Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • Curie e Curiali La Chiesa polacca dice sì alla castrazione chimica. Anche sui preti pedofili

    Curie e Curiali La Chiesa polacca dice sì alla castrazione chimica. Anche sui preti pedofili

    di Andrea Bevilacqua 

    Questa è bella: la Chiesa polacca, quella del defunto Papa Giovanni Paolo II, ha preso nei giorni scorsi un’iniziativa davvero singolare. In sostanza, si è schierata a favore della castrazione chimica.

    Certo, non con un documento ufficiale, ma semplicemente con le dichiarazioni bomba di un importante suo rappresentante. Proprio così. Dopo i recenti casi di pedofilia e incesto che hanno sconvolto l’opinione pubblica – l’ultimo è stato scoperto tre settimane fa: una ragazza di 21 anni era stata tenuta segregata dal padre per sei anni e aveva messo al mondo due bambini – e di fronte alla proposta del governo di approvare una severa legge contro questo tipo di crimini, è stato l’arcivescovo polacco Tadeusz Goclowski a esprimersi a favore della castrazione chimica obbligatoria: «Deve essere intesa come una cura e non come un castigo – ha detto il prelato durante un intervento a Radio Zet – e il progetto del governo va nella direzione giusta».

    È stata la scorsa settimana che il governo polacco ha presentato un progetto di legge che prevede la castrazione chimica per i reati di pedofilia e incesto. Il premier Donald Tusk ha specificato che «il metodo può essere utilizzato con l’approvazione del paziente», ma gli ultimi sondaggi dimostrano che l’80 per cento dei polacchi sarebbe favorevole alla castrazione chimica obbligatoria. La dichiarazione di Tadeusz Goclowski suona come singolare non soltanto in Polonia ma anche all’interno delle mura vaticane. La Santa Sede, infatti, si è sempre dichiarata contraria al metodo della castrazione chimica.

    E anche nei confronti dei “propri” pedofili (ovvero dei tanti sacerdoti che in varie parti del mondo, soprattutto negli Stati Uniti, si sono macchiati di abusi sessuali perpetrati su minori) non ha mai portato avanti una politica particolarmente repressiva. È vero: da qualche anno, complici le direttive impartite da Ratzinger quando era prefetto dell’ex Sant’Uffizio, si è chiesto ai vari vescovi del mondo di non ammettere al sacerdozio nessuno che non mostri stabilità affettiva e una maturità psicologica, ma in generale la politica preventiva della Santa Sede non è mai arrivata a prevedere la castrazione chimica.

    A parte qualche eccezione: stando infatti a riviste specialistiche come The Howard journal of criminal justice, la Chiesa cattolica approverebbe il trattamento farmacologico e centri come il Saint Luke Institute, in Usa, lo praticherebbero sui religiosi pedofili. Secondo uno studio del gesuita Curtis Bryant, «il maggior numero di preti pedofili è efebofilo, ossia è attratto da ragazzi nella fase post-puberale in età tra 15 e 17 anni». Nell’approccio al ragazzo di solito essi non ricorrono alla forza fisica, ma sono groomers, ricorrono cioè all’adescamento, alla persuasione e all’intrappolamento. Egli poi rileva che il 50 per cento dei preti curati presso il Saint Luke Institute a loro volta avevano subìto violenza sessuale quando erano bambini. In questi casi la percentuale è molto più alta di quella stimata per i maschi molestatori, la quale, secondo questo studio, si aggira sul 30 per cento.

    http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1571810&codiciTestate=1&sez=giornali

  • A Matrix lo spettro di Meluzzi

    A Matrix lo spettro di Meluzzi

    A Matrix lo spettro di Meluzzi
    09/01/2008 17:40

    Che cattivo servizio ha fatto ieri a Matrix lo psichiatra Alessandro Meluzzi al suo guru don Gelmini. E gliel’ha fatto prendendo le parti del prete accusato di molestie sessuali, sostenendolo oltre ogni ragionevole dubbio, come direbbero nei serial polizieschi di Raidue.

