Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Sicilia

  • Gli abusi, il sacerdote, la vittima Garozzo: “Chi ha coperto paghi”

    Gli abusi, il sacerdote, la vittima Garozzo: “Chi ha coperto paghi”

    Gli abusi, il sacerdote, la vittima. Garozzo: “Chi ha coperto paghi”
    di Antonio Condorelli

    Massima solidarietà a Teodoro Pulvirenti, un appello a monsignor Carlo Chiarenza, sospettato di abusi sessuali a danno di minori, e la reazione della comunità di Acireale. Il sindaco Nino Garozzo ripercorre con Livesicilia la vicenda svelata da S, che sta sconvolgendo la vita della principale cittadina dellla provincia di Catania. “Chi ha coperto deve pagare”, dice Garozzo mentre il nuovo numero del mensile “S” è stato appena diffuso.

    http://www.livesicilia.it/2012/03/26/gli-abusi-il-sacerdote-la-vittima-il-sindaco-garozzo-chi-ha-coperto-paghi/

  • Processo Caradonna. Riesame di alcuni testi. Sul caso interviene il Vescovo Mogavero

    Processo Caradonna. Riesame di alcuni testi. Sul caso interviene il Vescovo Mogavero

    Lunedì 26 Marzo 2012 08:51
    Processo Caradonna. Riesame di alcuni testi. Sul caso interviene il Vescovo Mogavero

    Nuova udienza oggi a Marsala del processo che vede imputato Don Vito Caradonna, parroco marsalese fino a poco tempo fa in servizio presso la parrocchia di San Leonardo.

    Don Vito Caradonna, 37 anni, è molto conosciuto in città, sia perchè è stato viceparroco in Chiesa Madre e cappellano del carcere, sia perchè è presidente della banda musicale di Marsala.

    I fatti risalgono al 2005. Ad accusare Caradonna è un giovane, Paolo L.C. , che all’epoca dei fatti aveva poco più di 30 anni: “Fui invitato da Don Vito a casa sua. Ha detto che voleva offrirmi un caffè, ed io ci sono andato. Non so cosa abbia messo nel caffè, fatto sta che ad un certo punto mi sono sentito girare la testa. E Don Vito ha abusato di me”.

    Tempo dopo la violenza, Paolo minaccia Don Vito: chiede dei soldi per non denunciarlo. E il prete si rivolge ad un amico poliziotto, Cesare Mannino, ispettore. Mannino anzichè denunciare l’accaduto contatta il giovane, ma la riconciliazione non va a buon fine. «Caradonna – ha, inoltre, affermato l’ispettore – mi disse che Paolo aveva chiesto soldi per chiudere la questione. Altrimenti, si finiva in Tribunale».

    Come, poi, è accaduto con la denuncia presentata alla caserma dei carabinieri.

    E c’è un alto prelato che, venuto a sapere dell’episodio, ha lasciato correre. E’ l’attuale Arcivescovo di Messina, Calogero La Piana. Nel 2005 era Vescovo proprio della Diocesi di Mazara del Vallo. Durante una visita a Marsala per celebrare una funzione religiosa, Don Vito fu avvicinato proprio da Paolo L.C.

    «Fui avvicinato da un uomo che non conoscevo che mi disse di essere stato vittima di un tentativo di violenza sessuale da parte di don Vito Caradonna, ma che era disposto a chiudere la vicenda se indennizzato con una somma di denaro. Ho chiuso la discussione. Non diedi peso a quell’accusa e non feci denuncia. L’ho ritenuta un pretesto per estorcere denaro alla Chiesa». Questo quanto dichiarato da La Piana. Rispondendo alle domande del pm e del legale di parte civile, Gianfranco Zarzana, La Piana ha affermato di non avere sporto denuncia alle autorità competenti perché convinto («conoscendo bene don Vito Caradonna») che quell’accusa non avesse fondamento. Poi, convocò il giovane prete, al quale chiese spiegazioni. Don Vito negò tutto e per il vescovo l’episodio si chiuse li. Eppure, se non credeva alla testimonianza del giovane, era quanto meno di fronte ad un caso di estorsione.

    Caradonna, assistito dall’avvocato Rosa Tumbarello, ha sempre negato tutto: “Quell’uomo lo conoscevo appena” ha dichiarato al processo. Per la difesa la vittima si è inventata tutto: vuole solo spillare soldi al prete. “La rettoscopia effettuata – dichiara il legale – ha dimostrato che l’accusatore di Don Vito non ha mai subito violenza di alcun tipo”. Anche sul comportamento di Paolo L.G. emergono dubbi: “E’ abituato a chiedere soldi con gli espedienti più diversi a tutti i parroci che conosce – insiste la difesa – è per questo che siamo convinti dell’assoluta estraneità ai fatti di Don Vito”. Sulla stranezza della droga messa proprio nel caffè (“Il sapore si altera, se ne sarebbe accorto” sostiene la difesa), sulle contraddizioni del racconto di Paolo L.G. circa il modo in cui è stato violentato si giocheranno le ultime udienze del processo.

    IL GIOCO. Ma i guai seri arrivano adesso per il prete su un altro fronte. Lo scorso 7 Marzo il Gip Francesco Parrinello ha disposto per Don Vito Caradonna il divieto di dimora a Marsala. La Procura ne aveva chiesto addirittura gli arresti domiciliari. Caradonna, secondo gli investigatori, è infatti dipendente dal gioco d’azzardo, in particolare dal Gratta e Vinci e dagli altri giochi istantanei. Il culmine lo raggiunge quando si rivolge ad un suo coetaneo, Matteo D.G. ., un uomo con problemi psichici, un bonaccione che frequenta la parrocchia. Con un raggiro riesce a farsi consegnare da lui tutti i suoi risparmi, 60.000 euro. La vicenda è diventata di dominio pubblico quando la famiglia della vittima si è accorta del raggiro e ha denunciato il prete, adesso sotto inchiesta a Marsala per appropriazione indebita, truffa, circonvenzione di incapace.

