Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Lombardia

  • Pedofilia, don Pezzini dalla cella “Chiarirò tutto con i magistrati”

    Pedofilia, don Pezzini dalla cella “Chiarirò tutto con i magistrati”

    Interrogatorio in vista per il sacerdote milanese accusato di abusi sessuali su un tredicenne
    La presunta vittima era affidato a una comunità. Il vescovo di Lodi: “Sorpresi e amareggiati”
    di EMILIO RANDACIO

    Pedofilia, don Pezzini dalla cella “Chiarirò tutto con i magistrati” Don Domenico Pezzini

    Spiegherà la sua verità nel carcere di San Vittore. Don Domenico Pezzini, in carcere con l’accusa di violenza sessuale su un ragazzo di appena 13 anni, alle persone che ha incontrato a San Vittore ha comunque confidato di essere in grado di chiarire la sua posizione. Contro di lui, le confessioni di un ragazzo del Bangladesh, non ancora maggiorenne, che don Pezzini, paladino dei diritti dei gay cattolici, avrebbe frequentato per ben tre anni, fino al 2009. Nel corso della perquisizione nell’abitazione del sacerdote, gli agenti della squadra mobile hanno rinvenuto materiale pornografico.

    Nell’ordinanza di undici pagine il gip Giuseppe Vanore ripercorre le tappe del racconto del giovane, iniziato nel dicembre scorso, e seguito da una comunità perché segnalato dai servizi sociali per un contesto familiare particolarmente difficile. Le violenze, secondo la sua versione, sarebbero iniziate nel 2006, quando il sacerdote ha conosciuto il ragazzino. Il vescovo di Lodi, monsignor Giuseppe Merisi, alla cui diocesi don Pezzini appartiene, ha espresso la sua «amarezza» per la notizia dell’arresto che «ci ha colto completamente di sorpresa». Alla vicenda, ha spiegato, «guarderemo nella naturale fiducia verso la magistratura».

    «Don Pezzini — ha voluto rimarcare Merisi — ordinato a Lodi, vive fuori dalla diocesi dal 1968» e «risiede e opera a Milano da oltre quarant’anni e non ha incarichi nella nostra diocesi. Nonostante ciò siamo in attesa di conoscere qualche dettaglio in più che ci aiuti a chiarire le dimensioni della vicenda, che comunque guarderemo con il rispetto rigoroso delle norme canoniche, nella naturale fiducia verso la magistratura civile».

    I componenti del Guado, il gruppo di ricerca su fede e omosessualità del quale don Domenico Pezzini era stato fondatore, invece si dicono «increduli» per il provvedimento adottato dal tribunale. In un messaggio riportato sul sito del gruppo raccontano che «la prima reazione che proviamo è quella dell’incredulità. Se infatti è vero che le nostre strade si sono separate più di venticinque anni fa è anche vero che la nostra stima nei suoi confronti è ancora grande: di lui apprezziamo il lavoro instancabile che ha fatto con centinaia di omosessuali credenti che ha aiutato a conservare la fede».

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/05/26/news/pedofilia_don_pezzini_dalla_cella_chiarir_tutto_con_i_magistrati-4362317/

  • Don Pezzini è stato fondatore e guida pastorale di gruppi omosessuali cattolici

    Don Pezzini è stato fondatore e guida pastorale di gruppi omosessuali cattolici

    Il prof-prete pedofilo venerdì dai magistrati. Don Pezzini è stato fondatore e guida pastorale di gruppi omosessuali cattolici
    Caterina Proietti

    MILANO 26/05/10 – 08:58
    Sarà interrogato il 28 dal Gip di Milano l’anziano sacerdote finito in carcere con l’accusa di aver abusato di un 13enne. 73 anni, ex docente dell’Università Cattolica, don Domenico Pezzini è stato fondatore e guida pastorale di gruppi omosessuali cattolici e difensore dei diritti dei gay.

    Nella sua abitazione la squadra Mobile di Milano avrebbe trovato materiale pedopornografico. Ieri, il segretario generale della Conferenza episcole, Mariano Crociata, aveva rivelato che ci sono stati cento casi di preti pedofili in 10 anni. Sugli abusi – aggiunge mons. Crociata – è stato avviato un processo canonico ma non servono commissioni speciali. Il riferimento dell’esponente della Cei è a quanto avvenuto in Germania, Austria, Belgio, Olanda.

    Pedofilia/ Arresto Lodi, vescovo: Amarezza, fiducia in magistratura
    Don Pezzini da anni ’80 si dedicava a cura pastorale omosessuali
    postato 48 min fa da APCOM

    “Siamo molto amareggiati per le notizie relative all’arresto di don Domenico Pezzini, che ci ha colto completamente di sorpresa”. Così, in una nota della Diocesi di Lodi, il vescovo della città monsignor Giuseppe Merisi ha commentato l’arresto del sacerdote (reso noto ieri) per il reato di pedofilia. “Don Pezzini risiede e opera a Milano da oltre quarant’anni – ha detto Merisi – e non ha incarichi nella nostra diocesi di Lodi. Ciononostante siamo in attesa di conoscere qualche dettaglio in più che ci aiuti a chiarire le dimensioni della vicenda, che comunque guarderemo con il rispetto rigoroso delle norme canoniche, nella naturale fiducia verso la Magistratura civile. Intanto chiediamo la preghiera di tutti”. Oggi il quotidiano diocesano ricorda che don Pezzini è stato autore di numerose e apprezzate pubblicazioni di letteratura medioevale, già docente di lingua inglese all’Università di Sassari e già ordinario di linguistica inglese all’Università di Verona. Fin dagli anni Ottanta don Pezzini si era dedicato alla cura pastorale degli omosessuali: è stato tra i promotori del ‘Gruppo del Guado’ nato nel 1980 in collaborazione con un centro valdese; nel 1986 aveva fondato il gruppo ‘La Fonte’.

