Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Città del Vaticano

  • Scandalo nel collegio dei ‘chierichetti’, indagine del Vaticano: no abusi, ci furono rapporti gay

    Scandalo nel collegio dei ‘chierichetti’, indagine del Vaticano: no abusi, ci furono rapporti gay

    La denuncia di un ex seminarista era stata ripresa da Gianluigi Nuzzi, all’interno del suo ultimo libro. Nuove indagini sulla vicenda confermano che negli ultimi anni si sono verificate vicende di rapporti tra i ragazzi ospiti

    di PAOLO RODARI

    CITTÀ DEL VATICANO. Si tinge sempre più di giallo la vicenda del preseminario San Pio X, il collegio situato a palazzo San Carlo, dentro le mura leonine, dove alloggiano i cosiddetti ‘chierichetti’ del Papa. Recentemente è stato il giornalista Gianluigi Nuzzi, all’interno del suo ultimo libro Peccato originale (Chiarelettere), a riportare la denuncia di un ex seminarista che scrive in una lettera di aver assistito ad abusi sessuali avvenuti proprio lì dentro. Oggi è l’Ansa a riportare la notizia che un nuovo e recente filone di indagini, condotto dalle autorità vaticane proprio nell’ambito del preseminario, avrebbe portato alla luce il fatto che negli ultimi anni si sono verificate soltanto vicende di rapporti omosessuali tra i ragazzi ospiti. Secondo quanto scrive l’Ansa, in sostanza, i risultati delle indagini andrebbero a ribaltare le conclusioni di precedenti accertamenti, che invece non avevano trovato riscontri per simili vicende. Nel pomeriggio la Sala Stampa Vaticana ha diramato un comunicato nel quale spiega che “i fatti denunciati avrebbero coinvolto alcuni coetanei tra loro”. Per questo è in corso una nuova indagine.

    La denuncia contenuta nel libro di Nuzzi è comunque precisa e circostanziata. L’autore di Vaticano S.p.A., Sua Santità e Via crucis, infatti, riporta una lettera di denuncia scritta dal polacco Kamil Tadeusz Jarzembowski. L’autore della missiva è un ex studente del preseminario che dichiara: “A settembre del primo anno di frequenza, cioè al mio rientro in Vaticano dopo le vacanze estive, il rettore mi assegnò una stanza dormitorio da dividere con Paolo, anch’egli alunno del preseminario. Nel corso dell’anno scolastico, e più precisamente dalla fine del mese di settembre fino all’inizio del mese di giugno, sono stato testimone di atti sessuali che Antonio esigeva da Paolo, atti sessuali che si compivano nonostante la mia presenza. Gli atti venivano svolti sempre di sera, intorno alle 23”.

    Secondo quanto ha spiegato Kamil, anche il molestatore era un ragazzo ma, ha precisato nel corso di un servizio de Le Iene, aveva comunque “una posizione di potere all’interno del seminario e anche della Basilica di San Pietro. Non era un normale seminarista perché godeva della massima fiducia del rettore. Era lui che sceglieva cosa facevo io, cosa faceva il mio amico e così via”.

    E ancora: “Dopo che tutti gli altri alunni si erano coricati, Antonio accedeva nella stanza dormitorio condivisa da me e Paolo. Qui avvenivano rapporti di sesso orale, mentre alcune volte i due si recavano insieme in un’altra stanza per proseguire il rapporto. Antonio aveva libero accesso al preseminario, era particolarmente benvoluto da diversi monsignori, esercitando una certa influenza su noi allievi. Antonio poteva godere di forti e particolari rapporti di fiducia che gli consentivano, pur non avendo incarichi ufficiali nell’istituzione, di muoversi con potere nel preseminario. Questo garantiva la possibilità di esercitare una forma di potere e di intimidazione nei più giovani seminaristi (che si sentivano di fatto a lui subalterni). È questa la ragione per cui Paolo si sentiva obbligato a cedere alle sue richieste, le quali infatti sottendevano un sottile e inespresso ricatto: in caso di resistenza alle richieste, il mio amico studente avrebbe potuto avere dei problemi con i superiori o sarebbe stato ‘punito’ con l’assegnazione di un ruolo più marginale nello svolgimento del servizio liturgico, soprattutto in occasione delle celebrazioni pontificie”.

