Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Lazio

  • Alto prelato nei guai. Indaga la Procura  IL CASO

    Alto prelato nei guai. Indaga la Procura IL CASO

    Potrebbe costare carissimo a monsignor Luca Lorusso – numero due della diplomazia vaticana in Italia – il suo sostegno alla denuncia sui presunti abusi sessuali di alcuni preti nei confronti di minorenni che sarebbero avvenuti nella parrocchia di San Bruno, alla Pisana; denuncia presentata ai carabinieri del Noe insieme all’ex sacerdote Patrizio Poggi, nella primavera del 2013. La procura infatti ha puntato la propria attenzione anche sul consigliere della nunziatura apostolica che controfirmò l’atto presentato da Poggi sostenendo che le accuse mosse dall’ex prete erano attendibili e fondate. Una nuova tegola quindi per monsignor Lorusso la cui vicenda, appena una manciata di giorni addietro, era stata ricordata da Papa Francesco durante il tradizionale incontro di inizio quaresima con i sacerdoti della diocesi di Roma. «Sono stato molto colpito e ho condiviso il dolore di alcuni di voi – ha detto a braccio il Santo Padre durante l’incontro nella sala Nervi – ma di tutto il presbiterio, per le accuse fatte contro un gruppo di voi; ho parlato con alcuni di voi che sono stati accusati e ho visto il dolore di queste ferite ingiuste, una pazzia, e voglio dire pubblicamente che io sono vicino al presbiterio, perché qui gli accusati non sono sette, otto o quindici, è tutto il presbiterio.

    Voglio chiedere scusa a voi, non tanto come vescovo vostro, ma come incaricato del servizio diplomatico, come papa, perché uno degli accusatori è del servizio diplomatico. Ma questo non è stato dimenticato, si studia il problema, perché questa persona sia allontanata. Si sta cercando la via, è un atto grave di ingiustizia e vi chiedo scusa per questo».

    E così, dopo la reprimenda di Bergoglio e il rinvio a giudizio per Poggi – già condannato a cinque anni di reclusione alla fine degli anni ‘90 per reati di natura sessuale su minori, e ridotto alla condizione laicale dopo un processo canonico in cui fu difeso dallo stesso Lorusso – anche il monsignore diplomatico potrebbe dover rispondere dell’accusa di calunnia. Una storia complicata quella legata alla denuncia di Poggi. L’ex sacerdote infatti, approfittando dell’amicizia nata su internet con un sottufficiale della polizia municipale, avvicinò il vigile di persona raccontandogli che in una chiesa in zona Pisana accadevano episodi di atti sessuali con minori. Una storia ben architettata quella di Poggi (che attualmente siede alla sbarra con l’accusa di calunnia aggravata e continuata nei confronti di una decina di persone) tanto che il vigile, dopo essersi confrontato con i propri superiori, suggerì all’ex sacerdote di presentare regolare denuncia ai carabinieri, visto che il corpo dei vigili non era attrezzato per un’indagine di quella portata. E fu lo stesso vigile ad accompagnare Poggi e Lorusso dai carabinieri del Noe, che avrebbero potuto verificare al meglio la fondatezza delle accuse (gravissime) mosse dall’ex prelato. Nell’udienza dei giorni scorsi, sul banco dei testimoni, sedeva il maresciallo del Noe La Macchia che ha raccontato ai giudici di quel giorno particolare: il maresciallo ha confermato di avere raccolto la denuncia di Poggi, raccontando che al momento della stesura dell’atto – correlato di foto – fu anche monsignor Lorusso a firmare la denuncia. Peccato però che quell’atto di accusa fu smascherato dalle indagini dei carabinieri come un piano calunnioso che prospettava circostanze non veritiere o, comunque, basate su mere dicerie. Secondo gli investigatori Poggi era animato da risentimento per motivazioni personali nei confronti di alcuni dei prelati da lui accusati di fruire di prestazioni sessuali omosessuali a pagamento con minorenni. Durante la fase di indagini era anche emerso che Patrizio Poggi aveva architettato a tavolino un piano per costruire false prove testimoniali (sempre riguardo ad abusi su minori commessi dalle persone da lui denunciate), in modo tale da suffragare ulteriormente le sue dichiarazioni; Poggi poi avrebbe cercato di influire su alcuni soggetti da lui citati come testimoni in modo che, convocati dagli inquirenti per essere sentiti come persone informate sui fatti, fornissero una versione coerente con il quadro descritto nella denuncia. Una storia ingarbugliata quella seguita dal procuratore aggiunto Monteleone a dal sostituto Albamonte; una storia che mischia un ex prete condannato per pedofilia, un pezzo grosso della nunziatura apostolica in Italia come Luca Lorusso che ha confermato le accuse di Poggi stesso, e una serie di parroci tirati in ballo con l’accusa (poi risultata falsa, ma pesantissima in un periodo in cui gli scandali sessuali sui preti pedofili abbondano) di avere allestito un supermarket del sesso in una parrocchia della periferia della Capitale.

