Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • Quei padre Murphy d’Italia

    Quei padre Murphy d’Italia

    Federico Tulli, Left 11 del 23 marzo 2013

    «Una vita unicamente dedita alla preghiera e alla penitenza; divieto di qualsiasi contatto con i minori; assidua sorveglianza da parte di responsabili individuati dal vescovo di Verona». È la pena più pesante inflitta ai sacerdoti protagonisti di una delle più agghiaccianti vicende di pedofilia clericale mai emerse in Italia. Il destinatario del «precetto penale» comminato dalla Santa Sede è don Eligio Piccoli, come si legge nella lettera (di cui left è in possesso) inviata il 24 novembre 2012 dal vicario giudiziale, monsignor Giampietro Mazzoni, all’avvocato delle vittime riunite nell’Associazione sordi Provolo.

    Per gli abusi pedofili compiuti nell’Istituto per bambini sordi Provolo di Verona, nel quale era educatore, Piccoli è stato riconosciuto colpevole al termine di una inchiesta indipendente unica in Italia, affidata dalla Santa Sede a un magistrato “civile”, Mario Sannite. Le accuse formulate dai giovani ospiti dell’Istituto sin dalla metà degli anni 80 e inascoltate per quasi 30 anni, riguardano 25 persone tra sacerdoti e fratelli laici. Al termine dei tre anni d’indagine Sannite ha ravvisato elementi di colpevolezza solo per tre di loro: don Piccoli, don Danilo Corradi e frate Lino Gugole. Per Corradi le accuse «non risultano provate», ma «stante il dubbio, la Santa Sede ha formulato nei suoi confronti un’ammonizione canonica, che comporta una stretta vigilanza da parte dei responsabili dei suoi comportamenti».

    Corradi dunque, rimane prete e viene controllato da chi per anni ha ignorato le accuse nei suoi confronti. Ancor più sconcertante, se possibile, il paragrafo relativo al terzo uomo. «Gugole – si legge nel testo – è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del tutto incapace di intendere e di volere. È ricoverato in una casa di riposo presso l’ospedale di Negrar. Nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti».

    In realtà sarebbe difficile anche solo recapitargli di persona un telegramma, poiché, come ha raccontato a chi scrive il portavoce dell’associazione, Marco Lodi Rizzini, «Lino Gugole è morto nel 2011, con tanto di necrologi pubblicati sui giornali locali e i gazzettini parrocchiali». Riguardo gli altri accusati la Santa Sede liquida la faccenda affermando che su alcuni di loro si continuerà a indagare mentre per altri non è possibile perché deceduti oppure perché dimessi dall’Istituto. Tra i “prosciolti” c’è l’ex vescovo di Verona, oggi in odor di canonizzazione, Giuseppe Carraro. Il suo accusatore non è stato creduto nonostante la minuziosa descrizione della stanza in cui era costretto a «masturbazioni, sodomizzazioni e rapporti orali».

    La vicenda dei sordi di Verona, anche per le analogie con il caso Murphy, è stata descritta da Gibney nel suo film Mea maxima culpa. Il silenzio nella casa di Dio appena uscito nelle sale italiane. A condurre il regista premio Oscar sulle tracce di questa tipica storia di pedofilia clericale, fatta di omertà, reticenze e disprezzo per delle persone indifese, è stato l’esponente dei Radicali Maurizio Turco, che prima da parlamentare europeo e poi da deputato in Italia è stato uno dei pochissimi politici a puntare il dito contro le responsabilità della Chiesa, in particolare della Conferenza episcopale italiana: «Il caso del Provolo non è isolato.

    Chiediamo al neo papa Francesco di non fare pulizia a occhi chiusi come i suoi predecessori. In Italia sono avvenute cose gravi e diffuse, non singole vicende. L’auspicio è che nel nome della trasparenza Bergoglio obblighi la Cei di Bagnasco a istituire una commissione d’inchiesta indipendente su scala nazionale. Come è già avvenuto in Irlanda, Belgio e Germania».

     

  • Pedofilia: «Niente denunce siamo ebrei»

    Pedofilia: «Niente denunce siamo ebrei»

    La pensata del rabbino di NY: Risolvere i casi di pedofilia all’interno della comunità ebraica per non esporsi ai rischi del carcere, anche perché spesso i bambini mentono.

