Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Lombardia

  • Pedofilia: viola obbligo di dimora, sacerdote ai domiciliari

    Pedofilia: viola obbligo di dimora, sacerdote ai domiciliari

    Torna agli arresti domiciliari don Angelo Blanchetti, il sacerdote bresciano di Darfo, in Vallecamonica, arrestato un anno fa con l’accusa di violenza sessuale ai danni di un ragazzino di 12 anni che ha raccontato, prima ai genitori e poi agli inquirenti, di essere stato costretto ad avere rapporti per diversi anni. Il prete ha violato l’obbligo di dimora nel comune di Capo di Ponte, dove si era trasferito a casa di un parente, e così per lui è scattata la misura degli arresti domiciliari.

    http://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/17_maggio_10/pedofilia-viola-obbligo-dimora-sacerdote-domiciliari-b2cfb65a-354e-11e7-ae5c-ac92466523f8.shtml

  • Parroco abusa del chierichetto, Diocesi condannata

    Parroco abusa del chierichetto, Diocesi condannata

    Tribunale, Como, sentenza 14/01/2016

    Pubblicato da Altalex il 21/04/2017

    La sentenza in commento del Tribunale di Como, 14 gennaio 2016 – Est. A. Petronzi, affronta il delicato caso del risarcimento del danno da violenza sessuale commessa da un Parroco nei confronti di un minore (peraltro, affetto da lieve ritardo mentale), che frequentava le attività pastorali della Parrocchia e rivestiva anche le funzioni di chierichetto.

    Gli attori (il minore e i suoi genitori) avevano chiesto il risarcimento del danno da reato, già accertato con sentenza passata in giudicato, non solo nei confronti del Parroco, reo delle violenze sessuali, ma anche nei confronti della Parrocchia e della relativa Diocesi.

    Il giudice lariano, con approfondita e condivisibile motivazione, ha ritenuto sussistere (oltre alla responsabilità civile del reo, già accertata in sede penale) la responsabilità diretta della Parrocchia e indiretta della Diocesi.

    La responsabilità diretta, ex art. 2043 c.c., della Parrocchia è fondata sul rapporto organico sussistente tra il Parroco e l’ente-Parrochia, in ragione della riferibilità all’ente del comportamento del Parroco, in quanto la condotta illecita ha trovato occasione nell’esercizio delle attività proprie della Parrocchia, allorché il minore era affidato alla cura ed alla vigilanza del Parroco, ed anzi sfruttando il suddetto contesto di minorata difesa non solo della vittima, ma anche e soprattutto della famiglia, evidentemente fiduciosa di affidare il figlio ad un contesto di assoluta protezione.

    Mentre, la responsabilità indiretta della Diocesi per fatto altrui, ex art. 2049 c.c., è fondata sul potere di indirizzo, controllo e direzione che il diritto canonico riconosce al Vescovo, quale rappresentante la Diocesi (rapporto di preposizione) e sulla circostanza che le funzioni del Parroco hanno agevolato la commissione del fatto illecito (nesso di occasionalità necessaria).

    Altro aspetto di rilievo, risolto dalla annotata sentenza, concerne il profilo della prescrizione del diritto al risarcimento del danno nei confronti degli obbligati in solido. Parrocchia e Diocesi, infatti, avevano eccepito la prescrizione nei loro confronti della domanda di risarcimento del danno, se obbligati in solido, rispetto ai fatti-reato accaduti tra l’agosto 2003 e l’ottobre 2004.

    Il giudice lariano, premesso che il più lungo termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante da fatto-reato, ex art. 2947, comma 3, c.c., si riferisce alla sola obbligazione principale, collegata al reato, e non anche alle obbligazioni solidali, ha rilevato che gli effetti interruttivi della costituzione di parte civile nel processo penale, ex artt. 2943 e 2945 c.c., si sono estesi, a norma dell’art. 1310 c.c., anche nei confronti dei condebitori solidali, ancorché non abbiano partecipato al relativo giudizio penale, il cui giudicato si è formato in data 22.05.2012, mentre l’atto di citazione è stato notificato ai condebitori solidali in data 10.12.2013.

