Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Il punto della Rete L’ABUSO

  • Politicamente scorretto, umanamente indignitoso

    Politicamente scorretto, umanamente indignitoso

    L’annullamento – sulla base del ragionevole dubbio – della condanna al cardinale Pell, un’occasione ad ok che l’unico politicante di una monarchia assoluta ha colto al volo e strumentalizzato, indignando nessun cattolico, ma chi da tempo , pur restando credente, da certa chiesa si è dignitosamente dissociato.

    Ma parlando di chi dignità non ne ha, di conseguenza neppure vergogna, come si dice, la gallina che canta ha fatto l’uovo, e qui troviamo in prima posizione papa Francesco che prende la palla al balzo e nomina “martiri pasquali” il cardinale Pell e don Gino Temporin, entrambi prima condannati e poi assolti.

    Come se non bastasse, raschia definitivamente il fondo della tazza nella messa del giovedì santo, martirizzando questa volta quei sacerdoti, che a suo dire si vergognerebbero ad andare per le strade, perché additati come possibili pedofili e dichiara «Penso a quei sacerdoti calunniati, tante volte non possono andare per strada perché dicono delle cose brutte, in riferimento al dramma che abbiamo vissuto e la scoperta di sacerdoti che hanno fatto cose brutte. Alcuni dicevano che non potevano uscire di casa con il clergymen perché venivano insultati».

    Certo tutto stride fastidiosamente quanto il gesso sulla lavagna pensando che nel concreto, al di là di tutto, non si è mai visto un solo sacerdote, prendere concretamente posizione in materia e scendere al fianco delle vittime per chiedere non solo giustizia, ma pulizia in quella chiesa di cui sono ministri.

    Nemmeno da parte di Bergoglio si sono visti passi concreti, tranne centinaia di proclami disattesi, che in assenza di un contraddittorio della stampa, genuflessa a questo papato, hanno illuso chi non è vittima di questi fatti, che qualcosa si stesse facendo.

    Di fatto, le vittime di tutto il mondo si lamentano indignate più di prima, si lamentano perché vedono quei pochi preti condannati in via definitiva dalla giustizia, assolti dalla chiesa e prontamente reintegrati, spesso nelle stesse comunità dove hanno commesso crimini e ancora vivono le vittime, vittime alle quali la chiesa non è ancora riuscita a dare un risarcimento umano, vittime che lamentano l’ipocrisia della falsa carità cristiana, bella nelle parole, ma totalmente assente nei fatti.

    Forse è questa la vergogna legittima che provano quei preti che Bergoglio spaccia per martiri, ne hanno tutti i motivi, una vergogna dovuta solo al fallimento umano e cristiano della chiesa e dei suoi ultimi pontefici.

    Francesco Zanardi

  • Il vescovo di Albenga Borghetti hackerato o, forse reclamato da una presunta vittima di un suo sacerdote ?

    Il vescovo di Albenga Borghetti hackerato o, forse reclamato da una presunta vittima di un suo sacerdote ?

    Su LA STAMPA del 31 dicembre 2019, in un articolo dal titolo “Albenga, il vescovo Borghetti finisce nel mirino degli hacker: clonato il suo profilo Facebook”, Borghetti lamenta che qualche ignoto – in realtà fin troppo noto e da mesi, documentato e persino reo confesso presso la Rete L’ABUSO dell’hackeraggio in questione, che sembrerebbe dovuto al fatto che malgrado tutto il Borghetti, approfittando della distanza, non abbia voluto dargli ascolto – avrebbe clonato il suo account Facebook.

    Secondo Borghetti e quanto riportato da LA STAMPA, l’indirizzo IP del presunto hacker, proverrebbe dalla Repubblica Dominicana, dato che noi della Rete L’ABUSO confermiamo in toto, aggiungiamo la posizione esatta, Santo Domingo.