  • Choc a Lodi, fermato Don Pezzini Si battè per i diritti omosessuali

    Choc a Lodi, fermato Don Pezzini Si battè per i diritti omosessuali

    26/5/2010 (8:9) – IL CASO
    Il parroco amico dei gay in manette per pedofilia
    Domenico Pezzini, 73 anni, difende i gay nella Chiesa

    Choc a Lodi, fermato Don Pezzini
    Si battè per i diritti omosessuali
    LODI
    Un altro episodio che scuote il mondo eccelsiastico milanese, dai contorni ancora tutti da chiarire a causa del muro di silenzio opposto da investigatori e inquirenti.

    È l’arresto con l’accusa di violenza sessuale ai danni di minori di una sacerdote di 73 anni, della Diocesi di Lodi, Domenico Pezzini. Il sacerdote, arrestato ieri dagli agenti della Squadra Mobile di Milano, è accusato di aver avuto rapporti sessuali con un ragazzino straniero che all’epoca dei presunti abusi aveva 13 anni. La relazione con il ragazzo, che ora è maggiorenne, sarebbe proseguita fino a quando questo ne ha avuto 16. Inizialmente Don Pezzini lo avrebbe aiutato economicamente e a studiare ma, una volta che il giovane è stato portato in comunità, agli educatori che lo vedevano ombroso e inquieto ha cominciato a raccontare il presunti abusi. Nel corso di una perquisizione in casa del sacerdote, a Milano, gli agenti avrebbero anche trovato materiale pedopornografico, nell’ambito di un’inchiesta che prosegue da alcuni mesi condotta dal pm Cristiana Roveda e dal procuratore aggiunto Pietro Forno.

    Don Pezzini è un prete molto conosciuto nella comunità omosessuale, in particolare, dagli anni ’80, è animatore di gruppi di omosessuali credenti che approfondiscono le tematiche relative all’omosessualità e ai suoi rapporti con il cristianesimo. Gruppi attivi in diverse città d’Italia e trasversali a tutte le chiese italiane e che dal 2004 hanno anche un coordinamento nazionale. Partecipano a manifestazioni come il World Pride e il Milano Pride per organizzare momenti ecumenici con i partecipanti.

    Don Pezzini è stato docente di linguistica inglese all’Università di Verona ed è stato uno dei fondatori del primo gruppo detto ’Gruppo del Guadò, nato nel 1980 da un’esperienza di un campo organizzato in collaborazione con un centro valdese. Ha fondato nel 1986 un gruppo “La Fonte” che si riunisce periodicamente a Milano alla ricerca di un’integrazione tra condizione omosessuale e fede cristiana.

    Il sacerdote non aveva alcun incarico dalla Diocesi di Milano ma, pur dipendendo dalla Diocesi di Lodi, risiedeva nel capoluogo lombardo. Don Domenico Pezzini, tra l’altro, è autore del libro ’Alle porte di Sion’ che raccoglie diverse esperienza autobiografiche di uomini e donne ommosessuali, accomunicati da una sincera fede in Cristo. Testimonianze desiderose di poter conciliare la fede nel Vangelo con l’insegnamento della Chiesa, nella quale cercano di trovare uno spazio di ascolto e di condivisione. Così finisce uno dei tanti suoi scritti sulla omosessualità non accettata dalla Chiesa cattolica «Vivere da omosessuali è un diritto, certo, ma è anche e soprattutto un impegno».

  • Pedofilia, arrestato un prete di Lodi

    Pedofilia, arrestato un prete di Lodi

    Domenico Pezzini, un sacerdote di 73 anni della diocesi di Lodi, è stato arrestato ieri (ma la notizia si è appresa solo oggi) con l’accusa di pedofilia. Sembra che il prete abbia avuto dei rapporti sessuali con un ragazzino che all’epoca aveva 13 anni (ora la presunta vittima ne ha 16).

    Gli agenti della squadra mobile di Milano durante la perquisizione nell’abitazione dell’uomo hanno anche rinvenuto anche del materiale pornografico. Pezzini sarà interrogato venerdì 28 maggio dal gip di Milano Giuseppe Vanore. Crescono quindi i casi di pedofilia nella Chiesa (Guarda la mappa).

    Secondo una prima ricostruzione il prete si sarebbe preso cura del minore, che vive con la famiglia in condizioni economiche disagiate e come una sorta di padre lo accudiva e rassicurava. Ma l’amicizia si sarebbe trasformata in un rapporto sempre più stretto, fino all’ipotesi di abuso. Negli ultimi mesi gli educatori della comunità avevano notato l’atteggiamento sempre più chiuso e riservato del ragazzo. Ben presto i suoi racconti riempiono il fascicolo dei pm, Pietro Forno e Cristiana Roveda. Le indagini della Squadra Mobile di Milano, dopo mesi di intercettazioni e accertamenti, portano all’ordine di custodia cautelare.

