Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Marche

  • Prete di Neuchatêl sarà giudicato in Italia per atti sessuali su minori

    Prete di Neuchatêl sarà giudicato in Italia per atti sessuali su minori

    Un prete di origine italiana residente nell’Unità pastorale delle Montagne di Neuchâtel è stato sospeso due anni fa da Monsignor Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF). Accusato di abusi sessuali nel 2023, il sacerdote è stato rinviato a giudizio da un tribunale italiano e il suo processo inizierà nel febbraio 2026, secondo quanto riportato dal media Arcinfo il 7 novembre 2025.

    L’indagine è durata più di due anni. Ma, secondo il media di Neuchâtel, si è conclusa pochi giorni fa con la decisione del procuratore di Urbino, nella regione delle Marche, in Italia, di rinviare a giudizio un prete di Neuchâtel di origine italiana. L’udienza preliminare è prevista per il 19 febbraio 2026. Il procuratore parla di palpeggiamenti sulle cosce e sui glutei e di un controllo sulla ragazza sotto forma di una presenza costante e invadente, in grado di generare nella minore un senso di colpa e sottomissione.

    L’avvocato del prete nega le accuse

    In un’intervista concessa al quotidiano italiano Il Resto del Carlino, l’avvocato del sacerdote precisa che il suo cliente è stato interrogato a settembre dalla procuratrice Maria Moccheggiani e che ha spiegato «in modo analitico ogni fase del caso», secondo quanto appreso da Arcinfo.

    Secondo il difensore, le accuse sono cambiate più volte nel corso delle indagini. «Si è partiti da un’ipotesi di stupro commesso con violenza e ricatto, per arrivare oggi a semplici palpeggiamenti che avrebbero messo a disagio la ragazza», spiega l’avvocato.

    Secondo l’avvocato, il prete si è sempre «comportato in modo corretto e paterno». Spiega che può essere successo che il suo cliente abbia dato «una pacca sulla spalla a questa ragazza, ma questo non significa che abbia commesso uno stupro». Per quanto riguarda i regali che l’imputato avrebbe offerto alla vittima in cambio dei suoi favori, l’avvocato giustifica l’acquisto di un telefono alla ragazza come rimborso per l’aiuto che lei forniva nella cura della madre anziana del sacerdote, che non era assolutamente autonoma e indipendente.

    Sospeso in Svizzera dal vescovo per malversazioni

    Proveniente da una famiglia italiana ma nato in Svizzera, quest’uomo sulla sessantina è diventato sacerdote e ha esercitato il suo ministero in diverse parrocchie del Canton Vaud e poi del Canton Friburgo. Sospeso una prima volta per alcuni mesi da monsignor Morerod per malversazioni finanziarie, il sacerdote era partito per l’Italia nel 2019 per prendersi cura dei suoi genitori anziani e malati e svolgere compiti parrocchiali in una diocesi delle Marche.

    È in questo contesto che nel 2020 sarebbero stati commessi abusi sessuali sulla quattordicenne, figlia dell’assistente sanitaria che si prendeva cura dell’anziana madre del sacerdote. All’epoca tutti vivevano nella casa dei genitori del sacerdote. Una situazione che è cessata quando la madre della vittima ha sospettato che ci fossero dei problemi.

    Il sacerdote denunciato dall’arcivescovo di Urbino

    Dopo essersi confidata inizialmente con un’amica, la vittima ha infine denunciato il suo aggressore al servizio di ascolto per la segnalazione di abusi sessuali dell’arcidiocesi di Urbino. Il caso è finito in tribunale nel 2023, in seguito alla denuncia del sacerdote da parte dell’arcivescovo. Quest’ultimo ha immediatamente segnalato il caso a monsignor Charles Morerod, che ha sospeso il sacerdote nel settembre 2023 e ha segnalato il caso al procuratore generale di Neuchâtel Pierre Aubert.

    Da parte della diocesi di LGF, la portavoce Laure-Christine Grandjean spiega di «non essere a conoscenza della conclusione del procedimento penale», ma afferma che «la sospensione dal ministero rimane» e che le decisioni saranno prese «una volta noto l’esito dell’indagine». (cath.ch/arcinfo/bh/traduzioneeadattamentoredazionecatt)

    https://catt.ch/newsi/prete-di-neuchatel-sara-giudicato-in-italia-per-atti-sessuali-su-minori

  • Sant’Angelo in Vado, sacerdote accusato di molestie sessuali su una 14enne

    Sant’Angelo in Vado, sacerdote accusato di molestie sessuali su una 14enne

    SANT’ANGELO IN VADO – Le attenzioni del parroco sulla ragazzina di 14 anni. Carezze, massaggi proibiti e attenzioni. Chiesto il rinvio a giudizio.

