È in arrivo un nuovo Motu proprio di Papa Francesco “sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili“, per la prevenzione e il contrasto contro gli abusi “nella Curia romana e nello Stato della Città del Vaticano”. Lo ha annunciato padre Federico Lombardi al termine del summit in Vaticano con i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo. «È in arrivo in un futuro ravvicinato e accompagnerà una nuova legge dello Stato della Città del Vaticano e le Linee guida per il Vicariato della Città del Vaticano sullo stesso argomento», ha spiegato il coordinatore del summit. Tempo «qualche settimana, un mese o due», ha aggiunto Lombardi, la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicherà «un vademecum che aiuterà i vescovi del mondo a comprendere chiaramente i loro doveri e i loro compiti». Inoltre, «nello spirito della comunione della Chiesa universale, il Papa ha manifestato l’intenzione di favorire la creazione di task force di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi che si trovino in difficoltà per affrontare i problemi e realizzare le iniziative per la protezione dei minori». Oggi, ha aggiunto, «il Comitato organizzatore si incontrerà con i responsabili della Curia romana che hanno partecipato all’incontro, in modo da impostare fin d’ora il lavoro necessario per dare seguito, secondo il desiderio del Santo Padre, ai propositi e alle idee maturate nei giorni scorsi».
Categoria: Città del Vaticano
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Summit pedofilia, vittime deluse: «passo indietro, Chiesa carnefice»
https://www.vvox.it/2019/02/25/summit-pedofilia-vittime-deluse-passo-indietro-chiesa-carnefice/ -

Pedofilia, condannato in Australia il cardinale Pell: rischia 50 anni di carcere
Melbourne – Il cardinale George Pell, principale consigliere finanziario di papa Francesco e ministro dell’Economia vaticano, è stato giudicato colpevole da un tribunale in Australia di abusi sessuali su due ragazzini di 13 anni e rischia fino a 50 anni di carcere.
Il prelato, di 77 anni, era accusato di aver abusato di due ragazzini di 13 anni quando era arcivescovo a Malbourne negli anni Novanta. I fatti erano accaduti nella sacrestia della cattedrale di Saint Patrick dove erano in corso le prove del coro.
Pelle era stato giudicato colpevole lo scorso dicembre, ma la sentenza è stata ufficializzata solo oggi.
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“Bisognava cacciare subito qualche vescovo così la Chiesa non è credibile”
Intervista a Francesco Zanardi – di Paolo Rodari
Città del Vaticano“Noi vittime ci aspettavamo un finale differente. Quantomeno l’annuncio del licenziamento di diversi vescovi. Invece, abbiamo dovuto sentire il Papa che addirittura nel discorso finale arriva a dire che “la Chiesa, insieme ai suoi figli fedeli, è anche vittima” dei crimini della pedofilia. La Chiesa vittima? Questo è troppo, pensavo che le vittime fossimo noi.”
Francesco Zanardi, vittima degli abusi di un sacerdote all’età di undici anni e oggi presidente della Rete L’Abuso è furente. Le conclusioni del summit avvenuto in Vaticano per contrastare gli abusi sessuali del clero sui minori sono a suo dire “ridicole”.
Quattro giorni fa lei assieme ad altre vittime ha incontrato il Comitato organizzatore del summit. Cosa vi siete detti?
“La cosa più incredibile è che un membro del Comitato ci ha spiegato che loro vogliono intervenire, ma che le gerarchie non ubbidiscono. Una ragione più per cacciarle via, dico io! I nomi dei vescovi insabbiatori li conoscono. Cosa aspettano?”.
Cos’è la Chiesa per lei?
“A questo punto non saprei cos’altro dire se non che è un’organizzazione criminale”.
Cosa pensa delle parole del Papa?
“Se Francesco ritiene che la Chiesa sia vittima allora denunci i preti pedofili e in sede civile chieda i danni per quanto hanno fatto alla Chiesa. perché non lo fa?”.
In questi giorni ha potuto il Papa?
“Speravo, ma non si è fatto vedere. Ormai ho chiuso con lui e con la Chiesa. io e tutti i diciotto rappresentanti delle vittime riteniamo che sia stata tutta una buffonata. Come pensano di essere credibili in questo modo?”.
