Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Campania

  • Vittima di prete pedofilo: «Chiedo giustizia dopo oltre 30 anni»

    Vittima di prete pedofilo: «Chiedo giustizia dopo oltre 30 anni»

    «Sono contento del rinvio a giudizio. Nessuno merita di vivere il mio calvario. Sarò felice quando saprò che non potrà più accadere. Non deve succedere mai più che un bambino sia costretto ad affrontare ciò che ho vissuto io».

    Arturo Borrelli oggi ha 46 anni, ma la sua vita sin dall’adolescenza è stata segnata da un evento che ha fortemente condizionato le sue relazioni con gli altri, ma soprattutto la sua serenità interiore. Prima di parlare della sua storia ci sembra però opportuno fare una dovuta premessa.

    Morti che camminano

    In Italia e nel mondo ci sono reati che, commessi all’interno di certi ambienti, ancora appaiono come un tabù. Sia per gli ambienti stessi in cui vengono consumati, sia perché evidentemente chi li subisce non fa notizia quanto i morti ammazzati per mafia o per mano della criminalità comune. Sono le vittime di pedofilia, quel lungo elenco di martiri costretti a vivere come cosiddetti morti che camminano, per il dolore immenso che li accompagna per tutta la loro esistenza.

    Arturo, nato e cresciuto a Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli, dove si è consumato il suo dramma, lotta ancora oggi che ha una famiglia, che ha perso un figlio di 18 anni e prima ancora un lavoro, per ottenere giustizia e verità. Diritti sacrosanti per i quali combatte non solo per se stesso, ma per quell’esercito di bambini, oggi diventati adulti, a cui orchi senza scrupoli hanno rubato per sempre l’infanzia.

    Arturo Borrelli, vittima di prete pedofilo, la storia

    Una prima vittoria sembra esserci stata. Il prossimo 28 ottobre infatti presso il Tribunale di Pavia iniziare il processo contro il sacerdote di Ponticelli accusato di aver utilizzato un nome fasullo per trovare ospitalità presso una congregazione nel pavese.

    Ma qual è il legame di questa storia con quella di Arturo Borrelli? Quella che tutti ricordano in un servizio delle Iene con Pablo Trincia che aveva raccolto la testimonianza di Arturo diventato ormai un uomo, sposato e padre di tre figli (di cui uno, Luigi, scomparso tragicamente a 18 anni in un incidente stradale).

    Era il 2010 quando Arturo denunciò il suo ex insegnante di religione delle scuole medie per abusi sessuali perpetuati nei suoi confronti in maniera continuativa dal 1988 al 1991, quando cioè aveva 13 anni e fino ai 16. Dopo quella denuncia il religioso si era dileguato nel nulla, per poi essere ritrovato come docente in un istituto alberghiero di Cicciano (in provincia di Napoli) e far perdere nuovamente le tracce di sé. Solo in seguito si scoprì che era stato ospitato dalla Congregazione dei missionari della Divina Redenzione sulle colline dell’Oltrepò pavese sotto un nome fasullo.

    Ma il male che il parroco avrebbe (ovviamente usiamo il condizionale, dato che vi sono indagini in corso) fatto ad Arturo quando era solo un ragazzino resta un segno indelebile. Come la prima volta che lo incontrai per intervistarlo tra le strade di Ponticelli nel 2015, proprio di fronte casa di colui che era stato stato il suo insegnante, dove oggi non vive più nessuno della famiglia del sacerdote.

    «La mia gioventù e la mia età adulta sono state caratterizzate da ansia, panico e depressione, tutto a causa di quegli abusi. Dopo essermi rivolto a medici e alla Rete L’abuso, composta da legali e psicologi, ho capito l’origine del mio malessere».

    Il processo

    Il racconto di Borrelli è sempre più lucido, nonostante gli anni trascorsi: «Ho denunciato il parroco che aveva abusato di me e lo stesso ha fatto un altro suo ex studente nel 2019».

    La Rete L’abuso, grazie alla quale il sacerdote era stato individuato prima a Cicciano e poi nel Pavese, si costituirà parte civile nel processo. «Chiediamo giustizia e vogliamo sapere come sia stato possibile che gli si stato concesso di cambiare nome e avere ancora a che fare con i giovani. Lui si è giustificato dicendo che è stato obbligato a cambiare nome perché perseguitato dalla stampa. Vogliamo sapere chi lo ha aiutato. E chi non gli sia più consentito di celebrare messa, di insegnare ai ragazzi e chi gli siano tolti gli abiti da sacerdote. Incredibile che la chiesa continui ancora a difenderlo», rimarca con forza Arturo.

