Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Città del Vaticano

  • Cardinale contro le suore. Ma è omertà sugli abusi

    Cardinale contro le suore. Ma è omertà sugli abusi

    Denuncia del ‘prefetto’ Braz de Aviz: “Molestie sessuali tra monache”. La realtà è che la grande maggioranza dei reati viene compiuta dai chierici

    di LUCETTA SCARAFFIA

    Roma, 26 gennaio 2020 – Un nuovo scandalo aleggia sul Vaticano, ha scritto l’Ansa dopo l’intervista del cardinale Braz de Aviz, prefetto dell’organismo vaticano che si occupa dei religiosi, al mensile femminile dell’Osservatore Romano, su un “fenomeno nascosto che ora deve emergere”, e cioè “casi di abusi sessuali fra suore” e abusi di autorità negli istituti religiosi femminili.

    Così, dopo lo scandalo della pedofilia, dopo che si è saputo che anche gli abusi sulle suore da parte di vescovi e sacerdoti costituiscono in tutto il mondo un’abitudine, arriva un’altra rivelazione, la più imprevista: anche le suore sono cattivi soggetti. E la questione sembra preoccupare talmente il cardinale che, interrogato sull’abuso di autorità nei confronti delle donne, non solo dedica quasi tutta la risposta a esempi di superiore prepotenti, ma riguardo gli abusi sessuali sulle suore racconta il suo stupore nello scoprire che vengono praticati anche dalle suore stesse: ben nove casi in una sola congregazione! È naturale che il prefetto si stupisca.

    Da anni la sua congregazione riceve numerosissime denunce di religiose sulle violenze subite da religiosi e preti di ogni ordine e grado, ma quelle denunce si fermano e si accumulano. Se invece l’accusata è una suora, la sorpresa è tanta che lo induce a muoversi immediatamente e, s’immagina, a punire con severità. L’intervista ha suscitato dolore e angoscia nel mondo delle religiose: in un momento di crisi delle vocazioni, di abbandoni sempre più frequenti, l’unica forza di cui disponevano era il rispetto e l’affetto di cui sono circondate dal popolo dei fedeli, che le conoscono bene e ammirano la loro abnegazione e la loro concreta testimonianza di vita cristiana.

    Che cosa accadrà adesso? Avranno ancora il coraggio di denunciare gli abusi, gli aborti a cui sono state sottoposte per nascondere le colpe e le carriere del clero? Avranno ancora la forza di dire che esigono rispetto e ascolto, che hanno diritto a una preparazione intellettuale uguale a quella degli uomini? I media si stanno impadronendo del lato morboso della vicenda e non sembrano accorgersi di un paradosso: le suore che abusano saranno una su mille, e comunque le loro relazioni lesbiche non inducono all’aborto. Il cardinale assicura: la “cultura che ci ha fatto entrare in queste deviazioni deve sparire, dobbiamo tornare alla testimonianza”.

    Certo, ma la testimonianza deve cominciare con la verità, con l’ammissione che finora la Chiesa, e in particolare la congregazione dei religiosi, hanno colpevolmente chiuso gli occhi davanti allo scandalo delle suore abusate dal clero proprio come nei confronti dei preti pedofili. Nell’incontro di un anno fa in Vaticano una suora nigeriana ha raccontato il suo calvario di abusi continuati da parte di un vescovo, che l’ha poi costretta a tre aborti. Ma nel volume che raccoglie gli interventi in quel seminario, non sono riportati né il paese dove il fatto è avvenuto, né il nome del vescovo: si chiama omertà.

  • Il Papa approva come vice Decano l’argentino Sandri che tacque sui crimini di padre Maciel, violentatore di 60 bambini

    Il Papa approva come vice Decano l’argentino Sandri che tacque sui crimini di padre Maciel, violentatore di 60 bambini

    di Franca Giansoldati

    Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Per coincidenza e tanta ironia del destino le nuove nomine ai vertici del Collegio Cardinalizio – il decano e il vice decano – nelle persone dei cardinali Giovanni Battista Re e Leonardo Sandri, sono state annunciate mentre è in corso la radicale revisione dei Legionari di Cristo, la cui storia ha appena portato alla luce l’orrendo bilancio criminale compiuto da padre Maciel Marcial Degollado, il fondatore dell’ordine che ha abusato di una sessantina di minori, compreso i suoi due figli naturali, avuti da una donna messicana alla quale è stato legato per decenni. Si può considerare il più grande scandalo di pedofilia, corruzione e delitti della Chiesa del XX secolo. Uno scandalo esploso alla fine degli anni Novanta ma occultato sistematicamente nell’ultima parte del pontificato di Giovanni Paolo II.

