Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Città del Vaticano

  • Papa Francesco, elogi al cardinale Sodano anche se insabbiò i casi di pedofilia del fondatore dei Legionari di Cristo

    Papa Francesco, elogi al cardinale Sodano anche se insabbiò i casi di pedofilia del fondatore dei Legionari di Cristo

    Città del Vaticano – Papa Francesco elogia il cardinale Angelo Sodano, ex decano del collegio cardinalizio e gli esprime la propria «gratitudine» nel giorno del suo settantesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale «per il fedele e diligente servizio alla Chiesa e alla Santa Sede». Il messaggio che gli ha inviato è stato pubblicato dall’Osservatore Romano spiegando che con le «felicitazioni per la ricorrenza», il Pontefice ha impartito la sua benedizione apostolica al cardinale. Un messaggio a dir poco sorprendente visto che fu soprattutto il cardinale Sodano, per anni Segretario di Stato vaticano, a bloccare sotto i pontificati di Giovanni Paolo II e di Papa Ratzinger, la pulizia ai vertici della Chiesa sugli abusi.

    Non solo per il caso scabroso di padre Maciel Marcial Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo – un autentico criminale mai ridotto allo stato laicale e mai processato dal Vaticano – ma anche il caso del cardinale pedofilo Groer, di fatto mai punito nonostante che in Austria fosse stato al centro di uno scandalo senza precedenti.

    Viste le plateali proteste delle vittime di Groer, il Vaticano si limitò a mandarlo in un monastero austriaco, senza mai togliergli lo status cardinalizio e spedirlo a processo. Quando Groer morì nel 2003 a 83 anni, Papa Wojtyla (ormai molto malato), tramite il cardinale Sodano, inviò un telegramma di cordoglio alla Chiesa austriaca esprimendo «tristezza» per la scomparsa di un pastore che aveva «dedicato la sua vita a Dio, in fedeltà al successore di Pietro». Il ruolo di Sodano nel coprire gli abusi ed evitare di creare scandali per la Chiesa lo ha ricordato bene il cardinale viennese Christoph Schoenborn che ebbe con lui anche alcuni aspri confronti. L’anno scorso proprio Schenborn, durante una lezione in università, ebbe modo di raccontare che durante una sua visita a Roma non esitò ad attaccare frontalmente Sodano.

    Schönborn, disse, di essere stato contattato dalle vittime di pedofilia del cardinale Groer già nel 1995. Lui diede loro ascolto, raccolse le loro testimonianze, e fu «traumatico scoprire quanto l’abuso sessuale del clero fosse legato con il sacramento della Riconciliazione e scoprire che spesso iniziava nel confessionale». In pratica Groer prima abusava dei minori e poi in confessionale li assolveva.

    Dopo alcune ricerche Schoenborn giunse alla conclusione che quello che le vittime gli avevano detto era vero . Così a marzo del 1998, Schoenborn ed altri tre vescovi austriaci dichiararono pubblicamente che erano arrivati alla «certezza morale» che le accuse contro Groer erano «sostanzialmente corrette». Cosa che poi ribadirono anche nel rapporto preparato per il Papa, ma un vescovo, Kurt Krenn di Sankt Poelten, strenuo sostenitore di Groer (e poi finito anch’esso sotto accusa per avere insabbiato altri casi di abusi), attaccò i suoi confratelli vescovi accusandoli di mentire e di avere preparato una trappola.

    «Il cardinale Sodano mi disse in faccia: ‘Vittime? Questo è quello che dici tu!». Era il 2010, in pieno pontificato Ratzinger. Poco tempo dopo il cardinale Sodano, in occasione di una messa in piazza san Pietro per le feste pasquali, prese la parola affermando che la Chiesa era sotto attacco e che le informazioni sugli abusi sessuali su minori erano solo «un chiacchiericcio». Come se le parole delle vittime fossero frutto di un pettegolezzo, un gossip, una bugia. La frase ebbe un effetto devastante anche negli Stati Uniti dove si era nel frattempo scoperchiato il problema degli abusi sessuali, della pedofilia grazie alla inchiesta del Boston Globe.

    Per Schönborn si trattava, invece, di una «pesante offesa per le vittime» e così, due mesi dopo, fu ricevuto da Benedetto XVI al quale manifestò dolore per le interpretazioni fuorvianti di Sodano a proposito del famoso «chiacchiericcio». Groer nel frattempo era già morto mentre le vittime aspettavano ancora le scuse dalla Chiesa per come erano state trattate. Alcune persone in Vaticano mentirono» ha ricordato ora Schönborn. Hanno umiliato le vittime per proteggere la Chiesa, «ma la Chiesa è meglio servita quando la verità è rivelata. ‘La verità vi renderà liberi dice il Vangelo’».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_pedofilia_cardinale_sodano_maciel_legionari_austria_cardinali_papa_francesco_vaticano-5480861.html?fbclid=IwAR0tM2NSeCMxwPXCIn88J-TAqDkiSG5ZIsAat6TVoaIosWFwXxn8Ja4nKq0

  • Abusi, nuove accuse contro l’ex cardinale McCarrick. La Santa Sede lavora al report sul caso

    Abusi, nuove accuse contro l’ex cardinale McCarrick. La Santa Sede lavora al report sul caso

    Un uomo anonimo accusa l’ex arcivescovo di Washington, spretato dal Papa per abusi, di averlo molestato da minorenne nella casa al mare in New Jersey

    CITTÀ DEL VATICANO. Anziano, sporporato e poi spretato, ritirato a vita privata in un monastero nel Kansas, su Theodore McCarrick, l’ex arcivescovo di Washington, piovono dagli Usa nuove accuse di abusi sessuali a danno di giovani uomini. Nel New Jersey un uomo dalle generalità anonime ha citato McCarrick e altri cinque ecclesiastici in una causa per violenze subite da lui e altri ragazzi quando erano poco più che quattordicenni, durante appuntamenti nella casa al mare di Sea Grit, nel New Jersey, nei primi anni Ottanta (1982-83).

