Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • CEI. Preti pedofili: “i vescovi sono come padri, delle vittime e dei preti”, Padri sanguinari che proteggono e non denunciano i carnefici dei figli

    CEI. Preti pedofili: “i vescovi sono come padri, delle vittime e dei preti”, Padri sanguinari che proteggono e non denunciano i carnefici dei figli

     Preti pedofili: Cei, “I vescovi sono dalla parte delle vittime”

    14:52 31 GEN 2014

    (AGI) – CdV, 31 gen. – “Il vescovo non e’ un pubblico ministero, e’ molto di piu’: davanti alle denunce di abusi sessuali e’ il padre della vittima. Ed e’ padre anche dell’accusato”. Il nuovo segretario della Cei, monsignor Nunzio Galantino usa questa immagine forte (che nel diritto canonico e’ quella del “buon padre di famiglia” che ha il dovere giuridico di agire per impedire delitti e ingiustizie, anche se compiuti dai suoi figli) per spiegare il crinale difficile nel quale si trova la Chiesa nell’indicare con le linee guida le modalita’ di reazione ai casi di preti pedofili. Il Consiglio Episcopale Permanente, spiega il neo segretario Cei nella sua conferenza stampa, ha recepito le indicazioni date dalla Congregazione della Dottrina della fede, e le linee guida italiane stanno per essere pubblicate. “Quando le avrete – promette ai giornalisti – vedrete che i vescovi sono dalla parte delle vittime, anche se non escludono che possano esservi a volte false accuse e che in quel caso bisogna tutelare l’accusato: e’ accaduto in Italia anche che un sacerdote si togliesse la vita per essere stato accusato ingiustamente, ed e’ emerso solo dopo la sua morte che le accuse erano false”.

    http://www.agi.it/cronaca/notizie/20140131…e_delle_vittime

  • Pedofilia, il Vaticano è ancora timido a denunciare

    Pedofilia, il Vaticano è ancora timido a denunciare

     Il comitato dell’Onu per i diritti dell’infanzia prova a far luce sui ritardi e le omissioni della Santa Sede.

    di Marina Zenobio

    Nonostante gli sforzi di papa Francesco per migliorare la percezione dell’operato della chiesa cattolica, sulla santa sede pesa ancora lo scandalo degli innumerevoli casi di pedofilia commessi dai suoi sacerdoti in diverse parti del mondo.

    Questa volta a riparlarne è il comitato dell’Onu per i diritti dell’infanzia che venerdì scorso, a Ginevra, ha criticato energicamente le modalità con cui la curia ha gestito uno scandalo di dimensioni globali. In questa prima interpellanza pubblica all’Onu, la santa sede ha dovuto rispondere ad alcune domande imbarazzanti relative ad abusi sessuali su minori commessi da diversi sacerdoti. Dopo di che il Comitato per i diritti dell’infanzia ha chiesto chiarimenti su una disattesa convenzione che impegnava la santa sede a prendere le misure necessarie e appropriate per proteggere i bambini.

    Esistono denunce che dimostrano come la Chiesa abbia nascosto la verità per difendere la sua reputazione e i suoi preti pedofili, permettendo così ulteriori violenze su migliaia di bambini. Sara Oviedo, ricercatrice del Comitato Onu per i diritti dell’infanzia, ha ricordato che nella maggior parte dei casi, dopo la denuncia i sacerdoti abusanti sono stati solo trasferiti in un’altra parrocchia e non consegnati alle forze dell’ordine per un giusto processo. Perché, chiede Oviedo, tanti sforzi per occultare questi crimini orrendi? Se si continua così quanti altri bambini subiranno abusi? Monsignor Charles Scicluna, ex procuratore della santa sede in materia di reati sessuali, ha riconosciuto che il Vaticano ha tardato a rispondere alla crisi, ma che ora vuole collaborare e incoraggiare i pubblici ministeri ad agire contro coloro che ostacolano la giustizia affinché tutti i sacerdoti responsabili rispondano dei loro reati.

    Per quando riguarda la convenzione sottoscritta dalla santa sede nel 1990, con cui si impegnava a prendere tutte le misure necessarie per proteggere i bambini, a parte una prima relazione presentata nel 1994 non è stata presentata più alcuna informativa. Lo ha fatto solo 22 anni dopo, quando esplose lo scandalo degli abusi sessuali in Europa e in altri paesi. Per questo gli avvocati delle vittime insistono che la chiesa ha protetto i preti pedofili e ci sono prove circostanziante provenienti in particolare da Messico Gran Bretagna, Canada, Stati uniti e Irlanda.

    Inconcepibile la difesa della santa sede secondo cui i sacerdoti colpevoli di pedofilia non sono dipendenti del Vaticano ma cittadini dei paesi dove risiedono e sono soggetti alle forze dell’ordine locale e che i responsabili di quei sacerdoti sono i vescovi della diocesi di appartenenza, non il papa. Ma i difensori delle vittime e i comitati per la difesa dei diritti umani hanno presentato al comitato dell’Onu documenti dello stesso Vaticano che dimostrano come la santa sede scoraggiò i vescovi a denunciare i preti pedofili alla polizia locale.

  • La Curia condanna ma il prete la sfida

    La Curia condanna ma il prete la sfida

     di Marco Politi in “il Fatto Quotidiano” del 20 gennaio 2014 –

    Non è stata una passeggiata l’audizione sugli abusi ai minori nella Chiesa cattolica, cui il Vaticano ha dovuto sottoporsi a Ginevra davanti al Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite, in quanto firmatario delle Convenzione per la protezione del fanciullo.

    L’inquirente Sara Oviedo – riferisce l’Associated Press – ha “messo sulla graticola” la Santa Sede con le sue domande sugli insabbiamenti dei casi di pedofilia. La questione è la stessa da anni.

