Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Città del Vaticano

  • La protesta dei chierichetti contro l’arcivescovo dei silenzi sugli abusi

    La protesta dei chierichetti contro l’arcivescovo dei silenzi sugli abusi

    Federica Tourn per DOMANI – Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Colonia dal 2014, è coinvolto nelle accuse di occultamento di casi di violenza sui minori nella sua diocesi.

    Lunedì scorso, 3 ottobre, durante la messa solenne nella Basilica di San Paolo fuori le mura officiata dall’arcivescovo, duecento chierichetti della sua diocesi si sono alzati e gli hanno voltato la schiena in segno di protesta.

    Lunedì scorso, nella Basilica di San Paolo Woelki ha reagito con stizza alla rabbia dei ministranti, dicendo che la funzione, in quanto «celebrazione di unità e di pace», non era il luogo e il momento adatto per una manifestazione.

    Non c’è pace per la chiesa cattolica sul fronte degli abusi, così come continua indefessa la prassi della stampa italiana di non coprire questo genere di notizie. Non solo il Vaticano non rende noti gli accordi con clausola di riservatezza proposti alle vittime dai preti pedofili (come abbiamo scritto ieri nell’inchiesta promossa dai lettori sulla violenza nella chiesa), ma si guarda bene anche dal dare visibilità alle proteste interne, anche quando sono i più giovani ed esposti a chiedere giustizia.

    Lunedì scorso, 3 ottobre, durante la messa solenne nella Basilica di San Paolo fuori le mura officiata dall’arcivescovo di Colonia Rainer Maria Woelki, duecento chierichetti della sua diocesi si sono alzati e gli hanno voltato la schiena in segno di protesta.

    La messa faceva parte del programma del pellegrinaggio a Roma dei ministranti della diocesi guidati dallo stesso cardinale Woelki, a cui hanno preso parte duemila ragazzi e ragazze fra i 14 e i 30 anni.

    Appena cominciata la predica, a piccoli gruppi i chierichetti hanno cominciato ad alzarsi e a girarsi ostentatamente, mentre altri hanno proprio abbandonato la chiesa. La richiesta «Woelki deve andarsene!» è stata scandita a più voci fra le navate della basilica.

    «Deve dimettersi: non lo vogliamo come cardinale di Colonia e non volevamo nemmeno che celebrasse la messa», dichiara Yannik Gran, uno dei chierichetti che ha partecipato alla protesta.

    Woelki, arcivescovo di Colonia dal 2014, è infatti coinvolto nelle accuse di occultamento di casi di violenza sui minori nella sua diocesi. Il cardinale, infatti, adducendo pretesti legali, non ha reso pubblico il rapporto sugli abusi che aveva commissionato nel 2019 allo studio legale di Monaco Westpfahl Spilker Wastl, ma un rapporto successivo del 2021 ha rivelato che dal 1975 al 2018 ci sono state nella Chiesa di Colonia 314 vittime e 202 abusatori, due terzi dei quali sacerdoti.

    LA VISITA E IL CONGEDO

    Il rapporto scagiona Woelki dall’accusa di aver coperto i responsabili, ma i fedeli hanno reagito malissimo al modo in cui il cardinale ha gestito l’intera faccenda all’interno della diocesi e non hanno creduto alla sua estraneità nell’insabbiamento dei casi.

    In seguito alla pubblicazione del secondo rapporto, il papa ha quindi deciso di inviare una visita apostolica nella diocesi di Colonia e poi concesso al cardinale sei mesi di congedo. Woelki, reintegrato nel suo ruolo nella scorsa primavera, a marzo ha presentato a papa Francesco le sue dimissioni.

    Il pontefice, però, non ha finora preso una decisione in proposito ed ecco perché è stato il controverso cardinale ad accompagnare i “suoi” chierichetti durante il consueto pellegrinaggio autunnale.

    Lunedì scorso, nella Basilica di San Paolo Woelki ha reagito con stizza alla rabbia dei ministranti, dicendo che la funzione, in quanto «celebrazione di unità e di pace», non era il luogo e il momento adatto per una manifestazione.

    Durante il sermone non ha perso l’occasione per stigmatizzare la protesta, giocando la parte della vittima mentre sottolineava dall’alto del pulpito che «Gesù non ha mai voltato le spalle nessuno».

    «In realtà, è lui che ha voltato le spalle a noi, evitandoci e rifiutando per anni di rispondere alle nostre domande sullo scandalo degli abusi, ed è questo che volevamo dire con il nostro gesto simbolico», spiega Gran.

    «Non vogliamo più sostenere un cardinale che ha coperto centinaia di episodi di violenza nella diocesi di Colonia – aggiunge – abbiamo perso la fiducia in lui e nella chiesa che lui rappresenta, e come noi molti altri fedeli, che in questo momento in Germania stanno lasciando la chiesa».