    L’annotata sentenza è stata confermata da App. Milano 20 marzo 2017 – Pres. est. W. Saresella.

    (Altalex, 21 aprile 2017. Nota di Giuseppe D’Elia)

    http://www.altalex.com/documents/news/2017/04/06/parroco-abusa-del-chierichetto-diocesi-condannata

     

  • Darfo Boario Terme: abusi sessuali su minore, chiesto il rinvio a giudizio per don Angelo Blanchetti

    Darfo Boario Terme: abusi sessuali su minore, chiesto il rinvio a giudizio per don Angelo Blanchetti

    La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per don Angelo Blanchetti, ex parroco di Corna di Darfo accusato di abusi sessuali nei confronti di un ragazzino di 14 anni

    Sarà probabilmente rinviato a giudizio (anche se la data non è ancora fissata) il prete don Angelo Blanchetti, ex parroco di Corna, frazione di Darfo Boario Terme, accusato di abusi sessuali dopo le confessioni di una sua giovane (e ancora presunta, in attesa del processo) vittima.
    Secondo quando raccontato dal ragazzo, un 14enne di origini straniere, don Angelo avrebbe chiesto e ottenuto anche “rapporti sessuali completi”. Gli abusi si sarebbero perpetrati proprio a casa del parroco, dove gli inquirenti avrebbero trovato anche dei preservativi, e sarebbero proseguiti per circa due anni.
    Il giovane si stava preparando a un percorso di avvicinamento al battesimo: sempre secondo l’accusa, don Angelo avrebbe addirittura chiesto sesso in cambio di lezioni di catechismo, utili per ricevere appunto il battesimo.

    http://www.bresciatoday.it/cronaca/darfo-Angelo-Blanchetti.html

  • Cronaca – “Pedofili”, “Chiesa è mafia”: scritte contro Padri Somaschi

    Cronaca – “Pedofili”, “Chiesa è mafia”: scritte contro Padri Somaschi

    Episodio increscioso a Corbetta, nel Milanese, dove alcuni vandali hanno insultato i Padri Somaschi con scritte offensive. I religiosi, interpellati da Libera Stampa l’Altomilanese, non negano il problema pedofilia tra i preti, ma invitano a non fare di tutta l’erba un fascio. Intanto scattano le denunce.

    di Martina Salasso

    CORBETTA (MILANO) – Padri Somaschi nel mirino dei vandali: scherzo di cattivo gusto o atto mirato contro la Chiesa? Questa volta a farne le spese è l’Istituto cattolico San Girolamo sito in via San Sebastiano, struttura che ospita scuole primarie, secondarie e il liceo musicale.

    I fatti

    La facciata esterna dell’istituto, fino a giovedì scorso, presentava frasi oscene e di cattivo gusto scritte con un pennarello rosso. “Pedofili”, “Ogni giorno crepano 35mila bambini”. Sono solo alcune delle frasi che apparivano lungo i muri esterni dell’edificio, che si affacciano sulla strada e sulla pista ciclabile. Le scritte, seppur sbiadite e in parte già cancellate, balzavano all’occhio soprattutto per chi si trovava di passaggio lungo il percorso ciclopedonale, che circonda l’intero edificio. “Non so chi possa essere stato, di sicuro qualche scherzo di qualche ragazzo deficiente”, dichiara una mamma, genitore di un’iscritta all’Istituto. Immediato, per qualcuno, il riferimento delle scritte agli ultimi episodi trattati da molti quotidiani nazionali, che riguardano gli abusi in alcune parrocchie, dalla Calabria fino alla Lombardia, e alla piaga della pedofilia che ancora oggi affligge la Chiesa.

    “Dispiace, qualcuno vuole fare di l’erba un fascio”

    Tuttavia è da escludere ogni tipo di coinvolgimento dell’Istituto in episodi di questo genere. La scuola, d’altra parte, non si nasconde dietro un dito: “Dispiace vedere accadere questi gesti – dichiara il rettore dell’istituto, padre Eufrasio – hanno anche scritto ‘chiesa=mafia’. C’è chi vuole fare di tutta l’erba un fascio. Queste sono pure offese gratuite nei confronti di una scuola da sempre rispettata da famiglie e genitori”.