    Da un lato il Vaticano sostiene di non essere il capo diretto delle centinaia di migliaia di preti sparsi nel mondo, dall’altro è indubbio che soltanto nel momento in cui Benedetto XVI ha deciso di voltare pagina – con nuove norme – rispetto all’omertà tradizionale, qualcosa ha cominciato a muoversi a livello internazionale.

    Ma molto rimane ancora da fare. Perché mentre ci sono episcopati che si sono mossi con serietà già prima della svolta di Benedetto XVI – Usa e Germania per citarne alcuni – organizzando strutture nazionali di sostengo alle vittime e di monitoraggio del fenomeno, la conferenza episcopale italiana continua una linea di eclatante inerzia. I documenti, che citiamo, si riferiscono a due casi.

    Una vicenda di abuso accaduta ad Acireale e la storia di don Conti, parroco romano condannato a quattordici anni per abusi dalla Corte di appello di Roma e nei confronti del quale le autorità ecclesiastiche non hanno finora preso nessuna misura. Ad Acireale c’è una madre, che ha appreso sconvolta che suo figlio – oggi trentottenne ricercatore in oncologia a New York – è stato abusato da quattordicenne in un arco di quasi due anni da un prete amico, don C. C.. In città è considerato una persona colta e carismatica, ma durante il processo canonico sono emersi – riferisce l’avvocato Giampiero Torrisi – “altri due casi di molestie”. Dopo anni di sofferenze tenute dentro, nel 2012 la vittima Teo Pulvirenti porta di fronte al tribunale ecclesiastico il prete, che aveva abusato di lui. É un caso di buona giustizia ecclesiastica a livello diocesano.

    Il vescovo monsignor Antonino Raspanti compie rapidamente l’indagine preliminare, appura che i fatti meritano un processo, si apre il procedimento e il tribunale ecclesiastico di prima istanza riconosce la colpevolezza di don C.. Scrive a Pulvirenti il vescovo: “In questo grado il sacerdote è stato ritenuto responsabile degli abusi denunciati. Egli dovrà, pertanto, sottoporsi ad alcune restrizioni, in osservanza delle quali dovrà dimorare per alcuni anni fuori dalla Diocesi non assumendo incarichi ecclesiali e non svolgendo il ministero in pubblico”. É il 7 agosto 2013. Don C. ricorre alla Congregazione presso la Dottrina della fede, ma ancora prima del ricorso sfida pubblicamente la sentenza girando per la città. “Si è messo a passeggiare in centro di fronte alla cattedrale”, racconta l’avvocato Torrisi, legale di Pulvirenti. Una provocazione mirata per dimostrare di non tenere in alcun conto le misure di interdizione.

    Il vescovo non sa come obbligare il prete abusatore, la conferenza episcopale è notoriamente assente, la madre di Pulvirenti scrive disperata una lettera a papa Francesco chiedendo un “segno CONCRETO di vicinanza a chi soffre” e denunciando che la sentenza avrebbe dovuto metterlo “in condizione di non fare più male a nessun ragazzino. E spero con tutto il cuore che sia così. Spero, ma non ne ho certezza…”. Rivolgersi al papa non è una moda, è l’estrema speranza per chi vede che l’apparato ecclesiastico è inceppato e la giustizia disapplicata. É chiaro che il vescovo locale avrebbe bisogno di tutto l’aiuto concreto della Cei per “applicare la legge” nei confronti del prete responsabile di abusi. Ma così non è. La controprova di questa intollerabile passività della Cei si ha nello scambio di lettere tra il presidente dell’associazione “Caramella Buon onlus”, il cattolico Roberto Mirabile, e il presidente della Cei cardinale Bagnasco. L’associazione sostiene da anni le vittime nel difficile cammino di elaborare la violenza subita e di ottenere giustizia. Mirabile ha sostenuto Teo Pulvirenti ed è intervenuto nel caso Conti.

    Parroco di Selvacandida Ruggero Conti è stato condannato nel maggio scorso in appello a quattordici anni e due mesi per violenza continua e aggravata ai danni di una serie di minori. Le vittime attendono con ansia la sentenza di Cassazione, ma sanno che Conti sta sperando che il passare dei mesi lo porti alla prescrizione. (Uno degli effetti della legge Cirielli, ringraziare Berlusconi). La cosa sorprendente è che a differenza di Acireale, le autorità ecclesiastiche romane non hanno mosso un dito. Mirabile scrive a Bagnasco il 3 giugno 2013, chiedendo “quale misura attualmente il Vaticano intende prendere nei confronti dello stesso don Conti e quale misura Sua Eminenza intende prendere nei confronti del Vescovo Monsignor Gino Reali, chiaramente chiamato in causa nel corso del procedimento giudiziario… (che) pur essendo più volte stato informato degli episodi equivoci del Conti, aveva mantenuto negli anni un atteggiamento a dir poco di favoreggiamento e comunque di non-intervento”. Mirabile pone anche la questione del risarcimento delle vittime, che ad esempio ad Acireale è stato impostato correttamente, riconoscendolo alla vittima. La riposta, a firma del sottosegretario Cei, è un capolavoro di evasività. Si citano begli interventi di Benedetto XVI e Francesco, si spiega che la Cei ha varato Linee-guida, in cui è stato “chiaramente affermato che assume importanza fondamentale anzitutto la protezione dei minori, la premura verso le vittime degli abusi” e si conclude elegantemente che “in questo quadro non spetta alla Conferenza episcopale italiana valutare ‘quale misura attualmente il Vaticano intende prendere nei confronti dello stesso don Conti’, come pure esula dalle competenze di questa Conferenza episcopale… la presentazione di scuse alle vittime e la valutazione riguardo a eventuali risarcimenti”. Distinti saluti e chi si è visto s’è visto.

