Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • Vignetta contro la pedofilia, e Facebook censura la pagina anti-omofobia

    Vignetta contro la pedofilia, e Facebook censura la pagina anti-omofobia

    La vignetta, satirica, tenta di ironizzare sull’ipocrisa della Chiesa cattolica, colpevole di aver nascosto per anni gli abusi sessuali nei confronti dei bambini, gli stessi che ora sostiene di voler proteggere dalla stepchild adoption prevista dal ddl Cirinnà.

    Non si tratta di una vignetta oscena o volgare; satirica, certo, ma niente di più. Un prete che incita un bambino a nascondersi sotto la sua tunica per proteggerlo dall’arrivo dei “froci” che vorrebbero adottarlo. Ed è stato proprio per quella vignetta che Hermes Mariani, gestore della pagina Fb Bigottophobia, è stato bloccato per 24 ore dal social network e la sua pagina chiusa.

    Insomma: una pagina anti-omofobia viene chiusa; intanto, però, restano aperte quelle che inneggiano all’uccisione di gay e migranti, nonché quelle che auspicano al ritorno del ventennio fascista.

    http://www.articolotre.com/2016/02/vignetta-contro-la-pedofilia-e-facebook-censura-la-pagina-anti-omofobia/

  • L’errore del cardinale Romeo: non denunciare il prete pedofilo Elice

    L’errore del cardinale Romeo: non denunciare il prete pedofilo Elice

    Errori su errori hanno contraddistinto la carriera sacerdotale dell’ex arcivescovo Romeo, un uomo che ha sempre visto la carriera come fine ultimo e non si è mai dato apertamente agli altri cercando anzi di bloccare i bravi sacerdoti che con onestà portavano avanti il loro lavoro favorendo chi invece non lo meritava affatto. Il cardinale Romeo però ha compiuto un gesto ancor più grave, non ha denunciato don Roberto Elice, arrestato recentemente per pedofilia. L’ex arcivescovo di Palermo era da tempo a conoscenza degli abusi nei confronti di tre minori. La difesa sulle pagine di Repubblica è sterile: “Abbiamo informato la madre del suo diritto-dovere di sporgere denuncia. Non spettava a me denunciare don Roberto”. Solo scuse che offendono chi crede veramente nei valori della Chiesa che spinge all’aiuto verso il prossimo, e che vanno in netta controtendenza anche con le parole di Papa Francesco che ha sempre sostenuto che chi commette azioni penali va consegnato all’autorità giudiziaria e processato.

    Ciò che è avvenuto

    La polizia ha arrestato a Roma Roberto Elice, ex parroco 40enne della chiesa Maria Santissima Assunta di via Perpignano, nel quartiere della Noce, a Palermo. Il prelato avrebbe commesso abusi sessuali su tre minori mentre era parroco nel capoluogo siciliano. Gli uomini della squadra mobile hanno eseguito l’ordinanza cautelare, emessa dal Tribunale di Palermo, nella capitale. Le indagini avrebbero fatto emergere che due fratelli minorenni erano stati vittime di violenza sessuale da parte dell’ex parroco della chiesa di Palermo che frequentavano. Gli episodi sarebbero cominciati in occasione di un pellegrinaggio e sarebbero poi continuati in periodi successivi anche nell’abitazione dei due ragazzi. Il sacerdote, abusando del rapporto di fiducia che si era instaurato con la madre dei minori – emerge dagli investigatori – era diventato un punto di riferimento per i due ragazzini, tanto da pagare il biglietto per un pellegrinaggio all’estero per uno dei due e fare loro diversi regali. La madre dei due ragazzi, dopo aver appreso da uno dei figli cosa fosse successo, ha denunciato il prete. Le indagini, coordinate dalla Procura, si sono avvalse di alcune testimonianze ed hanno permesso di ricostruire un’altra vicenda, avvenuta qualche tempo prima, di abusi sessuali ai danni di una terza vittima, oggi maggiorenne. Gli agenti hanno acquisito anche la conversazione, via chat, che il sacerdote aveva intrattenuto con una parrocchiana, nella quale lo stesso le confessava quanto aveva fatto in un momento di debolezza, durante un pellegrinaggio. L’indagine a carico del sacerdote è stata coordinata dall’aggiunto Salvo de Luca e dal pm Claudio Camilleri.