Quando avete incontrato il Comitato avete detto esattamente cosa vi aspettavate da questo summit?
“Eravamo pronti ad alzarci e a sbattere la porta se avessimo compreso che le cose sarebbero andate in questo modo. Ma abbiamo voluto dare fiducia, aspettare la fine. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ancora una volta solo e soltanto parole. Ma almeno finalmente è chiara una cosa: tolleranza zero significa credibilità zero”.
Il Vaticano ha annunciato un nuovo Motu proprio papale.
“Inizi a fare rispettare il Motu proprio precedente. A cosa serve un altro?”.
(trascrizione da La Repubblica del 25 febbraio 2019)
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Abusi sessuali su minori, la Chiesa ora prova davvero a sradicare la piaga
‘Tolleranza zero’, ma anche prevenzione e accompagnamento al pentimento. Il bilancio di quattro giorni di summit in Vaticano
di GIOVANNI PANETTIERE
Città del Vaticano, 25 febbraio 2019 – Comprensione della portata universale del dramma della pedofilia nella Chiesa, concretezza nella lotta a un crimine che mina la credibilità dell’intero popolo di Dio. Questo chiedeva ai partecipanti papa Francesco alla vigilia del summit vaticano sulla tutela dei minori, questo è ciò a cui in buona sostanza hanno assolto i presidenti degli episcopati nazionali, i vertici della Curia romana, i delegati dei superiori generali delle congregazioni e degli ordini religiosi.
Il rischio, che ci si limitasse a una dotta discussione sulle cause delle violenze da accompagnarsi all’ennesimo e ormai stucchevole atto di dolore per gli abusi e gli insabbiamenti, era dietro l’angolo. Invece la sentita liturgia penitenziale nella Sala Regia del Palazzo apostolico è andata di pari passo con la visione teologica sulla responsabilità della Chiesa e soprattutto la messa a punto di strategie per prevenire e arginare l’orrore, ascoltare e accompagnare i sopravvissuti nel cammino di guarigione. L’impegno, a conclusione dei quattro giorni di assise, è quello di curare l’aspetto psicologico dei candidati al sacerdozio, di scongiurare il fenomeno dei seminaristi che, allontanati da un istituto, con disinvoltura passano a un altro, di fissare percorsi separati per segnalare alle autorità superiori le molestie perpetrate da un vescovo, di denunciare gli abusi alle istituzioni civili(anche se permane la linea di chi chiede di attenersi scrupolosamente alle leggi civili dei singoli Paesi), di coinvolgere maggiormente i laici nel contrasto a un crimine così odioso e infine di rafforzare nei processi canonici il ruolo (ad oggi, in pratica inesistente) dei sopravvissuti alle violenze.
Durante il dibattito non sono mancate alcune note stonate che nell’Aula nuova del Sinodo però non hanno trovato un’orchestra pronta a eseguirle. Si pensi a chi ha cercato, in scia alla lettera dei cardinali tradizionalisti Raymond Burke e Walter Brandmueller e con l’appoggio di network americani ultraconservatori che diedero eco al dossier Viganò, di sostenere un nesso fra omosessualità e pedofilia. Finendo in tal modo in rotta di collisione con le acquisizioni scientifiche correnti e rendendo potenzialmente criminale una categoria tout court di uomini e donne, come ha fatto d’altronde rilevare il segretario aggiunto dell’Ex Sant’Uffizio, Charles Scicluna. Perplessità ha suscitato anche l’affermazione di alcuni vescovi africani(nel complesso poco coinvolti nei lavori) su una sorta di ‘ossessione’ della Chiesa per gli abusi sessuali sui minori. Tali presuli hanno ragione da vendere nel pretendere ogni sforzo ecclesiale possibile contro altri attentati all’infanzia (bambini soldato e lavoro minorile), ma ragioni culturali (non si parla di sesso in pubblico così come non è neanche concepibile che il prete, spesso il baba del villaggio, molesti un piccolo) non possono far sospettare una qualche volontà di sottovalutare il problema. Nel discorso finale del summit il Papa l’ha detto chiaro e tondo: la pedofilia è un fenomeno “abominevole”, storicamente diffuso purtroppo in tutte le culture e società. E, come si è piú volte insistito al summit, va affrontato in maniera collegiale e sinodale.
