Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Lombardia

  • Don Gabriele Corsani: il prete amico dei Berlusconi condannato

    Don Gabriele Corsani: il prete amico dei Berlusconi condannato

    di Dario Ferri – 16/07/2013 – La storia sulla Stampa

    Tre anni di galera per Don Gabriele Corsani, salesiano di Pavia che è stato riconosciuto colpevole di aver molestato sessualmente un giovane in un albergo a Rimini. La storia la racconta la Stampa:

    L’inchiesta della Procura di Rimini nei riguardi del sacerdote – vicino alla famiglia Berlusconi – era partita il 5 luglio 2011, con la denuncia del ragazzo, che oramai 24enne aveva trovato il coraggio di raccontare tutto. Secondo l’accusa, il sacerdote aveva attirato in una stanza l’ex allievo di una scuola di ispirazione cattolica del milanese, proponendogli di dormire insieme per poi palpeggiarlo.

    Il ragazzo era riuscito a fuggire:

    Don Corsani era stato il primo sacerdote ad accorrere a casa di Rosa Bossi Berlusconi, madre di Silvio Berlusconi, alla notizia della sua morte nel febbraio 2008 aMilano.Un anno dopo il religioso aveva concelebrato ad Arcore la Messa funebre di Maria Antonietta Berlusconi, sorella dell’allora premier.

    http://www.giornalettismo.com/archives/1031447/don-gabriele-corsani-il-prete-amico-dei-berlusconi-condannato/

    Molestie, tre anni a don Gabriele Sesto sotto choc per il “suo” prete
    Violenza sessuale su allievo, condannato
    Condannato dal Tribunale di Rimini dopo la denuncia di un giovane

    di Patrizia Longo
    Don Gabriele Corsani (Spf)

    Sesto San Giovanni, 16 luglio 2013 – Una città incredula e sotto choc. Non potrebbe essere altrimenti di fronte alla notizia della condanna a tre anni (ieri il rito abbreviato a Rimini) per don Gabriele Corsani, 45 anni da compiere, accusato di molestie sessuali da un suo ex studente. Perché il “Donga”, come lo chiamavano i suoi alunni dai Salesiani – che il sacerdote ha frequentato da ragazzo e dove poi si è ritrovato a lavorare per tanti anni – non è un un prete qualsiasi.
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    Nella Sesto delle acciaierie, don Gabriele è nato e cresciuto. Qui ha frequentato gli istituti Don Bosco di viale Matteotti: prima la media Marelli e poi il centro di formazione professionale Falck e l’istituto tecnico Breda, dove è diventato perito elettronico. A Sesto, figlio di Salesiani, ha scoperto la sua vocazione. E qui è stato ordinato sacerdote: proprio nella parrocchia al quartiere Rondinella, dove giocava da bambino. Monsignor Luigi Olgiati, per tanti anni guida spirituale della città, lo aveva particolarmente a cuore: gli donò i suoi breviari, quando divenne sacerdote, e gli lasciò il calice della sua prima messa.

    A rendere il “Donga” un prete speciale, a Sesto San Giovanni, è stata anche la sua passione per il basket e per il calcio, il suo carisma e la capacità di organizzare grandi eventi: tornato in città dopo quindici anni (dopo il noviziato, gli studi di filosofia, il tirocinio, la licenza in teologia e il diaconato), non si è mai perso una partita dell’Olimpia Milano o del Milan, a cui ha sempre portato i suoi alunni. I biglietti e il lasciapassare negli spogliatoi, come premio per i più meritevoli.

    Tanto stimato da Silvio Berlusconi, che lo ha chiamato al capezzale di mamma Rosa come amico di famiglia, e da Ombretta Colli, che lo ha voluto per l’omelia al funerale di Giorgio Gaber, ha portato a Sesto San Giovanni il «Gospel Festival», manifestazione benefica di grande successo, con artisti di livello internazionale. L’organizzatore della Festa di San Giovanni, cinque anni fa, è stata la naturale conseguenza. La promozione a Pavia, come economo al collegio dei Salesiani, non ha spezzato il legame con la sua città. Che, inevitabilmente, ha accolto con stupore la notizia della condanna.«Mi sembra tutto così assurdo» aveva detto don Gabriele lo scorso febbraio, quando la procura di Rimini aveva chiesto il suo rinvio a giudizio. Ieri il suo avvocato, Kira Vittone, ha annunciato che farà appello.

    patrizia.longo@ilgiorno.net

    http://www.ilgiorno.it/sesto/cronaca/2013/07/16/920311-violenza-sessuale-don-gabriele-corsani-condannato.shtml

    Condannato per violenza sessuale sacerdote sestese

    Il giudice ha riconosciuto colpevole don Gabriele Corsani di aver molestato sessualmente un giovane, all’epoca dei fatti, nel 2007, appena ventenne, in una camera d’albergo di Rimini dove il gruppo si trovava per un seminario
    Redazione15 luglio 2013

    È stato condannato a Rimini con rito abbreviato a tre anni di reclusione, per violenza sessuale su un ex allievo, don Gabriele Corsani, 45 anni, economo del collegio salesiano di Pavia. Il giudice ha riconosciuto colpevole don Corsani di aver molestato sessualmente un giovane, all’epoca dei fatti, nel 2007, appena ventenne, in una camera d’albergo di Rimini dove il gruppo si trovava per un seminario.

    L’inchiesta della Procura di Rimini nei riguardi del sacerdote – vicino alla famiglia Berlusconi – era partita il 5 luglio 2011, con la denuncia del ragazzo, che oramai 24enne aveva trovato il coraggio di raccontare tutto. Secondo l’accusa, il sacerdote aveva attirato in una stanza l’ex allievo, di una scuola di ispirazione cattolica del Milanese, proponendogli di dormire insieme per poi palpeggiarlo sui genitali.

    Il ragazzo era riuscito a fuggire. Nel corso delle indagini affidate ai carabinieri sarebbe emerso un altro episodio, raccontato ma non denunciato da un diciannovenne che, nel 2005, don Gabriele avrebbe tentato di baciare sulle labbra. Per l’episodio del presunto bacio don Gabriele Corsani è stato assolto, mentre per la violenza in camera d’albergo il giudice ha stabilito, oltre alla condanna a tre anni, anche una provvisionale di 5.000 euro.

