Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Città del Vaticano

  • Le accuse riguardano l’abuso di un chierichetto in un seminario giovanile a pochi passi dalla Basilica di San Pietro. (Tiziana Fabi / AFP / Getty Images)

    Le accuse riguardano l’abuso di un chierichetto in un seminario giovanile a pochi passi dalla Basilica di San Pietro. (Tiziana Fabi / AFP / Getty Images)

    Di Chico Harlan e Stefano Pitrelli 17 settembre alle 17:27

    ROMA – I procuratori penali del Vaticano hanno richiesto l’accusa di un prete accusato di aver abusato di un chierichetto in un seminario per giovani a pochi passi dalla Basilica di San Pietro – un raro caso che riguarda rivendicazioni di abusi all’interno delle mura della città-stato.

    Una dichiarazione vaticana martedì, ha affermato che i pubblici ministeri stavano anche cercando un’accusa contro l’ex rettore del seminario giovanile per  aver “aiutato e favorito” il presunto abuso.

    Le accuse indicano che la chiesa sta avanzando su un caso che sarebbe stato coperto per anni, anche se il Vaticano non ha detto quando potrebbe iniziare un processo, né ha fornito dettagli sulle accuse contro padre Gabriele Martinelli e l’ex rettore padre Enrico Radice.

    I critici su come la Chiesa cattolica ha gestito i casi di abuso guarderanno per vedere quanto sarà trasparente il Vaticano.

    Le accuse di abuso nel pre-seminario di San Pio X risalgono al 2012. Sono state riportate prima dai giornalisti italiani nel 2017 e poi dall’Associated Press l’anno scorso.

    Secondo l’AP, il giovane chierichetto Kamil Jarzembowski ha accusato un seminarista più anziano, Martinelli, di aver molestato il suo compagno di stanza. Diversi vescovi hanno indagato, ha detto l’AP, eppure la vittima non è mai stata intervistata e la polizia non è mai stata chiamata.

    Alla fine, Jarzembowski fu espulso dal seminario, mentre Martinelli fu nominato sacerdote.

    In corrispondenza di The Washington Post all’inizio di quest’anno, Carlo Maria Viganò, critico di papa Francesco ed ex ambasciatore vaticano a Washington, ha messo in evidenza il caso come esempio dell’inadeguata risposta della gerarchia della chiesa alle accuse di abuso.

    [ Ha invitato il papa a dimettersi. Ora questo arcivescovo si trova in una posizione sconosciuta. ]

    Viganò, citando “informazioni di prima mano”, ha affermato che un’indagine preliminare, condotta da un prete, è stata inibita dai suoi superiori. Viganò ha detto che Jarzembowski, insieme ad altri due seminaristi, ha descritto le accuse per iscritto ai cardinali e, nel 2014, a papa Francesco.

    “Una delle vittime era un ragazzo, presumibilmente abusato per cinque anni consecutivi, a partire dall’età di 13 anni”, ha detto Viganò.

    Le accuse del Vaticano arrivano poco dopo un articolo di agosto su Il Messaggero, il principale quotidiano romano, secondo cui i pubblici ministeri locali stavano concludendo le proprie indagini su “presunti atti di abuso” nel seminario giovanile.

    Francesco Zanardi, un sopravvissuto italiano di abusi sessuali del clero e presidente della Rete L’ABUSO, ha affermato che la sua associazione ha aiutato Jarzembowski a sporgere denuncia presso l’ufficio del procuratore distrettuale a Roma.

    Il Vaticano, nella sua dichiarazione, ha affermato che le sue accuse sono state rese possibili dopo che Francesco a luglio ha concesso una disposizione speciale per far avanzare la questione, aggirando lo statuto dei limiti delle limitazioni.

    https://www.washingtonpost.com/world/europe/the-vatican-seeks-to-indict-two-priests-in-abuse-case-within-its-walls/2019/09/17/d1ba9e9a-d970-11e9-a1a5-162b8a9c9ca2_story.html?noredirect=on

  • Il Vaticano chiede il rinvio a giudizio per gli abusi sui chierichetti del papa

    Il Vaticano chiede il rinvio a giudizio per gli abusi sui chierichetti del papa

    Il Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato Vaticano, con provvedimenti del 16 e 17 settembre, ha chiesto il rinvio a giudizio rispettivamente di don Gabriele Martinelli, con l’accusa di abusi sessuali che sarebbero avvenuti nel Preseminario San Pio X in anni precedenti il 2012, e di don Enrico Radice, rettore del Preseminario all’epoca dei fatti, con l’accusa di favoreggiamento.

