Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • Pedofilia, Saunders lascia la Commissione pontificia

    Pedofilia, Saunders lascia la Commissione pontificia

    Peter Saunders, da ragazzo vittima di abusi sessuali da parte di preti, lascia per un periodo la Commissione pontificia per la protezione dei minori, per una sorta di conflitto di interessi. Lo comunica la Commissione, che oggi ha discusso con l’interessato la posizione dello stesso Saunders, il cui impegno di attivista in difesa delle vittime di abusi e promotore di campagne in tal senso – in Cile, e in particolare in Australia relativamente al cardinale Pell – ha recentemente creato frizioni con il suo ruolo di membro della Commissione pontificia. Saunders aveva anche minacciato di dimettersi dalla Commissione relativamente ai casi di abusi del clero in Cile. La nota informa che egli «prenderà un periodo di aspettativa dalla sua partecipazione come membro per riflettere come egli possa contribuire nel modo migliore al lavoro della Commissione». Dopo questo periodo, ha spiegato padre Lombardi, si deciderà se tornerà nella Commissione, o se vorrà contribuire dall’esterno ai suoi scopi.

    Lo scorso giugno Saunders, parlando a un canale televisivo australiano aveva accusato il cardinale Pell, oggi prefetto per l’Economia, di essere un «sociopatico» che non collabora alle indagini contro gli abusi del clero sui minori quando era arcivescovo di Melbourne, e ne aveva chiesto le dimissioni. Il portavoce vaticano Federico Lombardi aveva replicato che Saunders in tv non poteva parlare che a titolo personale e aveva aggiunto che Pell ha sempre risposto alle autorità australiane che indagano sui casi di abusi del clero e che la sua dichiarazione pubblica dei giorni precedenti è «attendibile e meritevole di rispetto e attenzione». In quella occasione la Commissione per la tutela dei minori istituita da papa Francesco aveva precisato che non è sua competenza «commentare singoli casi o indagini», sugli abusi del clero, e aveva affermato di ritenere «essenziale che coloro che occupano posizioni di autorità nella Chiesa rispondano prontamente, in modo trasparente e con il chiaro proposito di consentire di raggiungere la giustizia». Il caso Saunders-Pell sembra quindi configurare un «conflitto di interessi».

    Il 13 aprile 2015 invece Saunders e l’altra vittima di abusi membro della Commissione, l’irlandese Marie Collins, avevano manifestato al cardinale O’Malley, presidente della Commissione, il loro disappunto per la nomina a vescovo di Osorno, in Cile, di Juan Barros, accusato di aver affossato l’inchiesta contro l’84enne padre Fermando Karadima, pedofilo seriale.

    La composizione della Commissione prima della «aspettativa» di Saunders era di 17 membri, otto donne, tra cui due religiose e nove uomini.

    http://www.lastampa.it/2016/02/06/vaticaninsider/ita/nel-mondo/pedofilia-saunders-lascia-la-commissione-pontificia-OElEqTPCLlzhMNYZIUo45K/pagina.html

  • IL CASO SPOTLIGHT IN VATICANO PRECEDE I LAVORI DELLA COMMISSIONE ANTI-ABUSI

    IL CASO SPOTLIGHT IN VATICANO PRECEDE I LAVORI DELLA COMMISSIONE ANTI-ABUSI

    Dopo le polemiche e la presentazione del film, una visione privata che inaugura una tre giorni molto intensa.

    Istituita da Papa Francesco nel 2014, la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori è attualmente impegnata in una tre giorni di lavori sul delicato tema degli abusi sessuali compiuti da membri della chiesa. Un ‘Panel’ inaugurato giovedì 4 proprio con la visione del film che ha recentemente portato all’attenzione del grande pubblico lo scottante tema: Il caso Spotlight di Tom McCarthy.

    “Il film genera grande preoccupazione sull’insabbiamento degli abusi da parte della Chiesa cattolica – ha dichiarato Peter Saunders, attivista e membro della commissione, in passato egli stesso vittima di molestie da parte di un prete a Londra. – Penso sarebbe un buon momento perché anche il Papa lo vedesse“.

    Attualmente non sembra che questo sia accaduto, non avendo Papa Francesco partecipato alla proiezione privata, tenutasi nella stessa residenza utilizzata dal Cardinal Bergoglio prima della sua elezione a Pontefice. Né ci sono stati commenti ufficiali in merito da parte del Vaticano.

    Recentemente era stato Michael Keaton – tra i protagonisti del film insieme a Mark Ruffalo, Rachel McAdams e Liev Schreiber – a catalizzare l’attenzione sul film passando da Roma per la presentazione ufficiale. Ora l’impegno a tenere alto il livello di guardia spetterà alla speciale commissione guidata dal Cardinale Sean O’ Malley, subentrato a capo dell’Arcidiocesi di Boston, dopo il clamore suscitato dall’inchiesta sui preti pedofili del Boston Globe che ha ispirato il film. Ed eventualmente al tribunale Vaticano istituito dal Papa per perseguire i vescovi accusati di coprire i preti che hanno commesso abusi.

    http://www.film.it/news/film/dettaglio/art/il-caso-spotlight-in-vaticano-precede-i-lavori-della-commissione-anti-abusi-44924/

  • I Testimoni di Geova si oppongono alla legge per la segnalazione obbligatoria alla polizia di abusi sessuali su bambini.

    I Testimoni di Geova si oppongono alla legge per la segnalazione obbligatoria alla polizia di abusi sessuali su bambini.

