Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Campania

  • Don Michele Barone: la Procura chiede una condanna più dura

    Don Michele Barone: la Procura chiede una condanna più dura

    La procura di Santa Maria Capua Vetere ha presentato ricorso alla Corte di Appello di Napoli

    Casapesenna – La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha chiesto una condanna ancora più severa nei confronti dell’ex don Michele Barone.

    In primo grado, per la vicenda degli esorcismi portata alla luce dalla trasmissione Le Iene, don Michele Barone è stato condannato alla pena di 12 anni di reclusione.

    Esclusi i presunti episodi di violenza sessuale per i quali il prete del Tempio di Casapesenna è stato assolto.

    Ed è rispetto a questa assoluzione che la procura di Santa Maria Capua Vetere ha presentato ricorso alla Corte di Appello di Napoli (Quarta Sezione) che ha fissato la prima udienza del processo di secondo grado al giorno 13 gennaio.

    https://www.cronacacaserta.it/don-michele-barone-la-procura-chiede-una-condanna-piu-dura/70962/

  • Napoli, falso dossier sui festini gay in parrocchia per screditare 2 preti: carabiniere condannato

    Napoli, falso dossier sui festini gay in parrocchia per screditare 2 preti: carabiniere condannato

    C’è una prima condanna nell’ambito dello scandalo, montato ad arte, che travolse la chiesa Santa degli Angeli di Pizzofalcone a Napoli e costrinse don Mario D’Orlando ad andare via.

    Il giudice per le indagini preliminari Caputo della 24esima sezione penale del Tribunale partenopeo ha condannato un carabiniere per avere partecipato alla realizzazione di un falso dossier su party a luci rosse tra sacerdoti e giovani ragazzi che scosse un’intera comunità: Ciro Muti, militare dell’Arma, ha rimediato un anno e sei mei per accesso abusivo nel sistema informatico del Ministero dell’interno, vale a dire gli Archivi di polizia Sdi, e calunnia; la condanna è arrivata all’esito del giudizio abbreviato, formula che prevede lo sconto di un terzo della pena.

    Nel procedimento erano costituiti parte civile don Mario D’Orlando, assistito dall’avvocato Raaele Chiummariello, e don Giovanni Varriale (che all’epoca era nella diocesi di Pozzuoli), assistito dall’avvocato Roberto Rapalo.

    L’accusa contestata al carabiniere era in concorso con don Alessandro Grimaldi, che all’epoca era nella diocesi di Benevento, il quale ha scelto il rito ordinario ed è stato rinviato a giudizio nell’ottobre dello scorso anno. La sua posizione è al vaglio da parte della prima sezione penale del Tribunale di Napoli (presidente Francesco Pellecchia).

    Tutto cominciò nel 2017 con una lettera anonima inviata al vescovo ausiliario Lucio Lemmo nella quale si faceva riferimento a condotte scabrose tenute nella chiesa Santa degli Angeli di Pizzofalcone e nella quale si puntava l’indice contro don Mario. Il prete venne sospeso e la procura vollero diversi mesi per capire cosa sia accaduto e la storia ricostruita dagli inquirenti mise a nudo una verità assai intricata: non solo Don Mario D’Orlando non s’era mai macchiato di alcuna delle accuse mosse nella lettera, ma si venne anche a scoprire che quelle accuse (false) furono volutamente costruite per screditarlo.

    Di più: la persona che provò a distruggere la reputazione di don Mario, secondo la procura, fu un altro prete, don Alessandro Grimaldi, che all’epoca era nella diocesi di Benevento.

    Napoli, falso dossier sui festini gay in parrocchia per screditare 2 preti: carabiniere condannato

  • Pedofilia nella Chiesa, Borrelli chiede che il suo caso venga riaperto

    Pedofilia nella Chiesa, Borrelli chiede che il suo caso venga riaperto

    Di Carmelo Giuffrè
    Arturo Borrelli ha denunciato anni fa un sacerdote per pedofilia e adesso denuncia la superficialità con cui la chiesa ha processato l’uomo.