    La parte civile, rappresentata dall’avvocato Monica Gnesi di Monza, aveva chiesto almeno 20 mila euro. Non è da escludere quindi l’avvio di una causa civile nonchè dell’appello in sede penale.

    Don Corsani era stato il primo sacerdote ad accorrere a casa di Rosa Bossi Berlusconi, madre di Silvio Berlusconi, alla notizia della sua morte nel febbraio 2008 a Milano. Un anno dopo il religioso aveva concelebrato ad Arcore la Messa funebre di Maria Antonietta Berlusconi, sorella dell’allora premier. Don Gabriele aveva conosciuto Silvio Berlusconi nel 2002: dai Salesiani l’ex presidente del Consiglio ha studiato e da allora è sempre rimasto legato all’ordine religioso.

    http://www.milanotoday.it/cronaca/don-gabriele-corsani-condanna-violenza-sessuale.html

  • «Don Luigi vittima del pregiudizio Si è creato eccessivo allarmismo»

    «Don Luigi vittima del pregiudizio Si è creato eccessivo allarmismo»

    Don Pierluigi, il vicario di Casirate: non può essere etichettato per tutta la vita

    Don Pierluigi Fontana

    Sabato, l’oratorio di Pumenengo è deserto. Per festeggiare l’ultimo giorno del Centro ricreativo estivo della parrocchia, 65 bambini, i loro genitori e 10 assistenti sono andati in gita al parco acquatico delle Vele nel Bresciano. Una comitiva di quasi 150 persone. Con loro c’è don Luigi Mantia, il sacerdote che sostituisce il parroco e che in febbraio ha patteggiato due anni di reclusione (pena sospesa) per abusi sessuali su due minori. Per Pumenengo pare non sia un problema. Quel prete schietto – che da maggio sostituisce il parroco – piace, la comunità lo apprezza e quando nei giorni scorsi è stato contestato, gli si è stretta intorno facendo quadrato. A sollevare il caso – come abbiamo riferito – sono state le famiglie di Casirate, per cui quell’episodio del 2009 è insuperabile. La querelle si è accesa perché quest’anno le due parrocchie hanno organizzato insieme la vacanza in montagna. Alla notizia che avrebbe partecipato don Mantia a Casirate è scoppiata una bufera. Per i genitori è inopportuno – qualcuno ha sostenuto «improponibile» – mandare i figli in vacanza insieme a quel sacerdote. E non sono servite le rassicurazioni del vicario, don Pierluigi Fontana, 31 anni. Alla fine don Mantia, per non far saltare la vacanza, ha deciso di rimanere a casa. A guidare i due gruppi sarà solo don Pierluigi. Il quale ieri pomeriggio era in oratorio per definire gli ultimi dettagli prima della partenza di oggi. E ha accettato di spiegare il suo punto di vista. «Mi spiace molto che sia andata a finire così – riflette -, si è data troppa eco a una vicenda che è nata nel più normale dei modi: ero a tavola con don Luigi ed è nata l’idea portare i rispettivi gruppi dell’oratorio insieme in montagna».

    Mentre organizzavate la vacanza, non è insorta l’esigenza di informare le famiglie in merito alla vicenda giudiziaria che ha coinvolto don Luigi?
    «Non ho voluto tener nascosto niente a nessuno, ma non mi sono neanche posto il problema. Don Luigi non è uno sconosciuto a Casirate, ha celebrato messa e ci ha accompagnato a Milano per l’incontro con il Papa. In questi due anni ha sempre avuto la stima del vescovo ed è rimasto in servizio. Oltre al patteggiamento c’é tutta una serie di elementi che dovrebbe consegnare il nostro giudizio in un’ottica positiva e fugare ogni dubbio».

    Però è comprensibile che un genitore si preoccupi quando si parla di reati di questo tipo. Cosa ha detto quando le hanno espresso le loro riserve?
    «Ho detto che se non pensavano di avere garanzie, tenessero pure a casa i loro figli. Le preoccupazioni sono comprensibili, ma ho proposto la vacanza perché sapevo di poter offrire tutte le garanzie del caso. Alcune famiglie avevano già incrociato don Luigi, certo non era una conoscenza approfondita, ma non è neanche uno sconosciuto arrivato da chissà dove. Si è creato un allarmismo eccessivo».

    L’ha ferita la mancanza di fiducia dei suoi parrocchiani?
    «Certo non mi ha reso felice. Speravo che la mia parola e le garanzie che potevo offrire avessero un certo peso. Sono ottimista. Supereremo questa situazione. C’è la volontà di andare avanti».

    Perché non avete pensato di organizzare un incontro con i suoi parrocchiani per far conoscere don Luigi, come hanno proposto invece le famiglie di Pumenengo? «Purtroppo non ci si è pensato, poi è stato tardi e lui ha deciso di non venire. Vedremo, se ci saranno le condizioni dopo le vacanze».

    L’attenzione è massima quando si parla di abusi sui minori, occorrerebbe più sensibilità, anche nel mondo religioso, nell’approcciarsi a questi problemi?
    «L’attenzione è altissima ma purtroppo è altissimo anche il pregiudizio. Il problema è quello delle etichette, non si va oltre. L’etichetta è la prima cosa che incontri in una persona, ma occorre l’onestà intellettuale di vedere se è vera. Nel caso di don Luigi, tanti elementi fanno credere che l’etichetta non sia vera. Di questo ho discusso con i genitori».