    L’ONDA DELLA CHIESA TEDESCA

    I chierichetti durante la protesta hanno anche mostrato bandiere arcobaleno, per solidarizzare con l’onda di rinnovamento che attraversa la chiesa cattolica in Germania, alle prese con un importante e sofferto cammino sinodale, in cui si chiede fra l’altro di abolire il celibato, accogliere le coppie omosessuali e rendere possibile il sacerdozio anche per le donne.

    «Vogliamo una chiesa aperta a tutti, che non discrimini in base al genere o alle scelte sessuali», dice Gran. Inutile sottolineare che il cardinale Woelki, decisamente conservatore, si è sempre mostrato contrario a ogni apertura.

    La messa si è poi conclusa velocemente e al termine del servizio il cardinale non ha attraversato la basilica per l’uscita solenne attraverso i ministranti, come previsto, ma è uscito in tutta fretta dalla porta di servizio.

    La cronaca della contestazione è stata ampiamente riportata dai media tedeschi, mentre in Italia non è uscita una riga, come se non fosse successo niente. Soltanto VaticanNews dà conto della coraggiosa manifestazione dei chierichetti in San Paolo, ma senza menzionare minimamente l’accaduto: per l’organo del Vaticano non c’era evidentemente nulla da segnalare.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/protesta-chierichetti-arcivescovo-woelki-abusi-pedofilia-chiesa-dy3wymoe

     

  • Lettera aperta dei sopravvissuti neozelandesi a Papa Francesco – SNAP

    Lettera aperta dei sopravvissuti neozelandesi a Papa Francesco – SNAP

    Riceviamo dai colleghi della Nuova Zelanda e pubblichiamo.


    Santità,
    Un caloroso saluto da Aotearoa Nuova Zelanda.

    È con una richiesta urgente che noi, Suoi sopravvissuti agli abusi sessuali su minori da parte di preti e religiosi nella Sua Chiesa ad Aotearoa, in Nuova Zelanda, scriviamo, chiedendo la sua attenzione personale, la sua risposta e il suo intervento.

    Purtroppo, siamo danneggiati proprio dall’ufficio della Chiesa Cattolica istituito per fornire la guarigione, l’Ufficio nazionale della Chiesa Neozelandese per gli standard professionali (NOPS), incaricato di amministrare il processo di riparazione Te Houhanga Rongo – A Path To Healing (APTH), in risposta alle denunce di abuso.

    Purtroppo, da qualche tempo i funzionari del NOPS violano i principi e le procedure stesse dell’APTH nella gestione dei casi di denuncia. In un caso, la direttrice del NOPS ha persino falsificato il rapporto di revisione di un investigatore indipendente. Di conseguenza, ai sopravvissuti agli abusi non solo viene negata la risposta compassionevole ed equa promessa, ma essi stessi vengono nuovamente traumatizzati dallo stesso ufficio incaricato di fornire un percorso di guarigione.

    Ci rivolgiamo a Lei perché pur avendo portato questi fatti all’attenzione delle autorità ecclesiastiche locali già nel novembre 2019, al cardinale John Dew, metropolita della Nuova Zelanda e al suo Nunzio Apostolico in Nuova Zelanda, Novatus Rugambwa, pur avendo fornito chiari esempi delle violazioni dei principi e delle procedure APTH con prove concrete, e scritto anche alla Conferenza Episcopale della Nuova Zelanda, tuttavia, siamo stati sostanzialmente ignorati da un processo che utilizza tattiche come rinvii, negazione e copertura con il pretesto del diritto alla privacy.

    Di conseguenza, i fedeli cattolici neozelandesi stanno vivendo un processo ipocrita di “riparazione” da parte della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda. Da un lato, pubblicamente, i vertici della Chiesa locale tendono una “mano aperta alla speranza di guarigione,” dall’altro, a porte chiuse, traumatizzano una seconda volta vittime e sopravvissuti violando le proprie politiche e procedure.

    Pertanto, vengono arrecati ulteriori danni alle persone povere e più vulnerabili che hanno cercato la guarigione, tuttavia, meriterebbero più considerazione!

    Data la mancanza di un percorso di guarigione autentico e onesto nella Chiesa cattolica della Nuova Zelanda, vorremmo chiedere l’intervento di Sua Santità.

    Potrebbe, Santo Padre, dare istruzione alla Conferenza episcopale neozelandese e alla Conferenza dei leader religiosi di Aotearoa, in Nuova Zelanda, di avviare una revisione urgente, indipendente e trasparente di NOPS e APTH senza ulteriori scuse o pretesti?

    Vittime e sopravvissuti agli abusi del clero e dei religiosi nella Chiesa cattolica della Nuova Zelanda vengono feriti e nuovamente traumatizzati dai vertici della Sua Chiesa.

    Ci auguriamo che Sua Santità ascolti il nostro appello e che ci aiuti.

