Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Campania

  • Don Barone condannato a 12 anni carcere: quattro anni ai genitori, assolto il poliziotto

    Don Barone condannato a 12 anni carcere: quattro anni ai genitori, assolto il poliziotto

    Tre ore di tensione e preghiere poi la calca sul pacchetto riservato al pubblico in corte d’Assise. Al primo piano del palazzo di giustizia di Santa Maria Capua Vetere è il giorno del giudizio. Esattamente due anni dopo il clamoroso blitz al tempio di Casapesenna, il tribunale condanna don Michele Barone a 12 anni di carcere. Per i giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presidente Maria Francica, a latere Alessandra Cesare ed Elena Di Bartolomeo, è colpevole il sacerdote ridotto allo stato laico dalla Santa Sede. Colpevole dei maltrattamenti nei confronti della vittima 13enne ma non per gli abusi sessuali ai danni di due ventenni. Barone è stato difeso dall’avvocato Camillo Irace.

    Sono colpevoli anche i genitori della minore che sottrassero la piccola, affetta dal disturbo di conversione, alle cure mediche dell’ospedale Bambin Gesù di Roma, per affidarla alle esclusive preghiere di liberazione del sacerdote. La madre è stata condannata a 4 anni; il padre a 4 anni e sei mesi. Entrambi hanno già perduto la responsabilità genitoriale sulla figlioletta che sarà sospesa per nove anni. Sono stati difesi dall’avvocato Giuseppe Stellato.

    Il verdetto per il commissario di polizia Luigi Schettino è invece l’assoluzione piena. Per lui «i fatti non sussistono» e quindi non ha avuto alcun ruolo nei maltrattamenti ai danni della minore. Il commissario Schettino è stato rappresentato dall’avvocato Carlo De Stavola.

    Rinviati gli atti in Procura per Schettino e il poliziotto Vito Esposito per una condotta del 2017 relativa all’omessa denuncia.

    https://www.ilmattino.it/caserta/don_michele_barone_condannato_a_12_anni_di_carcere-5035973.html

  • DON BARONE ACCUSATO DI ABUSI SESSUALI/ “Sono decine le vittime del prete”

    DON BARONE ACCUSATO DI ABUSI SESSUALI/ “Sono decine le vittime del prete”

    Davide Giancristofaro Alberti

    Don Barone accusato di abusi sessuali: in studio a Storie Italiane, su Rai Uno, il legale di una delle vittime del prete

    In studio a Storie Italiane vi è l’avvocato Luigi Ferrandino, uno dei legali delle presunti vittime degli abusi sessuali di Don Barone. “Da quello che è emerso – le sue parole – queste pratiche sono andate avanti per due anni. Molte persone si erano accorte e si erano allontanate, mentre altre si avvicinavano perchè avevano paura e il terrore di don Barone. A un certo punto c’è stata una ragazza che ha denunciato i fatti, sono intervenuti i media e poi è partito il processo. Le vittime sono tre, ma il processo riguarda decine di vittime – ha proseguito il legale, che aggiunge come siano diversi gli elementi a disposizione degli inquirenti, a conferma della tesi della violenza e degli abusi sessuali – ci sono filmati, intercettazioni ambientali e telefoniche: quando si è capito che il signore faceva queste pratiche, la procura ha nascosto cimici e di conseguenza hanno raccolto elementi molto importanti”. La sentenza in primo grado arriverà il prossimo 31 gennaio. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

    DON BARONE: PROCESSO VERSO LA CONCLUSIONE

    Si sta per concludere il processo nei confronti di don Michele Barone, l’ex parroco del Tempio di Casapesenna, in quel di Caserta, che si trova in carcere da ormai due anni con l’accusa di presunti abusi sessuali. Negli scorsi giorni, come ricorda il quotidiano Il Mattino, si sono tenute le arringhe dei legali delle parti civili, in cui sono state raccontate le storie di alcune delle presunte vittime, specificando che le stesse hanno avuto paura ad uscire dal gruppo di preghiera con il parroco di cui sopra, per paura di ricevere delle punizioni divine. In poche parole, come hanno fatto sapere gli avvocati in aula, “Molti lo considerando ancora un santo”. Il pubblico ministero ha chiesto ben 22 anni di reclusione, e sono state effettuate richieste pesanti anche per i genitori della bambina vittima di abusi, che ora rischiano 8 anni e 3 mesi (il padre) e 7 anni la mamma. Chiesti infine cinque anni per Luigi Schettino, dirigente del commissariato di Maddaloni, accusato di aver fatto pressioni affinchè venisse ritirata la denuncia contro don Barone.

