Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Campania

  • Don Marco Cerullo, condanna in cassazione

    Don Marco Cerullo, condanna in cassazione

    Sei anni e otto mesi. E’ questa la pena, confermata dalla Corte di Cassazione, per Don Marco Cerullo, vice parroco di Casal di Principe e insegnante di religione a Villa Literno, arrestato in flagranza di reato dalle forze dell’ordine il 19 dicembre 2007, mentre in macchina abusava di un suo alunno di 11 anni. La vittima raccontò che don Marco lo aveva allontanato dalla scuola con la scusa di comprare i colori del presepe e aggiunse che già altre volte aveva abusato di lui, anche a casa del bambino.
    La Cassazione ha sostanzialmente confermato la sentenza di Corte d’Appello, compresa la provvisionale già disposta di 50.000 euro. Ma finora il sacerdote non ha pagato neppure un centesimo. E qualsiasi azione legale per la richiesta di risarcimento rischia di cadere nel vuoto: il sacerdote, infatti, risulta nullatenente.
    Al momento dell’arresto di don Marco, il vescovo di Aversa mons. Milano dichiarò che preferiva aspettare i tempi della giustizia. “La giustizia ha fatto il suo corso ma monsignor Milano non ha ancora pronunciato una parola” afferma Sergio Cavaliere, l’avvocato della vittima. “Non una parola di pietà per la sorte della vittima in questi due anni e cinque mesi. Eppure si è preoccupato della sorte di don Marco, “promettente teologo”.”
    In questi due anni e cinque mesi, don Marco Cerullo è stato agli arresti domiciliari presso una comunità religiosa, nel frusinate, che accoglie anche giovani e giovanissimi. “Non sappiamo se nella comunità protetta si è astenuto “da ogni ufficio o servizio in strutture frequentate da minori” come prescritto dal GUP Chiaromonte il 19 novembre 2008” sostiene l’avv. Cavaliere. “ E non sappiamo se don Cerullo continuerà a dir messa, scontata la reclusione.”
    Sul conto di don Marco e della diocesi di Aversa rimangono aperti molti interrogativi. Don Marco ha frequentato il seminario minore di Aversa, dove accedono bambini delle scuole medie e ragazzi delle scuole superiori. Ed è proprio in quel seminario che è celebre il “gioco dello scarpone”, una metafora, neppure troppo velata, per l’atto dell’abuso sessuale. In quel seminario don Marco è tornato, in seguito, come assistente spirituale dei giovanissimi allievi. E’ stato poi trasferito come parroco a Villa Literno e da lì, appena un mese prima dell’arresto, trasferito come viceparroco a Casal di Principe.

    Possibile che la diocesi non abbia mai ricevuto segnalazioni sul conto di don Marco, sospetti, chiacchiere, insomma, qualcosa che inducesse a una maggiore attenzione sull’operato del sacerdote? In fondo, certe “inclinazioni” non si manifestano improvvisamente.
    “Non ho ricevuto mai alcuna segnalazione, sul conto del sacerdote” afferma il vescovo di Aversa, monsignor Milano. “E’ un grande dolore che sopporto ormai da quando ho saputo dell’arresto. Tuttavia la cattiva condotta di un sacerdote non deve inficiare l’opera dei sacerdoti che invece compiono quotidianamente il proprio dovere nei confronti della Chiesa e dei fedeli.”
    Le disposizioni del Papa, in merito alle accuse di abusi sessuali nei confronti di sacerdoti sembrano essere piuttosto chiare e prevedono un procedimento canonico. “Il procedimento è già stato aperto,” sostiene monsignor Milano “Si tratta di una indagine della Congregazione per la Dottrina della Fede, cui spetta la competenza per questi casi particolari. La Chiesa segue le direttive del Santo Padre, che per noi è un faro lungo il nostro percorso spirituale.”
    Le persone abusate hanno necessità di rivolgersi a specialisti per tentare di superare il trauma e le cure sono piuttosto costose. Don Marco non ha mai risarcito la vittima e risulta nullatenente. Forse la diocesi, per dovere se non altro morale, potrebbe in qualche modo provvedere al risarcimento, o comunque all’assistenza della vittima. “Queste sono decisioni che un vescovo non può prendere da solo,” ribadisce il vescovo Milano “sarà vagliato il problema dalla collegialità e sarà presa una decisione.” Non una parola sulla possibilità di incontrare la vittima, almeno per offrire le scuse e il conforto spirituale alla famiglia.

    Don Marco Cerullo, che non era presente alla sentenza, sarà probabilmente tradotto in carcere a breve. Ha scontato 2 anni e 5 mesi agli arresti domiciliari. Gli restano 4 anni e 3 mesi da trascorrere in carcere, ma con lo sconto della pena per buona condotta (3 mesi l’anno) il sacerdote probabilmente finirà col restare in carcere poco più di due anni e mezzo. La sua vittima, invece, resterà segnata dagli abusi subiti per tutta la vita.

  • Prete pedofilo: condannato a 6 sei anni don Marco Cerrullo

    Prete pedofilo: condannato a 6 sei anni don Marco Cerrullo

    Casal di Principe – La settima sezione penale della Cassazione ha confermato la condanna a 6 anni e 8 mesi di reclusione per don Marco Cerullo. Il viceparroco a Casal di Principe e insegnante di religione a Villa Literno, fu arrestato in flagranza dai Carabinieri di Casal di Principe il 19 dicembre 2007, in campagna, mentre violentava un suo alunno di 11 anni. Alla vista dei Carabinieri il prete tentava una precipitosa fuga in auto, interrotta dall’arresto. La vittima raccontò che don Marco lo aveva allontanato dalla scuola con la scusa di comprare i colori del presepe. Aggiunse che già altre volte aveva abusato di lui, anche a casa del bimbo. Nell’immediatezza il vescovo di Aversa monsignor Milano dichiarò che preferiva aspettare i tempi della giustizia. Non un euro di risarcimento è stato pagato dal prete in questi anni, nonostante una condanna a 50.000 euro.

    Come da me commentato in alcune interviste:

    * al Guardian http://www.guardian.co.uk/world/2010/mar/2…le-priests-ital… a Le figarò .
    * a Il Fatto Quotidiano http://ilgiornalieri.blogspot.com/2010/04/…i-dei-preti-ita…
    * e riprese da centinaia di organi di stampa italiani ed esteri, quello di don Cerullo è solo uno dei pochissimi casi (circa 130) di pedofilia ecclesiastica di cui ha parlato la stampa in Italia.

    La punta dell’iceberg fatto di connivenze ecclesiastiche, diffusa omertà, paura e vergogna delle vittime, di una stampa distratta e timorosa verso le gerarchie ecclesiastiche. Il cardinale Sodano, facendo gli auguri a Benedetto XVI, ha affermato orgoglioso che il popolo di Dio “non si lascia impressionare dal chiacchiericcio del momento”. Solo chiacchiere per il cardinale Sodano. Quelle chiacchiere con cui il cardinale Schoenborn lo accusa di aver insabbiato per 15 anni lo scandalo del cardinale pedofilo Groer. Quelle che lo accusano di aver protetto il prete pedofilo fondatore dei Legionari di Cristo, Maciel. La giustizia ha fatto il suo corso ma monsignor Milano non ha ancora pronunciato una parola. Non una parola di pietà per la sorte della vittima in questi due anni e cinque mesi. Eppure si è preoccupato della sorte di don Marco, “promettente teologo”. Qualcuno ha trovato a don Marco un comodo rifugio dove ha scontato più di 2 anni agli arresti domiciliari in una comunità religiosa. Non sappiamo se don Cerullo continuerà a dir messa, scontata la reclusione. Non sappiamo se nella comunità protetta si è astenuto “da ogni ufficio o servizio in strutture frequentate da minori” come prescritto dal GUP Chiaromonte il 19 novembre 2008. Monsignor Milano non ha commentato le “chiacchiere” della stampa sui trasferimenti di don Cerullo di parrocchia in parrocchia, né le “chiacchiere” sul famigerato “gioco dello scarpone” in voga nel seminario minore di Aversa, dove don Cerullo ha studiato e prestato servizio come “assistente spirituale dei giovani seminaristi”. Ora i familiari di don Marco, assistiti dagli avvocati Sergio Cavaliere e Costantino Puocci si rivolgeranno alla giustizia civile. Ma nessuno ripagherà la vittima di una infanzia distrutta per sempre, né i silenzi del monsignor Milano e né le “chiacchiere” delle gerarchie ecclesiastiche. Da loro non vogliamo sentire più chiacchiere ma fatti. Vogliamo dai vescovi le denunce alla magistratura. Vogliamo che si aprano gli archivi diocesani e vaticani. Vogliamo i nomi e i cognomi. Vogliamo le indagini e i processi. Vogliamo che a nessun prete pedofilo non sia consentito fare il sacerdote. Vogliamo concreti atti di riparazione. Non scuse televisive e chiacchiere utili solo al consenso mediatico. Vogliamo che i preti pedofili siano curati in strutture psichiatriche, perché la pedofilia è un disturbo della personalità recidivante, che non si cura con le preghiere e il recupero “spirituale”. Vogliamo la rimozione delle cause della pedofilia clericale, che non sono in un generico segno dei tempi, come vorrebbero farci credere le gerarchie ecclesiastiche. Vogliamo che sia allungata la prescrizione, perché 10 anni è un termine troppo breve perché la vittima possa denunciare violenze subite da bambino. La vittima ha bisogno di decenni per elaborare l’abuso e averne il coraggio di parlare. Troppi crimini sono impuniti, troppi criminali sono in libertà. E’ ora di rompere il muro di omertà e di silenzio che è il miglior alleato dei preti pedofili. Chi sa parli! Per il bene dei nostri figli.

