Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Lombardia

  • Brescia, abusi su un minore: pm chiede 10 anni per sacerdote

    Brescia, abusi su un minore: pm chiede 10 anni per sacerdote

    Brescia, 24 aprile 2018 – E’ accusato di aver abusato di un ragazzino di 14 anni. Il pm di Brescia Ambrogio Cassiani ha chiesto la condanna a dieci anni per don Angelo Blanchetti, l’ex parroco di Corna di Darfo, in Valcamonica, arrestato nel 2016.

    La vicenda era emersa alla fine della primavera del 2016 quando il ragazzino aveva deciso di confidarsi prima a un religioso e quindi alla famiglia raccontando quello che avrebbe subito da don Blanchetti che lo stava seguendo nel percorso verso il battesimo. L’adolescente aveva poi confermato il suo racconto anche agli inquirenti. “Gli abusi avvenivano nella cucina dell’appartamento del parroco – aveva spiegato il giovane descrivendo anche la coperta su cui erano consumati i rapporti – Il don mi diceva che se avessi raccontato quello che accadeva tra di noi sarei finito all’inferno»” Tutto sarebbe durato per 18 mesi: a metter fine a tutto l’intervento dei carabinieri che nel giugno del 2016 hanno fermato il parroco inizialmente finito ai domiciliari, poi sottoposto all’obbligo di dimora e quindi nuovamente ai domiciliari dopo essere stato sorpreso lontano dal Comune dove avrebbe dovuto risiedere.

    Don Blanchetti ha sempre negato ogni addebito. Dopo la denuncia fatta dal ragazzino un’altra persona aveva raccontato di essere stata abusata dal parroco. “Avevo nove quando ho subito gli abusi, adesso ne ho 35 – aveva scritto prima su un social network l’uomo ribadendo il tutto anche agli inquirenti – Il quel periodo don Angelo era viceparroco ad Artogne”. Per queste eventuali violenze don Blanchetti non potrebbe essere processato in quanto ampiamente prescritte.

  • Tieni la bocca chiesa

    Tieni la bocca chiesa

    di Ersilio Mattioni e Andrea Cattaneo

    Un ragazzo di quindici anni che denuncia abusi sessuali da parte di un sacerdote, tre anni di bugie e di depistaggi, un tentato suicidio, un risarcimento da 150.000 euro. Poi, davanti al tribunale di Milano, comincia un processo a porte aperte, dove decine di cronisti ascoltano e prendono appunti. Emergono, carte alla mano, le responsabilità dei vertici della Chiesa, che hanno mentito e cercato di insabbiare lo scandalo di don Mauro Galli, prete novello in quel di Rozzano, nel Milanese. Ma sulla vicenda cala l’imbarazzante silenzio di tutti i media, salvo piccole eccezioni. Un articolo sulle pagine locali de “Il Giornale”, un servizio su “Fanpage” e un gruppo di giornalisti inviperiti per aver subito la censura. Fine. Eppure i nomi coinvolti sono altisonanti, a cominciare da monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano e all’epoca del fatti vicario episcopale. È lui a gestire l’emergenza, a decidere di spostare don Mauro a Legnano, in un altro oratorio a pochi chilometri di distanza, di nuovo a contatto coi ragazzini. È lui a mentire alla famiglia della vittima, premurandosi però di ringraziarla per non essersi rivolta all’autorità giudiziaria. Ed è sempre lui a contattare il prete accusato di pedofilia, procurandogli un avvocato e raccomandandogli di stare «attentissimo», di non parlare al telefono.

    Una figura poliedrica e controversa, quella di monsignor Delpini. Che nel luglio 2017, quando lo scandalo è noto persino in Vaticano, viene nominato da Papa Francesco arcivescovo di Milano, con un chiosa che sembra non lasciare dubbi circa il suo profilo: «È l’uomo giusto al posto giusto». Delpini, in effetti, sa come muoversi, tesse rapporti e proietta all’esterno una precisa immagine di sé, quella del sacerdote in mezzo alla gente. Da capo della Chiesa ambrosiana, si fa fotografare mentre esce dalla Curia in sella alla sua bici, tra i flash dei fotografi e la gloria terrena, il giorno dopo, su tutti i giornali. Quando i politici parlano, lui ascolta. E se risponde, come al leader della Lega, Matteo Salvini, che in campagna elettorale giura sulla Bibbia, lo fa con prudenza: «Nei comizi si parli di politica». Segue un democristianissimo consiglio ai neo diciottenni, che lascia aperta ogni possibilità: «Fate del vostro voto il segnale di un’epoca nuova». Per Delpini, gli applausi a scena aperta sono tanti e sono noti. I fischi dietro le quinte, invece, vengono soffocati. Anche se le critiche piovono da tutte le parti, dai superiori e dai sottoposti. Don Giorgio De Capitani, un prete scomodo, lo definisce «la mummia imbalsamata» e si chiede se la diocesi più grande del mondo «riuscirà mai a uscire a testa alta da questa insostenibile situazione». Il cardinale Angelo Scola lo definisce «maldestro» nella gestione dell’ennesimo caso di pedofilia. Mentre don Carlo Mantegazza e don Alberto Rivolta, parroci a Rozzano, dove si sarebbe consumato l’abuso, parlano così al telefono: «Aspettiamo cosa, che ci arrestino tutti per pedofilia? (…) Lui (Delpini, ndr) la fa sempre facile (…) Sì, è un minimalista del cazzo».

