Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Lombardia

  • Arese: rinvio a giudizio per un prete, accusato di pedofilia nei confronti di una bimba

    Arese: rinvio a giudizio per un prete, accusato di pedofilia nei confronti di una bimba

    Arese: rinvio a giudizio per un prete, accusato di pedofilia nei confronti di una bimba
    Pubblicato da Arianna Ascione, Blogosfere staff alle 15:57 in Milano cronaca

    E’ molto brutto dover parlare di queste cose, si spera che fatti del genere non capitino mai. E’ di oggi la notizia che un prete di Arese si sarebbe macchiato di un crimine orrendo.

    Avrebbe molestato una bambina di 7 anni che frequentava l’oratorio, attirandola nel suo ufficio con la più classica delle scuse, la promessa di darle delle caramelle. Questa l’accusa gravissima che è stata fatta ad un sacerdote (che era stato anche missionario in Africa e America Latina) di 75 anni, rinviato a giudizio per pedofilia. La violenza sarebbe avvenuta l’anno scorso.

    La bimba avrebbe raccontato quanto successo alla nonna, che ne ha parlato con il padre e di conseguenza è scattata la querela. Il pm Giancarla Serafini ha avviato l’inchiesta ed è stata registrata la testimonianza della piccola.

    Come spiega Affaritaliani il sacerdote è stato già rimosso dall’incarico dalla Curia.

    Le accuse sono di violenza sessuale aggravata dall’età della vittima, aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la difesa della bambina, e dall’aver commesso il fatto in qualità di ministro di un culto.

    Oggi c’è stata l’udienza preliminare: il padre della bambina si è costituito parte civile mentre il prete, incensurato, non è stato sottoposto ad alcuna misura di custodia cautelare. Il giudice Giuseppe Vanore ha disposto il rinvio a giudizio e il processo comincerà il 16 aprile.

    Purtroppo, come spiegava poco tempo fa Blogosfere Cronaca e Attualità, questi crimini rimangono ancora diffusi e poco denunciati.

  • Mantova: parroco accusato di abusi sessuali

    Mantova: parroco accusato di abusi sessuali

    Il parroco della chiesa di San Leonardo a Mantova, Walter Mariani, 60 anni, è stato rinviato a giudizio per violenza sessuale e falso ideologico.

    Il prete è accusato di aver preteso da tre donne extracomunitarie favori sessuali in cambio dell’aiuto nel rinnovare il permesso di soggiorno: per la Procura la violenza è stata consumata in sacrestia, per più di una volta.

    I fatti risalgono a due anni fa quando le tre donne sono rivolte alle Polizia per denunciare il sacerdote, il quale ha sempre respinto le accuse. Don Walter è molto conosciuto nella città lombarda per la sua attività alla guida di una comunità per il recupero dei tossicodipendenti e l’ospitalità ad ex prostitute.
    11/12/2008 22:35

  • PEDOFILIA: BRESCIA, RIESAME CONFERMA DOMICILIARI PER SACERDOTE

    PEDOFILIA: BRESCIA, RIESAME CONFERMA DOMICILIARI PER SACERDOTE

    PEDOFILIA: BRESCIA, RIESAME CONFERMA DOMICILIARI PER SACERDOTE

    Brescia, 19 dic. – Il tribunale del riesame di Brescia ha confermato gli arresti domiciliari per Don Marco Baresi, il trentottenne vice rettore del seminario diocesano, arrestato il 27 novembre con l’accusa di aver abusato di un suo allievo, all’epoca dei fatti quattordicenne, e di detenzione di materiale pedopornografico.

    I giudici del tribunale della liberta’ hanno ribadito la necessita’ di custodia cautelare.

    http://www.agi.it/milano/notizie/200712191…mi1020-art.html

  • «Aiutarono il prete accusato di pedofilia» Vescovi in Procura

    «Aiutarono il prete accusato di pedofilia» Vescovi in Procura

    * * * Faccia a faccia COMO – Monsignori in silenzio davanti alle domande del magistrato che li accusa di favoreggiamento nell’ inchiesta per violenza sessuale che ha portato alla condanna dell’ ex parroco di Laglio.

