Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Città del Vaticano

  • ABUSI, NON SOLO WESOLOWSKI VATICANO A TOLLERANZA ZERO

    ABUSI, NON SOLO WESOLOWSKI VATICANO A TOLLERANZA ZERO

     di Valeria Pacelli

    Non c’è solo Jozef Wesolowski nel “giro di vite” voluto da Papa Francesco, che ieri ha messo uno dei primi tasselli al cosiddetto nuovo corso in Vaticano, targato “tolleranza zero”.

    Da oltretevere altri due sono i casi di vescovi finiti nel mirino di Bergoglio per abusi sessuali sui quali c’è il massimo riserbo. E non solo. Perché non ci sarà alcuna tolleranza neanche nei confronti di chi ha coperto abusi. Infatti, secondo indiscrezioni, sarebbe stato acceso un faro sulla diocesi di Varsavia, di cui è arcivescovo dal 2007 il cardinale Kazimierz Nycz, dopo esser stato ordinato diacono nel 1972 da Karol Wojtya. Ed è proprio sulla rete polacca, legata a Giovanni Paolo II, che si concentrano le indagini del tribunale vaticano. Circostanza che il portavoce Padre Federcio Lombardi né conferma né smentisce: “Non ne ho prontezza”.

    ALTRO PROBLEMA da risolvere, per contrastare il problema della pedofilia, però riguarda anche le misure da prendere nei casi di denunce contro ecclesiastici, finiti sotto inchiesta delle procure italiane. E di casi già ne esistono parecchi. Nei loro confronti, la posizione di Papa Francesco di certo non sarà particolarmente morbida. Basti ricordare il trattamento riservato a Bernard Law, arcivescovo di Boston, trasferito a Roma alla basilica di Santa Maria Maggiore da Giovanni Paolo II. L’ar – civescovo Law era stato accusato di aver coperto i preti pedofili nell’arcidiocesi di Boston. Accuse che Bergoglio non ha dimenticato, tanto che quando lo ha incontrato nella Basilica di Santa Maria Maggiore, non lo avrebbe salutato. L’accusa mossa a Law in realtà per anni è un cruccio per la chiesa cattolica.

    Basti pensare all’inchiesta pubblicata dal New York Times, che sulla base di alcuni documenti accusò i vertici del Vaticano, tra cui Benedetto XVI, di aver occultato gli abusi di un prete americano, sospettato di aver violentato circa 200 bambini sordi di una scuola del Wisconsin. Circostanza sempre smentita. Ma di scandali legati agli abusi ce ne sono stati parecchi. E significati sono i numeri delle denunce presentate: 600 nel 2013 soltanto presso la Congregazione per la dottrina della fede, l’ex Sant’Uffizio. Ne sa qualcosa Re – te l’abuso, una onlus che segue le vittime di violenze. Sul sito, addirittura, c’è una mappa dei casi divisi per regioni e l’immagine che ne viene fuori è davvero imbarazzante.

    C’è ad esempio la storia di don Marino Genova, ex parroco di Portocannone (Termoli), accusato da una parrocchiana (all’epoca dei fatti minore) di abusi sessuali. La giustizia canonica ha confermato nei suoi confronti la sospensione ‘a divinis’, ossia l’impossibilità di somministrare sacramenti e di incontrare persone in qualità di sacerdote. Una punizione troppo leggera, accusa Francesco Zanardi, fondatore di Rete l’abuso: “gira ancora a piede libero”. Nei confronti di Don Marino però non c’è una sentenza e le indagini della magistratura sono ancora in corso. Il 10 ottobre invece ci sarà l’udienza davanti al Tribunale di Roma a don Vito Beatrice, della Congregazione dei Chierici Regolari di Somasca, accusato di abusi sessuali da parte di un giovane che a 28 ha trovato il coraggio di denunciare gli abusi subiti per dieci anni. Ha fatto perdere le tracce di se, invece, Don Silverio Mura, insegnante di religione in una scuola di Ponticelli (Napoli).

    Dopo le denunce di un ragazzo che ha rivelato gli abusi solo dopo aver compiuto 38 anni e quando il reato era ormai prescritto, il parroco era stato spostato. “Lo abbiamo rintracciato a Nola – racconta Zanardi – e faceva lo stesso lavoro. Lo abbiamo segnalato e adesso nessuno sa più dove si trova”. È fuggito pure don Roberto Mastro, ex prete di Belcastro (Catanzaro). Avrebbe abusato di 17 ragazzini, quando era parroco tra il 2007 e il 2010. L’indagine nei suoi confronti è stata chiusa, dalla Procura di Catanzaro, a novembre del 2013, ma di lui non si hanno più tracce dal 2010. E sono solo alcune delle storie di chiesa e abusi. Adesso sembra che le cose, su questo tema, stiano cambiando. Lo sa bene Josef Wesolowski, ai domiciliari (ora rischia 7 anni di carcere) per aver abusato di alcuni minori mentre si trovava a Santo Domingo. C’è infatti il pericolo che potesse scappare.

    Il FAtto Quotidiano

  • Pedofilia, Papa Francesco rimuove vescovo Paraguay: “Avrebbe coperto abusi”. E il cardinale Domenico Calcagno, quando lo rimuove ?

    Pedofilia, Papa Francesco rimuove vescovo Paraguay: “Avrebbe coperto abusi”. E il cardinale Domenico Calcagno, quando lo rimuove ?

    Monsignor Rogelio Ricardo Livieres Plano, già sostituito da Ricardo Jorge Valenzuela Ríos, è sospettato di avere nascosto casi di violenze su minori e malversazioni. In Vaticano procede, intanto, il processo penale per Wesolowski: probabile condanna a 10 anni.

    Sulla pedofilia “non ci saranno figli di papà”, aveva promesso Papa Francesco. E, infatti, dopo gli arresti domiciliari per l’ex nunzio Jozef Wesolowski, con l’accusa di pedofilia e detenzione di materiale pedopornografico, Bergoglio ha rimosso il vescovo di Ciudad del Este in Paraguay, monsignor Rogelio Ricardo Livieres Plano, accusato di aver coperto casi di abusi sui minori e di malversazioni. Al suo posto Bergoglio ha nominato amministratore apostolico monsignor Ricardo Jorge Valenzuela Ríos, vescovo di Villarrica del Espíritu Santo.

    Una nota della Sala Stampa vaticana precisa che la “gravosa decisione dell’avvicendamento” è stata decisa dal Papa sulla base di “serie ragioni pastorali”, ed “è ispirata al bene maggiore dell’unità della Chiesa di Ciudad del Este e alla comunione episcopale in Paraguay”. Bergoglio, inoltre, chiede al clero e a tutti i fedeli della diocesi di Ciudad del Este “di voler accogliere i provvedimenti della Santa Sede con spirito di obbedienza, docilità e animo disarmato, guidato dalla fede”. E rivolge un appello “all’intera Chiesa paraguaiana, guidata dai suoi pastori, a un serio processo di riconciliazione e superamento di qualsiasi faziosità e discordia, perché non sia ferito il volto dell’unica Chiesa”.

    In Vaticano procede, intanto, il processo penale per Wesolowski per il quale si fa sempre più probabile una condanna penale a 10 anni. È questa, infatti, l’ipotesi più accreditata tra le mura leonine per l’ex nunzio nella Repubblica Dominicana. Per l’ex diplomatico della Santa Sede, infatti, già condannato in primo grado alla riduzione allo stato laicale nel processo canonico, ora in fase di appello, le aggravanti, spiegano nei sacri palazzi, sono tante e facili da trovare. La condanna a 6-7 anni di carcere prevista dalla norme in vigore prima della riforma penale del 2013 voluta da Bergoglio, potrebbe dunque lievitare fino a 10 anni. Una pena comunque dimezzata rispetto a quella che avrebbe avuto se fosse stato giudicato con le pene più severe volute da Francesco per i reati di pedofilia e pedopornografia, proprio quelli di cui è accusato oggi Wesolowski.