    Tutto ha inizio il 19 dicembre 2011. Davide – nome di fantasia – viene invitato a passare la notte in parrocchia da don Mauro, suo padre spirituale, che da sei mesi è incaricato di gestire la Pastorale giovanile. Gli impegni in vista del Natale sono molti e il sacerdote chiede ai genitori del ragazzo di lasciarlo dormire in oratorio. La famiglia accetta, pensando che la proposta sia estesa a tutti gli adolescenti. Ma così non è. Dopo cena i ragazzi se ne vanno e Davide scopre di essere l’unico ad aver ricevuto l’invito per la notte. La casa è grande. C’è una stanza degli ospiti, un soggiorno con divano letto e una camera matrimoniale. Eppure don Mauro e il quindicenne dormono nello stesso letto.

    Il giorno dopo la madre di Davide riceve una chiamata dalla scuola, suo figlio sta male. Quando la donna arriva, lo trova in stato di choc: non parla e ha lo sguardo perso nel vuoto. Una volta in macchina, la mamma riesce a ottenere una reazione: «È successo qualcosa stanotte?», chiede. «Quello che puoi immaginare», risponde Davide. I genitori allarmati chiamano i parroci, don Alberto e don Carlo. Quest’ultimo incontra don Mauro, che ammette di aver passato la notte con il giovane nello stesso letto e di averlo abbracciato per evitare che cadesse. Nega di aver avuto rapporti sessuali con lui. I sacerdoti allertano i loro superiori. È la vigilia di Natale e Delpini, all’epoca vicario di zona, si precipita a Rozzano. Alla Polizia, che lo interroga tre anni dopo, racconterà: «Don Carlo mi disse al telefono che Davide aveva segnalato presunti abusi sessuali commessi da don Mauro». A Delpini, dunque, viene riferita ogni cosa. Ma lui decide – e rivendicherà poi la scelta – di spostare don Mauro a Legnano, dove lo nomina, il primo marzo 2012, vicario nella parrocchia di San Pietro e responsabile della Pastorale giovanile nelle parrocchie di Santa Teresa, dei Santi Magi e del Santissimo Redentore. Sembra più una promozione che una punizione, se si considera che gli oratori da gestire non sono più due, bensì quattro.

    Mentre la Curia si adopera per archiviare lo scandalo, i genitori di Davide vengono a sapere cinque mesi dopo, quasi per caso, che don Mauro è ancora a contatto con gli adolescenti. Così chiedono un incontro ai vertici della Diocesi. Parlano prima con monsignor Pierantonio Tremolada (responsabile della formazione permanente del clero) e poi con Delpini, divenuto nel frattempo vicario generale.

    La famiglia registra gli incontri di nascosto e gli audio finiscono nelle carte del processo. Dai colloqui emerge un particolare inedito sullo spostamento di don Mauro. Ai parrocchiani di Legnano viene raccontato che questo giovane prete ha bisogno di cambiare aria: a Rozzano ha accolto in oratorio Davide, un ragazzo difficile scappato di casa. Da allora i genitori dell’adolescente lo perseguitano, accusandolo di assecondare il comportamento del figlio. Una colossale bugia per tenere nascosti i presunti abusi. Le voci però circolano e arrivano all’orecchio di un parroco, don Piero Re. Il sacerdote indaga e svela le menzogne raccontate dalla Curia ai parrocchiani legnanesi. Tremolada lo rimbrotta: «Doveva tenere il segreto, non avrebbe potuto dirlo». I genitori di Davide non sono soddisfatti, chiedono spiegazioni più convincenti e il 24 settembre 2012 vengono convocati da Delpini. Il registratore è sempre acceso. L’allora vicario generale li mette in guardia: «Basta una notizia di un abuso per farlo diventare un titolo sul giornale. Questa è una cosa che ci ferisce molto, perché noi preti non ci sentiamo tutti pedofili». Poi ringrazia la famiglia per «aver scelto questa strada invece che l’altra», cioè il dialogo al posto della denuncia. Poco dopo quest’incontro don Mauro lascia Legnano e viene trasferito al Seminario Pontificio Lombardo di Roma.

    Rassicurata la famiglia, per Delpini il caso è chiuso. Ma le condizioni di Davide peggiorano e il 10 luglio 2014 il giovane tenta il suicidio. Sul posto, oltre ai medici, arrivano anche i Carabinieri. Agli uomini dell’Arma il ragazzo confida: «Sono stato abusato da un prete». Parte, finalmente, la denuncia. Mentre Davide è ricoverato, trova la forza di confidarsi anche con mamma e papà. Chiede di non essere interrotto né guardato, tira il lenzuolo sopra la testa e racconta: «Di notte, mentre lui credeva che io dormissi, mi ha lentamente tolto i pantaloni del pigiama e le mutande”. Poi il quindicenne descrive ogni dettaglio, anche il più scabroso. E conclude: “È andato avanti per almeno due ore».

    Iniziano le indagini della Procura e le intercettazioni telefoniche. Agli amici don Mauro confida l’interessamento dell’attuale Arcivescovo di Milano per levarlo dagli impicci: «Ho ricevuto una mail da Delpini, che diceva: “Sei da queste parti? Telefonami, scrivimi, che ho bisogno di vederti”. Allora io, anche se ero all’estero, l’ho chiamato subito. Mi ha detto: “No, dai, fissiamo un appuntamento. Così ci vediamo giovedì, che ho bisogno di dirti delle cose”. La prima domanda che gli ho fatto è stata: “Mi devo preoccupare? Ho combinato ancora qualcosa?”. E lui: “No no, il problema non è quello che hai combinato tu, ma quello che hanno combinato gli altri (la telefonata arriva un mese dopo la denuncia, ndr). Non è il caso che ne parliamo per telefono. Dobbiamo stare molto attenti”. Ha chiuso così». Don Mauro tradisce un certo nervosismo: «Sono cazzi amari». Ma Delpini non lo abbandona. Anzi, gli fissa un appuntamento con l’avvocato della Curia, Mario Zanchetti, che già difende diversi sacerdoti accusati di molestie sessuali, tuttora suo legale di fiducia.