    Meluzzi così studiato e impostato davanti alle telecamere ha perso questa volta il filo di se stesso nel corso di tutto il programma condotto da Enrico Mentana. Il Meluzzi pensiero ha sciabordato a dritta e a poppa riuscendo a liquidare come peccatucci del passato cinque minuti ininterrotti di un reportage denso di precedenti penali a carico del Gelmini. Mica furto di mozzarelle al Pam, ma truffe di ogni dimensione, tutte accompagnate dall’immancabile requisitoria delle vittime: parlava così bene Pierino, ci faceva su come voleva.

    Va da se che non sta a noi fare un processo a Gelmini, tanto più che l’accusa non è di truffa, ma di molestie sessuali. Tutt’altra faccenda. E in realtà nemmeno ci importa nulla di don Gelmini in questo momento. Quello che è stato interessante era vedere un uomo pubblico trasformarsi per la passione. Una passione che ondeggiava tra il religioso e il pagano, sfiorando l’idolatria. Niente plastico della villa di Cogne davanti a Meluzzi, ma l’icona di un uomo, di un prete, che per lui non può fallire. E più cercava di convincerci dell’umanità e infallibilità di Pierino, più si avvolgeva in contraddizioni che, brutto dirlo, ha portato a provare pena per lui.

    Ne è uscito un Meluzzi apparentemente plagiato, inconsistente nel ragionamento davanti a un perplesso Mentana che gongolava da squalo del video davanti alla catarsi dello psichiatra che spingeva gli ascolti, ma consapevole di avere a che fare con un tema, un prete, che ha intorno a se un grande potere.

    Chi ha visto quella trasmissione non inviterà più Meluzzi a un programma televisivo. E c’è il rischio che qualcuno si cercherà un nuovo psichiatra. Il suo carisma scomparso, la sua immagine uno spettro. Salvate il soldato Meluzzi.

    http://quomedia.diesis.it/news/11146/a-mat…ttro-di-meluzzi

  • VESCOVO TENERIFE: ALCUNI MINORI PROVOCANO

    VESCOVO TENERIFE: ALCUNI MINORI PROVOCANO

    Post n°472 pubblicato il 29 Dicembre 2007 da carinci

    Alvarez: l’omosessualità è un “danno per la società”

    Roma, 27 dic. (Apcom) – “Ci sono minori che sono consenzienti, che desiderano avere rapporti sessuali e che se non stai attento ti provocano persino”: a parlare è il vescovo di Tenerife, Bernardo Alvarez, in un’intervista concessa al quotidiano locale “La Opinion”.

    Alvarez ha poi paragonato l’omosessualità agli abusi sui minori, chiedendo perché “chi abusa dei minori è un malato” mentre “non è politicamente corretto dire che l’omosessualità è una malattia, una carenza, una deformazione della natura propria dell’essere umano: quel che fino a dieci anni fa diceva qualsiasi dizionario di psicologia, oggi non si può dire”.

    “Il fenomeno dell’omosessualità danneggia le persone e la società: alla lunga ne pagheremo le conseguenze come è successo ad altre civiltà”, ha continuato il vescovo, secondo il quale è invece necesario “promuovere l’educazione e e inculcare i valori della femminilità e della mascolinità”.

    Il vescovado di Tenerife da parte sua ha subito affermato che Alvarez, con le sue dichiarazioni, non intendeva “in nessun caso giustificare un atto condannabile come gli abusi sessuali sui minori”.

  • Il giornale cattolico Korazym adombra il sospetto che le accuse di pedofilia provengano da un’associazione che faceva parte della Caritas del Gibuti.

    Il giornale cattolico Korazym adombra il sospetto che le accuse di pedofilia provengano da un’associazione che faceva parte della Caritas del Gibuti.

    Il giornale cattolico Korazym adombra il sospetto che le accuse di pedofilia provengano da un’associazione che faceva parte della Caritas del Gibuti.