    Di questi incontri in cui sembra che l’allora arcivescovo si facesse accompagnare da giovani e seminaristi per poi molestarli, si era parlato già due anni fa, nel 2018, allo scoppio dello scandalo McCarrick che, insieme al Report Pennysilvania, ha rotto ogni equilibrio nella Chiesa statunitense. Anzi, già dai tempi del New Jersey circolavano voci di atteggiamenti poco convenienti del prelato nei confronti di ragazzi più giovani durante le gite al mare, ma presto furono bollate come chiacchiere.

    Ora, mentre McCarrick con i suoi 90 anni e una salute cagionevole vive gli ultimi suoi anni, vengono riproposte come nuove rivelazioni da uno degli avvocati dell’anonimo querelante. Si chiama Jeff Anderson ed ha organizzato una conferenza stampa su Zoom per illustrare questa causa che rivelerebbe «un’ampia e brillante attenzione su cinquant’anni di criminale predazione sessuale da parte del cardinale Theodore McCarrick», «celata dal potere papale».

    Nelle trenta pagine consegnate alla Corte Superiore del New Jersey, sono riportati diversi dettagli delle violenze avvenute alla dimora al Sea Girt, definita un «sex ring». Sono nominate anche le ex diocesi di McCarrick di Metuchen e Newark, così come le parrocchie e le scuole in cui operavano i sacerdoti che avrebbero abusato del ragazzo. Si tratta di padre Anthony Nardino, fratel Andrew Thomas Hewitt, padre Gerald Ruane, padre Michael Walters e padre John Laferrera. Il nome di questi ultimi tre era già inserito in una lista di «sex offenders» dell’Arcidiocesi di Newark, dopo accuse ritenute «credibili» da parte di diverse vittime. Walters e Laferrera sono stati rimossi dal ministero, Ruane è morto nel 2016.

    Da quanto riferito da media statunitensi, sembra che la vittima – citata come Doe 14 – sia stata presentata a McCarrick da fratel Hewitt, preside della Essex Catholic Boys’ School, per risolvere una questione di tasse scolastiche che il ragazzo non riusciva a sostenere. McCarrick, allora vescovo di Metuchen, gli avrebbe chiesto di accompagnarlo in un weekend fuori porta al mare.

    Lì, secondo quanto ha riferito l’avvocato Jeff Anderson, il giovane avrebbe trovato un «gruppo di seminaristi e altri sacerdoti» che obbediva al vescovo, il quale organizzava le sistemazioni nelle camere da letto e sceglieva tra ragazzi, preti e seminaristi chi avrebbe dovuto dormire con lui. Una volta è toccato anche a Doe 14. «Di notte, con l’aiuto di altri, McCarrick si infilava nel letto di questo ragazzo e lo aggrediva sessualmente, sussurrandogli: “Va tutto bene”», ha dichiarato il legale in conferenza stampa.

    Nella causa si sostiene che McCarrick, dal 1970 al 1990, avrebbe abusato di almeno sette minorenni. È a motivo di queste azioni criminose che Papa Francesco, una volta comprovate le accuse, ha prima rimosso McCarrick dal Collegio cardinalizio nel luglio 2018 per poi dimetterlo dallo stato clericale nel febbraio 2019, imponendogli una vita in solitudine e preghiera che attualmente l’ex porporato conduce nel convento di St. Fidelis Friary a Victoria, in Kansas.

    La vicenda McCarrick era stata al centro del memorandum del luglio 2018 dell’ex nunzio negli Usa, Carlo Maria Viganò, il quale, in un’operazione preparata a tavolino insieme a correnti conservatrici italiane e statunitensi da sempre in opposizione al pontificato di Francesco, ha usato lo scandalo del cardinale di Washington come un grimaldello per accusare il Papa regnante di mala gestione dei casi di abusi e chiederne le dimissioni.

    Sempre sulla vicenda McCarrick dovrebbe essere pubblicata nei prossimi mesi una lunga e dettagliata indagine della Segreteria di Stato. Si tratta dell’inchiesta, stilata sulla base di documentazione e testimonianze interne, che il Papa stesso aveva promesso di rendere pubblica. Annunciato nel 2018 il dossier ha subito finora vari rimandi nella pubblicazione.

  • TO’ CHI SI RIVEDE…MCCARRICK. MA L’INCHIESTA VATICANA DOV’È?

    TO’ CHI SI RIVEDE…MCCARRICK. MA L’INCHIESTA VATICANA DOV’È?

    Marco Tosatti

    Cari amici e nemici di Stilum Curiae, torniamo a parlare dell’ex cardinale Theodore McCarrick, mentre siamo sempre in attesa – un’attesa che forse non verrà mai soddisfatta – del rapporto che il Vaticano ha promesso di rendere pubblico nell’ottobre 2018 sui documenti esistenti alla Santa Sede sulle attività predatorie di McCarrick. Non vi sembra straordinario che siano passati quasi due anni senza che quella promessa sia stata mantenuta? Un comportamento che non può non avvalorare la testimonianza resa nell’agosto 2018 dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che parlava di complicità a favore di McCarrick che cominciavano molto lontano, e continuavano anche con papa Bergoglio. Certo, quasi due anni per compulsare archivi credo siano un record…Oggi ci sono altre novità.

    Come scrive LifeSiteNews,  un avvocato di un uomo che ha accusato Theodore McCarrick e altri sacerdoti di violenza sessuale su minori ha dichiarato che l’ormai famoso ex cardinale gestiva un “ring del sesso” dalla sua casa al mare.

    Martedì sera l’uomo, noto solo come Doe 14, ha intentato una causa contro Theodore McCarrick e altri alla Corte Superiore del New Jersey nella Contea di Middlesex. Sono state nominate anche le ex diocesi di McCarrick di Metuchen e Newark, così come le chiese cattoliche e le scuole che impiegavano i sacerdoti che Doe 14 dice che hanno abusato di lui.

    L’azione civile sostiene che un padre Anthony DiNardo ha avuto “contatti sessuali non consentiti” con Doe14 nel “1978 circa”, quando il ragazzo era un parrocchiano di 11 anni e un chierichetto della chiesa di San Francesco Saverio a Newark, NJ.

