Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Lombardia

  • Don Alberto Lesmo (Muggiano) condannato: prostituzione minorile

    Don Alberto Lesmo (Muggiano) condannato: prostituzione minorile

    Ma il giudice ha escluso due aggravanti. Un anno e dieci mesi per il sacerdote, sospeso il 25 marzo dalla diocesi

    E’ stato condannato don Alberto Lesmo, 48enne già parroco di Santa Marcellina (Muggiano) e decano di Baggio, a processo con l’accusa di prostituzione minorile. Secondo le indagini, avrebbe avuto rapporti sessuali con un adolescente che poi avrebbe utilizzato il denaro per acquistare cocaina. Il processo si è tenuto con rito abbreviato.

    La condanna è ad un anno e dieci mesi, come stabilito dal gup Gennaro Mastrangelo che non ha riconosciuto due aggravanti contestate al sacerdote (la procura aveva chiesto la condanna a tre anni e quattro mesi). In particolare, ha escluso l’aggravante di avere violato i doveri derivati da essere ministro di culto. Questo perché il giovane non era tra i ragazzi che frequentavano la parrocchia (ma era stato contattato attraverso una chat) e quindi il sacerdote, secondo il gup, non aveva “funzioni educative” verso di lui. La procura era di diverso avviso perché i rapporti sessuali sarebbero avvenuti in locali inerenti alla parrocchia.

    L’altra aggravante esclusa dal gup è quella dei rapporti a pagamento con minore di 16 anni, perché non è accertato quale fosse l’età esatta del giovane all’epoca del primo rapporto tra lui e il prete.

    Secondo l’accusa i rapporti sarebbero andati avanti per uno o due anni fino al 2011, con un pagamento di 150-200 euro alla volta. Tutto sarebbe poi finito con una segnalazione da parte di un ospedale che aveva visitato il giovane in seguito ad un tentato suicidio.

    Il 25 marzo, giorno del Venerdì Santo 2016, la diocesi di Milano ha comunicato di avere sospeso don Alberto Lesmo. Tutta Muggiano, sotto shock, non ha parlato d’altro per settimane.

    Il gup ha anche disposto la trasmissione degli atti alla procura dei minorenni con l’ipotesi di induzione alla prostituzione, perché – dalle indagini – sarebbe emerso, da parte di don Alberto, il “suggerimento” di una chat a cui registrarsi per un altro ragazzo che si prostituiva. Infine è stato anche condannato Guido Milani, ex presidente di un centro ricreativo di Lecco, che avrebbe avuto a sua volta rapporti sessuali con il giovane, in cambio di denaro o direttamente di cocaina, e in un caso avrebbe anche abusato del ragazzo. Milani è stato condannato a quattro anni e sei mesi.

    http://baggio.milanotoday.it/condannato-don-alberto-lesmo.html

  • Sesso con un 16enne, ex parroco di Milano condannato. Rischia un nuovo processo

    Sesso con un 16enne, ex parroco di Milano condannato. Rischia un nuovo processo

    Il ragazzo tentò il suicidio. Un anno e 10 mesi per don Lesmo; 4 anni e 6 mesi all’ex responsabile di un centro ricreativo. Cade l’accusa di aver violato i doveri di un ministro di culto. Ma c’è l’ipotesi di induzione alla prostituzione

    E’ stato condannato a 1 anno e 10 mesi, a fronte di una richiesta della Procura di 3 anni e 4 mesi, don Alberto Paolo Lesmo, l’ex parroco della chiesa di S.Marcellina ed ex decano di Milano-Baggio, accusato di prostituzione minorile per avere avuto rapporti sessuali a pagamento con un adolescente tossicodipendente, che usava i soldi ricevuti per comprare cocaina.

    Il gup di Milano Gennaro Mastrangelo, al termine del processo con rito abbreviato, ha escluso due aggravanti che erano state contestate al religioso, tra cui quella di aver commesso il fatto con violazione dei doveri inerenti alla qualità di ministro di culto. Lo stesso giudice ha anche condannato a 4 anni e 6 mesi Guido Milani, ex presidente pro tempore di un centro ricreativo a Lecco, la ‘Cooperativa ragazzi e cinema’. Stando alle imputazioni, anche Milani avrebbe avuto rapporti sessuali con il ragazzo in cambio di denaro, “circa 200 euro”, o di “3 grammi” di cocaina alla volta. Trasmessi gli atti alla Procura a carico di Lesmo anche per un’ipotesi di induzione alla prostituzione.

