Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • Diritto all’oblio. Google non rimuove pagine su preti pedofili, sono di pubblico iteresse e utilità

    Diritto all’oblio. Google non rimuove pagine su preti pedofili, sono di pubblico iteresse e utilità

    Ad un anno e mezzo di distanza dall’entrata in vigore del diritto all’oblio, il numero delle richieste ricevute da Google per la rimozione dei link dal motore di ricerca è pari a 348.085, per un totale di 1.234.092 URL. Focalizzando l’attenzione esclusivamente sull’Italia, le richieste sono state 26.186 e i link interessati 85.656. È quanto svela il nuovo Rapporto sulla Trasparenza condiviso dal gruppo di Mountain View.

    Diritto all’oblio: alcuni esempi

    Analizzando le statistiche, emerge che le richieste sono state accolte nel 42% dei casi e respinte nel rimanente 58% a livello continentale. In relazione al nostro paese, invece, le percentuali diventano rispettivamente 70,3% e 29,7%. Ogni singolo caso viene esaminato con attenzione prima di decidere se procedere o meno alla cancellazione dei risultati dalle SERP, cercando non far prevalere l’interesse personale degli individui coinvolti sul diritto pubblico all’informazione. Un compito non semplice, che spesso richiede una discussione approfondita, come svelano alcuni nuovi esempi forniti da bigG e provenienti da tutta Europa. In questa situazione, ad esempio, Google ha scelto di non eliminare i link.

    Ungheria: un funzionario pubblico altolocato ci ha chiesto di rimuovere articoli recenti relativi a una condanna penale risalente a decenni fa. Non abbiamo rimosso gli articoli dai risultati di ricerca.

    Stesso esito per la richiesta di un prete francese accusato del possesso di materiale pedopornografico.

    Francia: un prete accusato di possesso di materiale pedopornografico ci ha chiesto di rimuovere articoli in cui si parlava della sua condanna e dell’allontanamento dal mondo ecclesiastico. Non abbiamo rimosso le pagine dai risultati di ricerca.

    Accolta invece la richiesta di una donna italiana relativa ad articoli sull’omicidio del marito avvenuto decenni fa.

    Italia: una donna ci ha chiesto di rimuovere un articolo risalente a decenni fa, relativo all’omicidio di suo marito, in cui era citato il nome della donna. Abbiamo rimosso la pagina dai risultati di ricerca relativi al suo nome.

    Rimangono indicizzati i link verso articoli recenti in merito ad un arresto per reati finanziari commessi in ambito professionale.

    Italia: abbiamo ricevuto da una persona diverse richieste di rimozione di 20 link ad articoli recenti sul suo arresto per reati finanziari commessi in ambito professionale. Non abbiamo rimosso le pagine dai risultati di ricerca.

    Cancellati quelli verso pagine che parlano di un crimine avvenuto decenni fa, su richiesta della vittima. Uno dei fattori determinanti la decisione di Google sembra dunque essere la distanza temporale dall’accadimento.

    Italia: abbiamo ricevuto dalla vittima di un crimine una richiesta di rimozione di tre link che parlano del reato, che è avvenuto decenni fa. Abbiamo rimosso le pagine dai risultati di ricerca relativi al suo nome.

    L’ultimo esempio fa riferimento ad un illecito di cui si trova in Rete una copia del documento ufficiale pubblicato da un ente dello stato.

    Italia: una persona ci ha chiesto di rimuovere un link a una copia di un documento ufficiale pubblicato da un ente statale in cui venivano segnalati gli atti di frode commessi dalla persona. Non abbiamo rimosso la pagina dai risultati di ricerca.

  • CHIESA, PEDOFILIA E CENSURA/ Absit iniuria verbis, sit venia verbo

    CHIESA, PEDOFILIA E CENSURA/ Absit iniuria verbis, sit venia verbo

    Di Francesca Lagatta

    “Non ci sia offesa nelle parole, mi sia scusato il dire”. Suona più o meno così la traduzione del titolo, volutamente in latino, volutamente provocatorio, per protestare contro una forma di censura che giustifica a pieno il 73° posto a cui è scivolata l’Italia nella classifica della libertà di stampa. Dietro a Paesi come il Burkina Faso e Niger, tanto per fare un esempio. E infatti in Italia si dice quel che si può, perché quel che non si deve si trova sempre il modo di non dirlo.

