Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Storie – Lettere di vittime e lettori

  • Le vittime “puzzano” – e i preti “si spostano”

    Le vittime “puzzano” – e i preti “si spostano”

    L’ “odore delle pecore”… non posso fare a meno di rileggere e meditare un discorso di Papa Francesco, e precisamente l’omelia della S.Messa crismale del 28 marzo 2013. Tante parole importanti, incoraggianti, che descrivono in modo ricco e interessante la visione di ciò che è, o dovrebbe essere, il sacerdote.

    Una lettura attuale ma anche in linea con la Tradizione, che vede il sacerdote vicino alla gente. Già… come sempre parole importanti, parole che dovrebbero lasciare un segno, un’impronta.

    Ma quanto si discostano queste parole, dalla REALTA’, da ciò che i sacerdoti “sono” per le vittime dei preti pedofili. E, nota bene, non mi sto riferendo ai preti pedofili, a quelli che hanno approfittato della fiducia e della innocenza di bambini e ragazzini per violentarli. Mi riferisco agli “altri” sacerdoti, quelli non implicati, quelli nelle Parrocchie, quelli che, secondo quanto detto dal Papa in più e più occasioni, dovrebbero occuparsi delle vittime, perché l’attenzione alle vittime “è la priorità per la Chiesa”…

    Forse il Papa non sa (e nessuno lo informa?) che ai suoi Vescovi questa cosa proprio non interessa. I Vescovi riescono a “spostare”, di parrocchia in parrocchia, non solo i preti pedofili (per sottrarli alla giustizia, per “evitare lo scandalo” – ma creandone uno ancora più grande – favorendo il fatto che il sacerdote possa cercare altre potenziali vittime), ma anche quei pochi sacerdoti che provano a stare davvero vicino alle vittime.

    Eh si, c’è il turn-over anche nei preti: poco importa se qualcuno di loro si stava occupando delle vittime, se era magari l’unico riferimento all’interno della Chiesa… le vittime devono sopravvivere da sole e, se la loro disperazione le porta al suicidio, sarà considerato un “effetto collaterale”? Oltre al tradimento profondo della fiducia vi sarà anche il fatto concreto di essere abbandonati. Che beffa.

    Attorno alle vittime rimane solo terra bruciata. Ma non nel mondo, nella Chiesa.

    Forse per i Vescovi le vittime dei preti pedofili non hanno l’ “odore delle pecore” ma “puzzano” e, dunque, perché qualcuno dovrebbe stargli vicino?

    Chissà se qualche giornalista si prenderà mai la briga di approfondire seriamente, con dati e nomi alla mano, se all’interno della Chiesa, nelle Parrocchie dove vivono le vittime, c’è qualcuno che davvero si occupa di loro e in che modo, se nelle Diocesi si ha davvero quell’attenzione che Papa Francesco ricorda sempre quando “chiede perdono” per questo crimine… chissà…

    Chissà se la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori ha idea di come “funziona” l’attenzione alle vittime che dicono essere al primo posto nel loro statuto?

    Prevenzione? “Per ora non se ne vede traccia…”

    Cura? “Completamente a carico delle vittime…”

    Riabilitazione? “Devi farcela da solo… se aspetti qualche aiuto nella tua Parrocchia puoi anche aspettare, e aspettare..”

    Sono troppo dura? Desidererei davvero poter essere smentita, davvero con tutto il cuore. Intanto la realtà che vivono le famiglie, che si confrontano e si supportano, è questa.

    Una mamma della Rete L’ABUSO

  • E LE VITTIME? – Papa Francesco e la “cosetta cilena”

    E LE VITTIME? – Papa Francesco e la “cosetta cilena”

    Sfogliando i vari quotidiani di questi giorni, e seguendo le vicende legate alla pedofilia clericale, non ho potuto fare a meno di notare questo articolo apparso su Il Foglio on-line di ieri (24 giugno 2018).

    Colpisce profondamente la superficialità e la freddezza con la quale viene affrontato questo “problema” da parte di un vescovo: si parla del “peggio che è passato”, del card. Ezzati che “non può restare in sella” per non far “saltare l’operazione-pulizia”, della nomina dei nuovi vescovi in Cile dopo l’estate per andarci “con i piedi di piombo” perché lì “la gente li impiccherebbe”, bisogna “lasciar decantare le situazioni”.