    IL VESCOVO. «La Diocesi segue con rispettosa attenzione l’attività della magistratura nell’accertamento delle responsabilità di don Vito in merito alle contestazioni che gli vengono mosse circa la richiesta di soldi ad una persona di Marsala. In proposito – spiega il Vescovo monsignor Domenico Mogavero – occorre sottolineare che tale somma è stata interamente restituita, seppure con notevole ritardo e dopo diverse vicissitudini. Va notato, altresì, che il divieto di dimorare a Marsala imposto al sacerdote è una misura cautelare e non una condanna anticipata. Come Vescovo – dice ancora Mogavero – mi sono interessato costantemente negli ultimi mesi alle vicende riguardanti don Caradonna e ciò allo scopo di controllare e verificare l’attendibilità di talune voci circolanti nella città di Marsala. In mancanza di riscontri probanti circa eventuali violazioni di leggi ecclesiastiche, non sono stati adottati provvedimenti disciplinari. Tuttavia, di fronte ad accertati fatti di gestione non corretta di beni ecclesiastici, ho tempestivamente rimosso don Vito Caradonna dal servizio pastorale nella parrocchia di San Leonardo. Giova, peraltro, ricordare che ciò è avvenuto prima e indipendentemente dall’emissione del provvedimento cautelare dell’autorità giudiziaria che gli ha vietato la dimora in Marsala. Si fa presente, in ogni caso – precisa il Vescovo – che don Vito Caradonna può continuare a esercitare il ministero sacerdotale in quanto, al momento, non sussistono ragioni che giustifichino una sospensione delle sue facoltà sacerdotali. In questo stato di cose, mentre si attende che l’attività della magistratura faccia il suo corso e celermente giunga alle sue conclusioni, si auspica che le decisioni dell’autorità ecclesiastica concorrano a rasserenare il clima attorno a questa dolorosa vicenda. Nello stesso tempo si sta valutando l’opportunità di offrire a don Vito Caradonna un adeguato accompagnamento spirituale che l’aiuti a superare la situazione di difficoltà e di smarrimento nella quale è venuto a trovarsi».

  • Pedofilia, parla il prete accusato “Disponibile a fare chiarezza”

    Pedofilia, parla il prete accusato “Disponibile a fare chiarezza”

    Si fa vivo con una lettera affidata al suo legale il sacerdote accusato di pedofilia da un ex allievo, oggi ricercatore negli Usa che ha pubblicamente denunciato di aver ricevuto molestie sessuali quando era ragazzino

    Pedofilia, parla il prete accusato “Disponibile a fare chiarezza” Teodoro Pulvirenti durante la conferenza stampa tenuta a Roma
    “Ho scelto fino ad oggi il silenzio, quale scrupoloso rispetto verso il mio ministero, e quale atto di fedeltà estremo verso tutte le persone, incluso il Pulvirenti, che la Provvidenza ha affidato alle mie cure pastorali”.

    Così don Carlo Chiarenza, il prete di Acireale commenta le accuse di pedofilia che gli sono state rivolte da un ricercatore italiano che lavora negli Usa, Teodoro Pulvirenti.

    Il sacerdote, in una dichiarazione diffusa dal suo legale, l’avvocato Antonio Fiumefreddo del foro di Catania, si dice pronto a “mettersi a disposizione dell’autorità affinché sia chiarita questa mostruosa vicenda e così lenita la sofferenza che sta procurando”.

    “A Pulvirenti – aggiunge don Carlo Chiarenza – auguro di trovare presto la pace interiore e di riconciliarsi con la sua vita e con la sua famiglia”.
    “Non nutro comunque rancore nei confronti di nessuno – conclude il prete che è stato trasferito da mesi in un’altra regione in ritiro spirituale – consapevole che il bene vince sempre sul male e la luce sulle tenebre mentre soffro anche per il disagio arrecato a tante persone buone a motivo dei gravi eventi e del loro risalto mediatico”.

    Parlando della conferenza stampa tenuta la settimana scorsa a Roma dal ricercatore italiano che vive negli Usa, durante la quale è stata fatto ascoltare un colloquio tra i due, il sacerdote afferma che “la registrazione effettuata da Teodoro Pulvirenti è stata diffusa dal predetto in modo incompleto
    e secondo modalità che si sono così da prestate al fraintendimento e alla strumentalizzazione”.

    “In realtà – sostiene don Carlo nel documento diffuso dal suo legale – il colloquio è avvenuto in un clima di sincera accoglienza umana e cristiana verso una persona, come tra persone che non si vedevano da molti anni. Abbiamo parlato di tante cose, spaziando sui più vari argomenti, e ci siamo congedati con la solita cordialità scambiandoci un bacio di saluto, cosicché mai avrei potuto immaginare di potere ricevere un’accusa così funesta”.

    Il sacerdote sottolinea di avere scelto “il silenzio, quale scrupoloso rispetto verso il suo ministero” ma, precisa “il profondo dolore che mi viene procurato, e che vivo con profondissima fede, ed i doveri verso la Comunità mi impongono di difendere non tanto la mia umile persona quanto piuttosto l’attività pastorale che sin dalla mia ordinazione presbiterale ho servito con scrupolo, disinteresse ed assoluta dedizione”.

    “Non comprendo il motivo di tanto accanimento nei miei confronti – rileva don Carlo – e posso solo immaginare che il Pulvirenti stia così manifestando le proiezioni di problematiche forse irrisolte”.

    L’avvocato Antonio Fiumefreddo annuncia che “nei prossimi giorni si avrà modo di fare chiarezza sulle tante inesattezze diffuse in questi giorni”. “Lo si farà innanzitutto con l’autorità giudiziaria – precisa il penalista – ma anche, com’è giusto, con la stampa, nel rispetto delle persone e nell’adesione totale alla ricerca della verità”.

