Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Lombardia

  • Arrestato don Mosa, parroco di Certosa

    Arrestato don Mosa, parroco di Certosa

    Adriano Agatti

    E’ in carcere accusato di violenza sessuale

    Per il pm ha aggredito una parrocchiana PAVIA. Il parroco di Certosa, don Michele Mosa, 44 anni, è stato arrestato nella notte tra domenica e ieri. L’accusa è pesante: violenza sessuale. Don Michele Mosa, che è anche insegnante di religione al liceo classico Ugo Foscolo di Pavia, e che ha preso la guida della parrocchia di Certosa due anni fa, dopo essere stato parroco a Albuzzano e coadiutore a Santo Spirito a Pavia, è stato fermato in piena notte in paese.

    Una donna ha chiamato i carabininieri: venite, una persona mi ha aggredita e ha tentato di violentarmi. Era da poco passata l’una di notte. E i carabinieri del pronto intervento arrivati sul posto hanno trovato la persona di cui parlava la donna al piano terra della casa da cui proveniva la telefonata. Lo hanno subito identificato: era don Michele Mosa. Il parroco del paese. A quanto risulta dalle prime ricostruzioni del fatto l’uomo si era nascosto in un ripostiglio usato come ricovero delle biciclette. E’ stato così arrestato e portato in carcere.

    Ecco come si sarebbero svolti i fatti secondo la denuncia della donna. E. C., 39 anni avrebbe raccontato che don Michele, uscendo forse dalla porta posteriore della canonica, si sarebbe avvicinato al cancello della sua abitazione poco prima di mezzanotte proprio mentre lei rincasava dopo il fine settimana passato fuori. Ci sarebbe stata una breve conversazione, forse una richiesta di entrare in casa a cui lei si sarebbe opposta. Senza successo.

    Lui non avrebbe desistito infatti dal suo proposito e quindi l’avrebbe seguita in casa. Qui sarebbe avvenuta l’aggressione con il tentativo di violenza. Toni di voce alti e trambusto avrebbero svegliato la figlia della donna che si era anche messa a gridare per chiedere aiuto. Proprio le urla della ragazzina avrebbero messo in fuga l’aggressore troppo focoso che forse non pensava ci fossero altre persone in casa.

    A quel punto la donna ha chiamato il 112 e i militari, al loro arrivo, hanno trovato il parroco che forse era tornato sui suoi passi per cercare di calmare la signora. E’ stato bloccato e, a seguito del racconto della donna, e dopo una breve interrogatorio è arrestato su disposizione del pm Maura Ripamonti.

    Questa mattina è prevista l’udienza di convalida dell’arresto. Il parroco sarà assistito dall’avvocato Orietta Stella.(25 settembre 2007