    Ora dopo decenni in cui il trauma di quegli abusi non lo ha mai abbandonato, Arturo appare fiducioso alla notizia del rinvio a giudizio notificato a carico del prete: «Finalmente si apre uno spiraglio di giustizia». Sperando che stavolta sia fatta sul serio, dopo che 2 anni fa la vittima insieme ad altri sfilò in corteo in forma di protesta contro l’assoluzione decisa due mesi prima dal Tribunale ecclesiastico di Milano nei confronti del sacerdote di Ponticelli.

    Vittima di prete pedofilo: «Chiedo giustizia dopo oltre 30 anni»

  • Alla sbarra il sacerdote di Ponticelli, don Silverio Mura denunciato per abusi su minori

    Alla sbarra il sacerdote di Ponticelli, don Silverio Mura denunciato per abusi su minori

    Il prossimo 28 ottobre presso il Tribunale di Pavia comincerà il processo contro don Silverio Mura, accusato di aver utilizzato un nome fasullo per trovare ospitalità presso una congregazione nel pavese.

    Il processo al Sacerdote di Ponticelli

    Era il 2010 quando Arturo Borrelli di Ponticelli, oggi 46 enne, denunciò il sacerdote di Ponticelli don Silverio Mura per abusi sessuali perpetuati nei suoi confronti in maniera continuativa dal 1988 al 1991. Dopo la denuncia don Mura si era dileguato nel nulla per poi essere ritrovato come insegnante in un istituto alberghiero di Cicciano per poi far perdere nuovamente le tracce di sé. Si è in seguito scoperto che il sacerdote era stato ospitato dalla Congregazione dei missionari della Divina Redenzione sulle colline dell’Oltrepò Pavese sotto il nome fasullo di don Saverio Aversano.

    Le parole di Borrelli su don Silverio Mura

    “La mia gioventù e la mia età adulta sono state caratterizzate da ansia, panico e depressione, tutto a causa di quegli abusi. Dopo essermi rivolto a medici e alla Rete L’abuso, composta da legali e psicologi, ho avuto modo di analizzare l’origine del mio malessere. Ho denunciato don Silverio Mura chi aveva abusato di me, lo stesso ha fatto Raffaelle esposito nel 2019. La Rete L’abuso, grazie alla quale il sacerdote era stato individuato prima a Cicciano e poi nel Pavese, si costituirà parte civile nel processo. Chiediamo giustizia e vogliamo sapere come sia stato possibile che gli si stato concesso di cambiare nome e di avere ancora a che fare con i giovani.

    Don Silverio Mura si è giustificato dicendo che è stato obbligato a cambiare nome perché perseguitato dalla stampa. Vogliamo sapere chi lo ha aiutato. E chi non gli sia più consentito di celebrare messa, di insegnare ai ragazzi e chi gli siano tolti gli abiti da sacerdote. Incredibile che la chiesa continui ancora a difenderlo” – le parole di Arturo Borrelli che si è rivolto al Consigliere Regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli ed è intervenuto in diretta telefonica a La Radiazza.

    “Seguiamo la vicenda di Arturo san dall’inizio. Ci congratuliamo per il coraggio che ha dimostrato nel denunciare, non ha avuto dimore dia affrontate la Chiesa. Addirittura ascoltato da Papa Francesco.

    Ci auguriamo e chiediamo che questo processo riesca a far emergere tutta la verità. Anche se il presunto reato di pedofilia è caduto in prescrizione, e che si faccia giustizia per davvero. Chiediamo, soprattutto, che sia messa fine al clima di omertà che troppo spesso caratterizza alcuni ambiti della Chiesa”. Questo il commento del Consigliere Borrelli con il conduttore radiofonico Gianni Simioli.

    https://internapoli.it/alla-sbarra-il-sacerdote-di-ponticelli-don-silverio-mura-denunciato-per-abusi-su-minori/

  • Abusi sessuali su minorenni, don Mura rinviato a giudizio

    Abusi sessuali su minorenni, don Mura rinviato a giudizio

    Finalmente si apre uno spiraglio di giustizia”. Così Arturo Borrelli, 46enne di Ponticelli, commenta la notizia del rinvio a giudizio notificato ieri mattina a carico di don Silverio Mura, il prete contro cui si batte da decenni, il prete che ha accusato pubblicamente, con tutte le forme possibili (arrivando ad essere ascoltato da Papa Francesco) di essere il suo aguzzino. Il dibattimento si aprirà il prossimo 28 ottobre al tribunale di Pavia. Era il 2010 quando Arturo Borrelli denunciò l’inferno vissuto per mano del prete.