    (26 marzo 2012)

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2012/03/26/news/pedofilia_parla_il_prete_accusato_disponibili_a_fare_chiarezza-32235528/

  • ESCLUSIVA, CASO PEDOFILIA: I COMUNICATI DEL VESCOVO DI ACIREALE RASPANTI E DI MONS. VIGO

    ESCLUSIVA, CASO PEDOFILIA: I COMUNICATI DEL VESCOVO DI ACIREALE RASPANTI E DI MONS. VIGO

    ESCLUSIVA, CASO PEDOFILIA: I COMUNICATI DEL VESCOVO DI ACIREALE RASPANTI E DI MONS. VIGO

    di Redazione – Due comunicati distinti, firmati dal vescovo di Acireale Raspanti e da Pio Vigo che il ruolo di guida della Diocesi acese ha lasciato lo scorso ottobre. Due comunicati col medesimo timbro, quello dell Diocesi appunto, dal tono e dal contenuto similare. Entrambi esprimono dolore, solidarietà e vicinanza alla famiglia ed allo stesso Teo Pulvirenti. Esiste un altro punto in comune nei due comunicati: Carlo Chiarenza, il sacerdote accusato dalla vittima di pedofilia, non viene mai nominato.

    Le differenze si leggono proseguendo la lettura. Antonino Raspanti assicura che verrà fatto il massimo per accertare i fatti in osservanza delle leggi della Chiesa, mantenendo assoluta imparzialità, ma anche riserbo e determinazione. Pio Vittorio Vigo, invece, precisa di non aver ricevuto alcuna denuncia dei fatti narrati nel corso della conferenza di giovedì scorso a Roma. In esclusiva per Meridiana ecco i due comunicati inviati dalla Diocesi di Acireale.

    Comunicato stampa
    n° 1 del 24 Marzo 2012
    Oggetto: DICHIARAZIONE DEL VESCOVO MONS. ANTONINO RASPANTI.
    «Un profondo dolore ha stretto ancor di più i cuori di tutti per quanto il dottor Teodoro Pulvirenti ci ha comunicato con sofferenza. A lui e alla famiglia, dopo averlo fatto verbalmente, esprimo ancora la mia vicinanza e assicuro la mia preghiera insieme a quella della Diocesi.
    La ragione umana condanna decisamente i fatti narrati e chiede luce e giustizia. Agli organi giudiziari del nostro Paese spetta di compiere il loro percorso, e verso il loro operato esprimo di nuovo piena fiducia.
    Sulle autorità ecclesiastiche incombe, entro il proprio ordinamento giuridico, il dovere di accertare la verità e di ristabilire la giustizia nell’applicazione delle leggi canoniche. Per quel che mi compete, quale vescovo della Diocesi acese, riaffermo la volontà di operare tutto il necessario nella piena osservanza delle leggi della Chiesa, mantenendo l’imparzialità, corredata da riserbo e determinazione, richiesti nel mio ruolo per rispetto sia del bene delle persone interessate sia di tutti i fedeli.
    Nell’approssimarsi dei giorni più intensi della fede cristiana, invito i fedeli, come voglio fare anch’io, al raccoglimento e alla preghiera per tutti coloro che sono toccati da questa immane sofferenza».
    + Antonino Raspanti

    Comunicato stampa
    n° 2 del 24 Marzo 2012
    Oggetto: DICHIARAZIONE DEL VESCOVO MONS. PIO VITTORIO VIGO.
    «Profondamente addolorato per la notizia appresa in questi giorni, esprimendo il mio profondo dispiacere e la mia solidarietà a chi è stato segnato dall’accaduto e alle famiglie interessate, devo precisare di non avere ricevuto mai alcuna lettera di segnalazione in merito al fatto denunziato, durante lo svolgimento del mio servizio episcopale nella Diocesi di Acireale. Unisco la mia preghiera a quella di tutti, perché trionfi la verità e non venga meno la speranza e la fede».
    + Pio Vittorio Vigo

  • Trapani: vescovo Mazara del Vallo su caso Caradonna, parroco non sospeso

    Trapani: vescovo Mazara del Vallo su caso Caradonna, parroco non sospeso

    Palermo, 24 mar. – (Adnkronos) – “Don Vito Caradonna puo’ continuare a esercitare il ministero sacerdotale in quanto, al momento, non sussistono ragioni che giustifichino una sospensione delle sue facolta’ sacerdotali”. A dirlo e’ il vescovo di Mazara del Vallo (Trapani), monsignor Domenico Mogavero, a proposito del parroco a cui e’ stato notificato il divieto di dimora nel comune di Marsala (Trapani).

    Il provvedimento e’ stato emesso dal gip a seguito del coinvolgimento del prete nelle indagini per appropriazione indebita, truffa e circonvenzione d’incapace. Secondo una denuncia al vaglio degli investigatori, infatti, l’uomo avrebbe spinto un parrocchiano con problemi psichici a consegnargli circa 70mila euro. ”La Diocesi segue con rispettosa attenzione l’attivita’ della magistratura nell’accertamento delle responsabilita’ di don Vito in merito alle contestazioni che gli vengono mosse – spiega Mogavero -.

    Occorre sottolineare che tale somma e’ stata interamente restituita, seppure con notevole ritardo e dopo diverse vicissitudini. Va notato, altresi’, che il divieto di dimorare a Marsala imposto al sacerdote e’ una misura cautelare e non una condanna anticipata. Come vescovo – dice ancora Mogavero – mi sono interessato costantemente negli ultimi mesi alle vicende riguardanti don Caradonna e cio’ allo scopo di controllare e verificare l’attendibilita’ di talune voci circolanti nella citta’ di Marsala”. (segue)
    (24 marzo 2012 ore 15.48)