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio-lo…rtosa/1789107/6

    «Quella notte ho avuto paura»
    M. Grazia Piccaluga e Maria Fiore

    Intervista esclusiva alla donna che ha denunciato il parroco
    «Don Michele è un amico, ma l?altra sera era irriconoscibile»
    (26 settembre 2007)
    CERTOSA. «Ci volevo dormire sopra. Ma poi ho avuto paura». C.E. si sposta la ciocca di capelli dal viso pulito, senza trucco. E accosta la porta di casa perché i figli non sentano. Erano in casa la notte in cui don Michele passeggiava ansiosamente col cellulare in mano sul pianerottolo esterno per farsi aprire. «Dopo che ero riuscita a mandarlo via, ho chiuso la porta spaventata – racconta -. Non pensavo di chiamare subito i carabinieri, ma lui è tornato. Fuori era tutto buio, ma io vedevo le luci del suo cellulare e sentivo i suoi passi avanti indietro. Così mi sono decisa a chiedere aiuto».
    Deve essere stato un momento difficile. Lei ha provato a spiegarsi l’accaduto?
    «A dire il vero faccio ancora fatica a crederci».
    Che tipo di legame c’era tra lei e don Michele Mosa?
    «Don Michele è sempre stato un punto di riferimento. Ci legava una grande amicizia. Al punto che gli avevo più volte chiesto consigli sui problemi adolescenziali che anche i miei figli stanno affrontando. Mi ha prestato qualche libro e bevuto qualche caffé insieme. Era sempre gentile e affidabile. Mi fidavo».
    Per questo non ha opposto resistenza quando lui l’ha seguita fino in casa?
    «Ripeto, mi fidavo. Quando sono scesa dalla macchina lui mi ha subito raggiunta. Ero appena tornata dalla montagna dove avevo fatto trekking. I miei figli erano già a casa, li aveva accompagnati il papà perché quel pomeriggio stavano con lui. Ho detto a don Michele che ero stanca e non avevo voglia di fermarmi a chiacchierare».
    E il sacerdote cosa ha fatto?
    «Lui ha insistito. Mi ha addirittura preceduto in cortile. E’ entrato in casa, ma io gli ho subito chiarito che non mi piaceva il suo modo di fare».
    E a questo punto la situazione è precipitata..
    «Mi ha buttata sul letto, ma io sono riuscita a fermarlo e mi sono rannicchiata. Non mi ha picchiata. Ma la sua aggressività mi ha spaventata. Mi sono divincolata, ma lui mi ha raggiunto davanti alla porta del bagno. Mi ha stretto contro il muro, ma io ho cercato di difendermi. L’appendiabiti in ceramica è caduto e si è rotto».
    In casa c’erano i suoi figli. Non si sono accorti di nulla?
    «Il trambusto li ha svegliati. E a quel punto il sacerdote è fuggito».
    Ha pensato subito di chiamare i carabinieri?
    «No, non pensavo di denunciarlo, volevo dormirci sopra. Ma quando lui è tornato ho avuto paura. Era irriconoscibile. Lui sempre così pacato, schivo e riservato. Non l’avevo mai visto così. Non era mai accaduto niente del genere. Prima ha suonato il campanello e poi ha cominciato a telefonare con insistenza. Mi ha anche mandato dei messaggi. A quel punto ho chiamato i carabinieri».
    La pattuglia è arrivata in pochi minuti. Cosa è successo dopo?
    «Al buio i militari hanno perlustrato il cortile, ma don Michele si era rifugiato in un locale adibito a deposito di biciclette. C’era il portone di legno accostato, nascosto da una tenda. Lo hanno trovato lì».
    Cosa ha detto il sacerdote ai militari? Ha cercato di giustificarsi?
    «Forse c’era ben poco da spiegare. Lui stesso in caserma ha poi confermato come era andata. Anche per me è un colpo durissimo».

  • Il vescovo di Pavia invoca la censura, lamentandosi per il risalto dato sulla stampa alla vicenda

    Il vescovo di Pavia invoca la censura, lamentandosi per il risalto dato sulla stampa alla vicenda

    PAVIA: DICHIARAZIONE DI MONS. GIUDICI SULLA VICENDA DEL PARROCO DI CERTOSA “Rimanere nel Suo amore anche nei momenti di prova”
    (fr. tas. 26/9) – Di fronte ai recenti fatti di cronaca che hanno avuto per protagonista un sacerdote della diocesi, la Curia diocesana di Pavia ribadisce la piena fiducia nell’oerato della magistratura e auspica che la verità dei fatti possa essere stabilita nel minor tempo possibile per il rispetto delle persone coinvolte. Monsignor Vescovo, appresa la notizia, si è affidato alla preghiera perché il Signore possa assistere le persone coinvolte in questo difficile momento. (Foto: mons. Giudici).

    La Curia diocesana auspica che la verità dei fatti possa giungere all’opinione pubblica senza distorsioni o manipolazioni per il rispetto della verità stessa e della dignità della persona umana in tutte le sue dimensioni. Infatti Mons. Giudici ha rilasciato al portavoce della Diocesi un appello alla preghiera e a “rimanere nel Suo amore” con queste parole:”La notizia riguardante un parroco della nostra Diocesi, riportata dai giornali con notevole evidenza, reca sconcerto e ferisce chi ama la Chiesa. Desidero in questo momento di sofferenza incoraggiare quanti conoscono la dedicazione di laici, sacerdoti, religiose nell’impegno quotidiano per gli altri perché non si lascino umiliare da voci, ombre, clamori mediatici.Ci raccogliamo nella preghiera per la comunità cristiana e ci facciamo prossimi nella solidarietà a favore di quanti soffrono per scelte non rispettose della persona. Rinnoviamo la persuasione che eventuali responsabilità, se accertate, non consentono mai il disprezzo e la gogna mediatica per singole persone o per gruppi di appartenenza”.

