Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Calabria

  • Prete avrebbe abusato di minore, vittima e famiglia costretti a fuga: arrivarono in città

    Prete avrebbe abusato di minore, vittima e famiglia costretti a fuga: arrivarono in città

    Crotone. Non solo il rapporto sessuale consumato con un minorenne, all’epoca dei fatti appena sedicenne, ma anche pesanti minacce e presunti emissari mandati a caccia della famiglia del giovane, dopo aver saputo di un video. Nei primi giorni di marzo, il gup del tribunale di Catanzaro ha disposto il rinvio a giudizio di un sacerdote cinquantaseienne di Cirò Marina, nel crotonese. Avrebbe abusato del ragazzo, che soffre di un lieve ritardo mentale, e dopo aver scoperto che il rapporto orale era stato registrato in un video, si sarebbe spinto fino a pesanti minacce. La famiglia del sedicenne, da quel momento in poi anche per evitare di essere presa di mira, iniziò a spostarsi in altre regioni, arrivando pure a Gela. Uno dei presunti uomini di fiducia del sacerdote, dopo aver seguito il sedicenne, gli avrebbe puntato una pistola in bocca.

    Il compagno della madre sarebbe stato picchiato, sempre come forma di ritorsione. Secondo gli investigatori, per adescare inizialmente la vittima, il sacerdote gli avrebbe offerto denaro, vestiti e uno smartphone. Fatti che dovranno essere provati a processo.

    https://www.quotidianodigela.it/prete-avrebbe-abusato-minore-vittima-e-famiglia-costretti-a-fuga-arrivarono-in-citta/?fbclid=IwAR2RbKp-gkkShEoV9mBo6ljN1UkVFZX5vlCp21v4ATj_1-fOp6ZF7VptsKw

  • Cirò Marina, don Giovanni Marino a processo: “Violentò e fece prostituire un ragazzino”

    Cirò Marina, don Giovanni Marino a processo: “Violentò e fece prostituire un ragazzino”

    Don Giovanni Marino, ex parroco di Cirò Marina (Crotone), è stato rinviato a giudizio con l’accusa di prostituzione minorile, tentata estorsione, rapina e violenza privata. Secondo i magistrati, il prete avrebbe costretto un ragazzino di 16 anni, con un ritardo cognitivo, a prostituirsi. Poi, temendo di essere scoperto, ha fatto minacciare di morte sia l’adolescente che la sua famiglia tanto da costringerli a lasciare la Calabria.

    Don Giovanni Marino andrà a processo con l’accusa di prostituzione minorile, tentata estorsione, rapina e violenza privata. Il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Catanzaro, Antonio Battaglia, ha chiesto il rinvio a giudizio del sacerdote di 56 anni, all’epoca dei fatti parroco della chiesa di Sant’Antonio di Padova a Cirò Marina, cittadina in provincia di Crotone. Il Gup ha anche riconosciuto l’aggravante di aver commesso il fatto su un minorenne affetto da un lieve ritardo mentale e nella qualità di ministro di culto. Secondo i magistrati, infatti, don Giovanni avrebbe costretto un ragazzino di 16 anni, con un leggero ritardo cognitivo, a prostituirsi. Non solo, per non essere scoperto avrebbe prima cercato di comprare con del denaro il silenzio dell’adolescente e poi fatto minacciare di morte la vittima e la sua famiglia tanto da costringerli a lasciare la Calabria.

    I presunti abusi sessuali risalgono a maggio 2013 e sarebbero avvenuti all’interno dei locali destinati all’alloggio dei sacerdoti. Stando all’ipotesi accusatoria, il prete avrebbe approfittato dello stato di povertà del 16enne per costringerlo a un rapporto orale in cambio vestiti, denaro e un telefono cellulare. Don Giovanni, però, non sapeva che il ragazzino avrebbe utilizzato proprio quel telefono per registrare i loro incontri sessuali. Per il sacerdote, quindi, quel filmato era una prova da eliminare a tutti i costi. Secondo la procura, Padre Marino in due occasioni ha offerto alla vittima del denaro per rientrare in possesso del video che lo incastrava. Prima cinquecento e poi settemila euro, le somme con cui il prete avrebbe tentato di far scomparire le immagini che lo vedevano consumare un rapporto sessuale con il minorenne.

