Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Calabria

  • Vescovo sapeva del prete pedofilo. Il consiglio: “Non parlare con forze dell’ordine”

    Vescovo sapeva del prete pedofilo. Il consiglio: “Non parlare con forze dell’ordine”

    di Claudio Cordova – Il vescovo di Oppido Mamertina-Palmi, monsignor Francesco Milito (nella foto), sapeva dei sospetti e delle voci che circolavano e avrebbe sconsigliato ad Antonio Tropea, il prete arrestato per prostituzione minorile, di parlare con Carabinieri e forze dell’ordine. Gusti e tendenze di don Antonello sarebbero state da tempo note al vescovo Milito: già nel 2010, don Antonello, avrebbe inviato una lettera di dimissioni. Ma l’alto prelato preferirà mantenere tutto sotto traccia. Si limiterà a chiedere una dettagliata missiva scritta, ma sconsiglierà al prete di parlare con le forze dell’ordine.

    Non è di certo una difesa a oltranza a posteriori quella assunta dalla Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, retta dal vescovo monsignor Francesco Milito, nelle ore successive all’arresto di Antonio Tropea, 44enne sacerdote nella Piana di Gioia Tauro. La Diocesi, infatti, con una scarna dichiarazione, chiederà alla popolazione di pregare per il sacerdote accusato di pedofilia e non per i ragazzi che sarebbero rimasti coinvolti nella torbida storia sessuale. Una posizione, quella della Diocesi, che attirerà anche le ire del sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori: “Ciò che si legge nel comunicato diramato dal dipartimento diocesano è stucchevole e inaccettabile”.

    In realtà, l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Reggio Calabria, Antonio Scortecci, stigmatizza il comportamento assunto dal vescovo di Oppido Mamertina-Palmi, monsignor Francesco Milito, pure al corrente delle voci che circolavano sul conto di don Antonello, attraverso le informazioni ricevute da due parrocchiane, le quali in precedenza avevano compiti di responsabilità presso la stessa parrocchia: “Non ha adottato provvedimenti cautelativi, né di minima verifica delle accuse rivolte all’indagato, assumendo atteggiamenti particolarmente prudenti e conservativi dello status quo, dando pieno credito alla versione negatoria dello stesso accusato”.

    Purtroppo il vescovo Milito farà molto di più. E la circostanza assume ulteriore importanza, visto che la Diocesi di Oppido-Palmi è una delle più esposte, anche a livello internazionale, vista la recente dichiarazione della Varia a patrimonio dell’Unesco.

    Gli approfondimenti della sezione specializzata nel contrasto ai delitti in pregiudizio di minori e reati sessuali, svolti con l’ausilio di numerose attività di intercettazione, hanno pienamente riscontrato le dichiarazioni rese agli inquirenti dalla giovane vittima, portando quindi all’arresto di don Antonello. Nel corso di un’accurata perquisizione disposta dall’Autorità Giudiziaria, gli investigatori della Polizia di Stato hanno sequestrato all’indagato dei sexy toys, nonché numerosi files relativi ad immagini e video a sfondo omosessuale, anche autoprodotti, e numerose chat con richieste di incontri sessuali, con soggetti minori o con adulti, a pagamento e non, alcuni dei quali consumati.

    Inizia tutto con un controllo occasionale della Polizia di Stato che, in una zona buia dell’area industriale di Gioia Tauro, il 16 marzo scorso, trova a bordo di un’autovettura, il prete Antonio Tropea, 44enne, e un minorenne. In uno zaino, gel lubrificante, salviettine imbevute, fazzoletti e un rotolo di carta. Il contesto appare chiaro, ma le indagini iniziano in modo serrato: il minorenne racconterà di aver conosciuto il prete tramite un’applicazione del proprio smartphone, Grinder. Il sacerdote si sarebbe presentato come un ricercatore scientifico, fornendo solo un nome di battesimo, Nicola. Lo stesso ragazzo dichiarerà di aver concordato con l’uomo un incontro su What’s-app e di aver ricevuto da lui un compenso di 20 euro per un rapporto sessuale orale consumato in macchina poco prima che i poliziotti li controllassero.