    Doe14 è stato poi presumibilmente “preparato” e aggredito dal suo preside della scuola di East Orange, Fratello Andrew Thomas Hewitt, C.F.C., quando il ragazzo aveva approssimativamente tra i 14 e i 16 anni, approssimativamente tra il 1981 e il 1983.

    Secondo il suo avvocato Jeff Anderson, quando il futuro di Doe 14 alla Essex Catholic Boys’ School divenne incerto nel 1982, a causa dei problemi di pagamento delle tasse scolastiche, Hewitt avrebbe detto al ragazzo che avrebbe dovuto parlare con il “Boss”, cioè il vescovo di Metuchen, Theodore McCarrick, recentemente nominato vescovo di Metuchen.

    Hewitt avrebbe portato Doe14 a incontrare McCarrick con l’accordo che il vescovo avrebbe pagato la sua retta, e in seguito Doe14 è stato portato a fare un viaggio nel fine settimana al Sea Girt di McCarrick, la casa al mare di NJ.

    Lì, secondo il suo avvocato Jeff Anderson, Doe 14 ha trovato una “assemblea di seminaristi e altri sacerdoti” sottomessa al vescovo. Nella causa si afferma che McCarrick dirigeva le disposizioni per il sonno, accoppiando i ragazzi minori con i chierici adulti. McCarrick avrebbe anche scelto i suoi compagni di letto tra i ragazzi, i seminaristi e i sacerdoti. Una delle sue vittime era la Doe14.

    “Di notte, con l’aiuto di altri, McCarrick si insinuava nel letto di questo ragazzo e lo aggrediva in modo criminale, sussurrandogli ‘va tutto bene’”, ha dichiarato Anderson durante la conferenza stampa Zoom che ha tenuto ieri.

    Anderson ha anche nominato padre Gerald Ruane, padre Michael Walters e padre John Laferrera come sacerdoti che hanno avuto “contatti sessuali non consentiti” con l’allora adolescente tra il 1982 e il 1983. L’avvocato ha definito le assemblee della casa sulla spiaggia un “Sex Ring”.

    La causa sostiene che dal 1970 al 1990 circa, McCarrick ha aggredito sessualmente almeno sette ragazzi minorenni.

  • Lotta alla Pedofilia, il Vaticano pubblica un manuale per i vescovi. “Le denunce anonime non verranno più scartate”

    Lotta alla Pedofilia, il Vaticano pubblica un manuale per i vescovi. “Le denunce anonime non verranno più scartate”

    La Congregazione per la Dottrina della Fede ha curato un Vademecum di procedure standard per «sanare la ferita dolorosa». Unisce «le norme esistenti alla prassi»

    CITTÀ DEL VATICANO. La Santa Sede emana un Vademecum di procedure standard per il trattamento dei casi di pedofilia commessi da sacerdoti. Imprimendo così un’ulteriore accelerata alla lotta contro gli abusi sessuali del clero. È un manuale curato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, redatto per «sanare la ferita dolorosa». Unisce «le norme esistenti alla prassi», spiega il segretario monsignor Morandi. La novità principale riguarda le denunce anonime, che non verranno più scartate.

    Precisa il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer: il Vademecum non è un testo normativo, «nessuna nuova legge viene promulgata, nessuna nuova norma emanata. Si tratta invece di un “manuale di istruzioni”, che intende prendere per mano chi deve trattare concretamente i casi dall’inizio alla fine, ovvero dalla prima notizia di un possibile delitto (notitia de delicto) alla conclusione definitiva della causa (res iudicata). Tra questi due estremi vi sono tempi da osservare, passaggi da compiere, comunicazioni da attivare, decisioni da prendere».

    Il Vademecum viene «oggi consegnato nella sua prima versione, chiamata “1.0″: un numero che prevede futuri aggiornamenti. Essendo un “manuale”, esso dovrà seguire gli eventuali sviluppi della normativa canonica, adattandosi ad essa. Dovrà inoltre dare una risposta alle nuove sfide che l’esperienza offrirà alla trattazione giuridica dei casi in questione. Dovrà infine fare tesoro delle considerazioni che giungeranno dalle diverse realtà ecclesiali: diocesi, istituti, facoltà ecclesiastiche, centri di ascolto istituiti a livello diocesano e interdiocesano». Il loro aiuto «qualificato contribuirà a correggere, integrare, precisare e chiarire quei punti che, come è naturale, esigeranno una più approfondita riflessione».

    «È la prima volta» che la procedura viene «descritta in modo organizzato – informa monsignor Giacomo Morandi in un’intervista a Vatican News – dalla prima notizia di un possibile delitto alla conclusione definitiva della causa, unendo le norme esistenti e la prassi della Congregazione. Le norme sono conosciute, mentre la prassi della Congregazione, cioè il modo pratico di applicare le norme, è conosciuta solo da chi ha già avuto a che fare con questi casi».

    Il desiderio è che questo strumento «possa aiutare le diocesi, gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, le conferenze episcopali e le diverse circoscrizioni ecclesiastiche», spiega il Vaticano, «a meglio comprendere e attuare le esigenze della giustizia su un delictum gravius che costituisce, per tutta la Chiesa, una ferita profonda e dolorosa che domanda di essere guarita».

    Nel documento si legge che la denuncia dei casi di pedofilia da parte di uomini di Chiesa dovrà essere inoltrata dai vescovi alle autorità civili se questo è previsto dalle normative locali. Comunque, «anche in assenza di un esplicito obbligo normativo, l’autorità ecclesiastica presenti denuncia alle autorità civili competenti ogni qualvolta ritenga che ciò sia indispensabile per tutelare la persona offesa o altri minori dal pericolo di ulteriori atti delittuosi». Su questo punto le conferenze episcopali nazionali «hanno predisposto linee guida che tengono conto delle normative locali – afferma monsignor Morandi – Non si può dare una risposta univoca. In alcuni Paesi la legge prevede già questo obbligo, in altri no». In ogni caso qualora le autorità giudiziarie civili chiedano documenti su un caso il vescovo «dovrà cooperare con le Autorità civili», sottolinea il Vademecum. Il motu proprio «Vos estis lux mundi» di papa Francesco, promulgato l’anno scorso, «si esprime in questi termini che la Chiesa agisce in casi di questo genere “senza pregiudizio dei diritti e degli obblighi stabiliti in ogni luogo dalle leggi statali, particolarmente quelli riguardanti eventuali obblighi di segnalazione alle autorità civili competenti”». Morandi assicura poi che «i casi eclatanti vengono trattati allo stesso modo di quelli meno conosciuti, sempre secondo le norme di diritto. Davanti a noi non ci sono “personaggi” ma persone: accusato, presunte vittime, possibili testimoni… in generale c’è sempre un quadro di particolare sofferenza».