    In sostanza, il giudice nelle motivazioni contestuali (che ha riassunto in aula nel processo a porte chiuse) ha spiegato di aver escluso l’aggravante di aver commesso il fatto con violazione dei doveri inerenti alla qualità di ministro di culto, perché il ragazzo, che si prostituiva abitualmente con adulti (non si è costituito parte civile nel procedimento), non era uno di quelli che frequentavano la parrocchia ma era stato contattato dal religioso via chat. Religioso che, dunque, non aveva svolto formalmente alcuna funzione educativa nei suoi confronti.

    Il pm Giovanni Polizzi, titolare dell’inchiesta, aveva invece contestato l’aggravante anche perché i rapporti sessuali (circa 20 in totale) sarebbero avvenuti nei locali della parrocchia. Il gup ha ‘cancellato’ anche l’aggravante dei rapporti sessuali a pagamento con un minore di 16 anni, perché, a detta del giudice, è probabile che il giovane avesse già più di 16 anni quando ha iniziato a prostituirsi con don Lesmo. Nelle prime dichiarazioni, infatti, il ragazzo, che all’epoca aveva appena compiuto 17 anni, aveva detto che si era prostituito “per almeno 2 anni” con il prete e, quindi, che aveva iniziato a 15 anni, ma poi nelle dichiarazioni successive aveva posticipato la data del primo incontro.

    Il procedimento a carico di don Lesmo era venuto a galla lo scorso 25 marzo, il Venerdì Santo, con la comunicazione ufficiale della sospensione del religioso, 48 anni, da parte della Curia di Milano e dell’arcivescovo Angelo Scola. Stando alle indagini del pm Polizzi (che aveva chiesto l’arresto negato dal gip), Lesmo avrebbe adescato il minorenne on line su una chat e avrebbe compiuto “atti sessuali” con il ragazzo fino al 2011, “in cambio di corrispettivi in denaro variabili da 150 a 250 euro per volta”. L’inchiesta era scattata dalla segnalazione di un ospedale nel quale il ragazzo venne visitato nel 2011, anche perché aveva tentato il suicidio. Nel procedimento, poi, erano state messe a verbale le dichiarazioni del giovane di buona famiglia che ora sta studiando e cerca di rifarsi una vita (in aula c’era un suo legale che lo rappresentava come persona offesa).

    All’altro imputato, Milani (che ha avuto, secondo l’accusa, almeno 20 rapporti con il ragazzo), veniva contestato anche di aver costretto il ragazzo “a subire un atto sessuale” in un’occasione.

    Il giudice con la sentenza ha anche disposto la trasmissione degli atti alla Procura per un’ipotesi di induzione alla prostituzione: don Lesmo avrebbe suggerito ad un altro giovane che si prostituiva di frequentare una chat specifica per incontrare nuovi clienti.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/07/12/news/don_lesmo_condanna-143913822/

  • Pedofilia, processo al parroco di Baggio: il pm chiede 3 anni e 4 mesi per don Lesmo

    Pedofilia, processo al parroco di Baggio: il pm chiede 3 anni e 4 mesi per don Lesmo

    Il pm di Milano Giovanni Polizzi ha chiesto 3 anni e 4 mesi di carcere per don Alberto Paolo Lesmo al termine della requisitoria davanti al gup Gennaro Mastrangelo, dove si svolge il processo con rito abbreviato a carico del prete imputato per prostituzione minorile. Don Lesmo, parroco attualmente sospeso della chiesa di S. Marcellina a Milano e decano di Milano-Baggio, è accusato di avere avuto rapporti sessuali a pagamento per tre anni con un adolescente tossicodipendente.

    Don Lesmo avrebbe adescato il minorenne online su una chat. Il sacerdote avrebbe compiuto “atti sessuali” con il ragazzo, tra il 2009 e il 2011, quando l’adolescente aveva tra i 15 e i 17 anni, “in cambio di corrispettivi in denaro variabili da 150 a 250 euro per volta”. L’inchiesta sarebbe scattata dalla segnalazione di un ospedale nel quale il ragazzo venne visitato nel 2011, dopo aver tentato il suicidio. Il parroco, sempre stando alle indagini, sarebbe stato a conoscenza del fatto che il ragazzo ai tempi usava i soldi ricevuti per comprare droga, in particolare cocaina, ma il sacerdote non ha mai ceduto direttamente droga.