  • Legionari di Cristo, al via il Capitolo generale 2020 tra gli scandali per gli abusi

    Legionari di Cristo, al via il Capitolo generale 2020 tra gli scandali per gli abusi

    Sessantasei sacerdoti riuniti a Roma per eleggere il nuovo superiore e riflettere sul futuro della Congregazione. Una settimana fa spretato padre Martínez, responsabile di violenze su minori negli anni ’90

    SALVATORE CERNUZIO

    CITTÀ DEL VATICANO. L’ombra degli abusi torna ad avvolgere e travolgere i Legionari di Cristo, a tredici anni dalla condanna al fondatore Marcial Maciel Degollado, il potente e controverso sacerdote messicano dalla doppia vita del quale emersero solo dopo decenni (e anche post mortem) i reati e le malefatte compiute. La Congregazione di diritto pontificio, fondata nel 1941, ha aperto ieri il Capitolo generale ordinario del 2020, il massimo organo di governo di un ordine religioso, per fare il bilancio degli ultimi sei anni, eleggere il nuovo superiore generale ed analizzare le sfide e le questioni urgenti per i prossimi anni. A cominciare dalla «via da seguire nella cura delle vittime di abusi sessuali, possibili insabbiamenti, negligenze o omissioni in relazione ad essi nel passato», come si legge in una nota pubblicata sul sito ufficiale.

    Ai partecipanti al Capitolo – 66 sacerdoti in rappresentanza di nove territori – è stata presentata una indagine interna dal titolo “Radiografia di otto decenni per sradicare gli abusi”, l’inchiesta pubblicata per volontà della Congregazione lo scorso dicembre, nello stesso giorno in cui il Papa aboliva il segreto pontificio per i casi di abusi. I risultati avevano fatto grande scalpore, soprattutto in America Latina dove i Legionari sono proprietari di una rete di istituti, scuole primarie e secondarie, università, presidi sanitari: per la prima volta nella storia la Legione ammetteva gli abusi commessi al suo interno dalla fondazione fino al dicembre 2019.

    In particolare colpivano i numeri: 175 minorenni, di un’età compresa tra gli 11 e 16 anni, vittime di aggressioni sessuali da parte di 33 sacerdoti appartenenti all’organizzazione religiosa (18 dei quali ancora all’interno), dove ricoprivano incarichi di responsabilità. Proprio la posizione di potere ha reso difficile o a volte ha direttamente ostacolato la possibilità di denunciare i crimini e i loro autori, dal momento che nella Congregazione per anni è rimasto in vigore il “quarto voto” che impediva ad ogni appartenente di criticare e commentare i comportamenti negativi di un superiore e tantomeno di parlarne con qualcuno. Motivo per il quale il cardinale Velasio De Paolis, insigne giurista morto due anni fa, nominato da Benedetto XVI nel 2010 commissario dei Legionari, arrivò a dire che trovare la verità «non fosse così semplice».

    È a causa di questo clima di censure e occultamenti che per decenni si è mantenuto in piedi il sistema che ha garantito l’impunità di Maciel, tossicodipendente, abusatore di seminaristi e anche delle mogli e dei figli avuti nel segreto, acclamato invece come un santo da molti, anche all’interno della Curia romana e delle alte sfere del Vaticano. Dei 175 casi di minori abusati resi noti dalla indagine, sessanta sono stati compiuti da Maciel.

    Un’altra vicenda emblematica – forse la peggiore dopo quella del fondatore – è quella di padre Fernando Martínez Suárez, 79 anni, prete messicano abusato e abusatore che circa una settimana fa è stato dimesso dallo stato clericale con un provvedimento della Congregazione per la Dottrina della Fede, a seguito di «un attento studio» sottoposto all’attenzione del Papa. Martínez, vittima di Maciel nel 1954, all’età di 15 anni, è ritenuto colpevole di ripetuti abusi nei confronti di sei bambine tra i sei e i nove anni, all’inizio degli anni ’90, nell’Istituto Cumbres di Cancun, dove insegnava. È accusato anche di altri abusi, tra cui uno a danno di un bambino di circa 4 anni nell’Istituto Cumbres Lomas di Città del Messico nel 1969.