    Violenza sessuale continuata ed aggravata dalla minore età della vittima e dall’abuso di relazioni domestiche, di coabitazione e di ospitalità. Con questa accusa, alla conclusione delle indagini preliminari, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Urbino ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio a carico di un sacerdote di una diocesi estera ma all’epoca dei fatti in missione in una parrocchia di Sant’Angelo in Vado.

    Il provvedimento arriva al termine delle indagini delegate e dirette dalla Procura della Repubblica di Urbino, condotte dal personale della Squadra Mobile della Questura di Pesaro e della Squadra di Polizia Giudiziaria del Commissariato di P.S. di Urbino, avviate a seguito di una segnalazione pervenuta al responsabile dello sportello di ascolto diocesano per le segnalazioni di abusi sessuali su minori presso l’Ufficio per la tutela dei minori dell’Arcidiocesi di Urbino – Urbania – Sant’Angelo in Vado.

    La notizia era stata a sua volta trasmessa alla competente Autorità Giudiziaria della Città Ducale al termine di un’investigatio praevia della Curia che ha anche portato alla sospensione del parroco, poi andato in Svizzera.

    I fatti risalgono a 4 anni prima e hanno visto coinvolta, come vittima, un’adolescente di 14 anni, figlia di una donna che accudiva l’anziana madre del parroco. La segnalazione veniva fatta dalla mamma di una compagna di classe della presunta vittima, sua coetanea, dopo esserne venuta a conoscenza tramite la figlia che aveva raccolto le confidenze della vittima stessa. Il delitto contestato sarebbe avvenuto all’interno dell’abitazione del sacerdote, dove nel frattempo erano ospitate la badante e sua figlia minorenne.

    La vicenda ha visto l’interessamento dei Servizi Sociali competenti e l’articolata e delicata attività di indagine ha consentito di raccogliere un compendio probatorio solido nei confronti dell’imputato tanto da ritenere che egli, durante lo svolgimento del suo dicastero nella parrocchia, avrebbe posto in essere condotte abusanti nei confronti
    della minorenne. Lo stesso parroco teneva un atteggiamento morboso sorretto anche da numerosi regali verso la giovane vittima, che confidava alla sua migliore amica delle molestie sessuali subìte ad opera del sacerdote e dello stato di paura e di ansia che si era ingenerato. roberto pellizzari

    Sant’Angelo in Vado, sacerdote accusato di molestie sessuali su una 14enne

  • Il prete accusato di molestie: la 18enne ha raccontato al giudice le sue ‘attenzioni’

    Il prete accusato di molestie: la 18enne ha raccontato al giudice le sue ‘attenzioni’

    Pesaro, 10 dicembre 2024 – Un racconto preciso, circostanziato e ancora carico di sofferenza. Ieri mattina davanti al gip del tribunale di Urbino Gianmarco Cantalini è stata ascoltata in incidente probatorio la ragazzina che, secondo l’accusa, sarebbe stata l’oggetto delle attenzioni sessuali del sacerdote di Sant’Angelo in Vado ora residente in Svizzera Roberto Pellizzari, 63enne. E’ accusato di violenza sessuale nei confronti dell’allora 14enne figlia della badante dell’anziana madre. I fatti risalirebbero al 2020 quando la ragazzina, insieme alla mamma, ha vissuto per circa un paio di mesi nella villetta di via Piobbichese a Sant’Angelo in Vado che, nell’aprile scorso, era stata messa sotto sequestro dalla polizia su ordine della procura di Urbino.

    La ragazza, da poco maggiorenne, è assistita dall’avvocato Silvia Vanni e ieri ha risposto alle domande del pm Maria Moccheggiani ripercorrendo quelle settimane in cui ha vissuto una situazione che, come sottolinea il suo legale, l’ha psicologicamente segnata al punto che, solo a distanza di molto tempo, ha trovato il coraggio di raccontare la sua esperienza.

