Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • L’inchiesta sul preseminario in Vaticano, lezioni sospese per l’ex vicario giudiziale della Diocesi di Como

    L’inchiesta sul preseminario in Vaticano, lezioni sospese per l’ex vicario giudiziale della Diocesi di Como

    L’ex vicario giudiziale della Diocesi di Como, don Andrea Stabellini, coinvolto proprio per questo suo ruolo nel servizio della trasmissione di Italia1 Le Iene sui presunti abusi al preseminario San Pio X, in Vaticano, ha temporaneamente sospeso l’insegnamento in seminario a Como ma anche a Roma e a Lugano. Per la Diocesi si tratta di una decisione personale del sacerdote, che avrebbe chiesto una pausa proprio alla luce delle tensioni e delle difficoltà legate alla vicenda.

    Don Andrea ha di fatto puntato il dito contro l’ex vescovo di Como monsignor Diego Coletti, dicendo che il presule gli aveva chiesto di non dar luogo a procedere con gli accertamenti sui presunti abusi, sui quali invece il vicario giudiziale avrebbe voluto fare altri approfondimenti.
    Dopo i recenti servizi delle Iene, il Vaticano ha comunicato di aver riaperto il caso e disposto nuovi accertamenti.

    L’ex vicario, che insegna diritto canonico in seminario ma anche all’università a Lugano e a Roma, al momento ha sospeso tutte le lezioni, a tempo indeterminato. La Diocesi di Como precisa tramite l’ufficio stampa che si tratta appunto di una scelta personale del sacerdote e non di una decisione imposta da altri. Nel servizio delle Iene, è stata messa in onda anche una serie di dichiarazioni che don Andrea ha rilasciato quando gli era stato assicurato che le telecamere erano spente e proprio in questa parte del colloquio ci sono le dichiarazioni che puntano il dito contro l’ex vescovo Diego Coletti.

    http://www.espansionetv.it/gate/2017/11/29/linchiesta-sul-preseminario-in-vaticano-lezioni-sospese-per-lex-vicario-giudiziale-della-diocesi-di-como/

  • Spose bambine anche in Italia: nelle baraccopoli accade più che in Niger

    Spose bambine anche in Italia: nelle baraccopoli accade più che in Niger

    Un’indagine dell’associazione 21 luglio spiega che le condizioni economiche svantaggiate sono più importanti dei motivi culturali nel causare matrimoni tra minori. Nelle zone povere della capitale il record mondiale

    Ogni anno nel mondo 15 milioni di ragazze si sposano prima di aver compiuto la maggiore età. In Italia non esistono studi o statistiche a livello nazionale, forse perché il fenomeno è attribuito solo a comunità rom o famiglie di recente immigrazione. Ma una nuova indagine dell’assocazione 21 Luglio racconta una realtà completamente diversa; nelle baraccopoli romane le unioni precoci superano il record mondiale del Niger. E tra loro molte spose bambine: una su 4 aveva dai 12 ai 15 anni.

    Il report Non ho l’età. I matrimoni precoci nelle baraccopoli della città di Roma,  verrà presentato all’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) alla vigilia della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

    La ricerca è stata condotta nell’estrema periferia della città di Roma in sette baraccopoli e un palazzo occupato abitati da più di 3000 persone e prendendo in considerazione i matrimoni avvenuti negli ultimi due anni (2014-2016). Dai dati raccolti è emerso un risultato shock: sul totale dei 71 matrimoni riscontrati nel periodo di riferimento, il tasso di unioni precoci osservato presso gli insediamenti analizzati è del 77%, numero che supera il record mondiale detenuto dal Niger (pari al 76%) e di gran lunga il tasso più alto detenuto in Europa come quello della Georgia (17%) e della Turchia (14%).

    Tra coloro che si sono sposati ancora minorenni nel 72% dei casi i nubendi avevano un’età compresa tra i 16 e i 17 anni, mentre nel 28% dei casi i contraenti avevano tra i 12 e i 15 anni. Il genere incide in maniera determinante sulla precocità del matrimonio: una ragazza su due si sposa tra i 16 e i 17 anni, una su cinque ha tra i 13 e i 15 anni.

