Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Calabria

  • Sesso con minori, Cassazione annulla sentenza di condanna e prete torna in libertà

    Sesso con minori, Cassazione annulla sentenza di condanna e prete torna in libertà

    Accolto il ricorso presentato dagli avvocati del sacerdote don Antonello Tropea. Disposto un nuovo giudizio davanti alla Corte d’appello di Messina

    La terza sezione penale della Corte di Cassazione ha disposto l’annullamento della sentenza di condanna emessa dalla Corte d’appello di Reggio Calabria a carico di don Antonio Tropea, parroco di Messignadi, e il contestuale rinvio degli atti alla Corte d’appello di Messina per un nuovo giudizio. Accolto il ricorso presentato dai legali del sacerdote, gli avvocati Andrea e Giuseppe Alvaro.

    Scarcerato. Il giudizio di rinvio avrà ad oggetto sia le statuizioni inerenti la responsabilità che quelle concernenti il trattamento sanzionatorio. La Corte di appello di Reggio Calabria, preso atto del dispositivo di annullamento pronunciato dalla Cassazione, ha disposto, in accoglimento dell’istanza presentata dai due legali, la revoca della misura degli arresti domiciliari in favore di don Tropea il quale, per l’effetto, ha riacquistato la piena libertà.

    L’iter giudiziario. Nel giudizio di primo grado, svoltosi dinanzi al gup di Reggio Calabria, il sacerdote, che era stato arrestato a dicembre dell’anno 2015 e che era stato poi rinviato a giudizio in relazione ad otto capi di accusa, era stato assolto con formula piena, perché il fatto non sussiste, da cinque imputazioni, mentre era stato condannato alla pena di quattro anni di reclusione per i delitti di adescamento, detenzione di materiale pornografico e prostituzione minorile. All’esito del giudizio di appello, celebratosi a giugno dello scorso anno davanti alla Prima Sezione penale della Corte d’appello di Reggio Calabria, i giudici avevano riformato la sentenza di primo grado, assolvendo l’imputato, con formula piena e perché il fatto non sussiste, anche dal delitto di detenzione di materiale pornografico. Per i due residui capi di imputazione la pena detentiva era stata rideterminata in anni tre di reclusione. Gli avvocati Andrea e Giuseppe Alvaro, che hanno difeso il sacerdote sin dall’inizio del procedimento penale, hanno proposto ricorso per Cassazione avverso la sentenza di secondo grado, sostenendo che la motivazione utilizzata dai giudici di merito per condannare il Tropea non era rispettosa dei requisiti di completezza e di logicità previsti dalla legge. I motivi di ricorso sono stati discussi dai due difensori all’udienza del 15 febbraio scorso, in esito alla quale la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza impugnata, con rinvio degli atti alla Corte di appello messinese.

    http://www.zoom24.it/2018/03/12/reggio-calabria-don-antonello-tropea-verdetto-cassazione-66809/

  • Condannato per prostituzione minorile nel Vibonese, sacerdote torna in libertà

    Condannato per prostituzione minorile nel Vibonese, sacerdote torna in libertà

    E’ quanto disposto dal gup che ha accolto l’istanza presentata dalla difesa di don Felice La Rosa, l’ex parroco di Zungri, condannato a due anni e quattro mesi di reclusione

    Guadagna la libertà don Felice La Rosa, già parroco di Zungri, poi sospeso dal vescovo monsignor Luigi Renzo, “reduce” nel settembre scorso da una sentenza di condanna alla pena di due anni e quattro mesi per reati di prostituzione minorile. In accoglimento dell’istanza formulata dall’avvocato Francesco Stilo, unico difensore di La Rosa, il gup distrettuale di Catanzaro ha concesso i domiciliari all’ex parroco, che ora attende la celebrazione del processo di secondo grado.

