Selargius (Cagliari) – Ancora una volta chiese poco sicure per i ragazzini. L,ennesima squallida storia di pedofilia arriva da Selargius, nel cagliaritano. Un catechista e professore di musica di 31 anni, avrebbe tentato di abusare sessualmente di un ragazzino di 10 anni. Il catechista avrebbe dovuto accompagnare un gruppo di ragazzini in gita, per due giorni. Un’occasione troppo ghiotta per il presunto pedofilo, tenuto sotto controllo da tempo dalla polizia. Gli agenti hanno intercettato una serie di sms inviati dal catechista alla vittima. Messaggi inequivocabili che hanno spinto gli agenti a intervenire e arrestare l’uomo prima che partisse in gita. Elementi ritenuti sufficienti dal pm Rita Cariello, per firmare l’ordinanza di arresto cautelare. Nelle prossime ore il gip del Tribunale di Cagliari dovrà decidere sulla convalida dell’arresto.
Categoria: Sardegna
-

Selargius: pedofilia in oratorio, arrestato catechista
-

Abusi su una bambina: sotto processo in tribunale l’ex parroco di Segariu
CAGLIARI. Un tentativo di baciarla sulla bocca, poi di palparle il seno, infine la mano afferrata saldamente per costringerla a toccargli i genitali: da una parte Raimondo Meloni, ex parroco di Segariu con esperienze passate a Uta e Arixi, nella parte della vittima una bambina che quel giorno – era il 16 giugno 2009 – aveva appena dieci anni. Ieri si è aperto davanti ai giudici della prima sezione del tribunale il processo al sacerdote accusato di violenza sessuale su minore infraquattordicenne e la ragazzina, con le porte dell’aula chiuse al pubblico, ha risposto alle domande del pm Guido Pani confermando quanto accadde quell’estate. Racconto semplice, nella sua indiscutibile gravità: lei si trovava nella piazza della parrocchia, a Segariu. Bussò alla porta della sagrestia, forse voleva parlare col sacerdote. Lui, don Meloni, le aprì e subito manifestò le sue intenzioni: la afferrò, cercò di baciarla sulla bocca, poi il resto. La bambina non si perse d’animo e tentò di divincolarsi, di sfuggire alla stretta del reliogioso che appariva colto da un impulso irrefrenabile. Alla fine riuscì a liberarsi e a correre verso casa, davanti allo sguardo del parroco che probabilmente in quell’attimo si rese conto di quello che aveva fatto e delle conseguenze che avrebbe avuto. La bambina tornò a casa sconvolta e raccontò tutto alla madre. Da quel momento l’episodio diventa un caso giudiziario: i carabinieri indagano e trasmettono un primo rapporto alla Procura della Repubblica. Il pm Sandro Pili sente la piccola vittima secondo le procedure, in forma protetta e sotto la vigilanza di una psicologa infantile. Il racconto della bambina è preciso, circostanziato, non sembrano emergere contraddizioni e zone d’ombra. Mentre don Meloni viene prontamente mandato in pensione dall’arcivescovo Giuseppe Mani l’inchiesta volge alla conclusione e l’ormai ex parroco di Segariu finisce a giudizio. Viene difeso dall’avvocato Sebastiano Cheri e fin dal primo momento ha sempre negato di aver messo le mani addosso alla ragazzina. Quella di ieri era la seconda udienza del dibattimento, ma la prima era saltata perché la vittima non si è presentata e neppure alcuno tra i familiari. Il processo andràò avanti il 23 febbraio con l’esame della madre e di altri parenti della bambina, che dovranno riferire al tribunale presieduto da Massimo Poddighe i particolari della vicenda, raccolti nel corso delle indagini. L’ex parroco di Segariu rischia una condanna da sei a dodici anni, ma la scelta del rito ordinario malgrado gli elementi d’accusa raccolti dalla Procura indica che la difesa ritiene la sua posizione tutt’altro che compromessa. Il sacerdote sarà sentito in aula alla conclusione della fase dibattimentale ed è certo che il suo sarà un racconto alternativo dei fatti accaduti quel giorno, per i quali si trova a dover rispondere di reati gravissimi e ancora più gravi se rapportati al ruolo che don Meloni svolgeva nella comunità di Segariu, dov’era conosciuto anche per le sue esternazioni a volte provocatorie sui metodi educativi da usare coi ragazzi.
-