    Nemmeno mezza parola per le vittime. Non dico un paragrafo o una intera frase, un pensiero compiuto per le vittime: nemmeno mezza parola! Tutto un discorso centrato soltanto sull’apparenza, sul salvare la faccia, sulla protezione del buon nome dell’istituzione. Nell’articolo non si nomina l’interlocutore del giornalista ma, chiunque sia, rende bene l’idea di come viene affrontato il “problema”: aspettare che le acque si calmino e fare qualcosa che abbia la parvenza di un intervento, far saltare qualche testa, sacrificarla, e tutto resta come prima. Triste.

    Tutto questo fa pensare che non vi sia la volontà di affrontare seriamente il problema, eppure le soluzioni sarebbero anche “facili”. Basterebbe chiedere alle vittime, che sono ben “informate” di come sia complesso il problema, perché loro lo sanno sulla loro pelle, non hanno bisogno di “studiare” o “analizzare” il problema, non hanno bisogno di mandare illustri ispettori.

    Abusare di un minore è un reato, il reato va denunciato alla Magistratura che farà le sue indagini ed istituirà un giusto processo. Chi compie un reato ne deve rispondere davanti alla legge. Chi è a conoscenza di un reato e non lo denuncia, ne è altrettanto colpevole se il reato viene reiterato, poiché poteva impedirlo e non lo ha fatto. Un reato che provoca un danno prevede che il danno venga risarcito. Non sembra difficile tutto questo!

    Vi è poi l’ulteriore aggravante della questione “morale”. Un prete che si macchia di un reato è sicuramente colpevole anche di un peccato gravissimo. E, se vogliamo credere davvero, da cattolici, che tutti possono salvarsi se si pentono e riparano, non è difficile nemmeno qui affrontare il problema: il sacerdote va aiutato a prender coscienza del gravissimo peccato che ha commesso, va aiutato a autodenunciarsi alla giustizia civile (se non è pronto a farlo da solo, provvederà il suo padre spirituale che, immaginiamo, voglia davvero si suo bene, ovvero la sua salvezza!), va aiutato ad affrontare il processo nella verità, va accompagnato in un percorso psicologico di aiuto, va affiancato nel riconoscimento del giusto risarcimento alla vittima, va affiancato nell’affrontare anche il processo canonico e le sue conseguenze. Anche tutto questo non sembra difficile!

    Eppure la realtà ecclesiastica è ben lontana. Le vittime sono una “scocciatura”… bisogna lasciar “calmare le acque”, come viene detto nell’articolo che qui sto commentando. Triste e disarmante. E il prete pedofilo, spostato in altra realtà, continua a fare altre vittime. E sembra andar bene a tutti, altrimenti non si comprende perché non si intervenga davvero drasticamente, con chiarezza.

    Ci sono preti che non condividono il comportamento della gerarchia ecclesiastica, ma rimangono in un silenzio assordante, non si sente la loro voce, e questo lascia pensare che siano “casi isolati”. E se non sono casi isolati perché non si sente la loro voce all’interno della Chiesa? Perché non si ha notizia di un solo sacerdote o vescovo che denunci un prete pedofilo? Perché non si ha notizia che siano i preti stessi a scandalizzarsi della gestione del problema della pedofilia? Questo le vittime non lo comprendono proprio.

    Il desiderio più grande, per ogni vittima, è quello di pensare che il dramma che ha devastato la sua vita, non si riproponga ad altri. Per sé stesso non può fare nulla per tornare indietro nel tempo: può solo continuare a vivere da sopravvissuto, con enorme fatica, una fatica inimmaginabile per chi non ci è passato o non vive a contatto con una vittima. Può solo lottare affinché altri vengano salvati da questo disastro. Nulla più.

    Una mamma cattolica (lettera firmata)

  • SABATO 23 GIUGNO ORE 10: Quali risposte?

    SABATO 23 GIUGNO ORE 10: Quali risposte?

    #iostocondiego

    Diego Esposito, una delle presunte vittime di Don Silverio Mura, per sabato23 giugno ore 10 ha organizzato una “manifestazione pacifica”, autorizzata, davanti al Duomo di Napoli.

    Da gennaio del 2018 ha intrapreso due volte lo sciopero della fame, sempre interrotto in seguito a promesse che avrebbe ricevuto da Papa Francesco per risolvere la sua situazione. Diego denuncia da otto anni un reato che per la legge italiana risulta prescritto, ma per la legge di Dio no. Con caparbietà chiede di essere ascoltato, chiede che qualcuno prenda a cuore la sua situazione e gli dia risposte.