    Di fronte al rifiuto dell’adolescente di consegnare il video, il sacerdote sarebbe passato prima alle minacce verbali e poi anche a quelle fisiche. Su mandato di don Marino, continua l’accusa dei magistrati di Catanzaro, una persona con il volto travisato da un casco di motociclista avrebbe puntato una pistola in bocca al ragazzino minacciandolo di morte. Quest’uomo, ancora ignoto, dopo aver afferrato il cellulare dalla tasca della vittima, lo ha buttato violentemente a terra, pensando così di eliminare anche il file video. Inutilmente però, perché il 16enne aveva salvato in precedenza il filmato nella memoria del telefono. Don Giovanni Marino dovrà rispondere anche di violenza privata perché avrebbe assoldato alcune persone che, secondo la procura, hanno picchiato il compagno della madre del ragazzino per costringerlo a consegnarli il cellulare. Dopo l’aggressione avvenuta in casa del 16enne, l’intera famiglia ha deciso di allontanarsi da Cirò Marina, fuggendo prima a Napoli, poi a Gela, ad Isola Capo Rizzuto e a Roma. La prima udienza del processo a don Giovanni è prevista per il prossimo 9 settembre davanti ai giudici del Tribunale collegiale di Catanzaro.

    https://www.fanpage.it/attualita/ciro-marina-don-giovanni-marino-a-processo-violento-e-fece-prostituire-un-ragazzino/

  • Minaccia di morte una 16enne e la costringe a prostituirsi, prete a giudizio

    Minaccia di morte una 16enne e la costringe a prostituirsi, prete a giudizio

    E’ stato il gup del Tribunale di Catanzaro a mandare a processo il sacerdote, incastrato da un video salvato nel cellulare della minorenne

    Minacciata di morte, costretta a prostituirsi dal sacerdote della sua parrocchia e a lasciare casa insieme alla sua famiglia per evitare le pesanti ritorsioni da parte degli emissari inviati dal prete. Il gup, del Tribunale di Catanzaro Antonio Battaglia ha rinviato a giudizio don Giovanni Marino, 56 anni, parroco della chiesa di Sant’Antonio di Padova, di Cirò Marina, nel Crotonese, accusato di prostituzione minorile, tentata estorsione, rapina e violenza privata. I fatti, contestati dal sostituto procuratore Corrado Cubellotti, risalgono al mese di maggio 2013.  Il parroco avrebbe approfittato dello stato di povertà della fedele, all’epoca dei fatti 16enne, per costringerla a un rapporto orale all’interno dei locali destinati all’alloggio dei sacerdoti, dandole in cambio vestiti, denaro e un telefono cellulare, con l’aggravante di aver commesso il fatto su una minorenne con lieve ritardo mentale e nella qualità di ministro di culto.

    La prova da eliminare e gli emissari del sacerdote. Quei momenti di intimità imposti erano stati “immortalati” nel cellulare della minorenne, una prova da eliminare per evitare guai ed è per questo, che il sacerdote, secondo la Procura, ha tentato due volte di offrire alla vittima una somma di danaro di diverso importo, di cinquecento e di settemila euro per entrare in possesso di quel video che lo vedeva protagonista del rapporto sessuale orale consumato con la minorenne. Prima le minacce verbali “te la farò pagare”, poi il sacerdote avrebbe inviato persone allo stato ignote per percuotere brutalmente il compagno della madre della vittima e costringerlo invano a consegnarli il cellulare della adolescente.