    Le indagini erano state avviate nel novembre del 2017 a seguito di notizie divulgate da organi di stampa. Nonostante i fatti denunciati risalgano ad anni in cui la legge all’epoca in vigore impediva il processo in assenza di querela della persona offesa da presentarsi entro un anno dai fatti contestati, il rinvio è stato possibile in virtù di un apposito provvedimento del Santo Padre del 29 luglio scorso, che ha rimosso la causa di improcedibilità.

    [01462-IT.01] [Testo originale: Italiano]
    [B0711-XX.01]
    https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2019/09/17/0711/01462.html

  • Cardinale George Pell; Il verdetto verrà pronunciato il 21 agosto

    Cardinale George Pell; Il verdetto verrà pronunciato il 21 agosto

    Alla sbarra per pedofilia il cardinale George Pell

    Il verdetto verrà pronunciato il 21 agosto – L’uomo è detenuto nel carcere di Melbourne per la condanna a sei anni per abusi contro minori

    CITTÀ DEL VATICANO – Il verdetto di appello per il cardinale australiano George Pell, condannato in primo grado per pedofilia, sarà pronunciato mercoledì 21 agosto. Lo ha annunciato la Corte d’Appello dello Stato di Victoria. Il cardinale è detenuto nel carcere di Melbourne per la condanna a sei anni per abusi contro minori. Ora la prossima settimana i giudici decideranno se confermare questo giudizio oppure no. In questa seconda ipotesi l’ex Prefetto dell’Economia del Vaticano lascerebbe il carcere.

  • Abusi sessuali su seminarista in Vaticano, sacerdote nei guai

    Abusi sessuali su seminarista in Vaticano, sacerdote nei guai

    Violenza sessuale con l’aggravante dell’abuso di autorità. La procura di Roma è pronta a chiudere le indagini nei confronti di Don Gabriele Martinelli. Le accuse mosse dagli investigatori, nei confronti del sacerdote 26enne riguardano presunti episodi di abusi avvenuti dentro la Città del Vaticano. La vittima è un seminarista del Preseminario San Pio X che ospita i chierichetti che prestano il servizio liturgico nella Basilica di San Pietro con il Papa. «Il Preseminario – come è scritto nel sito internet- accoglie ragazzi della scuola media».

    L’INCHIESTA
    Ebbene lo stesso Don Martinelli, adesso è un sacerdote, era un seminarista. Tuttavia rispetto alla vittima, all’epoca delle presunte violenze, rivestiva un ruolo superiore. Una sorta di capo classe. Martinelli avrebbe sfruttato questa sua posizione per imporsi nei confronti dell’altro seminarista. Da qui l’ipotesi dell’aggravante dell’abuso di autorità. Un’inchiesta delicata portata avanti dai carabinieri e dal pubblico ministero Stefano Pizza. Gli inquirenti hanno potuto lavorare a questo caso, su episodi che riguardano uno stato straniero, anche in virtù di una serie di accordi che derivano dai Patti Lateranensi.

    Gli episodi indicati nella denuncia, sporta dal seminarista, riguardano casi di violenze che si sarebbero consumati intorno al 2012. Tuttavia la vittima ha accusato Don Martinelli di averlo molestato anche in anni precedenti. Quando entrambi erano minorenni, tanto che anche la procura dei minori ha aperto una fascicolo (a carico di ignoti) per fare piena luce sul caso. Oltre alla giustizia italiana si sarebbe interessata del caso anche quella Vaticana. Intanto Gabriele Martinelli, il 10 giugno del 2017, è stato ordinato sacerdote per la diocesi di Como.

    ABUSO SUORA
    Non è certo questa l’unica inchiesta della magistratura romana che crea forti imbarazzo in Vaticano. I primi di giugno la procura ha deciso di chiedere il rinvio a giudizio per padre Giovanni Salonia, tra i più affermati psicoterapeuti operanti nel mondo ecclesiale, accusato da una suora di violenza sessuale, con l’aggravante, per i pm, di «avere agito per motivi abietti». Salonia, appartenente all’Ordine dei cappuccini, con alle spalle amicizie importanti, tra cui l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, si è sempre proclamato innocente. «Nella veste di psicoterapeuta e nello stesso tempo di sacerdote si legge nel capo di imputazione – costringeva la sua suora, sua paziente, a compiere e subire atti sessuali» in diverse incontri tra il 2009 e il 2013.

