Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • Gli orchi che portano la tonaca protetti da silenzio e omertà

    Gli orchi che portano la tonaca protetti da silenzio e omertà

    Pedofili smascherati quando le vittime diventano grandi

    C’è il giovane prete accusato dalle sue piccole vittime e c’è il parroco anziano che per decenni, circondato da silenzio e omertà, ha commesso i suoi abusi sui minori; c’è il sacerdote finito in carcere a scontare la sua condanna per pedofilia e il preposto che ha patteggiato per poter tornare in curia. I precedenti italiani di preti travolti da scandali sessuali e perseguiti per avere sfogato i propri vizi su bambini o bambine, sono molti, anche se spesso dimenticati. Uno dei casi più gravi riguarda don Pierangelo Bertagna, parroco dell’abbazia di Farneta (Arezzo). Quando viene arrestato, nel luglio del 2005, per il caso di pedofilia su un ragazzino di 13 anni, il vescovo, monsignor Gualtiero Bassetti, esprime sbalordimento e incredulità, così come i parrocchiani. Ma in realtà le colpe del prete sono più di quante si pensi. Dopo pochi mesi, infatti, i genitori di molte altre vittime si recano in caserma a sporgere denuncia e don Bertagna, 44 anni, confessa tutti i suoi 38 misfatti commessi nell’arco di 12 anni. Nel settembre del 2006, il parroco, accusato anche di violenza sessuale, viene dispensato dal sacerdozio da Papa Benedetto XVI. Due anni dopo arriva la condanna a 8 anni di carcere, confermati in appello nel 2010. Nel 2004 ancora un caso. Un ex seminarista di Agrigento scrive una lettera al vescovo per denunciare gli abusi sessuali da lui subìti da parte di don Bruno Puleo. Poco tempo dopo il sacerdote patteggia una pena a 2 anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale nei confronti di 7 ragazzi. È il 2008 quando don Ruggero Conti, parroco di Selva Candida (Roma), viene arrestato per molestie sessuali su alcuni ragazzi affidati alle sue cure. A denunciarlo è un altro sacerdote. Don Ruggero, per abusare dei ragazzi, approfitta della loro fragilità e li invita a casa promettendogli in regalo cd, dvd e qualche capo d’abbigliamento. Dall’inchiesta emerge che il numero di casi di cui il prete si è reso colpevole sono moltissimi. Al processo, che vede costituirsi come parte civile anche i Radicali, il sacerdote respinge gli addebiti, afferma di non essere “un mostro”, parla di “accuse infamanti ed estremamente grossolane costruite abilmente” contro di lui. Nel febbraio del 2011 i magistrati chiedono 18 anni di carcere per i suoi “atti di inaudita gravità” e di “una serialità e una spiccata propensione all’abuso e al compimento di azioni con dolo”. La decisione del giudice è esemplare: 15 anni e 4 mesi di galera in primo grado e 14 anni in appello. Nella tormenta degli abusi sessuali cade anche don Lelio Cantini, ex priore della parrocchia Regina della Pace di Firenze (morto nel 2012). È l’aprile del 2007 quando la procura del capoluogo toscano lo mette sotto inchiesta per una serie di molestie pluriaggravate e continuate su minori. Alcuni fedeli lo accusano di violenza sessuale e psicologica commesse in passato su ragazzi fra i 12 e i 17 anni. Nel dicembre del 2007, mentre su di lui pende l’accusa di essere «responsabile di delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni 1973-1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze», don Lelio, a causa dei suoi problemi di salute, torna nel convitto ecclesiastico di Firenze. Un anno più tardi Papa Ratzinger lo riduce allo stato laicale. Nella richiesta di archiviazione, conseguenza della prescrizione e della mancanza di querele, il pm parla di «abusi sessuali gravi protrattisi per circa 20 anni» e di «comportamento apparentemente omissivo» e «lunga inerzia» da parte della autorità religiose. Il giudice, nell’accogliere la richiesta dei magistrati, scrive che don Lelio è riuscito a «carpire la buona fede e l’innocenza dei giovani fedeli» anche recitando il Cantico dei cantici.