  • Pedofilia, prete condannato Violentò un ragazzino, sentenza definitiva per don Cerullo

    Pedofilia, prete condannato Violentò un ragazzino, sentenza definitiva per don Cerullo

    Marilù Musto

    Solo il dolore, nient’altro che il dolore ha attraversato in due anni, quattro mesi e undici giorni la famiglia della piccola vittima della violenza sessuale da parte di un sacerdote di 33 anni.

    E un silenzio assordante della chiesa, in particolare della diocesi di Aversa che in tutti questi mesi «non ha mai chiesto ufficialmente perdono al bambino violentato dal viceparroco di Casal di Principe», ha spiegato il difensore del ragazzino, Costantino Puocci. Nonostante il fatto che oggi Don Marco Cerullo, sacerdote della chiesa del Santissimo Salvatore, può essere chiamato a tutti gli effetti pedofilo.

    Don Marco – che oggi ha 35 anni – è stato, infatti, condannato con sentenza definitiva dai giudici della corte di Cassazione alla pena di sei anni e otto mesi di carcere per aver abusato sessualmente di un suo alunno della scuola elementare e media di Villa Literno nel dicembre del 2007, durante l’orario scolastico. La sentenza ha rotto il silenzio: «Preferisco aspettare i tempi della giustizia – disse due anni fa il vescovo della diocesi normanna, Mario Milano – non ho altro da dire».

    Nei mesi successivi all’arresto del prete pedofilo, però, venne emessa la sentenza di primo grado dal gip Stefania Amodeo del tribunale di Santa Maria Capua Vetere – il 22 aprile del 2008 – che condannava a sei anni e otto mesi di reclusione Don Marco con l’interdizione perpetua «da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori». Nemmeno allora la chiesa volle pronunciarsi. Il risarcimento per i danni morali subiti, 50mila euro in via provvisoria, non è stato ancora versato dall’insegnante di religione alla famiglia del ragazzo che ora ha tredici anni e che, probabilmente, ha una vita distrutta dal ricordo degli abusi.

    Durante l’incidente probatorio, infatti, il ragazzo aveva rivelato ai giudici di essere stato violentato più volte dal sacerdote e, in un caso, anche nel giorno del suo compleanno dopo una pizza mangiata assieme. Ne aveva solo undici quando nel 2007, il 19 dicembre, i carabinieri di Casal di Principe videro il suo viso bianco, terrorizzato, e una persona che era distesa su di lui in auto. I militari quella mattina si avvicinarono alla vettura parcheggiata in aperta campagna e videro don Marco che stuprava il ragazzo. Il sacerdote cercò di scappare inserendo la marcia, ma si schiantò contro un palo che circondava la piazzola di un distributore di benzina. Venne arrestato. Ammise in lacrime davanti ai carabinieri le sue colpe. Era riuscito a uscire dal plesso scolastico liternese e portare con sé l’alunno con il pretesto di comprare dei colori per dipingere il presepe.

    Poi ritrattò dichiarando che si trattava solo di «un abbraccio affettuoso». Il suo avvocato, Carmine Ucciero – mentre la procura generale precisava che il giudice in primo grado aveva omesso di applicare interdizioni più rigide per Don Marco, previste della legge – presentò ricorso in Appello e poi, dopo la conferma della condanna a Napoli, avanzò istanza in Cassazione. Non c’è stato nulla da fare. Don Marco Cerullo tornerà in carcere. E dovrà restarci, probabilmente, circa due anni grazie a sconti e benefici vari. Anche perché nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere era rimasto solo 13 giorni, dal 19 dicembre a 2 gennaio, prima che il tribunale del riesame di Napoli concedesse il beneficio dei domiciliari per due mesi. Da due anni si trova in una comunità di recupero alle porte di Roma messa a disposizione, pare, dalla stessa chiesa. Sarebbe stato sospeso dal servizio delle sue funzioni di sacerdote, ma la chiesa non ha fatto sapere pubblicamente se è stato spogliato dal suo abito di sacerdote. Resta il silenzio dell’istituzione ecclesiastica. E un’infanzia distrutta per sempre. Per il risarcimento dei danni, i legali della vittima, gli avvocati Puocci e Sergio Cavaliere, fanno sapere: «Ci faremo valere in sede civile».

    L’ipotesi Uscita in orario scolastico l’istituto rischia sanzioni
    Con la sentenza di Cassazione ora i dirigenti della scuola di Villa Literno potrebbero incorrere in sanzioni a causa dell’uscita dalla struttura di un alunno durante l’orario scolastico. Intanto, non ha trovato conferma l’ipotesi che altri alunni della scuola di Villa Literno abbiano subito abusi sessuali.

    Da Il Mattino, edizione di Caserta del 09 maggio 2010

  • Il prete condannato: «Non sono un pedofilo, le mie erano carezze»

    Il prete condannato: «Non sono un pedofilo, le mie erano carezze»

    Un anno e 5 mesi per atti di libidine nei confronti di due ragazzine: «Vestivano abiti accollati, erano carezze»

    SALERNO – «Sono il sacerdote di cui avete scritto sul giornale». La telefonata giunge in redazione nel tardo pomeriggio di ieri.

    Dall’altra parte del filo il prete di 69 anni, consigliere dell’Istituto interdiocesano per il sostentamento del clero e membro del collegio presbiterale, ex insegnante di religione in una scuola media di Pontecagnano, condannato a un anno e cinque mesi per atti di libidine violenta nei confronti di due minorenni. Una sentenza passata in giudicato che potrebbe finire nelle mani degli ispettori che, dopo gli scandali sui preti pedofili in Irlanda, Germania e Stati Uniti, saranno inviati dal Vaticano in tutti i seminari delle diocesi. «Io non sono un prete pedofilo, nella sentenza non è scritta questa parola – è la prima cosa che dice il nostro interlocutore – e non ho subito alcuna interdizione a seguito della condanna». Tant’è che ricorda che, alla fine del processo, che risale a dieci anni fa, per scaricare la tensione decise di andare in Libia e in questura, alla consegna del passaporto, «i poliziotti storsero un po’ il naso. Poi però controllarono bene e mi fecero partire».

    Il sacerdote dice anche che fin dal primo momento la Curia ha saputo tutto, «niente è stato tenuto segreto» e che «la mia comunità parrocchiale già allora mi diede una dimostrazione di stima». Stima? «Il problema è che non sono stato creduto nella mia difesa – entra nel merito il prete condannato – è impensabile che abbia potuto infilare una mano lungo la schiena di una bambina anche perchè all’epoca dei fatti era inverno e la bambina in questione indossava abiti accollati». E i toccamenti denunciati? «Ma quale padre non mette una mano intorno alla vita di una bambina o le fa una carezza sul collo? Se questa è pedofilia, allora auguro a tutte le ragazze di questo mondo di subire questo tipo di attenzioni!».