Calato il sipario sul vertice, ora l’attenzione si sposta sul follow up dell’assise. Padre Federico Lombardi, moderatore del summit, ha già fatto sapere che nei prossimi mesi saranno messe a punto delle prime iniziative concrete anti-pedofilia (per esempio, un motu proprio del Papa sui casi di abusi sui minori che riguardano la Curia romana e il Vaticano, un vademecum per i vescovi, l’istituzione in ogni diocesi di task force ad hoc).
Queste azioni raccoglieranno una prima eredità degli orientamenti usciti dal vertice e destinati ad andare oltre la semplice ‘tolleranza zero’. Un’espressione ad effetto, cara ovviamente ai sopravvissuti agli abusi, ma che, come evidenziato da alcuni partecipanti al simposio, si concentra sulla sola fase punitiva della lotta alla pedofilia. Questa battaglia comprende anche la prevenzione delle violenze e l’accompagnamento delle vittime (sulla via della guarigione) e, una volta condannati, dei loro aguzzini (verso il pentimento e la conversione). La prioritaria sete di giustizia non può e non deve annichilire tutto il resto.
La tentazione per la Chiesa, dopo la chiusura del summit, potrebbe essere quella del legalismo: pensare, cioè, di poter arginare la piaga (i preti-orchi forse continueranno a esistere), attingendo alle sole norme giuridiche e ai protocolli. Ma la differenza, per limitare molestie e insabbiamenti, con tanto di dossier distrutti (il cardinale Reinhard Marx ha sollevato il velo su una oscena verità), la fa una puntuale applicazione di leggi e linee guida, senza lasciar prevalere amicizie scomode o conati di clericalismo, perché, il Papa non ha dubbi, anche “un solo caso di abuso” nella Chiesa rappresenta una “mostruosità”.
Solo cosí il popolo di Dio, a cui va il merito, (anche sotto pressione dei media), di essere stato l’unico ente internazionale ad aver voluto approfondire a così alti livelli il dramma della pedofilia, potrà dirsi credibile nel suo candidarsi ad “affrontare con decisione il fenomeno sia all’interno sia all’esterno” di se stessa. Altrimenti saranno belle parole al vento. Anche se a pronunciarle è stato il Papa.
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Zanardi, abusato da un prete: «Continuerò a sentirmi un vaso rotto»
di MONICA COVIELLO – «Un vaso rotto: così si rimane. Si possono rimettere insieme i cocci, ma le crepe continueranno a segnarlo. Un bambino abusato non riuscirà mai a dimenticare, mai a mettere davvero da parte quello che gli è stato fatto». Francesco Zanardi, 48 anni, a 11 è stato vittima di violenza da parte del prete della parrocchia che frequentava, è diventato un attivista e ha fondato la rete «L’Abuso». Questi sono stati giorni molto importanti per lui: quelli del summit sulla pedofilia in Vaticano. Zanardi, che vive a Savona, li ha trascorsi a Roma, in attesa di novità e aperture che, però, non si sono concretizzate.
«Nel documento rilasciato dalla Santa Sede, la Chiesa dice di essere vittima. Ma le vittime siamo noi: la Chiesa è stata carnefice. Sono deluso: mi è dispiaciuto sentire le solite promesse rivolte al futuro», ci spiega. «Non ci sono stati provvedimenti tangibili, il passato sembra essere stato dimenticato. È come se ci fosse stato detto: “Siete stati delle vittime? Ci spiace, non lo facciamo più”. Ma quante volte abbiamo già sentito quella promessa? Noi ci aspettavamo almeno che venissero consegnati alle autorità quei fascicoli mai rilasciati alla magistratura. Non sappiamo dove siano e cosa facciano tutti i preti pedofili, ma la Chiesa lo sa». Molti dei dossier con i nomi dei colpevoli, poi, sono stati distrutti. «Ma quelli che sono rimasti, perché non sono stati consegnati? Qual è il motivo?».