    Certo, la domanda ovvia adesso è; chi scrive da Santo Domingo e soprattutto perché? Ci si chiede anche se il vescovo Borghetti, questi fatti che ritiene GRAVISSIMI, li abbia denunciati, oltre che ai giornali, anche alla magistratura? Immaginiamo di si…

    Si dice che un prete della diocesi ingauna, assiduo frequentatore della Repubblica Dominicana, in uno dei suoi viaggi, abbia conosciuto un ragazzo minorenne e si innamorarono. Solo dopo il giovane scoprì che l’uomo era un sacerdote. Tuttavia lo perdonò e lo presento alla madre alla quale il sacerdote confidò di voler lasciare l’abito, per venire a vivere nella Repubblica Dominicana, unico intoppo, alcune questioni economiche da risolvere.

    Il ragazzo e la madre, dati i presupposti si prodigarono per risolvere la questione. Ho in mano i versamenti fatti non dal prete alla presunta vittima, ma dal ragazzo alla sorella del sacerdote.

    … continua

  • Riflessione

    Riflessione

    Riceviamo e pur essendo anomalo per le tematiche che promuoviamo abitualmente, riteniamo costruttiva la riflessione.
    E la gente rimase a casa
    E lesse libri e ascoltò
    E si riposò e fece esercizi
    E fece arte e giocò
    E imparò nuovi modi di essere

    E si fermò. E ascoltò più in profondità

    Qualcuno meditava
    Qualcuno pregava
    Qualcuno ballava
    Qualcuno incontrò la propria ombra
    E la gente cominciò a pensare in modo differente. E la gente guarì.
    E nell’assenza di gente che viveva
    In modi ignoranti
    Pericolosi
    Senza senso e senza cuore,
    Anche la terra cominciò a guarire
    E quando il pericolo finì
    E la gente si ritrovò
    Si addolorarono per i morti
    E fecero nuove scelte
    E sognarono nuove visioni
    E crearono nuovi modi di vivere
    E guarirono completamente la terra
    Così come erano guariti loro.
    cit.
  • Priest Advisor – The app against clerical pedophilia, by Rete L’ABUSO.

    Priest Advisor – The app against clerical pedophilia, by Rete L’ABUSO.

    Priest Advisor is the first app in the world that will allow users to know and hence to avoid those priests involved in child sexual abuse and the unsafe dioceses.

    It will also make possible to request legal and psychological support and report abuses that will be verified by the association Rete L’ABUSO.

    In Italy, around 750,000* children are victims of clerical paedophilia.
    There is no prevention policy by the Italian State, many abuses are handled in secret by the church and the paedophile priest is just moved to another parish.

    Part of the ECA Network (Ending Clerical Abuse, Global Justice Project), Rete L’ABUSO, Clergy Sexual Abuse Survivors’ Association, wants to provide a prevention tool and to denounce the absence of laws that allow justice and prevention of sexual abuses.

    *Source: tiny.cc/fonte

    Background

    Priest Advisor is a prevention tool: the first app in the world that will allow users to know and to avoid those priests convicted of child sexual abuse.

    It will be also possible to request legal and psychological support and report abuses that will be verified by the association.

    “Even though the Vatican has opened the archives, at the legislative level Italy still has a lot to do. For example, the law foresees that for an up to 14 years old victim the Judicial Authority can initiate an independent proceeding.

    Nevertheless, when it is a third-party reporting the abuse (a bishop, the same Rete L’ABUSO or another association), unless they are Public Officials, the Judicial Authority does not have the obligation, but only the possibility to intervene.

    In my personal experience, this rarely happens.

    After the age of 14 years old, the partisan lawsuit is also needed.

    And this is the main Italian legal gap: it does not consider the age of the victims and the inability of a child to understand that he has suffered a crime and to report it”, says Francesco Zanardi, president of Rete L’Abuso, “we hope to collect the 12,800 euros needed to realize Priest Advisor to provide a free prevention tool and to denounce the absence of laws that allow justice and prevention of clergy sexual abuses”.