    Le parole non comprese del cardinal Bagnasco

    Ben diverso il caso del Presidente della Cei cardinal Angelo Bagnasco che fu male intrepretato quando disse: “Ciò che è più importante è il rispetto delle vittime e dei loro familiari che non è detto vogliano presentare denuncia, per ragioni personali. Bisogna essere molto attenti affinché noi sacerdoti, noi vescovi non andiamo a mancare gravemente di rispetto alla privacy, alla discrezione alla riservatezza e anche ai drammi di eventuali vittime che non vogliano essere ‘messe in piazza’, brutalmente parlando”. In questo modo il cardinale voleva solo salvaguardare il bambino e la famiglia dando a loro per primi la possibilità di denunciare un simile abominio, ma mai sostenere che un sacerdote non debba denunciare. Questo è ben diverso rispetto al “lavarsi le mani” di chi sostiene: “Non spettava a me denunciare… Diverso anni luce…

    Interviene il Vaticano

    Il cardinale Sean Patrick O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori ha rilasciato insieme agli altri 16 membri dell’organismo la seguente dichiarazione, che riguarda l’obbligo di segnalare sospetti abusi sessuali alle autorità civili: “Come Papa Francesco ha così chiaramente affermato: ‘I crimini e i peccati degli abusi sessuali sui bambini non devono essere tenuti segreti mai più. Garantisco la zelante vigilanza della Chiesa per proteggere i bambini e la promessa della piena responsabilità per tutti’ (27 settembre 2015).  Noi, il presidente e gli altri membri della Commissione, desideriamo affermare che i nostri obblighi ai sensi del diritto civile devono essere rispettati, certamente, ma anche al di là di tali vincoli, abbiamo tutti la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili che hanno il compito di proteggere la nostra società”.

    Prosegue la dichiarazione del cardinale O’Malley: “Negli Stati Uniti, la charter dei nostri vescovi afferma chiaramente l’obbligo per tutte le diocesi/eparchie e per tutto il personale di denunciare i sospetti abusi alle autorità pubbliche. Ogni anno presso la nostra riunione di novembre, in una sessione di formazione per i nuovi vescovi, questo obbligo è ribadito, e durante ogni mese di febbraio la seconda Conferenza propone un programma di formazione per i nuovi vescovi che ribadisce in modo chiaro ed esplicito questo obbligo. Come Commissione consultiva del Santo Padre per la tutela dei minori, abbiamo recentemente condiviso con Papa Francesco una panoramica estesa delle iniziative di educazione della Commissione per le Chiese locali nel corso degli ultimi due anni, e ribadito la volontà dei Membri di fornire materiali per i corsi offerti in Roma, compreso tra gli altri il programma annuale di formazione per nuovi vescovi e per gli uffici della Curia romana affinché possano utilizzarli nei loro sforzi per la protezione dei minori.”

    Edoardo Izzo

  • Il Caso Spotlight, al cinema l’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa

    Il Caso Spotlight, al cinema l’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa

    18 dicembre 2015, sacerdote arrestato in un paesino della Piana di Gioia Tauro per abusi a carico di minori. 28 gennaio 2016, prete arrestato a Brindisi e condannato a tre anni e otto mesi di reclusioneper atti sessuali su minori. 11 febbraio 2016, un sacerdote tra gli undici arrestati con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali a pagamento con ragazzi minorenni. L’ultimo episodio risale a pochi giorni fa e andando a ritroso la media è di un caso al mese, quantomeno per quelli che diventano di dominio pubblico.

    Gli abusi sono talmente tanti che a raccontarli non si rende l’idea della vastità del problema, motivo per cui la onlus Rete l’Abuso ha stilato una mappa che indica caso per caso gli abusi sessuali commessi in Italia dai membri del clero, raggruppando tutti quelli noti, quelli giunti al terzo grado di giudizio, quelli attualmente in corso e quelli di cui non si è più saputo nulla.

    È in questo contesto che arriva in sala un film potente e necessario, che dimostra ancora una volta che la settima arte, così come il giornalismo, sono un bene imprescindibile per la società civile. Candidato a 6 premi Oscar tra cui Miglior film, Miglior regia e Miglior sceneggiatura originale, Il Caso Spotlight racconta la storia del team di giornalisti investigativi delBoston Globe soprannominato appunto Spotlight, che nel 2002 ha sconvolto il capoluogo della contea di Suffolk con le sue rivelazioni sulla copertura sistematica da parte della Chiesa Cattolica degli abusi sessuali commessi su minori da oltre 70 sacerdoti locali. Un’inchiesta talmente importante da ricevere il Premio Pulitzer, lasciando ai posteri una lezione del miglior giornalismo possibile, a cui oggi, specialmente in Italia, non siamo più abituati.