Cagliari, violenza sessuale su una bimba Al via processo a ex parroco settantenne
Cagliari, violenza sessuale su una bimba
Al via processo a ex parroco settantenneDavanti ai giudici del Tribunale di Cagliari è cominciato il processo all’ex parroco di un paese sardo, R. M., di 70 anni, accusato di violenza sessuale nei confronti di una bimba di 10 anni.
Davanti al collegio della seconda sezione penale dei Tribunale la vittima delle presunta violenza ha rinnovato le accuse nei confronti del prelato messo in pensione dalla Curia dopo lo scoppio del caso. Sentita a porte chiuse, la bimba che ora ha 12 anni, ha risposto alle domande del pubblico ministero Guido Pani e del difensore del sacerdote, Sebastiano Cheri. Secondo l’accusa, due anni fa il parroco avrebbe palpeggiato la bambina di 10 anni nei pressi della canonica, cercando anche di baciarla senza riuscirci. L’ex parroco non era presente in aula. Dopo la deposizione della presunta vittima, il presidente Massimo Poddighe ha aggiornato l’udienza al 23 febbraio prossimo.
Venerdì 13 gennaio 2012 07.54
www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/249584
-

Sospeso il vice parroco, mistero a San Simplicio
É stato sospeso da sei mesi ma nessuno sa il perché. Protetta dal silenzio va avanti da tempo a Olbia la misteriosa vicenda di don Eros Dalu, il giovane vice parroco della basilica di San Simplicio che la diocesi di Tempio Ampurias ha allontanato dai sacri uffici. La sospensione risale a oltre sei mesi fa ma è stata tenuta accuratamente nascosta .
La vicenda di don Eros viaggia con discrezione solo fra le amorevoli parole delle pie donne della parrocchia che non si rassegnano all’allontanamento del sacerdote. Con dedizione certosina le fedeli parrocchiane portano avanti una missione che ha l’obiettivo di far rientrare il giovane prelato al suo posto di viceparroco dell’antica Basilica. Finora hanno raccolto 1600 firme a sostegno di una lettera fatta recapitare al vescovo Sebastiano Sanguinetti.
Con parole dolci e struggenti le fedeli chiedono il perché dell’allontanamento di don Eros , una decisione che lascia stupiti tutti in
Le voci che girano in parrocchia parlano di malelingue che , per invidia dell’operosità e della stima conquistata da don Eros, hanno messo in giro accuse infamanti nei suoi confronti. Ma è difficile pensare che la Curia abbia preso una decisione così pesante senza il sostegno di validi motivi . Chi conosce don Eros è pronto, però, a giurare.
-

Segariu. Minore accusa
Da L’Unione Sarda del 13 gennaio 2012 pagina 33
Per tre volte il processo era saltato perché non si era presentata a testimoniare, per cui è stata accompagnata in aula dai Carabinieri. Quando però la tredicenne che accusa l’ex parroco di Segariu, don Raimondo Meloni di aver tentato di abusare di lei si è seduta di fronte ai giudici del Tribunale di Cagliari, non si è certo tirata indietro. Anzi ha ripetuto il racconto che aveva fatto tre anni fa ai carabinieri, ribadendo ogni singola virgola. “Ha tentato di baciarmi e di toccarmi, ma io sono riuscita a fuggire”.
Un’udienza molto tesa, che si è svolta a porte chiuse e non si è esaurita con la deposizione della ragazzina. Dopo di lei sono state interrogate infatti anche la madre e la sorella, che avevano raccolto le sue confidenze. E – almeno secondo la difesa, rappresentata dall’avvocato Sebastiano Cheri – dalle loro testimonianze sarebbero emerse alcune incongruenze.
La vicenda risale all’estate del 2009 quando la presunta vittima, che all’epoca aveva dieci anni, dopo essersi confidata con la mamma e la sorella, bussò dai carabinieri per denunciare il tentativo di violenza subito il 16 giugno da parte del parroco dell’epoca. Stando al racconto della bambina, approfittando di un momento in cui erano rimasti da soli, il religioso avrebbe tentato di baciarla in bocca, palpandole il petto e afferrandole la mano per costringerla a toccare le sue parti intime. Lei però reagì, riuscendo così a scappare. Un racconto choc, che fece subito scattare l’inchiesta della Procura, coordinata dal sostituto procuratore Alessandro Pili, capo del pool che si occupa dei reati sessuali.
La bambina era stata interrogata più volte dal magistrato inquirente per valutarne la credibilità. Col risultato che alla fine dell’inchiesta il PM aveva chiesto e ottenuto dal GUP il rinvio a giudizio di don Meloni, che si è sempre proclamato innocente e che nel frattempo è stato pensionato dalla Curia, proprio a causa di questa vicenda. Il processo proseguirà il 23 febbraio.
www.diocesidicagliari.it/aspxPages/…c.aspx?idSac=92
MELONI don Raimondo
sacerdote diocesanoNato a: Sanluri il 22/02/1942
Ordinazione: Cattedrale di Cagliari il 29/06/1967
Titolo di studio: Licenza in TeologiaIncarichi attuali:
Note: Pensionato.
Incarichi precedenti
Dal Al denominazione Note
09/08/1996 11/09/2010 Parroco S. GIORGIO MARTIRE Segariu Parrocchiale.
01/11/1970 01/08/1996 Parroco BEATA VERGINE ASSUNTA Arixi Parrocchiale
01/09/1967 01/11/1970 Vicario S. GIUSTA VERGINE MARTIRE Uta Parrocchiale. -

