Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Città del Vaticano

  • Pedopornografia e droga: l’altro volto del Vaticano

    Pedopornografia e droga: l’altro volto del Vaticano

    Si è aperto l’anno giudiziario anche in Vaticano: emersi due delicati casi di detenzione di materiale pedopornografico.

    Ha ragione Papa Francesco, nel voler fare pulizia. Del resto anche i dati giudiziari della Santa Sede non sono così rassicuranti.

    Una vera e propria minaccia quella dei reati via web, ha denunciato Milano: “Molte condotte delittuose oggi si consumano attraverso le vie telematiche; di qui l’importanza delle intercettazioni di comunicazioni come strumento di indagine imprescindibile”. Due delicati casi di «differente gravità» di detenzione di materiale pedopornografico sono emersi dall’attività investigativa in Vaticano. Lo ha reso noto il Promotore di Giustizia, avvocato Gian Piero Milano, aprendo l’Anno giudiziario presso il Tribunale vaticano. Nel dettaglio, il pg vaticano ha puntato l’attenzione sull’ “attività di analisi forense ed info-investigativa soprattutto di carattere informatico, per due delicati casi – di differente gravità – di detenzione di materiale pedopornografico”.

    Anche il Vaticano non si è salvato dalla piaga del traffico di droga “Tentativi isolati” all’ombra del Cupolone che sono stati “neutralizzati sul nascere”. Lo ha denunciato l’avvocato Gian Piero Milano, il pg del Vaticano, aprendo l’Anno giudiziario presso il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. Il pg vaticano ha spiegato che la fruttuosa collaborazione tra le forze di polizia del Vaticano con i corpi di polizia di altri Stati ha aiutato “nella repressione di gravi reati, come quello del traffico internazionale delle sostanze stupefacenti che, purtroppo, non ha lasciato indenne il nostro piccolo Stato, teatro di isolati tentativi – neutralizzati sul nascere – posti in essere, con modalità insolite, da trafficanti senza scrupoli”.

    Nel dettaglio, il pg Milano ha ricordato “l’ apprezzato impegno della Gendarmeria nel 2014” relativo al “monitoraggio del traffico di droga da Stati esteri verso lo Stato vaticano, in particolare tre spedizioni. In un caso specifico è stata effettuata una consegna controllata della sostanza stupefacente, che transitava attraverso uno stato comunitario. L’improvvida divulgazione della notizia da parte di un quotidiano straniero ha reso vana l’operazione congiunta tra forze di polizia di diverse nazionalità, non essendosi presentato alcuno per il ritiro del plico contenente la sostanza stupefacente”.

    http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=68677&typeb=0&Pedopornografia-e-droga-l-altro-volto-del-Vaticano-

  • DE DELICTIS GRAVIORIBUS (e le false linee guida del 2003)

    DE DELICTIS GRAVIORIBUS (e le false linee guida del 2003)

    La VIOLENZA sui MINORI è considerata MENO GRAVE dell“asportazione o la conservazione a scopo sacrilego, o la profanazione delle specie consacrate”, cioè di una questione materiale, e resta un “delitto contro i COSTUMI” e NON un crimine contro la PERSONA.
     
    Non poteva nemmeno mancare la discriminazione nei confronti delle donne: uno dei “delitti più gravi” è l”attentata sacra ordinazione di una donna”, per cui è prevista la scomunica.
     
    La più grossa preoccupazione, poi, è che non si vìoli la segretezza del confessionale, soprattutto quando ad essere interessati alla confessione sono le autorità giudiziarie…
     
    De delictis gravioribus del 18 Maggio 2001, emessa da Giovanni Paolo II a firma del Monsignor Ratzinger, conferma del Crimen Sollicitationis del 16 Marzo 1962 emanato da Giovanni XXIII a firma del Monsignor Ottaviani:

    “Art. 1
    § 1. La Congregazione per la Dottrina della Fede, a norma dell’art. 52 della Costituzione Apostolica Pastor Bonus, giudica i delitti contro la fede e i delitti più gravi commessi contro i costumi o nella celebrazione dei sacramenti e, se del caso, procede a dichiarare o irrogare le sanzioni canoniche a norma del diritto, sia comune sia proprio, fatta salva la competenza della Penitenzieria Apostolica e ferma restando la Agendi ratio in doctrinarum examine.
    § 2. Nei delitti di cui al § 1, per mandato del Romano Pontefice, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha il diritto di giudicare i Padri Cardinali, i Patriarchi, i Legati della Sede Apostolica, i Vescovi, nonché le altre persone fisiche di cui al can. 1405 § 3 del Codice di Diritto Canonico e al can. 1061 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali.
    § 3. La Congregazione per la Dottrina della Fede giudica i delitti riservati di cui al § 1 a norma degli articoli seguenti.
    Art. 2
    § 1. I delitti contro la fede, di cui all’art. 1, sono l’eresia, l’apostasia e lo scisma, a norma dei cann. 751 e 1364 del Codice di Diritto Canonico e dei cann. 1436 e 1437 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali.
    § 2. Nei casi di cui al § 1, a norma del diritto spetta all’Ordinario o al Gerarca rimettere, se del caso, la scomunica latae sententiae e svolgere il processo giudiziale in prima istanza o extragiudiziale per decreto, fatto salvo il diritto di appello o di ricorso alla Congregazione per la Dottrina della Fede.
    Art. 3
    § 1. I delitti più gravi contro la santità dell’augustissimo Sacrificio e sacramento dell’Eucaristia riservati al giudizio della Congregazione per la Dottrina della Fede sono:
    1° l’asportazione o la conservazione a scopo sacrilego, o la profanazione delle specie consacrate, di cui al can. 1367 del Codice di Diritto Canonico e al can. 1442 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali;
    2° l’attentata azione liturgica del Sacrificio eucaristico di cui al can. 1378 § 2 n. 1 del Codice di Diritto Canonico;
    3° la simulazione dell’azione liturgica del Sacrificio eucaristico di cui al can. 1379 del Codice di Diritto Canonico e al can. 1443 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali;
    4° la concelebrazione del Sacrificio eucaristico vietata dal can. 908 del Codice di Diritto Canonico e dal can. 702 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, di cui al can. 1365 del Codice di Diritto Canonico e al can. 1440 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, insieme ai ministri delle comunità ecclesiali che non hanno la successione apostolica e non riconoscono la dignità sacramentale dell’ordinazione sacerdotale.
    § 2. Alla Congregazione per la Dottrina della Fede è riservato anche il delitto che consiste nella consacrazione a fine sacrilego di una sola materia o di entrambe, nella celebrazione eucaristica o fuori di essa. Colui che commette questo delitto, sia punito secondo la gravità del crimine, non esclusa la dimissione o la deposizione.
    Art. 4
    § 1. I delitti più gravi contro la santità del sacramento della Penitenza riservati al giudizio della Congregazione per la Dottrina della Fede sono:
    1° l’assoluzione del complice nel peccato contro il sesto comandamento del Decalogo, di cui al can. 1378 § 1 del Codice di Diritto Canonico e al can. 1457 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali;
    2° l’attentata assoluzione sacramentale o l’ascolto vietato della confessione di cui al can. 1378 § 2, 2° del Codice di Diritto Canonico;
    3° la simulazione dell’assoluzione sacramentale di cui al can. 1379 del Codice di Diritto Canonico e al can. 1443 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali;
    4° la sollecitazione al peccato contro il sesto comandamento del Decalogo nell’atto o in occasione o con il pretesto della confessione, di cui al can. 1387 del Codice di Diritto Canonico e al can. 1458 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, se diretta al peccato con lo stesso confessore;
    5° la violazione diretta e indiretta del sigillo sacramentale, di cui al can. 1388 § 1 del Codice di Diritto Canonico e al can. 1456 § 1 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali.
    § 2. Fermo restando il disposto del § 1 n. 5, alla Congregazione per la Dottrina della Fede è riservato anche il delitto più grave consistente nella registrazione, fatta con qualunque mezzo tecnico, o nella divulgazione con i mezzi di comunicazione sociale svolta con malizia, delle cose che vengono dette dal confessore o dal penitente nella confessione sacramentale, vera o falsa. Colui che commette questo delitto, sia punito secondo la gravità del crimine, non esclusa la dimissione o la deposizione, se è un chierico.
    Art. 5
    Alla Congregazione per la Dottrina della Fede è riservato anche il delitto più grave di attentata sacra ordinazione di una donna:
    1° fermo restando il disposto del can. 1378 del Codice di Diritto Canonico, sia colui che attenta il conferimento del sacro ordine, sia la donna che attenta la recezione del sacro ordine, incorrono nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica;
    2° se poi colui che attenta il conferimento del sacro ordine o la donna che attenta la recezione del sacro ordine è un cristiano soggetto al Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, fermo restando il disposto del can. 1443 del medesimo Codice, sia punito con la scomunica maggiore, la cui remissione è pure riservata alla Sede Apostolica;
    3° se poi il reo è un chierico, può essere punito con la dimissione o la deposizione.
    Art. 6
    § 1. I delitti più gravi contro i costumi, riservati al giudizio della Congregazione per la Dottrina della Fede, sono:
    1° il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore di diciotto anni; in questo numero, viene equiparata al minore la persona che abitualmente ha un uso imperfetto della ragione;
    2° l’acquisizione o la detenzione o la divulgazione, a fine di libidine, di immagini pornografiche di minori sotto i quattordici anni da parte di un chierico, in qualunque modo e con qualunque strumento.
    § 2. Il chierico che compie i delitti di cui al § 1 sia punito secondo la gravità del crimine, non esclusa la dimissione o la deposizione.
    Art. 7
    § 1. Fatto salvo il diritto della Congregazione per la Dottrina della Fede di derogare alla prescrizione per i singoli casi, l’azione criminale relativa ai delitti riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede si estingue per prescrizione in vent’anni.
    § 2. La prescrizione decorre a norma del can. 1362 § 2 del Codice di Diritto Canonico e del can. 1152 § 3 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali. Ma nel delitto di cui all’art. 6 § 1 n. 1, la prescrizione inizia a decorrere dal giorno in cui il minore ha compiuto diciotto anni.
        Romae, e sede Congregationis pro Doctrina Fidei, die 18 maii 2001.
        + JOSEPHUS Card. RATZINGER
        Praefectus
        + Tharsicius BERTONE, S.D.B.
        archiep. em. Vercellensis
        a Secretis“
  • Il Papa completa la Commissione per i minori: 8 donne e 10 laici