    La denuncia

    Ora è caccia ai colpevoli di questo gesto increscioso: difficile risalire ai responsabili, anche a causa della mancanza di telecamere, ma la scuola si dice pronta a prendere provvedimenti. Non si esclude che possano anche partire delle denunce. Un motivo in più per intervenire al più presto con l’installazione di apparecchi di videosorveglianza atti a garantire una maggiore sicurezza del quartiere. Nel frattempo, qualcuno ha già provveduto a ritinteggiare e cancellare le scritte per ridare decoro (e dignità) a uno degli istituti più rinomati e rispettati del paese.

    IL COMMENTO – di Ersilio Mattioni

    Le nefandezze nel nome di Dio

    Nel Vangelo secondo Matteo, 19,13-15, è scritto: “Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli”. E’ Gesù che parla. E che rimprovera gli apostoli, perché stanno respingendo i pargoli, costringendoli a obbedire alle regole degli adulti. A quei tempi il figlio di Dio, sui bimbi, dice parole bellissime, che i suoi seguaci tramandano fino a noi e che i suoi ministri rinnegheranno migliaia di volte, macchiandosi di reati atroci contro gli innocenti: pedofilia, abusi sessuali, molestie, vessazioni. Il potere dei forti esercitato sui deboli, sugli indifesi. E sempre nel nome di quel Dio, tradito e offeso da chi ne dovrebbe diffondere il messaggio cristiano – che è messaggio d’amore infinito, come un dono a perdere – e invece lo calpesta e lo umilia.

    Per questo quelle scritte di mano ignota sul muro dei Padri Somaschi di Corbetta – “Pedofili”, “Chiesa uguale mafia” – pongono un tema scomodo, irrisolto. Un nervo scoperto per il clero d’Italia e del mondo. Al netto del vandalismo e al netto, soprattutto, del fatto che i Somaschi non possono certo essere accusati, in toto, delle malefatte di tutti i sacerdoti, il problema esiste e parlarne è doveroso, quasi un obbligo morale. Anche perché, prima del 2002, la piaga dei preti pedofili è tenuta nascosta all’universo, complice l’atteggiamento omertoso della Chiesa che insabbia ogni caso, preferendo spostare i prelati da una parrocchia all’altra e ricoprendo d’oro le famiglie dei bambini vittime di abusi, così da evitare denunce e scandali.

    Poi arriva ‘The Boston Globe’, autorevole quotidiano statunitense. Pubblica un’inchiesta che arriverà lontano: vengono denunciati 89 sacerdoti e lo stesso arcivescovo di Boston, il cardinale Bernard Francis Law, finisce sotto accusa: ha permesso a decine di preti pedofili di continuare ad esercitare in parrocchie ignare di tutto. L’opinione pubblica ne esce sconvolta. Giovanni Paolo II, dopo qualche titubanza, fa il resto, inaugurando la stagione della dolorosa verità. Scritta nei numeri. Negli ultimi quindici anni la Chiesa ha ‘cacciato’ circa 1.300 preti accusati di pedofilia, svestendoli dell’abito talare e riducendoli allo stato di laici, cioè di comuni cittadini. Ma i casi giunti alla Congregazione per la Dottrina della fede, fondati su accuse credibili di abusi sessuali, sono molti di più: circa 5.000, mentre le denunce sono oltre 20.000.

    E prima del 2002? Non lo sappiamo. E non lo sapremo mai. David Maria Turoldo, sacerdote e raffinatissimo poeta, scrive: “Nel fittissimo buio, sento il tuo sguardo sul cuore, come di falco appollaiato sul nido”. Fu considerata irriverente, quella descrizione del giudizio divino. Fu persino condannata, messa all’Indice da tanti alti prelati. Pure loro però, un giorno, dovranno rendere conto. Non dei versi di un vate, bensì dei comportamenti e delle azioni. Di ciò che hanno fatto e ancor più di ciò che non hanno fatto per proteggere le creature di Dio, i pargoli del Vangelo secondo Matteo. Avrebbero dovuto difenderli dalle violenze, ma hanno preferito tutelare il ‘buon’ nome della Chiesa.

