Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Campania

  • Scandalo pedofilia, don Mottola vigilato speciale in cella

    Scandalo pedofilia, don Mottola vigilato speciale in cella

    «Se c’è stata una fuga di fedeli da questa parrocchia? Chi è intelligente comprende che in chiesa si viene per ascoltare la parola del Signore, non per il parroco. Sulle vicende del mio predecessore dico solo che la giustizia sta facendo il suo corso, noi andiamo avanti. Non si chiude una chiesa perché è stato arrestato il suo parroco». Infondono speranza le parole del nuovo sacerdote nominato dal vescovo Angelo Spinillo alla guida della parrocchia di San Giorgio Martire, a Trentola Ducenta. Giovane, animatore di feste improntate alla legalità, trascinatore di anime con fantasia e forza, don Giuseppe Marino, don «Peppe», come lo chiamano tutti, è la persona giusta al momento giusto. Originario di Carinaro, con servizio prestato a Roma e a Firenze, ora è in paese per dare impulso alle attività previste nell’anno pastorale. Alle sue spalle c’è un macigno. A trasportalo, don Michele Mottola, giunto in paese nel 2017, arrestato due giorni fa con l’accusa di essere un pedofilo. Ora è guardato a vista, in carcere. La sua vittima è – per la Procura – una bambina di 11 anni che ha avuto la lucidità di registrare gli incontri.

    L’OMELIA
    «Non farò accenno ai fatti accaduti, nell’omelia di questa domenica – continua don Peppe, raggiunto al telefono – guardiamo avanti, lasciamo lavorare la magistratura. Questa comunità ha bisogno di tranquillità. Celebrerò quattro messe e spiegherò la parola di Dio». Il nuovo parroco intende voltare pagina, anche se la ferita per tutti i fedeli è ancora aperta. Il protagonista della brutta pagina di violenza su minorenne, don Michele, ieri ha trascorso la notte in carcere, in un reparto della casa circondariale di Secondigliano prevista proprio per i detenuti accusati di reati su minorenni. Domani, alle nove e trenta, il giudice che ha firmato l’arresto si recherà in carcere per interrogarlo, alla presenza del suo avvocato, Antimo D’Alterio. L’ex parroco originario di Qualiano, sospeso dal vescovo Angelo Spinillo già a maggio, potrebbe però scegliere di avvalersi della facoltà di non rispondere.

    LE ACCUSE
    In contemporanea, si sta cercando di capire se quei comportamenti ambigui con bambine piccole, don Michele li avesse già avuti altrove, a Caivano, per esempio. Dopo l’allontanamento da Trentola Ducenta, don Michele ha trascorso tre mesi di clausura, nel convento dei frati francescani di Giugliano in Campania, per riflettere, pregare, ritrovarsi, pentirsi. Tre mesi di isolamento imposto dal vescovo Angelo Spinillo, un procedimento necessario come l’allontanamento dalla parrocchia di San Giorgio che, di fatto, ha anche disattivato il pericolo di reiterazione del reato, che ha messo il presunto prete pedofilo in condizioni di non poter nuocere ancora. E infatti, don Michele Mottola era tornato a Qualiano, sua città d’origine, solo da qualche settimana. Il tempo per farsi trovare dalle Iene, farsi mortificare per strada, negare all’inviata dello show Mediaset quelle accuse che, invece, davanti al vescovo Spinillo ha parzialmente confermato. Dalla fine di maggio, quando la Diocesi diede notizia dell’allontanamento fornendo ai media anche le generalità del prete, fino all’arresto di due giorni fa, sono passati cinque mesi. Troppi, secondo alcuni.

    https://www.ilmattino.it/caserta/preti_pedofili_don_mottola_vigilato_speciale_in_cella-4852726.html

  • Caserta, «Basta con i bacetti»: l’inferno della bimba di 11 anni vittima del prete-orco

    Caserta, «Basta con i bacetti»: l’inferno della bimba di 11 anni vittima del prete-orco

    «Ho avuto una fase di debolezza durante la quale, effettivamente, ho assunto comportamenti non consoni al rapporto che dovrebbe esserci tra un prete e una minore». La confessione di don Michele Mottola, l’equivalente di una prova regina, cade sulla scrivania del vescovo di Aversa, Angelo Spinillo, il 24 maggio scorso. Pochi giorni dopo, quelle ammissioni, titubanti sì, ma gravissime, finiscono su un’altra scrivania, distante da quella del prelato poco più di un chilometro. Quella del procuratore di Napoli Nord, Francesco Greco, che istruisce un fascicolo per abusi sessuali su minore e, in estate, interroga la vittima, in incidente probatorio. Acquisisce i file audio che la ragazzina registra durante i suoi incontri, proibitissimi, in parrocchia col prete. È il 24 settembre quando il pm Paolo Martinelli chiude la pratica e firma la richiesta d’arresto.