    Distinti saluti,
    SNAP Aotearoa, pp
    Dott. Christopher LONGHURST, S.T.D.
    Direttore di SNAP Aotearoa New Zealand
    – for SNAP Aotearoa Trust Board
    & Executive Leadership Group

    SNAP-letter-to-Pope-Francesco-Sept-2022

  • Vaticano, documenti top secret sollevano dubbi sulla porpora del neo cardinale di Como, diede protezione a un prete pedofilo

    Vaticano, documenti top secret sollevano dubbi sulla porpora del neo cardinale di Como, diede protezione a un prete pedofilo

    di Franca Giansoldati – Città del Vaticano – Sul web sta girando un imbarazzante documento top secret, fatto uscire dalla Congregazione della Fede, in cui emerge la tendenza di alcuni vescovi a dare copertura ai preti pedofili e cercare di proteggerli per evitare loro la pena massima canonica, la riduzione dallo stato clericale. A rendere ancora più scottante la faccenda è che questi fogli pubblicati interamente su un sito para-vaticano (www.silerenonpossum.it) hanno come protagonista il vescovo di Como, Oscar Cantoni che Papa Francesco ha appena elevato al rango di cardinale all’ultimo concistoro. Mentre in Belgio il vescovo salesiano Van Looy, inserito in un primo momento nella lista dei futuri cardinali, ha dovuto rinunciare alla porpora perchè si è scoperto che in passato aveva insabbiato casi di abusi, per il vescovo di Como la cerimonia di cardinalizia è filata via liscia come l’olio, nonostante la documentazione giacente negli archivi off-limit della Congregazione della Fede.

    Alcuni anni prima il tribunale interno si era dovuto occupare del caso scabroso di un prete lombardo, Mauro Inzoli condannato nel 2016 dal tribunale civile di Cremona a 4 anni e 9 mesi per violenze commesse su cinque ragazzini (il più piccolo aveva 12 anni e il più grande 16). Sentenza poi confermata anche in Cassazione. In Vaticano, si aprì parallelo il processo canonico, e il vescovo Cantoni veniva interpellato perchè si trattava di uno dei preti della sua diocesi e di cui era il diretto responsabile. Nell’istruttoria vaticana furono raccolte denunce per 11 minori maschi e due ragazzine.

    Inzoli davanti al tribunale vaticano ha ammesso i delitti ma Cantoni pochi mesi dopo firmava un decreto che pur condannando Inzoli, si limitava ad una pena di soli 5 anni, invocando presso i suoi fedeli uno spirito ecclesiale per «accompagnare maternamente i suoi figli anche quando sbagliano, piuttosto che far prevalere giudizi di condanna». Di dimissioni dallo stato clericale nemmeno l’ombra.

    Una posizione che la Congregazione della Fede ritenne insufficente tanto da chiedere al vescovo di riformulare il decreto inserendo la dimissione dallo stato clericale. Cosa che Cantoni fece ma don Mauro Inzoli fece appello anche se il tribunale interno del riesame (alla Congregazione) rigettò la richiesta a larghissima maggioranza. A questo punto, dietro le quinte, don Inzoli e Cantoni andarono a perorare la causa direttamente a Papa Francesco che avocò a sé l’incartamento stabilendo che quel prete «in considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo» aveva solo l’obbligo di seguire «una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza» escludendo però la pena più grave. Don Inzoli sarebbe rimasto prete.

    Così nel giugno 2014 il Papa dava mandato alla Congregazione per la Dottrina della Fede di emettere un decreto con il quale di fatto “salvava” don Inzoli e gli imponeva solo pene temporali. Purtroppo questa decisione in futuro si rivelò un disastro perchè produsse altro male. A causa del provvedimento concesso da Papa Francesco Inzoli potè continuare ad abusare di alcuni minori, come successivamente arrivò alla Congregazione della Fede.

    E’ sarà solo a questo punto che Papa Francesco è costretto ad intervenire nuovamente per dimettere finalmente dallo stato clericale don Inzoli. La sequenza dei fatti, certificata all’interno di un dossier di documenti alto così, non ha impedito al pontefice a dare la berretta cardinalizia a Oscar Cantoni, un vescovo intevenuto per proteggere inizialmente un abusatore assai chiacchierato, chiamato anche ‘don Mercedes’ per la passione per le auto di lusso e per anni direttore del Banco Alimentare.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vaticano_cardinale_como_abusi_papa_francesco_concistoro_don_mauro_inzoli-6909794.html?refresh_ce

  • L’indagine della Chiesa cattolica da parte della Chiesa cattolica non trova illeciti da parte della Chiesa cattolica

    L’indagine della Chiesa cattolica da parte della Chiesa cattolica non trova illeciti da parte della Chiesa cattolica

     VATICANO –  ha rilasciato una dichiarazione giovedì ritenendo le accuse  come ‘motivi insufficienti’ per avviare un’indagine formale. L’annuncio arriva a seguito di un’indagine preliminare condotta dalla  della Chiesa che scagiona i membri della Chiesa da qualsiasi cattiva condotta. 

    L’indagine preliminare è stata guidata dal papa nominato Jacques Servais, un teologo che ha già lavorato con Ouellet. “Ho lavorato con il cardinale [Ouellet] per anni ormai e lo conosco bene”, ha detto Servais. “Chi potrebbe essere più adatto a giudicare la validità di queste accuse rivolte al mio amico da una donna a caso?”

