Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Cronaca e News

  • GERMANIA: LINEA TELEFONICA PER DENUNICARE ABUSI PRETI CATTOLICI

    GERMANIA: LINEA TELEFONICA PER DENUNICARE ABUSI PRETI CATTOLICI

    12/01/2010
    GERMANIA: LINEA TELEFONICA PER DENUNICARE ABUSI PRETI CATTOLICI

    (ASCA-AFP) – Berlino, 11 gen – La Chiesa cattolica ha istuito una linea telefonica per consentire alle vittime degli abusi dei preti di denunciare questi episodi, avvenuti negli istituti religiosi dei gestiti dalla Chiesa. La linea, che sara’ attivata’ a partire da mercoledi’, intende fare luce sui fatti avvenuti fra gli anni cinquanta e sessanta. Il capo dell’organizzazione, Padre Hans Langendoerfer, ha detto di provare ”profondo rimorso” per coloro che hanno subito abusi.

  • Prete violenta figlia di 4 anni e compra ragazzine con l’aiuto dell’amante. Arrestato

    Prete violenta figlia di 4 anni e compra ragazzine con l’aiuto dell’amante. Arrestato

    Cile/ Prete cattolico accusato di abusi su tre minorenni
    Reverendo Ricardo Munoz ha due figli

    ARTICOLI A TEMAAltri Santiago del Cile, 6 gen. (Ap) – Le autorità cilene hanno incriminato un prete cattolico per abusi sessuali su tre minorenni. Secondo fonti investigative, il reverendo Ricardo Munoz Quinteros, 55 anni, sacerdote a Melipilla, ha abusato di tre ragazzine, di età compresa tra i 14 e i 17 anni grazie anche alla collaborazione della compagna, Pamela Ampuero, 33 anni, con cui ha avuto due figli.

  • Don Gelmini a Berlusconi, ti amo

    Don Gelmini a Berlusconi, ti amo

    ‘Non aver paura, non arrenderti per favore’

    Don Gelmini a Berlusconi, ti amo (ANSA) – AMELIA (TERNI), 26 DIC – ”Io ti voglio bene e vorrei dirti ti amo’: cosi’ don Pierino Gelmini si e’ rivolto a Silvio Berlusconi.

    ”Qualcuno ti ha definito il diavolo – le parole del sacerdote -, ma di solito si riconoscono diavoli coloro che diavoli sono. Noi ti vogliamo bene”. Il fondatore della Comunita’ Incontro ha quindi rivolto a Berlusconi un nuovo incitamento, alzando la voce: ”non avere paura, tieni botta e vai avanti. Non arrenderti, per favore”.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2009/12/26/visualizza_new.html_1649753810.html

  • Il rapporto Murphy

    Il rapporto Murphy

    Riporto questa notizia del ” Cannocciale “

    3 dicembre 2009,
    Il rapporto Murphy

    Continuano a definirli “casi isolati”. In Italia, s’intende, perchè fuori dall’Italia ormai la scusa non regge. Negli Stati Uniti, in Irlanda, in tutti i Paesi che hanno istituito commissioni apposite per indagare sugli abusi commessi dagli ecclesiastici, non si può avere la sfrontatezza di parlare di “casi isolati”, ma si può solo scusarsi.
    Scusarsi con le migliaia di vittime dei religiosi pedofili negli Stati Uniti, in Messico, in Brasile, in Australia, in Africa, in Europa.
    Scusarsi con le migliaia di vittime di abusi fisici e sessuali perpetrati dagli ecclesiastici negli istituti residenziali e nelle “scuole industriali” irlandesi. Il Rapporto della Commissione Ryan, diffuso nel maggio di quest’anno, raccontava gli orrori e le sevizie cui erano sottoposti i bambini negli istituti gestiti e controllati da ordini religiosi. Maltrattamenti, violenze sessuali, abusi sistematici, e un costante clima di terrore. I superiori non solo sapevano, ma incoraggiavano il “mantenimento della disciplina” con tali mezzi. Gli ispettori governativi che avrebbero dovuto vigilare sul benessere dei bambini fingevano di non sapere e non vedere. Un rapporto sconvolgente, che ha costretto i Fratelli Cristiani, la congregazione religiosa che gestiva la maggior parte delle scuole industriali assieme alle Suore della Misericordia, ad offrire un risarcimento di 34 milioni di euro alle vittime. Altre cinque congregazioni hanno offerto ulteriori 43 milioni di euro. Un Consiglio di Giustizia fu istituito già dal 2002 per risarcire le vittime: al 2008 aveva giudicato 11.337 casi, con risarcimenti individuali tra i 65.000 e i 300.000 euro.