    La pistola puntata in bocca alla ragazzina.  Su mandato di don Marino, una persona non identificata con il volto travisato da un casco di motociclista, secondo le ipotesi di accusa, avrebbe puntato in bocca una pistola alla sedicenne e minacciandola di morte sarebbe riuscito ad afferrare il cellulare dalla tasca della vittima, buttandolo a terra, pensando così di distruggere anche il file video, ma il filmato era comunque salvo: la minorenne  l’aveva precedentemente salvato sulla memory card. Il sacerdote risponde anche di violenza privata, perché  n qualità di mandante, in concorso con persone allo stato ignote, avrebbe inviato i propri emissari non identificati in casa della vittima, costringendo l’intero nucleo familiare ad allontanarsi da Cirò Marina, fuggendo prima  a Napoli, poi a Gela, ad Isola Capo Rizzuto e a Roma. Il processo per l’imputato, codifeso dai legali Salvatore Staiano e Lucio Cavallone, inizierà il prossimo 9 settembre, davanti ai giudici del Tribunale collegiale di Catanzaro.

    https://www.zoom24.it/2020/03/03/minaccia-di-morte-una-16enne-e-la-costringe-a-prostituirsi-prete-a-giudizio/?fbclid=IwAR0VZtxI3QipXsAFxMorzdr_nntNToBNwcI4m5pqjJarSdlibfQgdS9Lj38

  • Don Domenico Vernì; la C.D.F conferma la condanna a 10 anni e lo affida alle cure del vescovo

    Don Domenico Vernì; la C.D.F conferma la condanna a 10 anni e lo affida alle cure del vescovo

    Si è così concluso il processo penale nei confronti di don Domenico Vernì, della diocesi di Lamezia Terme, ex parroco di Cortale, accusato di molestie sessuali nei confronti di una ragazzina, all’epoca dei fatti 14enne.

    Il sacerdote era già stato riconosciuto colpevole dalla C.D.F il 31 marzo del 2017, ma aveva presentato ricorso, che era però stato rigettato in data 18 ottobre 2017, confermando la precedente condanna.

    Nel documento si legge che la pena inflitta “consiste nel divieto di esercitare pubblicamente il ministero sacerdotale per un periodo di anni dieci, nonché l’obbligo di dimora in un luogo non frequentato da minori, scelto dall’ordinario diocesano e sotto la vigilanza dello stesso. – 5 febbraio 2020 ”

    Rete L’ABUSO r.web

  • Sacerdote in manette per prostituzione di minori, sconterà 2 anni e 4 mesi

    Sacerdote in manette per prostituzione di minori, sconterà 2 anni e 4 mesi

    VIBO VALENTIA – Il personale della Squadra mobile di Vibo Valentia ha arrestato, in esecuzione ad un ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Catanzaro, l’ex parroco di Zungri, Felice La Rosa, sospeso a divinis nel 2016 e condannato con sentenza definitiva a 2 anni e 4 mesi di reclusione per induzione alla prostituzione minorile. Il reato è emerso nell’ambito dell’operazione denominata “Settimo Cerchio“, conclusasi nel mese di novembre 2016.

    L’inchiesta della Squadra Mobile vibonese  ha permesso di fare luce su un giro di prostituzione minorile e corruzione di minore aggravata. Le contestazioni coprono un arco temporale che va dal gennaio al febbraio 2016, con specifici episodi di corruzione di minore e prostituzione minorile che sarebbero avvenuti a Zungri, Briatico, Mileto e Vibo. Il parroco e un pensionato, secondo l’accusa, avrebbero avuto rapporti sessuali con minorenni – reclutati da un bulgaro – dietro pagamento di 50 euro a prestazione. Venti euro sarebbero state trattenute dal bulgaro e 30 dal ragazzo minorenne. 

    L’ordine di esecuzione per la carcerazione è stato disposto a fronte di un residuo di pena da scontare corrispondente a un anno e un mese. Le indagini erano partite dalle investigazioni avviate dopo un omicidio avvenuto a Vibo Valentia. Nel corso di alcune intercettazioni telefoniche nei confronti di persone ritenute vicine alla vittima era emerso che un coimputato del sacerdote avrebbe proposto a lui e ad altri prestazioni sessuali da parte di un ragazzino straniero chiedendo in cambio del denaro. Dalle intercettazioni è emerso che il sacerdote aveva accettato la proposta. Felice La Rosa è stato associato al carcere di Vibo Valentia.

    https://www.quicosenza.it/news/calabria/313903-sacerdote-in-manette-per-prostituzione-di-minori-scontera-2-anni-e-4-mesi