«Ci saremmo aspettati che Papa Francesco avesse destituito tutti quei vescovi che per tanto tempo hanno insabbiato i casi di pedofilia». A dicembre, il Pontefice ha rimosso dal suo circolo due stretti consiglieri coinvolti nello scandalo degli abusi sessuali: uno è George Pell, l’altro Francisco Errázuriz Ossa. Ma Zanardi ricorda il caso di don Giovanni Trotta: accusato di una dozzina di abusi, venne ridotto allo stato laicale. «Il suo caso fu coperto da Luis Ladaria, l’attuale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, quella che dovrebbe giudicare i preti pedofili», continua Zanardi. «La sua riduzione allo stato laicale non venne comunicata ai fedeli per non dare scandalo e Ladaria, il responsabile di questa insabbiatura, continua a ricoprire il suo incarico nella Congregazione». Zanardi aggiunge che, grazie alla discrezione di Ladaria, «Trotta continuò a fingersi prete e abusò di altri otto ragazzini».
Per Zanardi, l’altro problema è che i processi a cui vengono sottoposti gli accusati sono quelli canonici, e non quelli del tribunale civile. «Questi procedimenti interni alla Chiesa contestano la violazione del sesto comandamento: la vittima non è il bambino abusato, ma Dio. E la massima pena che si può comminare a un prete è la riduzione allo stato laicale. A noi interessa che i carnefici subiscano un processo penale, che siano condannati e che debbano risarcire le vittime. Il processo canonico restituisce giustizia solo a Dio: non dico di non farlo, ma non è sufficiente. Non basta cacciare i pedofili: bisogna processarli, perché i preti che violentavano i bambini continueranno a farlo, magari solo non più in chiesa».
Altre volte, la Chiesa ha coperto i carnefici: Zanardi ricorda il caso di don Mauro Inzoli, ex Comunione e Liberazione, condannato per molestie sui minori. «La magistratura chiese al Vaticano i documenti che lo riguardavano, ma non li ricevette. E così, mentre la Chiesa dorme e non collabora, tanti altri bambini diventano vittime».
Come successe a lui. «Quel prete abusò di me per quattro eterni anni, da quando ne avevo 11. Riuscii poi finalmente a lasciare la parrocchia, ma fu un trauma che mi segna ancora oggi. Lasciai gli amici, mi feci trascinare nel tunnel della droga. Quelle aggressioni bloccarono la mia sfera sessuale, l’affettività e i rapporti sociali: avevo una paura folle di tutto. Non a caso quello che si subisce viene chiamato “danno biologico”: ti condiziona la vita, e non riesci a recuperare».
Le ex vittime che fanno parte della sua rete sono 800 circa: la maggior parte ha subito violenza quando aveva dagli 11 ai 14 anni, ma ci sono anche casi di bambini violentati a sei, otto anni. «Fra tutti noi è molto comune la somatizzazione: io mi sono ammalato di tumore al colon, molti hanno problemi intestinali, come il morbo di Crohn. Ci si abitua a vivere da vittime: una parte di se stessi muore per sempre e una parte di coscienza non matura. Continuiamo a sentirci in colpa. Ripariamo un po’, ma non superiamo mai. L’unica certezza che abbiamo è che non vogliamo che succeda ad altre persone: vogliamo che i bambini siano al sicuro».
https://www.vanityfair.it/news/diritti/2019/02/25/pedofilia-zanardi-abusato-da-un-prete-continuero-sentirmi-un-vaso-rotto
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L’incontro sugli abusi in Vaticano è stato deludente
Sono state pronunciate parole molto dure ma di concreto si è deciso ben poco, dicono osservatori e associazioni delle vittime
Dal 21 al 24 febbraio in Vaticano si è svolto un incontro su “La protezione dei minori nella Chiesa”, durante il quale – alla presenza dei presidenti delle conferenze episcopali del mondo e dei responsabili dei diversi ordini religiosi – si è parlato degli abusi sessuali compiuti dagli ecclesiastici sui bambini e sugli adolescenti.
Nella messa conclusiva di domenica, che si è tenuta nella Sala Regia del Vaticano, il Papa ha paragonato gli abusi alla «crudele pratica religiosa, diffusa nel passato di alcune culture, di offrire esseri umani – spesso bambini – come sacrifici nei riti pagani», e ha aggiunto che è arrivato il momento di «affrontare con decisione il fenomeno sia all’interno che all’esterno della chiesa». Secondo papa Francesco, la pedofilia è «la manifestazione attuale dello spirito del male» e il prete che abusa di minori è «uno strumento di Satana».