    Il sito dell’associazione Rete L’ABUSO ONLUS, associazione nazionale contro la pedofilia clericale, nei giorni scorsi è stato raggiunto da un ultimatum inviato dai gestori del server 1and1: “O togliete quegli articoli – recitava la mail – o vi oscuriamo tra 48 ore”.

    Gli articoli si riferiscono a quelli riguardanti Francesco Rutigliano, giovane prete incardinato presso la diocesi di Locri ma attualmente viceparroco in una chiesa di Civitavecchia. E’ stato il suo legale a farne richiesta escogitando la più astuta delle mosse, evitando di sporgere regolare querela per diffamazione nei confronti dei firmatari degli articoli, consci, entrambi, che finire in tribunale sarebbe la scelta meno opportuna.

    Francesco Rutigliano per la legge italiana non è un pedofilo e forse non lo sarà mai. Anzi, è totalmente incensurato: sulla sua testa non pende alcuna condanna. Paradossalmente, invece, il suo nome è contenuto, secondo quanto si legge sul sito del Presidente Francesco Zanardi, in un documento dell’ex Sant’Uffizio. La Congregazione della Dottrina della Fede avrebbe dunque sospeso il prete dal servizio per 4 anni. Per abusi su minori.

    Non bisogna andare molto indietro nel tempo, in questi giorni i casi dei giornalisti Gialuigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi parlano chiaro. I due cronisti denunciano ogni schifezza avvenuta entro le mura del Vaticano, ma la magistratura italiana non può intervenire cercando di capire se i misfatti elencati tra le pagine del libro siano veri oppure no, essendo il Vaticano uno Stato a sé, però il Vaticano può mettere sotto inchiesta i giornalisti italiani per aver diffuso documenti riservati, accusandoli di reati contro la patria. Libera Chiesa in libero Stato, ma nessuno Stato è libero laddove c’è la Chiesa.

    E così succede per la pedofilia. Un prete non può essere accusato di pedofilia se la vittima non sporge denuncia alla magistratura entro 20 anni, anche se lo “condanna” in Tribunale Ecclesiastico. Così don Rutigliano chiede a Google il diritto all’oblio, scrive al Garante della Privacy ed esercita pressione sulla società del server per la rimozione dei contenuti che lo dipingono come un pedofilo. Ma non ci querela. Perché, oltretutto, il reato al quale si riferisce la sospensione della Curia non è ancora scaduto nei termini della prescrizione. E c’è il rischio che potrebbe aprirsi un nuovo processo. Rutigliano lo sa, aggira l’ostacolo e tenta la carta dell’intimidazione. Ma funziona solo con loro, non con noi, che gli articoli li abbiamo tolti solo per trasferirli su un server canadese, nell’America del Nord, dove generalmente viene punito chi i reati li commette e non chi li denuncia. E di sicuro non ci costringerà ad emigrare altrove.

    E mentre lui continua indisturbato a dire messa, protetto dall’indifferenza delle istituzioni e dalla cecità mentale dei timorati di Dio, noi continuiamo la nostra battaglia nella speranza che prima o poi qualcuno in Italia si svegli, e, prima ancora del leone e la gazzella, corra a presentare una qualche legge che tuteli la verità e la libertà di stampa.

    Francesca Lagatta, addetta stampa Rete L’ABUSO ONLUS

    http://www.francescalagatta.it/chiesa-pedofilia-e-censura-absit-iniuria-verbis-sit-venia-verbo/

  • Don Patriciello sui preti pedofili: “Sono degli imbroglioni”

    Don Patriciello sui preti pedofili: “Sono degli imbroglioni”

    Don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, intervistato da Tv2000, ha espresso la sua opinione sul problema dei preti pedofili, che sta diventando sempre più pregnante nel mondo della chiesa: “Non credo che esistano i preti pedofili, ma pedofili che sono diventati preti, imbroglioni entrati in un corpo nel quale non avevano il diritto di entrare”.