    Vicini di casa e gente della parrocchia in zona via Padova a Milano sono increduli dopo la notizia dell’arresto del prete fondatore e guida pastorale di gruppi di omosessuali cattolici, autore di libri ed ex docente universitario.

    «Siamo molto amareggiati per le notizie relative all’arresto di don Domenico Pezzini, che ci ha colto completamente di sorpresa». Così, in una nota della diocesi di Lodi il vescovo della città, monsignor Giuseppe Merisi, ha commentato l’arresto del sacerdote. «Don Pezzini risiede e opera a Milano da oltre quarant`anni – ha detto Merisi – e non ha incarichi nella nostra diocesi di Lodi. Ciononostante siamo in attesa di conoscere qualche dettaglio in più che ci aiuti a chiarire le dimensioni della vicenda, che comunque guarderemo con il rispetto rigoroso delle norme canoniche, nella naturale fiducia verso la Magistratura civile. Intanto chiediamo la preghiera di tutti».

    Don Pezzini, già docente di linguistica inglese all’Università di Verona, è stato uno dei fondatori del primo gruppo detto Gruppo del Guado nato nel 1980 da un’esperienza di un campo organizzato in collaborazione con un centro valdese. Ha fondato nel 1986 un gruppo “La Fonte” che si riunisce periodicamente a Milano alla ricerca di un’integrazione tra condizione omosessuale e fede cristiana. Non aveva alcun incarico dalla diocesi di Milano ma, pur dipendendo dalla diocesi di Lodi, risiedeva nel capoluogo lombardo.

    Sin dagli anni ’80 il sacerdote è conosciuto tra i gruppi di omosessuali credenti che approfondiscono le tematiche relative all’omosessualità e ai suoi rapporti con il cristianesimo. Questi gruppi, diffusi in diverse città d’Italia, sono trasversali a tutte le chiese italiane e dal 2004 hanno anche un coordinamento nazionale. Partecipano a manifestazioni come il World Pride e il Milano Pride per organizzare momenti ecumenici con i partecipanti.

  • Pedofilia, sacerdote arrestato a Lodi “Abusi sessuali su un tredicenne”

    Pedofilia, sacerdote arrestato a Lodi “Abusi sessuali su un tredicenne”

    Si tratta del 73enne don Domenico Pezzini. Nella sua abitazione anche materiale pedopornografico

    MILANO – Un sacerdote della diocesi di Lodi, Domenico Pezzini, di 73 anni, è stato arrestato con l’accusa di pedofilia. L’uomo, arrestato dagli agenti della squadra mobile di Milano, è accusato di aver avuto rapporti sessuali con un ragazzino oggi 16enne che all’epoca degli abusi aveva 13 anni.

    Nel corso di una perquisizione nella sua abitazione, gli agenti avrebbero anche trovato materiale pedopornografico.

    Don Pezzini è un prete molto conosciuto nella comunità omosessuale. Fin dagli anni Ottanta anima gruppi di omosessuali credenti che approfondiscono le tematiche relative all’omosessualità e ai suoi rapporti con il cristianesimo. Questi gruppi, diffusi in diverse città d’Italia, sono trasversali a tutte le chiese italiane e dal 2004 hanno anche un coordinamento nazionale. Partecipano a manifestazioni come il World Pride e il Milano Pride per organizzare momenti ecumenici con i partecipanti.

    Il sacerdote, già docente di linguistica inglese all’Università di Verona, è stato uno dei fondatori del “Gruppo del Guado”, nato nel 1980 da un’esperienza di un campo organizzato in collaborazione con un centro valdese. Ha fondato nel 1986 il gruppo “La Fonte” che si riunisce periodicamente a Milano alla ricerca di un’integrazione tra condizione omosessuale e fede cristiana. Non aveva alcun incarico dalla Diocesi di Milano, ma pur dipendendo dalla Diocesi di Lodi risiede nel capoluogo lombardo.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/0…e_lodi-4333375/

  • La maledizione del Seminario di Paolo VI, non c’è due senza tre

    La maledizione del Seminario di Paolo VI, non c’è due senza tre

    2002 Don Luigi Facchi: Pedofilia, parroco sotto inchiesta

    Il sacerdote, ex vicerettore del Seminario, è stato allontanato dal paese per decisione del pm. Incredulità a Ome, nel Bresciano, per le accuse contro don Luigi.

    BRESCIA, 30 Giugno 2002 – Per 5 anni era stato il vicerettore del seminario di Brescia poi, settembre ‘ 99, la curia di Brescia gli ha affidato la parrocchia di Ome. Giovedì mattina, molto presto, i carabinieri hanno suonato in canonica. Da allora don Luigi Facchi, 42 anni, in paese non s’ è più visto. Indagato per pedofilia, dopo un primo interrogatorio gli è stato notificato l’ obbligo di dimora in un altro comune. Una misura cautelativa disposta dal pm in attesa di completare gli accertamenti. I fatti risalirebbero agli anni in cui il religioso era il curato di Gottolengo. Ma la denuncia sarebbe scattata solo pochi mesi fa.