    DON BARONE FERMATO A FEBBRAIO 2018

    Don Barone venne fermato nel febbraio del 2018 presso l’aeroporto Capodichino di Napoli, di ritorno da un viaggio da Cracovia assieme ai genitori della minorenne presunta abusata. Il sacerdote, stando a quanto sostenuto dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, avrebbe ingenerato nelle proprie vittime la convinzione di essere possedute dal demonio, sottoponendo le proprie vittime a trattamenti ritenuti disumani e lesivi della loro dignità, come percosse, ingiurie, minacce e atti sessuali. Oggi in studio a Storie Italiane vi sarà una presunta vittima del parroco del casertano, che racconterà la sua storia rispondendo alle domande della padrona di casa del programma di Rai Uno, Eleonora Daniele.

    DON BARONE ACCUSATO DI ABUSI SESSUALI/ “Sono decine le vittime del prete”

  • Caso Pedofilia. La Curia di Napoli nella bufera : cancelliere arcivescovile condannato per aver svelato l’identità dell’abusato

    Caso Pedofilia. La Curia di Napoli nella bufera : cancelliere arcivescovile condannato per aver svelato l’identità dell’abusato

    Un comunicato ufficiale dell’Arcidiocesi di Napoli per far sapere che il caso dei presunti abusi sessuali su di un minore partenopeo era definitavamente chiuso.

    Una risposta – senza se e senza ma – all’onda mediatica e alle accuse al cardinale Crescenzio Sepe di aver ‘dimenticato’ il dossier per anni in un cassetto dell’edificio di Largo Donnaregina.

    A far salire la pressione all’Arcivescovo era stato direttamente il Vaticano che inaspettatamente chiese conto del caso denunciato da un giovane: Diego Esposito – nome di copertura – oggi 43enne che dai 13 ai 17 anni nel quartiere napoletano di Ponticelli era stato abusato sessualmente dal suo insegnante di religione, don Silverio Mura.

    Il caso scoppia come una bomba a livello nazionale anche perchè la trasmissione ‘Le Iene’ comincia a indagare e seguiranno numerosi articoli dei giornali. Lo stesso Diego Esposito esasperato dal silenzio di Largo Donnaregina, riesce nel corso di una udienza ad avvicinare direttamente Papa Francesco e gli consegna un dossier.

    Gli uffici del Vaticano chiedono conto, la Curia di Napoli incassa, Sepe si chiude a riccio e asptta tempi migliori.

    Poi la controffensiva – al momento giusto un comunicato ufficiale – in pratica si spiega come gli uffici di Largo Donnaregina si siano mossi sul caso denunciato dalla presunta vittima. Nella sostanza dalle stanze ovattate della Curia si afferma che il caso degli abusi è chiuso.

    La nota ufficiale è composta da 31 righe ed è sottoscritta da Luigi Ortaglio, cancelliere arcivescovile e braccio destro del cardinale Crescenzio Sepe. Ciò che salta agli occhi e diventa oggetto di una denuncia penale e di una condanna l’aver reso pubblica l’identità di Diego Esposito.

    Il suo vero nome compare per ben otto volte nella nota stampa e svelato al pubblico dall’incauta Curia di Napoli. Il nome della vittima di abusi – all’epoca dei fatti minorenne – non è più un segreto. Eppure la normativa sulla privacy è chiara: occorre tutelare minori e persone abusate. La vicenda è gravissima, assurda e forse non casuale.

    Sta di fatto che Diego Esposito da quel giorno perdeil suo anonimato, il suo scudo protettivo. La sua famiglia finisce in un tunnel, lo stesso che ne gli anni Diego sposito aveva combattuto. Vicenda dolorosa che spinge Diego Esposito a denunciare la Curia di Napoli. Ne nasce un rinvio a giudizio e un processo.