    E ora la Chiesa dovrà prendere in considerazione le denunce per atti di pedofilia da parte di preti anche se giungeranno in forma anonima. Talvolta, «la notitia de delicto può giungere da persone non identificate o non identificabili. L’anonimato del denunciante non deve far ritenere falsa in modo automatico tale notitia – evidenzia il testo dell’ex Sant’Uffizio – tuttavia, per ragioni facilmente comprensibili, è opportuno usare molta cautela nel prendere in considerazione tale tipo di notitia, che non va assolutamente incoraggiato». Allo stesso modo «non è consigliabile scartare aprioristicamente la notitia de delicto che perviene da fonti la cui credibilità può sembrare, ad una prima impressione, dubbia». Questa è una svolta, perché la denuncia anonima è una pratica molto diffusa nelle Sacre Stanze, e la cultura e la prassi ecclesiali hanno sempre portato a non considerare le segnalazioni senza autore.

    Che cosa è cambiato e perché anche una denuncia anonima di abuso sessuale da parte di un prete va comunque presa in considerazione? «La questione è delicata – risponde Morandi – Ci si è resi conto che un atteggiamento perentorio in un senso o in un altro non giova alla ricerca della verità e alla giustizia. Come cestinare una denuncia che, seppure anonima, contiene prove certe (foto, filmati, messaggi, audio…) o almeno indizi concreti e plausibili della commissione di un delitto? Ignorarla solo perché non firmata sarebbe iniquo». D’altra parte, «come accettare per buone tutte le segnalazioni, anche quelle generiche e senza mittente? In questo caso procedere sarebbe inopportuno. Occorre dunque compiere un attento discernimento. In linea generale non si dà credito alle denunce anonime, ma non si rinuncia a priori a una loro prima valutazione per vedere se vi siano elementi oggettivi ed evidenti determinanti, quello che nel nostro linguaggio chiamiamo fumus delicti».

    Altra indicazione: non possono essere obbligati al silenzio quanti segnalano presunti abusi, le vittime o i testimoni.

    Il Vademecum ricorda poi che una notizia di delitto «appresa in confessione è posta sotto lo strettissimo vincolo del sigillo sacramentale. Occorrerà pertanto che il confessore che, durante la celebrazione del Sacramento, viene informato di un delictum gravius, cerchi di convincere il penitente – è il suggerimento – a rendere note le sue informazioni per altre vie, al fine di mettere in condizione di operare chi di dovere».

    La pedofilia non è considerata tale solo se c’è una violenza fisica ma anche se viene fatta una proposta sessuale al minore in chat. La tipologia del delitto è «molto ampia e può comprendere, ad esempio, rapporti sessuali (consenzienti e non consenzienti), contatto fisico a sfondo sessuale, esibizionismo, masturbazione, produzione di pornografia, induzione alla prostituzione, conversazioni e/o proposte di carattere sessuale anche mediante mezzi di comunicazione».

    E i reati di abusi sessuali commessi da uomini di Chiesa non potranno più essere «puniti» con il semplice trasferimento del prete che ha commesso il fatto, una scelta che nei decenni passati ha creato assurdi casi-monstre con i criminali che ripetevano le azioni perverse nelle diverse diocesi in cui venivano trasferiti. È da «evitare la scelta di operare semplicemente un trasferimento d’ufficio, di circoscrizione, di casa religiosa del chierico coinvolto, ritenendo che il suo allontanamento dal luogo del presunto delitto o dalle presunte vittime costituisca soddisfacente soluzione del caso».

    https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2020/07/16/news/lotta-alla-pedofilia-il-vaticano-pubblica-un-manuale-per-i-vescovi-le-denunce-anonime-non-verranno-piu-scartate-1.39089800

  • Pedofilia nella Chiesa, ora procedure standard: i vescovi denuncino a polizia e magistrati

    Pedofilia nella Chiesa, ora procedure standard: i vescovi denuncino a polizia e magistrati

    Città del Vaticano – «Anche in assenza di un esplicito obbligo normativo, l’autorità ecclesiastica presenti denuncia alle autorità civili competenti ogni qualvolta ritenga che ciò sia indispensabile per tutelare la persona offesa o altri minori dal pericolo di ulteriori atti delittuosi». In pratica i vescovi che vengono a conoscenza di abusi su minori sono invitati a denunciare i reati a carabinieri e magistrati: un invito che per i vescovi italiani sembra superare la non obbligatorietà all’azione dovuta ad una anomalia giuridica contenuta nel Concordato. Più di una volta l’episcopato italiano aveva affermato – parlando con i giornalisti – che da parte loro non vi era alcun obbligo alla denuncia, come invece accade in altri paesi.

    Per uniformare le procedure utili a punire i preti pedofili il Vaticano ha diffuso un Vademecum contente le procedure da seguire per istruire processi canonici, fornendo anche un modulo valido per tutte le conferenze episcopali. L’obiettivo è arrivare ad una standardizzazione delle procedure. Viene ricordato che una notizia di abuso appresa in confessione resta sigillata dal sacramento e non è divulgabile. Il confessore però può «convincere il penitente a rendere note le sue informazioni per altre vie, al fine di mettere in condizione di operare chi di dovere». Al vescovo spetta vigilare sui suoi parroci ma senza arrivare a «controlli investigativi»: dovrà però tenersi informato «soprattutto se sia giunto a conoscenza di sospetti, comportamenti scandalosi, condotte che turbano gravemente l’ordine».