    Convocati ieri in Procura, il vescovo emerito di Como, Alessandro Maggiolini, il vescovo di Crema, Oscar Cantoni e l’ ex vicario generale della Curia lariana, Enrico Bedetti, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. I tre prelati sono stati convocati in tribunale dal pubblico ministero Maria Vittoria Isella, titolare dell’ inchiesta che ha portato nel maggio scorso alla condanna a 8 anni di don Mauro Stefanoni.

    Nella requisitoria conclusiva, il magistrato aveva puntato il dito contro i massimi vertici della Curia di Como, dichiarando apertamente che l’ allora vescovo monsignor Maggiolini e i suoi più stretti collaboratori avevano ostacolato le indagini, avvisando in anticipo l’ ex parroco di Laglio dell’ inchiesta in corso. Ieri pomeriggio, il magistrato ha convocato in Procura i monsignori indagati. Nessuno dei tre però ha risposto alle domande.

    Il primo ad arrivare al palazzo di giustizia del capoluogo lariano, attorno alle 15, è stato il vescovo emerito di Como monsignor Maggiolini. Seduto su una sedia a rotelle, il presule è entrato da una porta sul retro, accompagnato dagli avvocati Vittorio e Carlo Rusconi, legali di fiducia della Curia lariana. Nell’ ufficio di Maria Vittoria Isella, Maggiolini è rimasto una decina di minuti, senza rispondere ad alcuna domanda.

    Poi si è allontanato velocemente, sempre da un’ uscita secondaria, senza rilasciare dichiarazioni. »Sto bene, grazie», si è limitato a rispondere alle domande dei cronisti. Poco prima delle 16 è stata la volta del vescovo di Crema Oscar Cantoni. Accompagnato dagli stessi legali di fiducia della Curia, l’ ex braccio destro di monsignor Maggiolini è sfilato a sua volta davanti al magistrato lariano, restando però in silenzio davanti alle domande del sostituto procuratore. Il copione si è ripetuto identico un quarto d’ ora dopo, quando è stato il turno di monsignor Bedetti.

    Come gli altri prelati, si è avvalso della facoltà di non rispondere e non ha risposto al magistrato. Silenzio anche all’ uscita dal tribunale di Como. Né il vescovo di Crema, né l’ ex vicario generale della Curia hanno voluto dire nulla ai cronisti. Nessun commento neppure dai legali che li hanno accompagnati dal pubblico ministero. Qualche minuto più tardi, raggiunto mentre tornava a piedi verso casa per le vie del centro storico del capoluogo lariano, monsignor Bedetti si è abbandonato però a uno sfogo amaro. «Non c’ è nessun rispetto per la nostra privacy – ha detto -. L’ inchiesta è ancora in una fase preliminare e non siamo accusati di nulla, ma vediamo i nostri nomi sui giornali.

    Questa è la cosa che mi addolora più di tutto». * * * Il caso L’ inchiesta Il 21 ottobre 2004 i genitori di un ragazzo minorenne di Laglio denunciano il parroco, don Mauro Stefanoni, per presunte violenze sessuali sul figlio. Il pubblico ministero Maria Vittoria Isella apre un’ inchiesta che si conclude il 29 maggio 2008 con la condanna a 8 anni del sacerdote, che nel frattempo era stato trasferito a Colico (Lecco). Solo il mese successivo don Mauro viene sospeso dall’ attuale vescovo di Como monsignor Diego Coletti La curia Nell’ inchiesta vengono coinvolti i vertici della curia lariana, monsignor Alessandro Maggiolini, vescovo all’ epoca dei fatti e i suoi più stretti collaboratori, monsignor Enrico Bedetti e monsignor Oscar Cantoni.

    Secondo l’ accusa, i tre hanno ostacolato le indagini, convocando in curia don Mauro e avvisandolo dell’ inchiesta a suo carico prima che gli inquirenti firmassero l’ avviso di garanzia e potessero concludere gli accertamenti. Secondo l’ accusa, dopo essere stato informato dai suoi superiori, don Mauro diventò «muto» al telefono e guardingo

    Campaniello Anna

    https://web.archive.org/web/20150927215034/http://archiviostorico.corriere.it/2008/settembre/05/Aiutarono_prete_accusato_pedofilia_Vescovi_co_7_080905044.shtml

  • Molestava i ragazzi che frequentavano l’oratorio che gestiva.

