Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Città del Vaticano

  • Pedofilia, le testimonianze delle vittime in Vaticano: “Assassini dell’anima”

    Pedofilia, le testimonianze delle vittime in Vaticano: “Assassini dell’anima”

    ROMA – “Dovevate essere i medici dell’anima invece vi siete trasformati in assassini dell’anima, assassini della fede”: è con le agghiaccianti testimonianze delle vittime degli stupri del clero che si è aperta il summit delle conferenze episcopali di tutto il mondo contro la pedofilia. Uno scandalo che porta Papa Francesco ad adottare la linea dura della ‘tolleranza zero’ nei confronti dei preti pedofili e di chi li copre. “Anche se si trattasse di un solo caso di abuso la Chiesa chiede di non tacere e di portarlo oggettivamente alla luce. – Ha detto Bergoglio – Lo scandalo più grande in questa materia è coprire la verità”.

    Le testimonianze delle vittime: “Mi ha messo incinta e fatto abortire per tre volte”

    Sono racconti da far rabbrividire quelli delle vittime del clero. Le parole con cui si è aperto il summit hanno fatto gelare il sangue nelle vene. Una dura prova persino per la fede più radicata. “Dall’età di 15 anni ho avuto relazioni sessuali con un prete. – racconta una delle vittime – Questo è durato per 13 lunghi anni.Sono stata incinta tre volte e mi ha fatto abortire tre volte. Semplicemente perché non voleva usare profilattici. Avevo paura di lui e ogni volta che mi rifiutavo mi picchiava”.Testimonianze agghiaccianti, come quelle di un cileno, che per anni ha subito le violenze di un prete. “Voi dovreste essere i medici dell’anima e tuttavia, salvo rare eccezioni, vi siete trasformati in assassini dell’anima, assassini della fede” ha parlato di fronte alla commissione .

    La ‘lista’ di Brooklyn e le dimissioni dei vescovi in Cile: la chiesa travolta dalla pedofilia

    Nonostante le parole del pontefice è una vera e propria marea quella che sta sommergendo la chiesa cattolica. Il Vaticano riesce difficilmente e far fronte al gran numero di denunce nei confronti dei preti accusati di pedofilia. Cifre spaventose quelle che emergono. Negli Stati Uniti la diocesi di Brooklyn ha pubblicato una lista di oltre cento nomi di preti, accusati di molestie sessuali su minori. Pochi giorni dopo la circoscrizione di New York ha pubblicato una lista simile, stavolta con oltre 200 nomi. In Cile la crisi è esplosa a maggio del 2018, momento in cui i vescovi cileni hanno annunciato in blocco le proprie dimissioni. Una decisione senza precedenti nella storia della chiesa.

  • Cardinale Marx accusa il Vaticano, distrutti dossier su preti pedofili, abolire segreto pontificio

    Cardinale Marx accusa il Vaticano, distrutti dossier su preti pedofili, abolire segreto pontificio

    Città del Vaticano – Per la prima volta un cardinale denuncia pubblicamente l’amministrazione centrale della Santa Sede accusandola di avere distrutto dossier su preti pedofili. Per certi versi un segreto di Pulcinella che stamattina è stato svelato dal cardinale tedesco Reinhard Marx, membro del C9 (il consiglio della Corona che aiuta Papa Francesco a riformare la curia) e relatore al convegno sugli abusi in corso in Vaticano. La relazione che ha svolto metteva a fuoco soprattutto due punti della giustizia vaticana, la scarsa trasparenza e la scarsa tracciabilità nei processi canonici contro i preti abusatori.

    «Gli abusi sessuali nei confronti di bambini e di giovani sono in non lieve misura dovuti all’abuso di potere nell’ambito dell’amministrazione. A tale riguardo – ha detto Marx – l’amministrazione non ha contribuito ad adempiere la missione della Chiesa ma, al contrario, l’ha oscurata, screditata e resa impossibile. I dossier che avrebbero potuto documentare i terribili atti e indicare il nome dei responsabili sono stati distrutti o nemmeno creati. Invece dei colpevoli, a essere riprese sono state le vittime ed è stato imposto loro il silenzio. Le procedure e i procedimenti stabiliti per perseguire i reati sono stati deliberatamente disattesi, e anzi cancellati o scavalcati. I diritti delle vittime sono stati di fatto calpestati e lasciati all’arbitrio di singoli individui. Sono tutti eventi in netta contraddizione con ciò che la Chiesa dovrebbe rappresentare. Il modo in cui l’amministrazione della Chiesa è stata strutturata e svolta non ha contribuito a unire tutto il genere umano e ad avvicinare di più gli uomini a Dio ma, al contrario, ha violato tali obiettivi».