    Trapani: vescovo Mazara del Vallo su caso Caradonna, parroco non sospeso (2)
    (Adnkronos) – ”In mancanza di riscontri probanti circa eventuali violazioni di leggi ecclesiastiche, non sono stati adottati provvedimenti disciplinari – spiega ancora -. Tuttavia, di fronte ad accertati fatti di gestione non corretta di beni ecclesiastici, ho tempestivamente rimosso don Vito Caradonna dal servizio pastorale nella parrocchia di San Leonardo. Giova, peraltro, ricordare che cio’ e’ avvenuto prima e indipendentemente dall’emissione del provvedimento cautelare dell’autorita’ giudiziaria che gli ha vietato la dimora in Marsala”. La diocesi “sta valutando l’opportunita’ di offrire a don Vito Caradonna un adeguato accompagnamento spirituale che l’aiuti a superare la situazione di difficolta’ e di smarrimento nella quale e’ venuto a trovarsi”.
    (24 marzo 2012 ore 15.48)

  • Don Carlo Chiarenza: …sembrava per il tuo bene…

    Don Carlo Chiarenza: …sembrava per il tuo bene…

    Pedofilia – Don Carlo Chiarenza: …sembrava per il tuo bene…
    24 marzo 2012 |

    La vittima, Teodoro Pulvirenti, 37 anni, ricercatore medico negli Stati Uniti, decide di tornare nella sua città natale di Acireale e affrontare il suo presunto violentatore, Don Carlo Chiarenza, oggi monsignore della Basilica di San Sebastiano ad Acireale.

    Gli abusi sarebbero avvenuti quando Pulvirenti aveva 14 anni.

    Successivamente il Pulvirenti ha tentato diverse volte il suicidio e si è dovuto sottoporre ad anni di psicoterapia.

    Una vita segnata dalle violenze subite, che ha portato l’uomo ad affrontare a distanza di anni il suo violentatore, registrando, lo scorso settembre, una conversazione in cui si sente il sacerdote ammettere di aver avuto una relazione sessuale con l’adolescente.

    Una registrazione agghiacciante che non lascia dubbio alcuno sull’accaduto, della quale riportiamo alcuni passaggi della trascrizione:

    Teodoro Pulvirenti: Guarda, io mi sentivo sporco… Ho tanta voglia di parlare di tutte queste cose …

    Don Carlo Chiarenza: Ma perché ti preoccupi?

    Teodoro Pulvirenti: No, io non sono … Onestamente, non sapevo cosa fosse il sesso … e poi tutto questo è accaduto tra noi … Era quasi come se avessi perso un secondo padre …

    Don Carlo Chiarenza: … Ho seguito il tuo desiderio di voler essere amato … senza limiti. Forse tu non ricordi ma non ho quasi mai preso l’iniziativa … cioè, ho sentito bisogno di te – ma era una volta?

    Teodoro Pulvirenti: Sì, un paio di volte.

    Don Carlo Chiarenza: Ricordo solo una volta … ma non c’era nessun piano. Ho sentito il desiderio … c’è stato un momento che sembrava divertirti e … sembrava anche per il tuo bene … Era un modo di dire che mi sono preoccupato per te …

    A metà della conversazione Pulvirenti scoppia in lacrime. Le autorità ecclesiastiche, quando la notizia si è diffusa, hanno chiesto a Monsignor Chiarenza di lasciare l’incarico clericale alla Basilica di San Sebastiano ad Acireale. Un caso di pedofilia che resterà impunito, visto che l’abuso, commesso più di 10 anni fa, sarebbe già prescritto.

    Oltre a una video sul sito del Corriere della Sera – che è stato rimosso -, i quotidiani nazionali e i canali televisivi hanno evitato di dare diffusione alla notizia.

    Una coppia di giornalisti della locale stazione televisiva, il mese scorso, durante il tentativo di fare una trasmissione al di fuori della Chiesa di Monsignor Chiarenza, sono stati anche attaccati dai fedeli. Il caso segue la notizia dell’indagine avviata dal governo olandese sulla Chiesa Cattolica in Olanda, che nel 1950 aveva organizzato la castrazione chirurgica degli uomini di età inferiore a 21 anni “per liberarli della loro omosessualità”.

    Pedofilia – Don Carlo Chiarenza: …sembrava per il tuo bene…

  • Pedofilia, parla la vittima di Sua Eccellenza

    Pedofilia, parla la vittima di Sua Eccellenza

    22 Marzo 2012 ore 17:41

    Una testimonianza-choc, rotta dai singhiozzi, rilasciata davanti alle telecamere, in conferenza stampa: quando il coraggio di parlare arriva, non si ferma. Teodoro Pulvireti, catanese, 37 anni, oggi ricercatore negli Stati Uniti, ha voluto denunciare pubblicamente gli abusi subiti a 14-15 anni, accusando un sacerdote, don Carlo Chiarenza, allora parroco di S.Paolo ad Acireale, successivamente decano della Basilica di S. Sebastiano.

    E ha fatto ascoltare l’audio di una conversazione fatta qualche tempo fa col religioso, captata a sua insaputa, e altrettanto scioccante: ‘Mi sentivo sporco’, gli dice Pulvireti. ‘Io – risponde il prete – inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E lo facevo non ponendomi limiti. Mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti. E’ stato un modo di dirti che ti volevo bene’. Denunciato, a febbraio, Chiarenza e’ stato allontanato dal vescovo di Acireale, mons. Raspanti e trasferito in un centro di raccolta spirituale lontano dalla Sicilia.

    Ora questa registrazione e’ stata acquisita dalla polizia postale di Catania, che da un mese, su disposizione del pm Marisa Scavo, sta raccogliendo materiale e testimonianze da soggetti sentiti come persone informate sui fatti su questa e altre vicende. ‘Il mio caso e’ caduto in prescrizione – afferma Pulvireti – ma ce n’e’ una decina per cui la giustizia puo’ fare il suo corso. E anche per questo che ho deciso di parlare’.

