Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Lombardia

  • Sospeso il parroco di Muggiano: “Siamo sotto shock, gli volevamo un sacco di bene”

    Sospeso il parroco di Muggiano: “Siamo sotto shock, gli volevamo un sacco di bene”

    La testimonianza di una sua ex parrocchiana, che lo conosce bene, raccolta da MilanoToday

     

  • Pedofilia, sesso con minori in cambio di soldi per comprare la droga: sospeso parroco di Milano

    Pedofilia, sesso con minori in cambio di soldi per comprare la droga: sospeso parroco di Milano

    L’Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, ha sospeso da ogni incarico in Diocesi don Alberto Paolo Lesmo, fino ad ora parroco a Milano S. Marcellina e decano di Milano – Baggio. Il reato ipotizzato a carico di don Lesmo è quello di prostituzione minorile, con più azioni, e con l’aggravante di aver commesso il fatto con violazione dei doveri inerenti alla qualità di ministro di culto. I fatti contestati si sarebbero verificati tra il 2009 e il 2011.

    A don Alberto Paolo Lesmo, viene contestata l’accusa di prostituzione minorile per rapporti sessuali in cambio di denaro con un minorenne, ma non quella di cessione di sostanze stupefacenti, come era stato, invece, riferito in precedenza. Il parroco, infatti, stando alle indagini, sarebbe stato a conoscenza del fatto che il ragazzo usava i soldi ricevuti per comprare in particolare cocaina, ma non ha mai ceduto direttamente droga. Come emerge ora dagli atti dell’inchiesta, infatti, l’accusa di cessione di stupefacenti, assieme a quelle di violenza sessuale e prostituzione minorile, è contestata all’altro indagato (non è un religioso) nel procedimento.

    Don Lesmo, avrebbe adescato il minorenne online su una chat. Il ragazzo, dunque, non era stato avvicinato dal religioso perchè frequentava la parrocchia. È quanto emerge dagli atti dell’inchiesta del pm di Milano Giovanni Polizzi che ha chiesto il processo per il prete e anche per un’altra persona. Come emerge dall’imputazione, Lesmo avrebbe compiuto «atti sessuali» con il ragazzo, tra il 2009 e il 2011, quando l’ adolescente aveva tra i 15 e i 17 anni, «in cambio di corrispettivi in denaro variabili da 150 a 250 euro per volta». L’inchiesta sarebbe scattata dalla segnalazione di un ospedale nel quale il ragazzo venne visitato nel 2011, anche perchè avrebbe tentato il suicidio. Nel procedimento sono state messe a verbale le stesse dichiarazioni del giovane che ora sta studiando e sta cercando di rifarsi una vita.

    La parrocchia è stata assegnata ad un amministratore parrocchiale e il decanato di Baggio ad un decano facente funzioni. Nel contempo per l’accusato è stabilito l’avvio della indagine previa relativa al «delitto di peccati del ministro sacro con minorenni» (di cui all’art. 6 delle norme canoniche sui delicta graviora) con la misura cautelare (in base all’art. 19 delle stesse norme) della sospensione dal ministero. La notizia dell’indagine a carico di don Lesmo è pervenuta all’Arcidiocesi di Milano nei giorni scorsi. Solo di recente è stato possibile appurare la facoltà per l’Arcidiocesi di intervenire con questi provvedimenti così che non configurassero intralcio alle indagini.