    A dispetto delle bugie, la fede non vacilla. La famiglia di Davide, cattolica fervente, non smette di credere che, dentro la Chiesa, qualcuno possa fare giustizia. Decine di lettere vengono spedite alla Curia di Milano e al Vaticano. Giungono le risposte, alcune nette e rassicuranti, ma alle parole non seguiranno i fatti. Il 16 novembre 2015 il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano prima di Delpini, informa che don Mauro sarà sottoposto a processo ecclesiastico, del cui esito non si avranno mai notizie. Scola non spiega invece perché, dal 2011 al giorno della denuncia, nessun provvedimento venga assunto nei confronti del prete sospettato di pedofilia, sospeso soltanto dopo lo scoppio dello scandalo. L’allora arcivescovo, tuttavia, non lesina critiche a Delpini: «Non è stato valutato con adeguato rigore il fatto già di per sé assai grave che don Mauro abbia passato la notte con un minore condividendo lo stesso letto. Improvvida è stata la scelta di trasferire don Mauro in un contesto pastorale che gli consentisse ancora una volta il contatto coi minori».

    Ma anche in Vaticano sanno tutto. La prova è in una lettera del 22 marzo 2016, firmata dal nunzio apostolico del Papa, Adriano Bernardini, che risponde alla famiglia di Davide: «Le vostre missive sono regolarmente giunte alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Inoltre, circa le accuse mosse ai collaboratori dell’arcivescovo (Delpini e Tremolada, ndr) esse saranno debitamente esaminate». Eppure, nonostante bugie e depistaggi siano acclarati, il 2017 è anno di promozioni: Tremolada viene nominato vescovo di Brescia e Delpini arcivescovo di Milano. Papa Francesco ha sempre mostrato i muscoli, quando c’è di mezzo la pedofilia. Viene da chiedersi perché abbia promosso Delpini, elogiandolo: finge di essere all’oscuro oppure non è stato informato dai suoi più stretti collaboratori?

    Intanto a Milano comincia il processo, con una prima sorpresa: 150.000 euro vengono versati alla famiglia di Davide, che il 12 dicembre ritira la costituzione di parte civile. Di questi soldi, 50.000 euro sono il risarcimento per le spese legali e mediche già sostenute. Le difficoltà sono molte, i conti da pagare salati. Davide e i suoi cari, al loro fianco, hanno “Rete l’Abuso”, l’unica associazione italiana che da anni si batte per tutelare le vittime dei preti pedofili. Da notare che alla somma di 150.000 euro si arriva dopo un’estenuante trattativa, perché all’inizio sul tavolo vengono messi 15.000 euro e non un centesimo di più. Poi una perizia quantifica i danni subiti dal ragazzo in 416.000 euro. Così l’offerta si moltiplica per dieci. Ma chi ha pagato? La Curia nega di aver scucito un quattrino. A risarcire è stato don Mauro in persona, consegnando un assegno circolare, cioè denaro contante, emesso da una filiale UBI Banca di Cislago, in provincia di Varese, dove il prete è nato e cresciuto, nonché ancora residente. Curioso che il sacerdote, identificato come “nullatenente” nell’interrogatorio del 14 dicembre 2016, sia riuscito ad accumulare una tale liquidità nel volgere di un solo anno.

    Tanto più che don Mauro non sembra condurre una vita propriamente monastica. Dai fatti del 2011 a oggi è impossibile ricostruire tutti i suoi spostamenti: Legnano nel 2012 e Roma nel 2013, ma anche Milano, prima come cappellano all’ospedale Niguarda e poi alla clinica San Giuseppe, infine di nuovo Roma, dove ha sede quella che dovrebbe essere la sua attuale dimora: il Seminario Pontificio Lombardo. Condizionale d’obbligo, perché da qualche mese non risulta più lì. Risultano invece le sue vacanze sia in Italia nell’Alto Lazio sia all’estero, al mare in Croazia e in Romania. E, dalle telefonate, spuntano le serate mondane. Una volta al concerto di Max Gazzé a Milano, un’altra al ‘Verve’ di Solaro, nel Varesotto. Oppure in Brianza, al ‘Pork ‘N’ Roll’ di Carnate. Qui però il sacerdote declina l’invito, ma solo per ragioni tecniche: non ha la macchina e gli servono i mezzi pubblici per tornare. Troppo complicato.

    In ore e ore di intercettazioni telefoniche, tra don Mauro e tanti altri sacerdoti, non si sente una parola di conforto, o anche solo di solidarietà, per Davide e il suo dramma. L’impressione è che Santa Romana Chiesa sia impegnata nella solita ‘grande’ missione: salvaguardare se stessa e il suo buon nome agli occhi del mondo. Il resto sono seccature.

    di Ersilio Mattioni e Andrea Cattaneo

    per FQ MILLENNIUM aprile

  • Prete sparito, le madri scrivono al Papa

    Prete sparito, le madri scrivono al Papa

    Lettera a Bergoglio: «Ci aiuti a recuperare fiducia nella Chiesa facendo piena chiarezza sulla vicenda di don Silverio»  

    MONTU’ BECCARIA. «Santità, ci dimostri che la Chiesa non è fatta solamente da persone come don Silverio Mura». È questo uno dei passaggi della lettera che le mamme di Montù Beccaria hanno inviato a papa Francesco, chiedendo chiarimenti sulla vicenda del prete campano, sospettato di abusi sessuali, che è rimasto per più di un anno, sotto falso nome, ospite della parrocchia del centro collinare dell’Oltrepo. Nonostante sia passato un mese dalla scoperta della sua vera identità, a seguito di un servizio de “Le Iene”, e dalla sua fuga da Montù, le mamme del paese, dove don Mura (che si faceva chiamare don Saverio Aversano) faceva catechismo a circa 40 bambini, sono ancora preoccupate e vogliono sapere che fine abbia fatto il sacerdote e se sia nascosto in un’altra località segreta. Così, prima singolarmente e poi con una lettera di gruppo, hanno scritto al Papa, che, di recente, ha fatto pressioni perché fosse riaperta l’indagine sul prelato.