    2007 Don Marco Baresi: arrestato il Vicerettore del Seminario

    La maledizione di via Bollani stessa accusa per il suo predecessore.

    BRESCIA, 28 Novembre 2007. In arresto il vicerettore del Seminario di Brescia, don Marco Baresi, stessa accusa per il suo predecessore. Originario di Chiari, dopo una breve esperienza a San Zeno, era stato chiamato a sostituire don Luigi. L’ex responsabile patteggiò la condanna e ora si occupa di una biblioteca e di preti anziani. Sembra un brutto scherzo della sorte. Ma don Marco Baresi, nel seminario di Brescia, era stato chiamato a risolvere un problema. Ed ora il problema – con accuse quasi identiche a quelle di otto anni prima – è diventato lui. Fino al 1999, infatti, ad occuparsi dei ragazzi delle scuole medie era don Luigi, che attorno al 2002 ha patteggiato una condanna per reati collegati alla pedofilia commessi proprio negli anni in cui era vicerettore dell’istituto diocesano di via Bollani e successivamente è stato trasferito ad occuparsi di una libreria e dei preti più anziani. Don Marco era stato indicato come suo sostituto – incarico delicatissimo, dato il precedente – nonostante avesse trent’anni appena compiuti.

    2010 Don Claudio Ballerini: prete si masturba in piazza Partigiani a Perugia: condannato a 6 mesi.

    Il sacerdote, ex vicerettore al seminario, originario di Brescia già sospeso dal servizio sacerdotale per problemi analoghi.

    PERUGIA, 1 aprile 2010 – Si sarebbe masturbato alla fermata degli autobus, in piazza Partigiani, con la “piena visione” di due adolescenti che l’hanno denunciato. Accadono, accadono anche nella tranquilla Umbria episodi di devianza sessuale destinati a creare problemi al Vaticano. “E’ un fatto molto brutto perché riguarda un sacerdote” chiarisce il pubblico ministero Gianluca Proietti nel corso della requisitoria.

    Ieri l’ultima tappa del processo che si è svolto con il rito abbreviato davanti al giudice monocratico del tribunale di Perugia, Anna Rita Cataldo. Il pm aveva sollecitato una condanna a un anno di reclusione sostenendo la piena responsabilità del religioso i suoi precedenti e chiedendosi se siano state fatte segnalazioni al Vaticano sul comportamento dell’ecclasiastico. La difesa invece, puntando sui problemi di salute psichica dell’imputato ne aveva chiesto l’assoluzione. “Siamo ai limiti della sussistenza del reato”.

    I fatti risalgono al 2008 e coinvolgono don Claudio Ballerini, cinquantenne originario di Brescia, prete del nord Italia, già sospeso dal servizio sacerdotale per problemi analoghi dettati – ha sostenuto la sua difesa – anche da problemi di natura psicologica. Il religioso si è trasferito in Umbria: è ospite della Comunità Figli della Misericordia di Collevalenza (“per un processo di rafforzamento dell’identità umana e vocazionale dei sacerdoti”) perché sta seguendo un percorso di recupero in un istituto di cura.

    Nel pomeriggio raggiunge il capoluogo umbro e su una panchina, in pieno giorno, davanti a due ragazzine compie atti di autoerotismo. Ha un giornale in mano e sembra che in parte tenti di nascondersi ma le sedicenni, spaventate, avvertono subito il 113. Una pattuglia della squadra volante identifica immediatamente il religioso che è in abiti civili e lo denuncia per atti osceni in luogo pubblico. Non è la prima volta. Nel 2002 si beccò una multa, nel 2006 il tribunale di Verona lo condannò a 6 mesi per lo stesso reato e la Curia, presso cui prestava servizio, lo sospese.

    Don Claudio Ballerini è però stato anche e soprattutto educatore nel Seminario di Brescia. Prima come Vicerettore nella comunità delle Medie poi, ritirato d’urgenza dall’incarico per incipiente esaurimento nervoso, riciclato a fare il Padre Spirituale di tutto il Seminario Minore.

    E’ notorio infatti che chi da segni di squilibrio psichico tra un gruppo di quaranta ragazzi in cammino vocazionale meriti di diventare la guida spirituale di oltre cento ragazzi dai 12 ai 19 anni.

    Un ragazzo, all’epoca un seminarista in cura spirituale dal Ballerini, afferma: “il sacerdote nelle ore di pastorale ci faceva formidabili letture di romanzi alla Uccelli di Rovo. Aveva un libro in particolare col quale voleva dovevamo fare meditazione; era la storia di un giovane prete continuamente insidiato nella virtù da parrocchiane moleste, e diceva che queste cose succedevano, quindi dovevamo prepararci. Diventare prete era una sofferenza, diventare non era per niente facile. Un giorno, a furia di insistere su questi toni  e parlare del dolore del sacerdozio fece esplodere un mio compagno francescano, che si alzò in piedi in aula e gli urlò che aveva letteralmente rotto i c******i con quella viacrucis vocazionale e che a noi invece l’idea di diventare prete garbava moltissismo, peccato solo avessimo  davanti esempi di depressione cosmica come la sua”.