    LO STATO DEL DELAWARE CONTRO UNA CONGREGAZIONE GEOVISTA PER MANCATA SEGNALAZIONE DI UN CASO DI ABUSI SU MINORE

    ANZIANI E CONGREGAZIONE GEOVISTA CITATI IN GIUDIZIO PER MANCATA SEGNALAZIONE DI UN CASO DI ABUSI SESSUALI SU UN MINORE. IL GIUDICE RESPINGE ISTANZA DI ARCHIVIAZIONE

    Nel 2013, Katheryn Harris Carmean White, una donna di una trentina d’anni, ha confessato agli anziani della sua congregazione dei Testimoni di Geova di aver ripetutamente avuto rapporti sessuali con un ragazzo di 14 anni.

    I due anziani non l’hanno riferito alla polizia. Costoro e la congregazione devono ora affrontare una causa intentata dal Procuratore generale del Delaware che li accusa di violare le leggi dello Stato sulla segnalazione obbligatoria. Gli imputati sostengono che gli anziani non erano tenuti a segnalare l’abuso per una eccezione legale nei confronti del clero.

    Il caso evidenzia la battaglia dei tribunali per interpretare la contorta rete di leggi sulla segnalazione da parte del clero che si estende in tutti gli Stati Uniti.  A elevare la tensione è il fatto che i Testimoni di Geova sono esplicitamente istruiti a non denunciare gli abusi sessuali su minori alle autorità secolari se non richiesto dalla legge statale.

    Secondo il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti, il clero è obbligato a segnalare gli abusi sui minori in 45 stati, ma le leggi di 32 di quegli stati contengono, in pratica, una scappatoia dettaprivilegio del clero–penitente. Tali eccezioni permettono al clero di rifiutare di fornire informazioni  alle autorità se ricevute da membri che chiedono assistenza spirituale.

    La legge del Delaware obbliga  individui e organizzazioni  a segnalare un qualunque sospetto di abuso su minori.  Ma poi si complica. La legge consente una deroga a un prete che apprende dell’ abuso durante una “confessione sacramentale”, formulazione che conferisce un privilegio specifico per il clero della Chiesa cattolica.

    Nel caso del Delaware, l’avvocato dei Testimoni di Geova, Francis McNamara, ha sostenuto che la legge deve concedere ai testimoni la stessa protezione e che il giudice della Corte Superiore, Mary M. Johnston, dovrebbe archiviare il caso.

    Nelle loro dichiarazioni giurate, gli anziani William Perkins e Joel Mulchansingh  hanno scritto che il ragazzo vittima di Carmean White, si era recato da loro “per avere da noi anziani assistenza spirituale e consigli in ambiente privato” .

    “In conformità con le credenze e le pratiche dei Testimoni di Geova“, hanno scritto, “le informazioni riservate sono mantenute confidenziali  in modo da rispettare il ruolo degli anziani quali pastori spirituali della congregazione“.

    L’ufficio del Procuratore generale ha sostenuto che la vittima e sua madre non si stavano confessavando quando nel 2013 avevano rivelato gli abusi agli anziani – e che Carmean White confessò solo dopo che il ragazzo aveva riferito del suo abuso agli anziani.

    La settimana scorsa il giudice ha concluso  che mentre l’esenzione dalla segnalazione per  il clero del Delaware potrebbe interpretarsi  e includere anche i Testimoni, l’ammissione di Carmean White agli anziani era improbabile fosse una “confessione sacramentale.” E ha respinto l’istanza di archiviazione presentata dai Testimoni di Geova.

    I Testimoni hanno spesso citato il diritto alla loro libertà religiosa per giustificare il mantenere segreti gli abusi alle autorità secolari. La Società Torre di Guardia (Watchtower Bible and Tract Society di New York), ha rivendicato i suoi diritti al Primo Emendamento in una  causa legale in California lo scorso anno e in molti altri casi di abusi sui minori.

    La Società Torre di Guardia non ha risposto a un invito a commentare.

    Un’inchiesta di Reveal  l’anno scorso ha rilevato che dal 1989, i leader dei Testimoni di Geova hanno istruito gli anziani negli Stati Uniti a non denunciare gli abusi sui minori commessi da membri delle loro congregazioni.

    La Torre di Guardia attualmente si trova ad affrontare più di una dozzina di cause intentate da presunte vittime di abusi sui minori. Il caso americano del Delaware è un raro esempio in cui un ente di Stato ha citato in giudizio una organizzazione religiosa in merito alla gestione degli  abusi sui minori.

    In Inghilterra e in Australia, commissioni governative hanno indagato per oltre un anno le politiche di gestione degli abusi sui minori della Torre di Guardia.  Gli investigatori  australiani hanno riscontrato che i funzionari dei Testimoni di Geova non avevano segnalato più di 1.000 noti o sospetti pedofili  alle autorità di quel paese.L’indagine in Inghilterra è in corso.

    Reveal l’anno scorso ha inoltre scoperto che la Torre di Guardia aveva raccolto per quasi 20 anni nomi e luoghi dei violentatori di bambini nelle sue congregazioni statunitensi, ma ha tenuto segrete quelle informazioni alle autorità.

    La Torre di Guardia ha violato le ordinanze del tribunale in due recenti cause legali in California, rifiutandosi di fornire la lista dei pedofili. Finora non vi è stata alcuna indicazione che le forze di polizia federali siano intervenute per investigare l’organizzazione o procurarsi l’elenco.

    In Delaware, -nel mese di febbraio 2013, sia Carmean White che la sua vittima sono stati disassociati -versione dei Testimoni della scomunica-, secondo dichiarazioni giurate.

    Carmean White è stata arrestata lo stesso mese dopo che la madre del ragazzo ha riferito i suoi abusi alla polizia, secondo le ultime notizie

    Carmean White ha confessato di aver fatto sesso con il ragazzo circa 40 volte nel corso di un periodo di 10 mesi. È stata condannata a sei anni di carcere per stupro di terzo grado, stupro di quarto grado e per circuizione di minore.