    La diocesi non avrebbe fatto meglio a pensare a un ruolo diverso per lui, lontano dai ragazzi, come chiede l’Onu per questi casi?
    «Forse è vero, ma non è giusto neanche che uno si porti dietro per sempre questo discrimine quando tutto fa pensare al contrario».
    14 luglio 2013 (modifica il 15 luglio 2013)

    http://bergamo.corriere.it/bergamo/notizie/cronaca/13_luglio_15/don-luigi-vittima-pregiudizio-fontana-misano-2222162385883.shtml

  • IL PRETE PATTEGGIÒ PER ABUSI SU MINORI: ORA VA IN GITA COI BIMBI. BUFERA A BERGAMO

    IL PRETE PATTEGGIÒ PER ABUSI SU MINORI: ORA VA IN GITA COI BIMBI. BUFERA A BERGAMO

    BERGAMO – Indignazione e anche paura nel bergamasco per quanto deciso da un oratorio. È polemica a Casirate d’Adda, nella Bassa Bergamasca, per la presenza in oratorio di don Luigi Mantia, sacerdote che il 26 febbraio scorso aveva patteggiato due anni, con pena sospesa, per atti sessuali con minorenni, due bambini di 8 e 12 anni.
    Il sacerdote, che abita al Santuario di Caravaggio, si trova attualmente ‘in prestitò a Pumenengo, sempre in provincia di Bergamo (ma entrambi i paesi ricadono sotto la diocesi di Cremona), dove manca il parroco da maggio e quello nuovo arriverà a settembre. Nel frattempo don Luigi è stato inviato a Casirate, dove l’oratorio sta organizzando una settimana di vacanza in montagna a Zambla.
    La notizia che ci andrà anche don Luigi ha iniziato a circolare nei giorni scorsi ed è scoppiato il polverone, come scrive oggi l’edizione di Bergamo del Corriere della Sera. Dal canto suo, la Curia di Cremona rassicura che il sacerdote non andrà in montagna con i ragazzi. Don Luigi si è sempre dichiarato innocente. Ai genitori dei bambini di Casirate non va giù che il sacerdote partecipi alla vacanza e sono già state organizzate due riunioni, l’ultima ieri sera. I fatti contestati al sacerdote risalgono a prima del 2009, quando don Luigi era in servizio a Martignana Po (Cremona).
    FONTE

  • Ha patteggiato per atti sessuali sui minori Don Luigi rinuncia alla gita con i ragazzi

    Ha patteggiato per atti sessuali sui minori Don Luigi rinuncia alla gita con i ragazzi

    Genitori divisi sul sacerdote: proteste a Casirate, solidarietà a Pumenengo. «Non voglio che salti la loro vacanza»

    Sono le 17, don Luigi Mantia saluta i ragazzi del centro ricreativo estivo di Pumenengo. È l’ultimo giorno, poi oggi vanno tutti alle Vele, il parco divertimento con piscine. Ha deciso: «Non ci vado più. Non vorrei mai che la contestazione nei miei confronti finisse per causare un danno ai ragazzi e che alla fine non avessero la loro vacanza». Si riferisce al campo estivo di una settimana a Zambla, aggregati agli adolescenti di Casirate d’Adda. Lì i genitori hanno protestato, perché non vogliono che il sacerdote accompagni i loro figli per via della sua vicenda giudiziaria: 2 anni con pena sospesa patteggiati lo scorso 26 febbraio, per atti sessuali su due bambini di 8 e 12 anni, a Martignana Po, quando era parroco là.

    Da maggio, pur senza incarico ufficiale, a Pumenengo sostituisce il parroco andato in pensione. Dice messa, confessa e affianca le volontarie che gestiscono l’oratorio. È grazie a lui se quest’anno c’è il centro ricreativo estivo. Così gli arriva la proposta del vicario di Casirate, don Pierluigi Fontana, di andare insieme a Zambla. A Casirate hanno già aderito in 20 ragazzi e da Pumenengo se ne fanno avanti 5. Ma scoppia la polemica: «Se va lui, non vanno i nostri figli». Ora il don si è fatto da parte: «Per me i ragazzi hanno sempre la precedenza – spiega -. Io non ho nulla da nascondere. Mi fa specie venir giudicato solo per sentito dire».

    Una rinuncia, la sua, che accende una nuova polemica. Questa volta sono i genitori di Pumenengo a protestare. Non accettano la criminalizzazione del loro prete, né di passare per chi non si interessa dei propri figli. Scrivono una lettera gentile, ma ferma ai genitori di Casirate. Don Fontana ne dà lettura giovedì sera, durante l’incontro in cui comunica la rinuncia di don Mantia. «Non ci stiamo a essere criminalizzati – spiega Mara Zamboni, mamma di Pumenengo -. Cosa pensano, che siamo sprovveduti? Affideremmo i nostri ragazzi a un orco? La loro posizione mi offende».

    «Abbiamo chiesto di incontrarli – aggiunge Domenico Bonetti, anche il suo ragazzo andrà in montagna -. Per noi la garanzia era don Luigi. Lo conosciamo e ci fidiamo. Quando ho scoperto di cosa era accusato sono rimasto perplesso. Gli ho chiesto di parlarne e lui ha accettato. Mi sono formato un mio giudizio, non credo che quelle accuse siano vere. Mi sarei aspettato che anche i genitori di Casirate facessero altrettanto».

    In pochi mesi don Mantia ha conquistato la stima dei parrocchiani. «Ha dato una scossa all’oratorio – spiega Lorena Cantù, una dei volontari -. Quest’anno al Cre c’erano 65 bambini, 10 più dell’anno scorso». «Quando è arrivato – aggiunge la collega Eleonora Carlino – c’era un po’ di diffidenza, ma poi abbiamo visto che persona è veramente». «Quando ho saputo delle accuse è stato un colpo – racconta Lorin Lloty, animatore 18enne del Cre -. Poi però ho imparato ad apprezzarlo. Andavo in montagna perché c’era lui». Stessi discorsi in paese. «Tutti sbagliamo – dice il barista Roberto Zappalaglio -. Ha pagato per quel che è successo. Da noi sta facendo bene». Le famiglie di Casirate però non cambiano idea: «Un incontro con don Mantia? Con noi adulti sì, con i bambini no. In montagna con i nostri figli è un rischio che non si può correre: basta un attimo per rovinare un bambino».
    Il papà del bambino di 8 anni che ha fatto partire il processo ha saputo dal suo avvocato che don Mantia è in mezzo ai ragazzi: «Non ci posso credere – ha detto -. Povere, quelle famiglie. Io qui non lo voglio più vedere».