    Vincenzo Imperitura

    http://www.iltempo.it/mobile/cronache/2014/04/03/alto-prelato-nei-guai-indaga-la-procura-1.1236477

  • Roma. Pedofilia, arrestato dalla volante seminarista 29enne scozzese

    Roma. Pedofilia, arrestato dalla volante seminarista 29enne scozzese

    Quartiere della Vittoria, il padre ha chiamato il 113. Fermato il religioso scozzese: insegnava catechismo

    Bimbo di otto anni accusa il seminarista “Mi ha violentato”
    La parrocchia di Santa Lucia sulle circonvallazione Clodia
    Bufera su una parrocchia di Roma nord, dove un seminarista avrebbe molestato un bambino di otto anni durante l’ora di catechismo. Si tratterebbe di uno scozzese ventinovenne fermato ieri dalla polizia del reparto Volanti e dal commissariato Salario-Parioli dopo la chiamata al 113 dei genitori del piccolo.

    La polizia sta cercando anche di capire se vi siano altre vittime del presunto pedofilo. Stando alla ricostruzione dei poliziotti della sezione Reati sui minori della squadra mobile della questura agli ordini di Renato Cortese, il bimbo, dopo essere stato accompagnato dal papà nei locali dell’oratorio di Santa Lucia, in via della Circonvallazione Clodia, dove ogni mercoledì si svolgono i corsi, avrebbe subito, per l’ennesima volta nel corso di un anno, le attenzioni morbose dell’uomo, in Italia per frequentare il seminario e diventare sacerdote. All’uscita il padre avrebbe trovato il figlio in lacrime che si lamentava degli atteggiamenti del seminarista. “Mi ha toccato molte volte nelle parti intime facendomi anche male” avrebbe raccontato al papà.

    Secondo la polizia, gli episodi potrebbero essere stati più di uno e si sarebbero ripetuti più volte nel corso dell’anno. Stando alla testimonianza del bambino, l’educatore l’avrebbe molestato prima o dopo l’ora di catechismo nelle aule parrocchiali, quando i suoi compagni erano lontani. Qualche istante soli, loro due, in corridoio o in una stanza, e sarebbero cominciate le molestie.
    Ora la psicologa della polizia, in audizione protetta e con tutte le cautele che il caso richiede, parlerà con i compagni del bambino per verificare se anche loro abbiano o no subito molestie sessuali durante l’ora del Catechismo.

    Il parroco della chiesa afferma di non sapere niente di seminaristi accusati di pedofilia: “Qui non è passato nessun poliziotto. Non so chi possa aver detto queste cose sulla nostra chiesa e sulla nostra comunità religiosa. Li vede i bambini?”, conclude indicando i piccoli diretti a catechismo, “sono sereni”. Un addetto alle pulizie nella parrocchia spiega: “Qui c’è un seminarista scozzese, ma la polizia da queste parti non si è vista, giuro”.

    http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/03/27/news/bimbo_di_otto_anni_accusa_il_seminarista_mi_ha_violentato-81997774/?rss

  • “Sono scosso, eravamo tutti convinti della sua buona fede”

    “Sono scosso, eravamo tutti convinti della sua buona fede”

    “Ci siamo fidati, mi sono fidato perché don Joseph o David, come ho scoperto si chiama realmente, l’ho trovato già qui quando sono stato nominato, il primo settembre del 2011 e eravamo tutti convinti della sua buona fede”. Così Don Giordano Pisanelli, parroco della cattedrale di Santa Maria racconta la storia del falso sacerdote che ha scoperto e segnalato al vescovo di Latina, Monsignor Mariano Crociata.