    L’azione della magistratura si deve anche all’associazione antipedofilia La Caramella Buona, che ha seguito Pulvireti e ha organizzato l’incontro con la stampa; e al mensile di inchiesta siciliano SMagazine, che per primo ha sollevato il caso. Nel maggio scorso il presidente dell’associazione, Roberto Mirabile – che non esita a parlare di ‘protezioni’ e ‘scaricabarile tra vescovi’, definendo ‘piu’ virtuale che concreto’ l’impegno della Chiesa contro la pedofilia – ha scritto in Vaticano a mons. Charles Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, segnalando i presunti abusi di don Chiarenza. Scicluna ha risposto invitando a ‘trasmettere tutte le informazioni utili al vescovo’ della diocesi di Acireale, mons. Pio Vittorio Vigo.

    Ma il vero pugno nello stomaco e’ il racconto di Teodoro: ‘Avevo quasi 13 anni quando mi sono avvicinato alla parrocchia: don Carlo si comportava come una padre, per me era come un secondo padre ed era anche un amico di papa’. C’era un gruppo di giovani piu’ vicino a lui: andavamo insieme in montagna, al mare. A volte ci chiamavano: gli eletti. A circa 14 anni, mentre stavo guardando la tv in sagrestia, per la prima volta mi fece sedere sulle sue ginocchia, mi abbraccio’, comincio’ a baciarmi e infilare le mani sotto la maglietta. Avvertiva che ero teso: non avevo mai avuto rapporti, ne’ una ragazza. Quella volta smise. Un giorno, dopo un litigio con mio fratello, sentivo la necessita’ di sfogarmi: da adolescente ero molto insicuro. Andai da don Carlo e scoppiai a piangere. Lui mise la mia testa sulla sua spalla, inizio’ a dirmi ‘ti voglio bene’, a baciarmi, mise le mani sotto la maglietta e poi piu’ in basso. Capivo che c’era qualcosa di sbagliato, ma non capivo cosa stesse succedendo.

    Ancora oggi mi condanno per non aver avuto il coraggio di reagire’. Dalle sue parole – che hanno commosso il sindaco di Acireale, Nino Garozzo, che gli ha manifestato la sua solidarieta’ – traspare una situazione di sudditanza psicologica vissuta per anni. ‘Successe altre volte: mi ero come rassegnato. Quando cercavo di tirarmi indietro, mi tagliava fuori da tutto. E mi diceva: vuoi raccontare tutto? vediamo chi ti crede. Mi sentivo una nullita”. In mano Teodoro stringe un rosario: ‘E’ quello di mia madre, mi da’ forza. Io credo in Dio, ma non posso piu’ credere nella Chiesa’.Una testimonianza-choc, rotta dai singhiozzi, rilasciata davanti alle telecamere, in conferenza stampa: quando il coraggio di parlare arriva, non si ferma.

    Teodoro Pulvireti, catanese, 37 anni, oggi ricercatore negli Stati Uniti, ha voluto denunciare pubblicamente gli abusi subiti a 14-15 anni, accusando un sacerdote, don Carlo Chiarenza, allora parroco di S.Paolo ad Acireale, successivamente decano della Basilica di S. Sebastiano. E ha fatto ascoltare l’audio di una conversazione fatta qualche tempo fa col religioso, captata a sua insaputa, e altrettanto scioccante: ‘Mi sentivo sporco’, gli dice Pulvireti. ‘Io – risponde il prete – inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E lo facevo non ponendomi limiti. Mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti. E’ stato un modo di dirti che ti volevo bene’. Denunciato, a febbraio, Chiarenza e’ stato allontanato dal vescovo di Acireale, mons. Raspanti e trasferito in un centro di raccolta spirituale lontano dalla Sicilia.

    Ora questa registrazione e’ stata acquisita dalla polizia postale di catania, che da un mese, su disposizione del pm Marisa Scavo, sta raccogliendo materiale e testimonianze da soggetti sentiti come persone informate sui fatti su questa e altre vicende. ‘Il mio caso e’ caduto in prescrizione – afferma Pulvireti – ma ce n’e’ una decina per cui la giustizia puo’ fare il suo corso. E anche per questo che ho deciso di parlare’.

    L’azione della magistratura si deve anche all’associazione antipedofilia La Caramella Buona, che ha seguito Pulvireti e ha organizzato l’incontro con la stampa; e al mensile di inchiesta siciliano SMagazine, che per primo ha sollevato il caso. Nel maggio scorso il presidente dell’associazione, Roberto Mirabile – che non esita a parlare di ‘protezioni’ e ‘scaricabarile tra vescovi’, definendo ‘piu’ virtuale che concreto’ l’impegno della Chiesa contro la pedofilia – ha scritto in Vaticano a mons. Charles Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, segnalando i presunti abusi di don Chiarenza. Scicluna ha risposto invitando a ‘trasmettere tutte le informazioni utili al vescovo’ della diocesi di Acireale, mons. Pio Vittorio Vigo.

    Ma il vero pugno nello stomaco e’ il racconto di Teodoro: ‘Avevo quasi 13 anni quando mi sono avvicinato alla parrocchia: don Carlo si comportava come una padre, per me era come un secondo padre ed era anche un amico di papa’. C’era un gruppo di giovani piu’ vicino a lui: andavamo insieme in montagna, al mare. A volte ci chiamavano: gli eletti. A circa 14 anni, mentre stavo guardando la tv in sagrestia, per la prima volta mi fece sedere sulle sue ginocchia, mi abbraccio’, comincio’ a baciarmi e infilare le mani sotto la maglietta. Avvertiva che ero teso: non avevo mai avuto rapporti, ne’ una ragazza. Quella volta smise. Un giorno, dopo un litigio con mio fratello, sentivo la necessita’ di sfogarmi: da adolescente ero molto insicuro. Andai da don Carlo e scoppiai a piangere. Lui mise la mia testa sulla sua spalla, inizio’ a dirmi ‘ti voglio bene’, a baciarmi, mise le mani sotto la maglietta e poi piu’ in basso. Capivo che c’era qualcosa di sbagliato, ma non capivo cosa stesse succedendo.