    Cronaca – “Pedofili”, “Chiesa è mafia”: scritte contro Padri Somaschi

  • Immigrazione clandestina e pedofilia, nei guai monaco cistercense

    Immigrazione clandestina e pedofilia, nei guai monaco cistercense

    Sesso con un minorenne straniero e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Sono pesanti le accuse per un abate, già guida della comunità monastica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma e ora di casa a Caronno Pertusella, in provincia di Varese. La casa del sacerdote è stata perquisita dai carabinieri, su disposizione della Procura di Busto Arsizio. Sequestrato del materiale informatico.

    Sulla vicenda c’è il massimo riserbo, ma, secondo indiscrezioni raccolte dal giornale La Settimana, “la Procura starebbe indagando per sfruttamento dell’immigrazione clandestina. La denuncia sarebbe partita da un ragazzo, che all’epoca dei fatti aveva 17 anni, pare originario dell’Ecuador, che viveva con l’abate, che sarebbe stato il suo tutore”.

    “Il 17enne”, prosegue il settimanale saronnese, “avrebbe confidato a una persona a lui vicina di rapporti omosessuali con il religioso. Confidenza che è stata poi segnalata agli inquirenti, che hanno fatto partire le indagini”. Già in passato l’abbazia di Santa Croce, ove erano di casa politici e star della musica, era stata in passato chiusa per ordine di papa Ratzinger, secondo La Settimana,  per “regole non rispettate, abusi liturgici, scarsa disciplina morale e comportamenti discutibili, ma anche rapporti omosessuali”.

    L’uomo, monaco cistercense aveva poi dato scandalo per la vicenda di una suora, ex ballerina di lap dance, che ballava in chiesa. Sulla vicenda caronnese le autorità restano abbottonate, nell’attesa di accertare i fatti.

    http://www.ilpopulista.it/news/28-Marzo-2017/12405/immigrazione-clandestina-e-pedofilia-nei-guai-monaco-cistercense.html

    Simone Fioraso

  • Don Inzoli è stato condannato per atti di pedofilia, ma non tutti sanno cosa era successo prima.

    Don Inzoli è stato condannato per atti di pedofilia, ma non tutti sanno cosa era successo prima.

    Inzoli non è un prete qualsiasi. E’ stato per trent’anni uomo di punta di Comunione e liberazione in Lombardia. Tra i fondatori di un’iniziativa importante come il Banco alimentare, rettore al Liceo linguistico Shakespeare di Cremona e parroco della chiesa della Santissima Trinità.

    Condannato a quattro anni e nove mesi per cinque episodi di pedofilia accertati (ma sono stati molti di più). I più piccoli tra le vittime avevano tra i 12 e i 13 anni, i più grandi tra i 14 e i 16.

    Si comincia col non capire perché il tribunale abbia abbassato la pena richiesta dal procuratore (sei anni) malgrado il procuratore Roberto Di Martino avesse sottolineato: “Ci sono alcuni particolari terribili ! “.

    Ma è sul versante ecclesiale che si scoprono i dettagli più inquietanti. I fatti giudicati in tribunale risalgono ad un periodo tra il 2004 e il 2008. Quando scoppiò lo scandalo e le autorità vaticane appurarono l’indiscussa verità delle accuse, papa Ratzinger dispose la sospensione a divinis di Inzoli.

    Sia Benedetto XVI che papa Francesco hanno ripetutamente proclamato tolleranza zero nei confronti dei preti pedofili.