    Nel Vademecum si chiarisce che la tipologia del delitto è molto ampia e può comprendere, ad esempio, rapporti sessuali (consenzienti e non consenzienti), contatto fisico a sfondo sessuale, esibizionismo, masturbazione, produzione di pornografia, induzione alla prostituzione, conversazioni e/o proposte di carattere sessuale anche mediante mezzi di comunicazione.

    Quanto al concetto di “minore” si intende una persona che non ha compiuto 18 anni. «Il fatto che si parli di “minore” non incide sulla distinzione, che si desume talora dalle scienze psicologiche, fra atti di “pedofilia” e atti di “efebofilia”, ossia con adolescenti già usciti dalla pubertà. La loro maturità sessuale non influisce sulla definizione canonica del delitto».

    L’obiettivo di questo prontuario è fornire un “manuale di istruzioni” per impostare correttamente le cause di abuso. Dalla notitia criminis alla definitiva conclusione della causa per aiutare passo passo i vescovi che devono procedere all’accertamento della verità nell’ambito dei delitti sopra menzionati. «Non è un testo normativo, non innova la legislazione in materia, ma si propone di rendere più chiaro un percorso».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_abusi_vaticano_minori_papa_francesco_cei_vademecum_denuncia-5350091.html?fbclid=IwAR39UdlQICXpK2dIxd1NVNhdvaNz5WBqN44VqWyTa25S7TGZgrTNbt7WUEM
    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/01/06/preti-pedofili-il-vaticano-apre-gli-archivi-adesso-tocca-allitalia-rimuovere-gli-impedimenti-legislativi/

  • Emanuela Orlandi 36 anni dopo, la telefonata dal Vaticano che non ci fu

    Emanuela Orlandi 36 anni dopo, la telefonata dal Vaticano che non ci fu

    Emanuela Orlandi. Il mistero continua. La trappola era pronta a scattare.

    Pronta anche a rilanciare in campo le “fazioni vaticane” di Marco Fassoni Accetti e annessi e connessi, “codici” compresi, ma la banda Bassotti ha sbagliato i conti, li ha fatti senza l’oste.

    Perciò è scivolata malamente sulla buccia di banana di una telefonata che non può esserci stata.

    Come è noto, monsignor Carlo Maria Viganò – ex nunzio apostolico negli Usa, cioè ex ambasciatore vaticano a Washington – ha rilasciato un’intervista “sensazionale” al giornalista Aldo Maria Valli, vaticanista di lungo corso.

    Nell’intevista il prelato afferma che la sera del giorno della scomparsa di Emanuela Orlandi, 22 giugno ’83, rivecette nel suo ufficio alla Segreteria di Stato una telefonata del direttore della sala stampa vaticana Romeo Panciroli. Costui, attorno alle ore 20, lo avrebbe avvertito di avere appena ricevuto una telefonata “dei rapitori”.

    Panciroli era in Polonia

    Ma Panciroli era in Polonia, per l’esattezza a Cracovia, con Papa Wojtyla, NON in Vaticano. Senza contare che la sala stampa era chiusa da sei ore perché il suo orario di lavoro finiva alle 14 (oggi alle 15).

    Per cercare di mettere una toppa al clamoroso e indecoroso buco, Pietro Orlandi su Facebook non tiene in nessun conto l’orario di lavoro della sala stampa, chiusa da sei ore. E insiste a spiegare che la telefonata ci fu, cioè che Panciroli telefonò davvero a Viganò. Ma dalla Polonia e non dal Vaticano.

    Ma i telefonini non esistevano, e nemmeno la teleselezione internazionale con i Paesi dell’Est, Infatti tale ipotetica telefonata potrebbe essere stata fatta solo con i telefoni fissi. E solo se all’epoca fosse già esistente la teleselezione.

    C’’è però un problema, insuperabile anche questo. Nell’83 la Polonia era un Paese comunista del blocco del Patto di Varsavia, blocco e Patto contrapposti alla NATO. Era cioè un Paese satellite dell’Unione Sovietica (URSS), realtà contro la quale il Papa polacco Wojtyla si batteva con tutte le sue forze.

    Solo con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, formalizzata il 26 dicembre 1991, ben otto anni e mezzo DOPO la scomparsa di Emanuela, è stato possibile allacciare linee telefoniche dirette dall’Europa all’ex URSS e annessi ex Paesi satelliti, Polonia compresa.

    Come ho già scritto anche in un mio libro, ad accompagnare Wojtyla in quel viaggio in Polonia c’era tra gli altri – per sfortuna dei bugiardi e degli smemorati – anche il suo e mio amico polacco Jacek Palkiewicz, che a quell’epoca viveva a Bassano del Grappa, Italia. E Jacek è categorico:

    “Ho cominciato a poter telefonare in Polonia in teleselezione, cioè senza passare per i centralini internazionali, solo nel 1992, un anno dopo il crollo dell’Unione Sovietica”.

    Jacek ricorda male? Tutti possiamo sbagliare, non solo Viganò. Ma dato il suo mestiere, addestratore di corsi di sopravvivenza anche per cosmonauti ed esploratore indomito, Jacek dovrebbe essere dotato di buona memoria. Vedremo.

    Telefonate complicate

    Anche a voler credere che – pur essendo chiusa da sei ore – qualcuno abbia ricevuto la telefonata in sala stampa e telefonato dal Vaticano a Cracovia per avvertire Panciroli. E che questi abbia a sua volta telefonato a Viganò. Si tratta di (ipotetiche) telefonate che devono necessariamente essere passate per i centralini internazionali.

    I quali non ti davano certo la linea in tempo immediato…. Anche perché i telefoni utilizzati da Wojtyla e dal suo seguito in Polonia erano ovviamente controllatissimi dai servizi segreti polacchi e sovietici. Per l’URSS il polacco Wojtyla era un pericoloso sovversivo.

    Infine un altro problema: il centralino internazionale la chiamata la smistava su un telefono fisso, in questo caso di albergo o sede religiosa, ma certamente né Panciroli né gli altri passavano le 24 ore della giornata fermi davanti al telefono fisso, anche perché oltretutto ce n’era più d’uno.

    Chi riceveva la telefonata doveva andare a cercare Panciroli o chi per lui, e così, ammesso che sapesse dov’era e riuscisse quindi a trovarlo, passava altro tempo.