    “Rivolgendosi alla Bibbia per la saggezza, Cristo dice ‘Non giudicare, per non essere giudicati’, che la Chiesa sceglie di interpretare come ‘giudicare gli altri è un peccato’ e che ‘le persone saranno sempre imparziali quando arbitrano su questioni che le riguardano direttamente. ‘”

    La presunta aggressione consisteva in diversi episodi di baci e tocchi indesiderati durante il periodo di Ouellet come arcivescovo del Quebec. Nel 2010 Ouellet è stato richiamato a Roma e promosso prefetto del Dicastero dei Vescovi, una posizione di alto rango all’interno della Chiesa tanto influente quanto potenzialmente imbarazzante a cui aver promosso un molestatore sessuale. 

    “Nel caso inaudito in cui il sistema disciplinare vaticano non riesce a dispensare giustizia, esiste un organismo di regolamentazione esterno per monitorare tutta la condotta della Chiesa e garantire che sia al di sopra del consiglio. Una tavola esterna onnipotente , si potrebbe dire”, aggiunse Servais, unendo le mani e guardando verso il cielo. 

    Nonostante le ulteriori critiche per la mancata raccolta di informazioni sufficienti e la mancanza di formazione sulle aggressioni sessuali, Servais ha difeso le sue scoperte: “Ascolta, se dovessimo indagare su ogni accusa di aggressione sessuale sollevata a fondo contro un membro della Chiesa cattolica, le cose si ridurrebbero a un totale fermati qui. E poi come avremmo il tempo di non pagare le tasse?”

    Al momento della stampa, il Papa stava rassicurando gli oltre 100 imputati citati nella causa sostenendo 88 membri del clero di abusi sessuali e cattiva condotta che, se alla fine venisse scoperto un illecito, potevano essere certi che gli autori sarebbero troppo vecchi o morti per affrontare qualsiasi ripercussioni.

    Investigation of Catholic Church by Catholic Church finds no wrongdoing by Catholic Church

  • Emanuela Orlandi, il fratello: “Siamo a una svolta: ho elementi decisivi ma Vaticano non ci ascolta”

    Emanuela Orlandi, il fratello: “Siamo a una svolta: ho elementi decisivi ma Vaticano non ci ascolta”

    A 39 anni dalla sua scomparsa il caso di Emanuela Orlandi non è stato ancora risolto. Il fratello Pietro, che da anni si batte per la ricerca della verità su quanto accaduto alla sorella, ha lanciato un nuovo appello al Vaticano affinché venga ascoltato insieme al suo avvocato per confrontarsi su nuovi elementi da loro raccolti e che potrebbero rappresentare un punto di svolta nel caso.

    “Siamo ad un punto di svolta. Io e l’avvocato abbiamo elementi in mano che possono aiutarci con certezza a capire che cosa è successo – le parole di Pietro Orlandi – però ci serve la collaborazione di persone anche che lavorano in Vaticano, che sono a conoscenza di questo fatto, che si liberino la coscienza e che abbiamo il coraggio di non rimanere nell’anonimato. Abbiamo bisogno di loro”. Come ogni anno, il 22 giugno, giorno della scomparsa di Emanuela, il fratello organizza un sit-in per commemorare Emanuela e far sì che i riflettori sulla vicenda non si spengano mai.

    Nuovi elementi dunque come alcuni messaggi whatsapp che si sarebbero scambiati due persone vicine a Papa Francesco nei quali si parla di “movimenti legati a questa vicenda, di documentazioni su Emanuela, e dicono che ne era al corrente Papa Francesco e il cardinal Abril, che all’epoca era il presidente della commissione cardinalizia dello Ior”. Elementi però che il Vaticano non vuole valutare nonostante l’invito che il Pontefice avrebbe rivolto proprio a Pietro Orlandi a denunciare il tutto.

    Il cardinale è stato più volte contattato dal fratello di Emanuela, ma senza successo. “Gli ho scritto un sacco di messaggi, ma non risponde”, dice. E aggiunge: “Questa volta potrebbe essere quella giusta. Io la speranza la ho da sempre, ogni volta l’illusione si è trasformata in disillusione ma io non demordo, perché non c’è nessun potere che possa fermare la verità, anche se resta una sola persona a volerla e a pretenderla. E siccome in questo momento qui ce ne sono tante di persone, questo mi fa un immenso piacere e mi da speranza perché moltissime di queste nemmeno la conoscevano Emanuela. E dopo 39 anni, sono tutte qua”.

    “Un giorno la Chiesa dovrà chiedere scusa, nessun potere, per quanto forte, potrà mai fermare la verità, anche se resterà solo una persona a difenderla”, ha poi detto intervenendo al sit in a Roma a 39 anni dal rapimento della sorella. “Non ho le prove di cosa hanno fatto, ma chi continua a nascondere le cose per 39 anni è complice, così come quella manovalanza che quel giorno ha preso Emanuela – ha aggiunto -. Sta a loro fare un passo avanti, noi più che dire ‘abbiamo prove, convocateci’ che possiamo fare. Ma non ci convocano”.