    Il pm ha chiesto, inoltre, 4 anni e 8 mesi per Guido Milani, ex presidente pro tempore di un centro ricreativo a Lecco, la ‘Cooperativa ragazzi e cinema’. Milani è accusato oltre che di prostituzione minorile, anche di violenza sessuale su minori e cessione di stupefacenti. Il processo riprenderà il prossimo 12 luglio.

  • Sesso con un minorenne: chiesti 3 anni e 4 mesi di condanna per il parroco di Baggio

    Sesso con un minorenne: chiesti 3 anni e 4 mesi di condanna per il parroco di Baggio

    Il pubblico ministero di Milano Giovanni Polizzi ha chiesto 3 anni e 4 mesi di condanna per il parroco di Baggio, alla periferia di Milano. Il religioso, don Alberto Paolo Lesmo, che oltre a essere decano di Baggio è stato parroco della chiesa di S. Marcellina a Milano (incarichi dai quali è stato sospeso dall’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola), è accusato di aver compiuto “atti sessuali” con un ragazzino all’epoca minorenne tra il 2009 e il 2011. Don Lesmo avrebbe conosciuto e adescato il ragazzino su una chat. In cambio delle prestazioni sessuali, il prete avrebbe pagato il ragazzino, che aveva tra i 15 e i 17 anni, con somme tra i 150 e i 250 euro per volta. Somme che probabilmente il giovane, tossicodipendente, utilizzava per la droga: dettaglio di cui il prete sarebbe stato a conoscenza. L’inchiesta era partita nel 2011 dopo una segnalazione di un ospedale: in quella circostanza il ragazzino aveva tentato il suicidio.

    Nella sua requisitoria il pm Polizzi ha espresso apprezzamento per la decisione presa dalla Curia milanese nei confronti del religioso, cui per il suo ruolo il pm contesta anche delle aggravanti. Il processo a Don Lesmo si svolge con rito abbreviato davanti al giudice per l’udienza preliminare Gennaro Mastrangelo. Nello stesso processo il pm Polizzi ha anche chiesto la condanna a 4 anni e 8 mesi di carcere per Guido Milani, ex presidente di un centro ricreativo di Lecco. L’uomo è accusato di prostituzione minorile, violenza sessuale e cessione di sostanze stupefacenti. Il processo è riaggiornato al prossimo 12 luglio.

    http://milano.fanpage.it/sesso-con-un-minorenne-chiesti-3-anni-e-4-mesi-di-condanna-per-il-parroco-di-baggio/

  • Cl coprì il pedofilo don Inzoli

    Cl coprì il pedofilo don Inzoli

    Come il Vaticano e Cl hanno coperto il pedofilo don Inzoli. Il prete condannato a 4 anni e 9 mesi per cinque abusi sui ragazzini. Ma per il procuratore sono stati un centinaio, fin dagli Anni 90. Mai denunciati dal movimento di don Giussani.

    La storia

    Come Vaticano e Cl hanno coperto il pedofilo don Mauro Inzoli. Bisogna partire dalle parole del procuratore Roberto Di Martino, concesse ai cronisti locali fuori dall’aula del tribunale di Crema, per capire la condanna a 4 anni e 9 mesi di carcere per pedofilia inflitta a don Mauro Inzoli, 66 anni, prete un tempo ai vertici di Comunione e liberazione, il movimento fondato da don Luigi Giussani.
    «Gli episodi sono a mio avviso un centinaio, tra il 1995 e il 2008», ha detto Di Martino, che aveva proposto sei anni di reclusione di fronte al gup dopo che la difesa di Inzoli, gli avvocati Neri Diodà e Corrado Limentani, aveva chiesto il rito abbreviato.

    La sentenza è comunque pesante, considerando che il rito abbreviato dà il diritto allo sconto di un terzo della pena, ma riguarda ‘solo’ cinque casi e ha tenuto conto del risarcimento dei minori, ragazzini tra i 12 e 14 anni, con 25 mila euro a testa: ha anche ricevuto il divieto di avvicinarsi per cinque anni a luoghi frequentati da minorenni.