    Don Patriciello e preti pedofili
    „E poi: “Gli scandali non contraddicono il Vangelo. Gesù ci ha detto che è necessario che avvengano, ma guai a colui per il quale avviene lo scandalo. La chiesa difende la verità, mai la menzogna, altrimenti diventiamo complici della menzogna stessa”.“

    http://www.napolitoday.it/cronaca/don-patriciello-preti-pedofili.html

  • Vaticano, Gianluigi Nuzzi: “Se iniziassero ad arrestare i preti pedofili sarei più contento”

    Vaticano, Gianluigi Nuzzi: “Se iniziassero ad arrestare i preti pedofili sarei più contento”

    “Io mi baso sui fatti e qui ci sono dei fatti sorprendenti: centinaia di appartamenti dati in affitto a poche decine di euro, soldi che dovevano andare in beneficenza che invece finsicono a sanare i conti in rosso della Curia“. Ospite di Lilli Gruber a “Otto e mezzo” (La7), il giornalista-scrittore Gianluigi Nuzzi difende le proprie fonti e commenta così l’uscita del suo libro Via Crucis (Chiarelettere): “Questo libro dà fastidio, ha contenuti che molti conoscono ed è meglio ricordare che l’unico che vive in 50 metri quadri è Papa Francesco, mentre i cardinali vivono in case di 500 mq. L’inchiesta si allargherà? Se cominciassero ad arrestare i preti pedofili sarei più contento“

    VIDEO

  • Nuzzi: Un solo prete arrestato per pedofilia e 3 persone per aver dato notizia ai giornali…

    Nuzzi: Un solo prete arrestato per pedofilia e 3 persone per aver dato notizia ai giornali…

    Il Passaparola di Gianluigi Nuzzi, giornalista, conduttore e scrittore, sul nuovo scandalo Vatileaks, suscitato dall’uscita del suo ultimo libro “Via Crucis”, dopo i best seller Vaticano SPA e Sua Santità.

  • Bergoglio è triste, è amareggiato, ma perché non reagisce?

    Bergoglio è triste, è amareggiato, ma perché non reagisce?

    Da quando Bergoglio è diventato Papa la stampa ha voluto esaltare ogni sua dichiarazione senza prestare la minima attenzione se poi queste fossero seguite da fatti. Abbiamo vissuto la nascita di un Papa eccezionale aperto a tutto e a tutti, che sa dire buongiorno, buona sera e persino buon appetito. Un vero talento della banalità.

    Possiamo dire senza dubbi che questa non obiettiva esaltazione dei media che hanno gonfiato un enorme castello di carte che così tanto è piaciuto ai cattolici, ma che nei fatti ha dimostrato la sua infondatezza, si è rivelato la sua stessa rovina.

    E adesso?

    Ora di fronte ai fatti più recenti e noti come quello dell’attico di Bertone ristrutturato con i soldi destinati ai bambini, persino il più bigotto dei bigotti si domanda perché Bergoglio non interviene. D’altra parte Bertone è uno dei suoi sottoposti e quell’attico è all’interno della Città del Vaticano, dove Bergoglio che li è il padrone di casa, potrebbe davvero intervenire. D’altronde proprio Bergoglio ha istituito un apposito tribunale per perseguire i reati commessi dagli alti prelati, sarebbe un’ottima occasione per cominciare a usarlo.

    E invece vediamo un pontefice che non sa fare altro che dirsi triste, un pontefice che ancora una volta di fronte all’ennesimo scandalo, anziché pensare e provvedere a risanare almeno la sua chiesa, propaganda banali dichiarazioni come quelle rivolte ieri all’Inps “ Non manchino diritti a lavoro, riposo e pensione”. Per contribuire concretamente potrebbe ad esempio rinunciare ai 6 miliardi che lo stato italiano elargisce ogni anno alla chiesa, così i cittadini potrebbero avere il reddito di cittadinanza. Di certo la chiesa non fallirebbe.

    Anche Rai News dà il suo contributo, ieri ha rilanciato con uno scoop incredibile e di fondamentale importanza per la collettività “Papa Francesco cade in Piazza San Pietro, ma si rialza subito”. Quasi come se quello fosse il problema che oggi sta vivendo la chiesa.

    Sono invece sfuggite alla più grande parte dei media le dichiarazioni di padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, quello che nel 2013 chiedeva il testamento agli anziani il quale ritiene che “Fittipaldi e Nuzzi quasi quasi vanno impiccati“, un concetto davvero molto cristiano e indicativo di quanto sia gradita tra il clero pulizia e trasparenza.