    Il rabbino decano dell’antica Università Yeshiva di New York ha messo in guardia i suoi colleghi dal denunciare alla polizia presunti casi di abusi sessuali su bambini. Queste denunce potrebbero portare non solo all’arresto di ebrei ma anche alla loro detenzione in cella assieme a degli ‘shvartze,’ vale a dire degli afro-americani, che li potrebbero uccidere. Il rabbino Hershel Schachter, membro anziano del Rabbi Isaac Elchanan Theological Seminary, ha detto anche che i bambini possono mentire e così rovinare la reputazione e la vita di un uomo innocente: «Potrebbe essere che alla fine tutta la faccenda sia una bolla di sapone», ha spiegato Schachter. Il quale ha quindi suggerito di creare dei comitati ebraici che vaglino in via preventiva eventuali casi di abusi e decidano in base alle prove se informare o meno le autorità. La Yeshiva University è stata al centro di uno scandalo dopo una serie di rapporti che hanno portato a galla una lunga serie di abusi compiuti da due professori dell’istituto per soli ragazzi a Manhattan.
    Evidentemente le modalità di gestione, finalizzate all’insabbiamento dei casi di pedofilia e alla negazione delle vittime, attuate dai gerarchi della Chiesa cattolica in tutto il mondo hanno fatto scuola anche presso le altre religioni monoteiste.

  • CI E’ O CI FA? FERRARA VS POLITI: “DOCUMENTARIO SU PRETI PEDOFILI? FILMACCIO MERDOSO”

    CI E’ O CI FA? FERRARA VS POLITI: “DOCUMENTARIO SU PRETI PEDOFILI? FILMACCIO MERDOSO”

    Spero che le parole di Giuliano Ferrara siano dovute alle sue tendenze PRETOFILE e che non creda neppure lui a quello che dice, ascoltate.

    “La storia dei preti pedofili è una menzogna vergognosa, ora è uscito anche“Mea maxima culpa”, un filmaccio merdoso e orrendo“. Così Giuliano Ferrara stigmatizza il docufilm firmato dal premio Oscar Alex Gibney (confuso con un“premio Nobel” dal direttore de “Il Foglio”), sullo scandalo della pedofilia nella Chiesa Cattolica.

    L’Elefantino difende appassionatamente la Chiesa durante “Porta a porta”, su Rai Uno, in un acceso dibattito che lo ha visto scontrarsi duramente conMarco Politi, vaticanista de “Il Fatto Quotidiano”. “La pedofilia dei preti è una menzogna vergognosa” – accusa Ferrara – “è l’effetto di una campagna di diffamazione e di calunnia alla quale la Chiesa, che è umile e sulla difensiva nei confronti del mondo secolare da duecento anni, non è stata in grado di dare la risposta che avrebbe meritato”.

    E aggiunge, rivolgendosi a Politi: “Dovevate prendervela con le famiglie che sono la sede massima di produzione della violenza pedofila. E’ molto facile costruire con un film il martirio”. L’Elefantino spiega: “Se io ti faccio vedere icadaveri dei preti spagnoli massacrati dai comunisti, quei cadaveri coi vermi, tu ti spaventi, caro Politi”. E accusa il suo interlocutore di essere ispirato da “un particolare confessionalismo”: “Io invece sono per una discussione laica sulla Chiesa”.

    Secondo Ferrara, il vero problema della Chiesa cattolica non concerne nè i vatileaks(“una piccola storia provinciale di cui hanno parlato quattro giornali italiani”), nè lo Ior (“possiede solo cinque miliardi di euro, una sciocchezza”). “Sono tutte storie piccolissime” – afferma il giornalista – “senza un vero valore. Il vero problema della Chiesa è la secolarizzazione, che è iniziata dal 1789, data della Rivoluzione Francese”.