    Il Papa completa la Commissione per i minori: 8 donne e 10 laici

    Rappresentati ora tutti i continenti. Tra i 17 membri dell’organismo presieduto dal cardinale Sean O’Malley anche un uomo e una donna vittime di preti pedofili

    IACOPO SCARAMUZZI CITTÀ DEL VATICANO – Papa Francesco ha completato la Commissione per la tutela dei minori con la nomina di otto nuovi componenti. L’organismo, creato da Jorge Mario Bergoglio per la prevenzione della pedofilia, conta ora 17 membri, rappresentanti di tutti i continenti, tra i quali otto donne, dieci laici e due persone, un uomo e una donna, che da bambini furono abusati da un prete.

    La commissione, annunciata a dicembre dell’anno scorso, è stata creata da Jorge Mario Bergoglio su proposta del Consiglio dei suoi cardinali consiglieri e il coordinatore (oggi definito «presidente») è proprio uno del cosiddetto «C9», il cappuccino statunitense Sean O’Malley, che, da arcivescovo di Boston, negli anni passati ha dovuto affrontare la questione della pedofilia nella sua diocesi.

    La commissione ha tenuto il suo incontro inaugurale dal primo al 3 maggio scorso, erano Marie Collins, irlandese, vittima da bambina di un prete pedofilo, intervenuta già sotto Benedetto XVI a una inedita conferenza sulla pedofilia che fu organizzata dalla Pontificia Università Gregoriana, due gesuiti, l’argentino Miguel Yanez e il tedesco Hans Zollner, quest’ultimo psicologo e presidente del Centro per la protezione dei bambini alla Gregoriana, la baronessa Sheila Hollins, psichiatra del Regno Unito, la giurista Hanna Suchocka, ex-premier polacca ed ex-ambasciatrice della Polonia presso la Santa Sede, la psichiatra francese Catherine Bonnet, e il canonista italiano Claudio Papale della Pontificia Università Urbaniana. A settembre scorso il «promotore di giustizia» della Congregazione per la Dottrina della Fede, una sorta di procuratore generale della Santa Sede sui casi di pedofilia, è stato nominato segretario della neonata commissione, sostituito all’ex-Sant’Uffizio dal gesuita statunitense Robert Geisinger.

    Oggi, infine, la Sala stampa della Santa Sede ha annunciato che «il Santo Padre Francesco ha nominato nuovi membri della Commissione per la tutela dei minori, scelti da diverse parti del mondo, così da avere un’ampia rappresentanza di diverse situazioni e culture». Ai precedenti si aggiungono otto componenti: il sacerdote colombiano Luis Manuel Ali Herrera, parroco e professore di Psicologia pastorale a Bogotà, il filippino Gabriel Dy-Liacco, psicoterapeuta specializzato in infanzia e adolescenza, il neozelandese Bill Kilgallon, direttore dell’ufficio nazionale per gli standard professionali nella Chiesa del suo paese, suor Kayula Gertrude Lesa, esperta dello Zambia in protezione dei bambini, diritti dei rifugiati e tratta degli esseri umani, suor Hermenegild Makoro, insegnante e segretaria della Conferenza episcopale del Sud Africa, Kathleen McCormak, esperta di lavoro sociale nella Chiesa australiana, lo Krysten Winter-Green, statunitense originario della Nuova Zelanda, esperto in assistenza a persone malate di aids, senza-tetto e bambini abusati, e il britannico Peter Saunders, da bambino abusato da un prete, da adulto fondatore della National Association for People Abused in Childhood, una delle vittime dei preti pedofili che incontrarono papa Francesco a luglio scorso in Vaticano. Si tratta, ha sottolineato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, di una commissione «interdisciplinare», con otto donne e dieci laici. La prossima sessione plenaria della Commissione avrà luogo, come già anticipato, in Vaticano nei giorni 6-8 febbraio prossimi.

    «Mentre i cattolici si impegnano a rendere le nostre parrocchie, scuole e istituzioni, luoghi sicuri per tutti i minori – affermavano a maggio scorso i membri della commissione – noi ci impegniamo insieme con le persone di buona volontà a garantire che i bambini e gli adulti vulnerabili siano protetti dagli abusi».

  • Vaticano, arcivescovo Jozef Wesolowski gira libero. L’arresto annunciato, come previsto era una farsa.

    Vaticano, arcivescovo Jozef Wesolowski gira libero. L’arresto annunciato, come previsto era una farsa.