    L’Arcidiocesi, si legge in una nota «apprende solo ora che nel 2013 don Lesmo fu raggiunto in parrocchia da una perquisizione ordinata dagli inquirenti, senza però che il sacerdote ne desse in alcun modo notizia ai suoi superiori diocesani. Nessuna notizia in merito al reato ipotizzato è mai stata a conoscenza dell’Arcivescovo e dei suoi collaboratori. Si attendono ora sia l’esito del procedimento giudiziario da parte delle Autorità civili che l’esito del procedimento canonico, per il quale saranno coinvolti gli organismi competenti della Santa Sede».
    Il cardinale Scola e i suoi collaboratori esprimono «il proprio sconcerto e dolore per l’accaduto e pregano fin da ora per la vittima dei fatti contestati e i suoi familiari e per don Lesmo. Una preghiera particolare anche per i fedeli della comunità cristiana di S. Marcellina, ai quali si domanda di offrire spiritualmente la sofferenza causata da questo scandalo e di restare uniti intorno al Mistero della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù Cristo che si stanno celebrando in questi giorni santi».

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/pedofilia_alberto_paolo_lesmo_sospeso_milano-1631896.html

  • L’arcivescovo Scola sospende parroco milanese indagato per prostituzione minorile

    L’arcivescovo Scola sospende parroco milanese indagato per prostituzione minorile

    Gli eventi in oggetto sarebbero accaduti tra il 2009 e il 2011. La Diocesi ha appreso i fatti circa tre settimane fa, martedì 2 marzo. Scola: “sconcerto e dolore” per la vicenda

    Milano, 25 marzo 2016 – L’arcivescovo di Milano,Angelo Scola, ha sospeso da ogni incarico don Alberto Paolo Lesmo, parroco a Milano S. Marcellina e decano di Milano – Baggio, accusato di prostituzione minorile per episodi relativi al periodo compreso fra il 2009 e il 2011. A riferire la vicenda è la Curia di Milano spiegando che la parrocchia è stata assegnata a un amministratore parrocchiale e il decanato di Baggio a un decano facente funzioni.

    Secondo le accuse avrebbe adescato un minorenne online su una chat.  È quanto emerge dagli atti dell’inchiesta del pm di Milano Giovanni Polizzi che ha chiesto il processo per il prete e anche per un’altra persona. Come emerge dall’imputazione, Lesmo avrebbe compiuto “atti sessuali” con un ragazzo, tra il 2009 e il 2011, quando l’adolescente aveva tra i 15 e i 17 anni, “in cambio di corrispettivi in denaro variabili da 150 a 250 euro per volta”. L’inchiesta sarebbe scattata dalla segnalazione di un ospedale
    nel quale il ragazzo venne visitato nel 2011. Nel procedimento sono state messe a verbale le stesse dichiarazioni del giovane che ora sta studiando e sta cercando di rifarsi una vita

    L’Arcidiocesi di Milano ha appreso la notizia dell’indagine circa tre settimane fa, martedì 2 marzo. In una nota si legge infatti che “la notizia dell’indagine a carico di don Lesmo è pervenuta all’Arcidiocesi di Milano il2 marzo 2016, con documento datato 19 febbraio 2016″. “Solo in questi ultimi giorni – prosegue la nota – è stato possibile appurare la facoltà per l’Arcidiocesi di intervenire con questi provvedimenti così che non configurassero intralcio alle indagini”. I provvedimenti cui si fa riferimento sono l’applicazione delle norme canoniche sui delicta graviora.

    L’Arcidiocesi di Milano spiega di avere appreso “solo ora che nel 2013 don Lesmo fu raggiunto in parrocchia da una perquisizione ordinata dagli inquirenti, senza però che il sacerdote ne desse in alcun modo notizia ai suoi superiori diocesani. Nessuna notizia in merito al reato ipotizzato è mai stata a conoscenza dell’Arcivescovo e dei suoi collaboratori”.”Si attendono ora sia l’esito del procedimento giudiziario da parte delle Autorità civili che l’esito del procedimento canonico – conclude la nota – per il quale saranno coinvolti gli organismicompetenti della Santa Sede“.