    Erano i primi anni novanta, il padre spirituale sarebbe rimasto in carica parecchi anni, con la stima dei Superiori e la pazienza dei seminaristi, nonostante in molti avessero chiesto di poter cambiare Superman, così chiamavano il loro direttore spirituale per via di una certa somiglianza fisica. Ora Superman non vola più davvero.

    La maledizione del Seminario di Paolo VI, non c’è due senza tre

  • Pedofilia/ Prete imputato di molestie, pm chiede 5 anni Avrebbe attirato bimba in ufficio con scusa caramelle

    Pedofilia/ Prete imputato di molestie, pm chiede 5 anni Avrebbe attirato bimba in ufficio con scusa caramelle

    Milano, 10 mag. (Apcom) – Cinque anni di reclusione.

    E’ questa la richiesta di condanna formulata dal pm milese Giancarla Serafini nei confronti di un sacerdote di 75 anni, M.R., accusato di violenza sessuale aggravata perchè avrebbe molestato nel 2007 una bambina di sette anni nel suo ufficio vicino alla parrocchia di Arese, nel capoluogo lombardo.

    Nel processo, che si svolge a porte chiuse davanti ai giudici della quinta sezione penale di Milano, il pm, al termine della requisitoria, ha chiesto cinque anni per il prete. Il prete avrebbe attirato la bambina nel suo ufficio il 24 febbraio 2007 con la scusa di darle delle caramelle e l’avrebbe poi toccata nelle parti intime.

    La bambina ha confermato il suo racconto per due volte davanti agli inquirenti, anche in sede di incidente probatorio. Nel corso del processo l’imputato ha invece spiegato di non aver mai molestato la bambina. I giudici indicheranno una data per eventuali repliche e per la camera di consiglio con la sentenza.

  • Abusi in seminario, l’appello al via con una nuova perizia

    Abusi in seminario, l’appello al via con una nuova perizia

    Battaglia sulla parte informatica Per la difesa ci sono prove dell’uso del computer mentre il sacerdote celebrava messa

    Brescia. Don Marco Baresi torna in aula, davanti ai giudici della corte d’appello di Brescia dopo la condanna in primo grado, nel maggio scorso, a sette anni e mezzo per violenza sessuale, per aver abusato di un ragazzino che frequentava la scuola media del seminario diocesano, e divulgazione di materiale pedopornografico, per aver scaricato da eMule centina e centinaia di files dal contenuto inequivocabile archiviati su una memoria esterna e cancellati in maniera maldestra pochi giorni prima dell’arresto.

    E I SUOI SOSTENITORI, il gruppo «FreeDON», non lo lasciano solo nemmeno stavolta e fanno capannello all’esterno dell’ingresso del palazzo di giustizia: ragazzi e ragazze e suore tutti uniti a sostenere il loro don, il sacerdote che per questi giovani è stato condannato ingiustamente.
    In aula, davanti ai giudici Daniela Genalizzi, Enzo Rosina e Umberto Russo, le parti si sono date subito battaglia sulla «parte informatica» della vicenda. I difensori, gli avvocati Luigi Frattini e Stefano Lojacono, hanno chiesto il rinnovamento del dibattimento per quanto riguarda proprio la parte informatica.
    GRAZIE a una consulenza la difesa avrebbe le prove che il computer del sacerdote è stato usato per scaricare files inequivocabili anche mentre don Baresi era altrove: ci sarebbero prenotazioni di files pedopornografici mentre don Marco stava celebrando messa e non poteva essere intento a navigare via Internet per fare ordinazioni a luci rosse. La consulenza confermerebbe quanto dichiarato anche nel processo di primo grado dal sacerdote, che ha sempre sostenuto di non essere l’unica persona (ma non ha fatto altri nomi) che aveva accesso al suo computer.
    Sulla richiesta presentata dalla difesa la camera di consiglio è durata a lungo ed è terminata con un’ordinanza che ha disposto la convocazione per il prossimo 6 maggio del perito Stefano Manfredi del Ris di Roma, che ha effettuato la perizia per il tribunale. Prima di decidere sulla richiesta di rinnovamento del dibattimento, infatti, i giudici vogliono avere alcune risposte tecniche preliminari.

    NELLA PROSSIMA udienza, quindi, al perito verrà conferito un incarico per ottenere risposte e permettere ai giudici di capire se il processo d’appello comprenderà anche una nuova parte dibattimentale.
    In aula anche don Marco Baresi: clergyman grigio, aria serena, il sacerdote ha atteso con i legali l’esito della prima udienza. Il sacerdote era finito nei guai nel novembre del 2007 dopo le accuse di un ragazzino che aveva raccontato di aver avuto rapporti sessuali con don Marco qualche anno prima, quando non aveva ancora 14 anni e frequentava la scuola media del Seminario. Dalla scuola il ragazzo, che nel processo è parte civile, era stato allontanato per alcuni problemi, ma non aveva rivelato nulla ai genitori. Le sue rivelazioni sono state successive. Seguito da una psicologa per altri problemi, il ragazzino (diventato maggiorenne nel corso del primo processo) aveva raccontato l’intera vicenda. La psicologa a quel punto aveva avvisato i genitori che avevano formalizzato la denuncia alla polizia.