    CITTA’ DEL VATICANO – Accusato di aver violentato bambini quando era nunzio apostolico a Santo Domingo, Jozef Wesolowski è stato visto girare tranquillamente all’interno della Città del Vaticano. Wesolowski dal 23 settembre scorso è agli arresti domiciliari in Vaticano nell’ambito di un procedimento per abusi sessuali sui minori ma da sabato è stato visto nuovamente circolare, in apparente libertà, nella Città Leonina.

    Più persone lo hanno incontrato con una certa sorpresa, non essendo stato comunicato alcun provvedimento sulla cessazione o la conversione della misura restrittiva a suo carico. Interpellate sull’argomento, le fonti ufficiali vaticane non hanno voluto finora precisare se Wesolowski sia tornato in libertà, quanto meno vigilata, per la scadenza dei termini di custodia o per un nuovo provvedimento emesso dal magistrato.

    L’ex arcivescovo, ridotto allo stato laicale dall’ex Sant’Uffizio, continuerebbe comunque a risiedere nel Collegio dei Penitenzieri, la struttura all’ultimo piano del palazzo del Tribunale dove era stato messo agli arresti domiciliari. Wesolowski, oltre che del secondo grado del processo canonico, è in attesa del processo penale in Vaticano nel quale è accusato di abusi sessuali su diversi minori a Santo Domingo e di detenzione di un ingente materiale pedopornografico. 

    Era stato papa Francesco a volere l’arresto, poi sfociato nei domiciliari. Una mossa esemplare ma che ha evitato, di fatto, che l’arcivescovo polacco potesse avere un trattamento ben più duro se processato dalle autorità dominicane o da quelle polacche. Come spiegaAntonio Buttazzo su Blitzquotidiano:

    Tuttavia, a ben vedere, dal punto di vista giuridico, la misura cautelare applicata al monsignore ed il conseguente esercizio della Giurisdizione Vaticana su fatti commessi all’estero da un proprio cittadino, si risolve de facto con la negazione della giurisdizione di almeno altri 2 Stati che in base al loro diritto interno avevano la potestà di punire quel reato e cioè Santo Domingo e Polonia. I primi si sono dovuti arrendere di fronte alla immunità diplomatica di cui godeva il vescovo, i polacchi invece che pure potevano perseguire il reato commesso dal loro cittadino all’estero (l’alto prelato gode di doppia cittadinanza), hanno preferito non forzare la mano al Vaticano limitandosi a chiedere informazioni non vincolanti per lo Stato di Città del Vaticano.

    A seguito del processo canonico, diverso da quello penale, monsignor Wesolowski è stato condannato, seppure solo in primo grado, alla riduzione allo stato laicale. Ne consegue la perdita della immunità diplomatica ed anche il rischio di perdita della cittadinanza vaticana, cosa che evidentemente lo esporrebbe ad una richiesta di estradizione dall’esito a questo punto, molto probabilmente, favorevole allo Stato richiedente. Insomma, se l’ex Nunzio apostolico non fosse ora detenuto ai domiciliari in una residenza vaticana in attesa di giudizio, ci sarebbero buone possibilità che il processo finisca con l’attenderlo in qualche meno confortevole galera dei Caraibi o in quelle gelide della Polonia , e ciò non appena il giudizio canonico che ha statuito sulla perdita dello status precedente diviene definitivo.

    In conclusione, ad una futura richiesta di estradizione verso Santo Domingo o Polonia, non sarebbero pochi gli argomenti spendibili ,dallo stato estradante o dal condannato, per opporsi alla consegna. Ed allora ci chiediamo, non è che qualche tempo in un residence con vista sugli spettacolari giardini del Vaticano servono ad evitare una lunga permanenza ai Caraibi ma ben lontani dalle sue spiagge bianche e dal suo mare cristallino?

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/vaticano-arcivescovo-jozef-wesolowski-torna-a-girare-libero-processo-per-pedofilia-2031536/

  • Prete pedofilo suicida, il Vaticano archivia il caso

    Prete pedofilo suicida, il Vaticano archivia il caso

    Secondo la Santa sede, il vescovo Crepaldi «ha agito per il meglio». Il procedimento giudiziario si è estinto con la morte di don Maks

     di Orazio Larocca

    «Instantia perimitur». Ovvero – detto in parole povere – procedimento penale chiuso per la morte della persona sottoposta ad indagine giudiziaria. E’ questa – sostanzialmente – la formula con cui presso la Congregazione per la Dottrina della Fede (l’ex Sant’Uffizio), in Vaticano, dovrebbe essere stata archiviata definitivamente la drammatica vicenda di don Maks Suard, parroco 48enne di Santa Croce, della Diocesi di Trieste, trovato impiccato dal suo vescovo, monsignor Giampaolo Crepaldi, per essere stato accusato di aver abusato sessualmente 17 anni fa di una ragazzina di 13 anni.