    Scola e i suoi collaboratori esprimono “sconcerto e dolore” per la vicenda e “pregano fin da ora per la vittima dei fatti contestati e i suoi familiari e per don Lesmo”. “Una preghiera particolare – spiegano in una nota – anche per i fedeli della comunità cristiana di S. Marcellina, ai quali si domanda di offrire spiritualmente la sofferenza causata da questo scandalo e di restare uniti intorno al Mistero della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù Cristo che si stanno celebrando in questi giorni santi”.

    http://www.ilgiorno.it/milano/parroco-sospeso-1.2009934

  • “Abusata dal prete dell’oratorio”, l’accusa di una suora con l’ok del Vaticano

    “Abusata dal prete dell’oratorio”, l’accusa di una suora con l’ok del Vaticano

    Le violenze subite raccontate in un libro choc. “Ero ragazzina, ora la Chiesa mi ha aiutato a dire tutto”. La confessione dopo aver ascoltato in Duomo l’invito a denunciare del vescovo di Boston O’Malley, chiamato da Scola

    di ZITA DAZZI

    La prima volta, lei aveva 14 anni. Lui, il prete dell’oratorio, 30 di più. “Mi ha fatto sdraiare sul suo grande letto. Io mi ci perdevo, ero magrissima ed esile. Lui aveva modi gentili e paterni. Mi ha invitato a slacciarmi i pantaloni e poi mi ha aiutato a sfilarli, ha fatto lo stesso con le mutandine. Io mi vergognavo, ero tesa e non sapevo come comportarmi. Mi ha aperto le gambe lentamente e mi ha detto: ‘Sei fatta bene’”. Inizia così, un racconto choc di una donna oggi diventata suora, dopo esser stata da bambina abusata per anni dal prete della sua chiesa, un sacerdote ormai morto che operava fino a poco tempo fa nella Diocesi ambrosiana.

    La cruda testimonianza delle violenze subite per sette anni dalla ragazzina è in un libro, “Giulia e il Lupo”, curato da Luisa Bove e pubblicato da l’Ancora, casa editrice legata all’ordine dei pavoniani, con la spinta della Curia di Milano e la prefazione di padre Hans Zollner, membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori, istituita da Papa Francesco per far luce sugli scandali sessuali e la pedofilia dentro alla chiesa. Il “Lupo” del titolo viene appunto dal nome usato da Bergoglio nei suoi discorsi contro i preti pedofili.

    La donna, oggi 40enne, vive in convento e non aveva mai rivelato le violenze subite a casa del sacerdote prima di questo libro che mette alla prova anche il lettore scafato. “Ogni volta le carezze aumentavano e le sue grandi mani raggiungevano i miei piccoli seni – si legge nei primi capitoli – Un pomeriggio, dopo le prime carezze, mi ha detto che voleva vedermi tutta perché ero bella. Ha iniziato a spogliarmi, un minuto dopo ero completamente nuda, mentre il Lupo mi divorava con gli occhi e non smetteva di accarezzarmi e di baciarmi ovunque. Aveva ottenuto quello che voleva, mentre io ero inerme”.

    Un racconto feroce che la vittima ha trovato la forza di tirar fuori l’anno scorso, a 15 anni di distanza dai fatti, dopo aver ascoltato in Duomo a Milano, l’invito a denunciare gli abusi fatto dal vescovo di Boston O’Malley, chiamato a Milano dall’arcivescovo Angelo Scola perché raccontasse la sua battaglia contro i preti pedofili.

    Come tutte le ragazze abusate da adulti, si sentiva “sporca”, incapace di opporsi al “don” dell’oratorio, il suo confessore: “Era la mia guida spirituale. Dovevo fidarmi. Mi aveva chiesto di più, avevo concesso di più. Di fronte a ogni sua richiesta non sapevo dire di no. Subito dopo, mi pentivo. Il Lupo no. Mi trovavo bloccata da quella confusione mortale. Percepivo che qualcosa di me era come morto, perché riusciva a fare di me e con me tutto quello che voleva”. Dopo anni, finalmente, il prete maniaco si allontana. Ma rimane un dolore sordo nella testa della ragazza, la fatica di vivere, la paura di ogni uomo, l’orrore per il proprio corpo. La decisione di prendere i voti, spiegata in mezzo a pagine che documentano il tormento psicologico, la difficoltà di trovare qualcuno disposto ad ascoltarla e a crederle.