  • Papa Francesco scappa dalla domanda sulla pedofilia delle Iene

    Papa Francesco scappa dalla domanda sulla pedofilia delle Iene

    Le Iene portano bene anche quando “rompono”? Così sembrerebbe stando alla scorsa puntata del programma, quella del 10 Marzo, quando occupandosi di pedofilia nella Chiesa le teminili Iene di Mediaset hanno fatto “la posta” ai Cardinali del Conclave.

    Missione, capire la posizione degli elettori del Papa in materia di pedofilia nella Chiesa. Fra gli intervistati ecco spuntare quello che diverrà il nuovo Papa, Jorge Mario Bergoglio, il cui scatto per evitare il microfono è davvero da centometrista.

    http://www.giornalettismo.com/archives/828…lia-delle-iene/

  • Pedofilia. Papa Bergoglio ha le idee confuse, Difende il celibato: “la pedofilia la si ha o non la si ha”

    Pedofilia. Papa Bergoglio ha le idee confuse, Difende il celibato: “la pedofilia la si ha o non la si ha”

    Premesso che anche noi sappiamo che il problema pedofilia non è nel celibato, Bergoglio non può dire che la pedofilia “la si ha o non la si ha”, perché è un fenomeno psichico che ha delle cause, che se non sono il celibato, sono certamente legate alla mancata maturazione della sfera affettiva e sessuale. Cosa tipica di chi è represso nei propri sentimenti e nella propria sessualità come preti e seminaristi. E non si capisce cosa genera la pedofilia per Bergoglio. Chi li crea pedofili, Dio?

    Ed è poi vergognoso che Bergoglio voglia distrarre l’attenzione sui preti pedofili prendendosela coi pedofili “familiari”. I preti sono una piccolissima parte della popolazione, in Argentina come in Italia, ed è evidente che la maggior parte dei pedofili appartiene alla stragrande maggioranza della popolazione che sono i non preti.

    www.leggo.it/vaticano/%20/papa_fran…ie/218767.shtml

    PAPA FRANCESCO DISSE: “PRETI PEDOFILI? TOGLIERE IL CELIBATO NON CURA”

    Mercoledì 13 Marzo 2013 – 21:34

    ROMA – Papa Francesco I ha le idee chiare in merito ai preti pedofili. «Se c’è un prete pedofilo è perchè porta in sè la perversione prima di essere ordinato. E sopprimere il celibato non curerebbe tale perversione. O la si ha o non la si ha»: lo sottolinea il cardinale Jorge Bergoglio, in un libro-intervista (‘Il gesuita), appena pubblicato a Buenos Aires. Proprio per tali ragioni «bisogna stare molto attenti nella selezione dei candidati al sacerdozio. Nel seminario di Buenos Aires ammettiamo circa il 40% dei candidati, e facciamo un attento monitoraggio sul processo di maturazione», sottolinea il cardinale nel volume scritto dai giornalisti Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin. Nel precisare che la pedofilia rappresenta una «perversione di tipo psicologico previa ad un’opzione di celibato», Bergoglio si dice d’accordo con il Papa, convinto cioè «del mantenimento del celibato». Il cardinale rileva inoltre di «non essere sicuro» che un’eventuale soppressione del celibato «possa portare ad un aumento delle vocazioni». «Se la Chiesa dovesse rivedere tale norma – sottolinea – affronterebbe comunque la questione come un problema culturale di un determinato luogo – per esempio nella Chiesa ortodossa, dove i sacerdoti possono essere sposati – non cioè in modo universale e come un’opzione individuale». «Il 70% dei casi di pedofilia – conclude il cardinale – avviene in un ambiente familiare o di quartiere».

  • Sesso solo dal buco nel lenzuolo. E doccia in mutande, Le regole della comunità cattolica Familiaris Consortio

    Sesso solo dal buco nel lenzuolo. E doccia in mutande, Le regole della comunità cattolica Familiaris Consortio

    Sesso sì, ma solo attraverso un buco nel lenzuolo. Perché «lo scopo è procreare, non provare piacere». Quindi – almeno la prima volta – niente contatto tra i due corpi, se non il minimo indispensabile.

    È solo una delle regole ferree che – stando a quanto raccontato da Il Fatto Quotidiano – vigono a Sant’Ilario D’Enza, in una piccola comunità del Familiaris Consortio, il movimento ecclesiale cattolico fondato da don Pietro Margini.
    Il paese, situato a metà strada tra Parma e Reggio Emilia, conta poco più di 11 mila abitanti.