Al di là delle parole di condanna anche molto dure, non si è affrontato però in modo ampio e sistematico il problema degli abusi – che non riguarda solamente i bambini ma anche molte donne religiose – e il Papa non ha annunciato alcuna misura concreta, come invece si aspettavano diverse associazioni di vittime che hanno criticato in modo molto esplicito l’esito dell’incontro. «Mentre i cattolici del mondo invocano un cambiamento concreto, il Papa offre promesse tiepide, che abbiamo già sentito», ha detto per esempio Anne Barrett Doyle, leader di BishopAccountability, un gruppo che mappa e tiene traccia dei vari episodi di abusi nella Chiesa. Marie Collins, che quando aveva tredici anni aveva subito abusi sessuali da un cappellano durante un ricovero in ospedale in Irlanda, e che nel 2017 si è dimessa dalla Pontificia Commissione per la protezione dell’infanzia istituita nel 2014 da papa Francesco proprio per affrontare questo problema, ha detto di essere delusa dal summit in Vaticano.
Le aspettative per questo incontro, scrivono diversi giornali internazionali, erano molto alte: ci si attendeva una vera svolta politica da parte del Papa e l’annuncio di nuove regole interne, per esempio l’esclusione immediata degli ecclesiastici abusanti e dei vescovi o dei prelati che, in modo complice, avevano contribuito a coprirli. Non è stato annunciato niente di tutto questo: invece di modificare le norme e le pratiche, il Papa ha usato l’incontro per parlare soprattutto ai vescovi della necessità di un ampio cambiamento culturale. «Alla fine, sono i cambiamenti del cuore ad essere importanti», ha detto domenica pomeriggio l’arcivescovo di Malta Charles Scicluna.
Dopo la fine dell’incontro diversi alti funzionari della Chiesa hanno detto di aver raggiunto un risultato positivo. Il cardinale Daniel N. DiNardo, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, ha detto di essere «molto soddisfatto»; l’arcivescovo Eamon Martin, presidente della Conferenza episcopale cattolica irlandese, ha detto che l’obbligo di proteggere i bambini nella Chiesa appartiene giustamente ai vescovi del mondo: «Sono sempre spaventato dal pensiero che in qualche modo la protezione possa essere comandata da Roma». E l’arcivescovo Mark Benedict Coleridge, presidente della Conferenza episcopale australiana, ha spiegato che la Chiesa ha bisogno di credere ai sopravvissuti e di assicurare che i violentatori non abbiano mai l’opportunità di “offendere” di nuovo: «Siamo stati il nostro peggior nemico». L’arcivescovo Mark Benedict Coleridge ha paragonato il risveglio dei vescovi a «una rivoluzione copernicana» e ha detto che la Chiesa doveva mettere le vittime, come il Sole, al centro del proprio sistema.
Il fatto di concentrarsi sull’evoluzione spirituale dei vescovi, sulla loro consapevolezza e sull’importanza di farli lavorare insieme per affrontare gli abusi sessuali è sembrato però molto poco a coloro che avevano sperato che il Papa facesse di più, utilizzando la sua stessa autorità: «La tolleranza zero dovrebbe essere la legge universale, e il Santo Padre può introdurla da solo», ha detto Nicholas P. Cafardi, un importante avvocato statunitense.
Alla fine del vertice, il Vaticano ha comunque annunciato che alcuni provvedimenti specifici saranno adottati presto: un rafforzamento delle leggi sulla protezione dei bambini all’interno dei confini del Vaticano, un manuale «molto breve» per i vescovi per aiutarli a capire i loro doveri quando si verificano casi di abuso, una task force di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi a realizzare le iniziative per la protezione dei minori. Tutte misure limitate, precisa il New York Times, e che erano già state prese in considerazione prima del summit.
Fuori dal Vaticano le persone sopravvissute agli abusi hanno marciato e tenuto conferenze informative. All’interno, nelle sedute presiedute dallo stesso papa Francesco, i vescovi più importanti del mondo hanno ascoltato le terribili testimonianze delle vittime di abuso, molte delle quali hanno denunciato l’indifferenza e la complicità dei leader della chiesa. Una suora nigeriana ha mosso critiche molto precise per il silenzio ipocrita e la mancanza di trasparenza da parte delle più alte gerarchie.