    Reati tra il 2004 ed il 2008

    I fatti contestati sono tra il 2004 e il 2008, quando Inzoli era rettore al liceo linguistico Shakespeare eparroco della chiesa della Santissima Trinità di Crema a cui faceva capo il gruppo Gioventù studentesca.
    Per questo gli è stato contestato in giudizio anche l’abuso di autorità: i ragazzini, oggetto di carezze, baci e masturbazioni spesso durante le vacanze estive, sarebbero rimasti allibiti dal suo comportamento, anche perché don Mauro è considerato un idolo in Cl .

    Buoni rapporti coi politici

    Non solo tra loro. Perché Inzoli ha sempre avuto anche rapporti di livello con la politica nazionale e locale, come con il sistema che gli gira intorno.

    Destò molte polemiche la sua presenza al Forum famiglieorganizzato dalla Regione Lombardia, nel gennaio del 2015.
    In pochi, tra politici e giornalisti, avrebbero mai pensato che il fondatore del Banco Alimentare potesse mai essere accusato di reati così gravi.

    I casi potrebbero essere un centinaio: molti non contestati

    Ma secondo il procuratore i casi di violenza sui minori sarebbero stati molti di più, coperti in parte dalla cappa di omertà dentro Cl e anche perché il Vaticano, nonostante il nuovo corso di papa Francesco sulla pedofilia nella chiesa, non ha di sicuro aiutato.
    Si tratta di un silenzio che perdura ancora adesso nel movimento ora guidato da don Julian Carron, dopo che Cl e relativi ciellini avevano cercato con Bergoglio una nuova linea e una diversa considerazione all’interno della Chiesa, soprattutto in seguito agli scandali finanziari di Regione Lombardia e del governatore Roberto Formigoni.
    Ed è un’omertà che neppure gli interventi della diocesi di Crema nel 2012 e poi nel 2014 hanno saputo scalfire.

    Protetto da prescrizione

    Di Martino ha detto: «Nonostante la Santa sede non si sia prodigata a fornire gli atti, sono contento perché si è giunti all’accertamento della verità».
    Secondo il procuratore gli episodi di abusi sessuali «sono addirittura un centinaio, ma si tratta di casi non contestati, perché o prescritti o per i quali non vi erano gli estremi per procedere, ma andavano inquadrati nel contesto: la gravità del reato si desume da ciò che sta intorno».

    Nessun dettaglio scabroso

    In questi mesi il magistrato si è mosso con tutte le esigenze del caso con i giornalisti. Di dettagli scabrosi o terribili non ne sono usciti dalla procura. Per questo ha spiegato il ritardo con cui sono state presentate le denunce.

    Da parte dei ragazzi ci sono stati «imbarazzo e timore nel denunciare»

    Un elemento da non sottovalutare nell’inchiesta è stato «il timore di queste persone a denunciare i fatti, cosa che ha ritardato l’emersione degli stessi. C’è stato un grande imbarazzo da parte delle vittime a denunciare gli episodi a chicchessia, non dico all’autorità giudiziaria. Ma le famiglie ci hanno creduto poco, i vescovi non parliamone, perché non si pensava che questo personaggio potesse essere l’autore dei fatti emersi con grave ritardo».

    Famiglie a disagio

    Il procuratore, scrivono i quotidiani Cremaoggi e La Provincia di Crema, ha spiegato come «leggendo le testimonianze tuttora si avverta una fatica e un imbarazzo da parte dei ragazzi».
    Anche perché «le stesse vittime si rendevano conto di aver messo a loro volta in imbarazzo le famiglie, nel cui interno in alcuni casi sono nate delle contrapposizioni. Si è creata tutta una serie di situazioni che non ha facilitato la cosa: comunque, meglio tardi che mai». Tutt’ora alcuni ragazzini sono in analisi seguiti da psicologi.

    Una vita con gli adolescenti

    Inzoli, ”don Mercedes” come lo hanno soprannominato in questi anni i quotidiani, amante dei sigari Montecristo, ha passato una vita a stretto contatto con gli adolescenti.
    È stato anche rettore della Fondazione Fides et Ratio di Lodi che «svolge la sua opera educativa attraverso diversi livelli di istruzione, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado».
    C’è voluto l’esposto del deputato di Sinistra italiana Franco Bordo, risalente al 28 giugno 2014, per arrivare a sentenza.