    Ci aiuti, il colpevole è tra noi

    Santo Padre chi le scrive è una madre di Acireale, città che da tempo vive il peso di una vergogna ad oggi insoluta firmata don C. C.. Mio figlio Teo, il secondogenito, oggi è un uomo di 38 anni. É un affermato ricercatore nel campo del tumore al cervello e vive a New York. Un giorno mio figlio mi chiama e mi prega di partire per New York. Lo raggiungo e mi racconta di aver subito abusi sessuali durante l’adolescenza…

    Il buio diventa ancora più profondo, quando mio figlio mi dice che la persona che ha abusato di lui è stato un nostro carissimo amico, nostro punto di riferimento, parroco della nostra comunità. Mi si è congelato il sangue. E mi si congela ogni secondo ogni attimo quando penso a quello che hanno subito mio figlio e altri, altre come lui. La sentenza del processo canonico in primo grado s’è già conclusa con la condanna di questa persona: ma, non rispettando la sentenza, continua a girare per la città (addirittura sembra sia entrato fino a qualche tempo fa nei locali della basilica di San Sebastiano, dove era appunto decano)…

    L’obiettivo (della sentenza) era che fosse messo nella condizione di non fare più male a nessun ragazzino. E spero con tutto il cuore che sia così. Spero ma non ne ho certezza. Santo Padre, me la dia Lei questa certezza, faccia in modo che la Chiesa dia un segnale CONCRETO di vicinanza a chi soffre. Aiuti mio figlio, aiuti la mia città. Le scrivo da figlia, Le scrivo da amica, Le scrivo da madre.

    Mariolina. Una mamma

    http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201401/140120politi.pdf

     

  • Abusi, 400 preti ridotti a stato laicale in due anni

    Abusi, 400 preti ridotti a stato laicale in due anni

     Opera di Ratzinger. Ma il Vaticano smentisce.

    Numeri impressionanti. Stando a un documento del Vaticano relativo agli anni 2011-12, citato il 17 gennaio dall’Associated press, sarebbero 400 i preti riportati allo stato laicale da Benedetto XVI perché accusati di molestie a bambini.
    Una notizia immediatamente smentita dalla sala stampa vaticana, che, per bocca di padre Lombardi ha parlato di «dati errati». Ma che fanno comunque particolarmente rumore.

    CASI IN AUMENTO. Le statistiche del biennio, infatti, secondo l’agenzia di stampa certificherebbero la massiccia crescita dei casi di preti rimossi rispetto ai 170 religiosi ridotti allo stato laico nel biennio 2008-2009, quando il Vaticano diffuse, per la prima volta, questo genere di informazioni. Prima di allora, la Santa Sede aveva rivelato soltanto il numero di casi delle segnalazioni di presunti abusi sessuali ricevuti.

    DIFESA DAVANTI ALL’ONU. Il documento entrato in possesso dell’Ap è stato elaborato con dati che il Vaticano ha messo insieme per difendere la Santa Sede a Ginevra davanti a una commissione dell’Onu per i diritti umani, riunitasi proprio per verificare l’applicazione della Convenzione per i diritti del fanciullo da parte del Vaticano.

    LETTURA SBAGLIATA DEI DATI. Padre Lombardi, tuttavia, ha dichiarato che «l’informazione diffusa da Ap appare fondata su una lettura sbagliata dei dati pubblicati nel volume ‘Attività della Santa Sede 2012’, dove si riferisce sull’attività dell’Ufficio disciplinare della congregazione per la dottrina della fede».
    «Nel volume», ha spiegato il portavoce vaticano, «si parla delle 612 nuove pratiche aperte nel 2012, provenienti da tutto il mondo, riguardanti, tra l’altro 418 casi di abusi di minori». «Occorre notare», ha aggiunto, «che tali pratiche si riferiscono ordinariamente a casi avvenuti in anni precedenti. Inoltre, i dati citati non si riferiscono all’esito della discussione dei casi, quindi non si tratta qui del numero delle dimissioni di sacerdoti».

     

  • Vaticano. I confusi dati sui preti abusatori processati, 612 pratiche aperte nel 2012, ma non dicono quanti ne hanno spretati

    Vaticano. I confusi dati sui preti abusatori processati, 612 pratiche aperte nel 2012, ma non dicono quanti ne hanno spretati

     612 pratiche aperte nel 2012, ma non dicono quanti ne hanno spretati.

    Molestie su minori, in due anni 400 preti ridotti a stato laicale da Benedetto XVI

    Le statistiche sul biennio 2011-12 sono contenute in un documento elaborato dalla Santa Sede per difendersi davanti a una commissione Onu a Ginevra. E mostrano la massiccia crescita del numero di religiosi rimossi rispetto al 2008-2009, quando furono 170. Ma la Santa Sede: “Dati errati”

    17 gennaio 2014

    Molestie su minori, in due anni 400 preti ridotti a stato laicale da Benedetto XVI(ansa)
    CITTA’ DEL VATICANO – Un documento del Vaticano relativo agli anni 2011-12 contiene dei numeri impressionanti e finora sconosciuti: Benedetto XVI, ha riportato allo stato laicale circa 400 preti accusati di molestie a bambini. Questa la notizia diffusa oggi dall’Associated Press, in parte smentita dalla Santa Sede: “Si tratta di dati errati”, dice padre Federico Lombardi, portavoce della Sala stampa vaticana.

    Le statistiche del biennio – scrive l’agenzia – rivelano la massiccia crescita dei casi di preti rimossi rispetto ai 170 religiosi ridotti allo stato laico nel biennio 2008-2009, quando il Vaticano per la prima volta ha diffuso quel genere di informazioni. Prima di allora, la Santa Sede aveva rivelato solo il numero di casi delle segnalazioni di presunti abusi sessuali ricevuti.

    Il documento, ottenuto oggi dall’Ap che ne dà notizia sul suo sito, è stato elaborato con dati che il Vaticano ha messo insieme per difendere la Santa Sede a Ginevra davanti a una commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani, riunitasi questa settimana proprio per verificare l’applicazione della Convenzione per i diritti del fanciullo da parte del Vaticano. Statistiche tratte dalle attività dei suoi vari uffici, inclusa la Congregazione per la Dotrrina della Fede, che valuta le sagnalazioni sugli abusi sessuali.