    “Sa cosa mi dispiace di più? Mi dispiace di non essere riuscito a capire questa storia per tempo, di non averci parlato, di non essermi fatto spiegare davvero cosa pensasse, cosa stesse succedendo. Ci siamo fidati, mi sono fidato perché don Joseph o David, come ho scoperto si chiama realmente, l’ho trovato già qui quando sono stato nominato, il primo settembre del 2011 e ero convinto della sua buona fede”.

    Don Giordano Pisanelli, parroco della cattedrale di Santa Maria a Sezze, è chiaramente amareggiato. Sente il peso di quello che è successo, anche se non ne ha alcuna responsabilità. Un peso soprattutto dal punto di vista umano: “Ti rendi conto – spiega – che molte volte la fiducia è la realtà che si paga più cara al mondo. Questo non significa che uno debba diventare fiscale con tutti quelli che incontra, però questo episodio mi ha sicuramente scosso. Quando sono arrivato a Sezze – racconta Don Giordano, che per molti anni, prima di arrivare sui Lepini, è stato parroco della chiesa di Borgo Flora a Cisterna – ho incontrato questa persona.

    Mi è stata presentata e mi ha detto che stava studiando per finire la sua tesi a Roma. Mi parlò dell’esigenza di fermarsi un anno, per completare gli studi. Poi il tempo è passato e io ho sempre dato fiducia a quanto mi raccontava, anche perché non sono mai venuto a conoscenza di questo decreto di dismissione dallo stato clericale emanato dalla Santa Sede a marzo del 2011, addirittura prima che io arrivassi a Sezze. Il tempo è trascorso, questa persona diceva messa ma non ha mai celebrato matrimoni o altri riti.

    A un certo punto mi sono insospettito – racconta ancora Don Giordano – per la durata di questi studi e di questa tesi, troppo lunga per i tempi che siamo abituati a conoscere, anche nei comprensibili ritardi che oggi riguardano molte persone. Così ho fatto qualche indagine, ho chiamato a Roma quello che doveva essere il relatore che mi ha detto che non vedeva questa persona da più di un anno. A questo punto mi sono preoccupato e ho informato i miei superiori chiedendo una verifica più approfondita.

    Il resto lo conosciamo: il vescovo ha fatto un lavoro importantissimo e nel giro di poco tempo siamo arrivati a scoprire la verità e il fatto che eravamo in presenza non più di un sacerdote. Ovviamente del fatto della condanna per pedofilia a Fermo siamo venuti a conoscenza dalle notizie di questi giorni, nessuno ci ha mai detto niente: la Chiesa era intervenuta, di fatto, con il decreto di dismissione dallo stato clericale e nessuno poteva pensare a cosa poi, successivamente, avrebbe architettato questo signore”. Don Joseph o, per meglio dire, David Antonysamy è andato via qualche giorno fa, mentre Don Giordano era fuori Sezze.

    Di lui si sono perse le tracce e i carabinieri di Sezze e Latina indagano per usurpazione di titolo. Qualcuno, in paese, giura che si era fatto molti amici in tanti anni di convivenza con quella comunità e che per questo potrebbe avere trovato ospitalità da qualcuno di questi. Solo voci, nessuna conferma. Il resto lo dice don Giordano Pisanelli: “Si è macchiato di errori nel suo passato e per questo la Chiesa aveva preso provvedimenti. Forse dovevamo capire di più cosa stesse accadendo, non avevamo gli strumenti ma potevamo fare tutti di più per intuire l’animo di questa persona.

