Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • L’Onu apre un’inchiesta sui preti pedofili e interroga il Vaticano

    L’Onu apre un’inchiesta sui preti pedofili e interroga il Vaticano

    Il Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti dei Bambini, l’organo che si occupa del rispetto della Convenzione Onusui Diritti dell’infanzia del 1989, ha sottoposto al Vaticano un lungo elenco di richieste di informazioni dettagliate su “tutti i casi di abusi sessuali su bambini commessi da membri del clero, religiosi e religiose, o portati all’attenzione della Santa Sede“.

    L’organo delle Nazioni Unite chiede, tra i vari punti, al Vaticano di specificare “quali misure sono state messe in atto per fare in modo che nessun prete accusato di abusi sessuali sia autorizzato a rimanere in contatto con i bambini”, o quali “istruzioni esplicite siano state date al clero, a tutti i livelli perché tutte le notizie di abuso vengano riferite alla polizia nei propri Paesi e in quali casi invece sia stato chiesto ai membri della gerarchia cattolica di non riferire questi crimini, e a quale livello”.

    Il Comitato dell’Onu vuole anche avere maggiori informazioni “su quale sostegno la Santa Sede fornisca ai bambini vittime di abuso”, sulle “inchieste canoniche contro i preti molestatori” e “sulla cooperazione delle autorità ecclesiastiche con le magistrature nazionali”. Inoltre, il Comitato delle Nazioni Unite vuole anche capire “quale sia la politica della Chiesa per quel che riguarda i risarcimenti” (e se il pagamento di denaro sia mai stati collegato all’obbligo di mantenere il silenzio sugli abusi) e “quali misure di prevenzioni di nuovi abusi siano state adottate”.

    Dall’Onu vengono poi citati due casi in modo esplicito: le “Case Magdalene”, gli istituti femminili che accoglievano le ragazze orfane che in Irlanda sono stati teatro di “tortura e trattamenti crudeli, degradanti e inumani” e quello legato ai “Legionari di Cristo”, accusati di impedire ai seminaristi di avere contatti con le loro famiglie.

    Lo scorso 18 giugno, il Comitato delle Nazioni Unite ha ascoltato i rappresentanti delle vittime di abusi del “Survivors Network of those Abused by Priests”(Snap). Secondo il presidente della Snap, Barbara Blaine, ” il fatto che il Comitato delle Nazioni Unite abbia chiamato il Vaticano a rispondere per i suoi precedenti sui diritti dei minori… è un fatto che dà speranza alle vittime di abuso in tutto il mondo. Spero che l’esempio delle Nazioni Unite, con la richiesta di informazioni dettagliate sugli abusi, venga seguito anche da altre organizzazioni internazionali per portare alla luce la verità e prevenire nuovi crimini odiosi”.

  • “Per le vittime di pedofilia, la vera cura è la giustizia”

    “Per le vittime di pedofilia, la vera cura è la giustizia”

    l dottor Alfonso Rossi, lo psichiatra che oggi ha in cura Diego, vittima di un prete pedofilo suo insegnante di religione, spiega le strategie terapeutiche scelte per curare il giovane: “La rabbia di questo ragazzo va indirizzata verso le istituzioni, dando risposta alla sua richiesta di giustizia”. E’ stato il medico ad insistere affinché fosse fatta una denuncia ai Carabinieri ed è stato lui a stabilire un contatto con la Curia napoletana. Dopo alcuni colloqui con il vescovo, il prete accusato è stato allontanato dalla parrocchia, ma poco tempo dopo Diego ha scoperto che continua a insegnare in una scuola a pochi chilometri da Napoli. “A questo punto alla vittima è caduto il mondo addosso, ci aspettavamo che il giovane venisse riabbracciato dalla Chiesa e il responsabile degli abusi fosse giustamente punito, ma le cose non sono andate così”

    di ELENA AFFINITO e GIORGIO RAGNOLI

    http://video.repubblica.it/le-inchieste/per-le-vittime-di-pedofilia-la-vera-cura-e-la-giustizia/135890/134424

  • “Così curiamo i nostri confratelli”

    “Così curiamo i nostri confratelli”

    Siamo entrati nella Casa madre di Trento gestita dai Padri Venturini e in quella di Verbania. Ogni ospite è avvolto dal più assoluto riserbo e nessuno degli stessi sacerdoti della comunità conosce i motivi dei ricoveri. L’accoglienza è il primo passo. “Vogliamo conoscere la persona e poi vedere se siamo in grado di aiutarla”, spiega padre Pastò, il Superiore generale. Poi si passa alla terapia. Gli ospiti afflitti da disordini alimentari, dipendenze da gioco e da sostanze stupefacenti, fino alle tendenze pedofile. Ma è anche una possibile sede per gli arresti domiciliari

    http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/07/22/news/le_cliniche_dei_preti_pedofili-63475772/