    L’incidente probatorio, disposto a marzo dal Tribunale, deve avere fugato ogni dubbio al magistrato che ha ritenuto necessario richiedere il processo. Due anni fa Papa Francesco era intenzionato a promuovere Salonia vescovo ausiliare di Palermo, dietro sponsorizzazione di Lorefice, salvo poi cambiare idea poco prima della nomina.

    https://www.ilmessaggero.it/roma/news/molesta_seminarista_sacerdote_don_gabriele_martinelli_violenza_sessuale-4664502.html

  • Vaticano, nuove regole per fare emergere gli abusi (Preseminario dei chierichetti sotto la lente di ingrandimento)

    Vaticano, nuove regole per fare emergere gli abusi (Preseminario dei chierichetti sotto la lente di ingrandimento)

    di Franca Giansoldati Città del Vaticano – Vista la scarsa trasparenza con la quale è stato affrontato al di là del Tevere il caso dei presunti abusi all’interno del preseminario – il collegio dove vivono decine di ragazzini inviati dalle famiglie per verificare se hanno la vocazione a diventare preti – il cardinale Angelo Comastri (dal quale dipende la struttura) ha inviato una lettera a tutti i capi dicastero per annunciare che entro l’anno il territorio di sua competenza (il Vicariato della Città del Vaticano) stabilirà un sistema pubblico, permanente e facilmente accessibile, per la presentazione di rapporti riguardanti crimini e negligenze in materia di abusi su minori e persone vulnerabili.

    La lettera contiene le linee base della procedura da seguire per far emergere eventuali informazioni e accuse di abuso. L’iniziativa recepisce quanto disposto da Papa Francesco con la promulgazione delle norme entrate in vigore lo scorso primo giugno, con il motu proprio sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabilie (Vos estis lux mundi).

    Il sistema – spiegano il Vaticano – verrà progressivamente integrato con le misure adottate da altri organismi competenti, in particolare quelli individuati nelle Linee guida per la protezione dei minori. A giugno è stato nominato un Referente per la Tutela nella persona di monsignor Robert Oliver, il quale sarà tenuto a rivolgersi chi avesse informazioni o sospetti che un minore o una persona vulnerabile sia a rischio di abusi o li abbia subiti nell’ambito delle attività pastorali del Vicariato, come pure se sapesse di qualsiasi atto di negligenza delle Autorità.

    La lettera contiene le linee base della procedura da seguire per far emergere eventuali informazioni e accuse di abuso. L’iniziativa recepisce quanto disposto da Papa Francesco con la promulgazione delle norme entrate in vigore lo scorso primo giugno, con il motu proprio sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabilie (Vos estis lux mundi).

    Il sistema – spiegano il Vaticano – verrà progressivamente integrato con le misure adottate da altri organismi competenti, in particolare quelli individuati nelle Linee guida per la protezione dei minori. A giugno è stato nominato un Referente per la Tutela nella persona di monsignor Robert Oliver, il quale sarà tenuto a rivolgersi chi avesse informazioni o sospetti che un minore o una persona vulnerabile sia a rischio di abusi o li abbia subiti nell’ambito delle attività pastorali del Vicariato, come pure se sapesse di qualsiasi atto di negligenza delle Autorità.

    Il caso del Preseminario era esploso in tutta la sua ambiguità nel 2017, a seguito di un libro di Gianluigi Nuzzi. Un testimone (un ex chierichetto polacco) raccontava di morbosità nei confronti dei ragazzini. Il cardinale Comastri aveva smentito che fossero mai avvenute violenze o altri episodi d’abuso. La vicenda è finita dritta al tribunale del vaticano – che ha apposto il segreto su tutto – ma poi la vicenda (come spesso accade) è finita nel silenzio.

    Il preseminario San Pio X, il collegio situato a palazzo San Carlo, dentro le mura leonine, ospita da decenni i cosiddetti «chierichetti» del Papa. Tutti  minorenni. Una prima inchiesta interna aveva portato alla luce uno spaccato piuttosto ambiguo. Più che di abusi sui minori, si trattava di ripicche interne tra omosessuali. Erano anche arrivate lettere anonime che raccontavano di un giro di gay all’ombra della basilica di San Pietro che figurava come una specie di porto delle nebbie. In ogni caso tante chiacchiere e tante voci malevole. A riprova forse che la bonifica di Papa Francesco in Vaticano forse – nonostante gli sforzi – non è riuscita ad essere così radicale.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_vaticano_regole_ultime_notizie-4649413.html

  • Caso Orlandi, “trovate migliaia di ossa”

    Caso Orlandi, “trovate migliaia di ossa”

    “Sono state ritrovate migliaia di ossa, lunghe piccole e frammentate”. A dirlo è stato il genetista della famiglia Orlandi Giorgio Portera, parlando dei primi esami e della repertazione dei materiali ossei, contenuti nei due ossari individuati sotto la pavimentazione di un’aerea all’interno del Pontificio Collegio Teutonico. Servirà una diagnosi strumentale per capire se si tratta di ossa che risalgono a decine di anni o centinaia di anni fa. Sono molte tipologie, molte craniche, di adulti ma anche no”.