    L’avvio dell’indagine giornalistica e, nel film, della narrazione parte dall’arrivo nell’estate del 2011 di Marty Baron, a cui presta il voltoLiev Schreiber, atterrato da Miami per prendere le redini delGlobe. Senza indugiare un giorno il neodirettore incarica il team Spotlight di indagare sulla notizia di cronaca di un prete locale accusato di aver abusato sessualmente di decine di giovani parrocchiani nel corso di trent’anni. Consapevoli dei rischi a cui si espongono mettendosi contro un’istituzione come la Chiesa Cattolica a Boston, il caporedattore del team Spotlight, Walter “Robby” Robinson, interpretato da un immenso Michael Keaton, i cronisti Sacha Pfeiffer (Rachel McAdams) e Michael Rezendes (Mark Ruffalo) e lo specialista in ricerche informatiche Matt Carroll (Brian d’Arcy James) iniziano ad andare a fondo con le indagini sul caso.

    Non appena i giornalisti del team di Robinson iniziarono a parlare con l’avvocato delle vittime,Mitchell Garabedian, interpretato da Stanley Tucci, a intervistare gli adulti molestati da piccoli e a cercare di accedere agli atti giudiziari secretati, iniziò a emergere con sempre maggiore chiarezza che l’insabbiamento dei casi di abuso era ben più ampio e sistematico di quanto si potesse immaginare e che il fenomeno era molto più grave ed esteso.

    I più alti funzionari del clero, tra cui il Cardinale Law, arcivescovo di Boston, tentarono in tutti i modi di ostacolare il loro lavoro con svariate intimidazioni. Un disperato tentativo per non far pubblicare il dossier che, nonostante tutto, venne reso pubblico dal Globe nel 2002 e che scoperchiò letteralmente un vaso di Pandora, aprendo finalmente la strada a tante analoghe rivelazioni in oltre 200 diverse città del mondo.

    Presentato fuori concorso alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, il film diretto da Tom McCarthy è arrivato fino alla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori che l’ha visionato in una proiezione privata. La Commissione è quella istituita da Papa Francesco nel 2014, la stessa attorno cui i giorni scorsi si erano scatenate le polemiche per l’allontanamento di uno dei suoi componenti, Peter Saunders, a fronte delle durissime critiche al cardinale George Pell e perfino al Papa stesso, sulle politiche messe in campo per contrastare i reati di pedofilia. Ovviamente il Vaticano non ha rilasciato alcun commento ufficiale sul film, un motivo in più per andarlo a vedere, dal 18 febbraio al cinema.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/15/spotilight/2464642/

  • Prete italo-argentino complice dei torturatori di Videla non sarà estradato dall’Italia: nel codice non è reato

    Prete italo-argentino complice dei torturatori di Videla non sarà estradato dall’Italia: nel codice non è reato

    Franco Reverberi è un sacerdote della diocesi di Parma e vive tranquillo a Sorbolo, a circa dieci chilometri dalla città emiliana. Ha 78 anni e origini argentine. Ma negli anni Settanta, durante il sanguinoso regime di Jorge Videla, era cappellano dell’esercito presso la “Casa dipartimentale”, nella località di San Rafael. Secondo il racconto di alcuni testimoni, e grazie alle prove raccolte dalla giustizia di Buenos Aires in questi anni, nelle celle di quell’edificio si sono compiuti atroci atti di tortura ai danni degli oppositori. Ben quattro persone hanno identificato in Reverberi il cappellano militare della “Casa dipartimentale”.

    Il 15 novembre 2012 il tribunale federale di San Rafael ha chiesto la “detenzione immediata” del sacerdote italo-argentino, per essersi negato alle domande che i giudici avrebbero voluto fargli, chiamandolo a rispondere di un’eventuale implicazione in quei crimini. Già nel 2010 don Franco aveva deposto in aula, quando i testimoni lo avevano identificato. Poi è tornato in Italia. Il tribunale argentino di San Rafael ha quindi sollecitato il nostro paese a estradare Reverberi, perché possa essere giudicato sul sospetto coinvolgimento nelle torture alla “Casa dipartimentale”. Dall’Italia, però, è arrivato un netto rifiuto: nel nostro codice penale il reato di tortura non è previsto, non ci sono pertanto i presupposti per un’estradizione. Don Franco dovrebbe rispondere anche del reato di lesioni; ma è stato prescritto, quindi niente da fare.

