Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Calabria

  • Prete arrestato nel reggino, l’osservatorio dei minori: “continua il silenzio della Chiesa e del Papa”

    Prete arrestato nel reggino, l’osservatorio dei minori: “continua il silenzio della Chiesa e del Papa”

    “È ormai trascorso quasi un mese dall’arresto di Antonio Tropea, parroco di Messignadi di Oppido Mamertina (RC), per prostituzione minorile ed altri capi d’imputazione e rispetto alla cui posizione giudiziaria non abbiamo mai espresso alcun pensiero per non interferire indebitamente in un compito che spetta solo alla magistratura e a nessun altro. Ma ciò che ancora oggi ci lascia esterrefatti è il silenzio ininterrotto della Chiesa diocesana, che si è espressa soltanto nell’occasione dell’arresto del sacerdote manifestando ad egli solidarietà, salvo poi correggere il tiro estromettendo la solidarietà allo stesso ma continuando ad omettere anche un minimo pensiero ad altri attori e men che meno ad un popolo che pure esiste e merita di essere rispettato”: è quanto scrivono in una nota il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, e l’avv. Antonino Napoli, vicepresidente e responsabile dell’ufficio legale.

    “Bisogna ravvisare, per onestà intellettuale – evidenziano Marziale e Napoli – anche il silenzio di Papa Francesco, da noi sollecitato addirittura con la proposta di revisione del Concordato tra Stato e Chiesa al fine di riconoscere i vescovi alla stregua di pubblici ufficiali e rendere loro obbligatoria la denuncia alle autorità inquirenti di eventuali fatti di pedofilia dentro la Chiesa. Non diciamo che ci saremmo aspettati una telefonata da Papa Bergoglio, ma certamente essendosi egli pronunciato sempre a favore del contrasto serio al crimine contro l’umanità debole e indifesa, qual è la pedofilia, abbiamo riposto fiducia in un assenso, che non arriva perché tra il dire e il fare…”

    Marziale e Napoli concludono: “Ciò che sfugge ai nostri interlocutori è che “l’era del silenzio” quale mitigatrice delle piaghe è alle spalle, la gente è più consapevole e non si accontenta degli slogan, ivi compresi noi che andremo avanti fintanto che la Chiesa non assume una posizione netta, chiara e priva di ombre. Al di là delle vicende giudiziarie c’è una questione morale che tarda a sanarsi e che il silenzio peggiora, non accorgersene significa disconoscere il territorio”.

    http://www.strettoweb.com/2016/01/prete-arrestato-nel-reggino-losservatorio-dei-minori-continua-il-silenzio-della-chiesa-e-del-papa/369948/

  • IL PC DEL PRETE DI COSENZA ACCUSATO DI MOLESTIE È ‘PULITO’, OGGI SARÀ ASCOLTATA LA VITTIMA

    IL PC DEL PRETE DI COSENZA ACCUSATO DI MOLESTIE È ‘PULITO’, OGGI SARÀ ASCOLTATA LA VITTIMA

    Don R. R. cinquantenne cosentino docente di religione nella scuola media Zumbini avrebbe tentato di abusare di un suo studente.

    COSENZA – Sarà ascoltato oggi pomeriggio, alla presenza del gip e di uno psicologo, il ragazzino protagonista dell’ennesimo scandalo che sta coinvolgendo la diocesi cosentina. L’incidente probatorio porrà a confronto la presunta vittima e il suo professore di religione al fine di fare chiarezza sull’episodio. Una vicenda denunciata lo scorso novembre da persone vicine al minore il quale aveva confidato delle attenzioni rivoltegli dal prelato. Don R. R. docente presso la scuola media Zumbini di via Roma, secondo quanto dichiarato dal ragazzino, avrebbe attirato con una scusa il suo studente nell’aula di ricevimento. Lontano da occhi indiscreti l’uomo avrebbe poi tentato di abusare di lui palpeggiandolo nelle parti intime. Il piccolo, sconvolto, avrebbe poi raccontato tutto al rientro da scuola. Emersa la vicenda sugli organi di stampa i genitori degli studenti iscritti nello stesso istituto scolastico hanno minacciato di richiedere il trasferimento dei figli in altre scuole qualora non fossero stati presi provvedimenti. Un’azione che ha indotto il parroco a farsi da parte licenziandosi. Le sue aspirazioni, da quanto emerso dalle indagini, sarebbero però ben altre.