    «Alcune mamme non hanno ancora deciso se rimandare i figli a catechismo a Montù – confida una di loro -. Al Santo Padre abbiamo scritto che è giusto sapere dove sia questa persona perché, se le accuse a suo carico fossero confermate, potrebbe far del male ad altri bambini».

    Le mamme confidano in una risposta di Bergoglio, che le aiuti a recuperare fiducia nella Chiesa., scossa dagli ultimi eventi «Ci siamo mosse perché non vogliamo che questa vicenda cada nel silenzio – concludono -. Bisogna far saltare fuori dove si trova questa persona e noi faremo tutto quello che potremo».

    Nel frattempo, dopo il sit-in organizzato davanti al Duomo di Napoli, alla presenza di Diego Esposito, una delle presunte vittime del sacerdote, l’associazione “Rete l’Abuso”, che segue i casi di pedofilia tra i preti, ha depositato un esposto alla procura della Repubblica di Pavia, integrando la denuncia con una relazione della criminologa Luisa D’Aniello: «Nella relazione emerge non solo la potenziale pericolosità dei tratti antisociali di don Mura – spiega l’ufficio di presidenza dell’associazione – ma anche la sistematicità delle tecniche di adescamento da lui utilizzate che, unitamente alla capacità di rapportarsi con gli adulti senza destare sospetto, disegnano un profilo decisamente poco incoraggiante».

    Oliviero Maggi

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/04/12/news/prete-sparito-le-madri-scrivono-al-papa-1.16705924/amp/

  • Abusata da una suora a 14 anni, Eva Sacconago muore suicida

    Abusata da una suora a 14 anni, Eva Sacconago muore suicida

    Eva Sacconago si è uccisa a 26 anni nella sua abitazione di Busto Arsizio, nel giugno del 2011. Dopo la sua morte i genitori hanno scoperto lettere e mail scritte della suora che 13 anni prima aveva abusato di lei. Suor Maria Angela Farè viene processata e condannata per abusi sessuali a tre anni di reclusione.

    Ci sono incontri che possono rovesciare una vita intera e quello tra suor Maria Angela Farè e Eva Sacconago, è uno di questi. All’epoca, nel 1998, Eva ha poco più di dodici anni, è una bambina bionda ed esile; la suora della congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, invece, è vicina ai cinquanta ed è la responsabile del Centro Primavera dell’oratorio di Busto Arsizio. Dal primo momento la religiosa mostra verso la ragazzina atteggiamenti affettuosi e materni, tanto da conquistarsi la fiducia della piccola. Via via quel rapporto diventò più caldo e intimo. Troppo. Eva comincia a manifestare segni di malessere, prende peso, abbandona lo sport, così mamma Giovanna decide di controllare il diario della ragazzina per scoprire quello che, evidentemente, sua figlia non trova le parole per dirle.

    Una scoperta sconcertante
    Nella ‘Smemoranda’ di Eva, Giovanna trova biglietti e lettere a firma di suor Maria Angela dove si rivolge alla ragazzina chiamandola “amore” e facendo riferimento a “baci sulle labbra”. È quanto basta per intervenire chiedendo alla stessa suora, prima, e ai suoi superiori, poi. Il parroco vorrebbe denunciarla, mentre la superiora si limita a disporre il trasferimento della religiosa a Catania. Arriva il giorno della partenza e papà Roberto e mamma Giovanna sono lì all’aeroporto a controllare di nascosto che la suora parta, per essere finalmente certi che l’incubo sia finito. È l’aprile del ’99, per Eva si prospetta una nuova vita, invece non è così. Le ferite scavate dalla relazione con quella donna sono profondissime e la ragazza, pur essendone vittima, non riesce a staccarsi da lei.

    La nuova vita
    I contatti proseguono con sms telefonate e lettere e nel 2006 suor Farè le trova addirittura un lavoro come segretaria presso l’Istituto di Pavia dove svolge la sua attività. Eva accetta. La sua vita sembra essere approdata a uno stato di calma, quando, una sera di giugno del 2011, dice alla sua amica di voler lasciare l’oratorio, dove i parrocchiani sono malevoli e pettegoli, tanto da aver messo in giro brutte voci su di lei e su don Alessandro. Per l’amica è il segno di un grande cambiamento, forse Eva sta lasciando andare demoni che l’hanno tormentata fin dall’adolescenza. Qualche giorno dopo, invece, la notizia del suicidio. A ventisette anni la bella Eva si è tolta la vita lasciando dietro di sé un oceano di lacrime e dolore, ma anche di parole.

    Amore e minacce nelle lettere della suora
    La sua voce continua a parlare attraverso lettere, mail e altro materiale che i genitori trovano in casa sua. Documenti sconvolgenti che hanno per protagonista, ancora una volta, suor Maria Angela. Così scrive a Eva:

    Non ci deve essere nessuno di più importante di me, sento che non è così ma non lo accetto. Combatterò con tutte le mie forze per portarti via. Tu sei tutto quello che avrei voluto essere io, legata all’oratorio ma libera di scegliere. Io ho scelto troppo in fretta una vita che mi ha legata troppo.