Cagliari: sacerdote processato per molestie a bimba di 10 anni
CAGLIARI – Davanti ai giudici del Tribunale di Cagliari è cominciato il processo all’ex parroco di un paese sardo, R. M., di 70 anni, accusato di violenza sessuale nei confronti di una bimba di 10 anni. Davanti al collegio della seconda sezione penale dei Tribunale la vittima delle presunta violenza ha rinnovato le accuse nei confronti del prelato messo in pensione dalla Curia dopo lo scoppio del caso.
Sentita a porte chiuse, la bimba che ora ha 12 anni, ha risposto alle domande del pubblico ministero Guido Pani e del difensore del sacerdote, Sebastiano Cheri. Secondo l’accusa, due anni fa il parroco avrebbe palpeggiato la bambina di 10 anni nei pressi della canonica, cercando anche di baciarla senza riuscirci. L’ex parroco non era presente in aula. Dopo la deposizione della presunta vittima, il presidente Massimo Poddighe ha aggiornato l’udienza al 23 febbraio prossimo.
12 gennaio 2012 | 18:17 -

Niente messe, don Eros Dalu è sospeso
OLBIA. Dall’inizio dell’estate di don Eros Dalu si sono perse le tracce. Il giovane sacerdote olbiese è sparito dalla circolazione da ormai 6 mesi. Non celebra più messa né si fa vedere al fianco di don Giovanni Debidda, di cui, fino a qualche tempo fa, era il vice parroco nella basilica di San Simplicio. Una «sparizione», in realtà, decisa dal vescovo di Tempio, monsignor Sebastiano Sanguinetti, che lo ha sospeso dalle sue funzioni e, di fatto, lo ha estromesso dalla chiesa di San Simplicio. Il tutto in attesa di un giudizio. Infatti, il sacerdote, poco meno di 30 anni, dovrà essere sottoposto al processo canonico. Interpellato sulla vicenda, il vescovo opta per il no comment. «Non posso dire nulla», tronca subito il discorso monsignor Sanguinetti. È amareggiato perchè la notizia della sospensione del sacerdote è diventata di dominio pubblico.
Anche don Giovanni Debidda ha la bocca cucita. «In questo momento don Eros non celebra messa in pubblico. Fino a sei mesi fa lo faceva nella chiesa della Casa del Fanciullo, mentre ora non più. Le decisioni sono prese dal nostro vescovo», taglia corto il sacerdote, da 42 anni al timone della basilica della Gallura. Salvo poi aggiungere che «non si tratta però di una sospensione a divinis». Il che vuole dire che per ora il provvedimento riguarda la celebrazione della messa in pubblico, mentre la sospensione a divinis consiste nel divieto assoluto di amministrare i sacramenti. Una sanzione che in passato fu comminata, tra gli altri, a don Luigi Verzè, il fondatore dell’ospedale San Raffaele, e don Gianni Baget Bozzo, il sacerdote eletto eurodeputato tra le fila dei socialisti e successivamente diventato ideologo di Berlusconi. Come spesso accade in queste occasioni, all’allontanamento di un sacerdote, fanno seguito le proteste dei fedeli.
Così anche a San Simplicio, in queste ultime settimane, alcuni cittadini hanno raccolto delle firme per chiedere conto a Sanguinetti della rimozione del prete. Una situazione che si era già verificata quattro anni fa ad Arzachena. E con gli stessi protagonisti: don Eros Dalu da un lato, monsignor Sanguinetti dall’altro. Il primo, allora giovanissimo, si trovava nel centro costiero per dare una mano al parroco storico, don Francesco Cossu. A un certo punto, don Eros deve lasciare Arzachena, ma la sua partenza viene vissuta dai suoi fedeli-supporter come una ritorsione del parroco a causa di una insanabile incomprensione tra loro. Il suo addio alla comunità, da lui definito «atto di obbedienza al vescovo», non facilita le cose. Tanto da costringere la Curia a intervenire con un comunicato in cui precisa che non si tratta di trasferimento né di rimozione forzata. «Don Eros deve solo completare gli studi a Roma», chiuse allora la vicenda la diocesi.