    “Il caso è assolutamente aperto” ha detto il genetista Portera. “Dobbiamo capire se all’interno del teutonico ci siano le ossa del teutonico o anche altre ossa. Ritengo necessario che all’accertamento scientifico segua un accertamento documentale su un registro dei movimenti che ci sono stati all’interno del cimitero altrimenti è’ difficile districarsi in un numero così elevato di reperti”.  Alle operazioni ha partecipato anche l’avvocato  della famiglia Orlandi Laura Sgrò entrata in Vaticano qualche minuto prima delle 9 insieme Portera e a Federica Orlandi, la sorella di Emanuela, la 15enne cittadina vaticana scomparsa in circostanze mai chiarite il 22 giugno 1983. Il legale degli Orlandi ha spiegato il teatro dell’operazione. “Stamani – continua –  sono state riaperte le botole: si tratta di due botole distanti due metri e cinquanta l’una dall’altra, profonde un metro e cinquanta, contigue, in uno spazio pieno di ossa”. La prossima settimana continueranno gli esami “per cercare di dare una prima datazione delle ossa, sulla base di un’analisi morfologica”.

    Le analisi dei resti, che potrebbero appartenere alle due principesse delle tombe vicine, Sophie von Hohenlohe e Carlotta Federica di Mecklenburgo, si sono concluse oggi poco dopo le 15 subito dopo l’apertura degli ossari, e proseguiranno sabato 27 luglio alle 9 come fa sapere il direttore ad interim della sala stampa vaticana Alessandro Gisotti.

    “Attendiamo i risultati delle analisi sulle ossa ritrovate per capire qualcosa di più, considerato anche il numero elevato di resti presenti nei due ossari. Un dato non atteso che potrebbe prevedere tempi lunghi. Noi continuiamo a cercare la verità”. A dirlo all’Adnkronos Pietro Orlandi, fratello di Emanuela. In attesa della ripresa dei lavori, Orlandi ribadisce la propria disponibilità a essere ascoltato dagli inquirenti vaticani. “Sono sempre a disposizione – sottolinea il fratello di Emanuela – e pronto a ribadire che le fonti della mia istanza non sono solo anonime. Se mi convocheranno avrò modo di spiegare tutto”.

    “Giovanni Arcudi e il suo staff, alla presenza del perito di fiducia nominato dalla famiglia Orlandi hanno portato alla luce i resti presenti negli ossari che sono stati sottoposti a una prima valutazione”, ha ribadito Gisotti. “Con questa nuova attività peritale – dopo le operazioni dell’11 luglio scorso – si evidenzia ancora una volta la disponibilità della Santa Sede verso la Famiglia Orlandi. Disponibilità dimostrata – ribadisce Gisotti – fin dall’inizio, nell’accogliere la richiesta di verifiche nel Campo Santo Teutonico pur sulla base di una mera segnalazione anonima“. Secondo quanto ha disposto il promotore di giustizia vaticano, spiega ancora Gisotti, “le operazioni peritali proseguiranno sabato 27 luglio alle 9 con una approfondita analisi morfologica dei reperti contenuti negli ossari”. Si ricorda che la scorsa settimana erano state aperte due tombe sempre nell’ambito delle incombenze istruttorie della vicenda della ragazza figlia di un commesso vaticano scomparsa 36 anni fa. Le tombe, che appartenevano a due principesse, erano state trovate vuote. Quindi il ritrovamento di due ossari nel cimitero Teutonico che hanno fatto ipotizzare lo spostamento dei resti delle principesse in seguito a interventi strutturali che nel tempo sono stati fatti nelle due tombe del cimitero vaticano.