    CONCLUSIONE: il racconto di Viganò non sta in piedi da qualunque punto lo si analizzi. Ma facciamo finta di nulla e procediamo.

    L’intervista del prelato si conclude con una ben precisa domanda e una ancor più precisa risposta.

    La domanda:

    “Lei pensa che il cardinale Casaroli condusse una sua trattativa riservata, al di là di quanto si è saputo?”.

    La risposta:

    “Non ne ho idea. Ma su questo punto potrebbe sapere qualcosa monsignor Pier Luigi Celata, che era il suo segretario di fiducia”.

    In cauda venenum

    Il motto latino “in cauda stat venenum” a volte ci azzecca. Anche questa volta, si direbbe. Il cardinale Agostino Casaroli all’epoca era il Segretario di Stato del Vaticano. Viganò nella sua intervista sostiene che “i rapitori” al telefono hanno più volte chiesto del Segretario.

    Specificando che avrebbero trattato solo con lui. Telefonate che NON risultano da nessuna parte. Tralasciamo anche qui? No, non tralasciamo affatto. Proprio la circostanza che non risultano da nessuna parte rende ancora più ghiotta la testimonianza del segretario di fiducia di Casaroli, cioè di monsignor Pier Luigi Celata.

    Testimonianza desiderata e auspicata con nonchalance .

    Come ha più volte spiegato Marco Accetti, il fotografo romano autoaccusatosi inutilmente nel 2013 del “rapimento consenziente” di Emanuela,

    “Celata fu mio direttore e confessore nel collegio San Giuseppe De Merode”.

    Se fosse passata la storiella raccontata da Viganò a Valli era pronto a scattare anche il resto. E cioè che Piazza Borromini e la casa di moda delle sorelle Fontana, due luoghi emersi come  possibili tracce di Emanuela all’inizio delle indagini,  sono indicazioni simboliche e precisi riferimenti.

    Per le sorelle Fontana, Accetti nelle sue “rivelazioni” ai magistrati ha detto che, guarda caso,  sono “un riferimento a monsignor Pierluigi Celata, direttore del collegio San Giuseppe De Merode, la scuola da me frequentata che si trova a fianco del loro atelier”.

    Accetti ai magistrati ha addirittura fatto notare che “non a caso uno dei primi due telefonisti a casa Orlandi (tre chiamate il 25 e 26 giugno 1983) si qualificò proprio con il nome di Pierluigi”, nome di battesimo di Celata.

    Sempre secondo le “rivelazioni” di Accetti, il riferimento a Piazza Borromini sarebbe invece da collegare a Francesco Pazienza, il chiacchieratissimo ex capo del Super SISMI, ramo molto particolare dei servizi militari italiani di quei tempi.

    I giornali e la tv rilanciano

    Per fortuna siamo riusciti a scongiurare nuove tracimazioni e tsunami di “verità risolutive” più false di Giuda. Ma le televisioni e i giornali che hanno rilanciato le affermazioni fatte da Viganò a Valli fanno finta di nulla.

    L’opinone pubblica resterà quindi ingannata nella sua stragrande maggior parte. E così il Mistero Orlandi Show potrà continuare. Altri 36 anni…

    https://www.blitzquotidiano.it/opinioni/nicotri-opinioni/emanuela-orlandi-telefonata-dal-vaticano-3205477/?fbclid=IwAR3ACx5LXdJv1HFjRVgUIgzLQKG_aiHNQnEqWbadjfnMH2hIXM4_81jBLq4

  • Il coro delle voci bianche, le ombre sul fratello di Ratzinger

    Il coro delle voci bianche, le ombre sul fratello di Ratzinger

    Città del Vaticano, 1 lug. (askanews) – Il fratello maggiore del Papa emerito Benedetto XVI, monsignor Georg Ratzinger, scomparso oggi all’età di 96 anni nella sua Baviera, fu coinvolto pochi anni fa in una indagine relativa alle violenze (maltrattamenti e abusi sessuali) subite dai ragazzi del coro del quale egli era stato direttore a Regensburg (Ratisbona).Mons. Ratzinger è infatti stato direttore del coro di voci bianche del duomo locale, i “Domspatzen” di Regensburg, dal 1964 al 1994.

    Una inchiesta avviata nel 2015 e condotta, su incarico della Chiesa, dall’avvocato Ulrich Weber, ha pubblicato il suo rapporto nel 2017. Esaminando le violenze fisiche, psicologiche e, in 67 casi, anche sessuali a cui venivano sottoposti i bambini che abitavano ma nella scuola materna dei Domspatzen a Etterhausen o a Pielenhofen, il rapporto è arrivato a concludere che sono almeno 547 i bambini che, tra il 1945 e il 1992, hanno subito violenze. “Nella scuola del coro – affermava il report – dominavano paura e senso di impotenza”, e la violenza veniva usata quotidianamente per ottenere “assoluta disciplina”.

    Il fratello maggiore di Benedetto XVI, secondo l’inchiesta, non poteva non sapere, sebbene personalmente avesse dato solo qualche ceffone ai suoi studenti. Nel 2010, quando il caso era emerso per la prima volta, monsignor Ratzinger aveva detto che alcuni ragazzi gli avevano raccontato come andavano le cose ma che ciò non lo aveva indotto a pensare di dover intervenire. Anche il cardinale Gerhard Ludwig Muller, ex vescovo di Regensburg ed ex prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, è stato accusato dal rapporto per la debolezza “strategica, organizzativa e comunicativa” con cui lo scandalo era stato affrontato sino ad allora.In una intervista a Vatican Insider di alcuni anni fa il giornalista del Tagespost Juergen Liminski precisava: “Le dichiarazioni delle vittime di abuso e violenza al coro dei Domspatzen descrivono generalmente Ratzinger come un direttore di coro appassionato ed esigente. Umanamente giusto e ben disposto nei confronti dei bambini. Altri lo interpretano come irascibile con tratti collerici.