    L’inchiesta. L’operazione, battezzata “Settimo Cerchio”, è scaturita da una serie di intercettazioni attuate nell’ambito delle indagini sull’omicidio del 45enne Francesco Fiorillo, con precedenti per reati connessi alla droga, avvenuto nel dicembre 2015 nei pressi della stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo, i cui autori non sono stati identificati. Dalle conversazioni delle persone vicine alla vittima è incidentalmente affiorata la trattativa compromettente: il sacerdote e il pensionato avrebbero accettato di pagare 50 euro per le prestazioni sessuali del 15enne. La somma sarebbe quindi stata ripartita tra il minore e il bulgaro, nella misura di 20 euro per il ragazzo e 30 per l’intermediario. E l’indagine va comunque avanti perché altri minori sarebbero rimasti avvolti in una sordida trama sviluppatasi fra Briatico, Vibo Valentia e Mileto.

    http://www.zoom24.it/2018/02/09/prostituzione-minorile-vibonese-sacerdote-torna-libero-65266/

  • Reggio Calabria. Sacerdote accusato di rapporti sessuali con minorenni. La Curia lo sospende

    Reggio Calabria. Sacerdote accusato di rapporti sessuali con minorenni. La Curia lo sospende

    Una doppia vita quella di Don Carmelo Parrello, sacerdote di San Gregorio in provincia di Reggio Calabria: sul prete sono infatti cadute delle pesanti accuse, detenzione di materiale pedopornografico e rapporti sessuali con minorenni. La denuncia è partita da una delle sue vittime, il cui racconto dettagliato ha convinto i magistrati che hanno deciso di far partire immediatamente le indagini. Su ordine del Procuratore Aggiunto, Gerardo Dominijianni, gli uomini della Polizia Postale e dell’Ufficio Minori della Questura si sono così recati in Chiesa con un mandato di perquisizione locale e personale nei confronti di Don Parrello. Le indagini sono ancora in fase preliminare, non è stata emessa infatti alcuna misura cautelare; tutto questo scalpore ha però spinto la Curia a prendere degli immediati provvedimenti nei confronti del sacerdote.

    L’Arcivescovo di Reggio Calabria, Monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, attraverso una nota pubblicata sulla pagina web del quotidiano Avvenire di Calabria ha esplicitato le intenzioni dell’Istituzione da lui rappresentata: “Don Parrello è stato sospeso cautelativamente dal ministero pastorale in attesa degli accertamenti giudiziari in atto”. La scelta del religioso è stata presa per “avere un atteggiamento amorevole nei confronti delle presunte vittime, chiedendo perdono per l’eventuale male arrecato”.

    Dario Caputo

  • Reggio, Morosini sospende sacerdote indagato per rapporti con minorenni

    Reggio, Morosini sospende sacerdote indagato per rapporti con minorenni

    Ieri la Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha notificato al sacerdote don Carmelo Perrello, parroco di San Gregorio in Reggio Calabria, e, per quanto previsto dalla legge, all’arcivescovo di Reggio Calabria – Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, un decreto di perquisizione locale e personale.
    I reati ipotizzati contestati al sacerdote sono di sospetta detenzione di materiale pedopornografico e rapporti sessuali con minorenni. Il procedimento penale è ancora in fase di indagini preliminari, tuttavia l’Arcivescovo, viste le norme canoniche, ha deciso di sospendere cautelativamente dal ministero pastorale il suddetto sacerdote, in attesa delle conclusioni degli accertamenti in atto.
    L’Arcivescovo, fiducioso nel lavoro della Magistratura, si pone sin da ora in atteggiamento amorevole nei confronti delle presunte vittime, chiedendo perdono per l’eventuale male arrecato.

    Il procedimento penale a carico di don Carmelo Perrello, indagato per detenzione di materiale pedopornografico e rapporti sessuali con minorenni, sarebbe scaturito da alcuni esposti presentati alla Procura della Repubblica di Reggio  Calabria da alcuni fedeli che avevano rilevato comportamenti anomali da parte del sacerdote. L’inchiesta a carico del religioso che ha portato all’emissione del decreto di perquisizione é coordinata dal Procuratore della Repubblica aggiunto, Gerardo Dominijanni. La chiesa di San Gregorio si trova nell’omonimo quartiere della periferia sud di Reggio Calabria, nei pressi dell’aeroporto.