    Nel 2010, con l’accusa di aver abusato di un ragazzino straniero di 13 anni, viene arrestato anche don Domenico Pezzini, sacerdote 75enne della diocesi di Lodi. I giudici lo condannano a dieci anni di galera con sentenza passata in giudicato. Pena di due anni e mezzo per violenza sessuale su una bambina di 7 anni anche per don Marco Redaelli, sacerdote salesiano, ora deceduto, della parrocchia S.S. Pietro e Paolo di Arese (Milano). Infine, solo pochi mesi fa, per gli abusi sessuali su una tredicenne che frequentava la parrocchia di Aliminusa (Palermo), anche don Paolino Marchese fa i conti con la giustizia subendo un processo e vedendosi comminati sei anni di carcere.

    http://www.iltempo.it/politica/2015/10/07/gallery/gli-orchi-che-portano-la-tonaca-protetti-da-silenzio-e-omerta-990062/

  • Don Gino Flaim: il parroco che «giustifica» i preti pedofili

    Don Gino Flaim: il parroco che «giustifica» i preti pedofili

    Lui si chiama Don Gino Flaim, è il collaboratore pastorale della chiesa di San Pio X a Trento e a L’Aria che tira su La7 stamattina se ne è uscito con dichiarazioni sconcertanti a proposito della pedofilia e della chiesa: «La pedofilia posso capirla, l’omosessualità non lo so. Perché purtroppo ci sono bambini che cercano affetto che non hanno in casa e qualche prete può anche cedere. Siamo umani e le malattie vengono». Il prete definisce “malati” i pedofili, ma dice che qualche prete “può cedere” a causa dei bambini “che cercano affetto”, dimostrando così di pensare che siano i bambini, in qualche modo, a “tentare” i pedofili e non il contrario come invece accade.

    Don Gino Flaim: il prete che “giustifica” la… di next-quotidiano

    E pensare che Don Gino Flaim non sembra per niente essere un prete discusso o pre-moderno. Qui si racconta ad esempio che era stato soprannominato Don Valvola:

    Nel 1978 divenne parroco di Saone (e Preore) don Gino Flaim che, per la sua passione per l’elettronica, era soprannominato don Valvola. Allora il parroco aveva la canonica nell’edificio comunale di piazza Diaz e quella che ora è la sala di lettura, era adibita alla proiezione di film o per riunioni parrocchiali. A Saone la passione di don Gino per l’elettronica trovò modo di rafforzarsi e così all’inizio del 1981 iniziò a fare degli esperimenti con una telecamera di quelle che una volta venivano usate per la sorveglianza. Non era raro vederlo alla finestra della sala riunioni con in mano tale macchina, senza zoom, intento a riprendere dall’alto chi passava per la via e mandarlo in diretta TV… a circuito chiuso, perché il segnale era debole e si prendeva nel raggio di poche centinaia di metri. Merito del parroco fu quello di coinvolgere all’inizio di quell’esperienza la gioventù saonese di allora, dai 15 ai 25 anni più o meno, e così nel tardo pomeriggio di sabato 28 febbraio 1981, si provò, quasi… a sorpresa, a dare inizio alle trasmissioni, con una specie di quiz telefonico, tanto per vedere dove arrivava il segnale che copriva a stento la Busa, ma ai “pionieri” sembrava già molto.

    Si vede che è capitato, per una volta, a Don Valvola di svalvolare.

    http://www.nextquotidiano.it/don-gino-flaim-il-prete-che-giustifica-i-pedofili/

  • Nel convento dove il Vaticano manda i preti gay: “Voi li marchiate, noi li assistiamo”

    Nel convento dove il Vaticano manda i preti gay: “Voi li marchiate, noi li assistiamo”