    13 luglio 2013 | 15:24
    http://bergamo.corriere.it/bergamo/notizie/cronaca/13_luglio_13/don-luigi-prete-patteggiamento-rinuncia-gita-con-i-ragazzi-2222140640528.shtml
  • Patteggiò per abusi su minori, ora il prete accompagna i ragazzi dell’oratorio in gita

    Patteggiò per abusi su minori, ora il prete accompagna i ragazzi dell’oratorio in gita

    Patteggiò per abusi su minori, ora il prete accompagna i ragazzi dell’oratorio in gita

    Polemiche nel bergamasco per la decisione di invitare don Luigi Mantia alla vacanza in montagna dell’oratorio di Casirate d’Adda
    Luisa De Montis – Ven, 12/07/2013 – 12:36
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    A febbraio ha patteggiato due anni per abusi su minori, ma la pena è stata sospesa e don Luigi Mantia è stato mandato a Pumenengo (Bergamo) in una parrocchia rimasta senza parroco fino a settembre. Non solo: è stato persino scelto per accompagnare i ragazzi dell’oratorio della vicina Casirate d’Adda in vacanza a Zambla, nella val Brembana.

    La notizia ha fatto scoppiare un polverone tra i genitori dei piccoli, anche se la Curia di Cremona rassicura che il sacerdote non li accompagnerà in montagna. Don Luigi, tra l’altro, si è sempre dichiarato innocente nell’inchiesta sugli abusi a due bambini di 8 e 12 anni: ha patteggiato solo per chiudere la vicenda in fretta, sostiene. Ma la sentenza continua a pesare sulla sua reputazione come una spada di Damocle, nonostante a Pumenengo sia riuscito a riconquistare la fiducia dei parrocchiani.

    A nulla vale che il vicario di Casirate don Pierluigi Fontana (che ha invitato il prete alla vacanza) sia pronto a mettere la mano sul fuoco in favore di don Mantia. “All’inizio quando sono arrivato a Pumenengo pensavano che mangiassi i bambini – racconta il sacerdote incriminato – Poi hanno visto che persona sono. Ora la vicenda processuale non è un problema per nessuno, qualcuno ci ironizza quando da fuori gliela fanno notare. Faccio quel che serve alla comunità: se serve dico messa, confesso, seguo il centro ricreativo e nel caso accompagno i ragazzi alle Vele”.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/patteggi-abusi-su-minori-ora-prete-accompagna-i-ragazzi-935217.html

    www.agi.it/cronaca/notizie/20130712…o_per_pedofilia

    Genitori in rivolta contro il prete processato per pedofilia
    15:00 12 LUG 2013

    (AGI) – Bergamo, 12 lug. – Paese in rivolta contro un prete: ha patteggiato una condanna per atti sessuali con minorenni, e ora i genitori non vogliono che partecipi alla gita scolastica con i loro figli. Altrimenti ritireranno i bambini dal centro estivo. Succede a Casirate d’Adda, nella Bassa Bergamasca, dove il Centro ricreativo sta organizzando una settimana di vacanza in montagna. E ci sara’ anche don Luigi Mantia, che lo scorso 26 febbraio ha patteggiato due anni (pena sospesa) per atti sessuali con due bambini di 8 e 12 anni. Lui dice che e’ innocente e ha patteggiato per chiudere la vicenda in fretta.
    Ma ai genitori la spiegazione non basta, e minacciano di ritirare i loro figli se il sacerdote dovesse partire con loro.
    La vicenda risale a quando il prete era a Martignana Po (Cremona). (AGI) .

    www.bergamonews.it/cronaca/prete-de…genitori-177371

    Casirate
    Don Luigi Mantia sacerdote a Pumenengo e a Casirate ha patteggiato lo scorso febbraio per abusi sessuali sui minori. Scoppia la rabbia dei genitori che solamente ora lo scoprono quando si sta programmando una settimana di vacanza con i ragazzi.
    Abusi su minori, il prete
    in vacanza coi ragazzi
    La rabbia dei genitori
    oratorio
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    Il sacerdote che gestisce il Cre ha patteggiato 2 anni per atti sessuali con minorenni: due bambini di 8 e 12 anni. E a Casirate scoppia la rabbia dei genitori che solamente ora lo scoprono quando si sta programmando una settimana di vacanza con i ragazzi a Zambla, in Valle Brembana. La notizia è stata riportata dal Corriere della Sera. Papà e mamme sono sul piede di guerra, chiamano in causa la Diocesi di Cremona che ha mandato il sacerdote, don Luigi Mantia parroco di Pumenengo, alla guida della parrocchia in attesa del nuovo pastore che arriverà a settembre. Don Mantia il 26 febbraio scorso ha patteggiato due anni (pena sospesa) per atti sessuali con minorenni, due bimbi di 8 e 12 anni. Anche se si è sempre dichiarato innocente, don Mantia ha patteggiato per chiudere in fretta il processo e ottenere uno sconto di un terzo della pena. Il caso è noto anche ai parrocchiani di Pumenengo, che lo conoscono e non puntano il dito contro il sacerdote, ma a Casirate la notizia che il prete del Cre è stato condannato pochi mesi fa per abusi sessuali è piombata come un macigno sull’oratorio.

    La Curia di Cremona cerca di tranquillizzare gli animi dei genitori, assicura che don Mantia non andrà al campo estivo a Zambla: ma è tutto inutile. Il caso che ha portato il prete in Tribunale è avvenuto in parrocchia a Martignana Po, nel Cremonese, quando don Mantia era parroco. Un bimbo decise di non andare più all’oratorio, si confidò con il papà al quale raccontò gli strusciamenti con don Luigi. Il sacerdote venne allontanato, trovò rifugio al Santuario di Caravaggio. In fase di indagine emerse un altro caso: stessa accusa. Il fascicolo è rimasto fermo fino al 2011, passando da un pubblico ministero all’altro fino a quando si è aperto il processo. L’imputato ha chiesto il patteggiamento, il pm ha acconsentito a patto che il sacerdote risarcisse le vittime. Alla fine la sentenza: patteggiamento a 2 anni con la condizionale. Oggi come allora don Luigi continua a fare il sacerdote. La diocesi lo chiama a sostituire parroci malati, celebra Messa, organizza i Cre.

    http://bergamo.corriere.it/bergamo/notizie…115811792.shtml

    La protesta

    Patteggiò per abusi su due minori
    Ora il sacerdote è in servizio all’oratorio