    La ricerca sottolinea come le dinamiche emerse durante le interviste e i focus group, siano trasversali a diversi gruppi e comunità appartenenti a contesti molto distanti dalle baraccopoli romane. “Il fatto che la diffusione dei matrimoni precoci è trasversale è la testimonianza come la questione dipenda da condizioni socio economiche delle famiglie piuttosto che a contensti culturali dei singoli gruppi” spiegano all’associazione 21uglio.

    Non è un caso che le unioni tra minori registrino un tasso doppio nelle aree rurali rispetto alle aree urbane e che una ragazza in possesso di un’istruzione scolastica elementare sia doppiamente esposta al matrimonio precoce rispetto ad una coetanea con istruzione superiore.

    Sulla connessione con l’istruzione scolastica è necessaria una specifica: se nel caso dei matrimoni forzati e combinati, l’interruzione del percorso scolastico è indicata come una delle conseguenze più dannose del matrimonio in giovane età; quando l’unione è voluta e scelta in prima persona dagli sposi (circostanza che nella ricerca corrisponde al 49% dei casi sul campione analizzato) è vero il contrario: è il fallimento dell’esperienza scolastica che contribuisce ad orientare verso la scelta del matrimonio precoce.

    In un contesto di deprivazione socio-economica come quello delle baraccopoli romane caratterizzato da una forte assenza di stimoli esterni e da un altissimo tasso di disoccupazione, soprattutto femminile, il matrimonio rappresenta un’opportunità per investire tempo, energie e capacità.

    “Per garantire i diritti dell’infanzia e promuovere un sano sviluppo delle bambine e dei bambini, è necessario un cambio di rotta radicale nel nostro Paese – ha commentato Associazione 21 luglio –  a cominciare dall’urgenza di contrastare la povertà

    urbana ed educativa iniziando con il superamento delle baraccopoli presenti nelle periferie delle principali metropoli italiane, luoghi di segregazione e deprivazione economico-sociale che impediscono il godimento dei diritti dell’infanzia e dei più basilari diritti umani”.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2017/11/24/news/spose_bambine_anche_in_italia_nelle_baraccopoli_piu_che_in_niger-181980779/?ref=fbpr

  • Sesso e pedofilia in Vaticano: il Papa sotto i riflettori

    Sesso e pedofilia in Vaticano: il Papa sotto i riflettori

    Dopo il servizio delle Iene della scorsa settimana si apre la bufera mediatica sul Vaticano, centro del potere della Chiesa.

    Ancora una volta, ad essere sotto i riflettori è la Santa Sede. Questa volta, non sono le case di lusso a fare notizia ma le rivelazioni choc dei ragazzi del Preseminario Pio X di Roma. A parlare due giovani che accusano un altro ex seminarista, oggi prete a tutti gli effetti, di aver abusato ed imposto pratiche sessuali di ogni tipo. Una delle vittime è un chierichetto che ha prestato servizio, sia a Benedetto XVI, sia a Papa Francesco. Il ragazzo, di buona famiglia, ha raccontato di aver frequentato l’istituto per tre anni, per poi lasciare e fare ritorno a casa. Anche lui, come altri due ex studenti del preseminario, ha raccontato di aver subìto molestie sessuali dal seminarista: «Il rettore, monsignor Enrico Radice, credeva molto in lui e per questo era sempre il primo chierichetto a servire il Papa.