    Una doppia vita, quella di don Antonello: di giorno ordinato sacerdote della parrocchia di San Nicola di Mira a Messignadi, frazione di Oppido Mamertina, di notte, sotto falsa identità – per lo più utilizzando il nickname “Nico” e qualificandosi come professore di educazione fisica – avrebbe continui rapporti omosessuali, talvolta a pagamento, con giovani contattati tramite applicazioni varie su internet.

    E, del resto, dei gusti e degli approcci di don Antonello erano in tanti a sospettare. Il parroco, infatti, si era scelto come segretario un 20enne, dopo avere esautorato la precedente segretaria, colpevole – secondo quanto accertato dalle indagini – di avere informato i genitori dell’indagato delle voci che circolavano sulle sue tendenze omosessuali.

    Il religioso è indagato anche per sostituzione di persona, detenzione di materiale pedopornografico ed adescamento di minorenni. In sostanza, si attribuiva falsi nomi e diceva di svolgere professioni diverse da quella effettiva e deteneva materiale pedopornografico che aveva acquisito chattando e che aveva memorizzato nei suoi smartphone di ultima generazione. Nel corso dell’attività di intercettazione, infatti, gli investigatori avranno modo di documentare diversi incontri omosessuali avuti dal parroco che, in alcuni casi, avrebbe anche pagato per soddisfare le proprie voglie, anche con ragazzi di nazionalità straniera.

    Adescamenti online, invio di foto e video a sfondo sessuale, proposte di pagamento. Un quadro squallido quello che emerge dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Gip Antonio Scortecci, che ha avvalorato l’impianto accusatorio portato avanti dal pm di Reggio Calabria, Sara Amerio.

    Ma dalle conversazioni intercettate emergerebbe anche il comportamento assunto dal vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, monsignor Francesco Milito, che, consigliava a don Antonello “di evitare di parlare con i Carabinieri di queste cose e, in generale, con nessun appartenente alle forze dell’ordine, poiché questi non si limitano a parlare amichevolmente come stanno facendo loro, ma potrebbero redigere un promemoria che potrebbe far degenerare le cose”. E’ il 15 luglio del 2015. Parleranno diverse volte don Antonello e il vescovo Milito. Il prete accusato di rapporti sessuali con minori proverà a giustificare la propria posizione a screditare le chiacchiere e il vescovo gli risponderà “che a maggior ragione è meglio evitare che ci parlino i Carabinieri e che sarebbe meglio che ci parlasse lui anche perché facendo così la gente del paese non potrà dire che ha lasciato correre, ma dirà che per risolvere la situazione ha fatto tutto quello che poteva fare”.

    I due, insomma, sembrano concordare una strategia: il vescovo consiglierà a don Antonello di andare dai genitori e “parlare con la massima tranquillità”. Il 7 agosto è di nuovo il vescovo Milito a parlare direttamente con don Antonello, che minimizza le voci ricorrenti sul proprio conto. Parlano delle chiacchiere delle suore. Ma il vescovo rassicurerebbe il parroco : “Lascia perdere questo perché non… la cosa gravissima non è, è questo pettegolume di suore. Tu piomba subito e glielo puoi dire, io mi sono incontrato col Vescovo, il vescovo ci è rimasto proprio… (incomprensibile)”.

    Infine, il 19 settembre, due giorni dopo la perquisizione nel corso della quale verrà trovato in casa del prete diverso materiale utile alle indagini, don Antonello confiderà a un amico di aver riferito tutto (“sia il reato che gli viene contestato e sia quello che gli è stato sequestrato”) al vescovo, chiedendogli, ove lo ritenesse opportuno, la sospensione a divinis, ma di aver ricevuto dal suo superiore l’invito a continuare a fare ciò che faceva prima dell’atto della polizia giudiziaria.

    E tra i documenti rinvenuti nell’abitazione di don Antonello verrà trovata anche una copia della lettera delle sue dimissioni indirizzata al vescovo già nel 2010. Rimarrà senza alcun seguito.

