Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • Raddoppiato il numero dei preti molestatori: in un anno presentate 1.200 denunce

    Raddoppiato il numero dei preti molestatori: in un anno presentate 1.200 denunce

    Secondo il libro-inchiesta «Lussuria», scritto dal giornalista dell’«Espresso» Emanuele Fittipaldi, il fenomeno dei preti pedofili presenta ancora numeri elevati nonostante l’azione repressiva avviata da Benedetto XVI e proseguita da Papa Francesco.

    Tra il 2013 e il 2015, scrive Fittipaldi citando fonti della Congregazione per la dottrina per la fede, sono arrivate in Vaticano dalle diocesi sparse per il mondo 1.200 denunce di casi «verosimili» di predatori e molestatori di minorenni. Il numero sarebbe raddoppiato rispetto al periodo 2005-2009. I processi canonici si svolgono nella riservatezza più assoluta; chi tradisce la regola del silenzio rischia pene gravissime che possono arrivare alla scomunica. Papa Francesco ha istituito nel 2014 una commissione pontificia per la protezione dei minori e contro la pedofilia nel clero.

    Il presidente è il cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston, la città americana dove scoppiò il primo e più clamoroso scandalo, la cui storia è stata raccontata nel film premio Oscar «Spotlight». Due mesi fa un membro della commissione, Marie Collins, a sua volta vittima di abusi in gioventù, si è dimessa per «mancanza di cooperazione con gli altri uffici della Curia romana».

    http://www.ilgiornale.it/news/raddoppiato-numero-dei-preti-molestatori-anno-presentate-1391608.html

  • MA PERCHÈ LA CHIESA NON AGISCE DECISA?

    MA PERCHÈ LA CHIESA NON AGISCE DECISA?

    Rete L’ABUSO è una Onlus di vittime, io compreso, abusate da sacerdoti. Ci occupiamo di accogliere e assistere, soprattutto dal punto di vista legale, coloro che si rivolgono all’associazione a seguito di abusi. Inoltre raccogliamo segnalazioni anche da fonti di varia natura, che poi archiviamo e cataloghiamo. Proprio come la vicenda di Carlos Buela, la cui presenza nell’Arcidiocesi di Genova è stata da noi documentata grazie agli avvisi delle vittime che ci seguono da tutto il mondo.

    Persone che si sono fatte forza e, in concomitanza con lo scandalo che in Argentina vedeva protagonista don Nicola Corradi, ci hanno scritto, mandato documenti e indicazioni che ci hanno permesso di localizzare Buela. Da quando abbiamo deciso di seguire da vicino queste sconvolgenti vicende, abbiamo capito che in Italia se ne verificano molte: negli ultimi 15 anni, sono stati più di 250 i preti coinvolti (135 condannati in via definitiva e i rimanenti in attesa di giudizio o svaniti nel nulla).

    Secondo quanto dichiarato nel 2014 da Papa Francesco in un’intervista, la categoria dei sacerdoti pedofili rappresenta una percentuale pari al 2% (dato che la nostra Onlus ritiene in difetto), quando solo in Australia, dal 1950, il 7% dei preti cattolici è accusato di aver commesso abusi su minori. Gli uomini di Chiesa, in ogni caso, compiono una percentuale di abusi superiore in confronto a quella che interessa insegnanti, allenatori, scout e altre figure spesso al centro di scandali.

    Ma le coperture che la comunità religiosa fornisce, consente ai carnefici di reiterare molte più volte rispetto a un laico: ricordiamo casi come quello di Laurence Marphy, accusato di aver abusato di più di 200 bambini. Oppure la vicenda dell’italiano don Roberto Mastro, che in un paesino di soli 1000 abitanti avrebbe abusato di 17 minori; a occhio e croce della maggioranza (per non dire tutti) dei bambini che possono vivere in un paesino di mille anime. Anche di lui si sono perse le tracce.

    Al momento, i fatti continuano a vedere una Chiesa che rifiuta il dialogo con vittime e associazioni che le tutelano, che vede membri della commissione interna – istituita da Bergoglio – andarsene sbattendo la porta causa inadempienze e insabbiamenti. Gli abbandoni di Peter Saunders e Marie Collins ne sono la prova.

    Vediamo anche che malgrado la pesante condanna dell’Onu e le sue successive raccomandazioni, il Vaticano continua a essere inadempiente.

    Come si potrebbe ridurre il problema?

    Con poche piccole direttive. Il Papa dovrebbe ordinare ai vescovi di denunciare i crimini all’autorità giudiziaria anziché far gestire loro i casi. Anche perché va ricordato che un tribunale canonico, oltre a non risarcire la vittima, applica la scomunica come pena massima, con il risultato che il prete pedofilo si trasforma in un pedofilo che di mestiere non fa più il prete.

    Infine auspichiamo (non solo nel caso dei preti e della pedofilia) un’adeguata educazione sessuale. Questa metterebbe il minore in condizione di percepire e riconoscere situazioni di potenziale pericolo e chiedere aiuto.

  • ‘Chiesa e pedofilia, il caso italiano’, Tulli e Zanardi presentano il libro di cui nessuno vuole parlare

    ‘Chiesa e pedofilia, il caso italiano’, Tulli e Zanardi presentano il libro di cui nessuno vuole parlare

    Presentato ieri il libro “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” nella libreria di viale Libia

    Chi lo ha letto, giura che “Lussuria” scritto da Emiliano Fittipaldi, il giornalista prima incriminato e poi assolto dal Vaticano, a confronto sembri un fumetto per ragazzi, tante sono scottanti le rivelazioni contenute nell’opera di Federico Tulli. Eppure, la stampa nazionale continua a far finta di non conoscerne l’esistenza. Silenzio tombale.