    “Ora si trattava di pronunciare, una volta per tutte, il nome del mio carnefice, rivelare la sua identità. Non lo avevo mai detto, illudendomi così di proteggere me stessa, invece proteggevo lui. Non lo pronunciavo perché mi vergognavo di me stessa”, spiega la suora che, da adulta, ha avuto modo di incontrare ancora altre volte il suo persecutore. “Mi ha detto: ‘Io non ho mai dimenticato. Spero che tu mi abbia perdonato’. Ho risposto d’impulso:

    “Certo, tanti anni fa”. E lui: ‘Questo per me è un grande sollievo’”.

    I ragionamenti nel libro si accavallano, ma le conclusioni sono chiare: “Ho scoperto che il perdono non c’era mai stato, perché c’era la consapevolezza che non eravamo stati due amanti, bensì vittima e carnefice. E la nostra relazione era un abuso e una violenza. Com’era possibile allora perdonare? Non l’ho fatto allora, e neppure oggi”.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/03/20/news/_abusata_dal_prete_l_accusa_di_una_suora_di_milano_con_l_ok_del_vaticano-135913749/?refresh_ce

  • Prete accusato di molestie su minore a processo: “Mi ricordo poco di lei”

    Prete accusato di molestie su minore a processo: “Mi ricordo poco di lei”

    L’ex parroco ha ricordato: “Non mi ricordo di quella bambina, ricordo invece sua madre”

    di MICHELE ANDREUCCI

    Bergamo, 17 marzo 2016 – Una testimonianza di circa mezz’ora, per ribadire con sicurezza la sua estraneità ai fatti contestati. L’ex vice parroco 40enne di una parrocchia della Bergamasca, è stato il protagonista, in mattinata, della nuova udienza del processo che lo vede imputato di violenza sessuale ai danni di una ragazzina che all’inizio della vicenda aveva solo 6 anni (adesso ne ha 21) e che avrebbe subito le presunte attenzione del sacerdote dal 2001 al 2005, quando lui era il suo insegnante di religione e quando lei frequentava l’oratorio dove l’imputato era coordinatore delle attività invernali ed estive. Il religioso, difeso dall’avvocato Roberto Bruni, ha spiegato al collegio giudicante, presieduto dal giudice Antonella Bertoja, di non aver mai abusato della presunta vittima, parte civile con l’avvocato Michele Olivati. “Mi ricordo poco di lei – ha spiegato il don -. In quel periodo ero insegnante di religione alle scuole elementari del paese e coordinatore dell’oratorio, dunque avevo a che fare con centinaia di bambini. Penso di averla vista pochissime volte, ricordo invece sua madre, che faceva la volontaria all’oratorio e che in compagnia della zia della bambina partecipava alle gite che organizzavamo. Ho sempre avuto un rapporto protettivo con i bambini che venivano presi in giro, emarginati, soli. Allora intervenivo e scherzavo con loro, a volte dando anche qualche pizzicotto per ridere. Quindi può darsi che se lei avesse avuto dei problemi, l’abbia fatto anche con lei. Ma proprio la ricordo molto poco, quasi niente”. Prima del prete, sulla sedia dei testimoni si era invece seduta la presunta vittima, che ha chiesto di parlare a porte chiuse e che ai giudici ha ribadito le sue accuse nei confronti del sacerdote. La ragazza era uscita alla scoperto nel 2013, poco prima di compiere i 18 anni. Era passato molto tempo dalle presunte molestie. Si era recata dai carabinieri colpita da un episodio: un amico aveva sporto denuncia per un pugno preso in faccia. “Lui per una cosa del genere sì e io no?”, aveva rivelato ai militari. Aveva poi aggiunto di non aver detto nulla prima per paura di non essere creduta dai genitori, assai devoti, come lei, che poi invece ha avuto il rigetto per tutto quello che riguarda la chiesa. Prossima udienza il 9 giugno.

