Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Città del Vaticano

  • Pedopornografia: Mandato d’arresto per Monsignor Carlo Capella

    Pedopornografia: Mandato d’arresto per Monsignor Carlo Capella

    Mandato d’arresto dal Canada per Monsignor Carlo Capella il sacerdote rhodense, accusato di pedopornografia, che rappresentava il Papa in America

    Accuse dal Canada

    La polizia di Windsor accusa il rhodense Monsignor Carlo Alberto Capella di possesso e distribuzione di materiale pedopornografico, scaricato durante un soggiorno in Canada a dicembre 2016.

    Il comunicato della Polizia

    Un comunicato della polizia informa che l’inchiesta è stata condotta sul web e sui siti internet coinvolti, dopo una segnalazione del Centro nazionale di coordinamento contro lo sfruttamento dei bambini.

    Le indagini

    Dall’indagine effettuata sembrerebbe che il sacerdote abbia scaricato e poi diffuso materiale di natura pedopornografica mentre visitava un luogo di culto a Windsor, in Ontario

    Il Vaticano

    Dal Vaticano informano che tra le mura leonine si è a conoscenza del mandato ma al momento non risulta pervenuta alcuna richiesta di arresto.

    http://settegiorni.it/notizie-breaking-news-settegiorni-rho/pedolifia-mandato-darresto-monsignor-capella/

  • Canada, mandato d’arresto per monsignor Carlo Capella

    Canada, mandato d’arresto per monsignor Carlo Capella

    È indagato per pedopornografia. All’inizio di settembre è stato richiamato in Vaticano. 

    Nuove spine per il Vaticano: la polizia canadese ha emesso un mandato d’arresto nei confronti del diplomatico della Santa Sede monsignor Carlo Alberto Capella, che si trova in Vaticano dove è già indagato per pedopornografia, dopo essere stato richiamato da Washington all’inizio di settembre.

    ACCUSATO DI DISTRIBUZIONE DI MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO. La polizia di Windsor, scrivono i media locali, lo accusa di possesso e distribuzione di materiale pedopornografico, scaricato durante un soggiorno che il prete ha fatto in Canada tra il 24 e il 27 dicembre. In Vaticano, spiegano fonti qualificate, si è a conoscenza dell’esistenza del mandato, ma al momento non risulta pervenuta alcuna richiesta ufficiale di arresto. In ogni caso, confermano le stesse fonti, per ora il prelato rimane ai domiciliari Oltretevere, in attesa che vengano fornite le prove dell’accusa fatta dalla polizia canadese.

    LA DIOCESI HA COLLABORATO. L’inchiesta a cui fa riferimento il mandato d’arresto è iniziata con una segnalazione del Centro nazionale di coordinamento contro lo sfruttamento dei bambini. La diocesi di London, in Ontario, ha reso noto attraverso un comunicato del suo portavoce di aver ricevuto una richiesta di aiuto per l’indagine. Assistenza che è stata data, in relazione alle possibili violazioni della legge sulla pornografia infantile fatte da monsignor Capella usando «l’indirizzo di un computer in una chiesa locale». Il portavoce ha aggiunto che la diocesi non farà ulteriori commenti.

    MASSIMO RISERBO DALLA SANTA SEDE. La vicenda di monsignor Capella è emersa il 15 settembre, quanto si è venuto a sapere che il promotore di giustizia vaticano ha aperto un fascicolo nei confronti del diplomatico in servizio presso la nunziatura di Washington, dopo che lo scorso 21 giugno il Dipartimento degli Stati Uniti aveva notificato il possibile reato. Sull’indagine finora la Santa Sede ha mantenuto il massimo riserbo. Il reato di pedopornografia è previsto dalla Santa Sede nella legge numero VIII del 2013. Il Promotore di giustizia del Vaticano ha già reso noto nei giorni scorsi che, con l’apertura dell’indagine, è «stata già avviata una collaborazione a livello internazionale, al fine di raccogliere elementi relativi al caso».

    http://www.lettera43.it/it/articoli/mondo/2017/09/29/canada-mandato-darresto-per-monsignor-carlo-capella/214173/

  • Papa Francesco: a Commissione tutela minori, “tolleranza zero”

    Papa Francesco: a Commissione tutela minori, “tolleranza zero”

