Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Storie – Lettere di vittime e lettori

  • RISARCIMENTI E ACCORDI – Chiesa e Vittime: un po’ di chiarezza

    RISARCIMENTI E ACCORDI – Chiesa e Vittime: un po’ di chiarezza

    Tante se ne sentono su questi temi: opinioni contrastanti, un po’ di tutti i colori.

    Come familiari di vittime di preti pedofili vorremmo “sgombrare il campo”, spiegare un po’ in concreto cosa succede con questi benedetti “soldi” che la chiesa darebbe alle vittime.

    Ci fa male leggere commenti nei quali addirittura qualcuno accusa le vittime di approfittarsene, di fare le denunce per soldi. “Sarebbe un business” accusare un prete di pedofilia. Vogliamo credere che questi commenti siano dettati dalla non conoscenza della realtà, vogliamo pensare che siano frutto di pregiudizi perché non si è approfondito l’argomento.

    Ci sembra dunque importante prendere la parola e fare un po’ di chiarezza.

    Partiamo da alcune premesse, molto semplici, che potrebbero sembrare banali, ma forse non sono così scontate nel “senso comune”:

    • Un abuso sessuale è un reato e come tale va denunciato, senza sensi di colpa, come buoni cittadini e anche come buoni cattolici!

    (permettere ad una persona che commette un reato di ripetere quel reato e causare altre vittime, altra immensa sofferenza, non è un po’ come rendersi complice?)

    • Chi è colpevole di un reato che provoca un danno è tenuto a risarcire chi ha subìto il danno, in base a quanto stabilito in sede legale (nei Tribunali)
    • L’entità del risarcimento tiene conto dell’entità del danno subìto, che può essere in parte temporaneo e in parte permanente (come per qualsiasi danno, pensiamo per esempio alle vittime di incidenti stradali). Vi sono delle tabelle, alle quali si attengono i medici legali nello stilare le perizie, che stabiliscono i punteggi che poi si traducono in termini economici.

    Cosa succede dunque in concreto?

    Se puoi denunciare il fatto in sede penale (ovvero se non è ancora intervenuta la prescrizione), dopo il rinvio a giudizio del sacerdote puoi costituirti parte civile e quindi prendere parte attivamente al processo, attraverso il tuo avvocato, il quale provvederà a richiedere una “provvisionale” (una sorta di anticipo, anche per continuare a sostenere le spese processuali) al termine del primo grado di giudizio. La provvisionale sarà decisa e confermata dal Giudice, e non è comunque scontato che venga accordata. Vi sarà poi l’appello (secondo grado di giudizio) e la Cassazione (terzo grado di giudizio).

    Al termine dei tre gradi di giudizio, se il prete verrà ritenuto colpevole, può esserci il riconoscimento del danno direttamente in sede penale (con definizione dell’ammontare del risarcimento, al quale verrà sottratta l’eventuale cifra ottenuta come provvisionale), oppure prende avvio il processo in sede civile (e passano anni…): al termine del processo civile il giudice stabilirà la cifra che dovrà essere versata alla vittima come risarcimento per il danno subìto.

    Detta così sembra facile e lineare. Funzionerebbe tutto alla perfezione: subisci un danno (e, “provare per credere” qual è l’entità del danno di una vita distrutta…!) ottieni un risarcimento … tutti felici e contenti!

    Peccato che gli “intoppi” sono davvero tantissimi e non c’è nulla che tutela le vittime fino in fondo: rimani con il tuo dramma e, se ottieni qualcosa – che è sicuramente molto distante da quello che stabilisce la perizia medico-legale – devi ancora ringraziare. Altro che “business”!

    Facciamo alcuni esempi relativi al RISARCIMENTO:

    • ipotizziamo che tutto vada liscio fino alla fine del terzo grado penale e il giudice stabilisca un “congruo” risarcimento. E se il prete non ha soldi? Se riesce a dimostrare di essere nullatenente? Mettiti il cuore in pace: non prendi un euro! Quando si affronta un Processo è importante avere un avvocato che conosca bene il suo lavoro in questo aspetto della giurisprudenza che è abbastanza particolare. Per esempio è fondamentale “ricordarsi”, al momento in cui ci si costituisce parte civile, citare come responsabile civile anche la propria Parrocchia e la Diocesi, poiché di fatto, proprio per il “rapporto” giuridico e di responsabilità che hanno verso il sacerdote e l’esercizio delle sue funzioni, ne sono davvero responsabili. Ma è tuo l’onere di provare la loro responsabilità! Devi avere davvero un buon avvocato… e devi sapere che intraprenderai una lotta durissima… e comunque, se non hai chiamato in causa i Superiori (Parrocchia e Diocesi) nei tempi giusti del Processo penale, non puoi fare più nulla dopo…
    • Provvisionale? Anche qui: se il prete dimostra di non avere disponibilità economica, la provvisionale stabilita dal Giudice rimane “sulla carta”, e già capisci che anche al termine del processo non avrai nessun risarcimento …
    • Se invece prendi coscienza del danno che hai subìto quando ormai il reato penale è caduto in prescrizione, puoi intraprendere il processo in sede civile e, come sopra, non omettere la citazione, come responsabili civili, anche Parrocchia e Diocesi perché davvero hanno questa responsabilità… qui i tempi sono biblici, ma ti aggrappi a questa speranza ed è giusto proseguire. Idem come sopra la possibilità o meno di essere risarcito in base alla disponibilità economica del sacerdote.

    “Business” denunciare un prete? Se non hai la possibilità di accedere al gratuito patrocinio (e non è così semplice trovare avvocati che vi aderiscano e che siano in gamba!), non riesci nemmeno ad affrontare le spese processuali del primo grado di giudizio penale se non sei più che benestante… provare per credere!

    E quando la Chiesa propone un ACCORDO alle vittime e ai familiari?

    Se vi è in atto un Processo penale, può avvenire che alla vittima venga proposto un “accordo extra-giudiziale”, ovvero un accordo da mantenere al di fuori del Processo.  Questo accordo è frequentemente finalizzato alla revoca della costituzione di parte civile, poiché vengono proposti dei soldi.

    Cosa significa?

    Significa che viene a cadere il motivo per cui ci si costituisce parte civile (ottenere un risarcimento per il danno subìto) perché si ottiene una sorta di “risarcimento” in anticipo rispetto al Processo stesso (processo che, comunque, ha delle incognite, tra le quali anche la condanna del sacerdote, e prevede dei tempi molto lunghi).

    È “obbligatorio” accettare l’accordo extra-giudiziale?