    Lo scandalo è deflagrato a novembre quando i Legionari hanno confermato ogni accusa al sacerdote chiedendo «umilmente perdono» alle vittime. Una di queste, Ana Lucía Salazar, presentatrice televisiva, aveva reso noto tramite i social di essere stata costretta a subire le violenze di Martínez quando aveva solo otto anni, nell’Istituto Cumbres. A ridosso del Capitolo generale ha rilasciato una infuocata intervista tv in cui ha raccontato nel dettaglio come questa scuola privata, frequentata da figli di famiglie facoltose, con rette altissime, si fosse trasformata in un inferno per lei e le compagne che padre Ferdinando faceva chiamare in sagrestia e toccava nelle parti intime mentre leggeva passi della Bibbia. «È chiaro che dopo tutto questo la vita per noi bambine non fu più la stessa. Il passato è passato, ma è difficile dimenticare», ha detto Ana Lucía, oggi 36enne e madre di tre figli.

    Con le altre sopravvissute e le rispettive famiglie oggi chiede giustizia e il risarcimento dei danni. Nei mesi scorsi le donne hanno annunciato anche la presentazione di una denuncia penale collettiva e hanno chiamato in causa padre Eloy Bedia, candidato a vicario capitolare dei Legionari, accusato di aver insabbiato i misfatti di Martinez. Nei mesi scorsi il sacerdote ha ricevuto una lettera in proposito del Tribunale ecclesiastico dell’arcidiocesi di Monterrey. Secondo le vittime, Bedia aveva assicurato di occuparsi del caso, di fornire un accompagnamento ai minori abusati e ai loro familiari, di ritirare il prete pedofilo dal ministero attivo, ma le sue sono state tutte «false promesse». Lo dimostra il fatto che a Martínez, dopo le accuse, fu affidato un altro incarico a Salamanca, sempre a contatto con minori.

    Padre Bedia continua a ribadire la sua estraneità ai fatti adducendo la colpa del trasferimento ad una decisione dello stesso Maciel. Tuttavia, nel polverone generale, ha chiesto di essere dispensato dalla partecipazione al Capitolo generale per rispetto ai sopravvissuti: «Tramite una lettera mi hanno riferito che la mia partecipazione causerebbe grande dolore… Comprendo che sentano la mia presenza come una nuova ferita», scrive in un comunicato. «Spero con tutto il cuore che la mia richiesta possa alleviare in qualche modo la sofferenza delle vittime e che come Congregazione possiamo andare verso l’incontro con loro e contribuire a una guarigione delle ferite».

    La tensione rimane comunque alta in Messico, patria natale di Maciel, dove, peraltro, la settimana scorsa il capo della Financial Intelligence Unit (FIU) del Ministero delle Finanze, Santiago Nieto, ha rivelato che è in corso un’indagine contro l’organizzazione religiosa per presunti casi di riciclaggio e per i legami con Martha Sahagún, moglie dell’ex presidente Vicente Fox.

    Da Roma i partecipanti al Capitolo recepiscono tutte le preoccupazioni e cercano di tirare le somme per il futuro, riflettendo anche sulla missione e l’identità della Congregazione. In più occasioni, nel passato, si è parlato di una chiusura della Legione che, tuttavia, nonostante gli scandali avvicendatisi quasi ciclicamente negli anni e l’emorragia di appartenenti, ha continuato a mantenere un numero elevato di vocazioni e di appartenenti al ramo laico del Regnum Christi.

    Negli ultimi anni, dopo la riforma avviata dalla Santa Sede, la Congregazione ha iniziato a vivere ed esercitare l’autorità secondo le nuove Costituzioni, ad elaborare un rapporto per rinnovare il processo formativo dei membri, ad attuare politiche di ambienti sicuri per la cura e la protezione dei minori, e la configurazione canonica di tutto il Regnum Christi. Un compito svolto sotto la guida dell’assistente pontificio, il gesuita Gianfranco Ghirlanda.

    Il Capitolo in corso a Roma – al quale undici sacerdoti partecipano per la prima volta – dovrà valutare questi temi nelle prossime settimane. Soprattutto dovrà eleggere il nuovo superiore generale che prenderà il posto di padre Eduardo Robles-Gil, nell’incarico dal 2014, e dei suoi consiglieri.

    https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2020/01/21/news/legionari-di-cristo-al-via-il-capitolo-generale-2020-tra-gli-scandali-per-gli-abusi-1.38363768?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook&refresh_ce
  • Vaticano, segnalazioni di abusi come uno tsunami. «Anche da Paesi mai coinvolti»

    Vaticano, segnalazioni di abusi come uno tsunami. «Anche da Paesi mai coinvolti»

    Città del Vaticano – Alla Congregazione per la Dottrina della Fede, dove è stato allestito l’apposito tribunale per valutare i casi di abusi, è stato registrato un record di mille casi segnalati quest’anno da tutto il mondo, persino da paesi dove in precedenza non erano pervenute mai notizie di violenze. I monsignori che sono stati chiamati ad analizzare i casi hanno affermato alla agenzia Ap di essere letteralmente sopraffatti, nessuno si aspettava una valanga simile.