    “Tolleranza zero”. È questo, il principio che la Chiesa “irrevocabilmente e a tutti i livelli” intende applicare contro l’abuso sessuale dei minori. Nel discorso scritto consegnato all’inizio dell’udienza concessa ai membri della pontificia Commissione per la Tutela dei minori, Papa Francesco ribadisce ancora una volta che la Chiesa risponderà agli abusi da parte del clero “con l’applicazione delle misure più ferme nei confronti di coloro che hanno tradito la loro chiamata e abusato dei figli di Dio”. “I mezzi disciplinari che le Chiese particolari hanno adottato – precisa nel testo – si devono applicare a tutti coloro che lavorano nelle istituzioni della Chiesa”, “senza eccezioni”, visto che “la responsabilità primordiale dei vescovi, dei sacerdoti e dei religiosi, e di coloro che hanno ricevuto dal Signore la vocazione i offrire le loro vite al servizio include la protezione vigilante di tutti i bambini, giovani e adulti vulnerabili”.  Di qui l’attualità del Motu proprio “Come una madre amorosa”, promulgato dal Papa su proposta della Commissione, che in base al principio di “responsabilità della Chiesa” affronta “i casi dei vescovi diocesani, degli eparchi e dei superiori maggiori degli istituti religiosi che, per negligenza, hanno commesso un atto di omissione che ha potuto provocare un danno grande ad altri, sia che si tratti di persone fisiche o di una comunità”. Negli ultimi tre anni, il tributo del Papa, la Commissione “ha ricordato continuamente i principi più importanti che guidano gli sforzi della Chiesa per proteggere tutti i minori e gli adulti vulnerabili”, assolvendo così alla “funzione consultiva al servizio del Santo Padre”. Francesco, inoltre, ha apprezzato il fatto che molte Chiese particolari abbiano adottato la raccomandazione della Commissione per “una Giornata di preghiera e per un dialogo con le vittime e i sopravvissuti degli abusi, così come con i rappresentanti delle organizzazioni delle vittime”. Analoga collaborazione anche da parte delle Conferenze episcopali e delle Conferenze dei superiori maggiori, nell’applicare le linee guida per la protezione dei minori. In particolare, il Papa ha espresso il suo apprezzamento per la presentazione che il card. O’Malley e Marie Collins, uno dei membri fondatori della Commissione, hanno fatto la settimana scorsa a nuovi vescovi.

    https://agensir.it/quotidiano/2017/9/21/papa-francesco-a-commissione-tutela-minori-tolleranza-zero/

  • Papa Francesco: «Sulla pedofilia la Chiesa ha affrontato crimini in ritardo»

    Papa Francesco: «Sulla pedofilia la Chiesa ha affrontato crimini in ritardo»

    CITTA’ DEL VATICANO “Sulla pedofilia siamo arrivati tardi”. Papa Francesco abbandona il discorso preparato per l’incontro odierno con i membri della Pontificia Commissione per la tutela dei minori. Senza troppi giri di parole affronta il tema più scabroso, relativo all’atteggiamento di protezione che i vescovi spesso accordavano ai preti orchi pur di non creare degli scandali pubblici che avrebbero leso l’immagine complessiva della Chiesa.

    “La pedofilia è una malattia e dobbiamo mettercelo bene in testa”. Bergoglio aggiunge anche che l’organo competente per risolvere il tema degli abusi, fare processi, istruire fascicoli compete alla Congregazione per la dottrina della Fede. Poi ad un tratto sembra dare una risposta indiretta a Marie Collins, una delle vittime che ora fa parte della commissione pontificia. “E’ vero che ci sono stanti casi di abusi che non avanzano alla Congregazione. Vorrà dire che prenderanno più dipendenti per fare fronte al lavoro”.