    “Sono convinto che Emanuela è stata usata come un oggetto di ricatto, che nessuno deve conoscere, un ricatto che è ancora in atto nei confronti di qualcuno. Non possono permettersi che esca la verità perché crollerebbe tutto – ha concluso Pietro Orlandi -. Ma gli ha detto male, perché siamo ancora qui e non mi sposterò”.

    https://www.fanpage.it/attualita/emanuela-orlandi-il-fratello-siamo-a-una-svolta-ho-elementi-decisivi-ma-vaticano-non-ci-ascolta/

  • CEI; La commissione indipendente, è dipendente della Cattolica

    CEI; La commissione indipendente, è dipendente della Cattolica

    È stato avviato il I Report sulle attività dei Servizi Regionali, dei Servizi Diocesani/Interdiocesani e dei Centri di ascolto per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Il progetto rientra in una delle cinque linee di azione varate dalla 76ª Assemblea Generale dei Vescovi italiani del maggio scorso e volte a una più efficace prevenzione del fenomeno degli abusi sui minori e sulle persone vulnerabili.

    Scopo di questa indagine, non meramente statistica, è delineare la realtà dei Servizi diocesani e dei Centri di ascolto, la loro diffusione e strutturazione, l’operatività ed efficacia nell’azione pastorale di formazione, prevenzione e accoglienza.

    Nella ricerca saranno coinvolti 16 coordinatori per i Servizi regionali, 226 referenti per quelli diocesani e 96 responsabili dei Centri di ascolto: saranno somministrati questionari specifici per ciascun ambito da compilare on line, garantendo la massima riservatezza. I dati raccolti verranno esaminati da ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, specializzati in economia, statistica, sociologia con esperienza specifica in analisi di policy children safeguarding, cioè in politiche di tutela dei minori, che sono richieste a livello europeo a tutte le organizzazioni operanti con minori ai fini di garantire loro ambienti sicuri in termini di prevenzione, contrasto e
    protocolli di segnalazione abusi, e che rappresentano il quadro delle Linee guida della Chiesa che è in Italia del 2019.

    Gli esperti avranno il compito non solo di presentare una radiografia dell’esistente, ma di trarre suggerimenti e indicazioni per implementare l’adeguatezza dell’azione preventiva e formativa delle Chiese che sono in Italia.

    La scelta dell’Università Cattolica si è fondata sul suo coinvolgimento come soggetto valutatore del progetto “SAFE – Educare e Accogliere in ambienti sicuri” che ha interessato per due anni, dal 2019 al 2021, la Comunità Papa Giovanni XXIII, il Centro Sportivo Italiano, l’Azione Cattolica Italiana e il Centro Interdisciplinare di Ricerca sulla Vittimologia e sulla Sicurezza-Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Alma Mater Studiorum di Bologna.

    Roma, 23 giugno 2022 – CEI – Tutela minori pdf

  • Ratzinger denunciato da una vittima di abusi, la nuova causa contro il Papa emerito: «Ha taciuto su un prete pedofilo»

    Ratzinger denunciato da una vittima di abusi, la nuova causa contro il Papa emerito: «Ha taciuto su un prete pedofilo»

    Un 38enne bavarese vittima da bambino di abusi commessi dal prete Peter H ha denunciato al tribunale di Traunstein anche il papa emerito Benedetto XVI, oltre che il suo successore alla diocesi di Monaco, il cardinale Friedrich Wetter, e i vertici del vescovado di Monaco. Come riportano i media tedeschi, tra cui Beyrische Rundfunk, l’uomo accusa Ratzinger che «conosceva la situazione e ha perlomeno preso in considerazione alla leggera che quel sacerdote potesse ripetere i suoi reati».

    Gli abusi a 12 anni
    L’uomo, che vuole restare anonimo e si fa chiamare dai media tedeschi Julian Schwarz, aveva tra gli 11 e i 12 anni quando don Peter gli mostrò dei video porno e abusò di lui sessualmente. All’epoca Schwarz si confidò con sua madre, ma lei non gli credette. «Il prete ha praticamente fatto addormentare l’intera comunità – denuncia l’uomo – e ha venduto molto bene la sua versione», secondo cui un pastore non avrebbe mai potuto fare una cosa del genere. Dopo l’abuso, Julian va sempre peggio a scuola e scappa da casa. Fa uso di droghe pesanti.