    Tra il 2004 e il 2013 ben 884 preti responsabili di abusi sono stati svestiti dell’abito talare come risulta da un rapporto vaticano al comitato Onu contro la tortura, presentato nel 2014. Quali sotterranee pressioni (Cl non è certo la piccola confraternita di una sperduta parrocchia di provincia) hanno fatto sì che sotto il pontificato di Bergoglio la pena radicale sancita da Benedetto XVI sia stata addolcita e trasformata per Inzoli in pena perpetua ad una “vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”, ridandogli però lo status sacerdotale ? In partica la “mano dura” venne applicata a Don Inzoli con fermezza vietandogli esclusivamente di dire messa in pubblico…..una cosa a dir poco atroce !!

    Ma scavando ancora si scopre che da parte vaticana il nostro eroe non venne mai denunciato alle autorità civili le quali intervennero solo a seguito due esposti presentati dalle famiglie di alcune vittime.

    Il procuratore inviò subito una richiesta di rogatoria internazionale alla Santa Sede per ottenere gli atti del processo canonico o in subordine di conoscere il nome delle persone coinvolte per poterle interrogare.

    Tempo e fatica sprecati, dopo ben quattro mesi la richiesta viene seccamente respinta senza altra motivazione che: “Gli atti istruttori e processuali sono sub segreto pontificio !” Amen.

    Fortunatamente la Procura, per altre vie, riesce a sentire una trentina di testimoni e a individuare un centinaio di episodi di violenza sessuale commessi dal prete di CL, reati per la maggior parte ormai prescritti, al di fuori dei più recenti cinque che consentono il rinvio a giudizio.

    Per decenza non vengono qui riportati i particolari emersi !

    Mentre la procura attende, inutilmente, la risposta alla rogatoria, Don Inzoli viene immortalato mentre partecipa ad un convegno anti-gay denominato: “Difendere la famiglia per difendere la comunità” patrocinato dalla Regione Lombardia, e le foto lo ritraggono in seconda fila dietro a Roberto Maroni e al “celeste” Formigoni (di cui pare fosse uno dei confessori).

    Questo la dice più lunga del necessario su quale sia la “fermezza” con la quale il Vaticano intende procedere contro la pedofilia eccelsiastica.

  • Parroco arrestato per abusi su minore: la Procura ha chiuso le indagini

    Parroco arrestato per abusi su minore: la Procura ha chiuso le indagini

    Darfo, 16 febbraio 2017 – Nei giorni scorsi dalla Procura di Brescia gli è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini e ora ha la possibilità di farsi ascoltare dal sostituto procuratore Ambrogio Cassiani prima che questo chieda il suo rinvio a giudizio. E’ prossima quindi ad arrivare in un’aula del palazzo di Giustizia di Brescia la vicenda di don Angelo Bianchetti, l’ex parroco di Corna di Darfo (in Val Camonica), arrestato lo scorso giugno con l’accusa di avere abusato per due anni di un ragazzinoche il prossimo aprile compirà 15 anni. Era stato proprio l’adolescente a denunciare le violenze subite dal sacerdote a cui si era rivolto per potere ottenere il sacramento del battesimo.

    Il ragazzino aveva raccontato tutto a un sacerdote di Milano che gli aveva consigliato di rivolgersi ai carabinieri. Il giovane accompagnato dai familiari aveva quindi chiesto aiuto ai militari che coordinati dal sostituto procuratore Ambrogio Cassiani hanno in fretta ricostruito tutta la drammatica vicenda.

    «Mi faceva entrare nel cucinino della sua abitazione lì avvenivano gli incontri – aveva raccontato l’adolescente vincendo la vergogna e il dolore per quanto subito – Accadeva due volte al mese e mi diceva di non raccontare nulla di quello che accadeva lì in quella stanza. Mi diceva che se non facevo così sarei finito all’inferno». Un racconto drammatico che hanno portato gli inquirenti a chiedere l’arresto per il 55enne parroco camuno finito ai domiciliari. Il racconto del ragazzino aveva trovato poi riscontro in alcuni oggetti trovati nell’abitazione del sacerdote che nel corso dell’interrogatorio di garanzia si era avvalso della facoltà di non rispondere.