    E ancora:

    ‘non sono pensieri da suora. Le suore non sono tutte così, credo. Mi spiace per il cattivo esempio che ti do su questo fronte, ma davvero sento che l’amore che provo per te è incontrollabile, è l’amore che ho per te che mi spinge a fare un sacco di chilometri, a scappare di notte, per venirti a cercare. Io so che non è giusto ma non so come controllarmi. Ѐ lo stesso motore della gelosia. Impazzisco al pensiero che tu stia vicino al don, ho paura che lui possa portarti via da me. Impazzisco quando fai la vita comune perché so che tu ti spendi fino all’ultimo con i ragazzi, con il don, con i tuoi amici e invece vorrei essere lì io con te a raccogliere tutte quelle energie che hai per loro e che non usi con me’.

    Scattano le accuse: stalking e abusi
    Nel 2012 suor Farè viene arrestata con l’accusa di violenza sessuale, stalking e violenza privata. Per la Congregazione delle Ausiliatrici è uno scandalo enorme, per la famiglia Sacconago, il primo barlume di luce alla fine di un tunnel di soprusi e ingiustizia. Spogliata dell’abito monacale, Maria Angela Farè trascorre un periodo ai domiciliari e uno all’istituto psichiatrico di Castiglione delle Stiviere. Periziata, viene indicata come ‘socialmente pericolosa’ perché affetta da un disturbo borderline di personalità.

    La vicenda viene discussa a lungo, prima a Busto Arsizio dove c’è chi crede che la povera Eva sia stata istigata al suicidio e chi invece difende a spada tratta la religiosa, poi in tribunale dove sfilano sul banco dei testimoni le amiche di Eva, raccontando di come la ragazza avesse confidato loro di essere perseguitata dalla suora e di aver subito rapporti sessuali ‘sotto costrizione’. Nove anni è la richiesta di condanna per il pm, che si traduce, in sentenza, in una condanna a tre anni per la sola accusa di violenza sessuale su minore. Lo stalking, per i giudici, non sussiste.

    L’epilogo
    Dall’amara storia di Eva è nata ed è rimasta, l’associazione ‘La mia voce ovunque’, fondata dall’amica Monica Guanzini, in sua memoria e che si occupa di recupero di ragazzi adolescenti. Perché intervenire tempestivamente, a volte, può salvare la vita.

    https://www.fanpage.it/abusata-da-una-suora-a-14-anni-eva-muore-suicida/

  • Prete accusato di pedofilia, le mamme al Papa: “Perché era ancora catechista?”

    Prete accusato di pedofilia, le mamme al Papa: “Perché era ancora catechista?”

    Le madri di Montù Beccaria, dove Don Silverio si era rifugiato sotto falso nome: “Ci dimostri che non tutti sono come lui”

    “Santità, ci dimostri che la Chiesa non è fatta solo da persone come don Silverio Mura.Ci aiuti a riavere fiducia nella Chiesa facendo chiarezza”. A scrivere al Pontefice è un gruppo di madri di Montù Beccaria (Pavia), che si sono ritrovate come catechista un sacerdote accusato di pedofilia.

    Il prete si faceva chiamare don Saverio Aversano, in realtà si tratta di Don Silverio, di cui vi abbiamo parlato nel servizio del 7 marzo. Diego (il nome è di fantasia) aveva raccontato alla Iena Pablo Trincia di aver subito abusi sessuali dal sacerdote circa 30 anni fa a Ponticelli (Napoli). Dopo le denunce, don Silverio si si era trasferito a Montù Beccaria. Dopo la messa in onda del servizio del nostro Pablo Trincia il prete sarebbe fuggito anche da lì.

    Il sospetto più forte e che crea più rabbia è che qualcuno del paese sapesse della vera identità del prete e non abbia detto nulla, nonostante le smentite del parroco. “Abbiamo richiesto un incontro con il Vescovo di Tortona, perché qualcuno di loro doveva sapere, ne siamo certe. Sino a che quell’essere gira libero senza processo, noi non ci fermeremo”, dice Simona, una delle madri con cui avevamo già parlato. “Da quando l’abbiamo saputo non abbiamo più pace, perché un criminale è andato via tranquillo poche ore prima che potessimo fare qualcosa. E ora è in giro per l’Italia libero di danneggiare qualche altro bambino magari meno seguito dei nostri”. L’obbiettivo del gruppo di mamme è anche fare in modo che non si smetta di parlare di questa vicenda: “Bisogna scoprire dove è finita questa persona, faremo di tutto. Che non si dica che non stiamo combattendo”.

    L’indagine è rimasta archiviata fino a qualche settimana fa, quando Papa Francesco in persona ha riaperto il caso, mentre anche noi stavamo indagando, dopo che per anni la Chiesa non aveva risposto alle denunce di Diego.

  • Prete a processo per abusi su un ragazzino: “Gli ha toccato i genitali e poi ha provato a penetrarlo”

    Prete a processo per abusi su un ragazzino: “Gli ha toccato i genitali e poi ha provato a penetrarlo”

    Nuova udienza del processo che vede imputato don Mauro Galli, sacerdote di Rozzano (Milano) accusato di aver abusato di un ragazzino di 15 anni nel 2011. Uno degli psicoterapeuti che ebbe in cura il ragazzo ha raccontato: “Il sacerdote lo aveva portato nella camera da letto, il ragazzo notò la presenza di un solo letto e capì che avrebbero dormito assieme”. Nelle precedenti udienze erano stati acquisiti anche gli audio degli incontri tra la famiglia della presunta vittima e monsignor Delpini, accusato dalla madre del ragazzo di aver coperto il sacerdote.