    Un inferno iniziato nel 1988 e durato tre anni, quando ne aveva 13 e fino ai 16, fatto di “due, tre molestie alla settimana”, dopo “averlo adescato a scuola”, racconta Borrelli. Dopo la denuncia, don Mura sparì nel nulla. Un anno e mezzo dopo, Borrelli si rivolse alla rete L’Abuso, associazione dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero con sede a Savona, che lo aiutò a portare il caso alla ribalta.

    Don Mura fu trovato a insegnare religione nell’istituto alberghiero ‘Carmine Russo’ di Cicciano. Era il 2012, la reazione di Borrelli fu di choc e sconforto. Sapere don Saverio fosse a pochi chilometri da Ponticelli gli fece rivivere l’incubo. Psicofarmaci, attacchi di ansia e di panico: forse è proprio così l’inferno. Poi il prete sparì di nuovo nel nulla. “Come se si fosse volatilizzato – commenta Francesco Zanardi, presidente e fondatore della rete L’Abuso –.

    Venimmo a sapere che si trovava in una casa di riposo con la madre che aveva problemi di salute. Poi, quando la mamma morì, don Mura fu trasferito a Montù Beccaria, in provincia di Pavia”. Era ospite della Congregazione dei missionari della Divina Redenzione. Ma a girare sulle colline dell’Oltrepò Pavese chiedendo del prete, di don Mura nemmeno l’ombra. Già, perché nel paesino di poco più di 1500 anime, il sacerdote c’era, ma sotto falso nome: si faceva chiamare don Saverio Aversano. “Un prete che dal Sud viene trasferito al Nord con un nome fasullo non può che rappresentare un pericolo”, aggiunge Zanardi, che ieri ha ricevuto presso la sede della sua associazione la citazione in qualità di testimoni e consulenti tecnici.

    “Sono contento del rinvio a giudizio – commenta ancora Borrelli –. Nessuno merita di vivere il mio calvario. Sarò felice quando saprò che non potrà più accadere. Non deve succedere mai più che un bambino sia costretto ad affrontare ciò che ho vissuto io”.

    Borrelli non è il solo: quando trovò il coraggio di accusare il prete, si fece avanti anche un’altra persona, un altro ragazzo cresciuto a Ponticelli, Raffaele Esposito, che nel maggio di due anni fa sfilò in un corteo al fianco di Arturo in forma di protesta contro l’assoluzione decisa due mesi prima dal tribunale ecclesiastico di Milano nei confronti del sacerdote.

    Abusi sessuali su minorenni, don Mura rinviato a giudizio

  • PAVIA – Don Silverio Mura rinviato a giudizio – Rete L’ABUSO convocata come informata sui fatti

    PAVIA – Don Silverio Mura rinviato a giudizio – Rete L’ABUSO convocata come informata sui fatti

    È stata notificata oggi presso la sede della Rete L’ABUSO la citazione – di testimoni e consulenti tecnici – per il dibattimento che si terra il prossimo 28 ottobre, presso il tribunale di Pavia.

    Il sacerdote coperto dalle gerarchie della chiesa napoletana, era accusato da Arturo Borrelli e altre persone, di averle molestate sessualmente in tenera età.

    Dopo la prima querela di Arturo Borrelli nel 2010 (con le stesse dinamiche che 11 anni dopo ritroviamo nel caso di don Giuseppe Rugolo, dopo la denuncia della presunta vittima, trasferito da Enna a Ferrara)  il prete sparì, lo rintracciammo due anni dopo, nel 2012. Era ancora a Napoli e come quando adescò Arturo Borrelli, insegnava ancora religione, questa volta presso l’Istituto Alberghiero C. Russo di Cicciano (NA), dal quale di lì a breve scomparirà nuovamente.

    Di li in poi si perderanno completamente le tracce di don Mura, fino a che un ragazzino di Montù Beccaria (un piccolo paesino del pavese) riconoscerà in una foto di 10 anni prima, don Mura che nel frattempo era diventato Saverio Aversano.

    Grazie alle IENE la cosa venne di dominio pubblico e don Silverio Mura – alias Saverio Aversano – scompare nuovamente.

    Ed è qui che interviene la Rete L’ABUSO, che querela per favoreggiamento una serie di personaggi emersi a seguito delle indagini dell’Associazione.