    Crepaldi, superiore diretto di don Maks, sulla base delle nuove norme varate per contrastare e reprimere la pedofilia nel clero da Benedetto XVI e rese ancora più incisive da papa Francesco, aveva subito informato il sacerdote che lo avrebbe sollevato dall’incarico e comunicato la vicenda alle autorità giudiziarie della Santa Sede. Il suicidio dell’ecclesiastico – che in una lettera ha ammesso la colpa e chiesto perdono – ha messo praticamente fine al caso. Nel senso che, da parte degli organi vaticani e diocesani, la tragica vicenda di don Maks non avrà un seguito giudiziaria. Questo almeno a rigore di Diritto canonico. La giustizia penale sulla carta potrebbe, invece, continuare a fare il suo corso se, ad esempio, l’allora bambina 13enne oggi donna di 30 anni, dovesse avanzare richieste di eventuali risarcimenti per la violenza subita. Ma questo si vedrà in seguito. Dal punto di vista ecclesiale il suicidio del sacerdote ha fermato l’azione giudiziaria canonica che monsignor Crepaldi stava per avviare.

    «Su questa vicenda non mi risulta che ci possano essere ulteriori procedimenti e, tantomeno, non sono stato informato su eventuali altre canoniche avviate da parte vaticana», risponde il portavoce papale, padre Federico Lombardi, in merito a chiarimenti su cosa ora le autorità vaticane intendono fare o potranno fare dopo il suicidio del sacerdote triestino.

    «Non penso che la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’organo giudiziario a cui compete intervenire sui grandi peccati commessi dai sacerdoti a partire dalle colpe per pedofilia, intenda continuare ad indagare sul caso don Maks», spiega l’arcivescovo Gianfranco Girotti, reggente emerito della Penitenzeria apostolica, stretto collaboratore di Joseph Ratzinger da cardinale prefetto dell’ex Sant’Uffizio, da pontefice ed ora punto di riferimento di papa Bergoglio in materia di peccati e morale. Monsignor Girotti ricorda che – di fronte a casi in cui la parte indagata cessa di esistere (per morte naturale o per suicidio) – nel nuovo Codice di Diritto Canonico è contemplata lo stop dell’azione giudiziaria sulla base delle norme previste nel canone 1520 denominate “Instantia perimitur”, che sanciscono la fine dell’atto processuale perchè «cessata la causa, cessa l’affetto».

    Canone che nel vecchio Codice di Diritto Canonico era denominato col titolo “Causa perenta est”, cioè causa cessata per la scomparsa dell’indagato. Il presule indica anche un altro canone, il 1518, nel quale – spiega – è scritto, tra l’altro, che in un processo «se un partecipante muore…a causa ancora non conclusa, l’istanza è sospesa fino a che sia riassunta (eventualmente) la lite dell’erede del defunto, del successore o dell’avente interesse».

    Vale a dire se qualche familiare della persona morta si costituisce in giudizio per chiedere un risarcimento alla memoria o pecuniario. Per la Santa Sede, quindi, si è conclusa, Codice di Diritto Canonico alla mano, la drammatica vicenda del parroco di Santa Croce schiacciato dal rimorso per il male fatto ad una ragazzina? «Penso proprio di sì», risponde monsignor Girotti, secondo il quale la parola fine prevista, “in questi drammatici casi”, dalle norme canoniche non “impediranno mai di dimenticare le sofferenze della ragazzina violentata e le responsabilità del sacerdote che, vinto dal rimorso, si è dato la morte, per il quale non ci resta altro che pregare e invocare la misericordia Divina».

    Grande rispetto – puntualizzano in Vaticano – si deve anche per l’azione del vescovo di Trieste: monsignor Crepaldi «non poteva agire diversamente», spiegano all’ex Sant’Uffizio, ha applicato fedelmente le nuove norme canoniche, ma la drammatica decisione di don Maks non gli hanno permesso di far sentire ancora di più la sua vicinanza al sacerdote nella sua veste di pastore e arcivescovo di Trieste, un incarico a cui è stato chiamato da Benedetto XVI dopo una lunga esperienza maturata alla Cei (Conferenza episcopale italiana) come direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e del lavoro, e come segretario della Pontificia commissione Giustizia e Pace della Santa Sede. Un arcivescovo, dunque, “sensibile ed esperto” – ricordano in Vaticano – che avrà certamente provato tantissimo dolore per quanto accaduto.

    http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2014/11/23/news/prete-suicida-il-vaticano-archivia-il-caso-secondo-la-santa-sede-il-vescovo-crepaldi-ha-agito-per-il-meglio-1.10359259

  • Il valzer dei preti pedofili. Papa Francesco crea ennesima commissione, Ma che fine ha fatto la commissione a tutela delle vittime?

    Il valzer dei preti pedofili. Papa Francesco crea ennesima commissione, Ma che fine ha fatto la commissione a tutela delle vittime?

     CITTA’ DEL VATICANO L’obiettivo è arrivare a giudicare e punire i preti pedofili, renderli inoffensivi, nel più breve tempo possibile. La strategia di Papa Bergoglio procede con un passaggio in più. Stavolta le novità introdotte con un “rescritto” che entra in vigore a partire da oggi, riguardano lo snellimento dell’esame dei ricorsi sulle condanne di membri del clero per delitti contro la fede, i sacramenti e la morale pendenti alla Congregazione della Fede. Per agevolare il lavoro interno al tribunale, al quale fanno riferimento tutte le diocesi del mondo, il Papa ha deciso di istituire un apposito Collegio di 7 cardinali e vescovi con il compito di velocizzare e semplificare la procedura.