    Il sacerdote si rammarica del fatto che all’epoca i giudici non vollero credere alla perizia sulla disposizione delle classi, che non avrebbe consentito ai quattro alunni sentiti come testimoni di vedere cosa succedeva alla cattedra. «Ricordo una reprimenda del giudice Verasani, mi trattò come se fossi stato il più grande delinquente del mondo». Il caso del prelato salernitano accusato di molestie, per aver «turbato» una ragazzina, torna alla ribalta nei giorni in cui la Chiesa s’interroga drammaticamente sui preti pedofili: «Non so se certe cose scritte sui giornali siano vere – interviene il sacerdote – io di sicuro non mi sono mai sentito turbato da questo scandalo, sono mille miglia lontano».

    Don Mario Salerno, presidente dell’Istituto interdiocesano per il sostentamento del clero, è laconico nel suo commento: «La Chiesa non è un giudice che condanna sempre, è anche una madre». La vicenda del sacerdote condannato è nota anche in Vaticano: c’è una lettera, inviata il 20 aprile 2009, in cui un altro prete scrive al cardinale Claudio Hummes, prefetto della Congregazione del clero, e all’Istituto centrale per il sostentamento del clero della «presenza nel cda dell’Istituto del sacerdote (di cui fa nome e cognome; ndr) condannato per abusi sessuali su due ragazze minorenni». Il cardinale Hummes tace. Cinque mesi dopo, invece, a Salerno arriva il direttore dell’Istituto centrale, Cesare Testa, che partecipa ad una riunione del cda presso l’abbazia di Cava de’Tirreni. A quella riunione prende parte anche il sacerdote condannato.

    29 marzo 2010

    Pedofilia: Pierro copre meglio del Vaticano ?
    28 Marzo 2010 – 00:00Nessun commento

    Aldo Bianchini

    Il 26 marzo 2010 di buon mattino ricevo una telefonata da un amico che lavora nella curia di Salerno tra gli attuali stretti collaboratori del vescovo Pierro. Mi chiede con sarcasmo se ho già letto il Corriere del Mezzogiorno e io rispondo che da tempo ormai non lo acquisto più. A questo punto mi invita a fare un’eccezione e a comprarlo perché vi si trova un articolo che sembra copiato pari pari da un mio pezzo risalente al 15 maggio 2009 pubblicato sul quotidiano dentrosalerno.it. Provocato dall’amico che mi derideva chiedendomi il perché dell’azione di copiatura di un pezzo che già allora fu precursore dello scandalo abbattutosi oggi sulla chiesa e suscitò clamore sui forum e nello stesso palazzo del potere clericale, io malvolentieri e sebbene incredulo ho acquistato il giornale. So, per esperienza diretta, che tra i colleghi del Corriere del Mezzogiorno c’è chi usa diffide stragiudiziali per intimarmi di non dire tutta la verità sull’Arcivescovo e i “miracoli” del tribunale ecclesiastico (per dirla tutta difendendo suoi interessi personali!), ma che arrivassero a mezzi usati ai tempi delle scuole dell’obbligo come lo sbirciare e copiare dai compagni di classe non ci credevo e voglio non crederci. Certo questa mia volontà e fiducia è stata messa a dura prova dopo aver letto l’articolo in questione. Infatti su quattro colonne il Corriere titola: “Pedofilia, anche a Salerno un sacerdote condannato”. Leggo tra le righe il fatto e debbo convincermi che non dice nulla di nuovo, ma proprio nulla, rispetto a quanto già avevo portato io alla luce. Anzi non è per nulla preciso, non cita i documenti e non ha nemmeno il coraggio di fare nomi. Veniamo al fatto. Nel 1996 il 12 giugno don GS viene condannato dal tribunale di Salerno (Presidente Dionigi Verasani) per atti di libidine commessi in danno delle allieve D.R.A.A e P.A. (alunne minorenni della scuola Media Statale A. Moscati di Pontecagnano). La Cassazione conferma la pena ad un anno e mesi cinque di reclusione come rivista in sede di Appello. Leggo e rileggo l’articolo e sempre più non comprendo come sia stato possibile che una notizia già vecchia di un anno venga presentata (vedi occhiello) come un caso tenuto segreto quando ormai tale non era più. Forse è dettato solo da un motivo giornalistico in funzione dello scandalo della pedofilia tra i preti o da un interesse della curia stessa? Ma quest’ultima ipotesi sarebbe davvero poco giornalistica e non voglio crederci. Purtroppo i miei dubbi aumentano il giorno dopo quando sullo stesso giornale appare un’intervista non firmata dal titolo “Io non sono un sacerdote pedofilo”. Incredibile, possibile che a un sacerdote condannato in via definitiva basti una telefonata (se vera) per accreditare il suo essere lontano mille miglia dagli scandali? Ma se anche la telefonata fosse un artifizio giornalistico (e non lo è!) in fondo finisce per creare ancora più danno al sacerdote. Infatti verrebbe da chiedere al prelato (strano che chi ha ricevuto la telefonata non l’abbia fatto) che cos’è la pedofilia? E che differenza c’è tra atti di libidine posti ad una maggiorenne con quelli posti ad una minorenne. Caro don GS, infilare le mani nel sedere di una bambina dodicenne, al di là delle sentenze è o non è pedofilia? Altro che il sacerdote come il genitore può e deve toccare i figli. A me francamente la sua telefonata pare più una “confessione” dei fatti che un grido di innocenza. Altro che giornalismo d’inchiesta, nel caso dell’intervista mi è sembrato di assistere ad un “piglia, non pesa, e porta casa”. Eccellenza carissima Mons. Pierro, mentre aspetto ancora precisazioni dal suo presidente del tribunale alle mie puntuali domande pubblicate il giorno 11 marzo 2010 sempre su Dentrosalerno e sulle quali tornerò presto, voglio farle notare che non sono io il grande inquisitore, ma è dall’interno della sua organizzazione che fuoriescono a valanga anche le notizie più devastanti, pubblicate pure a costo di mettere in difficoltà professionale qualcuno dei suoi più stretti collaboratori che a questo punto, credo, troverà ancora più difficoltà a districarsi tra due professionalità. Ci sto pensando, forse nella prossima puntata farò nome e cognome di tutti e medito di pubblicare al più presto una raccolta di tutti miei articoli sulla curia salernitana. Ne uscirebbe una storia diversa da quella raccontata ufficialmente ma forse proprio per questo più interessante ed aderente alla realtà.

    http://www.dentrosalerno.it/web/2010/03/28/pedofilia-pierro-copre-meglio-del-vaticano/

  • Preti pedofili, un caso anche a Salerno

    Preti pedofili, un caso anche a Salerno

    Il caso tenuto segreto: arrivano gli ispettori del Papa
    Il presule è consigliere dell’Istituto interdiocesano

    SALERNO— C’è una sentenza che potrebbe finire nelle mani degli ispettori che, dopo gli scandali sui preti pedofili in Irlanda, Germania e Stati Uniti, saranno inviati dal Vaticano in tutti i seminari delle diocesi.

    Con il mandato di verificare se ci sono sacerdoti accusati o implicati in inchieste su abusi sessuali. A Salerno gli ispettori rischiano di trovarsi al cospetto di una sentenza «passata in giudicato» che, dieci anni fa, ha condannato a un anno e cinque mesi un sacerdote salernitano, di 69 anni, per atti di libidine violenti nei confronti di due minorenni. Il presule è attualmente consigliere dell’Istituto interdiocesano per il sostentamento del clero e membro del collegio presbiterale, nominato direttamente dall’arcivescovo. Sedici anni fa, invece, al momento del reato contestato, insegnava religione in una scuola media di Pontecagnano Faiano e ha continuato a farlo anche dopo la denuncia inoltrata dai genitori delle vittime. Prima al preside dell’istituto e poi alla Procura di Salerno.