    Poco chiari i contorni della vicenda

    Nell’editoriale, che accompagna la lettera integrale del missionario trentino, il direttore di Vita Trentina don Ivan Maffeis scrive, che “i contorni della vicenda rimangono poco chiari”.

    “A tutt’oggi – spiega Maffeis – don Sandro è incarcerato senza che sia stata formalizzata un’accusa precisa nei suoi confronti. Appaiono ridicole quelle che ventilerebbero un suo coinvolgimento in una rete di pedofilia, in seguito alla scoperta di una serie di sue fotografie in cui appaiono anche bambini. Ma si tratta delle stesse immagini che don Sandro quest’estate ci ha portato in redazione – testimonia il direttore di Vita Trentina – perché ne facessimo una copia e le conservassimo in archivio, povero di immagini originali dell’Africa”.

    Coloro che sanno – la diplomazia italiana, quella pontificia, i familiari più stretti del sacerdote – mantengono la linea del silenzio per tutelare don Sandro. Qualsiasi ipotesi (ad esempio i rapporti tra cristianesimo e l’islam, che nel Gibuti è la fede per quasi la totalità della popolazione) viene respinta al mittente.

    La magistratura locale formalmente gli contesta il reato di “pedofilia”, un’accusa che le autorità ecclesiastiche del Gibuti e quelle trentine ritengono totalmente infondata. Gli inquirenti locali giustificano l’accusa di pedofilia – e la carcerazione preventiva – con alcune foto confiscate nell’abitazione di don Sandro. Però, le immagini impugnate dalla magistratura del Gibuti, non sono altro che foto-ricordo o documentari realizzati da don Sandro De Pretis. Sono le stesse immagini che il sacerdote ha consegnato nei mesi scorsi anche al settimanale Vita Trentina per arricchire l’archivio sul continente africano. Si tratta di scatti che ritraggono, tra gli altri, giovani in pose tutt’altro che sconvenienti e per niente strane. Le persone che hanno visto il fascicolo giudiziario affermano, che non si capisce chi accusa don Sandro e perché: è una cartella praticamente vuota. Qual è, dunque, la verità?

    Capo espiatorio?

    La sensazione è che il sacerdote sia usato come “pedina” di una vicenda molto più grande dello stesso don Sandro. Proprio la natura delle fotografie “sospette”, che non hanno niente di sconveniente, fa invece pensare che dietro all’apertura dell’inchiesta ci sia ben altro. “Don Sandro serve forse come capro espiatorio – si chiede il direttore del settimanale – senza aver nulla a che fare con ciò di cui lo si vorrebbe incolpare? La diplomazia è al lavoro per ottenerne la scarcerazione con il proscioglimento pieno da ogni accusa”.

    “Don Sandro è una persona molto attiva e forse ha dato fastidio a qualcuno – avanza l’ipotesi mons. Bertin -. La vicenda parte dalle accuse lanciata da un’associazione espulsa diversi anni fa dalla Caritas sottolinea mons. Bertin, che è anche presidente di ‘Caritas Gibuti e Somalia’ -, con la quale si è giunti di recente a risolvere una lunga vertenza giudiziaria durata circa 10 anni – precisa. Sono comunque fiducioso che si farà completa chiarezza sulla vicenda e che don Sandro verrà riconosciuto innocente” conclude mons. Bertin.

  • Il Vaticano rimuove due preti pedofili. E tutti gli altri?

    Il Vaticano rimuove due preti pedofili. E tutti gli altri?

    martedì 4 dicembre 2007
    Pedofilia. La Santa Sede rimuove due preti dallo stato clericale.

    (Trotzky) I provvedimenti delle autorità ecclesiastiche nei riguardi dei sacerdoti che sbagliano sono adesso più frequenti. Forse la chiesa si è resa conto che non c’è altro modo per arrestare la crisi di credibilità da cui è stata investita negli ultimi decenni.