  • Pedofilia, la diocesi sospende un parroco di Reggio Calabria per rapporti con minorenni

    Pedofilia, la diocesi sospende un parroco di Reggio Calabria per rapporti con minorenni

    di ALESSIA CANDITO

    REGGIO CALABRIA – Ufficialmente, don Carmelo Parrello era un sacerdote attento alla sua comunità, attivo nel quartiere e con i ragazzi che aveva aggregato attorno alla parrocchia. In realtà – sospettano i magistrati – lontano dalla chiesa e da occhi indiscreti, il religioso avrebbe avuto una doppia vita e con i ragazzi atteggiamenti decisamente meno edificanti. A denunciarlo sarebbe stata una delle vittime, che ha fornito un racconto tanto preciso e dettagliato da indurre i magistrati a muoversi subito.

    Per questo motivo ieri pomeriggio, per ordine del procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni, gli investigatori del compartimento Polizia postale e dell’Ufficio minori della Questura si sono presentati alla porta della chiesa di San Gregorio, nella periferia sud della città, con in mano un decreto di perquisizione locale e personale per don Parrello. Le accuse sono pesanti: detenzione di materiale pedopornografico e rapporti sessuali con minorenni.

    “Al momento – dice Gaetano Paci, che da facente funzioni coordina le attività della procura – considerata la delicatezza delle indagini e il potenziale coinvolgimento di vittime minorenni, non possiamo dire di più. Le indagini sono ancora in fase preliminare”. Per il sacerdote non è stata emessa alcuna misura cautelare, ma per ordine dei magistrati la sua casa, la canonica e qualsiasi ambiente di sua pertinenza sono stati passati al setaccio alla ricerca di elementi che possano confermare o dissipare i sospetti.

    Quale sia stato l’esito delle attività non è dato sapere, alla Curia però tanto è bastato per decidere di prendere immediati provvedimenti. A meno di ventiquattro ore dalla perquisizione, don Parrello è stato “sospeso cautelativamente dal ministero pastorale, in attesa delle conclusioni degli accertamenti giudiziari in atto”. A darne notizia è stato lo stesso arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, che con una nota, pubblicata sul sito web del quotidiano cattolico Avvenire di Calabria ha annunciato l’immediata sospensione del religioso. Pur dicendosi “fiducioso nel lavoro della Magistratura”, l’alto prelato ci ha tenuto a specificare la volontà di porsi “sin da ora in atteggiamento amorevole nei confronti delle presunte vittime, chiedendo perdono per l’eventuale male arrecato”.

    Arrivato nel quartiere da pochi anni, don Parrello si era fatto subito notare dalla comunità. Ma non solo per il suo particolare attivismo. Agli abitanti di San Gregorio non era infatti sfuggita la curiosa abitudine del parroco di allontanarsi spesso la sera, a bordo di una fiammante Mini Cooper e senza abito talare o colletto rigido. Qualcuno al sacerdote ha anche chiesto dove si dirigesse tanto spesso, ma al riguardo ha ottenuto sempre e solo risposte evasive. Serate su cui le indagini adesso potrebbero fare chiarezza.

    E’ il secondo caso in due giorni di parroci sospesi. La Diocesi di Aversa (Caserta) ha sospeso temporaneamente dalla funzione un sacerdote di Succivo, dopo che lo stesso religioso ha sporto denuncia ai carabinieri per estorsione. Denuncia che ha portato all’arresto di due giovani che avrebbero chiesto al parroco la somma di 20mila euro, minacciandolo di divulgare, in caso di diniego, un video in cui comparirebbe il sacerdote mentre compie rapporti sessuali con i due ragazzi, entrambi maggiorenni.