    “Le stesse preoccupazioni – scrive ancora l’ex seminarista – erano alla base del mio imbarazzo e della mia paura a denunciare apertamente i fatti dei quali ero testimone. Una mia presa di posizione diretta ed esplicita avrebbe infatti determinato il mio allontanamento dal seminario, essendo io consapevole del fatto che Antonio godeva di una speciale protezione da parte della gerarchia.La crescente angoscia di fronte al ripetersi degli avvenimenti sopra ricordati, unita alla paura di essere allontanato, mi indussero comunque a confidare le mie preoccupazioni e il mio sconcerto al mio direttore spirituale (e direttore spirituale dell’intero seminario), don Marco”.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2017/11/18/news/vaticano_accertati_rapporti_gay_nel_collegio_dei_chierichetti-181432342/

  • Abusi sessuali sui chierichetti del Papa, il Vaticano conferma: “In corso indagine per far luce sull’accaduto”

    Abusi sessuali sui chierichetti del Papa, il Vaticano conferma: “In corso indagine per far luce sull’accaduto”

    I fatti denunciati dalle inchieste delle Iene e dall’ultimo libro di Gianluigi Nuzzi sono al centro di una nuova inchiesta penale. Ne dà notizia un comunicato ufficiale della Santa Sede, da cui si evince che già nel 2013 erano arrivate segnalazioni in tal senso

    Il Vaticano apre una nuova indagine sugli abusi sessuali commessi ai danni dei chierichetti del Papa. La notizia arriva dopo poco più di una settimana dall’uscita nel nuovo libro di Gianluigi Nuzzi, Peccato originale (Chiarelettere) e dalle inchieste de Le Iene, che svelano, tra l’altro, i rapporti omossessuali a cui erano costretti alcuni allievi del preseminario vaticano san Pio X. Le sconcertanti testimonianze pubblicate dal giornalista nella sua accurata inchiesta avevano già trovato ampio riscontro nelle dichiarazioni che proprio alcuni dei protagonisti avevano rilasciato a Le Iene. Il programma di Italia 1, però, è andato anche oltre, raccogliendo le parole della vittima di queste molestie.

    La conferma della nuova indagine vaticana in corso dopo la pubblicazione del libro di Nuzzi è contenuta in un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede: “In merito alla vicenda che vede coinvolto un ex alunno del preseminario san Pio X, successivamente ordinato sacerdote, si precisa quanto segue. A seguito di alcune segnalazioni, anonime e non, a partire dal 2013 furono compiute, a più riprese, delle indagini sia da parte dei superiori del preseminario sia da parte del vescovo di Como, atteso che la comunità degli educatori appartiene alla sua diocesi. I fatti denunciati, che risalivano agli anni precedenti e che avrebbero coinvolto alunni coetanei tra loro, alcuni dei quali non più presenti nell’Istituto al momento degli accertamenti, non trovarono adeguata conferma. In considerazione di nuovi elementi recentemente emersi, – prosegue la nota – è in corso una nuova indagine che faccia piena luce su quanto realmente accaduto”.

    Dal Vaticano, quindi, arriva più di una conferma sull’attendibilità di quanto mandato in onda dalle Iene e pubblicato da Nuzzi. In Peccato originale il giornalista riporta anche la lettera scritta dal polacco Kamil Tadeusz Jarzembowski e consegnata nelle mani di Bergoglio. L’autore della missiva è un ex studente del preseminario vaticano che ha denunciato al Papa di essere “stato testimone di atti sessuali che Antonio esigeva da Paolo(entrambi nomi di fantasia, ndr), atti sessuali che si compivano nonostante la mia presenza. Gli atti venivano svolti sempre di sera, intorno alle ventitré”. Parole che Kamil ha poi ribadito a LeIene in un lungo servizio in cui ha parlato anche e soprattutto la vittima di questi abusi. Da qui la svolta investigativa. 

    Da quello che è emerso negli ultimi giorni, però, non sarebbero solo questi due ex seminaristi ad aver denunciato negli anni ai diretti superiori ciò che avveniva di sera nel collegio vaticano che li ospitava. Il cerchio si starebbe allargando e di molto con diverse altre testimonianze analoghe che hanno indotto la Santa Sede a riaprire l’indagine. Un procedimento che, se dovesse trovare tutti i riscontri positivi, confermerebbe che le denunce fatte da Kamil e da altri suoi compagni del preseminario all’epoca dei fatti sono state quanto meno sottovalutate, per usare un eufemismo, consentendo così all’autore di questi abusi di essere ordinato prete, cosa avvenuta proprio quest’anno, e di essere incardinato nella diocesi di Como.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/18/abusi-sessuali-sui-chierichetti-del-papa-il-vaticano-conferma-in-corso-indagine-per-far-luce-sullaccaduto/3986632/

  • Abusi in vaticano, l’ex chierichetto: “Cacciato per aver denunciato”

    Abusi in vaticano, l’ex chierichetto: “Cacciato per aver denunciato”

    Kamil è il chierichetto che ha denunciato gli abusi sessuali da parte di un seminarista del Vaticano verso il compagno di stanza al preseminario

    L’inchiesta delle Iene di Gaetano Pecoraro ha mostrato le testimonianze di due ex chierichetti, vittima e testimone di abusi sessuali da parte di un seminarista all’interno della sede del preseminario San Pio X, in Vaticano.