    Il caso di Reverberi è noto ai media argentini e spagnoli. In Italia solo un grande silenzio. Che Monica Bernabè, giornalista del quotidiano El mundo, ha provato a rompere, recandosi a Sorbolo per parlare con alcuni parrocchiani. Ma tutti si negano, nessuno si sbilancia: «No, non sappiamo», «Sì, qualcosa. Però è una storia passata, non lo hanno estradato. Don Reverberi è una persona buona e tranquilla, non possiamo giudicarlo per ciò che è avvenuto anni fa. Ci penserà Dio».

    Di anni ne sono trascorsi esattamente 40: era infatti il 1976 quando, nelle celle della “Casa dipartimentale”, si consumarono, anche grazie alla complicità di don Franco, le torture dei militari argentini. Questa è la tesi dell’accusa, che vorrebbe interrogare direttamente Reverberi, ma che finora ha ricevuto dall’Italia solo rifiuti. L’ambasciata argentina a Roma ha fatto ricorso presso la Corte di Cassazione contro la decisione della Corte d’Appello di Bologna, che negava l’estradizione del sacerdote a Buenos Aires. Fonti ufficiali della rappresentanza diplomatica in Italia, inoltre, fanno sapere che la stessa richiesta è stata formulata per altri due generali italo-argentini, che vivono indisturbati nel nostro paese.

    Il tema dell’introduzione del reato di tortura in Italia non è nuovo nel dibattito pubblico e ha già suscitato polemiche e scontri tra chi ritiene che il nostro ordinamento dovrebbe colmare questa grave lacuna legislativa e chi si oppone strenuamente (come le sigle sindacali delle forze dell’ordine), giustificando la posizione contraria col timore che ciò porti a «criminalizzarle», dice Fabrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, che si batte da anni perché la tortura diventi un reato anche per il codice penale italiano. Nell’aprile 2015 la Corte europea dei diritti umani ha condannato il nostro paese a risarcire di 45mila euro Arnaldo Cestaro, una delle vittime delle violenze compiute durante il G8 di Genova del 2001.

    Arturo Salerni, uno degli avvocati dell’ambasciata argentina a Roma che segue il caso, spiega che si potrebbe tentare la strada del diritto internazionale, ad esempio appellandosi alla Convenzione Onu contro la tortura, firmata anche dall’Italia. Ma la Corte di Cassazione su questo punto ha usato parole che più chiare non potrebbero: “È necessaria una legge che converta la proibizione internazionale della tortura in un delitto”.

    Tocca quindi al Parlamento italiano pronunciarsi. Un’altra strada, in realtà, sarebbe percorribile e l’Assemblea permanente per i diritti umani di San Rafael non la esclude a priori. A Roma, infatti, vive un illustre argentino, che potrebbe facilitare una soluzione del caso. Sì, è proprio Papa Francesco. In Vaticano sono stati inviati alcuni documenti, in due distinte occasioni: nella prima, è stata comunicata l’avvenuta ricezione; nella seconda, neanche questo. Padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana, ha dichiarato: «Tutti ricorrono a Papa Francesco come se potesse risolvere ogni problema. Se la giustizia italiana non ha concesso l’estradizione, che possiamo fare?».

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/prete_italo_argentino_torture_videla_estradizione_reato-1552591.html

  • FEDE IN BILICO PER L’AUMENTO DEI PRETI PEDOFILI? SI ACCETTANO MIRACOLI

    FEDE IN BILICO PER L’AUMENTO DEI PRETI PEDOFILI? SI ACCETTANO MIRACOLI

    Sempre più persone smettono di credere. La pedofilia nella Chiesa è l’Anticristo, una piaga che va sanata con denunce immediate.

    “Troppi preti pedofili, basta! Smetto di credere in Dio”, capita spesso di sentire questa frase lanciata tra i passanti, per le strade del centro o in metropolitana. Ormai, la gente è sfiduciata, ha smesso di credere nella figura del sacerdote e di conseguenza ha deposto anche la fede. Nulla di più sbagliato. La religione è una pratica, ma la fede è un sentire. Cosa ha a che fare con i preti pedofili? Dietro l’abito talare si nasconde sempre un uomo con pregi e difetti umani, questo non va mai dimenticato.