    A Pumenengo sostituisce il parroco. E dovrebbe portare alcuni bimbi di Casirate in gita col Cre, ma i genitori protestano. La Curia: «L’oratorio è gestito dai genitori, lui dà una mano dal punto di vista spirituale e generale. Loro non hanno nessun problema, quindi la questione non si pone»

    Oratorio di Casirate d’Adda. Il centro ricreativo sta organizzando una settimana di vacanza a Zambla: ragazzi, animatori, sacerdote. Partenza lunedì prossimo. In paese si diffonde la voce che ci sarà anche il prete «in prestito» a Pumenengo, dove il parroco manca da maggio e quello nuovo arriverà a settembre. Qualche genitore si informa e apprende che è don Luigi Mantia. Scoppia il polverone, perché è il sacerdote che il 26 febbraio ha patteggiato due anni (pena sospesa) per atti sessuali con minorenni, due bambini di 8 e 12 anni (clicca qui e leggi la sua intervista). La Curia di Cremona rassicura: «Non ci risulta che andrà a Zambla». Lui si è sempre dichiarato innocente. Ha patteggiato per chiudere la vicenda in fretta, è la linea difensiva. Ma quella sentenza pronunciata da tre giudici (il collegio) del tribunale di Cremona è un peso per papà e mamme. Anche a Pumenengo il prete ha contatti con i ragazzi dell’oratorio. È gestito dai genitori, ma lui lo frequenta e celebra la messa. In paese sanno della sentenza. Ma don Mantia ha conquistato la fiducia dei parrocchiani.

    Don Luigi MantiaDon Luigi Mantia
    A Casirate invece la vicenda processuale del sacerdote si scopre solo in questi giorni e cresce l’irritazione. Il confronto con il vicario don Pierluigi Fontana, che ha invitato il prete alla vacanza in montagna, è acceso. Il malumore è diffuso. Il vicario è pronto a mettere la mano sul fuoco per don Mantia, ma alle famiglie non basta. Vengono organizzate due riunioni: una mercoledì e una ieri sera. Le posizioni non cambiano. I genitori pongono l’aut-aut: se c’è lui, i loro figli non partiranno.
    Ma la Curia di Cremona getta acqua sul fuoco. «A proposito delle preoccupazioni delle famiglie di Casirate, non c’è fondamento – dice don Claudio Rasoli, direttore dell’ufficio comunicazione sociale -. Non ci risulta che don Mantia parteciperà al campo estivo. Ci andranno i ragazzi di Casirate e parteciperanno anche alcuni ragazzi di Pumenengo. Ma questo non significa che ci andrà anche lui».

    Intanto il sacerdote sostituisce il parroco pensionato. Continua a vivere al santuario di Caravaggio, dove ha preso casa due anni fa, quando cominciò la vicenda giudiziaria, ma arriva ogni volta che è necessario. Non ha un incarico ufficiale, quello è sulle spalle del vicario di zona, don Marco Leggio, parroco di Antegnate, ma don Luigi ne fa il sostituto a tutti gli effetti. «All’inizio quando sono arrivato a Pumenengo pensavano che mangiassi i bambini – racconta -. Poi hanno visto che persona sono. Ora la vicenda processuale non è un problema per nessuno, qualcuno ci ironizza quando da fuori gliela fanno notare. Faccio quel che serve alla comunità: se serve dico messa, confesso, seguo il centro ricreativo e nel caso accompagno i ragazzi alle Vele (parco divertimenti con piscine ndr )». Per la Curia non c’è problema: «L’oratorio è gestito da anni dai genitori dei ragazzi, che si sono sempre dati da fare autonomamente – parla ancora don Rasoli -. Lui dà una mano dal punto di vista spirituale e generale. Se ci sono lì i genitori, che non hanno nessun problema, per noi il problema non esiste».

    La vicenda giudiziaria si è chiusa dopo alcuni intoppi. Prima le denunce dei genitori di due bambini. Riguardano il periodo in cui il parroco era a Martignana Po (Cremona). Una, nel 2009, ha fatto emergere un’altra precedente. Il bambino più piccolo ha iniziato a non andare più all’oratorio. Il papà gli ha chiesto il motivo ed è emerso il disagio: quei giochi alla lotta in cui – sono le accuse – ci sono stati degli strusciamenti del religioso. Fatti di contenuta entità che hanno permesso di patteggiare. Un’eccezione, perché per i reati sessuali è escluso. Il fascicolo è rimasto fermo fino al 2011, poi è passato da un pubblico ministero a un altro, i due bambini sono stati sentiti nell’incidente probatorio (racconti che valgono come prova) e il pm ha chiesto il processo. Poi altre questioni tecniche: l’imputato ha chiesto di patteggiare, il pm si è detto favorevole purché il prete risarcisse le vittime, poi però il giudice dell’udienza preliminare ha negato la pena sospesa. Si è finiti così a dibattimento, altro tempo, con lo stesso finale: patteggiamento a 2 anni con la condizionale.
    12 luglio 2013 | 13:46

  • I veleni «Lo sapete che don Franco Fontana è stato indagato per falsa testimonianza, per aver cercato di coprire un prete sospettato di aver molestato una bambina?»

    I veleni «Lo sapete che don Franco Fontana è stato indagato per falsa testimonianza, per aver cercato di coprire un prete sospettato di aver molestato una bambina?»

    I veleni «Lo sapete che don Franco Fontana è stato indagato per falsa testimonianza, per aver cercato di coprire un prete sospettato di aver molestato una bambina?», sibila con malcelata soddisfazione chi non ha gradito che dalla diocesi si provasse a soffiar via la polvere. La storia avvenne ad Arese, quattro anni fa, e finì con un sacerdote condannato a due anni e mezzo di carcere, mentre don Franco Fontana, che era stato inviato sul posto come ‘ispettore’ venne sospettato di aver tentato di insabbiare la cosa. Aspettarsi qualche colpo basso, insomma, è il minimo.