    Articolo originale a firma di Trey Bundy

    Libera traduzione a cura favisonlus

    FONTE: REVEAL

    https://www.revealnews.org/blog/jehovahs-fight-law-requiring-child-sex-abuse-be-reported-to-police/

  • UN FILM CHE NON PUÒ LASCIARE INDIFFERENTI: LA CRITICA ITALIANA ASPETTA IL CASO SPOTLIGHT

    UN FILM CHE NON PUÒ LASCIARE INDIFFERENTI: LA CRITICA ITALIANA ASPETTA IL CASO SPOTLIGHT

    Newsweek lo ha definito “di gran lunga il miglior film dell’anno”; le sei nomination agli Oscar e i tantissimi premi ricevuti a livello internazionale hanno confermato il suo valore: adesso che Il Caso Spotlight sta per arrivare nei nostri cinema, scopriamo i primi pareri della stampa italiana.

    IL CASO SPOTLIGHT
    REGIA:  TOM MCCARTHY
    IN SALA DAL 18 FEBBRAIO 2016

    UN FILM CHE NON PUÒ LASCIARE INDIFFERENTI

    Che si conosca o meno l’inchiesta Premio Pulitzer della quale il film racconta i retroscena, che si sia appassionati di giornalismo o no, una cosa è certa: Il Caso Spotlight non può lasciare indifferenti.

    A ricordarcelo non è solo Piera Detassis e il suo Ciak, ma anche Ansa, che avverte: questa pellicola dal ritmo incalzante e dalla sceneggiatura efficace farà discutere. E farà riflettere, aggiungiamo noi: su qual è davvero il ruolo della stampa, su quante verità ancora ci sono celate dai poteri forti, su quanto sia necessaria un’opinione pubblica informata.

    Sì, perché oggi abbiamo bisogno non di risposte facili, ma soprattutto di domande importanti. E allora, come ricorda Il Fatto Quotidiano per fortuna c’è Spotlight. Una storia esemplare che lascia addosso più sgomento che rabbia, più domande che risposte.

    IL TALENTO DI MR. KEATON

    Dopo gli applausi a Venezia (sala stampa in estasi, commentò Il Messaggero) la critica è tornata ad entusiasmarsi per Il Caso Spotlight  in occasione dell’arrivo a Roma di Michael Keaton e di Walter “Robby” Robinson, caporedattore del team Spotlight del Boston Globe, interpretato nel film proprio dal protagonista di Birdman.Michael Keaton e il reporter Premio Pulitzer Walter Robinson a Roma per presentare Il Caso Spotlight

    Vederli lì, seduti uno accanto all’altro fa un po’ effetto leggiamo su La Repubblica: non perché sia inedito vedere l’attore sfilare sul tappeto rosso accanto alla vera persona interpretata, ma perché l’affiatamento tra Keaton e Robinson riflette lo spirito di questo straordinario film corale che ha il suo cuore proprio nel lavoro di squadra.

    Quello che ha permesso di realizzare l’inchiesta, quello che il  cast  del film (in cui spiccano Rachel McAdams e Mark Ruffalo, candidati agli Oscar come miglior attrice non protagonista e miglior attore non protagonista) ha fatto rivivere sul grande schermo, regalandoci un pathos pari alla pellicola simbolo del giornalismo d’inchiesta: Tutti gli Uomini del Presidente.

    Perché Il Caso Spotlight  è soprattutto questo: la storia di un gruppo di reporter eccezionali, che insieme sono riusciti a raggiungere l’obiettivo più ambizioso del giornalismo: raccontare al mondo la verità.

    Una storia da conoscere attraverso i pareri della critica, certo, ma soprattutto vivendo con loro tutte le fasi dell’inchiesta, al cinema dal 18 febbraio.

  • TESTIMONI DI GEOVA, LE IENE DENUNCIANO LA MANIPOLAZIONE MENTALE SHOCKANTE SUBITA DAGLI ADEPTI.

    TESTIMONI DI GEOVA, LE IENE DENUNCIANO LA MANIPOLAZIONE MENTALE SHOCKANTE SUBITA DAGLI ADEPTI.

    Sta sicuramente facendo discutere il servizio sui Testimoni di Geova realizzato da Luigi Pelazza è trasmesso ieri a Le Iene Show per svelare quello che succede dentro il loro Comitato Giudiziario e la manipolazione subita dagli adepti. Un video che ha sicuramente fomentato l’odio verso i seguaci di questa religione, ma che ha anche diviso il pubblico sui social, visto che non tutti si sono sentiti di condannare a priori queste persone: “Basta pensare che secondo le leggi di Geova non si può donare il proprio sangue ad un figlio/a morente. Genitori/persone/religione di m*rda!”, “Il prossimo testimone di Geova che mi viene a bussare, gli butto un bel secchio di urina dal balcone. Sono ufficialmente razzista verso queste latrine!”, “Io nn sono testimone di Geova…ma quello che scrivete voi mi fa abbastanza schifo…facile credere alle cazzate che dice la televisione..io ho alcuni amici e sono delle brave persone…conosco anche infermieri e dottori quindi nn e’ vero niente il fatto dell’Università…conosco TG con figli gay e che cmq stanno in.casa mangiano con i genitori ecc quindi TT stronzate”, “Bisogna conoscerli prima di guiducarli…vergogna. Nn sono testimone di Geova ma nn si può fare di un erba un fascio!!! Quante famiglie cattoliche coprono cose oscene e orribili?”.