    Come sono sfuggiti alla stampa anche i due recenti casi di preti pedofili, quello di don Carlo Chiarenza e quello di don Vincenzo Calà che malgrado la sospensione sono stati “pizzicati” a celebrare messa, uno addirittura ha concelebrato l’ordinazione di un sacerdote.

    Ma non si era detto che ci sarebbe stata “tolleranza zero”?

    In questi anni la malafede è sempre stata la protagonista nella chiesa, da quando sono emersi i primi scandali sulla pedofilia, anni 2000, abbiamo sentito le scuse e le promesse di intervento di ben tre pontefici, San Wojtila, l’emerito Ratzinger e infine Bergoglio.

    Si è detto che il Papa non sapesse, si è detto fossero i suoi segretari a nascondergli i dati e denunce che le vittime negli anni hanno inviato al pontefice di turno.

    Ma allora perché Papa Francesco non risponde a vittime come la 19enne Giada Vitale, lei la lettera gliela data nelle mani di persona.

    Perche non è intervenuto quando la nostra collaboratrice Luisa Bonello gli ha consegnato i fascicoli della Rete L’ABUSO contenente dati e prove su vari casi di preti pedofili italiani, anche la Bonello li ha dati personalmente nelle mani del pontefice.

    Perché non sta intervenendo sul caso del missionario pedofilo don Francesco Zappella, già condannato nel 1991 prima di prendere i voti e oggi nuovamente indagato a Savona per analoghi motivi.

    Anche qui pare proprio che la malafede sia la vera linea di Papa Francesco o quanto meno la morale della chiesa perché la vicenda di don Zappella si svolge ad Albenga, nell’unica diocesi italiana commissariata proprio dal Papa, quella che dovrebbe essere esemplare. Ed invece non abbiamo assistito neppure ad una sospensione, almeno preventiva del sacerdote pregiudicato e oggi nuovamente sotto indagine, ma abbiamo assistito proprio nei giorni in cui i media locali davano la notizia di una nuova indagine, ad una promozione del prete indegno, oggi anche collaboratore della Caritas Diocesana.

    Ma il commissario Borghetti non era stato mandato dal Papa per fare pulizia?

    Queste sono tutte cose sulle quali se davvero volesse il Papa potrebbe intervenire in un batter d’occhio, non pretendiamo interventi rapidi in casi come quello dello IOR, decisamente ben più complesso e difficile da affrontare.

    Ma se il pontefice non è in grado di intervenire neppure sulle cose più banali e semplici come la sospensione di un sacerdote pedofilo, se non interverrà nemmeno a quelle che sono le richieste dei suoi sacerdoti e della sua stessa chiesa, quanta può essere la fiducia che si può riporre nelle sue continue e puntualmente inevase dichiarazioni?

    Francesco Zanardi

    Presidente Rete L’ABUSO .

  • Non c’è il processo, il prete sospeso dalla Curia torna in parrocchia: aiutateci a fermare i pedofili

    Non c’è il processo, il prete sospeso dalla Curia torna in parrocchia: aiutateci a fermare i pedofili

    Attenzione, vi chiediamo la massima diffusione di questo post

    La pedofilia è un fenomeno molto più diffuso di quanto si pensi. Molte delle vittime non denunciano per vergogna o per paura di non essere credute. O forse perché i soldi a volte riescono a comprare anche il loro silenzio. Sta di fatto che quando il pedofilo è un prete, spesso può succedere che venga solo sospeso per qualche tempo dalle sue funzioni e che venga successivamente riabilitato, senza essere stato curato, e messo di nuovo a contatto con bambini e adolescenti. Nelle vesti di uomo di Dio o peggio ancora di insegnante. Succede quando la vittima accetta di non rivolgersi alla Procura e di non denunciare penalmente, e si accontenta, per motivi che non sto qui ad elencare ma che voi comprenderete, della “pena” inflitta dal Tribunale ecclesiastico. Solitamente la pena è il trasferimento da una parrocchia all’altra o il buen ritiro in una struttura per preti pedofili, dove non sono sottoposti a nessuna sofferenza o costrizione. E poi tornano.