    24 marzo 2011
    Arese – ieri in onda sulle Iene il servizio sugli scandali della parrocchia e la condanna per pedofilia di don Marco Redaelli – censurato il sito delle Iene, il filmato del servizio sui salesiani è sparito

    Parrocchia di Arese

    Censurato il sito delle Iene, ci sono tutti i video della puntata di ieri meno quello sui preti di Arese?????, anche su facebook ci si chiede come mai.

    Ora il video del servizio delle Iene è disponibile sul loro sito

    Dopo la denuncia a Don Marco Redaelli, per avere pesantemente molestato una bimba di soli 7 anni, la parola d’ordine tra i potenti salesiani aresini, è stata massacriamo il papà, facciamogli terra bruciata intorno, dobbiamo difendere il nostro confratello.

    E così è stato, tutti in paese a parlar male del padre, la voce è arrivata anche a me che vivo ad Arese ma, che dalla parrocchia ci sto più alla larga possibile.

    Arese è una città tenuta sotto ricatto dai potentissimi e ricchissimi salesiani. Persino le sorti delle elezioni dipendono da cosa diranno i preti la domenica durante la Messa.

    Don Marco Redaelli condannato in primo grado per pedofilia, con sospensione della pena, don Mario Moriggi ex parroco di Arese e don Franco Fontana , presidente del VIS , il volontariato internazionale dello sviluppo, inviato ad Arese dai suoi superiori per cercare di capire cosa stava succedendo, vengono rinviati a giudizio per falsa testimonianza e favoreggiamento, oltre a coprire il loro confratello avevano accusato il papà della bimba di essersi inventato tutto per estorcere soldi. settegiorni.it

    Durante le indagini vengono alla luce oscene telefonate a luci rosse tra il parroco di Arese , don Mario Moriggi e una suora, pare che in paese lo sapessero in tanti, ma di questo tutti zitti e muti. Forte dell’impunità ,che Arese gli ha sempre garantito, Don Mario Moriggi denuncia il settimanale Settegiorni per avere pubblicato le sue telefonate hard, ma il tribunale dà ragione al giornale, unico ad avere pubblicato tutti i fatti .

    L’unico prete che non ci sta e vuole scoprire la verità viene isolato ed allontanato ed è costretto a vivere lontano, le Iene ieri lo hanno intervistato e rilascia una inquietante dichiarazione che lascia chiaramente intendere che quello denunciato, probabilmente, non è l’unico caso di abuso.

    E io aggiungo: don Marco andava spessissimo in Brasile ad aiutare i bambini poveri.

    Da cittadina aresina ringrazio ancora una volta il coraggioso papà della bimba che per amore della figlia e della verità è stato costretto a lasciare la città dove viveva e a subire le pressioni e le malevolenze di un paese sotto ricatto.

    Lo ringrazio anche a nome di tutti quelli che, in tutti questi anni hanno subito , ma non hanno avuto la forza di denunciare

    Qui i miei post su tutta la vicenda: 2 Febbraio 2009, 22 aprile 2009, 29 maggio 2009,
    18 settembre 2009,17 maggio 2010, 1 ottobre 2010, le motivazioni della sentenza 6 dicembre 2010

    6 dicembre 2010
    Arese – pubblicate le motivazioni della sentenza di condanna per pedofilia di don Marco Redaelli, 76anni.

    Allontanato ed isolato don Angelo Lagorio per avere detto la sua verità su Don Marco e perchè non se l’è sentita di prendere le sue difese come invece hanno fatto don Mario Moriggi e don Franco Fontana che ora sono indagati per falsa testimonianza e favoreggiamento.

    Don marco Redaelli

    Il racconto della bimba è da ritenersi veritiero .

    A questa conclusione sono giunti i giudici aiutati anche dallo stesso don Marco, che nel tentativo di scagionarsi, accreditando la tesi della difesa di una strumentalizzazione da parte della famiglia della bimba, ammette di essere rimasto solo con la bimba di averle dato le caramelle: “…gli ho messo la mano davanti al sederino e l’ho baciata, ha preso le caramelle e se ne è andata”.

    Comportamento ritenuto scorretto e ingiustificato vista l’età della bambina e che rende evidente che il racconto della bimba, ben più pesante riguardo le attenzioni di don Marco, è vero e non suggerito dai familiari a scopo di ricatto.

    Non solo la bimba ha detto la verità, ma tutto il comportamento tenuto dal papà in questa vicenda dimostra come il suo unico interesse fosse quello di fare luce sulla vicenda e aiutare sua figlia a superare il trauma subito.

    Infatti nelle motivazioni i giudici scrivono “la sussistenza di un progetto calunniatorio da parte del padre appare inverosimile laddove si consideri che lo stesso si è subito rivolto non solo a don Angelo Lagorio, ma soprattutto al parroco della Parrocchia di Arese don Mario Moriggi.”

    Cade così la tesi, portata avanti dalla difesa di don Marco, del ricatto a scopo economico, nelle motivazioni infatti si citano i Servizi sociali di Arese i quali, nonostante non avessero celato un giudizio di inadeguatezza nei confronti del padre, non hanno “ipotizzato la sussistenza di un movente economico alla base della denuncia” e proseguono i giudici: “già appariva evidente come detta denuncia avrebbe potuto portare il nucleo familiare a perdere l’appoggio delle diverse istituzioni ecclesiastiche di cui il padre della bimba aveva beneficiato in passato senza garantire nell’immediato nessun beneficio.”

    Il padre della bimba non ha mai negato di avere ricevuto aiuti da parte delle istituzioni ecclesiastiche. E forse, aggiungo io, se non avesse denunciato l’accaduto questi aiuti non li avrebbe persi , anzi!

    Don Marco è considerato colpevole e viene condannato a 2 anni e 6 mesi con sospensione condizionale della pena : “vista l’incensuratezza, l’età avanzata, il comportamento processuale corretto, e le condizioni di salute dell’imputato, insieme alla unicità e brevità del gesto di abuso”.

    Queste le motivazioni della sentenza, dove tutte le accuse rivolte al padre di avere cercato di ricavare soldi con il ricatto vengono smontate una ad una.

    Oltre alla condanna di don Marco, il parroco di Arese don Mario Moriggi e il presidente del VIS , il volontariato internazionale dello sviluppo, don Franco Fontana , inviato ad Arese dai suoi superiori per cercare di capire cosa stava succedendo, vengono rinviati a giudizio per falsa testimonianza.