    Gary Berthiaume e J.Brendan McNulty, che avevano operato per anni come parroci in diverse chiese dell’Ohio e confessori nelle carceri del Michigan, sono stati prima sospesi dall’incarico e poi trasferiti in altre sedi in seguito all’accusa – riporta Diocesis of Cleveland – di aver abusato sessualmente di numerosi adolescenti. I trasferimenti non erano riusciti tuttavia a impedire che commettessero altre infamie lungo tutto il corso degli anni ’70.
    Chiamati in causa da diversi testimonii, additati al pubblico disprezzo e riconosciuti colpevoli dalle autorità della diocesi di Cleveland da cui dipendevano, i due pedofili avevano avanzato richiesta alla Santa Sede di essere rimossi dallo stato clericale e questa ha subito provveduto a notificare alla stessa diocesi che la richiesta era stata approvata.

    Al momento di annunciare il provvedimento, il portavoce della diocesi ha dichiarato di essere profondamente dispiaciuto per le sofferenze che le vittime erano state costrette a subìre e che le avrebbe protetto e aiutato a guarire le loro ferite, in quanto alla chiesa niente sta più a cuore che la felicità dei bambini.
    Rimozione dallo stato clericale significa che, conformemente al diritto canonico, i sacerdoti condannati dalla chiesa per pedofilia sono da ritenersi inabili ad agire come preti sotto qualsiasi circostanza, eccettuato il caso in cui occorre dare l’assoluzione a un moribondo e non si trovano altri sacerdoti in giro.

    http://notiziegay.blogspot.com/2007/12/la-pedofili-santa-sede-rimuove-due.html

  • Card. Quellet. “La pedofilia? Errori di cui siamo pentiti”, …semplici errori, non crimini….

    Card. Quellet. “La pedofilia? Errori di cui siamo pentiti”, …semplici errori, non crimini….

    22/11/2007 – Lettera aperta sui quotidiani canadesi

    “Perdonate alla Chiesa cattolica gli errori del passato”

    Il mea culpa dell’arcivescovo del Quebec, che ammette abusi e violenze: “Ma ora è tempo di ripartire da zero”

    “Perdonateci per tutto il dolore di cui siamo stati causa”: così scrive Marc Ouellet, arcivescovo del Quebec, in una lettera aperta pubblicata sui giornali della provincia canadese, con cui si accolla il difficile compito di scusarsi per gli errori commessi dalla Chiesa cattolica nel passato.

    Antisemitismo, razzismo, discriminazioni verso le donne e gli omosessuali, ma soprattutto abusi sessuali e maltrattamenti sui bambini: l’elenco, nel mea culpa di Ouellet, è lungo e riporta alla luce il periodo buio vissuto dal Quebec prima degli anni Sessanta, quando finalmente la cosiddetta “Rivoluzione silenziosa” ha messo fine al soffocante predominio di una morale cattolica “deviata” nella società del religiosissimo Quebec.
    Riemerge in particolare il ricordo della vicenda degli “orfani di Duplessis” degli anni ’40 e ’50, figli di ragazze madri chiamati così dal nome dell’allora primo ministro Marcel Duplessis: i bambini venivano affidati alle cure delle autorità cattoliche, che non solo abusavano di loro, ma li dichiaravano minorati mentali per ricevere sovvenzioni più ricche da parte dello stato.
    Di fronte a questo genere di violenze e di meschino sfruttamento, è comprensibile che la fiducia della gente nei confronti dei sacerdoti e della Chiesa cattolica sia venuta meno, afferma l’arcivescovo, che però spera di poter recuperare il tempo perduto e fa appello a tutti i fedeli traditi: “E’ tempo di mettere da parte il passato e ripartire”, scrive ancora Ouellet.