    Ha anche aggiunto che la sua linea è chiara: “Non ho mai firmato una grazia per ridurre le pene sugli abusi e mai la firmerò”. Anzi. Papa Francesco ha annunciato che se un abuso di minori è provato e ci sono le prove di colpevolezza, questo è sufficiente per non ricevere i ricorsi da parte della difesa. Infine, punta il dito sulle gerarchie ecclesiastiche perché non sembra abbiano “ancora preso coscienza. E’ grave che alcuni nella Chiesa non lo hanno ancora fatto”.

    http://www.ilmattino.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_pedofilia_crimini_chiesa_vaticano-3253132.html

  • Dossier Orlandi, il Vaticano: «Falso e Ridicolo». Il fratello Pietro: «Il muro sta cadendo»

    Dossier Orlandi, il Vaticano: «Falso e Ridicolo». Il fratello Pietro: «Il muro sta cadendo»

    Non si è fatta attendere la smentita della Santa Sede al documento pubblicato dall’Espresso. Anche Giovanni Battista Re, arcivescovo destinatario delle cinque pagine, risponde: «Mai viste quelle carte»

    DI FEDERICO MARCONI

    “Documentazione falsa e ridicola”. La Santa Sede, attraverso il suo portavoce Greg Burke, commenta così le rivelazioni sul Caso Orlandi pubblicate questa mattina da l’Espresso e Repubblica . Nelle cinque pagine del documento “Resoconto sommario delle spese sostenute dallo Stato della Città del Vaticano per le attività relative alla cittadina Emanuela Orlandi” sarebbero rendicontati i 483 milioni di lire spesi dalla città-Stato dal 1983 al 1997 per la quindicenne scomparsa il 22 giugno di 34 anni fa.

    Il documento sarebbe stato redatto dal cardinale Lorenzo Antonetti, allora a capo dell’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica (di cui appare la firma dattiloscritta, ma non quella autografa, ndr) e inviato agli arcivescovi Jean Luis Tauran, segretario di Stato e Giovanni Battista Re, suo sostituto.

    E proprio Re, oggi Prefetto emerito della Congregazione per i vescovi, questa mattina è stato il primo a commentare. «Non ho mai visto quel documento pubblicato da Fittipaldi, non ho mai ricevuto alcuna rendicontazione su eventuali spese effettuate per il caso di Emanuela Orlandi».

    «Il muro sta cadendo». Così scrive su Facebook Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che da sempre lotta contro l’omertà che in Vaticano circonda la scomparsa della sorella. Lo scorso 26 marzo ha scritto una lettera appello a Papa Francesco: «Abbiamo il diritto di conoscere la verità contenuta in quei documenti e se sulla scomparsa di Emanuela fu posto il Segreto Pontificio, La prego di sciogliere i sigilli a tale imposizione che osteggia il raggiungimento della verità e della giustizia».

    «In Vaticano, ci sono carte secretate, a conoscenza di alcune autorità della Santa Sede, che contengono passi importanti di questa disumana vicenda e che potrebbero permetterci di riabbracciare Emanuela o darle una degna sepoltura» continua Pietro Orlandi nella lettera indirizzata al pontefice, riferendosi al «dossier “Rapporto Emanuela Orlandi” a disposizione, nel 2012, della Segreteria Particolare di Papa Benedetto XVI, contenente  informazioni e nomi che potevano condurci alla Verità». Dossier che «stava per essere consegnato ad un magistrato italiano, ma in Vaticano vennero meno alla parola data e il fascicolo rimase occultato».

    «Un caso chiuso». Il 20 giugno la risposta categorica del Vaticano, con le parole di Angelo Becciu, Sostituto per gli affari generali: «Abbiamo già dato tutti i chiarimenti che ci sono stati richiesti. Non possiamo fare altro che condividere, simpatizzare e prendere a cuore la sofferenza dei familiari però per noi è un caso chiuso. Non so se la magistratura ha qualcosa ma noi non abbiamo niente da dire in più rispetto a quanto detto tempo fa».

    http://espresso.repubblica.it/attualita/2017/09/18/news/dossier-orlandi-la-risposta-del-vaticano-falso-e-ridicolo-il-fratello-pietro-il-muro-sta-cadendo-1.310183?ref=fbpe

  • Vaticano, avviata rogatoria con gli Usa per ottenere le prove pedo-pornografiche contro il diplomatico del Papa

    Vaticano, avviata rogatoria con gli Usa per ottenere le prove pedo-pornografiche contro il diplomatico del Papa

    CITTA’ DEL VATICANO – La rogatoria è partita un po’ di giorni fa dal Tribunale vaticano. Ora ai vertici del Palazzo Apostolico non resta che attendere la risposta degli Stati Uniti per conoscere nel dettaglio quali siano le  prove in mano al Dipartimento di Stato americano contro monsignor Carlo Alberto Capella, il diplomatico di Papa Francesco che fino ad agosto lavorava come primo consigliere nella nunziatura di Washington. L’accusa formulata contro di lui è gravissima e riguarderebbe la detenzione di fotografie e immagini pornografiche di minori.