    Don Angelo Lagorio, fondatore nel 1967 dell’oratorio di Arese, invece non se l’è sentita di coprire don Marco e per questo è stato “punito”:isolato dai salesiani ora vive in un appartamento in una città di cui non vuole rivelare il nome, come scritto su Settegiorni di venerdì 5 novembre.

    Don Mario Moriggi non è più parroco di Arese, è stato allontanato dopo che il settimanale Settegiorni aveva rivelato le sue telefonate a luci rosse con una sua vecchia fiamma.

    Don Angelo Lagorio invece nel 2008 era stato allontanato dalla parrocchia di Fornaci, una frazione di 3 mila abitanti nella periferia sud di Brescia, a seguito di un ammanco dalle casse della parrocchia di oltre 120.000 euro.

    Il padre della bimba invece è stato calunniato in tutti i modi solo perchè ha voluto che venisse fuori la verità su quanto era accaduto a sua figlia, durante il processo durato più di due anni è stato costretto a lasciare Arese, è stato controllato ogni suo movimento, parola o comportamento e non è venuto fuori nulla di nulla.

    Certo non si può dire altrettanto per i salesiani aresini, il povero Don Bosco si starà rivoltando nella tomba!

    Ringrazio nuovamente il padre della bimba per il coraggio dimostrato nel mettersi contro i potenti salesiani e spero che il suo comportamento possa essere di esempio per tutti noi.

  • Ha abusato di minori Confermata condanna per don Marco Mangiacasale

    Ha abusato di minori Confermata condanna per don Marco Mangiacasale

    Il sacerdote di 49 anni ed ex economo della Diocesi di Como, è stato condannato anche in secondo grado a 3 anni e 5 mesi e 20 giorni di condanna

    di Paola Pioppi

    Como, 29 maggio 2013 – I giudici della Corte d’Appello hanno confermato sentenza di colpevolezza e quantificazione della condanna. Con solo una leggera ridefinizione di uno dei capi di imputazione. Don Marco Mangiacasale, sacerdote di 49 anni ed ex economo della Diocesi di Como, è stato condannato anche in secondo grado a 3 anni e 5 mesi e 20 giorni di condanna, dieci giorni in meno dei 3 anni e 6 mesi di primo grado, in considerazione della ridefinizione di una delle accuse riguardanti una delle ragazze, che nel frattempo aveva compiuto i 16 anni di età.

    Le imputazioni infatti, riguardavano una serie di episodi di violenza sessuale, avvenuti a partire dal 2008. Adolescenti avvicinate in un contesto circoscritto e confidenziale, quando avevano tra i dodici e i tredici anni, e quasi sempre frequentate per almeno tre o quattro anni, quasi tutte gravitanti attorno al contesto della parrocchia di San Giuliano di Como, dove Mangiacasale era stato parroco prima di essere trasferito al ruolo di economo, e per le quali costituiva un punto di riferimento. Nelle imputazioni, comparivano i nomi di cinque ragazzine. A scatenare le indagini su di lui, e l’arresto avvenuto il 7 marzo dello scorso anno, era stata la denuncia di una di queste ragazzine, che si era confidata ai genitori. Da qui erano partiti gli accertamenti che avevano portato a configurare le accuse legate a cinque minorenni.

    In particolare, l’abuso sessuale contestato dal sostituto procuratore di Como Simona De Salvo, si configurava esattamente nel ruolo che lui ricopriva rispetto alle giovanissime frequentatrici della sua ex parrocchia, e quindi nell’aver approfittato del suo ruolo nel momento in cui ha portato a termine le condotte di cui è stato accusato. Dopo un periodo di alcune settimane trascorso in carcere al Bassone, a don Mangiacasale erano stati concessi gli arresti domiciliari in una struttura religiosa in Piemonte, dove si trova tuttora. Va da sé che i legali del sacerdote, ricorreranno ulteriormente in Cassazione, cercando così di allungare il più possibile i tempi di custodia cautelare che consentono all’imputato di consumare un periodo più lungo possibile agli arresti domiciliari, e scongiurando la possibilità di un nuovo ingresso in carcere in seguito alla pronuncia della sentenza definitiva.

    Infatti, per reati di questo genere, non è previsto l’affidamento in prova, e qualsiasi residuo di pena da scontare quando la condanna sarà definitiva, scorporata da quanto già scontato, lo porterebbe verso il periodo obbligatorio di osservazione della personalità, che avviene obbligatoriamente in carcere. Sollecitata circa il procedimento canonico, la Diocesi ricorda che, come da prassi, tale procedimento è già stato avviato «nei modi, nei tempi e nei termini previsti». Ricorda inoltre che «per la sua prosecuzione è comunque necessario attendere che il procedimento penale in atto esaurisca tutti i gradi di giudizio».

    http://www.ilgiorno.it/como/cronaca/2013/05/29/895876-como-confermata-condanna-don-marco-mangiacasale.shtml

  • Padova, abusi nel seminario minore Il rettore finisce a processo

    Padova, abusi nel seminario minore Il rettore finisce a processo

    PADOVA – Tredici anni e i primi dubbi sul futuro: nel suo caso, su una chiamata di Dio a seguirlo. Così dalla provincia di Venezia quel ragazzino aveva preso la valigia e raggiunto Rubano, a pochi chilometri da Padova, perché lì – lungo la strada che collega la città del Santo con Vicenza – ha sede il seminario minore vescovile, dove i ragazzi possono frequentare la scuola media e capire un po’ di più della loro vocazione. Ma quel luogo di preghiera e formazione in cui il tredicenne, figlio di un avvocato e politico del Veneziano, cercava una risposta, si è rivelato la peggiore prigione possibile e lui, giovane seminarista, si è ritrovato vittima di chi doveva crescerlo e fargli capire la sua strada. Perché ad essere accusato di violenza sessuale e atti sessuali con minorenne è un nome noto della chiesa padovana: don Gino Temporin, 66 anni, monsignore, insegnante di filosofia morale al seminario maggiore, storico rettore del seminario minore di Rubano (incarico che ha lasciato per raggiunti limiti d’età in ottobre) e ora a processo (le udienze si stanno svolgendo a porte chiuse) con le accuse più infamanti per un uomo di Dio.