  • Reggio Calabria: Arcivescovo sospende sacerdote per pedofilia

    Reggio Calabria: Arcivescovo sospende sacerdote per pedofilia

    Un altro prete che ha abusato dei bambini. Un arcivescovo ha allontanato un prete per possesso di materiale pedopornografico e per abuso sessuale

    L’arcivescovo di Reggio Calabria, mons. Giuseppe Fiorini Morosini, ha sospeso un sacerdote che, nel ruolo di rappresentante di Dio, è don Carmelo Perrello, parroco della chiesa di San Gregorio, conseguentemente al fatto che al prete è stato notificato un decreto di perquisizione da parte della Procura della Repubblica per detenzione di materiale pedopornografico. Materiale in cui la visione era di bambini, che erano alla “mercé” di uomini adulti. Il don è indagato anche per rapporti sessuali con minorenni.

    Pedofilia, la Chiesa

    Il Credo cattolico ultimamente è visto sotto l’aspetto di una religione che deve mettere insieme dei pezzi, Una sorta di puzzel che non è del tutto chiara. Le IENE, trasmissione di punta di Mediaset, proprio per le ultime notizie sugli abusi perpetuati dai preti pedofili, ha messo in luce le ultime testimonianze dei chierichetti. Chierichetti, che sono stati allontanati dalla possibilità di fare un percorso nel pendere la tonaca clericale proprio perché si sono esposti ai media.

    Difatti, uno di loro ha denunciato di essere stato spettatore di abusi sessuali.

    E gli altri due ragazzi non hanno smentito. Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, ha lasciato una intervista proprio per Notizie.it sottolineando la realtà infinita di abusi sessuali da parte dello Stato Vaticano. Zanardi ha messo proprio l’accento sulla differenza che intercorre tra pedofilia e omosessualità. Omosessualità che non è una conseguenza dell’abuso dato che il minorenne abusato non è ancora formato nella sua sessualità.

    Pedofilia, le vittime, interrogazione parlamentare

    Le vittime nelle perizie medico legali sono del 50% fino ad arrivare al 90%. C’è una interrogazione parlamentare che è uscita in questi giorni. La valutazione viene fatto dalla Santa Sede in senso morale. Autori ben noti del Vaticano risultano essere insabbiati. Si evince anche il fatto che dopo la denuncia del padre spirituale, lo stesso prete è stato mandato per una vera e proprio educazione-riequilibrio allo squilibro del presunto abusante.

    La difesa di un sacerdote ha la facoltà di mettere prima in luce la sua realtà emotivafacendola cadere in primo piano rispetto all’abusato.

    “Nel momento in cui le vittime vogliono fare processi canonici – spiega Zanardi -, in aula ci sono dei grossi problemi.

    Chiediamo che il Governo proceda. Adesso non ne posso parlare ampiamente ma verrà mandato all’Onu un documento in cui ci saranno ben 9 casi in cui nei tempi del papato di Raztinger ci sono stati dei meccanismi di insabbiamento. Quindi non sono papa Francesco, coinvolto nel caso di Don Nicola Corradi – agli arresti in questo momento -; se Corradi venisse assolto il caso decade ma ci sono molte testimonianze che dimostrano il contrario. Per non parlare dell’Istituto Provolo di Verona… . La politica dovrebbe agire in questo senso. La pedofilia è un crimine, non è un discorso religioso. E ‘inopportuna la presenza dello Stato Vaticano nel reato di pedofilia. Non c’è mai stata una ricerca di problema di fondo”.

    http://www.notizie.it/reggio-calabria-arcivescovo-sospende-sacerdote/

  • ‘Io abusato da ragazzino da un prete ora aiuto chi ha paura e vergogna a denunciare’

    ‘Io abusato da ragazzino da un prete ora aiuto chi ha paura e vergogna a denunciare’

    Michele Reggio racconta l’incubo di cui è stato vittima alla fine degli anni ’60

    Di Giulia Zampina

    Catanzaro fine anni ‘60. E’ un’altra città, una città in crescita in espansione. Una città che molti oggi rimpiangono. Come in ogni centro di provincia le parrocchie e gli oratori sono i punti di riferimento di un’intera società che cresce e si forma. Ma come in ogni città purtroppo il lupo cattivo ha le sembianze di chi non ti aspetti. E così Michele, allora undicenne, quel lupo lo incontra proprio in una parrocchia.