    A carico del sacerdote si aprirono due procedimenti: uno disciplinare e l’altro penale. Di cui l’arcivescovo Pierro era a conoscenza, tanto da scrivere una lettera all’avvocato del sacerdote che frattanto era diventato già imputato. C’è il racconto di due dodicenni che frequentano la stessa classe. C’è una ragazzina chiamata alla cattedra per leggere un brano. «Dovevo tenere il libro sulla cattedra e abbassarmi» riferì agli inquirenti. Il sacerdote l’avrebbe «avvicinata a sé, prendendola per la vita e la interrogava su quanto appena letto» scrivevano i magistrati del Tribunale di Salern. Poi, riprende il racconto della bambina: «Con la mano cominciava a scendere piano piano e a tirarmi più vicino a lui. Con la mano scendeva nel sedere e rimaneva con la mano lì ad accarezzare…insomma a tenerla sempre lì, praticamente, fino a quando non ero rimandata a posto».

    C’è un’altra studentessa, a cui invece veniva risparmiato raggiungere la cattedra. Lei restava al suo posto, seduta dietro il suo banco, a svolgere un compito mentre il suo insegnante di religione «sopraggiunto alle spalle, infilò la mano nella schiena superando maglione e camicia, toccando la schiena nuda fino al centro». E ci sono le testimonianze di quattro studenti che notano tutto, restano in silenzio e incassando le «offese» del sacerdote. Che usa addirittura parole volgari nei loro confronti. E’ il ritratto di «una indole violenta» quella che la magistratura fa del sacerdote. Che però scampa alla sanzione del procedimento disciplinare, conclusosi invece a suo favore. L’ispezione ministeriale disposta dopo la denuncia dei genitori, e comunicata all’arcivescovo di Salerno, allerta la magistratura e non i vertici scolastici ed ecclesiastici.

    È il 12 giugno del 1996 quando il sacerdote viene condannato in primo grado a due anni e quattro mesi di reclusione. Il prete continua ad insegnare. Tre anni dopo, l’undici novembre 1999, la Corte d’Appello riduce la pena a un anno e cinque mesi (il reato di ingiuria cade per difetto di querela, quello di atti di libidine violenti resta), confermata il 19 ottobre 2000 dalla Cassazione. Il sacerdote non fa più l’insegnate, ma siede tra i banchi dell’Istituto per il sostentamento del clero e del consiglio presbiterale.

    Angela Cappetta
    26 marzo 2010


    Leggo la sentenza n. 659/96, giudici Verasani-Cirillo-Orio della terza sezione penale, di condanna di S.G. alla pena di anni due e mesi quattro di reclusione ed alla interdizione per lo stesso periodo dalla professione di insegnante. Eh sì, perchè il sacerdote S.G. era ed è anche insegnante, e proprio a scuola ha commesso nefandezze inaudite su piccoli allievi. Oggi quel prete è tra i più osannati in Curia, e cosa più grave insegna ancora.

    http://www.dentrosalerno.it/web/2009/05/11/da-don-py-a-don-gs-la-saga-della-chiesa/

    Chiesa e pedofilia: un rapporto difficile
    15 Maggio 2009 – 15:476 commenti

    Aldo Bianchini

    Ho riflettuto molto prima di pubblicare, per stralci, una sentenza di condanna passata in giudicato che ha interessato un sacerdote salernitano (docente di religione) che dopo la condanna non solo continua a fare il docente ma è anche cresciuto nella considerazione della Curia salernitana. Mi sono deciso alla pubblicazione dopo le dichiarazioni del ministro Brunetta sullo scandalo dei preti pedofili e dopo l’intervento durissimo del vescovo di Teggiano mons. Spinillo contro “una certa stampa” rea (secondo Lui) di aver massacrato un povero sacerdote di Torre Orsaia che, tanto per cambiare, si fa chiamare “don Py” ed usa il social network facebook come un modello religioso parrocchiale. Che nella Chiesa, di ogni tempo, ci siano e ci saranno casi di preti pedofili è un fatto ormai acclarato; quanti palpeggiamenti di innocenti fanciulli si sono consumati nelle sagrestie e negli oratori: infiniti!! Quanti di questi eccessi sono venuti alla luce: pochissimi!! E la cosa fin quì potrebbe anche essere considerata come un rischio generico aggravato dalla circostanza dell’ambiente promiscuo che indurrebbe ad atti di libidine i preti più deboli. Ma quando ci troviamo di fronte ad una sentenza conclamata di condanna per atti di libidine nei confronti delle alunne a lui (prete) affidate per motivi di istruzione, la cosa mi sembra molto più grave e riprovevole. Tanto da beccare una condanna a due anni e quattro mesi di reclusione, con tutte le attenuanti generiche riconosciute a favore dell’imputato. La scena del delitto una scuola media del nostro territorio, una classe mista (la 1^ a), un docente G.S. e due allieve dodicenni D.R.A.A. e P.A.; la sentenza n. 659 divenuta irrevocabile qualche anno fa dopo i vari gradi di giudizio. Dalla sentenza si legge: “”…durante lo svolgimento delle lezioni tenute presso il corso I-A di quell’Istituto, in più di un’occasione , approfittando della presenza ravvicinata della minore DRAA chiamata alla cattedra per la lettura di un brano, toccava con la propria mano la schiena e le natiche della giovane studentessa, ed in un’altra occasione infilò la mano all’interno del maglione indossato dalla minora PA nel mentre questa era intenta a svolgere un compito in classe, così toccandole la schiena nuda partendo dal collo. Il GS, poi, in altre occasioni utilizzò epiteti offensivi nei confronti di alcuni alunni della scuola, lesivi dell’onore dei medesimi … <ricchione, puttanelle, ma che cosa hai fatto ti sei masturbato con degli amici>… “”. Così si muoveva GS all’interno dell’istituto scolastico statale, utilizzando frasari scurrili e non consoni sopprattutto ad un sacerdote insegnante di religione. Ma sulle due minorenni si scatenava letteralmente. Sempre nella sentenza i giudici Verasani-Cirillo-Orio scrivono: “”…la DRAA ha precisato che durante l’ora di religione il prof. la chiamava alla cattedra e che durante la lettura doveva tenere il libro sulla cattedra ed abbassarsi; terminata la lettura l’insegnante la avvicinava a sè prendendola per la vita e la interrogava su quanto appena letto, ma nel contempo con la mano cominciava a scendere piano piano, e a tiirarla più vicino a lui … con la mano scendeva nel sedere e rimaneva con la mano lì ad accarezzare … insomma a tenerla sempre lì praticamente fino a quando veniva rimandata a posto … la PA ha invece riferito che un giorno, mentre era seduta al banco e stava scrivendo un compito in classe il prof. sopraggiunto alla sue spalle infilò la mano nella schiena superando maglione e camicia, toccando la schiena nuda fino al centro, al punto tale da osservare la presenza di brufoli sulla pelle della ragazza…. la PA, dal canto suo (continuano i giudici) ha asserito di aver visto l’episodio occorso alla compagna di classe confermando in toto la descrizione … con l’unica divergenza del sito anatomico nel quale si sarebbe soffermata la mano del docente … non già sul sedere bensì in mezzo alle gambe…””. Le notizie degli atti di libidine escono dalla scuola e i genitori insorgono; la preside prende provvedimenti disciplinari ed avverte l’Arcivescovo del grave accadimento mentre i genitori denunciano i casi alla Procura della Repubblica. Viene effettuata anche una perizia tecnica da parte di un CTU della Procura sulla disposizione dei banchi nell’aula per valutare i vari punti di visibilità e quindi l’attendibilità di molti alunni diquiella classe. Alla fine la sentenza durissima: due anni e quattro mesi di reclusione e interdizione dai pubblici uffici per lo stesso periodo. Giustizia sembrerebbe fatta. Macchè, passa il tempo e invece di scomparire il prete cresce nella stima e nella fiducia della Curia e ritorna oltretutto ad insegnare in una scuola forse anche più prestigiosa di quella in cui aveva commesso i crimini puniti. Come se un malato di pedofilia potesse all’improvviso redimersi, guarire e ritornare sulla retta via. Quante altre minorenni sono state palpate da GS dopo la severa condanna? E’ impossibile rispondere, soltanto la sua coscienza potrà dirlo ed anche la coscienza di chi lo ha riconfermato, quasi premiandolo, nei posti di assoluta responsabilità. Altro che “Uccelli di rovo” di antica memoria, almeno lì il sacerdote, facendo l’uomo e non il pedofilo, guadagnò sul campo i galloni di cardinale. Alla prossima puntata.

    http://www.dentrosalerno.it/web/2009/05/15/chiesa-e-pedofilia-un-rapporto-difficile-2/

  • Pedofilia Vallo della Lucania: Salerno. Suor Soledad aveva 25 anni ed era una confessa semplice delle ancelle di Santa Teresa….