    MATRIMONI TRA MEMBRI DEL GRUPPO. Per alcuni di loro, quelli appartenenti al movimento ultra-cattolico, il tempo è come se si fosse fermato. La comunità esiste ormai da mezzo secolo e raramente entra in contatto con la realtà esterna.

    I membri del movimento possono accoppiarsi solo ed esclusivamente tra di loro e devono rispettare un iter estremamente rigido: prima il fidanzamento, quindi l’autorizzazione a tenersi la mano in pubblico, seguita dalla promessa di castità e, infine, dal matrimonio. Vietato sgarrare.

    OBBLIGO DI MUTANDE IN DOCCIA. Oltre a quelle sul sesso, esistono altre regole che i membri delle 28 famiglie che formano la comunità sono tenuti a rispettare.

    Come il divieto che vige negli spogliatoi sportivi di farsi la doccia nudi. L’uso delle mutande è d’obbligo, ha spiegato un testimone che vuole rimanere anonimo, «per non vedere ciò che non si può».
    Per la stessa ragione, alle vacanze al mare sono da preferirsi le gite in montagna. È proibito indossare minigonne e vestiti succinti ed è vietata, ovviamente, la frequentazione delle discoteche, luogo di perdizione per antonomasia. «La nostra è una via in cui ciascuno può verificare, sperimentare e condividere la bellezza della chiamata del Signore», ha spiegato il responsabile Marco Reggiani.

    IL CATECHISMO DI PIO X A MEMORIA. Il codice estremamente rigido, però, rende complicata l’interazione tra i membri del movimento e gli altri cittadini di Sant’Ilario: «A volte ci incontriamo con i loro educatori, ma fatichiamo a dialogare», ha raccontato una catechista di una parrocchia vicina. «Hanno regole ferree in cui non ci riconosciamo. Ai loro ragazzi fanno imparare il catechismo di Pio X a memoria, quello dei nostri nonni, poi sostituito dal Concilio Vaticano II».

    Lunedì, 11 Marzo 2013

  • Due miliardi di scandali

    Due miliardi di scandali

    Dare l’impressione di attuare una pulizia radicale, quando invece si è trattato di interventi mirati a salvare la reputazione e le casse della Chiesa, evitando ogni coinvolgimento del Vaticano e della Santa Sede. Di fronte agli scandali finanziari e alla mala gestione dei crimini pedofili di matrice clericale, è stata questa la strategia che ha viaggiato sotto traccia per tutto il pontificato di Benedetto XVI, sotto la sua “benedizione”. In sintesi, cambiare tutto perché nulla cambi, per preservare il potere del Vaticano e la propria influenza all’interno della Santa Sede. Formulando in latino l’intenzione di abdicare da pontefice, la “storica” mattina dell’11 febbraio scorso, Joseph Ratzinger, ha rinnovato questa prassi riuscendo in pochi secondi a cancellare dalla memoria collettiva otto anni di governo caratterizzati da un’azione radicale di restauro e difesa delle tradizioni e di arroccamento della Chiesa cattolica su posizioni intransigenti nel nome della cosiddetta neo-cristianità.

    Già perché in quel momento si è persa traccia, almeno qui in Italia, degli storici attriti dell’illustre teologo con le altre dottrine religiose monoteiste, dei suoi anatemi in difesa del celibato dei preti e contro il sacerdozio femminile, di papa Benedetto XVI che non più tardi di due mesi prima aveva affermato che aborto ed eutanasia, in quanto forme di «omicidio», sono contro la pace nel mondo. Ed è pure scomparso il cardinale Ratzinger che da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede ha lasciato dissolvere nel nulla diversi crimini di pedofilia clericale pur di preservare l’immagine pubblica della Chiesa universale. In un attimo le sue inattese dimissioni, definite dai media italiani un gesto rivoluzionario, lo hanno tramutato agli occhi dell’opinione pubblica in un eroe dell’epoca moderna. E insieme agli otto anni di pontificato – segnati dalle sconfitte incassate dalla sua linea di governo nel confronto con quasi tutti i nodi della situazione ecclesiale ed evidenziate dal ruolo sempre più sfumato della Chiesa di Roma nella società contemporanea – sono scomparsi gli oltre quattro lustri dello zelante capo della Congregazione, che si erano conclusi nel momento in cui è diventato papa. Trenta anni vissuti da braccio armato della controriforma evaporati con un gesto che potrebbe cambiare il corso della storia della Chiesa, modificando l’immagine di Ratzinger in quella di un riformatore, e restituendo ai cattolici la fiducia nell’istituzione intaccata da una serie impressionante di scandali. Potrebbe.