    Noi di Rete nazionale L’Abuso siamo convinti di essere proprio di fronte a un caso di questi. Siamo a conoscenza della storia di un prete mai sottoposto a processo a cui l’ex Sant’Uffizio, ora Congregazione per la Dottrina della Fede, aveva inflitto 4 anni di sospensione per abusi su minore (ps. la Chiesa non una mai il termine pedofilia). Ed è proprio la mancanza di un processo penale che impedisce non solo alla Legge, ma anche ai giornalisti, di fare il proprio dovere. Non possiamo fare il nome di questo prete, che in teoria potrebbe essere il parroco della vostra parrocchia.

    Ora, noi ci chiediamo: giacché abbiamo il diritto e il dovere morale di combattere le ingiustizie e quanto meno informare quando la notizia è di interesse pubblico, a chi altro dobbiamo rivolgerci, visto che ci siamo appellati senza successo alla politica andando a raccontarlo anche in televisione, per far valere le nostri ragioni e ottenere che la storia di questo soggetto venga quanto meno sottoposta a un qualche controllo da parte delle autorità giudiziarie?

    Francesca Lagatta

    ufficiostampa@retelabuso.org

  • Rete L’ABUSO ONLUS, Il Presidente Francesco Zanardi nel libro scandalo di Gianluigi Nuzzi

    Rete L’ABUSO ONLUS, Il Presidente Francesco Zanardi nel libro scandalo di Gianluigi Nuzzi

    Denunciare, sempre. A qualsiasi costo. E questo il Presidente di Rete L’ABUSO ONLUS lo sa bene. Ha cominciato presto, Francesco, a smontare un sistema clericale per certi aspetti marcio e sicuramente poco misericordioso. Non ha mai smesso, neppure davanti alle minacce, ai soprusi e allo spettro di poteri talmente forti che fanno tremare la terra tutta intorno.

    Così, una delle sue testimonianze finisce nel libro che ha creato scalpore ancora prima di essere messo in vendita. Via Crucis, di Gianluigi Nuzzi, è il racconto esplicito di controversie e scandali degli uomini di Dio. A pagina 83, Nuzzi scrive: “Ad avvisare l’allora vescovo ci fu anche una vittima di abusi, Francesco Zanardi. Ecco la sua testimonianza: «Calcagno… mi disse di non recarmi alla magistratura,  in quanto il prete era una persona molto fragile e avrebbe potuto suicidarsi e io l’avrei poi avuto sulla coscienza»”.

    Si parla del Cardinale Domenico Calcagno, e la versione di Zanardi è ampiamente sostenuta dalla testimonianza di don Carlo Rebagliati, il quale aveva anch’egli dichiarato, prima di morire in circostanze misteriose (qui l’articolo del Secolo XIX), di aver segnalato le malefatte del prete pedofilo all’allora vescovo della diocesi di Savona, sentendosi rispondere: «Potevano anche essere solo dicerie».

    Nuzzi riporta l’episodio nel capitolo “Il Cardinale Rambo”, sempre riferito all’attuale presidente dell’A.p.s.a. (Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica), che nell’aprile del 2012 subisce ancora un affronto da parte di Francesco Zanardi. Dal portale della sua associazione pubblica una nota contenente delle informazioni piuttosto imbarazzanti. Ne “L’arsenale del Cardinale” si riporta la notizia, in modo dettagliato, della collezione di fucili, alcuni dei quali notoriamente “destinate dal fabbricante ad usi offensivi”, che il Cardinale aveva anche regolarmente denunciato. «Mi piacciono le armi, che male c’è», si difende qualche giorno dopo dalle pagine di Repubblica (qui l’articolo), dicendosi addirittura stupito della diffusione dei documenti che dovevano rimanere in Questura.  E alle domande del giornalista risponde: «Ho pensato che la notizia della diffusione delle mie armi possa essere legata a quelle vicende». Quelle di quasi dieci anni prima, quando alcune vittime di abusi e alcuni preti lo avevano fortemente accusato di non aver contrastato il fenomeno della pedofilia anche laddove era stato messo a conoscenza. Due pagine più tardi, Gianluigi Nuzzi menziona anche il giornalista di Savonanews, Mario Molinari, firmatario dell’articolo che rivelò al mondo l’inconsueta passione per le armi di Cardinal Calcagno.