    Ora, a sei mesi di distanza, arriva un nuovo rapporto, quello della Commissione Murphy, istituita nel 2006 per verificare come la Chiesa e le autorità statali avessero gestito le denunce di abusi sessuali sui minori commessi dagli ecclesiastici nella sola diocesi di Dublino. Settecento pagine di testimonianze raccapriccianti, 320 vittime, una sequenza di racconti dell’orrore che coinvolgono un campione di 46 sacerdoti dal 1975 al 2004, costantemente coperti dalle autorità ecclesiastiche, spostati di parrocchia in parrocchia, con l’unico intento di proteggere il buon nome e i beni della Chiesa. Gli ultimi quattro arcivescovi che si sono succeduti alla guida della diocesi di Dublino avevano in comune una regola: coprire gli abusi e gli abusatori, insabbiare, nascondere, negare.
    Il rapporto Murphy è dettagliato: ad ogni sacerdote è dedicato un capitolo denso di accuse, di testimonianze, di orrori. Ogni capitolo una storia in cui la pedofilia si fonde col sadismo e con ogni sorta di perversione degli impulsi sessuali. Forse quelle più agghiaccianti riguardano padre Noel Reynolds, che ammise di aver abusato di più di cento bambini nelle otto parrocchie in cui aveva esercitato il proprio ministero negli oltre trent’anni di carriera. Spostato da una parrocchia all’altra ogni volta che si sollevava uno scandalo sui “comportamenti inappropriati” tenuti dal sacerdote, raccomandato ai vescovi locali senza mai comunicare i suoi trascorsi, Reynolds trovava ogni volta terreno fertile: le madri gli affidavano con fiducia i bambini, nessuno dubitava di lui e della sua dedizione. Le denunce vennero a galla solo nel 1995, quando la polizia irlandese aprì un’indagine sul suo conto. Arrestato nell’ottobre del 1999, a seguito degli abusi commessi su due sorelline di sei e undici anni, Reynolds confessò. Confessò di aver violentato almeno cento bambini, raccontò particolari mostruosi e raccontò anche di come aveva abusato di una bambina piccolissima, violentandola brutalmente utilizzando un oggetto: il crocifisso. Arrivò perfino ad offrirlo alla polizia, come prova. E tuttavia solo nel 1998, poco prima dell’arresto, era stato rimosso dalla parrocchia e trasferito come cappellano al National Rehabilitation Hospital, anche stavolta senza informare le autorità ospedaliere dei trascorsi del sacerdote e mettendo in grave pericolo i 94 bambini degenti nella struttura.

    E poi un altro sacerdote, padre Terentius, che ubriacava le sue vittime e poi le violentava; un altro ancora che ha affermato di aver abusato di un bambino diverso ogni quindici giorni, per 25 anni; e ancora un altro, insegnante elementare, che abusava sistematicamente dei propri alunni. Una catena di orrori, che ad un’attenta lettura rivela un orrore peggiore: la costante e sistematica copertura dei vertici della diocesi di Dublino, preoccupati esclusivamente di evitare sia lo scandalo sia possibili richieste di risarcimento. Dietro ogni sacerdote pedofilo c’è la figura di almeno un vescovo che sapeva. “La sola preoccupazione dell’arcidiocesi di Dublino – si legge nel rapporto – era quella di mantenere la segretezza, evitare lo scandalo, proteggere la reputazione della Chiesa e i suoi beni. Tutto il resto, incluso il benessere dei bambini e la giustizia per le vittime, erano subordinati a queste priorità. L’arcidiocesi non si attenne alle procedure del diritto canonico e fece tutto il possibile per evitare l’intervento delle leggi dello Stato”.