  • Gioia Tauro, prete arrestato per pedofilia: vescovo sapeva. “Non parlare con i carabinieri”

    Gioia Tauro, prete arrestato per pedofilia: vescovo sapeva. “Non parlare con i carabinieri”

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  • Prete arrestato per pedofilia, Marziale: “Inaccettabile che la Chiesa chieda preghiera per pedofili”

    Prete arrestato per pedofilia, Marziale: “Inaccettabile che la Chiesa chieda preghiera per pedofili”

    “Quando si apprende che un sacerdote è implicato in vicende che hanno a che fare, a vario titolo, con abusi sui minori ti si accappona la pelle, ma quando vieni a sapere che quel sacerdote è un tuo conoscente e con lo stesso più volte hai scambiato opinioni in merito alla pedofilia e a ciò che essa rappresenta, cioè il crimine più orrendo nei confronti dell’umanità, lo stupore non può che trasformarsi in rabbia”: è quanto dichiara il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, in merito all’arresto del parroco della Chiesa di Messignadi di Oppido Mamertina (RC) per prostituzione minorile, colto dagli uomini della Polizia di Stato in flagranza di reato.

    “Davvero non se ne può più – incalza Marziale – e questo caso mi è utile per ricordare a Papa Francesco che la lotta alla pedofilia non si fa a suon di slogan ad effetto o istituendo commissioni di studio, ma spretando i sacerdoti che si macchiano di tale orrendo peccato-reato. Così come è bene ricordare all’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali della Diocesi di Oppido Mamertina_Palmi che i fedeli devono essere invitati a pregare per le piccole vittime e non per il prete pedofilo, per il quale bisogna solo auspicare che gli sia tolta la tonaca e gli vengano riconosciute le responsabilità in termini di equa giustizia. Ciò che si legge nel comunicato diramato dal dipartimento diocesano è stucchevole e inaccettabile”.

    Marziale conclude dicendosi: “Indignato, ma grato agli inquirenti per il prezioso quotidiano lavoro a difesa dei bambini”.

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  • Reggio Calabria, sacerdote arrestato: accusato di aver fatto sesso a pagamento con minorenni

    Reggio Calabria, sacerdote arrestato: accusato di aver fatto sesso a pagamento con minorenni

    Un sacerdote di 44 anni della Piana di Gioia Tauro è stato arrestato stamane dagli agenti della Squadra mobile di Reggio Calabria per prostituzione minorile, sostituzione di persona, detenzione di materiale pedopornografico ed adescamento di minorenni. Il religioso è stato rintracciato nella canonica della parrocchia.

    Al sacerdote è stata notificata una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Reggio Calabria che ha accolto la richiesta della Procura della Repubblica. Le indagini della squadra mobile hanno avuto inizio nel marzo scorso quando un equipaggio della Polizia aveva sorpreso l’indagato con un minore, a bordo della sua auto, in un luogo appartato e poco frequentato. Il minore riferiva di aver conosciuto l’uomo in una chat per incontri omosessuali.

    È di venti euro la somma pagata dal sacerdote arrestato dalla squadra mobile di Reggio Calabria per una prestazione sessuale con un minorenne. È quanto emerso nel corso delle indagini dirette dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria. Nei mesi scorsi gli agenti della polizia di Stato sorpresero un minorenne in compagnia del sacerdote in un luogo appartato. Il minore raccontò gli investigatori di aver conosciuto l’uomo – che si era presentato sotto nome falso – attraverso una chat per omosessuali. Al magistrato della Procura della Repubblica di Reggio Calabria il minore precisò successivamente di averlo conosciuto pochi mesi prima, attraverso un’applicazione per smartphone, denominata Grinder, che consente interazioni virtuali fra diversi utenti, attraverso scambi di immagini e messaggi di testo.

    Il minorenne raccontò anche che l’uomo, con il quale si era sentito in precedenza diverse volte, gli aveva riferito che era un ricercatore scientifico di un paese della Piana di Gioia Tauro e che aveva 35-38 anni. I due concordarono un incontro attraverso Whatsapp. Ai magistrati il minorenne riferì inoltre di aver ricevuto la somma di 20 euro per un rapporto sessuale consumato in macchina poco prima che i poliziotti li controllassero. Gli accertamenti della squadra mobile di Reggio Calabria consentirono successivamente di appurare che l’uomo era un sacerdote di una parrocchia della Piana di Gioia Tauro.

    http://www.ilmessaggero.it/primo_piano/cronaca/sacerdote_arrestato_sesso_minori_reggio_calabria-1435935.html

  • Gioia Tauro, prete arrestato per rapporti omosessuali con minorenni. “Tra vittime figli di persone legate alla ‘ndrangheta”