    R. R. sarebbe prossimo ad una probabile promozione a presbitero che gli permetterebbe di scalare le gerarchie ecclesiastiche e diventare vescovo. Una situazione di cui non avrebbe fatto mistero, della quale si vantava in attesa del coronare la propria ascesa. La curia, intanto, dopo aver invitato la stampa a tacere si chiude nel silenzio. Dalla segreteria del vescovo rispondono che, come noto, “sua eccellenza non rilascia mai interviste, tranne a Parola di Vita il nostro giornale. Inoltre in merito a questa vicenda preferisce non essere intervistato perché la cosa si sta schiarendo, sta prendendo una forma diversa da quella che voi giornalisti avete profilato“. La posizione giudiziaria dell’indagato sarà chiarita oggi, nel frattempo quello che è certo, ad ora, è che il prete viene accusato di abuso sessuale su minore. Intanto dai controlli effettuati sul pc sequestrato al parroco su disposizione del pm Tridico, pare non sia stato rintracciato materiale pedopornografico. L’unico indizio a disposizione dei magistrati è il racconto della presunta vittima di cui oggi sarà valutata l’attendibilità.

    Sul caso l’avvocato difensore del presule, Rossana Cribari, intende mantenere il massimo riserbo sia per tutelare l’assistito, sia per tutelare la presunta vittima, sia per le disposizioni date dal magistrato già infastidito dalle troppe informazioni trapelate sui mass media. Nel fascicolo relativo al professore di religione pare inoltre vi siano altri elementi acquisiti nel corso delle indagini che potrebbero avvalorare la tesi del minore. Voci di paese, semplici dicerie, che non hanno alcun valore a livello giudiziario parlano di R. R. come un parroco allontanato dalla parrocchia di Carolei in quanto troppo ‘affettuoso’ con i suoi piccoli fedeli. Non sarebbe la prima volta che il vescovo Nolè si trova a dover affrontare un presunto caso di pedofilia all’interno della propria diocesi. Monsignor Nole infatti quando fu vescovo della diocesi Tursi- Lagonegro dovette a tutela dell’immagine della curia sospendere a divinis un suo parroco Don Antonio Calderaro arrestato per l’adescamento su social network e l’induzione alla prostituzione di minorenni. In quel caso Nolè si definì “profondamente sorpreso e addolorato – si legge in un comunicato – dalla notizia del fermo giudiziario accusato dall’ignobile e umiliante reato di abuso su minore”.

    http://www.quicosenza.it/news/le-notizie-dell-area-urbana-di-cosenza/cosenza/68931-il-pc-del-prete-di-cosenza-accusato-di-molestie-e-pulito-oggi-sara-ascoltata-la-vittima

  • Sacerdote accusato di violenza su minori a Cosenza  La denuncia partita dalle suore della Casa famiglia

    Sacerdote accusato di violenza su minori a Cosenza La denuncia partita dalle suore della Casa famiglia

    Un nuovo caso di sospetta violenza, questa volta contro un minore, investe la curia Cosentina dopo il caso padre Fedele. Un sacerdote è accusato da alcune suore di pedofilia.

    COSENZA – Nessun indizio utile è affiorato dai computer sequestrati a un sacerdote cosentino accusato di molestie sessuali ai danni di un ragazzino di dodici anni (LEGGI LA NOTIZIA QUI e QUI). Nessun file scabroso, né tantomeno materiale pedopornografico. Nel frattempo, emergono nuovi dettagli sull’inchiesta, in particolare sulla denuncia che, alcuni mesi fa, ha dato il via all’inchiesta.