    Il cardinale spiega che le procedure amministrative diventano trasparenti solo se diventa «comprensibile e tracciabile chi ha fatto che cosa, quando, perché e a quale fine, e che cosa è stato deciso, respinto o assegnato. Così, le persone che sperimentano un’amministrazione trasparente possono portare alla luce errori e sbagli nelle azioni amministrative e difendersi contro tali azioni. Possono far conoscere in modo vincolante il loro punto di vista, del quale si terrà conto. La gente che incontra l’amministrazione non si deve confrontare con una struttura di potere anonima, incomprensibile, ma può esercitare un controllo autodeterminato sulle procedure amministrative». Il suo rilievo fa riferimento al fatto che alle vittime – nei processi canonici – non è dato possibilità di testimoniare in aula, non vengono informate dell’esito del processo e le sentenze restano segrete al pubblico. Marx per questo aggiunge: «Non esistono alternative alla tracciabilità e trasparenza».

    Infine, ultimo punto sul quale l’assemblea all’interno del summit sugli abusi sembrerebbe spaccata, riguarda l’abolizione del segreto pontificio sui processi. «Ogni obiezione basata sul segreto pontificio sarebbe rilevante solo se si potessero indicare dei motivi convincenti per cui il segreto pontificio si dovrebbe applicare al perseguimento di reati riguardanti l’abusi di minori. Allo stato attuale, io di questi motivi non ne conosco».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_vaticano_papa_francesco_marx-4319334.html

  • Abusi, al summit in Vaticano focus su vescovi negligenti e obbligo di denuncia

    Abusi, al summit in Vaticano focus su vescovi negligenti e obbligo di denuncia

    Secondo giorno di lavori sul tema dell’«accountability». In arrivo un dossier sulle indagini della Santa Sede su McCarrick. Il cardinale O’Malley: «Va rivisto il segreto pontificio». Padre Lombardi: «“Tolleranza zero” concetto limitativo»

    Una revisione del segreto pontificio, un chiarimento sui vescovi negligenti, un nuovo dossier su McCarrick con i risultati delle indagini condotte dalla Santa Sede. Importanti novità quelle che si prospettano per i prossimi mesi nel cosiddetto «follow up» del summit sugli abusi in Vaticano, giunto oggi al suo secondo giorno di lavori dedicato al tema della «accountability».

    Ad annunciarle durante il quotidiano briefing nell’Istituto Augustinianum sono stati i membri del comitato organizzatore del vertice: il cardinale Blase Cupich, l’arcivescovo di Malta Charles Scicluna e padre Federico Lombardi. Presente anche il cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston e presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, che alcuni organi di stampa statunitensi indicavano in «rapporti tesi e formali» con il Papa tanto da essere stato escluso dal team organizzativo del summit.

    Il porporato cappuccino appariva invece tranquillo in conferenza stampa nel riferire dell’andamento dei lavori, dicendosi anche «felice» nel vedere che il focus delle riflessioni dei 190 pastori riuniti in Aula Nuova del Sinodo non si è concentrato su indicazioni e «condanne scontate» (per dirla alla Papa Francesco), bensì sulla «sofferenza delle vittime», sul «tradimento inflitto su così tanti bambini e adulti vulnerabili». «Credo che la leadership debba cominciare a capire i danni degli abusi, tutto quello che ha rovinato la vita delle persone» e, da qui, «indicare un piano d’azione», ha affermato O’Malley, ribadendo il concetto di «trasparenza» che «è fondamentale se dobbiamo affrontare il problema, non solo nei diversi Paesi ma anche nella stessa Santa Sede».

    «È chiaro che rivedere tutto il concetto del segreto pontificio è importante», ha affermato il presidente della Commissione per la tutela dei minori. E interpellato dai cronisti – specie quelli americani che continuano ad insistere da giorni sulla questione del nesso abusi-omosessualità – il cardinale ha annunciato che «a breve riceveremo un rapporto della Santa Sede» sulle indagini a carico di Theodore McCarrick, l’arcivescovo di Washington colpevole di pedofilia che Bergoglio ha “spretato” sabato scorso, dopo avergli già tolto la porpora a luglio. «È un momento triste e vergognoso nella storia», ma «le indagini procedono», ha confermato Cupich. «So che Ouellet (il cardinale prefetto della Congregazione dei vescovi, ndr) ha fatto dichiarazioni e scritto lettere che contengono informazioni. Le singole diocesi sono state coinvolte e la Santa Sede è in contatto con loro. Mi è stato detto che ci sarà un rapporto in un futuro non molto lontano».