    Certo che no, dipende da tante cose, bisogna valutare cosa prevede quell’accordo e, confrontandosi tra genitori rispetto agli accordi che non sono stati accettati, vediamo che le clausole sono tra le più disparate:

    • Quasi tutti prevedono la clausola della riservatezza: ma anche qui, riservatezza su cosa? Su tutta la vicenda? Sull’accordo stesso? Sulla cifra ricevuta? Su chi paga? Sul nome del prete? Su dove si trova il prete? La varietà è notevole.
    • Oppure, è successo nel caso del seminario dei Legionari di Cristo di Novara, si chiederebbe alla vittima di firmare una accordo che considera la “transazione” come un rimborso spese per proseguire gli studi e, di fatto, l’impegno di “cancellare totalmente il ricordo dell’abuso sessuale”. Quindi: si condiziona la vittima a mentire in un eventuale processo, obbligandola (diversamente si viola l’accordo) a dichiarare che gli abusi non sono mai avvenuti, si vorrebbe ottenere di pagare il silenzio ed evitare la condanna del prete!

    Nel caso proprio dei Legionari, vi era addirittura la clausola che se si infrangeva l’accordo di riservatezza la vittima avrebbe dovuto restituire il doppio di quanto ricevuto

    • Tutti gli accordi prevedono che non vi sia alcuna negoziazione sulla cifra (che è lontanissima da quella prevista dalle perizie medico-legali): “prendere o lasciare” e decisione in tempi brevissimi.

    Ci si domanda perché, invece, alcuni accettano questi accordi che, ovviamente, non hanno nulla di favorevole per la vittima e la sua famiglia.

    Anche qui, i motivi possono essere diversi: i due principali sono di ordine “economico” e di “tempo”.

    Chi accetta l’accordo per motivi economici rappresenta quelle famiglie che ormai hanno letteralmente “l’acqua alla gola”: famiglie che hanno speso TUTTI i risparmi che avevano da parte per affrontare le spese mediche (per la cura del proprio figlio) e le spese legali del processo (l’ordine di grandezza è di diverse decine di migliaia di euro anche solo per il primo grado di giudizio penale).

    Chi accetta l’accordo per motivi di “tempo” rappresenta quelle vittime che “non ce la fanno più”, quelle vittime che hanno bisogno “di provare a voltare pagina” di “provare a non pensare più al processo” (ogni udienza rappresenta un’apertura della ferita, si sta davvero male…): lasciare che prosegua il processo penale condotto dal Pubblico Ministero senza essere più parte attiva civilmente … e accettare un accordo è sempre sfavorevole per la vittima in termini economici.

    Si può ancora pensare che denunciare un prete pedofilo sia un business e che in tanti lo fanno “per i soldi”?

    Forse ci sono altri modi per “far soldi”… perché affrontare un processo, e tutto quello che ne consegue, non si può certo fare per altri scopi che non siano quelli di FERMARE IL PEDOFILO PERCHE’ NON FACCIA ALTRE VITTIME. Nulla più.

    E nella maggior parte dei “casi” (terribile definire “casi” delle persone..) il risarcimento – o quello che arriva da un accordo – sono bricioline.. e nemmeno lo Stato dà garanzie affinché i provvedimenti economici stabiliti dai Tribunali vengano regolarmente saldati… bisognerebbe intraprendere altre cause per mancato risarcimento? Le vittime non riescono a sopportare anche questo. E probabilmente la chiesa lo sa, la sua superiorità in termini di potere è infinita: la chiesa ha sempre e comunque il coltello dalla parte del manico, e proprio contro i suoi figli più piccoli.

    Si capisce perché le vittime SOFFRONO quando mediaticamente il Papa chiede scusa e parla della necessità di attenzione alle vittime? Quale attenzione? Quale ascolto? Si capisce perché le vittime non gli credono più?

    Le parole non bastano. La vita è altro. E qui non stiamo nemmeno accennando a tutti i risvolti morali di questo aspetto che abbiamo trattato oggi…

    Una delle “mamme della Rete”

    Lettera firmata

  • LE MAMME DELLA “RETE”

    LE MAMME DELLA “RETE”

    Cosa significa per una famiglia cattolica “imbattersi” in un abuso sessuale? Cosa succede quando è tuo figlio che viene abusato da un prete?

    Più o meno una tragedia, sicuramente qualcosa che cambia per sempre la vita di tutta la famiglia.

    Ci sono varie fasi, e dipendono da quando il figlio riesce a parlarne, da quando tu, genitore, ti accorgi che c’è “qualcosa che non va”, da quando riesci a prendere coscienza che niente sarà più come prima, che non è un brutto sogno dal quale prima o poi ti risvegli, da quando incontri qualcuno che prova a darti una mano, da quando inizi a non sentirti più solo, la solitudine di una famiglia…

    Credo che la solitudine sia davvero la fase peggiore, quando ti accorgi che tutti quelli che hai vicino non hanno la minima idea di quello che stai passando… sì, tuo figlio è affidato ad uno psicologo, tu hai magari qualcuno con il quale confidarti, qualcuno che ti incoraggia e ti dà una pacca sulla spalla, cerca di distrarti, qualcuno che vuole a tutti i costi darti consigli dei quali tu non sai cosa fartene perché “stiamo parlando due lingue diverse” (e nemmeno puoi dirglielo, perché saresti ancora più solo..), qualcuno che minimizza e qualcuno che “sparisce” perché non sa proprio cosa dirti … niente da fare: si è soli.

    E sembra che sei ancora tu che devi capire gli altri, tu che devi “pensare ad altro” come ti consigliano, tu che dovresti fare “così e così”, sono tutti bravi a dirti cosa avrebbero fatto al tuo posto … senza avere la minima idea di cosa possa significare essere “al mio posto”.

    E non aggiungo che ci sono anche quelli che “per partito preso” difendono il prete pensando che la denuncia sia tutta una calunnia: c’è anche chi metterebbe la mano sul fuoco per il prete, senza ovviamente approfondire… Già, proprio qualcuno della tua parrocchia, che magari ti conosce e conosce il tuo bambino, ma ancora non sa che è proprio la tua famiglia che ha avuto il coraggio di sporgere denuncia ad un certo punto.

    Solitudine.

    E passa tanto tempo in questo modo.

    Che attenzione c’è nel mondo per le famiglie dei figli abusati? Le istituzioni?

    Qualche incontro con lo psicologo: un “pacchetto” di otto incontri settimanali … già, perché dopo otto settimane dovrebbe essere tutto passato e guarito? E che psicologo: lo specializzando di turno, che magari ha vent’anni meno di te e magari non è nemmeno genitore … ma questo è quello che “passa il convento del pubblico” … grandi aiuti e grandi consigli, si può ben immaginare.

    Puoi solo apprezzare quegli amici, quelle persone che sanno starti accanto in punta di piedi, che rispettano la tua fatica e riescono a dirti che “proprio non immaginano come aiutarti ma che CI SONO”. E queste sono le uniche persone alle quali sai che puoi mandare un messaggio e ti rispondo subito, puoi piangere con loro e sanno abbracciarti, anche solo per telefono. Ma ci sono.