    Ancora oggi mi condanno per non aver avuto il coraggio di reagire’. Dalle sue parole – che hanno commosso il sindaco di Acireale, Nino Garozzo, che gli ha manifestato la sua solidarieta’ – traspare una situazione di sudditanza psicologica vissuta per anni. ‘Successe altre volte: mi ero come rassegnato. Quando cercavo di tirarmi indietro, mi tagliava fuori da tutto. E mi diceva: vuoi raccontare tutto? vediamo chi ti crede. Mi sentivo una nullita”. In mano Teodoro stringe un rosario: ‘E’ quello di mia madre, mi da’ forza. Io credo in Dio, ma non posso piu’ credere nella Chiesa’.

    www.cataniaoggi.com/cronache/in-cit…eccellenza.html

     

  • Acireale, ricercatore accusa 20 anni dopo il prete pedofilo: “Vorrei aiutare le altre vittime”

    Acireale, ricercatore accusa 20 anni dopo il prete pedofilo: “Vorrei aiutare le altre vittime”

    22 Marzo 2012 15:39

    ”Io ti inseguivo, e qui forse e’ stato l’errore, inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E questo lo facevo non ponendomi limiti. Tu forse non ricordi, ma io quasi mai prendevo l’iniziativa: cioe’ io avvertivo che tu avevi bisogno di essere abbracciato. Ma e’ stato una volta?”. ”Si… un paio di volte”. ”Io avevo solo il ricorso di una volta.. cosi’… non perche’ ci fosse un piano, ne’ perche’ io avessi desideri: c’e’ stato un momento che mi sembrava di compiacerti, mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti, di esprimerti. e’ stato un modo di dirti che ti volevo bene”. ( IL VIDEO suhttp://ansa.it/web/notizie/videogallery/it…_155113417.html)

    E’ uno dei passaggi centrali di una conversazione tra un sacerdote e un uomo che da ragazzino, ad Acireale, afferma di essere stato vittima di abusi da parte del religioso, una conversazione registrata all’insaputa del prete, fatta ascoltare oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa e soprattutto acquisita proprio oggi dalla polizia postale di Catania, che da un mese a questa parte, su disposizione del pm Marisa Scavo, sta raccogliendo testimonianze su questo e altri casi di pedofilia. A denunciare l’intera vicenda, attivando cosi’ anche gli inquirenti che hanno aperto un fascicolo, e’ stata l’associazione La Caramella Buona. Il protagonista del caso e’ Teodoro Pulvirenti, nato a Catania nel 1975, oggi ricercatore negli Usa, che con una testimonianza-choc, estremamente toccante, ha raccontato la sua storia in conferenza stampa, accusando don Carlo Chiarenza, all’ epoca parroco di San Paolo ad Acireale, di aver abusato di lui quando aveva 14-15 anni tra il 1989 e il 1990. Il caso di Teodoro di fatto e’ caduto in prescrizione per la giustizia italiana. ”Ma sono a conoscenza almeno di una decina di casi di abusi – ha dichiarato – per i quali e’ ancora possibile intervenire: e’ soprattutto per loro che ho deciso di parlare, perche’ trovino il coraggio di farsi avanti”. ”Io credo in Dio – ha aggiunto – ma non posso piu’ credere nella Chiesa”.

    ”L’impegno della Chiesa contro la pedofilia lo valuto piu’ virtuale che concreto” e spesso ”si sperimenta la tattica dello scaricabarile”. Cosi’ Roberto Mirabile, presidente dell’associazione contro la pedofilia La Caramella Buona, giudica l’atteggiamento della Chiesa su questo fronte. L’occasione per esprimere questo parere e’ stata la conferenza stampa, organizzata oggi a Roma alla stampa estera, incentrata sul caso di Teodoro Pulvireti, oggi 37 anni, che ha pubblicamente accusato un religioso, don Carlo Chiarenza, di aver abusato di lui quand’era un ragazzo, ad Acireale. Oltre a una registrazione in cui il religioso si esprime con frasi che suonano come un’ammissione di colpa, sono state presentate le copie di una lettera e di una cartolina, firmate da don Carlo, inviate a suo tempo Pulvireti. In una si legge ”un bacio ‘mangereccio’ ciao”. Nell’altra si allude alla frequentazione di una ragazza da parte del giovane: ”Nonostante i tuoi furiosi e ripetuti tradimenti tedeschi ti voglio un mare di bene! Non lo fare piu’ potrei mangiarti tutto. Un bacio furioso”. Il presidente di Caramella Buona con una lettera datata 16 maggio 2011 ha inviato in Vaticano a mons. Charles Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede una segnalazione per i presunti abusi sessuali di don Chiarenza, a cui Scicluna ha risposto l’8 giugno 2011, rimandando al vescovo competente. ”Ella – si legge nella lettera a Mirabile – potra’ trasmettere tutte le informazioni utili al vescovo della predetta Diocesi” (di Acireale, ndr), mons. Pio Vittotio Vigo ”onde lo stesso possa dar luogo a un’indagine canonica e riferire, al termine della stessa” ”le proprie conclusioni in merito a questo Dicastero”. L’associazione riferisce anche di un caso che riguarderebbe un’animatrice parrocchiale, che ”nel 2000 circa denuncio’ con una lettera alla Curia di Acireale, a mons. Paolo Urso, attuale vescovo di Ragusa, gli atteggiamenti di don Chiarenza. Urso disse che aveva gia’ avuto altre voci del genere e che si sarebbe attivato, ma precisando che don Chiarenza era protetto dal cardinale Paolo Romeo, attuale arcivescovo di Palermo”. Quanto alla lettera della ragazza, sarebbe ”andata persa”.