    Intanto continuano a emergere particolare inquietanti sulla vita dell’ex diplomatico polacco, ordinato sacerdote dal cardinale Karol Wojtyla nel 1972 e poi arcivescovo sempre dal Papa polacco nel 2000 nella Basilica Vaticana. Storie di adescamenti di minori sulla spiaggia di Santo Domingo e induzione alla prostituzione in cambio di soldi. Una carriera di nunzio tra le sedi diplomatiche vaticane dell’Asia centrale (Kazakhstan, Tagikistan, Kirghizistan e Uzbekistan) prima di approdare, nel 2008, nella Repubblica Dominicana, ufficio da cui si è dimesso, per volontà di Bergoglio, nell’agosto 2013.

    Da due giorni la distanza fisica che separa Wesolowski e Papa Francesco è soltanto di pochissimi metri. Casa Santa Marta, divenuta ormai la residenza pontificia, e il Collegio dei Penitenzieri, nel Palazzo del Tribunale vaticano, dove è ai domiciliari Wesolowski, si trovano, infatti, a pochi passi. Bergoglio aveva anche annunciato che, oltre all’ex nunzio polacco, ci sono attualmente anche altri due vescovi sotto indagine canonica per pedofilia. I due presuli dovrebbero essere il cileno Marco Antonio Órdenes, a cui l’ex Sant’Uffizio ha proibito di esercitare le funzioni, e il peruviano Gabino Miranda Melgarejo, allontanato dalla sua diocesi l’anno scorso. Entrambi, a differenza dell’ex diplomatico a Santo Domingo, non essendo cittadini vaticani possono subire soltanto il processo presso la Congregazione per la dottrina della fede, ma non quello penale. Per essi, quindi, la pena massima potrà essere soltanto la riduzione allo stato laicale, la stessa a cui è stato già condannato Wesolowski in primo grado dall’ex Sant’Uffizio e contro la quale ha presentato appello.

    Twitter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/25/pedofilia-bergoglio-rimuove-vescovo-paraguay-accusato-di-avere-coperto-abusi/1132985/

  • Con il via libera del Papa arrestato arcivescovo accusato di abusi sui minori

    Con il via libera del Papa arrestato arcivescovo accusato di abusi sui minori

    Si tratta dell’ex nunzio Jozef Wesolowski già condannato allo stato laicale dall’ex Sant’Uffizio per abusi sessuali su minori. Dal pomeriggio è agli arresti domiciliari.

    ROMA – L’ex nunzio Jozef Wesolowski, 66 anni, sotto inchiesta per pedofilia, è stato arrestato oggi in Vaticano. L’arresto, reso noto dal Tg de La 7, è stato realizzato secondo le indicazioni di Papa Francesco, ha dichiarato padre Federico Lombardi: “L’iniziativa assunta dagli organi giudiziari dello Stato è conseguente alla volontà espressa del Papa, affinché un caso così grave e delicato venga affrontato senza ritardi, con il giusto e necessario rigore, con assunzione piena di responsabilità da parte delle istituzioni che fanno capo alla Santa Sede”.

    Mons. Wesolowski, che ha già avuto una condanna canonica di primo grado che lo ha visto ridotto allo stato laicale dall’ex Sant’Uffizio per abusi sessuali su minori, è stato arrestato questo pomeriggio intorno alle 17.

    Le accuse. Jozef Wesolowski, confermano fonti Oltretevere, è stato arrestato dagli agenti della Gendarmeria vaticana su ordine del promotore di giusitizia che lo accusa di reati di pedofilia quando era nunzio della Repubblica Dominicana tra il 2008 e il 2013. Wesolowski avrebbe adescato alcuni ragazzini su una spiaggia di Santo Domingo pagandoli per fare sesso. Un diacono, suo ex collaboratore, ha riferito di avergli procurato giovani per rapporti sessuali. Anche altri quattro testimoni hanno puntanto il dito contro il monsignore, indagato, oltre che Santo Domingo, anche in Polonia dove, in base ad accordi internazionali, Varsavia persegue i suoi cittadini anche per reati commessi all’estero.

    Wesolowsky era stato richiamato in Italia nell’estate di un anno fa, dopo che l’arcivescovo di Santo Domingo aveva informato della vicenda Papa Francesco. Nel frattempo la procura distrettuale di Varsavia aveva chiesto informazioni sul suo status legale. Dal Vaticano nel gennaio di quest’anno era giunta la risposta: godendo di immunità diplomatica e in ogni caso essendo cittadino vaticano non poteva essere estradato, perché tra Santa Sede e Polonia non ci sono accordi in tal senso. Il 26 giugno la Congregazione per la dottrina della fede avava processato il 66enne ai fini della giurisdizione canonica, decretandone la restituzione allo stato laicale. Contro questa sentenza è stato promosso appello, ma il giudizio ancora non è stato emesso e arriverà nelle prossime settimane.

    Così l’alto prelato polacco, privo dell’immunità diplomatica era tornato a Roma, vivendo in un convento. Nel frattempo, autorizzata dal Pontefice, era partita anche l’indagine penale dell’autorità Vaticana. Qualche giorno fa i gendarmi vaticani hanno informato il promotore di giustizia che era in Italia e stamattina è stato convocato negli uffici del tribunale vaticano: quindi la notifica, le formalità di rito e l’arresto.

    Anche Onu aveva chiesto intervento. Il caso Wesolowski era stato al centro anche delle dure critiche del Comitato Onu contro la tortura nei confronti della Senta Sede. In più occasioni il Comitato di Ginevra aveva chiesto al Vaticano  di garantire indagini immediate e imparziali sulla condotta del Nunzio a Santo Domingo. L’ultima richiesta dell’Onu risale a maggio scorso. Con il nuovo corso voluto da Papa Francesco, a giugno la condanna allo stato laicale, oggi l’arresto.

    SCANDALO IN VATICANO

    Il precedente del maggiordomo di Ratzinger. Dopo l’ex maggiordomo di Papa Ratzinger, Paolo Gabriele, questo è il secondo clamoroso arresto in Vaticano, anche se la situazione è molto diversa. L’arresto di Gabriele, nel maggio 2012, il processo per il furto dei documenti dall’appartamento papale e la successiva detenzione hanno fatto il giro del mondo. Come anche la grazia che Benedetto XVI ha concesso al suo ex strettissimo collaboratore prima del Natale 2012.

    http://www.repubblica.it/esteri/2014/09/23/news/pedofilia_arrestato_in_vaticano_arcivescovo_accusato_di_abusi_col_s_del_papa-96500566/

  • Il caso dell’ex nunzio Wesolowski turba un po’ il Vaticano

    Il caso dell’ex nunzio Wesolowski turba un po’ il Vaticano

    Non s’arrende, Jozef Wesolowski, l’ex nunzio a Santo Domingo coinvolto in diversi casi d’abusi sessuali su minori e ridotto allo stato laicale lo scorso giugno dall’ex Sant’Uffizio. L’ex diplomatico polacco, ha spiegato ieri alla stampa padre Federico Lombardi, “ha presentato appello – entro il termine prescritto di due mesi – alla sentenza canonica di primo grado. Il relativo giudizio presso la Congregazione per la Dottrina della fede è previsto in tempi brevi, nel corso delle prossime settimane, probabilmente in ottobre”.

    L’EX NUNZIO HA PERSO L’IMMUNITA’ DIPLOMATICA

    In ogni caso, ha precisato il direttore della Sala stampa, “Wesolowski ha già cessato le funzioni diplomatiche e perduto la connessa immunità, e come già dichiarato in precedenza, il procedimento penale presso gli organi giudiziari civili vaticani proseguirà non appena la sentenza canonica sarà definitiva”. Era stata la Segreteria di stato, un anno fa e su sollecitazione del Papa, a rimuovere il diplomatico dalla nunziatura di Santo Domingo, richiamandolo a Roma. Su di lui pesavano le durissime accuse del cardinale Nicolas Lopez Rodriguez – Wesolowski è stato condannato in primo grado per aver adescato minori pagandoli per compiere atti sessuali, sia sulle spiagge dell’isola caraibica che all’uscita di locali.