    A breve arriverà da parte del Vaticano anche un «chiarimento al motu proprio “Come una madre amorevole” per i vescovi negligenti». A confermarlo è sempre O’Malley che spiega che si lavora proprio in questo tempo nei Sacri Palazzi per stilare un documento che – alla luce anche dei risultati del summit – renderebbe più chiare le indicazioni contenute nella lettera papale del giugno 2016 su come agire nei confronti di un vescovo che ha insabbiato o che è stato negligente nei casi di abusi compiuti da sacerdoti della sua diocesi.

    Anche Scicluna ha ricordato il motu proprio sottolineando che esso ha «un’azione più ampia ed efficace» di quella di un eventuale “tribunale speciale”che metta sotto inchiesta i vescovi negligenti (la sua istituzione è una richiesta avanzata a più riprese dalle vittime). L’ex pm vaticano, attuale sottosegretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha spiegato: «Nel motu proprio, il Papa ha introdotto la fattispecie penale dell’abuso d’ufficio che punta a sanzionare i vescovi negligenti. Il provvedimento del Pontefice è più ampio del tribunale perché il tribunale presuppone un delitto o la violazione della legge; invece “Come una madre amorevole” guarda allo stato oggettivo, all’incapacità di fare bene o alla non volontà di fare bene. Non entra nella questione del dolo, della malizia, che ci vuole per provare un delitto. Invece chi denuncia non deve provare questo ma solo denunciare il fatto oggettivo».

    «È lo stesso che si fa nei canoni 1740 e 1741 – ha aggiunto Scicluna – dove si descrivono le cause per le quali il vescovo può rimuovere il parroco, che è un pastore di un gregge, in base allo stato oggettivo di incapacità di governare e essere pastore. Togliere il leader – ha chiarito il presule maltese – non perché sei una cattiva persona ma perché sei incapace, non puoi governare. Non si esclude il momento penale e il motu proprio già apre a questa possibilità quando il Papa chiama una commissione di giuristi e decide cosa fare».

    Ancora Scicluna ha risposto ad una domanda sul concetto di “tolleranza zero”, rifiutato da alcuni vescovi – come riferiva nel briefing il prefetto del Dicastero della comunicazione, Paolo Ruffini – che vedono in esso un’accezione troppo «secolare». Per Scicluna il discorso è semplice: «Questo principio non ha niente a che fare con le pene ma con una constatazione prudenziale e di urgenza: non possiamo permettere che nel ministero ci sia chi possa fare male ai giovani. Può anche non piacere il concetto di “tolleranza zero” ma nessuno oserebbe dire se c’è una persona che può fare del male ai giovani lo lascio nel ministero. È un principio già dichiarato da Giovanni Paolo II che deve animare ogni decisione pastorale».

    Pertanto, si possono dimettere chierici dallo stato clericale, condannare vescovi e cardinali ad una vita di silenzio e preghiera, e «la pena può essere anche espiatoria» ma non è questo il punto: «La questione della idoneità al ministero non è primariamente penale», ha detto Scicluna. «Non tolgo la persona dal ministero per punirla ma per proteggere il gregge».

    Anche padre Lombardi ha voluto chiarire alcune sfumature sulla “tollerenza zero”: «Ho scritto tre lunghi articoli su La Civiltà Cattolica senza mai usare la parola se non in una nota – ha esordito l’ex portavoce vaticano -. Perché ho difficoltà ad usare o lasciarmi catturare dalla espressione “tolleranza zero”? Perché si riferisce ad una parte limitata della problematica che invece riguarda anche la cura pastorale, la selezione del clero, la prevenzione in parrocchie. Tutto questo nella parola non è compresa».

    «“Tolleranza zero” – ha proseguito il gesuita – si riferisce ad un modo di intervenire punitivo: una parte fondamentale ma, appunto, una parte di tutto il problema della protezione dei minori che è molto più grande». Quindi anche una certa «adeguatezza» del vocabolario può aiutare ad affrontare «l’ampiezza e la complessità del problema» abusi. «Poi se per dei colleghi americani e canadesi “tolleranza zero” indica un preciso tipo di provvedimento sono perfettamente d’accordo, ma quando parlo di protezione minori parlo di molte altre cose», ha chiosato Lombardi.

    Infine ancora Scicluna, insieme ad O’Malley e Cupich hanno riferito della rilevanza data in assemblea al tema della «collegialità». «Ogni diocesi ha a capo un vescovo responsabile che al contempo partecipa della responsabilità della Chiesa universale. Nel villaggio globale non possiamo non capire che se succede una cosa comunque coinvolge, tocca anche il resto del mondo», ha sottolineato il cardinale di Boston. Quindi l’errore più grande è di «preoccuparsi solo della propria area».