    Wilma Petenzi

    Don Baresi: è cominciato l’Appello
    martedì 27 aprile 2010

    E’ iniziato davanti ai giudici Daniela Genalizzi, Enzo Rosina e Umberto Russo della corte d’appello di Brescia il processo di secondo grado a carico di don Marco Baresi, l’ex vice direttore del seminario vescovile di via Bollani a Mompiano, condannato in primo grado a sette anni e mezzo (leggi qui) perché riconosciuto colpevole di violenza e abusi sessuali compiuti nel 2004 ai danni di un ragazzo (14enne all’epoca di fatti) che frequentava la scuola media del seminario, nonché di divulgazione di materiale pedopornografico per aver scaricato dalla rete con il proprio computer centinaia di video porno.
    La difesa, rappresentata dagli avvocati Luigi Frattini e Stefano Lojacono, ha chiesto un nuovo dibattimento sull’aspetto informatico della vicenda, intendendo dimostrare che il computer del religioso sarebbe stato sicuramente usato da qualcun altro in sua assenza.
    Come don Baresi ha sempre sostenuto e come dimostrerebbe l’analisi dei files fatta da un consulente di parte il quale avrebbe scoperto operazioni effettuate mentre il prelato stava celebrando la messa.
    Prima di concedere un nuovo dibattimento, la corte ha disposto la convocazione per il prossimo 6 maggio del perito Stefano Manfredi del Ris di Roma, che ha effettuato la perizia per il tribunale.
    Come si ricorderà, le accuse al sacerdote di Chiari (che è ai domiciliari e lunedì era presente in aula) risalgono all’estate 2007, quando il 14enne che aveva subito le violenze, dopo un lungo periodo di terapia psicologica aveva trovato la forza di parlare denunciando l’accaduto e le pesanti attenzioni sessuali subite. In novembre il religioso era pure stato incarcerato (leggi la notizia).
    Anche all’appello sono presenti fuori dal tribunale i suoi sostenitori del gruppo «FreeDon», che lo considerano perseguitato dalle false accuse di pedofilia.
    Si tratta di famiglie, ragazzi e ragazze, suore che animano un sito internet innocentista pro don Baresi dove si raccolgono adesioni e si firmano appelli in suo favore (vai al sito).

    http://www.quibrescia.it/index.php?/content/view/18093/218/

  • Oggi l’Appello per don Mauro

    Oggi l’Appello per don Mauro

    Il processo L’ex parroco di Laglio è stato condannato a otto anni in primo grado
    Il sacerdote è accusato di violenza sessuale su un ragazzo

    Si apre oggi davanti alla Corte d’Appello di Milano il processo di secondo grado a don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio, già condannato dai giudici di Como a otto anni per violenza sessuale su un ragazzo minorenne all’epoca dei fatti.

    Il sacerdote, dopo essere stato spostato a Colico dall’allora vescovo Alessandro Maggiolini, in seguito alla condanna di Como è stato poi rimosso dall’attuale vescovo Diego Coletti.

    EX PARROCO LAGLIO: “NON SONO COME PRETI PEDOFILI” «Non voglio essere paragonato ai preti pedofili, ma non ho paura della condanna, non ho paura di essere condannato per ciò che non ho fatto; esiste un altro giudice di cui bisogna avere paura». Così don Mauro Stefanoni, 41 anni ex parroco di Laglio (Como) nel corso delle sue dichiarazioni spontaneee che ha fatto nell’udienza davanti alla prima corte di Appello di Milano dove è alla sbarra per i reati di violenza sessuale aggravata. In primo grado don Mauro, venne condannato a otto anni di reclusione il 29 maggio dello scorso anno dal Tribunale di Como. Il sacerdote è accusato di aver abusato sessualmente in un ragazzo affetto da disabilità mentale, all’epoca quindicenne, a lui affidato e che frequentava l’oratorio della parrocchia del paese celebre perchè l’attore George Cooney ha comprato una villa sul lago. L’udienza è stata aggiornata per la replica delle difese al 4 giugno prossimo, quando presumibilmente ci sarà la sentenza. Il pg Piero De Petris ha chiesto la conferma della condanna di primo grado: otto anni di reclusione. Don Mauro, maglione blu su un paio di pantaloni grigi, si è rivolto alla Corte spiegando di essere innocente e ricordando ai giudici l’esito di una perizia medica che dimostrerebbe la impossibilitàper il sacerdote ad avere rapporti sessuali. «È stato come se avessi affrontato i tre stadi di una malattia quando questa storia mi è caduta addosso -ha detto il sacerdote – la prima fase è l’incredulità, la seconda è la rabbia, la terza la rassegnazione. Ma come fa un cittadino normale a dimostrare la sua innocenza? Come fa? Che strumenti ha per dimostrare la sua innocenza? l’unica cosa che mi è rimasta è l’orgoglio,una fiammella ancora accesa che mi fa dire che io non sono come i preti pedofili».