    Pochi giorni fa ha avuto una breve udienza privata con Papa Francesco che lo avrebbe esortato ad “andare avanti”, e Diego ha inteso prendere in parola il Papa: ovvero proseguire nella sua lotta pacifica affinché chi ha insabbiato il suo caso, il card. Crescenzio Sepe, si ravveda e faccia un passo indietro, così come è avvenuto per i Vescovi del Cile.

    Due giorni dopo l’udienza, Diego ha perso il figlio diciottenne in un incidente stradale, e questo immenso dolore ha solo acuito una ferita che già era sanguinante. Ora ha il rammarico di non aver fatto abbastanza per il figlio, ha il dubbio atroce di aver caricato anche sul figlio, negli ultimi otto anni, il peso del suo malessere e del suo dolore.

    Cosa deve fare una vittima per essere ascoltata? Cosa deve fare una vittima per essere presa sul serio? In Vaticano qualcuno ha idea del malessere e del dolore che devasta la vita di una vittima? Qualcuno in Vaticano e nella chiesa di tutto il mondo ha idea di come tutta la famiglia di una vittima paghi un prezzo altissimo per affrontare il dolore? Un dolore gratuito, evitabile…

    Quando la Chiesa, prenderà davvero sul serio la piaga della pedofilia dei suoi sacerdoti? Quando i sacerdoti pedofili prenderanno coscienza del male che fanno e si sottoporranno alla giustizia? Quando cambierà il metodo, diffuso in tutto il mondo, di insabbiare e nascondere i casi di abuso? Quando qualcuno penserà davvero alle vittime e non a “salvare l’istituzione”? Quando i responsabili degli insabbiamenti ne risponderanno personalmente davvero?

    Queste sono le domande che Diego ha nel cuore, come ogni altra vittima… chiede soltanto giustizia, chiede che qualcuno gli risponda seriamente. E lo domanderà sabato mattina, davanti al Duomo di Napoli.

    Una delle Mamme della Rete, a nome di altre vittime e familiari

  • CILE – Le decisioni del Papa: finora il parto di un topolino

    CILE – Le decisioni del Papa: finora il parto di un topolino

    Da gennaio 2018, chi in qualche modo è coinvolto o interessato al tema della pedofilia nella Chiesa, sta seguendo con molta attenzione la vicenda del Cile che non sto qui a riassumere.

    Anche in ambienti cattolici (parrocchie), si evidenziano due posizioni molto nette: c’è chi “difende” a priori la Chiesa credendo, in buona fede (?), che il tema della pedofilia sia circoscritto e che venga amplificato solo come “attacco” alla Chiesa stessa; ma c’è anche chi, più o meno timidamente, comincia ad informarsi, a seguire le notizie, a chiedere a chi ne sa qualcosa perché, suo malgrado, ci è passato o conosce bene situazioni a lui vicine.

    Questa seconda categoria è quella più interessata ad approfondire, ed è anche quella più determinata a far luce sulle enormi ombre che qualcuno vuol far calare sulla verità.

    Dunque sul Cile era attesissima la decisione di Papa Francesco in seguito alle dimissioni di tutta la conferenza episcopale cilena: 34 vescovi avevano scritto e consegnato al pontefice la rinuncia al loro incarico dopo la convocazione in Vaticano di poche settimane fa.

    Dunque?

    È di oggi la notizia apparsa sul Vatican News: PAPA FRANCESCO ACCETTA LA RINUNCIA DI TRE VESCOVI IN CILE. Grande notizia!  Finalmente il Papa inizia a mettere in pratica la sua TOLLERANZA ZERO, finalmente inizia la lotta seria contro i preti pedofili e chi li protegge, finalmente i piccoli saranno difesi dalla Chiesa!

    Sì, questo è quello che un cattolico si immagina con quel titolo e conoscendo i retroscena di tutta la vicenda.

    Ma leggendo l’articolo la sorpresa è una ennesima delusione: mons. Cristián Caro Cordero “è stato dimesso” per raggiunti limiti di età, così come il “collega” mons. Gonzalo Duarte García De Cortázar. Il terzo vescovo è mons. Juan Barros Madrid, quello che avrebbe dato maggior scandalo nella copertura del pedofilo Karadima: che fine farà? L’articolo dice che “prenderà un anno sabbatico”.

    Da cattolica mi chiedo, e con me se lo chiedono davvero in tanti ormai, che gusto ci trova Papa Francesco ad essere sempre meno credibile?