    E così il cronista milanese torna nuovamente a turbare gli animi degli inquilini della Santa Sede.

  • Chiesa e pedofilia, Federico Tulli. Non lasciate che i pargoli vadano a loro

    Chiesa e pedofilia, Federico Tulli. Non lasciate che i pargoli vadano a loro

    La pedofilia fa schifo a tutti quelli che pedofili non sono, chiunque è pronto a scagliarsi contro un pedofilo, è forse il crimine che più di qualunque altro suscita sdegno. Mi sento di concordare e chiunque non lo facesse dubito lo ammetterebbe in pubblico.

    Premesse banali direte voi. Invece di tanto banale al riguardo non vi è nulla. Il libro di Federico Tulli, Chiesa e pedofilia, dimostra come dare per scontato significhi sottovalutare il problema. Si tratta diun volume documentato e preciso, dai contenuti forti, che traggono forza non dalle immagini che propone né da parole inutilmente di fuoco scagliate contro nessuno e nemmeno dalla facile pietà che l’argomento suscita. Trae piuttosto la forza dalla calma del ragionamento, dal supporto dei fatti, dalla lucidità delle argomentazioni.
    Chiesa e pedofilia si divide in tre parti: un resoconto accurato di alcuni dei più scabrosi scandali che hanno coinvolto la Chiesa; un’analisi del concetto e della pratica della pedofilia nella storia e nel pensiero occidentali; alcune interviste a persone informate sui fatti, da intendere esperti e non vittime. Non sarò certo io a stravolgere la suddivisione dell’autore, quindi procediamo per ordine.

    La prima parte di Chiesa e pedofilia è una narrazione precisa ed accurata di alcuni scandali recenti che vedono coinvolta la Chiesa. Vengono presi in considerazione, in particolare, i fatti venuti alla luce negli USA, in Canada, in Irlanda e in Germania, con qualche riferimento al buon vecchio Belpaese. Non pensiate di sapere già tutto, quanto riporta Tulli è di rilevanza assoluta e merita di essere letto, deve essere letto.
    Il problema che mette in evidenza l’autore non è quello dei pedofili presenti all’interno della Chiesa, sarebbe banale contrastarne la rilevanza argomentando che i pedofili ci sono ovunque, non solo tra i religiosi. Anche se poi viene fatto notare come i pedofili si vadano a cercare mestieri favorevoli alle loro tendenze criminose, trovando il lavoro del religioso particolarmente propizio. Ma il punto davvero importante non è questo, o almeno non solo. Non possiamo infatti negare che la Chiesa non abbia quantomeno ben vigilato al proprio interno, non abbia reso il più possibile impermeabile a questi criminali il proprio personale. In tal caso però, potremmo “solamente” accusarla di mancata accuratezza, di vigilanza svagata. Certo, sono stati distratti su una questione non da poco, ma per chi la difende esistono argomentazioni da sfruttare, anche se per il sottoscritto si tratta di argomentazioni deboli e pretestuose.

    Dicevamo, il vero punto di forza di Chiesa e pedofilia è un altro, quello di smascherare l’atteggiamento omertoso delle gerarchie ecclesiastiche, e quando si parla di gerarchie si punta in alto, fino al re papa. È sconcertante come la Chiesa abbia cercato in tutti i modi di coprire gli scandali, abbia evitato di collaborare con la giustizia laica, abbia sostanzialmente impedito che i colpevoli venissero processati e condannati. Ne viene fuori il quadro di un’istituzione impegnata soprattutto ad impedire la cattiva pubblicità, tesa a mantenere l’aura di faro morale. Un tale atteggiamento è davvero riprovevole perché ha permesso ai pedofili religiosi di scampare alla punizione prevista dalle leggi degli Stati; non solo, spostando semplicemente di parrocchia gli accusati, ha concesso loro la possibilità di perpetrare i propri crimini. Segno non solo di sostanziale interesse per la sola propria parrocchia, ma anche di unasconcertante sottovalutazione del crimine, una derubricazione di fatto (consolidata dalle parole con cui la Chiesa condanna la pedofilia, dove le vittime non vengono del tutto assolte). La Chiesa si a limita processare canonicamente i carnefici, arrogandosi il diritto di decidere la propria giustizia debba valere per tutti.