    Mi prese un po’ sotto la sua ala protettiva e mi fece iniziare a organizzare i chierichetti più piccoli. Si diceva che presto sarebbe diventato prete e che io avrei preso il suo posto come guida, ma mi avvertirono di stare attento a lui. Poi, un giorno, mentre ci stavamo picchiando per gioco mi ha palpato nelle parti intime per circa tre secondi. A quel punto, d’istinto, gli mollai due pugni e da allora mi iniziò a vessare e a umiliare» (fonte: leggo.it) . La situazione non fu migliore per altri due ragazzi che denunciarono l’accaduto al loro padre spirituale, il quale si sentì in dovere di avvertire don Andrea Stabellini, vicario giudiziale della santa sede. “Secondo il racconto di diversi testimoni sentiti dalla ‘Iena’ Gaetano Pecoraro, don Stabellini, che oggi non ricopre più quell’incarico, avrebbe dovuto procedere con l’accusa e rimuovere anche monsignor Radice proprio per la questione delle molestie del seminarista. In realtà, le cose andarono diversamente: monsignor Diego Coletti, allora vescovo di Como, bloccò tutto e fece trasferire il padre spirituale in una zona remota d’Italia. Non solo: uno dei due ragazzi, il polacco Kamil, fu espulso dal preseminario. «Mi arrivò una lettera da monsignor Coletti, fui cacciato e mi ritrovai costretto a vivere alla giornata, senza un posto dove stare e lontano dalla mia famiglia», ha raccontato” (Fonte: leggo.it). 

    I dubbi sulla vicenda sorgono relativi alle indagini. Come sono state svolte ? Il caso è stato archiviato ed addirittura il chierichetto polacco Kamil venne invitato ad allontanarsi dal Preseminario: << Mi arrivò una lettera da monsignor Coletti, fui cacciato e mi ritrovai costretto a vivere alla giornata, senza un posto dove stare e lontano dalla mia famiglia>>. Tutto è stato tralasciato senza nemmeno ascoltare le testimonianze dei giovani ragazzi. Ciò che fa più riflettere però è la confessione in tal proposito dell’ex vicario, sempre alle Iene, ignaro della presenza dei microfoni ancora aperti: «Per me c’erano le condizioni per procedere, ma monsignor Coletti disse di aver parlato anche col cardinal Comastri (di fatto il vice del Papa, ndr) e non mi fecero continuare con l’accusa. Sì, credo che entrambi abbiano voluto insabbiare il caso>>.Cosa si nasconde dietro il Vaticano ? Soprattutto viene da chiedersi: il Papa è a conoscenza di tutto questo?

    a cura di Annalibera Di Martino

    Sesso e pedofilia in Vaticano: il Papa sotto i riflettori

  • Sensualità, erotismo e dintorni Società, Istituzioni “Preti, frati e giudici. Criminalità e clero nella Repubblica di Venezia”. Giovedì alle “Conversazioni in Taverna” di Liberal Belluno, la presentazione del libro di Sante Rossetto

    Sensualità, erotismo e dintorni Società, Istituzioni “Preti, frati e giudici. Criminalità e clero nella Repubblica di Venezia”. Giovedì alle “Conversazioni in Taverna” di Liberal Belluno, la presentazione del libro di Sante Rossetto

    Appuntamento provocatorio quello che giovedì 30 novembre, alle 18.30, propone Liberal Belluno per le “Conversazioni in Taverna”. Ospite della serata il giornalista e storico Sante Rossetto che, con l’intervento del prof. Andrea Basile, parlerà del suo ultimo libro “Preti, frati e giudici. Criminalità e clero nella repubblica di Venezia”, edito da Canova.