    Passeranno 43 giorni prima che il gip Antonino Santoro firmi la misura restrittiva per don Mottola, ritenendo la sua una «personalità deviata», e le prove raccolte dal pm «granitiche». Ravvisando, quindi, le esigenze cautelari, più in virtù del pericolo di reiterazione del reato che del rischio concreto di una fuga. Prove che, per la verità, raccoglie la stessa vittima, registrando di nascosto il prete mentre la molesta, mentre le chiede «bacetti e abbracci» e lei cerca di sottrarsi, con sussurri strozzati: «Basta… basta». Poi quell’ordine, «lavati i denti», dopo una serie di sinistri fruscii, che il sessantenne impartisce alla vittima, un ordine che evoca un mondo di sporche molestie che si sarebbero consumate nell’inconsapevole complicità di un’intera parrocchia, e della stessa famiglia della vittima che, quel prete, fino alla primavera scorsa, lo ospita a cena una volta a settimana e che, sempre prima di maggio, non vede niente di strano nei regali che Mottola fa alla ragazzina. Uno zaino, un computer.

    Tra i due si instaura un rapporto morboso, «come tra fidanzati» dice il prete. E gli adulti non se ne rendono conto. Un rapporto che poi Mottola definisce una «storiella» quando la ragazzina tenta di troncare, ma ha quasi paura di deluderlo e poi si rivolge, inutilmente, ai catechisti. Si confida anche con la madre che affronta il sacerdote e crede a lui, al parroco, anziché a sua figlia. La ragazzina è sola, affida a un diario il suo dramma. «Ma è sesso quello che facciamo io e don Michele?» si chiede. Pensieri che diventano lo scheletro delle 50 pagine di ordinanza spiccata dal gip Santoro. Insieme ai file audio, per ora non passati per alcuna perizia tecnica, e con la conferma delle denunce, avvenuta in incidente probatorio, a luglio, quando l’11enne ripercorre i mesi delle molestie, i vani tentativi di farsi aiutare dagli adulti, l’iniziativa di registrare quegli incontri segreti per i quali si sente colpevole, lei, che invece è la vittima.

    Tutto questo, per il gip, è sufficiente e tiene in piedi le esigenze cautelari nonostante i fatti risalgano a cinque mesi fa. Mottola è pericoloso, la sua è una «personalità deviata», tale da pensare di essere «fidanzato» con una bambina di undici anni. Per questo il gip firma l’arresto, nonostante la Diocesi abbia messo il sacerdote in condizione di non poter nuocere ancora, allontanandolo dalla parrocchia di San Giorgio Martire di Trentola Ducenta, dove sarebbero avvenuti i fatti, poi imponendogli l’isolamento in un convento di Giugliano. Mottola lasciato la «clausura» a fine ottobre e va a vivere dal fratello a Qualiano dove, ieri mattina, la polizia esegue una perquisizione prima di arrestarlo. Esce dal commissariato, bersagliato dai flash dei cronisti, che sono quasi le tre del pomeriggio. Sguardo fisso, poi si nasconde dietro una borsa. La volante parte in direzione Secondigliano, penitenziario in cui c’è un reparto riservato agli aggressori sessuali.