    Molestava i ragazzi che frequentavano l’oratorio che gestiva.

    MILANO 19/06/2008 – Molestava i ragazzi che frequentavano l’oratorio che gestiva. Ieri la prima sezione della Corte d’Appello, quella specializzata sugli abusi sessuali, ha confermato la condanna inflitta in primo grado a due anni e 8 mesi per un sacerdote, F.C., del varesotto.

    I fatti sarebbero avvenuti fino all’11 febbraio 2004 nei confronti di 4 ragazzi, tutti sotto i 14 anni. Non ci sarebbero stati episodi di vera e propria violenza sessuale, ma toccamenti e situazioni che la legge, fino a qualche tempo fa, qualificava come molestie o atti di libidine.

    A carico del religioso, che ha ammesso l’illecito comportamento, anche l’accusa di pedopornografia per la detenzione di immagini trovate nella su abitazione che ritraevano minorenni.

    Ieri il sostituto procuratore generale Armando Perrone, sottolineando la sussistenza delle accuse e ritenendo già applicato il minimo della pena, ha chiesto la conferma del verdetto del Tribunale di Varese impugnato dal sacerdote, ritenendo impossibile un’ulteriore riduzione. La Corte, che in sede di relazione aveva ricostruito la vicenda attraverso un dettagliato intervento del giudice Barbara Bellerio, ha ritenuto il verdetto del Tribunale varesino congruo e ha condannato l’imputato al pagamento delle maggiori spese di giudizio.

    La difesa deciderà se fare ricorso in cassazione o ritenere chiuso il caso essendo la pena al di sotto dei tre anni, circostanza che consentirebbe al condannato di evitare il carcere.

    Annibale Carenzo http://milano.cronacaqui.it/news-abusava-d…ofilo_8476.html

  • Il vescovo: «Telefonerò presto a don Mauro Stefanoni»

    Il vescovo: «Telefonerò presto a don Mauro Stefanoni»

    Nell’agenda del vescovo di Como, Diego Coletti – almeno in quella ufficiale – non compare ancora alcuna voce che faccia riferimento a un incontro con don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio condannato in primo grado a 8 anni per violenza sessuale su un minorenne.

    Il faccia a faccia era stato fissato per martedì della scorsa settimana, ma è stato annullato all’ultimo minuto e da allora sembra non sia stata stabilita alcuna nuova data. Ieri pomeriggio, in occasione dell’inaugurazione del Museo don Luigi Guanella, però, il vescovo è intervenuto per la prima volta sulla delicata vicenda, seppure con pochissime, misurate parole.

    «Non c’è ancora stato un incontro tra me e don Mauro – ha detto monsignor Diego Coletti – Gli devo telefonare ma non ho ancora deciso nulla».

    L’intenzione del vescovo è di mantenere il massimo riserbo possibile sull’incontro, in modo da evitare ogni anticipazione e indiscrezione sul faccia a faccia. «Gli telefonerò, ma non c’è molto altro da dire – ha tagliato corto monsignor Coletti – È un fatto assolutamente privato, non intendo certo dirlo a voi prima che a lui». Argomento chiuso, dunque, per il vescovo di Como. Il quale, prima di ieri, dell’inchiesta che coinvolge don Mauro Stefanoni aveva parlato una sola volta, il 29 maggio scorso, dopo la condanna in primo grado del sacerdote. «Prendo atto della sentenza di primo grado – aveva detto a caldo Coletti – Non si possono esprimere allo stato valutazioni di merito. In ogni caso si conferma la piena fiducia nell’operato della magistratura».

    Quella che non si è più sentita invece, dal giorno della sentenza, è la voce di don Mauro Stefanoni. Il sacerdote, tuttora ufficialmente in servizio nella parrocchia di Colico (Lecco) non era in aula alla lettura della sentenza e da quel momento si è chiuso in un silenzio assoluto nella casa dei suoi genitori, a Cantù.

    «Sento saltuariamente don Mauro – si limita a dire uno dei suoi legali, Guido Bomparola – Non sono a conoscenza delle decisioni della Curia di Como. Quello che più mi interessa in questo momento è lavorare per preparare in maniera adeguata il processo d’appello, che chiederemo immediatamente non appena saranno state depositate le motivazioni della sentenza. So che dopo la condanna il sacerdote ha ricevuto molti messaggi di solidarietà dai parrocchiani e ora attende l’incontro con il vescovo».