    L’IMPEGNO DELLA SANTA SEDE CONTRO I CASI D’ABUSO SU MINORI

    Dallo scorso giugno, all’ex sacerdote è negata quella “relativa libertà di movimento” che gli era stata concessa in attesa della conclusione del processo di primo grado. Padre Lombardi ha ricordato come “lungi da ogni intenzione di copertura, ciò dimostra invece l’assunzione piena e diretta di responsabilità da parte della Santa Sede anche in un caso così grave e delicato”. Il Papa, ha chiarito ancora il direttore della Sala stampa, “si mantiene attentamente informato e vuole che il caso sia affrontato con tutto il giusto e necessario rigore”. Oltre ad aver attivato laspeciale commissione sugli abusi sessuali, presieduta dal cardinale Sean O’Malley, oggi arcivescovo di quella Boston tramortita un decennio fa da uno dei più grandi scandali che hanno colpito la chiesa americana, a inizio luglio il Pontefice aveva ricevuto a Santa Marta alcune vittime di abusi sessuali da parte di membri del clero.

    “POTRA’ ESSERE SOGGETTO A PROCEDIMENTI DA PARTE DI ALTRE MAGISTRATURE”

    Inoltre, Wesolowski potrebbe “essere soggetto a procedimenti giudiziari anche da parte di altre magistrature che ne abbiano eventuale titolo”, essendo cessata l’immunità diplomatica. Una volta terminato l’iter canonico, sarà la volta del processo penale. La prospettiva di un arresto è possibile, visto che dal Vaticano si assicura che “saranno adottati nei confronti dell’ex nunzio tutti i provvedimenti adeguati alla gravità del caso”.

    CONDANNA AL MASSIMO DELLA PENA

    La decisione di privare il diplomatico polacco dell’immunità era stata chiesta anche dal Comitato Onu contro la Tortura, che all’inizio dell’anno aveva lanciato una sorta di ultimatum alla Santa Sede, ponendo come unica alternativa al processo a Roma l’estradizione a Santo Domingo. Il presidente domenicano Danilo Medina, poi, al termine di un’udienza con il Papa che s’era svolta il 26 giugno scorso, aveva fatto sapere che Francesco gli aveva assicurato che a Wesolowski sarebbe stato inflitto “il massimo della pena”.

    http://www.formiche.net/2014/08/26/wesolowski-pedofilia-vaticano/

  • Pedofilia, l’arcivescovo Wesolowski ricorre contro condanna. Lombardi: il papa vuole rigore sul caso

    Pedofilia, l’arcivescovo Wesolowski ricorre contro condanna. Lombardi: il papa vuole rigore sul caso

    L’ex nunzio a Santo Domingo, l’arcivescovo polacco Jozef Wesolowski, reagisce alla condanna canonica di primo grado che lo ha visto ridotto allo stato clericale dall’ex Sant’Uffizio per abusi sessuali su minori. «Mons. Wesolowski ha proposto recentemente appello – entro il termine prescritto di due mesi – alla sentenza canonica di primo grado di condanna alla dimissione dallo stato clericale», ha fatto sapere questa sera il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, spiegando che «il relativo giudizio presso la Congregazione della Dottrina della Fede è previsto in tempi brevi, nel corso delle prossime settimane (probabilmente in ottobre)».

    Avrà un secondo grado, quindi, il giudizio canonico sull’ex-nunzio, sospeso dalle funzioni e richiamato in Vaticano da papa Francesco nell’agosto scorso in seguito alle accuse di pedofilia. Una volta finito il giudizio canonico, poi, Wesolowski è anche atteso dal processo penale nel Tribunale vaticano. «In ogni caso – ha spiegato infatti Lombardi – mons. Wesolowski ha già cessato le funzioni diplomatiche e perduto la connessa immunità e,come già dichiarato in precedenza, il procedimento penale presso gli organi giudiziari civili vaticani proseguirà non appena la sentenza canonica sarà definitiva».

    Il portavoce vaticano ha anche replicato a quanto apparso in questi giorni su organi di stampa, osservando che «le Autorità della Santa Sede – fin da quando il caso è stato loro proposto – si sono mosse tempestivamente e correttamente, alla luce dello status specifico di cui mons. Wesolowski godeva come rappresentante diplomatico della Santa Sede. Ciò sia in occasione del suo richiamo a Roma, sia nella trattazione del caso in contatto con le Autorità della Repubblica Dominicana».

    Secondo padre Lombardi, «lungi da ogni intenzione di copertura, ciò dimostra, invece, l’assunzione piena e diretta di responsabilità da parte della Santa Sede anche in un caso così grave e delicato, su cui il Papa Francesco si mantiene attentamente informato e che vuole sia affrontato con tutto il giusto e necessario rigore». Il portavoce della Santa Sede dà comunque un ulteriore annuncio sulle altre possibili iniziative giudiziarie da Santo Domingo contro l’arcivescovo polacco, che ormai ha perso anche l’immunità diplomatica: «avendo mons. Wesolowski cessato le funzioni diplomatiche con la connessa immunità – spiega -, potrebbe essere soggetto a procedimenti giudiziari anche da parte di altre magistrature che ne abbiano eventuale titolo».

    L’unico dubbio che rimane è dove si trovi ora Wesolowski, che, secondo quanto aveva spiegato lo stesso Lombardi al momento della condanna di primo grado, doveva essere sottoposto, in attesa del prosieguo dei giudizi a suo carico, a un provvedimento di limitazione della libertà personale.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/pedofilia_wesolowski_papa_vaticano_lombardi/notizie/862816.shtml

  • Il vescovo anti-pedofilia: “La tragedia degli abusi poteva essere evitata”

    Il vescovo anti-pedofilia: “La tragedia degli abusi poteva essere evitata”

    Intervista a monsignor Charles Scicluna, ex pm vaticano: “Troppi casi non segnalati dai prelati nel mondo”. “Papa Francesco ha approfondito il significato teologico del peccato di corruzione sessuale di minori”

     di PAOLO RODARI

    CITTA’ DEL VATICANO – Dice che la misericordia di Dio c’è per tutti ma, insieme, “occorre pentirsi del male che si fa”. E, a maggior ragione, debbono pentirsi i preti pedofili perché coi loro atti “hanno profanato il corpo di Cristo”. Promotore di giustizia alla Dottrina della Fede (Cdf) durante il pontificato di Benedetto XVI, Charles Scicluna è ora vescovo ausiliare a Malta. Pochi come lui conoscono i dossier del Vaticano sui cosiddetti delicta graviora, fra questi “gli atti impuri” commessi da un prete con un minore.

    Monsignore, partiamo dai numeri: il Papa nel colloquio con Eugenio Scalfari ha detto che il due per cento del totale dei pedofili nel mondo sono preti. Le segnalazioni giunte all’ex Sant’Uffizio negli ultimi anni sembrano essere minori. È possibile fare chiarezza?
    “Sono stato promotore di giustizia presso la Cdf dal 2002 fino al 2012. Abbiamo studiato e deciso centinaia di casi, ma non abbiamo mai fatto studi di natura statistica. I vescovi degli Usa hanno commissionato uno studio scientifico pubblicato nel 2004 (noto come John Jay Report, ndr). Per i 109.604 preti che hanno lavorato negli Usa tra il 1950 e il 2002, 4.392 furono denunciati per abusi sessuali di vario tipo a danni di minori sotto i diciotto anni. Il calcolo è perciò del 4 per cento del totale dei preti denunciati. Si parla di denunce, semplicemente. Non conosco altre fonti attendibili. Purtroppo le percentuali per il clero cattolico sembrano essere allo stesso livello di altre professioni e categorie. Il condizionale è qui d’obbligo perché mancano degli studi scientifici ad ampio raggio”.

    Recentemente il comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ha diffuso un rapporto in cui si chiede che vengano “immediatamente rimossi” e consegnati alle autorità civili tutti i prelati che sono coinvolti in abusi su minori o sospettati di esserlo. Perché la denuncia non è obbligatoria nella Chiesa?
    “L’indicazione chiara che si è sempre data è che bisogna seguire la legislazione locale (in gergo internazionale: domestic law, ndr). Se il legislatore obbliga la denuncia, bisogna seguire la legge. Se la denuncia è lasciata dal legislatore alla scelta libera della vittima, bisogna rispettare la scelta della vittima o del suo tutore, e aiutarla nel libero esercizio dei suoi diritti. Non bisogna però in nessun modo cercare di dissuadere la vittima dall’esercizio libero della denuncia”.