    Cristianamente e umanamente dovevamo e potevamo farlo, per questo sono scosso ma la nostra comunità è forte e sapremo andare avanti, senza rinunciare al valore cristiano dell’accoglienza e della comprensione”.

  • Ex prete pedofilo celebra messa sotto falso nome, scoperto fugge

    Ex prete pedofilo celebra messa sotto falso nome, scoperto fugge

     (AGI) – Latina, 25 mar. – Un ex prete, con alle spalle un’accusa di pedofilia, continuava, sotto falso nome, a celebrare messa. E’ successo in provincia di Latina. L’ex religioso e’ David Antony Samy, 50 anni, di nazionalita’ indiana, ora scomparso nel nulla. Nel 2011 fu condannato per pedofilia sia dal tribunale ecclesiastico, sia dal tribunale di Fermo, dove patteggio’ la pena. Benedetto XVI lo sollevo’ dai suoi incarichi, in pratica fu “spretato”. David Antony Samy dal 2011 era pero’ ospite del parroco della Cattedrale di Santa Maria a Sezze, ignaro del suo passato. Presentatosi con il falso nome di don John, celebrava normalmente messa. E’ stato lo stesso parroco a insospettirsi, dopo che l’ex religioso non forniva informazioni sui suoi studi vaticani. Monsignor Mariano Crociata, vescovo di Latina, informato della vicenda, ha avviato subito una indagine, scoprendo l’inganno. David Antony Samy ha fatto perdere le proprie tracce. Sul caso indagano i carabinieri di Sezze e di Latina.

    http://www.agi.it/cronaca/notizie/201403251835-cro-rt10224-ex_prete_pedofilo_celebra_messa_sotto_falso_nome_scoperto_fugge

  • Sezze, il prete era un impostore condannato per pedofilia

    Sezze, il prete era un impostore condannato per pedofilia

    Dal 2011 si nascondeva nella Cattedrale di Santa Maria a Sezze, in provincia di Latina, dove era stato accolto dai suoi fratelli ignari di quanto pendeva sulle sue spalle.

    Si tratta di un ex sacerdote che si è dato alla fuga dopo essere stato scoperto dal vescovo di Latina, Monsignor Mariano Crociara. Ne parla nell’edizione odierna il quotidiano Oggi Latina.

    L’ex religioso di nazionalità indiana, su cui pende una accusa di pedofilia del tribunale di Fermo e un decreto di “spretizzazione” del Vaticano, David Antonysamy di 50 anni appartenente ad un ordine religioso di missionari d’Oriente, era approdato a Sezze in provincia di Latina nel 2011 dove si era presentato dicendo di chiamarsi don Joseph, ma senza mai esibire documenti.

    Era sempre pronto ad aiutare, però, e per questo gli era stato dato un appartamento all’interno dell’oratorio. L’ex sacerdote, nel 2011, era stato sottoposto a processo e aveva patteggiato la sua pena davanti al tribunale di Fermo. Ora è accusato di usurpazione di titolo e, dopo essere venuto a conoscenza delle intenzioni del vescovo Crociata che lo ha scoperto, si è dato alla fuga. Sul caso indagano i carabinieri di Sezze e di Latina: il sacerdote, negli ultimi anni a Sezze, aveva detto regolarmente messa evitando però di celebrare i matrimoni.

    QUEGLI STUDI CHE NON FINIVANO MAI Come sia potuto accadere lo spiega il responsabile della comunicazione della curia vescovile di Latina, don Pasquale Bua. “Molti preti che sono impegnati nei loro studi teologici a Roma – ha detto – spesso si offrono di dare un aiuto alle parrocchie del circondario, succede soprattutto alla periferia della capitale ma anche in fuori provincia. Forse con un po’ troppa superficialità non gli è mai stato chiesto di esibire il suo Celebret (il documento che certifica il percorso clericale, ndr) ma la  nostra curia non gli ha mai assegnato alcun incarico, è bene sottolinearlo”.