    Guai a pensare «questo è mio, mi riguarda in quanto vescovo», ha fatto eco Cupich, «siamo insieme un collegio di vescovi: quello che succede in una parte della terra riguarda tutti perché tutti dobbiamo aver cura dei figli di Dio». Ciò implica trasparenza, responsabilità, una comunicazione costante, visione ma anche strategia, e soprattutto la «testimonianza di vita chiara senza zone d’ombra». «Si possono fare tutte le leggi possibili – ha concluso l’arcivescovo di Chicago – ma senza un reale senso di responsabilità dei vescovi e delle Conferenze episcopali non arriveremo a nessun risultato».

  • Pope Francis slammed by crying Church sex abuse survivors for NOT apologising and claiming most attacks take place in families

    Pope Francis slammed by crying Church sex abuse survivors for NOT apologising and claiming most attacks take place in families

    Papa Francesco, denunciano piangendo le vittime di abusi sessuali della Chiesa, NON ha chiesto scusa e sostiene che la maggior parte degli abusi hanno luogo nelle famiglie

    Gli ATTIVISTI hanno denunciato il Papa dopo che non è riuscito a scusarsi per i preti pedofili e ha detto che la maggior parte degli abusi si verificano in famiglia.

    Papa Francesco ha concluso il suo summit di quattro giorni sulla prevenzione degli abusi sessuali del clero promettendo di affrontare i molestatori con “l’ira di Dio”.

    In un discorso a 190 cardinali e vescovi riuniti a Roma, ha chiesto una “battaglia a tutto campo” contro un crimine che dovrebbe essere “cancellato dalla faccia della terra”.

    Ma ha fatto arrabbiare le vittime di abusi e attivisti dicendo che la maggior parte degli abusi si verifica nelle famiglie.

    Hanno anche affermato che ha ripetuto vecchie promesse e offerto poche nuove proposte concrete per affrontare il problema.

    Sopravvissuto all’abuso, italiano, Alessandro Battaglia pianse in piazza San Pietro insieme ad altre vittime.

    “Non ho sentito un “mi dispiace “, non ho sentito nulla, nulla di concreto, nulla di ciò che è giusto”, ha detto.

    “Sono loro che ci hanno distrutto. Questo non è abbastanza, non siamo soddisfatti. “

    Becky Ianni, che è stata molestata dal suo parroco quando aveva otto anni, ha detto: “Potrebbe licenziare qualsiasi vescovo o cardinale che copra gli abusi che potrebbero proteggere i bambini”.

    Ma lei ha detto alla ABC, invece di parlare di “come stiamo andando” a “come useremo penitenza e preghiera”.

    “Mentre quelli sono buoni sentimenti, nessuna di queste cose proteggerà i bambini in questo momento”, ha detto Ianni, membro del consiglio di Survivors ‘Network of Those Abused by Priests, in un’intervista con NPR.

    Sono loro che ci hanno distrutto. Questo non è abbastanza, non siamo soddisfatti

    Anne Barrett-Doyle, del gruppo di esperti per il monitoraggio degli abusi clericali negli Stati Uniti, bishopaccountability.org, ha definito le parole del Papa “una letale delusione”.

    “Mentre i cattolici del mondo invocano un cambiamento concreto, il Papa offre invece promesse tiepide, che abbiamo già sentito prima.

    “Particolarmente angosciante è stata la razionalizzazione familiare del Papa secondo cui gli abusi si verificano in tutti i settori della società.

    “Avevamo bisogno di lui per offrire un piano audace e decisivo. Ci ha dato invece retorica difensiva e riciclata. “

    Il summit di quattro giorni ha ascoltato le testimonianze anonime di otto vittime che hanno raccontato la loro esperienza di abuso.

    Ma il Vaticano non ha idea se gli abusanti delle vittime siano ancora attivi come sacerdoti, ha detto a CBC News un organizzatore principale del summit.

  • Pedofilia, ovazione per la vaticanista che ‘avverte’ i vescovi: “Punite le mele marce o saremo i vostri peggiori nemici”

    Pedofilia, ovazione per la vaticanista che ‘avverte’ i vescovi: “Punite le mele marce o saremo i vostri peggiori nemici”

    L’intervento appassionato di Valentina Alzraki, corrispondente di un’emittente messicana, scuote il summit vaticano sulla protezione dei minori

    Dopo le accuse del cardinale Marx, un altro intervento ha scosso il summit sulla Protezione dei minori, voluto dal Papa per affrontare lo scandalo della pedofilia nella Chiesa cattolica. E’ stato quello di Valentina Alzraki, decana delle giornaliste vaticaniste in qualità di corrispondente presso la Santa Sede dell’emittente televisa, la più seguita del cattolicissimo Messico: “Se siete contro quanti commettono abusi o li coprono – ha esordito – , allora stiamo dalla stessa parte. Possiamo essere alleati, non nemici. Vi aiuteremo a trovare le mele marce e a vincere le resistenze per allontanarle da quelle sane. Ma se voi non vi decidete in modo radicale di stare dalla parte dei bambini, delle mamme, delle famiglie, della società civile, avete ragione ad avere paura di noi, perché noi giornalisti, che vogliamo il bene comune, saremo i vostri peggiori nemici”.