    «Senza omertà molte violenze in meno»

    «Dopo anni di silenzi, omertà e coperture, nonostante la mancata collaborazione da parte del Vaticano, in questo caso si è riusciti a ricostruire i reati legati a circa 20 episodi accertati, e purtroppo forse non tutti, che hanno portato prima al risarcimento delle vittime da parte del sacerdote, poi a questa condanna. Dopo la sentenza», ha concluso Bordo, «rimangono la vicinanza al dolore delle vittime e tanta amarezza: se i fatti fossero stati denunciati da chi di dovere e con tempestività, alcune di esse non avrebbero subito quella terribile esperienza».

  • Come il Vaticano e Cl hanno coperto il pedofilo don Inzoli

    Come il Vaticano e Cl hanno coperto il pedofilo don Inzoli

    Il prete condannato a 4 anni e 9 mesi per cinque abusi sui ragazzini. Ma per il procuratore sono stati un centinaio, fin dagli Anni 90. Mai denunciati dal movimento di don Giussani. La storia.

    Bisogna partire dalle parole del procuratore Roberto Di Martino, concesse ai cronisti locali fuori dall’aula del tribunale di Crema, per capirela condanna a 4 anni e 9 mesi di carcere per pedofilia inflitta a don Mauro Inzoli, 66 anni, prete un tempo ai vertici di Comunione e liberazione, il movimento fondato da don Luigi Giussani.
    «Gli episodi sono a mio avviso un centinaio, tra il 1995 e il 2008», ha detto Di Martino, che aveva proposto sei anni di reclusione di fronte al gup dopo che la difesa di Inzoli, gli avvocati Neri Diodà e Corrado Limentani, aveva chiesto il rito abbreviato.
    La sentenza è comunque pesante, considerando che il rito abbreviato dà il diritto allo sconto di un terzo della pena, ma riguarda ‘solo’ cinque casi e ha tenuto conto del risarcimento dei minori, tra i 12 e 14 anni, con 25 mila euro a testa: ha anche ricevuto il divieto di avvicinarsi per cinque anni a luoghi frequentati da minorenni.
    REATI TRA IL 2004 E IL 2008. I fatti contestati sono tra il 2004 e il 2008, quando Inzoli era rettore al liceo linguistico Shakespeare e parroco della chiesa della Santissima Trinità di Crema a cui faceva capo il gruppo Gioventù studentesca.
    Per questo gli è stato contestato in giudizio anche l’abuso di autorità: i ragazzi, oggetto di carezze, baci e masturbazioni spesso durante le vacanze estive, sarebbero rimasti allibiti dal suo comportamento, anche perché don Mauro è considerato un idolo tra i ciellini.
    BUONI RAPPORTI COI POLITICI. Non solo tra loro. Perché Inzoli ha sempre avuto anche rapporti di livello con la politica nazionale e locale, come con il sistema che gli gira intorno.
    Destò molte polemiche la sua presenza al Forum famiglie organizzato dalla Regione Lombardia, nel gennaio del 2015.
    In pochi, tra politici e giornalisti, avrebbero mai pensato che il fondatore del Banco Alimentare potesse mai essere accusato di reati così gravi.

    I casi potrebbero essere un centinaio: molti non contestati

    Ma secondo il procuratore i casi di violenza sui minori sarebbero stati molti di più, coperti in parte dalla cappa di omertà dentro Cl e anche perché il Vaticano, nonostante il nuovo corso di papa Francesco sulla pedofilia nella chiesa, non ha di sicuro aiutato.
    Si tratta di un silenzio che perdura ancora adesso nel movimento ora guidato da don Julian Carron, dopo che i ciellini avevano cercato con Bergoglio una nuova linea e una diversa considerazione all’interno della Chiesa, soprattutto in seguito agli scandali finanziari di Regione Lombardia e del governatore Roberto Formigoni.
    Ed è un’omertà che neppure gli interventi della diocesi di Crema nel 2012 e poi nel 2014 hanno saputo scalfire.
    PROTETTO DA PRESCRIZIONE. Di Martino ha detto: «Nonostante la Santa sede non si sia prodigata a fornire gli atti, sono contento perché si è giunti all’accertamento della verità».
    Secondo il procuratore gli episodi di abusi sessuali «sono addirittura un centinaio, ma si tratta di casi non contestati, perché o prescritti o per i quali non vi erano gli estremi per procedere, ma andavano inquadrati nel contesto: la gravità del reato si desume da ciò che sta intorno».
    NESSUN DETTAGLIO SCABROSO. In questi mesi il magistrato si è mosso con tutte le esigenze del caso con i giornalisti. Di dettagli scabrosi o terribili non ne sono usciti dalla procura. Per questo ha spiegato il ritardo con cui sono state presentate le denunce.