    E poi c’è il rapporto con la Chiesa: è la prima alla quale ti rivolgi, perché sei cattolico, perché vivi la vita della Chiesa e dell’oratorio, perché credi in Dio, perché hai fiducia, perché ti immagini che “loro” sappiano cosa fare. Immagini che la Chiesa voglia il tuo bene, il bene della tua famiglia, il bene di tuo figlio.

    Già … immagini questo, e ci credi davvero.

    Tutto questo va bene ed è genuino finché ti fermi al Parroco: con lui hai un rapporto, ti conosce, conosce la tua famiglia, conosce il tuo bambino, ti senti creduto.

    La solitudine e lo smarrimento ricominciano se provi ad andare oltre il Parroco.

    Il Vescovo?

    Magari ti riceve dopo anni, magari ti senti letteralmente “preso in giro”, magari scopri, con un dolore infinito, che la tua famiglia è per lui una scocciatura, una grande scocciatura. Balbetta delle risposte confuse, sempre peggio, e non lo senti come il tuo Pastore. Come “uomo di Chiesa” con la tua famiglia ha completamente fallito. Non è stato in grado di darti nessun messaggio positivo, di incoraggiamento, di vicinanza, nessuna attenzione per tuo figlio, non è stato in grado nemmeno di fare il prete.

    So che sono dure le mie parole, ma ho ricevuto molto e molto di più da semplici sacerdoti sconosciuti al mondo, senza nomi o cariche altisonanti, che dal mio Vescovo.

    Ti accorgi, davvero con dolore e smarrimento, che l’unico obiettivo del tuo Vescovo è quello di “salvare le apparenze” “salvare la faccia” della Chiesa. E non si accorge che questo comportamento, unito a quello di tutti gli altri Vescovi di fronte alla gestione di casi di pedofilia dei propri sacerdoti, è proprio il comportamento che ALLONTANA DALLA CHIESA, non fa il bene della Chiesa.

    E ti accorgi che è un copione, un drammatico copione. A tutte le famiglie dei figli abusati da sacerdoti è accaduto così…

    Ma esiste Rete L’ABUSO, esiste Facebook, esiste WhatsApp, esiste il telefono, esistono le mail …. ed esistono LE MAMME.

    Quando cominci ad “alzare la testa”, a uscire dalla tua solitudine, quando fai il primo passo e tendi la mano ad altri… scopri che “gli altri come te” esistono. Non sei più solo. La tua famiglia non è più sola.

    E inizi a ricevere messaggi, dai la disponibilità ad essere contattata per telefono, hai voglia di dar voce a tanti che non ne hanno ancora il coraggio, a tanti che stanno vivendo ancora una grande solitudine. Diverse mamme ti contattano, ti chiedono una preghiera, un consiglio … si creano delle amicizie bellissime.

    E addirittura tra le amicizie si aggiungono mamme che si considerano fortunate perché a loro non è successo, ma hanno rischiato: le mamme di Montù Beccaria!

    Questo è un pezzettino della Rete L’ABUSO: le mamme delle vittime che iniziano a conoscersi, a sostenersi, a condividere fatiche e gioie, a interessarsi le une delle altre con il cuore, senza apparire, senza bisogno di nessuna risonanza mediatica … davvero un volto umano per tutta questa infinita sofferenza.

    Forse chi non ci è passato non può capire, ma chi sta vivendo questo dramma può scoprire che chiedendo aiuto si può uscire dalla solitudine.

    Mamma di una vittima

    (lettera firmata)

  • IL DESIDERIO DI GIUSTIZIA PER LA VITTIMA – Diego Esposito e non solo …

    IL DESIDERIO DI GIUSTIZIA PER LA VITTIMA – Diego Esposito e non solo …

    Prima di scrivervi ho riflettuto a lungo, ma non riesco a non scrivere. La vicenda di Diego Esposito scuote, non può lasciare indifferenti: una presunta vittima, una vita in salita, mille difficoltà, un infinito desiderio di giustizia.

    Mi piacerebbe approfondire il concetto di “desiderio di giustizia” per una vittima. Una vittima di un abuso sessuale sa perfettamente, nel suo intimo, che non può tornare indietro nel tempo, non può cancellare tutto quello che ha subìto, non può “rifarsi una vita” come se niente fosse … sa perfettamente che dovrà convivere per tutta la vita con quel ricordo … può solo sperare, per sé, di imparare a “gestire” tutto quello che comporta convivere con i frequenti incubi di quel ricordo … può solo sperare, per sé, di avere attorno persone che, col tempo – tanto tempo – possano restituirgli un frammento di fiducia negli altri … questa è la vita di una vittima …

    E dunque cosa rappresenta il “desiderio di giustizia”?

    Al di là del discorso del “risarcimento” – che è un sacrosanto diritto: se viene riconosciuto che hai un danno causato da qualcuno, è corretto che vi sia un risarcimento, come per qualsiasi altro danno biologico permanente e temporaneo causato, per esempio, da un incidente – il desiderio più grande, per una vittima, è che “tutto quello che a lui è capitato NON CAPITI AD ALTRI” … niente più …

    E la vittima non riesce a comprendere, NON RIESCE PROPRIO A COMPRENDERE, come sia possibile, per esempio, che il sacerdote che gli ha fatto così tanto male, possa essere messo nella condizione di fare lo stesso male anche ad altri bambini o ragazzini … come dargli torto? Non è umanamente comprensibile, non c’è spiegazione che tenga. E dunque non è comprensibile che vi sia qualcuno, proprio nella Chiesa, che possa perpetuare questo meccanismo.

    Spesso la vittima prende coscienza di quello che gli è successo quando il reato, per lo Stato Italiano, è ormai prescritto … non ha nemmeno la possibilità di chiedere giustizia in questo ambito.

    Questo profondissimo desiderio di giustizia rappresenta l’unico mezzo per “ricominciare a risalire”: è necessario e importante che alla vittima sia riconosciuto il suo “status” di vittima, che il “mondo” sappia quello che gli è successo, che il “mondo” prenda coscienza che questo dramma deve essere affrontato.

    E per la vittima di un prete pedofilo il “mondo più vicino” è proprio la Chiesa, quella Madre cui tutti si rivolgono per chiedere giustizia, quella Madre a cui la vittima in qualche modo si aggrappa per essere capita … e la vittima spesso scrive, si rivolge direttamente al Santo Padre … in questi giorni è drammaticamente commovente leggere e sentire gli appelli che Diego Esposito rivolge al Papa.