Il discorso critico che è circolato di più è stato quello di una giornalista messicana che si occupa di Vaticano, Valentina Alazraki: «Quante volte mi è toccato ascoltare che lo scandalo degli abusi è “colpa della stampa, che è un complotto di certi mass media per screditare la Chiesa, che dietro ci sono poteri occulti, per mettere fine a questa istituzione”… noi abbiamo scelto da quale parte stare. Voi lo avete fatto davvero, o solo a parole?» E ancora: «Se siete contro coloro che commettono abusi o li coprono, allora stiamo dalla stessa parte. Possiamo essere alleati e non nemici. Vi aiuteremo a trovare le mele marce e a vincere le resistenze per allontanarle da quelle sane. Ma se voi non vi decidete in modo radicale a stare dalla parte dei bambini, delle mamme, delle famiglie, della società civile, avete ragione ad avere paura di noi, perché noi giornalisti, che vogliamo il bene comune, saremo i vostri peggiori nemici». La giornalista ha parlato anche delle suore e delle religiose vittime di abusi sessuali, dando ai vescovi una serie di suggerimenti concreti: «A volte, il bollettino della Sala Stampa della Santa Sede informa su una rinuncia senza spiegarne le ragioni: la notizia della rinuncia di un sacerdote che ha commesso abusi dovrebbe essere data con chiarezza, in modo esplicito».
https://www.ilpost.it/2019/02/25/incontro-abusi-sessuali-vaticano/amp/?fbclid=IwAR07xPn-rH7aDrrPjKvSQ70_i9OabriaFGHq74SnBf6rhk3_eY3PL6DFP8w
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Pedofilia, Papa Francesco: «Piaga mostruosa, più grave nella Chiesa Prete che abusa strumento di satana»
Il Pontefice interviene alla fine della Messa che conclude l’incontro planetario sulla protezione dei minori e parla di «manifestazione attuale dello spirito del male»
di Gian Guido Vecchi
È «giunta l’ora» di «affrontare con decisione il fenomeno sia all’interno sia all’esterno della Chiesa». Alla fine della Messa nella Sala Regia, la celebrazione che conclude l’incontro planetario sulla «protezione dei minori» e gli abusi pedofili, Francesco parla di «crimini abominevoli che vanno cancellati dalla faccia della terra», evoca «i sacrifici pagani» e guarda dentro ma anche fuori la Chiesa: «Siamo dinanzi a un problema universale e trasversale che purtroppo si riscontra quasi ovunque». Certo, premette il Papa: «Dobbiamo essere chiari: l’universalità di tale piaga, mentre conferma la sua gravità nelle nostre società, non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa. La disumanità del fenomeno a livello mondiale diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica».
La pedofilia è «la manifestazione attuale dello spirito del male» e il prete che abusa di bambini diventa «uno strumento di satana». Alla fine del lungo intervento, una sorta di saggio con tanto di bibliografia e statistiche delle organizzazioni internazionali, il Papa elenca sette punti ispirati alle «Best Practices» formulate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: la «tutela dei bambini» (cita le parole di Gesù: «Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare»); la «serietà impeccabile» (cita il suo discorso di Natale alla Curia: «la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti. La Chiesa non cercherà mai di insabbiare o sottovalutare nessun caso»); una «vera purificazione» (non dobbiamo cadere nella trappola di accusare gli altri, che è un passo verso l’alibi che ci separa dalla realtà); la «formazione» e quindi la selezione dei seminaristi, la necessità di «rafforzare e verificare le linee guida delle conferenze episcopali» perché «abbiamo valore di norme e non solo di orientamenti» («nessun abuso deve mai essere coperto, così come era abitudine nel passato»); l’impegno ad essere vicini e «accompagnare le persone abusate»; infine l’attenzione al «mondo digitale» («occorre qui incoraggiare i Paesi e le Autorità ad applicare tutte le misure necessarie per limitare i siti web che minacciano la dignità dell’uomo, della donna e in particolare dei minori: il reato non gode del diritto alla libertà) e la lotta al «turismo sessuale».