    A quanto pare, infatti, un ruolo decisivo nel coinvolgimento degli inquirenti, sarebbe stato rivestito dalle suore della casa famiglia in cui vive il ragazzino, presunta parte offesa della vicenda. Sono queste le due novità filtrate dagli ambienti investigativi e relative all’indagine sul conto di un prete di 50 anni, fino a poco tempo fa insegnante di religione in una scuola media del centro città. E proprio in un’aula dell’istituto, lo scorso ottobre, si sarebbe verificato l’episodio incriminato, ovvero la molestia – consistita in una carezza nelle parti intime – che il giovane sostiene di aver ricevuto dal suo professore.

    Una brutta storia, insomma, ancora lontana da una verità giudiziaria, ma che non ha mancato di sortire già contro effetti negativi nei suoi protagonisti. Non a caso, alcune settimane addietro, a seguito della risonanza mediatica della faccenda, il sacerdote ha deciso di licenziarsi, rinunciando così al suo posto di lavoro. Una scelta condizionata anche dal pronunciamento di alcuni genitori che avevano minacciato di ritirare i propri figli dalla scuola. Brutta storia sì, resa tale ora da nuovi elementi di dubbio che riguardano il pc dell’indagato. L’utensile era stato sequestrato lo scorso novembre e, proprio quell’avvenimento, aveva fatto reso pubblica l’esistenza di un presunto scandalo sessuale maturato all’interno della Chiesa bruzia. A quanto sembra, però, gli accertamenti hanno dato tutti esito negativo: i computer del prete sarebbero puliti.

    Al momento, dunque, l’unico indizio sarebbe rappresentato dal racconto del ragazzo che sostiene di aver ricevuto quelle attenzioni scabrose durante una pausa delle lezioni. Il suo docente, quel giorno, lo avrebbe attirato nell’aula di ricevimento dei professori dove, in quel momento, erano presenti altri colleghi del sacerdote. Una volta usciti dalla stanza, però, il prelato si sarebbe prodotto in quella carezza “hot” che, in seguito, gli ha fatto piovere addosso l’accusa di violenza sessuale. E qui, dicevamo, entrano in gioco le suore.

    A quanto pare, infatti, il ragazzino aveva confidato l’accaduto a un assistente sociale e ai suoi più prossimi congiunti, ma nessuno di loro era convinto dell’opportunità di portare il caso all’attenzione della Procura. Semplice pudore o consapevolezza dell’esiguità delle accuse? Non è chiaro, ma a dirimere ogni dubbio, di lì a poco, ci avrebbero pensato alcune monache della Casa famiglia che ospita il minore. Sarebbero state loro, infatti, a spingere per denunciare il tutto, innescando così l’inchiesta della magistratura. Ancora una volta, dunque, la Curia cosentina si trova a dover fare i conti con uno scontro interno tra “sorelle” e “fratelli”.

    Era accaduto già nel 2006 con Padre Fedele Bisceglia e, oggi, sembra di assistere a un replay di quella vicenda, almeno nei presupposti di partenza. Nel frattempo, ulteriori novità sull’inchiesta emergeranno a metà febbraio, in occasione dell’incidente probatorio fissato dal giudice delle indagini preliminari, durante il quale il minorenne sarà chiamato a riproporre la propria versione dei fatti.

    http://www.ilquotidianoweb.it/news/cosenza/744049/Un-altro-sacerdote-accusato-di-pedofilia.html

  • Prete accusato di pedofilia, Tribunale concede i domiciliari in località segreta

    Prete accusato di pedofilia, Tribunale concede i domiciliari in località segreta

    Il gip del Tribunale di Reggio Calabria ha concesso gli arresti domiciliari a don Antonello Tropea, il sacerdote di 44 anni finito in manette venerdì scorso e condotto in carcere con l’accusa di avere fatto sesso a pagamento con minori.