    I ricorsi destinati all’esame del Collegio riguardano i «delicta graviora» cioè i delitti più gravi. La maggior parte riguardano gli abusi del clero. La sessione ordinaria della Congregazione per la Dottrina della Fede (la cosiddetta «feria quarta», che si riunisce una volta al mese) è praticamente oberata di pratiche e di faldoni, ha parecchio arretrato da sbrigare, sicchè il Collegio dovrà contribuire a smaltirlo.

    La nuova commissione è stata giudicata positivamente dal portavoce padre Lombardi che assicura che riuscirà a facilitare i lavori ed evitare l’accumulo di ricorsi. La struttura si basa sul motu proprio «Sacramentorum Sanctitatis Tutela» del 2001, aggiornato il 21 maggio 2010 e istituisce dunque all’interno della Congregazione per la Dottrina della Fede uno «speciale Collegio» formato da 7 cardinali o vescovi, che possono essere sia membri del dicastero che esterni a esso. Presidente e membri sono eletti dal Papa. A breve sarà pubblicato un «apposito regolamento interno» per determinare le modalità operative del Collegio.

    La Congregazione per la Dottrina della Fede mantiene intatte le proprie competenze.
    I ricorsi alla Congregazione, ha osservato Lombardi, «sono un lavoro molto impegnativo», soprattutto quelli sugli abusi del clero sui minori, e l’arretrato rischia di assorbire tutto il lavoro della feria quarta: «Mi pare – ha detto il Portavoce vaticano – che i ricorsi attualmente presentati siano quattro o cinque al mese», comunque «moltissimi membri del clero fanno ricorso» sulle sentenze per abusi, e la Congregazione «deve esaminare moltissimo materiale» e impiegare «grande tempo».

    http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=1005832&sez=PRIMOPIANO&ssez=VATICANO

  • Vaticano e pedofilia: belle parole, pochi fatti

    Vaticano e pedofilia: belle parole, pochi fatti

    La mole di documenti inquietanti, pubblicati a Chicago sugli abusi commessi dal clero tra gli anni 1950 e 2010, è un campanello di allarme per il Vaticano. Al di là dell’impegno personale di papa Francesco – evidenziato dalla decisione di sottoporre a processo penale il pedofilo ex nunzio nella Repubblica dominicana Jozef Wesolowski – la vicenda ripropone la questione della grande disparità esistente da una nazione all’altra, più precisamente da una conferenza episcopale all’altra, nelle strutture per contrastare le violenze contro ragazzi e ragazze.

    La speciale commissione anti-abusi, formata dal Papa va a rilento. C’è stata qualche riunione, ma finora non sono state elaborate linee-guida, che organizzino a livello planetario le modalità per accogliere le denunce, indagare sui misfatti e risarcire le vittime. LA CHIESA ha molto da recuperare. Perché gli Stati in quanto tali non hanno praticato sistematicamente una politica di insabbiamento quando un insegnante o un allenatore compivano atti di pedofilia.

    Non c’erano prefetti che trasferivano silenziosamente l’insegnante o l’allenatore da una scuola o una palestra all’altra. Non c’erano denunce andate misteriosamente perdute nei meandri del ministero della Giustizia o nella corte di Cassazione. Non c’erano criminali graziati in extremis come per esempio il fondatore dei Legionari di Cristo Marcial Maciel – obbli – gato solamente da Benedetto XVI a una vita ritirata e di preghiera – a cui fu risparmiato il processo ecclesiastico.

    Nella Chiesa, invece, a partire dalla svolta indicata da papa Ratzinger con la sua Lettera ai cattolici d’Irlanda, si tratta di smantellare una prassi secolare di copertura degli abusi e di creare organismi precisi a cui le vittime possano rivolgersi per avere giustizia. Molto si è fatto in questi anni, troppo rimane ancora da fare. Ci sono paesi in cui ci sono organismi funzionanti.

    Prendiamo gli Stati Uniti, dove mons. Blase Joseph Cupich è diventato da poche settimane arcivescovo di Chicago succedendo proprio al cardinale George: all’interno della conferenza episcopale statunitense Cupich è presidente della Commissione per la protezione dei minori. Anche in altre nazioni, per esempio la Germania, esistono organismi del genere. In Polonia c’è un Centro per la tutela dei minori, creato dall’episcopato.

    L’Italia è tra i paesi dove la conferenza episcopale –quanto a strutture specifiche di aiuto alle vittime – continua a latitare. L’assem – blea della Cei si riunisce domani ad Assisi, discuterà della formazione del clero e certamente anche della sensibilizzazione sul tema del rapporto con i minori. Ma di centri di ascolto per le vittime e di impegni per i risarcimenti la Cei continua tenacemente a non parlare. Spetta proprio alla commissione vaticana anti-abusi elaborare le procedure più efficaci per affrontare il fenomeno, dando al Papa gli strumenti operativi per imporre una linea uniforme valida per la Chiesa cattolica in ogni nazione.