    Ieri la notizia è piombata come un fulmine sul piccolo Stato vaticano anche perché il monsignore in questione è considerato un personaggio della curia piuttosto influente, talmente influente da avere rallentato per un certo periodo di tempo – nell’ultimo scorcio del pontificato di Papa Ratzinger – l’iter sulla trasparenza delle finanze vaticane. Era il giugno del 2012 e Capella d’accordo con monsignor Ettore Balestrero (attuale nunzio in Colombia, promoveatur ut amoveatur a seguito del caso Vatileaks) scriveva all’allora capo dell’Aif, l’authority vaticana finanziaria voluta da Papa Ratzinger – l’avvocato Francesco de Pasquale – di essere «amareggiato, deluso e infastidito», ma soprattutto di non avere «mai approvato nessuna adesione al gruppo Egmont», il forum globale che riunisce attualmente le unità di informazione finanziaria di 152 Paesi e dove sono condivise regole e scambi di informazioni. L’adesione per il Vaticano avverrà solo nel luglio 2013, con l’arrivo di Papa Francesco. Monsignor Capella in uno scambio di email con de Pasquale e Balestrero riversava la sua irritazione sul capo dell’Aif,  influenzando di fatto l’iter del processo di trasparenza internazionale in corso. De Pasquale, sconcertato, si lamentava per i toni «vagamente minacciosi e aggressivi» che Capella aveva usato contro di lui, a riprova dell’influenza che poteva esercitare all’interno dell’organigramma curiale.

    In questi giorni monsignor Capella soggiorna in Vaticano nel palazzo dei Penitenzieri. Lo stesso stabile in cui è stato detenuto il nunzio polacco Wiesolowski, trovato morto l’anno scorso proprio mentre era in corso un processo in Vaticano per pedofilia.

    Capella prima di lavorare nella nunziatura a Washington è stato in Segreteria di Stato dove aveva l’incarico di seguire le questioni italiane più importanti. Il suo nome, per esempio, figura anche tra i funzionari della delegazione che firmò con il Ministro dell’Economia, Padoan la convenzione Santa Sede-Italia in materia fiscale.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_pedofilia_pedo_pornografia_vaticano_usa_diplomatico_capella_balestrero-3243271.html

  • Pedopornografia, Santa Sede indaga su diplomatico in Usa

    Pedopornografia, Santa Sede indaga su diplomatico in Usa

    La Santa Sede ha aperto un’indagine per pedopornografia nei confronti di un suo rappresentante diplomatico in servizio presso la nunziatura di Washington. Si tratta del consigliere di nunziatura monsignor Carlo Alberto Capella, di origine emiliana, fino al 2015 in servizio in Segreteria di Stato come officiale della Sezione per i Rapporti con gli Stati. In questa veste aveva partecipato alla sottoscrizione della Convenzione fiscale con lo Stato italiano. Il promotore di giustizia ha aperto il fascicolo dopo che lo scorso 21 giugno il Dipartimento degli Stati Uniti aveva notificato il possibile reato.

    Attualmente il sacerdote indagato è stato richiamato in Vaticano, ospitato presso il Collegio dei Penitenzieri. Sull’indagine, ha rimarcato il portavoce Greg Burke, la Santa Sede mantiene il «massimo riserbo». Il reato di pedopornografia è previsto dalla Santa Sede nella legge numero VIII del 2013. La legge – che introduce modifiche al codice di diritto penale per diverse tipologie di reato, – tratta del reato di pedopornografia negli articoli 4, 10 e 11, che riguardano definizione del reato, atti di pedopornografia e detenzione di materiale pedopornografico.