    TESTIMONI DI GEOVA, LE IENE DENUNCIANO LA MANIPOLAZIONE MENTALE SHOCKANTE SUBITA DAGLI ADEPTI (OGGI, MERCOLEDI’ 27 GENNAIO 2016) – Nella scorsa puntata, Le Iene Show ha trasmesso un servizio sui Testimoni di Geova, denunciando la mancanza di libertà in cui vivrebbero gli adepti di questa religione. In Italia i membri sono 500 mila membri e da diversi anni la Cesap, l’associazione italiana di medici e psicologi, indagano sul plagio che subiscono i Testimoni di Geova. L’inviato Pellazza, come si può vedere inQUESTO video, intervista la dottoressa Lorita Tinelli, psicologa del Cesap, che afferma che i membri di questa religione subiscono costantemente “manipolazione mentale altamente nociva” da parte dei livelli ‘alti’. Uno degli aspetti del plagio parte dall’omologazione degli adepti, costretti ad indossare gli stessi vestiti, fare gli stessi gesti ed usare le stesse parole. Il servizio ci mostra anche due episodi, entrambi con al centro due maggiorenni che compaiono di fronte ad una commissione di anziani volta a giudicarne il comportamento. I due ragazzi hanno avuto rapporti sessuali consenzienti con altre due persone e le rispettive madri li hanno portati di fronte ai ‘giudici’ della setta, costringendoli a rivelare anche i dettagli più intimi. Alla fine i due ragazzi sono stati espulsi come membri e come ci spiega la dottoressa Tinelli, questo implica anche che non possono avere nessun contatto anche con i propri familiari. Anche se abitano nella stessa casa. La seconda parte del video tocca un tema molto più forte, quello della pedofilia. Un ex anziano riferisce alle telecamere di essere stato allontanato dalla setta quando ha denunciato un presunto atto di pedofilia che sarebbe stato compiuto da un membro. Il ragazzo sarebbe stato sorpreso in macchina con un bambino ed il provvedimento preso dagli anziani è stato di impedirgli di parlare pubblicamente ai confratelli durante le riunioni. La setta vieta espressamente di denunciare alle autorità qualsiasi confratello, anche se ha commesso i reati più gravi come questo. L’inviato ha anche cercato di parlare con il padre del bambino ma il plagio è tale che l’uomo, come mostra il servizio, non si rende nemmeno conto di essere manipolato. La dottoressa Tinelli ha confermato che secondo gli studi molte persone, una volta estromessi dalla setta, arrivano anche a commettere il suicidio. Sempre secondo la dottoressa, quindi, l’eventualità quindi di non poter far più parte del gruppo diventa un deterrente e dimostra fuori da ogni dubbio il soggiogamento che tali persone sono costrette a subire.

     

  • Le Iene e i testimoni di Geova che non denunciano l’abuso sessuale su un bambino

    Le Iene e i testimoni di Geova che non denunciano l’abuso sessuale su un bambino

    Il caso raccontato da Luigi Pelazza

    Un presunto abuso sessuale subito da un bambino all’interno di una congregazione di testimoni di Geova viene tenuto nascosto e non denunciato alle autorità giudiziarie (nemmeno dai genitori del minore). È il caso raccontato ieri dalla trasmissione di Italiauno Le Iene in un servizio firmato dall’inviato Luigi Pelazza, che riporta il racconto di uno degli associati, espulso per aver provato a rivelare l’accaduto.

    TESTIMONI DI GEOVA, LE CONFESSIONI DEGLI ASSOCIATI AGLI ‘ANZIANI’

    Il servizio si apre con l’intervista ad una psicologa del Cesap, associazione di medici e psicologi che da dieci anni studia il comportamento, le regole e il plagio che subiscono i testimoni di Geova. La dottoressa Lorita Tinelli racconta: «Hanno un gruppo di circa dieci uomini al comando che hanno il potere di determinare le scelte di vita di oltre 5 milioni di persone in tutte il mondo. Possiamo parlare di manipolazione mentale: è possibile indurre delle persone attraverso un periodo di indottrinamento d concetti , pensieri ed ideologie, a pensarla diversamente da come la pensava prima. Ci sono dei modi di fare che determinano il modo di fare dell’intero gruppo».

    Le Iene mostrano le immagini registrate da una telecamera nascosta in una saletta di una congregazione di un comitato giudiziario, una sorte di tribunale interno dove gli anziani della setta giudicano i comportamenti degli adepti nella loro vita quotidiana. Nel filmato vengono mostrate le confessioni di una ragazza e un ragazzo: i due giovani (poi espulsi dalla congregazione) raccontano nei dettagli a due giudici che non conoscono, e alla presenza di un loro genitore, il rapporto intimo avuto con un partner. I giudici – dimostra il video – devono sapere tutto ciò che accade di una famiglia, anche le cose più intime. «Nell’ambito di questi gruppi con regole rigide, viene meno il rapporto tra genitori e figli, quello autentico, perché viene mediato dalle direttive del gruppo. Si comanda, si gestisce e si dirige la vita del singolo individuo», è la spiegazione della dottoressa Tinelli. «La persona allontanata non può avere più contatti cone le persone che sono dentro».

    TESTIMONI DI GEOVA, ABUSO SU MINORE NON DENUNCIATO: LE TESTIMONIANZE

    Poi la storia di presunti abusi. Alle telecamere delle Iene Riccardo, uno degli ‘anziani’ di una congregazione, racconta di essere stato allontanato dopo aver provato a denunciare un caso di abusi sessuali su minori. «Non volevano che li dencunciassi all’autorità giudiziaria», dice. «Durante una serata goliardica con gli associati – continua – un soggetto riesce ad isolarsi con il bambino e ad avere un rapporto orale in macchina. Si avvicina la madre e lo scopre con le braghe tirate giù, genitali fuori e il bambino che piangeva». Il racconto viene anche confermato da una registrazione telefonica tra la moglie di Riccardo e un altro associato, in cui i due parlano dell’accaduto e in cui l’interlocutore ricorda l’impossibilità di denunciarsi tra associati, anche in presenza di un reato grave come l’abuso sessuale.