    “La ragazza – racconta l’avvocato – viveva in uno stato di soggezione e disagio profondo dovuto al continuo controllo della propria vita quotidiana da parte dell’indagato. La ragazza subiva comportamenti lesivi della propria sfera personale, consistenti in toccamenti e altri gravi comportamenti invasivi della sfera privata. Il periodo poi si è interrotto a causa di una repentina presa di posizione da parte della madre che ha deciso di ’fuggire’ dall’abitazione dove erano ospitate. La ragazza durante il periodo e nei mesi successivi ha sofferto di un importante disagio”.

    La giovane ha descritto le molestie subite e quei comportamenti ai quali, pur non sapendo sempre dare un nome, le creavano un profondo stato di ansia e di imbarazzo. Ha parlato di quella presenza continua che controllava la sua vita in tutti i movimenti e di comportamenti che violavano la sua sfera più intima. Il pm, durante l’incidente probatorio, ha ripercorso i passaggi che lei aveva già affrontato quando era stata sentita in procura quest’estate.

    La ragazza ha raccontato del profondo senso di sofferenza che le creavano quelle mani che si allungavano dove non avrebbero dovuto e la scelta, inconsapevole, di non raccontare nulla nel timore che la madre potesse perdere il lavoro. Ma la donna, non appena ha capito che quei comportamenti deviavano dal normale affetto, con una scusa si è allontanata insieme alla figlia e si è rivolta ad un’assistente sociale che l’ha aiutata a contattare i carabinieri. Oltre all’indagine penale è stata aperta anche un’istruttoria ecclesiastica da parte della Diocesi di Pesaro con l’intento di far luce su quanto accaduto.

    https://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/prete-molestie-pellizzari-nojd3qvz

  • “Devastante l’idea di rivedere don Giacomo”. Il babbo della ragazza abusata grida il suo no

    “Devastante l’idea di rivedere don Giacomo”. Il babbo della ragazza abusata grida il suo no

    Ha sempre vissuto il suo dolore, insieme alla propria famiglia, con dignità e grandissima riservatezza, ma adesso ha deciso di gridare a tutti che si sente vittima di una “nuova, inaccettabile, ingiustizia”. E’ il babbo della ragazza, allora 12enne, che nell’estate del 2012 subì le attenzioni sessuali di don Giacomo Ruggeri. La notizia che il sacerdote, dopo un lungo ‘esilio’ a Pordenone, tornerà ad avere un incarico nella Diocesi di Fano, “ci ha fatto ripiombare nel dramma che da 12 anni a questa parte cerchiamo, con enorme fatica, di allontanare – racconta l’uomo, senza riuscire a nascondere un misto di emozione e di rabbia”.

    “Io, mia moglie e tutta la nostra famiglia siamo davvero molto preoccupati. E’ una cosa che ci fa soffrire e che ci ha tolto quel poco di serenità che pian piano eravamo riusciti a riacquistare. Se vuol continuare a fare il prete non è meglio, per tutti, che lo faccia da un’altra parte d’Italia? Come si fa a farlo tornare proprio qui, dopo quello che è successo?”

    Il riferimento di questo padre di famiglia, visibilmente angosciato, è a quei giorni di 12 anni fa rimasti scolpiti in maniera indelebile nella sua memoria, i giorni in cui emerse che don Giacomo, il parroco del paese, aveva compiuto atti sessuali con sua figlia su una spiaggia di Torrette. Una condotta che portò all’arresto del sacerdote e alla successiva condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione, poi diminuita in appello a 1 anno, 11 mesi e 10 giorni. “Io mi fidavo ciecamente di quel prete, tanto da consentirgli di portare al mare la mia bambina e lui ci ha traditi nel modo peggiore, facendoci precipitare in un incubo. Per questo – riprende –, anche se ha scontato il suo debito con la giustizia, io non lo perdonerò mai. Una figlia è la cosa più preziosa al mondo e lui ha fatto quello che ha fatto, scaraventandoci all’improvviso in un baratro”.

    “Ma vi sembra giusto – aggiunge – che saremo costretti a vivere con l’ansia continua di poterlo incontrare o, ancora peggio, che possa incontrarlo la nostra ragazza? Io penso di no; che sia una cosa inaccettabile, e l’ho detto anche al vescovo, quando alcune settimane fa ha voluto vedere me e mia moglie per comunicarci la decisione sul prete, facendoci capire che molto difficilmente cambieranno idea. E siccome la situazione è questa, adesso, dopo essere rimasto in silenzio per tanti anni, ho scelto di chiamare il vostro giornale per dire a tutti che questa cosa per noi è devastante e spero di cuore che la gente comprenda il nostro stato d’animo e il desiderio profondo che abbiamo nel cuore”.