    La decisione del gip, Antonio Scortecci, e’ stata presa in accoglimento dell’istanza presentata dai difensori di Tropea, gli avvocati Andrea e Giuseppe Alvaro. La localita’ in cui don Antonello Tropea, parroco in una frazione di Oppido Mamertina, e’ stato posto agli arresti domiciliari viene mantenuta segreta.

    Ieri il sacerdote era stato sottoposto all’interrogatorio di garanzia ed aveva risposto per sette ore alle domande del Gip e dei magistrati della Procura della Repubblica di Reggio Calabria che avevano chiesto ed ottenuto il suo arresto

    Nei giorni scorsi é stato interrogato stamani in carcere, il sacerdote 44enne di Messignadi, nel reggino, arrestato qualche giorno fa con le pesanti accuse di prostituzione minorile, detenzione di materiale pedopornografico ed adescamento di minorenni. L’indagine trae origine da un controllo effettuato, nello scorso mese di marzo, da un equipaggio della Polizia di Stato che ha sorpreso l’indagato in compagnia di un minore, a bordo della sua autovettura, in un luogo appartato e poco frequentato.

    Nel corso del controllo, il minore riferiva di aver conosciuto quel soggetto – che si era presentato sotto nome falso – su una chat per omosessuali. Al magistrato della Procura della Repubblica di Reggio Calabria precisava successivamente di averlo conosciuto pochi mesi prima, attraverso un’applicazione per smartphone, denominata Grinder, che consente interazioni virtuali fra diversi utenti, attraverso scambi di immagini e messaggi di test. Per il momento sull’esito dell’interrogatorio vige il massimo riserbo.

    Fonte

  • Se i fedeli difendono il prete accusato di pedofilia

    Se i fedeli difendono il prete accusato di pedofilia

    I parrocchiani di Messignadi difendono don Antonello Tropea, il prete accusato di pedofilia

    Neanche le sette lunghe ore di deposizione davanti ai magistrati, di don Antonello Tropea, il parroco di Messignadi arrestato per pedofilia, sfruttamento della prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico hanno instillato il benché minimo dubbio tra i suoi parrocchiani.

    Per loro, don Tropea è innocente e al disopra di ogni umano sospetto. “I bambini piangono per la sua assenza. Amava i giovani e la sua chiesa ne era piena. Stava costruendo un campetto di calcio. Deve tornare in paese. Noi preghiamo per lui.”

    Un coro unanime di sdegno nei confronti dei responsabili del suo arresto, un coro che sembra essere il risultato finale di una corposa riunione di paese. Così non è, perché le domande del cronista hanno cercato di cogliere alla sprovvista le più disparate categorie di cittadini. Dall’anziana fedele, al padre di famiglia, la giovane madre, la vicina di casa. Compreso il collaboratore parrocchiale, l’unico che ha preteso di rimanere anonimo. Quale mai sarà la verità che dovranno accertare gli inquirenti?

    Le cronache ci consegnano un prete squilibrato nelle sue necessità sessuali, accanito frequentatore delle chat e della App di scambio e di adescamento, colto in flagranza di reato con un minore al quale avrebbe pagato un rapporto orale, preoccupato nelle conversazioni col proprio vescovo per quanto gli stava accadendo dopo le perquisizioni delle forze dell’ordine durante le quali è risultato essere anche collezionista di filmati pornografici e pedopornografici. Un prete, insomma, di quelli che le cronache stesse ci consegnano con sempre maggiore frequenza. Stando alle conversazioni tra il prete e il vescovo Milito, si intuisce abbastanza chiaramente che gli stessi fedeli, i parrocchiani che oggi lo difendono a spada tratta in presenza dei cronisti, all’epoca dei fatti non fossero così vicini al sacerdote. Tanto da indurre, a quanto sembra, il vescovo stesso a consigliargli di risolvere personalmente ogni dubbio sospeso per non lasciare campo neanche alle forze dell’ordine. E, agli stessi carabinieri, Milito avrebbe detto a Tropea di non dare troppe informazioni. Pessimo natale, alle falde dell’Aspromonte, quello del 2015. I pastori sono sempre più confusi e la sacra famiglia sempre più preoccupata.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/se-i-fedeli-difendono-parroco-pedofilo-1207091.html