    La rete si avvarrà anche della consulenza della criminologa Luisa D’Aniello – da anni nostra consulente tecnica – alla quale chiederemo il profilo di don Mura al fine di rilevare una eventuale pericolosità sociale, che allegheremo alla querela.

    Dopo tre anni di indagini, oggi la notifica del rinvio a giudizio del sacerdote.

    Francesco Zanardi

  • Abusi sessuali su minori | prete resta agli arresti domiciliari

    Abusi sessuali su minori | prete resta agli arresti domiciliari

    Napoli – Il tribunale del Riesame di Napoli ha confermato la misura degli arresti domiciliari per il sacerdote Gianfranco Roncone, ex parroco a Presenzano (Caserta) sospeso dalla curia alla vigilia di Natale dopo l’apertura di un’inchiesta nei suoi confronti per abusi sessuali ai danni di minori. Don Roncone, originario di Sparanise, era finito ai domiciliari il sette aprile scorso su ordine del Gip del tribunale di Napoli, ma i suoi legali Renato Jappelli e Dario Mancino avevano presentato istanza al Riesame chiedendo l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari. I giudici partenopei hanno però ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di abusi sessuali ai danni di minori, in relazione a due episodi emersi nel corso delle indagini coordinate dalla Procura di Napoli e realizzate dai carabinieri della stazione di Vairano Scalo e della Compagnia di Capua; in particolare il sacerdote avrebbe molestato sessualmente un 17enne che poi lo ha denunciato. Il Riesame non ha invece ritenuto sussistenti i gravi indizi per i reati di induzione alla prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico, per i quali comunque il prete resta indagato. I carabinieri hanno infatti sequestrato a Don Roncone materiale pedopornografico, scoprendo che avrebbe indotto alla prostituzione un altro minore. Le presunte vittime sono più di tre.

  • Abusi sessuali su minori, Riesame per l’ex parroco

    Abusi sessuali su minori, Riesame per l’ex parroco

    Fissato il Riesame per Don Gianfranco Roncone, ex parroco di Presenzano accusato di abusi sessuali su minori, induzione alla prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico. Il 20 aprile si terrà l’udienza presso il Tribunale del Riesame di Napoli dove i legali di don Roncone, gli avvocati Renato Jappelli e Dario Mancino hanno richiesto l’annullamento della misura coercitiva custodiale nei confronti del loro assistito.

    Il Giudice delle Indagini Preliminari Marcello De Chiara del Tribunale di Napoli dispose la custodia cautelare degli arresti domiciliari a carico dell’ex sacerdote della comunità di Presenzano eseguita dai carabinieri di Vairano Scalo lo scorso 1° aprile per il solo reato di abusi sessuali su minori, mentre risulta ancora essere gravemente indiziato per induzione alla prostituzione minorile e possesso di materiale pedopornografico.

    Lo scandalo che colpì il sacerdote scoppiò il 23 dicembre 2020 a seguito dell’acquisizione di supporti telematici (PC e e telefono cellulare) operata dagli uomini dell’Arma volta al rinvenimento di tracce di materiale pedopornografico o che rivelassero intrecci relazionali con minorenni. Secondo l’accusa Don Roncone in due separati episodi, dicembre 2019 e settembre 2020 avrebbe palpeggiato il sedere ad un fedele 17 enne che avrebbe poi denunciato l’accaduto ai militari di Vairano Scalo.

    Abusi sessuali su minori, Riesame per l’ex parroco
    „Uno scandalo nato in seno al Clero che portò ad una decisione repentina della Diocesi di Teano con la disposizione del vescovo Giacomo Cirulli del divieto di esercizio del ministero pubblico di sacerdote per don Roncone. Una vicenda dai contorni ancora non ben definiti che scosse gli animi della piccola comunità di Presenzano che però unanime  palesó solidarietà all’ex parroco.

    https://www.casertanews.it/cronaca/abusi-sessuali-ex-parroco-presenzano-riesame.html

  • Don Gianfranco Roncone arrestato, il prete casertano ai domiciliari per induzione alla prostituzione

    Don Gianfranco Roncone arrestato, il prete casertano ai domiciliari per induzione alla prostituzione

    Gianfranco Roncone, 53 anni, ex parroco di Presenzano in provincia di Caserta, è stato arrestato con l’accusa di induzione alla prostituzione. Per la Procura avrebbe pagato minorenni per avere rapporti sessuali con lui. Ma poi sarebbe finito al centro di un giro di minacce e ritorsioni da parte di persone che ruotavano intorno a questo circuito di prostituzione minorile. Il gip ha accolto la richiesta del pm di arresti domiciliari e l’ordinanza è stata eseguita dai carabinieri di Capua. Il giudice per le indagini preliminari ha invece derubricato l’accusa di violenza sessuale che era stata contestata dai magistrati al sacerdote.