    Pedofilia Vallo della Lucania: Salerno. Suor Soledad aveva 25 anni ed era una confessa semplice delle ancelle di Santa Teresa….

    marzo 26th, 2010 at 18:27
    Pedofilia Vallo della Lucania: Salerno. Suor Soledad aveva 25 anni ed era una confessa semplice delle ancelle di Santa Teresa….
    » by Lucignolo in: SUOR MARIA SOLEDAD BAZAN, Vallo della Lucania
    Dal Mattino del 26 marzo 2010
    Salerno. Suor Soledad aveva 25 anni ed era una confessa semplice delle ancelle di Santa Teresa quando arrivò alla scuola materna Paolo VI di Vallo della Lucania in provincia di Salerno, nel settembre del 2005. Ieri, presso il tribunale della città cilentana, si è aperto il processo che la vede imputata di abusi sessuali nei confronti dei bambini dell’asilo. Di origini peruviane, suor Soledad Bazan Verde, è ormai in Italia da quasi dieci anni. Alla scuola di Vallo aveva il compito di tenere d’occhio i bimbi se si trovavano nei corridoi, accompagnandoli all’occorrenza nello spogliatoio e in bagno, e aiutandoli a lavarsi.
    Nel maggio del 2006, contro di lei vennero presentate una ventina di denunce da parte di genitori che sospettavano attenzioni morbose da parte della suora nei confronti dei loro bambini. La procura aprì un’inchiesta e ascoltò innumerevoli testimoni. Il 17 giugno dello stesso anno la suora, mentre si trovava nella Capitale, venne arrestata su richiesta dell’allora procuratore capo Alfredo Greco e su ordine del gip Roberta Zizanovich. Nell’ordinanza si faceva riferimento al pericolo di reiterazione del reato o di commissione di altri delitti. Il 21 giugno fu interrogata in carcere e il suo legale chiese per lei gli arresti domiciliari presso l’istituto romano del suo ordine religioso. Quasi 300 i testimoni presentati dalle parti, tra persone informate dei fatti, familiari dei bambini, consulenti tecnici, organi di polizia e ris. Con suor Soledad sono imputati le due suore Giuseppina De Paola e Agnese Cafasso per concorso in favoreggiamento, il muratore Aniello Labruna per molestie sessuali e il fotografo Antonio Rinaldi per produzione di materiale pornografico.

    ottobre 16th, 2009 at 19:08
    Abusi sessuali materna Vallo della Lucania, tre suore a processo, coinvolti anche il muratore e il fotografo
    » by Lucignolo in: SUOR MARIA SOLEDAD BAZAN, Valerio Apolloni, Vallo della Lucania, avv.Guglielmo Gullotta, francesco bruno
    Per chi non avesse seguito dal principio la triste storia dell’asilo di vallo della Lucania ripropongo i link agli articoli, per chi sa già, mi segua……

    Incominciamo dalla fine.

    Racconti dei bimbi proprio su quella «suora con la faccia color cocciolato», come ce l’ha suor Soledad : -“Ci hanno fatto le foto in una casa, c’era anche la suora che sembrava un pò uomo e un pò donna”

    -“Suor Soledad ci portava al bagno dove ci faceva giocare al lupo. Una volta mi ha anche fatto male il mio ditino. Il gioco del lupo non mi piaceva perché era brutto. Non voglio raccontare cosa mi faceva. Se suor Soledad torna a scuola io non ci voglio più andare.”

    -“Suor Soledad è cattiva e dà botte ai bambini. Li picchia sul… Ci accompagna in bagno e mi tocca…con il dito (la bambina, scrivono i consulenti nel verbale, fa segno con la mano destra passandosi la mano sulle parti intime). Poi ci fa giocare al lupo mangia frutta che ci mangia.”

    -“Vado all’asilo. La mia suora si chiama Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che è molto cattiva. Lei mi faceva fare un gioco molto brutto perchè mi toccava e mi faceva il solletichino (la bambina fa il segno con la mano sinistra passandosela sulle parti intime). Suor Soledad ci faceva fare anche il gioco del lupo e mi diceva che doveva essere un segreto.”

    -Il bimbo vede il cavalletto con la macchina fotografica e si rivolge al papà e allo zio: “Questo è uguale a quello usato nella stanza dei mostri”………. “C’erano i mostri e ci toccavano…”

    • “Vado all’asilo da suor Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che mi accompagna in bagno per fare la pipì. Lei quando andiamo al bagno mi fa male… Infila il dito (il bambino utilizzando una bambola fa vedere che infila il dito indice e passa la mano sui genitali). Lei mi faceva fare un gioco molto brutto che chiamata il gioco del mostro-femmina che consisteva nel nascondersi e quando lo trovavo mi faceva scappare nel salone delle feste o nel bagno da solo. Nel salone delle feste o nel bagno, quando eravamo da soli, mi toccava… Suor Agnese, invece, è brava e non mi fa mai male.»

    1° luogo degli abusi la materna “Paolo VI”

    SUOR MARIA SOLEDAD BAZAN, nell’udienza preliminare che è durata 6 ore il Tribunale l’ha rinviata a giudizio, la prima udienza ha avuto luogo presso il tribunale di Vallo della Lucania ieri, 15 ottobre 2009, dopo che l’ex-procuratore della Repubblica Alfredo Greco ha avviato l’inchiesta nel 2006. La suora affronterà il processo che la vede come imputata, (ma non la sola) per reati infamanti quali abusi e violenza sessuale nei confronti di 27 bambini che vanno dai 3,4 e 5 anni!!!!!
    Tutti i piccoli coinvolti erano iscritti alla materna “Paolo VI” dove la religiosa coadiuvava le maestre per un anno con compiti esterni alle aule. Alla scuola di Vallo aveva il compito di tenere d’occhio i bimbi quando uscivano nel corridoio, accompagnandoli nello spogliatoio o in bagno e aiutandoli a lavarsi. Ed è proprio lì che, come avrete letto nelle testimonianze dei bambini si sarebbero consumati parte degli abusi. Suor Maria Soledad Balzan “dovrebbe essere” una delle ancelle di Santa Teresa, oggi ha 25 anni, ed è venuta in Italia da 5. A metà giugno 2006 suor Soledad, che si trova a Roma, è raggiunta da un’ordinanza cautelare ed è associata al carcere di Fuorni, ma dopo pochi giorni, interrogata dal gip Roberta Zizanovich, viene trasferita agli arresti domiciliari presso l’istituto di Roma. Passa un anno e per scadenza dei termini di custodia torna in libertà. Da fonti giornalistiche sembra che la suora avesse anche tentato di TORNARE in Perù ma fu fermata appena in tempo. Quando un giorno suor Soledad fu sorpresa da una consorella mentre palpeggiava un bimbo e all’esclamazione esterrefatta della suora sul cosa stesse facendo a quel bambino, suor Soledad usò prontamente, di nuovo, quelle mani che già avevano fatto tanto male e schiaffeggiò la sorella.

    2° luogo degli abusi

    IL MURATORE, Aniello La Bruna figlio di un conosciuto e stimato artigiano del paese di Vallo indagato per gli stessi abusi sessuali che avrebbe commesso la suora. Il suo appartamento dista una decina di metri dalla materna, un seminterrato all’interno di una villetta in Via Varducci sarebbe il luogo in cui i bambini venivano portati e abusati. Questa casa è quella che viene descritta dai bambini che raccontano anche di essere stati costretti a guardare la suora Soledad mentre aveva rapporti sessuali con il muratore. In questa stessa abitazione i bambini raccontano di essere stati ripresi con una telecamere e di essere stati i soggetti di foto che nessuno mai vorrebbe per il proprio piccolo, ma non solo……

    IL FOTOGRAFO, anche lui una persona stimatissima. Come l’appartamento del muratore, anche lo studio fotografico, che è uno dei più noti della città cilentana è stato perquisito con l’intervento dei RIS. Avrebbe ripreso e fotografato i bambini con la suora e il muratore in atti sessuali.