    Trento, Congregazione di Gesù sacerdote, è qui che le diocesi portano i religiosi a “curarsi”: “Così li aiutiamo a riflettere”

    di JENNER MELETTI E ANDREA SELVA

    TRENTO – Sono ormai maturi, i cachi e i kiwi. Nell’orto, gli ultimi pomodori. Sembra di essere fuori dal mondo, in questa casa madre dei padri Venturini. “Congregazione di Gesù sacerdote”, annuncia la targa in marmo. Doveva arrivare qui, don Mario Bonfante, l’ex sacerdote cattolico che tre anni fa è stato “licenziato” perché gay. «Esiste un convento in Nord Italia – ha detto ieri a
    Repubblica – dove vengono mandati a riflettere i sacerdoti che manifestano tendenze sessuali non consone. Un luogo dove ti aiutano a ritrovare la retta via. Volevano curarmi. Ho rifiutato di andarci». Prima pioggia e tuoni, poi sole e arcobaleno. Il tempo giusto per raccontare questo convento dove il Male e il Bene sembrano impegnati in una lunga battaglia. «Io posso dire soltanto – dice padre Gianluigi Pastò, 72 anni, superiore generale dei Venturini – che qui aiutiamo i sacerdoti a diventare santi».

    Una statua di Cristo a braccia aperte, pronto ad accogliere tutti. «Cercate prima il regno di Dio e la sua Giustizia e avrete tutto il resto in sovrappiù». La citazione da Matteo è accanto al cancello, aperto a tutti. Il padre superiore non ha nessuna voglia di parlare. «Troppe cose sbagliate sono state scritte su di noi. Il convento Venturini rischia di diventare un marchio infamante. ‘Quel prete è stato al Venturini? Chissà cosa avrà combinato’. Noi qui siamo abituati a lavorare nel silenzio assoluto ». Poi la tradizione di accoglienza vince, almeno per qualche minuto. «Venite in refettorio, prendiamo un caffè». Un vassoio di pizze già pronto per la cena frugale della domenica, una cinquantina di posti in tavolate a ferro di cavallo. Un quadro con il fondatore della congregazione, padre Mario Venturini, che aprì questo convento nel 1928.

    «Le spiego perché non vogliamo parlare. Un convento per preti pedofili, preti gay… si è scritto di tutto, con titoli assurdi. I sacerdoti vengono invece da noi per un periodo di formazione, di riflessione personale, di discernimento. In questo momento non abbiamo né preti gay né preti pedofili. Certo, nostro compito è accogliere tutti. Ci sono soprattutto i preti che soffrono di depressione, il male di questi tempi. Noi non vogliamo essere ‘marchiati’. Questo perché oggi, con Google, rischi l’ergastolo a vita. Faccio un esempio: arriva un nuovo sacerdote in una parrocchia e c’è chi subito va in rete a cercare il suo passato. Magari risulta che è stato nostro ospite e allora tutti pensano chissà che cosa. Ci sono uomini che diventano preti già adulti e magari hanno avuto un passato di droga o altro. Hanno svolto un grande e pesante lavoro di redenzione, ma se il loro nome è stato scritto su un giornale o su un sito si trovano inchiodati al loro passato».

    Quasi nessuno, a Trento conosce bene il lavoro dei Venturini. Un titolo forte il 24 febbraio 1983, quando un sacerdote del convento, don Armando Bison, 71 anni, fu ucciso con un punteruolo a forma di crocefisso, conficcato in testa, da Marco Furlan e Wolfgang Abel, i “Ludwig” che volevano “moralizzare il mondo” e finirono in manicomio criminale. Chi frequenta il convento conferma che i problemi più presenti, fra chi viene accolto qui, è proprio la depressione. «È alto anche il numero di alcolisti, fra preti soprattutto anziani che hanno smarrito la strada. E poi ci sono i problemi legati al sesso».

    Formazione, accompagnamento, riflessione… Non parla mai di cura, il padre superiore. Ma nella presentazione del sito c’è scritto che «i larghi spazi di accoglienza – una casa grande e tanta campagna intorno – uniti a possibilità varie di terapia e di lavoro, consentono alla comunità di ospitare numerosi preti e religiosi offrendo loro un ambiente aperto e disteso ove affrontare le proprie difficoltà». Terapia, dunque. Chi arriva qui viene aiutato anche da psicologi e psichiatri. Con quale percorso e quale metodo? «Noi non parliamo – dice il superiore – di questo nostro lavoro. Che però è conosciuto dai vescovi di tante diocesi. Loro sanno cosa possiamo offrire. Io dico soltanto che qui nessuno viene perché obbligato. Entrare da noi è una libera scelta». Che però, come nel caso di don Mario Bonfante, è una libera scelta molto condizionata. Un vescovo invita un prete ad entrare nel convento comunità, questi rifiuta e si trova ridotto allo stato laicale.