  • Viaggio nelle comunità di recupero “Così curiamo i nostri confratelli”

    Viaggio nelle comunità di recupero “Così curiamo i nostri confratelli”

    A Trento sorge la casa madre gestita dai Padri Venturini. Ogni ospite è avvolto dal più assoluto riserbo e nessuno degli stessi sacerdoti della comunità conosce i motivi dei ricoveri. L’altro centro è Villa Iride, a Verbania: è ancora più chiuso all’esterno. L’accoglienza è il primo passo. “Vogliamo conoscere la persona e poi vedere se siamo in grado di aiutarla”, spiega padre Pastò, il Superiore generale. Poi si passa alla terapia. I problemi che portano qui i condannati sono i più vari: dai disordini alimentari alle dipendenze da gioco e da sostanze stupefacenti alla disinibizione sessuale, fino alle tendenze pedofile. Ma è anche un punto di riferimento per gli avvocati che indicano la villa come possibile sede per gli arresti domiciliari dei religiosi condannati

    NON E’ STATO FACILE, da laici, varcare i cancelli delle comunità terapeutiche dei padri Venturini; in quella oasi di pace e di recupero spirituale di solito le porte si aprono soltanto per accogliere religiosi in crisi. Ogni ospite è gestito nel più assoluto riserbo e neanche i confratelli sanno i motivi dei ricoveri. Superando non pochi ostacoli siamo riusciti a entrare in due centri gestiti dalla congregazione: Villa Iride a Verbania e la casa madre di Trento. Il Superiore Generale, padre Gianluigi Pastò, ci tiene a sottolineare: “Non dite per favore che siamo una clinica per pedofili, della pedofilia si occupa la Santa Sede. Come si sentirebbero quelli che sono accolti da noi con problemi meno gravi a dover vivere in una struttura etichettata in questo modo?”.

    Il nostro viaggio comincia dalla città di Trento. Arriviamo alla casa madre appena dopo l’ora di pranzo; la comunità non è molto lontana dalla stazione, si sale per alcuni tornanti mentre la città si allontana come un miraggio. Fuori dalla casa, nel giardino e nel vigneto non si vede nessuno. Incontriamo Pastò, un uomo sui settant’anni con un forte accento veneto. È gentile ma non nasconde la sua diffidenza verso i giornalisti: “Sui giornali sono comparse notizie sbagliate, che nessuno di noi aveva dato. Noi come congregazione nasciamo per la santità del prete, ci occupiamo di formazione spirituale, non neghiamo conforto a nessuno, ma non vogliamo etichette né abbiamo specializzazioni particolari; siamo religiosi che accolgono altri religiosi”.

    Il momento fondamentale per i Venturini è l’accoglienza, primo passo della terapia: “Noi solitamente vogliamo conoscere prima la persona, poi vediamo se siamo in grado di aiutarla ma non abbiamo preclusioni particolari”, spiega Pastò. È evidente come in questo caso il modello della comunità religiosa si sovrapponga perfettamente a quello della comunità terapeutica. Trento è l’unica realtà ecclesiastica in Italia che si occupa di seguire i preti offrendo loro un importante sostegno psicologico oltre che spirituale: il terapeuta di riferimento è padre Franco Fornari che offre la sua competenza per curare i fratelli in crisi. I problemi che portano un religioso a Trento possono essere dei più vari: dai disordini alimentari alle dipendenze da gioco e da sostanze stupefacenti alla disinibizione sessuale, fino alle tendenze pedofile.

    A differenza della casa di Trento, il centro venturino di Verbania è molto più chiuso. Il tassista che ci porta a Villa Iride ci racconta che gli è capitato spesso di trasportare religiosi: “Alla villa arrivano diversi preti, li vado a prendere in stazione, tutti hanno almeno una valigia. Dentro non sono mai entrato, li lascio al cancello e me ne vado”. Tra gli abitanti della zona pochissimi hanno sentito parlare della villa, il cancello è sempre chiuso e la casa è ben nascosta, lontana dal centro, immersa in un parco da cui domina il lago Maggiore. Come a Trento, anche qui l’atmosfera da poesia dell’Arcadia con i suoi scenari bucolici e i giardini ben curati si accosta al rigore della vita conventuale. A Villa Iride ci riceve padre Paolo, responsabile della comunità; ci avverte subito che  al  momento non ci sono ospiti: “Arriveranno a estate inoltrata”.