    Le autorità dell’arcidiocesi che si occupavano delle denunce di abusi su minori avevano un’ampia esperienza in diritto canonico e in giurisprudenza. Eppure l’arcivescovo e i vescovi dublinesi sostennero di non sapere che, oltre ad essere un peccato, l’abuso su minori fosse anche un reato, e pertanto non avevano informato le autorità giudiziarie di quanto accadeva nelle loro parrocchie. Tuttavia tale presunta ignoranza risulta insostenibile, alla luce del fatto che fin dal 1986, le autorità ecclesiastiche decisero di ricorrere ad una polizza assicurativa per proteggere i beni della Chiesa da possibili richieste di risarcimento da parte delle vittime di abusi.

    La pedofilia clericale è ben nota alla Chiesa fin dai tempi delle Indulgenze (1517) di Leone X, che assolvevano gli ecclesiastici dal “peccato contro natura con bambini” per la modica somma di “131 libbre, 15 soldi”. Senza contare che, da tempo immemorabile, l’abuso sessuale ai danni di minori è oggetto di diritto canonico: la direttiva del cardinale Ottaviani del 1962, Crimen Sollicitationis, istruiva i vescovi su come trattare questo tipo di denunce, e la direttiva di Ratzinger del 2001, De Delictis Gravioribus, sottraeva i processi per abusi sui minori alla giurisdizione dei tribunali diocesani per avocarli direttamente alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il regime di segretezza era tale che, qualora un sacerdote pedofilo veniva inviato ad un trattamento psicologico, neppure i terapeuti erano pienamente informati della storia del sacerdote. Molti dei rapporti e delle direttive dei terapeuti, del resto, erano completamente ignorati, anche quando psichiatri e psicologi raccomandavano di conferire ai sacerdoti incarichi che non prevedessero contatti con i bambini.
    La stessa cultura della segretezza riscontrata nel caso di Dublino è stata riportata da altre inchieste condotte in altri Paesi. Nel 2002, il governatore dell’Oklahoma Frank Keating, presidente del Consiglio Nazionale per il Riesame che si occupava della vicenda dei preti pedofili negli Stati Uniti, rilasciò un’intervista al Los Angeles Times spiegando il motivo delle sue dimissioni dall’incarico dopo appena un anno, paragonando la segretezza della Chiesa a quella della mafia e le gerarchie ecclesiastiche a Cosa nostra: “I preti non obbediscono ai mandati di comparizione, e fanno sparire i nomi degli stupratori. Questa è un’organizzazione criminale, non la mia Chiesa”.

    In tale ottica, il benessere dei bambini veniva costantemente sacrificato per proteggere l’istituzione. Il rapporto Murphy sottolinea: “La Chiesa non è una democrazia e non ha procedure di selezione trasparenti, pertanto non è dato conoscere quali criteri siano utilizzati nella scelta degli Arcivescovi. Le nomine a vescovo sembrano essere state fatte essenzialmente sulla base dell’aderenza all’ortodossia dottrinale. L’abilità di gestione non sembra essere stata un criterio tenuto in considerazione”.