  • Val Scalve: prete condannato per pedofilia

    Val Scalve: prete condannato per pedofilia

    Val Scalve: prete condannato per pedofilia
    Cronaca Inserito da montagnatv il Ven, 2007-07-13 16:32

    BERGAMO — Come la bellezza delle montagne può essere rovinata dalle miserie umane. La vicenda che andiamo a raccontarvi viene dalla Valle di Scalve, in Bergamasca. Un sacerdote di 36 anni è stato condannato a quattro anni di reclusione per abusi sessuali su una ragazzina di 16 anni che, all’epoca in cui cominciarono le violenze (nel 2002), era solo undicenne.

    Il giudice ha condannato per lo stesso reato, ma con una pena di sei anni, anche un altro uomo di 64 anni, interdetto a vita dai pubblici uffici.
    Secondo l’accusa, nel 2001 fu l’uomo ad avvicinare per primo la bambina. Due anni più tardi la piccola conobbe il curato del paese, ma il rapporto di affetto, stando a quanto appurato durante il processo, si sarebbe poi trasformato in attenzioni piu pesanti.

    VALLE SCALVE – Don Matteo Diletti, 32 anni, attualmente vicario interparrocchiale di Gorno, Oneta, Chignolo e Cantoni d’Oneta, è destinato alla Valle di Scalve come vicario interparrocchiale per la pastorale giovanile. Nato l’1 aprile 1974 a Clusone, ma della parrocchia di Castione, dopo l’ordinazione (1° giugno 1996) era stato inviato nella Valle del Riso come vicario interparrocchiale.

    (23/08/2003)

    Su L’Eco di Bergamo del 24/08/2003

    www.montagna.tv/?q=node/5534

  • In vacanza sul lago di Garda, si sarebbe “toccato” più volte davanti a un bambino

    In vacanza sul lago di Garda, si sarebbe “toccato” più volte davanti a un bambino

    Parroco in perizoma, denunciato – Fabiana Marcolini

    L’avevano notato fin dal giorno del suo arrivo a Torri del Benaco, perché quel signore, per età e ruolo, forse avrebbe dovuto scegliere costumi da bagno meno vistosi.

    E invece il sacerdote di 69 anni, celebrante in una parrocchia del Padovano e in vacanza sul lago di Garda, indossava perizoma azzardati. Troppo appariscenti. Ma fin qui, si trattava di una scelta personale ancorché di dubbio gusto.

    Ma giovedì scorso, il prete è andato oltre a quella che poteva sembrare un’innocua forma di esibizionismo e ha iniziato a toccarsi, ignudo, davanti a un bimbetto che era entrato in acqua per fare il bagno. Il tutto in spiaggia, senza alcun ritegno. Una pratica interrotta solo perché sono intervenuti immediatamente il papà del piccolo e i gestori del lido. Sei giorni dopo, cioè ieri, la denuncia davanti ai carabinieri di Caprino per atti osceni in luogo pubblico.

    I fatti. Il sacerdote a Torri era arrivato nella seconda settimana di luglio – un periodo caratterizzato dal caldo soffocante anche sul lago del Garda – e fin dal primo giorno in spiaggia lo avevano notato per via di quei costumini solitamente indossati in altre età e da persone con particolare prestanza fisica. Sta di fatto che comunque lui, a un passo dai settant’anni, in spiaggia ci andava così, con quel costume succinto. Notato lo avevano notato tutti, magari lo tenevano anche d’occhio sta di fatto che giovedì scorso, nel tardo pomeriggio, mentre era sulla spiaggia aveva insistentemente osservato un bambino straniero, olandese per l’esattezza. Guardato con insistenza e poi quando il bimbetto è andato a fare il bagno, sotto gli occhi dei genitori, lui, il sacerdote, non ha resistito: si è denudato, è entrato in acqua e ha iniziato a toccarsi senza alcun ritegno, Davanti a tutti ma soprattutto davanti a quel bimbo. Senza alcun freno, nonostante la presenza di altra gente in spiaggia, la pratica è stata interrotta dall’intervento del padre del bambino e dei gestori del lido. Ora la denuncia ma non è escluso che la magistratura possa contestargli un addebito più pesante.