    E mentre l’emozione rende sempre più incerte le sue parole, conclude: “La cosa che più conta, per me, è proteggere mia figlia, che ha già sofferto troppo e che, probabilmente, si porterà dentro per sempre certe ferite dell’anima. Per questo, non posso accettare che la nuova situazione che si sta prospettando rischi di far sgretolare la fiducia nella vita e la serenità che lei – conclude –, con tanta fatica e con tutto il nostro amore, ha pian piano riconquistato”.

    https://www.ilrestodelcarlino.it/fano/cronaca/devastante-lidea-di-rivedere-don-giacomo-il-babbo-della-ragazza-abusata-grida-il-suo-no-f82c6be0
  • Il discusso ritorno di un prete nella diocesi delle Marche dove abusò di una 12enne

    Il discusso ritorno di un prete nella diocesi delle Marche dove abusò di una 12enne

    A Fano, nelle Marche, un gruppo di attivisti e attiviste impegnate in associazioni a tutela dei diritti civili ha scritto una lettera per criticare la scelta del vescovo Andrea Andreozzi, che ha assegnato un incarico nella parrocchia di Pergola a don Giacomo Ruggeri. Dieci anni fa Ruggeri fu condannato in via definitiva a un anno e 11 mesi di reclusione per abusi sessuali su una ragazza di 12 anni. La sua nomina nella stessa provincia dove avvennero gli abusi sta suscitando molte discussioni tra i fedeli e alcune proteste, tra cui quella dei famigliari della ragazza.

    «Non è forse in gioco una preoccupante confusione tra diritto al perdono e complicità morale?», hanno scritto gli attivisti in una lettera pubblica. Pergola si trova a circa 40 chilometri da Fano, e la diocesi presieduta da Andreozzi copre un territorio piuttosto vasto, che dalla costa marchigiana arriva fino al confine con l’Umbria (è detta diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola).

    Prima di essere accusato, don Giacomo Ruggeri – oggi 55enne – aveva avuto diversi incarichi importanti: era stato parroco di Orciano, in provincia di Pesaro e Urbino, e soprattutto responsabile delle relazioni con la stampa dell’allora vescovo Armando Trasarti. Era stato anche direttore della web tv della diocesi e assistente spirituale della categoria di ragazze scout che hanno più di 17 anni (“Scolte”). Nell’estate del 2012 venne accusato da un bagnino in servizio sulla spiaggia di Torrette di Fano che lo aveva visto insieme a una 12enne della parrocchia. Fu arrestato il 13 luglio dopo essere stato scoperto dalla polizia che lo aveva filmato diverse volte in seguito alla denuncia del bagnino.

    La ragazza parlò con il giudice per le indagini preliminari assistita da una psicologa, e disse di aver tentato più volte di sottrarsi alle attenzioni del prete. Don Ruggeri fu condannato in primo grado a due anni e sei mesi di reclusione. Nel 2014 la pena fu ridotta in appello a un anno, undici mesi e dieci giorni. Scontò quattro mesi agli arresti domiciliari prima di essere trasferito nella diocesi di Pordenone, dove negli ultimi anni ha guidato una casa di esercizi spirituali.

    Alla fine di maggio il vescovo di Fano Andrea Andreozzi ha annunciato il ritorno di don Ruggeri, assegnato alla parrocchia di Pergola. Lo ha fatto prima con una lettera aperta ai fedeli, poi con una conferenza stampa per spiegare le ragioni di questa scelta. «Non mi va di far morire una persona in esilio», ha detto il vescovo.

    Andreozzi ha detto di avere piena fiducia nei confronti di Ruggeri, che ha incontrato più volte negli ultimi anni. «Qui non si tratta di assegnare una carica o un ruolo, ma di accogliere un fratello, che è da aiutare nel reinserimento nella sua terra e nel servizio al regno di Dio», ha argomentato il vescovo. «Ritengo che, su oltre 220 diocesi in Italia, don Giacomo debba tornare proprio qui, perché qui è stato generato alla fede ed è stato ordinato presbitero. Non posso vedere in Giacomo uno stupratore seriale, un pedofilo recidivo come è stato detto in questi giorni. Se ci fosse stata anche solo questa lontanissima percezione, don Giacomo non sarebbe qui».