  • Arresto sacerdote: 7 ore davanti al gip

    Arresto sacerdote: 7 ore davanti al gip

    E’ durato sette ore l’interrogatorio di garanzia cui è stato sottoposto don Antonello Tropea, il sacerdote di 44 anni arrestato nei giorni scorsi dalla squadra mobile di Reggio Calabria

    E’ durato sette ore l’interrogatorio di garanzia cui è stato sottoposto don Antonello Tropea, il sacerdote di 44 anni arrestato nei giorni scorsi dalla squadra mobile di Reggio Calabria per prostituzione minorile, sostituzione di persona, detenzione di materiale pedopornografico ed adescamento di minorenni. Sull’esito dell’interrogatorio vige il massimo riserbo. Il sacerdote, assistito dagli avvocati Andrea e Giuseppe Alvaro, ha risposto a tutte le domande del gip e del pm.

    Il prete, parroco in una frazione di Oppido Mamertina, comune della piana di Gioia Tauro, è accusato di avere dato 20 euro ad un minorenne per avere un rapporto sessuale consumato in auto, di avere posseduto video amatoriali di rapporti omosessuali anche con persone adulte e di avere tenuto diversi contatti in chat alla ricerca di incontri.

    Le indagini sono iniziate nel marzo scorso quando gli agenti hanno sorpreso casualmente il sacerdote a bordo della sua auto in compagnia di un minorenne con il quale aveva consumato un rapporto sessuale pagando venti euro. Il ragazzo è stato sentito dagli investigatori della Squadra mobile e dai magistrati della Procura della Repubblica di Reggio Calabria ed ha raccontato una serie di particolari che hanno fatto partire l’inchiesta.

    http://www.gazzettadelsud.it/news/calabria/176290/Arresto-sacerdote—-7.html

  • Prete accusato di pedofilia, il giudice: “Vescovo lo ha coperto”

    Prete accusato di pedofilia, il giudice: “Vescovo lo ha coperto”

    Dall’indagine sull’arresto di don Antonello Tropea, parroco di una chiesa di Oppido Mamertina in provincia di Reggio Calabria, risulta che il suo superiore non ha preso provvedimenti e gli avrebbe consigliato di “evitare di parlare con i carabinieri”

    di ANDREA GUALTIERI

    Al SUO prete, accusato dai parrocchiani di omosessualità e pedofilia, il vescovo consigliava di “evitare di parlare con i carabinieri” perché loro avrebbero potuto redigere un promemoria con il rischio di “far degenerare le cose”. E anche quando il sacerdote è stato formalmente indagato per adescamento di minorenni e pedopornografia, il presule non ha preso provvedimenti e avrebbe consigliato “di continuare a fare le cose che faceva prima”.

    L’ACCUSA DI COPRIRE IL SACERDOTE. L’ordinanza con la quale Antonio Scortecci, giudice per le indagini preliminari di Reggio Calabria, ha disposto l’arresto per don Antonello Tropea, 44 anni, parroco della piccola chiesa della frazione Messignadi di Oppido Mamertina, dedica un passaggio anche a monsignor Francesco Milito, che della diocesi di Oppido-Palmi è il vescovo, oltre che il vicepresidente della Conferenza episcopale calabra. Il prelato non è indagato, ma secondo quanto si legge nelle carte, pubblicate in anteprima dal sito Il Dispaccio, avrebbe coperto il suo prete senza adottare “provvedimenti cautelativi né di minima verifica delle accuse rivolte all’indagato”. È per questo che il giudice non si fida del presule. E nel rigettare l’ipotesi degli arresti domiciliari per don Antonello, aggiunge che “neppure sarebbe tranquillizzante” se a trovare un altro luogo nel quale far scontare la detenzione fosse il vescovo che ha avuto “atteggiamenti particolarmente prudenti e conservativi dello status quo, dando pieno credito alla versione negatoria dello stesso accusato”.