  • Prete pedofilo: in conferenza stampa gli abusi di don Carlo Chiarenza

    Prete pedofilo: in conferenza stampa gli abusi di don Carlo Chiarenza

    Prete pedofilo: in conferenza stampa gli abusi di don Carlo Chiarenza
    Il protagonista del caso è T.P., nato a Catania nel 1975, oggi ricercatore negli Usa, che con una testimonianza-choc, estremamente toccante, ha raccontato la sua storia in conferenza stampa, accusando don Carlo Chiarenza
    di Redazione 22/03/2012

    Prete pedofilo: ad Acireale aggrediti cameraman e giornalista 3 Prete pedofilo: ad Acireale aggrediti cameraman e giornalista
    Acireale: allontanato il prete accusato di pedofilia 2 Acireale: allontanato il prete accusato di pedofilia
    Acireale: prete pedofilo confessa gli abusi 18 Acireale: prete pedofilo confessa gli abusi

    “Io ti inseguivo, e qui forse è stato l’errore, inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E questo lo facevo non ponendomi limiti. Tu forse non ricordi, ma io quasi mai prendevo l’iniziativa: cioé io avvertivo che tu avevi bisogno di essere abbracciato. Ma è stato una volta?”. “Si… un paio di volte”. “Io avevo solo il ricordo di una volta.. così.. non perché ci fosse un piano, né perché io avessi desideri: c’é stato un momento che mi sembrava di compiacerti, mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti, di esprimerti. è stato un modo di dirti che ti volevo bene”.

    E’ uno dei passaggi centrali di una conversazione tra il sacerdote e l’uomo che da ragazzino, ad Acireale, afferma di essere stato vittima di abusi da parte del religioso. Questa conversazione -registrata all’insaputa del prete – è stata fatta ascoltare oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa. Oggi anche la polizia postale di Catania ha acquisito la registrazione. Da un mese a questa parte, su disposizione del pm Marisa Scavo, sta raccogliendo testimonianze su questo e altri casi di pedofilia.

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    A denunciare l’intera vicenda, attivando così anche gli inquirenti che hanno aperto un fascicolo, è stata l’associazione La Caramella Buona. Il protagonista del caso è T.P., nato a Catania nel 1975, oggi ricercatore negli Usa, che con una testimonianza-choc, estremamente toccante, ha raccontato la sua storia, accusando don Carlo Chiarenza, all’epoca parroco di San Paolo ad Acireale, di aver abusato di lui quando aveva 14-15 anni tra il 1989 e il 1990. Il caso di Teodoro di fatto è caduto in prescrizione per la giustizia italiana. “Ma sono a conoscenza almeno di una decina di casi di abusi – ha dichiarato – per i quali è ancora possibile intervenire”.

    Oltre a una registrazione in cui il religioso si esprime con frasi che suonano come un’ammissione di colpa, sono state presentate le copie di una lettera e di una cartolina, firmate da don Carlo. In una si legge “un bacio ‘mangereccio’ ciao”. Nell’altra si allude alla frequentazione di una ragazza da parte del giovane: “Nonostante i tuoi furiosi e ripetuti tradimenti tedeschi ti voglio un mare di bene! Non lo fare più potrei mangiarti tutto. Un bacio furioso”.

    http://www.cataniatoday.it/cronaca/pedofilia-acireale-don-carlo-chiarenza.html

    22/3/2012
    Testimonianza-choc
    VITTIMA DI ABUSI SESSUALI ACCUSA PRETE IN CONFERENZA STAMPA
    VATICANISTA DE LA STAMPA
    Ha scelto la sala stampa estera a Roma per portare alla luce una vicenda intima e dolorosa rimasta nascosta per un ventennio in una parrocchia di Aci Reale. Teodoro Pulvirenti oggi ha 35 anni e vive a New York come ricercatore medico. Quando aveva 14 anni fu ripetutamente abusato sessualmente dal suo parroco. Oggi è stato il protagonista di una conferenza stampa organizzata dall’associazione anti-pedofili Caramella buona per raccontare la sua vicenda e denunciare un sacerdote che – rimosso dal vescovo attuale solo il mese scorso – nel frattempo avrebbe abusato indisturbato numerosi altri minori. E sul quale ormai indaga la Procura di Catania e la Polizia postale. Una testimonianza-choc, rotta dai singhiozzi, rilasciata davanti alle telecamere, in conferenza stampa: quando il coraggio di parlare arriva, non si ferma. Teodoro Pulvireti, catanese, 37 anni, oggi ricercatore negli Stati Uniti, ha voluto denunciare pubblicamente gli abusi subiti a 14-15 anni, accusando un sacerdote, don Carlo Chiarenza, allora parroco di S.Paolo ad Acireale, successivamente decano della Basilica di S. Sebastiano. E ha fatto ascoltare l’audio di una conversazione fatta qualche tempo fa col religioso, captata a sua insaputa, e altrettanto scioccante: «Mi sentivo sporco», gli dice Pulvireti. «Io – risponde il prete – inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E lo facevo non ponendomi limiti. Mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti. È stato un modo di dirti che ti volevo bene». Denunciato, a febbraio, Chiarenza è stato allontanato dal vescovo di Acireale, mons. Raspanti e trasferito in un centro di raccolta spirituale lontano dalla Sicilia. Ora questa registrazione è stata acquisita dalla polizia postale di Catania, che da un mese, su disposizione del pm Marisa Scavo, sta raccogliendo materiale e testimonianze da soggetti sentiti come persone informate sui fatti su questa e altre vicende. «Il mio caso è caduto in prescrizione – afferma Pulvireti – ma ce n’è una decina per cui la giustizia può fare il suo corso. E anche per questo che ho deciso di parlare». L’azione della magistratura si deve anche all’associazione antipedofilia La Caramella Buona, che ha seguito Pulvireti e ha organizzato l’incontro con la stampa; e al mensile di inchiesta siciliano SMagazine, che per primo ha sollevato il caso. Nel maggio scorso il presidente dell’associazione, Roberto Mirabile – che non esita a parlare di «protezioni» e «scaricabarile tra vescovi», definendo «più virtuale che concreto» l’impegno della Chiesa contro la pedofilia – ha scritto in Vaticano a mons. Charles Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, segnalando i presunti abusi di don Chiarenza. Scicluna ha risposto invitando a «trasmettere tutte le informazioni utili al vescovo» della diocesi di Acireale, mons. Pio Vittorio Vigo. Ma il vero pugno nello stomaco è il racconto di Teodoro: «Avevo quasi 13 anni quando mi sono avvicinato alla parrocchia: don Carlo si comportava come una padre, per me era come un secondo padre ed era anche un amico di papà. C’era un gruppo di giovani più vicino a lui: andavamo insieme in montagna, al mare. A volte ci chiamavano: gli eletti. A circa 14 anni, mentre stavo guardando la tv in sagrestia, per la prima volta mi fece sedere sulle sue ginocchia, mi abbracciò, cominciò a baciarmi e infilare le mani sotto la maglietta. Avvertiva che ero teso: non avevo mai avuto rapporti, nè una ragazza. Quella volta smise. Un giorno, dopo un litigio con mio fratello, sentivo la necessità di sfogarmi: da adolescente ero molto insicuro. Andai da don Carlo e scoppiai a piangere. Lui mise la mia testa sulla sua spalla, iniziò a dirmi ‘ti voglio benè, a baciarmi, mise le mani sotto la maglietta e poi più in basso. Capivo che c’era qualcosa di sbagliato, ma non capivo cosa stesse succedendo. Ancora oggi mi condanno per non aver avuto il coraggio di reagire». Dalle sue parole – che hanno commosso il sindaco di Acireale, Nino Garozzo, che gli ha manifestato la sua solidarietà – traspare una situazione di sudditanza psicologica vissuta per anni. «Successe altre volte: mi ero come rassegnato. Quando cercavo di tirarmi indietro, mi tagliava fuori da tutto. E mi diceva: vuoi raccontare tutto? vediamo chi ti crede. Mi sentivo una nullità». In mano Teodoro stringe un rosario: «È quello di mia madre, mi dà forza. Io credo in Dio, ma non posso più credere nella Chiesa».