    E Papa Francesco è finora latitante … nessuna risposta a Diego, nemmeno quando aveva intrapreso uno sciopero della fame durato 15 giorni, a fine gennaio … nessuna telefonata o intervento del Papa … forse Diego Esposito, vittima di un prete pedofilo, non è meritevole di una attenzione del Papa? …

    Diego aveva chiesto una riapertura del suo caso presso il Tribunale Ecclesiastico … aveva chiesto “di esistere” … spesso dichiara “se perdo io, perdiamo tutti” … è molto vera questa frase: la sua non è una lotta per se stesso, è una lotta insieme a tutte le altre vittime, una lotta per una Chiesa più pulita e santa. Qualche giornale, nei giorni scorsi, ha riportato la notizia che Papa Francesco aveva riaperto il caso di Diego Esposito … una bella “bufala”: il comunicato della Diocesi di Napoli parla chiaro.

    E dunque? In Cile il Papa sta dichiarando che si è forse sbagliato nel suo giudizio, che non gli erano arrivate corrette le informazioni … attendiamo di vedere quali decisioni prenderà, ora che HA AVUTO LE INFORMAZIONI CORRETTE, dopo l’indagine del Card. Scicluna … ma attendiamo i fatti prima di esultare per l’ennesima richiesta di scuse del Papa …

    E per il caso di Diego Esposito: siamo sicuri che al Papa siano arrivate le informazioni corrette? Quali garanzie vi sono? Nessuno sa quali documenti sono stati inviati alla Congregazione per la Dottrina della Fede da parte della Diocesi di Napoli … non vi è trasparenza nei processi canonici … la vittima non ha diritto ad un avvocato che la rappresenti e che garantisca la correttezza del procedimento … i processi canonici sono così.

    Per una vittima non è concepibile che chi protegge i preti pedofili possa continuare a ricoprire una carica importante nella Chiesa: per una vittima una Chiesa così non è credibile … possiamo dargli torto? …

    E arrivano le “mamme di Montù Beccaria”, mamme coraggiose, mamme che hanno percepito la complessità di quello che è avvenuto, di quello che hanno rischiato i loro figli … mamme che si sono esposte anche per i figli degli altri: perché aspettare che avvenga qualcosa per intervenire? Anche queste mamme hanno scritto al Papa, eppure non sono mamme di vittime! Grazie alle mamme di Montù Beccaria per la loro testimonianza! Risponderà a loro il Papa?

    A noi non ha risposto … e le nostre lettere indirizzate al Papa sono state finora una dozzina … attendiamo …

    Mamma della vittima (non riesco a scrivere “presunta” anche se il processo penale è in corso) di don Mauro Galli

  • Montù Beccaria – “Ma lei ha mai conosciuto una vittima?”

    Montù Beccaria – “Ma lei ha mai conosciuto una vittima?”

    Prendo spunto dal post del sindaco di Montù Beccaria, apparso su Facebook il giorno 28 marzo 2018. Se avessi l’occasione di parlare con lui credo che gli rivolgerei una semplice domanda: “Ma lei ha mai conosciuto una vittima di un prete pedofilo?”

    Perché voglio credere con tutto il cuore, che tutto quello che ha scritto questo Sindaco, sia frutto di una impulsività, o forse una certa impreparazione a gestire una situazione drammatica, frutto di una non precisa conoscenza delle circostanze.

    Scrive: “Ho visto che gli accusatori di Don Silverio: la presunta vittima che si presenta con nome di fantasia senza mai mostrare il suo volto”…

    Ma ha una vaga, vaghissima idea di com’è la vita di una vittima di un abuso?

    Ha idea di cosa comporta avere una diagnosi di “Disturbo post-traumatico”?

    Si immagina lontanamente cosa subisce la vittima nel momento in cui denuncia l’abuso?

    Ha idea di cosa passano la vittima e la sua famiglia dopo aver denunciato un prete?

    Se non conosce tutte queste cose, se non sa che spesso i parrocchiani, e anche diversi sacerdoti, “metterebbero la mano sul fuoco per difendere il prete accusato di pedofilia” (ovviamente senza sapere: per “partito preso”), se non sa che in tribunale la vittima si trova a dover combattere un colosso, se non sa che una vittima viene additata come quella “contro la chiesa” (anziché essere aiutata e difesa proprio perché vittima)… se non sa cosa ha dovuto subire Diego Esposito dalla Diocesi, compresa la perdita del posto di lavoro, il fatto che i figli a scuola fossero “additati” (perché il suo nome era stato sbandierato ai quattro venti…) … se non sa tutte queste cose … non si permetta di giudicare come mai una delle presunte vittime di Don Silverio Mura si presenta con un nome di fantasia … avrebbe fatto più bella figura a non fare quel commento.

    Io conosco personalmente Diego Esposito, conosco il suo vero nome, conosco la sua dolorosissima vicenda, lo sento quasi tutti i giorni … così come conosco altre vittime e altre mamme di vittime … sono anch’io la mamma di una vittima …

    Al Sindaco rivolgerei un’altra domanda: “Sa qual è il desiderio più grande per una vittima di un prete pedofilo?”

    CHE NON ACCADA AD ALTRI.

    Questa è la determinazione di Diego Esposito e di tante altre vittime!

    Ricevere “giustizia”, ovvero sottoporre il sacerdote ad un giusto processo (non ecclesiastico: penale! Perché un abuso sessuale è un reato, anche se commesso da un prete!), essere quindi riconosciuto come persona che ha subito qualcosa di allucinante da qualcuno che ha “un nome e un cognome preciso”, proprio da quella persona … e avere la speranza che “quella” persona non possa fare ad altri quello che la vittima ha subìto … solo questo …

    Questa è l’indignazione di Diego Esposito e di tutte le altre persone, vittime o familiari, che sono state ferite dal post del Sindaco di Montù Beccaria …

    Un post in cui si parla di “accuse infamanti che anche se infondate ti segnano per tutta la vita”… se incontrassi questo Sindaco gli direi che anche un abuso sessuale ti segna per tutta la vita, solo che, come vittima, non hai scelta, non hai avuto scelta.

    Don Silverio Mura, invece, ha la scelta di scrollarsi di dosso questa “accusa infamante” (come la definisce il Sindaco): potrebbe rinunciare alla prescrizione e difendersi! Subire un processo e difendersi … perché non lo fa? E se le accuse sono così “infamanti” perché non denuncia Diego Esposito?

    Direi al Sindaco che sarebbe stato più saggio e onesto ad informarsi, anziché scrivere questo post che, in virtù della carica che ricopre, non gli rende molto onore.

    Da cosa doveva difendersi?