    Intervistato dal Resto del Carlino, il padre della ragazza che all’epoca fu vittima degli abusi sessuali ha detto che il ritorno di don Ruggeri è una notizia preoccupante che fa soffrire la sua famiglia. L’ha definita «un’enorme ingiustizia», perché in Italia ci sono moltissime diocesi e non era il caso di farlo tornare proprio a Fano. «Se vuol continuare a fare il sacerdote non è meglio, per tutti, che lo faccia da un’altra parte?».

    Durante un confronto con il vescovo, il padre della ragazza ha detto di non poter accettare il ritorno di don Ruggeri anche per via dell’ansia di poterlo incontrare o della possibilità che il prete incontri la figlia. Vivere con questa ansia, ha detto, equivale a una «condanna».

    Gli attivisti e le attiviste che si sono mobilitati contro il ritorno di don Ruggeri hanno firmato la lettera con il loro nome. Secondo loro la scelta del vescovo implica che un prete colpevole di gravi reati nei confronti di una persona minorenne possa tornare a esercitare le sue funzioni nella parrocchia di origine, senza porsi il problema di urtare la sensibilità dei fedeli. Al momento il vescovo non ha risposto alla lettera.

    L’avvocato di don Ruggeri, Gianluca Sposito, non si esprime sull’opportunità di fare tornare il sacerdote a Fano, ma sostiene che ci sia stato un risarcimento e che il suo assistito sia stato riabilitato. «Da tempo è tornato un uomo libero», ha detto in un’intervista al Fatto Quotidiano. «Io non rispondo alla famiglia perché ho profondo rispetto. Spiego e ricordo i fatti». Sposito dice che l’episodio per cui don Ruggeri fu condannato è stato ridimensionato, come dimostra la riduzione della pena in appello, e che non ci sono state altre denunce. «Poteva tornare a Fano 10 anni fa», ha detto Sposito. «Non spiegare questa cosa rischia di generare generalizzazioni e travisamenti e creare una sorta di confino morale. Quando furono analizzati l’iPad e i telefoni non fu trovata una sola immagine che potesse giustificare la parola “pedofilo”».

    https://www.ilpost.it/2024/07/01/ritorno-don-giacomo-ruggeri-condannato-abusi-fano/

  • Don Ruggeri assegnato a Pergola. Il vescovo: “Un atto di coraggio”

    Don Ruggeri assegnato a Pergola. Il vescovo: “Un atto di coraggio”

    Alla chiesa spesso si è rimproverato di nascondere chi ha sbagliato. Io mi auguro di non trovarmi mai a essere complice di chi commette un reato e non mi tirerò indietro qualora dovessi denunciare abusi da parte di uomini di chiesa. Qui però la questione è diversa e mi richiede di non tirarmi indietro nel riaccogliere e reintegrare un sacerdote. Perché o don Giacomo Ruggeri torna qui o questa storia rimane un incantesimo per tutta la vita. E non mi va di far morire una persona in esilio”.

    Il vescovo di Fano Fossombrone Cagli Pergola ieri ha spiegato così le motivazioni che lo hanno portato a richiamare nella nostra diocesi l’ex parroco di Orciano, a 10 anni dalla sua condanna a un anno, 11 mesi e 10 giorni (pena scontata in appello) per atti sessuali su minore. “Questa scelta richiede un certo coraggio da parte sua, mia e di tutti – prosegue il vescovo Andreozzi -. Perché poi la gente ti ferma per strada e ti insulta pure. Le situazioni che accadranno non possiamo prevederle tutte, nel bene e nel male. Certamente c’è bisogno di qualcuno che ci aiuti a creare un clima di familiarità e anche di fiducia. Fiducia che io ho pienamente in questo prete, altrimenti non avrei fatto nessun passo in questa direzione. Non posso vedere in Giacomo uno stupratore seriale, un pedofilo recidivo come è stato detto in questi giorni…Se ci fosse stata anche solo questa lontanissima percezione, don Giacomo non sarebbe qui.