    Gioia Tauro, prete arrestato per rapporti omosessuali con minorenni. “Tra vittime figli di persone legate alla ‘ndrangheta”

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  • Bestiali e Immondi subumani chi usa violenza sui Minori. (intervista video)

    Bestiali e Immondi subumani chi usa violenza sui Minori. (intervista video)

    di Francesca Lagatta – Questa è solo una delle tante di storie raccapriccianti di violenze e di abusi ai danni di un minore, un’altra, l’ennesima storia di indifferenza e abbandono dove, alla fine, l’unico che paga il conto è chi denuncia. E’ successo ancora, è successo di nuovo, in un angolo della Calabria timorata di Dio e di certi suoi rappresentanti.

    La bambina ha 11 anni e viene ripetutamente molestata dall’uomo che tutti i giorni entra in casa sua per pregare. Non è un prete, ma un pastore di anime che pretende di illuminare le menti altrui guidandole in un cammino detto neocatecumenale di cui la famiglia era adepta da 26 anni e che, negli ambienti della laica misericordia, è notoriamente un diretto “concorrente” di altri filoni di cammino spirituale.

    Non sono il suo papà e la sua mamma ad accorgersi delle molestie, ma un medico psicoterapeuta con cui la ragazzina ha un colloquio di oltre tre ore, dopo aver mostrato alcuni disturbi di salute presumibilmente di natura psicologica. Il medico è perentorio: sarà lui stesso a presentare un esposto in Procura. Ma il presunto molestatore assiduo frequentatore dei palazzi clericali, prova ad intimidire la vittima e la sua famiglia esercitando ogni tipo di pressione.

    Un fratello della ragazzina viene cacciato dal seminario che frequentava già da qualche tempo, il suo papà viene allontanato dalla comunità neocatecumenale.

    Si fanno scadere i termini per la presentazione dell’appello, quando l’orco viene prosciolto dalle accuse nella sentenza di primo grado, poi chiede ai suoi assistiti di rimuovere, su richiesta di un potente legale della città, gli articoli che lo riguardano. In realtà quasi nessuno ha voluto parlarne e di articoli ne è stato scritto solo uno, su un noto giornale locale. Giornale a cui un importante uomo di Chiesa intima di non scrivere più. Il giornale si inchina ed esegue gli ordini e, per uno strano caso, il firmatario dell’articolo, di lì a poco, cambia mestiere. La comunità punta il dito contro gli eretici che hanno osato sfidare le ire Sua Eminenza, mentre i fedeli, esterrefatti, incrociano le braccia al petto e si girano dall’altra parte. Perché laddove aleggia l’ombra di Dio in mezzo, la vittima è sempre chi lo invoca mai non chi ne subisce i fanatismi, anche se la prima è già accusato di molestie su minori mentre il carnefice è un padre disperato che cerca giustizia per due figlie cadute nel tunnel dell’anoressia e una madre che ha la morte nel cuore.

  • Cosenza, violenza sessuale: incidente probatorio per prete indagato

    Cosenza, violenza sessuale: incidente probatorio per prete indagato

    La procura di Cosenza ha chiesto l’incidente probatorio per il caso della presunta violenza sessuale subita da un ragazzo di 11 anni da parte di un sacerdote cosentino. Il religioso, che insegna in una scuola media, avrebbe infatti molestato un suo allievo. La cosa era stata denunciata, nelle scorse settimane, dai genitori del ragazzo. La squadra mobile aveva poi perquisito l’abitazione del sacerdote, sequestrando, tra l’altro, anche un computer. Adesso la richiesta di ascoltare le dichiarazioni del ragazzo, in maniera protetta, ma alla presenza del sacerdote.

    http://www.corrierequotidiano.it/30953-cronaca/calabria-cosenza-news/cosenza-violenza-sessuale-incidente-probatorio-prete-indagato

  • Don Francesco Rutigliano Colpevole Di Abusi Sessuali Su Minori Esige Il Silenzio. Invece… (Contiene decreto canonico)

    Don Francesco Rutigliano Colpevole Di Abusi Sessuali Su Minori Esige Il Silenzio. Invece… (Contiene decreto canonico)