    Il numero dei casi in arrivo nel 2019 è aumentato del quadruplo rispetto a un decennio fa. «So che la clonazione e’ contro l’insegnamento cattolico, ma se potessi davvero clonare i miei funzionari e farli lavorare tre turni al giorno o lavorare sette giorni alla settimana, potrebbero fare il necessario passo avanti», ha detto monsignor John Kennedy, capo ufficio della Sezione disciplinare nella Congregazione, che elabora i casi.

    «Al momento stiamo assistendo effettivamente a uno ‘tsunami’ di casi, in particolare da paesi di cui non abbiamo mai sentito parlare prima», ha affermato monsignor Kennedy, riferendosi alle accuse di abuso verificatesi per la maggior parte anni o decenni fa. Argentina, Messico, Cile, Italia e Polonia si sono uniti agli Stati Uniti tra i paesi con il maggior numero di casi in arrivo. La Congregazione per la Dottrina della Fede conta solo 17 funzionari.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_abusi_vaticano_bambini_pedofilia_italia_casi_segnalazioni-4938950.html

  • Pedofilia nella Chiesa, record di denunce: mille in un anno

    Pedofilia nella Chiesa, record di denunce: mille in un anno

    Dopo la stretta di Francesco, arrivano da tutto il mondo. L’ufficio preposto: “Sopraffatti”

    CITTA’ DEL VATICANO. Dopo le recenti prese di posizione di papa Francesco e l’abolizione del segreto pontificio sulla pedofilia, la nuova stretta ha investito anche i vescovi che denunciano moltissimi casi di pedofilia da tutto il mondo.

    L’ufficio vaticano che riceve le denunce di abusi sessuali da parte del clero ha registrato quest’anno la cifra record di 1.000 casi segnalati da tutto il mondo, anche da Paesi di cui non aveva mai sentito parlare prima, e potrebbe non essere finita qui. John Joseph Kennedy, il capo Ufficio della Sezione Disciplinare nella Congregazione per la dottrina della fede, lo ha detto all’Ap, precisando che l’enorme afflusso di denunce ha “sopraffatto” il personale.

    Per evadere tutti i documenti relativi al 2019, il quadruplo di quanti se ne gestivano un decennio fa, il personale – ha spiegato Kennedy – “dovrebbe lavorare sette giorni alla settimana”. “Stiamo effettivamente assistendo a uno tsunami di casi, al momento, in particolare da Paesi di cui non abbiamo mai sentito parlare prima”, ha detto, riferendosi ai casi più eclatanti emersi in Argentina, Messico, Cile, Italia, Polonia e Stati Uniti.
    “Suppongo che se non fossi un prete e se avessi un bambino maltrattato, probabilmente smetterei di andare a messa”, ha detto Kennedy.

    Ma il Vaticano – ha ricordato – si è impegnato a combattere gli abusi e ha solo bisogno di tempo per esaminare tutti i casi. “Li esamineremo dal punto di vista forense e garantiremo il giusto risultato – ha aggiunto -. Non si tratta di riconquistare la gente, perché la fede è qualcosa di molto personale. Ma almeno diamo alla gente la possibilità di dire: ‘Forse diamo alla chiesa una seconda possibilità di ascoltare il messaggio’

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/12/20/news/vescovi_pedofilia_papa-243934200/?refresh_ce

  • Papa Francesco: rescritto per Istruzione “Sulla riservatezza delle cause”, tolto “segreto pontificio” su abusi, resta “segreto d’ufficio”

    Papa Francesco: rescritto per Istruzione “Sulla riservatezza delle cause”, tolto “segreto pontificio” su abusi, resta “segreto d’ufficio”

    Gli abusi sessuali commessi da membri del clero su minori non sono più coperti da “segreto pontificio”. Rimane, invece, il “segreto d’ufficio” per garantire “la sicurezza, l’integrità e la riservatezza” delle varie fasi del processo e “tutelare la buona fama, l’immagine e la sfera privata di tutte le persone coinvolte”. È la novità principale contenuta nel rescritto del Papa con cui si promulga l’Istruzione “Sulla riservatezza delle cause”, che entra in vigore immediatamente, dopo la pubblicazione su L’Osservatore Romano.