    In udienza ha deposto la vittima, che ai giudici ha ricostruito la vicenda secondo la sua denuncia, la stessa utilizzata dalla procura patavina per costruire il capo d’imputazione con cui il sacerdote è stato rinviato a giudizio. I fatti, venuti a galla quando la vittima era ricoverata in un istituto in provincia di Como (come avrebbe ammesso mattina lo stesso ragazzo) risalgono al 2004, anche se la denuncia è arrivata al quarto piano del palazzo di Giustizia di Padova solo cinque anni più tardi. Il giovane, diventato nel frattempo maggiorenne, si era confidato con un’assistente e con i medici del reparto dov’era ricoverato, dopo avere lasciato il seminario alla conclusione della V ginnasio – il secondo anno del liceo classico – e avere trascorso alcuni anni in un centro dei Colli Euganei. Ai medici che lo aiutavano a superare il difficile momento, il giovane aveva raccontato che quando aveva 13 anni monsignor Temporin, rettore del seminario minore di Padova, aveva abusato di lui con carezze nelle parti intime, obbligandolo in un caso a subire anche un rapporto sessuale completo. Scrive nel capo d’imputazione il pubblico ministero Maria Ignazia D’Arpa, titolare del fascicolo d’indagine, che don Temporin «agendo con abuso di autorità spirituale e con minaccia» avrebbe fatto giurare il silenzio al tredicenne «su quanto stava per accadere » con una promessa solenne «su una Madonnina in legno », avvertendolo sulle conseguenze a cui andava incontro se avesse raccontato le violenze subite.

    Oltretutto, si legge ancora nel capo d’accusa, il rettore del seminario avrebbe approfittato della labile condizione psichica dello studente, facendo leva sulla grande differenza d’età, sulla soggezione psicologica e sul fatto che il ragazzino «versava in condizioni psichiche debilitate, anche in ragione delle pratiche sessuali in cui era stato coinvolto da altri seminaristi, alle quali non era avvezzo». Queste pratiche, durante la sua deposizione in aula, sono tornate alla luce, aprendo uno squarcio anche su quanto accadeva tra i giovani seminaristi all’interno delle camere da letto della struttura di Rubano, nonostante – è bene chiarirlo – non ci sia su questo fronte alcun risvolto penale. Le violenze che avrebbe messo in atto monsignor Temporin, sono aggravate nell’imputazione dal fatto di avere abusato di un minore di 14 anni che gli era stato affidato per ragioni d’istruzione e formazione, e di «aver agito con abuso dei poteri e violazione dei doveri inerenti alla qualità di ministro di culto». Sarà quindi compito del tribunale collegiale di Padova, presieduto dal giudice Claudio Marassi, accertare come sono andati i fatti e cercare la verità. Intanto però l’avvocato Paolo Marson, legale del sacerdote, spiega che «don Gino Temporin prova un grande dolore per le difficoltà del ragazzo». Non c’è nessuna rabbia nel sacerdote, conferma ancora il penalista, «perché il mio assistito si sente estraneo alla vicenda. L’unica cosa che prova è un grande dolore per il ragazzo, per la sua storia e per i problemi che ha e che deve affrontare ogni giorno».

    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2013/9-maggio-2013/padova-abusi-seminario-rettore-finisce-processo-2121050220807.shtml

  • Pedofilia: arrestato un missionario a Milano. Abusava di ragazzina

    Pedofilia: arrestato un missionario a Milano. Abusava di ragazzina

    Il missionario è stato quindi arrestato un mese fa anche se la notizia è stata data solo domenica perché le indagini sono proseguite non senza difficoltà.

    Un missionario portoghese di 39 anni è stato arrestato a Milano per violenza sessuale nei confronti di una ragazzina di 15 anni.L’uomo, F. S., vive a Milano ed era molto amico della famiglia della ragazzina che ha quindi frequentato per molti anni, molestandola con baci e palpeggiamenti da quando aveva 12 anni fino ai 14 anni, quando la ragazza ha confessato le molestie subite allo psicologo della sua scuola media che poi ha allertato il preside e l’Asl.
    Il missionario è stato quindi arrestato un mese fa anche se la notizia è stata data solo domenica perché le indagini sono proseguite non senza difficoltà, anche per l’incredulità della famiglia della vittima che mai avrebbe pensato che il religioso, abituale frequentatore della loro casa, potesse aver commesso un tale crimine.

    http://www.milanotoday.it/cronaca/missionario-pedofilo-arrestato.html

     
  • Pedofilia. Milano, prete missionario F.S. arrestato per abusi su 15enne, Religioso portoghese 39enne violentava figlia di amici

    Pedofilia. Milano, prete missionario F.S. arrestato per abusi su 15enne, Religioso portoghese 39enne violentava figlia di amici

    La ragazza è stata molestata per due anni con baci e palpeggiamenti dall’uomo, un portoghese di 39 anni che frequentava abitualmente i suoi genitori, prima di decidersi a parlarne con lo psicologo della scuola

    Un missionario portoghese di 39 anni è stato arrestato a Milano per violenza sessuale nei confronti di una quindicenne, L’uomo, F. S., vive a Milano ed era molto amico della famiglia della ragazza, che ha quindi frequentato per molti anni molestandola con baci e palpeggiamenti da quando aveva 12 anni fino ai 14 anni. La quindicenne ha confessato le molestie subite allo psicologo della sua scuola media, che poi ha allertato il preside e l’Asl.

    Il missionario è stato quindi arrestato un mese fa. La notizia è stata data solo adesso, però, perché le indagini sono proseguite non senza difficoltà, anche per l’incredulità della famiglia della vittima, che mai avrebbe pensato che il religioso, abituale frequentatore della loro casa, potesse aver commesso un tale crimine. Oltre ai genitori, la squadra ha sentito gli insegnanti e il preside della scuola media della giovane, i sacerdoti dell’oratorio frequentato, non collegato al missionario arrestato, e la ragazza stessa, in audizione protetta.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2013/04/21/news/pedofilia_in_carcere_missionario_vittima_una_15enne_figlia_di_amici-57165193/