    http://www.ilgiorno.it/bergamo/prete-molestie-1.1985683

  • Molestie prete, Tribunale ‘chiama’ Curia

    Molestie prete, Tribunale ‘chiama’ Curia

    Richiesta avanzata famiglia vittime, processo in corso a Vicenza

    http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2016/03/13/molestie-prete-tribunale-chiama-curia_259302ab-644a-4e9e-a657-3bb99ee04a01.html
  • «Ha estorto 20mila euro al prete»

    «Ha estorto 20mila euro al prete»

    Soldi per non rivelare presunti incontri con i ragazzi della parrocchia: 32enne inchiodato dagli sms

    di Maria Fiore

    PAVIA. A metterlo nei guai sono alcuni messaggi sul telefono scambiati con il sacerdote. Sms in cui avrebbe chiesto soldi al parroco in cambio del suo silenzio. Mirko C., un 30enne che abita a Pavia, è indagato con l’accusa di avere estorto a un sacerdote circa 20mila euro per non diffondere la notizia di presunti incontri tra il parroco e alcuni ragazzi che frequentavano la parrocchia. Il sostituto procuratore Morena Susi aveva chiesto il carcere, ma il gip Erminio Rizzi, nell’ordinanza notificata all’indagato pochi giorni fa, ha ritenuto di disporre solo l’obbligo di firma due volte a settimana.

    Secondo il ragionamento del giudice, il 30enne avrebbe avuto un ruolo più marginale di Eddari Abdellatif, il marocchino di 32 anni arrestato a dicembre con la stessa contestazione. Inoltre non ci sarebbe, secondo il giudice, il pericolo di fuga, visto che il 30enne ha un lavoro stabile e una famiglia. Con l’amico Abdellatif (difeso dall’avvocato Pierluigi Vittadini), però, condivide l’accusa di estorsione. Il sacerdote, in tutto, avrebbe versato circa 80mila euro per “comprare” il silenzio dei due indagati e scongiurare così il rischio di uno scandalo.

    Nel capo di imputazione a carico del 30enne di Pavia si parla di circa 20mila euro, che l’uomo si sarebbe fatto dare in più tranche dal parroco con la minaccia di svelare i segreti a sfondo sessuale se il sacerdote non avesse acconsentito alla richiesta. Ma viene anche contestato un tentativo di estorsione, per circa 7mila euro, andato a vuoto perché il sacerdote avrebbe deciso di non pagare più. «Noi neghiamo le contestazioni – si limita a dire l’avvocato difensore del 30enne, Roberto Grittini –. I soldi sono stati dati, ma per altre ragioni che sveleremo nel corso dell’eventuale processo».

    La vicenda dell’estorsione si intreccia con un altro procedimento a carico del sacerdote, che risulta indagato per alcuni sms erotici che sarebbero stati inviati a ragazzi che frequentavano la parrocchia, in un paese del Pavese. Il sacerdote, che è difeso dall’avvocato Marco Casali, si è allontanato dalla parrocchia in attesa della conclusione del procedimento. All’interrogatorio a cui è stato sottoposto, alcune settimane, fa, il sacerdote si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma aveva invece fornito, in dieci pagine di denuncia, informazioni molto circostanziate sui presunti ricatti subiti dai due giovani.

    Il procedimento per estorsione è aperto in procura a Pavia, mentre dell’indagine per adescamento di minori si sta occupando, per competenza, la procura distrettuale di Milano. Questo secondo filone si era aperto dopo che alcuni

    genitori avevano scoperto sms sospetti sui telefoni di alcuni ragazzini. Due giovani avevano anche rilasciato testimonianze compromettenti e il parroco era stato sottoposto a intercettazioni telefoniche per alcune settimane, alla fine del 2015.