    L’imputato nella sua strategia difensiva cerca di non coinvolgere i vertici della Curia in pratica il cardinale Crescenzio Sepe, si affida al rito abbreviato e neppure cita testimoni a difesa del suo operato.

    Il 14 gennaio il giudice della quarta sezione penale del tribunale di Napoli Anna Laura Alfano ha reso pubblico il dispositivo con il quale condanna il cancelliere arcivescovile padre Luigi Ortaglio a quaranta giorni di arresto, con pena sospesa, e al pagamento delle spese legali, mentre rinvia la quantificazione del risarcimento dei danni a un giudizio da tenere in sede civile.

    Il caso di Diego Esposito resta intatto nella sua drammaticità, ammonisce e mette in evidenza il vuoto che circonda la Curia Arcivescovile di Napoli. Una chiesa quella partenopea ferita a morte e in ombra.

    L’arrivo di Crescenzio Sepe a Napoli fu frutto di una punizione inflitta da Papa XVI. Il cardinale Ratzinger, presidente della Dottrina della Fede nel corso del pontificato di Papa Giovanni Paolo II aveva sempre criticato quel prete venuto da Carinaro: troppo disinvolto, desideroso di potere e di fama. Sepe fu prima segretario di Papa Giovanni Paolo II poi responsabile del Grande Giubileo e presidente di Propaganda Fide. Non sono mancate indagini e delicate inchieste a carico di Sepe tutte finite sul binario morto.

    Non appena Ratzinger ascese al soglio di San Pietro e divenne Papa chiuse la porta del Vaticano a Sepe inviandolo a Napoli.

    Strana e particolare è anche la condizione di Sepe che resta arcivescovo della città nonostante abbia raggiungo i 75 anni e quindi dovrebbe essere in pensione da due anni.

    Il porporato aggirando, infatti, il diritto canonico e forse in ragione del suo presunto blasone vaticano si è auto-prorogato il mandato a Largo Donnaregina con una sorta di silenzio assenso di Papa Francesco.

    La sentenza del 14 gennaio scorso nei fatti dovrebbe contribuire e indurre Papa Francesco a voltare pagina a Napoli, liberare la chiesa partenopea da troppi anni ostaggio dei mercanti nel tempio.

    Arnaldo Capezzuto

    Caso Pedofilia. La Curia di Napoli nella bufera : cancelliere arcivescovile condanno per aver svelato l’identità dell’abusato

  • «Don Barone soggiogava le vittime che lo consideravano un santo»

    «Don Barone soggiogava le vittime che lo consideravano un santo»

    di ​Mary Liguori

    Hanno chiesto, associandosi alla Procura, la condanna di don Michele Barone, del poliziotto Luigi Schettino e dei genitori della vittima minorenne le parti civili costituite al processo per gli abusi spacciati per esorcismi al tempio di Casapesenna.

    È ai titoli di coda il processo all’ex sacerdote (la Santa Sede lo ha ridotto allo stato laico) che si sta dibattendo al tribunale di Santa Maria Capua Vetere. I legali che rappresentano le parti offese sono gli avvocati Rossella Calabritto, Claudia Sorrenti, il curatore degli interessi della minorenne, Rosario Cristiano, e l’avvocato Daniele Ferrandino che ha recente sostituito uno degli avvocati che rappresentava una delle ragazze che hanno accusato il prete di violenza sessuale.

    L’avvocato Calabritto si è soffermato sull’aspetto «fede» e sul ruolo che essa ha giocato sulle vittime, molte delle quali hanno affermato di non aver avuto il coraggio di abbandonare il gruppo di preghiera di Barone perché temevano «punizioni celesti». È stata, nel tempo, questa la vera forza di Barone: l’assoluta fiducia che i suoi adepti nutrono nei suoi confronti. Molti di loro, ancora oggi, lo considerano un santo e il processo non ha scalfito le loro convinzioni. Non c’è stata un’udienza, d’altro canto, in cui è stato lasciato solo. L’ex prete rischia 22 anni di carcere.

    https://www.ilmattino.it/caserta/don_michele_barone_santo_processo_caserta_ultime_notizie_oggi-4990026.html