    Queste parole molto forti, che suonano quasi come una minaccia, hanno concluso la terza giornata del Summit: “Mi occupo del Vaticano – ha detto Valentina Alzraki – da quasi 45 anni. Cinque pontificati diversi, importantissimi per la vita della Chiesa e del mondo, con luci e ombre. In questi quattro decenni ho visto proprio di tutto. Quante volte mi è toccato ascoltare che lo scandalo degli abusi è ‘colpa della stampa, che è un complotto di certi mass media per screditare la Chiesa, che dietro ci sono poteri occulti, per mettere fine a questa istituzione’! Noi giornalisti sappiamo che ci sono informatori più rigorosi di altri, e che ci sono mass media più o meno dipendenti da interessi politici, ideologici o economici. Ma credo non si possa in alcun caso colpevolizzare i mass media per aver rivelato gli abusi o informato su di essi. Gli abusi contro i minori non sono pettegolezzi né chiacchiere, sono crimini. Ricordo le parole di papa Benedetto XVI, durante il volo per Lisbona, quando ci ha detto che la più grande persecuzione alla Chiesa non viene dai nemici esterni, ma nasce dal peccato al suo interno. Vorrei che usciste da quest’aula con la convinzione che noi giornalisti non siamo né quelli che abusano né quelli che coprono”.

    “La nostra missione – ha proseguito la giornalista – è di esercitare e difendere un diritto, che è il diritto a un’informazione basata sulla verità per ottenere giustizia. Noi giornalisti sappiamo che gli abusi non sono circoscritti alla Chiesa cattolica, ma dovete capire che con voi dobbiamo essere più rigorosi che con gli altri, in virtù del vostro ruolo morale. Rubare, per esempio, è sbagliato, ma se chi ruba è un poliziotto ci sembra più grave, perché è il contrario di quello che dovrebbe fare, cioè proteggere la comunità dai ladri”.

    Valentina Alzraki ha parlato anche degli abusi compiuti da sacerdoti e vescovi sulle suore. “Siamo sulla soglia di un altro scandalo, quello delle suore e religiose vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti e vescovi. Lo ha denunciato la rivista femminile dell’Osservatore Romano e Papa Francesco, durante il volo di ritorno da Abu Dhabi, ha riconosciuto che si sta lavorando da tempo sul tema, che è vero che bisogna fare di più e che c’è la volontà di fare di più. Vorrei che in questa occasione la Chiesa giocasse all’attacco e non in difesa, com’è avvenuto nel caso degli abusi sui minori. Potrebbe essere una grande opportunità perché la Chiesa prenda l’iniziativa e sia in prima linea nella denuncia di questi abusi, che non sono solo sessuali ma anche di potere”.

    “Mi congedo – ha poi concluso la decana dei vaticanisti – ringraziando papa Francesco per aver reso grazie, di fronte alla Curia, lo scorso mese di dicembre, per il lavoro ai giornalisti, che sono stati onesti e obiettivi nello scoprire sacerdoti depredatori e hanno fatto udire le voci delle vittime. Spero che dopo questo incontro, torniate a casa e non ci evitiate, anzi che ci cerchiate. Che possiate tornare alle vostre diocesi pensando che non siamo noi i lupi feroci, ma, al contrario, che possiamo unire le nostre forze contro i veri lupi”.

    L’intervento di Alzraki è stato salutato con un’ovazione dai giornalisti presenti al summit che si sono alzati in piedi per applaudire a lungo l’appassionata denuncia della collega.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/02/23/news/pedofilia_chiesa_summit_l_accusa_della_giornalista_vaticanista-219951390/amp/

  • Abusi, Lombardi: chi copre deve rispondere alla comunità

    Abusi, Lombardi: chi copre deve rispondere alla comunità

    Il moderatore del vertice vaticano fa il punto dell’incontro alla televisione francese Kto: «Dopo la testimonianza di una vittima c’è stato il silenzio del Venerdì Santo»

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    È «estremamente grave» coprire gli abusi sessuali sui minori e i vescovi che lo fanno devono rispondere «non solo a Dio ma alla comunità, alla Chiesa»: padre Federico Lombardi ha fatto il bilancio del vertice convocato dal Papa in Vaticano con i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo (21 – 24 febbraio), di cui è stato moderatore, intervistato dalla televisione cattolica francese Kto, sottolineando che il «risultato più importante» dell’incontro è stata la presa di coscienza del problema da parte di tutti i presuli, che prima mancava, e precisando che ci sono «ancora passi da fare» nella Chiesa cattolica universale nell’accompagnamento delle vittime.