    Da parte dei ragazzi ci sono stati «imbarazzo e timore nel denunciare»

    Un elemento da non sottovalutare nell’inchiesta è stato «il timore di queste persone a denunciare i fatti, cosa che ha ritardato l’emersione degli stessi. C’è stato un grande imbarazzo da parte delle vittime a denunciare gli episodi a chicchessia, non dico all’autorità giudiziaria. Ma le famiglie ci hanno creduto poco, i vescovi non parliamone, perché non si pensava che questo personaggio potesse essere l’autore dei fatti emersi con grave ritardo».

    FAMIGLIE A DISAGIO. Il procuratore, scrivono i quotidiani Cremaoggi e La Provincia di Crema, ha spiegato come «leggendo le testimonianze tuttora si avverta una fatica e un imbarazzo da parte dei ragazzi».
    Anche perché «le stesse vittime si rendevano conto di aver messo a loro volta in imbarazzo le famiglie, nel cui interno in alcuni casi sono nate delle contrapposizioni. Si è creata tutta una serie di situazioni che non ha facilitato la cosa: comunque, meglio tardi che mai». Tutt’ora alcuni ragazzi sono in analisi seguiti da psicologi.
    UNA VITA CON GLI ADOLESCENTI. Inzoli, ”don Mercedes” come lo hanno soprannominato in questi anni i quotidiani, amante dei sigari Montecristo, ha passato una vita a stretto contatto con gli adolescenti.
    È stato anche rettore della Fondazione Fides et Ratio di Lodi che «svolge la sua opera educativa attraverso diversi livelli di istruzione, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado».
    C’è voluto l’esposto del deputato di Sinistra italiana Franco Bordo, risalente al 28 giugno 2014, per arrivare a sentenza.
    «SENZA OMERTÀ MOLTE VIOLENZE IN MENO». «Dopo anni di silenzi, omertà e coperture, nonostante la mancata collaborazione da parte del Vaticano, in questo caso si è riusciti a ricostruire i reati legati a circa 20 episodi accertati, e purtroppo forse non tutti, che hanno portato prima al risarcimento delle vittime da parte del sacerdote, poi a questa condanna. Dopo la sentenza», ha concluso Bordo, «rimangono la vicinanza al dolore delle vittime e tanta amarezza: se i fatti fossero stati denunciati da chi di dovere e con tempestività, alcune di esse non avrebbero subito quella terribile esperienza».
    Twitter @ARoldering

    http://www.lettera43.it/cronaca/come-il-vaticano-e-cl-hanno-coperto-il-pedofilo-don-inzoli_43675251788.htm

  • Don Inzoli, quattro anni e nove mesi per violenza sessuale su minori

    Don Inzoli, quattro anni e nove mesi per violenza sessuale su minori

    Il procuratore capo di Cremona Roberto di Martino aveva chiesto sei anni di reclusione. Otto gli episodi di violenza sessuali contestati al prete ridotto allo stato laicale. Polemica sulla rogatoria negata alla procura.

    Quattro anni e nove mesi per ‘don Mercedes’. E il divieto di recarsi in luoghi frequentati da minori. E’ la condanna, arrivata nel primo pomeriggio, inflitta a don Mauro Inzoli, sacerdote e capo spirituale di Comunione e Liberazione, accusato di abusi su minorenni con l’aggravante dell’abuso di autorità. La decisione del giudice Letizia Platè è avvenuta in sede di udienza preliminare essendo stato, don Inzoli, processato con rito abbreviato.