    Le poche riunioni, organizzate da marzo in poi (quando l’organismo fu costituito) e i rapporti via mail tra i membri del gruppo, non assicurano però speditezza ai lavori. A settembre il pontefice ha nominato segretario della commissione l’americano Robert Oliver (già promotore di giustizia, cioè “pubblico ministero”, al Sant’Uffizio) per dare impulso all’iniziativa. Ma fino a oggi niente è stato prodotto. E gli scandali incombono.

  • Pedofilia, il vescovo rimosso dal Papa: “Nella Chiesa possibile un grande scisma”

    Pedofilia, il vescovo rimosso dal Papa: “Nella Chiesa possibile un grande scisma”

    “Nella Chiesa si potrebbe arrivare a un grande scisma”. Non ci sta ad accettare la volontà di Papa Francesco e passa al contrattacco l’ex vescovo di Ciudad del Este in Paraguay, monsignor Rogelio Ricardo Livieres Plano, rimosso da Bergoglio con l’accusa di malversazione e soprattutto di aver coperto la pedofilia del suo vicario generale, l’argentino padre Carlos Urrutigoity. “Dentro la Chiesa – attacca il presule -, e ultimamente dalle sue più alte sfere, soffiano venti nuovi che non appartengono allo Spirito Santo”. Una situazione che monsignor Livieres Plano, membro dell’Opus Dei, non esita a definire “gravissima” e che potrebbe portare presto a “un grande scisma”. In una nota pubblicata sul suo blog personale, il vescovo rimosso punta il dito contro il cardinale Walter Kasper, esponente di punta della corrente teologica che, all’interno del Sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia che si sta svolgendo in Vaticano, vorrebbe aprire ai sacramenti per i divorziati risposati, in totale sintonia con Bergoglio.

    Per il presule paraguaiano il cardinale Kasper è “responsabile di promuovere attivamente la confusione” sull’accesso alla comunione di chi, dopo il divorzio, vive una nuova unione. “Quello che prima era proibito e considerato una disubbidienza contro la legge di Dio – scrive Livieres Plano – ora potrebbe essere benedetto in nome della sua misericordia”. Sempre secondo il vescovo, il cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e curatore dell’opera omnia di Joseph Ratzinger, avrebbe avvertito che questa “pretesa utopica” potrebbe compromettere l’intera dottrina cattolica riguardo la famiglia. Di qui la profezia nefasta che dopo questo Sinodo sulla famiglia e quello successivo, sempre sullo stesso tema, che si terrà nell’ottobre del 2015, nella Chiesa cattolica ci potrebbe essere uno scisma.

    In Vaticano l’anatema di Livieres Plano non ha ottenuto nessun tipo di consenso. Già il giorno dopo la sua rimozione da parte di Papa Francesco, il presule paraguaiano si era scagliato violentemente contro Bergoglio con una lunga lettera indirizzata al prefetto della Congregazione per i vescovi, il cardinale Marc Ouellet, pubblicata integralmente sul sito dell’ormai sua ex diocesi di Ciudad del Este. Il vescovo aveva accusato il Pontefice di aver preso una decisione “infondata e arbitraria”, commettendo un vero e proprio abuso di potere. “Il Papa – aveva scritto Livieres Plano – dovrà rendere conto a Dio, più che a me”. Nella sua lunga lettera il presule rimosso accusava, tra l’altro, i media e alcuni confratelli del Paraguay di “manovrare in modo orchestrato e di passare indiscrezioni irresponsabili al fine di ‘orientare’ le azioni e l’opinione pubblica”. Il vescovo sottolineava, inoltre, che “al di là dei tanti errori umani che posso aver commesso, e per i quali chiedo perdono a Dio, ancora una volta affermo davanti a chi vorrà ascoltare che la sostanza del caso è stata un’opposizione e persecuzione ideologica”.

    Un attacco durissimo per Bergoglio che “nonostante i tanti discorsi sul dialogo, la misericordia, l’apertura, la decentralizzazione e il rispetto nei confronti dell’autorità delle Chiese locali, non ho mai incontrato quanto meno – annotava Livieres Plano – per chiarirgli qualche dubbio o preoccupazione”. Una nota vaticana aveva precisato che la “gravosa decisione” era stata presa dal Papa sulla base di “serie ragioni pastorali”, ed era “ispirata al bene maggiore dell’unità della Chiesa di Ciudad del Este e alla comunione episcopale in Paraguay”. Bergoglio, inoltre, aveva chiesto al clero e a tutti i fedeli della diocesi “di voler accogliere i provvedimenti della Santa Sede con spirito di obbedienza, docilità e animo disarmato, guidato dalla fede”. E aveva rivolto un appello “all’intera Chiesa paraguaiana, guidata dai suoi pastori, a un serio processo di riconciliazione e superamento di qualsiasi faziosità e discordia, perché non sia ferito il volto dell’unica Chiesa”. Un processo reso ora più difficile dalle continue esternazioni del vescovo rimosso.