    DUE SUORE, Agnese Cafasso e Giuseppina De Paola, due consorelle di suor Soledad, indagate per il reato di favoreggiamento (avrebbero tentato di deviare le indagini in corso a carico della suora). Questa è l’unica nota che non mi stupisce, non sarebbe la prima volta che uomini o donne di DIO o presumibilmente di DIO si dimentichino chi è più vicino a Dio…la suora 25enne o i bambini che sono angeli interra? Se solo i bambini avessero le ali qui non tornerebbero….qui ci sono solo (o quasi) animali!!!!!

    LA TESTIMONIANZA DEI BAMBINI, il gip Lariccia che confermò l’inchiesta condotta fin dal 2006 dall’ex procuratore della Repubblica Alfredo Greco: “Bambini attendibili, perizie credibili”. Il pm chiede e ottiene dal giudice per le indagini preliminari lo svolgimento di un’audizione assistita dei 34 bambini che si presume siano stati vittima degli abusi. L’ascolto dei minori avviene al tribunale di Vallo in audizione assistita, tra il 22 settembre e il 13 ottobre 2006. I consulenti della procura: «In definitiva, quasi tutti i soggetti ascoltati hanno riferito di maltrattamenti ed abusi perpetrati dall’indagata e a lei l’hanno attribuiti. Tutte le dichiarazioni sono risultate attendibili e coerenti, per cronologia e modalità». Nel colloquio dei consulenti della procura viene utilizzata una bambola per una più precisa e dettagliata descrizione dell’accaduto da parte dell’intervistato.

    L’AVVOCATO GUGLIELMO GULLOTTA, difensore della suora: “Una sorta di psicosi collettiva, un virus tra le famiglie” questa è una delle affermazioni del noto avvocato ritenuto uno ei legali di maggiore esperienza in tema di reati contro la persona a sfondo sessuale. Alcuni dei casi che l’avvocato ha difeso sono: Alessandro Riva, condannato, Valerio Apolloni condannato, uno degli imputati nel caso giudiziario Le Bestie Di Satana…condannato.

    FRANCESCO BRUNO, noto psichiatra a cui si sono rivolti i legali della suora indagata per abusi sessuali su bimbi piccolissimi. Lo stesso psichiatra fu presente ed intervenne nel teatro Comunale di Rignano Flaminio “Paladino”nel convegno a sostegno delle maestre indagate per pedofilia, il 21 febbraio 2008. Consulente della difesa, il Professore in diverse dichiarazione: “I bambini a quell’età non riescono a travisare i fatti a seconda delle proprie emozioni, della propria convenienza e dell’influenzamento di chi ha potere su di loro”.

    Ma ci sono ventisette bambini che, sentiti separatamente, concordano unanimemente nell’accusa tanto da far accapponare la pelle……ma se fosse successo ad uno, e dico uno solo dei vostri figli, avreste pensato ugualmente a quanto è bugiardo e fantasioso vostro figlio? Io vi auguro vivamente di no…
    Poi sarei veramente curioso di sapere se lo stimatissimo Avv.Gullotta condivida l’assurdo VADEMECUM ANTE DENUNCIA di Vittorio Apolloni, (padre di Valerio Apolloni condannato per abusi in una materna) se approvi il diffondersi di questa sorta di regolamento che comprende “evitare al massimo ogni contatto fisico con i bambini, anche semplici gesti affettuosi come carezze, coccole, dare una caramella” e il divieto di raccontare fiabe ai bambini; “evitate assolutamente ogni rappresentazione di personaggi fantastici legati ai tradizionali universi fiabeschi (Cappuccetto Rosso e il lupo cattivo, Biancaneve e i sette nani, la perfida strega, Robot Pallino…
    Chiunque sia un buon genitore ama i figli e darebbe anche la vita per loro, quindi rassegnatevi, perché non c’è buon genitore che regga davanti a chi gli tocca un figlio, non si ferma, lo sbaglio lo fece quella o quelle persone che pestarono la dignità del fanciullo e neanche si rendono conto cosa hanno innescato……..

    L’articolo dal Il Mattino
    DALL’INVIATO ANTONIO MANZO Vallo della Lucania. Di tutto, di più: presunte violenze sessuali su ventisette bambini dell’asilo, foto e filmati delle violenze, drammatiche testimonianze dei bimbi, una presunta casa degli orrori dove una suora avrebbe fatto l’amore insieme ad un muratore e in presenza dei bambini. C’è tutto questo nel processo a suor Soledad, che inizia in mattinata e che nel pomeriggio si irrobustirà con il rinvio a giudizio di altri quattro imputati. Ci sarà ancora di più nel processo che farà contare, dal ventuno gennaio prossimo, cinque quattro imputati per le presunte violenze nell’asilo Paolo VI. Una sola imputata, la suora, in mattinata, altri quattro imputati che arrivano nel pomeriggio dal secondo filone dell’indagine che spacca Vallo della Lucania, la fa a fette tra innocentisti e colpevolisti. Suor Soledad, accusata di aver violentato ventisette bambini dell’asilo Paolo VI, non sarà sola sul banco degli imputati. Il meccanismo procedurale porterà ad unificare i due filoni di indagine in un solo processo. Insieme alla suora ora sono imputati anche il muratore che avrebbe avuto rapporti sessuali con lei in presenza dei bambini, e nella presunta casa dei mostri proprio come la chiamavano i bimbi, un giovane fotografo che avrebbe ripreso e fotografato atti sessuali e due consorelle della suore che avrebbero testimoniato per deviare le indaginie portare la consorella peruviana fuori dal fuoco delle accuse. La drammatica svolta del processo a suor Soledad è del tardo pomeriggio. La cronaca della giornata inizia poco dopo le dieci quando il presidente Tringali, con i giudici Bove e Di Filippo, «chiama» il processo a porte chiuse. L’imputata non c’è. Le presunte vittime, sì. La suora, arrestata prima e poi rinviata a giudizio con l’accusa di aver violentato ventisette bambini ha preferito rimanere a Roma. I genitori dei bambini che hanno denunciato le violenze sono qui, al secondo piano del palazzo di giustizia. La suora non c’è. Ma ci sono, naturalmente i suoi avvocati, Gullotta e Cannavacciuolo. Le presunte vittime sì, anche loro con gli avvocati, un lungo elenco. Al bar centrale del paese continuano a sparare contro «l’isteria delle mammine» pronte a raccontare le fantasie dei bambini e scaricarle contro la «povera» suora. Pronte, quelle mammine a creare un «contagio», con un virus peggio della febbre suina, Racconti dei bimbi proprio su quella «suora con la faccia color cocciolato», come ce l’ha suor Soledad. «Ci hanno fatto le foto in una casa, c’era anche la suora che sembrava un pò uomo e un pò donna» disse uno dei bambini nel corso dell’udienza dell’incidente probatorio che «cristallizzò» l’accusa contro la religiosa. A Vallo si oscilla in piazza tra giustizialismi preconcetti ma anche ipocrisie ad oltranza, una realtà della provincia italiana improvvisamente schiaffeggiata da una storia di ordinaria violenza sui minori. In piazza, ieri sera, la notizia del rinvio a giudizio del fotografo, figlio di un noto artigiano del paese ben voluto e stimato, è stata come l’ennesima raffica di vento gelido che non riesce, però, ancora a spazzare via gli ultimi «giapponesi» rimasti a fare la guerra per difendere il cosiddetto onore del paese. E per i quali non sono altro che fantasie quei verbali relativi all’audizione di ventisette bambini, tutti di 3,4 e 5 anni, con le drammatiche testimonianze. «Suor Soledad ci portava al bagno dove ci faceva giocare al lupo. Una volta mi ha anche fatto male il mio ditino. Il gioco del lupo non mi piaceva perché era brutto. Non voglio raccontare cosa mi faceva. Se suor Soledad torna a scuola io non ci voglio più andare.» La seconda: «Suor Soledad è cattiva e dà botte ai bambini. Li picchia sul… Ci accompagna in bagno e mi tocca…con il dito (la bambina, scrivono i consulenti nel verbale, fa segno con la mano destra passandosi la mano sulle parti intime). Poi ci fa giocare al lupo mangia frutta che ci mangia.» La terza: «Vado all’asilo. La mia suora si chiama Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che è molto cattiva. Lei mi faceva fare un gioco molto brutto perchè mi toccava e mi faceva il solletichino (la bambina fa il segno con la mano sinistra passandosela sulle parti intime). Suor Soledad ci faceva fare anche il gioco del lupo e mi diceva che doveva essere un segreto.». La quarta: «Vado all’asilo da suor Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che mi accompagna in bagno per fare la pipì. Lei quando andiamo al bagno mi fa male… Infila il dito». «Sono suggestionabili i bambini testimoni a quell’età» continua a ripetere il professor Gullotta. Ma per i genitori il processo è solo l’inizio della scoperta di altre verità sconvolgenti.