    In piazza del Sant’Uffizio questa mattina sono arrivati anche Sandro Masetti, Renata Grattoni e Cinzia Di Florio, tre amici di Pietro Orlandi e attivisti della pagina Facebook ‘petizione.emanuela@libero.it’ (VIDEO): “Noi vogliamo il dossier, chiediamo verità e giustizia. Se oggi non si troverà nulla nel cimitero noi continueremo. Emanuela Orlandi è diventata il simbolo di tutti gli scomparsi. Pietro dà luce a chi vive nella disperazione”. “Sono 36 anni che aspettiamo la verità – ribadisce Masetti – quando il Vaticano vede questa maglietta sulla quale è ritratta Emanuela, se deve sentì male”.

    https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2019/07/20/caso-orlandi-via-esame-resti-ossari-teutonico_Ha81TESl47ExJinnB1UaHP.html?fbclid=IwAR3qT1WiuW-bamBSKdRGlx2yY6NC7GWumOTEDQ2w-FL8Xifzm7_T5ijXEIE

  • Emanuela Orlandi, le tombe aperte al cimitero Teutonico sono vuote

    Emanuela Orlandi, le tombe aperte al cimitero Teutonico sono vuote

    Le tombe aperte al cimitero Teutonico sono vuote. I due sepolcri aperti stamattina nell’ambito della nuova inchiesta sulla scomparsa della 15enne cittadina vaticana non contengono le ossa di Emanuela Orlandi. Lo rende noto l’avvocato di Pietro Orlandi. Solo poco prima aveva detto ai giornalisti, fiducioso: “È la prima volta che il Vaticano collabora”.

    Vuote le tombe al cimitero Teutonico Vaticano. I due sepolcri aperti stamattina alla presenza dei tecnici al cimitero  Vaticano non contengono le ossa di Emanuela Orlandi. Lo rende noto l’avvocato di Pietro Orlandi. Le operazioni di apertura dei due sepolcri sono iniziate stamattina sotto gli occhi dello stesso Pietro, che ai giornalisti aveva detto, fiducioso: “È la prima volta che il Vaticano collabora con noi”.

    Le operazioni hanno riguardato la “Tomba dell’Angelo” della Principessa Sophie von Hohenlohe e la tomba attigua della Principessa Carlotta Federica di Mecklemburgo.  “Per ragioni processuali e in ossequio al segreto istruttorio, non è stata resa nota l’identità dei familiari delle due principesse sepolte; ovviamente si tratta di discendenti che sono stati informati delle operazioni e che, per amore della verita’, hanno garantito la loro completa disponibilià e collaborazione con la Santa Sede e in particolare con l’Ufficio del Promotore di Giustizia”, ha detto il portavoce Vaticano Alessandro Gisotti.

    Al Cimitero Teutonico è interevuto il personale della Fabbrica di San Pietro per l’apertura e chiusura dei sepolcri, mentre all’acquisizione dei reperti provvede il professor Giovanni Arcudi, che si era già occupato del mistero delle ossa rinvenute alla Nunziatura. Presente anche un perito di fiducia nominato dal legale della famiglia Orlandi. Sono intervenuti anche anche il Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, Gian Piero Milano, e il suo Aggiunto Alessandro Diddi, e il Comandante del Corpo della Gendarmeria Vaticana, Domenico Giani.

    Emanuela Orlandi è scomparsa all’età di quindici anni da Roma, 36 anni fa. Nei primissimi giorni il caso fu trattato come un rapimento ‘a scopo di libidine’ ma presto la pista fu archiviata in favore di quella del sequestro politico, anche in conseguenze di alcune misteriose telefonate anonime attribuite a un personaggio ambiguo, che fu chiamato l’americano.

    https://www.fanpage.it/attualita/emanuela-orlandi-le-tombe-aperte-al-cimitero-teutonico-sono-vuote/

  • Caso Emanuela Orlandi, oggi si aprono due tombe in Vaticano

    Caso Emanuela Orlandi, oggi si aprono due tombe in Vaticano

    Il mistero dura ormai da 36 anni: per qualsiasi risposta definitiva, comunque, bisognerà attendere lʼesito dei futuri esami del Dna

    Sono 36 anni che Pietro Orlandi cerca la sorella Emanuela a Roma. Le speranze sono ora riposte nella riapertura, in programma oggi, di due tombe nel Cimitero Teutonico in Vaticano. “In questo senso quello che accadrà lo considero una svolta, perché è una presa di posizione completamente diversa e positiva. Forse hanno capito che è il momento di fare qualcosa in più, di chiarire per quello che sanno” ha dichiarato Pietro, arrivato poco dopo le 7.30 in Vaticano accompagnato dal proprio legale.