    Francesco, di ritorno dal viaggio in Terra Santa, ha detto che i preti pedofili compiono atti simili a una Messa nera. Cosa è cambiato dentro la Chiesa in merito alla pedofilia negli ultimi mesi?
    “Un ulteriore approfondimento del significato teologico del peccato di abuso sessuale di minori da parte dei chierici. Infatti il magistero di Francesco considera tale abuso come una profanazione: la corruzione di una persona innocente è simile alla profanazione del corpo di Gesù nell’eucaristia. Il bambino innocente è icona limpida del discepolo di Gesù: corromperlo è come profanare il corpo di Gesù”.

    Lei ha lavorato alla Dottrina della Fede negli anni in cui Giovanni Paolo II e l’allora cardinale Joseph Ratzinger, poi divenuto Papa, venivano accusati di aver coperto gli abusi. Il Vaticano rispose che responsabili erano i vescovi locali.
    “È principio teologico e pratico che il vescovo diocesano è responsabile del governo pastorale della diocesi. Si potevano evitare molte tragedie se fossero state seguite le indicazioni del Codice di diritto canonico. La Santa Sede offre il proprio servizio giurisdizionale per facilitare il ministero di governo nelle Chiese locali. La decisione di riservare alcune cause alla Santa Sede, come nel caso degli abusi sessuali perpetrati da chierici, è indicativo della gravità della fattispecie e della volontà di facilitare una risposta adeguata nei singoli casi”.

    Il Papa ha da poco istituito una Commissione per la tutela dei minori nella quale c’è anche una vittima. Quali risultati può ottenere questa Commissione?
    “La Commissione è un’occasione propizia che consente alla Santa Sede di attingere dall’esperienza e la competenza di diversi esperti nella valutazione delle proprie politiche di formazione, di prevenzione e di salvaguardia, nonché nel ministero umile di condividere la propria saggezza”.

    Nel 2010, mentre infuriavano le accuse sui media alla Chiesa, Lei tenne un’omelia nella basilica vaticana nella quale disse che per chi commette abusi “l’inferno sarà più duro”. Per quelle parole ricevette critiche, ma Francesco più volte ha usato parole analoghe. Col senno di poi ridirebbe quelle cose? Davvero l’inferno sarà più duro per i pedofili?
    “In quella meditazione ho citato un commento di san Gregorio Magno che usava le categorie teologiche della sua epoca. Non spetta a me mandare qualcuno all’inferno. Prego perché tutti possiamo lasciarci abbracciare dalla misericordia di Dio. Ma bisogna pentirsi del male che si fa. Gesù parla della pietra da mulino e del mare. Parla anche della necessità di tagliare piede, mano e di cavare l’occhio per non perdersi. Cromazio di Aquilea commenta le parole di Gesù e dice che i piedi della Chiesa sono i diaconi, le mani sono i preti, gli occhi i vescovi. Ecco un criterio teologico per la dimissione dallo stato clericale di chi può dare scandalo ai piccoli innocenti”.

    http://www.repubblica.it/esteri/2014/07/19/news/chiesa_intervista_vescovo_anti-pedofilia-91922118/?ref=twhr&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

  • PERCHÉ SUL SITO WEB DEL VATICANO E’ APPARSA E POI SCOMPARSA NEL GIRO DI POCHE ORE LA PRIMA, CONTESTATA, INTERVISTA DI EUGENIO SCALFARI A PAPA BERGOGLIO?

    PERCHÉ SUL SITO WEB DEL VATICANO E’ APPARSA E POI SCOMPARSA NEL GIRO DI POCHE ORE LA PRIMA, CONTESTATA, INTERVISTA DI EUGENIO SCALFARI A PAPA BERGOGLIO?

    1. PERCHÉ SUL SITO WEB DEL VATICANO E’ APPARSA E POI SCOMPARSA NEL GIRO DI POCHE ORE LA PRIMA, CONTESTATA, INTERVISTA DI EUGENIO SCALFARI A PAPA BERGOGLIO?

    2. UN “SEGNALE” CHE IL PONTEFICE HA VOLUTO DARE AI CARDINALI E ALLA CURIA TUTTA?

    3. TANT’È CHE DOPO LA PUBBLICAZIONE DELLA SECONDA INTERVISTA DI SCALFARI, QUELLA IN CUI IL PAPA PARLAVA DELL’ESISTENZA DI ‘’VESCOVI E CARDINALI PEDOFILI’’, LE PORPORE HANNO REAGITO MALE E PRETESO CHE PADRE LOMBARDI SMENTISSE TUTTO, INCOLPANDO EU-GENIO

    4. MA IL PASSAGGIO SUI ‘’CARDINALI PEDOFILI’’ NON È PEREGRINO. BASTA SPULCIARE LE BIOGRAFIE DELLE PORPORE E QUALCHE EPISODIO TORBIDO SALTA FUORI. E’ IL CASO DEL CARDINALE AUSTRALIANO GEORGE PELL, NUOVO BOSS DELLE FINANZE D’OLTRETEVERE

    5. CON LA RI-PUBBLICAZIONE DELLA PRIMA INTERVISTA, BERGOGLIO MANDA ALCUNI SEGNALI. PRIMO: IN VATICANO COMANDA LUI E NON PELL. DUE: VIRGOLETTE O NO, IL SENSO DELLE SUE PAROLE RESTA. TERZO: PER CHI VUOLE SILENZIO SUI PEDOFILI, SO’ CAZZI AMARI

    1 – DAGOREPORT

    Chi l’avrebbe mai detto che l’ateo e bigamo Eu-Genio Scalfari sarebbe stato – a sua insaputa – al centro di un giallo Vaticano che coinvolge il Papa, la Segreteria di Stato, la sala stampa e molti dei cardinali di Curia.

    Cosa è successo?

    Il primo ottobre del 2013 “Repubblica” manda in stampa la prima, clamorosa, intervista di Scalfari a Papa Francesco. Neanche il tempo di compiacersi per lo “sgub” che il Fondatore incassa una raffica di smentite, viene accusato di aver virgolettato parole mai pronunciate da Bergoglio, l’intervista viene declassata al rango di “colloquio privato” (con una serie di eterodossie tutte attribuite al giornalista) e rimossa dal sito della Santa Sede.

    Amen.

    Passano 10 mesi e Scalfari, orgoglioso e testardo, ci riprova.

    Seconda “intervista” al Pontefice argentino. Ma cambiando l’ordine dei virgolettati, il risultato non cambia: polemiche, precisazioni, smentite. Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa, striglia “Barbapapà” per aver attribuito al Papa pensieri e parole non corrispondenti alla realtà: “Non tutte le frasi riportate sono state pronunciate testualmente”.

    Ma stavolta l’intervento di Padre Lombardi non è solo un’attenta puntualizzazione.

    No, il suo è un intervento a gamba tesa per sedare la furia dei cardinali che hanno letto le parole di Bergoglio secondo il quale “la pedofilia dentro la Chiesa è al livello del due per cento. Il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali. E altri, ancor più numerosi, sanno ma tacciono, puniscono ma senza dirne il motivo”.

    Apriti cielo! Il Papa che pubblicamente riconosce che tra vescovi e cardinali ci sono dei pedofili è stato un brutto gancio al mento per le porpore che hanno così bombardato Padre Lombardi con una gragnuola di telefonate di proteste, imponendo il teatrino delle smentite.

    E Bergoglio? Non ha apprezzato il dinamismo di Padre Lombardi. Il Papa non ha chiesto di smentire Scalfari né di rinnegare l’intervista. Anche davanti all’indignazione degli alti prelati, l’argentino “venuto dalla fine del mondo” non ha battuto ciglio. E allora chissà se c’è direttamente il Papa, o qualche bergogliano di ferro, dietro la ri-pubblicazione lampo sul sito della Santa Sede della prima intervista concessa a Scalfari.

    Un’apparizione misteriosa, durata poche ore (poi l’intervista è stata rimossa come già accaduto dieci mesi fa), ma che ha il peso di un macigno. Nulla, in quella monarchia teocratica che è il Vaticano, accade per caso. E la ri-pubblicazione dell’intervista di Scalfari ha il sapore della sfida. Un segnale lanciato agli addetti ai livori in servizio permanente nelle Segrete stanze. Quasi a voler dimostrare che i virgolettati attribuiti al Papa, anche i più controversi, non sono poi così lontani dalla realtà.

    Anche il passaggio sui cardinali e i vescovi pedofili non è peregrino.