    Nel corso di una perquisizione i carabinieri avevano trovato una copertauguale a quella sulla quale il quindicenne aveva detto di essere stato abusato dal parroco. In una cassaforte presente nell’abitazione erano poi stati trovati preservativi e lubrificanti del tutto simili a quelli descritti agli inquirenti dal quindicenne.

    La diocesi di Brescia aveva subito sospeso don Bianchetti (lo scorso agosto la parrocchia è stata affidata a un altro sacerdote) manifestando la propria vicinanze alle persone coinvolte nella vicenda. Nei giorni successivi all’arresto un altro uomo aveva raccontato di essere stato pure lui abusato da don Bianchetti più di 20 anni prima quando il sacerdote, allora 29enne, era viceparroco ad Artogne.

    http://www.ilgiorno.it/brescia/cronaca/prete-violenza-sessuale-1.2898258

  • Abusi in oratorio nel Milanese, condannati educatore e prete: “Una tela di ragno intorno al ragazzino”

    Abusi in oratorio nel Milanese, condannati educatore e prete: “Una tela di ragno intorno al ragazzino”

    di SANDRO DE RICCARDIS

    Subire abusi sessuali da un educatore dell’oratorio, chiedere aiuto a un prete e finire di nuovo in un gorgo di violenza e adescamenti. È arrivata a sentenza la triste storia del ragazzino di 15 anni che ha subito una violenza sessuale dall’educatore che frequentava il Centro giovanile salesiano della parrocchia di Arese, nel Milanese, e che aveva poi nuovamente subito le pressioni di quello che considerava “il suo padre spirituale”, un prete che in quei mesi prestava servizio coi ragazzi dell’oratorio.

    Ieri il gup Stefania Donadeo ha inflitto una pesante condanna ai due imputati, così come era stato chiesto dal pm Cristian Barilli. Il prete, don Nicolò Migliorini, 30 anni, salesiano poi sospeso dal suo ordine, ha patteggiato una pena a un anno e mezzo per pornografia minorile e adescamento. L’educatore, Paolo Malini, 31anni, che doveva rispondere di violenza sessuale, è stato condannato a quattro anni.  I due hanno anche risarcito la vittima con una somma record pari a 230mila euro, e per questo all’udienza di ieri la famiglia del giovane non era presente, avendo rinunciato alla costituzione di parte civile.

    Il religioso, avevano scritto gli avvocati Nicola Brigida e Marcello Gentili nell’esposto presentato in procura per conto della famiglia, “tesse una vera e propria tela del ragno” intorno alla vittima, che si era rivolto all’educatore per un confronto su temi legati alla sessualità. Ma l’educatore, presentatosi a casa del ragazzo, lo costringe a un rapporto sessuale. Siamo a metà 2015. La vittima, dopo qualche settimana, si rivolge al salesiano che mesi prima aveva trascorso un periodo ad Arese, e che lui considerava il “suo padre spirituale”. I due iniziano a dialogare in chat, finché il prete lo convince della normalità di quanto accaduto. “Tanto la confessione libera da ogni peccato”, avrebbe detto il salesiano al minore. Poi su Facebook, è ancora il prete a inviare diverse foto delle sue parti intime al ragazzo. A cui propone un incontro. “Organizziamo, se vuoi, una cosa a tre, da lui e quando vuoi”, scrive on line.

    Sarà un altro ragazzino, a cui la vittima inoltra le conversazioni in chat, ad allertare un altro prete della parrocchia di Arese, che informa prontamente i vertici dei Salesiani.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/02/11/news/pedofilia_abusi_in_oratorio_condannati_educatori_e_prete-158052080/

  • Sacerdote sotto accusa: “Adescava minorenni sul web”

    Sacerdote sotto accusa: “Adescava minorenni sul web”

    Milano, 3 febbraio 2017 – Il prete rischia il processo anche per adescamento di minori via web. Quando quel ragazzino gli chiese aiuto dopo aver subito violenza da un educatore dell’oratorio, non trovò di meglio – secondo l’accusa – che invitarlo a “chattare” con altri adolescentiche in Rete offrivano se stessi. Una vicenda torbida oggi è davanti al giudice dell’udienza preliminare e che un anno e mezzo fa sconvolse Arese. Sotto accusa c’è un educatore di un centro giovanile parrocchiale, imputato di violenza sessuale su minori e il salesiano che, insieme all’adescamento, deve difendersi anche dall’accusa di detenzione di materiale pedopornografico.