    Rispondendo alle domande della Commissione, l’arcivescovo Silvano Tomasi, ambasciatore vaticano in Svizzera, avrebbe utilizzato solo alcune delle statistiche riportate nel documento di cui scrive l’Ap. E una fonte della stessa Commissione nega che l’organismo Onu abbia mai ricevuto il documento.

    Sebbene pubblici, quei documenti non sono disponibili o venduti fuori Roma e normalmente si trovano in Vaticano o nelle biblioteche dell’Università Cattolica. L’analisi fatta dalla Ap spiega che le fonti utilizzate per redigere il documento mostrano la notevole evoluzione nelle procedure della Santa Sede in merito ai casi di preti pedofili a partire dal 2001, quando il vaticano ordinò ai vescovi di segnalare i casi in cui le accuse fossero credibili.

    In base alle norme adottate dal 2001 con l’azione di Ratzinger, la Congregazione nper la Dottrina della Fede analizza ogni caso arrivato alla Santa Sede e istruisce i vescovi su come procedere. E in ogni passaggio della procedura al prete è concesso di difendersi. La Congregazione ha iniziato a produrre le cifre solo a partire dal 2005.

    La precisazione della Santa Sede. Il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, dichiara che la notizia diffusa dalla Ap appare fondata su una lettura sbagliata dei dati pubblicati nel volume ‘Attività della Santa Sede 2012’, dove si riferisce sull’attività dell’Ufficio disciplinare della Congregazione per la Dottrina della Fede”.
    Nel volume – spiega il portavoce vaticano – si parla delle 612 nuove pratiche aperte nel 2012, provenienti da tutto il mondo, riguardanti, tra l’altro 418 casi di abusi di minori”
    . Tali pratiche si riferiscono ordinariamente a casi avvenuti in anni precedenti. Inoltre i dati citati non si riferiscono all’esito della discussione dei casi, quindi non si tratta qui del numero delle dimissioni di sacerdoti”.

    http://www.repubblica.it/esteri/2014/01/17…o_xvi-76230818/

  • Abusi, l’Onu interroga il Vaticano: “Più impegno con i preti pedofili”

    Abusi, l’Onu interroga il Vaticano: “Più impegno con i preti pedofili”

    Sarà processato un prelato polacco. Il Papa: “Vergogna per la Chiesa”. I rappresentanti della Santa Sede a Ginevra per fornire spiegazioni sul caso esploso nel 2011

    di MARCO ANSALDO

    CITTÀ DEL VATICANO – Impegno a eliminare lo scandalo della pedofilia nella Chiesa. E annuncio di un processo in Vaticano per un diplomatico polacco accusato di abusi sessuali sui minori. Con questa doppia promessa formale la Santa Sede ieri ha risposto comparendo per la prima volta davanti a un organismo internazionale, l’Onu a Ginevra, per fornire spiegazioni sull’imbarazzante caso internazionale scoppiato nel 2011.

    Accusato per anni di aver coperto lo scandalo per difendere la propria reputazione, e scosso dall’entità del fenomeno, il Vaticano ha poi ordinato a tutti i vescovi di denunciare alla giustizia ordinaria del proprio Paese i membri del clero accusati di pedofilia. E Papa Benedetto XVI prima, e Papa Francesco dopo, hanno promesso una nuova linea. A comparire per rispondere alle domande di un comitato delle Nazioni Unite sull’applicazione della Convenzione per i diritti del fanciullo era una delegazione di 6 persone guidata dall’osservatore permanente della Santa Sede a Ginevra, monsignor Silvano Tomasi, di cui faceva parte anche l’ex procuratore per i reati sessuali, monsignor Charles Scicluna, autore fino a pochi anni fa di denunce non sempre gradite in ambito ecclesiale, oggi vescovo a Malta.

    Nell’interrogatorio Scicluna ha riconosciuto che la Santa Sede è stata lenta ad affrontare la crisi, ma ha aggiunto che è adesso impegnata a farlo e incoraggiato i procuratori a intraprendere azioni contro chiunque ostacoli la giustizia. Duro l’intervento dell’investigatrice del comitato per i diritti umani, Sara Oviedo, la quale ha incalzato la delegazione vaticana chiedendo le ragioni per cui spesso i sacerdoti accusati di abusi siano stati trasferiti invece che consegnati alle forze dell’ordine. Un membro del comitato è anche la psicologa e psicoterapeuta italiana Maria Rita Parsi.

    Monsignor Tomasi ha quindi parlato del caso riguardante l’ex nunzio apostolico nella Repubblica domenicana, il polacco Josef Wesolowski, accusato di abusi sessuali su minori. Verrà giudicato – ha detto – con “la severità che merita”. Tomasi si è poi diffuso sull’impegno della Chiesa per affrontare questo “crimine orrendo e abnorme” degli abusi, tanto a livello centrale quanto a livello di base. “Il risultato dell’azione combinata adottata – ha detto l’osservatore permanente vaticano – dalle Chiese locali e dalla Santa Sede presenta una cornice che, se correttamente applicata, contribuirà a eliminare gli abusi da parte del clero”.
    In un intervento alla Radio Vaticana, il portavoce papale, padre Federico Lombardi, ha detto che sul caso la Santa Sede ha dato risposte “ampie e efficaci”. E lo stesso Papa, nella sua omelia mattutina a Santa Marta, ha parlato di “corruzione dei sacerdoti” che invece di dare “da mangiare il pane della vita” danno un “pasto avvelenato”. “Tanti scandali – ha detto – che io non voglio menzionare singolarmente, ma tutti ne sappiamo… Sappiamo dove sono! La vergogna della Chiesa!”.

    Sono state alcune organizzazioni e vittime statunitensi, europee e messicane, a far arrivare il dossier degli abusi sul tavolo del comitato Onu. L’organismo non ha poteri giuridici per punire i colpevoli. Ma un’eventuale sanzione sarebbe un brutto colpo per la Chiesa che sta cercando di darsi una nuova immagine.