    Tra i 13 e i 17 anni, Arturo Borrelli ha raccontato di essere stato vittima di abusi sessuali da parte di un prete. Era il suo professore di religione a scuola e quel bambino che adesso è un uomo, racconta di come un giorno lo abbia invitato a casa sua per poi iniziare a toccarlo e dare il via a una storia che sarebbe durata anni. Il prete in questione si chiama Don Silverio, giudicato recentemente innocente di tutti i crimini di cui era accusato dal tribunale ecclesiastico. Un verdetto che ha fatto un discutere per alcune risposte fornite dall’imputato. Le vittime chiamate a testimoniare conoscevano una malformazione del prete ai genitali. Un particolare che poteva venir conosciuto soltanto in situazioni di intimità. E il punto è che Don Silverio ha spiegato al Tribunale che per lui era la normalità farsi la doccia nudo con gli altri bambini, ed è così che questi sono venuti a conoscenza del suo problema.

    Borrelli: “Ascoltano quello che sai per poi nasconderlo”

    Borrelli ha iniziato tanto tempo fa una lotta per denunciare quello che lui considera un vero e proprio mostro, il suo carnefice, e nel suo percorso ha trovato altre tre persone che sostengono di essere stati vittima degli stessi abusi da parte di Don Silverio. Ma nonostante fosse stato Papa Francesco a voler riaprire il caso nel 2018, per il momento si è tutto risolto nell’assoluzione del prete. Ma non solo, come ha raccontato ai giornalisti di Fanpage in un’intervista, Borrelli ha perso il lavoro per seguire al meglio questa vicenda. L’uomo è convinto che la Chiesa non abbia mostrato un reale interesse a cercare la verità: “Una vicina di casa aveva dichiarato per prima che in quell’appartamento c’erano troppi bambini e che qualcosa non tornava. Ha rilasciato la sua testimonianza al tribunale e tutto quello che ha rivelato è stato gettato nel cestino. Fanno così: ascoltano quello che sai per poi nasconderlo”. 

  • Pedofilia nella Chiesa, la storia di Arturo: “Il parroco che mi ha violentato continua a dire messa”

    Pedofilia nella Chiesa, la storia di Arturo: “Il parroco che mi ha violentato continua a dire messa”

    Dopo un nuovo capitolo dello scandalo pedofilia che ha investito l’ex segretario storico di Papa Giovanni Paolo II, il mondo torna a parlare delle vittime di abusi subiti da religiosi. Arturo Borrelli è uno dei sopravvissuti agli abusi: dai 13 ai 17 anni avrebbe subito violenze da parte del parroco del suo quartiere di Napoli. Nonostante le denunce e le prove presentate insieme ad altre vittime in tribunale, Don Silverio Mura può celebrare di nuovo la messa. Arturo racconta la sua storia a Fanpage.it.

    La storia di pedofilia che ha investito anche l’ex segretario storico di Papa Giovanni Paolo II riapre il sipario sul fenomeno degli abusi in Chiesa, noto alla cronaca ma sempre difficile nelle aule di tribunale. Arturo Borrelli aveva 13 anni quando ha subito abusi sessuali per la prima volta. Andava a scuola come tutti i ragazzini della sua età e la sua triste routine fatta di violenze è durata fino ai 17 anni. Ad abusare di lui, un prete che aveva la cattedra di religione nella sua scuola. Aveva iniziato a frequentare l’oratorio e poi, un giorno, il religioso lo aveva invitato nella casa dove viveva con la madre. Lì ha abusato di lui più e più volte negli anni. In quel periodo di tempo, Arturo riceveva alcuni regali dal religioso. Modalità, spiega Arturo, che l’uomo aveva adottato anche con altre persone. Don Silverio è stato denunciato per i fatti avvenuti tra l’87 fino ai primi anni ’90.

    Il sacerdote ora è stato assolto dal Tribunale ecclesiastico metropolitano di Milano. Sono stati analizzati gli atti del processo penale: le testimonianze di altre vittime, le ricostruzioni e tutte le perizie. Papa Francesco si era premurato di riaprire il caso nel 2018, ma l’interessamento del Pontefice non ha portato a sostanziali cambiamenti. A Fanpage.it, Arturo racconta di aver anche perso il lavoro a causa dei suoi tentativi di ottenere giustizia dalla curia napoletana.