     

    Nuova udienza a Milano del processo su don Mauro Galli, il sacerdote di Rozzano che nelle notte tra il 19 e il 20 dicembre del 2011 avrebbe abusato di un minore, all’epoca dei fatti quindicenne. Una sordida vicenda che coinvolge anche l’attuale arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, chiamato in causa dalla famiglia della presunta vittima perché avrebbe coperto il sacerdote accusato degli abusi. Nell’udienza odierna uno degli psicoterapeuti che ebbe in cura il ragazzo ha raccontato, davanti al collegio presieduto dal giudice Moccia, cosa avvenne la notte del presunto abuso, sulla base di quanto il minore gli aveva riferito nel corso di una seduta nel 2016: “Il sacerdote lo aveva portato nella camera da letto e il ragazzo notò la presenza di un solo letto e capì che avrebbero dormito assieme”. A letto, continua il medico, “Don Galli ha iniziato a toccarlo e lui ha usato la strategia di restare immobile, come paralizzato, facendo finta di dormire. Si è poi avvicinato, ha toccato i genitali e poi ha provato a penetrarlo”. Il ragazzo si trovava a casa del sacerdote per una seduta di preghiere in occasione del Natale. La famiglia del ragazzo, a cui don Galli aveva chiesto l’autorizzazione per poterlo ospitare in oratorio, era convinta che anche altri ragazzi avrebbero partecipato all’incontro di preghiera.

    Acquisiti gli audio degli incontri tra i famigliari del ragazzo e monsignor Delpini
    I giudici hanno ascoltato in qualità di teste anche il caposcout del ragazzo, che nel gennaio 2012, poche settimane dopo il presunto abuso, lo aveva visto particolarmente inquieto in occasione di un’uscita. In quella circostanza il  caposcout si era avvicinato al ragazzo, che gli aveva rivelato di essere stato abusato da don Mauro Galli, senza entrare nei particolari. Il caposcout aveva però deciso di non fare ulteriori domande al ragazzo, ma si era confrontato con i responsabili della parrocchia che avevano ammesso di essere a conoscenza dell’episodio.

    Nel corso dell’udienza odierna è stata ascoltata anche la neuropsichiatra che tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012 raccolse i primi racconti della presunta vittima: “Mi aveva raccontato che il prete gli aveva messo una mano sul petto”, nel corso della notte. La teste aveva deciso di non denunciare il fatto alle autorità giudiziarie perché secondo lei, sulla base di quanto appreso direttamente, non si configurava un reato, ma ha precisato tuttavia che non aveva voluto forzare il ragazzo nel racconto, anche se sapeva che il minore ne aveva comunque parlato anche ad altri. Nel corso delle precedenti udienze del processo erano state acquisite anche alcune registrazioni audio di incontri tra la famiglia del ragazzo e i monsignori Mario Delpini, oggi arcivescovo di Milano e all’epoca dei fatti vicario di zona del cardinale Angelo Scola, e Pierantonio Tremolada, oggi vescovo di Brescia e all’epoca collaboratore della formazione permanente del clero e responsabile dell’Istituto Sacerdotale Maria Immacolata (Ismi), che si occupa dei presbiteri del primo quinquennio di ordinazione, e quindi anche di don Galli. Gli incontri, avvenuti nell’estate 2012, erano stati sollecitati dalla famiglia dopo aver scoperto che a poche settimane dal presunto abuso don Galli era venuto nuovamente a trovarsi a contatto con dei minori, questa volta a Legnano. Alcuni degli audio relativi a quegli incontri sono stati diffusi da Fanpage.it, che aveva incontrato la madre della presunta vittima.

    https://milano.fanpage.it/prete-a-processo-per-abusi-su-un-ragazzino-gli-ha-toccato-i-genitali-e-poi-ha-provato-a-penetrarlo/

  • Pedopornografia prete milanese arrestato dalla Gendarmeria vaticana

    Pedopornografia prete milanese arrestato dalla Gendarmeria vaticana

    Anche nella Bassa e nel Cremasco due casi che hanno visto sacerdoti accusati di pedofilia.

    Pedopornografia nel computer di un sacerdote milanese. Monsignor Alberto Capella è stato arrestato sabato dalla gendarmeria vaticana. Le accuse sono arrivate dagli Stati Uniti e dal Canada.

    Pedopornografia sul pc del sacerdote

    Sabato mattina, su proposta del Promotore di Giustizia, il Giudice Istruttore del Tribunale del Vaticano ha emesso un mandato di cattura a carico di monsignor Carlo Alberto Capella, ex funzionario della Nunziatura di Washington. Il provvedimento è stato eseguito dalla Gendarmeria Vaticana. L’imputato è detenuto in una cella della caserma del Corpo della Gendarmeria, a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’arresto giunge al termine di un’indagine del Promotore di Giustizia per possesso di ingente materiale pedopornografico. Lo comunica la Sala stampa vaticana.

    La vicenda

    Nato a Carpi, in provincia di Modena, nel 1967 monsignor Alberto Capella è stato ordinato sacerdote nella diocesi di Milano. Cresciuto all’oratorio San Carlo di Rho ha sempre rivestito incarichi diplomatici. L’ultimo quello di funzionario della nunziatura pontificia a Washington, negli Stati Uniti. La vicenda parte però dal Canada. Proprio il dipartimento di giustizia americano notificò alla Santa Sede le accuse contro Monsignor Capella, immediatamente richiamato in Vaticano. Poco dopo anche il Canada emise un mandato di arresto nei confronti dell’uomo accusato di aver scaricato e diffuso materiale pedopornografico dal computer di una chiesa durante un soggiorno nel Paese, nel dicembre 2016. Sabato mattina, dopo le indagini l’arresto.