    Quale credibilità possono avere questi uomini che mettono il bene della Chiesa Universale davanti alla salute dei bambini? Le righe di Chiesa e pedofilia minano qualsiasi credibilità possa essere concessa a questa gente, inchioda le gerarchie ecclesiastiche ai fatti e non lascia spazio ai dubbi, chi ancora ne avesse sarebbe per partito preso, per pregiudizio inestirpabile, per fede cieca, che è poi quella su cui punta la Chiesa. Non sarebbe molto più sincera e fedele all’immagine che si vuole dare una Chiesa che mettesse pubblicamente alla gogna i propri esponenti che si macchiano di tali crimini? Davvero ne uscirebbe indebolita? Di certo, attraverso il bavaglio spontaneo di cui usufruisce, in Italia conviene così, perché le informazioni che la riguardano vengono elargite poco e male.
    Ora passo ad una considerazione strettamente personale. Se siamo d’accordo che la pedofilia è un atto criminale, se è palese che un’organizzazione ha evitato che molti propri membri venissero puniti dalla legge, come devo considerare chi di una tale organizzazione fa parte o partecipa a qualsiasi titolo? Ma sì leggetela come pura provocazione…

    La seconda parte di Chiesa e pedofilia è una carrellata rapida, non potrebbe essere altrimenti, su come la pedofilia sia parte integrante della cultura occidentale fin dall’antica Grecia e su come questa eredità porti a sottovalutare il problema ancora oggi. Fa male. Leggere righe che accusano tutta la cultura da cui traiamo le nostre radici fa male, come fanno male i dati riportati alla fine sulla pedofilia ai nostri giorni. Però è una parte importante del libro, perché chiamarsi fuori e chiamare fuori il proprio mondo è comodo e facile, invece è necessaria la consapevolezza, come sempre. Detto questo non è il caso di buttare dalla finestra tutta una cultura, è sufficiente riconoscere dove ha sbagliato e correggerla.Non dobbiamo fare come la Chiesa, dichiariamo chiaramente cosa non va, scartiamolo e andiamo avanti tenendoci tutto il buono. Ricordiamoci però di una cosa, di contestualizzare. È nostro dovere estirpare ciò che di sbagliato rimane di quella cultura oggi, ma abusare di un adolescente duemila anni fa o oggi non può avere la stessa valenza, quantomeno perché oggi la legge lo condanna.

    La terza parte di  Chiesa e pedofilia è costituita da interviste ad esperti (vaticanisti, giornalisti, psichiatri, politici), ognuno dei quali mette in luce qualche aspetto. Non si tratta di interviste lunghe, sono poche domande in cui il cuore della questione viene subito a galla, dritto al punto, come tutto il libro.

    Chiesa e pedofilia non è solo quello che ho raccontato io, è molto di più, è necessario leggerlo.

    Attraverso questo libro ho scoperto il documentario Unrepentant di Kevin Annett sul genocidio canadese, decine di migliaia di bambini abusati e uccisi nelle scuole residenziali canadesi. Dopo averlo guardato mi sono informato su Annett e secondo alcuni la sua attività attuale non ha la stessa spinta rigorosa dell’inizio. A prescindere da ciò, su cui non ho strumenti per pronunciarmi, il documentario è un lavoro importante e valido, una denuncia che dovrebbe essere divulgata il più possibile. Governo canadese e Chiesa si sono scusati, il Canada ha anche pagato somme in denaro, negare l’esistenza di quei fatti è ormai impossibile. Non si tratta di un crimine della sola Chiesa Cattolica, sono coinvolte altre chiese e lo Stato canadese. Ma a destare sconcerto sono le scuse quasi abbozzate che la Chiesa si è premurata di fare solo dopo essere stata sollecitata. Mai che ne faccia di sua spontanea volontà e sempre come se bastasse qualche parola per meritarsi il perdono.

    Infine consiglio il film The Woodsman – Il Segreto, con un Kevin Bacon in forma smagliante. The Woodsman – Il Segreto tratta il tema della pedofilia senza avvalersi di immagini cruente di violenza, ma sviscerando l’animo di chi è carnefice (anche se il protagonista non ha mai commesso violenza sessuale, ma ricordiamo che è pur sempre colpevole) racchiuso in una malattia difficile da debellare, senza presentare un personaggio macchiettistico fin troppo facile da digerire. Sia ben chiaro che le vittime vengono prima di tutto, ma questo punto di vista, per la qualità racchiusa nel film, diventa interessante.