    Ma ieri, la firma storica di Left, la rivista settimanale di sinistra, lo ha presentato a Roma, a pochi passi dal Vaticano. Ed è proprio nella città-Stato che la pubblicazione ha creato il maggior imbarazzo. Il contenuto non solo fa riferimento ai preti pedofili, di cui ormai tutti parlano, ma mette in discussione la figura di Bergoglio, che, contrariamente a quanto predica dal famoso davanzale di Piazza San Pietro, sarebbe complice delle ignobili coperture perpetrate dalla Chiesa nei confronti dei carnefici di bambini.

    Pubblicare “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” non è stato affatto semplice. C’è voluta la coraggiosa casa editrice “L’Asino d’oro” e l’altrettanto impavida libreria Feltrinelli di viale Libia 186 per presentarlo al pubblico. Per fortuna, l’autore era in ottima compagnia. L’organizzazione è stata affidata a a Uaar cioè Unione degli Atei degli Agnostici e dei Razionalisti, che ha inviato uno dei suoi componenti, Francesco Troccoli, a moderare il convegno.

    Alla chiamata ha risposto anche Francesco Zanardi, l’uomo che per primo in Italia ha squarciato la sacralità dei segreti inconfessabili che per secoli sono stati custoditi entro le mura della Santa Sede. Il savonese, presidente dal 2009 dell’associazione Rete L’Abuso Onlus, l’unico osservatorio nazionale dei reati commessi in ambito clericale, è intervenuto durante il dibattito per portare la sua personale testimonianza.

    L’occasione si è dunque prestata per raccontare anche l’ormai nota vicenda dell’istituto religioso per sordomuti Provolo di Verona (clicca qui per leggere la storia), venuta alla luce proprio grazie a Zanardi, a cui una trentina di presunte vittime hanno confessato in un video le terribili violenze psicologiche e sessuali subite per oltre un trentennio da parte di numerosi volontari, tra cui anche alcuni parroci (clicca qui per guardare il video di Rete L’Abuso). Grazie alle sue denunce, oggi la magistratura sta indagando a tutto spiano sulla vicenda.

    CHI E’ FEDERICO TULLI (dal suo blog) – Collabora da sempre con Left, dove per sei anni ha curato la rubrica scientifica. Si occupa di salute, bioetica, diritti civili, laicità dello Stato e svolge inchieste su temi inerenti la tratta di esseri umani, i fondi alla ricerca scientifica, la sanità pubblica e privata, la pedofilia nel clero cattolico e nella società, i rapporti Stato-Chiesa di Roma. Da giugno 2015 collabora con il settimanale uruguayano Brecha, diretto da Daniel Gatti, e con la rivista Critica liberale. Da maggio 2015 collabora con il settimanale Riforma e con Latinoamerica la rivista fondata e diretta da Gianni Minà. Da ottobre 2014 scrive su MicroMega online e cura un blog occupandosi di Chiesa e pedofilia. Da maggio 2012 è collaboratore di Globalist. A marzo 2012 ha fondato il magazine online di cultura e scienza Babylon Post, di cui è curatore. Da gennaio 2012 è condirettore della testata online Cronache Laich. Da settembre 2008 a febbraio 2012 è stato redattore del quotidiano Terra curando le pagine di cultura, scienza e salute. A dicembre 2010 ha creato un blog-rassegna stampa sui casi di pedofilia nel clero cattolico ora trasferito sulla pagina Facebook Chiesa e pedofilia, il caso italiano. Dall’aprile del 2006 ha scritto articoli e inchieste per i seguenti periodici: Sette del Corriere della Sera, Imprese agricole, Macchine agricole, Ilaria cooperazione, Impianti solari. Da marzo 2006 a settembre 2008 ha lavorato all’agenzia stampa Il Velino. Qui ha creato ed è stato il responsabile del servizio agroalimentare firmandone la rubrica di approfondimento e pubblicando una lunga inchiesta raccolta ne “Il libro bianco del tabacco”. Nel 2010, per L’Asino d’oro edizioni, ha pubblicato il libro “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro”. Nel 2012 è uscito “I Laic” (Tempesta editore), redatto con i colleghi di Cronache Laiche. Nel 2014, di nuovo per L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato il secondo saggio sulla pedofilia clericale dal titolo: “Chiesa e pedofilia, il caso italiano”.

    http://www.francescalagatta.it/chiesa-pedofilia-caso-italiano-tulli-zanardi-presentano-libro-cui-nessuno-vuole-parlare/

  • Siti: “Ho creduto che don Milani somigliasse al mio prete pedofilo”

    Siti: “Ho creduto che don Milani somigliasse al mio prete pedofilo”

    Dopo giorni di polemiche parla l’autore di “Bruciare tutto”

    di DARIO OLIVERO

    ROMA – “Come per Flaubert Madame Bovary c’est moi, don Leo c’est moi”. E don Leo, il prete pedofilo protagonista dell’ultimo romanzo di Walter Siti “Bruciare tutto”, “forse forzando l’interpretazione” assomiglia a don Milani a cui il libro è dedicato: “Perché – spiega Siti, citando a modo suo alcune lettere scritte dal sacerdote di Barbiana – mi è parso che don Milani ammettesse di provare attrazione fisica per i ragazzi”. Don Milani potenziale pedofilo, allora? “Ma se ho sbagliato l’interpretazione, allora la dedica è fuori bersaglio”.