  • PARLA LO PSICOLOGO: “I PEDOFILI NON GUARISCONO.”

    PARLA LO PSICOLOGO: “I PEDOFILI NON GUARISCONO.”

    ALESSANDRO CALDERONI

    Lo afferma lo psicologo che cura, fra gli altri, anche i preti che abusano di minorenni. Per questo, spiega, non è prudente lasciarli al loro incarico. A mezzo chilometro dalla Basilica di San Pietro, in Vaticano, lavora un professionista che conosce i più cupi segreti di alcuni membri del clero. Non è un confessore ma un clinico. Poco meno di sesant’anni, origini pugliesi, uomo di scienza prima che uomo di fede, Aureliano Pacciolla insegna psicologia della personalità alla Lumsa ed è psicoterapeuta orientato verso l’ipnosi e il cognitivismo. Dirige la collana Psicologia e interdisciplinarità dell’editore Laurus Robuffo ed è consulente tecnico del tribunale di Roma e della Sacra rota. Il suo campo d’azione specifico riguarda l’abuso sessuale: in particolare l’abuso su minorenni e la pedofilia.

    In qualità di terapeuta tenta il recupero di pazienti che si sono macchiati di questi reati anche all’interno del clero. In veste di studioso e ricercatore, è chiamato a tenere corsi di aggiornamento per superiori del clero, su questi temi. «Il primo caso di cui mi sono occupato riguardava un laico e mi ha insegnato che riconoscere un pedofilo non è cosa semplice, anche se sei un esperto» spiega Pacciolla.
    «Bruno aveva 35 anni e veniva da me per curare i suoi stati d’ansia dovuti alla separazione dalla moglie e alla disoccupazione. Dopo 2 anni di trattamento, di punto in bianco, mi rivelò che molto tempo prima aveva abusato di sua figlia, quando lei aveva 4 anni. La toccava mentre dormiva». Come andò a finire? La ragazza a 16 anni soffriva di stati dissociativi che non le permettevano di studiare con profitto. Il padre sparì poco dopo avermi rivelato il suo segreto.

    Quando vide il primo pedofilo in abito talare?
    Era il 1995 e mi trovavo fuori Roma. Un viceparroco di 29 anni trovò un pretesto per avvicinarmi e mi confidò che allenava la squadra di calcio dell’oratorio e al termine delle partite si improvvisava massaggiatore per toccare i bambini di 8-9 anni. Dopo il racconto, non si fece più vivo. Ricordo anche il caso di un frate straniero 55enne: da un lato aveva un’autentica ossessione per l’orario delle messe e per alcune sequenze di preghiere; dall’altro metteva in pratica fantasie masturbatorie con bambini, con la scusa che «anche loro sorridevano. Messo di fronte al fatto che un bambino non può scegliere liberamente di partecipare a un atto sessuale, dopo tre sedute si volatilizzò pure lui. In entrambi i casi segnalai i soggetti al vescovo di riferimento e all’autorità giudiziaria.

    Lei denuncia i suoi pazienti?
    L’obbligo di referto prevale sul segreto professionale quando è a rischio un bene comune. Poiché arrestare le tendenze pedofile di un soggetto è impossibile, occorre impedirgli di delinquere ulteriormente.

    Le sue segnalazioni hanno sempre effetto?
    Intervenni ripetutamente contro un prete che aveva abusato di sette adolescenti e pretendeva addirittura di farsi nominare superiore. Non finì in galera ma restò al suo posto. A poco a poco le famiglie coinvolte ritirarono le denunce e il caso si spense. Ma di certo quel frate non è guarito.

    Un pedofilo è incurabile?
    Curabile ma inguaribile, a mio parere. Primo, è veramente difficile che un pedofilo venga a chiedere aiuto da solo: arriva in terapia per altri disturbi o se viene implicato in vicende giudiziarie. Secondo, un pedofilo non riconosce la propria inclinazione, oppure non ritiene che abbia una connotazione negativa. Terzo, trattandosi di una preferenza sessuale, è pressoché impossibile variarla clinicamente. Quarto, messo davanti ai dati di fatto, in poche sedute il pedofilo abbandona il trattamento.

    Cosa pensa dell’ipotesi di castrazione chimica?
    Elimina solo l’erezione ma il pedofilo resta tale e sfoga le proprie pulsioni con altre parti del corpo, anche con maggiore veemenza a causa della frustrazione.

    Come si interviene allora su un paziente affetto da pedofilia?
    Somministrandogli antidepressivi Ssri a basso dosaggio lo si rende più permeabile al colloquio psicoterapeutico. In quella sede è possibile abituarlo a riconoscere in anticipo le immagini mentali che lo portano all’eccitazione, aumentando quindi le sue possibilità di autocontrollo. Ma anche quando il soggetto è collaborativo resta come un vulcano spento che può esplodere improvvisamente. Per questa ragione non credo sia prudente che i sacerdoti pedofili tornino ai loro incarichi.

    Il Vaticano cosa le dice?
    Personalmente non ho mai subito alcuna censura, anche se so che in non pochi casi è stata messa in atto una vera e propria «cover up policy» da parte di soggetti ecclesiastici. Non sempre le autorità ecclesiastiche hanno collaborato con le indagini delle autorità giudiziarie. Ora sembra che vi sia maggiore disponibilità, ma le resistenze sono ancora eccessive. In tribunale i casi di pedofilia in seno al clero sono sempre più frequenti.

    Il fenomeno è in crescita?
    È solo una questione di visibilità. Il clero dei paesi anglosassoni ha una maggiore percentuale di casi di pedofilia conclamata perché i loro sistemi giudiziari vantano certezza e immediatezza della pena. Al contrario, dove la pena è solo probabile e lontana nel tempo, la denuncia diventa una fonte di stress per la vittima e i suoi familiari. Alcuni poi ritengono che nelle culture latine, a prevalenza cattolica, sia più facile per la Chiesa tenere nascosta un’infamia.