    TESTIMONI DI GEOVA, ABUSO SU MINORE NON DENUNCIATO: IL NO COMMENT

    Ma è possibile che un genitore sia plagiato al punto di non fare denuncia? «Sì, perché le regole interne sono forti», dice Riccardo. «Dico soltato che mio fratello non ha abusato di nessuno», è la riposta della sorella del ragazzo che avrebbe compiuto l’abuso. «Eravamo soliti stare in villa da noi… è capitato che mio fratello stava facendo pipì nel bosco. Il bambino ha visto mio fratello fare pipì e ha pensato a male. […] Mio fratello poi è entrato in macchina e si è sistemato i pantaloni. […] Il bambino ha fatto: ‘Lo sai che ho visto quello del mio papà’. Fatto sta che mio fratello si è spaventato e ha detto: ‘Non dire niente a mamma’». E i genitori del bambino? «Questa cosa è falsa», risponde il papà. L’uomo poi si allontana dalle telecamere, allunga il passo, scortato da altri associati alla congregazione. Nessun commento sul caso nemmeno dagli altri adepti.

    http://www.giornalettismo.com/archives/2003976/iene-testimoni-di-geova-abuso-sessuale-bambino/

     

  • MICHAEL KEATON: IL CASO SPOTLIGHT, LE COLPE DEL VATICANO E GLI OSCAR

    MICHAEL KEATON: IL CASO SPOTLIGHT, LE COLPE DEL VATICANO E GLI OSCAR

    A Roma per presentare il film sugli abusi dei preti sui minori, l’attore si dichiara ‘fan’ di Papa Francesco lasciando al reporter Walter Robinson le critiche più dure.

    Si parla da tempo di Il caso Spotlight, il film dedicato alla celebre indagine del 2002 dei reporter del Boston Globe che sollevò il velo sugli abusi sessuali compiuti da preti e vescovi dell’arcidiocesi della città statunitense, allargandosi poi a tutto il mondo. Candidato agli Oscar per il Miglior Film, il Miglior attore non protagonista (Mark Ruffalo), la Miglior attrice non protagonista (Rachel McAdams), la Miglior regia (Tom McCarthy), la Miglior sceneggiatura originale e il Miglior montaggio, Il caso Spotlight ci offre l’occasione di incontrare Michael Keaton e di parlare con lui di giornalismo e delle recenti polemiche legate agli Oscar, ma soprattutto di conoscere il giornalista che diede origine a tutto, quel Walter ‘Robby’ Robinson che ancora oggi non si fa scrupoli nel sottolineare gli errori del Vaticano e la necessità di un vero giornalismo d’inchiesta…

    Il caso Spotlight celebra un giornalismo che non esiste più, minacciato dalla crisi e da internet, ma che effetto le ha fatto interpretare questo ruolo, oggi?
    MICHAEL KEATON: L’ho considerato una benedizione, in un certo senso. Personalmente mi interessa molto il giornalismo: leggo i giornali, e guardo gli show televisivi di informazione più che seguire le news online magari. Così, quando si è iniziato a parlare di interpretare questo ruolo, ho trovato lo script molto interessante oltre che ben scritto. Anche il cast si annunciava notevole – prima di me era stato ingaggiato già solo Mark Ruffalo, e dopo di me han chiamato tutti gli altri – e amavo molto Tom McCarthy come regista, avendone visto tutti i film, tranne uno. Stante tutto questo, è stato poi il tema del giornalismo associato a quello degli abusi nella Chiesa cattolica a farmi decidere definitivamente.

    Un giornalismo d’inchiesta che però sembra morto, anche negli Usa? Cosa stiamo perdendo?
    WALTER ROBINSON: Negli Usa il giornalismo d’inchiesta è tenuto in vita ‘artificialmente’ potremmo dire. Internet ha strappato ai giornali i soldi necessari per realizzare certe inchieste e in molti hanno perso il loro posto di lavoro. Una follia, visto che gli stessi lettori confermano che quel che considerano più importante nei giornali sono proprio le indagini. Ma qualcuno deve pressare i poteri ufficiali e le istituzioni, come anche la Chiesa cattolica, perché si riconoscasno responsabili dei loro atti. Se non lo facciamo noi, chi lo farà? Se non lo facciamo, la democrazia morirà. Perché la gente non potrà essere informata né potrà farsi una vera opinione in merito anche a decisioni importanti.
    MICHAEL KEATON: Un esempio perfetto viene proprio dalla mia città natale, Pittsburgh, in Pennsylvania, dove la sezione di inchieste del giornale locale è di sole sei pagine, nelle quali è impossibile inserire qualsiasi tipo di indagine giornalistica. Non a caso, nella vicina Flint, in Michigan, c’è stato un caso importante di inquinamento idrico da piombo che ha causato traumi cerebrali e successive difficoltà cognitive in molti bambini. C’è stata una persona sola che ha indagato su questo, Erin Brokovich, sostenendo che le città coinvolte da questo tipo di inquinamento negli Stati Uniti sono circa un centinaio. E tra queste potrebbe esserci anche Pittsburgh. Io credo che se ci fosse stato un vero e importante giornalismo investigativo avremmo avuto meno casi di questo tipo, di queste crisi.

    Pur da appassionato, è stato impegnativo prepararsi al ruolo?
    MICHAEL KEATON: Forse non dovrei confessarlo, per poter sembrare un attore migliore, ma la preparazione per il ruolo è stata resa molto facile dallo stesso Walter ‘Robby’ Robinson e dalla possibilità di passare del tempo con lui per assorbire le sue storie sulla propria vita, la propria carriera e tutto quanto ci fosse dietro il lavoro del Team Spotlight sul caso in questione. È stato meraviglioso per me – che sono naturalmente curioso, in particolare sul giornalismo e questo tipo di temi – potergli fare domande su tutto e assorbire quello che raccontava, dalla sua famiglia ai suoi hobby. Anche per cercare di comprendere meglio la sua persona e costruire il personaggio, al quale ovviamente ho aggiunto del mio, grazie anche alla familiarità con le redazioni e con il lavoro dei giornalisti avendone già interpretato alcuni in altre due occasioni (Cronisti d’assalto di Ron Howard, nel 1994, e la miniserie Live from Baghdad di Mick Jackson nel 2002, ndr). Oltre che per interesse personale, come appassionato appunto, purtroppo frustrato dal vedere molti orribili programmi televisivi di approfondimento. Credo sia una situazione generalizzata, che esiste anche in Italia, e vorrei poter capire l’italiano per leggere i giornali di qui per farmene una idea, ma non posso..