    Con il Conclave alle porte, aumentano infatti le pressioni dei cardinali chiamati a eleggere il nuovo papa e l’attenzione della stampa internazionale riguardo la vicenda dei cosiddetti Vatileaks. La “Relatio” riservata sulla fuga di documenti e i veleni interni alla Curia romana, redatta dalla commissione dei cardinali incaricati da Benedetto XVI e solo a lui presentata nel dicembre scorso, il cui contenuto al momento è secretato, potrebbe, appunto, deflagrare da un momento all’altro con delle conseguenze non del tutto imprevedibili. Tutta l’operazione di pulizia dell’immagine della Chiesa, realizzata da Joseph Ratzinger e i suoi stretti collaboratori, durante la sua permanenza sul trono di Pietro, rischia seriamente di risultare vana. Dando anche tutto un altro significato alla sua abdicazione.

    «Già oggi le dimissioni di Benedetto XVI dimostrano il fallimento della sua politica e penso che ad esempio riguardo gli scandali finanziari e gli abusi pedofili la sua azione sia stata finalizzata più a una pulizia d’immagine che una pulizia interna della Chiesa» osserva Tommaso Dell’Era docente di Teorie e tecniche della propaganda politica all’Università della Tuscia di Viterbo.

    Vale la pena ricordare il caso della legge 127 antiriciclaggio emanata dal papa il 30 dicembre 2010 per attuare la Convenzione Monetaria tra il Vaticano e l’Unione europea. Dopo la pubblicazione nel 2012 di Sua Santità, il libro-inchiesta firmato da Gianluigi Nuzzi per Chierelettere basato in gran parte sugli stessi documenti vagliati dalla commissione cardinalizia, questa norma “concernente la prevenzione e il contrasto del riciclaggio dei proventi di attività criminose e del finanziamento del terrorismo”, che fu presentata e accolta come una vera e propria “rivoluzione” nella legislazione vaticana, si è rivelata solo un apparente impegno a rompere col passato. Quel passato che, nei 70 anni di vita dell’Istituto opere religiose, ha consegnato alla cronaca (nera) le scorribande “finanziarie” del cardinal Marcinkus, di Sindona, di Calvi, i “rapporti” delle gerarchie ecclesiastiche con la banda della Magliana e la mafia, nonché i trattamenti di favore a uomini di governo, politici, imprenditori e affaristi italiani.

    C’è poi un altro elemento che occorre considerare: i costi finanziari a carico della Chiesa per il danno d’immagine provocato dagli abusi clericali sui minori nel biennio 2010-2011. Sono stati calcolati nel 2012 dal National Catholic Risk Retention Group e presentati a un simposio mondiale sul tema organizzato dalla Santa Sede all’Università Gregoriana di Roma. Lo studio li ha quantificati in circa due miliardi di dollari mettendo in luce come ad incidere di più siano stati i costi non strettamente finanziari, vale a dire: investimenti mancati in opere di bene e danno alla missione evangelizzatrice. In poche parole: perdita di potere politico, fuga di fedeli e soprattutto di offerte. «Ratzinger – prosegue Dell’Era – da prefetto della Congregazione è personalmente coinvolto nella copertura di alcuni casi di abusi, su tutti quello del fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado. Pertanto se anche da pontefice ha avuto intenzione di fare pulizia per bloccare questa emorragia non è potuto andare oltre un certo limite. Nel corso del suo pontificato invece di “tolleranza zero” contro la pedofilia, si è tenuta una condotta adattata ai singoli casi via via emergenti, per evitare il massimo delle perdite economiche e di immagine, con il minimo possibile impegno soprattutto pubblico. Basti ricordare le polemiche per la scarsa attenzione alle “vittime” nei suoi viaggi pastorali in Usa o Australia». Per non dire dei numerosi insabbiamenti, oscurità e resistenze specie in Italia. «Le resistenze ci sono, non però tra chi vuole tolleranza zero e chi invece vuole continuare a nascondere. Ma tra complici dello stesso livello che difendono interessi diversi (diocesi locali, episcopati nazionali versus curia romana, cordate cardinalizie varie).