    IL DIALOGO INTERCETTATO. Le venti pagine che ricostruiscono la doppia vita di Antonello Tropea  –  che di giorno faceva il parroco e di notte frequentava le chat per organizzare incontri omosessuali a pagamento con minorenni  –  si concludono proprio con un’intercettazione di una conversazione tra il prete e Milito, avvenuta il 7 agosto scorso. “Lascia perdere riguardo la lettera che hanno fatto sta storia che hanno fermato i bambini”, dice il vescovo che aggiunge: “La cosa gravissima non è, è questo pettegolume di suore. Tu piomba subito e glielo puoi dire, io mi sono incontrato col vescovo, il vescovo c’è rimasto proprio…(incompr) quanto il fatto che le suore siano andate a riferire a M. la battuta del prete”.

    LE INDAGINI DEI CARABINIERI. Il riferimento era ad una donna, ritenuta da don Antonello l’autrice di una lettera anonima che denunciava alla curia di Oppido-Palmi gli incontri omosessuali del parroco: il sacerdote, infuriato, aveva parlato di lei durante una cena alla quale erano presenti alcune religiose. Le voci sulle torbide attività del parroco in realtà erano piuttosto diffuse, tanto che il sacerdote si era già trovato a discuterne con Milito durante un incontro nel mese di luglio. Era stato in quell’occasione che il vescovo gli aveva consigliato di non parlarne con i carabinieri. Ma la Squadra Mobile di Reggio Calabria stava già ricostruendo gli adescamenti del prete. Le indagini erano partite dopo che una pattuglia lo aveva trovato in auto con un minorenne in un luogo appartato. L’atteggiamento di don Antonello, che aveva dichiarato di essere un insegnante di educazione fisica, e alcuni oggetti ritrovati in uno zaino avevano insospettito gli agenti. Due mesi di intercettazioni, le testimonianze delle vittime e l’analisi dei dispositivi informatici sequestrati hanno permesso di accertare che non si era trattato di un episodio isolato. Di ragazzi, don Antonello ne aveva adescato altri. E, secondo il magistrato, era al corrente della loro età.

    GLI ADESCAMENTI SU GRINDER. Lo strumento che il sacerdote usava per individuare i giovani con i quali consumare gli atti sessuali a pagamento era Grinder, un social network noto negli ambienti omosessuali. Don Antonello si presentava con il nome di Nicola, lo stesso del patrono della sua parrocchia, San Nicola di Mira. L’approccio era esplicito e gli incontri avvenivano in auto, anche se i poliziotti hanno documentato che persino la canonica era diventata alcova per il prete.

    LA LINEA DURA DEL VATICANO. Una condotta sulla quale il vescovo non ha voluto indagare. Parlando con un amico, don Antonello sembrava quasi sorpreso che nemmeno dopo la perquisizione e l’avviso di garanzia monsignor Milito abbia ritenuto di sospenderlo. Proprio questa posizione della curia potrebbe però richiamare l’attenzione del Vaticano, dove Benedetto XVI ha fatto promuovere nel 2010 durissime linee guida contro la pedofilia applicate in modo ferreo anche da papa Francesco. Il pontefice argentino ha pure istituito un tribunale specifico e introdotto il reato di abuso d’ufficio episcopale, arrivando a rimuovere i presuli per i quali sia riconosciuto che non hanno dato adeguato seguito alle denunce di abusi. E in una lettera del febbraio scorso, affidava ai vescovi e ai superiori degli ordini religiosi “il compito di verificare che nelle parrocchie e nelle altre istituzioni della Chiesa venga garantita la sicurezza dei minori e degli adulti vulnerabili”, affermando che non potrà “venire accordata priorità ad altro tipo di considerazioni, di qualunque natura esse siano, come ad esempio il desiderio di evitare lo scandalo, poiché non c’è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori”.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2015/12/20/news/vescovo_prete_pedofilo-129851645/