    D’ora in poi, stabilisce il Santo Padre, “non sono coperti dal segreto pontificio le denunce, i processi e le decisioni” riguardanti i “delitti” contro il sesto comandamento del Decalogo, che – come si legge nell’articolo 1 del Motu proprio “Vos estis lux mundi”, emanato dal Papa il 7 maggio 2019 – consistono: “nel costringere qualcuno, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, a compiere o subire atti sessuali; nel compiere atti sessuali con un minore o con una persona vulnerabile; nella produzione, nell’esibizione, nella detenzione o nella distribuzione, anche per via telematica, di materiale pedopornografico, nonché nel reclutamento o nell’induzione di un minore o di una persona vulnerabile a partecipare ad esibizioni pornografiche”.

    Sono punibili, inoltre, stabilisce il Motu Proprio del maggio scorso, anche le “azioni od omissioni dirette a interferire o ad eludere le indagini civili o le indagini canoniche, amministrative o penali, nei confronti di un chierico o di un religioso”. Per quanto riguarda le cause e i processi, l’Istruzione – diffusa oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede ma firmata dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, il 6 dicembre scorso – dispone che “le informazioni sono trattate in modo da garantirne la sicurezza, l’integrità e la riservatezza, al fine di tutelare la buona fama, l’immagine e la sfera privata di tutte le persone coinvolte”. “Il segreto d’ufficio – si precisa però nel rescritto del Papa – non osta all’adempimento degli obblighi stabiliti in ogni luogo dalle leggi statali, compresi gli eventuali obblighi di segnalazione, nonché all’esecuzione delle richieste esecutive delle autorità giudiziarie civili”. “A chi effettua la segnalazione, alla persona che afferma di essere stata offesa e ai testimoni non può essere imposto alcun vincolo di silenzio riguardo ai fatti di causa”, si dispone infine nell’Istruzione.

  • Preti pedofili, Papa Francesco abolisce il segreto pontificio: così agevola la giustizia civile

    Preti pedofili, Papa Francesco abolisce il segreto pontificio: così agevola la giustizia civile

    L’annuncio di Bergoglio nel giorno del suo 83esimo compleanno. I magistrati civili degli altri Paesi potranno finalmente avere accesso agli atti dei processi canonici

    di Gian Guido Vecchi

    La decisione è storica, Francesco ha abolito il segreto pontificio per le cause canoniche di abusi sessuali su minori. «Non sono coperti dal segreto pontificio le denunce, i processi e le decisioni», si legge nell’Istruzione «Sulla riservatezza delle cause» diffusa nel giorno dell’83esimo compleanno del Papa. Nel testo si legge anche che «a chi effettua la segnalazione, alla persona che afferma di essere stata offesa e ai testimoni non può essere imposto alcun vincolo di silenzio riguardo ai fatti di causa». Come spiega il giurista Giuseppe Dalla Torre, già presidente del Tribunale Vaticano, il provvedimento «riguarda sia le procedure che si svolgono in sede locale, sia quelle che hanno luogo a Roma, presso la Congregazione per la Dottrina della Fede». Resta il «segreto d’ufficio», come in ogni ordinamento giuridico, ma l’Istruzione del Papa stabilisce che «il segreto d’ufficio non osta all’adempimento degli obblighi stabiliti in ogni luogo alle leggi statali, compresi gli eventuali obblighi di segnalazione, nonché all’esecuzione delle richieste esecutive delle autorità giudiziarie civili». Questo significa che i magistrati civili degli altri Paesi potranno finalmente avere accesso agli atti dei processi canonici.

    «Il bene dei bambini prima di qualsiasi segreto»

    «Le denunce, le testimonianze e i documenti processuali relativi ai casi di abuso conservati negli archivi dei Dicasteri vaticani come pure quelli che si trovano negli archivi delle diocesi, e che fino ad oggi erano sottoposti al segreto pontificio, potranno essere consegnati ai magistrati inquirenti dei rispettivi Paesi che li richiedano. Un segno di apertura, di disponibilità, di trasparenza, di collaborazione con le autorità civili», dice Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero vaticano per la comunicazione: «Il bene dei bambini e dei ragazzi deve sempre venire prima di qualsiasi tutela del segreto, anche di quello “pontificio”. Il rescritto, ovviamente, non intacca in alcun modo il sigillo sacramentale, cioè il segreto della confessione, che è tutt’altra cosa dal segreto pontificio sugli atti e le testimonianze. Né significa che i documenti dei processi debbano diventare di dominio pubblico e siano dunque destinati alla divulgazione. La riservatezza per le vittime e per i testimoni dovrà essere sempre tutelata. Ma ora la documentazione dovrà essere messa a disposizione delle autorità civili per le indagini riguardanti i casi già interessati da un procedimento canonico».