    Di fatto molti ex Domspatzen adorano il loro ex ‘capo’ e sino ad oggi curano i contatti personali con lui. Nel rapporto finale dell’avvocato Ulrich Weber gli ex alunni vengono citati tra l’altro così: ‘Ho conosciuto il signor R. come un uomo sinceramente giusto, corretto e comprensivo, nei confronti del quale ancora oggi nutro rispetto’, oppure ‘egli ricorda R. come autoritario. Una circostanza che però non ha fatto male, ma è piaciuta’. Ma anche: ‘Era duro, faceva pressione, era irascibile e la mano gli partiva con forza’. In una intervista del 2012 monsignor Georg Ratzinger si rammaricava di aver dato degli schiaffi. Il rapporto traccia una chiara differenza tra le brutali punizioni corporali che a volte hanno dovuto subire gli studenti e soprattutto quelli della scuola materna e il comportamento di Georg Ratzinger.

    Fino al 1983 in Baviera vigeva il cosiddetto diritto di castigo che consentiva agli insegnanti di somministrare punizioni corporali. Come dice l’avvocato Weber: ‘Lo stesso R. ha fatto ricorso alle punizioni corporali con lo stile educativo allora invalso. Egli sottolineava tuttavia di essersi attenuto strettissimamente al divieto legislativo di castigo introdotto dal 1980. E sebbene il numero di denunce delle vittime dal 1980 diminuisca chiaramente, va però constatato sulla base dei dati raccolti che la violenza corporale almeno in alcuni casi fu utilizzata anche dopo’”.Inoltre, “crimini di abusi sessuali che si sono verificati tra i Domspatzen erano conosciuti dal direttore del coro Ratzinger nella misura in cui sono venuti alla luce e sono stati giudicati. Il rapporto non vede alcun motivo per parlare di copertura.

    Gli studenti tuttavia hanno riferito più e più volte del crimine delle lesioni corporali che hanno subito come studenti. Il rapporto arriva alla conclusione che monsignor Ratzinger non ha preso abbastanza sul serio queste informazioni e non ha reagito con la necessaria urgenza. Il fatto che il coro dei Domspatzen fosse fortemente orientato ai risultati è stato un fattore che ha contribuito a non prendere le informazioni che venivano dai bambini con la necessaria attenzione. L’avvocato Weber scrive nel suo rapporto finale questa sintesi: ‘Nel complesso si può affermare che il direttore di coro R. in molti casi ha utilizzato forme di violenza fisica e psicologica’ ciononostante si nota che al contrario di numerosi altri accusati che molte vittime apprezzavano la generale umanità di R. e per questo in numerosi casi nonostante la violenza ne hanno addirittura ricordi positivi’”

    https://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/il-coro-delle-voci-bianche-ombre-sul-fratello-ratzinger/

  • Scandaloso che il rapporto su McCarrick, promesso sei mesi fa, non è ancora reso pubblico dalla Santa Sede

    Scandaloso che il rapporto su McCarrick, promesso sei mesi fa, non è ancora reso pubblico dalla Santa Sede

    di Vik van Brantegem

    Con un tweet di ieri, 12 maggio l’avvocato rotale JD Flynn, caporedattore della Catholic News Agency, ha sottolineato quanto sia scandaloso, che il rapporto della Santa Sede sull’ex Cardinale Theodore McCarrick ancora non sia stato rilasciato: “It has been six months since Cardinal O’Malley said ‘The intention is to publish the Holy See’s response soon…’. A lot has happened in those six months. But as Rome gets back to work, there are not yet indications of when the McCarrick report will be released” (Sono passati sei mesi da quando il cardinale O’Malley ha detto ‘L’intenzione è di pubblicare presto la risposta della Santa Sede…’. Sono successe molte cose in quei sei mesi. Ma mentre Roma torna al lavoro, non ci sono ancora indicazioni su quando il rapporto McCarrick verrà rilasciato).

    Theodore McCarrick, ex Arcivescovo metropolita di Washington ed ex Cardinale, dopo averlo espulso dal Collegio cardinalizio, il 16 febbraio 2019 fu dimesso dallo stato clericale da Papa Francesco, perché colpevole di abusi sessuali su minori e giovani seminaristi.

    Era l’11 novembre 2019, quando l’Arcivescovo Metropolita di Boston, il Cardinale Sean P. O’Malley, appena tornato dalla visita ad limina con Papa Francesco, riferì all’Assemblea autunnale dei vescovi americani, che la Santa Sede era intenzionato di pubblicare il rapporto completo su McCarrick entro Natale o, al massimo, all’inizio del nuovo anno. Siamo a metà maggio e non se vede neanche l’ombra del rapporto, che dovrebbe contenere i risultati delle indagini sull’ex cardinale accusato di aver abusato nella sua lunga carriera sia di minori sia di giovani seminaristi. “Abbiamo spiegato al Segretario di Stato, il Cardinale Pietro Parolin, che i sacerdoti e il popolo del nostro Paese sono ansiosi di ricevere i chiarimenti della Santa Sede su questa tragica situazione”, precisò sei mesi fa il Cardinale O’Malley, chiarendo che per tutti era davvero sconcertante pensare che McCarrick sia potuto diventare arcivescovo e cardinale, senza che chi sapeva sia intervenuto a riguardo. “La lunga attesa ha provocato una grande frustrazione nei vescovi e nel nostro popolo e a questo silenzio apparente si è data un’interpretazione molto dura e persino cinica”, ha continuato O’Malley. Parolin aveva precisato a O’Malley che era stato sua intenzione pubblicare i risultati prima dell’incontro autunnale dei vescovi americani, ma poiché il processo investigativo coinvolgeva diverse diocesi americane e diversi dicasteri della Santa Sede, responsabili anche dell’ascesa di McCarrick, si era preferito aspettare. Al Cardinale O’Malley era stato mostrato un volume corposo con tutte le carte dell’inchiesta, che sarebbe stato tradotto in italiano e trasmesse al Papa. “Il desiderio e l’impegno della Santa Sede è quello della completezza e della trasparenza, in modo da rispondere alle domande delle persone e non semplicemente creare altre domande”, aveva sottolineato il Cardinale O’Malley, rispondendo a una sollecitazione del Vescovo di Lansing (Michigan), Mons. Earl A. Boyea, che in apertura di seduta aveva chiesto un aggiornamento sul rapporto della Santa Sede, assieme ad altri vescovi che chiedevano di inserire il tema in agenda. In realtà, la questione degli abusi non era nel programma dell’Assemblea. Il Presidente della Conferenza Episcopale Cardinale DiNardo ne ha fatto cenno nel suo discorso conclusivo, dicendo che le misure sugli abusi sessuali del clero, adottate dai vescovi nel giugno precedente, erano “solo un inizio. Bisogna fare di più” e lavorare molto per la trasparenza.