    In un’intervista a Repubblica. it di Elena Affinito e Giorgio Ragnoli, nel luglio 2013 padre Gianluigi Pastò era stato più ricco di notizie. «La vita comunitaria allontana il prete dalla sua solitudine. Il primo passo della terapia è l’accoglienza. Noi solitamente vogliamo conoscere la persona poi vediamo se siamo in grado di aiutarla». Padre Franco Fornari è lo psicologo responsabile all’interno del centro. Sedute con cadenza giornaliera e terapia di gruppo coordinata da una psicologa laica. Se necessario, è previsto l’intervento di uno psichiatra laico per le terapie farmacologiche di supporto. I tempi non sono mai brevi. Si resta in convento per uno, due o anche quattro anni. È il vescovo a decidere dove impegnare il sacerdote dopo il lungo periodo di “redenzione”. Chi è stato accusato di molestie ai minori, ad esempio, verrà inviato in un santuario o in un altro convento, senza contatti con i ragazzi e senza attività pastorale aperta.

    Sarebbero sei o sette, in media, gli ospiti del convento comunità. La casa di accoglienza è molto grande, perché un tempo ospitava il seminario della congregazione e tanti sono i preti tornati alla casa madre perché ormai anziani. C’è anche chi se ne va prima di avere terminato il percorso. Non sono in carcere, tutte le porte sono aperte. «Su di noi – dice il superiore generale – sono state raccontate troppe cose sbagliate. È giusto che la nostra opera sia senza pubblicità, anche per rispettare chi viene da noi in cerca di aiuto».

    «Non preoccuparti né del cibo né dei vestiti », è scritto, citando sempre Matteo, cap. VI, nella lapide all’ingresso. Chi entra qui ha purtroppo in testa preoccupazioni più pesanti. Superando la soglia, la lotta fra il Bene e il Male è solo all’inizio. Ma c’è la speranza di “diventare santi”.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2015/10/05/news/nel_convento_dove_il_vaticano_manda_i_preti_gay_voi_li_marchiate_noi_li_assistiamo_-124368753/

  • Papa Francesco: “Puniremo i preti pedofili”. In che modo?

    Papa Francesco: “Puniremo i preti pedofili”. In che modo?

    Vasta eco in tutto il mondo per le parole pronunciate contro i preti pedofili da parte di Papa Francesco dopo avere incontrato alcune vittime di abusi nel suo viaggio americano. E’ da Papa Ratzinger che la chiesa sembra volere affrontare questo problema, annunciando di voler fare pulizia e chiarezza. Ma al di là delle buone intenzioni, come dovrebbe concretamente agire una chiesa che volesse risolvere veramente il problema? Se ad esempio i Vescovi continueranno in futuro a non avere l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria civile casi di pedofilia, come potranno cambiare veramente le cose?

    Giriamo la domanda a Ignazio Ingrao, vaticanista in collegamento dagli States, Francesco Zanardi, portavoce della Rete L’abuso e Angela Camuso, giornalsta autrice del libro “La preda. Confessioni di una vittima”.

    Ascolta l’intervista integrale http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/melog/trasmissione-settembre-2015-125948-gSLAuVlVMB

  • ‘La preda. Silenzio in nome di Dio’ Film denuncia sul caso italiano

    ‘La preda. Silenzio in nome di Dio’ Film denuncia sul caso italiano

    ‘La Preda’ rompe decenni di silenzi sulla colpa più grande della Chiesa Cattolica, aver taciuto o insabbiato gli episodi di pedofilia praticati da sacerdoti. Un pellegrinaggio intimo e scioccante che porta alla luce vicende occultate e testimonianze scioccanti, come quelle degli ospiti dell’Istituto Provolo di Verona. Centinaia di bambini sordi abusati sistematicamente da sacerdoti e laici nell’arco degli ultimi 50 anni. Una mattanza che oggi non ha ancora colpevoli.