    E talvolta, purtroppo, anche con la tendenza pedofila. È inaccettabile tollerare la violenza sui minori, celandosi dietro la figura di ministrante di Dio. Ancor più grave è non denunciare un confratello o consorella quando si è consapevoli degli abusi che hanno commesso. Ogni tribunale, ecclesiastico e civile, dovrebbe giudicare il reato e non la gerarchia o la sacralità dell’abito che porta. Viene da pensare che nemmeno Dio la tolleri e pertanto fa sì, ora in un modo, ora nell’altro che la pederastìa esca allo scoperto nelle file della Chiesa.

    La pedofilia tra i sacerdoti, vizio antico o moda del 2000?

    Se guardiamo agli ultimi 14 anni di cronaca e gossip vari (inutile prendersi in giro, molte riviste ci mangiano su questi casi osceni di violenza su minori) ci accorgiamo che il boom di queste notizie ha avuto inizio nel 2002 a Boston, quando il The Boston Globe riportò il primo caso di pedofilia: il prete John J. Geonghan condannato a 10 anni di carcere per aver violentato un bambino di soli 10 anni. Da allora in poi le menti vennero sconvolte da questo nuovo orrore e si procedette alla condanna di 89 preti e alla destituzione di altri 55. Un caso eclatante che cambiò il modo di vedere e di sentire la Chiesa da parte dell’opinione pubblica.

    Dall’America all’Europa il fenomeno di pedofilia sacerdotale rimbalzò in pochi istanti e le condanne, gli insabbiamenti, i non detti e tutti gli annessi e connessi ai vari casi finirono di competenza del Vaticano. Il resto è storia. Tutto nero su bianco. E a proposito di storia, ma siamo proprio sicuri che gli antichi ignorassero questo disturbo del comportamento sessuale che non risparmia nemmeno coloro che per voto davanti a Dio dovrebbero essere “puri e immacolati”? Se andiamo a scavare indietro nel tempo qualche “scheletro parlante” esce sempre. Mi viene in mente la vicenda di Papa Giulio III che nominò cardinale un suo nipote adottivo, tale Innocenzo del Monte ancora in età puberale, così come l’antipapa Giovanni XXIII (vissuto tra 1300 e 1400) condannato e poi reintegrato, dopo aver abusato di alcuni ragazzini che gli erano stati procurati da un chierico della camera apostolica. E casi simili si possono raccontare all’infinito. La pedofilia è una patologia difficile da individuare in soggetti apparentemente sani di mente, figuriamoci tra i preti, che dovrebbero essere immagini di beatitudine in terra.

    Lotta ai preti pedofili, Papa Francesco un vero crociato

    Il punto è che non si può rinunciare alla propria fede in un Dio creatore solo perché “alcuni soldati del suo esercito hanno defezionato” dirigendosi verso l’inferno infinito che gli attende. Perché? Non c’è peccato e reato più grave dell’abusare di anime innocenti e piene di vita come i bambini. Una cura contro questo cancro orribile c’è? Certamente. Una Chiesa che non abbia paura di denunciare gli scandali che avvengono al suo interno.

    Papa Francesco, in questo senso, sta facendo un ottimo lavoro con le sue doti di diplomazia, alternate a severità, con la dichiarazione di reato canonico l’abuso di  ufficio episcopale. Siamo solo all’inizio. La crociata contro i preti pedofili non è terminata. Prima di abusare di un minore ogni presunto sacerdote, potenziale pedofilo, farebbe bene a rileggersi queste parole del Vangelo di Matteo 18,6: “Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato in fondo al mare”.

    http://it.blastingnews.com/opinioni/2016/02/fede-in-bilico-per-l-aumento-dei-preti-pedofili-si-accettano-miracoli-00782189.html

  • Pedofilia, 11 arresti nel Nord Italia (tra cui un prete)

    Pedofilia, 11 arresti nel Nord Italia (tra cui un prete)

    Undici persone sono state arrestate tra Lombardia ed Emilia con l’accusa di aver avuto rapporti sessuali a pagamento con ragazzi minorenni. Tra di loro anche un sacerdote e un allenatore di squadre di calcio giovanili