    Il volume analizza i casi di criminalità ecclesiastica dalla metà del Cinquecento ai primi decenni del Settecento. L’autore ha consultato decine di volumi delle sentenze penali emanate dai giudici dell’epoca nei confronti di ecclesiastici coinvolti in azioni criminose.
    Il cattivo comportamento del clero dell’epoca, dai massimi agli infimi gradi, era ben conosciuto ai fedeli e alle autorità che spesso dovevano giudicare crimini e reati compiuti da preti e frati (non suore che erano sottoposte alla autorità vescovile). Il podestà trevigiano era competente, su delega del consiglio dei Dieci, su tutte le podesterie della “Trevigiana” che comprendeva anche la Mestrina e Noale, su Belluno, Feltre, Bassano e Sacile. Sono circa trecento i religiosi finiti davanti ad un giudice per i reati più diversi. Va osservato che soltanto una parte minima finiva in tribunale perché le controversie si componevano prima o con il pagamento alle vittime, quasi sempre poveracci che tacevano per qualche ducato, o con le minacce o per il timore di affrontare persone da cui avevano soltanto da perdere.
    Anche i bellunesi hanno offerto il loro contributo nelle malefatte. Nel 1646 un frate agostiniano da Feltre che, a Vas, sta tentando di violentare una bambina di nemmeno otto anni sola in casa. Anni sessanta del Seicento a Riva d’Agordo. Lucietta, in assenza del marito che lavora a Venezia, è sedotta dal curato. Dall’incontro nasce una figlia che viene uccisa, ma il delitto è scoperto. Nonostante il perdono del marito il prete è bandito per 15 anni dallo Stato veneto e la donna condannata all’ergastolo.
    Storia uguale nel primo decennio del Settecento a S. Vito di Cadore. Antonia, sola perché il marito lavora nella capitale, cede alle avances del prete. Risultato: uccide il figlioletto e deve fuggire con il sacerdote entrambi condannati al bando perpetuo dalla Serenissima.
    I cattivi comportamenti continuano con altri episodi in pieno centro cittadino, a Feltre e ad Alano.
    Uno studio che mette in rilievo le condizioni sociali nello Stato veneto negli ultimi due secoli della sua esistenza. Con un clero troppo numeroso (circa un religioso ogni 150 fedeli) alla ricerca di mezzi di sostentamento, privo quasi sempre di vocazione, dedito ai propri interessi, incurante spesso della cura delle anime. E fu proprio questa situazione una delle condizioni che portarono al desiderio di una Chiesa rinnovata “nel capo e nelle membra” da cui scaturì il concilio di Trento, i cui insegnamenti, tuttavia, furono applicati molto lentamente. Una serata che non annoierà il pubblico.

    “Preti, frati e giudici. Criminalità e clero nella Repubblica di Venezia”. Giovedì alle “Conversazioni in Taverna” di Liberal Belluno, la presentazione del libro di Sante Rossetto

  • Cassazione: ‘matrimonio rom’ con quindicenne è reato

    Cassazione: ‘matrimonio rom’ con quindicenne è reato

    Confermata la condanna a un anno a un giovane all’epoca ventiduenne

    Sarebbe stato diverso, invece, se la ragazza avesse già compiuto i 16 anni e avesse potuto dare un valido consenso agli atti sessuali con il proprio convivente.
    http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2017/11/22/cassazione-matrimonio-rom-con-quindicenne-e-reato-_91939c85-019b-4199-839f-6f1bb0473302.html
  • Caso Orlandi, nessuna indagine in corso: la famiglia sporge denuncia di scomparsa in Vaticano

    Caso Orlandi, nessuna indagine in corso: la famiglia sporge denuncia di scomparsa in Vaticano

    Caso Orlandi, ancora mistero. Ancora silenzi. Ancora denunce. La famiglia Orlandi, che in oltre 30 anni di scomparsa di Emanuela, non si è mai arresa, è tornata a presentare alla Gendarmeria Vaticana la denuncia di scomparsa della donna, sparita nel nulla il 22 giugno del 1983. «Al momento nessuna indagine è in corso sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, né in Italia, né nella Città del Vaticano. Per questo abbiamo deciso di presentare una nuova denuncia», ha spiegato l’avvocato Laura Sgrò, legale di Pietro Orlandi.

    Caso Orlandi, la famiglia presenta denuncia in Vaticano

    «Innanzitutto una denuncia di scomparsa, perché nel 1983, quando Emanuela Orlandi è sparita, la denuncia fu fatta alle autorità italiane, precisamente presso l’ispettorato competente per il territorio italiano, ma mai in Vaticano. Emanuela è una cittadina vaticana e la nostra speranza è quindi che il Vaticano apra un fascicolo». Non solo: stando alle ultime indiscrezioni e acquisizioni, fa sapere la famiglia annunciando tramite il suo legale la nuova decisione, «denunciamo poi anche un’altra cosa, un fatto che rispetto all’archiviazione dell’indagine, aggiunge elementi nuovi: la trattativa intercorsa tra la magistratura italiana e la Segreteria di Stato Vaticana volta a risolvere il problema mediatico della sepoltura di De Pedisin cambio di informazioni su Emanuela».