  • Esorcismi e violenza sessuale, per don Michele Barone chiesti 22 anni di carcere

    Esorcismi e violenza sessuale, per don Michele Barone chiesti 22 anni di carcere

    Ventidue anni di reclusione, per maltrattamenti nei confronti di una ragazzina di 13 anni di Maddaloni durante gli esorcismi e per violenza sessuale nei confronti di altre due fedeli. È la richiesta avanzata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere per Michele Barone, l’ex prete del Tempio di Casapesenna (Caserta), durante il processo che vede alla sbarra anche il dirigente del commissariato di Maddaloni e i genitori della ragazza vittima di soprusi.

    Dopo la prima parte della requisitoria, pronunciata durante la scorsa udienza dal pm Alessandro Di Vico, questa mattina, 27 dicembre, il pubblico ministero Daniela Pannone ha chiesto anche 5 anni di carcere per Luigi Schettino, dirigente del commissariato di Maddaloni (difeso da Carlo De Stavola), 8 anni e 3 mesi per il padre della ragazza e 7 anni per la madre. Si tornerà in aula a gennaio, coi difensori degli imputati. La sentenza è prevista per fine gennaio.

    Arrestato don Michele Barone

    Il prete (che non è più tale dal maggio 2019, su decisione di Papa Francesco) era stato arrestato nel febbraio 2018. Secondo la ricostruzione della Procura, “ingenerando nelle giovani donne la convinzione di essere possedute dal demonio, ha carpito la loro buona fede e le ha sottoposte a trattamenti disumani e profondamente lesivi della loro integrità fisiopsichica, nonché della loro dignità”. Nei “riti di liberazione” avrebbe percosso numerose giovani e le avrebbe costrette a subire atti sessuali, palpeggiandole, spogliandole e facendole dormire, nude, insieme a lui e alla sua amante.

    Erano arrivate anche le misure cautelari per i genitori della ragazza e per il dirigente del commissariato. Le indagini erano partite dopo un servizio mandato in onda dalla trasmissione televisiva Le Iene il 14 febbraio, in cui la sorella della 13enne denunciava di avere subìto gli stessi abusi e che la famiglia aveva abbandonato completamente la ragazzina nelle mani del prete; la giovane si era rivolta alle forze dell’ordine presentando un esposto contro Michele Barone ma, secondo la ricostruzione, la sua famiglia e il poliziotto fecero pressioni perché lo ritirasse.

    https://napoli.fanpage.it/esorcismi-e-violenza-sessuale-per-don-michele-barone-chiesti-22-anni-di-carcere/

  • Sacerdote del don Orione arrestato per abusi nel Napoletano: aveva chiesto trasferimento in Amazzonia

    Sacerdote del don Orione arrestato per abusi nel Napoletano: aveva chiesto trasferimento in Amazzonia

    Aveva chiesto il trasferimento all’estero, per una missione in Amazzonia. Ma è finito in manette con un’accusa orrenda: violenza sessuale continuata nei confronti di un giovane uomo con problemi di invalidità psichica. Ipotesi choc, che vede al momento in cella il sacerdote e docente Roberto Gerolamo Filippini, per cinque anni vicedirettore della congregazione di don Orione, struttura di accoglienza di Ercolano, da sempre aperta alle esigenze dei più deboli.

    Da qualche tempo aveva lasciato il centro alle porte di Napoli. Era andato a svolgere un incarico di insegnante in un istituto scolastico – un professionale a Mestre -, dove si era trasferito negli ultimi mesi, comunque prima che sul suo conto scattasse una denuncia e avessero inizio le attività investigative. In questi giorni aveva fatto rientro a Napoli, dove è stato arrestato dalle forze dell’ordine che monitoravano i suoi spostamenti, che gli hanno notificato una misura cautelare firmata dal gip Lucia De Micco. Una volta dinanzi al giudice per le indagini preliminari, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, il sacerdote si è comunque difeso, respingendo le accuse, confidando nella possibilità di dimostrare la correttezza della propria azione di cittadino e di uomo di chiesa.