    L’argomento degli abusi non è nuovo, ma sicuramente il film l’ha riportato al centro delle cronache. Si aspetta che succeda anche in Italia?
    MICHAEL KEATON: Sinceramente credo che il film avrà un grande impatto. Un tema del genere non può non averlo. E ripenso quando, alla fine di una delle proiezioni con il pubblico, una delle vittime degli abusi mi ha avvicinato per dirmi di non aver mai confessato a nessuno di aver avuto questo tipo di esperienza con un sacerdote. Eppure il film non punta il dito contro la religione in generale, ma va al di là. Personalmente ho avuto una educazione cattolica e ho grande rispetto della fede e dei fedeli, anzi, una delle cose che mi ha colpito di più di questo film è proprio la perdita della fede da parte di molte vittime di questi sacerdoti. È una situazione che non riguarda solo Boston, ma interessa molti fedeli… Io sono un fan di Papa Francesco, credo stia facendo un lavoro difficile e lo ammiro per affrontarlo, ma il tema di certi abusi di potere da parte di chi dovrebbe esercitarlo in maniera diversa è una costante. Come accade per esempio con le forze dell’Onu, con i ‘Peacekeepers’ impegnati negli aiuti umanitari in molte zone dell’Africa che non sempre intervengono in casi di abusi tutelando chi ha bisogno di esser difeso, e diventando così, in un certo senso, complici essi stessi.
    Io sono solo un attore, che ha la fortuna di interpretare questo ruolo, ma sono queste persone ad essere eroi, chi ha subito questi abusi e i giornalisti che ne hanno scritto, denunciandoli. Noi godiamo solo del frutto del loro impegno e possiamo cercare di dare il nostro contributo.

    Oggi il Cardinale Law non è più a Santa Maria Maggiore, ma a Palazzo della Cancelleria, dopo una rimozione “morbida” dettata dal raggiungimento degli 80 anni. Tornerebbe a intervistarlo? E che effetto le ha fatto vedersi interpretato sullo schermo?
    WALTER ROBINSON: Il Cardinale Law è stato trasferito in Italia nel 2002 e da allora non mi risulta che abbia più parlato a dei reporter, anche se io credo che sarei l’ultimo con cui vorrebbe parlare. Detto questo, io mi sento onorato di esser qui oggi e di essere stato interpretato da Michael Keaton, uno dei migliori attori del mondo. Quando me l’hanno comunicato sono stato felice, anche perché nel 1984, mentre ero caporedattore della cronaca locale del Boston Globe, lui interpretò proprio quel ruolo nel film di Ron Howard Cronisti d’assalto. E se non l’avete visto, recuperatelo! Era stato perfetto in quella parte. Come in questo caso, prendendo ogni dettaglio della mia voce, dei miei gesti, etc per rappresentare al meglio e con uno straordinario realismo quel che ero nel film.

    E cosa pensa della Chiesa Cattolica oggi, nell’anno del Giubileo?
    WALTER ROBINSON: Come tutti, ripongo grandi speranze in questo Papa. Ho grande rispetto per quel che sta cercando di fare. Ricordo sempre che una delle prime cose fatte dopo l’investitura è stata proprio quella di togliere a vescovi e arcivescovi le loro limousine private. Una delle quali – oltre a lussuose abitazioni – era assegnata al Cardinale Law, come ad altri cardinali americani.
    Io credo che la Chiesa resti condizionata dai privilegi che certi ecclesiastici continuano ad avere e non completamente concentrata sulle questioni di fede. Io spero che possa cambiare anche in questo e che preti e vescovi possano concentrarsi sulle necessità dei bisognosi e delle loro famiglie e dei loro figli. E prego che sempre meno bambini vengano molestati. Penso inoltre, come molte delle vittime, che Papa Francesco non abbia fatto ancora niente di sostanziale per eliminare questi abusi, ma abbia solo compiuto alcuni passi. Quando è venuto negli Usa ha applaudito il coraggio degli arcivescovi statunitensi nell’affrontare questo tema, cosa che ho trovato profondamente offensiva, come molti nel mio paese, per l’opporsi della maggior parte dei vescovi ai cambiamenti, a meno di non avere una pistola alla tempia. Ancora molto, la maggior parte, rimane da fare, ma spero che questo Papa riesca a portare a termine il compito.

    Tornando invece al cinema, e al boicottaggio degli Oscar per la mancanza di nomination ‘black’. Ci sono ancora problemi in questo senso, secondo la sua esperienza?
    MICHAEL KEATON: Non sono bravo a dare risposte brevi su certi temi, tanto meno su uno così importante e sentito come quello che riguarda le persone di colore e la loro discriminazione, del quale sento parlare sin da quando ero bambino e che sin da allora mi dava fastidio. Si tratta di un problema talmente più grande di quel che riguarda la questione legata agli Oscar. Un discorso molto complesso, ma insieme anche incredibilmente semplice che potremmo ridurre alla domanda se sia una cosa giusta o ingiusta. Non so se in Europa la situazione sia la stessa ovunque, ma probabilmente il problema oltre che nel background dei votanti è nel sistema stesso. Un problema che assume una importanza decisamente maggiore a livello mondiale, e che nel mio Paese costituisce ancora un tema molto sentito e attuale. Forse anche per questo non mi preoccupo granché della questione ‘Oscar’; faccio quello che devo fare, ma il problema è altrove.