    Nessuna indagine in corso, ma nuovi elementi che…

    Di più: «Di questa trattativa si parla da anni, ma ora sono emersi – secondo l’avvocato Sgrò – dei dati circostanziati, nomi e luoghi. In primis – ha dichiarato il legale di Pietro Orlandi – il coinvolgimento di esponenti della Segreteria di Stato. Ci risulta inoltre che una parte di trattativa sia avvenuta sul territorio della Città del Vaticano. Chiediamo pertanto al Vaticano di indagare. Abbiamo evidenziato una serie di criticità che rendono urgente un’indagine nello Stato Vaticano». E ora si aspettano le risposte…

    Caso Orlandi, nessuna indagine in corso: la famiglia sporge denuncia di scomparsa in Vaticano

  • Abusi sessuali in Vaticano: i responsabili si difendono dopo aver insabbiato

    Abusi sessuali in Vaticano: i responsabili si difendono dopo aver insabbiato

    Il presunto molestatore diventato sacerdote; vittima e testimone cacciati. Ora il cardinale Comastri e la diocesi di Como tentato di giustificarsi

    La diocesi di Como ora promette piena luce
    “Si confida di poter fare finalmente piena luce su quanto effettivamente accaduto, con la massima determinazione, senza alcuna reticenza”. E’ quanto scrive la diocesi di Como in una nota pubblicata dopo la seconda puntata della trasmissione delle “Iene” dedicata ai presunti abusi sessuali ad opera di un ex allievo del Preseminario San Pio X in Vaticano, oggi sacerdote a Como (nella foto).
    “I presunti fatti denunciati a mezzo lettera nel 2013 – si legge nella nota – in seguito agli accertamenti conclusi nel 2014 da parte di tutte le competenti sedi ecclesiastiche, erano stati ritenuti infondati e tutte le valutazioni sulla personalita’ del seminarista erano risultate positive. Tra la documentazione prodotta non risultava alcun parere negativo da parte delle persone a conoscenza della vicenda”.
    “Per questa ragione – prosegue la Diocesi di Como – monsignor Oscar Cantoni, nominato Vescovo di Como il 4 ottobre 2016, ha ordinato presbitero il giovane, non ravvisando in quel momento alcun elemento ostativo. Solo recentemente sono stati portati all’attenzione della Diocesi di Como nuovi elementi che sono stati oggetto di disamina durante la scorsa settimana. Auspicando da parte di tutti i soggetti coinvolti in questa triste vicenda la piena collaborazione e la prudenza di non emettere giudizi affrettati prima di una sentenza definitiva, unitamente alla Santa Sede -. conclude la nota – si confida di poter fare finalmente piena luce su quanto effettivamente accaduto, con la massima determinazione, senza alcuna reticenza”.
    http://www.globalist.it/news/articolo/2015144/abusi-sessuali-in-vaticano-i-responsabili-si-difendono-dopo-aver-insabbiato.html
  • Nuovo terremoto in Vaticano: “Anche io sono stato molestato”

    Nuovo terremoto in Vaticano: “Anche io sono stato molestato”

    Un nuovo testimone conferma le molestie subite in Vaticano da ex chirichetti. L’accusa ricade ancora su un ex seminarista, ora prete

    “Che rapporti avevi con il don?”. La domanda di Gaetano Pecoraro delle Iene è il preludio ad una nuova sconcertante inchiesta de Le Iene, che nella puntanta di domenica manderanno in onda un’altra testimonianza di molestie sessuali che sarebbero avvenute in Vaticano.

    La settimana scorsa il programma di Italia Uno aveva raccontato la storia di due ex chirichetti del Vaticano che accusavano un ex seminarista, poi diventato prete, di aver commesso abusi sessuali. Ora emerge una seconda tesimonianza. “All’inizio i rapporti erano buoni, lui mi cercava. Mi portava in Basilica per preparare l’altare delle Messe, mi portava in giro..”, spiega il giovane che parla a volto coperto e con la voce camuffata. “Avevo cominciato anche a gestire i chirichetti più piccoli. Mi diceva lui di farlo”.