  • Esistenza devastata da un orco, ora cerca altre vittime del prete pedofilo

    Esistenza devastata da un orco, ora cerca altre vittime del prete pedofilo

    DI FRANCESCA  LAGATTA

    Il protagonista di questa storia si chiama Roberto ma è un nome di fantasia, perché la sua storia è un racconto di paura e dolore che lo scorrere del tempo non è riuscito ad alleviare. Dai 12 ai 15 anni, Roberto è stato abusato ripetutamente da un orco in abiti talari che all’epoca dei fatti, accaduti nella città di Verona, non è riuscito a denunciare perché intrappolato nella sindrome di Stoccolma, una forma di dipendenza psicologica che sviluppano in genere le vittime di violenza. Successivamente è entrato nel tunnel della depressione dal quale non è più uscito. Il sesso per lui è diventato qualcosa di sporco, tanto da averlo indotto a manifestare delle fobie sociali, come ipocondria ed ossessioni compulsive con rituali di lavaggi di tutto il corpo e delle mani fino a rovinare la pelle. Il suo disagio è testimoniato da una fitta documentazione medica, che non esita a mostrarci. Ma oggi, che è un uomo adulto e ha preso coscienza di ciò che accadde, ha finalmente trovato la forza di chiedere aiuto. Nei giorni scorsi è rivolto a LaC News24 per cercare eventuali altre vittime calabresi del prete, il quale ha frequentato per anni la costa tirrenica cosentina, in particolare Praia a Mare, dove ha esercitato il suo sacerdozio. La pedofilia, ci dicono gli studiosi, è la conseguenza di un impulso irrefrenabile nei confronti di bambini e adolescenti o comunque in soggetti non consenzienti, che implica sofferenza e umiliazione e raramente può essere represso. In altre parole, la pedofilia è una condizione dalla quale non si guarisce.

    Quel flash che gli ha fatto riaffiorare i ricordi

    «La mia vita è finita a 15 anni, il resto è sopravvivenza», dice Roberto. Quelle attenzioni violente e perverse hanno lasciato all’uomo problemi relazionali e sessuali che gli hanno rovinato l’esistenza. Ma la sua mente, come accade a volte a chi subisce gravi traumi, aveva rimosso ogni cosa. Poi però finisce dallo psicologo per risalire all’origine dei suoi disturbi, un‘introspezione lo riporta indietro nel tempo e quei dolorosissimi ricordi, seppelliti in un angolo buio della memoria, riaffiorano prepotentemente. D’improvviso tutto è più chiaro e Roberto decide finalmente di affrontare i fantasmi del passato. Per prima cosa denuncia l’accaduto alle autorità giudiziarie, ma è passato troppo tempo e il reato penale è già prescritto. Parallelamente, intenta un’altra causa, stavolta civile, che, a differenza di quella penale non ha limiti temporali. Contemporaneamente si imbatte in Rete l’Abuso, l’osservatorio italiano di carattere internazionale sui crimini commessi in ambito clericale, trovando nel presidente Francesco Zanardi un aiuto psicologico che gli dà la forza di continuare a lottare.

    L’appello: «Se siete rimasti vittime di abusi, segnalatelo»

    Il sito di Rete l’Abuso rende subito noti i dettagli della storia di Roberto, sottolineando come il pedofilo si stesse godendo la vecchiaia, senza aver fatto mai un giorno di carcere, dopo essersi ritirato a vita privata. Ma, per uno strano scherzo del destino, soltanto qualche settimana più tardi il sacerdote muore a seguito degli acciacchi sopraggiunti per l’età avanzata. Un ulteriore tormento per la vittima, che però non ha frenato la sua ritrovata voglia di giustizia. «Non mi importa che l’abbia fatta franca con la giustizia – dice alla nostra redazione -, ma ho la necessità di fare pace con me stesso, di sapere a quante altre persone ha fatto del male, voglio conoscere quanti hanno subito le mie stesse violenze e convincermi una volta per tutte che non sono stato io a provocare le sue voglie malate, che non è mai stata colpa mia».