    Where does your contribution go

    The money will be completely used to cover the costs of building the app (website, graphics, development, publishing on Android and Apple app stores, legal advice).

    Impact

    With this mobile app we want to raise yet another alarm about a problem that is still far from being solved. While we await a legislative framework that will really protect the victims, we think that knowledge can help us to prevent a recurrence of certain crimes and keep the spotlight on the legislative vacuum. In addition, the app will be an additional tool to ask for help for victims who will always find legal and psychological support in Rete L’ABUSO.

    Contacts:
    portavoce@retelabuso.org

  • Nasce l’app della Rete L’ABUSO; Priest Advisor – Video

    Nasce l’app della Rete L’ABUSO; Priest Advisor – Video

    Dal 20/03/2020 fino al 18/05/2020 è online la raccolta fondi per realizzare Priest Advisor: la prima app per evitare i preti pedofili, le diocesi non sicure e chiedere aiuto in caso di abusi.

    Si chiama Priest Advisor l’app gratuita che renderà accessibile l’elenco dei preti coinvolti in casi di pedofilia e offrirà supporto legale e psicologico alle vittime. A volerla realizzare è Rete L’ABUSO, l’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, che ha lanciato oggi un crowdfunding: per donare, basta cercare Priest Advisor su Indiegogo.com

    C’è tempo fino al 18/05/2020 per contribuire a raggiungere 12.800 €, cifra che servirà a pagare i costi di realizzazione dell’app. In Italia, si stima siano circa 750.000* le vittime di abusi sessuali da parte del clero. Non esiste alcuna politica di prevenzione da parte dello Stato Italiano, molti abusi sono gestiti in segreto dalla chiesa e il prete pedofilo viene trasferito in un’altra parrocchia. Priest Advisor è uno strumento di prevenzione: la prima app al mondo per conoscere, ed evitare, i sacerdoti condannati per abusi sessuali sui minori, segnalare le violenze e ricevere aiuto.

    “L’Italia deve fare ancora tanto a livello legislativo: se la vittima ha fino a 14 anni, in caso di segnalazione da parte di terzi (un vescovo, la stessa Rete L’ABUSO o un’altra associazione) la legge prevede solo la possibilità di avviare procedimenti da parte dell’Autorità Giudiziaria che non ha l’obbligo, ma la facoltà di intervenire. Per esperienza personale, posso dirvi che raramente accade. Se invece la vittima ha più di 14 anni, serve anche la querela della stessa.

    Ed è qui che si evidenzia il macroscopico vuoto italiano: non si tiene conto dell’età dell’abusato e dell’incapacità di un bambino di comprendere che ha subito una violenza”, dichiara Francesco Zanardi, presidente di Rete L’ABUSO, “speriamo di raccogliere i 12.800 € necessari alla realizzazione di Priest Advisor per fornire uno strumento di prevenzione gratuito e allo stesso tempo denunciare l’assenza di leggi che tutelino le vittime”.

    Sostieni la realizzazione dell’app con una donazione

    *Fonte: tiny.cc/fonte

    CONTATTI:

    Francesco Zanardi Presidente Rete L’ABUSO

    Tel: +39 392 7030000

    Email: portavoce@retelabuso.org

  • Sul caso Massaferro e non solo; ecco perché queste persone non possono più tornare a contatto con i minori

    Sul caso Massaferro e non solo; ecco perché queste persone non possono più tornare a contatto con i minori

    “Da un punto di vista accademico, la pedofilia non è classificata come una patologia. Non è quindi una malattia, ma una anomalia, un’alterazione, stabile nel tempo, del comportamento sessuale. Per questo non è prevista una terapia farmacologica e gli unici strumenti che ha lo Stato per intervenire sono le misure detentive, e l’avvio di un lungo processo finalizzato non alla guarigione ma alla prevenzione”.