    Il procuratore capo di Cremona Roberto di Martino aveva chiesto sei anni di reclusione. Otto gli episodi di violenza sessualicontestati al prete, sempre assente alle udienze durante il processo. Il sacerdote, difeso dai legali Nerio Diodà e Corrado Limentani (foro di Milano), aveva già risarcito cinque minori con la somma di 25 mila euro a testa. Gli abusi, secondo l’accusa, sono stati commessi tra il 2004 e il 2008 non solo nell’ufficio del religioso ma anche nei luoghi di villeggiatura durante le vacanze estive. Tra le persone offese figura un ragazzino che all’epoca dei fatti aveva solo 12 anni. Le altre vittime avevano tra i 13 e i 16 anni. L’aggravante dell’abuso di autorità si deve ai ruoli ricoperti da don Inzoli: a Crema, rettore del liceo linguistico Shakespeare e parroco della chiesa della Santissima Trinità.

    Contro don Inzoli era già intervenuta la Santa sede, sotto Benedetto XVI,punendolo con lariduzione allo stato laicale. Francesco, in seguito, ammorbidì la sanzione e invitò il prete a condurre una vita di “preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”. Ma ‘don Mercedes’ si era recato, nel gennaio del 2015, al convegno sulla famiglia organizzato dalla Regione a Milano. In prima fila, in sala, Roberto Maroni; poco dietro don Inzoli, immortalato dai fotografi.

    Duro il commento del procuratore di Martino nei confronti la Santa Sede per il diniego alla richiesta di rogatoria avanzata a suo tempo dalla procura. “Nonostante la Santa Sede non si sia prodigata nella consegna degli atti, sono contento che si sia giunti all’accertamento della verità. Se ci fosse stata più collaborazione, avremmo potuto sentire anche qualcun altro e in questo modo nelle testimonianze ci sarebbe stata una maggiore diversificazione”.

    “La giustizia italiana ha fatto il suo corso”, ha commentato inveceFranco Bordo, parlamentare di Sinistra Italiana, che due anni fa sollevò la questione con un esposto dal quale prese il via la vicenda giudiziaria. “Dopo anni di silenzi, omertà e coperture, nonostante la mancata collaborazione da parte del Vaticano, in questo caso si è riusciti a ricostruire i reati legati a circa 20 episodi accertati. Dopo questa sentenza rimangono la vicinanza al dolore delle vittime e tanta amarezza: se i fatti fossero stati denunciati da chi di dovere e con tempestività, alcune di esse non avrebbero subito quella terribile

  • Darfo Boario Terme: arresto di don Angelo Bianchetti, le indagini proseguono „In casa di Don Angelo anche dei sex-toy: “Forse coinvolti altri ragazzini”

    Darfo Boario Terme: arresto di don Angelo Bianchetti, le indagini proseguono „In casa di Don Angelo anche dei sex-toy: “Forse coinvolti altri ragazzini”

    Proseguono le indagini sulla vicenda di don Angelo Bianchetti, il parroco di Darfo Boario Terme accusato di rapporti sessuali reiterati con un minorenne. In casa sarebbero stati trovati dei giocattoli sessuali
    La prima (e unica) notizia certa è che don Angelo Bianchetti ha cambiato avvocato, ma comunque ancora non parla. La seconda, ma ancora tutta da verificare, è che potrebbero esserci altri ragazzi coinvolti oltre al 14enne che si era avvicinato alla parrocchia per ottenere il battesimo. Il parroco di Darfo Boario Terme intanto è ai domiciliari, in attesa di una chiamata: non quella divina, ma quella del tribunale.

    Questa sarebbe stata la merce di scambio: sesso in cambio di lezioni di catechismo, fino ad arrivare appunto al battesimo. Gli inquirenti sono al lavoro, stanno cercando proprio nella casa di Bianchetti: al setaccio anche il personal computer del parroco bresciano.

    In quella casa si sarebbero consumati infatti i rapporti sessuali, completi e reiterati secondo quanto riportato dall’accusa. Durante l’ultima perquisizione sarebbe poi stato trovato un po’ di tutto: preservativi, del lubrificante intimo, perfino alcuni sex-toy.

    Le due parrocchie che Bianchetti seguiva, Corna e Bessimo, sono state affidate al vicario Danilo Vezzoli. In paese ovviamente se ne parla: sono ancora tanti quelli schierati in difesa di don Angelo, ma giorno dopo giorno sempre meno.

    Non si esclude che nei prossimi giorni venga organizzata una fiaccolata di solidarietà. Ma si attende probabilmente qualche novità dalle indagini, che proseguono serrate, e con il massimo riserbo.
    http://www.bresciatoday.it/cronaca/Darfo-don-Angelo-Bianchetti-indagini.html
  • Ragazzino chiede il battesimo, il parroco lo violenta

    Ragazzino chiede il battesimo, il parroco lo violenta

    Al prete i carabinieri hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare. Adesso è ai domiciliari nella parrocchia in cui era arrivato nel 2007.