    E perché anche questo giudizio negativo verso le mamme di Montù Beccaria? Se io fossi Sindaco, sarei orgogliosa di avere dei cittadini che sono alla ricerca di chi ha permesso che un prete accusato di pedofilia se ne andasse in giro indisturbato, sotto falso nome, a contatto con i propri figli … sa: “prevenire è sempre meglio che curare” … non è solo un “detto” …

    Una mamma, lettera firmata

  • Prete NASCOSTO a Montù Beccaria – LA PARROCCHIA E’ ANCORA UN LUOGO SICURO?

    Prete NASCOSTO a Montù Beccaria – LA PARROCCHIA E’ ANCORA UN LUOGO SICURO?

    In questi giorni su vari quotidiani e on-line si legge, con varie sfumature, la “protesta” delle “mamme di Montù Beccaria”.
    In seguito al servizio delle Iene, è esploso il caso di questo sacerdote che, pur essendo accusato di aver abusato di diversi minori, in provincia di Napoli, diversi anni fa, da un anno circa si trovava in provincia di Pavia, ancora a contatto con i minori e con un falso nome.
    E’ disarmante pensare che tutto questo non sia “un brutto sogno”.

    Ma come è possibile che sia accaduto?

    Come mamma di un figlio abusato da un sacerdote, vorrei approfondire cosa significa (per un genitore che, nonostante tutto, non ha perso la Fede), avere ogni volta una ulteriore conferma che QUESTO è il modo di agire della Chiesa:

    1) il prete che non viene denunciato dai familiari viene sistematicamente spostato altrove

    2) nello “spostamento” non viene presa nessuna precauzione: spesso (sempre?) viene collocato ancora a contatto con i minori

    3) finché la famiglia del minore abusato non denuncia alle autorità civili/penali, al prete non succede assolutamente nulla

    4) se, ogni tanto, viene aperta una indagine canonica, alla vittima non viene dato nessun riscontro dell’andamento del processo canonico
    5) l’attenzione per le vittime, da parte delle Diocesi è pressoché nulla

    6) nonostante le raccomandazioni del Card. O’Malley (il Presidente della Pontificia Commissione Tutela dei Minori) circa il dovere morale di denunciare gli abusi alle autorità civili, non risultano casi in cui sia il Vescovo stesso che denunci un prete

    7) al Vescovo che insabbia il caso non succede nulla, nonostante i proclami di Papa Francesco

    Cosa significa per me tutto questo?

    Rispetto alla vicenda di mio figlio non posso tornare indietro, e non serve a nessuno ragionare con il senno di poi.

    Il desiderio più grande per un genitore che sta vivendo questo dramma, e lo dico con cognizione di causa perché, attraverso l’Associazione Rete L’ABUSO, sono in contatto con diversi genitori, è quello che “tutto questo non si ripeta ad altri”… è un gran bisogno di fare qualcosa perché ogni prete pedofilo venga fermato!

    Quello che abbiamo vissuto sulla nostra pelle non lo auguriamo a nessuno.

    Le mamme di Montù Beccaria stanno compiendo un grandissimo atto di civiltà: andare a fondo per sapere chi era a conoscenza del passato di don Silverio Mura e non ha fatto NULLA per metterlo nelle condizioni di non nuocere più.

    ANCORA AD INSEGNARE CATECHISMO AI BAMBINI!!!

    E se fosse successo ancora? E se fosse successo anche a Montù Beccaria? Il Papa sarebbe intervenuto “chiedendo scusa”?

    Non si scherza con la vita delle persone! E ancor meno con la vita di chi è indifeso e andrebbe protetto, anziché violentato e privato degli anni più belli… esagero?

    Parlate con qualche mamma di vittima, e giudicherete da soli se esagero…

    Questa cosa dà scandalo. Uno scandalo inaccettabile, che non ha scusanti: ancora con i minori, pazzesco!

    E proprio proprio tranquilli ai vertici della Diocesi non dovevano essere, visto che gli hanno addirittura fatto cambiare nome…

    Le Parrocchie sono ancora luoghi sicuri?

    A Montù Beccaria non si può dire di sì con certezza, perché a Napoli era ben chiaro che don Mura fosse un presunto pedofilo… e, nonostante ciò, il Card. Crescenzio Sepe lo ha inviato in provincia di Pavia, confidando magari nel fatto che, a tanti km di distanza, nessuno venisse a saperlo!

    Che tristezza!

    Da cattolica affermo che questo modo di agire della Chiesa è fondamentalmente proprio CONTRO LA CHIESA.

    Che senso ha creare un clima di sfiducia, di rabbia, di paura?

    Non ci si rende conto che tutto questo allontana dalla Chiesa?

    “Nascondere, coprire, lavare i panni sporchi in casa”: non è efficacie per nessuno, non serve a nessuno… aggiunge solo dolore a dolore.

    Sembra talmente ovvio solo a me?

    Il tentativo assolutamente goffo di “salvare il salvabile” (il buon nome della Chiesa, forse?) nascondendo tutto, ottiene solo il risultato di peggiorare in credibilità!

    E per Diego Esposito (una delle presunte vittime di don Silverio Mura)?

    Da otto anni attende notizie del processo canonico… come si sarà sentito in questi giorni scoprendo che don Silverio si occupava ancora di bambini? Come si sarà sentito quando Papa Francesco, recentemente, ha confermato il Card. Sepe a guida della Diocesi di Napoli?

    Non è difficile da immaginare, e io posso comunque confermarlo perché sento abbastanza spesso Diego: una pugnalata dietro l’altra…

    Conosco Santi Sacerdoti (pochi, per la verità: la maggior parte sono piuttosto mediocri, purtroppo), sacerdoti che, come me, sono indignati per il comportamento dei vertici della chiesa nella gestione del dramma della pedofilia.

    Quando si deciderà di affrontare davvero seriamente questo problema?

    Sia da parte della Chiesa che dello Stato.

    Possibile che per un dramma così grande il tempo della prescrizione siano solo 10 anni?

    Si ha una vaga idea di quanto tempo ci vuole affinché una vittima riesca a prendere coscienza di quello che gli è successo, a dirlo a se stesso, a riuscire a dirlo a qualcuno? … forse no …

    I proclami del Papa non servono più. I grandi annunci mediatici non servono più. Le “scuse” non servono più. Aggiungono solo dolore a dolore.

    Una mamma cattolica

    (lettera firmata)

  • Prete a metà = anche vittima a metà?

    Prete a metà = anche vittima a metà?

    In questi giorni si rincorrono le notizie rispetto alla vicenda di Don Lu, ovvero di Don Luciano Massaferro.

    In ambito cattolico lo sconcerto è tanto, è una notizia che non si riesce a comprendere: condannato e nello stesso tempo assolto. Se ne parla, ci si confronta, si prende posizione.

    Un reato, una vicenda … ma due Tribunali e due sentenze opposte.