    Siti, premio Strega, autore di libri come Troppi paradisi e Il contagio, è uno dei più prestigiosi collaboratori di questo giornale. La settimana scorsa Repubblica ha stroncato Bruciare tutto. Per giorni la critica si è divisa tra difensori del diritto della letteratura di poter trattare qualsiasi argomento e lettori disgustati. Si è assistito a una guerra per bande sui social scattata quando il libro non era ancora arrivato in libreria e quindi non ancora letto. Si è assistito a un linciaggio sul web nei confronti dell’autrice della recensione accusata, quando non insultata con una innegabile dose di sessismo, di non essere una critica letteraria, ma una “moralista”. Ci si è chiesto se fosse accettabile oltreché verosimile la storia di un bambino che – viste respinte le sue avance sessuali dal sacerdote – si uccide. Si è discusso della conseguenza filosofica: meglio non salvare la propria anima che permettere la morte di un innocente, meglio pedofili che assassini. Ma la questione che, salvo rare eccezioni, non è stata affrontata come se fosse un rimosso o un quesito senza diritto di cittadinanza quando ci si occupi di critica letteraria è quella relativa a don Milani, di cui ricorre proprio tra poche settimane il cinquantesimo anniversario della morte. Perché un libro su un prete pedofilo è dedicato al prete di Barbiana? In questa intervista Siti ammette di aver “forse” forzato l’interpretazione di alcune lettere in cui il linguaggio di Milani è al solito crudo e paradossale. Ora vedremo se la casa editrice Rizzoli, fragorosamente silente fino a oggi, deciderà se è il caso di mantenerla e se sentirà il bisogno di discuterne con l’autore.

    Si aspettava questa reazione al suo romanzo?
    “La temevo, l’ho anche anticipato in una nota del libro”.

    La letteratura non si giudica in termini etici, ma solo artistici. Lei pensa di avere scritto un bel libro?
    “Se non lo pensassi non lo avrei pubblicato, mi creda”.

    Se le dicessi che il suo personaggio non è credibile, che mai ci si immedesima nei suoi tormenti, che i suoi conflitti sono da laboratorio?
    “Vediamo: i “conflitti” in cui don Leo si dibatte sono molti e diversi. Il primo è quello tra una religione accomodante, che facilita la conciliazione dei fedeli col consumismo, e una religione spietata, che esige dai fedeli anche il disumano. Il secondo conflitto è quello, vecchio quanto la Chiesa, tra una teologia ostile all’umanesimo e una che vuole conciliare in Cristo le due nature, scoprendo nella fede l’esaltazione e il culmine dell’umanesimo e dell’arte. Il terzo è quello più privato, tra un desiderio ossessivo da cui non riesce a distogliersi e la ferma decisione di reprimerlo ad ogni costo; contraddizione tra un’indole che ama la vita e un Dio che lo costringe a temerla. Quarto, e forse non ultimo, quello tra il non poter fare a meno di Dio e la voglia di bestemmiarlo. Nessuno di questi conflitti mi pare “da laboratorio”, e non mi pare impossibile identificarvisi”.

    Un critico ha detto che il suo libro è pieno di luoghi comuni e mal scritto.
    “Fortunatamente altri critici non la pensano così”.

    Michela Marzano ha scritto su “Repubblica” che la debolezza del suo romanzo è anche che si tratta di un libro a tesi.
    “Ci sono romanzi a tesi che sono ottima letteratura, penso al Candido di Voltaire o alla Fattoria degli animali di Orwell. Ma non credo che il mio sia un romanzo a tesi (e quale sarebbe la tesi, poi?)”.

    Che è meglio cedere al desiderio pedofilo che resistere e provocare la morte di un bambino che si sente rifiutato.
    “Ma Leo non nutre nessun desiderio pedofilo nei confronti di Andrea: si trattava semmai di permettere al bambino un minimo gesto, e spiegargli con dolcezza che una carezza affettuosa sarebbe stata meglio; Leo però è spaventato dai discorsi che gli hanno fatto altri personaggi e risponde con una frase troppo dura. Non c’è tesi, c’è intreccio. Il legame narrativo tra Leo, che mette a rischio la sua vita fisica all’inizio e non riesce a mettere a rischio la sua vita eterna alla fine, mi è arrivato, s’immagini, da una analoga soluzione narrativa in Ragazzi di vita”.

    Lei scrive nelle note finali al libro di avere costruito il suo personaggio dall’esterno non avendo lei il dono della fede. Ma non è questo il compito di un romanziere? Sapere inventare vite che non sono la sua?
    “Infatti: Flaubert costruisce Emma dall’esterno, a partire da un fatto di cronaca, perché non è lui stesso una signora sposata scontenta del marito. Leo c’est moi, mi sembra evidente”.

    La trama sembra ricalcata su “Corydon” di Gide: un adulto che rifiuta le avance di un bambino, il bambino che si uccide. È così?
    “Non ho pensato al Corydon; ho avuto invece molto presente l’episodio della bambina suicida nei Demoni, e il suicidio del bambino in Giuda l’oscuro di Hardy”.

    Mi scusi, nei “Demoni” la bambina si uccide dopo essere stata violentata da Stavroghin. È la storia opposta.
    “Avevo in mente il momento in cui, prima che Stavroghin compia il suo orribile proposito, è la bambina che spontaneamente gli butta le braccia al collo e lo bacia furiosamente. Si tratta di uno dei vertici della letteratura mondiale, con cui nessun confronto è possibile”.

    Lei però lo ha ambientato nella chiesa. Scandalo garantito, copie garantite?
    “Questa storia delle copie è l’unica che mi fa un poco arrabbiare; ho 70 anni, mai mi sono occupato del successo materiale di un mio libro, non sono fatto così. Mi permetta un poco di stupore per questa concentrazione assoluta della polemica sul quinto e sul nono capitolo; anch’io, ricordo, saltavo le descrizioni di Parigi in Tropico del cancro e andavo dritto ai fatti sessuali, ma avevo dodici anni “.

    Anche lei come Gide e Foucault pensa che la legge non può ostacolare un desiderio?
    “Penso che fin che un desiderio non danneggia gli altri, la legge non ha niente a che farci; ma se la realizzazione di questo desiderio fa danni, la legge è obbligata a intervenire. La pedofilia, in quanto “filia”, cioè desiderio, non è reato; molestare i bambini lo è”.