    “Alcune volte i preti si rendono conto di avere commesso un fatto molto grave, accettano anche la pena, ma questo non è garanzia che non si troveranno di nuovo a compiere abusi. Ho conosciuto persone che sono state giudicate, condannate, ristrette in carcere, avviate a un programma di recupero ma a distanza di anni hanno commesso di nuovo quel reato”.

    Queste non sono parole mie, ma di Maurizio Marasco, psichiatra, già professore di Psicopatologia forense e Criminologia. Ha svolto lavoro di consulenza come perito chiamato dai giudici in casi di reati di abusi sessuali commessi da preti nei confronti di minori, per stabilirne eventuali patologie e indagare la compatibilità con la loro detenzione in carcere per motivi di salute.

    Esistono e dovremmo applicare, quelle che sono le norme preventive, soprattutto in casi come questo, dove esiste una certezza e dove quindi la prevenzione, data soprattutto dall’altissimo rischio di reiterazione di questi soggetti, è d’obbligo.

    Nessuno vuole mettere in croce don Luciano o altri, certo l’alternativa è quella di mettere in croce dei bambini innocenti, la scelta e soprattutto la responsabilità di questo sta a noi.

    A mio avviso don Luciano può essere collocato in strutture come mense CARITAS, ricoveri per anziani, insomma, strutture dove non solo non circolano minori, ma dove ha un minimo di controllo. Non certo una parrocchia, dove per forza di cose ci sono minori e dove il controllo è praticamente impossibile.

    La chiesa cattolica, non per le vittime, ma per i sacerdoti c.d. in difficoltà, ha realizzato sul solo territorio italiano ben 22 strutture (vedi mappa a lato) dove oltre ad un percorso di riabilitazione “morale spirituale”, questi soggetti sono quanto meno “analizzati” da psicologi, al fine di poterne ottenere quanto meno un’anamnesi.

    Don Luciano purtroppo non è mai stato mandato in una di queste strutture e questo a mio avviso, è il primo passo da fare, in modo tale di poter quanto meno comprendere il livello di pericolosità sociale.

    Rimetterlo in circolazione affidandosi solo alla buona fede, non è solo criminale, ma significa continuare ad alimentare, paradossalmente a danno anche dello stesso sacerdote, il rischio che costui produca altre vittime.

    Ho ritenuto doveroso esporre queste motivazioni in quanto la Rete L’ABUSO non vuole essere una ghigliottina per i sacerdoti, ma vuole trovare soluzioni civili, a leggerezze, spesso causate dalla non consapevolezza/conoscenza dei vescovi, che tuttavia, con tali atteggiamenti mettono puntualmente a grande rischio la vita di giovani innocenti, dando al tempo stesso la possibilità al sacerdote, di reiterare il crimine.

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/03/05/borghetto-quando-i-fedeli-esigono-una-chiesa-sporca-e-vescovo-li-accontenta-prontamente/

  • BORGHETTO; quando i fedeli esigono una chiesa sporca e vescovo li accontenta prontamente.

    BORGHETTO; quando i fedeli esigono una chiesa sporca e vescovo li accontenta prontamente.

    Di oggi la notizia apparsa su IL FATTO QUOTIDIANO, del prete alassino Luciano Massaferro, condannato a sette anni e otto mesi per gli abusi ai danni di una bimba di 11 anni, riabilitato dal cardinale Bagnasco, che ribalta la sentenza del tribunale italiano, e subito riaccolto dal vescovo Guglielmo Borghetti, teoricamente mandato da papa Francesco per fare pulizia nella diocesi dello scandalo, quella d Albenga.

    Al di la degli appelli di TOLLERANZA ZERO di papa Francesco, è certo che Borghetti di pulizia ne ha fatta davvero poca e anche male, come poca è la giustizia del tribunale ecclesiastico di Genova, capitanato dall’ex presidente della CEI, il cardinale Angelo Bagnasco, oggi alle prese con un suo prete accusato di abuso di minori , don Francesco Castagneto, noto alla diocesi genovese dal 1988, che una volta indagato dalla chiesa, prese addirittura il suo posto nella parrocchia di Albaro GE.