    Kamil Tadeusz Jarzembowski, ragazzo polacco di 21 anni, ha denunciato così gli abusi subiti dal compagno di stanza, chiamato nel servizio delle Iene con un nome di fantasia, Marco. Dopo anni e centinaia di molestie e stupri il ragazzo si era confidato con il padre spitirutale ma sia Kamil che il sacerdote, che aveva iniziato a svolgere le sue indagini, sono stati allontanati dal preseminario.

    “Sono stato testimone oculare di molestie sessuali in Vaticano – ha detto Kamil – Ho deciso di trasferirmi a Roma per diventare chierichetto per servire il Papa. Avevo 13 anni. Vivevamo una vita in comunità, eravamo i chierichetti del Papa. Quello che ho visto personalmente erano molestie fatte da alcuni seminaristi verso altri all’interno del preseminario. Dentro il Vaticano”.

    “Ho visto il mio compagno di stanza essere abusato da un altro seminarista che stava per diventare prete. Si metteva nel suo letto e cominciavano il rapporto. Il seminarista aveva una posizione di potere. Godeva della massima fiducia del rettore. Lui sceglieva cosa facevo io o il mio compagno. Se n’era accorto anche uno dei nostri sacerdoti. Ha visto il seminarista passeggiare per il corridoio dei dormitori di notte e uscire dalla stanza di un altro ragazzo, un’altra vittima. Mi sono rivolto al padre spirituale del Vaticano quando se n’era già andato Marco. Sapervo che il padre spirituale era obbligato al silenzio. Lui fece le sue indagini parlando direttamente con Marco. Così chiese ai due di poterlo denunciare ai superiori”.

    Ma appunto non ci fu nessun provvedimento. Solo il trasferimento del sacerdote in un paese di montagna a più di 600 km dal Vaticano e gestito dagli stessi che gestiscono il preseminariato. Ma raggiunto delle Iene il padre spirituale ha negato la tetsimonianza: “Non posso parlare, li aiuti quei ragazzi”, ha dichiarato al giornalista.

    Ma il provvedimento non fu l’unico perché Kamil, dopo l’ultimo giorno di scuola, fu raggiunto da Monsignor Radice, il responsabile: “Menre preparavo le valigie per partire dopo l’ultimo giorno di scuola Monsignor Radice mi dice che non devo più tornare” Kamil viene così allontanato sia dal preseminario che dalla scuola. “La vita mi è crollata addosso perché io a Roma sono solo, i miei genitori sono in polonia e ho dovuto affrontare la situazioen solo a 18 anni”, ha concluso.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/testimonianza-dellex-chierichetto-sono-stato-cacciato-aver-1462685.html?mobile_detect=false

  • Abusi in Vaticano, ex chierichetto: “Si infilava nel mio letto e facevamo sesso. Oggi è un prete”

    Abusi in Vaticano, ex chierichetto: “Si infilava nel mio letto e facevamo sesso. Oggi è un prete”

    Abusi in Vaticano continuati nel corso degli anni, senza la minima speranza di poter avere giustizia: è sconvolgente il nuovo servizio de ‘Le Iene’ dove alcuni ex giovani seminaristi e chierichetti di Papa Francesco hanno raccontato le violenze sessuali subìte all’interno della sede del preseminario San Pio X, a due passi da piazza San Pietro e dalla residenza privata del Papa.

    Il primo a parlare a ‘Le Iene’ è un giovane ragazzo polacco, Kamil, che ancora adolescente aveva deciso di recarsi in Vaticano ed entrare nel preseminario. Qui, però, trovò l’orrore e fu testimone di anni di ripetute violenze ai danni del suo compagno di stanza, da parte di un giovane seminarista, poco più grande di loro, e che oggi è stato anche ordinato sacerdote. «Avevo paura e quindi restavo impietrito mentre vedevo quello stupro, anche perché lui era il seminarista di cui il rettore si fidava di più» – racconta Kamil – «Poi decisi di dire tutto al nostro padre spirituale, perché è tenuto al segreto. Lui decise di fare indagini per conto proprio e alla fine fu rimosso dal suo incarico e trasferito a 600 km di distanza».