    «È una questione grave. Speriamo che la Santa Sede fornisca maggiori dettagli», ha commentato il capo della Conferenza episcopale americana, Cardinale Daniel DiNardo. «Non conosciamo tutti i fatti», ha aggiunto l’arcivescovo di Galverston-Houston, «ma ribadiamo che quando ci sono accuse simili occorre condurre un’inchiesta immediata, completa e trasparente in collaborazione con le autorità di polizia e prendendo passi immediati a tutela dei minori». La notizia delle indagini, pubblicata dal Vaticano in tarda mattinata, ha suscitato scalpore e sconcerto visto che si tratta di un prete non di secondo piano nella gerarchia della diplomazia vaticana, per giunta nella importante nunziatura presso gli Stati Uniti. Pubblicando la notizia dell’avvio dell’indagine, la Santa Sede conferma la linea di massima trasparenza sui casi di pedofilia del clero, decisa da Benedetto XVI e proseguito con altrettanta determinazione da papa Francesco.

    Le fasi che hanno portato all’apertura del fascicolo e al richiamo in Vaticano del sacerdote indagato sono precisate dalla sala stampa vaticana: «Si rende noto – si legge in un comunicato – che il 21 agosto scorso il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America ha notificato, per via diplomatica, la possibile violazione delle norme in materia di immagini pedopornografiche da parte di un membro del corpo diplomatico della Santa Sede accreditato a Washington.

    La Santa Sede, secondo la prassi adottata dagli Stati sovrani, ha richiamato il sacerdote in questione il quale si trova attualmente nella Città del Vaticano. Ricevute le informazioni dal governo statunitense, la Segreteria di Stato le ha trasmesse al Promotore di Giustizia del Tribunale vaticano. Il Promotore di Giustizia ha aperto un’indagine ed è stata già avviata una collaborazione a livello internazionale al fine di raccogliere elementi relativi al caso». La Santa Sede, infine, ricorda che, «come è previsto dalle leggi vigenti per tutte le istruttorie preliminari, le indagini del Promotore di Giustizia sono protette dal necessario riserbo istruttorio».

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/vaticano_pornografia_diplomatico_usa-3241220.html

  • Pedopornografia, il Vaticano indaga su un membro dell’ambasciata a Washington

    Pedopornografia, il Vaticano indaga su un membro dell’ambasciata a Washington

    Si tratta di un consigliere diplomatico di 50 anni di Milano. La Santa Sede ha respinto la richiesta degli Usa di farlo processare in un tribunale americano, ha mantenuto l’immunità e ha fatto partire un processo con i giudici Oltretevere

    Un nuovo scandalo di pedofilia nel servizio diplomaticopontificio. “Il 21 agosto scorso – afferma un comunicato della Sala Stampa vaticana – il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America ha notificato, per via diplomatica, la possibile violazione delle norme in materia di immagini pedopornografiche da parte di un membro del corpo diplomatico della Santa Sede accreditato a Washington. La Santa Sede, secondo la prassi adottata dagli Stati sovrani, ha richiamato il sacerdote in questione il quale si trova attualmente nella Città del Vaticano. Ricevute le informazioni dal governo statunitense, – prosegue la nota – la Segreteria di Stato le ha trasmesse al Promotore di Giustizia del Tribunale vaticano. Il Promotore di Giustizia ha aperto un’indagine ed è stata già avviata una collaborazione a livello internazionale al fine di raccogliere elementi relativi al caso. Si ricorda che, come è previsto dalle leggi vigenti per tutte le istruttorie preliminari, le indagini del Promotore di Giustizia sono protette dal necessario riserbo istruttorio”.

    Il sacerdote indagato, secondo quanto riferiscono fonti vaticane a ilfattoquotidiano.it, sarebbe monsignor Carlo Alberto Capella, consigliere di nunziatura, 50 anni, nato a Milano ma con origini emiliane, ordinato prete per l’arcidiocesi ambrosiana. Una tegola pesantissima per il nunzio a Washington, monsignor Christophe Pierre, che guida la rappresentanza pontificia negli Usa dall’aprile 2016. Il presule, infatti, è arrivato negli Stati Uniti mentre era in corso la rovente campagna elettorale per le elezioni presidenziali e la sfida tra Donald Trump e Hillary Clinton. Pierre ha ereditato il timone della nunziatura dalle mani di monsignor Carlo Maria Viganò, definito il “moralizzatore del Vaticano” per la sua lotta agli enormi sprechi economici messa in atto con determinazione nei due anni in cui ha ricoperto il ruolo di segretario generale del Governatorato dello Stato più piccolo del mondo. Un’opera che, come hanno rivelato i documenti pubblicati durante lo scandalo Vatileaks 1, si è scontrata con l’allora Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, e ha costretto Benedetto XVI a spedire Viganò in punizione negli Usa.