    @mariafiore3

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2016/03/12/news/ha-estorto-20mila-euro-al-prete-1.13117519

  • Prete di Crema accusato di pedofilia, verso rito abbreviato

    Prete di Crema accusato di pedofilia, verso rito abbreviato

    I suoi avvocati tenteranno l’accordo stragiudiziale con due vittime di abusi per evitare che si costituiscano parte civile

    Comincia il processo contro don Mauro Inzoli, sacerdote di Crema di 66 anni accusato di abusi sessuali sui minori. Il 9 marzo si è svolta l’udienza preliminare davanti al gup di Cremona Letizia Platè: ed è stata rinviata all’11 maggio. Si va verso la richiesta del rito abbreviato che, in caso di condanna, prevede uno sconto di un terzo della pena.

    Due dei cinque minori vittime degli abusi sono intenzionati a chiedere la costituzione nel processo come parti civili. Ma i difensori di don Inzoli sarebbero propensi a raggiungere un accordo stragiudiziale sul risarcimento dei danni per evitare questo passaggio. Don Inzoli, intanto, continua la “vita di umiltà e preghiera” come da ordine della Santa Sede, che nel 2014, con decisione di papa Francesco, ha ammorbidito il precedente provvedimento di papa Benedetto XVI che aveva stabilito, per il prete di Crema, la riduzione allo stato laicale.

    Secondo l’accusa, don Inzoli avrebbe abusato di minorenni sia durante gli esercizi spirituali tenuti nel suo ufficio sia durante le vacanze organizzate da Comunione e liberazione, di cui era uno dei massimi esponenti lombardi, negli alberghi di villeggiatura.

    Prete di Crema accusato di pedofilia, verso rito abbreviato
    „Appassionato di lusso tanto da essere da tutti conosciuto come “don Mercedes”, tra i fondatori del Banco Alimentare, don Inzoli all’epoca dei fatti era rettore del liceo linguistico Shakespeare e parroco della chiesa della Santissima Trinità di Crema. Città (e diocesi) in cui, dal 2014, non può entrare per provvedimento del Vaticano. Fece molto discutere la sua presenza, a gennaio 2015, al convegno sulla famiglia organizzato in regione Lombardia. In quella occasione, molti dei partecipanti “giurarono” di non averlo riconosciuto.

    http://www.milanotoday.it/cronaca/don-inzoli-rito-abbreviato-pedofilo.html

  • Preti pedofili, la mappa degli abusi Le ombre sulle diocesi lombarde

    Preti pedofili, la mappa degli abusi Le ombre sulle diocesi lombarde

    L’ULTIMO è stato arrestato il 10 febbraio: don Diego Rota parroco di Solza, Bergamo. «Adescava ragazzini», secondo la procura di Brescia che lo indaga per prostituzione minorile. L’ultimo, sì. Di quanti? In quindici anni l’ombra della pedofilia sulla chiesa lombarda ha seguito una parabola in crescita, di pari passo con l’aumento dell’attenzione mediatica e quindi della condanna dell’opinione pubblica.

    Oggi più che mai: sull’onda del pluripremiato successo cinematografico di «Spotlight» e del clamore suscitato dal caso-Pell, il tema torna ad accendere il dibattito, a spaccare le coscienze. Non bisogna andare troppo indietro nel tempo per scoprire che non sempre è stato così. Prima dei 2000 c’è il nulla, o quasi: le testimonianze rimaste di vecchie inchieste alla fine dei ’90 parlano solo di preti rigorosamente anonimi «arrestati per abusi» (un caso a Milano, un altro a Varese).