    Ci sono differenze tra pedofili laici ed ecclesiastici?
    No. Le cause sono comuni: traumi subiti in infanzia o desiderio di provare nuove esperienze. Per tutti e due la pedofilia può essere una patologia, se la tendenza è stabile nel tempo, o soltanto un reato, per il quale basta un unico atto sessuale.

    Chi è la vittima tipo del prete pedofilo?
    I sacerdoti abusanti di orientamento eterosessuale molestano di solito le fedeli adulte e, meno frequentemente, suore e bambine. I sacerdoti pedofili con orientamento omosessuale, invece, statisticamente prediligono i bambini, specialmente prepuberi.

    Cosa succede a questi bambini quando diventano grandi?
    Difficile dirlo. Molti accusano un grave disturbo di personalità, detto borderline. Spesso i maschi esternalizzano la sofferenza diventando a loro volta abusanti, mentre le femmine soffrono in modo più intimo.

    Si è mai lasciato sopraffare dall’orrore di un racconto?
    Non posso dimenticare la storia di un quarantenne che dopo aver abusato della figlia primogenita, ormai diciassettenne, si era dedicato ai due gemelli secondogeniti, dodicenni: un maschio e una femmina. Violentava entrambi e, quando la bimba rimase incinta, la portò ad abortire firmando perché uscisse in anticipo dall’ospedale per poterla subito violentare di nuovo. Al termine dell’incidente probatorio andai nel bagno del tribunale a piangere.

    Panorama n. 50

  • Le misure anti-pedofilia dei Legionari di Cristo? Nulla è cambiato

    Le misure anti-pedofilia dei Legionari di Cristo? Nulla è cambiato

    Il sistema della potente congregazione ancora oggi si regge sul segreto, sul sospetto, sul culto delle personalità, sul controllo e la manipolazione delle persone.

    Era tra i più papabili a diventare il direttore generale dei Legionari di Cristo – congregazione religiosa ultraconservatrice fondata in Messico – p. Deomar De Guedes, numero due della congregazione, in occasione del prossimo Capitolo generale, in programma a Roma a partire dall’8 gennaio. E invece ha preso una decisione drastica: quella di abbandonarla. Si è reso conto, infatti, che essa è tuttora permeata da un «sistema marcialista», legato cioè alla figura, ormai completamente screditata, del fondatore ed ex leader Marcial Maciel Degollado, pedofilo e responsabile di abusi, sessuali ma anche finanziari. Un sistema quindi che ancora oggi si reggerebbe sul segreto, sul sospetto, sul culto delle personalità, sul controllo e la manipolazione delle persone. Sono accuse pesanti che p. De Guedes ha messo per iscritto in una lettera al superiore generale, p. Sylvester Heereman, datata 8 novembre (e resa nota in via esclusiva da Religión Digital il 26/12) che spiega le motivazioni della sua scelta e offre la propria collaborazione e la propria esperienza. Ingegnere brasiliano, manager in una multinazionale, nel 2000 fu il primo prete brasiliano a entrare nella Legione. Diventò poi responsabile territoriale in Spagna, poi in Argentina e in Brasile finché, nel novembre 2012, fu nominato consigliere aggiunto della congregazione.

    Il passo compiuto da De Guedes è una doccia fredda per la congregazione che si trova in una fase molto difficile, commissariata e supervisionata dal card. Velasio De Paolis, che sta tentando di farla rinascere su basi radicalmente diverse. Lo dimostra una lettera dello stesso Heereman ai membri della congregazione, in cui dà conto dell’impegno profuso nella prevenzione degli abusi su minori – piaga diffusa nella congregazione a partire dallo stesso fondatore Maciel – fondata su una politica di tolleranza zero. «Affrontare la realtà dell’abuso sessuale aiuta a tenere in considerazione valori diversi ma complementari: la responsabilità della protezione delle persone che sono affidate alle nostre cure, la promozione e la difesa della giustizia, la compassione e la solidarietà con le vittime, il diritto degli imputati ad un giusto processo e – fermo restando che l’abuso sessuale è una condotta che non sarà mai tollerata – la misericordia e il sostegno dei nostri fratelli colpevoli di questo crimine».

    P. Heereman descrive poi i principi che guidano l’azione della Legione contro gli abusi: prima di tutto, la collaborazione con le autorità civili e ecclesiali, l’implementazione di un codice di condotta e di severe misure nella selezione dei candidati all’ingresso nella congregazione, l’elaborazione di procedure chiare per affrontare le denunce, rispettando tanto le necessità delle vittime quanto degli accusati. In tutto ciò, la priorità massima è, afferma Heereman, «il bene e la guarigione della vittima, così come la prevenzione di ulteriori incidenti». Ogni persona, aggiunge, ha diritto alla presunzione di innocenza, ma ciò non prescinde dalla piena collaborazione con le autorità e con l’attenzione delle vittime». Quanto al capitolo doloroso e infamante delle vittime di Maciel, Heereman afferma che tutte quelle che si sono presentate «sono state visitate, ascoltate e curate. La Commissione (istituita dal card. Velasio, ndr) ha valutato in ognuno dei casi come aiutarle a curare le loro ferite e ad affrontare le difficoltà della loro vita attuale, e ha presentato proposte al delegato pontificio e alla direzione generale. Abbiamo agito coerentemente e in questo momento non vi è alcun caso in sospeso». In tutto, 35 sono i preti accusati di abusi sessuali su minori; in 14 di questi casi non si è proceduto per accuse infondate o comportamento imprudente; nove sono stati trovati colpevoli (ivi compreso Maciel); due di essi non erano in grado di sostenere un’investigazione quando è stata presentata la denuncia; dieci hanno subito un processo. A parte Maciel, cinque sono i superiori accusati di comportamenti sessuali inappropriati; in tre casi non si è proceduto, due sono stati trovati colpevoli.