    E’ già avvenuto, infatti, durante un processo celebrato davanti al collegio Bertezzolo che il pm, richiamando un recente orientamento della Corte di Cassazione secondo cui la violenza sessuale non consiste solo nella costrizione fisica a compiere o a subire un atto ma si integra anche con la sorpresa, contestò a un uomo la violenza su minore perchè la vittima si trovò a subire una situazione che non si sarebbe mai aspettata.(26 luglio 2007)Torna indietro

  • Lago di Garda. Prete in perizoma si masturba davanti a bambino. Condannato don Armando Rizzioli

    Lago di Garda. Prete in perizoma si masturba davanti a bambino. Condannato don Armando Rizzioli

    In vacanza sul lago di Garda, si sarebbe “toccato” più volte davanti a un bambino
    Parroco in perizoma, denunciato
    Fabiana Marcolini

    L’avevano notato fin dal giorno del suo arrivo a Torri del Benaco, perché quel signore, per età e ruolo, forse avrebbe dovuto scegliere costumi da bagno meno vistosi. E invece il sacerdote di 69 anni, celebrante in una parrocchia del Padovano e in vacanza sul lago di Garda, indossava perizoma azzardati. Troppo appariscenti. Ma fin qui, si trattava di una scelta personale ancorché di dubbio gusto.

    Ma giovedì scorso, il prete è andato oltre a quella che poteva sembrare un’innocua forma di esibizionismo e ha iniziato a toccarsi, ignudo, davanti a un bimbetto che era entrato in acqua per fare il bagno. Il tutto in spiaggia, senza alcun ritegno. Una pratica interrotta solo perché sono intervenuti immediatamente il papà del piccolo e i gestori del lido. Sei giorni dopo, cioè ieri, la denuncia davanti ai carabinieri di Caprino per atti osceni in luogo pubblico.

    I fatti. Il sacerdote a Torri era arrivato nella seconda settimana di luglio – un periodo caratterizzato dal caldo soffocante anche sul lago del Garda – e fin dal primo giorno in spiaggia lo avevano notato per via di quei costumini solitamente indossati in altre età e da persone con particolare prestanza fisica. Sta di fatto che comunque lui, a un passo dai settant’anni, in spiaggia ci andava così, con quel costume succinto. Notato lo avevano notato tutti, magari lo tenevano anche d’occhio sta di fatto che giovedì scorso, nel tardo pomeriggio, mentre era sulla spiaggia aveva insistentemente osservato un bambino straniero, olandese per l’esattezza. Guardato con insistenza e poi quando il bimbetto è andato a fare il bagno, sotto gli occhi dei genitori, lui, il sacerdote, non ha resistito: si è denudato, è entrato in acqua e ha iniziato a toccarsi senza alcun ritegno, Davanti a tutti ma soprattutto davanti a quel bimbo. Senza alcun freno, nonostante la presenza di altra gente in spiaggia, la pratica è stata interrotta dall’intervento del padre del bambino e dei gestori del lido. Ora la denuncia ma non è escluso che la magistratura possa contestargli un addebito più pesante.

    E’ già avvenuto, infatti, durante un processo celebrato davanti al collegio Bertezzolo che il pm, richiamando un recente orientamento della Corte di Cassazione secondo cui la violenza sessuale non consiste solo nella costrizione fisica a compiere o a subire un atto ma si integra anche con la sorpresa, contestò a un uomo la violenza su minore perchè la vittima si trovò a subire una situazione che non si sarebbe mai aspettata.(26 luglio 2007)

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio-lo…ciato/1696417/6

  • Prete pedofilo condannato a 4 anni per violenza su 11enne

    Prete pedofilo condannato a 4 anni per violenza su 11enne

    BERGAMO — Come la bellezza delle montagne può essere rovinata dalle miserie umane. La vicenda che andiamo a raccontarvi viene dalla Valle di Scalve, in Bergamasca.

    Un sacerdote di 36 anni è stato condannato a quattro anni di reclusione per abusi sessuali su una ragazzina di 16 anni che, all’epoca in cui cominciarono le violenze (nel 2002), era solo undicenne.

    Il giudice ha condannato per lo stesso reato, ma con una pena di sei anni, anche un altro uomo di 64 anni, interdetto a vita dai pubblici uffici. Secondo l’accusa, nel 2001 fu l’uomo ad avvicinare per primo la bambina. Due anni più tardi la piccola conobbe il curato del paese, ma il rapporto di affetto, stando a quanto appurato durante il processo, si sarebbe poi trasformato in attenzioni piu pesanti.