    Di fronte alla cultura della segretezza, la Commissione Murphy dovette emettere un ordine formale con il quale veniva richiesto che l’arcidiocesi di Dublino e altre organizzazioni, compresa la polizia stessa, fornissero tutti i documenti in loro possesso riguardanti i 46 sacerdoti coinvolti nell’inchiesta.
    Nel settembre del 2006, la Commissione inviò inoltre una richiesta formale alla Congregazione per la Dottrina della Fede “chiedendo informazioni sulla promulgazione del Crimen Sollicitationis”. Chiedeva inoltre informazioni su tutti i rapporti, riguardanti gli abusi sessuali commessi dai sacerdoti, “inviati alla Congregazione dall’arcidiocesi di Dublino”. La Congregazione non rispose mai alla richiesta, adducendo come pretesto il fatto che la stessa non fosse stata inoltrata attraverso gli appropriati canali diplomatici.
    La Commissione inviò allora, nel febbraio 2007, una formale richiesta al Nunzio Apostolico irlandese, chiedendo di produrre tutti i documenti in suo possesso riguardanti l’indagine in corso. Non vi fu mai risposta. Non avendo il potere di emanare alcun ordine nei confronti della Congregazione per la Dottrina della Fede nè del Nunzio Apostolico, la Commissione proseguì il proprio lavoro senza alcuna collaborazione da parte del Vaticano. Tuttavia ritenne opportuno, alla conclusione dei lavori, inviare al Nunzio una copia del rapporto Murphy. Ancora una volta, non ricevette risposta.

    Di fronte agli esiti del rapporto Murphy, l’attuale arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, ha offerto alle vittime le proprie scuse, il proprio dolore e la propria vergogna. Guardandosi bene dall’offrire anche un risarcimento economico, per quanto nessuna somma possa mai risarcire le violenze e le umiliazioni delle vittime.

    Non si tratta dunque di “casi isolati” ma di situazioni “endemiche”, come sottolineano tutti i rapporti redatti fino ad oggi. C’è da chiedersi come mai in Italia non sia mai stata istituita una commissione indipendente che indaghi sui casi di abusi sessuali su minori commessi da religiosi. A scorrere le cronache giudiziarie, i casi non mancano. Il numero di segnalazioni e richieste di aiuto che pervengono ogni giorno alle associazioni antipedofilia sono centinaia. Eppure si tratta solo della punta dell’iceberg. Molti, moltissimi, non denunciano: per paura, per vergogna, per timore di non essere creduti, ma soprattutto per la certezza di non ottenere giustizia.

    L’Italia conta più di settemila scuole cattoliche, frequentate da quasi 630.000 bambini. Tali scuole, parificate alla scuola pubblica, ricevono ogni anno finanziamenti statali sotto forma di “partecipazione alle spese”. Senza contare i 123 seminari minori in cui studiano più di 2700 ragazzi al di sotto dei 18 anni. E tuttavia nessuna commissione d’indagine sull’operato dei sacerdoti è mai stata istituita. Preoccupati di non perdere il consenso degli elettori cattolici, gli esponenti politici si sono sempre schierati a favore della Chiesa. Basti pensare alla gazzarra mediatica sollevata due anni fa per impedire ad Annozero di trasmettere il documentario Sex crimes and Vatican.
    Così, in tema di abusi sessuali commessi da sacerdoti, si continua a parlare di “casi isolati”. E le coscienze addormentate, che da tempo hanno abdicato alla dignità, continuano a fingere che sia davvero così.

  • India, secondo una suora, all’interno della Chiesa è diffusa la promiscuità sessuale

    India, secondo una suora, all’interno della Chiesa è diffusa la promiscuità sessuale

    India, seconda una suora, all’interno della Chiesa è diffusa la promiscuità sessuale

    Preti e suore che rompono il voto di celibato gli uni con le altre e, soprattutto, novizie forzate ad avere relazioni sessuali con loro. E’ la descrizione del mondo cattolico indiano secondo sorella Jesme, una ex suora autrice di un libro, Amen, già esaurito nelle zone del subcontinente dove più numerose sono le comunità legate alla Chiesa di Roma. Il Telegraph*, che ne ha dato notizia, ricorda che la Chiesa indiana si sta ancora riprendendo dallo scandalo delle dimissioni di un vescovo che aveva ‘adottato’ una avvenente ventiseienne quale sua ‘figlia’.