    Il documentario racconta del muro issato dalla Chiesa Cattolica, di documenti sconosciuti, di sacerdoti e Vescovi che scelgono di tacere, e di un luogo tenuto segreto, dove il Vaticano cura e protegge i suoi mostri. Nel Paese che è la casa del Cattolicesimo il silenzio è assordante.

    ‘La Preda. Silenzio in nome di Dio’ – 52’/2013
    un documentario di Luca Bellino e Silvia Luzi
    fotografia Adriano Mestichella
    musica composta da Nicolò Mulas
    prodotto da Tfilm per PRESS TV
    con il supporto di Roma Lazio Film Commission

    www.tfilmprod.com

  • Pedofilia: la parola che non esiste nel catechismo, Ma ben 3 paragrafi spiegano la condanna dell’omosessualità

    Pedofilia: la parola che non esiste nel catechismo, Ma ben 3 paragrafi spiegano la condanna dell’omosessualità

    Su l’ L’Huffington Post del 22 settembre, il prete e scrittore Mauro Leonardi, in un articolo riguardo al grave comportamento di alti ufficiali afghani che abusano sessualmente di minori, denunciato da un soldato americano, scrive tra l’altro: «Perché una notizia così non è in prima pagina? È troppo forte? A chi dà fastidio? Rischiamo che si riparli di preti e pedofilia? Ma può mai essere un argomento troppo sfruttato quello della pedofilia? Non mi spaventa che qualcuno scriva a commento del mio pezzo: “Con quello che avete fatto voi preti!”. No, non se ne parla mai troppo. Non è mai un argomento troppo sfruttato e che possa stancare. Finché un bambino viene legato al letto con una catena e violentato, non mi sento di dire che se ne è parlato abbastanza. E se si ritira fuori la storia dei preti pedofili, io dico che non dobbiamo pensare a noi stessi ma alle vittime, sempre alle vittime. Che se ne parli. Sembrerà troppo. Ma non è mai abbastanza».

    Giustissime riflessioni, e mi sembrerebbe una meschinità dire a don Mauro: “Con quello che avete fatto voi preti!”. Io invece coglierei l’occasione per suggerire sommessamente alla Chiesa di inserire nel Catechismo almeno un paragrafo dedicato al grave peccato della pedofilia. Questo termine, “pedofilia”, stranamente non compare nel Catechismo della Chiesa cattolica. Vi sono solo brevi cenni dove si parla di fornicazione: “Inoltre è grave scandalo quando vi sia corruzione dei giovani” (2353), e dove si parla di stupro: “Ancora più grave è lo stupro commesso da parte di parenti stretti (incesto) o di educatori ai danni degli allievi che sono loro affidati” (2356). Ma la parola “pedofilia” nel Catechismo non esiste. Per contro vi sono ben tre interi paragrafi dedicati all’omosessualità. Così va il mondo.

    Carmelo Dini

  • Il prete che paga un minorenne per farlo prostituire

    Il prete che paga un minorenne per farlo prostituire

    Nove anni e 8 mesi di reclusione per Davide Mordino, ex parroco della basilica di San Calogero, a Sciacca (Ag), accusato di aver abusato sessualmente di ragazzi dai 14 ai 18 anni ed arrestato nel 2012. L’ex sacerdote, 44 anni, di Palermo, era presente in aula. Mordino è stato condannato anche al risarcimento di 12 mila euro per 2 dei 3 minori che si sono costituiti parte civile. 15 anni e 100 mila euro di multa era stata la richiesta avanzata dal pm Alessia Sinatra.

    SECONDO GLI AGENTI – Secondo gli agenti, il prete adescava le sue giovani vittime con la scusa di fargli fare un ‘test sulla sensibilità corporea’, cui seguivano diverse prestazioni sessuali, pagate singolarmente tra 50 e 300 euro. Stando a quanto riferito dalla polizia, inoltre, il sacerdote faceva sottoscrivere un modulo falso facendo credere ai ragazzi desiderosi di entrare nel mondo dello spettacolo di essere in grado di farli partecipare al programma televisivo ‘Amici’ di Maria De Filippi. Il religioso è stato rinchiuso nel carcere palermitano dell’Ucciardone.