    Il centro di Verbania svolge una duplice funzione: da una parte accoglie religiosi che spontaneamente chiedono di essere ospitati qualche settimana per una pausa rigenerante, dall’altra è un punto di riferimento per gli avvocati di alcuni religiosi condannati per abusi sessuali, che indicano la villa come possibile sede per gli arresti domiciliari. Qui ha chiesto di essere trasferito don Riccardo Seppia, il parroco di Sestri Ponente, condannato a nove anni e sei mesi per violenza sessuale, induzione alla prostituzione e cessione di cocaina; il giudice per ora ha negato il trasferimento. Dal maggio del 2012 è recluso a Villa Iride don Marco Mangiacasale, condannato per abusi sessuali su parrocchiane minorenni e in attesa della sentenza di Cassazione. Tramite i suoi avvocati Renato Papa e Mario Zanchetti abbiamo chiesto a Mangiacasale un commento sul suo percorso perché ci sembrava importante raccontare un’esperienza terapeutica di questo tipo, ma ciò non è stato possibile. Digitando il nome e cognome del sacerdote sui motori di ricerca di internet si trova il dominio www. marcomangiacasale. it. Sulla homepage compare il nome del prete a caratteri cubitali e una foto panoramica: si può riconoscere il parco e il campanile di Villa Iride con il lago sullo sfondo. Sulle pagine del sito registrato su un provider tedesco si trovano, oltre ad alcune ricette di cucina e ad alcune pagine dell’antologia di Spoon River, citazioni evangeliche. Divise in gallerie, molte fotografie ritraggono oggetti e scenari della vita quotidiana nella comunità. Dopo aver contattato i legali del sacerdote per un incontro, l’homepage del sito è stata rimossa.

    A Verbania la congregazione si avvale della collaborazione di uno specialista laico che, dopo aver tracciato il profilo dei soggetti ospiti, in accordo con l’avvocato difensore e la comunità religiosa promuove terapie mirate al recupero comportamentale. I preti agli arresti sono seguiti da un’equipe esterna guidata dalla criminologa Gessica Marica Marengo e sono inseriti in un programma di recupero studiato su misura. La dottoressa Marengo è una criminologa forense che ha ricevuto diversi incarichi dalla curia milanese come perito di parte in alcuni processi per pedofilia. Spesso si affida alle sue competenze l’avvocato Mario Zanchetti, legale della Curia milanese e difensore di diversi preti accusati di abusi su minori. Il lavoro della Marengo è stato raccolto nello studio “Narciso smarrito e il mostro dell’oratorio accanto“, nel quale viene analizzato il profilo di sei preti pedofili da lei periziati.

    La Marengo spiega che in tutti questi casi i preti erano stati spostati di diocesi in diocesi prima di essere fermati dalla giustizia ordinaria; solo allora i preti venivano mandati nelle comunità in attesa di sentenza: “Non c’era la necessaria attenzione al problema, si spostavano i colpevoli senza ammettere che era necessario un massiccio intervento clinico”. Con i suoi protocolli di cura che integrano alla regola di vita della comunità religiosa scuole terapeutiche diverse, come quella psicodinamica e comportamentista, la dottoressa Marengo sta ottenendo buoni risultati: “È un percorso difficile e doloroso, ti metti davanti a uno specchio e vedi delle cose orribili che non avresti mai voluto vedere. Il rischio suicidario quando le vedi è altissimo. All’inizio i preti arrivano qui come pacchi postali, rifiutano le terapie, non ammettono le loro tendenze. Poi con un percorso molto duro, segnato anche da tappe drammatiche, la consapevolezza incomincia a emergere”. Isolati dal mondo esterno, i sacerdoti iniziano la terapia imparando a integrarsi nella comunità. Parlando di questi centri la dottoressa mette in rilievo l’importanza ambientale nel recupero dei soggetti: “Il concetto di comunità clinica ha i suoi vantaggi perché il contesto relazionale è parte integrante della terapia psicologica e farmacologica”.

    Alcuni psichiatri sono tuttavia scettici sulle possibilità di recupero dei soggetti pedofili, soprattutto se trattati dopo una certa età. Maurizio Marasco, docente di psicopatologia forense all’università “La Sapienza” di Roma, spiega: “Stiamo parlando di un disturbo del comportamento sessuale che, se scoperto precocemente in età adolescenziale, può anche essere trattato con successo; ma quando il soggetto è un adulto con una personalità già strutturata in quella maniera, la possibilità di risolvere questo problema, di curare e debellare definitivamente questa anomalia del comportamento è minima per non dire nulla”. Marasco è d’accordo sulla costituzione di comunità per il recupero di soggetti pedofili, ma lo è meno sul fatto che questi centri siano gestiti da religiosi: “Mi domando se un ambiente così chiuso come quello ecclesiastico possa essere utile ad attivare quelle risorse interne che possono spingere il soggetto verso il reinserimento sociale”.