  • Prete arrestato per pedofilia nel reggino, l’Osservatorio sui Diritti dei Minori: “Chiesa locale in ritardo rispetto a Papa Francesco”

    Prete arrestato per pedofilia nel reggino, l’Osservatorio sui Diritti dei Minori: “Chiesa locale in ritardo rispetto a Papa Francesco”

    “L’iter processuale ha la sua autonomia e tutti siamo chiamati a rispettarne tempi e modalità, ma quello che non possiamo non rilevare con viva preoccupazione è l’atteggiamento di chiusura della chiesa locale, che dopo la gaffe del comunicato stampa in cui manifestava solidarietà al sacerdote arrestato, successivamente corretto, si è trincerata nel più cupo e conservatore silenzio, entrando in conflitto di fatto con le leggi di trasparenza recentemente varate da Papa Francesco in tema di lotta alla pedofilia”: è quanto dichiara l’avvocato Antonino Napoli, vice presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, in relazione all’arresto del parroco di Messignadi di Oppido Mamertina per prostituzione minorile ed altri capi d’accusa.  “Ciò che ci lascia sbigottiti in questa terribile storia – incalza Napoli –è che il prete accusato, al di là delle sacrosante preoccupazioni di garantismo del vescovoFrancesco Milito, ha continuato ad esercitare il ministero in una parrocchia, frequentata anche da bambini, non informata delle denunce anche se ai sospetti si erano aggiunte, con lo sviluppo delle indagini, le conferme all’ipotesi accusatoria.

    Dall’ordinanza di custodia cautelare, infatti, si apprende che il sacerdote accusato era stato controllato per ben tre volte in compagnia di minori in atteggiamenti equivoci, così come emerge anche che il titolare della diocesi era ben consapevole delle accuse e che la lontana sua unica preoccupazione, ben dalle questioni di natura spirituale e dalla tutela dei minori, fosse quella di evitare risvolti mediatici e giudiziari fino al punto di consigliare all’indagato di non parlare con i Carabinieri di queste cose. In questa occasione – evidenzia il vicepresidente dell’Osservatorio – il vescovo è evidentemente venuto meno alla sua fondamentale funzione di supervisore, sorvegliante della diocesi a lui assegnata”. Napoli conclude: “L’Osservatorio sui Diritti dei Minori chiede che sul punto vi sia una revisione del Concordato tra lo Stato Italiano e la Chiesa che stabilisca l’obbligo per i sacerdoti ed i vescovi di comunicare quanto da loro appreso, circa eventuali ipotesi di abuso sui minori, alle autorità italiane, attribuendo al vescovo una vera e propria funzione di pubblico ufficiale”.

    Nel frattempo, il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio lancia un monito ai giornalisti: “Siamo stati informati del fatto che alcuni sprovveduti e poco deontologici operatori dell’informazione hanno rivolto domande in merito all’arresto del parroco a bambini di scuola elementare, ebbene sappiano costoro che ricorreremo ad ogni mezzo per far applicare il Codice Tv e Minori nelle sue articolazioni più severe ed intransigenti. Laddove non arriva la sensibilità faremo arrivare le maglie della legge, assicurando un impegno mai esercitato fino ad ora”.

    http://www.strettoweb.com/2015/12/prete-arrestato-per-pedofilia-nel-reggino-losservatorio-sui-diritti-dei-minori-chiesa-locale-in-ritardo-rispetto-a-papa-francesco/359994/

  • Prete Arrestato, Il Vescovo Sapeva? E Su Facebook Nasce La Pagina “Io Sto Con Don Antonello”

    Prete Arrestato, Il Vescovo Sapeva? E Su Facebook Nasce La Pagina “Io Sto Con Don Antonello”

    Dopo lo scandalo di ieri dovuto all’arresto del parroco di Messignadi Don Antonello Tropea, accusato di aver avuto rapporti orali a pagamento con un minorenne inevitabilmente è impazzata la polemica e, sui social i cittadini della Piana si sono “scatenati” dicendo la loro sull’argomento.