    D’altronde a voler spulciare le biografie delle porpore, qualche episodio torbido salta fuori. E’ il caso del cardinale australiano George Pell, gran Capo della Segreteria per l’Economia e nuovo boss delle finanze d’Oltretevere.

    Nell’ottobre del 2002, Pell fu accusato di aver commesso abusi sessuali quando era ancora seminarista, ai danni di un ragazzino di 12 anni durante un campo estivo per chierichetti nel 1961. L’inchiesta, durata due settimane, si risolse con un nulla di fatto. Pell fu scagionato perché il giudice dichiarò di non aver potuto accertare la fondatezza delle accuse, aggiungendo di aver tenuto conto delle difficoltà legali incontrate dalla difesa a causa del lungo periodo di tempo trascorso. E furono riconosciute “alcune critiche valide” alla credibilità dell’accusatore.

    Pell finì nuovamente nel calderone qualche anno dopo. Quando un nuovo scandalo pedofilia travolse la Chiesa australiana. I più alti prelati, tra cui Pell, furono accusati di non aver denunciato alle autorità i gravi casi di pedofilia commessi, fra il 1982 e il 1984, da un sacerdote identificato come padre F.

    Inoltre l’ex arcivescovo di Sidney si è a lungo battuto anche per scaricare dalla Chiesa la responsabilità del risarcimento economico alle vittime dei pedofili in tonaca. Pell, nella battaglia legale con l’ex chierichetto John Ellis, riuscì a far stabilire un precedente secondo cui “la Chiesa non esiste come entità legale” e perciò non può essere soggetta a cause di risarcimento. Una decisione che ha fatto risparmiare alla Chiesa milioni di dollari in risarcimenti a vittime di abusi.

    In Vaticano sono in molti a ritenere che sia stata di monsignor Pell la reazione più violenta alle parole del Papa sui cardinali pedofili. Inoltre si sussurra che sia stato proprio l’ex arcivescovo di Sidney a commissionare la frettolosa smentita a Scalfari che Padre Lombardi ha affidato ai media…

    2 – IL VATICANO SBIANCHETTA L’INTERVISTA DI SCALFARI AL PAPA

    Antonio Margheriti Mastino per “Libero Quotidiano”

    In silenzio e di soppiatto era comparsa, in silenzio e di soppiatto è scomparsa. Tutto in 24 ore. Nelle quali, come molti hanno intuito, stava consumandosi una dramma tutto interno al Vaticano, e più precisamente nel perimetro di Santa Marta. Alle 6 del mattino di mercoledì 16 luglio, il blog della misteriosa “Raffaella” – che alcuni sospettano essere un informatissimo prelato di curia – dà la notizia dell’avvenuta ripubblicazione sul sito della Santa Sede della prima intervista Eugenio Scalfari a Papa Francesco, di quasi un anno fa. Questo mentre erano ancora fumanti le polemiche scatenate dalla seconda controversa intervista, uscita domenica 13 luglio. Incidente tecnico o sfida del Papa?

    O un avvertimento a Francesco? La voce, dapprima sussurrata per poi farsi aperta protesta, ha percorso in poche ore come un brivido le schiene dei cattolici militanti. Fino al duro articolo di Antonio Socci su Libero di ieri, dove pur fra molti punti interrogativi interpellava seccamente la Santa Sede per domandarne ragione. Dopo neppure 4 ore che il quotidiano era in edicola, il Vaticano ha risposto.

    Alle 10 del mattino ha silenziosamente rimosso di nuovo la prima intervista papale a Scalfari, emblematicamente inserita 24 ore prima alla voce “discorsi”, ossia nel magistero o, come recita il Codice Canonico, nella «trasmissione di un insegnamento che a norma del can. 752 deve essere tenuto dai fedeli con religioso ossequio». Chi l’avrebbe mai detto che quel vecchio laicista ateo di Scalfari, al crepuscolo della sua vita, un giorno, in tandem con un Papa, avrebbe contribuito a dettare la linea ai cattolici.

    Eppure quella prima intervista, dieci mesi fa, era stata rimossa dal sito vaticano, declassata al rango di «colloquio privato» neppure troppo attendibile. Stante le palesi eterodossie contenute, tutte imputate a Scalfari piuttosto che al Papa. Che cosa è successo, allora? Le versioni sono tre.

    PRIMA VERSIONE

    Preso atto della denuncia di Libero, dai piani alti della Segreteria di Stato – indice della gravità della cosa – sono arrivate in forma privata le giustificazioni. Anzitutto, si specifica, quel “colloquio privato” Scalfari non avrebbe mai dovuto pubblicarlo, perché non si trattava di un’intervista né mai s’era accennato alla pubblicazione: lo ha fatto abusivamente.

    Quanto al fatto contestato da Socci, si sarebbe trattato di un incidente attribuibile ai tecnici addetti alla manutenzione del sito: mentre riordinavano tutto il materiale pubblicato (alle 6 del mattino?), per errore hanno rieditato proprio quell’intervista. Un caso, dunque? Era uno di casa in Vaticano come Andreotti a dire «sono cattolico: non credo al Caso, credo alla volontà di Dio». O di chi sta sopra la Segreteria di Stato – che sovrintende al sito vaticano come pure all’Osservatore Romano – che è uno solo: il Papa.

    SECONDA VERSIONE

    Ma le cose sembrano essere andate diversamente, stando alla seconda versione dei fatti riferita da diverse voci interne alla Curia, e che pare la più plausibile. A seguito dell’ultima intervista a Scalfari è scoppiato un pandemonio in Vaticano. Specie perché il Papa avrebbe tirato in ballo i cardinali accostandoli alla pedofilia, senza precisare oltre.

    Chi fra loro avrebbe a che fare con la pedofilia? È tra quei cardinali che plebiscitariamente lo avevano eletto un anno e mezzo fa? È tra quelli che egli stesso ha creato? Escludendo per ovvie ragioni gli ultraottantenni, i nomi dei cardinali sospettabili erano esattamente 118, che si riducono a 115 se si escludono quelli gravemente debilitati.

    Si capisce perché gli stessi grandi elettori di Bergoglio abbiano alzato irritati la cornetta da tutto il mondo e bombardato di proteste il povero padre Lombardi: doveva smentire, e subito, o sarebbero stati guai. Ma il Papa non voleva smentire niente, e a quanto pare l’intervista a Scalfari tale la considerava, e dunque ne riconosceva il contenuto.

    Ma la situazione era diventata esplosiva. A quanto se ne capisce, la ripubblicazione della prima intervista è stata una reazione istantanea di uno stizzito Bergoglio al fatto che la smentita di padre Lombardi era avvenuta senza il suo consenso.

    Ma i cardinali premevano, la protesta stava montando: si rischiavano comunicati dei singoli cardinali nei quali smentivano il Papa. Il direttore della Sala Stampa Vaticana è stato costretto a smentire subito, addirittura domenica stessa, con un’improvvisata da Fabio Zavattaro su Rai1 nel Tg delle 13,30.

    Bergoglio non è stato contento, pare abbia dato in escandescenze, ed è così che ha obbligato qualcuno della Segreteria di Stato alla ripubblicazione della prima intervista. Il fatto che ieri sia stata nuovamente oscurata denota che c’è stato l’altra sera qualcuno che «l’ha fatto ragionare». E quel qualcuno può essere solo il cardinale Claudio Hummes, suo grande elettore e amico, che su Bergoglio ha un enorme ascendente.

    TERZA VERSIONE

    In realtà ci sarebbe anche una terza versione, più curiale. Quella dell’ “agguato”. C’è davvero una lotta interna al Vaticano, ed è appena iniziata: la comparsa e scomparsa dell’intervista della discordia sarebbe il gong di inizio della sfida. Qualcuno sta giocando sporco: sta a dimostrarlo l’intervento della Segreteria di Stato dopo l’articolo di Socci, che certo non si sarebbe mossa solo per un inconveniente tecnico dei webmaster del sito vaticano. Qualcuno sta giocando sporco ma non vogliono pubblicizzare troppo la cosa. In poche parole: sta crescendo il fronte anti-Bergoglio tra vescovi e cardinali. E questo era il primo avvertimento a Francesco.