    La «coscienza universale non era ancora» presente in tutta la Chiesa «ed è esattamente il risultato più importante» dell’incontro, ha detto il Gesuita ospite venerdì sera della trasmissione Sans langue de buis. «Nel mondo, nella chiesa universale, abbiamo ancora situazioni differenti: ci sono persone molto consapevoli, che hanno fatto un percorso di ascolto, una conversione, e cercano di trovare risposte positive, ma ci sono altri che non hanno ancora capito bene, o non hanno capito per niente… Ci sono esperienze diverse, ci sono paesi dove non è stato ancora sollevato il problema. Il Papa ha capito che è un problema universale, ed era necessario convocare tutti i vescovi insieme affinché il corpo della Chiesa insieme prendesse coscienza e si mettesse in cammino per affrontare: un problema universale e una risposta universale», ha detto Lombardi.

    Ci sono, nella Chiesa, «resistenze», ma «non resistenze di opposizione, piuttosto di non comprensione: ed essere insieme, scambiarsi idee, ascoltare insieme testimonianze davvero molto forti, ha messo tutto in movimento: in soli tre giorni è stato un vero cammino». Se in passato c’erano vescovi che «dicevano che i preti sono loro figli e si preoccupavano di loro e di nascondere i colpevoli più che dei fedeli abusati», ora c’è «consapevolezza della responsabilità per tutti i figli della Chiesa», un campo nel quale c’è «ancora molto da fare, perché una cosa sono le linee guida e le procedure ma altra cosa, molto importante, è l’accompagnamento spirituale». In questo senso, «la responsabilità e l’accountability è una delle questioni più importanti, al centro dell’incontro» perché «coprire i crimini è una cosa estremamente grave. È la negazione della verità, della guarigione delle vittime ed è molto grave. Ora stiamo responsabilizzando i vescovi, che non solo sono responsabili ma se non agiscono bene devono risponderne: e questa è una delle cose concrete» che seguiranno all’incontro, «la procedure e le norme, per rendere conto non solo a Dio, ma alla comunità e alla Chiesa».

    All’incontro di fine febbraio, padre Lombardi ha notato che, in particolare, le testimonianze delle vittime sono state molto forti ed ha sottolineato in particolare la donna che, a porte chiuse, si è rivolta una sera ai vescovi: «È stata talmente forte che alla fine io, che ero il moderatore, non potevo dire più neanche una parola o fare annunci di lavoro per il giorno dopo: mi è sembrata la liturgia del venerdì santo e tutti, a partire dal Papa, con le lacrime agli occhi, sono passati a ringraziare questa donna, tutti sono partiti in silenzio: è stato uno dei momenti più effettivi dell’incontro. Non mi aspettavo che una testimonianza così breve sarebbe stata così potente per tutta l’assemblea». Ma, in generale, «per le vittime ci sono diversi passi da fare: il primo è ascoltare davvero, cosa che non è stata ancora fatta dovunque».

    Quanto al futuro, ha detto Lombardi: «Oggi ci sono persone che vengono alla luce sessant’anni dopo avere subito abusi: e quando arriveranno le persone che oggi sono in silenzio? Bisogna avere un quadro chiaro della dinamica del problema, e corriamo rischi importanti con lo sviluppo della società perché ci sono anche problemi nuovi con la digitalizzazione, la diffusione della pornografia, adulta e minorile: bisogna continuare ad approfondire e capire cosa succede».

    È necessario, ha detto l’ex Portavoce vaticano, «recuperare la credibilità per la comunità della Chiesa, per la missione di servizio dei giovani e dell’infanzia in solidarietà con l’umanità di oggi: le Nazioni Unite e tutti i paesi sono preoccupati della violenza sui minori, se la Chiesa vuole aiutare in modo efficace e credibile deve essere rinnovata e avere l’esperienza e la capacità di creare luoghi sicure per la gioventù a casa propria». Per questo, «non è solo una questione di organizzazione e procedura, è una questione molto più profonda», ha detto il Gesuita: la lotta agli abusi «è un test fondamentale del rinnovamento della Chiesa».

    In Francia, dove l’intervista è stata registrata e trasmessa, il tema degli abusi nella Chiesa sta avendo ampia eco. Nel paese, dove il nunzio apostolico è accusato di molestie, il prossimo giovedì, 7 marzo, il tribunale correzionale di Lione emetterà una sentenza nel processo che ha visto alla sbarra il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo della città francese, e cinque suoi ex collaboratori, accusati di non aver denunciato gli abusi sessuali che il sacerdote Bernard Preynat ha compiuto a danno di oltre settanta scout minorenni tra il 1986 e il 1991. Domani, martedì 5 marzo, la televisione franco-tedesca Arte manda in onda un documentario intitolato «Religiose abusate, l’altro scandalo della Chiesa», frutto di due anni di un’inchiesta internazionale sugli abusi sessuali subiti dalle suore di diversi paesi.