    Sospeso dalla Curia a Natale

    Il sacerdote, originario di Sparanise, laureato in architettura, era da dieci anni alla guida della parrocchia di San Nicola a Presenzano. Era stato sospeso dalla Curia di Caserta alla vigilia di Natale dopo l’apertura di un’inchiesta dalla Procura di Napoli. E a celebrare la messa del Natale era arrivato direttamente il vescovo di Teano, monsignor Giacomo Cirulli

    Gli episodi

    Due gli episodi sui quali si sono concentrati gli inquirenti. E che, nei mesi scorsi, avevano portato i carabinieri ad acquisire cellulari e computer del sacerdote alla ricerca di immagini o altri indizi. Per i magistrati, infatti, ci sarebbe un giro di prostituzione con ragazzi giovanissimi che in qualche modo vedrebbe coinvolto il prete casertano. L’inchiesta è nata dalla denuncia di alcuni minorenni che avrebbero avuto rapporti con il sacerdote.

    Appello al Riesame

    Per Dario Mancino, che con il collega Renato Iappelli difende don Gianfranco Roncone, il sacerdote verrà ascoltato quanto prima dagli inquirenti. Per i legali la vicenda sarà subito chiarita e, nel frattempo, l’avvocato ha preannunciato un appello al Riesame per la revoca degli arresti domiciliari.

    https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/21_aprile_07/don-gianfranco-roncone-arrestato-prete-casertano-domiciliari-induzione-prostituzione-6b892dcc-97d7-11eb-aac5-036c304ef21f.shtml

  • Cronaca: giro di babysquillo per il sacerdote

    Cronaca: giro di babysquillo per il sacerdote

    Cronaca: giro di babysquillo per il sacerdote. Un Natale sospeso ancora più che altrove. A Presenzano si fa fatica anche solo a pensare allo scandalo scoppiato alla Vigilia di Natale. Quando il vescovo ha sospeso ad horas il parroco  don Gianfranco Roncone.

    Il sacerdote risulta coinvolto in una squallida storia di abusi sessuali su minori. Una vicenda che non poteva non scuotere l’intero paese. Anche perché i ragazzini coinvolti sarebbero proprio di Presenzano.

    Cellulari e computer

    Come riferisce “Il Mattino”, l’indagine sta andando avanti spedita. Negli ultimi giorni i carabinieri hanno provveduto ad acquisire cellulari e personal computer  dall’esame dei supporti informatici sarebbero già emersi dettagli compromettenti.

    Chat, messaggi e anche foto ed anche  video che,  secondo il quotidiano,  ritrarrebbero il sacerdote con ragazzini. L’ipotesi della Procura è inquietante: nascosto tra silenzi e denaro ci sarebbe un giro di baby-squillo con giovanissimi che avrebbero compiaciuto il sacerdote.

    Ipotesi di reato

    Ipotesi di reato che, al momento, e partono dalla denuncia di un ragazzino coinvolto e che ora andranno verificate scrupolosamente. Da questi primi riscontri, però, la denuncia del ragazzino sarebbe più che supportata.

    Il vescovo, monsignor Giacomo Cirulli, in un comunicato pubblicato sul sito della Diocesi, ha fatto sapere di “essere venuto a conoscenza di un’indagine penale a carico del parroco don Gianfranco Roncone”.

    E di aver “immediatamente ritenuto opportuno vietare l’esercizio del ministero pubblico al suddetto sacerdote, allontanandolo dalla comunità parrocchiale che gli era stata affidata”. Una storia davvero squallida se dovessero essere confermate le accuse.

    Omertà tra ragazzini

    Naturalmente, il sacerdote avrà tutti i modi per dimostrare la sua innocenza, In questi giorni, però, gli abitanti di Presenzano si stanno interrogando su cosa sia avvenuto nella loro comunità. Stupisce soprattutto che tutto sia potuto restare segreto.

    Molti genitori si interrogano sul rapporto con i propri figli. Del resto, se non ci fosse stato la denuncia del minore, tutto sarebbe rimasto ancora segreto. L’omertà spaventa anche perché si tratta di ragazzini. E gli adulti stanno a guardare in silenzio.