    Il racconto degli abusi Catanzaro 2017. Michele Reggio, oggi impiegato, ha deciso che è il momento di parlare. Sono passati moltissimi anni è vero, ma la rabbia per quegli abusi subiti non si è placata. Quei ricordi sono datati ma non si cancellano.

    “E’ successo tutto quando avevo tra i 9 e gli 11 anni. All’inizio non capivo perché dopo il catechismo tutti i bambini andavano a casa a giocare e io, con una scusa o con un’altra venivo trattenuto dal prete di quella parrocchia. Io mi ero fidato di lui, e continuavo a farlo anche quando mi rendevo conto che le cose che mi costringeva a subire non erano cose buone. Ogni pomeriggio tornavo a casa combattuto tra il desiderio di raccontare tutto a mamma e papà e la vergogna, la paura che non mi avrebbero creduto. I giorni passavano. Non potevo rifiutarmi di frequentare il catechismo perché a quei tempi i genitori non si potevano contraddire. Ma mi prese una strana mania. Quella di lavarmi in continuazione e con forza perché mi sentivo sporco. A quel tempo non sapevo per quale ragione esattamente, ma mi sentivo sporco. Ho pensato di essere sbagliato. Un giorno, all’improvviso, arrivammo in chiesa e quel prete non c’era più. Allontanato ci dissero, senza troppe spiegazioni, che per altro non potevamo chiedere. E di lui non si seppe più niente. Ma la ferita che ha lasciato nella mia vita è profonda”

    Attivista nella rete antibusi L’unico modo che Michele ha ora per trovare pace e liberarsi di quei mostri che hanno avvelenato una vita intera, condizionandola nelle scelte, avvelenandola nella quotidianità è quello di trasformare la sua rabbia. E così Michele diventa un attivista della Rete nazionale antiabusi, e da lì, dalla volontà di aiutare tante persone che ancora non hanno trovato il coraggio di denunciare, trae anche la forza per superare la disperazione.

    Il gruppo nazionale fatto di medici, avvocati, psicologi. E’ stato in quel momento che quella “mania di pulizia” ha trovato soddisfazione. “Ho sfogato la mia rabbia – dice Michele – e soprattutto l’ho indirizzata verso qualcosa di positivo, l’aiuto verso gli altri. “Io ero nato in una famiglia cattolica. Pensavo che la fede mi avrebbe sostenuto. Oggi posso dire che è andata scemando ma ho trovato la forza di far diventare la mia storia un aiuto per gli altri”.

    La pergamena restituita Michele Reggio ha recentemente ricevuto una pergamena dal Santo Padre con tanto di benedizione per la sua attività e per quella della Rete, che però ha rimandato indietro e non per una mancanza di rispetto nell’istituzione chiesa in generale o nel Papa ma perché Michele è fermamente convinto che la battaglia contro i preti pedofili, una battaglia che ha trovato un Pontefice impegnato in prima fila, debba partire dalle parrocchie, dal crollo di quei muri di omertà e paura che le vittime tendono a creare intorno a loro perché non trovano nessuno disposto ad aiutarli.. Michele continuerà la sua battaglia. Ora che la voce ha dato forma alle parole che per oltre 40 anni sono rimaste dentro Michele non ha nessuna intenzione di tacere. Per lui, che è uomo oggi, per quel bambino che è stato e per quel ragazzo che non è riuscito ad essere e per tutti i bambini che devono essere e rimanere bambini.

    http://www.catanzaroinforma.it/notizia104996/Io-abusato-da-ragazzino-da-un-prete-ora-aiuto-chi-ha-paura-e-vergogna-a-denunciare.html#

  • Molestò studentessa sul bus, prete condannato

    Molestò studentessa sul bus, prete condannato

    La cassazione ha inflitto definitivamente un anno e due mesi di reclusione a don Giuseppe Esposito che a Rende perse la testa. Subito dopo aver tentato l’approccio fuggì ma venne incastrato dalla descrizione della ragazza
    di Giovanni Pastore