8 gennaio 2012San Simplicio, don Eros non è scomparso
Padre Paolo Contini: «Sta compiendo un percorso personale per tornare più forte e felice»
San Simplicio, don Eros non è scomparso
OLBIA. Nessun mistero, don Eros Dalu non è «sparito», al contrario «un domani ritornerà più forte e felice di prima». Sulla vicenda del vice parroco di San Simplicio, sospeso dal vescovo qualche mese fa, interviene in modo drastico padre Paolo Contini, parroco di San Giuseppe, a Tempio, uno dei sacerdoti più vicini a monsignor Sebastiano Sanguinetti. «Questa vicenda – dice il sacerdote – mi offre la possibilità di condividere con i lettori una piccola riflessione sulla chiesa e sul modo con cui essa viene spesso rappresentata. Ultimamente si è letto nei giornali di vescovi che avrebbero importanti sponsor per poter diventare arcivescovi e di raccolte di firme organizzate da fedeli-supporter di questo o quel prete.Adesso aleggia chissà quale mistero sulla fine di don Eros, quasi che il vescovo possa dilettarsi nel far scomparire i propri sacerdoti. Confesso umilmente che se questa fosse la chiesa, non solo non vorrei essere un suo ministro, ma starei ben attento a non averci niente a che fare». «Mi rivolgo sia ai tanti credenti, ma anche a tutte le persone che onestamente amano discutere e confrontarsi nella ricerca della verità – aggiunge padre Paolo Contini – Questa visione di chiesa, oltre che essere falsa, è molto offensiva. Quando il santo padre deve provvedere alla nomina di un vescovo o di un arcivescovo, non valuta certamente sponsor o cose simili, ma con attenzione porta avanti un discernimento per donare il pastore migliore alla sua chiesa.
Non esistono, o non dovrebbero esistere, i fedeli-supporter, perché siamo fedeli non di questo o di quel sacerdote, ma di Cristo. E quando un sacerdote è in difficoltà, per qualsiasi motivo, il suo vescovo sarebbe un pessimo padre se dovesse pubblicizzare i motivi della difficoltà. Pensate se chiunque di voi, recatosi in episcopio per condividere un problema personale, dovesse poi leggere sui giornali le dichiarazione dello stesso vescovo sulle difficoltà confidate». «Il vescovo – conclude padre Paolo – è il primo ad amare i propri sacerdoti e darebbe la sua stessa vita per custodirli in qualunque difficoltà possano venire a trovarsi.
Ecco perché più che raccogliere firme, bisognerebbe contemplare, ammirare ed imitare l’atteggiamento di un padre che sa mantenere il silenzio e la riservatezza sulle questioni interiori dei propri figli. Don Eros è sufficientemente grande per sapere di chi fidarsi, e poiché non è stato rapito e non è neppure sottoposto ad alcuna costrizione, egli gode semplicemente di un tempo donatogli dal suo vescovo che ha accettato di privarsi momentaneamente di un suo giovane sacerdote per donargli l’opportunità di poter compiere un percorso personale ed averlo un domani più forte e più felice di prima. Questa è la nostra chiesa, la chiesa che mi sforzo di servire come ministro ed è la chiesa che ciascun fedele dovrebbe onorarsi di avere come madre e maestra».(red.ol.)
-