    http://www.film.it/film/interviste/dettaglio/art/michael-keaton-il-caso-spotlight-le-colpe-del-vaticano-e-gli-oscar-44815/

  • Giappone, il caso delle bambole gonfiabili-bambine: “Per controllare gli impulsi dei pedofili”

    Giappone, il caso delle bambole gonfiabili-bambine: “Per controllare gli impulsi dei pedofili”

    L’imprenditore Shin Takagi: “Dovremmo accettare socialmente che non vi è alcun modo per modificare le perversioni”. E la sua azienda Trottle commercializza il prodotto: si va dalla classica scolaretta made in Japan a bimbe in mutandine e reggiseno, da fanciulle con un orsetto tra le braccia a bambine di nemmeno otto-dieci anni completamente nude o con una mela a coprire il pube. “Aiuto tante persone ad esprimere i loro desideri, in modo legale ed etico”
  • Abusi sui minori e Chiesa Cattolica

    Abusi sui minori e Chiesa Cattolica

    di Matteo Cresti

    Ciclicamente spuntano nuovi casi di abusi su minori da parte di sacerdoti e consacrati della Chiesa Cattolica. Fenomeno a macchia di leopardo, che per decenni è stato coperto dalle autorità ecclesiastiche, per opportunismo, lassismo o alle volte accondiscendenza, e che negli ultimi trent’anni è emerso sempre di più alla luce del sole, grazie alle voci delle vittime, alla pressione mediatica, e alle conseguenti spinte riformatrici di Ratzinger e Bergoglio.

    Questa volta a tornare alla ribalta su alcuni quotidiani è il caso di abusi nella diocesi di Ratisbona, in Germania. Diocesi famosa per uno sfortunato quanto mal interpretato discorso di papa Benedetto XVI, e per essere stata la “sede operativa” del meno famoso di lui fratello Georg, che vi avrebbe diretto il coro delle voci bianche, “Il Coro dei Passeri” come è chiamato, dal 1964 al 1994.

    Secondo quanto dichiarato dal Ulrich Weber l’avvocato della diocesi e del coro, che è stato incaricato di seguire i fatti, sarebbero ben 231 le vittime di abusi, da collocarsi tra il 1953 e il 1992, di cui una cinquantina sarebbero di natura sessuale, dalla semplice molestia fino allo stupro. Gli abusi sarebbero avvenuti sia all’interno del coro, che in due scuole primarie ad esso collegate.

    Anche il fratello del papa emerito, come già si supponeva, è coinvolto in questa storia di abusi, che però non sarebbero di natura sessuale. Egli si difende, ammette di aver picchiato con degli schiaffi i cantori che facevano delle cattive performance, ma poi sottolinea che questo era un costume dell’epoca, comune e condiviso nelle famiglie e nelle scuole.

    Weber però sostiene che non si sarebbe trattato solo di una qualche botticella occasionale, quanto piuttosto di un metodo impiegato su larga scala, e che anche grazie alla severità del monsignore e alla sua autoritarietà, avrebbe instaurato un clima di terrore e subordinazione.
    In ogni caso anche se ci fosse davvero un reato, ormai esso risulta prescritto. Altra cosa sono invece gli abusi sessuali, del quale mons. Georg Ratzinger dice di non aver mai saputo e sospettato nulla.

    Ancora troppo spesso emergono casi si questo genere, nugoli di vittime che reclamano giustizia per i comportamenti dissennati di un sacerdote, e la compiacenza dei suoi superiori. Ma è normale che sia così, perché la chiesa ha favorito un clima omertoso, che ha nascosto questi carnefici per decenni. Purtroppo per tanto tempo l’aura di sacralità che avvolgeva gli istituti religiosi, il potere che essi rivestivano, e il senso di vergogna che hanno contribuito a diffondere hanno fatto sì che solo oggi le vittime abbiano trovato il coraggio di raccontare ciò di cui erano state vittime.

    Il caso di Ratzinger, dunque non è di per sé né nuovo né presenta degli aspetti eccezionali, se ne continua a parlare solo perché coinvolge il fratello del pontefice non più regnante. Altrimenti, come tanti altri casi, sarebbe già finito nel dimenticatoio. Sfortunatamente, perché le vittime avrebbero tutto il diritto di essere ricordate, e noi dovremmo ricordare il fenomeno, perché ci rammentiamo di sorvegliare, sempre. Per ora, infatti, in Italia mancano grandi inchieste collettive, come questa della diocesi di Ratisbona o quelle delle diocesi statunitensi. Non che non ci siano mai stati violenze sessuali ai danni di bambini e giovani, magari, quanto piuttosto perché permane il clima di vergogna e di sudditanza. Né sono mai nate commissioni d’inchiesta ad hoc, come in altri paesi.

    Ed è proprio su questo che dovremmo riflettere. La pedofilia è orribile tanto che la commetta un prete o un elettricista. Le percosse certo non sono un bell’atto, ma ricordiamo che in alcuni di questi casi esse risalgono agli inizi degli anni ’50, da parte di sacerdoti che ad occhio e croce saranno nati nei primi del ‘900, che hanno visto la crudeltà delle due guerre mondiali e del nazismo, e che i metodi educativi dell’epoca erano quelli che erano.

    Non che si debba relativizzare a tutti i costi, un atto non può cambiare la sua natura a seconda del tempo e del luogo in cui è commesso, però è anche vero che fino a qualche decennio fa anche i nostri maestri elementari entravano in classe con la bacchetta (per la quale qualche vecchio docente prova ancora nostalgia). Un’altra cosa ancora è istaurare un clima di terrore o di sottomissione psicologica, ma anche questo è stata (e talvolta è) pratica corrente.