  • Negato l’ingresso in Vaticano a un sopravvissuto – Survivor denied entry to Vatican

    Negato l’ingresso in Vaticano a un sopravvissuto – Survivor denied entry to Vatican

    By Chris Morris

    Un sopravvissuto di Dunedin agli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica, è stato allontanato dall’ingresso del Vaticano dalle Guardie svizzere.

    Darryl Smith è volato a Roma questa settimana per partecipare al raduno dei sopravvissuti, in coincidenza con il summit dei leader delle conferenze episcopali di tutto il mondo.

    Il signor Smith aveva sperato in un’udienza con papa Francesco e stava portando con sé una lettera di presentazione dal vescovo cattolico di Dunedin, il reverendo Michael Dooley, che ha anche contribuito a pagare il suo viaggio.

    Tuttavia, il Dr Murray Heasley, un portavoce di Auckland per la Rete dei sopravvissuti agli abusi nelle istituzioni basate sulla fede e i loro sostenitori, ha detto che per la visita vi erano dei problemi.

    Il dott. Heasley, che è anche a Roma per il raduno, ha dichiarato in un post di Facebook che a Mr Smith era stato “rifiutato l’ingresso in Vaticano per incontrare il Papa”.

    “Siamo stati bloccati dalla Guardia svizzera che ha respinto la lettera del vescovo Dooley e ci ha detto che dovevamo seguire un protocollo lungo e che richiede tempo.”

    “Non è stato importante dare priorità a un sopravvissuto nella settimana dei sopravvissuti, nonostante un volo di 40 ore da Dunedin.”

    “Ci guardavano come se fossimo pazzi, anche solo per aver pensato che un tale incontro fosse possibile.”

    Il signor Smith ha visitato la piazza pubblica davanti al Vaticano e ha rilasciato interviste agli organi di stampa australiani e di altri media internazionali riguardo alle sue esperienze, ha detto il dott. Heasley.

    Il dott. Heasley, ex prefetto capo della St Paul’s High School – ora parte del Kavanagh College – e laureato all’Università di Otago, è stato nominato rappresentante della Nuova Zelanda nel gruppo Ending Clergy Abuse Global (ECAG), che ha cinque giorni di incontri ed eventi in concomitanza con il summit dei vescovi.

    La riunione di questa settimana di circa 130 vescovi, tra cui il cardinale neozelandese John Dew, è stata indetta da Papa Francesco per discutere della crisi degli abusi sessuali che ha travolto la chiesa.

    (traduzione con Google)
    https://www.odt.co.nz/news/dunedin/survivor-denied-entry-vatican?fbclid=IwAR3XuGln4Y_Gj65feEAJcxARCNPRbl_MQ8GfAxoyLKTg8Gcujh8rKPil3ok

  • Pedofilia, il cardinale Pell va in carcere: “Fu una semplice penetrazione”

    Pedofilia, il cardinale Pell va in carcere: “Fu una semplice penetrazione”

    Pedofilia: revocata libertà su cauzione, Pell va in carcere. Rischia fino a 50 anni

    Il cardinale australiano George Pell si e’ visto revocare la liberta’ su cauzione dopo essere stato riconosciuto colpevole di abusi sessuali su due minorenni. Il 77enne sara’ detenuto in un centro di custodia cautelare fino alla sua condanna, quando sara’ trasferito in una prigione. La sentenza verra’ emessa il 13 marzo: l’alto prelato rischia fino a 50 anni di carcere per i 5 reati nei confronti delle due vittime di 12 e 13 anni, abusate negli anni ’90 nella sagrestia della chiesa St Patrick a Melbourne. Pell ha presentato appello contro il verdetto di colpevolezza.

    Dettagli choc sono emersi nell’udienza che ha condotto in carcere Pell, per bocca del suo stesso avvocato. Il principe del Foro australiano Robert Richter ha affermato che uno dei reati “non era più di un semplice episodio di penetrazione sessuale (plain vanilla sex, l’espressione usata, ndr) in cui il bambino non partecipava attivamente”. L’avvocato ha fatto questa affermazione-boomerang allo scopo di chiedere una condanna meno grave sostenendo che il cardinale non doveva rispondere di “circostanze aggravanti” ed era stato probabilmente “preso da un impulso irresistibile”, secondo quanto ha scritto The Guardian. Richter ha ulteriormente minimizzato – suggerendo ancora che un assalto era solo “fugace” e sostenendo che le vittime avrebbero mostrato segni a casa se fossero stati “veramente angosciati” – il Chief Justice Peter Ridd ha ribattuto definendo “insensibile, sfacciato e offensivo” e “scioccante” il comportamento di Pell.