    Già in greco antico il verbo paidofiléo è sinonimo di paiderastéo (ossia descrive l’atto sessuale tra un adulto e un bambino). E in ogni caso Pais era l’adolescente, non il bambino prepubere.
    “Volevo solo dire che il suffisso italiano “filia” indica una passione, e le passioni senza attuazione pratica non sono sanzionabili per legge”.

    Un’ampia letteratura psicanalitica sostiene che c’è una differenza abissale tra il fatto che il bambino chieda affetto e protezione e il pedofilo che lo trasforma in desiderio. Si chiama perversione. Che cosa ne pensa?
    “I bambini conoscono bene il desiderio, o la libido, come la chiamerebbe uno psicanalista; e il primo a parlare di “perversione polimorfa” nei bambini è stato proprio Freud”.

    Ma si tratta della teoria dello sviluppo sessuale, precede la pubertà e la fase genitale. Come può essere paragonato al desiderio dell’adulto?
    “Non paragono: dico solo, e posso testimoniarlo personalmente, che alcuni bambini possono nutrire un desiderio apertamente sessuale nei confronti di adulti inconsapevoli”.

    Che cosa ha pensato mentre scriveva le pagine sulle foto del piccolo Aylan trovato morto su una spiaggia, l’apologia della pedofilia del prete anziano o la scena di abuso di don Leo verso un ragazzino?
    “Sono tre passi molto diversi: nel primo caso ero soffocato, come Leo, dall’indignazione per l’uso “pornografico” che di quella foto si era fatto sui media. L’episodio del prete che diventa pazzo è la trascrizione fedele di un “decalogo del perfetto pedofilo” che avevo letto sul deep web, e da cui ero uscito come se mi avessero picchiato di brutto. La scena dell’atto d’amore tra Leo e Massimo è filata via liscia, l’ho pensata con molta castità”.

    Castità? In che senso?
    “Castità stilistica: mi è venuta raccontata con molta naturalezza e, mi pare, senza compiacimenti “.

    Che cosa vuol dire la dedica: all’ombra ferita e forte di don Milani?
    “Tutto nasce, mentre stavo covando il libro, dall’aver letto in un vecchio e quasi introvabile libro di Santoni Rugiu (Il buio della libertà, De Donato-Lerici 2002) alcune frasi dell’epistolario di don Milani, che ora dovrebbero figurare nel Meridiano di prossima uscita: “E so che se un rischio corro per l’anima mia non è certo di aver poco amato, piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!)” – e poco più avanti, in una lettera a un giornalista poi suo biografo: “E chi potrà amare i ragazzi fino all’osso senza finire di metterglielo anche in culo, se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno ?” – già anni prima in una lettera a un amico, aveva scritto: “Vita spirituale? Ma sai in che consiste oggi per me? Nel tenere le mani a posto”. Forse forzando l’interpretazione, mi è parso che don Milani ammettesse di provare attrazione fisica per i ragazzi, e ho trovato eroica la sua capacità di tenersi tutto dentro il cuore e i nervi, senza mai scandalizzarne nessuno. La dedica è un modo per dichiarare la mia stima e la mia ammirazione profonda per lui”.

    La lettera a cui si riferisce era a Giorgio Pecorini, che stava facendo un’inchiesta su scuola confessionale e scuola laica. Don Milani, con il suo linguaggio sempre ai limiti del paradosso rispondeva che la distinzione era fasulla e che la base pedagogica dovesse essere l’amore. E lui di amore ne aveva così tanto che… E riguardo al tenere le mani a posto, nell’altra lettera nulla fa pensare che parlasse di bambini.
    “Proprio per l’abitudine di don Milani di parlar franco e crudo, mi pareva che la precisione del lessico segnalasse che quei pensieri gli erano venuti alla mente; se ho sbagliato l’interpretazione, la dedica è fuori bersaglio”.

    Ha ricalcato la figura di don Leo su quella di don Milani?

    “No, gli ho solo rubato qualche frase”.

    Perché ha scritto il libro? Per autoassolversi? Per sentirsi un martire come Pasolini?
    “Mi spiace, non capisco la domanda “.

    http://www.repubblica.it/cultura/2017/04/19/news/walter_siti_pedofilia-163415616/

  • La Chiesa, la pedofilia e La Civiltà Cattolica.

    La Chiesa, la pedofilia e La Civiltà Cattolica.

    Nel recente numero 4001 del 25-02-2017, della rivista dei Gesuiti “La Civiltà Cattolica”, si può leggere un articolo intitolato “La tutela dell’infanzia nella Chiesa Cattolica”. Nella presentazione dello scritto sul sito della rivista, l’autore, il gesuita Hans Zollner, dopo aver evidenziato come “È fuori dubbio che la tutela dei bambini e dei giovani contro la violenza sessuale resta un problema nella Chiesa come nella società”, afferma: “È dunque anche vero però che la Chiesa ha preso coscienza del problema, anzi essa oggi — anche grazie all’intervento di Benedetto XVI prima e Francesco oggi — fa da battistrada sul tema della prevenzione e della tutela dei minori vittime di abusi; e ciò le viene riconosciuto anche dalle istituzioni non ecclesiali”.
    A pochi giorni di distanza dalla pubblicazione della rivista, tuttavia, è stato possibile leggere sullo stesso argomento la notizia, data da diverse testate giornalistiche, relativa all’abbandono della Commissione vaticana contro gli abusi del clero da parte di Marie Collins, membro della commissione e in passato lei stessa vittima di violenze da parte di un sacerdote. Tale dimissione giunge poco tempo dopo quella analoga di un altro membro della Commissione, Peter Saunders. I due “ex” della Commissione hanno motivato il loro abbandono denunciando diverse criticità tra cui silenzi, atteggiamenti “omertosi” e, in alcuni casi, la mancata collaborazione di clero e Curia Vaticana nel portare avanti le indagini.