    Insomma bisognerebbe chiederci perché talune cose fanno notizia e altre no. Perché alcuni fatti, altrettanto gravi o interessanti, finiscono nel dimenticatoio, e alcuni non ricevono nemmeno l’onore di essere menzionati, ed altri invece sono sempre sulla cresta dell’onda. Se i giornalisti, come ama definirli la nostra direttora, devono essere i “cani da guardia del potere” non indagano anche se questo, vengono meno alla loro professione.

    Il giornalismo ha avuto un grande merito nel portare a galla tanti abusi, nel dare la voce alle vittime, che non hanno mai avuto uno spazio per poter raccontare la loro vicenda, ha contribuito a creare un clima di accusa e inchiesta, che ha costretto la Chiesa Cattolica a correre ai ripari e a prendere la situazione sul serio.

    Ma il giornalismo italiano dove è? Perché si riduce a raccontare una vicenda, che ha poco di nuovo, solo perché uno dei coinvolti è il fratello del papa emerito? Perché il giornalismo italiano non indaga sui crimini della chiesa italiana? Forse che la vicenda di Nuzzi e Fittipaldi, sebbene in modo diverso, ci continua a dire, che in Italia non siamo ancora pronti per fare “i mastini” contro la chiesa?

  • LE STRATEGIE SCORRETTE DEI TESTIMONI DI GEOVA PER RITARDARE PROCESSI E INCHIESTE SU REATI SESSUALI CONTRO I BAMBINI

    LE STRATEGIE SCORRETTE DEI TESTIMONI DI GEOVA PER RITARDARE PROCESSI E INCHIESTE SU REATI SESSUALI CONTRO I BAMBINI

    UN ALTRO GIUDICE CRITICA LE STRATEGIE PROCESSUALI DEI TESTIMONI DI GEOVA

    Un collegio giudicante di Filadelfia ha dichiarato che i Testimoni di Geova hanno usato una “strategia scorretta” per ritardare un processo nel quale una donna ha accusato i leader della religione di aver coperto l’abuso sessuale subito quando era minorenne.

    La casa madre dei Testimoni, la Società Torre di Guardia di New York, (Watchtower Bible and Tract Society), aveva vinto una mozione presso un tribunale di prima istanza per trasferire il processo da Filadelfia alla Contea di York che attualmente ha il maggior lavoro arretrato di cause civili della Pennsylvania.

    La Torre di Guardia aveva sostenuto che lo svolgimento del processo a Filadelfia sarebbe pesato sui testimoni che avrebbero dovuto viaggiare per recarsi a deporre.

    La Corte d’Appello ha annullato la sentenza del tribunale di grado inferiore definendo la mozione della Torre di Guardia “una mossa dell’ultimo momento per rinviare il processo“.

    Nel suo giudizio il giudice Patricia Jenkins, si riferisce alla Torre di Guardia e agli altri imputati, come “le Congregazioni”.

    <<I fatti suggeriscono fortemente che l’istanza di trasferimento è stata il prodotto della collaborazione in malafede tra le Congregazioni e i 4 testimoni della Contea di York“, ha scritto il giudice.

    Il procedimento è stato presentato nel 2013 da Stephanie Fessler che ha denunciato di essere stata abusata sessualmente dalle 30 alle 50 volte, dai 14 ai 16 anni d’età, da una donna di mezza età in un’altra congregazione.

    Il giudice Jenkins non si è soffermata sulla collaborazione ma non è la prima volta che un magistrato solleva la questione delle strategie processuali dei Testimoni di Geova. In due procedimenti in California, i giudici hanno emesso  sentenze in contumacia perché la Torre di Guardia ha rifiutato di presentare documenti e testimoni.

    Stephanie Fessler, oggi 27enne, ha dato l’autorizzazione a REVEAL di usare il suo nome in questa storia. Il suo avvocato, Jeff Fritz, ha asserito che le politiche della Torre di Guardia hanno consentito le sue molestie.

    <<La congregazione e la Torre di Guardia erano venuti a conoscenza dell’abuso e avevano l’obbligo di segnalarlo alle forze dell’ordine e alle autorità responsabili del benessere dei minori” ha dichiarato il legale.  <<Ammettono che ne erano a conoscenza e non lo segnalarono. Di conseguenza Stephanie è stata soggetta ad abuso reiterato>>

    La Torre di Guardia ha rifiutato di commentare il caso.

    La denuncia di  Stephanie Fessler è una tra più di una dozzina di cause pendenti contro la Torre di Guardia negli Stati Uniti concernenti le politiche dell’organizzazione sull’abuso sessuale infantile.

    Un’inchiesta di REVEAL dello scorso febbraio ha riscontrato che dal 1989 la Torre di Guardia aveva dato istruzioni agli anziani dei Testimoni  per nascondere gli abusi sui minori alle autorità secolari.

    Il modello della segretezza della Torre di Guardia è stato successivamente messo in luce nel corso di un’inchiesta di una commissione governativa australiana che ha accertato che i Testimoni di Geova avevano omesso di segnalare oltre 1000 casi di sospetti abusi sui bambini nel loro paese.

    Una Commissione che in Inghilterra regola gli enti di beneficenza sta attualmente investigando  le politiche dei Testimoni di gestione dell’abuso sessuale infantile.

    Il processo concernente il caso Fessler potrebbe aver inizio all’inizio di questa primavera.

    Articolo originale a firma di Trey Bundy 

    Libera traduzione a cura dell’Associazione Vittime della Società Torre di Guardia

    FONTE: REVEAL

    https://www.revealnews.org/blog/another-judge-criticizes-jehovahs-witnesses-court-tactics/

    NOTA: Ricordiamo che la Società Torre di Guardia ha cercato di opporsi anche all’inchiesta della Charity Commission causando un ritardo nella stessa, che, come rilevato dal giudice Alison McKenna, ha così portato i bambini a correre dei rischi. Vedi approfondimenti al link di seguito

    http://www.civilsociety.co.uk/governance/news/content/19237/charitys_elongated_delay_to_commission