    Anna Campaniello

  • Frate laico in manette: abusava di una 14enne

    Frate laico in manette: abusava di una 14enne

    Varese – Un uomo di 50 anni, un frate laico, è stato arrestato dagli investigatori del commissariato di Polizia di Busto Arsizio (in provincia di Varese) con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata su una ragazza di età inferiore ai 14 anni.

    Secondo quanto si è appreso, l’uomo, conosciuto e stimato dalla famiglia della ragazza, aveva proposto alla giovane un “percorso mistico di preghiera” che avrebbe potuto farla giungere alla santità. In realtà, stando ai risultati dell’indagine, l’educatore, durante queste sedute, approfittava sessualmente della ragazzina. Il frate laico è anche accusato di produzione e detenzione di materiale pedopornografico ritrovato in un computer nella sua abitazione.

    Percorso mistico Il frate laico, appartenente all’ordine religioso secolare francescano, aveva convinto i genitori di una ragazzina ad affidargli la figlia sostenendo che la ragazzina era stata prescelta per sconfiggere il demonio. Ha cominciato così con lei un percorso mistico che avrebbe elevato l’adolescente al ruolo di “angelo”. L’uomo, fermato ieri pomeriggio dai poliziotti dell’ufficio minori e della squadra investigativa del commissariato di Busto Arsizio e condotto in carcere dove si trova in stato isolamento, avrebbe consumato le violenze, durate qualche mese, da settembre a novembre dello scorso anno, durante queste sedute spirituali. Nel corso della perquisizione domiciliare nell’abitazione del frate laico sono stati trovati e sequestrati tre personal computer portatili contenenti centinaia di file con immagini pedo-pornografiche e foto che ritraggono la minore nelle parti intime. L’operazione è stata coordinata dal pm Roberto Pirro della procura della Repubblica di Busto Arsizio.

    Non è francescano Non è un frate francescano l’uomo fermato con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata su una ragazza di età inferiore ai 14 anni. Lo afferma padre Roberto Ferrari, ministro provinciale dei frati minori della Lombardia. “Smentisco categoricamente – dice padre Ferrari – la notizia, diffusa da alcuni organi di stampa, secondo la quale la persona indagata a Busto è un frate francescano”.

    http://www.ilgiornale.it/news/frate-laico-manette-abusava-14enne.html

  • Gibuti, prete italiano in cella per pedofilia Il vescovo: un complotto

    Gibuti, prete italiano in cella per pedofilia Il vescovo: un complotto

    MILANO – Accuse collegate alla pedofilia per don Sandro De Pretis, 52 anni, origini trentine, missionario in Gibuti, nel Corno d’ Africa, dal 1993.

    Tre settimane ai domiciliari, ora, da 40 giorni, in cella, senza certezze. Neppure sui reati che gli vengono attribuiti: «corruzione di minore» secondo il suo avvocato, Zaccaria Abdilai; «pedofilia» per quanto appurato dal vescovo di Gibuti, Giorgio Bertin.

    Che ha una sua tesi: «Chi accusa don Sandro è Port ouvert, organizzazione non governativa, che nel 1995 fece lo stesso con il giudice francese Borrel (fu trovato morto a Gibuti, poi l’ Eliseo riaprì il caso accertando che fu ucciso, ndr)». Scopo di vendetta, secondo il vescovo: «Quelli di Port ouvert furono sfrattati dai locali della Caritas quando don Sandro era direttore». Certo è che la magistratura di Gibuti sta indagando da mesi su una vicenda tutt’ altro che chiara.

    Si mantiene neutrale Gianni Rizzo, console onorario: «L’ inchiesta è in corso e questo è uno stato di diritto: il sacerdote ha un avvocato che lo difende, e, a tempo debito, si saprà come sono andate le cose». Sul fronte innocentista la Chiesa: «Accuse infamanti – spiega monsignor Bertin -, è solo un complotto». Ipotesi sostenuta sul settimanale religioso Vita trentina dove il direttore Ivan Maffeis ha pubblicato una lettera del missionario: «Per la prima volta nella mia vita sono senza difesa, radicalmente “povero” e privato della libertà – scrive il prete -. Prego Iddio affinché faccia giustizia, che la sua mano si alzi e agisca».