    Tali dimissioni da parte di persone “vittime due volte” (la prima per esser state abusate, la seconda per non esser state messe in condizione di lottare adeguatamente), sono un grave atto di accusa nei confronti della Chiesa e un richiamo alla realtà per chi è convinto che la recente costituzione di alcune strutture “mirate” (la Commissione vaticana è del 2014), e alcune “conversazioni” religiose e dichiarazioni mediatiche, siano sufficienti a modificare atteggiamenti e comportamenti che, in ambito ecclesiastico, si sono radicati nel corso di millenni.

    Pare che le buone intenzioni di Papa Francesco, animate da un incrollabile ottimismo della volontà (e della fede), siano interpretate dai padri della Civiltà Cattolica dimenticando che, come il Papa stesso insegna loro, “il tempo è superiore allo spazio” (Evangelii Gaudium), e che se si può discutere sulla natura peccaminosa del “privilegiare gli spazi di potere al posto dei tempi dei processi”, sicuramente pensare che la Chiesa possa essere guida ed esempio sul tema dell’abuso sessuale (con un’interpretazione decisamente ottimistica delle potenziali ricadute delle recenti iniziative ed interventi), è un modo un po’ rischioso, se non ingannevole, di affrontare le sofferenze, presenti e passate, delle vittime di abusi dentro e fuori dalla Chiesa. Forse sarebbe più utile ed opportuno cominciare a riconoscere le evidenti difficoltà che si hanno ancora nell’affrontare tale vergognosa piaga e, al contempo, interrogarsi sul perchè anni di vita comunitaria, di educazione e formazione religiosa non siano sufficienti a prevenire, contrastare e denunciare tali crimini.

    Mi permetto di consigliare, quindi, al collegio degli scrittori della Civiltà Cattolica maggiore umiltà su alcuni temi e, come la saggezza popolare suggerisce, attenzione a non mettere il carro davanti ai buoi. Infatti, anche se può sembrare che il Papa abbia tracciato la strada, il cammino che la Chiesa deve fare in tale direzione pare essere ancora molto lungo, e quanto recentemente fatto, non è certo sufficiente per animare falsi e pericolosamente fuorvianti trionfalismi.

    Domenico Massano

  • Pedofilia: Papa licenzia vescovo per “atteggiamenti impropri”

    Pedofilia: Papa licenzia vescovo per “atteggiamenti impropri”

    La decisione di Papa Francesco è un segnale forte nella lotta contro la pedofilia nel clero 

    Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Aire et Dax (Francia) presentata da monsignor Hervé Gaschignard. Lo rende noto un Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede. Le dimissioni di monsignor Gaschinard, 57 anni, nella diocesi dal 2012, erano state in realtà sollecitate dal Vaticano dopo che in una nota, il vicario generale Denis Cazaux e il cancelliere Bernard Hayet della diocesi, avevano parlato di “voci insistenti di atteggiamenti inappropriati” del vescovo nei confronti dei giovani della diocesi stessa. Secondo alcuni media francesi vi era stata anche una segnalazione alla Congregazione per la dottrina della fede da parte di una famiglia di Landes. Il Vaticano incaricò subito il cardinale Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux di verificare queste voci. Nonostante non ci sia alcuna denuncia depositata in Vaticano nei confronti di Gaschignard, la decisione di Papa Francesco è un segnale forte nella lotta contro la pedofilia nel clero. In una nota i vescovi francesi parlano di choc per la vicenda. Il presidente della Conferenza episcopale francese monsignor Georges Pontier ha precisato che Gaschignard il 31 marzo scorso informò la diocesi che avrebbe lasciato per “stanchezza legata a varie cause”. Ora lo stesso Gaschignard si è detto disponibile a chiarire la sua posizione davanti alla Santa Sede. Papa Francesco ha nominato, in sostituzione di Gaschignard, amministratore apostolico sede vacante della diocesi, con facoltà di vescovo, monsignor Bernard Charrier, vescovo emerito di Tulle.  – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Pedofilia-Papa-licenzia-vescovo-per-atteggiamenti-impropri-d4c5ea04-9955-4206-ade5-de17efa9966d.html

  • Celibato e abusi sui minori. P. Zollner: “Non c’è nessun legame, ma bisogna evitare equivoci”

    Celibato e abusi sui minori. P. Zollner: “Non c’è nessun legame, ma bisogna evitare equivoci”

    “Non c’è un legame tra vocazione e abuso, ma dobbiamo fare il possibile per evitare che si creino equivoci e siano ammessi al seminario o al noviziato persone che non sono idonee per questo”. Intervista a padre Hans Zollner, presidente del Centre for Child protection dell’Università Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori, sulla prima Conferenza europea su formazione del clero e prevenzione degli abusi sui minori che si è svolta a Firenze il 31 marzo e 1 aprile

    Per la prima volta rettori di seminario, vescovi, direttori spirituali, psicologi e psichiatri si sono dati appuntamento a Firenze per parlare di formazione del clero e prevenzione degli abusi. “Un’occasione eccezionale”, dice padre Hans Zollner, presidente del Centre for Child protection dell’Università Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori, per confrontarsi sulle necessità e su quanto di buono si sta facendo, per incoraggiare un maggior coordinamento e soprattutto per rafforzare un impegno di prevenzione capillare su tutto il territorio italiano. A Firenze, alla conferenza organizzata dall’arcidiocesi in collaborazione con la Facoltà teologica dell’Italia centrale, il Centre for Child Protection della Pontificia Università Gregoriana e il Seminario arcivescovile di Firenze, erano presenti per l’Italia l’arcivescovo di Ravenna, Lorenzo Ghizzoni, il vescovo di Ales Roberto Carboni, mons. Domenico Dal Molin, direttore dell’Ufficio di pastorale vocazione della Cei, e i cardinali Giuseppe Betori di Firenze e Angelo Bagnasco di Genova, presidente della Cei. “Una presenza non indifferente”, commenta padre Zollner. “Un segnale molto forte”.