    Abbiamo cercato di capire cosa succeda ai sacerdoti pedofili una volta usciti dalle comunità. Del loro destino decide l’autorità ecclesiastica, in primis il vescovo.

    Secondo le nuove rigorose linee guida del Vaticano sulla pedofilia, volute da  Benedetto XVI e raccolte da Papa Francesco, i vescovi sono obbligati a denunciare i casi a Roma. La Congregazione per la Dottrina della Fede valuta se aprire un processo canonico che in caso di condanna ridurrà il prelato allo stato laicale. Padre Pastò si è detto personalmente contrario alla laicizzazione dei preti pedofili, convinto che la Chiesa non possa abbandonare a loro stessi questi fratelli smarriti. Da un punto di vista clinico anche la dottoressa  Marengo è contraria alla riduzione allo stato laicale perché questa decisione mette a rischio i faticosi risultati della riabilitazione. E’ rilevante come il Vaticano, dopo decenni di silenzio, abbia scelto una linea tanto radicale sul destino di questi preti. Ma l’idea di cacciare i pedofili fuori dalla Chiesa non è comunque nuova. La sosteneva già negli anni quaranta padre Gerald Fitzgerald, fondatore del primo ordine religioso che si occupò espressamente di preti con problemi comportamentali. In quegli anni Fitzgerald denunciava l’atteggiamento collusivo dei vescovi nei confronti di questi religiosi. Il fondatore dei Servi del Paraclito creò numerosi centri nel mondo che si sono poi specializzati nel trattamento di sacerdoti pedofili, ma era convinto che la soluzione al problema fosse la laicizzazione dei colpevoli o in alternativa la loro segregazione in un monastero o su un’isola gestita dall’ordine dalla quale questi “criminali” non potessero più uscire.

    http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/07/22/news/preti_pedofili_1_pezzo_principale_riscritto-63453242/

  • Pedofilia, cos’ha chiesto l’Onu al Vaticano e perché

    Pedofilia, cos’ha chiesto l’Onu al Vaticano e perché

    Il Vaticano dovrà rendere conto all’Onu per numerosi casi di pedofilia da parte di membri del clero nel mondo. La Commissione per i diritti del bambino ha chiesto di presentare un rapporto sugli abusi commessi dal clero nel mondo e delle misure prese per contrastare il fenomeno, visto il dilagare preoccupante del fenomeno e le diffuse e pluridecennali coperture da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Il Vaticano, che è membro non osservatore della commissione Onu, ha infatti sottoscritto la Convenzione sui diritti dei bambini nel 1990: ciò implica che debba rendere conto sul tema alle Nazioni Unite.

    Il Sommo Pontefice sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri

    La Santa Sede aveva sottoscritto la Convenzione con alcune riserve, come l’accettazione del family planning solo con i “metodi naturali” che “considera moralmente accettabili” (quindi non pillola e preservativo, ma Ogino-Knaus e simili). Inoltre “interpreta gli articoli della Convenzione in una prospettiva che salvaguardi il primario e inalienabile diritto dei genitori” specie per educazione, associazione, religione e privacy. Soprattutto, dichiara che l’applicazione del documento sia “compatibile in pratica con la particolare natura dello Stato della Città del Vaticano e delle fonti della sua legge oggettiva”. Ovvero l’articolo 1 della legge fondamentale del 7 giugno 1929, motu proprio di Pio XI, in cui si proclama che “il Sommo Pontefice sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario”.

    La Santa Sede intende l’applicazione della Convenzione anche sulla base dei limiti posti dalla sua “legislazione in materia di cittadinanza, accesso e residenza”. Nella dichiarazione che correda le riserve, il Vaticano ci tiene a precisare che con l’accesso alla Convenzione “non intende prescindere in ogni modo dalla sua specifica missione che è di carattere religioso e morale”. Lo stesso comitato delle Nazioni Unite nel 1995 aveva riconosciuto il passo importante del Vaticano, ma aveva sollevato alcune questioni proprio sulle riserve. In particolare sul “pieno riconoscimento” del bambino come “soggetto di diritti”, per “la discriminazione tra bambini che può sorgere nelle scuole e nelle istituzioni cattoliche, specie dal punto di vista del genere”, per la “insufficiente attenzione” per l’educazione alla salute dei bambini e per il family planning.