    Questa lotta alla pedofilia (= lottare per proteggere i piccoli! Non stiamo parlando d’altro, accidenti!), che viene tanto decantata, A PAROLE, dalla famosa “Tolleranza Zero” di Papa Francesco, in cosa si tradurrebbe in concreto?

    Si traduce in UN ANNO SABBATICO: peggio di così non si poteva nemmeno lontanamente immaginare. Vite di decine e decine di bambini rovinate… un anno sabbatico… UNA PRESA IN GIRO DEVASTANTE. Ma non per chi è già vittima: per la Chiesa stessa!

    E il Tribunale per i Vescovi insabbiatori?

    E il Motu Proprio “Come una madre amorevole” scritto proprio da Papa Francesco?

    Sempre e soltanto tante, tantissime, innumerevoli belle parole…

    Quanti giornali AVRANNO IL CORAGGIO di commentare questo ultimo intervento del Papa? Tutti pronti a scrivere e riportare ogni cosa detta da Papa Francesco: ma quanti poi verificano cosa effettivamente viene fatto di quanto detto e scritto?

    Una mamma cattolica

    (lettera firmata)

  • #papaascoltadiego #iostocondiego Diego Esposito interrompe lo sciopero della fame e chiede il silenzio stampa.

    #papaascoltadiego #iostocondiego Diego Esposito interrompe lo sciopero della fame e chiede il silenzio stampa.

    Diego Esposito ha comunicato oggi all’associazione e alle mamme che in questi giorni attraverso la Rete lo hanno sostenuto, che ha deciso di interrompere la sua protesta civile e non violenta.

    Malgrado l’apparente determinazione iniziale ha deciso di rinunciare e malgrado sfuggano le motivazioni della decisione, prevale il nostro rispetto riguardo alle sue scelte e alla sua richiesta di mantenere sulla cosa il silenzio stampa.

    Naturalmente per rispetto di tutti coloro che veicolati dai nostri appelli hanno seguito e sostenuto in queste settimane la protesta di Diego, riteniamo doveroso comunicare la sua decisione.

    L’Ufficio di Presidenza

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  • #papaascoltadiego #iostocondiego TERZO GIORNO di sciopero della fame

    #papaascoltadiego #iostocondiego TERZO GIORNO di sciopero della fame

    E siamo al terzo giorno di sciopero della fame per Diego Esposito, Giuseppe Scognamiglio e le altre due vittime. Ricordiamo che questo sciopero terminerà il giorno in cui Diego avrà la data dell’incontro con il Santo Padre.

    Ma l’attesa non è inoperosa.

    Le “Mamme della Rete” hanno pensato che fosse importante per Diego, così come per tutte le vittime, sentire di non essere solo, non solo all’interno dell’Associazione ReteL’ABUSO, ma anche nel web. Su Facebook e messenger sono tanti i messaggi di solidarietà: ma quanti sarebbero stati disposti a “metterci la faccia?”

    Diego Esposito ogni giorno condivide qualcosa della sua storia, aggiorna gli amici sulla sua bacheca taggando anche amici per lui significativi, riceve commenti di ogni tipo, che lo comprendono e che lo criticano, commenti di solidarietà e commenti polemici perché, per esempio, lui si rivolge ancora al Papa chiamandolo Santo Padre. Eppure Diego è lì, presente ogni giorno. Ogni giorno esprime il suo grido al tempo stesso disperato e colmo di speranza.

    È questo il vissuto di una vittima. Il desiderio di giustizia è un grido profondo, è un qualcosa che non si può soffocare e, chi è vicino a Diego, coglie questo grido e lo rilancia!

    Le condivisioni su varie pagine e bacheche non bastano più: Diego sta veramente facendo lo sciopero della fame, siamo al terzo giorno… vi sarà un segnale positivo dal Vaticano? Papa Francesco lo accoglierà? Sarà disponibile ad un dialogo con lui? E dopo averlo ascoltato, prenderà provvedimenti seri? Queste e tante altre domande sono quelle che ci poniamo, che si pone chi ha a cuore la vicenda di Diego, che è poi simile a quella di tutte le vittime dei preti pedofili (vittima non creduta, sacerdote ancora con i bambini, vescovo che lo copre e insabbia il caso…)

    Dunque:  #iostocondiego è quanto abbiamo lanciato sul web! E in meno di mezza giornata siamo stati letteralmente invasi da foto di amici, amici degli amici, perfetti “sconosciuti” che ci chiedevano di aggiungerli… ognuno con la propria faccia, con la propria immagine del profilo… “Come si fa a mettere la scritta sulla foto?” “Se ti mando la foto me lo fai tu?” “Anch’io voglio partecipare”…. Decine e decine di richieste, difficile stargli dietro… Foto ovunque…

    Diego è commosso, profondamente commosso. Sentirlo al telefono fa comprendere l’importanza di non lasciare mai sola una vittima. La ReteL’ABUSO è uno strumento preziosissimo e davvero si occupa delle vittime.