  • Condannati oggi, col rito abbreviato, dal tribunale di Bergamo

    Condannati oggi, col rito abbreviato, dal tribunale di Bergamo

    Condannati oggi, col rito abbreviato, dal tribunale di Bergamo rispettivamente a 4 e 6 anni don MATTEO DILETTI (nella foto il disegno col suo ritratto ed il saluto, pubblicato quando ha dovuto lasciare la parrocchia dove “abusava” ops, “operava” “per motivi pastorali ricevendo elogi e commossi saluti, sul bollettino parrocchiale) ed il sig. UGO CATTANEO, entrambi rei di abusi nei confronti di una bambina.

    Abusi andati avanti per anni per un mare di sofferenza donato alla bimba e poi alla sua famiglia, messa vergognosamente al bando da una comunità imbecille che oggi dovrebbe ricevere la stessa condanna dei pedofili che ha volgarmente difeso.
    A breve torno sul caso, con un mare di dettagli (tra cui magari gli sms che il prete pedofilo mandava alla sua vittima!).
    Per ora chiudo qua, mando un forte abbraccio ad una delle famiglie più coraggiose e ricche di dignità che abbia mai conosciuto e dono, altresì, con la professionalità di sempre il mio più sincero VAFFANCULO PEDOFILI a chi abusa ed a chi difende, in quanto figlio della stessa madre.

  • Asilo Sorelli. Assolti in Cassazione don Stefano Bertoni e altri imputati

    Asilo Sorelli. Assolti in Cassazione don Stefano Bertoni e altri imputati

    Processo alle maestre di Brescia
    Abusi all’asilo chiesti 20 anni

    Oltre 125 anni di carcere: è la somma delle pene richieste per otto imputati – sei maestre, un bidello e un sacerdote – sotto processo a Brescia da più di due anni perchè accusati di aver abusato di una ventina di bambini che frequentavano una scuola materna del centro città.
    I capi d’imputazione sono pesantissimi e comprendono anche l’associazione finalizzata alla produzione di materiale pedo-pornografico.
    A pronunciare la requisitoria, durata un’intera settimana no-stop, i titolari dell’indagine, i sostituti procuratori Roberta Licci e Paolo Guidi. Le richieste di pena vanno da un massimo di vent’anni, per una delle insegnanti, a un minimo di 9 anni e sei mesi, per il sacerdote.
    I fatti risalgono all’anno scolastico 2003. La sentenza, attesa per la primavera, sarà pronunciata dai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Brescia, presieduta da Francesco Maddalo.
    Secondo l’accusa, i bambini sarebbero stati portati dalle maestre fuori dall’edificio per partecipare a feste mascherate in cui sarebbero stati violentati. Quando scoppiò lo scandalo nel 2003, la città si spaccò in due, tra innocentisti e garantisti. Non era la prima volta che Brescia si trovava al centro di episodi del genere. Nel novembre 2001, la scuola materna Abba finì al centro di indagini per pedofilia. Sul banco degli imputati un ausiliario, due bidelle e la coordinatrice scolastica; cinque i bambini coinvolti. Nel maggio 2003 altri episodi alòa Sorelli. Vengono arrestate due maestre. Una di loro lavorava nella prima scuola al tempo dello scandalo del 2001 ma non era stata coinvolta in nessun modo nell’inchiesta. L’altra, nel 1975 era finita al centro di una vecchia inchiesta per abusi e poi prosciolta. Nel giugno 2004 continua l’inchiesta sulla Sorelli e coinvolge altre 10 persone (4 maestre, 3 bidelli e 3 sacerdoti). Ma solo le 2 maestre arrestate vanno a processo, per il secondo troncone c’è un supplemento d’indagine. I bambini sono 23. Il processo alle due maestre, che intanto sono agli arresti domiciliari, parte nell’ottobre 2004. Ieri, a più di due anni di distanza, le pesanti richieste di pena.

    http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews….78-0641FC6F6813}

    Brescia: pedofilia in scuola materna, tutti assolti
    BRESCIA – Sono stati tutti assolti gli otto imputati accusati di abusi nei confronti di bambini di una scuola materna comunale di Brescia. La sentenza e’ stata letta questa mattina dal presidente della seconda sezione penale del Tribunale di Brescia, Francesco Maddalo. A processo erano stati rinviati un bidello, un prete e sei maestre. Il pubblico ministero aveva chiesto fino a 20 anni di carcere. Dopo la sentenza, ci sono state scene di tensione da parte delle madri dei bambini coinvolti. (Agr)