    L’accertamento dei fatti, nel suo caso, è stato direttamente perseguito dalla “Congregazione per la Dottrina della Fede”, ovvero dalla preposta struttura del Vaticano. Uno dei rari casi a cui si è abituati ed una circostanza che, nel caso specifico, stronca alla radice il teorema che vorrebbe presentare i preti pedofili come povere vittime dei nemici della Chiesa. Eppure il Don Francesco RUTIGLIANO (in foto con il sindaco di Bivongi Felice Valenti e l’Ambasciatore di Spagna nella Santa Sede) persevera nel tentativo di negare, chiedendo in ogni dove il silenzio omertoso a propria tutela. Proprio per questo come Casa della Legalità oltre che raccontare dei recenti tentativi di far oscurare i fatti promossi dal Rutigliano, procediamo con la pubblicazione del Provvedimento integrale della “Congregazione per la Dottrina della Fede” con cui è stato ritenuto “COLPEVOLE” degli abusi su minore tra il 2006 ed il 2008…
    Partiamo proprio dal documento ufficiale che la “Rete l’abuso” – sezione tematica della Casa della Legalità – Onlus – ha reperito, nell’ambito delle verifiche promosse sul sacerdote in questione.

    Nel provvedimento in cui si è riconosciuta la responsabilità di Don Francesco Rutigliano si legge:

    «Il Rev.Francesco RUTIGLIANO, del Clero della Diocesi di Locri-Gerace, … ordinato il 30 settembre 2006, il 12 giugno 2009 venne accusato davanti a questo Tribunale per abuso su minori avvenuto a danno del Sig. [omissis] nel periodo fra il 2006 e il 2008. Le accuse (…) riguardavano ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni… Gli abusi avrebbero avuto inizio già intorno al 2004, prima dell’ordinazione diaconale dell’accusato».

    «Nell’esame degli atti – va rilevato innanzitutto che – anche senza considerare le testimonianze de relato raccolte in fase preprocessuale – il denunciante (riudito in sede processuale a distanza di un anno dalla denuncia) è coerente e concorde nel descrivere in modo preciso i comportamenti del Rev. Rutigliano nei propri confronti, ribadendo particolari anche minuti. Molti singoli elementi della sua testimonianza (p. es. la presenza delle due anziane sorelle bovalinesi alla gita di Assisi o la descrizione degli ambienti in cui sarebbero avvenuti i delitti) sono stati riscontrati mediante indagini del Tribunale o non hanno potuto ricevere smentita da parte dell’accusato, che, anzi, spesso ha confermato la veridicità dell’accusatore… Prescindendo ancora dai testimoni de relato, non si ricava mai l’impressione che le accuse siano motivate da rancore o da altri fini, se non quello di liberarsi da un peso che grava sulla coscienza e sul proprio passato. Il denunciante, per esempio, non ha mai inteso chiedere un risarcimento economico per i danni subiti dai presunti abusi». Ancora: «La difesa, quando si sofferma nell’evidenziare la fragilità emotiva e caratteriale del denunciante, non smentisce ma, anzi, conferma questa condizione di vulnerabilità della presunta vittima, confermando ulteriormente credibilità al quadro in cui gli abusi possono essersi verificati… Viene inoltre confermata dagli stessi elementi di prova presentati dall’accusato la sua personalità, tendente legare a sé le persone nell’ambito del ministero pastorale, con l’esito di creare una sudditanza psicologica nei propri confronti… Le affermazioni di autorità effettuare mediante l’esibizione di amicizie potenti o altolocate, depongono nella direzione di un quadro di debolezza e fragilità personale dell’accusato, profilo in cui ben si inquadra il bisogno di relazioni impari vissute in maniera totalizzante, come è stata quella – chiaramente dimostrata e ammessa dall’accusato – instauratasi fra il Rev. Rutigliano e la presunta vittima». Prosegue ancora il provvedimento: «La difesa, esibendo apposita perizia di parte che dimostra l’integrità del frenulo del pene dell’accusato, invoca il fatto come indice della sua verginità. Questo elemento va però ricusato, perché è facilmente riscontrabile nella lettura medica che la lacerazione del frenulo non è un evento contestuale ad ogni primo rapporto sessuale; anzi, se i rapporti – anche anali – avvengono senza foga o con opportune precauzioni, essa potrebbe non verificarsi mai. Analogamente, va respinta l’affermazione che i segni particolari sul corpo dell’accusato (e, in particolare, i nei sul pene) debbano essere stati necessariamente notati dal presento abusato, il quale ha invece affermato di non aver mai notati detti segni. La non-macroscopicità dei segni e, soprattutto, il contesto non certo analitico in cui essi avrebbero potuto essere notati, porta a non ritenere il particolare come un’udienza della non veridicità della presunta vittima».Proprio per queste ed altre valutazioni il Tribunale ecclesiastico afferma che «Pertanto, con il presente Decreto, il Rev. Rutigliano è dichiarato colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio, commesso nei confronti del Sig. [omissis] nel periodo fra il 2006 e il 2008…»