    A ottobre scorso gli feci visita nella diocesi di Pordenone e, in seguito, ho mantenuto con lui un dialogo sereno, autentico e costruttivo. Ho trovato in lui un prete umile, consapevole del male compiuto e del bene ricevuto dall’estate 2012 ad oggi, con il coraggio necessario per capire le radici profonde della sua storia e della sua identità”. E’ il senso di chiesa e di concordia che vorrebbe crescesse a seguito di questo rientro nella sua comunità, la ragione profonda che ha spinto il vescovo ad una scelta, di certo non facile da prendere ma anche da capire. “Qui non si tratta di assegnare una carica o un ruolo – spiega -, ma di accogliere un fratello, che è da aiutare nel reinserimento nella sua terra e nel servizio al regno di Dio. Ritengo che, su oltre 220 diocesi in Italia, don Giacomo debba tornare proprio qui, perché qui è stato generato alla fede ed è stato ordinato presbitero. Non possiamo chiedere a altri quello che spetta solo a noi fare”.

    Al vescovo è anche chiaro che non può pretendere di avere l’approvazione di tutti sul suo operato. “Le ragioni degli altri le rispetto, le accolgo, le leggo e ne prendo atto. Ma ritengo anche che su questa storia ci sia bisogno di uno sguardo nuovo. Non parlo del passato, ma per il presente e il futuro”.

    https://www.ilrestodelcarlino.it/fano/cronaca/don-ruggeri-assegnato-a-pergola-il-vescovo-un-atto-di-coraggio-27f97772
  • Violenza sessuale nella villa del prete: ragazzina racconta gli abusi del sacerdote

    Violenza sessuale nella villa del prete: ragazzina racconta gli abusi del sacerdote

    Pesaro, 28 aprile 2024 – È stata ascoltata dalla Procura di Urbino la presunta vittima nell’inchiesta che ha coinvolto, con l’accusa di abuso su minore, il sacerdote 63enne Roberto Pellizzari, attualmente residente in Svizzera, la cui villa di Sant’Angelo in Vado era stata perquisita e posta sotto sequestro due settimane fa dalla polizia scientifica di Ancona.

    Non si ferma dunque la Procura, che intende far luce sull’accaduto quanto prima ma soprattutto con tutte le cautele del caso dovute alla giovanissima età della presunta vittima minorenne. La raccolta di testimonianze era stata avviata ancora prima dei sigilli all’abitazione, già dai primi di marzo, quando erano state raccolte testimonianze da parte di persone vicine alla ragazza. Cosa sia emerso da queste testimonianze, compresa l’ultima, è coperto dal segreto di indagine.

    Gli inquirenti avevano messo i sigilli alla grande abitazione che si trova in via Piobbichese e, per molte ore, avevano passato al setaccio ogni stanza della grande casa messa in vendita dal parroco già dagli inizi del 2022. L’apertura del fascicolo d’indagine, da parte della Procura di Urbino che attualmente sta procedendo d’ufficio, risaliva al 2023: mesi dopo la Procura ha disposto questa perquisizione su larga scala, con l’utilizzo di otto agenti da Ancona e l’impiego di strumentazioni specifiche volte a cercare non solo impronte digitali ma anche eventuali liquidi biologici.

    E secondo fonti giornalistiche svizzere Roberto Pellizzari, per il quale non sono noti provvedimenti restrittivi né procedimenti penali a carico in Svizzera, si trova tuttora a Le Locle, sospeso dall’esercizio delle funzioni sacerdotali ma non trasferito.

    https://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/violenza-sessuale-villa-prete-sentita-ragazzina-edcfbcf9

  • Italia: irruzione della polizia nella casa di un prete di Neuchâtel

    Italia: irruzione della polizia nella casa di un prete di Neuchâtel

    Il vescovado di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF) ha informato, il 29 settembre 2023, che un sacerdote attivo nel cantone di Neuchâtel era stato sospeso per sospetto di abuso sessuale e che contro di lui era stato avviato un procedimento canonico.

    Il caso si è sviluppato il 13 aprile 2024, quando è avvenuta una grande irruzione della polizia nella casa di proprietà del sacerdote di origine italiana nel piccolo comune di Sant’Angelo in Vado (Marche).

    Ricerca importante

    Secondo ArcInfo , quasi dieci agenti della polizia scientifica sono scesi da tre auto e sono entrati in casa con le loro tute bianche e le loro valigette. Hanno perquisito tutti e tre i piani e hanno posto i sigilli. A interessare gli investigatori erano soprattutto il garage e i locali interrati. Secondo i media neuchâteliani, la polizia italiana sospetta il sacerdote di abusi sulla figlia minorenne dell’assistente medico che si prendeva cura di sua madre.