    * http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/…lic-Church.html

  • La nuova promessa della teologia lascia per sposarsi

    La nuova promessa della teologia lascia per sposarsi

    giovedì 01 ottobre 2009, 07:00
    La nuova promessa della teologia lascia per sposarsi

    di Andrea Tornielli

    Quarantanove anni, una brillante carriera di teologo, uno dei pochi considerati fedelissimi di Roma ad aver raggiunto posti importanti nelle facoltà tedesche, docente di dogmatica a Bonn, titolare di insegnamenti a Madrid e a Lugano. Ieri è arrivato l’annuncio del cardinale Karl Lehmann, vescovo di Magonza, che lo sospende dal sacerdozio perché non è più in grado di rimanere celibe.
    Farà scalpore nei sacri palazzi più che in Germania la notizia che Michael Schulz, teologo ratzingeriano emergente e membro della Commissione teologica internazionale – l’élite presieduta dal Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede che collabora con la Santa sede nell’esaminare delle questioni dottrinali di maggior importanza – ha deciso di abbandonare il sacerdozio per sposarsi.
    Uno scarno comunicato della diocesi di Magonza rende noto che Schulz «ha informato il vescovo Karl Lehmann che non si vede più nella condizione di vivere il celibato sacerdotale». Il cardinale «ha sospeso Schulz come sacerdote e ha informato l’arcivescovo di Colonia, cardinale Joachim Meisner, ordinario della facoltà teologica di Bonn». La diocesi di Magonza informa che agirà secondo quanto previsto dal Concordato e questo dovrebbe significare che a Schulz sarà chiesto di lasciare la cattedra di dogmatica.
    L’annuncio ha choccato non poco gli ambienti vaticani, perché Schulz era considerato una vera promessa della teologia, un emergente, fedele al Papa e allievo del vescovo di Ratisbona, Gerhard Ludwig Müller. Originario di Wiesbaden, Schulz ha studiato a Magonza e alla Gregoriana di Roma. Sacerdote dal 1984, ha ottenuto il dottorato a Monaco con una tesi su Hans Urs Von Balthasar. Nel 2001 è diventato professore alla facoltà di teologia di Lugano con una tesi sulla storicità del peccato originale. Dal 2002 al 2004 è stato membro della Commissione teologica della Conferenza episcopale svizzera ed è il curatore della collana intitolata «Grandi teologi. Precursori del Terzo millennio», per la quale ha pubblicato due saggi su Von Balthasar e su Karl Rahner.
    È membro della Commissione teologica internazionale per il quinquennio 2009-2013, e la sua presenza fra i trenta membri scelti dal Vaticano per collaborare con l’ex Sant’Uffizio la dice lunga sua quale sia la stima di cui gode Oltretevere.
    Sia in Germania sia in Austria e in Svizzera si sono riscontrati diversi casi di preti conviventi, alcuni dei quali presentano quella che in realtà è la loro compagna come segretaria o assistente. Nei mesi scorsi ha fatto discutere il caso del vescovo ausiliare di Linz, Gerhard Wagner, la cui nomina era stata firmata dal Papa e pubblicata, ma che è stato costretto ad abbandonare a causa di una forte campagna contraria perché considerato troppo conservatore: tra i preti suoi più accesi contestatori, uno dei quali siede nel capitolo della cattedrale, ce n’erano alcuni che convivevano con le rispettive compagne e questa era una delle situazioni che il Vaticano, designando Wagner, intendeva affrontare.
    Il caso di Schulz, però, è diverso: il teologo ha infatti deciso di lasciare il sacerdozio per potersi sposare e non ha manifestato l’intenzione di contestare la secolare norma del celibato in vigore nella Chiesa latina. Una norma della quale Papa Ratzinger ha più volte ribadito il valore.