    Figlia di un commesso della prefettura della casa pontificia, Emanuela Orlandi scomparve il 22 giugno 1983, a soli 15 anni. Da allora rappresenta uno dei casi più oscuri della storia italiana e vaticana. Le tombe che verranno riaperte oggi appartengono a due principesse. Emanuela scomparve dopo una lezione di musica alla scuola in Piazza Sant’Apollinare a Roma, non lontano dal Senato.
    Il “teatro” dell’apertura di due tombe sarà il piccolo Cimitero Teutonico all’interno delle mura vaticana. Dopo le segnalazioni della famiglia di Emanuela Orlandi, la magistratura vaticana ha infatti disposto l’apertura dei due sepolcri per verificare se la ragazza possa essere stata sepolta, come indicava una lettera anonima, in quel luogo. Le operazioni, che potrebbero durare diverse ore, prevedono una prima verifica morfologica sulle ossa dalle quali si potrebbe ricavare una prima datazione approssimativa. Poi, comunque, verranno fatti i prelievi per l’esame del Dna.

    https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/caso-emanuela-orlandi-oggi-si-aprono-due-tombe-in-vaticano_3219484-201902a.shtml?fbclid=IwAR3kkGM6zVuVFzznQP7Dr9QD-sLWLtZGZPgHmYvykPpCy8m4S55Z0Jxjg2Y

  • L’inedito Viganò investe il numero tre della curia

    L’inedito Viganò investe il numero tre della curia

    L’ex nunzio rende nota una parte dell’intervista al WP non pubblicata. Cita pesantissime accuse su violenze nel pre seminario vaticano gestito dal vescovo di Como, che portarono chi indagò ad essere rimosso. E aggiunge benzina sul conto del già “chiacchieratissimo” arcivescovo Peña Parra, numero tre della curia vaticana. 

    Mons. Viganò è di nuovo in prima pagina. LifeSiteNews ha pubblicato dichiarazioni dell’ex nunzio negli Stati Uniti che chiamano in causa personaggi importanti del Vaticano in storie di abusi, coperti o ignorati, e che toccano oltre al Pontefice regnante i suoi due collaboratori più stretti, e cioè il Segretario di Stato, il card. Pietro Parolin e il Sostituto alla Segreteria di Stato, mons. Peña Parra. In realtà il testo di mons. Viganò consiste nelle risposte che ha dato in un’intervista di qualche tempo fa al Washington Post, e che il giornale ha tagliato, riservandosi di compiere con esse un’inchiesta più approfondita. Ma le settimane sono trascorse, senza che la seconda parte dell’intervista venisse alla luce. Così l’arcivescovo ha deciso di rendere comunque pubbliche le sue dichiarazioni, uscite su LifeSiteNews.

    «I segni che vedo sono davvero inquietanti. Non solo papa Francesco non fa quasi nulla – ha detto – per punire chi ha commesso abusi, per denunciare e assicurare alla giustizia coloro che hanno, per decenni, facilitato e nascosto i violentatori. Solo per citare un esempio: il cardinale Wuerl, che ha coperto gli abusi di McCarrick e di altri per decenni e le cui menzogne ripetute e sfacciate sono state rese chiare a tutti coloro che hanno prestato attenzione, ha dovuto dimettersi disonorevolmente a causa dell’indignazione popolare. Eppure, accettando le sue dimissioni, papa Francesco lo ha elogiato per la sua “nobiltà”. Quale credibilità può avere il papa dopo questo tipo di dichiarazioni?».

    L’ex nunzio ha poi riferito di due fatti gravi lasciando intendere che siano stati nascosti volutamente. Il primo sarebbe accaduto all’interno delle stesse mura del Vaticano, al Pius X pre-seminario, che si trova a pochi passi dalla Domus Sanctae Marthae, dove vive papa Francesco. Quel seminario forma i minori che servono come chierichetti nella Basilica di San Pietro e nelle cerimonie papali.

    Ebbene: «Uno dei seminaristi – ha detto -, Kamil Jarzembowski, un compagno di stanza di una delle vittime, afferma di aver assistito a dozzine di episodi di aggressione sessuale. Insieme ad altri due seminaristi, ha denunciato l’aggressore, prima di persona ai suoi superiori , poi per iscritto ai cardinali, e infine nel 2014, sempre per iscritto, a papa Francesco. Una delle vittime era un ragazzo, presumibilmente abusato per cinque anni consecutivi, a partire dall’età di 13 anni. Il presunto aggressore era un seminarista di 21 anni».