    Il servizio sacerdotale a Praia a Mare

    Come impone la prassi clericale, il prete in questione ha girovagato in lungo e in largo nelle parrocchie di tutta Italia, stabilendosi solo temporaneamente nei luoghi a cui era stato destinato. Tra i tanti c’è anche Praia a Mare. «Fu negli anni ’70, non posso dire di quale chiesa si tratta né gli anni precisi, perché il prete essendo ormai morto non può più difendersi e se svelassi pubblicamente la sua identità io cadrei nel torto, ma posso dire che ha esercitato le sue funzioni anche lì e io voglio sapere se all’epoca qualche ragazzino è rimasto vittima della stessa persona». Mentre racconta quei fatti Roberto urla, piange, si dispera, per lui è come se fossero accaduti ieri. Trova a stento la forza di rivolgere un appello ai cittadini praiesi: «Vi supplico, se qualcuno conosce una storia simile alla mia e può collegarla a uno dei sacerdoti di quegli anni, la segnali a info@retelabuso.org». Poi continua. «In tenera età, quando frequentavo il catechismo per la preparazione alla cresima, in occasione delle numerose confessioni settimanali, ho subito delle molestie sessuali e violenze ripetute da questo prete all’interno del confessionale e non solo, anche altrove, al di fuori della parrocchia, ad esempio nella sua camera da letto».

    Lo strano casi dei volantini

    Agli inizi di aprile scorso, qualcuno di notte ha affisso dei volantini nei pressi di una parrocchia di Verona. Nel testo della lettera si chiede di fare luce su una storia di pedofilia che, secondo il documento, coinvolgerebbe un prete. L’episodio non è passato inosservato al nostro testimone, che parla di caso analogo, lasciando intendere che i fatti da lui denunciati si siano svolti proprio lì. «Secondo me si tratta dello stesso prete, perché da quel che ne so ha prestato servizio anche in quella chiesa. Non credo sia un caso che l’abbiano affissi proprio di fronte a quella parrocchia».

    Il caso di Padre Dino

    La città dell’isola Dino, purtroppo, in passato ha già dovuto fare i conti con la presenza di un prete scomodo. A maggio del 2015, Padre Dino, all’anagrafe Placido Greco, che per molti anni fu insegnante di religione alle scuole medie, sacerdote della chiesa Sacro Cuore e rettore del santuario della Madonna della Grotta, è stato arrestato nell’ambito di una operazione con la quale la magistratura ha messo fine a un vasto giro di prostituzione minorile.

    Dagli atti si è scoperto che il suo alter ego era Gabriele Doni, il nome con cui firmava i suoi numerosi romanzi pornografici, oppure Santo Gabriele, come il protettore dei bambini. Due personalità, le sue, impossibilitate a coesistere per sempre in un solo corpo senza che nessuno se ne accorgesse. Il suo computer, hanno detto gli inquirenti, al momento dell’arresto conteneva circa 1700 immagini pedopornografiche che ritraevano ragazzini, rigorosamente di età compresa tra i 13 e i 17 anni, in atteggiamenti inequivocabili con lo sciagurato uomo di chiesa.

    Per Praia a Mare fu uno shock. L’uomo era stato uno dei parroci più amati e apprezzati dai fedeli, un po’ per il suo modo di fare scherzoso e un po’ sopra le righe, un po’ per quella sua capacità innata di attirare a sé i soprattutto i giovani, circostanze che però nella maggior parte della popolazione non avevano destato alcun sospetto. In realtà, nei giorni successivi all’operazione giudiziaria, si scoprì che tra i motivi che lo costrinsero una quindicina d’anni prima a lasciare il centro balneare del Tirreno cosentino, potrebbero esserci anche le gravissime accuse mosse nei suoi confronti, che fino a quel momento erano rimaste riservate.

    https://m.lacnews24.it/85233/cronaca/praia-a-mare-vittima-di-prete-pedofilo-cerca-altri-casi.html
  • Reggio Calabria: parroco assolto dalle accuse di stalking, resta indagato per rapporti sessuali con minorenni

    Reggio Calabria: parroco assolto dalle accuse di stalking, resta indagato per rapporti sessuali con minorenni

    Reggio Calabria: assolto un sacerdote dell’Arcidiocesi dalle accuse di stalking, il parroco è sospeso da ogni incarico e resta indagato con l’accusa di aver intrattenuto rapporti sessuali con minorenni

    E’ stato assolto, dal Tribunale di Reggio Calabria, don Carmelo Perrello, sacerdote dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, dalle accuse di stalking. I fatti risalgono al 2015 quando un uomo ha sporto denuncia contro il sacerdote che, secondo l’accusa, avrebbe sottoposto a pressioni inaudite il cittadino.