  • DON GELMINI: COMUNITA’ INCONTRO AMELIA CELEBRA 30 ANNI ATTIVITA’

    DON GELMINI: COMUNITA’ INCONTRO AMELIA CELEBRA 30 ANNI ATTIVITA’

    25-09-09
    DON GELMINI: COMUNITA’ INCONTRO AMELIA CELEBRA 30 ANNI ATTIVITA’

    (ASCA) – Amelia (Tr) 25 set – Trenta anni dall’inizio della sua attivita’: la comunita’ incontro di Amelia, fondata Don Pierino Gelmini, celebra con il sacerdote, con tanti giovani ed amici, il ”compleanno” con il tradizionale meeting di settembre, ”Pane mortadella e mele” e domenica, con la consegna del premio della Madonna del Sorriso. Per tre giorni, tanti saranno gli ospiti presenti in Comunita’, parlamentari e genitori dei ragazzi ”salvati” dalla droga, da Don Pierino, che inizio’ il 27 settembre la sua ”missione” realizzando li’ a Molino Silla la Comunita’, Tutto era pero’ nato prima a Roma, quando incontro’ un giovane che chiese aiuto. Era il 13 febbraio del 1963: da allora non ha mai smesso di dare aiuto agli altri, costruendo rapporti di fiducia con chi cade nel vortice della droga.

    Tale fiducia spinge i giovani a rientrare in societa’, liberi da quella schiavitu’. Oggi il ”Corrriere dell’Umbria” diretto da Anna Mossuto dedica due pagine ad una intervista eslusiva a Don Pierino Gelmini e al meeting dedicato alla famiglia. Infatti il premio Madonna del sorriso, verra’ assegnato ai coniugi Rita e Donato Lombardi, esempio concreto di famiglia. Un titolo a tutta pagina: ”Ho salvato dalla droga migliaia di ragazzi. E’ questa la mia opera”. Don Pierino si racconta in un’intervista esclusiva: dal primo giovane aiutato nel 1963, all’inchiesta”. Infatti nel lungo articolo, Don Pierino (a gennaio compira’ 85 anni) parla che tutto inizio’ 46 anni fa, prima a Roma e solo piu’ tardi a Molino Silla dove per 70 milioni si pote’ acquistare un rudere. Don Gelmini che e’ ridotto alla stato laicale come da lui stesso richiesto dopo l’avvio dell’inchiesta aperta due anni e mezzo fa dalla procura di Terni, per presunte molestie sessuali, (mi ha causato e tuttora mi causa dolore – ha detto – ) nell’articolo, si racconta, parlando delle sedi della comunita’, in Italia e all’estero e delle prossime aperture, in Nuova Guinea e Albania. Infine il perche’ del ”pane, mortadella e mele” che significa – ha chiesto il direttore Mossutto a Don Pierino -. ”Per ricordare le origini, le sofferenze, i sacrifici – ha risposto -. Oggi abbiamo tutto, prima non avevamo nulla. I ragazzi ci tengono moltissimo.

    Arrivano di solito 7-8, 10 mila persone. Come a Zervo’ il giorno di ferragosto con 15 mila persone attorno a me”. Alla domanda se ha mai pensato di fondare un partito, Don Gelmini ha risposto, di avere tanti amici in tutti i partiti e non volerne creare; ”un movimento forse si’ – ha aggiunto – dei calabresi. 254 circoli che mi hanno chiesto di guidarli”.

  • ARESE Un malore ha colpito un membro del collegio dei giudici

    ARESE Un malore ha colpito un membro del collegio dei giudici

    ARESE
    Un malore ha colpito un membro del collegio dei giudici

    RINVIATO IL PROCESSO A DON MARCO REDAELLI

    ARESE
    Rinviato il processo a don Marco Redaelli , il prete 75enne accusato di violenza sessuale verso una bambina di 6 anni. L’udienza è stata spostata a novembre per via di un malore.

  • Pedofilia, scontro IHEU – Vaticano in sede ONU

    Pedofilia, scontro IHEU – Vaticano in sede ONU

    http://www.uaar.it/news/2009/09/29/pedofil…icano-sede-onu/

    Pedofilia, scontro IHEU – Vaticano in sede ONU

    La scorsa settimana Keith Porteous Wood, delegato IHEU (l’organizzazione che unisce le associazioni secolariste di tutto il mondo, UAAR compresa), ha attaccato il Vaticano (1) nel consiglio dei diritti umani dell’ONU sostenendo che la Santa Sede copre gli abusi nei confronti dei minori, accusa le vittime di mentire e protegge gli ecclesiastici direttamente o indirettamente coinvolti. Della risposta vaticana dà oggi notizia il Guardian (2): si sta facendo pulizia, si ribatte, e in ogni caso “nelle altre confessioni religiose succedono le stesse cose, se non peggio”.