    Una vicenda a dir poco tragicomica, perché oggi, don Massaferro, sopranominato don Lu dai suoi amatissimi fedeli, celebrerebbe la messa nella chiesa di Sant’Antonio da Padova a Borghetto.

    Ebbene molti non sanno la lunga e perversa storia di quella parrocchia, che comincia proprio quando don Luciano Massaferro viene rimosso e sostituito da don Francesco Zappella, come dicevano all’epoca uno dei fedelissimi del vescovo “spazzino” Borghetti.

    Pochi mesi dopo la sostituzione di don Massaferro, grazie ad un’inchiesta della Rete L’ABUSO, anche don Francesco Zappella fu indagato per abuso sessuale a danno di minori e, colpo di scena, grazie a quella nostra denuncia, il pm Giovanni Battista Ferro, non solo accertò le tendenze pedofile di don Zappella, ma scoprì che era addirittura pregiudicato dal tribunale di Pinerolo, per aver abusato di due infraquattordicenni.

    Don Zappella poi, fu archiviato per quello che riguarda la nostra indagine in quanto prescritto, ma il vescovo “spazzino” Guglielmo Borghetti, si guardò bene da prendere nei suoi confronti qualunque tipo di provvedimento o sanzione, neppure il processo canonico, anzi, lo rimandò in Uruguay, proprio in mezzo alle vittime che erano venute fino in Italia per denunciarlo.

    Oggi, quasi paradossalmente, a lifting fatto, don Luciano Massaferro è tornato a dire messa e ironia della sorte, proprio nella chiesa di don Francesco Zappella.

    Qui la riflessione si fa pesante, non tanto perché la chiesa copra i pedofili, quello è oramai un dato di fatto, persino papa Francesco ha messo nero su bianco nel suo ultimo Motu proprio Vos Estis Lux Mundi, che i preti abusatori vanno denunciati alla chiesa, omettendo come di consueto la denuncia alle autorità civili.

    Questa volta a stupire sono però i parrocchiani di Borghetto Santo Spirito, che pur vedendosi un prete condannato in via definitiva in parrocchia, pare non solo non abbiano timore per i loro figli (data la patologia non curabile della pedofilia) ma non si sono minimamente allarmati per questo e accettano tacitamente don Luciano, che per carità, non dico vada messo al rogo, certo se io fossi padre un po’ di timore per mio figlio lo avrei, se fossi cattolico, mi ribellerei – in questo caso per una questione morale – vedendo nella mia chiesa un uomo con tale curriculum.

    E invece nulla, nessuna protesta da parte dei parrocchiani per rifiutare quell’uomo indegno, che proprio il vangelo condanna con la frase “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare” Matteo 18 – 6

    Che dire di più, la chiesa è fatta di uomini e questi ne riflettono l’immagine, in questo caso, della loro discutibile chiesa.

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/03/06/sul-caso-massaferro-e-non-solo-ecco-perche-queste-persone-non-possono-piu-tornare-a-contatto-con-i-minori/

  • Condannato a sette anni e otto mesi, don Massaferro torna in servizio

    Condannato a sette anni e otto mesi, don Massaferro torna in servizio

    Nei tre gradi di giudizio, i magistrati non hanno avuto dubbi: Luciano Massaferro, «don Lu» per i fedeli, è colpevole di violenza sessuale su una chierichetta di 11 anni. La corte suprema, a luglio 2012, conferma la pena: sette anni e otto mesi, interdizione perpetua dai pubblici uffici e 200 mila euro di risarcimento alla vittima.

    Per la chiesa invece, che lo ha processato in assenza della vittima e poi assolto da ogni accusa, il parroco molestatore può tornare a dire messa.

    Neppure il vescovo Borghetti, che teoricamente era stato mandato proprio da papa Francesco per fare pulizia, alla fine non ha preso alcun provvedimento, anzi lo ha riabilitato; la scusa è l’innocenza – malgrado la condanna penale definitiva – emersa durante il processo canonico.