    Monsignor Massimo De Gregori, membro della missione diplomatica della Santa Sede a Ginevra, e il direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi minimizzano. Ma il Vaticano risulta attenzionato sul protocollo opzionale della Convenzione, riguardante “vendita di bambini, prostituzione minorile e pornografia minorile”. Dovrà rendere noti i dati sugli abusi e sulle misure prese, anche risarcimenti e assistenza alle vittime entro il 1 novembre 2013, come richiede la list of issues della commissione, visto che il precedente rapporto del Vaticano non ha chiarito alcuni punti. I rappresentanti d’Oltretevere saranno auditi presso la Commissione il prossimo gennaio. L’ente dell’Onu chiede “informazioni dettagliate su tutti i casi di abusi commessi da membri del clero”, “alla luce del riconoscimento da parte della Santa Sede” del fenomeno, negli ultimi anni del pontificato di Benedetto XVI e con le mosse recenti di Francesco. Si allude al coinvolgimento delle diocesi, che hanno insabbiato e coperto molti casi, non di rado con il trasferimento parroci e pretendendo il silenzio dalle famiglie per evitare che si appellassero alle autorità civili e scoppiasse lo scandalo pubblico.

    Da anni si tenta di avere un rapporto dettagliato dal Vaticano

    Dopo decenni di abusi, le associazioni che difendono le vittime come Snap hanno ottenuto che l’Onu si rivolgesse al Vaticano. Tra i soggetti che hanno portato queste istanze in sede internazionale e permesso che finalmente si chiedesse trasparenza c’è anche laNational Secular Society, organizzazione laicista britannica. Keith Porteous Wood, esponente umanista all’Onu, spiega che da anni si tenta di avere un rapporto dettagliato dal Vaticano. L’International Humanist and Ethical Union (di cui fa parte anche l’Uaar) ha presentato una serie di osservazioni sul report firmato dalla Chiesa cattolica, evidenziando come venissero meno gli obblighi sottoscritti con la Convenzione. Come ricorda Wood, la commissione di Ginevra ha interpellato quindi alcuni testimoni supportati proprio dagli umanisti. Tra i temi trattati, anche il trattamento indegno nelle case Magdalene in Irlanda, riservato alle “ragazze perdute” dalle suore. Il loro ordine religioso, proprio ieri, ha comunicato che non verserà denaro nel fondo di compensazione destinato a risarcire le vittime.

    Sforzo per rendersi più credibile e umano nei confronti dell’opinione pubblica

    Il papa ha usato parole forti per condannare gli abusi commessi da preti e ha promesso pulizia. Come fatto tardivamente dal suo precedessore, analogamente agli scandali che coinvolgonol’Istituto per le opere di religione, si tratta dell’ennesima promessa di soluzione che fa seguito a un’insistente sollecitazione esterna. Vero è che negli ultimi mesi il Vaticano ha iniziato un grosso sforzo per rendersi più credibile e umano nei confronti dell’opinione pubblica, con molte dichiarazioni concilianti di Bergoglio. Sarebbe auspicabile che lo facesse anche sulle questioni più importanti e in maniera concreta: cambiando l’atteggiamento nei confronti dei religiosi colpevoli di abusi e collaborando efficacemente con la giustizia. È compito anche delle associazioni laiche e dell’opinione pubblica stimolare la Chiesa affinché si prenda le sue responsabilità senza atteggiarsi a vittima di complotti e strumentalizzazioni.

    La redazione

    http://www.uaar.it/news/2013/07/17/pedofilia-onu-vaticano/

  • Pedofilia, l’Onu chiede spiegazioni al Vaticano

    Pedofilia, l’Onu chiede spiegazioni al Vaticano

    LA CHIESA INTERROGATA SUGLI ABUSI DEI PRETI.

    Da osservatore permanente a osservato speciale. Il comitato delle Nazioni unite per i Diritti dei bambini ha convocato il Vaticano perché, per la prima volta, dia spiegazioni dettagliate sugli abusi sessuali e le violenze sui bambini commessi da esponenti della Chiesa.

    Come ogni Paese membro della Convenzione dell’Onu sui diritti dell’infanzia, la Santa Sede deve regolarmente rispondere delle sue azioni davanti agli esperti Onu.

    RISPOSTE PRIMA DI NOVEMBRE.Secondo la procedura, gli esperti hanno pubblicato il 9 luglio una lista di domande alle quali il Vaticano deve rispondere «se possibile» prima del primo novembre.