    Una versione, la sua, che non ha convinto comunque il gip, che ha invece fatto leva sui gravi indizi raccolti a suo carico, fondati sulla denuncia interna, sulla testimonianza assistita della parte offesa, su alcune intercettazioni e sul contenuto di alcune perquisizioni messe a segno in questi giorni.

    Poi c’è il discorso legato alle esigenze cautelari. Al netto della sua richiesta di essere trasferito all’estero, di andare a dedicarsi in una missione in Brasile, in una sede in Amazzonia, c’è il rischio di inquinamento probatorio. Scrive il giudice: ci sono possibilità di contatti continui con la vittima e con altre persone della Congregazione, dal momento che don Roberto ha svolto un ruolo chiave all’interno dell’istituto, proprio nel contatto con soggetti in difficoltà, per cui l’unica soluzione da adottare è quella del carcere.
    Una nuova ipotesi di violenza sessuale nell’era del codice rosso, l’insieme di leggi che inaspriscono le pene per chi consuma reati sulle fasce deboli. Un codice che punta a definire in modo spedito la procedura delle indagini, a tutela delle parti offese e degli stessi soggetti coinvolti dalle indagini.

    Al lavoro il pm Tittaferrante, magistrato in forza al pool reati contro le fasce deboli coordinato dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone. Decisiva una denuncia nata dall’interno della Congregazione don Orione, da parte di chi aveva notato momenti di particolare criticità nella vita della persona offesa. Un ragazzo che ama la vita e lo sport, ma che convive con problemi di natura psicoattitudinale, che si era rivolto alla Congregazione per avere assistenza.

    Ed è la testimonianza del giovane uomo a rappresentare una svolta. Appena è partita la denuncia, l’uomo è stato ascoltato. Non era solo, ma accudito da uno psicologo, come per altro previsto dai protocolli del codice rosso, secondo una procedura che si fa sempre più efficace: una testimonianza ritenuta utile a rafforzare il quadro accusatorio e a far scattare la misura cautelare.

    Ma non è tutto.

    Agli atti del procedimento anche quanto è emerso da alcune intercettazioni, che vengono indicate dal giudice come decisive a chiudere il cerchio – almeno per il momento – attorno alla figura del sacerdote. Una vicenda che risale ai mesi scorsi, quando Roberto Girolamo Filippini non aveva ancora lasciato Ercolano per recarsi a Mestre. Fatto sta che la notizia del suo arresto ha gettato nello sconforto i religiosi e i dipendenti della struttura che quotidianamente assistono decine di persone che si trovano in particolari condizioni di disagio. In tanti non sapevano della denuncia partita mesi fa, anche grazie alla cortina di silenzio che una vicenda tanto delicata richiedeva. C’è la speranza che le indagini facciano il loro corso, a tutela di tutti, ma anche il desiderio di proteggere – come sempre avvenuto in questi anni – le persone che hanno affidato al centro i propri parenti. Ora si attende una probabile richiesta di Riesame, mentre si attendono gli esiti delle perquisizioni scattate negli ultimi giorni.

    https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/sacerdote_don_orione_arrestato_abusi_chiesto_trasferimento-4939857.html

  • Violenza sessuale su disabili, arrestato il sacerdote vicedirettore dell’Istituto Don Orione

    Violenza sessuale su disabili, arrestato il sacerdote vicedirettore dell’Istituto Don Orione

    Arrestato con l’accusa di violenza sessuale un sacerdote della Congregazione di don Orione che si occupa di riabilitazione di persone disabili: è gravemente indiziato di violenza sessuale continuata commessa abusando dello stato di inferiorità psichica della vittima, nell’interesse della quale svolgeva la funzione di amministratore di sostegno.

    È su delega della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, che la Squadra Mobile di Napoli ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura coercitiva della custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip di Napoli, a carico di Roberto Gerolamo Filippini, sacerdote della Congregazione di don Orione all’epoca dei fatti contestati vicedirettore dell’Istituto Don Orione di Ercolano.

    L’Istituto, secondo quanto si legge sul loro sito, nasce nel 1981, «con la finalità precisa di dare accoglienza a ragazzi bisognosi di cure e di attenzione particolare». Attualmente l’opera Don Orione promuove servizi alla persona in ambito sanitario, socio-assistenziale ed educativo, ed è sostenuta da religiosi, laici e volontari, si legge on line.