    Dobbiamo aspettare il 2004 per trovare documentata la prima condanna in Cassazione: da allora e fino al 2015 se ne contano sette nella nostra regione. DonMauro Stefanoni di Laglio, donMatteo Diletti di Bratto (Bergamo), don Roberto Mornati di Gavirate (Varese), don Marco Baresi di Brescia, don Walter Mariani di Mantova, don Domenico Pezzini di Lodi, don Giuseppe Abbiati di Borgarello (Pavia). In tutto fanno 47 anni e un mese di carcere. Quattro, invece, i preti che hanno patteggiato.

    Due sono stati rinviati a giudizio, altrettanti sono arrivati a sentenza in primo grado. Alcuni sono morti di vecchiaia, altri sono tornati a dire messa in nuove parrocchie, due si sono suicidati, di uno si sono perse le tracce. Religiosi (una sola donna) equamente distribuiti fra le 10 diocesi. Abbiamo provato a disegnare una mappa, partendo dalla documentazione raccolta su scala nazionale dall’associazione «Rete l’abuso». Milano, Bergamo, Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, Vigevano: nessuna di loro può scagliare la prima pietra.

    IL GIORNO del 7 marzo 2016 pag 19

  • Violenza sessuale su minore, sacerdote a processo

    Violenza sessuale su minore, sacerdote a processo

    E’ iniziato ieri mattina il processo contro l’ex vice parroco della parrocchia di Serina, accusato di violenza sessuale

    di MICHELE ANDREUCCI

    Serina, 8 marzo 2016 – Per cinque anni, dal 2001 al 2005, avrebbe abusato, palpeggiandola in più occasioni, di una ragazzina che all’inizio della vicenda aveva solo 6 anni (adesso ne ha 21). E’ iniziato ieri mattina, davanti al collegio giudicante presieduto dal giudice Antonella Bertoja, il processo contro don M.G., 40 anni, ex vice parroco della parrocchia di Serina, accusato di violenza sessuale. Il religioso, che attualmente si trova in un convento francescano fuori dalla Bergamasca, ha sempre respinto le accuse e non si spiega perchè la ragazza l’abbia denunciato.

    Quest’ultima, parte civile al dibattimento con l’avvocato Michele Olivati, ha sempre ripetuto al pm Gianluigi Dettori di aver subìto le attenzioni a sfondo sessuale dal periodo in cui frequentava le scuole elementari e fino al primissimo periodo delle medie. Il sacerdote all’epoca era il suo insegnante di religione a scuola ma anche vice parroco ecoordinatore dell’oratorio frequentato dalla ragazzina, i luoghi dove sarebbero avvenuti i presunti abusi. La 21enne si era decisa a parlare solo nel luglio del 2013, una settimana prima di compiere i 18 anni.

    Si era recata dai carabinieri colpita da un episodio: un amico che aveva sporto denuncia per un pugno preso in faccia. “Lui per una cosa del genere sì e io no?”, aveva rivelato ai militari. Aveva poi aggiunto di non aver detto nulla prima per paura di non essere creduta dai genitori, assai devoti. Ieri in aula sono sfilati i primi testimoni. Alcuni giovani, che frequentavano l’oratorio all’epoca dei fatti, hanno spiegato che l’ex viceparroco, durante le confessioni, era solito fare domande imbarazzanti, spesso di carattere sessuale. Una ex compagna alle elementari della presunta vittima, invece, ha spiegato di aver saputo fin da quando aveva 6 anni degli abusi che il prete avrebbe compiuto sull’amica. “Me l’aveva confidato lei, facendomi giurare però di non dire nulla a nessuno”.

    I due fratelli della presunta vittima, infine, hanno ricordato quando la sorella, che stava guardando la televisione con loro, era scoppiata a piangere durante un servizio sulla pedofilia. Secondo l’avvocato Roberto Bruni, la denuncia della ragazza sarebbe in diverse parti inverosimile. Per questo motivo il sacerdote non ha fatto ricorso a riti alternativi, ma ha preferito difendersi un aula nel corso del processo ordinario.

    http://www.ilgiorno.it/bergamo/violenza-sessuale-prete-1.1957463