    UNA CIRCOLARE DEL VESCOVO E L’IMPOSTORE SPARISCE E’ stato don Giordano, il parroco della vecchia cattedrale, il primo a dubitare di quel prete che da tre anni e passa studiava a Roma ma non si capiva bene cosa. Informata la Curia, il nuovo vescovo di Latina monsignor Mariano Crociara, ha avviato una rapida indagine interna che ha portato alla verità.

    Verità che ha fatto il giro molto presto, addirittura molto più in fretta della circolare che la Curia ha trasmesso a tutte le parrocchie per proibire di dare ospitalità all’impostore. Di lui, infatti, si sono subito perse le tracce. “Non sappiamo dove sia – ha concluso don Pasquale – ci dispiace per i fedeli di Sezze ma almeno ci resta la consolazione che nessuno si è mai lamentato del suo operato”.

  • Acilia (Roma). Pedofilia in oratorio, arrestato allenatore. “Preti sapevano e coprivano”, Prete: “sapevamo da 2 anni ma non denunciammo le voci”

    Acilia (Roma). Pedofilia in oratorio, arrestato allenatore. “Preti sapevano e coprivano”, Prete: “sapevamo da 2 anni ma non denunciammo le voci”

    i Raffaella De Grazia

    Ennesimo caso di molestie a danni di minori denunciato nella Capitale. L’ orco, stavolta, sarebbe un operaio 47enne, sposato e padre di tre bambini.L’ indagato, ex allenatore di calcio, aveva il compito di occuparsi della preparazione agonistica di una squadra di “pulcini” di un oratorio di Acilia, zona periferica ad ovest di Roma. L’ allenatore, apparentemente irreprensibile in campo, negli spogliatoi avrebbe adottato un comportamento a dir poco sconveniente nei confronti di alcuni bambini di età compresa tra i sette e i dieci anni.

    Le violenze ai danni delle piccole vittime sarebbero cominciate nel 2011. L’ allenatore avrebbe diretto le sue morbose attenzioni in particolare su due maschietti. Il primo bimbo sarebbe stato molestato all’ interno dell’ oratorio stesso, senza che il sacerdote ne fosse a conoscenza, mentre la seconda vittima sarebbe stato “avvicinato” nell’ abitazione del 47enne.

    Le indagini dei Carabinieri sono scattate a seguito delle denunce dei genitori delle vittime. Secondo il racconto dei minorenni, l’ allenatore utilizzava con i piccoli calciatori un approccio di tipo “abusante preferenziale-seduttivo”. L’ “orco” instaurava con le sue “prede” un rapporto di fiducia ed affetto, trasformando gli abusi in “intima complicità” agli occhi del bambino il quale, confuso della situazione, non riusciva a rendersi conto di essere vittima di una violenza sessuale vera e propria. L’ indagato, in particolare, era solito toccare i bambini nello spogliatoio, adducendo la scusa di voler aiutare i piccoli a cambiarsi per gli allenamenti.

    I genitori delle vittime, attonite per l’ accaduto, puntano il dito contro i sacerdoti dell’ oratorio. “Sapevano tutto e volevano coprire questa vicenda per evitare un polverone”, è stata l’ accusa dei padri e delle madri i cui piccoli figli sono stati, per due anni, in balia dell’ allenatore. “Non avevamo pensato di denunciarlo quando due anni fa ci furono riferiti degli episodi, pensando che fossero solo voci”, ha risposto il prete dell’ oratorio, choccato dalla notizia dell’ arresto dell’ operaio, assiduo frequentatore della parrocchia. “L’allenatore aveva negato tutto e noi avevamo pensato di trasferirlo nella squadra dei ragazzi più grandi”, continua il prelato. Alla proposta di trasferimento, l’ allenatore aveva risposto allontanandosi dall’ oratorio.