    Ennesima retata contro la pedofilia in queste ore che ha coinvolto le provincia di Brescia, Bergamo, Milano, Monza, Pavia e Parma. I Carabinieri hanno scoperto un vero e proprio sistema in cui i ragazzi si presentavano come maggiorenni sui social network e, una volta stabilito il contatto, gli indagati avevano con loro rapporti sessuali in luoghi appartati in cambio di regali o piccole somme di denaro
    L’indagine, avviata nel mese di agosto 2015 e condotta da personale della Compagnia di Brescia nonché di quello della Sezione di polizia giudiziaria dell’Ufficio giudiziario inquirente, ha consentito di: identificare quattro minorenni, aventi età ricompresa tra i 16 ed i 17 anni, i quali, prevalentemente attraverso contatti acquisiti sul social network dedicato ad incontri online, organizzavano approcci con uomini consapevoli della minore età dei giovani, cui offrivano prestazioni sessuali dietro corrispettivo di denaro ovvero regalie di varia natura sia a bordo di autovetture presso parcheggi di centri commerciali e di luoghi di intrattenimento sia presso le abitazioni di alcuni degli indagati.

    Pedofilia, 11 arresti nel Nord Italia (tra cui un prete)

  • PEDOPORNOGRAFIA E DROGA: L’ALTRO VOLTO DEL VATICANO

    PEDOPORNOGRAFIA E DROGA: L’ALTRO VOLTO DEL VATICANO

    Una vera e propria minaccia quella dei reati via web, ha denunciato Milano: “Molte condotte delittuose oggi si consumano attraverso le vie telematiche; di qui l’importanza delle intercettazioni di comunicazioni come strumento di indagine imprescindibile”. Due delicati casi di «differente gravità» di detenzione di materiale pedopornografico sono emersi dall’attività investigativa in Vaticano. Lo ha reso noto il Promotore di Giustizia, avvocato Gian Piero Milano, aprendo l’Anno giudiziario presso il Tribunale vaticano. Nel dettaglio, il pg vaticano ha puntato l’attenzione sull’ “attività di analisi forense ed info-investigativa soprattutto di carattere informatico, per due delicati casi – di differente gravità – di detenzione di materiale pedopornografico”.

    Anche il Vaticano non si è salvato dalla piaga del traffico di droga “Tentativi isolati” all’ombra del Cupolone che sono stati “neutralizzati sul nascere”. Lo ha denunciato l’avvocato Gian Piero Milano, il pg del Vaticano, aprendo l’Anno giudiziario presso il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. Il pg vaticano ha spiegato che la fruttuosa collaborazione tra le forze di polizia del Vaticano con i corpi di polizia di altri Stati ha aiutato “nella repressione di gravi reati, come quello del traffico internazionale delle sostanze stupefacenti che, purtroppo, non ha lasciato indenne il nostro piccolo Stato, teatro di isolati tentativi – neutralizzati sul nascere – posti in essere, con modalità insolite, da trafficanti senza scrupoli”.

    Nel dettaglio, il pg Milano ha ricordato “l’ apprezzato impegno della Gendarmeria nel 2014″ relativo al “monitoraggio del traffico di droga da Stati esteri verso lo Stato vaticano, in particolare tre spedizioni. In un caso specifico è stata effettuata una consegna controllata della sostanza stupefacente, che transitava attraverso uno stato comunitario. L’improvvida divulgazione della notizia da parte di un quotidiano straniero ha reso vana l’operazione congiunta tra forze di polizia di diverse nazionalità, non essendosi presentato alcuno per il ritiro del plico contenente la sostanza stupefacente”.

    fonte:  http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=68677&typeb=0&Pedopornografia-e-droga-l-altro-volto-del-Vaticano-

  • Se io fossi una madre

    Se io fossi una madre

    di Raffaella Catalano
    Gli abusi sessuali sui bambini, la mancata denuncia dell’ex arcivescovo di Palermo e quelle mille domande a cui, disgraziatamente, non saprei rispondere

    Se io fossi madre, cercherei di non immaginare mai che mio figlio possa diventare vittima di pedofilia. Sarebbe uno dei miei peggiori incubi. Se fossi madre, meno che mai potrei concepire l’idea che questo abuso il mio bambino lo subisse da chi si fida. Da un sacerdote che conosce da sempre, che lo ha accolto in parrocchia, che lo ha battezzato quand’era appena nato, oppure che lo ha preparato per la prima comunione.

    Se fossi madre, saprei però che questi orrori accadono, che così inconcepibili purtroppo non sono. Che bisogna avere mille occhi, mille orecchie e mille sensibilità per cogliere anche i più flebili segnali di allarme, di turbamento. Se fossi madre e, nonostante i sensi in perenne stato di allerta, capissi che qualcuno ha molestato mio figlio, mi sdoppierei e correrei nello stesso istante da uno psicologo infantile e da un magistrato. Per aiutare il piccolo e per punire l’orco.