    È fissato per lunedì il faccia a faccia col gip. L’avvocato Antimo D’Alterio, difensore del sacerdote, ha fatto sapere che sin da maggio il suo assistito si è messo a disposizione della Procura che però non ha ritenuto di non interrogarlo. «Le esigenze cautelari, a cinque mesi dai fatti, sono discutibili, si sarebbe potuta applicare una misura meno afflittiva», dice il penalista che poi conferma l’esistenza delle parziali ammissioni rese al vescovo e chiarisce che «la gravità dei fatti contestati dai magistrati impone che se ne discuta solo nelle sedi opportune». Si va verso il processo, mentre continua il linciaggio mediatico e si apprende che, sette giorni fa, il papà della ragazzina insegue il prete mentre percorre l’Asse mediano e lo manda fuori strada con la macchina. Poi cerca di aggredirlo: lo salvano due motociclisti. È il terzo tentativo di giustizia fai da te, da maggio. Il padre della bimba insulta il sacerdote in pubblica piazza nelle settimane in cui vien fuori il fatto. Dopo il servizio de «Le Iene», domenica, sul web si organizza una spedizione punitiva. Da ieri Mottola è al sicuro. In carcere. Ed è il secondo prete della Diocesi di Aversa, dopo Michele Barone, l’esorcista amico delle veggenti di Medjugorje a finire dietro le sbarre.

    https://www.ilmessaggero.it/italia/caserta_prete_pedofilo_bambina_11_anni_news-4851578.html?fbclid=IwAR15kWb_V7F-mp3-TLw_1foem5SgG_UY7x6_hnWhzD74cKlcyLFQrh0EgRo

  • Violenta bimba di 11 anni, Don Michele inseguito e picchiato sull’asse mediano

    Violenta bimba di 11 anni, Don Michele inseguito e picchiato sull’asse mediano

    Sarebbe stato inseguito, speronato e picchiato sull’Asse Mediano già qualche giorno fa Don Michele Mottola, il parroco di Trentola Ducenta accusato di pedofilia. A rivelare il retroscena è il portale Internapoli.it.

    L’aggressione

    Don Michele si trovava in auto, lungo l’asse mediano, circa sette giorni fa, quando sarebbe stato bloccato da un parente stretto della bimba di 11 anni vittima dei suoi presunti abusi sessuali. L’uomo l’avrebbe costretto a scendere dalla macchina e poi lo avrebbe aggredito a schiaffi e pugni. Ad evitare il peggio sarebbe stato l’intervento di due motociclisti di passaggio. I centauri, assistendo all’aggressione, avrebbero difeso il parroco e placato l’ira del familiare della bambina.

    Le cure mediche

    Successivamente all’aggressione fisica, Don Michele Mottola ha fatto ricorso alle cure mediche. Poi avrebbe denunciato anche l’episodio di cui è stato vittima ai carabinieri. I militari dell’Arma hanno avviato le indagini di rito per individuare l’aggressore. Ad ogni modo l’attenzione intorno al parroco di Trentola Ducenta, trasferito nell’Agro Aversano da Qualiano lo scorso maggio, resta altissima. Oggi per lui è scattato l’arresto. A inchiodarlo gli audio realizzati dalla vittima: una bimba di 11 anni che ha registrato gli incontri a sfondo sessuale tra i due.

    L’interrogatorio

    Sempre come anticipa Internapoli.it, lunedì prossimo il pubblico ministero interrogherà Don Michele presso il carcere di Secondigliano, in presenza del suo avvocato, il dottor Antimo d’Alterio. Determinante ai fini del suo arresto sarebbe stato anche l’incidente probatorio che ha messo l’uno di fronte l’altra il prete e la bambina. Durante di esso la piccola ha confermato gli abusi subiti mentre il parroco avrebbe respinto tutte le accuse.

    https://www.teleclubitalia.it/178156/violenta-bimba-di-11-anni-don-michele-inseguito-e-picchiato-sullasse-mediano/

  • Arrestato un prete pedofilo: la ragazzina registra audio con il telefono

    Arrestato un prete pedofilo: la ragazzina registra audio con il telefono

    Ha fatto tutto da sola la bimba vittima degli abusi di don Michele Mottola, parroco a Trentola Ducenta

    Arrestato don Michele Mottola, ex parroco di Trentola Ducenta. L’accusa è quella di abuso nei confronti di una bambina di 11 anni.

    La ragazzina non voleva più che il prete la molestasse, così ha registrato con il telefonino gli incontri tenuti col sacerdote nella canonica della parrocchia raccogliendo elementi rilevanti che ha consegnato in Procura e che hanno portato all’arresto dell’uomo.

    Ha fatto tutto da sola la bimba  vittima degli abusi di don Michele Mottola, parroco a Trentola Ducenta fino al maggio di quest’anno, poi sospeso dalla diocesi di Aversa.