    MAESTRE, PRETI E PEDOFILIA E BRESCIA SI SPACCA IN DUE
    L’INCHIESTA. Oggi la prima udienza di un processo che lacera la città. Le accuse dei genitori, l’imbarazzo della Curia.
    lunedì 18 ottobre 2004 , di la Repubblica

    zoom A A A Scrivi a Gaynews Invia ad un amico Stampa

    La parola ai giudici, ma accusa e difesa si scontrano

    da un anno in piazza a colpi di omelie e volantini

    dal nostro inviato DARIO OLIVERO

    BRESCIA – Via San Faustino attraversa come un fiume il centro storico di Brescia e lo divide in due. Da una parte, i palazzi che guardano verso il castello, la parte ricca. Dall’altra, il quartiere popolare del Carmine che qualcuno chiama “Carmen Street” per dargli un’aria da improbabile Bronx padano. La storia che ha lacerato Brescia incomincia qui, nella scuola materna vicino alla chiesa dei Santi Faustino e Giovita che si affaccia sulla via. Il processo che si apre oggi ha come imputate due maestre d’asilo di 52 e 50 anni che devono difendersi dall’accusa di pedofilia. In particolare di aver agito da intermediarie tra uomini governati da istinti inconfessabili e i bambini che loro avevano in custodia.

    Sono stati i bambini a raccontarlo. Prima ai genitori, poi ai magistrati sotto il controllo costante degli psicologi. Ma il dibattimento è solo il primo troncone di un’inchiesta in cui sono indagate altre dieci persone per le quali non è stato ancora decisa l’archiviazione o il rinvio a giudizio: altre quattro maestre, tre bidelli e tre sacerdoti.

    UNA CITTA’ CHE VACILLA. Dodici persone in tutto che rappresentano in un colpo solo tutto quello che Brescia ha sempre portato come modello: il suo sistema educativo, le sue strutture sociali, la sua vocazione di cooperazione e solidarietà, la sua Chiesa che da quindici secoli ne costituisce l’anima istituzionale, politica e spirituale. Una macchina sociale che rischia di collassare per aver tradito i suoi figli. Per questo da più di un anno, da quando questo incubo collettivo è incominciato qualcosa nell’anima della città si è rotto. Difficile pensare che non sia successo nulla, impossibile pensare che sia successo qualcosa. Per questo un processo, il processo, c’è già stato. Ed è avvenuto sulla pubblica piazza. E per questo oggi sono in molti a non voler parlare di questa storia a voler spegnere i riflettori.

    LE PIAZZE CONTRAPPOSTE. Un processo che ha tanti protagonisti: parroci che si difendono dal pulpito, sacerdoti che conducono inchieste parallele, associazioni che denunciano l’esistenza di una grande rete criminale pedofila che ha un nodo a Brescia, fiaccolate di solidarietà per gli indagati, interventi del Garante della privacy e dell’Anm. In tutto questo 23 bambini (quelli del processo odierno sono nove) dai tre ai cinque anni e 21 famiglie sono finiti travolti da una storia troppo grande per loro. Genitori schiacciati tra spese legali e terapeutiche. Mariti che cercano lavoro in altre città, mogli che implorano i mariti di farlo.

    LE MAESTRE SOTTO ACCUSA. Mentre il processo incomincia si sta concludendo il primo grado di un altro dibattimento analogo che vede imputati per accuse di pedofilia quattro maestre, tre bidelli e una coordinatrice di un’altra scuola materna cittadina. Il precedente, oltre che inquietante, è importante perché le due insegnanti sotto processo oggi, lavorarono anche nella prima scuola. Per loro a settembre 2003 si aprono le porte del carcere. Ci resteranno dieci mesi prima di ottenere i domiciliari. Sono state tirate in ballo dalle parole dei bambini che raccontano di essere stati portati fuori dalla scuola e costretti a “giocare” con altri adulti e da questi fotografati. Con il passare delle settimane, sempre più bambini vengono ascoltati. E nei loro racconti emergono sempre più particolari. Altre persone finiscono sul registro degli indagati. Altre quattro insegnati, tre bidelli. E il livello dello scontro si alza quando tre sacerdoti vengono coinvolti nell’inchiesta.