    Sorge quasi scontata la riflessione: qualcosa non ha funzionato, qualcuno ha sbagliato. Non è concepibile una schizofrenia così amplificata ed estrema. Come si può essere colpevoli e innocenti per la stessa cosa sulla quale si viene giudicati?

    Un articolo in particolare ha stimolato la mia riflessione: “Don Lu, prete a metà: pur riabilitato dalla Chiesa, non potrà né insegnare né sposare”.

    Condannato in Cassazione, quindi dopo ben tre gradi di giudizio, e assolto e riabilitato dalla Chiesa che, tuttavia, dovrà attenersi alle disposizioni e limitazioni imposte da Tribunale Penale, e dunque non potrà esercitare quelle “pratiche” che hanno un “valore legale” sul suolo italiano.

    Dunque la Chiesa riconosce queste limitazioni perché deve attenersi alla legge dello Stato, non perché riconosce che il sacerdote è stato condannato.

    Come cittadina, e come cattolica, esprimo delle fortissime perplessità su tutto questo. Legalmente sarà tutto corretto e ineccepibile, ma i dubbi che scatena sono davvero tanti.

    Si legge poi che sicuramente il Card. Bagnasco (Arcivescovo metropolita di Genova, Presidente della Conferenza Episcopale Ligure, Presidente del Consiglio delle conferenze dei vescovi d’Europa) non ha incontrato la famiglia, ma nemmeno si è informato se la Diocesi di Albenga-Imperia lo abbia fatto, pur dichiarando che è stato fatto tutto per bene.

    Ma qualcuno si è domandato come si sarà sentita la vittima in tutto questo?

    Che ruolo ha la vittima nel Tribunale Ecclesiastico?

    Ci sono due possibilità.

    La prima è quella che il Tribunale Ecclesiastico la ignori completamente o la vittima si rifiuti/scelga di non essere sentita: viene celebrato comunque il Processo “sentendo solo una campana”, quella del sacerdote.

    La seconda è che la vittima sia chiamata in udienza, ma non può presentarsi con il suo avvocato e non viene affiancata da personale che la supporti psicologicamente. E nemmeno ha poi notizie rispetto all’andamento del Processo poiché non è rappresentata da nessuno, nessun avvocato che segua il procedimento. La vittima è sola, dall’inizio alla fine.

    Dunque un Tribunale un po’ “sbilanciato”, e non a favore della vittima. Un Tribunale che mantiene poi tutto “riservato”, le parti non hanno a disposizione gli atti, nulla. Un Tribunale al quale non si può fare ricorso. Ma un Tribunale che emette una sentenza: Don Luciano Massaferro è innocente.

    E la vittima?

    Per lo Stato Italiano la vittima è un minore che ha subito un abuso ed è stato stabilito un risarcimento (lo avrà mai?).

    Per la Chiesa la vittima è una persona che evidentemente ha mentito, perché il fatto non è avvenuto, il sacerdote è innocente.

    Dunque un “prete a metà” e anche una “vittima a metà”.

    Semplice.

    Ma qualcuno del Tribunale Ecclesiastico si rende conto, anche solo in minimissima parte, di cosa tutto questo possa significare per la vittima?

    Qualcuno prova ad immedesimarsi?

    Qualcuno tra i Vescovi superiori del Don Lu, ha mai guardato negli occhi la vittima?

    Evidentemente no.

    E la Parrocchia del Don Lu? Cosa faranno i parrocchiani?

    Ci saranno quelli schierati “senza se e senza ma” a favore del sacerdote, convinti della sua piena innocenza (senza ovviamente aver seguito il Processo, senza aver sentito la vittima…), magari pensando ad un “errore giudiziario” a un “complotto contro la Chiesa”, credendosi dei “buoni cattolici” perché difendono la Chiesa. Sì, ci saranno questi parrocchiani. Come ci sono stati per la fiaccolata, in difesa del prete, prima della sentenza.

    E non si renderanno conto che, in questo modo, anziché fare il bene della Chiesa contribuiranno a renderla ancora meno credibile … quando non si approfondisce non ci si può permettere di prendere posizione per partito preso, questo atteggiamento fa solo del male.

    Ma questi parrocchiani non saranno disponibili a mettersi in gioco, perché questo vorrebbe dire riconoscere una realtà che fa male, vorrebbe dire prendere coscienza che certi problemi vanno affrontati e non negati.

    Certo, fa male, perché non ci si aspetta che un sacerdote possa diventare un orco, colui che dovrebbe avvicinarti a Dio, brutalmente ti rovina la vita. Fa male pensare che tutto questo possa essere una realtà. E dunque si preferisce non approfondire, per loro va bene così.

    E della vittima cosa si può pensare? Fate finta che non esista, e dormite tranquilli.

    Ci saranno poi dei parrocchiani (forse) che delle domande se le faranno.

    Ma a chi potranno farle? Al Parroco? Al Vescovo? Al Papa?

    La Chiesa, nonostante il verdetto dei tre gradi di giudizio penale, si è espressa: il sacerdote è innocente.

    Dunque basta così?

    A me non basta. La vittima esiste, e il suo grido di dolore io me lo immagino.

    Una mamma cattolica

    Lettera firmata

    Per non far dimenticare anche ai parrocchiani, la vittima ricorda e ricorderà 

  • LO SCIOPERO DELLA FAME… e il grande SILENZIO

    LO SCIOPERO DELLA FAME… e il grande SILENZIO

    Le vittime dei preti pedofili che sono associate alla Rete L’ABUSO in questi giorni si sentono tra loro molto più frequentemente del solito. E non è un caso. Una di loro, Diego Esposito, ha intrapreso uno sciopero della fame ad oltranza: è in attesa di risposte da Papa Francesco.

    Ciascuno chiede all’altro: “oggi hai sentito Diego?” oppure “sai come sta Diego?” oppure “ancora nessuna risposta dal Papa?” ed è un tam-tam continuo … telefonate, messaggi, social-network.

    Su Facebook si rincorrono messaggi di incoraggiamento e di delusione, sulle varie bacheche di ciascuno, o nei gruppi, vengono scritti i commenti degli “amici degli amici”. Anche chi non conosce Diego Esposito, o non è una vittima di un prete pedofilo, sta seguendo con trepidazione questa vicenda, si cercano le motivazioni profonde.

    Il rumore più assordante è il silenzio del Papa.

    La gente si indigna, non comprende: è incomprensibile il silenzio del Papa.

    Un Papa così attento al clima e alla natura, tanto da scrivere una Lettera Enciclica, ma disponibile a lasciar morire di fame una vittima di un prete pedofilo.

    Tutto questo stride. Stride umanamente, e ancora di più cristianamente.