    A questo punto, Gaetano Pecoraro ha deciso di ascoltare Marco (nome di fantasia), la vittima delle molestie raccontate da Kamil, oggi 24enne. «Quella violenza fu il mio primo approccio al sesso, era qualcosa di orribile e sbagliato ma divenne la normalità, addirittura una volta successe dietro l’altare della Basilica di San Pietro» – spiega il ragazzo – «La paura ti pietrifica, alla fine accetti tutto ma ti senti in colpa». Dopo la prima denuncia di Kamil e le successive indagini del padre spirituale, quest’ultimo fu rimosso da monsignor Enrico Radice, il rettore del preseminario. Non solo: Kamil, di punto in bianco, fu cacciato dal seminario e si ritrovò da solo, senza un tetto, in un paese straniero. Monsignor Radice si rifiuta di parlare con ‘Le Iene’: «Tutto in regola, tutto verificato. Le vostre sono solo calunnie, dite falsità».

    https://www.leggo.it/spettacoli/le_iene/le_iene_abusi_vaticano_video_13_novembre_2017-3363827.html

  • Vaticano: Le Iene, testimonianze su abusi a chierichetti Papa

    Vaticano: Le Iene, testimonianze su abusi a chierichetti Papa

    Vicenda già raccontata da Nuzzi in suo nuovo ‘Peccato originale’

    “Sono stato molestato all’ombra della cupola di San Pietro”.
    Questa sera in esclusiva a Le Iene parlano alcuni ex chierichetti del Papa.
    Un’inchiesta di Gaetano Pecoraro, regia di Riccardo Spagnoli.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2017/11/12/vaticano-le-iene-testimonianze-su-abusi-a-chierichetti-papa_39dc1977-f2ca-460a-b45c-40be006a8522.html

  • Pedofili, gli Ordini religiosi a congresso: «Nessun obbligo di denuncia alla magistratura»

    Pedofili, gli Ordini religiosi a congresso: «Nessun obbligo di denuncia alla magistratura»

    di Franca Giansoldati. Città del Vaticano – Esistono segnali di allarme per riconoscere e individuare frati o monaci pedofili nei monasteri prima che possano fare del male all’esterno? I pedofili si possono curare? E come comportarsi con l’autorità giudiziaria di fronte a notizie di abusi? Francescani, domenicani, gesuiti, camilliani, salesiani, per citare solo gli ordini maggiori, hanno affrontato pubblicamente la piaga della pedofilia che spesso si annida tra le comunità dei consacrati, mettendo a fuoco ogni possibile aspetto del problema durante la conferenza dei Superiori Maggiori che riunisce 120 “provinciali” (cioè i superiori maggiori degli Istituti religiosi) in rappresentanza dei 19.005 religiosi italiani.

    Uno dei problemi principali che ha catturato maggiore attenzione è come riuscire a captare i segnali di allarme. Gli esperti chiamati a parlare alla 57ma Assemblea generale in corso a Salerno hanno invitato a fare attenzione ai comportamenti che sconfinano nell’area della illegalità (gestione del denaro, abuso di sostanze stupefacenti, frequentazione di ambienti ambigui). La carriera di un pedofilo del resto è graduale e spesso inizia proprio con episodi legati alla pedopornografia. In ogni caso secondo i medici è difficile che i soggetti borderline guariscano da questa «strutturazione psichica, a volte si possono solo contenere le manifestazioni patologiche». In tal caso diventa difficile affidare al frate pedofilo un altro incarico ministeriale in una situazione protetta. Naturalmente gli psicologi suggeriscono ai responsabili degli ordini religiosi di «valutare anche il rischio da parte della opinione pubblica. In tal caso si esporrebbe il sacerdote pedofilo ad altre sofferenze personali. Nei casi più gravi non è assolutamente conveniente affidare alcun incarico ministeriale».  Gli esperti chiamati a parlare al congresso hanno fatto anche presente che in «Italia il cittadino non è tenuto a denunciare alla polizia o alla magistratura l’abuso sessuale. L’obbligo nell’ordinamento prevede solo alcuni reati, ma non c’è la pedofilia».  Come dire che non sono affatto vincolati alla denuncia, cosa che invece viene suggerito di fare alle vittime.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/pedofilia_ordini_religiosi_vaticano_chiesa_magistratura_pedofili_denuncia_abusi-3351841.html

  • La grossa grana di Papa Francesco: la tentazione di tenersi i pedofili

    La grossa grana di Papa Francesco: la tentazione di tenersi i pedofili

    La tolleranza zero promessa da Jorge Mario Bergoglio contro i preti pedofili rischia di infrangersi sul primo vero ostacolo: il caso di monsignor Carlo Alberto Capella, accusato di pedopornografia in Canada. Il sacerdote avrebbe posseduto e distribuito immagini pornografiche di bambini e adolescenti, scaricate con il computer durante un soggiorno fatto nel paese governato da Justin Trudeau tra il 24 e il 27 dicembre scorsi.