    LA DIFESA PUBBLICA DEI SACERDOTI. Molti bresciani lo ricorderanno fin che vivranno quel 13 luglio del 2004, quando due parroci si difendono dal pulpito rendendo noto ai loro fedeli di aver ricevuto un avviso di garanzia. Molti bresciani ricorderanno che quel giorno ci fu un grande e lungo applauso di solidarietà a partire dai primi banchi dove sedeva il sindaco. E ricorderanno di aver pensato: come possono uomini con un passato e un presente di prima grandezza nel volontariato, negli oratori, nella vita della città essere anche lontanamente coinvolti in accuse così infamanti? “Non voglio essere ricordato come un prete pedofilo, perché non lo sono”, diceva il parroco di San Faustino invocando “una giustizia con le lettere maiuscole che a Brescia spero sia ancora di casa”. Da questo preciso momento Brescia, tutta Brescia, è costretta a schierarsi.

    LA CROCIATA. E c’è chi prende molto sul serio questo appello. Uno dei protagonisti del processo di piazza si chiama don Mario Neva, amico degli indagati, ma soprattutto assistente spirituale all’Università Cattolica e nello stesso tempo prete di frontiera che ha tolto le prostitute dalla strada. La sua crociata per difendere gli indagati passa dalle lettere ai giornali, all’organizzazione di fiaccolate di solidarietà al carcere dove sono rinchiuse le due maestre, alla mailing list che, a detta sua, raggiunge un migliaio di persone, alle interviste. “In questi mesi ho preparato un dossier – spiega – in cui ho ricostruito tutta la vicenda. Una contro-inchiesta. Il primo errore giudiziario è incominciato con il primo processo (quello alla prima scuola ndr). Non nego che ci siano preti pedofili, ma nego che ci siano qui a Brescia”. Ma allora come è potuto accadere? “Alcuni genitori hanno perso la testa, le perizie e gli incidenti probatori fatti sulle testimonianze dei bambini sono stati viziati da prestazioni psicologiche disastrose e qualche forza politica ha cercato di strumentalizzare la vicenda”. Don Neva ha ricevuto anche un richiamo del Garante della privacy per aver fatto pubblicamente i nomi dei genitori di alcuni bambini coinvolti. “Lo sapevo, ma intanto quando mi fermeranno avrò già comunque raggiunto il mio scopo”. Quale? “Dimostrare che a Brescia non è successo nulla, salvare la comunità da una ferita che non si sanerebbe neanche in una generazione”.

    LA CURIA. Don Neva è solo uno dei protagonisti in campo, ma è una presenza vistosa e battagliera. E’ prete di strada ma anche rappresentante di spicco della Chiesa bresciana. Alla domanda: lei non teme che la sua posizione crei imbarazzo alla curia? risponde: “Il mio demone buono, il mio demone socratico, quando ho incominciato una battaglia per la giustizia non mi ha detto fermati. E non me lo ha detto neanche il mio vescovo”. La curia si è espressa ufficialmente una volta sola ma in modo preciso e inequivocabile. Il vescovo, monsignor Sanguineti, ha respinto la richiesta di dimissioni dei tre sacerdoti e di altri che avevano fatto la stessa cosa per solidarietà verso gli indagati. E il vicario generale monsignor Francesco Beschi ha scritto una lunga lettera che i parroci hanno letto nel famoso discorso dal pulpito. Si incoraggia “l’accertamento della verità”, ma nella sostanza la Chiesa difende i suoi preti. “Pur nella massima comprensione per la grande sofferenza che affligge queste persone (le famiglie e i bambini ndr) – si legge nella lettera – il vescovo desidera comunicare alla vostra comunità parrocchiale la sua personale certezza morale relativamente all’innocenza dei suoi sacerdoti e pertanto li riconferma nel loro incarico, accompagnandoli con la sua paterna vicinanza”.

    CLIMA PESANTE. Come la curia, anche le altre istituzioni cercano di tenersi a una distanza siderale dalle urla che si sentono in piazza. O almeno ci provano. Il sindaco (clicca qui per l’intervista) si appella continuamente alla ragione e difende il modello educativo bresciano ma ammette che, “sia in caso di innocenza che di colpevolezza, di fatti accertati o di suggestione collettiva, è chiaro che a Brescia abbiamo un problema serio”. In Procura il silenzio sulla vicenda è blindato. Anche perché gli avvocati difensori non hanno mai nascosto di voler far trasferire il processo in quanto il clima in città non consentirebbe un dibattimento sereno. Un’ipotesi, questa, guardata con terrore, oltre che dai magistrati, anche dai genitori che sarebbero costretti a subire fatiche processuali, fisiche ed economiche aggiuntive. Interviene anche l’Associazione nazionale magistrati per far notare che “ripetere in ogni sede che il clima non è sereno significa semplicemente adoperarsi perché non lo sia”.