    La gestione della pedofilia e degli abusi in questo momento è centrale e vitale per l’immagine della Chiesa ma è la cartina tornasole delle contraddizioni del neo papa emerito. Secondo Dell’Era questo è dimostrato dal fatto che il cardinal Roger Mahony, accusato negli Stati Uniti di aver “mal gestito” i casi di 122 sacerdoti pedofili evitando di segnalarli alla magistratura, «è stato chiamato dal Vaticano a partecipare al Conclave, mentre l’ex primate di Scozia, Keith O’Brien, accusato (e poi reo confesso) di abusi su quattro seminaristi, è stato escluso. In pratica, quando le violenze diventano pubbliche e non si può più impedire la fuga di notizie, la Santa Sede interviene facendo passare questa azione come se fosse una sua iniziativa. Contro chi invece ha coperto gli abusi non si agisce perché Ratzinger è il primo ad averli insabbiati. Ecco, lui dimettendosi si è lasciata una porta aperta. Una mossa abile. Da papa emerito rimane dentro il Vaticano, anche per motivi giuridici, mantiene un’influenza e può continuare a esercitare una forma di controllo. Però si è dovuto dimettere».

    Federico Tulli, Left n° 9 del 9 marzo 2013

  • Molestie, cardinale O’Brien ammette: “Mia condotta sessuale inadeguata”

    Molestie, cardinale O’Brien ammette: “Mia condotta sessuale inadeguata”

    Il prelato scozzese diffonde una nota in cui chiede scusa e perdono a quanti sono stati “offesi” dal suo comportamento: “è stato al di sotto degli standard a me richiesti”. Pochi giorni fa, le dimissioni dopo le accuse da parte di tre preti ed un ex sacerdote
    dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

    Molestie, cardinale O’Brien ammette: “Mia condotta sessuale inadeguata” Il cardinale Keith O’Brien (ansa)
    LONDRA – All’inizio aveva contestato le accuse e si era rivolto a un avvocato per difendersi. Poi ha a malincuore accettato di dimettersi dall’incarico e di rinunciare al viaggio a Roma a cui tanto teneva, in cui avrebbe dovuto partecipare al Conclave: “Così ha deciso il Santo Padre”, ha fatto sapere a denti stretti. Ora il cardinale Keith O’Brien ammette fino in fondo le sue colpe e chiede scusa per le molestie sessuali compiute nell’arco di trent’anni. “La mia condotta sessuale è scesa al di sotto degli standard che ci si doveva aspettare da me come prete, arcivescovo e cardinale”, ha dichiarato oggi l’ex-capo della Chiesa cattolica britannica. “Chiedo scusa a quanti ho offeso”, ha aggiunto, “alla Chiesa e agli scozzesi”, che lo avevano a lungo conosciuto come il potente e severo arcivescovo di Edimburgo. Parole pesanti come pietre, che lasciano una grave ombra su un mondo cattolico sempre più sconvolto da scandali sessuali ed abusi negli ultimi tempi.