    Cosa intende quando dice che denunciare le è costato il lavoro?

    Facevo la guardia giurata e cercando di ottenere giustizia per quanto mi è successo, ho scritto una lettera al cardinale Crescenzio Sepe chiedendogli di prendere in considerazione il mio caso. Pur di far ascoltare la mia storia avrei fatto di tutto, così gli ho scritto che se non mi avesse dato udienza, mi sarei sparato con la pistola d’ordinanza. Lui ha mandato quel testo alle forze dell’ordine e io sono stato sospeso in via precauzionale. Attualmente vivo con una pensione mentre mia moglie lavora un po’ di più.

    La curia napoletana l’ha ascoltata?

    No. Don Silverio è tornato a celebrare la messa perché per il tribunale ecclesiastico è innocente. Il cardinale Sepe lo ha riabilitato e quindi lui per i suoi superiori è innocente. Abbiamo un processo ancora in corso nelle aule di tribunale, ma sapere che è la stessa Chiesa a giustificarlo fa male, è forse lo schiaffo più forte per le vittime, soprattutto per quelle che hanno fede in Dio o che l’hanno avuta.

    Lei ha presentato il suo caso anche a Papa Francesco. Proprio lui ha voluto riaprire la vicenda.

    Sì è vero, ha voluto incontrarmi e abbiamo parlato. Ha detto che sarebbe stato vicino alle vittime, ha voluto persino fare luce su quanto gli ho detto, ma cos’è cambiato da allora? Don Silverio può di nuovo esercitare e prima ancora era stato addirittura trasferito in un paesino del Nord Italia dove girava con un nome e un cognome falso per evitare che le persone sapessero di cosa era accusato. Quello con Francesco è stato un incontro molto bello i cui effetti però non si sono visti, la situazione è ancora questa. Per me come per tanti altri.

    Quante sono le vittime che hanno denunciato insieme a lei?

    Altre due. Un ragazzo è stato abusato come me e purtroppo descrive dinamiche molto simili alle mie, mentre un’altra persona lo ha denunciato per tentata violenza. Entrambe le vittime erano chierichetti.

    Cosa hanno in comune le vostre vicende?

    I posti in cui ci portava, per esempio. Tutte le vittime poi hanno descritto la malformazione ai genitali che aveva Don Silverio. Si tratta di un dettaglio che conosci solo se hai avuto rapporti sessuali con lui, perché era visibile solo in quel contesto. Al tribunale ecclesiastico ha detto che era solito fare la doccia con noi bambini e che per questo motivo eravamo al corrente della sua malformazione. Come se fosse normale addurre come giustificazione a un’accusa di violenza la storia di un uomo adulto che fa la doccia nudo tra alcuni ragazzini.

    Quante altre persone sono coinvolte?

    Tante. Troppe. Abbiamo denunciato in tre, ma sono convinto che le vittime della stessa persona in quegli anni siano almeno dieci.

    Dieci? Sarebbero davvero tante

    Sono convinto di questa cosa. Alcune persone lo hanno confessato a me direttamente ma non hanno voluto denunciare perché neppure le famiglie sanno del loro passato, altri casi invece sono soltanto un mio sospetto. C’era però una folla di bambini nell’abitazione di Don Silverio che desta per forza qualche sospetto. Ci sono molti più coinvolti di quelli che crediamo.

    In quanti riescono davvero ad andare avanti?

    Pochi. Ognuno di noi deve rielaborare quanto gli è successo. Io sono in cura, prendo dei farmaci perché soffro di attacchi di panico. Altre persone sfogano la propria frustrazione nella lotta in tribunale oppure cercano di costruirsi una vita normale e rendono gli abusi un segreto. Altre ancora poi si uniscono a delle associazioni con un fine comune. Io, insieme ad altri sopravvissuti, faccio parte della “Rete L’abuso”. Abbiamo organizzato manifestazioni davanti al Vaticano, abbiamo condiviso le nostre storie e insieme cerchiamo la forza di andare avanti.

    E alle manifestazioni in quanti siete?