    (1) http://www.iheu.org/iheu-calls-vatican-rec…r-un-convention
    (2) http://www.guardian.co.uk/world/2009/sep/2…eligion-vatican

  • Boffo contro Feltri, Berlusconi zitto: Cossiga, dito su Don Gelmini dopo il suicida di Terni

    Boffo contro Feltri, Berlusconi zitto: Cossiga, dito su Don Gelmini dopo il suicida di Terni

    Oggi ho riferito del suicidio di Pierluigi La Rocca, coimputato con don Gelmini nel processo a Terni per violenze sessuali nella comunità del pluripegiudicato ex prete: http://laici.forumcommunity.net/?t=8116968

    E avevo già fatto notare come la donna molestata era ospite della comunià del pluripregiudicato don Gelmini (non il ragazzo acusato da Boffo, quanto pare).

    Oggi Cossiga dice di cercare la verità proprio nella comunità di don Gelmini

    Boffo contro Feltri, Berlusconi zitto: Cossiga, dito su Don Gelmini dopo il suicida di Terni
    Pubblicato da Eleonora Bianchini,

    Ieri, Terni. Un suicidio. Dal Corriere:

    Sarebbe legato a ragioni di natura personale il suicidio di P. L., 38 anni, uno dei collaboratori del fondatore della «Comunità Incontro» don Pierino Gelmini. […] P. L. era stato rinviato a giudizio per favoreggiamento nei confronti di don Pierino nel processo ancora in corso al tribunale di Terni dove il sacerdote è accusato di violenza sessuale su una decina di ex ospiti della Comunità. […] I militari escludono quindi legami con la vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto. L’uomo si sarebbe ucciso con i barbiturici.

    Che casualità questo suicidio a ridosso della vicenda Dino Boffo che coinvolgerebbe anche un tossicodipendente della comunità di Don Gelmini – morto di overdose- per il quale il direttore di Avvenire avrebbe patteggiato. I morti si sa, non parlano e non tornano indietro.

    Quell’allegato B in cui fa capolino la relazione omosessuale di Boffo sarebbe una velina anonima che i vescovi hanno ricevuto e Feltri ha pubblicato ma che non compare tra gli atti nel tribunale di Terni.

    La condanna invece esiste eccome e chi potrebbe testimoniare – il morto per overdose- è passato a miglior vita. Per ora nessuno va alla ricerca della moglie molestata. Interessante.

    Mentre Boffo è convinto di uscirne e testa alta spalleggiato anche dal cardinal Dionigi Tettamanzi, serpeggia l’ipotesi delle sue dimissioni. La controffensiva: il quotidiano della Cei pubblica oggi a pagina 32 uno stralcio del post di Pino Nicotri pubblicato ieri su Giornalettismo in cui si legge:

    Ho sempre ritenuto professionalmente doveroso, prima di sferrare una eventuale bastonata sulla testa di qualcuno, verificare le notizie con il diretto interessato, cioè con il destinatario della possibile bastonata. Così feci con Boffo. […] mi spiegò tutto per filo e per segno, rispondendo anche a domande imbarazzanti che gli ponevo non senza anche un mio imbarazzo.

    C’erano anche altre voci, da quelle su sberle sferrategli sul sagrato di una chiesa da una madre infuriata fino a quelle sull’impossibilità di consultare la sentenza pur essendo questa un atto pubblico. Però il nome della signora delle asserite sberle nessuno fu in grado di farmelo. E se un documento giudiziario non si riesce a leggerlo non si può certo scriverne. Ovviamente avrei apprezzato da parte di Boffo e del legale che lo difese l’invio di copia della sentenza, ma il diritto alla privacy esiste e non è un optional. Certo, la spiegazione fornitami può apparire un po’ strana, ma se l’editore – vale a dire la Conferenza episcopale italiana (Cei) – si è preso la briga di difendere Boffo, e oggi lo difende di nuovo, ancora e a spada tratta, non potevo certo essere io a saltare a conclusioni non dimostrabili.