Tuttavia, spiega il Papa, il fenomeno è più ampio dei crimini ecclesiastici: «Il nostro lavoro ci ha portato a riconoscere, una volta in più, che la gravità della piaga degli abusi sessuali su minori è un fenomeno storicamente diffuso purtroppo in tutte le culture e le società. Essa è diventata, solo in tempi relativamente recenti, oggetto di studi sistematici, grazie al cambiamento della sensibilità dell’opinione pubblica su un problema in passato considerato tabù, vale a dire che tutti sapevano della sua presenza ma nessuno ne parlava. Ciò mi porta alla mente anche la crudele pratica religiosa, diffusa nel passato in alcune culture, di offrire esseri umani – spesso bambini – come sacrifici nei riti pagani», sillaba. Del resto, «ancora oggi le statistiche disponibili sugli abusi sessuali su minori, stilate da varie organizzazioni e organismi nazionali e internazionali, Oms, Unicef, Interpol, Europol e altri, non rappresentano la vera entità del fenomeno, spesso sottostimato principalmente perché molti casi di abusi sessuali su minori non vengono denunciati, in particolare quelli numerosissimi commessi nell’ambito famigliare». L’unica cosa certa, aggiunge, «è che milioni di bambini nel mondo sono vittime di sfruttamento e di abusi sessuali».
«Vogliamo che si prendano tutte le misure possibili perché simili crimini non si ripetano», ha detto il Papa all’Angelus. Da domani la Santa Sede e in particolare il comitato organizzatore, assieme alle conferenze episcopali, promettono di mettersi al lavoro per definire una serie interventi e riforme discussi nei tre giorni di incontro dalle gerarchie delle Chiese di tutto il mondo. Ma le associazioni di vittime si aspettavano che il Papa annunciasse già misure definite. Davanti a piazza San Pietro ci sono il portavoce Peter Isely e alcuni membri dell’associazione di vittime «Ending of Clergy Abuse». La prima reazione alle parole di Francesco è di «rabbia» e «grande delusione»: «Nel testo del Papa non c’è nulla, solo parole. Nessuna misura concreta. Dice perfino che la Chiesa si sta interrogando su cosa fare. Sono vent’anni che si interrogano».
https://www.corriere.it/cronache/19_febbraio_24/pedofilia-papa-francesco-piaga-mostruosa-piu-grave-chiesa-prete-che-abusa-strumento-satana-3a04fc94-381c-11e9-af2a-db624861da78.shtml
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Pedofilia, in arrivo un “motu proprio” di Papa Francesco e una task force
Il Vaticano annuncia un vademecum di papa Francesco per contrastare la piaga della pedofilia
Il summit sulla prevenzione degli abusi non è stato convocato affinché le richieste delle vittime restassero lettera morta.
Questa mattina, dopo le conclusioni rilasciate da papa Francesco, qualche sigla associativa si era detta insoddisfatta.
Ma la Santa Sede disporrà in maniera concreta. Lo ha chiarito padre Federico Lombardi, come riportato pure dall’Adnkronos: le istituzioni ecclesiastiche, e soprattutto il pontefice, procederanno per mezzo di un vademecum. Si parla di un proprio Motu proprio che, secondo la gerarchia giuridica delle fonti vaticane, sta a significare che Bergoglio intende dare al documento un valore esecutivo. Il fine sembra anche quello di rendere sempre più difficili, se non impossibili, quelli che vengono chiamati insabbiamenti. Oltre a quello di proteggere i minori e le cosiddette “persone vulnerabili”.
La trasparenza è la chiave individuata per arginare gli scandali e i comportamenti delittuosi di alcuni consacrati. Apprendiamo quindi dall’agenzia citata che verrà pubblicato “un vademecum che aiuterà i vescovi del mondo a comprendere chiaramente i loro doveri e i loro compiti”. Questa è la novità annunciata dal padre gesuita, ex direttore de la Sala Stampa. E si parla pure di ulteriori misure di carattere legislativo.
Lombardi ha infatti continuato, dichiarando che “nello spirito della comunione della Chiesa universale, il Papa ha manifestato l’intenzione di favorire la creazione di task forces di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi che si trovino in difficoltà per affrontare i problemi e realizzare le iniziative per la protezione dei minori”. Dove “task force” potrebbe significare la creazione di un gruppo di ecclesiastici deputato a combattere, senza tregua, il fenomeno in oggetto.