    Aggiungiamo qui l’album di chi ha finora aderito a questa campagna di solidarietà … #iostocondiego perché voglio gridare al mondo che ogni bambino ha il diritto di non avere paura di un adulto.

    Una mamma ha scritto:

    “Loro stanno con Diego perché devono poter frequentare tranquillamente la scuola, la chiesa, il doposcuola, la palestra, lo spogliatoio, il parco giochi, la casa del vicino e ogni angolo del mondo intero.”

    Le “Mamme della Rete”[rl_gallery id="80740"]

  • #papaascoltadiego #iostocondiego SECONDO GIORNO di sciopero della fame

    #papaascoltadiego #iostocondiego SECONDO GIORNO di sciopero della fame

    Resoconto della giornata di ieri, a cura delle “Mamme della Rete”.

    Già di prima mattina sono partite le prime telefonate e messaggi tra noi. Diego Esposito ha telefonato in Vaticano, come gli era stato detto, all’orario indicato. Si aspettava finalmente di avere la data del fatidico incontro con Papa Francesco. Una attesa che impedisce di dormire tranquilli: quando si aspetta qualcosa di importante si è in ansia, si fa fatica a concentrarsi su tutto il resto … “Devo telefonare in Vaticano, mi hanno detto che avrò la data dell’appuntamento con il Papa”. E Diego si illude. Ancora una volta spera che questa sia la volta buona, si stanno davvero interessando di lui, capiscono quello che sta soffrendo…

    Quindi? È una bella telefonata che rimanda ad un’altra telefonata… il Vaticano aspetterebbe una relazione (non è dato sapere da parte di chi né a chi indirizzata) per martedì sera: dunque Diego deve telefonare ancora mercoledì mattina. Allora sì che avrà la risposta. Finalmente. E Diego ringrazia. Non ha alternative. Ma la gente deve sapere.

    Una vittima che attende risposte da otto anni potrà ben aspettare ancora due giorni! È quasi ridicolo riportare queste notizie, ma sono purtroppo drammaticamente reali.

    Lo sciopero della fame è dunque iniziato e si protrarrà almeno fino a mercoledì: quando si saprà la data dell’incontro con Papa Francesco… o quando ci ritroveremo a scrivere che siamo ancora in attesa…

    Attesa e ancora attesa… pazienza e ancora pazienza…

    Ma la pazienza è la virtù dei forti. E Diego Esposito lo è. E Diego Esposito non è solo.

    Ieri comunicavamo che si era aggiunto allo sciopero della fame anche Michele Reggio. Possiamo confermare che altre due persone hanno iniziato ieri lo sciopero della fame in sostegno a Diego: Giuseppe Scognamiglio e Loredana Chierico. Quattro vittime hanno dunque iniziato lo sciopero della fame. E non è uno scherzo, fanno sul serio.

    È partita anche un’altra iniziativa a sostegno di Diego Esposito e delle altre vittime… ma di questo ne parleremo alla prossima puntata.

    Le “Mamme della Rete”[rl_gallery id="80740"]

  • #papaascoltadiego #iostocondiego PRIMO GIORNO di sciopero della fame

    #papaascoltadiego #iostocondiego PRIMO GIORNO di sciopero della fame

    Il gruppo delle “Mamme della Rete” cresce… iniziato in “quattro gatti”, ora raccoglie un discreto numero di persone che aumenta ogni giorno. Mamme, amici, anche “gente comune” che in qualche modo si è avvicinata a ReteL’ABUSO: come genitore di un figlio vittima di un prete pedofilo, come amici di vittime, come cittadini comuni che non ne possono più di leggere notizie che riguardano questo dolorosissimo tema, come cattolici indignati che non riescono più a stare zitti… queste sono ora le “Mamme della Rete”…

    Leggere che, ancora una volta, Diego Esposito inizia uno sciopero della fame, in attesa di avere una data per l’incontro con il Papa, ci ha profondamente colpiti, e desideriamo esprimere con dignità il nostro pensiero.