    Secondo quanto raccontato dalle Iene, il motivo per cui Lucio (nome di fantasia) era entrato nelle grazie del seminarista era da ricercare nel fatto che “avrei sostituito Marco”. Ovvero il chirichetto violentato nella camera da letto in Vaticano. “I miei compagni mi avevano avvertito che avrei preso il posto di Marco e che avrebbe voluto certe cose da me come le aveva volute da Marco”. Finché una sera, il don sarebbe passato ai fatti.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/nuovo-terremoto-vaticano-anche-io-sono-stato-molestato-1464475.html

  • Vaticano, le accuse del chierichetto: «Mi ha molestato, ora fa il prete»

    Vaticano, le accuse del chierichetto: «Mi ha molestato, ora fa il prete»

    Gli episodi al preseminario di San Pio X. Il racconto in tv alle «Iene» di Kamil Tadeusz Jarzembowski, ex chierichetto polacco: «Ho visto il mio compagno di stanza abusato da un altro seminarista». L’ex rettore, monsignor Enrico Radice: calunnie e falsità

    «Quante volte hanno abusato di te?» «Mah… Ho perso il conto, negli anni. Non è che sia successo una volta o due o tre o dieci. È successo un numero grandissimo di volte». Tirato in ballo dalle ultime rivelazioni, l’ex «chierichetto del Papa» Marco (nome di fantasia) ha deciso d’uscire allo scoperto. E raccontare la sua storia. L’ha fatto con le «Iene». Che manderanno in onda il servizio, firmato da Gaetano Pecoraro e Riccardo Spagnoli, questa sera. Una confessione sofferta. Qua e là sull’orlo delle lacrime. E marcata da dettagli destinati per la loro crudezza a incendiare la polemica. «Tutte falsità. Calunnie», ribatte secco agli inviati del programma l’ex rettore del preseminario, monsignor Enrico Radice, «Voi inventate tutto! Inventate tutto!».

    Due ex allievi

    Che la storia vada presa con le pinze è fuori discussione. Troppo facile maramaldeggiare su temi come questi dopo anni di dibattiti, polemiche, risse, condanne e risarcimenti nella scia dell’inchiesta avviata dal quotidiano The Boston Globe e raccontata nel film «Il Caso Spotlight» di Tom McCarthy, vincitore nel 2016 di due Oscar. I fatti, per ora, sono questi: da una parte ci sono due ex allievi che, prima nel libro «Peccato originale» di Gianluigi Nuzzi e ora alle Iene, raccontano una catena di molestie sessuali nel preseminario San Pio X, dall’altra varie autorità ecclesiastiche che negano con indignazione che quelle molestie («quando mai!») siano accadute.

    Papa Francesco

    Una spina nei fianchi per papa Francesco. L’ennesima per un pontefice che più volte si è espresso sul tema in modo chiaro e netto. L’ultima poche settimane fa, alla Pontificia Commissione per la Tutela dei minori. Dove prima ha ammesso che spesso «la Chiesa è arrivata tardi» e che «forse l’antica pratica di spostare la gente ha addormentato un po’ le coscienze». Poi ha promesso tolleranza zero: «Chi viene condannato per abusi sessuali sui minori può rivolgersi al Papa per avere la grazia, ma io mai ho firmato una di queste e mai la firmerò». Punto. «Se ci sono le prove la pena è definitiva. La pedofilia è una malattia. Oggi si pente, va avanti, lo perdoniamo, ma dopo due anni ricade». In questo contesto, le ricostruzioni sul gay party con la cocaina interrotto dai gendarmi vaticani, la scabrosa intercettazione tra un prelato e un giovane seminarista birmano o le molestie denunciate intorno ai chierichetti del «San Pio X» sono state le ultime stille di uno sgocciolio di rivelazioni ustionanti. L’ultima, soprattutto.