    Le prove nei suoi confronti sono gravi, al punto che le autorità canadesi hanno redatto per lui un ordine di arresto, come avrebbero fatto con chiunque si fosse trovato nelle stesse condizioni. Ma Capella non è una pecorella come le altre e nemmeno un pastore qualunque: all’ epoca dei fatti egli era un membro della nunziatura della Santa Sede accreditato a Washington. Un diplomatico, insomma. E proprio questo ruolo, secondo quanto riferito ieri dall’ Ansa, consentirebbe al Vaticano di invocare l’ immunità nei confronti del prelato. Una scelta che l’ agenzia di stampa ritiene scontata e che sarebbe clamorosa, perché difficilmente conciliabile con la linea dura varata dal papa. Oltretevere smentiscono: «Non c’ è alcuna richiesta di estradizione arrivata dal Canada», ha assicurato in serata il direttore della sala stampa, Greg Burke. Resta da capire, però, cosa deciderà di fare Bergoglio se la pratica giungerà sul suo tavolo.
    Di sicuro, come hanno scritto i giornali canadesi a fine settembre, senza ricevere smentita, la richiesta di arresto è stata emessa.

    Il monsignore era stato richiamato da Washington a Roma poche settimane fa, appena si era capito che stava finendo nei guai. Il segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, nei giorni scorsi ha ammesso che quella di Capella è una vicenda «dolorosissima» e ha promesso serietà e «massimo riserbo» da parte della giustizia della Santa sede, che ha aperto una propria inchiesta sul sacerdote e molto probabilmente si assumerà il compito di processarlo. Lui intanto è confinato nel Collegio dei penitenzieri in Vaticano.
    Lontano dai riflettori e dallo scandalo che susciterebbe un processo pubblico in Canada.

    Sotto esame non c’ è solo il sacerdote incriminato. I giornali, soprattutto quelli progressisti, dipingono Francesco come il papa che ha avuto il coraggio di imprimere alla Chiesa una svolta non solo nella dottrina sociale, ma anche nel trattamento riservato ai sacerdoti pedofili. La vulgata dice che con l’ arrivo di Bergoglio sono saltate le connivenze e le omertà che in Vaticano proteggevano gli autori di reati sessuali. Francesco, del resto, è il papa che nel marzo del 2014 volle istituire una commissione per fare luce sullo scandalo della pedofilia, chiamando a parteciparvi anche alcune vittime degli abusi. Ha avuto parole durissime per le colpe di quei sacerdoti, definite «una mostruosità assoluta, un orrendo peccato, radicalmente contrario a tutto ciò che Cristo ci insegna», e ha annunciato, nemmeno un mese fa, un giro di vite alle regole: niente più grazia per i preti colpevoli di reati su minori, niente ricorsi in appello se gli abusi saranno stati provati nel primo grado di giudizio, fine della pratica di spostare un prete pedofilo da una diocesi all’ altra.

    Stendere su Capella la protezione dell’ immunità diplomatica e sottrarlo alla giustizia canadese per affidarlo a quella, inevitabilmente più bonaria, dei magistrati vaticani, consegnerebbe all’ opinione pubblica un Bergoglio tutt’ altro che intransigente, un capo di Stato intenzionato a proteggere i «suoi» uomini anche quando commettono quei peccati che lui si è impegnato a estirpare.
    Una perdita di credibilità che Francesco, il papa che ha fatto dell’ immagine di rivoluzionario la propria forza, non può permettersi.

    di Fausto Carioti

  • In Vaticano nessuna richiesta di estradizione per il diplomatico accusato di pedofilia

    In Vaticano nessuna richiesta di estradizione per il diplomatico accusato di pedofilia

    La Santa Sede smentisce le notizie secondo cui sarebbe stata opposta l’immunità per monsignor Capella dopo il mandato d’arresto emesso dal Canada

    La Santa Sede smentisce le «notizie false» diffuse oggi da un’agenzia italiana secondo la quale il Vaticano avrebbe opposto l’immunità diplomatica per il cinquantenne monsignor Carlo Alberto Capella, il funzionario della Nunziatura degli Stati Uniti accusato di «possesso e diffusione di materiale pedopornografico», negando così l’estradizione in Canada da dove, a fine settembre, era stato emesso un mandato d’arresto a suo carico. La stessa agenzia, che citava «fonti qualificate» tra le mura leonine, affermava che il processo si sarebbe tenuto in Vaticano.

    Già a La Stampa fonti da Oltretevere riferivano che non era mai pervenuta alla Santa Sede una domanda per estradare Capella da parte del Canada. E che, nell’eventualità, il Vaticano non ha accordi con il Canada per l’estradizione.

    Poi una nota diffusa in serata dal portavoce vaticano Greg Burke ha confermato: «In merito ad alcune notizie false uscite oggi riguardanti un membro del corpo diplomatico della Santa Sede richiamato dagli Stati Uniti, posso affermare che non c’è alcuna richiesta di estradizione arrivata dal Canada né nessun processo fissato in Vaticano; l’indagine richiede collaborazione internazionale e non è ancora terminata».