    È una piaga che ha sempre tormentato la chiesa. Una ferita sul costato che si riapre puntualmente dopo ogni denuncia. È lo scandalo più grave che da secoli imbarazza il mondo cattolico e che oggi preoccupa Papa Francesco attivamente impegnato a ripulire parrocchie e sacrestie dagli orrori nascosti del passato. La storia dei preti condannati per atti sessuali, violenze, abusi provoca dolore solo a immaginarla. La cronaca, però, è piena di casi che vengono quotidianamente ricostruiti in aule di Tribunali, condensati in carte e fascicoli processuali. I presbiteri “infedeli” scivolano nel peccato e non hanno più la forza di risollevarsi.

    Trame inspiegabili come quella rischiarata dal processo che si è chiuso proprio ieri con una sentenza denitiva pronunciata nei confronti di un sacerdote della diocesi di Rossano, don Giuseppe Esposito, cinquantaquattro anni, macchiati da quell’unico episodio. Un solo fatto per il quale la Cassazione lo ha condannato a un anno e due mesi, confermando la sentenza pronunciata qualche anno fa dal Tribunale di Cosenza e ribadita successivamente dalla Corte d’appello di Catanzaro.

    Una storia oscura che cominciò su un autobus universitario che stava spostandosi lungo la linea Arcavacata-Rende. Era pomeriggio, il pomeriggio dell’undici marzo del 2009. Su quel mezzo viaggiava anche una ragazza di poco maggiorenne, studentessa fuori sede, diretta a casa di un’amica, a Commenda per approfondire una lezione. Don Giuseppe era lì, sembrava assorto nei suoi pensieri, concentrato nella preghiera. Poi, però, qualcosa sarebbe accaduto nella sua testa. Si sarebbe alzato e lentamente avrebbe avvicinato la studentessa no a sorarla.

    Il prete avrebbe tentato di compiere atti di libidine sulla bella universitaria divenuta improvvisamente la fonte di una irresistibile attrazione fatale per il prete. L’avvocato Pasquale Naccarato, che si è sempre battuto nella difesa in dibattimento del sacerdote, era riuscito ad ottenere la derubricazione del reato inizialmente contestato di tentata violenza.

    La fede di don Giuseppe vacillò improvvisamente quel giorno, quando, spinto da pulsioni incontrollabili, avrebbe allungato le mani sulla studentessa, accarezzandola ripetutamente, stringendola contro un finestrino del bus fino a provocarle alcune abrasioni al volto. La ragazza si sarebbe liberata alla fermata del mezzo di trasporto quando «le porte si aprirono, mi girai e vidi la cerniera dei pantaloni abbassata e la cintura allentata». Subito dopo il maniaco sparì, allontanandosi in fretta, temendo d’essere riconosciuto. La poveretta, ancora sotto choc, corse dai carabinieri per denunciare l’aggressione.

    Ma don Giuseppe venne individuato dopo qualche settimana anche grazie alle precise indicazioni della ragazza che forse aveva capito che quel maniaco non era una persona qualunque ma portava le “insegne” dei ministri di Dio. Un particolare che spianò la strada all’inchiesta del pm Salvatore Di Maio. Nelle settimane successive, i carabinieri ricevettero anche una lettera anonima che faceva riferimento proprio al caso della ragazza molestata sul bus universitario. Poche righe dattiloscritte per chiedere perdono per quella “debolezza” e
    afdare «l’anima a Dio».