    Il sacerdote ha garantito la sua piena disponibilità a collaborare con le forze dell’ ordine per far luce su questa sordida vicenda. L’ accusato, attualmente detenuto nel carcere di Regina Coeli, è accusato di violenza sessuale aggravata e continuata su minore.

    www.vnews24.it/2014/02/28/roma-allenatore-molestie/

  • Calunniò preti accusandoli di pedofilia: don Poggi resta in carcere

    Calunniò preti accusandoli di pedofilia: don Poggi resta in carcere

    Il gip ha respinto la richiesta di scarcerazione avanzata dai legali del’ex prelato. Il processo il prossimo 20 novembre

    Patrizio Poggi, l’ex prete arrestato il 28 giugno perché accusato di calunnia per aver accusato alcuni alti prelati di pedofilia, resta in carcere. Il gip Maria Paola Tomaselli ha respinto la richiesta avanzata dai difensori dell’uomo stabilendo che non sono venute meno le esigenze cautelari.

    INCLINE ALLA CALUNNIA – Poggi, secondo il gip, è incline alla calunnia ed è ancora pericoloso socialmente: dunque, quella del carcere appare l’unica misura al momento più idonea.

    IL PROCESSO – L’ex prete sarà processato il prossimo 20 novembre dopo che la Procura ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato. La procura gli contesta di aver rivelato in due denunce, tra il marzo e il giugno scorso, “circostanze non veritiere in ordine alla presunta esistenza di un’organizzazione criminale gestita da tre personaggi romani, attiva nel procacciare ragazzi italiani e stranieri, anche minorenni, per avviarli alla prostituzione maschile in favore di vari esponenti del clero romano” che aveva elencato nel suo esposto. Secondo chi indaga, Patrizio Poggi avrebbe agito così in quanto animato da motivi di risentimento personale nutrito nei confronti di quei sacerdoti che lo avrebbero scaricato dopo la sua condanna e ostacolato nel suo progetto di essere reintegrato.

    http://www.romatoday.it/cronaca/carcere-don-poggi-preti-pedofili.html

  • Pedofilia: Riesame Roma, resta in carcere Don Poggi

    Pedofilia: Riesame Roma, resta in carcere Don Poggi

    Roma, 17 lug. – Resta in carcere don Patrizio Poggi, l’ex prete arrestato il 28 giugno per calunnia aggravata per aver screditato le alte sfere della Curia, coinvolgendole in un presunto giro di pedofilia e prostituzione minorile. Lo ha deciso il tribunale del riesame che ha respinto il ricorso presentato dalla difesa dell’ex sacerdote che chiedeva di annullare l’ordinanza cautelare del gip Aldo Morgigni. Il procuratore aggiunto Maria Monteleone, invece, si era espresso per la conferma del provvedimento restrittivo ritenendo provata e pianificata da tempo l’attivita’ calunniatrice dell’indagato.

    http://www.repubblica.it/ultimora/cronaca/pedofilia-riesame-roma-resta-in-carcere-don-poggi/news-dettaglio/4373908

  • Contro don Camaldo ordito un complotto

    Contro don Camaldo ordito un complotto

    ROMA – Si è trattato di «un vero e proprio sordido complotto al fine di destare scandalo con risonanza potenzialmente mondiale per il coinvolgimento finanche dei più stretti collaboratori della Curia romana e, indirettamente, del Sommo Pontefice». Sono le parole con le quali il gip Morgigni ha definito le dichiarazione dell’ex sacerdote Patrizio Poggi, già condannato a cinque anni per reati di pedofilia, adesso nuovamente tratto in arresto perché il magistrato lo ha ritenuto autore di dichiarazioni false, denigratorie e calunniose. Tra le persone vittime di queste sue dichiarazioni, anche Monsignor Franco Camaldo, il cui nome – insieme a quello di altri prelati – è stato ingiustamente coinvolto, su alcuni organi di informazione a diffusione nazionale, in vicende orribili legate alla commissione di fatti di pedofilia. Gli stessi crimini contro i quali ripetutamente si è levata la voce del Pontefice, Papa Francesco, così come avevano fatto i suoi predecessori, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.