    @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/12/vescovo-paraguaiano-rimosso-nella-chiesa-possibile-un-grande-scisma/1152381/

  • Vaticano pedofilia, vittima di abusi denuncia: “Io violentato per 6 mesi e pagato per tacere”

    Vaticano pedofilia, vittima di abusi denuncia: “Io violentato per 6 mesi e pagato per tacere”

    Ecco la testimonianza di Marcin Kubicki, lo studente 26enne vittima di abusi sessuali che ha scritto una lettera a Papa Francesco per denunciare l’omertà del cardinale Kazimierz Nycz, quando era a capo della diocesi di Stettino (Polonia).

    Lo scandalo pedofilia che ha travolto il Vaticano non finisce. Nuove tristi realtà emergono dall’inchiesta voluta fortemente da Papa Francesco. L’accusa di abusi sessuali su minori non riguarda infatti solo il cardinale Joseph Wesolowksi, arrestato in Vaticano il 23 settembre. Retroscena meschini ed omertosi si celano dietro l’apparenza, e si ha come l’impressione che le notizie diffuse dai media non illustrino che una minima parte della verità.

    Oltre ai due cardinali Marco Antonio Ordenes e Gabino Miranda Melgarejo, sospettati di pedofilia ed indagati in seno all’inchiesta in atto, adesso salta fuori un altro nome sospetto: è quello dell’arcivescovo di Varsavia, Kazimierz Nycz. Il cardinale è chiamato a testimoniare per abusi sessuali commessi da presbiteri, alcuni dei quali processati e condannati. Pare che Nycz sia reo di aver ‘coperto’ ripetuti abusi su minori nella sua diocesi, in provincia di Stettino (Polonia). Ad affermarlo è Marcin Kubicki, uno studente 26enne che in una lettera a Papa Francesco fa nome e cognome del suo aguzzino, il sacerdote Zbigniew Ryckiewicz, condannato a 2 anni nel 2012 dalla giustizia polacca, ed ora rinchiuso nel carcere di Szczecinek.

    Il giovane Kubicki fu una vittima delle sue violenze quando aveva solo 13 anni. Oggi quell’orrore è ancora vivido nella sua memoria, e lo racconta così: “Ricordarlo ogni volta mi addolora. Comunque, ho conosciuto padre Zbigniew Ryckiewicz alle medie, dopo essere stato da lui agganciato nel cimitero di Kolobrzeg, provincia di Stettino, dove aveva officiato un rito funebre. Da lui sono stato abusato più volte. Cominciai ad avere paura. Mi disse di non riferire a nessuno quello che faceva. Gli abusi continuarono per 6 mesi. Mi pagò 500 zloty (125 euro) per il mio silenzio”. Kubicki si è rivolto al Santo Padre nella speranza che sia resa giustizia a tante altre vittime della pedofilia, che purtroppo si consuma – quasi indisturbata – dentro le ‘sacre’ stanze della Chiesa.

    http://urbanpost.it/vaticano-pedofilia-vittima-di-abusi-denuncia-io-violentato-per-6-mesi-e-pagato-per-tacere

  • Pedofilia. Il Finto Arresto Dell’arcivescovo Josef Wesolowski

    Pedofilia. Il Finto Arresto Dell’arcivescovo Josef Wesolowski

    Villeggiatura da una stanza all’altra del Vaticano, nascosto e protetto dalla galera, quella vera.

     E’ la prima volta che il Vaticano arresta un altissimo prelato, un ex nunzio accusato di pedofilia. E lo fa nel proprio Stato, con il suo tribunale interno, per espressa volontà di Papa Francesco, visti i gravi fatti di abuso a danni di minori, avvenuti nella Repubblica Dominicana, di cui è accusato Jozef Wesolowski, ex rappresentante diplomatico della Santa Sede in quel paese sudamericano. Una notizia, anticipata da Enrico Mentana nell’edizione serale del Tg La7, che non arriva completamente inaspettata per gli addetti ai lavori, ma che è sicuramente un fulmine a ciel sereno per tutto il mondo, che aspetta da Bergoglio segnali di “rivoluzione” rispetto al passato.

    Ma le cose stanno effetivamente così? O Papa Francesco non stà facendo altro che proteggere il nunzio?
    Era il 2013 quando il Papa destituì in fretta e furia Jozef Wesolowski: dal Vaticano non fecero sapere quale sarebbe stata la nuova destinazione dell’alto prelato, anzi, il religioso fece letteralmente perdere le proprie tracce, tant’è che il Cardinale di Santo Domingo dovette ammettere di non sapere la sua ubicazione.

    Poco dopo, “magicamente“, apparvero pesantissime accuse di pedofilia. Ma Wesolowski nel frattempo era scomparso dal pianeta terra: era “al sicuro” in Vaticano, come venne fuori in seguito.

    Solo ieri il Vaticano, solo dopo fortissime pressioni dell’ONU, ha “arrestato” l’ex nunzio accusato di pedofilia. Perchè arrestato è tra virgolette? Perchè dopo appena tredici ore dall’ “arresto”, Wesolowski è già agli arresti domiciliari, nella sua calda stanza in Vaticano.