    Se fossi madre, mi aspetterei che una volta individuato l’irresponsabile-responsabile, quest’ultimo venisse arrestato subito. Che lui – vestito di una tonaca o di un clergymen, i quali forse più a lungo che a una persona comune garantiscono l’“inaccusabilità” e l’invisibilità come pervertito – fosse additato dagli altri uomini di chiesa come il demonio che in teoria da sempre combattono. E non penserei mai di dover sentire un alto prelato attaccarsi ad articoli e codicilli di Diritto canonico per giustificare l’assenza non dico di un pubblico sputtanamento (va atteso il giudizio definitivo della legge, è ovvio), ma della doverosa e immediata denuncia di un pedofilo libero di continuare a molestare.

    Se fossi madre, non concepirei mai che una lettera confessoria, in cui il mostro ammette di essere mostro, possa essere passata di mente a un superiore o giacere tra gli atti polverosi di un’arcidiocesi. Né potrei mai credere che il debosciato, nel frattempo, resti ancora in grado di molestare altri bambini, nelle infinite pieghe e lungaggini di procedure ecclesiastiche che quasi mai saltano fuori dalla chiesa. Perché alla fine è quasi sempre la giustizia laica a strappare il pedofilo in abito talare da dietro un altare, da un confessionale, da un campetto di calcio parrocchiale, da un oratorio e da ovunque eserciti la sua libidine impazzita.

    Se fossi madre mi aspetterei che qualche altro approfittatore di bambini, ormai in galera perché condannato in via definitiva, venisse sospeso a divinis almeno dopo la pronuncia dell’ultima sentenza, se non è consentito prima. Benché, è evidente, non eserciti più da tempo il proprio ministero. Ma questa non è una giustificazione per non eliderlo.

    Per fortuna, non sono madre. Perché tutto questo non succede quasi mai, o troppo raramente. I preti pedofili, assai spesso, semplicemente li si ammonisce (e forse non sempre, o solo in modo blando, a mo’ di “consiglio”) quando ormai l’abuso è saltato fuori. E di rado quell’abuso emerge per imperio del loro “habitat”. Troppo di frequente questi “scandalizzatori dei più piccoli” non li si rinchiude in un eremo: li si trasferisce e basta, talvolta lontano dagli occhi di chi sa, magari all’estero. Dove altrettanti bambini ignari gireranno con fiducia intorno alle loro vesti, come molte cronache ci informano. In altri casi, non li si caccia nemmeno via dalla città in cui hanno violato l’infanzia e continueranno a farlo.

    Per fortuna, ripeto, non sono madre. Non ho voluto esserlo. Forse anche per questo. Per non illudere un figlio, per non liberarlo in un mondo spesso dimentico della coscienza, di regole morali e materiali, omertoso (che si tratti di violenze sessuali o di altre storture), accondiscendente e tollerante nei confronti dell’intollerabile. Per fortuna che non sono madre. Che non sono madre di un bambino abusato. Altrimenti, con tutta la rabbia e il dolore che avrei… Beh, forse è meglio che mi fermi qui.

    Tratto da: dipalermo.it

    Foto: Erik Ravelo è un fotografo e un artista, questa è una delle immagini della sua campagna chiamata Los, contro la pedofilia.

    http://www.antimafiaduemila.com/home/opinioni/236-societa/58849-se-io-fossi-una-madre.html

  • Sui preti che molestano i bambini scusarsi non basta

    Sui preti che molestano i bambini scusarsi non basta

    Basta chiedere scusa senza criticare chi aveva trasferito il parroco palermitano, accusato di violenza sessuale, evitando però di denunciarlo alla magistratura? Me lo chiedo mentre ascolto l’omelia che don Corrado Lorefice, vescovo di Palermo, rivolge nel giorno della Candelora ai consacrati religiosi, una platea composta al novanta per cento di monache anziane. Nell’omelia il vescovo non fa cenno all’ultimo gravissimo fatto, a Palermo almeno altri due casi simili sono arrivati alle cronache. Tre casi per i quali la chiesa di Palermo, così come succede nel vituperato mondo della politica, ha atteso procura e forze dell’ordine senza fare nessun passo verso l’una o le altre. Caro don Corrado, che percorso pensa di proporre alla diocesi che guida affinché la questione possa essere affrontata, magari portando alla luce del sole altri casi adesso ignoti?