    Dalla Casa Bianca trapela grande soddisfazione per la celerità con cui nei sacri palazzi è stata subito presa sul serio la segnalazione che era stata fatta dal Dipartimento di Stato americano. Gli Usa avrebbero voluto, però, processare direttamente il sacerdote accusato. La Santa Sede, invece, ha preferito non togliere l’immunità diplomatica al prelato e indagarlo in Vaticano seguendo la nuova legge per i reati di pedopornografia approvata da Francesco nel 2013. Per il cardinale Daniel DiNardo, arcivescovo di Galveston-Houston e presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, “questa è una questione seria. Speriamo che la Santa Sede sarà disponibile a fornire più dettagli. Non conosciamo tutti i fatti, ma coerentemente con la nostra Carta (Charter for the protection of children and young people del 2002, ndr) ribadiamo che quando emergono simili accuse deve essere avviata un’indagine immediata, approfondita e trasparente in collaborazione con le forze dell’ordine e devono essere prese misure immediate per proteggere i bambini. La protezione dei bambini e dei giovani è la nostra responsabilità più sacra”.

    Quello avvenuto a Washington non è il primo caso di pedofilia all’interno della diplomazia vaticana sotto il pontificato di Francesco. Nel 2015, infatti, era finito alla sbarra l’ex nunzio apostolico nella Repubblica Dominicana, l’arcivescovo polacco Jozef Wesoloski, morto mentre era in corso il processo penale vaticano nel quale era accusato di pedofilia e pedopornografia. Ma il presule, che era stato ordinato prima sacerdote e poi vescovo da Giovanni Paolo II, era già stato ridotto allo stato laicale sia in primo che in secondo grado nel processo canonico svolto dalla Congregazione per la dottrina della fede. Nel 2014, invece, Bergoglio aveva rimandato nella sua diocesi di origine, Taranto, l’allora numero due della nunziatura apostolica in Italia, monsignor Luca Lorusso, che aveva difeso l’ex prete romano Patrizio Poggicondannato in secondo grado dalla magistratura italiana per pedofilia.

    Twitter: @FrancescoGrana

  • Pedopornografia, il Vaticano indaga su un sacerdote della nunziatura in Usa

    Pedopornografia, il Vaticano indaga su un sacerdote della nunziatura in Usa

    Il 21 agosto notificazione del Dipartimento di Stato: la Santa Sede richiama il prete. Avviata indagine dal Promotore di Giustizia, si collabora internazionalmente per raccogliere elementi.

    Il Promotore di Giustizia del Tribunale vaticano ha deciso di aprire un’indagine dopo che il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America ha notificato, per via diplomatica, «la possibile violazione delle norme in materia di immagini pedopornografiche» da parte di un sacerdote membro del corpo diplomatico della Santa Sede accreditato a Washington. La notificazione è avvenuta il 21 agosto scorso ma è stata resa nota solo oggi da un bollettino della Sala Stampa vaticana pubblicato intorno alle 13.30, in cui si sottolinea che «la Santa Sede, secondo la prassi adottata dagli Stati sovrani, ha richiamato il sacerdote in questione il quale si trova attualmente nella Città del Vaticano».

    Secondo una fonte statunitense anonima citata dalla Associated Press i l diplomatico, «un sacerdote di alto grado che lavora nell’ambasciata vaticana a Washington» è «sospettato di possedere, ma non di produrre o diffondere, pornografia infantile, comprese immagini di bambini nell’età precedente la pubertà». Il Dipartimento di Stato «il 21 agosto ha chiesto al Vaticano di rimuovere l’immunità diplomatica del funzionario» e afferma che «la richiesta è stata respinta tre giorni dopo». Sempre l’AP sottolinea il fatto che il Dipartimento di Stato aveva avanzato una richiesta del genere perché i suoi avvocati erano convinti che vi fossero gli estremi per una indagine penale; al tempo stesso precisa che le circostanze che hanno portato gli inquirenti statunitensi a tale richiesta non siano ancora adesso del tutto chiare.