    3 – BERGOGLIO A SCALFARI: “C’È UN 2% DI PRELATI PEDOFILI, PERFINO TRA VESCOVI E CARDINALI”

    Estratto dall’intervista di Eugenio Scalfari a Papa Francesco del 13 luglio 2014, da “la Repubblica”

    A Lei, Santità, risulta che il fenomeno [la pedofilia] sia frequente e diffuso?

    “Purtroppo lo è e si accompagna ad altri vizi come la diffusione delle droghe”.

    E la Chiesa? Che cosa fa in tutto questo la Chiesa?

    “La Chiesa lotta perché il vizio sia debellato e l’educazione recuperata. Ma anche noi abbiamo questa lebbra in casa”.

    Un fenomeno molto diffuso?

    “Molti miei collaboratori che lottano con me mi rassicurano con dati attendibili che valutano la pedofilia dentro la Chiesa al livello del due per cento. Questo dato dovrebbe tranquillizzarmi ma debbo dirle che non mi tranquillizza affatto. Lo reputo anzi gravissimo. Il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali. E altri, ancor più numerosi, sanno ma tacciono, puniscono ma senza dirne il motivo. Io trovo questo stato di cose insostenibile ed è mia intenzione affrontarlo con la severità che richiede.

    http://www.dagospia.it/rubrica-29/cronache/perch-sito-web-vaticano-apparsa-poi-scomparsa-giro-81223.htm

  • Papa Francesco rimanda a casa il monsignore che difese il prete pedofilo

    Papa Francesco rimanda a casa il monsignore che difese il prete pedofilo

    Provvedimento papale durissimo per il numero due della nunziatura apostolica in Italia, difensore dell’ex prete romano condannato in secondo grado per pedofilia. Per volontà di Francesco, monsignor Luca Lorusso lascia sia la prestigiosa nunziatura di via Po a Roma sia la diplomazia pontificia per tornare nella sua diocesi di origine, Taranto. Al suo posto, come numero due della nunziatura guidata da monsignor Adriano Bernardini, arriva monsignor Giorgio Chezza della diocesi di Nardò–Gallipoli, proveniente dalla martoriata Siria.

     Un trasferimento, quello di Lorusso, che era stato annunciato dal Papa in persona il 6 marzo scorso nell’aula Paolo VI in Vaticano, durante la tradizionale udienza al clero della sua diocesi di Roma per l’inizio della quaresima. In quell’occasione Bergoglio, anche su richiesta del suo cardinale vicario Agostino Vallini, aveva espresso chiaramente la sua condanna per il comportamento di Lorusso. “Sono stato molto colpito – aveva detto il Papa – e ho condiviso il dolore di alcuni di voi, ma di tutto il presbiterio, per le accuse fatte contro un gruppo di voi; ho parlato con alcuni di voi che sono stati accusati e ho visto il dolore di queste ferite ingiuste, una pazzia, e voglio dire pubblicamente che io sono vicino al presbiterio, perché qui gli accusati non sono sette, otto o quindici, è tutto il presbiterio. Voglio chiedere scusa a voi, non tanto come vescovo vostro, ma come incaricato del servizio diplomatico, come Papa, perché uno degli accusatori è del servizio diplomatico. Ma questo non è stato dimenticato, si studia il problema, perché questa persona sia allontanata. Si sta cercando la via, è un atto grave di ingiustizia e vi chiedo scusa per questo”.

    Parole durissime che non furono riportate su L’Osservatore Romano, ma soltanto su Avvenire. Bergoglio si riferiva alla vicenda dell’ex prete Patrizio Poggi, condannato in secondo grado a cinque anni di carcere per violenza sessuale su minori. Nel 2013 Poggi aveva denunciato ai carabinieri nove ecclesiastici romani, compreso il segretario particolare dei cardinali Camillo Ruini e Agostino Vallini, accusandoli di analoghi comportamenti di pedofilia. La denuncia fu sostenuta proprio da monsignor Lorusso, amico di Poggi e suo avvocato canonico nella causa per il suo reintegro nello stato clericale, presentata presso la Congregazione per la dottrina della fede. Lorusso, sia all’atto della denuncia di Poggi ai carabinieri di Roma, sia durante il processo canonico in Vaticano, sostenne sempre che le accuse dell’ex sacerdote erano attendibili e fondate. Ma alla magistratura le accuse risultarono false e parte di un “sordido complotto” al fine “di destare uno scandalo con risonanza potenzialmente mondiale per il coinvolgimento anche dei più stretti collaboratori della Curia romana e, indirettamente, del Papa, chiamato a valutare le pressanti richieste di Poggi che non esitava a manifestare sostanziali propositi estortivi nei confronti del Pontefice, pur di ottenere la restituzione allo stato clericale, con un rancore inestinguibile, pronto ad assoldare dei killer per uccidere i suoi nemici”.

    La verità era che l’ex sacerdote della parrocchia romana di San Filippo Neri provava un odio talmente forte verso sacerdoti e monsignori, da lui accusati di averlo incastrato nella vicenda giudiziaria in cui fu coinvolto per prostituzione minorile, al punto che se avesse avuto le disponibilità economiche li avrebbe “fatti uccidere e non avrebbero saputo neanche il perché”, come disse in un’intercettazione telefonica con la madre riportata nell’ordine di arresto. Dalle indagini è emerso anche che Poggi si spacciava con le sue vittime per un magistrato riuscendo così a guadagnare la loro fiducia. Il trasferimento di monsignor Lorusso è una tegola pesantissima per il nunzio in Italia Bernardini, dal 2003 al 2011 a capo della nunziatura nell’Argentina di Bergoglio e principale antagonista proprio dell’allora arcivescovo di Buenos Aires nella nomina dei vescovi sudamericani. Papa Francesco, subito dopo l’elezione, non gli ha risparmiato un bel po’ di anticamera e ora la rimozione del suo numero due suona come un avviso di sfratto anche per lui.

    Twitter: @FrancescoGrana

  • Papa Francesco: Il 2% dei preti sono pedofili, Ammette che i preti sono enormemente più pedofili del resto della popolazione

    Papa Francesco: Il 2% dei preti sono pedofili, Ammette che i preti sono enormemente più pedofili del resto della popolazione

    Papa: «Pedofilia anche nella Chiesa. La nostra denuncia contro la mafia sarà costante»

    «La lebbra della pedofilia è anche dentro la casa della Chiesa. Uno stato di cose insostenibile ed è mia intenzione affrontarlo con la severità che richiede»: lo ha detto il Papa a Eugenio Scalfari in un colloquio pubblicato oggi su Repubblica. «Molti miei collaboratori che lottano con me – ha detto Francesco – mi rassicurano con dati attendibili che valutano la pedofilia dentro la Chiesa al livello del due per cento. Questo dato dovrebbe tranquillizzarmi ma debbo dirle che non mi tranquillizza affatto. Lo reputo anzi gravissimo».

    Secondo Repubblica, il Papa averebbe anche detto: «Il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali. E altri, ancor più numerosi, sanno ma tacciono, puniscono ma senza dirne il motivo».

    Il celibato dei sacerdoti. «Il celibato dei sacerdoti fu stabilito nel X secolo, cioè 900 anni dopo la morte di nostro Signore – ha detto il Papa – La Chiesa cattolica orientale ha facoltà fin d’ora che i suoi presbiteri si sposino». Secondo quanto riporta Repubblica, Francesco avrebbbe detto: «Il problema certamente esiste ma non è di grande entità. Ci vuole tempo ma le soluzioni ci sono e le troverò».

    Le rettifiche di Padre Lombardi. «Nel colloquio del Papa con Scalfari – ha precisato oggi il portavoce vaticano Federico Lombardi – non tutte le frasi riportate sono state pronunciate testualmente dal Papa, e in particolare ciò vale per due affermazioni che hanno attirato molta attenzione e che invece non sono attribuibili al Papa, e cioè che fra i pedofili vi siano cardinalìi e che il Papa abbia affermato con sicurezza, a proposito del celibato, “le soluzioni le troverò”. Nell’articolo queste due affermazioni vengono chiaramente attribuite al Papa ma, curiosamente, le virgolette vengono aperte prima, ma poi non vengono chiuse. Semplicemente mancano le virgolette di chiusura… Dimenticanza o esplicito riconoscimento che si sta facendo una manipolazione per i lettori ingenui. Il colloquio è cordiale e molto interessante e tocca principalmente i temi della piaga degli abusi sui minori e dell’atteggiamento della Chiesa verso la mafia. Tuttavia, come già in precedenza in una circostanza analoga, bisogna far notare che ciò che Scalfari attribuisce al Papa, riferendo “fra virgolette” le sue parole, è frutto della sua memoria di esperto giornalista ma non di trascrizione precisa di una registrazione e tantomeno di revisione da parte dell’interessato, a cui le affermazioni vengono attribuite. Non si può e non si deve quindi parlare in alcun modo di intervista nel senso abituale del termine, come se si riportasse una serie di domande e di risposte che rispecchiano con fedeltà e certezza il pensiero preciso dell’interlocutore».