    A proposito di luce del sole (il titolo di un film che parla di Puglisi), anche per don Pino la chiesa di Palermo mostrò una netta chiusura dopo il suo omicidio nei confronti di chi indagava, non costituendosi parte civile nel processo e per questo venne pesantemente redarguita dal pubblico ministero. Del resto nel periodo in cui il parroco di Brancaccio veniva minacciato e anche aggredito fisicamente, nessuna richiesta di protezione verso gli organi preposti, partì da Via Matteo Bonello, nelle cui stanze certamente si conoscevano le angustie, via via sempre crescenti in cui don Pino era costretto a dibattersi nella sua solitaria lotta al potere mafioso. Insomma, una chiesa che si rivolge allo Stato quando ci sono da chiedere e mettere dentro finanziamenti e nel momento in cui, vedi l’intervista al Giornale di Sicilia di domenica 31 gennaio al vescovo di Monreale, c’è da difendere la cosiddetta famiglia tradizionale. Definendo, come dichiarato letteralmente dal prelato, un “grave regresso antropologico ” la legge sulle unioni civili in discussione nel parlamento della Repubblica.

    Se proprio si vogliono preservare la tranquillità e la serenità delle famiglie, e soprattutto i bambini, si guardi bene la chiesa siciliana, e non solo questa ovviamente, di non comprometterne la vita quotidiana con comportamenti che cominciano ad essere troppi per essere considerati casi isolati. Da questo punto di vista, caro don Corrado, il suo pur apprezzabile comunicato dopo l’arresto del suo confratello, sembra rimandare ad una richiesta di scuse per un’eccezione. Quando invece bisognerebbe, a nostro avviso, prendere atto che occorre formare meglio e con più oculatezza i propri ministri.

    Cosa non sempre facile, ce ne rendiamo conto, vista la difficoltà nel trovare vocazioni. Allora, più che guardare alle famiglie e sentenziare, senza ben conoscere l’esperienza genitoriale, le chiese locali, e lei

    sicuramente, don Corrado, ne ha le capacità, comincino a guardare le proprie famiglie di fede e capire se non è meglio dare, più che buoni consigli, ottimi esempi di vita. E un buon esempio, don Corrado, potrebbe essere quello di annunciare la volontà di costituirsi parte civile in ogni processo, presente e futuro, che veda implicati presbiteri o religiosi della diocesi di Palermo. Sarebbe un primo concreto modo di passare dalle belle e condivisibili parole ai fatti.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/02/04/news/sui_preti_che_molestano_i_bambini_scusarsi_non_basta-132764557/

  • Il cardinale tace sulla pedofilia e ferisce i cattolici

    Il cardinale tace sulla pedofilia e ferisce i cattolici

    Legalità, rispetto della legalità invocava il cardinale Paolo Romeo davanti alla grana dei senzatetto che avevano occupato un edificio religioso abbandonato da tempo. Una sferzata sulle istituzioni laiche alle prese con l’emergenza abitativa. Purtroppo, l’ex arcivescovo di Palermo non ha sentito il bisogno di prodursi nella stessa invocazione dopo che padre Roberto Elice gli ha confessato di essere un pedofilo. “Non spettava a me denunciare don Roberto”, afferma Romeo intervistato da “Repubblica”. Come se abusare di un minorenne sia un problema di ruotine, da gestire in base a compiti prestabiliti, e non un orrore da combattere con ogni mezzo e con ogni voce.

    Sulla vicenda del parroco pedofilo in servizio nel rione Uditore, la voce legalitaria del cardinale Romeo non si è sentita: è giunto solo il suo pesantissimo silenzio. I più adirati per questo comportamento non sono gli anticlericali, che tali resterebbero anche al cospetto di gesti nobili della Chiesa. I più adirati e addolorati sono i cattolici che credono nell’insegnamento dei sacerdoti. Che quando pensano al rapporto tra la Chiesa e i bambini, per associazione di idee, arrivano a Filippo Neri, a Giovanni Bosco, a Pino Puglisi. Tanti anni fa, l’allora cappellano del carcere minorile di Palermo, osservò amaramente: “Il vero miracolo della Chiesa è la capacità di tenere assieme tutto e il suo contrario”. Papa Francesco ha dichiarato di volere spazzare via questo “contrario”, ma la strada è lunga e non sembra che tutti i presuli vogliano camminare nella stessa direzione.