    Sono quasi scontati i commenti “contro il Papa” da parte di chi non è credente, ma sono ancora più “veri” e “profondi” se vengono dall’interno, da chi ha ancora Fede, da chi non accetta compromessi ed è disponibile a non difendere quello che non è difendibile, e a metterci la faccia.

    Dal Vaticano non una parola per Diego, in sciopero dal 29 gennaio 2018.

    Ho sentito Diego anche oggi: mi ha detto che è molto debole, senza forze, rimane a letto per non consumare energie … ma mi ha anche detto che “la sete di giustizia mi rende forte” … è un pensiero profondo, non si può minimizzare, non si può giudicare o commentare superficialmente.

    Se una persona arriva a scegliere consapevolmente, in modo determinato ed esponendosi anche alle critiche, di rinunciare ad alimentarsi per un ideale di giustizia … deve essere rispettato.

    I commenti “tanto non cambierà mai nulla”, “fregatene, mangia”, “pensa solo alla tua famiglia, la chiesa fa schifo e rimarrà un covo di pedofili” … o frasi simili … non arrivano al cuore del problema.

    Diego non ha iniziato uno sciopero della fame per un capriccio, Diego non ha dieci anni, sa quello che sta facendo.

    Per chi ha approfondito la sua vicenda, risulta incomprensibile la conferma del card. Crescenzio Sepe alla guida della Diocesi. Diego ha bisogno di una risposta dal Papa, Diego ha bisogno che gli venga restituita la sua dignità, non è una pretesa sconsiderata o assurda. È una richiesta legittima, una questione di giustizia.

    Certo, il Papa può scegliere e decidere di non rispondere, può scegliere di ignorarlo completamente, ma quale è il prezzo?

    C’è in gioco la credibilità del Papa in merito all’attenzione per le vittime?

    Interessa a qualcuno?

    È particolare il fatto che pochissimi giornali hanno riportato questa notizia e solo nei primissimi giorni: quasi sconcertante.

    Certo, le vittime dei preti pedofili non sono “popolari”, sono “notizie scomode”, le vittime “ricordano al mondo”, SOLO PER IL FATTO DI ESISTERE, che qualcosa non ha funzionato. Forse non c’è l’intenzione seria di affrontare questo problema.

    Interessa davvero solo a chi ci è passato???

    Non è uno scoop dichiarare che un sacerdote ha abusato sessualmente di un bambino, non è “politicamente corretto” denunciare che un Vescovo lo sapeva e non ha fatto nulla, magari permettendo a quello stesso sacerdote di fare del male ad un altro bambino ..

    E DUNQUE ANCHE LA STAMPA TACE RISPETTO ALLO SCIOPERO DELLA FAME DI DIEGO ESPOSITO.

    Tutti pronti a riportare ogni parola di ogni discorso del Papa, discorsi ufficiali e discorsi non ufficiali, tutto nei minimi particolari, ogni giorno, giustamente … ma quanti sono pronti a “metterci davvero il naso, a sporcarsi le mani” con serietà professionale, rispetto a questo dramma?

    Ma cosa è venuto in mente a Diego Esposito di fare questo sciopero della fame? Non poteva continuare a starsene “bello tranquillo” a casa sua? Perché scomodare questa riflessione?

    Lo ha detto lui stesso: “Perché ha sete di giustizia”.

    E tutto questo non ha niente a che fare con la vendetta o la mancanza di perdono, oppure con l’opportunità di “lasciar perdere” che non verrebbe colta …  no.

    Caro Papa Francesco, un Tale disse “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati” (Vangelo di Matteo 5,6)… e questo i cattolici lo sanno … e non sono più disposti a girarsi dall’altra parte e far finta che tutto va bene.

    Una cattolica, lettera firmata

  • QUELLA CHIAMATA DEL PAPA … non è per me …

    QUELLA CHIAMATA DEL PAPA … non è per me …

    Penso a Diego Esposito … in questi giorni la notizia del suo sciopero della fame rimbalza su alcuni giornali … ed è possibile conoscere tutta la sua vicenda tramite l’Associazione ReteL’ABUSO …

    Vicenda che non può lasciare indifferenti, vicenda dolorosa e che ha dell’incredibile, come la maggior parte delle vicende delle vittime dei preti pedofili.

    E Diego qualche giorno fa ha scritto una lettera aperta al Papa, si è rivolto a lui come un figlio si rivolgerebbe a un padre, gli ha aperto il cuore, ha manifestato il suo dolore e smarrimento … ma anche la sua Fede … e non è scontato mantenere la Fede dopo tutto quello che è successo a Diego.

    Non è scontato mantenere la Fede quando ti ha fatto del male proprio chi doveva, invece, essere d’esempio per trasmetterti valori positivi, e insegnarti che Dio è amore … già, non è scontato.

    Eppure Diego ha confermato la sua fiducia in Dio e nella Chiesa davanti a tutti in quella lettera, nonostante tutto …

    Cosa ha chiesto a Papa Francesco?

    Ha semplicemente chiesto di restituirgli quella dignità che la Chiesa locale gli ha negato. Ha chiesto di essere ascoltato, di essere capito, ha espresso il suo smarrimento rispetto alla decisione di Papa Francesco di riconfermare il Card. Sepe alla guida della Diocesi.

    Eppure il Cardinale, tra pochi mesi, compirà 75 anni …  sarebbe perfino passata in sordina la notizia del suo pensionamento, forse nessuno l’avrebbe collegata alla gestione allucinante della vicenda di Diego … e invece Papa Francesco lo ha elogiato pubblicamente e lo ha riconfermato per almeno altri due anni.

    Come si è sentito Diego?

    Diego ha iniziato lo sciopero della fame. E siamo all’undicesimo giorno.

    Ma Diego non è solo.

    La Rete di vittime dei preti pedofili sta soffrendo con lui.

    Sì, perché forse il Papa non sa, forse la gente non sa, forse non è una notizia che fa rumore, nessuno ne parla: ma le vittime si “conoscono tra loro”, si intendono, si comprendono … e se anche molte non si sono mai incontrate di persona ci sono gli sms, ci sono i social network, c’è il telefono … e si creano relazioni profonde e incredibili, senza forzature, ognuno sa che l’altro c’è, ci si vuole bene … e, attraverso l’Associazione, anche “l’ultimo arrivato” può essere ascoltato, può trovare qualcuno con cui parlare, semplicemente, spontaneamente.

    Il telefono.