    Intanto il diplomatico Carlo Alberto Capella, prima sacerdote per l’arcidiocesi di Milano, poi in servizio presso la sezione per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, infine numero tre nella Nunziatura Usa, continua a risiedere tra le mura leonine presso il Collegio dei Penitenzieri, non lontano dalla Casa Santa Marta.

    A inizio settembre era stato richiamato da Washington a seguito della notificazione, avvenuta il 21 agosto per via diplomatica, del Dipartimento di Stato americano della «possibile violazione delle norme in materia di immagini pedopornografiche». Accuse subito trasmesse dalla Segreteria di Stato vaticana al Promotore di Giustizia, Giampiero Milano, il quale – evidenziava un comunicato della Sala Stampa vaticana – ha deciso di aprire un fascicolo, avviando anche una collaborazione a livello internazionale al fine di raccogliere elementi sulla vicenda.

    Era giunta qualche settimana dopo, invece, esattamente lo scorso 29 settembre, la notizia del mandato di arresto da parte delle autorità canadesi contro il diplomatico sulla base di un’inchiesta condotta sul web e sui siti internet coinvolti, a seguito di una segnalazione del Centro nazionale di coordinamento contro lo sfruttamento dei bambini. Secondo l’indagine, di cui riferiva un comunicato della polizia di Windsor, il «sospetto» aveva scaricato e in seguito diffuso materiale di natura pedopornografica «mentre visitava un luogo di culto a Windsor, in Ontario» nel periodo tra il 24 il 27 dicembre 2016.

    La diocesi di London, sempre in Ontario, confermava poi tramite il suo portavoce ulteriori dettagli, e cioè di aver ricevuto una richiesta di aiuto per l’indagine e che Capella avesse violato le leggi sulla pornografia infantile utilizzando «un computer in una Chiesa locale».

    Inizialmente i media statunitensi precisavano che il prelato italiano fosse sospettato di possedere ma non di produrre o diffondere pornografia infantile, comprese immagini di bambini nell’età precedente la pubertà. Il rapporto della polizia del Canada includeva invece anche il reato di «distribuzione» che, secondo la Legge dello Stato della Città del Vaticano n. VIII, dell’11 luglio 2013, recante “Norme complementari in materia penale”, è punibile con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 2.500 a euro 50mila.

    http://www.lastampa.it/2017/10/12/esteri/in-vaticano-nessuna-richiesta-di-estradizione-per-il-diplomatico-accusato-di-pedofilia-mBsRouM2V7a8avOPLneJ8J/pagina.html

  • Il Vaticano nega al Canada l’estradizione del prete pedofilo della nunziatura di Washington

    Il Vaticano nega al Canada l’estradizione del prete pedofilo della nunziatura di Washington

    Monsignor Carlo Alberto Capella sarà processato nella Santa Sede. È accusato di aver scaricato e diffuso materiale pedopornografico mentre era in visita in Ontario

    Processato dal Vaticano e non dalla giustizia ordinaria. La Santa Sede ha negato al Canada l’estradizione di monsignor Carlo Alberto Capella, il funzionario della Nunziatura apostolica di Washington destinatario di un ordine di arresto da parte delle autorità di Ottawa per detenzione e diffusione di materiale pedopornografico. il prelato è al momento in stato di restrizione in Vaticano, ospitato presso il Collegio dei Penitenzieri, lo stesso nel quale morì agli arresti domiciliari l’ex nunzio polacco Weselowski, coinvolto pure in un scandalo legato alla pedofilia.

    Il Vaticano ha negato l’estradizione per Capella, opponendo l’immunità diplomatica in quanto il prelato era un membro di alto livello della nunziatura di Washington, negli Stati Uniti.

    Il mandato di arresto emesso a suo carico da parte delle autorità canadesi si riferisce però a fatti avvenuti quando Capella era in Canada nel dicembre 2016, in visita a un luogo di culto a Windsor, in Ontario. Proprio la polizia di Windsor è titolare di un’inchiesta su un giro di pedopornografia su internet, in seguito a una segnalazione del Centro nazionale di coordinamento contro lo sfruttamento dei bambini. Secondo le accuse della polizia di Windsor, Capella ha utilizzato il computer della chiesa locale per scaricare e diffondere materiale pedopornografico.