    Scandalo che ricorda gli abusi avvenuti nel coro diretto dal fratello del Papa in Germania a Ratisbona. Episodio ricordato da Maurizio Di Bona (theHand) in “Ereticomix: 100 vignette eretiche di theHand” disponibile su Amazon.it.

    Ecco la vignetta:

  • PEDOFILIA; “Bergoglio rompa il silenzio sugli abusi dei preti anche nel resto del mondo”

    PEDOFILIA; “Bergoglio rompa il silenzio sugli abusi dei preti anche nel resto del mondo”

    Vittime pedofilia chiedono al Pontefice di parlarne all’Onu.

    La visita del Papa alle Nazioni Unite crea emozioni ma anche molte attese. Attese in particolare su quelli che saranno gli argomenti affrontati da Bergoglio nel suo discorso in Assemblea generale. Mutamenti climatici, migranti, conflitti (specie quello siriano), ma anche diritti umani e pena di morte sono i temi più quotati dai bookmaker. Ne manca uno tra questi, uno che potrebbe risultare più complicato da affrontare, ovvero quello delle vittime dei preti pedofili. Perché il Santo Padre dovrebbe affrontare l’argomento al Palazzo di Vetro, piuttosto che farlo durante una delle tre tappe puramente americane del suo viaggio negli Stati Uniti? A dare una spiegazione sono le stesse vittime, che qualche giorno fa proprio alle Nazioni Unite hanno presentato le loro istanze.

    Peter Isely è una delle vittime, ed è anche membro di «Snap», «Survivor’s Network of Those Abused by Priest», organizzazione che raduna e perora le cause di chi come Isely ha subito abusi da parte di membri della Chiesa cattolica. «In realtà si può cambiare Papa quante volte si vuole – dice – ma quello che bisogna cambiare è il sistema». A spiegare meglio è Anne Barrett Doyle, dirigente di BishopAccountability.org, secondo cui dal 1950 negli Usa ci sono stati 115.050 preti, di cui 6.427 sono stati accusati di abusi sessuali. Nel mondo, invece, le stime parlano di 1.245.000 prelati, e 69.000 accusati. Il punto è che mentre negli Usa c’è stata una mobilitazione e sono stati adottati provvedimenti anche importanti, -come ha ricordato lo stesso Bergoglio a Washington parlando ai vescovi americani, esortando a proseguire su questa strada – nel resto del mondo vige un sostanziale immobilismo, secondo l’osservatorio. «Ammiro questo Papa, ma credo ci sia una preoccupante disconnessione tra cosa dice e come la Chiesa gestisce la questione – avverte Doyle – lui parla di “tolleranza zero” per i preti pedofili, ma fuori dagli Usa niente di tutto questo esiste nel diritto universale della Chiesa».

    Nessuna giustizia ha avuto ad esempio Megan Peterson, vittima di abusi sessuali da parte di un prelato per 11 mesi quando aveva 14 anni. anche lei fa parte di Snap, e con rammarico e dolore ricorda come chi ha abusato di quel corpo di appena adolescente esercita tuttora le sue funzioni di sacerdote. «Non solo cambiamenti climatici, migranti, guerre e pena di morte – ribadisce Barbara Blaine, vittima di abusi per quattro anni – Quando il Santo Padre sarà all’Onu affronti anche il problema che si annida ancora dentro al propria casa quella della Chiesa». Un auspicio che non trova immediata chiusura, anzi la Holy Mission presso il Palazzo di Vetro, non ha escluso che Bergoglio tornerà sul tema questa volta davanti alla più inclusiva e cosmopolita delle platee.

    http://www.lastampa.it/2015/09/23/blogs/palazzo-di-vetro/bergoglio-rompa-il-silenzio-su-abusi-dei-preti-anche-nel-resto-del-mondo-hRgFky99cV9QcQ7IIwTMTO/pagina.html

  • “Terra!”, la cronaca senza pregiudizi

    “Terra!”, la cronaca senza pregiudizi

    A breve uscirà Spotlight, il film presentato all’ultima Mostra del cinema a Venezia, ispirato alla storia vera del gruppo di giornalisti del “Boston Globe” la cui inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa locale, avviata nel 2002, valse loro il premio Pulitzer.