    Nonostante la gravità dell’accusa per cui Don Francesco RUTIGLIANO è stato ritenuto colpevole, la sanzione è stata solo una sospensione temporanea (quattro anni) dall’esercizio di qualunque ministero pubblico (ma con possibilità di tenere in forma privata la Santa Messa). Se il provvedimento a seguito del procedimento canonico è datato adottato il 20 giugno 2011, il Don Francesco RUTIGLIANO è, come si apprende dalle notizie e foto riportate online, rimasto in prima linea, tra i Papi ed Autorità, senza alcuna timidezza (e vergogna).

    Il 24 dicembre 2013 si ritrova online [vedi ad esempio qui] articolo e foto (riportata a lato) del Don Francesco RUTIGLIANO con Papa Ratzinger per la «Benedissi Papa Benedetto XVI al Reverendo Don Francesco Rutigliano in Vaticano, la “prima pietra” del nuovo Centro Pastorale di Bivongi». Don RUTIGLIANO, infatti – che doveva restare per quattro anni lontano da qualunque ministero pubblico – seguì la realizzazione del “Centro pastorale di Bivongi” che, come si legge è «opera che vede un congruo finanziamento erogato dalla C.E.I per circa 600 mila euro» e che porterà «la denominazione di Papa Giovanni Paolo».

    Passarono pochi mesi e Don Francesco RUTIGLIANO tornava in Vaticano. Sono sempre le foto e notizie online che lo testimoniano [vedi ad esempo qui]. Era il 22 febbraio 2014quando, nella Basilica di San Pietro in Vaticano, si teneva la cerimonia del Concistoroindetto da Papa Francesco per la creazione di diciannove nuovi Cardinali. Tra gli ospiti spunta Don Francesco RUTIGLIANO che, dopo la celebrazione, incontrava, nel Palazzo Apostolico, il nuovo Segretario di Stato della Città del Vaticano Pietro Parolin (nominato da Papa Francesco al posto del noto cardinal Bertone):

    Insomma: nei “quattro anni” di sospensione dall’esercizio pubblico dei ministeri, il responsabile (conclamato dalla Congregazione della Dottrina della Fede) di abusi – sessuali – su minori, Don Francesco RUTIGLIANO andava e veniva alle occasioni importanti in Vaticano, sia con Papa Ratzinger (2013) sia con Papa Francesco (2014).

    Ora il Don Francesco RUTIGLIANO, che tanto ama la risonanza mediatica, vorrebbe non comparire. Vorrebbe – anzi esige – che la sua responsabilità (conclamata dalla Congregazione della Dottrina della Fede) di abusi – sessuali – su minori tra il 2006 ed il 2008 venga nascosta all’opinione pubblica.

    Proprio con questa finalità scriveva prima al Garante della Privacy, ovviamente evitando di segnalare il documento (della stessa struttura preposta del Vaticano!) che lo riconosce “colpevole” di una delle più deplorevoli e infamanti condotte (abusi sessuali su minori), e poi chiedendo al provider che ospita il server della “Rete l’Abuso” di oscurare le informazioni che lo riguardano, con la società proprietaria del server che ossequiosamente, assumendosi le prerogative spettanti alla Magistratura, intima a Francesco Zanardi, portavoce della “Rete L’Abuso”, di cancellare i contenuti riguardanti il Don Francesco RUTIGLIANO perché altrimenti gli oscureranno tutto il sito.

    Non ci pare serva altro da aggiungere, a questo punto, per comprendere come stiano i fatti.