Già nel 2008 c’erano stati problemi per don Dalu ad Arzachena
Diocesi di Tempio – Ampurias
Per una corretta interpretazione dei fatti, si ritiena necessaria una doverosa precisazione circa la natura del servizio pastorale prestato da don Eros Dalu presso la parrocchia di Arzachena. Ciò per rettificare delle inesattezze apparse su alcuni mezzi d’informazione. Don Eros è impeganto attualmente nel biennio di specializzazione in teologia fondamentale a Roma. Questo è il suo impegno prioritario. Terminato l’anno scolastico, il primo del biennio, il vescovo senza emettere alcun atto di nomina formale, a chiesto a don Eros, di rendersi disponibile per dare una mano al parroco don Francesco Cossu nel periodo estivo. Approssimandosi la fine dell’estate, interpellato dal vescovo, per un’eventuale prosecuzione del servizio nel corso dell’anno, magari facendo la spola settimanale, tra Roma e Arzachena, per i giorni di lezione, don Eros ha giustamente rappresentato l’eccessiva fatica che ciò avrebbe comportato. Si è quindi giunti all’accordo che don Eros avrebbe cocluso il secondo anno del biennio accademico, prima di ricevere l’attribuzione di una sede. Non si tratta, quindi, né di trasferimento, né di rimozione forzata.
Su Sardegna 24 del 7 gennaio 2012 si può leggere delle “accuse infamanti” messe in giro dalle male lingue del paese e si ricorda l’episodio di don DALu del 2008, quando era ancora seminarista.
-

Oristano: processo a don Usai rinviato a settembre
E’ stata rinviata al prossimo 23 settembre l’apertura del processo contro don Giovanni Usai, il sacerdote fondatore della Comunità per il recupero dei detenuti “Il Samaritano” di Arborea, accusato di favoreggiamento della prostituzione e violenza sessuale. Il rinvio è dovuto alla necessità di nominare un perito per la trascrizione delle intercettazioni telefoniche compiute durante le indagini. Una parte delle intercettazioni riguarda conversazioni tra persone di nazionalità e lingua nigeriana e dovranno quindi anche essere tradotte in italiano. All’udienza di questa mattina, durata pochi minuti, non era presente don Usai, che poco prima ha accusato un malore ed è stato ricoverato all’ospedale di Oristano per accertamenti. I fatti per i quali don Usai sarà processato erano avvenuti all’interno della Comunità. Secondo l’accusa, due nigeriani avevano organizzato un giro di prostituzione attorno ad alcune connazionali ospiti della struttura e il sacerdote non poteva non essere a conoscenza di quanto avveniva e non avrebbe fatto nulla per impedirlo. L’accusa di violenza sessuale proviene invece da un’altra ospite della struttura, che sostiene di aver dovuto cedere alle avances di don Usai per non perdere un’opportunità di lavoro all’interno della Comunità. Don Usai ha sempre respinto le accuse sostenendo di essere vittima di una sorta di complotto da parte di qualcuno che aveva interesse a ostacolare l’attività della Comunità.
Lunedì 18 luglio 2011 12.15
www.unionesarda.it/Articoli/News/229281
-

Arborea, quattro testimoni accusano don Giovanni Usai
Gli avvocati di don Usai, il sacerdote agli arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento della prostituzione e violenza sessuale, vanno all’attacco per smontare le accuse gravissime di quattro nuovi testimoni.
I legali di don Giovanni Usai sono al lavoro per smontare le accuse che hanno portato il fondatore della comunità di Arborea “Il Samaritano” agli arresti domiciliari. Anna Maria Uras e Francesco Pilloni studiano attentamente ogni dettaglio per smontare l’impianto accusatorio che dal principio hanno definito “infondato”. I legali non parlano di un disegno preordinato per screditare don Usai, ma evidentemente insistono sui riscontri e sulle prove che andranno valutate accuratamente.
I TESTIMONI – Dopo la pesantissima accusa di una donna nigeriana che agli inquirenti aveva dichiarato “che da subito il sacerdote ebbe a pretenderle relazioni sessuali”, ora spuntano quattro nuovi testimoni che non hanno risparmiato il fondatore della comunità. Testimonianze che al momento sembrerebbero isolate tra le persone che negli ultimi cinque anni hanno frequentato la comunità di Arborea.
Lunedì 03 gennaio 2011 09.10
www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/208817