    Nei suoi confronti è stato avviato un processo canonico tuttora in corso. “Lasciami stare, non mi devi più toccare”, è una delle frasi emblematiche che la piccola ha registrato mentre parlava con il prete; “è solo un gioco, non facciamo niente di male” sono le altre significative parole pronunciate invece dal sacerdote e finite nelle registrazioni consegnate dai genitori della bimba nel maggio scorso ai poliziotti del Commissariato di Aversa e fatte ascoltare alla diocesi, che ha subito sospeso don Michele dal servizio, informando la Procura di Napoli Nord. Nel frattempo gli investigatori della Polizia di Stato guidati da Vincenzo Gallozzi hanno raccolto anche delle testimonianze.

    Il cerchio sulla ricostruzione della vicenda si è chiuso con l’incidente probatorio che ha messo vittima e carnefice uno di fronte all’altro; la coraggiosa bambina ha confermato che gli abusi andavano avanti da tempo, mentre don Michele si è difeso dicendo che la minore stava farneticando. Intanto i genitori della bimba si sono rivolti al programma tv ‘Le Iene’ perché la vicenda venisse fuori in tutta la sua drammaticità.

    Sono stati gli uomini del Commissariato di Aversa, coordinati dal dirigente Vincenzo Gallozzi, a notificare l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Napoli Nord. Don Michele Mottola era già stato allontanato dalla parrocchia  il 25 maggio scorso dal vescovo Spinillo, con un “Decreto di sospensione immediate” e nei suoi confronti  era stato avviato anche il procedimento per sottoporlo al processo giudiziario canonico. La stessa curia di Aversa aveva segnalato I fatti  all Procura perché accertasse anche le sue responsabilità dal punto di vista penale.

    La vicenda era stata segnalata al vescovo di Aversa da un gruppo di fedeli della parrocchia che avevano accompagnato  la mamma della ragazza presso gli uffici della Curia vescovile per raccontare i fatti. Il caso era stato rilanciato il 3 novembre scorso nelle trasmissione televisiva delle Iene che avevano intervistato i genitori della ragazzina molestata.

    E stamattina per don Michele Mottola si sono aperte le porte del carcere.

    https://napoli.repubblica.it/cronaca/2019/11/08/news/arrestato_un_prete_di_trentola_ducenta_con_l_accusa_di_pedofilia-240574805/

  • Arrestato un prete di Trentola Ducenta con l’accusa di pedofilia

    Arrestato un prete di Trentola Ducenta con l’accusa di pedofilia

    Arrestato don Michele Mottola, ex parroco di Trentola Ducenta. L’accusa è quella di abuso nei confronti di una bambinadi 10 anni.

    Sono stati gli uomini del Commissariato di Aversa, coordinati dal dirigente Vincenzo Gallozzi, a notificare l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Napoli Nord. Don Michele Mottola era già stato allontanato dalla parrocchia  il 25 maggio scorso dal vescovo Spinillo, con un “Decreto di sospensione immediate” e nei suoi confronti  era stato avviato anche il procedimento per sottoporlo al processo giudiziario canonico. La stessa curia di Aversa aveva segnalato I fatti  all Procura perché accertasse anche le sue responsabilità dal punto di vista penale.

    La vicenda era stata segnalata al vescovo di Aversa da un gruppo di fedeli della parrocchia che avevano accompagnato  la mamma della ragazza presso gli uffici della Curia vescovile per raccontare i fatti. Il caso era stato rilanciato il 3 novembre scorso nelle trasmissione televisiva delle Iene che avevano intervistato i genitori della ragazzina molestata.

    E stamattina per don Michele Mottola si sono aperte le porte del carcere.

    https://napoli.repubblica.it/cronaca/2019/11/08/news/arrestato_un_prete_di_trentola_ducenta_con_l_accusa_di_pedofilia-240574805/?fbclid=IwAR3vhI9Pm0-pW21Pr2wdwaqf-s2EIwFlzFnCSl9lvKBFvmyCtu3yRXc9y6Y

  • Prete pedofilo a Trentola Ducenta, i dettagli agghiaccianti: “vai in bagno a pulirti la bocca”

    Prete pedofilo a Trentola Ducenta, i dettagli agghiaccianti: “vai in bagno a pulirti la bocca”

    Emergono dettagli agghiaccianti dalla storia di abusi sessuali a opera di don Michele Mottola su una bambina di 11 anni di Trentola Ducenta

    Emergono dettagli agghiaccianti dalla storia di abusi sessuali a opera di don Michele Mottola su una bimba di 11 anni andata in onda ieri sera alle Le Iene. La storia del prete pedofilo ha sconvolto la comunità di Trentola Ducenta, nel Casertano.