    Don Lu oggi dice tranquillamente messa, inoltre pare una restaurazione: Messe celebrate a volte in latino, non più rivolti verso il pubblico ma di schiena, rivolto sempre all’altare, l’ostia non più data in mano (come voluto da anni), ma messa direttamente in bocca (peraltro nonostante le restrizioni da coronavirus).

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/03/05/borghetto-quando-i-fedeli-esigono-una-chiesa-sporca-e-vescovo-li-accontenta-prontamente/

  • LEGNANO: esequie di don Ruggero Conti in violazione dell’ordinanza per il COVID 19, denunciata la parrocchia. VIDEO

    LEGNANO: esequie di don Ruggero Conti in violazione dell’ordinanza per il COVID 19, denunciata la parrocchia. VIDEO

    L’Associazione Rete L’ABUSO ha formalmente denunciato alla Procura della Repubblica di Milano, la parrocchia della Madonna delle Grazie di Legnano, rea di aver deliberatamente violato il decreto sicurezza legato all’allarme Coronavirus, emesso dalla Regione Lombardia, nel quale si vieta qualunque tipo di assembramento, anche di carattere religioso.

    Il 28 febbraio, presso la parrocchia di Legnano si sono svolte le esequie di don Ruggiero Conti – confessore dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno – condannato a 14 anni e due mesi per aver abusato di almeno otto minorenni. L’uomo, che non ha mai fatto un solo giorno di carcere, era ospitato in una delle cliniche per preti pedofili, quella di Verbania (ROMA).

    Malgrado il divieto, si legge su IL GIORNO che, alle esequie erano presenti centinaia di persone, per le quali, data l’aggressività del virus esploso, soprattutto in Lombardia, se ne chiede l’immediata individuazione al fine di verificare eventuali infettati da COVID 2019.

    Nella denuncia procedibile d’ufficio, si chiede anche come sia stato possibile – data la grande pubblicizzazione che ha portato all’affluenza di centinaia persone – che le Istituzioni preposte, il Sindaco di Legnano e la stessa Prefettura, non fossero al corrente dell’evento e sopratutto perché non siano intervenute repentinamente, nemmeno dopo il suo svolgimento, omettendo tutti i più basilari controlli in tutela della popolazione. RETE ESPOSTO CONTI pdf

    L’Ufficio di Presidenza

  • Vescovo accusato di aver coperto; l’incredulità ignorante della comunità

    Vescovo accusato di aver coperto; l’incredulità ignorante della comunità

    Oramai è come un disco rotto che si ripete ogni volta e malgrado le regole oggi siano messe nero su bianco, nessuno si prende la briga di leggerle e puntualmente non solo ci si stupisce, ma addirittura si prendono le difese del prelato di turno.

    Dal 2010 era ancora la CEI capitanata all’ora dal card. Angelo Bagnasco a mettere nero su bianco che i preti pedofili non sarebbero stati denunciati alle autorità civili, la ridicola giustificazione del presidente Bagnasco era allora quella di voler tutelare la privacy delle vittime.

    Oggi invece è lo stesso papa Francesco a metterlo nero su bianco, in modo chiaro ed ufficiale nel Motu proprio vos estis lux mundi.

    Eppure, non ci si spiega per quale motivo, ogni volta che un caso emerge, insieme a lui emerge puntuale l’ignorante incredulità dei fedeli, che a questo punto vien da dire che di fede ne abbiano davvero poca, non si fidano neppure delle parole del loro pontefice.

    Ad alimentare ulteriormente la fake, gli stessi organi di informazione, che con falso stupore, puntualmente rimettono dubbi sul fatto che un vescovo possa aver omesso la denuncia alle autorità civili, limitandosi solo ad intervenire in tutela della sola istituzione, spesso mettendo così la vittima, in condizione di non essere creduta o addirittura presa di mira dalla stessa comunità.

    Zanardi