, oggi sospeso, saranno resi noti in una conferenza stampa prevista domani a Gioia Tauro, ma da quanto trapelato l’uomo sarebbe accusato di due distinte ipotesi di reato, una solo tentata e l’altra consumata (che tradotto vuol dire che in un caso gli atti sessuali con il minore sarebbero stati effettivamente compiuti).

    Nel frattempo, il sacerdote sarebbe stato posto al regime degli arresti domiciliari in attesa dei provvedimenti delll’autorità giudiziaria.

    Nel corso del 2016 don Felice La Rosa era già stato coinvolto, come accennato, in un’operazione, denominata “Settimo cerchio” che aveva portato inizialmente all’arresto di diverse persone accusate a vario titolo di atti sessuali con minori nell’ambito di un più ampio giro di prostituzione minorile e corruzione di minore aggravata. Le contestazioni dell’epoca riguardavano atti compresi tra gennaio al febbraio 2016, con specifici episodi di corruzione di minore e prostituzione minorile che sarebbero avvenuti a Zungri, Briatico, Mileto e Vibo Valentia.

    In particolare, l’ex parroco di Zungri, secondo l’accusa, avrebbe avuto rapporti sessuali con minorenni – reclutati da un bulgaro – dietro pagamento di 50 euro a prestazione. Venti euro sarebbero state trattenute dal bulgaro e 30 dal ragazzo minorenne.

    Nel 2018 la sentenza con cui la Corte d’Appello di Catanzaro aveva condannato l’ex prete originario di Calimera, frazione di San Calogero, alla pena di due anni e quattro mesi e 2.400 euro di multa.

    Atti sessuali con minori, nuovo arresto per l’ex parroco di Zungri, don Felice La Rosa

  • Violentò 15 minorenni nel Catanzarese, prete pedofilo condannato

    Violentò 15 minorenni nel Catanzarese, prete pedofilo condannato

    Di Gabriella Passariello – Tredici anni, sei mesi di reclusione, l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio, attinente alla tutela, curatela e l’amministrazione di sostegno, nonché interdetto da qualsiasi incarico nelle scuole di ogni ordine e grado e da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente dai minori. E’ il verdetto pronunciato, dopo tre ore di camera di consiglio, dal Tribunale collegiale di Catanzaro, presieduto da Alessandro Bravin, a latere Antonella Galati  e Maria Cristina Flesca, nei confronti di R. M. , parroco di Belcastro, nel Catanzarese, dal 2007 al 2010,  accusato di violenza sessuale aggravata dalla minore età . I giudici del collegio hanno inoltre condannato il sacerdote al risarcimento del danno a favore delle costituite parti civili da liquidarsi in separato giudizio, nonché alla rifusione delle spese sostenute dalle stesse parti.

    La richiesta del pm.  Il pm Graziella Viscomi al termine della requisitoria aveva chiesto una pena di poco inferiore, 12 anni di reclusione, richiesta alla quale si sono associati i legali delle parti civili, il Comune di Belcastro e le famiglie delle vittime degli abusi, rappresentate dagli avvocati Concetta Stanizzi, Filomena Brescia, Antonello Talerico, Giovanni Scarpino, Vincenzo Ranieri e Paolo Carnuccio, mentre il legale difensore dell’imputato Silvano Cavarretta, ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste e in seconda battuta l’assoluzione per insufficienza di prove. Si dovranno attendere 90 giorni per conoscere le motivazioni della sentenza.

    Abusi e violenze.  Pesanti le contestazioni mosse al sacerdote che  avrebbe abusato di quindici minorenni, tutti di età inferiore a 14 anni, che frequentavano la parrocchia di San Michele Arcangelo, secondo le risultanze di un’inchiesta scattata in seguito alla denuncia presentata da alcuni genitori delle giovanissime vittime. Segnalazione cui se ne aggiunsero altre nel corso delle indagini, durante le quali i carabinieri raccolsero le dichiarazioni di decine di persone, e furono anche acquisiti nelle forme dell’incidente probatorio i racconti dei minorenni coinvolti in una serie di violenze  e abusi dal sacerdote, rinviato a giudizio nel 2015 dal gup, che aveva accolto la richiesta della Procura di mandare R. M. sul banco degli imputati. Oggi l’epilogo del processo di primo grado con una condanna pesante per il sacerdote a 13 anni e sei mesi di reclusione.

    https://www.zoom24.it/2020/07/10/violento-15-minorenni-nel-catanzarese-prete-pedofilo-condannato/

  • Violenza sessuale su 15 ragazzini: parroco condannato a 13 anni e mezzo di carcere

    Violenza sessuale su 15 ragazzini: parroco condannato a 13 anni e mezzo di carcere

    Ha abusato per anni di ragazzini tra i 10 e i 14 anni, persone fragili e innocenti che di lui si fidavano. Il Tribunale di Catanzaro ha condannato a 13 anni e sei mesi di carcere don Roberto Mastro, dal 2007 al 2010 parroco di Belcastro (Cz), accusato di violenza sessuale aggravata su 15 minorenni di età inferiore a 14 anni.