    Viganò ha spiegato che «quel pre-seminario è sotto la responsabilità della diocesi di Como ed è gestito dall’”Associazione Don Folci”. Un’indagine preliminare fu affidata al vicario giudiziario di Como, don Andrea Stabellini, che trovò elementi di prova che giustificavano ulteriori indagini. «Ho ricevuto informazioni di prima mano – ha detto – che indicavano che i suoi superiori hanno proibito che continuasse le indagini. Egli stesso può testimoniare per se stesso, e esorto ad andare a intervistarlo. Prego che trovi il coraggio di condividere con voi ciò che ha così coraggiosamente condiviso con me».

    Secodo l’ex nunzio «il caso fu immediatamente nascosto dall’allora vescovo di Como, Diego Coletti, insieme al cardinale Angelo Comastri, vicario generale di papa Francesco per la Città del Vaticano». Inoltre «il cardinale Coccopalmerio, allora presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, consultato da don Stabellini, lo ha fortemente ammonito di interrompere le indagini».

    Alla fine il caso sarebbe stato insabbiato: «Il vescovo di Como ha rimosso don Stabellini dalla carica di vicario giudiziario; l’informatore, il seminarista Kamil Jarzembowski, fu espulso dal seminario; i due compagni seminaristi che si erano uniti a lui nella denuncia lasciarono il seminario e il presunto violentatore è stato ordinato sacerdote nel luglio 2017».

    Il secondo caso portato alla luce da Viganò riguarda l’arcivescovo Edgar Peña Parra, che papa Francesco ha scelto come nuovo Sostituto presso la Segreteria di Stato, rendendolo la terza persona più potente nella curia. In tal modo, il Papa ha sostanzialmente ignorato – secondo l’ex diplomatico – un terrificante dossier inviato da un gruppo di fedeli di Maracaibo, dal titolo “Quién es verdaderamente Monseñor Edgar Robinson Peña Parra, Nuevo Sustituto de la Secretarîa de Estado del Vaticano?“. Il dossier è firmato da Enrique W. Lagunillas Machado, nel nome del “Grupo de Laicos de la Arquidiócesis de Maracaibo por una Iglesia y un Clero según el Corazón de Cristo“. Questi fedeli accusano Peña Parra di terribile immoralità, descrivendo in dettaglio i suoi presunti crimini. «Questo – ha commentato – potrebbe anche essere uno scandalo che supera quello di McCarrick, e non deve essere permesso che sia coperto dal silenzio.

    Rispetto ai fatti già resi noti da L’Espresso, Viganò ha aggiunto fatti noti in Segreteria di Stato in Vaticano dal 2002 tra cui l’accusa rivolta a Peña Parra «di aver sedotto, il 24 settembre 1990, due seminaristi minori della parrocchia di San Pablo, che dovevano entrare nel Seminario Maggiore di Maracaibo quello stesso anno. Si dice che l’evento abbia avuto luogo nella chiesa di Nuestra Señora del Rosario, dove il reverendo José Severeyn era parroco. Il Rev. Severeyn fu poi rimosso dalla parrocchia dall’allora arcivescovo mons. Roa Pérez. Il caso è stato denunciato alla polizia dai genitori dei due giovani ed è stato trattato dall’allora direttore del seminario maggiore, Enrique Pérez, e dal direttore spirituale allora, Emilio Melchor. Il Rev. Pérez, interrogato dalla Segreteria di Stato, confermò per iscritto l’episodio del 24 settembre 1990. Ho visto questi documenti con i miei occhi».

    Queste accuse furono segnalate alla Segreteria di Stato nel 2002 dall’allora nunzio apostolico in Venezuela, l’arcivescovo André Dupuy. Ora, Viganò dice che «la documentazione pertinente, se non è stata distrutta, può essere trovata sia negli archivi del personale diplomatico della Segreteria di Stato dove ho ricoperto la carica di Delegato per le Rappresentanze Pontificie, sia negli archivi della nunziatura apostolica in Venezuela, dove i seguenti arcivescovi hanno prestato servizio come nunzi: Giacinto Berloco, dal 2005 al 2009; Pietro Parolin, dal 2009 al 2013; e Aldo Giordano, dal 2013 ad oggi».

    Viganò ribadisce che «avevano tutti accesso ai documenti che riportavano queste accuse contro il futuro Sostituto, così come i cardinali segretari di Stato Sodano, Bertone e Parolin e i sostituti Sandri, Filoni e Becciu.