    Il nuovo scandalo sessuale emerge proprio mentre in Australia è in corso il processo contro il cardinale George Pell, la più alta carica vaticana mai coinvolta in un caso di pedofilia. In questo caso, su indicazione di papa Francesco, è stato deciso di sospendere il porporato da ogni incarico e di farlo rientrare in patria per partecipare al processo.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2017/10/12/news/vaticano_nega_al_canada_estradizione_prete_pedofilo-178075712/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P5-S1.8-T1

  • L’Australia di fronte alla “più grande crisi” nella storia della sua Chiesa

    L’Australia di fronte alla “più grande crisi” nella storia della sua Chiesa

    L’arcivescovo di Brisbane e le alte sfere del clero australiano discutono lo scandalo degli abusi, il ruolo dei laici e il caso del cardinale Pell durante i colloqui con i funzionari della Santa Sede

    A seguito di colloqui con alcuni alti funzionari vaticani tenutosi la scorsa settimana, un importante vescovo australiano afferma che la Chiesa, nel suo paese, sta affrontando la più grande crisi della sua breve storia.

    L’ arcivescovo di Brisbane, Mark Coleridge, ha detto che la Chiesa è stata «scossa alle fondamenta» dallo scandalo degli abusi sessuali clericali ed è giunto il momento di adottare un nuovo approccio in cui ai laici – e in particolare alle donne – venga data maggiore responsabilità.

    Il vicepresidente della Conferenza episcopale australiana, l’arcivescovo Coleridge ha fatto parte di una delegazione riunitasi con una serie di funzionari della Santa Sede per discutere la «situazione» del cattolicesimo nel paese. Tra questi era presente agli incontri anche il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, l’arcivescovo Paul Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati ed ex nunzio apostolico in Australia, il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi, e l’arcivescovo Giacomo Morandi, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Tra gli argomenti discussi anche il caso del cardinale George Pell, tesoriere vaticano ed ex arcivescovo di Sydney, accusato di reati sessuali storici. Il cardinale Pell si è preso un congedo dal suo incarico di prefetto della Segreteria per l’Economia per difendersi dalle accuse che ha sempre fermamente negato. L’arcivescovo Coleridge ha detto che il caso Pell è stato affrontato per capire «il clima generatosi in Australia intorno a questo caso».

    Tuttavia è la Royal Commission australiana e il modo in cui le istituzioni si occupano di abusi sessuali su minori che probabilmente ha avuto un impatto maggiore nel Paese, con i vescovi sottoposti a pesanti critiche per il modo in cui hanno gestito i sacerdoti colpevoli di aver commesso abusi.

    Parlando al settimanale The Tablet, l’arcivescovo Coleridge sostiene che sia giunto il momento per la Chiesa di mostrare «maggiore autenticità» e che questa crisi rappresenta sia una «minaccia» che «un’opportunità», spiegando che la Conferenza episcopale ha programmato per il 2020 un «Consiglio plenario» per discutere del futuro. Un altro punto all’ordine del giorno, ha aggiunto il Prelato, è come si possa dare alle donne un ruolo di governance maggiore.

    «È chiaro allora che la Chiesa australiana sta attraversando un momento di profondo, doloroso e permanente cambiamento – ed è per questo che i vescovi hanno deciso di istituire un Consiglio Plenario, argomento peraltro nel nostro incontro a Roma. Il Consiglio Plenario dovrà prendere decisioni coraggiose sul futuro, tenendo conto dei cambiamenti passati e di quelli in atto», ha detto l’Arcivescovo.

    «Significa anche che dovremo chiederci come includere i laici – specialmente le donne – non solo nella gestione della Chiesa (come già facciamo qui su larga scala) ma nel governo della Chiesa».

    Di seguito l’intervista con l’arcivescovo Coleridge.

    Una dichiarazione vaticana di sabato ha detto che la Conferenza episcopale australiana ha tenuto incontri con vari uffici della Santa Sede la settimana scorsa. Può darci maggiori informazioni in merito?

    «In questo momento, la Chiesa cattolica in Australia sta affrontando la più grande crisi della sua relativamente breve storia. Ciò non è dovuto solo alla Commissione reale, anche se quest’ultima è stata un potente catalizzatore nel processo che ha portato alla crisi. Un fatto riconosciuto da molti a Roma, non da ultimo dall’Arcivescovo Paul Gallagher, attualmente segretario per i Rapporti con gli Stati ed ex nunzio apostolico in Australia. All’ inizio di quest’anno la Segreteria di Stato ha invitato l’arcivescovo Hart e il sottoscritto a venire a Roma con delle persone di fiducia per affrontare questo argomento. Abbiamo deciso di invitare Justice Neville Owen, presidente del Consiglio per la verità, giustizia e guarigione, che ha coordinato l’impegno della Chiesa con la Commissione reale. Il punto delle discussioni è stato lo scambio di informazioni e la riflessione su come lavorare insieme in modo più efficace per affrontare la crisi, considerata allo stesso tempo un momento di minaccia e opportunità».

    Uno degli argomenti discussi è stata la Commissione reale in materia di abusi sessuali su minori. Quando prevedete che saranno pubblicati i dati e quale tipo di impatto prevede che avrà sul cattolicesimo in Australia? 