    Don Perrello, attualmente sospeso da ogni incarico, è anche indagato in un’inchiesta della Procura di Reggio Calabria con l’accusa di aver intrattenuto rapporti sessuali con minorenni.

    http://www.strettoweb.com/2018/11/reggio-calabria-don-perrello-assolto/771398/

  • Prostituzione minorile in Calabria, condannato parroco

    Prostituzione minorile in Calabria, condannato parroco

    VIBO VALENTIA – E’ stata confermata dalla Corte d’Appello di Catanzaro la condanna a due anni e quattro mesi di reclusione per l’ex parroco di Zungri don Felice La Rosa. Le indagini sono partite dall’omicidio del 45enne Francesco Fiorillo barista di Piscopio ucciso a colpi di pistola nel dicembre del 2015 mentre si trovava a bordo della propria Fiat Uno nei pressi di un terreno di sua proprietà. Gli investigatori nel risalire al movente del delitto hanno ricostruito un business di prostituzione minorile in cui risultavano coinvolti il prete, un pensionato di Zungri Francesco Pugliese di 65 anni (2 anni e 8 mesi di reclusione) e un 29enne bulgaro Miroslaev Iliev (5 anni e 6 mesi di reclusione). Quest’ultimo sembrerebbe si occupasse di adescare minori che potessero soddisfare le esigenze sessuali dei due pedofili incassando 50 euro a prestazione di cui 30 venivano corrisposte alla vittima di turno. I rapporti sono stati consumati tra Zungri, Briatico, Mileto e Vibo Valentia. I tre sono stati ieri condannati dal presidente della Corte d’Appello di Catanzaro Giancarlo Bianchi per corruzione di minore aggravata e prostituzione minorile. Insieme a loro, in primo grado, erano stati condannati Mariano Mamone 55enne di Parghelia e Luciano Restuccia 53enne di San Calogero domiciliato a Mileto. Nel corso delle perquisizioni a carico del prete sono stati ritrovati ben 132 immagini salvate sul suo cellulare che ritraevano bambini costretti a rapporti sessuali omosessuali. 

    www.quicosenza.it/news/calabria/236827-prostituzione-minorile-in-calabria-condannato-parroco