    La nota vaticana evidenzia invece che, una volta ricevute le informazioni dal governo statunitense, la Segreteria di Stato non ha esitato a trasmetterle al Promotore di Giustizia del Tribunale vaticano, Giampiero Milano, il quale ha aperto un’indagine in merito. Contestualmente è stata avviata una collaborazione a livello internazionale al fine di raccogliere elementi relativi a questo caso che per la seconda volta, dopo la vicenda dell’arcivescovo polacco Józef Wesolowski, nunzio apostolico a Santo Domingo, ha come protagonista un diplomatico di alto livello.

    Per ora rimane sconosciuta l’identità del sacerdote, e il Vaticano non ha intenzione di rivelarla. Perché, come si ricorda nel comunicato di oggi, «come previsto dalle leggi vigenti per tutte le istruttorie preliminari, le indagini del Promotore di Giustizia sono protette dal necessario riserbo istruttorio».

    Per i vescovi Usa si tratta di «una questione seria». In una nota diramata nel primo pomeriggio (mattina a Washington) il presidente della Conferenza episcopale, il cardinale Daniel N. DiNardo, afferma: «Speriamo che la Santa Sede sarà disponibile a fornire più dettagli. Non conosciamo tutti i fatti, ma coerentemente con la nostra Carta (Charter For The Protection Of Children And Young People del 2002, ndr) ribadiamo che quando emergono simili accuse deve essere avviata una indagine immediata, approfondita e trasparente in collaborazione con le forze dell’ordine e devono essere prese misure immediate per proteggere i bambini. La protezione dei bambini e dei giovani è la nostra responsabilità più sacra».

    L’odierna decisione del Tribunale vaticano è il frutto di un giro di vite normativo introdotto prima da Benedetto XVI e poi da Francesco per contrastare l’aberrante crimine della pedofilia, sul quale entrambi i Pontefici hanno da sempre confermato una linea di “tolleranza zero”. Nel luglio del 2010 la Santa Sede aveva pubblicato l’aggiornamento delle norme canoniche sui  Delicta graviora del 2001 che accompagnava il  Sacramentorum sanctitatis tutela , firmato nel 2001 da Giovanni Paolo II. Tra le nuove norme introdotte sotto il pontificato di Ratzinger nel corpo giuridico vaticano, anche quella relativa al reato della pedopornografia.

    Con il Motu Proprio in matera penale e di sanzioni amministrative approvato l’11 luglio 2013,  Papa Bergoglio aveva poi stabilito, tra l’altro, che ricadono sotto la giursidizione del Tribunale vaticano «i legati pontifici ed il personale di ruolo diplomatico della Santa Sede». In particolare, la Legge dello Stato della Città del Vaticano n. VIII, dell’11 luglio 2013, recante “Norme complementari in materia penale”, dedica al tema tre paragrafi: il 4 configura il reato di pedopornografia, il 10 stabilisce le sanzioni per chi produce materiale pedopornografico e l’11 – che sarebbe quello ora utilizzato dal Pm vaticano per indagare il sacerdote della nunziatura Usa – per chi lo detiene.

    Più nel dettaglio l’articolo 10 prevede che «chiunque, utilizzando un minore, realizza esibizioni pornografiche o produce materiale pedopornografico ovvero recluta o induce un minore a partecipare ad esibizioni pornografiche, è punito con la reclusione da 6 a 12 anni e con la multa da euro 25mila a euro 250mila». Inoltre «alla stessa pena soggiace chi fa commercio del materiale pedopornografico». Ancora, «chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui ai commi precedenti, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, distribuisce, divulga, trasmette, importa, esporta, offre, vende o detiene per tali fini materiale pedopornografico, ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 2.500 a euro 50mila».