    «Se accogliamo l’ appello dal carcere – si legge nell’ editoriale -, è perché ripensiamo ai racconti che don Sandro ci faceva della sua Africa: “Negli ultimi anni la situazione è cambiata radicalmente – spiegava il sacerdote -, la mia presenza è solo un segno, un tentativo di far capire come vivono i cristiani”». Parole rassegnate sui missionari come lui: «Siamo arrivati con i colonizzatori, quindi è facile per la gente identificarci con loro». Infine la guerra in Iraq: «Non ha fatto altro che portare a far coincidere l’ Occidente con il cristianesimo, all’ atteggiamento favorevole di ieri sta subentrando la ghettizzazione, se non l’ ostilità». Don Sandro un caprio espiatorio? Se lo chiede Vita Trentina, non ha dubbi l’ avvocato Abdilai. Idem per i suoi familiari: «Sandro fa troppo del bene – fanno sapere – per questo lo disturbano». Nessuna previsione sulla detenzione: don Sandro dovrà aspettare la conclusione delle indagini. gmottola@corriere.it

    Mottola Grazia Maria

    Pagina 024/025
    (14 dicembre 2007) – Corriere della Sera

  • Violenza sessuale, don Mosa patteggia

    Violenza sessuale, don Mosa patteggia

    Violenza sessuale, don Mosa patteggia
    la Provincia Pavese — 01 dicembre 2007 pagina 19 sezione: CRONACA

    PAVIA. Don Michele Mosa, l’ex parroco di Certosa accusato di violenza sessuale, ha patteggiato davanti al giudice Erminio Rizzi una pena di dieci mesi. Il verdetto, raggiunto ieri mattina, arriva proprio mentre a Certosa fa il suo ingresso (oggi alle 17) il nuovo parroco, don Marco Gatti.

    Con questa sentenza si chiude una vicenda pesante, che a settembre, quando don Michele era stato arrestato, aveva gettato nell’incredulità un’intera comunità. La stessa comunità che ancora oggi difende il suo «don». Chiudere la vicenda il prima possibile. Questo era l’obiettivo di don Michele Mosa. E questa è la ragione della scelta di un rito alternativo come il patteggiamento. Un rito che consente di evitare un processo pubblico e gli sguardi della gente. Ieri mattina, in tribunale, il riserbo sull’esito di questa scelta era strettissimo. Bocche cucite, con l’unica e precisa volontà di fare dimenticare in fretta una pagina così delicata per la vita e la missione di un prete. Lo stesso don Michele Mosa, assistito dall’avvocato Orietta Stella, ieri ha scelto di chiudersi nella preghiera. Fino a sera non ha sentito il suo legale.

    Alle 17 ha detto messa nella chiesa di San Giovanni Domnarum, davanti ai fedeli che hanno ascoltato con attenzione la predica dal vangelo di Andrea. «Ci sono nella vita momenti di fatica, che non riusciamo a capire – sono state le sue parole – Momenti in cui ci sentiamo abbandonati. Ma ci sono anche momenti in cui sperimentiamo la misericordia di Dio». Con la sentenza il caso del parroco di don Mosa viene archiviato definitivamente. E anche se il processo si chiude con un patteggiamento (dieci mesi con la sospensione) e non con un’assoluzione, l’intera comunità di Certosa continua, come ha sempre fatto, a difendere il suo parroco. «Ha cercato di uscirne come poteva – dice una parrocchiana – Ma qui nessuno crede che possa avere commesso quel reato». Violenza sessuale.