    ottobre 16th, 2006 at 23:58
    Pedofilia: asilo Vallo della Lucania: «Così suor Soledad ci faceva giocare al lupo cattivo».
    » by Lucignolo in: Senza categoria, Suor Soledada, Vallo della Lucania, chiesa

    di Antonio manzo«Così suor Soledad ci faceva giocare al lupo cattivo».

    I ventisette bambini hanno tutti testimoniato le violenze nel corso dei colloqui con i consulenti della Procura della Repubblica. Il criminologo Bruno, noto al grande pubblico per il caso Cogne, difende la suora. Lui sostiene che i bambini, tra i 3 e e i 5 anni, sono suggestionabili. «Ma non ventisette bambini che sentiti isolatamente hanno denunciato violenze» ribattono i consulenti della Procura.
    Sono le dieci del mattino del 7 giugno scorso quando i due consulenti della procura – Stefano Caruso, psicologo e esperto in psicodiagnostica docente all’università di Napoli e Annamaria Nazzaro, medico chirurgo e neuropsichiatra infantile – iniziano a lavorare negli uffici della direzione del complesso fieristico di Vallo della Lucania. I verbali relativi all’audizione di 27 bambini, tutti di 3,4 e 5 anni, contengono le drammatiche testimonianze. Sono state rese nel corso dei colloqui con i bambini alla presenza di almeno un genitore. I consulenti partono dai disegni, quelli della propria classe e poi cominciano i bambini stessi a raccontare. Scegliamo quattro drammatiche testimonianze. La prima: «Suor Soledad ci portava al bagno dove ci faceva giocare al lupo. Una volta mi ha anche fatto male il mio ditino. Il gioco del lupo non mi piaceva perché era brutto. Non voglio raccontare cosa mi faceva. Se suor Soledad torna a scuola io non ci voglio più andare.» La seconda: «Suor Soledad è cattiva e dà botte ai bambini. Li picchia sul… Ci accompagna in bagno e mi tocca…con il dito (la bambina, scrivono i consulenti nel verbale, fa segno con la mano destra passandosi la mano sulle parti intime). Poi ci fa giocare al lupo mangia frutta che ci mangia.» La terza: «Vado all’asilo. La mia suora si chiama Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che è molto cattiva. Lei mi faceva fare un gioco molto brutto perchè mi toccava e mi faceva il solletichino (la bambina fa il segno con la mano sinistra passandosela sulle parti intime). Suor Soledad ci faceva fare anche il gioco del lupo e mi diceva che doveva essere un segreto.». La quarta: «Vado all’asilo da suor Agnese. Poi c’è anche suor Soledad che mi accompagna in bagno per fare la pipì. Lei quando andiamo al bagno mi fa male… Infila il dito (il bambino utilizzando una bambola fa vedere che infila il dito indice e passa la mano sui genitali). Lei mi faceva fare un gioco molto brutto che chiamata il gioco del mostro-femmina che consisteva nel nascondersi e quando lo trovavo mi faceva scappare nel salone delle feste o nel bagno da solo. Nel salone delle feste o nel bagno, quando eravamo da soli, mi toccava… Suor Agnese, invece, è brava e non mi fa mai male.» Concludono i consulenti della procura: «In definitiva, quasi tutti i soggetti ascoltati – scrivono i consulenti della procura – hanno riferito di maltrattamenti ed abusi perpetrati dall’indagata e a lei l’hanno attribuiti. Tutte le dichiarazioni sono risultate attendibili e coerenti, per cronologia e modalità». Sul versante della difesa, suor Soledad incarica il criminologo Francesco Bruno (noto al grande pubblico come il criminologo di Cogne) di stilare una consulenza tecnica di parte. Cita Piaget, compie una serie di analisi, legge gli atti processuali e ritiene inattendibili i bambini. Secondo lui a quell’età, tra 3 e 5 anni, c’è una ridotta attitudine dei bambini a testimoniare. «I bambini a quell’età non riescono a travisare i fatti a seconda delle proprie emozioni, della propria convenienza e dell’influenzamento di chi ha potere su di loro». Ma ci sono ventisette bambini che, sentiti separatamente, concordano unanimemente nell’accusa tanto da far dire ai consulenti della procura che non è possibile «alcuna istruzione dei bambini da parte dei genitori, anche perchè non si rilevano discordanze ed incongruenze nelle risposte di ciascuno e nel confronto con quelle degli altri». Nel colloquio dei consulenti della procura viene utilizzata una bambola per una più precisa e dettagliata descrizione dell’accaduto da parte dell’intervistato. E, fanno notare i consulenti, nel momento che vogliono intervenire i genitori vengono cortesemente invitati a tacere. «Sono suggestionabili i bambini testimoni a quell’età» continua a ripetere Francesco Bruno, il criminologo che ha aiutato Vespa nel processo televisivo del caso-Cogne.(Il Mattino)

  • Sacerdote a giudizio per molestie

    Sacerdote a giudizio per molestie

    Rinvio a giudizio di un sacerdote che fino allo scorso anno era parroco a San Nicola Manfredi. L’imputazione è di molestie sessuali nei confronti di due bambini di 13 e 14 anni. Il sacerdote Jesus Vasquez di 55 anni di nazionalità peruviana, e dell’ordine dei domenicani è stato rinviato a giudizio dal Gip Flavio Cusani. Il processo si svolgerà il prossimo 29 giugno davanti al secondo collegio. L’imputato è stato difeso da Umberto Del Basso De Caro e le parti civili, i genitori dei ragazzi, sono assistite da Angelo Leone e Sergio Rando. Nello scorso anno ci sono state le denunce dei genitori dei due bambini che sono residenti a S. Nicola Manfredi, e che frequentavano la parrocchia. Sono pertanto scattate le indagini della speciale sezione della Squadra Mobile che segue i reati compiuti ai danni dei minori. Sono stati ascoltati non solo i bambini, ma anche altre persone. Sono state raccolte testimonianze da parte di ragazzi fatti oggetto di attenzioni particolari da parte del sacerdote. Alla fine ne è scaturita una informativa alla Procura della Repubblica che a conclusione delle indagini ha chiesto il rinvio a giudizio del sacerdote, che per oltre quindici anni è stato impegnato nella parrocchia di San Nicola Manfredi. Al momento della presentazione delle denunce la stessa Curia arcivescovile ha sollevato il sacerdote dall’incarico a San Nicola Manfredi, sostituendolo con altro parroco proveniente da Pannarano. Il sacerdote indagato è stato anche sostituito nella sua attività di docente di religione che svolgeva presso una scuola media della città e ha lasciato il Sannio per altra località. Una rimozione che aveva suscitato enorme clamore e non solo nel centro sannita.

    http://sfoglia.ilmattino.it/mattino/view.p…l&type=STANDARD

  • IL PRETE POLIPONE

    IL PRETE POLIPONE

    IL PRETE POLIPONE

    Post n°147 pubblicato il 20 Novembre 2009 da rosarioforino

    Il titolo,per chi segue lo show”Le Iene”,non sarà un enigma.Per chi invece non l’ha visto,faccio un breve sunto delle puntate precedenti:un prete dalle presunte capacità taumaturgiche,pretende di guarire leggiadre fanciulle con l’imposizione delle mani in posti dove normalmente ci si aspetta che arrivino solo mariti/fidanzati e ginecologi.