    Il caso di O’Brien è scoppiato all’improvviso un paio di settimane fa con la denuncia da parte di tre preti e di un ex-sacerdote che lo accusavano di “comportamenti inappropriati” nei loro confronti. I fatti risalivano a molti anni prima, quando l’alto prelato era ai vertici del seminario in cui i giovani studiavano e poi dopo la sua prima nomina a vescovo.
    I sacerdoti erano stati sessualmente molestati da O’Brien durante preghiere serali o altri momenti di intimità spirituale. Uno di essi in particolare ne era rimasto traumatizzato al punto da dover lasciare i voti e richiedere per anni assistenza psicologica. La denuncia è stata inviata al nunzio apostolico a Londra, l’ambasciatore del Vaticano in Gran Bretagna, che ha prontamente informato la Santa Sede. Nonostante le iniziali resistenze di O’Brien, e i timori dei quattro preti che la Chiesa volesse insabbiare tutto, la decisione è stata rapida: nel giro di due giorni O’Brien è stato costretto ad anticipare le sue dimissioni, già previste per ragioni di età per la fine di marzo, e ad annunciare che non avrebbe preso parte al conclave, “per non distrarre attirando attenzione su di me quando l’attenzione dovrà essere sul successore di Benedetto XVI”.

    Ma intanto l’inchiesta da parte della Chiesa scozzese e del Vaticano è andata avanti. E deve essere proseguita anch’essa velocemente, se già ieri sera O’Brien ha fatto il suo “mea culpa”, certo non casualmente prima che il conclave abbia inizio, per sgomberare il terreno da una vicenda scabrosa e imbarazzante. “negli ultimi giorni le accuse nei miei confronti sono state rese pubbliche”, dice ora il cardinale. “In un primo momento, la loro natura non specifica e anonima mi ha indotto a contestarle. Ora tuttavia voglio cogliere questa opportunità per ammettere che ci sono stati momenti in cui la mia condotta sessuale è caduta al di sotto degli standard da me richiesti, in quanto prete, arcivescovo e cardinale. Porgo le mie scuse e domando il perdono a coloro che ho offeso, e chiedo scusa anche alla Chiesa cattolica e al popolo di Scozia”. Resta da vedere se ora verranno fuori nuove accuse al cardinale. I quattro preti avevano a lungo avuto paura a parlare per timore di non essere creduti e che il potere di O’Brien fosse in grado di condizionare qualsiasi richiesta di giustizia.

    Non è escluso, adesso che l’ex-arcivescovo ha perso l’incarico e perso pure il sostegno di Roma, che vengano alla luce nuove denunce dello stesso genere nei suoi confronti. O’Brien era noto per le sue severe posizioni sull’omosessualità, che giudicava “immorale”. Le rivelazioni dimostrano che nel privato abusava sessualmente di preti che per di più erano alle sue dipendenze, ai suoi ordini e facevano ancora più fatica a ribellarsi. Il “bigotto” dell’anno, come lo ha chiamato un’associazione per i diritti dei gay, era un individuo turpe. Chissà se il fatto che il Vaticano lo ha costretto a gettare così in fretta la maschera è il sintomo di uno spirito nuovo e di un desiderio di riforme che potrebbe influenzare il conclave e la scelta del nuovo papa.

    (03 marzo 2013)

    http://www.repubblica.it/esteri/2013/03/03/news/cardinale_o_brien_ammette_accuse_molestie_sessuali-53801347/

  • Niente conclave per il card ‘O Brien

    Niente conclave per il card ‘O Brien

    Vaticano, Lascia O’Brien: “Niente Conclave”
    ultimo aggiornamento: 25 febbraio, ore 14:13
    Londra – (Adnkronos) – Il primate di Scozia è al centro di presunti casi di “atti inappropriati” che avrebbe compiuto in passato contro quattro sacerdoti, compiuti nell’arco di 30 anni. Papa firma ‘motu proprio’: Conclave più vicino. Conferenza stampa dal Vaticano /DIRETTA. Ieri l”ultimo Angelus di Benedetto XVI: “Dio mi chiama a salire sul monte”. Vaticano: ‘sconcerto’ per le interpretazioni della stampa su promozione di Balestrero

    Londra – (Adnkronos) – Il cardinale Keith O’Brien ha annunciato che non parteciperà al Conclave. “Chiedo la benedizione di Dio sui miei fratelli cardinali” che presto saranno a Roma per eleggere il nuovo Papa, “io non mi aggiungerò a loro di persona per questo Conclave. Non voglio che l’attenzione dei media a Roma sia concentrata su di me”, si legge nella dichiarazione diffusa da O’Brien dopo che il Papa ha accettato le sue dimissioni da arcivescovo di St. Andrews e Edimburgo

    L’annuncio delle dimissioni giunge in seguito ad accuse “di atti inappropriati” che il cardinale avrebbe compiuto in passato contro quattro sacerdoti, compiuti nell’arco di 30 anni.