    «La Commissione reale presenterà la sua relazione finale il 15 dicembre 2017. Si tratterà di una relazione composta da più volumi che richiederà tempo per essere letta e assorbita. Conterrà molte raccomandazioni dirette agli organi governativi dell’Australia, che dovranno decidere in ultima analisi cosa fare dei consigli. La Commissione reale ha già avuto un enorme impatto sulla Chiesa in Australia, e la relazione finale è destinata ad aumentarlo ulteriormente. La Chiesa è stata scossa alle sue fondamenta, o, come ha detto una fonte ben informata, “ha spezzato il cuore della Chiesa australiana”. Eppure c’è una grazia ardente in tutto ciò, che richiama tutta la Chiesa a una maggiore autenticità. L’appello della Commissione reale e quello di papa Francesco convergono in quello che sembra essere uno degli strani sconvolgimenti dello Spirito Santo».

    Si è parlato molto male della Chiesa in Australia, nonostante la sua significativa presenza in parrocchie, scuole e ospedali. Anche l’afflusso di immigrati ha aumentato il numero di fedeli. A oggi, qual è la situazione della Chiesa australiana? 

    «È vero che la Chiesa cattolica rimane una presenza significativa in Australia attraverso le nostre organizzazioni dedicate all’istruzione, alla sanità e all’assistenza sociale (in gran parte finanziate dal governo). Ma la nostra influenza sociale e politica si è notevolmente indebolita, così come la nostra autorità morale; e ciò è avvenuto in un momento in cui l’Australia sta discutendo questioni di grande importanza sociale. I vescovi hanno molto meno peso di un tempo e sono considerati più o meno benignamente come portatori di interessi da gestire piuttosto che leader da ascoltare. È chiaro allora che la Chiesa in Australia sta attraversando un momento di profondo, doloroso e permanente cambiamento – ed è per questo che i vescovi hanno deciso di istituire un Consiglio Plenario, un tema discusso anche nel nostro incontro a Roma. Il Consiglio plenario dovrà prendere decisioni coraggiose sul futuro, tenendo conto dei cambiamenti passati e di quelli in atto. Una delle novità più evidenti è la crescente importanza delle cosiddette comunità etniche, in cui ora si trova gran parte della vera energia spirituale della Chiesa. Non sono più da considerare come “satelliti esotici”».

    Il vescovo Vincent Long Van Nguyen ha recentemente detto che il modello di «sacerdozio esaltato, distaccato ed elitario è agli sgoccioli», mentre durante i vostri incontri con i funzionari della Santa Sede è stata discussa la questione di «una maggiore partecipazione dei laici nei ruoli decisionali nella Chiesa». In che misura?

    «Non sono sicuro che il tipo di sacerdozio descritto da monsignor Long sia così evidente in Australia come altrove. Ma c’è stato molto parlare (soprattutto nella Royal Commission) di clericalismo, e gran parte di esso ha colto nel segno. Questo non significa che stiamo per abolire le ordinazioni sacerdotali, ma significa che dobbiamo riconsiderare il reclutamento e la formazione dei candidati per l’ordinazione e la formazione permanente di coloro che sono già stati ordinati. Significa anche che dovremo chiederci come includere i laici – soprattutto le donne – non solo nella gestione della Chiesa (come già facciamo qui su larga scala) ma anche nel governo della Chiesa. Questa sarà un’altra questione per il Consiglio plenario».

    L’Australia sta attualmente votando un referendum sul matrimonio omosessuale. Alcune voci nella Chiesa ne hanno parlato a sostegno, mentre molti sono contro il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nella Chiesa australiana è in atto uno spostamento verso un approccio più pastorale e comprensivo per i cattolici gay?

    «Non è solo una questione di come accompagnare i cattolici gay. Certamente loro – ma anche altri che lottano per trovare il proprio posto nella comunità della Chiesa e per riconoscere la verità della propria vita nell’insegnamento della Chiesa. La grande domanda è come la Chiesa possa diventare più inclusiva senza abbandonare le verità della fede che abbiamo ricevuto piuttosto che quelle che abbiamo assemblato. Quella stessa domanda era al centro dei due Sinodi sul matrimonio e la famiglia, ed è alla base di “Amoris laetitia”. Si tratta di un lavoro in corso, e questo si vede nelle diverse risposte cattoliche al voto sul matrimonio tra persone dello stesso sesso in Australia. Tuttavia, a Roma non è stato affrontato questo argomento».

    http://www.lastampa.it/2017/10/10/vaticaninsider/ita/vaticano/laustralia-di-fronte-alla-pi-grande-crisi-nella-storia-della-sua-chiesa-woISHyGqVVEj1jeaGYbLUN/pagina.html