    Il Papa: la nostra denuncia della mafia sarà costante. «La nostra denuncia della mafia non sarà fatta una volta tanto ma sarà costante – ha detto il Papa nel colloquio – Pedofilia e mafia saranno per la Chiesa e la comunità «due principalissime questioni. Ho visto la processione Oppido e dico: tutto sta cambiando e tutto cambierà. Alla processione di Oppido Mamertina erano migliaia gli intervenuti. Poi la statua della Madonna delle Grazie si è fermata davanti alla finestra del boss che è in custodia per ergastolo. Appunto, tutto questo sta cambiando e cambierà. Alcuni sacerdoti tendono a sorvolare sul fenomeno mafioso, naturalmente condannano i singoli delitti, onorano le vittime, aiutano come possono le loro famiglie, ma la denuncia pubblica e costante delle mafie è rara. Il primo grande Papa che la fece proprio parlando in quelle terre fu Wojtyla, e fu applaudito da una folla immensa». Papa Francesco spiega anche di voler approfondire la conoscenza del fenomeno mafia: «So quello che fanno, ma mi sfugge il modo di pensare. E’questo aspetto che vorrei esaminare e lo farò leggendo i tanti libri che sono stati scritti in proposito e le tante testimonianze».

    http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/VATICANO/papa_francesco_vaticano_pedofilia_lebbra_mafia_boss_amp_39_ndrangheta_sacerdoti_celibato/notizie/795891.shtml

  • Il Papa: “Come Gesù userò il bastone contro i preti pedofili”

    Il Papa: “Come Gesù userò il bastone contro i preti pedofili”

    di EUGENIO SCALFARI

    Sono le 5 del pomeriggio di giovedì 10 luglio ed è la terza volta che incontro Papa Francesco per conversare con lui. Di che cosa? Del suo pontificato, iniziato da poco più di un anno e che in così breve tempo ha già cominciato a rivoluzionare la Chiesa; dei rapporti tra i fedeli e il Papa che viene dall’altra parte del mondo; del Concilio Vaticano II concluso 50 anni fa solo parzialmente attuato nelle sue conclusioni; del mondo moderno e la tradizione cristiana e soprattutto della figura di Gesù di Nazaret. Infine della nostra vita, dei suoi affanni e delle sue gioie, delle sue sfide e del suo destino, di ciò che ci aspetta in uno sperato aldilà o del nulla che la morte porta con sé.

    Questi nostri incontri li ha voluti Papa Francesco perché, tra le tante persone di ogni condizione sociale, di ogni fede, d’ogni età che incontra nel suo quotidiano apostolato, desiderava anche scambiare idee e sentimenti con un non credente. Ed io tale sono; un non credente che ama la figura umana di Gesù, la sua predicazione, la sua leggenda, il mito che egli rappresenta agli occhi di chi gli riconosce un’umanità di eccezionale spessore, ma nessuna divinità.

    Il Papa ritiene che un colloquio con un non credente siffatto sia reciprocamente stimolante e perciò vuole continuarlo; lo dico perché è lui che me l’ha detto. Il fatto che io sia anche giornalista non lo interessa affatto, potrei essere ingegnere, maestro elementare, operaio. Gli interessa parlare con chi non crede ma vorrebbe che l’amore del prossimo professato duemila anni fa dal figlio di Maria e di Giuseppe fosse il principale contenuto della nostra specie, mentre purtroppo ciò accade molto di rado, soverchiato dagli egoismi, da quelle che Francesco chiama “cupidigia di potere e desiderio di possesso”. L’ha definito in una nostra precedente conversazione “il vero peccato del mondo del quale tutti siamo affetti” e rappresenta l’altra forma della nostra umanità ed è la dinamica tra questi due sentimenti a costruire nel bene e nel male la storia del mondo. È presente in tutti e del resto, nella tradizione cristiana, Lucifero era l’angelo prediletto da Dio, portatore di luce fino a quando non si ribellò al suo Signore tentato di prenderne il posto e il suo Dio lo precipitò nelle tenebre e nel fuoco dei dannati.

    Di queste cose parliamo, ma anche degli interventi del Papa nelle strutture della Chiesa, delle avversità che incontra. Debbo dire che oltre all’estremo interesse di queste conversazioni, in me è nato un sentimento di affettuosa amicizia che non modifica in nulla il mio modo di pensare ma di sentire, quello sì. Non so se sia ricambiato, ma la spontaneità di questo assai strano successore di Pietro mi fa pensare di sì.

    Ora lo sto aspettando da qualche minuto nella piccola stanza al pianoterra di Santa Marta dove il Papa riceve gli amici e i collaboratori. Lui arriva puntualissimo senza nessuno che l’accompagni. Sa che ho avuto nei giorni scorsi qualche problema di salute e infatti mi chiede subito notizie in proposito. Mi mette la mano sulla testa, una sorta di benedizione, e poi mi abbraccia. Chiude la porta sistema la sua sedia di fronte alla mia e cominciamo.

    ***
    Pedofilia e mafia sono i due temi sui quali Francesco è intervenuto nei giorni scorsi e che hanno sollevato un’ondata di sentimenti e anche di polemiche fuori e dentro la Chiesa. Il Papa è sensibilissimo sia all’uno che all’altro argomento e ne aveva già parlato in varie occasioni, ma non li aveva ancora presi così di petto soprattutto sui punti riguardanti il comportamento d’una parte del clero.

    “La corruzione di un fanciullo” dice “è quanto di più terribile e immondo si possa immaginare specialmente se, come risulta dai dati che ho potuto direttamente esaminare, gran parte di questi fatti abominevoli avvengono all’interno delle famiglie o comunque d’una comunità di antiche amicizie. La famiglia dovrebbe essere il sacrario dove il bambino e poi il ragazzo e l’adolescente vengono amorevolmente educati al bene, incoraggiati nella crescita stimolata a costruire la propria personalità e a incontrarsi con quella degli altri suoi coetanei. Giocare insieme, studiare insieme, conoscere il mondo e la vita insieme. Questo con i coetanei, ma con i parenti che li hanno messi al mondo o visti entrare nel mondo il rapporto è come quello di coltivare un fiore, un’aiuola di fiori, custodendola dal maltempo, disinfestandola dai parassiti, raccontandogli le favole della vita e, mentre il tempo passa, la sua realtà. Questa è o dovrebbe essere l’educazione che la scuola completa e la religione colloca sul piano più alto del pensare e del credere al sentimento divino che si affaccia alle nostre anime. Spesso si trasforma in fede, ma comunque lascia un seme che in qualche modo feconda quell’anima e la rivolge verso il bene”.

    Mentre parla e dice queste verità il Papa mi si avvicina ancora di più. Parla con me, ma è come riflettesse con se stesso disegnando il quadro della sua speranza che coincide con quella di tutte le persone di buona volontà. Probabilmente  –  dico io  –  quella è gran parte di quanto avviene. Lui mi guarda con occhi diversi, improvvisamente diventati duri e tristi. “No, purtroppo non è così. L’educazione come noi l’intendiamo sembra quasi aver disertato le famiglie. Ciascuno è preso dalle proprie personali incombenze, spesso per assicurare alla famiglia un tenore di vita sopportabile, talvolta per perseguire un proprio personale successo, altre volte per amicizie e amori alternativi. L’educazione come compito principale verso i figli sembra fuggito via dalle case. Questo fenomeno è una gravissima omissione ma non siamo ancora nel male assoluto. Non soltanto la mancata educazione ma la corruzione, il vizio, le pratiche turpi imposte al bambino e poi praticate e aggiornate sempre più gravemente man mano che egli cresce e diventa ragazzo e poi adolescente. Questa situazione è frequente nelle famiglie, praticata da parenti, nonni, zii, amici di famiglia. Spesso gli altri membri della famiglia ne sono consapevoli ma non intervengono, irretiti da interessi o da altre forme di corruzione”.