    Pedofilia: Gisotti, Pell non ha piu’ incarico Vaticano

    Il cardinale George Pell non e’ piu’ prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia. A confermarlo, nella tarda serata di ieri, e’ stato con un tweet Alessandro Gisotti, direttore ad interim della sala stampa della Santa Sede. “Posso confermare che George Pell non e’ piu’ il prefetto della Segreteria per l’Economia”, ha scritto Gisotti.
    http://www.affaritaliani.it/cronache/pedofilia-il-cardinale-pell-va-in-carcere-fu-una-semplice-penetrazione-590338.html?fbclid=IwAR1DS1oDNggowjS2mmaC4jRtp_5pQXhNdIh787WpCWjqM7LE-tET3nuaeKY

  • Il Papa prepara un Motu proprio contro chi copre i preti pedofili

    Il Papa prepara un Motu proprio contro chi copre i preti pedofili

    Dopo il summit in Vaticano, prosegue la lotta di Francesco contro la piaga «mostruosa» e «scandalosa» degli abusi del clero

    DOMENICO AGASSO JR
    CITTÀ DEL VATICANO

    Per difendere i bambini dalla pedofilia il Vaticano lancerà tre «iniziative concrete»: un Motu proprio del Papa, un vademecum per i vescovi e task forces nelle diocesi. Lo annuncia, a conclusione del summit per la protezione dei minori, il portavoce padre Federico Lombardi. Poche ore prima il Pontefice ha riconosciuto che, anche se la piaga degli abusi è diffusa in vari ambiti, nella Chiesa diventa ancora più «mostruosa» e «scandalosa».

    Secondo l’arcivescovo di Malta monsignor Charles J. Scicluna, simbolo della lotta alla pedofilia, «l’abuso è un crimine gravissimo, ma anche il suo insabbiamento. E su questo non si può più tornare indietro». Per decenni «ci siamo concentrati sul crimine: ora abbiamo capito che l’insabbiamento è altrettanto importante». E questo aspetto, oltre ai temi della responsabilità e della trasparenza, saranno affrontati nelle imminenti misure normative.

    Si tratta anzitutto di un «nuovo Motu proprio (documento decisionale, ndr) del Papa “sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili”, per rafforzare la prevenzione e il contrasto contro gli abusi». È prevista poi la pubblicazione da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede di «un vademecum che aiuterà i vescovi del mondo a comprendere chiaramente i loro doveri e i loro compiti».

    E infine Francesco vuole «la creazione di task forces di persone competenti» per aiutare le diocesi ad affrontare «i problemi e realizzare le iniziative».

    Il Papa promette con forza: «Se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – sarà affrontato con la massima serietà». Poi il suo grido: «Nella rabbia, giustificata, della gente, la Chiesa vede il riflesso dell’ira di Dio, tradito e schiaffeggiato».

    Bergoglio indica inoltre un percorso in otto punti, direttive che partono anche dalle «Best Practices» dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Tra questi, la «Serietà impeccabile», ribadendo che «la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti». Senza più coperture.

    Tutto ciò peraltro non basta ai gruppi di vittime che in piazza San Pietro lamentano «rabbia e delusione», perché il convegno si sarebbe concluso solo con «parole» e «nessun fatto concreto». Secondo Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso, «molti vescovi sarebbero dovuti uscire senza abito talare».

  • Vaticano, vittime deluse dal Summit sulla pedofilia: ‘Ci aspettavamo di più’

    Vaticano, vittime deluse dal Summit sulla pedofilia: ‘Ci aspettavamo di più’

    Ieri si è concluso lo storico vertice fortemente voluto da Papa Bergoglio. Francesco Zanardi (Rete l’Abuso) si dice ‘indignato’.

    Si è concluso ieri, domenica 24 febbraio, lo storico Summit sulla pedofilia voluto da Papa Francesco in Vaticano. Durante il vertice sono stati mostrati anche alcuni video, alcuni abbastanza scottanti, in cui le vittime degli abusi hanno raccontato le loro storie. Ha colpito più di tutti quella relativa ad una ragazza africana, la quale ha denunciato di essere stata costretta ad abortire per ben tre volte fin da quando era adolescente, proprio da un religioso, che l’ha molestata fin da quando aveva 15 anni. Storie davvero terribili, a cui sono seguite poi le dichiarazioni, sconcertanti, dell’arcivescovo di Monaco – Frisinga, Reinhard Marx, il quale ha detto a chiare lettere che molti dossier sui responsabili sono stati distrutti, o mai aperti.