    Il 13 febbraio 2019, la Sessione Ordinaria (Feria IV) della Congregazione per la Dottrina della Fede, dopo aver esaminato gli argomenti presentati nel ricorso di McCarrick, aveva deciso di confermare il decreto del Congresso. Quindi, Papa Francesco ha riconosciuto la natura definitiva, a norma di legge, di questa condanna, che è stata notificata a Theodore McCarrick in data 15 febbraio 2019 res iudicata, cioè non soggetta ad ulteriore ricorso.

    Anche se McCarrick fu condannato in forma definitiva, le domande sul caso restano ancora senza una risposta credibile ed è palese che c’è ancora molto da lavorare sulla trasparenza, anzi, per iniziare a dare almeno una parvenza di trasparenza. O si spera, che la questione finirà nel dimenticatoio? Oppure che McCarrick sarebbe morto?

    Scandaloso che il rapporto su McCarrick, promesso sei mesi fa, non è ancora reso pubblico dalla Santa Sede

  • Vaticano orientato a sciogliere il movimento cristiano fondato da un presunto pedofilo

    Vaticano orientato a sciogliere il movimento cristiano fondato da un presunto pedofilo

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Per la prima volta una gran parte della chiesa peruviana – d’accordo con il Vaticano – hanno iniziato a parlare apertamente dello scioglimento del Sodalizio di Vita Cristiana, un movimento religioso peruviano ultraconservatore il cui fondatore – Luis Figari – è stato accusato di abusi sessuali su minori, di avere costruito un sistema di controllo interno sulle persone. «Quando una organizzazione religiosa arriva a delinquere, fino al punto di commettere abusi sessuali e abusi finanziari, forse è il momento di scioglierla»  ha riferito il cardinale peruviano Pedro Barreto, secondo quanto riportato dai media locali. Il cardinale ha anche fatto sapere che la Santa Sede ha preso in carico l’ipotesi di scioglimento di questa realtà ecclesiale molto importante e diffusa in Perù, dove gestisce scuole e altre istituzioni legate alla gioventù.

    Il caso di Luis Figari, il fondatore, 72 anni e con ottime conoscenze in Vaticano, scoppia ufficialmente solo nel 2015, quando venne pubblicato un libro inchiesta sulla realtà nascosta di questo ordine. Si scoprì che per lungo tempo gli abusi erano stati insabbiati all’interno del Sodalizio, così come maltrattamenti psicologici e fisici. Da lì partì una indagine approfondita anche da parte del Vaticano che ha portato alla luce l’ossessione di Figari per il sesso, la sua personalità narcisista e la propensione a far subire umiliazione ai suoi sottoposti.

    Nel frattempo veniva aperto un processo civile in Perù che si è concluso con un nulla di fatto perché il reato è andato in prescrizione. In Vaticano, invece, Figari ha sempre presentato appelli dichiarandosi innocente, anche se il dossier che lo riguarda è piuttosto corposo e alla fine il decreto emesso dalla Congregazione per i  Religiosi lo ritiene responsabile di un episodio di violenza su un ragazzino di 16 anni. Episodi e testimonianze che sono state confermate anche dalla relazione ispettiva fatta a suo tempo del cardinale americano Joseph Tobin, il commissario al quale Francesco aveva affidato il compito di setacciare ogni piega del Sodalicio di Vida Cristiana, ascoltando vittime, raccogliendo prove, analizzando bilanci e documenti amministrativi.

    Due anni fa il cardinale Braz de Aviz, prefetto della congregazione dei Religiosi – aveva ordinato che Figari risiedesse in un luogo appartato, a Roma, senza avere contatti con i minori, né con i membri della Sodalicio de Vida Cristiana. Veniva anche esplicitamente ordinato a Figari di non fare ritorno a Lima. Recentemente Figari è stato spostato (con costi a carico della Congregazione di Vita Cristiana) in una casa di riposo in un paese del Sud Italia tenuto rigorosamente segreto.

    La congregazione da lui fondata ha iniziato un percorso molto serio di purificazione al suo interno. Ora si attende la decisione del Papa, se scioglierla o meno. Probabilmente la decisione verrà presa tra qualche anno, per vedere se effettivamente i cambiamenti radicali intrapresi stanno funzionando.

    Figari è stato consultore del pontificio consiglio dei laici, nominato da Papa Wojtyla, su suggerimento del cardinale americano Stafford, suo amico. Nel 2006 ha pure preso la parola  – durante un incontro con i movimenti cattolici in piazza san Pietro – davanti a Benedetto XVI. Si dice che a Lima fosse sulla stessa lunghezza d’onda, almeno politicamente parlando, con il cardinale super conservatore Cipriani, dell’Opus Dei e, in Vaticano, con il cardinale James Stafford. Insomma, un caso imbarazzante per tutti, in primis per il Papa che prima o poi dovrà decidere cosa fare e come eventualmente punire Figari.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_figari_peru_abusi_vaticano_sodano_pedofilia-5104949.html

  • Papa: accetta dimissioni card. Barbarin

    Papa: accetta dimissioni card. Barbarin

    Era stato assolto in appello da accuse copertura pedofilia

    (ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 6 MAR – Il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Lione (Francia) presentata dal cardinale Philippe Barbarin.
    La Corte d’appello di Lione aveva assolto il cardinale francese dall’accusa di omessa denuncia per le violenze sessuali commesse nei confronti di minori da un ex prete della sua diocesi.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/03/06/papa-accetta-dimissioni-card.-barbarin_b8af8017-3540-4444-b5b3-dbbf8ebfb004.html