    In tale ambito «si inserisce l’Istituto Piccolo Cottolengo Don Orione di Ercolano, che da qualche anno ha avviato la revisione dei vari servizi per rispondere ai requisiti strutturali previsti dalla normativa vigente, e parallelamente, ha intrapreso un’importante azione di riorganizzazione e differenziazione della propria offerta di servizi per rispondere meglio ai nuovi bisogni assistenziali e sanitari della popolazione disabile, pur rimanendo nella tradizione tracciata dal fondatore».

    https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/sacerdote_violenza_sessuale_disabili_arrestato_vicedirettore_dell_istituto_don_orione-4938747.html

  • Ragazzina abusata da un prete, no ai domiciliari: resta in carcere don Michele Mottola

    Ragazzina abusata da un prete, no ai domiciliari: resta in carcere don Michele Mottola

    Resta in carcere don Michele Mottola, il parroco accusato di molestie sessuali su una bambina di 12 anni che frequentava la propria parrocchia. Il giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dall’avvocato Antimo D’Alterio, ma ora l’ultima parola spetta ai giudici del Riesame. La richiesta di scarcerazione era stata richiesta perché secondo la difesa del parroco non sussisterebbero motivi per la detenzione carceraria, chiedendo contestualmente la misura cautelare degli arresti domiciliari come misura alternativa. La decisione verrà presa nei prossimi giorni, ma non è escluso che anche i giudici del Riesame possano rigettarla.

    Don Michele Mottola nell’interrogatorio con il gip Santoro aveva di fatto confermato il quadro accusatorio, dicendosi pentito per ciò che aveva fatto ed affidandosi alla giustizia “umana e divina”. L’uomo è attualmente detenuto nel carcere di Secondigliano, ma l’avvocato ha fatto sapere che è particolarmente provato dal tutto. Dieci giorni prima del suo arresto, il padre della dodicenne presunta vittima del parroco avrebbe anche tentato di picchiarlo, speronandolo con l’automobile sull’Asse Mediano e aggredendolo fisicamente : solo l’intervento di alcuni motociclisti evitarono il peggio, ma il parroco fu costretto comunque a ricorrere alle cure mediche per le ferite subite. Lo stesso prete aveva già ammesso le proprie colpe al vescovo di Aversa, che lo aveva sospeso dal servizio ecclesiastico a maggio. Dopo il suo arresto, intervenne anche l’ordine dei giornalisti della Campania, al quale era iscritto nell’albo dei pubblicisti, sospendendolo a propria volta.

    https://napoli.fanpage.it/ragazzina-abusata-da-un-prete-no-ai-domiciliari-resta-in-carcere-don-michele-mottola/

  • «Il prete esorcista di Caserta arrestato per violenze informatore della polizia»

    «Il prete esorcista di Caserta arrestato per violenze informatore della polizia»

    Ha assistito agli esorcismi, ne è rimasto «impressionato», ma durante quelle sedute Barone si è limitato a tenere per la nuca la «posseduta» e di violenze su quelle ragazze che, secondo il prete, avevano dei disturbi spirituali, lui, il poliziotto, non ne ha mai viste. Si limitava a pregare e a tenerle ferme, Barone. «Anzi, quando ci avete mostrato quel video in udienza, quel video in cui un uomo veniva percosso brutalmente, mi sono dovuto sedere, per lo choc. Semmai avessi assistito a violenze di quel tipo io, il prete, lo avrei preso a calci nel sedere».

    E poi, ha riferito Luigi Schettino, durante l’interrogatorio dei pm Daniela Pannone e Alessandro Di Vico, e poi rispondendo al suo avvocato, Carlo De Stavola, don Michele Barone era un informatore della squadra mobile. Che ha collaborato per lungo tempo con la polizia, o meglio con il commissario Luigi Schettino (ora imputato) sia quando era a Casal di Principe che quando fu trasferito a Caserta. Le sue «informazioni» hanno avviato anche un’indagine della Dda.