    Il caso è stato denunciato alle istituzioni della Chiesa oltre che alla giustizia italiana. Questa denuncia, fatta nel settembre 2023, è stata trasmessa anche a mons. Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF), perché il sacerdote risiede attualmente nel cantone di Neuchâtel. Il vescovado ha comunicato il 29 settembre la sospensione del sacerdote e l’avvio di una procedura canonica. La diocesi ha precisato di aver informato la procura di Neuchâtel.

    Nessuna procedura di Neuchâtel

    Il pubblico ministero del Cantone di Neuchâtel, Pierre Aubert, ha dichiarato ad ArcInfo di non poter pronunciarsi sull’opportunità di aprire un’indagine penale su questi fatti. Spiega di aver chiesto ulteriori informazioni alle autorità ecclesiastiche italiane. Hanno confermato l’apertura di un procedimento interno, precisando che la presunta vittima e la sua famiglia non avevano ancora presentato denuncia alle autorità civili. Nel cantone di Neuchâtel non è stata quindi aperta alcuna procedura.

    La diocesi della LGF ha affermato di collaborare con il sistema giudiziario e di essere consapevole che chiunque sia indagato non dovrebbe andare via.

    Da notare che il sacerdote in questione è già stato condannato per appropriazione indebita nelle parrocchie vodesi. (cath.ch/arcinfo/arch/rz) Roberto Pellizzari 

    https://www.cath.ch/newsf/italie-descente-de-police-dans-la-maison-dun-pretre-neuchatelois/

  • Video porno con minorenni sul suo computer, il vice parroco della cattedrale di Ascoli, Alberto Bastoni, finisce sotto processo

    Video porno con minorenni sul suo computer, il vice parroco della cattedrale di Ascoli, Alberto Bastoni, finisce sotto processo

    ASCOLI – Padre Alberto Bastoni, l’ex vice parroco della cattedrale, è stato rinviato a giudizio e accusato di detenere sul suo computer materiale pedopornografico.

    Lo ha deciso il giudice del tribunale di Ancona che ha aggiornato il processo al 10 novembre. Il sacerdote è finito al centro dell’inchiesta condotta dalla Procura del capoluogo dorico, iniziata tre anni fa, sulla detenzione e presunti scambi di materiale pedornografico scaricati dai siti internet.

    Era il giugno del 2020 quando una mattina i carabinieri si presentarono nella sua abitazione per effettuare una perquisizione. L’operazione portata avanti dai militari dell’Arma comportò il sequestro dei pc e degli hard disk sul quale sarebbero stati trovati materiale pedornografico che sarebbe stato scaricato dal web.

    https://www.corriereadriatico.it/ascoli_piceno/ascoli_video_porno_con_minorenni_sul_computer_sacerdone_padre_alberto_bastoni_processo_ultime_notizie-7421771.html

     

  • Festini a base di sesso e droga: prete indagato anche per possesso di materiale pedopornografico

    Festini a base di sesso e droga: prete indagato anche per possesso di materiale pedopornografico

    Don Alberto Bastoni, riminese, ex vice parroco della cattedreale di Ascoli Piceno, si è recato ieri in udienza per venire ascoltato nel processo che vede imputati un uomo e una donna con l’accusa di avergli spacciato cocaina. La vicenda risale al  giugno del 2020, quando i Carabinieri del capoluogo ascolano, a seguito di una perquisizione in Curia, avevano trovato Don Alberto in possesso di poco più di tre grammi di sostanza stupefacente.

    Il religioso era stato accolto nella provincia meridionale delle Marche dopo essere stato coinvolto in un altro scandalo nel 2012, quando era parroco di Collevalenza, frazione di Todi in provincia di Perugia, dove venne trovato in possesso di cocaina in macchina e in seguito indicato da un testimone come frequentatore di festini a base di sesso e droga.

    All’ udienza di ieri, nel ripercorrere i fatti del 2020 ha raccontato di essersi recato dalla imputata, una donna brasiliana di 44 anni, per una prestazione sessuale e di aver poi assunto la cocaina che lei stessa gli avrebbe procurato. In precedenza ne avrebbe acquistata un altro quantitativo dal secondo imputato, originario della città.

    L’ex religioso, sospeso dalla diocesi di Ascoli Piceno nell’immediatezza dei fatti, era stato indagato anche dalla Procura di Ancona per detenzione e  scambio di materiale pedopornografico scaricato da internet.

    https://picchionews.it/cronaca/ascoli-don-alberto-bastoni-assuntore-di-cocaina-indagato-per-possesso-di-materiale-pedopornografico