    “CACCIA ALLE STREGHE”. Certo il clima proprio sereno non è. Un altro protagonista della vicenda è uno dei bersagli di Don Neva: l’associazione contro la pedofilia Prometeo e il suo responsabile, Massimiliano Frassi. Il gruppo si occupa della vicenda da un anno quando ormai i magistrati hanno già raccolto i racconti dei bambini. Con quale titolo Prometeo viene a Brescia? “Per aiutare i genitori, per ascoltarli, aiutarli a sfogare la rabbia”, dice Frassi. Non tutte le famiglie sono d’accordo ad appoggiarsi a Prometeo. Frassi dice cose difficili da sentire come: “Esiste una casistica di pedofilia fatta da predatori con la complicità di persone a contatto con i bambini”, “A Brescia è in atto un’operazione per far passare i racconti dei bambini come non attendibili”, “Qui c’è un clima da caccia alle streghe contro chi difende le famiglie e invece chi difende i presunti colpevoli viene ascoltato”. Facile, date queste premesse, che la tensione raggiunga le stelle quando Frassi si muove. Come quando all’uscita di un convegno, regolarmente attaccato da Don Neva, un uomo accusa Frassi di averlo colpito con un pugno.

    LE FAMIGLIE. E arriviamo all’ultimo anello della storia, le famiglie, l’anello debole. E’ gente di ogni classe sociale perché la scuola materna è un mappamondo geografico e sociale. Alcuni di loro sono credenti, altri cattolici praticanti o attivi nella vita sociale della chiesa bresciana. Per alcuni la chiesa è tutto, per altri nulla. Alcuni sono benestanti, altri meno. Hanno bambini in terapia. Hanno un disperato bisogno di silenzio e nello stesso tempo di non sentirsi soli. Vorrebbero svegliarsi da quelle poche notti che non passano insonni come i loro figli e scoprire che è stato solo un brutto sogno. Che i loro bambini sono vittima di una spaventosa allucinazione collettiva ma comunque meno spaventosa di questa realtà. Che nessuno a cui avevano affidato i loro figli ha tradito la loro fiducia. Che continueranno a vivere nella città in cui hanno scelto di vivere. Che quelle urla che si sentono venire dalla città nella piccola stanza in cui alcuni di loro tante volte si sono riuniti non li riguardano. Che i processi si fanno in tribunale.

  • In auto con baby prostituto Condannato sacerdote

    In auto con baby prostituto Condannato sacerdote

    Due anni di reclusione, con la condizionale: è la sentenza emessa dal Tribunale di Milano nei confronti di don Siro Invernizzi, il sacerdote di 61 anni, per tredici parroco di Cergnago (Pavia), arrestato quattro mesi fa dalla polizia.

    Don Siro si trovava appartato in automobile. In inequivocabili atteggiamenti intimi, con un baby-prostituto romeno di appena 13 anni, dietro al cimitero Maggiore, luogo dove si vendono i minorenni rom.

    Il gip, Antonella Maria Brambilla, ha accolto la richiesta di patteggiamento avanzata dal legale difensore del prelato, l’ avvocato Fabio Santopietro.

    http://archiviostorico.corriere.it/2007/gennaio/18/auto_con_baby_prostituto_Condannato_co_7_070118030.shtml

  • “Sborra Boy”, il nikname di don Mauro Stefanoni, condannato a 8 anni per pedofilia, Sentenza definitiva della Cassazione. Vittima un minorato psichico

    “Sborra Boy”, il nikname di don Mauro Stefanoni, condannato a 8 anni per pedofilia, Sentenza definitiva della Cassazione. Vittima un minorato psichico

    Pochi giorni prima di natale riprende il processo a Don Mauro Stefanoni, il prete pedofilo di Laglio, un processo tirato in lungo in attesa che il minore diventi maggiorenne e che tra la lista dei membri a difesa del prete ha visto la richiesta di testimonianza del vescovo di como, una vergogna.

    Cosa possiamo fare per fare pressioni, visto che a Como la Chiesa comanda?

    Io il mio apporto lo do attraverso il mio blog:
    www.vivereacomo.com/?s=stefanoni

    Se avete idee ben vengano, questo prete usa ed abusa dei media locali (di proprietà della chiesa) lancia strali e minaccia anche attraverso i commenti nel blog stesso..
    sarebbe bene per esempio riuscire ad organizzare una presenza fuori dal tribunale anche folta.