    FONTE

    Secondo il sito della Diocesi di Civitavecchia – Tarquinia, il rev. Francesco Rutigliano è stato reintegrato pochi giorni fa come vice parroco della chiesa di S. Giordano Martire.

    http://www.civitavecchia.chiesacattolica.it/home_diocesi/news/00023189_Nuove_nomine_in_Curia_e_nelle_parrocchie.html

  • «Fra tre mesi sarò vescovo», l’ambiziosa carriera  del sacerdote indagato per abusi su minore a Cosenza

    «Fra tre mesi sarò vescovo», l’ambiziosa carriera del sacerdote indagato per abusi su minore a Cosenza

    Emergono nuovi particolari sul prete accusato di avere avuto attenzioni sessuali nei confronti di un ragazzino, suo alunno in una scuola di Cosenza

    COSENZA – «Fra tre mesi sarò vescovo». Così diceva, un po’ scherzando un po’ no, il sacerdote accusato dalla procura della Repubblica di Cosenza, di abusi sessuali su un ragazzino di 12 anni, suo alunno in una delle migliori scuole di Cosenza.
    L’aspirazione del prete all’episcopato era nota a diversi sacerdoti di Cosenza che lo conoscevano e di tanto in tanto lo frequentavano.

    «Fra non molto mi bacerai la mano» era un’altra delle battute che il religioso rivolgeva ad amici e conoscenti, mimando il gesto riservato ai vescovi in segno di rispetto e devozione.

    Probabilmente gli inquirenti che hanno tenuto sotto controllo il prete, a seguito della denuncia dei familiari del bambino che avrebbe subito le sue insane attenzioni, hanno ascoltato qualcuna di queste frasi.

    La possibilità di un avanzamento dell’indiziato nella gerarchia ecclesiastica, ha indotto il pm Antonio Bruno Tridico ad accelerare i tempi d’intervento nell’inchiesta avviata diversi mesi addietro.

    La scorsa settimana è stata così disposta una perquisizione domiciliare al sacerdote, con contestuale sequestro del computer personale ed altri supporti informatici. Sarebbero stati trovati filmati e immagini pornografiche.

    Il computer, i suoi contenuti ed i collegamenti a internet effettuati, sono ora all’esame della squadra mobile di Cosenza. Come sono al vaglio degli investigatori determinate espressioni riguardanti l’eventuale nomina a monsignore del sacerdote cosentino indagato.

    Intanto, l’avvocatessa Rossana Cribari, che difende l’indiziato, non esclude che prima o poi possa svolgersi un incidente probatorio, con un confronto fra la presunta vittima e il presunto molestatore, alle presenza del giudice delle indagini preliminari e di uno psicologo dell’infanzia.  Il tutto per valutare l’attendibilità del racconto del ragazzino.

    Secondo indiscrezioni trapelate, però, il pubblico ministero oltre ad aver in mano la denuncia dei genitori del bambino e la versione dello stesso sui fatti contestati, a supporto dell’accusa, avrebbe nel fascicolo altri elementi acquisiti nel corso dell’attività investigativa.

    La Curia di Cosenza e l’arcivescovo Francesco Nolè, continuano a mantenere sulla vicenda un atteggiamento di cautela. «La nostra Chiesa – ha detto il presule – mentre confida nell’operato della magistratura e degli inquirenti, invita tutte le comunità a pregare per la presunta vittima dell’abuso, per la sua famiglia e per il sacerdote ed esorta a non cadere nella tentazione del facile giudizio fino a quando non saranno appurate le eventuali responsabilità del sacerdote e non sarà fatta piena luce sull’intera e triste vicenda».

    Stessa cautela e riserbo sulle indagini in atto continua a mantenere in questo momento la procura della Repubblica.

    http://www.ilquotidianoweb.it/news/cronache/742268/-Fra-tre-mesi-saro-vescovo.html

  • Padre Fedele a Iacchité: “Prete pedofilo dovrebbe andare nel mare con una macina da mulino al collo”

    Padre Fedele a Iacchité: “Prete pedofilo dovrebbe andare nel mare con una macina da mulino al collo”