    La Santa Sede deve essere poi ascoltata dall’Onu nel gennaio 2014 a Ginevra. L’Onu intende sapere, tra le altre cose, le misure prese dalla Chiesa per punire i colpevoli di abusi sui minori e per sostenere le vittime e cosa abbia fatto il Vaticano per impedire che nessun membro del clero accusato di pedofilia possa entrare in contatto con dei bambini.

    Nella richiesta dell’Onu sono due i casi citati esplicitamente. Il primo è quello delle Case Magdalene, gli istituti che accoglievano le ragazze orfane in Irlanda le cui torture sono state raccontate anche in un film. Il secondo è quello dei Legionari di Cristo, accusati di impedire i contatti con le famiglie ai loro seminaristi.
    FONTE

  • PEDOFILIA TRA IL CLERO: L’AJA RIGETTA LA RICHIESTA DI INCRIMINAZIONE DI BENEDETTO XVI

    PEDOFILIA TRA IL CLERO: L’AJA RIGETTA LA RICHIESTA DI INCRIMINAZIONE DI BENEDETTO XVI

    CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. La Corte penale internazionale dell’Aja ha rigettato la richiesta dell’associazione statunitense di vittime degli abusi sessuali perpetrati dal clero, Survivors Network of those Abused by Priests (Snap, nata negli Usa 23 anni fa, con quasi 10mila aderenti), di mettere sotto accusa Benedetto XVI e alcuni cardinali per crimini contro l’umanità (v. Adista n. 69/11).A renderlo noto, il 31 maggio scorso, lo stesso Snap. «Le questioni descritte nella vostra comunicazione non appaiono ricadere sotto la giurisdizione della Corte», ha detto un rappresentante della Corte al gruppo legale no profit che rappresenta lo Snap, il Center for Constitutional Rights, autore della denuncia nel settembre 2011, secondo la quale Ratzinger e il suo entourage avrebbero messo in atto politiche che avrebbero consentito al fenomeno degli abusi di dilagare e, per questo motivo, avrebbero dovuto essere sottoposti a un processo per crimini contro l’umanità.Nessuna sorpresa per il responso della Corte da parte della Sala Stampa vaticana: «Abbiamo sempre pensato che avrebbero risposto in questo modo», ha affermato p. Federico Lombardi all’agenzia Cna (14/6) .
    Le vittime non si arrendono
    Lo Snap e il Center for Constitutional Rights, però, non si arrendono e il 18 giugno hanno presentato una denuncia per violenze e abusi sessuali nella Chiesa al Comitato dei Diritti del Bambino delle Nazioni Unite. Le ong presenteranno un rapporto sulla «crisi mondiale» delle violazioni contro i minori all’interno della Chiesa in un incontro privato con i rappresentati del Comitato dell’Onu, in attesa della celebrazione della 65.ma sessione il prossimo gennaio. «Il comitato – si legge in un comunicato stampa delle ong – ha anche chiesto al Vaticano che presenti un rapporto sull’applicazione della Convenzione dei diritti del Bambino, che ha sottoscritto». «Il fatto che un comitato delle Nazioni Unite abbia convocato il Vaticano a trattare i diritti dei bambini, compreso il diritto a non essere sessualmente violato o sfruttato, dà una speranza ai sopravvissuti agli abusi», ha detto (el Espectador, 18/6) la presidente dello Snap Barbara Blaine, lei stessa vittima di abusi da parte del proprio parroco, a Chicago. La Chiesa, ha aggiunto David Clohessy, direttore dell’organismo, «non è in grado di risolvere questa crisi. Il silenzio non funziona. Bisogna giudicare coloro che hanno commesso gli abusi e che hanno acconsentito a conservare il silenzio». Da questo punto di vista papa Francesco non ha ancora fatto passi concreti, ma solo «gesti simbolici e segni di umiltà e povertà»: «È necessario che agisca».In questa prospettiva, è indispensabile che i documenti di Vatileaks siano consegnati alla polizia e sottoposti al processo giudiziario, ha affermato la rappresentante del Center for Constitutional Rights Pamela Spees: «Non devono essere conservati in Vaticano». E questo perché occorre garantire la sicurezza dei bambini: «Anche oggi migliaia di essi potrebbero essere in pericolo», ha affermato Blaine. (ludovica eugenio)
  • Prete pedofilo a bimbo: “Tuo nonno andrà in paradiso se fai sesso con me”

    Prete pedofilo a bimbo: “Tuo nonno andrà in paradiso se fai sesso con me”

    l piccolo, che allora aveva solo 7 anni, fu adescato in occasione della sua prima confessione, dove parlò delle sue angosce per il nonno. A quel punto il sacerdote face la sua proposta, intimando di non dirlo a nessuno altrimenti non avrebbe funzionato.