    L’arcivescovo afferma di essersi ispirato all’operato di Giovanni Paolo II, che nel 2000 chiese perdono per tutti i peccati e le atrocità commessi dalla Chiesa cattolica: fino a quel momento, la Chiesa cattolica americana – e in misura minore anche quella canadese – aveva dovuto pagare centinaia di milioni di dollari per le innumerevoli cause per abusi intentate nei confronti di sacerdoti e alti prelati.
    Ma le parole di Ouellet non sembrano convincere chi è stato colpito più duramente: Bruno Roy, presidente del comitato che rappresenta gli orfani di Duplessis, ha liquidato la lettera aperta come uno sfacciato tentativo di rinvigorire l’influenza cattolica sulla società.

  • Preti pedofili. Il Vaticano li cerca tra i gay, …non certo per mandarli in galera…

    Preti pedofili. Il Vaticano li cerca tra i gay, …non certo per mandarli in galera…

    4/11/2007 (8:30) – OFFENSIVA LEGALE DEL VATICANO
    Un Perry Mason per i preti pedofili

    Nella foto d’archivio, parenti di ragazzini molestati da religiosi negli Usa protestano in piazza San Pietro

    All’americano Lena il contenzioso sugli abusi sessuali
    FILIPPO DI GIACOMO
    ROMA
    Sulla porta dell’ufficio che occuperà, nella segreteria di Stato vaticana, c’è già il suo nome. Si chiama Jeffrey Lena l’avvocato americano che la Santa Sede ha assunto per occuparsi del contenzioso che la oppone, in vari stati del mondo, alle vittime di abusi sessuali da parte di preti. Questa, la motivazione ufficiale. Quella ufficiosa, suggerita dai fatti recentemente accaduti anche dentro le mura leonine, appare confermata dalla collocazione dell’ufficio dell’avvocato Lena, situato a metà strada tra la sezione amministrativa e quella legale del Vaticano. Insomma, una sorta di addentellato dell’ufficio del personale e di quello disciplinare, per un problema che sembra decisamente avviarsi ad essere seriamente preso in mano. La Chiesa Cattolica è l’unica confessione cristiana ad avere un sistema di archivi completo e preciso. E dall’analisi delle cartelle dei 150 mila sacerdoti e religiosi che hanno servito la Chiesa negli Usa dagli Anni Sessanta al 1980, risulta che le accuse di pedofilia hanno colpito circa 500 persone, quindi lo 0,3% del clero e dei religiosi. Le accuse che poi sono state anche provate, fanno scendere la statistica allo 0,2%. I dati americani risultano confermati anche dallo studio incrociato condotto negli archivi di altre circoscrizioni ecclesiastiche.

    Tuttavia, gli stessi studi, fanno emergere una situazione più complessa sulla presenza di ministri consacrati di indole omosessuale. Quanti siano, non è dato sapere. Qualche anno fa Donald Cozzens, il rettore del seminario cattolico di Cleveland, in The Changing Face of the Priesthood, riportava tassi che oscillavano dal 23 al 80%. Un altro studioso, Leon J. Podles, suggerisce invece, probabilmente in modo più compiuto, che il tasso tra gli ordinati attualmente in servizio si attesta sotto il 20%, cioè con una percentuale da 7 a 8 volte maggiore rispetto a quello della popolazione generale. Come sostiene Michael Rose nel suo libro Goodbye! Good Men, c’è un’attiva sub-cultura omosessuale dentro la Chiesa Cattolica. Frutto, secondo molti, della confusione conseguente alla rivoluzione sessuale degli Anni 60 associata ai tumulti dottrinali e disciplinari conseguenti al Concilio Vaticano II ed alla maggiore approvazione del comportamento omosessuale nella società. Il tutto, in un mix che ha facilitato agli omosessuali attivi l’ammissione al sacerdozio e, non di rado, ha creato l’ambiente per la loro cooptazione ad incarichi importanti. Con le strutture vaticane ormai non in condizione, per ovvi motivi, di controllare alcuno, il compito dell’avvocato Jeffrey Lena appare importante e, probabilmente, destinato a diventare presto assai ingrato.