    Per Monsignor Camaldo (della Diocesi di Roma, decano dei cerimonieri del Papa, che da settembre lascerà l’incarico per limiti d’età) sono stati giorni di grande sofferenza, quelli in cui il suo nome è stato associato alle inchieste in corso sui fatti di pedofilia che, secondo le dichiarazioni dell’ex sacerdote Patrizio Poggi, vedevano coinvolti esponenti del clero romano. A mitigare le ingiuste insinuazioni di Poggi, le attestazioni di affetto e di amicizia che Monsignor Camaldo ha ricevuto durante il suo calvario sia da parte delle alte sfere vaticane che dagli amici e dai fedeli della sua «patria» d’origine: Lagonegro, centro della Basilicata Sud.

    Monsignor Camaldo, tramite i suoi legali, aveva già affermato con decisione che «le asserzioni dell’ex sacerdote Patrizio Poggi, perché infondate e non sorrette da alcun minimo riscontro oggettivo, non hanno determinato nessuna iscrizione nel Registro degli indagati di monsignor Camaldo, come categoricamente affermato dal Procuratore Capo della Repubblica di Roma, il quale ha rimarcato, per l’appunto, che nessuna attivazione vi fosse stata in conseguenza di quell’esposto. Tanto a riprova che trattavasi di gratuite notizie calunniose». Il procuratore infatti «ha smentito categoricamente che sacerdoti della Diocesi di Roma siano indagati per pedofilia “sulla base della denuncia dell’ex prete Patrizio Poggi”».

    Peraltro, aveva specificato il legale del prelato, «già nella giornata del 26 giugno 2013, il Cardinale Vallini, sull’organo di stampa di Vicariatus Urbis», censurando altri servizi giornalistici relativi alla vicenda, aveva fornito «solari argomentazioni con cui far intendere quanto calunniose possano essere le notizie sparate nel mucchio, in maniera generalizzata, mettendo sullo stesso piano soggetti che meriterebbero di essere sanzionati ed altri dalla specchiata condotta cui, non a caso, il Cardinale Vallini esprimeva la massima solidarietà e vicinanza. Soprattutto l’Alto prelato evidenziava la pressocché nulla attendibilità di un denunciante, l’ex sacerdote Patrizio Poggi, già condannato a cinque anni per reati di pedofilia, non a caso sollevato a divinis dallo stato clericale».

    Peraltro, a dire dell’avvocato Pescano, bisogna considerare «la contrariatissima riflessione del Cardinale il quale, opportunamente, si interrogava sul perché Poggi, in tutti i colloqui avuti con lui, in carcere e in ambiente vaticano, non avesse mai sentito il bisogno di denunciare i suoi ex confratelli». Adesso tutto è chiaro. Il calunniatore è in carcere e, accertata la verità, monsignor Camaldo può recuperare la serenità.

    13 Luglio 2013

  • Pedofilia: Riesame Roma esamina istanze ex sacerdote Poggi

    Pedofilia: Riesame Roma esamina istanze ex sacerdote Poggi

    12/07/2013

    Roma, 12 lug. – (Adnkronos) – Il Tribunale del Riesame si occupera’ lunedi’ 15 luglio prossimo della vicenda che ha per protagonista l’ex sacerdote Patrizio Poggi arrestato alla fine del mese scorso imputato di calunnia per aver presentato denunce contro alcuni sacerdoti della Curia romana accusandoli di pedofilia.

    Poggi che e’ reduce dall’aver scontato una condanna a 5 anni di reclusione per le accuse di pedofilia e prostituzione minorile e’ finito in carcere per decisione del gip Aldo Morgigni. Tempo fa sottoposto dal magistrato a interrogatorio di garanzia si era avvalso della facolta’ di non rispondere.

    Secondo quanto emerso dalle indagini Patrizio Poggi avrebbe deciso di presentare le denunce contro un gruppo di religiosi di varie parrocchie della capitale nonche’ di un alto prelato per rancore in quanto tra l’altro costoro avrebbero bloccato il suo tentativo di rientrare nell’ordine sacerdotale.