    Il segreto pontificio

    La svolta segue quella decisa con il Motu Proprio Vos estis lux mundi, «Voi siete la luce del mondo», firmato da Papa Francesco il 7 maggio contro i crimini pedofili e gli abusi sessuali. Nel «Rescriptum» cui è allegato il testo, tra l’altro, si stabilisce che il reato di pedopornografia, ovvero «l’acquisizione o la detenzione o la divulgazione, a fine di libidine, di immagini pornografiche», sussiste fino a quando i soggetti ripresi nelle immagini hanno 18 anni, e non solo 14 com’era finora. Anche in questo caso, il testo è la conseguenza dell’incontro planetario sulla protezione dei minori che si è riunito in Vaticano a febbraio. Con il Motu Proprio di dieci mesi fa, il Papa aveva previsto tra l’altro l’obbligo di aprire entro un anno sportelli pubblici in ogni diocesi del pianeta, per raccogliere le denunce di abusi sessuali, e l’obbligo per preti, religiosi e religiose di «segnalare tempestivamente» ogni crimine alle autorità ecclesiastiche. Coperture e insabbiamenti venivano inoltre definiti come categoria specifica di crimine. Restava la questione del segreto pontificio. L’arcivescovo Charles Scicluna, segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della fede e uomo di punta del Vaticano nella lotta alla pedofilia, parla di «decisione epocale» e spiega tra l’altro a Radio Vaticana e Vatican News: «Finora la vittima non aveva l’opportunità di conoscere la sentenza che faceva seguito alla sua denuncia, perché c’era il segreto pontificio. Anche altre comunicazioni venivano ostacolate, perché il segreto pontificio è un segreto di altissimo livello nel sistema di confidenzialità nel Diritto canonico. Adesso viene facilitata anche la possibilità di salvaguardare la comunità e di dire l’esito di una sentenza».

    La denuncia del cardinale Marx

    La denuncia era arrivata dal cardinale tedesco Reinhard Marx, uno dei consiglieri più stretti del Papa: «I dossier che avrebbero potuto documentare i terribili atti e indicare il nome dei responsabili sono stati distrutti o nemmeno creati. Invece dei colpevoli, a essere riprese sono state le vittime ed è stato imposto loro il silenzio. Le procedure e i procedimenti stabiliti per perseguire i reati sono stati deliberatamente disattesi, e anzi cancellati o scavalcati. I diritti delle vittime sono stati di fatto calpestati e lasciati all’arbitrio di singoli individui. Sono tutti eventi in netta contraddizione con ciò che la Chiesa dovrebbe rappresentare». Così il cardinale aveva chiesto l’abolizione del «segreto pontificio», definito dal documento «Secreta continere» del 1974: la «trasparenza», aveva detto, si deve accompagnare alla «tracciabilità» delle «procedure amministrative», in modo che chiunque possa sempre sapere «chi ha fatto che cosa, quando, perché e a quale fine, e che cosa è stato deciso, respinto o assegnato». E aveva aggiunto: «Ogni obiezione basata sul segreto pontificio sarebbe rilevante solo se si potessero indicare motivi convincenti per cui il segreto pontificio si dovrebbe applicare al perseguimento di reati riguardanti l’abusi di minori. Allo stato attuale, io di questi motivi non ne conosco».

    https://www.corriere.it/cronache/19_dicembre_17/preti-pedofili-papa-francesco-abolisce-segreto-pontificio-le-cause-abusi-minori-ab58a7be-20bb-11ea-ad99-8e4d121df86f.shtml

  • Pedofilia, il cardinale Schönborn ricorda di nuovo il ruolo di insabbiatore del cardinale Sodano in Vaticano

    Pedofilia, il cardinale Schönborn ricorda di nuovo il ruolo di insabbiatore del cardinale Sodano in Vaticano

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Fu soprattutto il cardinale Angelo Sodano, attuale decano del collegio cardinalizio e per anni Segretario di Stato, a bloccare sotto i pontificati di Giovanni Paolo II e di Papa Ratzinger, la pulizia ai vertici della Chiesa sugli abusi. Non solo per il caso di padre Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, un autentico criminale, ma anche per uno dei casi più scabrosi che sconvolsero l’Austria negli anni Duemila e che aveva come protagonista un cardinale pedofilo, Groer, che di fatto non fu mai sanzionato. Viste le proteste delle vittime in quegli anni, il Vaticano si limitò solo a chiedergli di fare vita ritirata in un monastero austriaco, ma senza mai toccargli lo status cardinalizio o mandarlo a processo.