    Circa 50 persone. Veniamo da tutt’Italia e ovviamente siamo tutti vittime di persone diverse, ma le fa capire quanto è esteso questo fenomeno e quante altre persone si nascondono in giro per l’Italia. Per ognuno degli accusati ci sono altre vittime che hanno in comune la stessa storia e che non vogliono uscire allo scoperto. Non mi sento di giudicarle: se denunciando ottieni l’indifferenza dell’autorità ecclesiastica che per prima dovrebbe difenderti e tutelarti, cosa lo fai a fare?

    Dove crede che sia adesso Don Silverio?

    Non lo sappiamo. Può celebrare di nuovo la messa e probabilmente ha ancora la possibilità di far del male ai bambini. Ci avevano detto che si trovava in un centro di recupero e non era vero, ora che è stato scagionato da tutte le accuse non ha neppure motivo per cambiare nome. Il Tribunale ecclesiastico non ha ascoltato neppure i testimoni.

    Cioè?

    Una vicina di casa aveva dichiarato per prima che in quell’appartamento c’erano troppi bambini e che qualcosa non tornava. Ha rilasciato la sua testimonianza al tribunale e tutto quello che ha rivelato è stato gettato nel cestino. Fanno così: ascoltano quello che sai per poi nasconderlo.

    https://www.fanpage.it/attualita/pedofilia-nella-chiesa-la-storia-di-arturo-il-parroco-che-mi-ha-violentato-continua-a-dire-messa/

  • Abusi sessuali durante gli esorcismi, i motivi dell’assoluzione di don Michele Barone

    Abusi sessuali durante gli esorcismi, i motivi dell’assoluzione di don Michele Barone

    Scandalo esorcismi, i motivi dell’assoluzione di don Michele Barone

    Secondo il Tribunale, i palpeggiamenti spacciati per esorcismi non vanno considerati aggressioni sessuali. Inoltre, né i genitori della 13enne vittima di maltrattamenti, né le ragazze che accusano l’ex sacerdote Michele Barone di avere abusato di loro, vanno considerati in inferiorità psicologica nei confronti del prete.

    Né fu «coartata» la relazione carnale ch’ebbe, l’ex confessore dei vip, con una delle due ragazze che poi lo denuncerà per stupro: non ritenuta «indemoniata» come l’altra ragazza, madre di un bambino, «scelse» la pratica sessuale che poi attuò con l’ex prete e per questo, ritengono i giudici, non vi fu costrizione.

    Condannati i genitori della vittima

    Anche i genitori della vittima sono al centro dello scandalo esorcismi e abusi che sconvolse l’Italia nel 2018. I genitori della 13enne consegnarono «volontariamente» la ragazzina al sacerdote ritenendo che non avesse bisogno di cure mediche, ma di rituali di liberazione dal demonio e decidendo, in autonomia, che la 13enne fosse quindi affetta da problematiche spirituali e non da quel disturbo di conversione diagnosticato al Bambin Gesù di Roma. Insomma, tutti loro, vittime (eccetto la minorenne) e carnefici, agirono con lucidità e volontarietà «condividendo con Barone un credo religioso vissuto fino alle estreme conseguenze».

    Il ricorso

    Sono, queste le motivazioni, 1113 pagine, con le quali il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere l’8 febbraio scorso ha condannato Barone a 12 anni per i maltrattamenti sulla ragazzina, ma lo ha mandato assolto dalle accuse di violenza sessuale nei confronti delle due adepte ventenni. Su questa decisione è pronta a dar battaglia la Procura di Santa Maria Capua Vetere che, lunedì, ha depositato il ricorso in Appello. I pm Alessandro Di Vico e Daniela Pannone, chiedono la condanna dell’ex sacerdote anche per la violenza sessuale nei confronti delle due ventenni.

  • Caserta, abusò di parrocchiana 13enne: sacerdote condannato a 9 anni

    Caserta, abusò di parrocchiana 13enne: sacerdote condannato a 9 anni

    Condanna a nove anni per don Michele Mottola, il sacerdote napoletano arrestato per abusi sessuali su una bambina di tredici anni a Trentola Ducenta, nel casertano. La sentenza, emessa quest’oggi dal tribunale di Napoli Nord, gip Vera Iaselli, accoglie in toto il complesso quadro accusatorio messo insieme dalla procura diretta da Francesco Greco. Il verdetto è frutto della denuncia della vittima che, in un primo momento, non fu creduta neanche dai familiari.