    A settembre era stato arrestato con quest’accusa. A pronunciarla era stata una parrocchiana. La donna aveva raccontato che il parroco l’aveva vista scendere dall’auto, proprio davanti alla casa parrocchiale, e l’aveva seguita fino a casa. Don Michele, per lei, non era un estraneo. Si conoscevano. Lui l’aveva aiutata, dandole consigli sui figli e su come affrontare la vita dopo la separazione dal marito. Quella sera, secondo il racconto fatto dalla donna ai carabinieri, don Mosa aveva avuto un comportamento diverso dal solito. Dopo averla seguita era entrato in casa. Quello che era accaduto finì dritto nel verbale dei carabinieri. Sulla vicenda era intervenuto anche il vescovo, monsignor Giovanni Giudici. «Non cerchiamo colpevoli», aveva esortato i fedeli. Parole che i parrocchiani non hanno avuto difficoltà a seguire. Anche ora che la vicenda si è chiusa, e mentre aspettano l’arrivo del nuovo parroco, continuano a difendere chi, per due anni, è «stato la nostra guida». – Maria Fiore

  • Scandalo Seminario Brescia.Il predecessore di Don Marco Baresi

    Scandalo Seminario Brescia.Il predecessore di Don Marco Baresi

    Siamo riusciti a sapere chi era il predecessore di don Marco Baresi a vicerettore del seminario di Brescia, che ha patteggiato una pena per crimini pedofili. Si tratta di don Luigi Facchi

    http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/71

    lunedì 3 dicembre 2007
    Scandalo Seminario Brescia.Il predecessore di Don Marco Baresi
    Dal sito www.bambinicoraggiosi.com questo articolo pubblicato il 1° dicembre 2007.

    Ecco tutto quello che abbiamo trovato sul predecessore di Don Baresi, don Luigi Facchi indagato per pedofilia nel 2002. Sono stralci di tre articoli apparsi sul Corriere della Sera nel giugno 2002. Non è molto, ma chi è interessato può acquistare gli articoli interi sul sito del Corriere Archivi a 5 euro cadauno.

    (30 giugno, 2002) – Corriere della Sera

    Il sacerdote, ex vicerettore al seminario, è stato allontanato dal paese per decisione del pm.

    Pedofilia, parroco sotto inchiesta

    Incredulità a Ome, nel Bresciano, per le accuse contro don Luigi

    BRESCIA – A Ome, in Franciacorta, dove era parroco da quasi tre anni, nessuno crede alle accuse di pedofilia a carico di don Luigi Facchi, già vicerettore al seminario di Brescia, sottoposto dal giudice a «dimora obbligata» in un altro comune tenuto rigorosamente nascosto. E in effetti la denuncia contro di lui si riferirebbe a un episodio avvenuto a Gottolengo, altro paese bresciano dove il sacerdote anni fa ha fatto il curato. Come mai solo adesso è partita la denuncia – vittima sarebbe un ragazzo… 

    Pedofilia, prete indagato nel Bresciano

    Il religioso è stato interrogato e trasferito in un altro comune

    DAL NOSTRO INVIATO BRESCIA – Per 5 anni era stato il vicerettore del seminario di Brescia poi, settembre ‘ 99, la curia di Brescia gli ha affidato la parrocchia di Ome. Giovedì mattina, molto presto, i carabinieri hanno suonato in canonica. Da allora don Luigi Facchi, 42 anni, in paese non s’ è più visto. Indagato per pedofilia, dopo un primo interrogatorio gli è stato notificato l’ obbligo di dimora in un altro comune. Una misura cautelativa disposta dal pm in attesa di completare gli accertamenti. I fatti risalirebbero agli anni in cui il religioso era il curato di Gottolengo. Ma la denuncia sarebbe scattata solo pochi mesi fa. 

    «Pedofilia? Assurdo, don Luigi è bravissimo»

    A Ome, nel Bresciano, i parrocchiani difendono il sacerdote indagato e allontanato dal paese

    Il telefono del prete era sotto controllo. Ascoltati una donna e il gestore del cinema dell’ oratorio

    DAL NOSTRO INVIATO BRESCIA – Un grande striscione sulla palazzina che costeggia il campo sportivo di Ome: «Festa dell’ oratorio – Un cuore per amare, due mani per donare». La festa, in realtà, risale alla scorsa settimana ma nessuno, fino a ieri sera, ha rimosso l’ insegna e i lunghi festoni colorati. I ragazzini giocano, nella chiesa accanto si riunisce la piccola folla della messa serale. Un sabato come tutti gli altri con il suono delle campane che corre per la valle. Ma a dire la messa questa volta Don Luigi non ci sarà.

    http://www.veriabusi.blogspot.com/