    Così appare anche il lavoro che il cardinale Giovan Battista Re, prefetto della Congregazione dei Vescovi, sta svolgendo in questo particolare momento della vita della Chiesa. Voci insistenti lo danno prossimo alla cessazione dell’incarico per un oscuro intreccio con le vicende del suo amico Antonio Fazio e di altri personaggi coinvolti in bancopoli. Un quotidiano lo aveva indicato, qualche mese fa, destinatario del fervorino che un Fiorani, appena uscito dal carcere avrebbe indirizzato a un non meglio precisato porporato: «Voi vedete uno che vi dà i soldi, come io v´ho sempre dato i soldi in contanti, e tutto andava bene. Poi, quando una persona è in disgrazia non fate neanche una chiamata a sua moglie per sapere se sta bene o se sta male». La risposta del porporato sarebbe stata: «La Chiesa è fatta di uomini e gli uomini sbagliano». E Fiorani, di rimando: «Sì, è vero, è fatta di uomini, ma io sto parlando con lei, non sto parlando con un parroco di campagna».

    Perché poi, notizie non pubblicate di recente tornino a circolare ogni volta che la Santa Sede deve provvedere ad una nomina importante, sembra abbastanza facile da spiegare. Ormai è chiaro che l’edizione ecclesiastica del manuale Cencelli non funziona più. E la Congregazione dei Vescovi ha ripreso a fare il proprio mestiere. Monsignor Domenico Segalini, il vero organizzatore della giornata mondiale della gioventù del 2000, conterraneo e amico del cardinale Re, è stato nominato ieri assistente generale dell’Azione Cattolica. Il Papa lo ha preferito a don Gianni Ambrosio, ruiniano, attuale assistente spirituale della Cattolica di Milano. A Palestrina, diocesi finora retta da monsignor Segalini, potrebbe essere destinato uno di quei personaggi che la regola del promoveatur ut amoveatur vorrebbe già allontanati da Roma.

  • Prete irlandese: “Pedofilia, siamo solo all’inzio dello scandalo”

    Prete irlandese: “Pedofilia, siamo solo all’inzio dello scandalo”

    Previsioni sull’abuso sessuale del clero

    Un prete afferma che il problema della pedofilia clericale non e’ ancora finito.

    Riprendiamo questo articolo dal sito http://www.chiesaincammino.org/

    Date: 19 Nov 2007
    Un prete cattolico che per più di 20 anni è stato un fautore principale dei diritti delle persone abusate sessualmente dal clero, ha avvertito che il peggio non è ancora finito.
    “Nulla potrebbe essere piu’ lontano dalla verità” ha detto Padre Tom Doyle Domenicano degli Stati Uniti. Un avvocato di canone e cappellano dell’aeronautica militare USA, nel 1985 aiutò a redigere la bozza di un rapporto ecclesiastico per i Vescovi Americani a riguardo dell’abuso sessuale da parte del clero.
    È un visitatore regolare dell’Irlanda.

    “Esso [l’abuso sessuale ecclesiastico dei minorenni] non sara’ sempre notizia di prima-pagina, ma l’incubo continua. Stiamo solamente cominciando a vedere l’estensione dell’abuso del clero in paesi di lingua non-inglese.”
    “Continueremo a vedere vittime farsi avanti perché la malattia è più profonda e più diffusa di quello che si possa immaginare.”
    Parlando in un’intervista con RealityMagazine, disse “la gerarchia non ha mai affrontato in pieno o fatto qualche cosa di effettivo per scoprire come mai l’abuso clericale è una così grande parte della cultura ecclesiasta. È nascosto e negato, ma è là, e da secoli.”

    Lui dice che “la struttura monarchica della Chiesa cattolica complica il problema. Non ci sono freni e contrappesi. I Vescovi rispondono solo al papa. Un cinico vecchio monsignore una volta mi ha detto: ’Tutti loro (i Vescovi) hanno un uomo solo come udienza! ’ Quella non è una gestione effettiva ed in realtà ogni vescovo è fondamentalmente il signore del suo regno e così, in pratica, non è tenuto a rispondere a nessuno.”
    L’abuso sessuale ecclesiastico è un problema più grande per la Chiesa cattolica che per altre chiese o istituzioni.