    La testimonianza

    Kamil Tadeusz Jarzembowski, l’ex chierichetto polacco che per primo, pare, sollevò il tema raccontando delle molestie in una lettera al suo padre spirituale («sapevo che era obbligato a tenere il segreto») ha deciso di metterci la faccia fino in fondo. E di ripetere le accuse, lanciate nel libro di Nuzzi, davanti alle videocamere. «Ho visto il mio compagno di stanza abusato da un altro seminarista che in quel momento era già entrato dentro il percorso specifico che lo portava verso il sacerdozio», ha spiegato a Pecoraro.
    Anche quel molestatore, se è vero il racconto, era poco più che un ragazzo. Aveva però, denuncia Kamil alla «iena» che lo intervista, «una posizione di potere all’interno del seminario e anche della basilica di San Pietro». Insomma, «non era un normale seminarista perché godeva della massima fiducia del rettore. Era lui che sceglieva cosa facevo io, cosa faceva il mio amico e così via». Per capirci, piccoli compiti rituali che avevano però per i chierichetti una estrema importanza: versare l’acqua sulle dita di un celebrante qualunque o d’un cardinale significava una punizione o un premio. E questo dava a quella specie di tutore, nel piccolo mondo dei ragazzini in cotta, un potere vero. Che poteva sfociare, racconta, nel bullismo.

    Il compagno di stanza

    Accanto a Kamil, che già si era esposto con le sue lettere alle gerarchie e che rilancia ora con parole che solo un video può rendere appieno, si aggiunge ora come dicevamo «Marco», il compagno di stanza vittima delle molestie. Il quale, protetto dalle «Iene» con accorgimenti tecnici che ne alterano il viso e la voce, ricorda di aver vissuto un trauma che lo ha segnato.
    Era entrato tra «i chierichetti del Papa», racconta, inseguendo un sogno: «Era tutto molto bello… molto nobile… sembrava una favola». Finché non era finito nelle mire di quel seminarista di poco più anziano: «Durante la notte, quando non c’era più nessun superiore nei corridoi, entrava nella camera, si infilava nel letto, cominciava a toccare le parti intime…». «Quanti anni avevi la prima volta?», chiede Pecoraro. «Tredici». «Avevi mai avuto prima a che fare con il sesso?». «No, è stato il mio primo approccio. Neanche capivo esattamente cosa stesse succedendo. Non avevo coscienza piena di quegli atti…».

    A San Pietro

    Un giorno, racconta in un passaggio incandescente, accadde perfino «dietro l’altare maggiore della Basilica di San Pietro» dove «c’è un corridoio e un piccolo bagno…». Possibile? E lui non si ribellava? «Era come una paralisi. Come se fossi pietrificato. Non riesci a muoverti. Ti senti in colpa. Ti senti responsabile. Pensi che avresti potuto allontanarlo, parlarne. Ma non ce la fai. Non ci riesci e ti senti in colpa…».
    Dice che il padre spirituale sì, lui solo, gli chiese se era vero quanto diceva Kamil. «E tu cosa gli hai detto?». «Ho confermato». «E poi cos’è successo?». «E poi mi ha chiesto, come aveva chiesto a Kamil, se poteva informare i suoi superiori». «E voi?». «Noi abbiamo acconsentito». «E poi?». «Non ci son stati provvedimenti».

    Monsignor Radice

    Vero? Falso? Lo dirà la magistratura, se dovesse decidere d’intervenire. Ma certo, se il presunto autore degli abusi diventato nel frattempo prete (scovato dalle «Iene» e lui pure oscurato per la privacy) sceglie di non dire una parola e così il padre spirituale che ricevette la prima denuncia e fu poi trasferito a seicento chilometri di distanza, è durissima come dicevamo la reazione di monsignor Radice, il superiore che comunicò a Kamil l’esclusione dal preseminario: «Tutte falsità. Se le hanno verificate più di cento vescovi e il Papa in persona e han ritenuto che siano solo calunnie vuol dire che la cosa è caduta». «Scusi, monsignore, lei ha cacciato un ragazzo…». «Non l’ho cacciato…». «Lei si è presentato al ragazzo una mattina…». «Voi inventate tutto. Calunnie». «Ma gli abusi sessuali…». «Non è vero. Le inventate voi queste cose qua».
    Non bastassero le nuove accuse, Gianluigi Nuzzi ieri mattina ha lanciato un tweet che aggiunge mistero a mistero. Dove dice che, per quanto gli risulta, papa Francesco avrebbe incontrato un terzo testimone… C’è da scommettere però, a questo punto, che le rivelazioni non siano destinate a finire qui.