    Quali sono, padre Zollner, i punti deboli e le zone d’ombra?

    Si parte dalla preparazione dei giovani alla scelta vocazionale fin dall’inizio, non solo quando arrivano in seminario o in noviziato. Bisogna tenere conto chel’età media dei giovani che oggi entrano nelle nostre strutture si è molto alzata rispetto al passato.Ciò significa che molti di loro hanno già avuto una vita precedente: hanno studiato, hanno lavorato, hanno avuto relazioni, hanno vissuto da soli a volte anche fino a 30/35 anni. Prima tanti dei nostri candidati venivano da famiglie cattoliche ben strutturate, con fratelli e sorelle, e avevano un senso di vita di Chiesa ben radicato. Oggi, in Europa, per una buona parte dei candidati questi riferimenti non valgono: le famiglie di origine sono a volte distrutte, fragili; sempre di più sono figli unici, molto spesso non hanno avuto una formazione religiosa profonda, altri ancora riscoprono la fede dopo anni di allontanamento succeduti alla cresima. Tutto ciò richiede, quindi, una preparazione del terreno.

    Cosa succede quando il giovane manifesta una scelta di tipo vocazionale?

    Le scelte vocazionali richiedono un discernimento dal punto di vista intellettuale, emotivo, relazionale e spirituale.Una volta che il giovane bussa alla porta del noviziato o del seminario, c’è la selezione propria dei candidati. A Firenze e a Milano, si fa una valutazione seria di personalità, utilizzando anche gli strumenti psicologi che esistono e che sono riconosciuti in tutto il mondo, con interviste. La decisione finale di ammissione non spetta allo psicologo, ma viene presa dal responsabile del noviziato e dal provinciale oppure dal rettore del seminario e del vescovo dopo aver ascoltato e valutato attentamente la voce degli esperti.

    Tutto questo per arrivare a delineare quale tipo di maturità o profilo?

    La maturità è un concetto ampio e non definito. Ci sono tantissimi fattori che confluiscono su una personalità. E comunque non vogliamo e non possiamo dire che ci siano persone perfette. La perfezione non è un concetto cristiano.Per noi sono più importanti l’attitudine alla crescita e all’impegno continuo, le potenzialità, una sana autostima e autoconoscenza.Ci stanno a cuore soprattutto due prerogative: l’attitudine ad impegnarsi in un cammino di interiorità e di interiorizzazione. Senza una fede profonda e una personalità integrata, che prende dentro tutti gli aspetti emotivi, relazioni e sessuali, la persona non è in grado di andare avanti nel percorso vocazionale con un impegno serio e sostenibile anche nel tempo. La seconda attitudine è la prospettiva a donarsi. La vocazione sacerdotale e religiosa non è qualcosa che deve mirare ad una autosufficienza: ‘Sto bene con me stesso e con il mio Dio’. È una vocazione ad uscire da se stessi, ma per farlo devo prima essermi incontrato. Solo su una base sana e abbastanza matura, la persona può iniziare a seguire quel Signore che chiama e chiede di lasciare tutto. Anche le sicurezze che ci siamo creati all’interno della Chiesa, le aspettative di ruolo e di potere, le possibili chiusure.

    Che legame può esserci, se c’è, tra scelta vocazionale e predisposizione all’abuso?

    Non c’è un legame tra vocazione e abuso, ma dobbiamo fare il possibile per evitare che si creino equivoci e siano ammesse al seminario o al noviziato persone che non sono idonee per questo.Molto spesso si sente dire che il celibato provoca un comportamento abusivo. Non è così e lo confermano anche studiosi della materia.Tra l’altro, la stragrande maggioranza dei casi di abuso viene commessa da non celibi. Detto questo, bisogna anche dire che un celibato mal vissuto è un fattore di rischio ed è per questo che è fondamentale puntare sulla formazione iniziale, cioè verificare che le persone non idonee non vengano ammesse. Poi durante il seminario e la formazione religiosa, i candidati devono essere accompagnati e istruiti. Infine – ma questo è un compito dei vescovi e dei formatori – occorre garantire una formazione continua dei giovani sacerdoti.

  • La Chiesa Cattolica nasconde i preti pedofili in Africa e America Latina

    La Chiesa Cattolica nasconde i preti pedofili in Africa e America Latina

    Quello della pedofilia nella Chiesa Cattolica è uno dei temi di cronaca internazionale più delicati da trattare ma che tiene banco un po’ ovunque: nel corso degli anni sono stati moltissimi gli scandali di abusi sessuali, veri o presunti, perpetrati da uomini di Chiesa a giovani ragazzi, bambini e bambine. Centinaia, probabilmente migliaia, le vittime in tutto il mondo.

    Il bubbone della pedofilia all’interno della Chiesa Cattolica esplose nel gennaio del 2002, quando il quotidiano The Boston Globe pubblicò la prima inchiesta giornalistica sul tema, destinata poi a fare scuola: il primo caso noto riguardò la condanna a 10 anni di carcere a padre John J. Geoghan, un prete della diocesi di Boston, negli USA, che aveva violentato un bambino di 10 anni. Il quotidiano americano cominciò a pubblicare una serie infinita di inchieste dalle quali emerse una vera e propria rete di pedofili in tonaca e solo a Boston finirono sotto accusa ben 89 sacerdoti, mentre 55 preti furono proprio rimossi dall’incarico.