    Ma pur essendo conclamati i casi di cui parla, non viene fatto niente per ammettere che ci possa essere almeno una parte sana di preti nella comunità ecclesiale. Il lunghissimo elenco finale dei luoghi nel mondo dove si sono verificati casi di pedofilia tra il clero cattolico lascia poche speranze, anche se il film in quanto tale è fatto bene e l’espediente dell’inchiesta giornalistica funziona.

    Ed è proprio dalla pellicola di Tom McCarthy che è ripartita la nuova serie di Terra!, l’approfondimento di Toni Capuozzo in onda su Rete 4 il lunedì a tarda notte (di fatto martedì). Ma il noto giornalista e i suoi collaboratori non si sono fermati al film, hanno affrontato la “Boston di casa nostra”, come recitava il titolo. Il conduttore, correttamente, ha però premesso che certi fatti «hanno come prima vittima la Chiesa stessa e la fede». Senza facili condanne e senza facili assoluzioni, Terra! ha raccontato di un parroco con un passato da missionario e di presunti abusi di cui avrebbe fatto le spese anche l’uruguaiano Luis Mario, oggi ventinovenne.

    Come lui il ligure Mirko, che già alle Iene, qualche anno fa, aveva raccontato per la prima volta la sua storia di vittima degli abusi di un sacerdote. Ma c’è anche la storia di don Giorgio Govoni, sacerdote camionista, molto conosciuto e amato, vittima di un errore giudiziario, che non sopravvisse alle infamanti e infondate accuse: morì d’infarto prima della piena assoluzione. C’è poi Luca, vittima di un diacono, che con la musica rap ha superato il dolore dell’abuso. «Ho provato ad ammazzarlo – racconta –.

    Poi sono arrivato a perdonarlo. Adesso è bellissimo entrare in chiesa. È come entrare in casa. Da luogo del dolore è diventato luogo della gioia». C’è tempo, però, per un altro atto d’accusa, quello senza mezzi termini di Francesco Zanardi, fondatore della rete “L’abuso”, contro il «sistema di protezione della Chiesa». Finisce così una puntata “tormentata e tormentosa”, per ammissione del suo conduttore, che ha pure l’accortezza, gli va dato atto, di annullare la replica domenicale del programma.

  • Preti sposati a margine visita Papa Usa: “noi emarginati, molti preti pedofili trasferiti”

    Preti sposati a margine visita Papa Usa: “noi emarginati, molti preti pedofili trasferiti”

    Roma, (informazione.it – comunicati stampa – varie) Mentre a New York aumentano le attese per la visita del papa, all’ONU c’è anche chi vede il pontificato di Francesco in maniera molto critica. Lunedì mattina, infatti, si è tenuta una conferenza stampa dentro il Palazzo di Vetro sugli abusi sessuali di preti pedofili ai danni di minori e non perseguiti dalla Chiesa. Ospiti dell’UNCA (United Nations Correspondents Association), sul palco c’erano i rappresentanti di tre organizzazioni: laSNAP (Survivors Network of those Abused by Priests – organizzazione di volontariato fondata da coloro che hanno subito violenze sessuali), laBishopAccountability.org e il Center for Constitutional Rights.

    Come ha affermato Barbara Blaine, la rappresentate della SNAP, ai pochi giornalisti presenti: “Per voi è difficile immaginare il nostro passato di molestie ora che ci vedete qui sul palco. Vedete solo degli adulti, grandi e forti – lo diceva mostrando foto che la ritraevano all’età di quando subì le violenze – eppure, noi non possiamo dimenticare quello che abbiamo vissuto. L’unica cosa che possiamo fare è aiutare chi lo sta vivendo ora”.