    «Barone era i miei occhi e le mie orecchie». E quando Schettino arrivò al commissariato di Maddaloni fu attraverso l’esorcista che seppe dell’esistenza di una setta satanica che avrebbe avuto responsabilità in alcuni suicidi e nella sparizione di un bambino, oltre venti anni fa. Lo ha raccontato ieri Schettino, esaminato nel corso del processo per gli abusi e gli esorcismi che, meno di due anni fa ha sconvolto la diocesi di Aversa, la stessa che in questi giorni ha dovuto registrare l’arresto del prete pedofilo, reo confesso, don Michele Mottola. È di ieri sera anche il trasferimento in carcere, dopo la condanna a dodici mesi, di due giovani processati per ricatti sessuali all’ex parroco di Succivo, don Crescenzo Abbate da Giugliano. Si tratta di Yevheniy Borysyuk, 22enne ucraino residente a Succivo, e Mario Donadio, 24 anni, di Sant’Arpino.

    Schettino ha raccontato dell’esorcismo che si tenne nel castello diroccato di Maddaloni, dove, insieme all’altro poliziotto, Vito Esposito, che per il tribunale va indagato perché presente a tutti gli episodi che a Schettino sono costati il processo, accompagnarono Barone e la ragazza che oggi lo accusa di violenza sessuale che secondo il prete era indemoniata. «La ragazza entrò come in uno stato di trance, in precedenza ci aveva detto delle sette sataniche, di cavalli squartati e cortei di persone incappucciate sulla montagna, ma quello che accadde nel castello mi lasciò molto impressionato. Disse che le ossa che furono trovate durante le ricerche del bimbo sparito da Marcianise negli anni 90 non erano di un cane ma del piccolo… di quell’esorcismo c’è un video, io e Vito Esposito assistevamo a tutto ciò e facevamo luce con i cellulari, durò circa venti minuti poi le uscì un fiotto di sangue dalla bocca. Il prete pregava, la teneva per la nuca». Di tutto ciò, Schettino e Esposito fecero rapporto al pm Di Vico.

    «Gli mostrammo il video e ci chiese se non avessimo paura, dicemmo di solito noi poliziotti usiamo giubbini antiproiettile ma in questi casi.. e mostrammo la coroncina che entrambi portavamo al collo… Il pm comunque mi sembrò stupito, perché la ragazza sapeva cose che erano nel fascicolo che lui stesso aveva riaperto qualche anno prima sulla scomparsa del bambino. A ogni modo, ci disse che per riaprire l’indagine dovevamo indagare sulla setta satanica e mi disse di fare una relazione su quanto accaduto nel castello e di allegare il video. Io gli chiesi: «Ma dottore, devo scrivere «il diavolo ha detto che…» e lui disse di sì e di sottolineare che la ragazza aveva parlato del bambino scomparso». Iniziò tutto così, quindi, racconta Schettino, finito sotto processo con l’accusa di non aver fermato i maltrattamenti e di aver cercato di indurre la sorella della vittima a ritirare la denuncia contro il prete e contro i genitori.

    Schettino ha anche cercato di motivare certe scelte che sembrano, obiettivamente, assurde. E per questo ha prodotto delle prove. Tra queste un audio in cui si sente la voce della bambina durante una fase di trance, ovvero, per dirla con Barone, «mentre era posseduta dal diavolo». E il «demonio» annuncia: «Prete, ti farò cacciare dalla Chiesa. E tu, poliziotto, pure me la pagherai». Un audio molto suggestivo che sembra anticipare quanto è poi accaduto. Ma che soprattutto inquadra l’atmosfera surreale che nell’ottobre del 2017 avvolgeva tutti i protagonisti di questa storia. Un clima tale che il poliziotto avrebbe cercato di indurre la sorella della vittima a ritirare l’esposto contro il prete e contro i genitori. Schettino ha respinto anche questa accusa. Il processo è agli sgocciolo. La settimana prossima sul bamco salirà don Michele Barone.