    Diego Esposito: nome di fantasia, nome dietro il quale c’è però un adulto reale, un uomo di poco più di quarant’anni che da otto anni chiede con insistenza e determinazione di essere ascoltato, chiede giustizia. Un uomo che all’età di 13 anni è stato abusato brutalmente e ripetutamente da quello che era il suo insegnante, un prete, don Silverio Mura. Reato ormai caduto in prescrizione: i tempi della consapevolezza per una vittima rispetto a quello che ha subìto sono spesso lunghissimi… dunque il prete è un libero cittadino… e la Chiesa? Inizialmente le notizie del processo canonico definivano insufficienti le prove per procedere, ora sembrerebbe che il Papa in persona avrebbe incaricato la Diocesi di Napoli di aprire di nuovo le indagini canoniche. Diego Esposito è stato ricevuto recentemente dal Card. Sepe, ma non ha ricevuto risposte esaurienti. Le mamme di Montù Beccaria, luogo in cui il sacerdote era stato inviato, sotto falso nome, proprio recentemente e ancora a contatto con i minori, facendo “come se niente fosse” delle denunce ripetute di Diego Esposito, hanno scritto al Card. Sepe e, anche loro, non considerano significative le risposte ricevute. Vi è anche un’altra vittima di don Silverio Mura: Giuseppe Scognamiglio, meno “visibile” di Diego ma altrettanto determinato a portare avanti questo desiderio di giustizia che è sempre fortissimo in tutte le vittime.

    Diego Esposito chiede di essere ricevuto dal Papa, di poter raccontare il suo disappunto in modo deciso rispetto al trattamento ricevuto dalla Diocesi in tutta la gestione della sua vicenda.

    Vi è una data per l’incontro? Per ora no: tante telefonate in Vaticano, tante promesse, tante attese… si inizia dunque lo sciopero della fame.

    Abbiamo ricevuto poco fa la notizia che allo sciopero della fame si aggiunge anche un’altra vittima di un prete pedofilo (A.R., deceduto): Michele Reggio di Catanzaro.

    Che dire? Non ci fermiamo qui. Il nostro sostegno a Diego e Giuseppe è pieno: come mamme, come cattolici, come cittadini indignati… con un pensiero anche a tutte le altre vittime …

    Noi ci siamo.

    Le “Mamme della Rete” e tanti altri amici [rl_gallery id="80740"]

  • Per il PAPA non è un problema PORTARSI A LETTO UN MINORE?

    Per il PAPA non è un problema PORTARSI A LETTO UN MINORE?

    Secondo quanto si apprende dal giornalista Fabio Marchese Ragona, nell’articolo “Il Papa crea 14 cardinali. Ma il grande assente è l’arcivescovo di Milano” apparso su Il Giornale in data 21 maggio 2018, parrebbe che “nel caso dell’arcivescovo di Milano, secondo molti, peserebbe l’accusa di aver coperto, quando era vescovo ausiliare, un sacerdote accusato a sua volta di abusi su un minore. In realtà Papa Francesco era già stato informato di questa vicenda prima della nomina di Delpini ad arcivescovo e non aveva trovato elementi che potessero ostacolarne la nomina”.

    Questo significherebbe che:

    • Nonostante la famiglia del minore, in numerose lettere inviate al Santo Padre e alla Congregazione della Dottrina della Fede, avesse chiesto risposte in merito alla loro chiara DENUNCIA DI OMISSIONE da parte di due Monsignori (Delpini e Tremolada), tali risposte non sono mai giunte a loro, bensì al giornalista de Il Giornale.
    • Per il Santo Padre non costituisce “problema” il fatto che un sacerdote porti nel suo letto un minore (fatto già ampiamente accertato in sede penale e ulteriormente aggravato nell’incidente probatorio da particolari ben più gravi del solo fatto di aver portato nel proprio letto un minore e di averlo “toccato”)
    • Per il Santo Padre, un Vescovo a conoscenza di un “presunto” abuso, può tranquillamente spostare il sacerdote in altra parrocchia ancora a contatto con i minori, senza avviare nessuna Indagine Previa, e non essere sottoposto a quanto previsto dal Motu Proprio “Come una madre amorevole”.

    Sarebbe interessante poter verificare in quale occasione Papa Francesco si sarebbe espresso rispetto alla vicenda di Milano.