    Chiesa e pedofilia, Federico Tulli. Non lasciate che i pargoli vadano a loro

  • «Così i bambini vengono abusati due volte»

    «Così i bambini vengono abusati due volte»

    Don Gottfried Ugolini, prete psicologo, guida la commissione per la prevenzione della pedofilia

    TRENTO. «Le parole di don Gino Flaim sono irresponsabili. L’adulto ha sempre una posizione di potere sul bambino e deve agire con responsabilità. Sempre». Don Gottfried Ugolini è un prete psicologo, a Bolzano ha fondato e guida la commissione della Diocesi per la prevenzione degli abusi e delle violenze sui minori, mentre a Trento sta lavorando a un progetto simile insieme al vicario generale della Diocesi e collabora con il Seminario. L’intervista di don Flaim l’ha sorpreso e amareggiato.

    Don Ugolini cosa state facendo contro la pedofilia?

    L’idea è di avviare una collaborazione per formare un gruppo di lavoro per la prevenzione degli abusi. A Bolzano abbiamo formato un gruppo interdisciplinare che si occupa di fare informazione e prevenzione. Siamo in 12 e tra noi ci sono sacerdoti, psicologi, insegnanti e avvocati. Organizziamo convegni, distribuiamo questionari nei convitti, nelle parrocchie e in tutti i gruppi giovanili. Cerchiamo di fare formazione.

    Le parole di don Flaim, però, dimostrano che la pedofilia è ancora un problema per la chiesa.

    Tutta la sfera della sessualità è stata un tabù troppo a lungo. E’ un problema reale e costante che ci accompagnerà a lungo. E non solo per la chiesa. Quelle parole contraddicono sia il messaggio evangelico che i diritti dei bambini. Noi stiamo lavorando per un grande cambiamento della mentalità, per arrivare a una difesa integrale dei bambini. Per farlo ci vogliono direttive, programmi e standard di comportamento per il personale e per tutti gli adulti che trattano con i bambini. Questo facciamo noi. Le violenze e gli abusi si combattono non solo con a posteriori, ma anche con la prevenzione. Abbiamo visto che non basta pensare che a trattare con i bambini siano sacerdoti perché vada tutto bene. Ci sono grandi problemi anche in questo caso.

    Ma perché accade? Cosa succede?

    Purtroppo c’è scarsa informazione e anche scarsa formazione. Per questo sentiamo affermazioni irresponsabili come quelle di don Flaim. Sono parole che non hanno soprattutto rispetto per le vittime che, in questo modo si sentono abusate una seconda volta. Le affermazioni di don Flaim non rappresentano la chiesa e un altro aspetto preoccupante è che dimostrano una grande disinformazione e una grave negligenza, oltre che orgoglio.

    Perché sono parole sbagliate?

    Che i bambini cerchino affetto è vero, ma è anche vero che l’adulto ha la massima responsabilità nei confronti del bambino indifeso. Non può usarlo come un oggetto per la sua gratificazione. Come dice la chiesa, l’adulto deve avere maturità psicoaffettiva. Le tenerezza è necessaria e noi sacerdoti dobbiamo sempre operare per il bene del bambino. La pedofilia è ingiustificata e ingiustificabile. Sempre. L’affetto deve far crescere il bambino non essere una scusa per abusarne. Don Flaim ha fatto molta confusione e, quello che è ancora più grave, ha creato confusione. Gli abusi sui minori sono tutta una questione di potere. Gli adulti hanno il potere sui bambini e i pedofili usano questo potere per soddisfare i propri bisogni o perché hanno gravi carenze psicoaffettive. Poi cercano ogni genere di giustificazione. C’è addirittura chi dice che lo ha fatto per il bene del bambino.

    Don Flaim ha anche detto che l’omosessualità è una malattia.

    Papa Francesco ha detto chiaramente gli omosessuali sono fratelli e sorelle. Ha detto: chi sono io per poter giudicare? Gli omosessuali fino agli anni ’60 erano visti come criminali, poi come malati. Adesso sono fratelli e sorelle con un altro orientamento.