    Quanto all’articolo 11, la nuova legge vaticana stabilisce che «chiunque, al di fuori delle ipotesi previste dall’articolo 10, si procura o consapevolmente detiene materiale pedopornografico, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa da euro 1500 a euro 10mila». Inoltre, «la pena è aumentata ove il materiale sia di ingente quantità».

    http://www.lastampa.it/2017/09/15/vaticaninsider/ita/vaticano/pedopornografia-il-vaticano-indaga-su-un-sacerdote-della-nunziatura-in-usa-spfylKEYKHLoo90jIqXAWO/pagina.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

  • Vaticano: pedofilia, abusi sessuali e accuse gravi sul Cardinale Pell e un Sacerdote vicini a Papa Francesco

    Vaticano: pedofilia, abusi sessuali e accuse gravi sul Cardinale Pell e un Sacerdote vicini a Papa Francesco

    Vaticano ancora sconvolto dagli scandali di pedofilia, droga e party gay; Due membri di alto rango della congregazione sono stati arrestati per i crimini commessi, tra cui uno che ha accuse di abusi sessuali su minori. Il primo e il consulente finanziario di Papa Francesco, il cardinale George Pell, e un altro sacerdote superiore sconosciuto, sono stati arrestati, nuova bufera e indignazione nello Stato Vaticano.

    Pell è accusato di essere in possesso di  materiale pornografico infantile e il sacerdote sconosciuto è accusato di aver partecipato e ospitato un party che in realtà e stato orgia di sesso e droga.

    Il mese scorso, Pell, uno dei cattolici più anziani dell’Australia, è stato accusato più volte di violenze sessuali “storiche” secondo la polizia, ha riferito il reportage.

    “Pell apparirà in un tribunale australiano per affrontare svariate accuse sui reati del suo passato di violenze sessuali”, ha dichiarato il vice commissario Shane Patton dello Stato di Victoria.

    Pell è l’accusato di maggior rango che la chiesa e il vaticano abbiano mai avuto, essendo stato sempre accusato di scandali sessuali e abusi nella chiesa.

    Ha anche precedentemente affrontato le accuse e i casi di abuso del clero quando era arcivescovo di Melbourne e più tardi Sydney. Ora è sotto il microscopio per il suo presunto abuso.

    Le accuse sembrano arrivare da due uomini, ora sulla quarantina, che sostengono che Pell li ha trattati in modo inappropriato a una festa in piscina alla fine degli anni ’70 ha riferito il Telegraph.

    Pell “ha negato con forza tutte le accuse” e “aspetta con ansia la sua udienza in tribunale e difenderà le accuse vigorosamente”, secondo una dichiarazione di stampa dell’Arcidiocesi cattolica di Sydney.

    “Sono innocente da queste accuse. Sono falsi “, ha detto Pell in una conferenza stampa. “Tutta l’idea di abuso sessuale è assurda per me. . . Queste questioni sono state oggetto di indagini da due anni “, ha dichiarato Pell.

    “Da sempre, sono stato completamente coerente e chiaro nel mio totale rigetto di queste affermazioni”, ha aggiunto Pell.

    “La notizia di queste accuse rafforza la mia decisione … e le procedure giudiziarie ora mi offrono un’opportunità per cancellare dal mio nome e poi tornare qui, tornare a Roma, per lavorare”.

    Pell, terzo cardinale di rango più alto nel Vaticano, è tenuto a presentarsi alla magistratura di Melbourne il 18 luglio 2017 per l’udienza.

    La polizia vaticana ha anche fatto indagini su un party di sesso gay alimentato da droga in un appartamento del sacerdote superiore il mese scorso, secondo il quotidiano italiano Il Fatto Quotidiano.

    L’appartamento è stato scoperto dopo che i vicini si sono lamentati di un comportamento insolito tra i molti visitatori notturni frequenti.

    Il quotidiano afferma che la polizia ha trovato droghe e un gruppo di uomini in attività sessuali, quando sono entrati nell’appartamento.

    Il sacerdote funge da segretario al cardinale Francesco Coccopalmerio, consulente personale di Papa Francesco.

    Ironia della sorte, l’appartamento appartiene alla Congregazione per la Dottrina della Fede – il dipartimento che ha il compito di liberare gli abusi sessuali all’interno della chiesa.

    Nel 2014 Papa Francesco si impegnò a sradicare l’abuso sessuale “spregevole” all’interno della chiesa. L’ultimo maggio Papa Francesco ha riconosciuto oltre 2.000 casi di accuse di abusi sessuali nell’ambito della chiesa.

    https://www.webmagazine24.it/vaticano-abusi-sessuali-cardinale/