    BELFAST – Il piccolo aveva paura per la salute del nonno così un sacerdote britannico gli ha detto “Se farai sesso con me tuo nonno andrà in paradiso”. Il sacerdote 55enne, James Martin Donaghy, come riporta il Belfast Telegraph, è stato processato e condannato per un totale di 17 reati sessuali tra cui aggressione indecente e commettendo atti di grave indecenza contro tutte e tre le vittime. Gli episodi di molestie e violenza sono avvenuti in una fascia temporale che va dal 1983 al 2000. Il piccolo, che allora aveva solo 7 anni, fu adescato in occasione della sua prima confessione, dove parlò delle sue angosce per il nonno. A quel punto il sacerdote intimò di non dirlo a nessuno altrimenti non avrebbe funzionato. Un caso che scuote nuovamente la chiesa dopo i recenti scandali e le numerose polemiche che hanno suscitato.
    FONTE

  • Pedofilia, i dati dell’arcidiocesi di Milwaukee vanno online

    Pedofilia, i dati dell’arcidiocesi di Milwaukee vanno online

    Il giudice del processo per bancarotta ordina la pubblicazione in Rete oltre 6mila pagine in cui si snodano le vicende dei 42 sacerdoti accusati di abusi su minori.

    Sbatti il prete pedofilo in prima pagina. Anzi, in homepage. Il Vaticano procede a colpi ditrasparenza e spinge le sue sedi locali a fare altrettanto. Le mosse di papa Francesco cercano di arginare i tanti, troppi scandali che continuano ad attraversare l’universo cattolico. Leggi alla voce Ior. Anche per questo – ma come esito di un’ordinanza del giudice, a dire il vero – l’ arcidiocesi di Milwaukee, nel Wisconsin, ha reso pubblici ieri migliaia di documenti legati allo scandalo degli abusi sessuali commessi dai propri preti sui minori nel corso degli ultimi decenni. Sono disponibili sul sito ufficiale dell’arcidiocesi. Una sorta di VatiLeaks fai-da-te.

    Abusi sessuali di cui sono cominciate a fioccare denunce nei primi anni Duemila e che s’intrecciano astrani movimenti finanziari. Per esempio, fra i file – oltre 6mila pagine – spuntano fuori anche quelli relativi al cardinale Timothy Dolan, al momento arcivescovo di New York e presidente della Conferenza episcopale americana ma fra 2002 e 2009, all’epoca di alcuni dei fatti contestati, nella stessa posizione proprio a Milwaukee. Pare che abbia spostato quasi 57 milioni di dollari in un fondo fiduciario per la manutenzione dei cimiteri spingendo di fatto la sua sede verso la bancarotta. Per Jeff Anderson, avvocato di 500 vittime di abusi, Dolan avrebbe messo al sicuro quei soldi per evitare eventuali problemi e questioni legali. Non a caso, nel 2011 l’arcidiocesi ha dichiarato fallimento, come altre sette sedi nel resto degli Usa, bloccando di fatto ogni risarcimento. In una lettera datata 2007, lo stesso capo dell’arcidiocesi chiese al Vaticano il permesso di spostare quel denaro, per fornire “ una maggioreprotezione di questi fondi da ogni rivendicazione e responsabilità legale”. Permesso accordato un mese dopo.

    Un resoconto impietoso dei passaggi oscuri dell’ arcidiocesi statunitense i cui vertici degli ultimi vent’anni sono accusati di aver spostato preti altrove (è il caso di Daniel Budzynski o di Raymond Adamsky) e aver appunto messo al sicuro più fondi possibili, preferendo sfasciare i conti e affidarsi al famoso Chapter 11 della legge fallimentare a stelle e strisce piuttosto che lasciare denaro a disposizione di eventuali condanne di risarcimento. I fatti ruotano intorno alle vicende che riguardano ad esempio uno dei più noti preti pedofili statunitensi, il reverendo Lawrence Murphy, sospettato di aver abusato di 200 ragazzi in 25 anni d’insegnamento alla Scuola di San Giovanni per sordi di San Francis in Wisconsin. Ma anche il suo collega Sigfried Widera, sotto processo per 42 capi d’imputazione per pedofilia sia in Wisconsin che in California. Per la cronaca, entrambi sono morti.