    Preti pedofili, il caso del cremasco don Inzoli

    Quando si parla di preti pedofili impossibile non pensare alla vicenda di don Mauro Inzoli. Il sacerdote cremasco ai vertici di Cl, meglio conosciuto con il nome di “Don Mercedes” è stato condannato il mese scorso in via definitiva per aver abusato di diversi minori giustificando il proprio comportamento con passi della Bibbia. Era già stato spogliato delle vesti sacerdotali  l’anno scorso e si trova ora in carcere a Bollate.

    Il covese don Zappella

    Il caso di Don Inzoli aveva suscitato clamore e interesse anche a livello internazionale . Ma anche la piccola Covo, nel cuore della Bassa Orientale, ha avuto il suo scandalo. Meno noto a livello nazionale il caso di don Francesco Zappella aveva suscitato parecchio clamore in Sudamerica. Tantissime le denunce arrivate contro il sacerdote covese dall’Uruguay, dove don Zappella gestiva una missione che si occupava anche di un orfanotrofio. Durante le indagini era spuntata anche una condanna a 14 mesi risalente al 1989, per atti di libidine violenti su due ragazzini con meno di 14 anni. Ai tempi Don Zappella era stato ammesso al Noviziato a Pinerolo, poi interrotto, ufficialmente per motivi di salute. Quattro mesi dopo però, nonostante la condanna, don Zappella era stato accolto nel seminario di Albegna, dove era diventato sacerdote. Il magistrato aveva però chiesto l’archiviazione per le accuse contro don Zappella in quanto, essendo trascorsi più di 10 anni dai fatti, i reati erano caduti in prescrizione.

    http://giornaleditreviglio.it/cronaca/pedopornografia-prete-milanese-arrestato-dalla-gendarmeria-vaticana/

  • PAVIA; Rete L’ABUSO deposita un fascicolo in Procura sul caso don Silverio Mura

    PAVIA; Rete L’ABUSO deposita un fascicolo in Procura sul caso don Silverio Mura

    Un atto dovuto dopo la grave vicenda che ha visto protagonista Montù Beccaria, un piccolo paesino del pavese, dove da circa un anno si nascondeva sotto falso nome don Silverio Mura, per gli abitanti del posto “Saverio Aversano”.

    Una storia che ha visto diversi protagonisti. La gravità dei fatti, a prescindere dal “se ci siano altre vittime”, vede disattese almeno due convenzioni internazionali: quella di Lanzarote e quella ONU per la Tutela del Fanciullo, dietro alle quali sono venute a mancare anche le più basilari garanzie costituzionali dei minori.

    Infatti, a prescindere dal fatto che don Mura sia prescritto per i presunti abusi sessuali commessi nel napoletano, al di là del nome falso che utilizzava, che sarebbe perseguibile sulla base dell’articolo 494 c.p. e che comunque sottolinea la malafede di chi sapeva: don Mura non poteva stare a contatto con minori perché vi era il più che ragionevole fondamento che fosse pedofilo e, date le caratteristiche della patologia stessa, che paragona il profilo questi soggetti a quello dei serial killer, la possibilità che possa nuovamente abusare è molto elevata.

    Proprio a questo proposito abbiamo integrato nella denuncia depositata presso la Procura della Repubblica di Pavia dall’Associazione Rete L’ABUSO, la relazione della criminologa Luisa D’Aniello, professionista che insieme all’avvocato Carlo Grezio si occupa proprio di due delle presunte vittime di Mura, Diego Esposito e Giuseppe Scognamiglio. Nella relazione emerge non solo la potenziale pericolosità dei tratti antisociali del Mura, ma anche la sistematicità delle tecniche di adescamento da lui utilizzate che, unitamente alla capacità di rapportarsi con gli adulti senza destare sospetto, disegnano un profilo decisamente poco incoraggiante.

    La nostra indagine.

    Don Mura viene mandato a Montù Beccaria circa un anno fa, a seguito di una comunicazione diretta avvenuta tra la parrocchia e la Curia Napoletana, interlocutore padre Egidio Pittiglio, originario del pavese e oggi Superiore generale della congregazione dei Missionari della Divina Redenzione di Visciano (NA). Secondo quanto emerso, padre Pittiglio avrebbe presentato don Silverio Mura sin da subito come Saverio Aversano. A non far sospettare nulla sarebbe stata un’ulteriore condizione: anche la posta che veniva recapitata alla parrocchia e destinata a don Mura, era indirizzata in epigrafe a Saverio Aversano.

    Padre Egidio Pittiglio sembra aver avuto un ruolo chiave perché, da quanto emerge dal racconto di don Simone Baggio fatto alle mamme di Montù, non solo sarebbe stato colui che già sotto falso nome mandò Silverio Mura a Montù Beccaria, ma fu anche colui al quale Mura si rivolse per chiedere istruzioni su come muoversi dopo essere stato scoperto.

    Dalle nostre indagini emerge che tra il servizio de LE IENE, andato in onda il 7 marzo scorso, e la partenza di don Mura, avvenuta una settimana dopo, il 15 marzo, più di una persona sapesse: tra questi il primo cittadino Amedeo Quaroni, ma né lui, né il parroco intervennero, o almeno, lo fecero, ma non a tutela della collettività, ma del prete.

    Ripercorrendo rapidamente i fatti: il 7 marzo LE IENE hanno trasmesso il servizio su don MURA ma in pochi a Montù hanno visto quel servizio e quei pochi non lo hanno riconosciuto.

    Sabato 10, infatti, le mamme hanno regolarmente mandato i figli in parrocchia e don MURA era presente.