    Le sedute sono state filmate di nascosto da una ragazza complice delle Iene,e così la storia è saltata fuori.Non mi aveva colpito particolarmente,come notizia.Sono credente,ma penso anche che tanti preti siano solo degli ipocriti.La TV ci abitua a storie simili,e anche se nauseato dall’intera vicenda,non mi aveva colpito molto.

    Non al punto di dedicarci un post.
    Se ho cambiato idea,è perché un mio amico ha riconosciuto il prete,che è delle mie parti,e ieri mattina mi ha chiamato quasi piangendo.Era il suo padre spirituale: quello che lo aveva aiutato ad uscire da certi periodi bui della sua vita,quello presso cui andava a confessarsi.Quello da cui ogni domenica andava a sentir messa.

    Una volta riuscì persino a trascinarmi con se’.Io ci mancavo da tanto di quel tempo che quando intinsi l’indice nell’acquasantiera,l’acqua santa bollì come una pentola pronta per calarvi gli spaghetti.Questo mio amico si aspettava il miracolo,ma restò deluso.
    Scherzi a parte,la sua delusione nei confronti di questo prete è tale che sembra senza rimedio.La notizia l’ha ferito profondamente.Oserei dire che ha il cuore infranto.

    Malgrado le Iene lo camuffino nei filmati per rispetto della privacy,questo mio amico l’ha riconosciuto subito.A cominciare dalla Chiesa,che io avevo dimenticato,e che nel filmato si vede benissimo.Ma non è stato il solo:mezza Napoli ha riconosciuto il prete polipone.E l’altra metà?Vi chiederete.Beh,forse era quella che si faceva toccare…

    Ho detto al mio amico che lui non poteva sospettare:lui è un uomo e sta bene!Mentre il prete toccava solo giovani ragazze che”stavano male”.Mi ha lanciato un’ occhiataccia,così ho capito che non era il caso di scherzare oltre.E ha ragione,perchè in effetti c’è poco da ridere.Ma non riesco a farne a meno.Vuoi per il suo sincero e patetico dolore,nato dalla fede cieca riposta in quel prete,e vuoi per i patetici tentativi di difesa del prete e di quanti sostengono che sia stato”incastrato”.Gente che semplicemente nega l’evidenza,proprio come il papa che non credette a Galileo.
    Spero che Ratzinger o chi per lui creda ai filmati e allontani quel polipone dalla parrocchia.Il mio amico se ne farà una ragione…

  • Marigliano: le Iene scoprono frate molestatore al convento di San Vito

    Marigliano: le Iene scoprono frate molestatore al convento di San Vito

    Marigliano: le Iene scoprono frate molestatore al convento di San Vito
    Inviato da Redazione il 17/10/2009

    MARIGLIANO – Tutto è cominciato con una segnalazione sul blog del noto giornalista Giulio Golia, facente parte della trasmissione televisiva d’inchiesta “Le Iene” in onda tutti i martedì sera su Italia 1. In questa segnalazione, P.C., mariglianese, chiedeva aiuto a Golia per sfuggire da un prete molestatore.

    È stato proprio al celebre giornalista che il ragazzo (il quale ha voluto mantenere l’anonimato durante le riprese) ha ricostruito la vicenda. Così come tanti adolescenti e giovani, P.C. si reca abitualmente presso il convento dei Frati Minori di San Vito, divenuto vero e proprio centro di aggregazione giovanile. Il giovane aveva eletto a suo padre spirituale uno dei frati, recandosi spesso a parlare con lui per confidare le difficoltà della vita quotidiana e trovare un conforto: la sua situazione, infatti, si era negli ultimi tempi aggravata a causa della perdita del lavoro e dei frequenti litigi con la fidanzata, la quale premeva per il matrimonio.

    La reazione del frate a queste confidenze è stata, a dir poco, inconsueta: prima ha invitato il ragazzo ad abbracciarlo e poi ha cominciato a palpeggiare le sue parti intime. Alla reazione stranita del ragazzo, il frate ha opposto un atteggiamento ancor più grave: ha cominciato a canzonare il fedele per la sua mancanza di “reazioni”. “Ma a me piacciono le donne” ha ribattuto seccato il ragazzo, poi si è allontanato dal convento.

    Tanta è stata la rabbia, tanto lo stordimento che il giovane P.C. ha deciso di rivolgersi alle “Iene”, programma televisivo che spesso si è occupato di perversioni in ambienti ecclesiastici. Il procedimento è stato semplice: con una telecamera nascosta, fornita dalla troupe di Mediaset, il ragazzo si è recato nuovamente dal sacerdote. Giunti nel chiostro del convento, la scena si è ripetuta: tentativi di abbraccio, palpeggiamenti, insulti. “Ma non è peccato?” ha chiesto, provocatoriamente P.C., ricevendo una risposta a dir poco sorprendente: “No!”.

    Le Iene, però, non si sono fermate qui: prima Golia si è rivolto ad un’altra struttura religiosa per chiedere quale fosse il comportamento da adottare; la risposta è stata scontata: informare immediatamente il priore. Ed è quello che il giornalista ha fatto: nella prossima puntata delle Iene, infatti, andrà in onda una breve intervista con il priore del convento dei frati minori di San Vito, Padre Lorenzo; il quale ha, tra l’altro, avviato le procedure per allontanare d’urgenza il frate immortalato nell’inchiesta delle Iene.

    La notizia del padre molestatore ha gettato scompiglio nell’intera città di Marigliano. Le reazioni sono state molteplici: all’unanime condanna degli atteggiamenti del frate si uniscono le osservazioni di chi ha ritenuto fuori luogo ricorrere alla televisione ritenendo più opportuno informare il priore (oppure il parroco od il vescovo) e finanche le forze dell’ordine. Non è di certo la prima volta che la diocesi nolana viene sconvolta da casi di preti molestatori: ha fatto scandalo il caso scoppiato diversi anni fa del parroco di Scisciano che, nel segreto del confessionale, palpeggiava le fedeli. La reazione, però, fu diversissima: le madri delle ragazze gli tesero un “agguato” armate di bastoni e, dopo aver malmenato il sacerdote, informarono il Vescovo della vicenda. Anche in quel caso il sacerdote fu allontanato dalla sede dello scandalo.

  • Violentò un alunno 12enne, prete condannato in appello

    Violentò un alunno 12enne, prete condannato in appello

    CASAL DI PRINCIPE (ac) – E’ stata confermata la condanna di primo grado per il parroco accusato di violenza sessuale ai danni di un suo alunno.

    Sei anni e otto mesi la pena comminata dal giudice Chiaromonte, ieri, in Corte d’Appello. Don Marco Cerullo, 35enne viceparroco in una chiesa a Casal di Principe, è attualmente detenuto al regime dei domiciliari in una comunità in provincia di Frosinone.

    Il prelato, difeso dall’avvocato Carmine Ucciero, il 19 dicembre di due anni fa venne sorpreso, su segnalazione anonima, in una stradina di campagna, in compagnia di un ragazzo all’epoca dodicenne, in attegiamenti inequivocabili.

    Lo scorso mese di novembre in primo grado, era stato condannato ad una pena superiore a quella richiesta dal pubblico ministero. Dagli atti emersero non solo “insistenti e duraturi ricatti morali che il prete perpetrava ai danni della vittima” ma anche un atteggiamento del religioso nei confronti della famiglia del 12enne, suo alunno, fingendosi amico dei genitori.

    L’imputato, che svolgeva il suo ministero sacerdotale a Casal di Principe, non si presentò in aula. Il suo avvocato scelse di concludere il processo con il procedimento abbreviato, un rito “premiale” per ottenere lo sconto di un terzo della pena.

    I genitori del ragazzo, che oggi ha 14 anni, sono difesi e rappresentati dall’avvocato Costantino Puocci. In primo grado il sacerdote venne condannato anche al pagamento di una provvisionale pari a 50mila euro, provvedimento esecutivo ma non ancora adempiuto.