    Contro di loro c’è la denuncia dei genitori della vittima, che si rivolsero alla magistratura dopo che il figlio 15enne trovò il coraggio di aprirsi con mamma e papà. E c’è la testimonianza firmata del superiore provinciale dei Salesiani, che scelse di non coprire quanto avvenuto, ma raccolse dai protagonisti degli episodi una sorta di confessione messa per iscritto. E poi i risultati dell’indagine condotta dal pm Cristian Barilli, inclusa la consulenza tecnica su cellulare e pc degli imputati. Il ragazzo frequentava da sempre l’oratorio. Su suggerimento di un amico si rivolse a un educatore 30enne per confrontarsi sui temi della sessualità. Stando alla Procura, una mattina l’educatore approfittò di un’indisposizione che aveva tenuto il ragazzino lontano da scuola e andò a trovarlo a casa sua in assenza dei genitori abusando di lui. E quando Marco (nome di fantasia) si confidò con un sacerdote, anche lui 30enne, diventato per lui una sorta di padre spirituale, il don avrebbe cercato di persuaderlo della “normalità” di quanto aveva dovuto subire. E, dopo avergli chiesto l’amicizia su Facebook, gli avrebbe rivolto inviti a partecipare a incontri a sfondo sessuale anche con altre persone, e infine chiesto e ottenuto dal ragazzo un reciproco scambio di foto delle parti intime.

    http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/minorenni-web-1.2866053

  • Sesso con minori: niente carcere per Corrado Fumagalli e don Diego Rota

    Sesso con minori: niente carcere per Corrado Fumagalli e don Diego Rota

    L’inchiesta sulla prostituzione minorile per i quattro imputati giudicati con rito abbreviato si è chiusa con la condanna di tutti a 2 anni di reclusione con sospensione della pena. Questi i nomi: Francesco Bellone, Corrado Fumagalli, Sergio Madureri, Diego Rota

    Adescavano i ragazzini nelle chat virtuali. Li compravano con cene, gelati, ricariche del telefono, giornate da trascorrere nei parchi divertimento o con qualche mancia. Per quattro imputati dell’inchiesta sulla prostituzione minorile condotta dai Carabinieri di Brescia  la vicenda processuale si è chiusa mercoledì mattina. Un epilogo positivo, a giudicare dai volti sorridenti dei rispettivi avvocati. Una dozzina in tutto gli imputati, di cui 6 avevano già scelto di patteggiare una condanna compresa tra i 14 e i 24 mesi.

    Francesco Bellone, 46enne incensurato di Muggiò (Monza e Brianza), Corrado Fumagalli, volto televisivo e presentatore del Sexy Bar, Sergio Madureri, imprenditore 58enne di Parma, e Don Diego Rota, il 45enne ex parroco di Solza, sono stati condannati a due anni di reclusione con pena sospesa: tutti e quattro schivano quindi il carcere e possono rifarsi una vita.

    Due dei tre ragazzini con i quali il prete, l’imprenditore, il conduttore e l’incensurato avrebbero avuto rapporti sessuali a pagamento si sono costituiti parte civile nel processo. A loro il giudice ha riconosciuto una provvisionale compresa tra gli 8 e i 16mila euro.  Una cifra di denaro che il legale di parte civile, l’avvocato Sara Mazzoleni, ha definito “insoddisfacente per il tipo di danno creato ai ragazzi. Agiremo in sede civile affinchè venga riconosciuto un risarcimento maggiore.

    Anche Claudio Tonoli, l’uomo da cui l’inchiesta è cominciata sarà processato con rito abbreviato. Il 56enne sieropositivo è accusato non solo di aver frequentato minori, ma di aver potenzialmente procurato “lesioni gravissime”.

    http://www.bresciatoday.it/cronaca/prostituzione-minorile-fumagalli.html