    Cronaca: giro di babysquillo per il sacerdote

  • Procura vuole la condanna di don Barone per violenza: “Sesso dietro minaccia”

    Procura vuole la condanna di don Barone per violenza: “Sesso dietro minaccia”

    Al via il processo d’Appello a carico di Michele Barone, l’ex sacerdote del Tempio di Casapesenna accusato di aver provocato lesioni ai danni di una ragazzina di 14 anni di Maddaloni nel corso di pratiche esorcistiche medievali e di violenza sessuale nei confronti di altre due ragazze; dei genitori della 14enne e del dirigente di polizia Luigi Schettino, unico assolto in primo grado dai giudici di Santa Maria Capua Vetere.

    Nel corso della prima udienza, celebrata dinanzi alla IV sezione d’Appello di Napoli si è assistito ad un mero rinvio per alcuni difetti di notifica alle difese degli imputati. Si torna in aula fra due settimane per superare l’impasse e dare inizio al processo d’Appello. Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Maurizio Zuccaro, Carlo De Stavola, Carlo Taormina, Umberto Pappadia e Giuseppe Stellato.

    In primo grado Barone era stato condannato a 12 anni di reclusione solo per i maltrattamenti e le lesioni subite dalla ragazza mentre era stato assolto dall’accusa di violenza sessuale nei confronti di altre due ragazze. Il padre e la madre della ragazza erano stati condannati a 4 anni e 5 mesi e 4 anni a testa mentre Schettino era stato assolto dalle accuse contestategli.

    Sesso dietro minaccia, Procura vuole la condanna di don Barone per violenza
    Una sentenza che è stata appellata da tutte le parti, compresa Procura e parti civili, tra cui l’avvocato Rossella Calabritto, che hanno chiesto la revisione della sentenza del tribunale di Santa Maria Capua Vetere e di condannare Barone anche per la violenza sessuale. I giudici di prime cure, infatti, pur riconoscendo che quei rapporti sessuali ci siano stati, non credono completamente alla versione fornita dalle vittime. La Procura, invece, insiste per la condanna. Secondo la tesi dell’accusa quei rapporti sarebbero avvenuti dietro la minaccia di possibili conseguenze negative per la ragazza. In questo modo ne avrebbe alterato la volontà costringendola a subire gli abusi.

    https://www.casertanews.it/cronaca/sesso-minaccia-procura-don-barone-violenza-casapesenna.html

     
  • Sacerdote indagato per abusi su minori nel Casertano, indagano i carabinieri, Diocesi lo allontana

    Sacerdote indagato per abusi su minori nel Casertano, indagano i carabinieri, Diocesi lo allontana

    Il sindaco di Presenzano: “Comunità sconvolta”

    “Siamo increduli per l’indagine per presunti abusi sessuali su minori che coinvolge il nostro parroco don Gianfranco, appresa a 24 ore dal Natale. La comunità è sconvolta”. Lo afferma il sindaco di Presenzano (Caserta), Andrea Maccarelli, che interviene su una inchiesta della Procura di Napoli che vede indagato il parroco don Gianfranco Roncone; un’inchiesta di cui ha dato notizia la Diocesi di Teano-Calvi (in cui rientra Presenzano), che ha sospeso dal servizio in parrocchia il prete. Indagano i carabinieri.

    Il vescovo, monsignor Giacomo Cirulli, in un comunicato pubblicato sul sito della Diocesi, ha fatto sapere di “essere venuto a conoscenza di un’indagine penale a carico del parroco don Gianfranco Roncone”, e di aver “immediatamente ritenuto opportuno vietare l’esercizio del ministero pubblico al suddetto sacerdote, allontanandolo dalla comunità parrocchiale che gli era stata affidata”.Domani il prete avrebbe dovuto celebrare la Santa Messa del 25 dicembre, come faceva da dieci anni, ma al suo posto arriverà, “per dar conforto ai fedeli smarriti – dice il sindaco Maccarelli – proprio il vescovo Giacomo Cirulli, che officerà la Messa di Natale”. “È importante la vicinanza del vescovo – afferma il primo cittadino – questo è un duro colpo per la nostra comunità in un momento già molto difficile e triste. Confidiamo nel lavoro della magistratura”.

    https://napoli.repubblica.it/cronaca/2020/12/25/news/sacerdote_indagato_per_abusi_su_minori_nel_casertano_diocesi_lo_allontana-279831566/