    Il bubbone era esploso. Nel biennio 2009-2010 in Paesi come Irlanda, Austria, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Svizzera, Spagna, Regno Unito, Francia, Malta e anche Italia emersero centinaia di denunce, indagini, dimissioni, insabbiamenti e migliaia di casi di spietata omertà, per i quali sono rotolate diverse teste di cardinali, vescovi e arcivescovi. Dal 2002 l’atteggiamento della Chiesa, va detto, è cambiato profondamente: inizialmente Giovanni Paolo II addirittura respinse le dimissioni del cardinale Bernard Francis Law, arcivescovo di Boston reo di aver permesso a diversi preti di continuare ad esercitare il proprio ministero semplicemente trasferendoli di parrocchia in parrocchia, presso comunità non informate delle denunce penali pendenti, poi Benedetto XVI condannò più volte i casi di pedofilia e nel 2010 ha definito la pedofilia “un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e condannare” mentre Francesco si è spinto persino oltre, invocando perdono alle vittime e alle loro famiglie e promettendo rigore e “severità estrema con i sacerdoti che tradiscono la loro missione e con la gerarchia” definendo la pedofilia “una mostruosità assoluta, un orrendo peccato radicalmente contrario a tutto ciò che Cristo insegna”.

    Una delle accuse più pesanti che viene rivolta alla Chiesa Cattolica riguarda proprio gli aspetti penali e le conseguenze che subiscono, molto poco sino ad oggi, i prelati che si macchiano di questi “orrendi peccati”: spesso sentiamo di vescovi e cardinali che suggeriscono alle famiglie di non denunciare, altrettanto spesso di trasferimenti di diocesi di chi è accusato di pedofilia e, in generale, di una sostanziale impunità che fino ad oggi ha protetto, col silenzio, i pedofili in tonaca. Una modalità che non solo non ripaga le vittime degli abusi, non solo non risolve il problema e non garantisce giustizia (che sarà anche “la giustizia degli uomini” ma sempre giustizia è) ma aggrava il problema dandogli una dimensione spesso internazionale: secondo diverse indagini indipendenti effettuate da diverse associazioni che combattono la pedofilia nella Chiesa Cattolica e chiedono verità e giustizia per le vittime, le mete preferite verso cui spedire gli uomini di Chiesa accusati di questi crimini orrendi sono l’America Latina e l’Africa.

    Di recente un team francese di giornalisti di Mediapart, We Report e Cash Investigation, un lavoro simile in Italia è ancora molto difficile da fare e il problema è tutto culturale, ha fatto emergere come almeno 25 vescovi francesi, negli ultimi due decenni, hanno coperto più di 30 pedofili religiosi, trasferendoli in altri Paesi e permettendogli così di sfuggire alla magistratura ed alle loro responsabilità giudiziarie. Negli anni, di 95 casi di presunti abusi sessuali commessi da prelati contro minori, almeno 10 persone sono state trasferite dalla Chiesa Cattolica in nazioni africane francofone. RFI riferisce l’esempio di un tal padre Robert, che nel 2004 è stato trasferito a Dubreka, in Guinea Conakry, e sfugge così ad un processo nel quale è accusato di aver abusato alcune donne toccando loro le parti intime.

    Fino al 2016 nessuno si accorge di padre Robert fino a quando un’inchiesta giornalistica fa esplodere anche questo bubbone e l’arcivescovo locale, affermando di non aver mai sentito parlare del caso, solo allora decide di chiedere a Roma la partenza di padre Robert. 12 anni dopo il suo arrivo in Africa. Viaggi che vengono anche fatti al contrario: un certo padre Albert nel 2002 lasciò in fretta e furia proprio la Guinea Conakry, dove era accusato di pedofilia sui piccoli giocatori della squadra di calcio di cui era presidente, venendo trasferito in Francia (la diocesi è sconosciuta). I confratelli della Comunità di San Giovanni della Chiesa di Bertoua, nel cuore del Camerun a 350 chilometri dalla capitale Yaoundé, inseguiti da numerose denunce di violenza sessuale sono stati trasferiti in diverse diocesi e il caso giudiziario messo a tacere dalla Chiesa con la compiacenza della giustizia camerunese. Secondo RFI uno degli accusati, riconosciuto anche dalle presunte vittime, si trova oggi a Bologna. John Francis Regis, confratello di San Giovanni ma operante in Costa d’Avorio, è stato condannato un anno fa per diversi atti sessuali compiuti su adolescenti nel 2007, prima di venire trasferito in Francia. E casi simili ce ne sono, secondo il lavoro del gruppo di giornalisti francesi, in Senegal, Marocco, Burkina Faso ed altri paesi francofoni dell’Africa.

    Quello della pedofilia è uno dei segreti meglio custoditi dalla Chiesa Cattolica, in tutto il mondo. Di molti religiosi che sono stati coperti anni fa da vescovi anziani, vescovi magari oggi defunti, nessuno sa nulla neppure nella Chiesa perché il segreto è morto col vescovo. Secondo l’inchiesta, andata in onda il 21 marzo su France 2, anche Francesco, quando era arcivescovo di Buenos Aires e si faceva chiamare ancora Jorge Mario Bergoglio, avrebbe cercato di influenzare la magistratura argentina per scagionare un prete pedofilo che era stato condannato. Una notizia, questa, già emersa in passato ma mai nettamente smentita dal Vaticano.

    Fino ad oggi la legge di Dio ha prevalso sulla legge degli uomini e, proprio per questo, le vittime degli abusi si sono moltiplicate come i pani e i pesci sul lago di Tiberiade. La legge di Dio è la dottrina che richiede, ai fini della salvezza eterna, l’ubbidienza cieca alla verità rivelata da Dio (Vecchio e Nuovo Testamento), la legge degli uomini è quella che, seppur fallibile, cerca di tutelare le vittime e punire i carnefici. La Chiesa è oggi tenuta a passare dalle parole, splendide, del Papa ai fatti: un passaggio importante per ristabilire il primato della legge degli uomini.