    Brescia, 15 giugno 2016 – «Se racconti quello che è successo andrai all’inferno». Così don Angelo Blanchetti, 55 anni, parroco di Corna di Darfo e di Bessimo in provincia di Brescia, avrebbe detto a un ragazzino di quattordici anni al termine di ogni rapporto sessuale completo consumato con lui. Le attenzioni del don sarebbero iniziate due anni fa e i rapporti si sarebbero avvenuti tra il cucinino e lo studio dell’abitazione del parroco, su una coperta che il sacerdote gettava per terra e che ora è stata sequestrata. A don Blanchetti ieri mattina i carabinieri hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare. Adesso è ai domiciliari nella parrocchia in cui era arrivato nel 2007, dopo essere stato viceparroco ad Artogne dal 1987 al 1997 e parroco in una frazione del comune di Pian Camuno, in bassa Val Camonica, dal 1997 al 2007.

    Violenza sessuale continuata, il reato contestato dalla procura di Brescia al sacerdote nato a Breno nel 1961 che la Diocesi ieri mattina, una volta appresa la notizia dell’arresto, ha deciso di sospendere affidando le sue parrocchie a un amministratore. Il parroco avrebbe approfittato dell’adolescente di origine straniera durante il percorso di catechesi che il quattordicenne stava affrontando per poter ricevere il battesimo. Per due anni il ragazzino non ha raccontato nulla di ciò che accadeva nell’abitazione di don Angelo, poi sabato non è più riuscito a mantenere quel pesante segreto e si è confidato con il pastore della chiesa evangelica apostolica di Milano che il giovane frequenta con la famiglia. Il pastore dopo averlo ascoltato gli ha detto di denunciare tutto ai carabinieri. Ieri mattina i militari sono arrivati nell’abitazione di don Blanchetti e lì oltre alla coperta hanno trovato chiusi dentro una cassaforte anche diversi preservativi e lubrificanti. Gli stessi che il ragazzino aveva raccontato di avere visto nella casa di don Angelo. Al sacerdote è inoltre stato sequestrato il computer per verificare la presenza o meno di immagini pedopornografiche. Nei prossimi giorni don Blanchetti sarà ascoltato dal gip Giovanni Pagliuca.

    «Il mio cliente è molto provato – dice Benedetto Maria Bonomo, il legale del sacerdote – Stiamo valutando le carte per poter chiarire tutti gli elementi». L’indagine potrebbe non essere conclusa. La procura cercherà di capire se anche altri ragazzini possano essere stati vittime di abusi. Fuori dalla parrocchia dove il sacerdote è ai domiciliari alcune mamme del paese gli hanno espresso solidarietà: «Sono tutte calunnie, don Angelo è sempre stato buono e qualcuno può averne approfittato».

    http://www.ilgiorno.it/brescia/parroco-violenta-minorenne-1.2255653

  • Parroco arrestato, giovane denuncia: “Don Angelo abusò di me 25 anni fa”

    Parroco arrestato, giovane denuncia: “Don Angelo abusò di me 25 anni fa”

    Brescia, 16 giugno 2016 – “Venticinque anni fa Don Angelo ha abusato di me con le stesse modalità emerse oggi”. La testimonianza è stata raccolta dal sostituto procuratore di Brescia Ambrogio Cassiani, al quale si è rivolto un 35enne di Artogne, sempre in Vallecamonica, che ha riferito di fatti accaduti quando aveva nove anni e frequentava la parrocchia del paese dove don Angelo Blanchetti – sacerdote bresciano, parroco di Corna di Darfo in provincia di Brescia, arrestato e ai domiciliari con l’accusa di violenza sessuale su un ragazzino di 14 anni che ha spiegato di aver subito violenze da gennaio 2015 e fino a maggio scorso –  all’epoca faceva il curato.

    Per la Procura la testimonianza è attendibile, ma non può entrare nell’attuale fascicolo di indagine. Il sacerdote sarà interrogato sabato mattina.

    http://www.ilgiorno.it/brescia/parroco-arrestato-violenza-minorenni-1.2261770