    I reati prescritti

    Nel 2010 ci sono state le prime denunce contro don Peter H., tra cui quella di Julian. Le indagini però furono sospese e nel frattempo i reati sono andati in prescrizione. Ora però l’avvocato di Julian punta a recuperare il caso con una denuncia civile, attraverso la quale chiede al tribunale di valutare un’eventuale risarcimento danni per l’abuso sessuale subito all’epoca. Nella denuncia è stato inserito anche il rapporto sugli abusi stilato dallo studio legale di Monaco Wsw, oltre che una sentenza del tribunale ecclesiastico sul caso di padre Peter H. In quell’occasione i giudici della chiesa stabilirono che nel 2016 gli ex arcivescovi Friedrich Wetter e prima ancora Joseph Ratzinger furono informati che Peter H. fosse un pedofilo. Nel caso in cui il tribunale di Traunstein dovesse accogliere la causa di Julian, le vicende che risalgono a circa 40 anni fa potrebbero essere riaperte.

    https://www.open.online/2022/06/22/germania-nuova-denuncia-papa-benedetto-xvi-pedofilia/

  • Nominato cardinale da Papa Francesco, rinuncia alla porpora perché ha insabbiato la pedofilia. Il caso di Lucas Van Looy

    Nominato cardinale da Papa Francesco, rinuncia alla porpora perché ha insabbiato la pedofilia. Il caso di Lucas Van Looy

    Rinuncia alla porpora perché ha insabbiato la pedofilia del suo clero. È quanto annunciato da Lucas Van Looy, arcivescovo emerito di Gent, in Belgio, che ha già comunicato la sua decisione a Papa Francesco. Bergoglio gli avrebbe imposto la berretta rossa nel concistoro del 27 agosto 2022 nel quale saranno nominati venti nuovi cardinali, di cui sedici elettori in un eventuale conclave, ovvero con meno di ottant’anni.

    Van Looy era stato inserito dal Papa nella lista dei cinque nuovi porporati non elettori che ora con il suo passo indietro diventano quattro. La Conferenza episcopale belga ha spiegato che la scelta di Francesco “ha suscitato molte reazioni positive, ma anche critiche per il fatto che Van Looy non avrebbe sempre reagito con sufficiente forza come vescovo di Gent (2003-2019) contro gli abusi nelle relazioni pastorali.

    Per prevenire che le vittime di tali abusi siano nuovamente ferite a causa del suo cardinalato, monsignor Van Looy ha chiesto al Papa di esonerarlo dall’accettare questa nomina. Papa Francesco ha accolto la sua richiesta”. I vescovi del Belgio, inoltre, “ribadiscono in questa occasione il loro impegno a proseguire imperturbabilmente la loro lotta contro ogni forma di abuso nella Chiesa cattolica in cui l’interesse delle vittime e dei loro cari è sempre al primo posto”.

    Bergoglio, dopo il summit mondiale sulla pedofilia del clero svoltosi in Vaticano nel febbraio 2019, ha emanato leggi severissime non sono contro chi commette questi reati, ma anche contro coloro che li insabbiano. “I crimini di abuso sessuale – ha spiegato il Papa – offendono Nostro Signore, causano danni fisici, psicologici e spirituali alle vittime e ledono la comunità dei fedeli. Affinché tali fenomeni, in tutte le loro forme, non avvengano più, serve una conversione continua e profonda dei cuori, attestata da azioni concrete ed efficaci che coinvolgano tutti nella Chiesa, così che la santità personale e l’impegno morale possano concorrere a promuovere la piena credibilità dell’annuncio evangelico e l’efficacia della missione della Chiesa”.

    Per Bergoglio “questa responsabilità ricade, anzitutto, sui successori degli apostoli, preposti da Dio alla guida pastorale del suo popolo, ed esige da loro l’impegno nel seguire da vicino le tracce del Divino Maestro. In ragione del loro ministero, infatti, essi reggono le Chiese particolari a loro affidate come vicari e legati di Cristo, col consiglio, la persuasione, l’esempio, ma anche con l’autorità e la sacra potestà, della quale però non si servono se non per edificare il proprio gregge nella verità e nella santità, ricordandosi che chi è più grande si deve fare come il più piccolo, e chi è il capo, come chi serve. Quanto in maniera più stringente riguarda i successori degli apostoli, concerne tutti coloro che in diversi modi assumono ministeri nella Chiesa, professano i consigli evangelici o sono chiamati a servire il popolo cristiano. Pertanto, è bene che siano adottate a livello universale procedure volte a prevenire e contrastare questi crimini che tradiscono la fiducia dei fedeli”.

    Recentemente, il cardinale Sean Patrick O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, ha indicato sette punti da trasformare in azione per “dare inizio a un processo costruttivo di revisione, di riforma, e di riconciliazione” sulla pedofilia. “È una realtà – ha spiegato il porporato – che saremo giudicati sulla base della nostra risposta alla crisi di abuso nella Chiesa.

    Abbiamo bisogno di una conversione pastorale che includa i seguenti aspetti: offrire una cura pastorale efficace alle vittime; dare indicazioni chiare (e vigilare) sui corsi di formazione per il personale nella diocesi; fare uno screening adeguato e accurato; rimuovere i colpevoli; cooperare con le autorità civili; valutare attentamente i rischi esistenti per i preti colpevoli di abuso (per se stessi e per la comunità) una volta che sono stati ridotti allo stato laicale; dimostrare l’applicazione dei protocolli in atto, così che le persone sappiano che le politiche funzionano. Un audit e un rapporto di verifica dell’implementazione delle politiche sono molto utili. La buona notizia – ha concluso il cardinale – è che laddove vengono adottate politiche effettive e attuate con efficacia, il numero dei casi si riduce drasticamente”.