    22 Aprile 2010
    18.25 PEDOPORCI: DON MAURO TORNA DAI GIUDICI LAGLIO

    Don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio e Brienno condannato a otto anni di galera il 29 maggio del 2008 domani dovrebbe tornare davanti ai Giudici. È fissato, infatti, in Corte d’Appello di Milano il processo di secondo grado voluto dallo stesso religioso che non ha mai accettato quella condanna tantomeno l’accusa di essere, detta terra a terra, un porco. La vicenda è ben scandalosa nota anche per i colpevoli silenzi della Curia comasca che, anzi, si schierò addirittura contro anche e soprattutto la nostra redazione che ‘osò’ a suo tempo dare notizia dell’arresto del prete quando un mercoledì fu prelevato dalla Squadra Mobile di Como durante un pranzo di nozze e sbattuto dentro con l’accusa di violenze sessuali ai danni di un ragazzino, all’epoca 14enne, con lievi difficoltà mentali fu un processo contorto con anche la drammatica testimonianza della stessa vittima. La linea difensiva era quella di un complotto ordito ai suoi danni dai famigliari del ragazzino perché aveva ‘innovato’ l’oratorio di Laglio mettendo internet e uno schermo tv con abbonamento pay tv per le partite. Questo, stando al don presunto porco, comprometteva gli affari del bar di alcuni parenti del ragazzino. Don presunto porco disse addirittura che Laglio era un paese di ubriaconi.
    Dopo la condanna di primo grado denunciò trenta persone per falsa testimonianza, in pratica tutti i testimoni della difesa a suo avviso raccontarono balle: Da chi ha svolto le indagini su disposizione della Procura, come gli agenti della squadra mobile della Questura, ai genitori e agli amici più stretti della vittima. Don Mauro, assistito dai suoi avvocati Don Mauro rimase per un certo periodo agli arresti domiciliari dai genitori a Cantù e poi l’allora Vescovo di Como, Alessandro Maggiolini, lo mandò come coaudiutore all’oratorio di Colico, paese dell’Alto Lario lecchese che alla notizia si incazzò di brutto con Vescovo Alex che a sua volta si incazzò con Nadirpress per aver osato ancora una volta sollevare la questione che lui sperava finisse in dimenticatoio. In realtà la cosa esplose in modo virulento nelle cronache nazionali e Vescovo Alex finì sotto inchiesta per favoreggiamento insieme a Monsignor Enrico Bedetti e Monsignor Oscar Cantoni, attuale Vescovo a Crema: in sostanza avevano, sicuramente un ‘buonissima fede’ fatto in modo che don presunto porco, venisse a conoscenza delle indagini prima che gli fosse notificato l’avviso di garanzia. Le intercettazioni fecero capire che si rischiava l’inquinamento delle prove e il sostituto procuratore Maria Vittoria Isella ottenne l’ordinanza di sbattetelo dentro. Don Mauro, dunque, domani dovrebbe tornare sul banco degli imputati. Perlomeno è fissata la prima udienza insieme a tante altre e bisogna vedere se ci sarà il tempo necessario per aprire il dibattimento. Già fissate diverse udienze. I motivi d’appello sono contenuti in un memoriale di oltre 300 pagine. La sentenza di condanna in primo grado fu pronunciata attorno alle 13.30 del 29 maggio di due anni fa dal Collegio giudicante presieduto da Alessandro Bianchi. Lui non era presente. C’erano i suoi avvocati, Guido Bomparola e Massimo Martinelli. “Siamo sicuri che in Appello sarà confermata la sentenza l’avvocato di parte civile che assiste il ragazzo e i famigliari, Nuccia Quattrone L’inchiesta su don Mauro e i suoi presunti abusi di natura sessuale è partita nel 2005. Adesso don Mauro svolge attività d’altro genere in un ufficio a Como dopo che Vescovo Coletti, ben più prudente del predecessore, ha preferito sospenderlo in attesa di sentenza definitiva. Una volta arrivata quella, per don Mauro si aprirà il processo canonico che dovrà stabilire se ancora degno di indossare l’abito religioso

    Pedofilia, ex parroco di Laglio a processo: “Sono innocente”

    Don Mauro condannato a 8 anni di reclusione in primo grado per violenza sessuale aggravata su un minorenne con un deficit mentale, rende dichiarazioni spontanee in Corte d’Appello a Milano e respinge le accuse

    Milano, 23 aprile 2010 – “Non voglio essere comparato ai preti chi si sono macchiati di pedofilia. Io sono innocente”. Don Mauro Stefanoni, 41 anni, l’ex parroco di Laglio, in provincia di Como, condannato a 8 anni di reclusione in primo grado per violenza sessuale aggravata su un minorenne con un deficit mentale, rende dichiarazioni spontanee al processo d’appello e respinge le accuse.

    Maglione blu su pantaloni grigi, Don Mauro racconta, talora con voce incerta, il suo stato d’animo di fronte a quella che definisce una “spiacevole storia che mi ha travolto”. “È stato come se mi avessero diagnosticato una malattia – dice il parroco sospeso dalla Curia di Como – all’inizio ho provato incredulità, poi rabbia e adesso rassegnazione. La fiammella di orgoglio che ancora ho dentro è per chi mi vuole bene. Anche ieri sera, ho ricevuto tanti sms da parte di chi continua a seguirmi”.

    Il prete è accusato di aver abusato di un suo parrocchiano di 15 anni dall’agosto del 2003 al 21 ottobre 2004. «Come può difendersi una persona che non ha strumenti per farlo? Perchè cercare una verità giudiziaria quando la verità vera è così palese? – si domanda Don Stefanoni, che poi aggiunge: «Non ho paura di essere condannato perché l’ho sempre detto ai miei parrocchiani che alla fine esiste un giudice».