    O’Brien doveva essere l’unico rappresentante britannico a partecipare al Conclave. Il Vaticano ha confermato che il Papa ha accettato le dimissioni.

  • Tira una brutta aria sul Conclave. E dopo Mahony, a finire sotto la lente è Keith O’Brien

    Tira una brutta aria sul Conclave. E dopo Mahony, a finire sotto la lente è Keith O’Brien

    25/02/2013 – Keith O’Brien, massima autorità della chiesa cattolica in Gran Bretagna, è nei guaiIl cardinale anti-gay… che molestava i preti
    di Ferma Restando

    Tira una brutta aria sul Conclave. E dopo Mahony, a finire sotto la lente è Keith O’Brien, massima autorità della chiesa cattolica in Gran Bretagna. Che è sempre stato schierato contro i diritti degli omosessuali, e adesso finisce in uno scandalo omosessuale, invischiato in prima persona. Racconta Enrico Franceschini su Repubblica:
    Notizie esplose come una bomba tra i cattolici del Regno Unito: l’accusa di molestie sessuali da parte del cardinale nei confronti di quattro preti, consumate nell’arco di trent’anni. Rivelati in prima pagina dall’Observer di Londra, gli «atti inappropriati » attribuitigli sono rimbalzati immediatamente in Vaticano, dove il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha reso noto che il pontefice «è stato informato» e «la questione è nelle sue mani».
    I quattro sono tre preti e un ex sacerdote, appartenenti alla diocesi scozzese di St. Andrews ed Edimburgo:
    Hanno inviato le loro accuse a Londra, al nunzio apostolico Antonio Mennini, l’ambasciatore del Vaticano in Gran Bretagna, chiedendo le dimissioni immediate del cardinale dal suo incarico. Pare che il nunzio li abbia lodati per il loro «coraggio». Fonti vicine a O’Brien indicano che il cardinale contesti le accuse e abbia consultato dei legali su come comportarsi. Per ora tace, almeno pubblicamente. Il mese prossimo doveva andare in pensione, avendo raggiunto i 75 anni. In questo paese è noto per le sue rigide posizioni contro l’omosessualità, bollata come una pratica «immorale», contro l’adozione da parte dei gay e contro il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Ma nel privato agiva diversamente da quanto predicava, secondo quanto affermano i quattro prelati.
    E qual è l’aneddoto:
    Uno di loro, stando al dossier ottenuto dall’Observer, racconta che, quando era un seminarista ventenne e O’Brien era il suo direttore spirituale, fu vittima di approcci «inappropriati» durante le preghiere serali. Troppo spaventato per denunciare il fatto, il giovane è poi diventato prete, ma ha lasciato il sacerdozio non appena O’Brien fu nominato vescovo perché sapeva che «avrebbe avuto totale potere su di me».Forse ti potrebbe interessare anche:“Fate sposare i preti”
    Tutte le ambiguità del Papa che si è dimesso
    Irlanda e Vaticano, un decennio di scontri sulla pelle dei bambini
    Precedente1/21Successiva
    Notizia del 25 febbraio 2013 da GIORNALETTISMOIl cardinale anti-gay… che molestava i preti

    Tira una brutta aria sul Conclave. E dopo Mahony, a finire sotto la lente è Keith O’Brien, massima autorità della chiesa cattolica in Gran Bretagna. Che è sempre stato schierato contro i diritti degli… continua…
    1 Commento
    * 2verità scrive:25 febbraio 2013 alle 08:43

    Due episodi di cronaca, una riflessione su questo paese di ipocriti: sulla donna molestata da berlusconi: solidarietà da alcuni uomini, non dalle donne italiane (alcune in sala ridevano di cuore)…sui gay perseguitati nei loro diritti dalla chiesa cattolica di omosessuali ipocriti e pedofili assortiti….in italia,il peggior nemico di una donna è una donna, il peggior nemico di un gay è un frocio represso.