    Dati, quelli rilasciati ieri e valutati con un certo sollievo da parte di vittime e loro legali, che arrivano fino a ottant’anni fa e includono fascicoli personali di 42 sacerdoti accusati di soprusi su bambini. Ma non mancano deposizioni legali (dello stesso Dolan, in un altro ex arcivescovo, Rembert Weakland, e di un vescovo ausiliare in pensione, Richard J. Sklba) e, a quanto pare, una valutazione su tutte: Dolan avrebbe tentato in ogni modo di sopire gli scandali spingendo i sacerdoti accusati a lasciare l’abito in cambio di soldi ed evitando accuratamente di dare seguito alle indicazioni che arrivavano da San Pietro, tuttavia anche quelle piuttosto lente. È il caso delle dimissioni del reverendo John O’Brien, spinto a dimettersi in cambio di alcune decine di migliaia di dollari. C’è anche da dire che fra i dati figurano alcune lettere, firmate dall’ex arcivescovo, nel quale egli chiede al Vaticano, quasi in un sussulto di indignazione, pene più severe per i preti accusati di pedofilia. Insomma, un atteggiamento altalenante portato alla luce dalla clamorosa quantità di numeri e informazioni.

    http://daily.wired.it/news/internet/2013/07/02/pedofilia-chiesa-dati-milwaukee-462782.html

  • [Diritto all’oblio] Minacce di ritorsioni legali dall’avvocato del pedofilo don Roberto Berti

    [Diritto all’oblio] Minacce di ritorsioni legali dall’avvocato del pedofilo don Roberto Berti

    Gentile signor Domenico,

    credo di essere stato il primo ad essere contattato e minacciato dall’avvocato di “don” Roberto Berti, forse a causa della posizione occupata sul motore di ricerca google dalla pagina relativa al suo “assistito”.

    Premetto che per motivi personali non sto più seguendo ed aggiornando il blog e solo per un caso fortuito ho letto l’email inviatami dall’avvocato del Berti.

    Purtroppo il “diritto all’oblio” non è regolamentato da nessuna legge ed è a discrezione del giudice valutare le presunte violazioni caso per caso e, vista la condanna inflitta alla testata giornalistica “PrimaDaNoi”, ho ritenuto opportuno rimuovere i contenuti, lasciando una nota di sarcasmo, piuttosto che imbattermi in una battaglia legale che dovrei combattere da solo.

    Ovviamente, il fatto che certi personaggi, come il Berti,  possano rivendicare un tale diritto è assolutamente vergognoso, ma rischiare di regalare soldi a un pedofilo, riconosciuto come tale dall’arcivescovo di Firenze, sarebbe ancor più umiliante, sia per le vittime (vedendo il loro aguzzino addirittura premiato da uno Stato che non ha preso alcun provvedimento per i suoi crimini), sia per me stesso.

    Invero, è un assoluto paradosso: le vittime, per quanto ne sappia, non sono state risarcite, ma il pedofilo potrebbe addirittura reclamare danni perché non viene dimenticato il suo crimine a causa degli articoli pubblicati online.

    Il rischio oggettivo è che a termine del suo periodo di “cura”, ossia fra circa 3 anni, questo criminale venga considerato riabilitato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (che riesaminerà il caso) e, come di solito accade, reinserito in un ambito parrocchiale di un paesino semi-sconosciuto, dove potrebbe riprendere gli abusi.

    Ricordiamo che la pedofilia, secondo studi recenti, non è curabile. Solo la Chiesa fa finta di non saperlo, anzi: per molti prelati non si tratta neanche di un crimine, ma di un mero peccato.

    Mi rendo perfettamente conto che dando seguito alle richieste (anche se sarebbe più consono parlare di minacce) si sta creando un precedente con il quale qualsiasi pedofilo potrà seguire l’esempio del sacerdote e richiedere l’eliminazione di articoli a lui scomodi, ma è necessaria una presa di posizione netta da parte di tutti contro il (ridicolo) diritto all’oblio rivendicato da chi abusa di bambini.

    In realtà, sarebbe più opportuno chiedersi se le vittime potranno mai dimenticare gli attimi atroci nei quali questo criminale abusava di loro.

    Evidentemente non interessa all’avvocato, né all’aguzzino e, forse, non interesserebbe neanche a un giudice.

    A loro interessa solamente che ci si dimentichi di un pedofilo.

    Dando seguito alla sua richiesta di contattare altri soggetti potenzialmente interessati alla vicenda, mi permetto di utilizzare questa mail a tale scopo, con la speranza che quanto sta accadendo non passi inosservato, invitando chiunque avesse bisogno di ulteriori informazioni a contattarmi.

    Grazie