    Prima delle dichiarazioni, il pg Piero De Petris aveva svolto la requisitoria chiedendo la conferma degli otto anni di carcere inflitti il 29 maggio del 2008 dal Tribunale di Como. Il rappresentante dell’accusa ha parlato di “reiterazione” e “gravità dei fatti”, sottolineando che sono stati commessi su una persona che, anche a causa della sua disabilità, non aveva strumenti per difendersi. I legali di parte civile hanno ricordato che il ragazzino vittima degli abusi, “spontaneo, gentile, e bisognoso di tanto affetto” aveva mentalmente otto anni e non quindici. Nella prossima udienza fissata al 4 giugno spazio alle difese e poi sentenza.

    Fonte Agi

    Don Mauro in appello per ribaltare gli otto anni per la violenza
    giovedì 22 aprile 2010

    Da domani a Milano tocca a don Mauro Stefanoni, ex parroco di Laglio, condannato in primo grado a Como ad otto anni per violenza sessuale su un ragazzino minorenne. Il via del processo bis è in programma per venerdì mattina davanti ad un collegio composto da tre donne. Saranno loro a giudicare il comportamento del religioso che da parte sua ha sempre respinto con forza e sdegno tutte le accuse rivolte dalla Procura lariana. I suoi legali sono pronti a dare battaglia per cercare di dimostrare la sua estraneità delle pesanti accuse.

    Don Mauro, intanto, ha lasciato la Curia ed è andato a lavorare in un ufficio a Como. Dopo l’appello a Milano, per l’ex parroco di Laglio si aprirà un’altra parentesi importante: il processo canonico per decidere il suo futuro nella Diocesi lariana. Attualmente è sospeso.

  • Messa per don Marco Baresi, in attesa della sentenza di appello

    Messa per don Marco Baresi, in attesa della sentenza di appello

    Dal settimanale “Chiari Week” del 9 Aprile 2010

    CHIARI Imminente il processo d’Appello per il sacerdote condannato in primo grado a sette anni e mezzo

    Pedofilia, don Marco lasciato solo dalla Chiesa

    Dal 2007 è ai domiciliari. Il padre: «Una sofferenza». Gli amici: «La Curia voleva metterci a tacere»

    CHIARI (clu) L’eco dello scandalo dei preti pedofili a Chiari riapre ferite insanate. Se in Vaticano i più altri prelati levano le lance in difesa del Papa, in città don Marco Baresi è stato lasciato solo.
    La vicenda del 40enne sacerdote clarense, vicedirettore del seminario di Brescia, arrestato nel 2007 con l’accusa di violenza sessuale aggravata su uno studente 14enne del seminario e detenzione di materiale pedopornografico e condannato il 20 maggio scorso a 7 anni e mezzo di reclusione in primo grado, è stata soffocata sotto una coltre di silenzio. Dal novembre del 2007 Marco Baresi si trova agli arresti domiciliari. Allora la stampa locale scrisse che il prete era tornato a Chiari, a casa dei genitori, ma in via Petrarca si alza un muro di protezione. «Sì, mio figlio si trova ancora agli arresti domiciliari, ma è fuori città, al sicuro – ha tagliato corto il padre Umberto – Appare sereno, ma la sofferenza è interiore».
    Umberto Baresi è fermo nella difesa di don Marco: «Non mi fido più dei giornalisti, sono state scritte tante falsità su mi figlio, ora attendiamo che questa vicenda si chiuda una volta per tutte. Questo è un dolore per lui e per noi».
    A breve è attesa l’udienza del ricorso in Appello. «Non sappiamo ancora la data, ma solo quando vedremo riconosciuta l’innocenza di Marco parleremo».
    Umberto Baresi è uno dei 422 firmatari della lettera a sostegno dell’innocenza del sacerdote clarense scritta da chi Marco lo ha conosciuto e ora, attraverso il blog donmarcobaresi.net denuncia la copertina di omertà fatta calare sul caso. «La vicenda è caduta in un silenzio spaventoso: la Diocesi di Brescia, dopo un comunicato ufficiale del vescovo Monari, si è predisposta a sorreggere i tempi dei tribunali». All’indomani della sentenza di condanna di primo grado infatti monsignor Luciano Monari aveva dichiarato: «Abbiamo fiducia che don Marco Baresi saprà dimostrare davanti ai giudici e alla comunità civile ed ecclesiale la sua estraneità ai fatti. Ciò he ci preme è che al più presto si faccia chiarezza».
    Se la curia bresciana si fa da parte, altrettanto non fanno gli amici del sacerdote: «La Chiesa ha cercato di metterci a tacere – ha denunciato il portavoce del gruppo Andrea Gelmini – Noi crediamo nella piena innocenza di Marco: ognuno dei 422 firmatari lo ha conosciuto di persona e ha firmato spontaneamente, si tratta di persone estranee alla Chiesa. Don Marco? Ha voluto rimanere fuori, ma so che il nostro sostegno gli fa piacere.» Ora sono loro gli unici paladini di don Marco. La Chiesa, come Ponzio Pilato, se ne è lavata le mani.