    Lui è il francescano che ha subito dieci anni di gogna mediatica prima di essere dichiarato innocente in un processo pieno di contraddizioni per un presunto abuso sessuale ai danni di una suora risultata poi una teste inattendibile, Iacchité è la redazione on line cosentina le cui pagine, un mese fa, furono oscurate preventivamente dalla Procura di Cosenza perché le notizie in esso contenute avrebbero provocato una grave forma di ansia al sindaco della città bruzia, Mario Occhiuto. E qualche giorno l’ex capo ultras del Cosenza Calcio ha affidato un lungo sfogo alle pagine del direttore Gabriele Carchidi per esprimere il disappunto per l’accostamento della sua storia processuale a quello della segretezza mantenuta sul nome del prete indagato in città per presunti reati di pedofilia ai danni di un ragazzino. Ma la sua non vuole essere una difesa personale, piuttosto una presa di posizione e dura condanna contro il fenomeno della pedofilia e di chi continua a coprirlo. Una voce fuori dal coro, quella di Padre Fedele, come sempre fuori dai canoni, che proprio per la sua propensione di farsi beffa di convenzioni e poteri forti, potrebbe essere stato catapultato ingiustamente in un processo di cui alcuni colleghi giornalisti hanno scritto che fosse montato ad arte al fine di screditarlo.

    Ecco, integralmente, il testo della lettera pubblicata sul sito www.iacchite.com:

    “Caro direttore, le chiedo un po’ di spazio per alcune precisazioni e riflessioni sui recenti scandali della Chiesa universale e locale.

    Un collega “giornalista” (la parola è virgolettata per ovvi motivi, intelligenti pauca) oggi mi ha accomunato ad altri ecclesiastici che si sono macchiati di gravi peccati e ricchezza sfrenata.

    Sono stanco di leggere, dopo dieci anni di calvario mediatico, durante i quali ho ricevuto pesanti insulti e grandi ingiustizie, molta sporcizia e quanto altro sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo.

    Nell’ultima sentenza del Tribunale di Catanzaro per il famoso complotto a mio danno, è scritto: “il fatto non sussiste, la suora è inattendibile, ecc.”. Ed allora perché accostarmi a Luberto Alfredo, ricco, opulento, ladro e approfittatore dei poveri malati, al mercante del tempio per la vendita di arredi sacri dell’Abbazia di San Giovanni in Fiore, alla borsa del santuario di San Francesco di Paola abusando delle offerte dei fedeli, al prete pedofilo di San Giacomo d’Acri e all’attuale scandalo del prete pedofilo di cui non si pubblica il nome forse perché è in programma la sua promozione a vescovo?

    Sono indignato e amareggiato.

    Mi sto preparando a sorella morte. Ieri ho compiuto 78 anni ed ancora alcuni “giornalisti”, forse per riempire pagine di giornali, avvicinano l’innocente frate a questi delinquenti che Papa Francesco ogni giorno condanna.

    Permettetemi di aprire un francescano sipario, non per superbia e vanagloria, ma per la storia.

    Forse non sapete che sono uno dei sacerdoti più poveri del mondo (cfr. atto notarile del notaio Lanzillotta Stefania). Sono in lista per donare un rene da vivo ed ho in programma la realizzazione di una seconda Oasi per bambini disabili.

    Tralascio gli aiuti ai bambini africani ammalati ed affamati, che aiuto con la collaborazione degli ultrà del Cosenza Calcio.

    Se non volete pubblicare il positivo, non buttate ancora sporcizia sul mio viso e sofferenza nel mio cuore.

    Dopo la mia morte dispenso questi inqualificabili “giornalisti” a scrivere di me. Com’è strana e crudele questa vita giornalistica!

    Ripeto, sono stato buttato sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, messo in carcere e poi agli arresti domiciliari, abbandonato dalla Chiesa locale fino ad oggi, dal mio Ordine e da molti confratelli diocesani, mentre questo prete pedofilo che dovrebbe andare nel profondo del mare con una macina da mulino al collo come vuole Cristo, viene “secretato” dalla magistratura e dalla Chiesa locale.

    Fortunatamente Papa Francesco tuona, rimprovera e scomunica preti e vescovi che coprono i pedofili. Condanna i vescovi affaristi che predicano bene e razzolano male.

    Seguo l’Innocente Maestro Divino, Cristo (“Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi, rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”), e questo meraviglioso Papa che ha il coraggio di dire la verità chiamando i vescovi affaristi e faraoni.

    Altro ed altri sono spazzatura…”

    Padre Fedele Bisceglia