    Successivamente, la bimba registrò di nascosto gli incontri col prete con un telefonino. Mottola confessò poi dinanzi al vescovo di Aversa, Angelo Spinillo. La Diocesi provvide ad informare la Procura di quanto accaduto. Di qui l’indagine lampo sfociata nella condanna di oggi. La richiesta del pm, Paolo Martinelli, era stata di  9 anni e 6 mesi. Il tribunale ha anche riconosciuto alla parte lesa un risarcimento danni a carico dell’imputato.

    https://www.ilmattino.it/caserta/prete_pedofilo_caserta_trentola_ducento_13enne_sacerdote_condannato_a_9_anni-5482831.html

  • Gli avvocati di Michele Barone denunciano gli autori de “Le Iene” per calunnia e diffamazione

    Gli avvocati di Michele Barone denunciano gli autori de “Le Iene” per calunnia e diffamazione

    CASERTA – Riceviamo e pubblichiamo integralmente il comunicato stampa fattoci pervenire dagli avvocati Camillo Irace e Maurizio Zuccaro relativamente al servizio delle “Iene” andato in onda lo scorso 28 aprile 2020: “Nostro malgrado dobbiamo registrare l’ennesima “cattiva” informazione prodotta dalla trasmissione “Le Iene”.

    Ancora UNA VOLTA gli autori di suddetta trasmissione televisiva producono un servizio non veritiero e/o comunque volutamente ambiguo nei confronti di Michele Barone. Il servizio in parola è stata trasmesso sull’emittente Italia Uno nel corso della suddetta trasmissione in data 28/04/2020.

    Il titolo del servizio cita testualmente: Esorcismi e violenze: la condanna di don Barone e l’OMBRA DI ABUSI SESSUALI. Sul punto occorre precisare che, il nostro assistito, lo scorso 7 febbraio al processo di 1° grado presso il Tribunale di S. Maria C. V. (CE) per i fatti che gli venivano contestati, è stato assolto in formula piena dai reati di violenza sessuale perché “il
    fatto non sussiste” sconfessando totalmente tutte le sue accusatrici (le stesse del servizio) e condannato per maltrattamenti e lesioni ai danni della minore “Giada”.

    Il servizio, disattendendo l’ordinanza del medesimo Tribunale che vietava qualsiasi ripresa televisiva delle parti processuali (ad eccezione del collegio) mostrano le immagini del nostro assistito in “gabbia” in attesa della lettura della sentenza.
    Suggestivo – a dir poco – il titolo del servizio (ombra di abusi sessuali) poiché Michele Barone non è stato mai indagato né imputato dall’autorità giudiziaria per reati sessuali nei confronti di minorenni.

    Pertanto, alla luce di quanto trasmesso nell’ultimo servizio, l‘intera ricostruzione dei fatti non è rispondente alla realtà, e persino le testimonianze di “due nuove Maddalene redente sulla via di Damasco”, sono da ritenersi calunniose e diffamatorie.
    Gli artefici di questo ennesimo tritacarne mediatico saranno chiamati a risponderne davanti alle Autorità competenti. F.to Avv. Camillo Irace e Avv. Maurizio Zuccaro”.

    L’articolo Gli avvocati di Michele Barone denunciano gli autori de “Le Iene” per calunnia e diffamazione proviene da BelvedereNews.
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    Gli avvocati di Michele Barone denunciano gli autori de “Le Iene” per calunnia e diffamazione

  • Suore picchiano i bimbi «sulle parti intime» all’asilo a Caserta, condannate 3 religiose e la madre superiora

    Suore picchiano i bimbi «sulle parti intime» all’asilo a Caserta, condannate 3 religiose e la madre superiora

    Suore maltranno i bimbi all’asilo a Caserta, condannate 3 religiose e la madre superiore. Quattro religiose che prestavano servizio in una scuola materna di San Marcellino (Caserta), sono state condannate per maltrattamenti (rito abbreviato) a 2 anni ciascuno dal gup del tribunale di Napoli Nord. Si tratta di tre suore straniere e della madre superiora, un’italiana, direttrice della scuola accusata anche di intralcio alla giustizia. L’accusa aveva chiesto il doppio della pena.