  • Prostituzione minorile nel Vibonese, quattro richieste di rinvio a giudizio

    Prostituzione minorile nel Vibonese, quattro richieste di rinvio a giudizio

    Richiesta di rinvio a giudizio del pm della Procura di Catanzaro, Debora Rizza, nei confronti di quattro indagati, tutti del Vibonese, coinvolti in un’inchiesta della Squadra Mobile di Vibo Valentia. Dinanzi al gup, Antonio Battaglia, il 29 giugno prossimo dovranno comparire: don Felice La Rosa, 43 anni, di Calimera (frazione di San Calogero), ex parroco di Zungri (difeso dall’avvocato Francesco Stilo); Miroslaev Iliev, 30 anni, di nazionalità bulgara, residente a Vibo (già condannato a 5 anni e 6 mesi nell’operazione “Settimo Cerchio”) ed attualmente detenuto (avvocato Antonino Crudo); Mariano Mamone, 55 anni, di Parghelia (avvocati Mario Bagnato e Michele Colace); Luciano Restuccia, 53 anni, nativo di San Calogero ma domiciliato a Mileto (avvocato Michele Pagnotta). Per don Felice La Rosa – che nel febbraio scorso ha lasciato gli arresti domiciliari ed è ritornato in libertà – la nuova accusa è quella di detenzione di materiale pedopornografico in ingente quantità, realizzato utilizzando minori di 18 anni. Sul suo telefonino, sequestrato il 16 novembre 2016, gli investigatori hanno infatti trovato 132 immagini pedopornografiche. Il 25 settembre scorso, don Felice La Rosa è stato condannato a 2 anni e 4 mesi al termine dell’operazione denominata “Settimo Cerchio” condotta dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia. Il parroco ed il pensionato Francesco Pugliese, 65 anni, di Zungri (condannato a 2 anni e 8 mesi) secondo l’accusa avrebbero avuto rapporti sessuali con minorenni – reclutati dal bulgaro Miroslaev Iliev – dietro pagamento di 50 euro a prestazione. Venti euro sarebbero state trattenute dal bulgaro e 30 dal ragazzo minorenne.  La nuova inchiesta vede quindi ora indagato ancora Miroslaev Iliev con l’accusa di prostituzione minorile aggravata per aver reclutato, favorito, sfruttato ed organizzato la prostituzione di un 16enne dietro la corresponsione di somme di denaro o altra utilità. Con tali condotte avrebbe avviato il ragazzo minorenne al meretricio consentendo a Mariano Mamone di consumare con il minore rapporti sessuali in cambio di denaro dai 25 sino a 50 euro. Le condotte sarebbero avvenute dall’estate del 2015 sino all’estate del 2016 a Zungri ed a Parghelia. Stessa accusa di aver compiuto atti sessuali con il medesimo ragazzo straniero minorenne, dietro somme di denaro sino a 50 euro, anche quella mossa dalla Procura di Catanzaro nei confronti di Luciano Restuccia. La contestazione riporta quale luogo di commissione Mileto, dall’ottobre del 2015 all’ottobre del 2016. Mariano Mamone è poi accusato di aver tentato di compiere atti sessuali su altri due ragazzi stranieri minorenni che però avrebbero opposto un rifiuto alle avances. I fatti al centro delle contestazioni si sarebbero verificati a Zungri nei mesi di giugno e settembre del 2016. 

    https://www.ilvibonese.it/cronaca/11085-prostituzione-minorile-vibonese-mileto-parroco-zungri

  • Pedopornografia: chiuse indagini per prete ed altri tre

    Pedopornografia: chiuse indagini per prete ed altri tre

    La Procura della Repubblica di Catanzaro ha chiuso l’indagine preliminare nei confronti del sacerdote don Felice La Rosa, e di altre tre persone per possesso di materiale pedopornograco.
    L’ex parroco di Zungri è già stato condannato nel 2017 per prostituzione minorile. La nuova accusa si riferisce a a 132 immagini pedopornograche trovate sul suo telefonino sequestrato il 16 novembre 2016 nell’ambito dell’indagine “Settimo Cerchio” che portò in carcere il sacerdote ed altre due persone.

    .Oltre al prete 43enne di San Calogero, da poco tornato in libertà, sono indagati nella nuova inchiesta Miroslaev Iliev (30), bulgaro, residente a Vibo (già condannato a 5 anni e 6 mesi sempre nell’operazione “Settimo Cerchio”) ed attualmente detenuto; Mariano Mamone (55), di Parghelia e Luciano Restuccia (53), di San Calogero ma domiciliato a Mileto. Iliev è accusato di prostituzione minorile aggravata per aver reclutato, favorito, sfruttato ed organizzato la prostituzione di un 16enne dietro la corresponsione di somme di denaro.

    Con tali condotte, secondo l’accusa, avrebbe avviato il ragazzo alla prostituzione consentendo a Mamone di consumare con il minore rapporti sessuali in cambio di denaro dai 25 sino a 50 euro. I fatti sarebbero avvenuti dall’estate del 2015 sino all’estate del 2016 a Zungri ed a Parghelia. La stessa accusa è mossa anche a Restuccia. Mamone è poi accusato anche di aver tentato di compiere atti sessuali su altri due minorenni stranieri che però l’avrebbero respinto.

    http://www.gazzettadelsud.it/news/catanzaro-crotone-vibo-lamezia/282592/pedopornografia-chiuse-indagini-per-prete-ed-altri-tre.html