    Le registrazioni agghiacciati prete pedofilo

    Le violenze, che si sarebbero protratte fino allo scorso febbraio, sarebbero iniziate quando la bambina ha all’incirca dieci anni e mezzo. Ignorata dagli adulti, fa un gesto maturo per la sua età: inizia a registrare gli incontri tra lei e il prete.

    In un incontro Don Michele le dice: “Io ti terrei dalla mattina alla sera qua se tua mamma fosse più consenziente. Lo sai che ti voglio bene, lo vuoi un bacino?”. La bimba cerca di fermarlo ma lui la rassicura: “Ma guarda che non c’è nessuno. Hai paura? Abbracciami, baciami”. Qualche giorno dopo la piccola torna nell’appartamento del prete, proprio sopra la parrocchia. E continua a registrare. 

    “Vai in bagno a lavarti i denti

    Nell’audio si possono sentire sospiri, silenzi, rotti improvvisamente dal lamento della bambina, che dice “basta, basta”. A un certo punto Don Michele le dice: “Prendi questa per asciugarti e vai in bagno a lavarti i denti”. Allude così a un presunto rapporto orale. Nel frattempo la parrocchiana con cui si era confidata la bimba, quando sente queste registrazioni, le dice di avvertire subito la mamma, ma la piccola è terrorizzata. E si rifiuta di raccontare il dolore che prova ai genitori e alla sorella.

    La bambina affronta Don Michele

    Passano altri due mesi, senza che nessuno le dia aiuto e poi, il 2 febbraio 2019, c’è un nuovo incontro, durante il quale la bambina decide di affrontare Don Michele. “Quelle cose che noi facciamo, gradirei non continuare”, gli dice ma lui liquida il tutto come “una storiella”, scaricando la colpa alla bambina. Passa altro tempo, la piccola è disperata e contatta il parroco, dicendogli che ha raccontato i rapporti che avevano.

    A quel punto don Michele convoca la madre della piccola e cerca di manipolare i fatti. Spiega alla donna, in presenza della bimba, che sua figlia non è altro che una bugiarda. “Tutti i bambini vengono vicino a me, mi danno un bacino e se ne vanno”. E rimprovera la bambina: “Le bugie le sai dire. Mi hai capito che le bugie le sai dire? Sei come i kamikaze islamici, buttano una bomba, uccidono la gente e se ne vanno”. Poi prova a spaventarla: “Il fango va a finire anche su quello che è la famiglia, su di te”. I parrocchiani con cui si era confidata la bambina decidono di affrontarlo. Nel frattempo  la madre della donna va dal vescovo e gli racconta quello che don Michele ha fatto a sua figlia. Resta, però, il dolore di una bimba, che a lungo non è stata creduta e che da sola ha dovuto allontanare il prete pedofilo da lei.

  • Casapesenna, i consulenti tentano di smontare le accuse a Don Barone: ‘La ragazza è inattendibile’

    Casapesenna, i consulenti tentano di smontare le accuse a Don Barone: ‘La ragazza è inattendibile’

    La ragazzina di 14 anni vittima degli abusi da parte di Michele Barone, l’ex prete del Tempio di Casapesenna, sarebbe “inattendibile”. Questa la conclusione a cui sono arrivati i consulenti dei genitori della giovane e dell’ex sacerdote, Eduardo Giordano ed Antonino Iaccarino.

    Per i due psichiatri la ragazza sarebbe stata “isterica”, o meglio affetta da “disturbo di conversione” ed “amnesia dissociativa”. Patologie che avrebbero avuto conseguenze sulle sue attività fisiologiche, “guarite” per un effetto emozionale. Insomma la suggestione le avrebbe fatto scomparire i sintomi.