    Twitter: @FrancescoGrana

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/06/16/nominato-cardinale-da-papa-francesco-rinuncia-alla-porpora-perche-ha-insabbiato-la-pedofilia-il-caso-di-lucas-van-looy/6629753/

  • Abusi, il Papa chiede perdono a un gruppo di vittime inglesi

    Abusi, il Papa chiede perdono a un gruppo di vittime inglesi

    Città del Vaticano, 13 giu. (askanews) – Papa Francesco ha chiesto “perdono” a nome della Chiesa ad un gruppo di uomini del Regno Unito che da bambini sono stati vittime di abusi sessuali da parte di frati comboniani e loro dipendenti laici, ed ha promesso loro che telefonerà oggi stesso al superiore generale dell’ordine religioso per chiedergli di riceverli.

    “Il papa ha ascoltato pazientemente e attentamente i nostri racconti ed era visibilmente orripilato e choccato da alcuni esempi”, racconta ad askanews Bede Mullen, portavoce del gruppo: “Mi è sembrato sinceramente scosso”.

    “Molti di noi hanno elaborato gli abusi subiti, il problema è la continua negazione che abbiamo subito da parte dei comboniani, anche adesso”, afferma Bede. “Il papa era sinceramente toccato quando ci ha chiesto perdono per il modo in cui siamo stati trattati e ha detto che questo pomeriggio stesso telefonerà personalmente al superiore dei Comboniani per chiedergli di incontrarci: un incontro pastorale, senza avvocati, col cuore aperto”.

    Il gruppo proviene da Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda, ed era accompagnato dal cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westmnster, e dal vescovo Marcus Stock di Leeds, dove si trova il seminario minore di Mirfield dove sono avvenuti gli abusi negli anni Sessanta e Settanta.

    L’udienza questa mattina è durata quasi due ore. Gli otto uomini, tutti con un’età tra i 60 e i 70, gli hanno raccontato ognuno la propria storia di abusi subiti. L’udienza, avvenuta nella biblioteca del Palazzo apostolico, è stata “emotiva”, racconta Mullen, molti ricordando la propria esperienza “avevano le lacrime agli occhi”. Alla fine Bede Mullen ha fatto il punto della situazione che accomuna tutto il gruppo.

    Già prima dell’udienza, il gruppo dei sopravvissuti dei comboniani inglesi avevano chiarito che avrebbero raccontato al papa sia gli abusi subiti sia il rifiuto dei Comboniani di chiedere perdono e prendersi cura delle vittime. Quel che il gruppo chiede è il riconoscimento pubblico dell’inadeguatezza della risposta, l’assistenza pastorale, la rimozione del provinciale inglese e del responsabile locale della salvaguardia dei minori. “La risposta che abbiamo ricevuto dall’Ordine dei Comboniani fino ad oggi può essere caratterizzata come non cristiana, priva di empatia e non conforme all’insegnamento del Santo Padre e del Vangelo”.

    “Siamo anziani ormai, abbiamo tra i 60 e i 70 anni”, afferma Bede Mullen: “Vogliamo solo essere in pace prima di lasciare questa terra”.

    https://www.askanews.it/esteri/2022/06/13/abusi-il-papa-chiede-perdono-a-un-gruppo-di-vittime-inglesi-pn_20220613_00177/

  • CEI-Abusi: la strana via italiana

    CEI-Abusi: la strana via italiana

    di: Marcello Neri – Alla fin fine, verrebbe da dire che la montagna ha partorito niente più che un topolino. Certo, i cinque punti della via italiana, come afferma il comunicato finale dell’Assemblea generale della CEI di maggio, “non sono un elenco chiuso a eventuali sviluppi”; sembrano però davvero troppo poco, e un poco confusi, per rappresentare anche solo un buon inizio.

    Più che un progetto collegiale di azione, hanno tutto il sapore di un compromesso tirato per i capelli fra vescovi che non sono riusciti a trovare un livello alto di mediazione delle differenti posizioni fra di loro.

    Già questo stende un velo d’ombra sulla retorica dell’attenzione alle vittime e della loro centralità nell’impegno della Chiesa italiana a fare finalmente luce sugli abusi sessuali, e di altro genere, al suo interno.

    Le prime due linee di azione, ossia potenziare la rete dei referenti diocesani e dei servizi a tutela dei minori, da un lato, e implementare la costituzione dei centri di ascolto nelle diocesi, dall’altro, sono sostanzialmente atti dovuti che non mirano a una comprensione profonda delle dinamiche strutturali e delle situazioni pastorali che sono state il terreno fertile degli atti di abuso sessuale e del loro eventuale occultamento.