    Secondo Viganò però, è la posizione di Parolin, attuale Segretario di Stato, ad essere «particolarmente grave». Di fatto non si è opposto alla recente nomina di Peña Parra come sostituto, rendendolo il suo più stretto collaboratore. Ancor di più: anni prima, nel gennaio 2011, come nunzio apostolico a Caracas, Parolin non si è opposto alla nomina di Peña Parra come arcivescovo e nunzio apostolico in Pakistan. «Prima di incarichi così importanti – ribadisce -, viene fatto un rigoroso processo informativo per verificare l’idoneità del candidato; quindi quelle accuse sono state sicuramente portate all’attenzione del cardinale Parolin».

    Infine sul conto di Peña Parra, Viganò documenta come sia «strettamente connesso con l’Honduras e più precisamente con il cardinale Maradiaga e il vescovo Juan José Pineda».

    Fino a qui mons. Viganò. Abbiamo chiesto a Gastòn Guisandes Lopez, che ora è direttore di un giornale a Maracaibo, “Que Pasa” riscontri sui fatti di cui parla Viganò e sui quali a suo tempo scrisse. Siamo in attesa di una risposta. Ma anche il Vaticano, pensiamo, dovrebbe dare una risposta e, se le denunce fatte non corrispondono a verità, dirlo chiaramente. I cattolici hanno il diritto di sapere in che mani sono.

    http://lanuovabq.it/it/linedito-vigano-investe-il-numero-tre-della-curia?fbclid=IwAR2oeqb096n-v4Hr03fnLXuuYR09unRG0N98NGax7AzdgsmW0cbUlEDoLmg

  • Il Vaticano ribadisce l’inviolabilità delle confessioni anche nei casi di pedofilia. E raccomanda di non cadere mai nello scandalismo

    Il Vaticano ribadisce l’inviolabilità delle confessioni anche nei casi di pedofilia. E raccomanda di non cadere mai nello scandalismo

    Non si può violare il segreto confessionale, per nessun motivo. “Ogni azione politica o iniziativa legislativa tesa a ‘forzare’ l’inviolabilità del sigillo sacramentale costituirebbe un’inaccettabile offesa verso la libertas Ecclesiae, che non riceve la propria legittimazione dai singoli Stati, ma da Dio; costituirebbe altresì una violazione della libertà religiosa, giuridicamente fondante ogni altra libertà, compresa la libertà di coscienza dei singoli cittadini, sia penitenti sia confessori”. E’ quanto scrive la Penitenzieria apostolica ribadendo l’importanza del foro interno e l’inviolabilità del sigillo sacramentale. In realtà il confessore però può obbligare il penitente ad autodenunciarsi alla magistratura civile, pena la non assoluzione del peccato.

    La nota della Penitenzieria – approvata dal Papa – arriva dopo che in Cile è stato approvato un disegno di legge che vuole imporre a tutte le autorità ecclesiastiche di denunciare alla giustizia civile qualsiasi atto illecito contro minori o adulti vulnerabili.
    Il testo obbliga i sacerdoti a denunciare anche i casi di cui sono venuti a conoscenza in confessione, violando cosi’ il sigillo sacramentale. La proposta è stata presentata sull’onda dello scandalo degli abusi sessuali che ha travolto la Chiesa cilena in questi anni. E non sarebbe l’unico Paese: la Royal Commission australiana, dopo aver indagato su diversi abusi sessuali compiuti su minori, ha emanato delle raccomandazioni tra le quali c’è quella che impone ai presbiteri di riferire all’autorità giudiziaria ogni caso di violenza conosciuto nell’ambito del sacramento della penitenza.

    Il documento diffuso oggi critica inoltre la morbosità scandalistica dalla quale “non è immune la stessa compagine ecclesiale” denunciando come si sia diffusa “una certa ‘bramosia’ di informazioni, quasi prescindendo dalla loro reale attendibilità e opportunità, al punto che il mondo della comunicazione sembra volersi ‘sostituire’ alla realtà sia condizionandone la percezione sia manipolandone la comprensione. Da questa tendenza che può assumere i tratti inquietanti della morbosità, non è immune purtroppo la stessa compagine ecclesiale, che vive nel mondo, e talvolta ne assume i criteri”. Anche “tra i credenti – rileva il documento avallato dal Papa – di frequente energie preziose sono impiegate nella ricerca di ‘notizie’ o di veri e propri ‘scandali’ adatti alla sensibilità di certa opinione pubblica, con finalità e obiettivi che non appartengono certamente alla natura teandrica della Chiesa. Tutto ciò a grave detrimento dell’annuncio del Vangelo a ogni creatura e delle esigenze della missione. Bisogna umilmente riconoscere che talvolta nemmeno le fila del clero, fino alle più alte gerarchie, sono esenti da questa tendenza”.