    Su facebook è addirittura nata la pagina “Io sto con Don Antonello” che attualmente conta solo 41 mi piace ma è stata presa d’assalto e dove il leit motiv ricorrente tra i commenti è “vergogna”, e ci risulta essere stata già segnalata affinché venga rimossa.

    Ma la pagina su un social sembra essere l’ultimo dei problemi della Curia, in quanto, come riportato su altre testate giornalistiche, sembrerebbe che il vescovo Milito della Diocesi di Oppido Palmi, fosse a conoscenza dei “vizi” di Don Antonello, ed in un’intercettazione avrebbe suggerito allo stesso “ è meglio evitare che ci parlino i Carabinieri e che sarebbe meglio che ci parlasse lui anche perché facendo così la gente del paese non potrà dire che ha lasciato correre, ma dirà che per risolvere la situazione ha fatto tutto quello che poteva fare”.

    Non poco discutere ha fatto il comunicato ufficiale delle Diocesi subito dopo dell’arresto, le accuse mosse dagli utenti sono in particolare quelle di ipocrisia o addirittura connivenza. Insomma, dopo lo scandalo delle processioni un altro terremoto per la Chiesa della Piana.

    http://www.zmedia.it/in-primo-piano/9021-prete-arrestato-il-vescovo-sapeva-e-su-facebook-nasce-la-pagina-io-sto-con-don-antonello

  • “Se te lo fai leccare ti regalo 50 euro… 100 per tutto il resto”….

    “Se te lo fai leccare ti regalo 50 euro… 100 per tutto il resto”….

    Don Antonello Tropea è un sacerdote poco più che quarantenne che risiede a Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria.

    Don Antonello Tropea “offriva” 50 euro per rapporti orali e 100 euro per rapporti anali. La sua fantasia sessuale preferita era quella di farsi “leccare il pene” da bambini di età non superiore ai 14 anni.

    Tutto ha inizio dopo un controllo occasionale della Polizia di Stato che, in una zona buia dell’area industriale di Gioia Tauro, trova a bordo di un’autovettura, il prete Antonio Tropea, 44enne, e un minorenne. In uno zaino, gel lubrificante, salviettine imbevute, fazzoletti e un rotolo di carta. 

    Il contesto appare chiaro e non lascia interpretazioni alcune… Il minorenne racconterà di aver ricevuto da lui un compenso di 50 euro per un rapporto sessuale orale consumato in macchina poco prima che i poliziotti li controllassero.

    A questo punto, la Polizia di Reggio Calabria che, durante la perquisizione nella canonica del religioso, ha sequestrato numerosi file con immagini e video pedopornografici, 16 grammi di marijuana, lubrificanti, un vibratore, manette, cerotti afrodisiaci. Ma anche uno strumento per l’aumento delle dimensioni del pene.

    Successivamente si apprenderà che anche il vescovo Francesco Milito sapeva del comportamento del suo sacerdote… tanto da consigliare a quest’ultimo di evitare di parlare o rispondere alle tante voci “indiscrete” dei suoi fedeli.

    Un’altra squallida storia consumata fra le mura di una canonica. L’ennesimo sacerdote-pedofilo che approfitta dell’omertà della Chiesa per abusare e stuprare bambini innocenti.

    Il problema della pedofilia non riguarda sicuramente solo i preti, però la Chiesta ha una cattiva abitudine… quella di NON denunciare i sacerdoti- pedofili.

    Difatti, nella grande maggioranza dei casi, per non dire la totalità, i “sacerdoti-pedofili” verranno spostati di parrocchia in parrocchia, dove nessuno li conosce… Anche questa mancanza è stata una costante che, fino ad oggi, ha permesso la reiterazione dei reati… come nel caso di Don Antonello Tropea.

    Personalmente credo che le Chiese continueranno a prosperare fin quando al mondo ci saranno abbastanza pecore d’avere ancora bisogno d’un pastore.

    Andrea Mavilla

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