    A Lei, Santità, risulta che il fenomeno sia frequente e diffuso?
    “Purtroppo lo è e si accompagna ad altri vizi come la diffusione delle droghe”.

    E la Chiesa? Che cosa fa in tutto questo la Chiesa?
    “La Chiesa lotta perché il vizio sia debellato e l’educazione recuperata. Ma anche noi abbiamo questa lebbra in casa”.

    Un fenomeno molto diffuso?
    “Molti miei collaboratori che lottano con me mi rassicurano con dati attendibili che valutano la pedofilia dentro la Chiesa al livello del due per cento. Questo dato dovrebbe tranquillizzarmi ma debbo dirle che non mi tranquillizza affatto. Lo reputo anzi gravissimo. Il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali. E altri, ancor più numerosi, sanno ma tacciono, puniscono ma senza dirne il motivo. Io trovo questo stato di cose insostenibile ed è mia intenzione affrontarlo con la severità che richiede.

    Ricordo al Papa che nel nostro precedente colloquio lui mi disse che Gesù era l’esempio della dolcezza e della mitezza ma a volte prendeva il bastone per calarlo sulle spalle dei manigoldi che insozzavano moralmente il Tempio. “Vedo che ricorda molto bene le mie parole. Citavo dei passi dei Vangeli di Marco e di Matteo. Gesù amava tutti, perfino i peccatori che voleva redimere dispensando il perdono e la misericordia, ma quando usava il bastone lo impugnava per scacciare il demonio che si era impadronito di quell’anima”.

    Le anime  –  anche questo lei me l’ha detto nel nostro precedente incontro  –  possono pentirsi dopo una vita di peccati anche nell’ultimo momento della loro esistenza e la misericordia sarà con loro.
    “È vero, questa è la nostra dottrina e questa è la via che “Cristo ci ha indicato”.

    Ma può darsi il caso che qualche pentimento dell’ultimo minuto di vita sia interessato. Magari inconsapevolmente, ma interessato a garantirsi un possibile aldilà. In quel caso la misericordia rischia di finire in una trappola.
    “Noi non giudichiamo ma il Signore sa e giudica. La sua misericordia è infinita ma non cadrà mai in trappola. Se il pentimento non è autentico la misericordia non può esercitare il suo ruolo di redenzione”.

    Lei, Santo Padre, ha tuttavia ricordato più volte che Dio ci ha dotato di libero arbitrio. Sa bene che se scegliamo il male la nostra religione non esercita misericordia nei nostri confronti. Ma c’è un punto che mi preme di sottolineare: la nostra coscienza è libera e autonoma. Può in perfetta buonafede fare del male convinta però che da quel male nascerà un bene. Qual è, di fronte a casi del genere, che sono molto frequenti, l’atteggiamento dei cristiani?
    “La coscienza è libera. Se sceglie il male perché è sicura che da esso deriverà un bene dall’alto dei cieli queste intenzioni e le loro conseguenze saranno valutate. Noi non possiamo dire di più perché non sappiamo di più. La legge del Signore è il Signore a stabilirla e non le creature. Noi sappiamo soltanto perché è Cristo ad avercelo detto che il Padre conosce le creature che ha creato e nulla per lui è misterioso. Del resto il libro di Giobbe esamina a fondo questo tema. Si ricorda che ne parlammo? Bisognerebbe esaminare a fondo i libri sapienzali della Bibbia e il Vangelo quando parla di Giuda Iscariota. Sono temi di fondo della nostra teologia”. E anche della cultura moderna che voi volete comprendere a fondo e con la quale volete confrontarvi. “È vero è un punto capitale del Vaticano II e dovremo al più presto affrontarlo”.

    Santità, c’è ancora da parlare del tema della mafia. Lei ha tempo?
    “Siamo qui per questo”.

    ***

    “Non conosco a fondo il problema delle mafie, so purtroppo quello che fanno, i delitti che vengono commessi, gli interessi enormi che le mafie amministrano. Ma mi sfugge il modo di pensare dei mafiosi, i capi, i gregari. In Argentina ci sono come dovunque i delinquenti, i ladri, gli assassini, ma non le mafie. È questo aspetto che vorrei esaminare e lo farò leggendo i tanti libri che sono stati scritti in proposito e le tante testimonianze. Lei è di origine calabrese, forse può aiutarmi a capire”.

    Il poco che posso dirle è questo: la mafia  –  sia calabrese sia siciliana sia la camorra napoletana  –  non sono accolite sbandate di delinquenti ma sono organizzazioni che hanno leggi proprie, propri codici di comportamento, propri canoni. Stati nello Stato. Non le sembri paradossale se le dico che hanno una propria etica. E non le sembri abnorme se aggiungo che hanno un proprio Dio. Esiste un Dio mafioso.
    “Capisco quello che sta dicendo: è un fatto che la maggior parte delle donne legate alla mafia da vincoli di parentela, le moglie, le figlie, le sorelle, frequentano assiduamente le chiese dei loro paesi dove il sindaco e altre autorità locale sono spesso mafiose. Quelle donne pensano che Dio perdoni le orribili malefatte dei loro congiunti?”.

    Santità, gli stessi congiunti spesso frequentano le chiese, le messe, le nozze, i funerali. Non credo si confessino ma spesso si comunicano e battezzano i nuovi nati. Questo è il fenomeno.
    “Quello che lei dice è chiaro e del resto non mancano libri, inchieste, documentazioni. Debbo aggiungere che alcuni sacerdoti tendono a sorvolare sul fenomeno mafioso. Naturalmente condannano i singoli delitti, onorano le vittime, aiutano come possono le loro famiglie, ma la denuncia pubblica e costante delle mafie è rara. Il primo grande Papa che la fece proprio parlando in quelle terre fu Wojtyla. Debbo dire che il suo discorso fu applaudito da una folla immensa”.

    Lei pensa che in quella folla che applaudiva non ci fossero mafiosi? Per quanto ne so ce n’erano molti. Il mafioso, lo ripeto, applica un suo codice e una sua etica: i traditori vanno uccisi, i disobbedienti vanno puniti, a volte l’esempio viene dato con l’omicidio di bambini o di donne. Ma questi per il mafioso non sono peccati, sono le loro leggi. Dio non c’entra, i santi protettori tantomeno. Ha visto la processione di Oppido Mamertina?
    “Erano migliaia gli intervenuti. Poi la statua della Madonna delle Grazie si è fermata davanti alla finestra del boss che è in custodia per ergastolo. Appunto, tutto questo sta cambiando e cambierà. La nostra denuncia delle mafia non sarà fatta una volta tanto ma sarà costante. Pedofilia, mafia: la Chiesa, il popolo di Dio, i sacerdoti, le Comunità, avranno tra gli altri compiti queste due principalissime questioni”.

    È passata un’ora e mi alzo. Il Papa mi abbraccia e mi augura di risanare al più presto. Ma io gli faccio ancora una domanda: Lei, Santità, sta lavorando assiduamente per integrare la cattolicità con gli ortodossi, con gli anglicani… Mi interrompe continuando: “Con i valdesi che trovo religiosi di prim’ordine, con i Pentecostali e naturalmente con i nostri fratelli ebrei”.

    Ebbene, molti di questi sacerdoti o pastori sono regolarmente sposati. Quanto crescerà col tempo quel problema nella Chiesa di Roma?
    “Forse lei non sa che il celibato fu stabilito nel X secolo, cioè 900 anni dopo la morte di nostro Signore. La Chiesa cattolica orientale ha facoltà fin d’ora che i suoi presbiteri si sposino. Il problema certamente esiste ma non è di grande entità. Ci vuole tempo ma le soluzioni ci sono e le troverò.

    Ormai siamo fuori dal portone di Santa Marta. Ci abbracciamo di nuovo. Confesso che mi sono commosso. Francesco mi ha accarezzato la guancia e l’auto è partita.

    http://www.repubblica.it/cultura/2014/07/13/news/il_papa_come_ges_user_il_bastone_contro_i_preti_pedofili-91416624/