    Anche il Papa utilizza tantissimo il telefono. Le sue telefonate fanno notizia, hanno un grande rimbalzo mediatico. Non era mai successo, in 2000 anni, che il Papa si occupasse di telefonare alla gente: è subito piaciuto, un Papa vicino alla gente comune, un Papa che si interessa delle piccole cose, dei particolari, un Papa umano e non lontano dalla quotidianità … già …

    Papa Francesco ha telefonato alla sig.ra Adria che compiva 100 anni; ha telefonato all’edicolante di Buenos Aires e al calzolaio; alla ragazza Anna che è stata lasciata dal compagno; a Salvatore Mellone, seminarista; a Francesco Maria, un ragazzino che ha la zia malata; a Benito, un bambino di 9 anni ammalato …

    Ma ha telefonato anche a Rita Pavone, e dichiara lui stesso che le telefonate son ben di più di quelle che si conoscono. Qualcuno ha scritto anche un libro sulle telefonate del Papa …

    I media riportano anche una telefonata importante: quella a Marco Pannella. Qual è la notizia? Il Papa chiede a Marco Pannella, che è ricoverato in ospedale, di interrompere lo sciopero della sete, intrapreso per protestare contro la situazione nelle carceri italiane.

    E Diego Esposito?

    Fa male pensare che “non farebbe notizia” telefonare alla vittima di un prete pedofilo. Per il Papa sarebbe come ammettere di avere sbagliato a confermare il Card. Sepe?

    Fa male pensare che il Vicario di Cristo in terra abbandona proprio i suoi figli. Diego si definisce “un figlio che vuole solo essere difeso dal suo papà”.

    Il silenzio del Papa nei confronti di Diego Esposito fa pensare … forse tutte quelle telefonate agli altri erano solo come le tante “belle parole” sulla lotta alla pedofilia, sulla “tolleranza zero”?

    Solo una enorme propaganda mediatica? Solo la costruzione di un “personaggio simpatico”?

    Si gioca così la sua credibilità?

    Forse a Diego Esposito, che è in sciopero della fame dal 29 gennaio, il Papa non è più così simpatico …

    e forse nemmeno a me …

    Mamma di una vittima, lettera firmata

  • IL SILENZIO DEL PAPA … fino a quando?

    IL SILENZIO DEL PAPA … fino a quando?

    Credo che siamo in tanti, in questi giorni, a seguire la vicenda di Diego Esposito.

    Sette giorni di sciopero della fame non sono uno scherzo.

    Arrivare a decidere, scegliere, e attuare uno sciopero della fame non è cosa da poco: è un segno di esasperazione, di dolore, ma anche di profonda determinazione.

    Il messaggio è forte e chiaro: Diego sta dicendo IO ESISTO, HO BISOGNO DI GRIDARE AL MONDO QUELLO CHE MI STA SUCCEDENDO.

    La vicenda di Diego Esposito è molto concreta, così come è molto concreta la vicenda di centinaia di vittime dei preti pedofili.

    Diego ha scritto al Papa.

    Diego sta dicendo al Papa, e a tutta la Chiesa: GUARDATE CHE LE VITTIME ESISTONO!

    La Chiesa, e il Papa in primis, non può continuare ad ignorare questa realtà o, peggio, a sfruttarla mediaticamente con le solite banalissime “scuse e richieste di perdono” che fanno ancora più male alle vittime, a ogni vittima, perché non sono seguite da alcun gesto concreto.

    Anzi, mi correggo, i gesti concreti ci sono: ma disattendono i proclami andando quindi contro le vittime!

    Ogni volta che una vittima non viene creduta, e ne sono prove CONCRETE le promozioni dei Vescovi che insabbiano i casi dei preti pedofili, riceve una pugnalata alle spalle, che è difficile da descrivere in altro modo, proprio da chi dovrebbe accogliere i più piccoli.

    Questa è la realtà che Diego sta gridando al mondo con lo sciopero della fame.

    Da cattolica mi interrogo: come posso ascoltare e accogliere questo grido profondo?

    È il grido di chi non ha voce, il grido disperato di chi ha già provato tutte le altre strade, il grido di chi attende una risposta …

    Cosa può fare ciascuno affinché questo grido non rimanga un grido soffocato?

    Questa realtà deve essere conosciuta, non si può tacere.

    Oggi è la “Giornata per la Vita”… la vita delle vittime dei preti pedofili non ha nessun valore?

    Perché il Papa tace?

    Lettera firmata

  • A Papa Francesco: Lettera aperta di Diego Esposito in sciopero della fame da 6 giorni

    A Papa Francesco: Lettera aperta di Diego Esposito in sciopero della fame da 6 giorni

    Pubblichiamo la lettera aperta del nostro associato Diego Esposito in sciopero della fame dal 28 gennaio

    Carissimo papa Francesco,
    Ti scrivo come un figlio bisognoso della difesa da parte del proprio padre e non come un estraneo, perché io so che tu sei il papà delle nostre anime.

    Oramai sono al sesto giorno dello sciopero della fame e, credimi, che la fame che mi attanaglia non è nulla in confronto alla sofferenza che sto provando per questo vostro silenzio.

    Solo tu puoi salvarmi e ridonarmi dignità.

    So che ho sbagliato parecchie volte comportandomi in maniera troppo impulsiva ed esagerata, ma, capiscimi ti prego se puoi, che ogni mia azione era dettata solo ed esclusivamente dal dispiacere che provavo nei confronti di questa indifferenza che la Curia ha sempre manifestato nei confronti del mio caso.

    Sono solo una povera vittima che chiede una mano da parte tua.

    Ho sempre vissuto in rispetto dei valori cristiani cattolici, ho creato una famiglia splendida che mi sta vicino in questo momento difficile e si sta preoccupando della mia salute. Ho tre figli, uno più splendido dell’altro e una moglie amorevole.

    Per quanto possa sembrare assurdo, siamo una famiglia cristiana credente e siamo sicuri che tu ci darai giustizia e non mi farai morire, perché io so che un padre non permette che un suo figlio muoia.

    Voglio spiegarti con questa lettera semplicemente il motivo del mio sciopero della fame.

    Qualche giorno fa tu sei venuto per incontrare il Cardnale Crescenzio Sepe ed io, ingenuamente, speravo che fossi giunto per darmi giustizia, per preoccuparti di me.
    Invece, con mio dispiacere, hai confermato il suo mandato per altri due anni, congratulandoti oltretutto con lui per il suo operato di questi anni.

    Ti parlo sinceramente, ci sono rimasto malissimo, non capisco le motivazioni della tua decisione e vorrei solo una risposta da parte tua.

    Sono passato per un pazzo, per uno scemo, per uno cattivo. Ma io non sono altro che una povera vittima di una persona malata e, non vorrei mai pensare di essere invece una vittima di un intero sistema malato in cui io però continuo a credere.

    Se perdo io, perdono tutte le vittime di abusi sessuali non solo colpite dai preti, ma anche da qualsiasi altra persona.

    Sono un figlio che vuole solo essere difeso dal suo papà.
    Solo tu puoi salvare la mia vita.

    Ti prego aiutami Diego Esposito vittima del prete pedofilo Don Silverio Mura