    Prima con i giornalisti che con la presunta vittima e la sua famiglia?

    La Redazione

  • FAMIGLIA CRISTIANA: lo scollamento dalla realtà

    FAMIGLIA CRISTIANA: lo scollamento dalla realtà

    In questi giorni mi è capitato di leggere un articolo dal titolo “Come mi difendo dai pedofili?”. Impossibile descrivere il primo sentimento che ho provato, da cattolica credente e praticante, nella lettura di questo articolo: un misto tra indignazione, disgusto, smarrimento nel pensare che sia un periodico cattolico, rabbia, compassione e pena … un insieme di tutto ciò.

    Non ho potuto fare a meno di condividerlo con altre “Mamme della Rete” e con amici che stanno cercando, con me e con le famiglie dei figli abusati dai preti pedofili, di approfondire seriamente il tema della pedofilia. Tanti amici mi hanno risposto, anche della mia Parrocchia, luogo dove sono avvenuti diversi casi di ragazzini abusati da sacerdoti. In poco tempo ho ricevuto diverse mail e messaggi e telefonate. La Retelabuso esiste, ed è composta da tanta gente in gamba.

    Messaggi si solidarietà, riflessioni, domande, espressioni di incredulità… Ma come si fa a scrivere un articolo così? Riporto qui due frasi, quelle che hanno suscitato la maggiore indignazione, soprattutto nelle famiglie delle vittime che ben conoscono la REALTA’ perché l’hanno vissuta o la stanno vivendo: non hanno bisogno che qualcuno gliela racconti e scelgano di credervi o meno.

    “Non farti fuorviare da certa stampa urlata e sensazionalistica. Non si può fare di tutta l’erba un fascio, come dice il noto proverbio. A leggere certi titoloni, pare che tutti i preti lo siano. Non solo non è vero, ma non è nemmeno vera l’affermazione che tanti lo siano. Vero è che una parte, purtroppo, si è macchiata di questo crimine orrendo e in questi anni la Chiesa non fa nulla per nasconderlo, anzi.”

    “La Chiesa ha una linea dura con chi si macchia di questo crimine. Non così la società.”

    La Chiesa non fa nulla per nasconderlo???

    E che dire di tutti quei sacerdoti che, senza subire nessun processo, magari solo perché sono intercorsi i termini della prescrizione, vengono spostati di parrocchia in parrocchia? Oppure se ne perdono le tracce? Oppure vengono condannati dallo Stato e assolti dalla Chiesa? Oppure, dopo pochissimi anni ritornano al loro posto, magari nel luogo in cui risiede la vittima? Oppure la tragedia nascosta di quello che avviene nei seminari? Oppure …

    QUANTE VITTIME DI PRETI PEDOFILI HA CONOSCIUTO CHI HA SCRITTO QUELL’ARTICOLO?

    A QUANTI PROCESSI PENALI E CIVILI HA ASSISTITO CHI HA SCRITTO QUELL’ARTICOLO?

    CON QUANTI OPERATORI SANITARI, CHE SI OCCUPANO DI CURARE LE VITTIME, HA PARLATO CHI HA SCRITTO QUELL’ARTICOLO?

    Forse se avesse conosciuto qualche vittima, si sarebbe fatta una idea della REALTA’ e, forse, non avrebbe scritto quella FAVOLETTA che descrive un mondo fantastico pieno di zucchero e caramelle… ma che è distante anni luce dalla REALTA’.

    La Chiesa ha una linea dura con chi si macchia di questo crimine???

    NON ABBIAMO LETTO LA DESCRIZIONE DI ESEMPI CONCRETI, PECCATO: la giornalista ha perso un’occasione per essere credibile! … e non la penso così solo io …

    Tra i numerosi messaggi ricevuti ne riporto alcuni, tra i più significativi:

    • Altro non è che una delle molteplici interviste simulate ..destinata a quel residuo manipolo di lettori ancora convinti dalle forme di pensiero di questo settimanale che negli ultimi anni ha inanellato, uno dietro l’altro, capitomboli spaventosi …

    Per la sua superficialità questo testo è semplicemente inaccettabile e offensivo … uno scambio da bar dello sport!

    Un vero abbraccio, xx (un sacerdote della Diocesi di Milano)

    • Ciao XXXXXX,, di primo impatto verrebbe voglia di fare una QUERELA …ma poiché sei una persona capace di scrivere, sarebbe interessante rispondere alla xxxxx con una lettera scritta come sai fare tu per informarla che sei una madre di un ragazzo che ha subito e che i danni non sono temporanei…..Puntualizzando bene anche tutto le conseguenze.