    Dalla fondazione, la Legione di Cristo ha ordinato 1.133 sacerdoti. Attualmente essa conta quattro vescovi, 961 sacerdoti e 1.877 tra religiosi, novizi, candidati e studenti, secondo quanto riporta, in un’intervista a Vatican Insider (30/12) p. Benjamin Clariond, direttore dell’ufficio internazionale della comunicazione istituzionale dei Legionari, nonché segretario della commissione per la riforma delle costituzioni. Oggi, la congregazione si trova in un momento cruciale: entro la fine di febbraio, infatti il Capitolo voterà il nuovo testo costituzionale, che verrà poi consegnato a papa Francesco per la ratifica definitiva. La scoperta degli scandali relativi a Maciel ha inferto una ferita gravissima alla Legione, che è stata sottoposta, nel 2010, due anni dopo la morte del fondatore, per volontà di papa Benedetto XVI, a una visita apostolica al termine della quale, spiega Clariond, «la Santa Sede ha riconosciuto che la maggioranza dei Legionari agivano correttamente ma che c’erano alcuni aspetti della vita della Legione da riformare».

    Di qui la necessità di rivedere le Costituzioni e la creazione di una commissione ad hoc: «Abbiamo riflettuto su ciò che siamo, sulla nostra identità, sul nostro modo di vivere», afferma Clariond, spiegando che a questo processo, durato tre anni, hanno partecipato tutti i legionari. La commissione ha presentato materiale per la discussione e una proposta di rinnovamento. Ogni comunità territoriale ha prodotto una sintesi e la commissione centrale le ha presentate alla commissione presieduta dal card. De Paolis con la partecipazione dei canonisti p. Gianfranco Ghirlanda e p. Agostino Montan. Oltre alla revisione degli statuti, però, si è reso necessario anche un cambiamento nella formazione dei seminaristi: «Ancora è da approfondire il percorso», ha detto Clariond. «Adesso si garantisce maggiore distinzione fra foro esterno e foro interno. Si sono effettuati cambiamenti anche nella struttura del nostro seminario a Roma». Se prima si privilegiava l’attività apostolica rispetto agli studi, ora c’è anche un «maggior senso di partecipazione alla Chiesa locale e viene data al seminarista più responsabilità nel proprio percorso vocazionale. Abbiamo acquisito un maggior senso di realismo sui nostri limiti e sulle nostre capacità».

    Ludovica Eugenio, Adista

  • Sulle menzogne della chiesa sulla percentuale di preti pedofili comparati con percentuali di altre categorie

    Sulle menzogne della chiesa sulla percentuale di preti pedofili comparati con percentuali di altre categorie

     Riprendo un mio vecchio post di risposta a chi voleva deresponsabilizzare la chiesa dell’operato pedofilo dei suoi rappresentanti evidenziando, al contempo, quanto sia volutamente falsificata, attraverso alterazioni del calcolo percentuale, la “giustificazione” del “così fan tutti.


    La chiesa ha messo a disposizione dei suoi rappresentanti in divisa i mezzi per l’abuso (corsi di catechismo, nomina del catechista, “stanze private” dove il prete può condurre i minori indisturbato, nessun mezzo di controllo sulla qualità del suo personale) è pertanto almeno civilmente responsabile in solido… (eventuali complicità e coperture fanno poi confluire la responsabilità civile anche in quella penale)
    Se un operaio fa cadere da un impalcatura un arnese, ed ammazza un passante, è responsabile in solido anche la ditta edile (che, per questo, è obbligata ad assicurarsi): Stessa fattispecie! Ed è più che giusta la ratio!
    Questo vale pure per mc donalds se un suo dipendente, che prepara le patatine, decide di avvelenarne un po’, ammazzando un po’ di clienti! Mc Donalds (o altra catena alimentare smilare) sarebbe responsabile di aver assunto uno squilibrato e di avergli messo in mano il potere di avvelenare le persone senza doverosi controlli…


    Sulla questione “così fan tutti ed i preti anche meno dei padri di famiglia”, partiamo dall’assunto acclarato che la chiesa è sempre vissuta e tuttora vive di menzogna! Il falsario per antonomasia, che fa l’elogio della menzogna nella sua “Praeparatio Evangelica”, Eusebio di Cesarea, lo hanno fatto per questo “santo e padre della chiesa”!

    Una delle menzogne che maggiormente ricorre è quella della percentuale dei preti pedofili…

    La percentuale si calcola così:

    (preti pedofili attivi/preti totali)*100
    La percentuale di preti pedofili attivi da loro stessi riconosciuta (Card. Hummes, il preposto all’indagine interna) è del 4%

    Da un mio studio, su una statistica non auto-addolcita, risultò che tale percentuale, laddove il fenomeno era stato affrontato energicamente (USA), basandomi sul numero di condanne e/o transazioni extragiudiziali, era quasi il 9%!

    Ora in cosa consiste la falsificazione, da parte della chiesa, di questa percentuale?

    Semplicemente mette a confronto quantità diverse (come dire che visto che io ho 3 lingotti d’oro e tu 10 patate tu sei più ricco [di oggetti] di me…)

    e cioè

    1) il numero dei preti pedofili totale (calcolabile come centinaia di migliaia, nel mondo, sull’ordine dei milioni) con il numero dei familiari pedofili (calcolabile come centinaia di migliaia, ma sull’ordine dei miliardi di miliardi visto che ogni singolo individuo è familiare di tanti altri per cui bisogna considerare la cardinalità dell’insieme delle “coppie” di persone, che è appunto miliardi di miliardi e non quello dei singoli individui)