    Le seconde due linee di azione, il Report annuale (a partire dal biennio 2020-2021) sui casi giunti ai Servizi di tutela dei minori diocesani e interdiocesani e i dati sui casi gestiti dalla Congregazione per la dottrina della fede partendo dal 2000 fino al 2021, vanno poco oltre la statistica – data l’enfasi sui dati espressa dallo stesso Comunicato finale.

    Se per entrambe ci si avvarrà di collaborazioni scientifiche esterne, rimane il fatto che queste realtà potranno lavorare solo sui dati che verranno forniti loro dalla Chiesa italiana – senza alcuna forma di accesso indipendente ad altre informazioni che potrebbero rivelarsi utili nel corso delle analisi.

    Poi, dato che il primo Report annuale è stato annunciato per il prossimo novembre, non giova certo alla trasparenza a cui si aspira il fatto che il “Centro accademico di ricerca” che raccoglie e analizza i dati rimanga al momento ignoto a tutti i cattolici e cittadini italiani – la conclusione dell’Assemblea generale sarebbe stata un’ottima occasione per dire in pubblico con chi la CEI intende collaborare in materia.

    La quinta linea di azione, di cui si sapeva già prima, è la partecipazione della CEI in qualità di invitato permanente all’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile (ricordiamo che esso è stato istituito nel 1998 – ci sono voluti più di vent’anni perché la Chiesa italiana interagisse col governo per essere parte di uno strumento civile così importante).

    Difficile capire dove stia la decantata novità del cammino italiano davanti agli abusi sessuali nella Chiesa cattolica. Non certo per ciò che concerne i centri di ascolto e il sistema dei servizi diocesani a tutela dei minori, dove siamo ancora indietro rispetto a molte altre Chiese europee. Neanche per quanto riguarda le statistiche dei casi che qui approdano – magari eventualmente comparati con quelli provenienti da altri enti e istanze della società italiana. Dati che, in altri paesi, sono disponibili da tempo. Quanto alla partecipazione della CEI come invitato permanente all’Osservatorio nazionale, in altri paesi si può registrare un ruolo ben più avanzato di interazione della Chiesa cattolica con i governi e gli enti pubblici – particolarmente significativa quella che si è creata in Germania.

    A livello di CEI, perché altre sono le condizioni di chi lavora sul campo in quello che le diocesi hanno fatto finora (poco o tanto che sia), si potrebbe parlare, partendo da queste cinque linee di azione, così come sono presentate nel Comunicato finale, di un sostanziale occultamento delle vittime: l’unica loro traccia è quella che lasciano come dato numerico da analizzare.

    Manca del tutto una loro convocazione previa, e quindi un adeguato ascolto delle loro storie, come pietra angolare intorno a cui architettare la presa in carico da parte della Chiesa italiana della violenza che hanno subito, delle conseguenze sulle loro vite, e delle ragioni sistemiche che hanno permesso, o addirittura facilitato, che tutto questo potesse accadere.

    L’impressione che lascia questa via italiana rispetto agli abusi, sessuali e di altro genere, nella nostra Chiesa locale è che questa Chiesa sa, a prescindere dalla parola delle vittime, cosa si deve fare e come lo si deve fare – e lo sa, appunto, da sé. Una Chiesa che trasforma storie lacerate e vissuti permanentemente feriti in dati statistici, annunciando all’opinione pubblica nazionale la radicale novità di questo approccio, ha già attraversato la soglia di un drammatico punto di non ritorno – preferendo le toppe al vestito nuovo.

    Le cinque linee di azione sono come una grande cortina fumogena gettata nella speranza che la questione degli abusi sessuali finisca presto nel dimenticatoio di uno dei cassetti polverosi della nostra memoria collettiva.

    In un’intervista rilasciata in questi giorni, don Stefano Guarinelli (peraltro impegnato in prima persona sul fronte della lotta agli abusi) ha affermato: “Gli abusi sessuali sono una tragedia – per le vittime, innanzitutto – ma non sono il problema più drammatico. Lo è la ricaduta che questo ha sull’opinione pubblica, anche a motivo del modo maldestro in cui all’interno della Chiesa è stato gestito” (cf. qui l’intervista integrale).

    Ed è a questo problema, e non tanto alle vittime, che guardano le linee di azione della CEI – rimane da vedere se non si tratterà poi di un ulteriore modo maldestro di gestire il dato di fatto degli abusi sessuali nella Chiesa italiana.

    Il castello di carte costruito dai nostri vescovi nell’ultima Assemblea generale, già di per sé traballante, può stare in piedi solo attraverso una fine messa in scena mediatica dove alle domande poste non si dà alcuna risposta, o se ne danno di elusive – dando però l’impressione di agire nel modo più aderente possibile al Vangelo. Questo, però, quando ci sono le domande giuste, perché finora il giornalismo italiano sembra essere ancora abbastanza latitante nel trovare un modo originale di indagine in grado di far saltare il tappo del vaso di pandora degli abusi sessuali nella Chiesa italiana – ricordando che, in fondo a quel vaso, sta anche la speranza.

    http://www.settimananews.it/chiesa/cei-abusi-la-strana-via-italiana/