Quelle del Santo Padre dunque non dovrebbero essere “solo parole”, come un’associazione che riunisce le vittime aveva ventilato durante le prime ore della giornata di oggi. Il Vaticano continuerà la sua azione attraverso la scrittura e quindi l’attuazione di norme. A essere terminati, del resto, sono solo i lavori del “Sinodo stroardinario”. L’impegno delle istituzioni ecclesiastiche – così come ritenuto opportuno da tutte le parti in campo – dovrà continuare nel tempo: “Il Comitato organizzatore – ha specificato Lombardi – si incontrerà con i responsabili della Curia romana che hanno partecipato all’incontro, in modo da impostare fin d’ora il lavoro necessario per dare seguito, secondo il desiderio del Santo Padre, ai propositi e alle idee maturate nei giorni scorsi”.
Alla riflessione seguiranno degli atti pragmatici, attraverso cui predisporre degli strumenti per intervenire sulla piaga della pedofilia.
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/pedofilia-arrivo-documento-papa-francesco-1651102.html
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Summit sulla pedofilia: rotto il tabù del fondatore dei Legionari di Cristo che abusava dei seminaristi
Città del Vaticano – Ci voleva il coraggio di una donna per scuotere in modo tanto franco cardinali e vescovi: «Chiedetevi: siete nemici di quanti commettono abusi o li coprono tanto quanto lo siamo noi giornalisti? Noi abbiamo scelto da quale parte stare. Voi, lo avete fatto davvero, o solo a parole?».
A parlare a nome di tutti i giornalisti è la decana dei vaticanisti, la messicana Valentina Alazraki, corrispondente della tv Televisa che offre una alleanza tra prelati e stampa. «Se siete contro quanti commettono abusi o li coprono, allora stiamo dalla stessa parte. Possiamo essere alleati, non nemici. Vi aiuteremo a trovare le mele marce e a vincere le resistenze per allontanarle da quelle sane. Ma se voi non vi decidete in modo radicale di stare dalla parte dei bambini, delle mamme, delle famiglie, della società civile, avete ragione ad avere paura di noi, perché noi giornalisti, che vogliamo il bene comune, saremo i vostri peggiori nemici».
Alazraki lamenta che troppo spesso, in questi anni, si sono sentiti cardinali e vescovi che dicevano che lo scandalo degli abusi è «colpa della stampa, che è un complotto di certi mass media per screditare la Chiesa, che dietro ci sono poteri occulti, per mettere fine a questa istituzione».
L’appello è di comunicare le notizie sui preti pedofili «perché, se non lo fate – ha detto Alazraki – diventate automaticamente complici di quanti commettono abusi. Non fornendo le informazioni che potrebbero evitare che queste persone commettano altri abusi, non state dando ai bambini, ai giovani, alle loro famiglie gli strumenti per difendersi da nuovi crimini».
Per la prima volta dall’inizio del summit sugli abusi nella sala vaticana affiora così la storia più mostruosa e sproporzionata di abusi della Chiesa in epoca moderna: il caso del fondatore dei Legionari di Cristo, Maciel Macial Degollado.
«Sono messicana – ha detto – e non posso non menzionare il caso forse più terribile che sia accaduto all’interno della Chiesa, quello di Marcial Maciel, il fondatore messicano della Legione di Cristo. Sono stata testimone di questo triste caso dall’inizio alla fine (…) Non bisogna dimenticare che nella Legione c’era un quarto voto secondo il quale se un legionario vedeva qualcosa che non lo convinceva di un superiore, non poteva né criticarlo né tanto meno commentarlo. Senza questa censura, senza questo occultamento totale, se ci fosse stata trasparenza, Marciel Maciel non avrebbe potuto abusare per decenni di seminaristi e avere tre o quattro vite, mogli e figli, che sono arrivate ad accusarlo di avere abusato della sua stessa prole. Per me questo è il caso più emblematico di una comunicazione malata, corrotta, da cui si possono e si devono imparare varie lezioni».
https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_papa_francesco_summit_vaticano-4319733.html