    2) il numero degli abusi denunciati in famiglia e di abusi dei preti. In Italia il numero di abusi totali non supera i 500 l’anno (fonte Viminale) tra i quali vengono classificati come “familiari” anche i rapporti tra il nuovo convivente delle donne con le figlie (magari sedicenni) delle stesse…(cosa che altera di parecchio la casistica visto che quando uno lascia la convivente è prassi degli avvocati consigliare alle ex conviventi di denunciare l’ex convivente [talvolta anche l’ex marito] anche per “molestie sui figli”, con accuse che spesso si rivelano false, o pretestuose (magari il degrado ambientale favorisce il rapporto consenziente delle parti che pretestuosamente, a posteriori, si vuol far apparire come stupro per ottenere un occhio di riguardo dai giudici, condizionabili con argomentazioni del genere, in altri processi tra le parti)… Quindi risultano, ad esempio 20 stupri dei preti e 400 stupri di familiari…Ma anche qui se si tiene conto della statistica, e non del numero complessivo (che sottende insiemi di cardinalità incomparabile) la statistica è tutta a sfavore dei preti (20 preti pedofili denunciati su qualche migliaia, contro 400 familiari denunciati su qualche miliardo), che preferiscono così occultarla e parlare solo di “numeri assoluti” (20/400 onde far ritenere che siano più stupratrici altre categorie…).

    L’ignoranza in matematica della gente, che vuole credere alla banda di menzogneri abituali a cui già crede per le altre menzogne, conclude l’opera di mistificazione sulla percentuale dei preti pedofili riportata sopra e che non ha, invece, eguali con nessun altra categoria di persone!

    Per finire qualunque categoria di persone denuncia ed isola i pedofili al proprio interno…tranne la chiesa che se ha x% di preti pedofili attivi ha anche (100-x)% di preti pedofili conniventi (non risulta nessun caso, mai, di prete che abbia denunciato un suo collega, ma in tutte le circostanze si è visto che li ha sempre e solo coperti! a cominciare dallo stesso Ratzinger con la sua “De delictis gravioribus”)

    Vediamo se dopo questo chiarimento ci provano ancora, i pedo-gesuitici pedo-cattolici, ad alterare i fatti!

  • Scozia, prete rimosso: “E’ malato”. Lui porta la Chiesa davanti al giudice del lavoro

    Scozia, prete rimosso: “E’ malato”. Lui porta la Chiesa davanti al giudice del lavoro

    Padre Patrick Lawson: “Allontanato perché ho parlato degli abusi sessuali all’interno delle comunità”. La replica: “No, non riusciva a sostenere il peso dell’incarico”. In passato alcune sentenze hanno stabilito che il parroco è una sorta di dipendente.

    Un parroco come un impiegato comunale, un maestro o un operaio di una fabbrica. Per la prima volta nel Regno Unito – e fra le prime volte al mondo – un prete cattolico porta in tribunale laChiesa di Roma per licenziamento ingiusto. Padre Patrick Lawson, scozzese, rimosso dalla parrocchia di Santa Sofia di Galston lo scorso settembre, ricorre così a un giudice per chiarire la sua posizione nei confronti della gerarchia ecclesiastica. Il prete sostiene di essere stato rimosso per aver parlato di abusi sessuali e psicologici all’interno della Chiesa cattolica. La quale, a sua volta, contrattacca, e sostiene che invece padre Lawson è stato allontanato in quanto, anche per il fatto di essere malato di tumore, non poteva più essere in carica e sopportare il peso del ministerio. Ma è attorno alla parola “licenziamento” che si gioca tutta la questione. Il direttore della comunicazione della Chiesa cattolica britannica, Peter Kearney, ha dichiarato: “Per ammettere un tale ricorso, dovrebbe essere in atto un rapporto fra datore di lavoro e impiegato. Ma un prete non viene assunto dalla diocesi, non è questo il caso, quindi non è possibile rivolgersi a un tribunale del lavoro”.

    Ma la mossa del parroco scozzese rientra anche in un movimento, in atto già da tempo nel Regno Unito, finalizzato a rendere più trasparente e controllabile l’azione della Chiesa. Per quanto riguarda la Chiesa anglicana d’Inghilterra e quella di Scozia, protestanti, già dal 2005 alcunesentenze hanno stabilito che il pastore, in alcuni casi, è una sorta di dipendente della confessione e che quindi può citare in giudizio il proprio datore di lavoro. Per quanto riguarda il cattolicesimo, invece, è la prima volta che accade in terra britannica e la sentenza, prevista entro un anno, potrebbe aprire la strada a nuovi diritti dei tutori delle anime dei sudditi della regina. Questo è quanto ammesso anche dall’avvocato dello scozzese, Cameron Fyfe, che ha aggiunto: “Sta rompendo un muro e sta preparando un nuovo campo di battaglia, in quanto mai una corte britannica ha sentenziato su una tale questione”.

    Lo scorso luglio, padre Lawson aveva rilasciato un’intervista all’Observer, la versione domenicale del Guardian, sostenendo di aver combattuto per ben 17 anni, senza successo, per far passare una punizione contro un altro prete colpevole di abusi sessuali. Una sanzione disciplinare gli era arrivata sulla testa subito dopo l’intervista, nella quale il prete diceva: “La Chiesa non è ancora in grado di maneggiare la verità. Tutto quello che sanno fare è proteggere l’istituzione”. Secondo la gerarchia cattolica, invece, il suo allontanamento dalla parrocchia è dovuto a 23 lettere di lamentelearrivate dai fedeli, dovute alla sua presunta incapacità di tenere messa per la malattia e soprattutto all’intervista rilasciata all’Observer. Ma la Chiesa di Roma non avrebbe invece tenuto conto delleoltre 200 lettere di supporto ricevute dai parrocchiani spaventati dal suo allontanamento. Padre Lawson ha anche rivelato di aver avviato, contemporaneamente, un processo canonico al tribunale ecclesiastico. “Ma ci vorranno anni per una decisione”. E ha concluso dicendo: “Sono disperato, per anni ho servito la Chiesa e ancora voglio servirla. E invece sono stato attaccato personalmente in questo modo”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/21/scozia-prete-rimosso-e-malato-lui-porta-la-chiesa-davanti-al-giudice-del-lavoro/815627/