    Domenica 11, da quanto avrebbe riferito alle mamme il parroco Simone Baggio, il sindaco di Montù Beccaria Amedeo Quaroni – che avrebbe riconosciuto il MURA o che, in qualche modo, era venuto a conoscenza della vera identità di Saverio Aversano – si sarebbe recato dal parroco avvisandolo.

    Troviamo effettivamente un riscontro anche nel comunicato del Primo Cittadino Amedeo Quaroni “dal primo momento in cui ho avuto la notizia che un sacerdote accusato di pedofilia era in mezzo a noi, è stato quello della preoccupazione! Come primo cittadino mi sono attivato immediatamente per trasmettere questa nostra preoccupazione agli organi ecclesiastici ed in particolare al nostro parroco Padre Simone Baggio, che mi rassicurava del fatto che il sacerdote in questione era già stato richiamato dalla sua diocesi di Napoli”.

    Sempre da quanto emerge però, nessuno avvisò le mamme e, tantomeno, furono presi provvedimenti nei confronti di don MURA, il quale continuò le sue attività parrocchiali di quei giorni, tra cui la benedizione delle case.

    Giovedì 15 marzo, infatti, otto giorni dopo il servizio de LE IENE e cinque giorni dopo l’incontro tra il Primo Cittadino e il parroco, le mamme (che ancora non si erano accorte), ricevono tramite una chat WhatsApp utilizzata per la scuola, la foto di don MURA (alias Saverio Aversano) e scoprono la sua vera identità.

    Ad accorgersi che l’uomo della foto era don Mura è proprio uno dei bambini del catechismo, che esclama alla mamma “ma questo è don Saverio!”

    Il pomeriggio di quello stesso giorno i bambini avevano il catechismo con don Mura ma, anziché i bambini, al catechismo si presentano le mamme che esigono spiegazioni, ma scopriranno che don MURA è partito poche ore prima, probabilmente avvisato da qualche conoscente che aveva ricevuto lo stesso SMS.

    Riteniamo l’accaduto grave, perché ha visto omettere tutte le più basilari norme preventive e ad oggi, ancora nessuno si è preoccupato di verificare, se nelle parrocchie frequentate dal Mura, tra i chierichetti o i ragazzi dell’oratorio, vi sia qualche vittima.

    Grave anche la linea omissiva intrapresa dal parroco e, dietro di lui, dal primo cittadino che, non dimentichiamo, è una figura istituzionale il cui compito è preoccuparsi principalmente della salute psicofisica dei propri cittadini e non dell’immagine della chiesa.

    L’associazione Rete L’ABUSO ha, infatti, chiesto alla Procura di valutare una serie di situazioni e le ipotesi di reato ad esse collegate, tra cui verifiche nei luoghi dove Silverio Mura operava, l’analisi della connessione internet utilizzata dal sacerdote, soprattutto alla luce del profilo disegnato dalla criminologa Luisa D’Aniello, che vede molto elevata, soprattutto per il lungo periodo trascorso dal Mura a Montù Beccaria, una possibile incontenibilità delle pulsioni del Mura.

    L’Ufficio di Presidenza

    Associazione Rete L’ABUSO

  • Don accusato di pedofilia, lo psichiatra della vittima: “Paralizzato dagli abusi”

    Don accusato di pedofilia, lo psichiatra della vittima: “Paralizzato dagli abusi”

    Don Mauro Galli è accusato di abusi sessuali. Lo psichiatra della presunta vittima rivela: “Il prete iniziò a toccarlo e lui fece finta di dormire, era bloccato, paralizzato”

    Nel processo a don Mauro Galli, accusato di abusi sessuali ai danni di un ragazzino di 15 anni nel 2011, è intervenuto come teste uno psichiatra dell’ospedale San Paolo di Milano.

    Il racconto
    Il medico di fronte ai giudici della quinta sezione penale del Tribunale ha spiegato che “il ragazzo mi ha raccontato che, quando erano sdraiati nel letto, il prete iniziò a toccarlo e lui fece finta di dormire, era bloccato, paralizzato”. Lo psichiatra ha conosciuto il ragazzo nel 2014, ma solo nel 2016 si è confidato con lui sugli abusi subiti il 19 dicembre 2011.

    “Era ad un ritiro spirituale con altri ragazzi – ha raccontato il teste – e mi ha raccontato che il prete quella sera lo portò nella sua camera, c’era un letto solo e questa cosa gli era sembrata strana, anche se si comportò facendo finta di non dare peso a questo fatto”. Il medico ha sottolineato inoltre come il sacedote avrebbe cercato di aver un rapporto sessuale con il ragazzo, come riportato su Leggo.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/don-accusato-pedofilia-psichiatra-vittima-paralizzato-dagli-1512895.html

  • Abusi su minori, l’ex don Mauro Inzoli si consegna in carcere a Bollate

    Abusi su minori, l’ex don Mauro Inzoli si consegna in carcere a Bollate

    Cremona, 7 aprile 2018 – Si è presentato questa mattina al carcere di Bollate, consegnandosi spontaneamente, Mauro Inzoli, l’ex sacerdote – è stato ridotto allo stato laicale nel maggio 2017 – condannato per abusi ai danni di cinque ragazzi, tutti minorenni, commessi fra il 2004 e il 2008.

    Lo scorso 14 marzo la Corte di Cassazione aveva confermato la condanna a 4 anni, 7 mesi e 10 giorni pronunciata il 21 settembre 2017 dalla prima sezione penale della Corte d’Appello di Brescia. L’ex don Mauro Inzoli è ora detenuto nel carcere milanese in un reparto per “sex offender”, gli autori di reati sessuali.