  • Se il prete abusa di una sedicenne, per Introvigne non è pedofilia

    Se il prete abusa di una sedicenne, per Introvigne non è pedofilia

    Gli integralisti amano negare che la pedofilia nella Chiesa sia un problema. Sostengono che «lobby molto potenti» vogliono mettere a tacere chi si oppone a «la somministrazione della pillola RU486, l’eutanasia, il riconoscimento delle unioni omosessuali». Si dice che i pochi casi reali di preti pedofili siano da attribuirsi alla loro omosessualità e alla «rivoluzione sessuale» prodotta dal ’68. Non come quei gay che vanno condannati in virtù di come la signora De Mari ami additarli come «pedofili» solo perché appare incapace di comprendere il pensiero espresso da Mario Mieli e preferisce estrapolare alcune frasi dal loro contesto in modo da renderle equivocabili.

    Eppure la negazione pare diventare omertà quando si scopre che Massimo Introvigne, ex reggente di Allenza Cattolica, ha dichiarato:

    Se un sacerdote ha rapporti sessuali con una sedicenne – o con un sedicenne – si comporta certamente molto male, ma non si tratta di pedofilia.

    Una frase immediatamente ripresa da tutti i siti integralisti, perché evidentemente stuprare un sedicenne dev’essere accettabile se lo fa un sacerdote. Lo ha sostenuto La Nuova Bussola Quotidiana, L’Occidentale, Informare x resistere, Segni dei tempi, Libertà e persona… insomma, tutti quei siti che elargiscono condanne contro i gay ma poi ricorrono a tecnicismi pur di negare che un prete non possa manco abusare di un minorenne.
    In fondo la loro convenienza politica è quella di far credere che i matrimoni gay causeranno la fine della civiltà a causa dei risvolti occulti e satanici che amano sostenere siano insiti nei diritti delle minoranze, non certo un indebolimento di quella religione che appare come il lasciapassare per le loro ideologie.

    Nel ricostruire questi fatti, il blog Tarantula prova anche a mettere in relazione questa isteria con quanto avvenne il 18 novembre 1978, quando oltre 900 membri del Tempio del Popolo commisero suicidio per ingestione di cianuro. Le testimonianze provenienti dai pochi superstiti riferirono di madri che avvelenarono volontariamente i propri figli. Un eccidio che è stato spesso utilizzato quale esempio incontrovertibile della pericolosità della manipolazione mentale nei culti religiosi. Ma anche in quel caso Introvigne si affrettò a dire che quella di Jones non era una “setta” e l’eccidio di Jonestown non avesse nulla a che vedere con la manipolazione. A suo dire, l’annientamento della popolazione di Jonestown fu il risultato della consapevole e libera scelta razionale di 900 persone di commettere un “suicidio rivoluzionario”.

    In un articolo pubblicato dalla solita Nuova Bussola Quotidiana, infatti, Introvigne cita uno storico svedese autore di un libro sul satanismo e scrive che:

    Lo storico mostra come Satana sia stato mobilitato anzitutto dai socialisti, dai comunisti e dagli anarchici come agente e motore della ribellione contro le gerarchie tradizionali, la religione e la proprietà privata […] In effetti, personaggi che si trovano alle origini del femminismo, dell’ omosessualismo e dell’ideologia di genere, come pure del socialismo, hanno esplicitamente citato e invocato Satana come il padre delle loro idee.

    Insomma, la colpa è sempre dei comunisti. È un continuo connubio tra religione e intenti politici quello che accompagna il fondatore del Centro Studi Nuove Religioni (CeSNUR) nonché l’uomo che risultò aver registrato il marchio di quel “movimento spontaneo” denominato Sentinelle in piedi. fondato dalla giornalista di Tempi Benedetta Frigerio. E questo probabilmente non a caso, ma come conseguenza delle dichiarazioni con cui padre Ennio Pintacuda rispose al rapporto d’inchiesta sulle sette dell’Assemblea Nazionale francese del 10 gennaio 1996 chiedendo di «difendere a spada tratta la libertà religiosa delle sette più incredibili. Se la scampano loro, a fortiori la scampiamo noi». Un’idea che pare tipica nel CESNUR, cioè il sostenere esiste una congiura mondiale «anti-sètte» manovrata da «psichiatri e comunisti».

    http://gayburg.blogspot.it/2017/03/se-il-prete-abusa-di-una-sedicenne-per.html

  • La legge contro i pedofili è ancora bloccata

    La legge contro i pedofili è ancora bloccata

    DI FLORIANA BULFON – Per un passaggio sfuggito al nostro legislatore, un adulto che abusa di un ragazzino tra i dieci e i quattordici anni può rimanere impunito. Non basta infatti la testimonianza della vittima e nemmeno la flagranza del reato: serve la querela di parte. Senza la denuncia di un genitore o di un curatore speciale il responsabile non è infatti perseguibile. Proprio per questo motivo, nonostante le prove schiaccianti, è tornato immediatamente in libertà il cinquantenne ingegnere americano che comprava i bambini costretti a vivere per strada e a vendere i propri corpi per mangiare nel cuore di Roma, come raccontato dal nostro settimanale nell’inchiesta “ I ragazzi dello zoo di Roma ”.

    È trascorso un anno da quando L’Espresso ha denunciato questo vuoto legislativo, ma la proposta di legge per porre rimedio giace ormai da mesi in commissione Giustizia al Senato. Alla Camera è stata approvata all’unanimità, ora invece s’è arenata, tra emendamenti e continue e inspiegabili resistenze. A nulla è valso il coraggio del tredicenne Abdul che, con sofferenza, ha raccontato la violenza documentata persino dalle telecamere. Chi abusa di ragazzini come lui potrà continuare a farla franca.

    http://espresso.repubblica.it/attualita/2017/03/17/news/la-legge-contro-i-pedofili-e-ancora-bloccata-1.297396?ref=HEF_RULLO