    I due professionisti hanno provato così a smontare le tesi dello psichiatra nominato dalla Procura, Raffaele Sperandeo, che aveva parlato di amnesie provocate dai traumi subiti per gli esorcismi violenti. Per Iaccarino, invece, i traumi sarebbero sopravvenuti in un secondo momento, dopo che la ragazza avrebbe concluso il suo percorso con Barone.

    Il processo riprenderà all’inizio di novembre quando dovranno sottoporsi all’esame i genitori della 14enne ed il dirigente del commissariato di Maddaloni, Luigi Schettino. Nell’udienza successiva, invece, si sarà l’atteso esame di Barone.Secondo l’accusa l’ex sacerdote avrebbe provocato lesioni all’orecchio della ragazza durante pratiche esorcistiche medievali. Barone risponde anche di violenza sessuale nei confronti di altre due fedeli.

    Casapesenna, i consulenti tentano di smontare le accuse a Don Barone: ‘La ragazza è inattendibile’

  • Il prete-esorcista resta in carcere, la Cassazione ‘gela’ don Michele Barone

    Il prete-esorcista resta in carcere, la Cassazione ‘gela’ don Michele Barone

    E’ stata confermata dalla Cassazione la detenzione in carcere per Michele Barone, l’ex sacerdote di Casapesenna (Caserta) espulso dalla Chiesa con decreto firmato da papa Francesco e ridotto, lo scorso maggio, allo stato laicale dopo le denunce per abusi sessuali e maltrattamenti durante gli esorcismi. A suo carico è in corso il processo a porte chiuse davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

    Con un verdetto depositato oggi, i supremi giudici – sentenza 39972 – hanno respinto il ricorso della difesa di Barone contro la misura cautelare degli arresti in cella. L’ex prete, che è in prigione da più di un anno e mezzo, è stato arrestato nel febbraio 2018. E’ accusato di violenza sessuale e lesioni commesse ai danni di tre donne, tra cui una ragazzina di 15 anni, che avrebbero subito gli abusi durante riti di liberazione dal ‘male’. Barone venne fermato dalla Polizia all’Aeroporto di Napoli Capodichino, insieme ai genitori della minorenne, di ritorno da un viaggio a Cracovia nel febbraio 2018.

    Secondo la Procura di Santa Maria Capua Vetere, il sacerdote avrebbe ingenerato nelle vittime la convinzione di essere possedute dal demonio, e le avrebbe sottoposto a trattamenti disumani e lesivi della loro dignità dopo essersi approfittato della loro fiducia. Nel corso dei quotidiani riti di ‘liberazione e purificazione dell’anima’, le vittime – secondo gli inquirenti – sarebbero state violentemente percosse, ingiuriate, minacciate e costrette a subire atti sessuali e pratiche degradanti.

    Il prete-esorcista resta in carcere, la Cassazione ‘gela’ don Michele Barone

  • Casapesenna – Processo al parroco Don Michele Barone, ascoltato il Poliziotto Esposito

    Casapesenna – Processo al parroco Don Michele Barone, ascoltato il Poliziotto Esposito

    Casapesenna – Udienza a porte chiuse ieri mattina per il processo all’ex sacerdote di Casapesenna, Don Michele Barone, accusato di violenze sessuali e violenza ai danni di una minorenne di Maddaloni. Davanti ai giudici è comparso Vito Esposito, poliziotto in servizio presso il commissariato di Maddaloni all’epoca dello scoppio del caso, su cui posero attenzione Le Iene. Esposito ha testimoniato su richiesta dell’avvocato Carlo de Stavola, difensore dell’ex dirigente del commissariato, Luigi Schettino. Secondo le ipotesi del legale, Esposito avrebbe gestito la denuncia della sorella della vittima, tentando perfino di farle ritirare la denuncia stessa. L’interrogatorio del poliziotto, si è concentrato sulla relazione da lui scritta la sera del 19 febbraio, appena dopo il servizio delle Iene, e sui messaggi telefonici scambiati tra l’allora commissario Schettino ed Esposito, la sera stessa della trasmissione. Quest’ultimo ha ribadito il suo ruolo marginale nella gestione della denuncia in considerazione del fatto che la vicenda era stata seguita dallo stesso Schettino in quanto suo superiore. L’udienza è stata poi rimandata ad altra data, per ascoltare altri testimoni.

    Casapesenna – Processo al parroco Don Michele Barone, ascoltato il Poliziotto Esposito