    http://www.corriere.it/cronache/17_novembre_12/accuse-chierichetto-vaticano-molestie-4cc19104-c724-11e7-99d7-14600f2d5761.shtml

  • Vaticano, “abusi sessuali ai chierichetti”: l’accusa nel libro inchiesta di Gianluigi Nuzzi

    Vaticano, “abusi sessuali ai chierichetti”: l’accusa nel libro inchiesta di Gianluigi Nuzzi

    Una testimonianza-denuncia di presunti abusi ai danni di chierichetti di San Pietro. E’ quanto contenuto nel nuovo libro-inchiesta di Gianluigi Nuzzi Peccato originale con la testimonianza di Kamil Jarzembowski, ex studente polacco del preseminario san Pio X, che ha sede a palazzo San Carlo in Vaticano, “lo stesso – ricorda Nuzzi – in cui vivono diversi importanti cardinali”.

    Nel libro-inchiesta (Chiarelettere, edizioni) il giornalista racconta che “il polacco Kamil, subito dopo essere stato testimone di fatti inquietanti e sorprendenti, già nel giugno del 2014 aveva inoltrato vari esposti a diverse autorità ecclesiali. I fatti narrati sono stati oggetto di plurimi esposti anche da parte di altri soggetti informati, a riprova della loro veridicità. Spetterà poi agli organi competenti valutare le eventuali responsabilità delle persone chiamate in causa e chiarire se si tratta di una pessima pagina nella storia della curia o di atti privi di rilevanza penale”.

    Nuzzi spiega che “i nomi della vittima e del carnefice, pur comparendo per esteso nelle denunce, sono qui sostituiti da altri di fantasia, a tutela di entrambi, finché i fatti non saranno chiariti”. Kamil, entrato a san Pio X a tredici anni, c’è rimasto fino a pochissimi anni fa. Denuncia in uno degli esposti riportati nel volume: “Sono stato testimone di atti sessuali che Antonio esigeva da Paolo (nomi di fantasia, ndr); atti sessuali che si compivano nonostante la miapresenza. Gli atti venivano svolti sempre di sera, intorno alle ventitré. Dopo che tutti gli alunni si erano coricati, Antonio accedeva nella stanza dormitorio condivisa da me e da Paolo. Qui avvenivano rapporti di sesso orale, mentre alcune volte i due si recavano insieme in un’altra stanza per proseguire il rapporto”.

    Kamil nell’esposto racconta ancora che “la crescente angoscia di fronte al ripetersi degli avvenimenti ricordati, unita alla paura di essere allontanato, mi indussero comunque a confidare le mie preoccupazioni e il mio sconcerto al mio direttore spirituale, che senza indicare il mio nome riferì gli avvenimenti in questione al vescovo responsabile e ai superiori gerarchici. Questa comunicazione non sortì nessun effetto e cadde nel vuoto”. Il polacco nell’esposto dice ancora che “di fronte al silenzio perdurante e all’indifferenza delle persone che ritenevo doveroso interpellare secondo una procedura legittima e naturale, decisi di rivolgermi direttamente alla Santa Sede, in particolare alla segreteria di Stato e alla Congregazione per la dottrina della fede. Ho ricevuto una missiva di quest’ultima del settembre 2014 in cui venivo informato che il caso sarebbe passato per competenza alla Congregazione per il clero. Fino ad oggi non ho ricevuto una smentita dei fatti da me denunciati da parte degli organi della Santa Sede”.

    Kamil dice che tutta la vicenda gli ha procurato un “evidente disagio psicologico, determinando una reazione depressiva profonda e continuativa. Ho avuto fiducia nelle procedure interne all’istituzione di cui facevo parte, interpellando le autorità competenti da cui mi aspettavo un intervento risolutivo”. Gianluigi Nuzzi, in un incontro con i media nella giornata dell’uscita del libro, ha spiegato di avere mandato la prima copia del volume al pm vaticano Giampiero Milano attraverso i suoi legali: “Ho allegato anche una breve lettera in cui spiego che sottopongo il libro alle sue valutazioni”.