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    Anzi. Quando morì nel 2003 a 83 anni, Papa Wojtyla, tramite il cardinale Sodano, inviò un bel telegramma di cordoglio per la morte di Groer alla Chiesa austriaca esprimendo ‘«tristezza» per la scomparsa di chi ha «dedicato la sua vita” a Dio, in fedelta al successore di Pietro».

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    A distanza di tanto tempo a ritirare fuori il ruolo di Sodano sul fronte della lotta alla pedofilia è stato il cardinale di Vienna Schönborn che, durante una lezione ad una università, ha raccontato che durante una sua visita a Roma, ebbe uno scontro con Sodano, il quale gli disse di non credere alle vittime e alle loro accuse.

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    A ritirare fuori l’episodio è Askanews. Un retroscena noto ma sempre coperto da una fitte coltre di silenzio e imbarazzi. Mancavano i dettagli. Pensare che dopo lo scontro tra Sodano e Schönborn, quest’ultimo fu anche costretto a scusarsi  per avere criticato il cardinale.

    Vaticano, funerali solenni per il cardinale che copriva i pedofili. A San Pietro anche l’ambasciatrice Usa

    In una lectio tenuta alla università di Vienna, il porporato ha svelato i dettagli di quella vicenda. Schönborn fu contattato dalle vittime di pedofilia del cardinale Groer già nel 1995, ascoltò le loro testimonianze, e fu «traumatico scoprire quanto l’abuso sessuale del clero fosse legato con il sacramento della Riconciliazione e scoprire che spesso inizia nel confessionale». Dopo alcune ricerche giunse alla conclusione che quello che le vittime gli avevano detto era vero . Così a marzo del 1998, Schönborn ed altri tre vescovi austriaci dichiararono pubblicamente che erano arrivati alla «certezza morale» che le accuse contro Groer erano «sostanzialmente corrette». Cosa che poi ribadirono anche nel rapporto preparato per il Papa, ma un vescovo, Kurt Krenn di Sankt Poelten, strenuo sostenitore di Groer (e poi finito anch’esso sotto accusa per avere insabbiato casi di abusi), attaccò i suoi confratelli vescovi di mentire e di avere preparato una trappola.

    Conclave, Sodano a Ratzinger: luminoso pontificato. Applausi a San Pietro

    «Il cardinale Sodano mi disse in faccia: ‘Vittime? Questo è quello che dici tu!». Era il 2010, in pieno pontificato Ratzinger.

    Poco tempo dopo il cardinale Sodano, in occasione di una messa in piazza san Pietro per le feste pasquali, prese la parola affermando che la Chiesa era sotto attacco e che le informazioni sugli abusi sessuali su minori erano solo «un chiacchiericcio». Come se le parole delle vittime fossero frutto di un pettegolezzo, un gossip, una bugia. La frase ebbe un effetto devastante anche negli Stati Uniti dove si era nel frattempo scoperchiato il problema degli abusi sessuali, della pedofilia grazie alla inchiesta del Boston Globe.

    Per Schönborn si trattava, invece, di una «pesante offesa per le vittime» e così, due mesi dopo, fu ricevuto da Benedetto XVI al quale manifestò dolore per le interpretazioni fuorvianti di Sodano a proposito del famoso «chiacchiericcio». Groer era già sotto terra da tempo e le vittime aspettavano ancora delle scuse. Seguì una udienza drammatica a porte chiuse alla quale presero parte anche Sodano e l’allora Segretario di Stato, Tarcisio Bertone.

    Alcune persone in Vaticano mentirono» ha ricordato ora Schönborn. Hanno umiliato le vittime per proteggere la Chiesa, «ma la Chiesa è meglio servita quando la verità è rivelata. ‘La verità vi renderà liberi dice il Vangelo’».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_pedofilia_chiesa_vaticano_papa_ratzinger_sodano_schoneborn_cardinale-4892735.html

  • Monsignor Zanchetta il 27.11 si presenterà alla giustizia argentina: chiesto l’arresto per abusi sessuali

    Monsignor Zanchetta il 27.11 si presenterà alla giustizia argentina: chiesto l’arresto per abusi sessuali

    Monsignor Gustavo Zanchetta si presenterà alla giustizia argentina, che ha chiesto il suo arresto con l’accusa di abusi sessuali. Lo rende noto un comunicato del suo difensore canonico, Javier Belda Iniesta. «Mons. Zanchetta – informa l’avvocato – partirà lunedì 25 novembre di sera, ed atterrerà all’aeroporto di Sala la mattina del 26 novembre», in vista dell’udienza del 27 novembre. Il difensore ribadisce poi che Zanchetta intende «continuare a collaborare, come ha fatto finora» all’accertamento della verità.