    Un forte abbraccio, XXXXX (una amica che sostiene le “Mamme della Rete”)

    • Non posso neanche immaginare….. Cosa prova un genitore leggendo……. quando sa che suo figlio e’stato abusato…… ATROCE LACERANTE….. E’ dire poco….. SONO TRAGEDIE X TUTTA LA FAMIGLIA….. UN GRANDE ABBRACCIO….. (una amica della Parrocchia)
    • C’è una tendenza a normalizzare il male e tutto ciò che è sbagliato, certamente ha contribuito e di molto anche il Papa Bergoglio…

    Questo giornale è da bruciare al rogo, ecco cosa penso ! Da bruciare anche altri giornali simili che sono ciechi! un abbraccio fraterno, XXXXX (un amico che da tempo sta seguendo le vicende della pedofilia nella Chiesa, anche lui cattolico convinto e praticante)

    • Questa che scrive sarà sposata?? Avrà figli/e ??? ..

    Ho studiato morale da una vita! Non sono certo un intellettuale né un fine teologo ma .. Definire la pedofilia un “non amore sbagliato” mi fa rabbrividire e solo pensare alla superficialità con cui questa persona si esprime. 

    Poi sarà pur vero (secondo studi sociologici) che i fenomeni di pedofilia si manifestano nella maggioranza dei casi tra le mura domestiche ma questo non scagiona né deve mettere al sicuro la chiesa anzi .. forse “nascondersi un po’ meno”  sarebbe segno di carità evangelica più onesta e più coerente a quel segno che come chiesa debbiamo essere nel mondo .. 

    Dire poi che la società non si muove mi sembra di un irreale .. 

    Mi pare, che chi compie questo reato, oltre a dover risarcire le vittime va in galera e ci sta! 

    Non ho parole! (un altro sacerdote della Diocesi di Milano)

    • L’ho letto tutto. E ti assicuro che lo stesso schifo che provi tu lo provo anche io! Non ci sono parole! (un’altra “Mamma della Rete”)
    • Inaccettabile per chi sa come stanno le cose veramente, ma altrettanto credibile per chi apprende la notizia senza avere avuto dei trascorsi: infatti è questa l’indignazione che provo! Perché SEMBRA DAVVERO CREDIBILE! Non deve passare un messaggio del genere (un’altra “Mamma della Rete”)
    • Quanto all’articolo di Famiglia Cristiana… ti assicuro la preghiera quotidiana per la tua famiglia e per tutte le vittime di questo orrendo crimine, ma credo che su alcune cose (dette in maniera dozzinale e frettolosa) l’articolista non dicesse cose del tutto sbagliate… credo intendesse dire che la società (intesa come “pensiero comune”, non come Autorità Pubblica) sia molto più indulgente verso la pedofilia che avviene in famiglia (tra parenti e “amici”) che non verso quella che avviene nella Chiesa, ad opera di preti che sono mostri (pensa anche solo – ad esempio – a quanti casi di pedofilia coperti con omertà… è solo un esempio… io da prete, nel confessionale – sia qui in un paesello di montagna, sia in periferie di grandi città, ho raccolto molte testimonianze di vittime – ormai adulte – di pedofilia operata da famigliari o vicini, ma coperte totalmente dalla famiglia, in particolare le mamme!). La Chiesa non ha assunto affatto una posizione dura e di verità… ma ricorda sempre che la Chiesa non sono né i sacerdoti della tua Parrocchia, né il tuo Arcivescovo… la Chiesa di Cristo (ferita) siamo tutti noi, ed è questa Chiesa ferita e martoriata che Gesù continua ad amare con tutto se stesso e per la quale continua a dare la sua Vita… (un sacerdote della Diocesi di Bergamo)
    • Penso che tutti dovrebbero leggere questa cosa: è allucinante la falsità di Famiglia Cristiana! Bisogna spiegare come stanno le cose (un amico di famiglia che conosce anche altre vittime)
    • I giornali sono servi della casta (un’amica che condivide questa “battaglia di civiltà”)

    Cosa si può aggiungere?

    Noi “Mamme della Rete” non abbiamo, né ricerchiamo, la visibilità che può avere un articolo di un settimanale, ma non riusciamo a stare del tutto zitte. La REALTA’ va raccontata da chi la sta vivendo, o no?

    Una mamma, lettera firmata