  • “E’ tutto vero”. Don Michele confessa gli abusi e chiede scusa alla bimba, famiglia e Dio

    “E’ tutto vero”. Don Michele confessa gli abusi e chiede scusa alla bimba, famiglia e Dio

    Ha ammesso tutti gli addebiti che gli erano stati contestati ed ha ha chiesto scusa alla vittima, alla famiglia e a Dio per quello che ha fatto. Questo in sintesi l’esito dell’interrogatorio tenutosi stamattina nel carcere di Secondigliano nei confronti di don Michele Mottola, ex parroco di Trentola Ducenta, accusato di aver abusato  una bambina di 11 anni. Difeso dall’avvocato Antimo D’Alterio, don Michele Mottola è apparso molto provato nel corso dell’interrogatorio. Le poche parole che ha pronunciato sono state quelle di scuse e di ammissione delle accuse che gli sono state fatte. L’avvocato difensore ha chiesto la misura dei domiciliari per il prete, il quale resta al momento rinchiuso nella casa circondariale di di Secondigliano. Sarà il Riesame ad esprimersi.
    Nei giorni scorsi il caso di don Michele era testato affrontato da Le Iene, suscitando scalpore anche a a Qualiano dove il parroco è originario. Nei giorni scorsi prima dell’arresto, come riportato in anteprima da InterNapoli.it, un familiare della bimba vittima degli abusi avrebbe inseguito e spronato sull’asse mediano il parroco. Quest’ultimo, costrettosi a fermare, sarebbe testato aggredito a schiaffi e pugni. Don Michele sarebbe prestato salvato dal linciaggio grazie all’intervento di due motociclisti passati di lì per caso. Don Michele è dovuto ricorrere alle cure mediche ed ha denunciato l’aggressione subita ai carabinieri.

    La vicenda

    La ragazzina non voleva più che il prete la molestasse, così ha registrato con il telefonino gli incontri tenuti col sacerdote nella canonica della parrocchia raccogliendo elementi rilevanti che ha consegnato in Procura e che hanno portato all’arresto dell’uomo.

    Ha fatto tutto da sola la bimba  vittima dei presunti abusi di don Michele Mottola, parroco a Trentola Ducenta fino al maggio di quest’anno, poi sospeso dalla diocesi di Aversa.

    Nei suoi confronti è statore avviato un processo canonico tuttora in corso. “Lasciami stare, non mi devi più toccare”, è una delle frasi emblematiche che la piccola ha registrato mentre parlava con il prete; “è solo un gioco, non facciamo niente di male” sono le altre significative parole pronunciate invece dal sacerdote e finite nelle registrazioni consegnate dai genitori della bimba nel maggio scorso ai poliziotti del Commissariato di Aversa e fatte ascoltare alla diocesi, che ha subito sospeso don Michele dal servizio, informando la Procura di Napoli Nord. Nel frattempo gli investigatori della Polizia di Stato guidati da Vincenzo Gallozzi rahanno raccolto anche delle testimonianze.

    L’incidente probatorio

    Il cerchio sulla ricostruzione della vicenda si è chiuso con l’incidente probatorio che ha messo vittima e carnefice uno di fronte all’altro; la coraggiosa bambina ha confermato che gli abusi andavano avanti da tempo, mentre don Michele si è difeso dicendo che la minore stava farneticando. Intanto i genitori della bimba si sono rivolti al programma tv ‘Le Iene’ perché la vicenda venisse fuori in tutta la sua drammaticità.

    Sono stati gli uomini del Commissariato di Aversa, coordinati dal dirigente Vincenzo Gallozzi, a notificare l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Napoli Nord. Don Michele Mottola era già stato allontanato dalla parrocchia  il 25 maggio scorso dal vescovo Spinillo, con un “Decreto di sospensione immediate” e nei suoi confronti era stato avviato anche il procedimento per sottoporlo al processo giudiziario canonico. La stessa curia di Aversa aveva segnalato I fatti  alla Procura perché accertasse anche le sue responsabilità dal punto di vista penale.

    La vicenda era stata segnalata al vescovo di Aversa da un gruppo di fedeli della parrocchia che avevano accompagnato  la mamma della ragazza presso gli uffici della Curia vescovile per raccontare i fatti. Il caso era già stato rilanciato il 3 novembre scorso nelle trasmissione televisiva delle Iene che avevano intervistato i genitori della ragazzina molestata.

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