    Zanchetta ormai è cittadino vaticano e dal 2015 risiede a Santa Marta. Era stato Papa Francesco a chiamarlo in curia quattro anni fa, per aiutarlo a risolvere una serie di problemi che erano nati nella diocesi di Orani, legati però non tanto ad abusi ma al suo rapporto burrascoso con il clero locale e ad una presunta mala gestione finanziaria.

    Il caso Zanchetta è ben conosciuto in Vaticano ed è fonte di enormi imbarazzi da un paio d’anni in qua, quando l’accusa di presunti abusi è emersa. Il magistrato, secondo quanto venne pubblicato da El Tribuno, lo ha accusato di avere molestato due seminaristi. Il giornale argentino aveva anche reso noto che sul cellulare dell’arcivescovo erano state trovate delle fotografie oscene su una sua relazione omosessuale.

    Il Papa non ha mai voluto parlare direttamente di queste vicende anche se l’anno scorso, alla televisione messicana Televisa, aveva accennato che Zanchetta sarebbe restato in Vaticano perchè nel dubbio bisogna sostenere il presunto colpevole. In dubbio pro reo. Zanchetta si proclama innocente.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/monsignor_zanchetta_abusi_sessuali_giustizia_argentina_arresto_oggi_ultime_notizie-4882204.html

  • «Gustavo Zanchetta ha compiuto abusi su seminaristi»: chiesto ordine di cattura per il monsignore

    «Gustavo Zanchetta ha compiuto abusi su seminaristi»: chiesto ordine di cattura per il monsignore

    Dopo ricerche andate a vuoto, per l’irreperibilità del prelato, la magistratura di Salta, in Argentina, ha chiesto un mandato di cattura internazionale nei confronti del vescovo argentino Gustavo Zanchetta, domiciliato in Vaticano, accusato del reato di abuso sessuale semplice e continuato ai danni di due seminaristi.

    Aggravante: è un ministro del culto

    A costituire un’aggravante è il fatto che l’abuso possa essere stato commesso da un ministro di culto. L’ex vescovo di Oran, considerato vicino a papa Francesco, non ha risposto a ripetute telefonate e email inviate per notificare gli atti processuali e ha spostato il domicilio nello Stato del Vaticano. Nel 2017 monsignor Zanchetta è stato richiamato a Roma dal pontefice, che ha autorizzato a maggio scorso l’apertura nei suoi confronti di un giudizio canonico.

    Ora la parola alla Segreteria di Stato Vaticana

    Dovrà essere la segreteria di Stato vaticana ad autorizzare l’arresto di Zanchetta. Se il giudice argentino accoglierà la richiesta del pubblico ministero Maria Soledad Filtrin, spetterà a monsignor Parolin decidere se consegnare l’alto prelato alla magistratura. E il suo “verdetto” dovrà essere concordato con il Pontefice visto che il vescovo gode dell’immunità diplomatica e risiede a Santa Marta, la stessa struttura dove alloggia il Papa. Zanchetta era stato denunciato il 6 febbraio scorso da un giovane che aveva rivelato di essere stato vittima di «episodi a sfondo sessuale» da parte di colui che «esercita le funzioni di vescovo della diocesi di Oran». Qualche giorno dopo un secondo seminarista lo aveva denunciato per abusi e condotta inappropriata, all’interno della canonica San Antonio, nello stesso seminario. Il fatto che abbia deciso di rifugiarsi in Vaticano non rende scontato il via libera all’arresto anche se nei confronti di monsignor Zanchetta è stato avviato anche un giudizio canonico e dunque bisognerà conoscere l’esito del procedimento per capire l’orientamento della segreteria di Stato. Tenendo però conto che tra Santa Sede e Argentina non esistono trattati di cooperazione internazionale.

    https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/19_novembre_21/ordine-cattura-internazionale-monsignor-zanchetta-abusi-sessuali-d484cac0-0c6e-11ea-89cc-e514bdace0f8.shtml?fbclid=IwAR3q2ky2movQc7Ubfu3b7a_mHiY-CpVMTxhhOPorZQH7KMRThnuHUFUgKO8&refresh_ce-cp