    “Alcuni esperti hanno valutato che la percentuale [di preti che abusano] è approssimativamente 4.5. Adesso la percentuale media è approssimativamente del 9 per cento. E’ devastante. Puoi immaginare la risposta pubblica se una cosa simile avvenisse nelle scuole, tra i medici, insegnanti, avvocati o meccanici?”
    “Il tentativo di tenere tutto coperto, è risultato in peggio”, afferma.
    “La copertura ha effettivamente creato il serio problema che è .”

    Crede che “l’ossessione del potere è alla radice di questo flagello terribile; l’intera filosofia cattolica della sessualità umana ha bisogno di essere seriamente riesaminata.”
    Il celibato obbligatorio ha anche bisogno di essere rivalutato onestamente, mentre “papi e vescovi devono smettere di comportarsi come monarchi ed iniziare a comportarsi come veri seguaci di Cristo.”
    Patsy McGarry, Corrispettivo di Affari Religioso, Tue, Oct 30, 2007

  • Violenze sessuali su bambini e riti satanici. Una storia sconvolgente

    Violenze sessuali su bambini e riti satanici. Una storia sconvolgente

    Perversioni sessuali e riti satanici
    trotzky – antiglob@yahoo.it

    Gli episodi di perversione sessuale venuti recentemente alla ribalta fanno temere che siamo vicini alla scoperta di una serie di delitti a sfondo sessuale perpetrati per decenni dai sacerdoti malati di sesso.

    All’età di otto anni, Jane Doe fu mandata a studiare in un collegio di preti cattolici annesso alla diocesi di Toledo, dove fu costretta a subìre sistematicamente le loro violenze.
    La bambina veniva condotta in una camera semibuia, che gli stupratori avevano adornato con altari, candele e paramenti sacri, per creare l’unico clima che riusciva a eccitarli.
    Prima dello stupro, il sacerdote che fungeva da cerimoniere mutilava orrendamente dei piccoli animali e faceva bere il loro sangue ai presenti.
    Dieci anni dopo, perseguitata da un terribile senso di colpa, la ragazza scappò dal collegio e, con l’aiuto dei genitori, intraprese una costosa terapia psicoanalitica.
    Guarita dalle sue ossessioni, chiese alla diocesi 50.000 dollari a titolo di rimborso delle spese sostenute per mandare avanti la terapia.
    La diocesi non si degnò neppure di risponderle. Jane allora denunciò alla polizia i preti che avevano distrutto la sua vita, tra i quali non poteva mancare padre Gerald Robinson, il cerimoniere al quale ho appena accennato.
    La polizia si rivolse alla diocesi per aiuto. Questa tuttavia, non solo si rifiutò di collaborare, ma si diede da fare perché il caso fosse archiviato.
    Fortunatamente nel corso delle indagini si presentarono davanti al magistrato le altre ragazze che avevano subìto la stessa sorte di Jane e tutte parlarono di rituali satanici e fecero il nome di padre Robinson.
    Questo particolare destò i sospetti degli inquirenti, che si ricordarano di Margaret Anna Palh, una vecchia suora, che era stata soffocata e finita con trentuno pugnalate, di cui nove inferte all’altezza del cuore in forma di crocifisso, nell’ospedale presso il quale padre Robinson lavorava come cappellano.
    Accusato del crimine, sotto l’incalzare delle domande degli inquisitori, il reverendo ha confessato tutto ed è stato condannato a quindici anni di reclusione.
    Se, oltre ai pedofili, la chiesa cattolica nasconde pure i rituali satanici e i preti assassini, vuol dire che le cose di cui deve vergognarsi sono più gravi e numerose di quanto non siamo ancora riusciti a immaginarci.