    E, ancora, l’autore dello scritto confessò di soffrire di una «grave forma di depressione che mi impedisce di svolgere le funzioni sacerdotali e quelle di docente». Don Giuseppe però non ha mai ammesso d’aver scritto quella lettera. Ieri, la condanna definitiva.

    http://www.gazzettadelsud.it/news/cosenza/262677/molesto-studentessa-sul-bus-prete-condannato.html?refresh_ce

  • Vibo Valentia, don Felice La Rosa condannato per prostituzione minorile

    Vibo Valentia, don Felice La Rosa condannato per prostituzione minorile

    Don Felice La Rosa, ex parroco di Zungrì, in provincia di Vibo Valentia, è stato condannato per prostituzione minorile. La sentenza del processo di primo grado, celebrato con il rito abbreviato, è stata emessa dal gup del tribunale di Catanzaro che ha inflitto due anni e quattro mesi di carcere al sacerdote, che era stato arrestato nel novembre dello scorso anno. Il prete era stato coinvolto in un’inchiesta insieme a un cittadino bulgaro, Miroslaev Ilievm, che è stato invece condannato a cinque anni e sei mesi, e a un pensionato, Francesco Pugliese, che è stato condannato a due anni e otto mesi. Quali pene accessorie, don La Rosa e Pugliese sono stati interdetti in perpetuo da qualsiasi ufficio attinente la tutela e la curatela e da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequentate da minori.

    Il giro di prostituzione minorile – Le indagini erano partite da una serie di intercettazioni eseguite dalla squadra mobile di Vibo Valentia che nel 2015 stava indagando sull’omicidio di Francesco Fiorillo. Ascoltando alcune conversazioni, la polizia si è imbattuta in un discorso in cui il sacerdote e il pensionato avrebbero accettato di pagare 50 euro per le prestazioni sessuali di un minorenne reclutato dal cittadino bulgaro. Per l’intermediazione questo poi avrebbe intascato gran parte delle somme pagate dal sacerdote e dall’altro uomo. Durante le indagini gli inquirenti hanno poi scoperto che altri minori sarebbero stati coinvolti nel giro di prostituzione che si è consumato tra Zungri, Briatico, Mileto e Vibo.

    continua su: http://www.fanpage.it/vibo-valentia-don-felice-la-rosa-condannato-per-prostituzione-minorile/

  • Prostituzione minorile nel Vibonese: condannato sacerdote

    Prostituzione minorile nel Vibonese: condannato sacerdote

    Arriva la sentenza per il procedimento penale nato dall’operazione denominata “Settimo Cerchio”. Al termine del rito abbreviato il gup del Tribunale di Catanzaro ha condannato: don Felice La Rosa, 41 anni, di Calimera, ex parroco di Zungri, alla pena di due anni e quattro mesi e 2.400 euro di multa; Francesco Pugliese, 64 anni, di Zungri, alla pena di 2 anni e 8 mesi, più 2.400 euro di multa; Miroslaev Iliev, cittadino bulgaro di 28 anni, alla pena di 5 anni e 6 mesi di reclusione e 18mila euro di multa. Quest’ultimo, difeso dall’avvocato Toni Crudo, è stato anche interdetto in perpetuo dai pubblici uffici.

    Quali pene accessorie, don Felice La Rosa (difeso dall’avvocato Francesco Sabatino) e Francesco Pugliese (assistito dall’avvocato Giuseppe Bagnato) sono stati interdetti in perpetuo da qualsiasi ufficio attinente la tutela e la curatela e da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequnetate abitualmente da minori.

     I tre condannati dovranno altresì risarcire le parti civili. Per La Rosa il pm aveva chiesto la condanna a 3 anni e 4 mesi, per Miroslaev 10 anni, mentre la richiesta per Pugliese ammontava a 4 anni.

    L’inchiesta della Squadra Mobile di Vibo Valentia  ha fatto luce su un giro di prostituzione minorile e corruzione di minore aggravata. Le contestazioni coprono un arco temporale che va dal gennaio al febbraio 2016, con specifici episodi di corruzione di minore e prostituzione minorile che sarebbero avvenuti a Zungri, Briatico, Mileto e Vibo. Il parroco ed il pensionato, secondo l’accusa avrebbero avuto rapporti sessuali con minorenni – reclutati dal bulgaro Miroslaev Iliev – dietro pagamento di 50 euro a prestazione. Venti euro sarebbero state trattenute dal bulgaro e 30 dal ragazzo minorenne.

    http://www.ilvibonese.it/cronaca/7835-prostituzione-minorile-vibonese-zungri-condannato-sacerdote-vibo