    SNAP è molto critica nei confronti dell’operato di Papa Francesco, sin dal primo anno della sua elezione. Infatti – come si legge nel rapporto che la SNAP ha redatto e presentato alla Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti del Bambino – il papa avrebbe fatto ben poco per arginare la deriva morale della Chiesa. Il 5 dicembre 2013, come riporta il documento, il papa ha creato una commissione formata sia dal clero che dai laici allo scopo di raccogliere informazioni sulla violenza sessuale dentro la chiesa. “L’approccio del papa però è stato più pastorale che giudiziario. Il Vaticano fino ad oggi ha sempre rimandato le promesse di riforma” ha detto Blaine.

    La BishopAccountability.org, dal canto suo, ha posto l’accento sulla mancanza di una dottrina legislativa vera e propria da parte della Chiesa. Il Vaticano ha riaggiornato i codici in materia di violenze sessuali solo nel 2013, in tremendo ritardo con l’uscita dei primi scandali. Prima di allora, “i crimini contro i minori” erano puniti con il carcere da 3 a 10 anni ed erano considerati come “crimini contro il buon costume”. Dal 2013 invece la pena è stata incrementata e la definizione di “crimini contro i minori” ora include anche la compravendita di minori, le violenze sessuali e la produzione o il possesso di materiale pedo-pornografico. Sembrerebbe che dei cambiamenti ci siano stati, dal 2013 a oggi. Il problema però è che queste leggi sono state circoscritte solo al territorio della Città del Vaticano. Come ha fatto notare uno dei rappresentanti dell’organizzazione BishopAccountability.org: “Quei preti che sono stati cacciati dagli Stati Uniti per abusi sessuali sono stati riassegnati alle chiese di altri paesi, come l’America Latina e le Filippine”. Cambia il luogo, ma non il peccatore.

    Anche l’autorevole Center for Constitutional Rights è scettico riguardo al riformismo mostrato finora da papa Francesco. La legge che punisce i reati commessi dentro i limiti del territorio delVaticano, infatti, è stata varata quando Francesco era già pontefice. Come ha affermato la sua rappresentante Jen Nessel “se Francesco volesse davvero cambiare la Chiesa, dovrebbe migliorare la trasparenza quando si parla di questi crimini senza insabbiare niente. Deve collaborare con le autorità civili, soprattutto con la commissione dell’ONU come il Committee Against Torture, invece di dichiarare ancora che non si dovrebbe occupare di investigare laSanta Sede riguardo agli abusi sessuali sui minori. Papa Francesco faccia rispondere il Vaticanoalle loro domande, fornire tutti i documenti senza ostacolare le indagini, affinché queste possano svolgere le inchieste in maniera indipendente”.

    Le tre organizzazioni hanno usato toni molti accesi per criticare il papa. Quando la VOCE di New York ha chiesto se, secondo loro, le “lentezze” in materia sull’azione del papa potessero dipendere dalle forti resistenze alle riforme che Francesco incontra dentro al Vaticano in tutti i campi o si trattasse di una sua precisa decisione, dal panel sono giunte dichiarazioni pessimistiche. Hanno risposto che quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires, non ha mai riportato casi di abusi sessuali e questo, ai rappresentanti, è sembrato sospetto. “E’ impossibile che in Argentina non si siano verificati casi, noi stessi ne siamo a conoscenza”.

    Ma è proprio così drammatica la situazione? Anche con Francesco a Roma non sarebbe cambiato nulla? Magari non con i tempi che vorrebbero queste organizzazioni, ma il nuovo pontefice ha sicuramente intrapreso delle riforme riguardo anche al terribile problema degli abusi sessuali dei preti pedofili sui bambini. Per esempio la commissione istituita nel 2013 proprio da Papa Francesco per indagare sugli abusi, ha recentemente concluso il suo rapporto. A giugno, a causa di questo rapporto, Francesco ha stabilito che sarà costituito un tribunale apposito per i crimini ai danni di minori, che dovrà giudicare quei vescovi che non agiscono subito contro i preti accusati e trovati colpevoli. Resta da capire se da parte del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, quando vedrà Papa Francesco al Palazzo di Vetro venerdì, la questione verrà sollevata (vedi la nostra domanda al portavoce di Ban Ki-moon, al minuto 30:18), come chiede SNAP e le altre organizzazioni americane che, invece, temono sarà una visita in cui il papa si soffermerà solo sulle questione sociali e sul problema del riscaldamento globale.