    Le monache avrebbero percosso in alcune occasioni i bambini durante l’orario di mensa o nel corso di attività ricreative. Le indagini dei carabinieri, sono state avviate lo scorso anno su denuncia di alcuni genitori. Alcuni filmati riguardanti le intercettazioni audiovisive hanno confermato le denunce.

    https://www.ilgazzettino.it/italia/cronaca_bianca/suore_asilo_caserta_condannate_madre_superiore_oggi_ultime_notizie-4427392.html?fbclid=IwAR1O–7ci7G9zX-QdZNWWMkXQYn4vIVZJzFuWeR2mcO6XZBNlBuSTrPttX4

  • Don Michele Barone scarcerato dopo 24 mesi: fu condannato a 12 anni di reclusione

    Don Michele Barone scarcerato dopo 24 mesi: fu condannato a 12 anni di reclusione

    È libero don Michele Barone, il prete ridotto allo stato laico dopo lo scandalo esorcismo e abusi di Casapesenna. Stamane l’ex sacerdote e confessore dei vip ha lasciato il carcere di Carinola, dove si trovava detenuto ed è stato sottoposto ai domiciliari fuori regione su disposizione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere che ha accolto l’istanza del collegio difensivo, avvocati Camillo Irace e Vincenzo Zuccaro.

    L’8 febbraio scorso, lo stesso tribunale ha condannato l’ex sacerdote a 12 anni di carcere per i maltrattamenti su una ragazzina di tredici anni ritenuta, sia da lui che dai  genitori, indemoniata e pertanto sottoposta a violenti esorcismi. Barone fu arrestato il 14 febbraio del 2018 e lascia quindi il carcere dopo poco più di due anni di detenzione.

    https://www.ilmattino.it/caserta/don_michele_barone_libero_dopo_24_mesi_fu_condannato_a_12_anni_di_carcere-5120966.html

  • Disabile violentato da un sacerdote all’Istituto Don Orione, spuntano altri casi

    Disabile violentato da un sacerdote all’Istituto Don Orione, spuntano altri casi

    False dichiarazioni. E’ questa la motivazione che ha spinto la Procura di Napoli ad iscrivere nel registro degli indagati il direttore della provincia religiosa ‘Madre della Divina Provvidenza’.

    Il direttore avrebbe fornito false dichiarazioni al pm nell’ambito delle indagini che lo scorso 20 dicembre hanno portato all’arresto di Roberto Gerolamo Filippini. Il sacerdote è accusato di violenza sessuale continuata commessa nel centro Don Orione di Ercolano, in provincia di Napoli. Il direttore, di cui non sono state rese note le generalità, ha competenze a livello nazionale e internazionale.

    LA STORIA – Roberto Gerolamo Filippini è invece accusato di presunta violenza sessuale. Violenze che sono state confermate dalla vittima nel corso di un incidente probatorio che si è tenuto alla presenza del sacerdote che operava presso il Centro Don Orione di Ercolano. Nel corso dell’interrogatorio sarebbero emerse altre violenze nei confronti di altre vittime su cui sono in corso indagini.
    All’epoca dei fatti il sacerdote era amministratore di sostegno della persona disabile e vicedirettore dell’Istituto Don Orione di Ercolano. L’istituto, come si legge sul sito, esplica funzioni Socio-Sanitarie Riabilitative rivolte ai soggetti affetti da patologie di ordine neuromotorio. Don Orione nella sua azione di apostolo aprì Scuole, Colonie agricole, Centri di formazione professionale, Case di carità e Missioni. Il suo motto era: “Fare del bene sempre, del bene a tutti. Del male mai a nessuno”. E in suo onore eta stato aperto il Centro di Ercolano.

    Disabile violentato da un sacerdote all’Istituto Don Orione, spuntano altri casi