    Infatti, nessuna conclusione azzardata. Ma la sentenza è reale, la velina depositata sulle scrivanie dei vescovi notoriamente antiomosessuali e per la difesa dei valori cristiani. Ora, i lettori non sono del tutto lobotomizzati e chiederebbero anche onestà intellettuale. Ad esempio che alla direzione di Avvenire, baluardo dei dos and don’ts del Vaticano, non vi fosse un uomo ricattabilissimo, omosessuale e condannato per molestie.

    Illuminante l’interpretazione di Francesco Cossiga oggi sul Corriere:

    Boffo sbaglia a prendersela con Feltri, tanto più a querelarlo. La vicenda doveva restare privata, ma ora che è divenuta pubblica si è fatta seria. Ho qui davanti a me un libretto di preghiere, prefato da Ratzinger, dove a pagina 17 si elencano i quattro peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio”: il primo è l’omicidio volontario, il secondo l’atto impuro contro natura. È lo stesso Ratzinger che, tre giorni dopo l’ascesa al soglio, ha deposto il capo dei legionari di Cristo a causa di una figlia segreta». I servizi segreti hanno avuto un ruolo? «In Italia, da Rutelli in giù, si imputano ai servizi segreti pure i 34 alpinisti morti quest’estate in montagna. Mi pare piuttosto che la chiave di questa storia vada cercata nella comunità di Don Gelmini. E quindi semmai riguarda la magistratura».

    La vicenda resta oscura. Che almeno Boffo smetta di dirsi innocente e vada a disturbare un tossicodipendente morto di overdose. Su Il giornale si aggiungono dettagli riguardo al presunto ragazzo difeso col patteggiamento:

    Emergono nuovi dettagli anche sul ragazzo tossicodipendente, William B., ex redattore del canale satellitare Sat2000, che Boffo – stando a quanto raccontato sul Corriere della Sera – avrebbe indicato essere il reale autore di quelle telefonate moleste alla signora ternana. Ma quel giovane collega di Boffo (la cui morte per droga innescò proprio nel 2002 un’inchiesta sulla cocaina che coinvolse diversi vip), giura un suo amico, «non era omosessuale, non è mai stato in comunità di recupero, tantomeno quella di don Gelmini, e non mi risulta che avesse interessi di alcun genere a Terni». E soprattutto, continua l’amico del ragazzo che Boffo dice di aver «coperto», «mi sembra incredibile, inverosimile che Boffo, per proteggerlo, abbia addirittura deciso di non opporsi a una condanna per molestie».

    Ancora, i conti non tornano. Chiudiamo la rassegna boffiana della giornata con il post di Marco Travaglio sul blog de l’antefatto. Ne consigliamo l’intera lettura, qui riportiamo qualche riga sui dubbi razionalissimi della versione del direttore di Avvenire:

    Non si vede perché mai Boffo abbia patteggiato la pena: la responsabilità penale è personale, e dunque nessun giudice l’avrebbe mai condannato per un reato commesso da un altro, sia pure usando il suo telefonino. Ci permettiamo dunque di dubitare della versione di Boffo, visto che lui stesso l’aveva ritenuta così poco credibile da non tentare nemmeno di proporla al giudice in dibattimento, preferendo patteggiare prima di finire in tribunale, cioè dopo il rinvio a giudizio.

    Intanto Berlusconi, intervistato oggi sul Giornale – visto che su Chi è già uscito un paio di volte nelle ultime settimane – preferisce sorvolare sulla vicenda. Vai Silvio, tenta di ricucire col Vaticano. Acrobatico.

    http://www.ilsole24ore.com/includes2007/frameSole.html?http://politicaesocieta.blogosfere.it/2009/09/boffo-contro-feltri-berlusconi-nicchia-sull-avvenire-cossiga-dito-su-don-gelmini-dopo-il-suicida-di.html