    ABUSI SESSUALI
    Prete pedofilo: «Era perché ti volevo bene»
    Catania, dopo 20 anni don Carlo denunciato.
    Teodoro Pulvireti mentre racconta degli abusi sessuali subiti da adolescente

    (© Ansa) Teodoro Pulvireti mentre racconta degli abusi sessuali subiti da adolescente

    Ha denunciato pubblicamente gli abusi sessuali che ha subito all’età di 14-15 anni a opera di un prete: Teodoro Pulvireti, ora 37 enne, si è sfogato nel corso di una conferenza stampa il 21 marzo, dopo anni di dolore nascosto.
    L’uomo, di origine catanese, è ricercatore negli Stati Uniti e lo scorso febbraio ha deciso di denunciare don Carlo Chiarenza, il parroco che ha abusato di Pulvireti tempo fa, quando era d’ufficio a S. Paolo di Acireale.
    DOPO ANNI, LA DENUNCIA AL PRETE. Il sacerdote è stato poi decano della Basilica di S. Lorenzo e dopo la denuncia è stato allontanato e trasferito in un centro di raccolta spirituale lontano dalla Sicilia.
    Nel corso della propria testimonianza choc, Pulvireti ha fatto anche ascoltare l’audio di una conversazione che ha avuto qualche tempo fa con il religioso: «Mi sentivo sporco», gli ha detto l’allora ragazzino. «E io» ha risposto il prete, «inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E lo facevo non ponendomi limiti. Mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti. È stato un modo di dirti che ti volevo bene».
    La terribile registrazione è diventata una delle prove a disposizione della polizia postale di Catania che sta raccogliendo materiale e testimonianze di vari soggetti informati sui fatti, non solo della triste storia di Pulvireti ma anche di altri episodi.
    ALTRI CASI DI ABUSO SU CUI INDAGARE. Gli abusi che ha subito il 37 enne, infatti, sono ormai caduti in prescrizione: «Ma ce n’é una decina per cui la giustizia può fare il suo corso. E anche per questo che ho deciso di parlare» ha affermato.
    L’azione della magistratura si deve anche all’associazione antipedofilia La caramella buona, che ha seguito Pulvireti e ha organizzato l’incontro con la stampa; e al mensile di inchiesta siciliano SMagazine che per primo ha sollevato il caso.
    Nel maggio 2011 infatti il presidente dell’associazione, Roberto Mirabile, il quale ha definito «più virtuale che concreto» l’impegno della Chiesa contro la pedofilia, ha scritto in Vaticano a monsignor Charles Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, segnalando i presunti abusi di don Chiarenza.
    Scicluna ha risposto però invitando a «trasmettere tutte le informazioni utili al vescovo» della diocesi di Acireale, monsignor Pio Vittorio Vigo.
    Il racconto di Pulvireti: «Se mi rifiutavo, lui mi tirava fuori dalle attività»

    Mentre i religiosi si passano di mano in mano la rovente questione, il racconto di Teodoro alla stampa ha lasciato senza parole: «Avevo quasi 13 anni quando mi sono avvicinato alla parrocchia: don Carlo si comportava come una padre, per me era come un secondo padre ed era anche un amico di papà» ha affermato, continuando: «C’era un gruppo di giovani più vicino a lui: andavamo insieme in montagna, al mare. A volte ci chiamavano: gli eletti».
    LA VIOLENZA ALL’INTERNO DELLA PARROCCHIA. Ma per far parte di questi eletti, si doveva pagare pegno: «A circa 14 anni, mentre stavo guardando la tv in sagrestia, per la prima volta mi fece sedere sulle sue ginocchia, mi abbracciò, cominciò a baciarmi e infilare le mani sotto la maglietta. Avvertiva che ero teso: non avevo mai avuto rapporti, né una ragazza» ha raccontato Pulvireti, «Quella volta smise. Un giorno, dopo un litigio con mio fratello, sentivo la necessità di sfogarmi: da adolescente ero molto insicuro. Andai da don Carlo e scoppiai a piangere».
    E proprio sfruttando il momento di bisogno del ragazzino, il sacerdote ne aproffitò: «Lui mise la mia testa sulla sua spalla, iniziò a dirmi ‘ti voglio bene’, a baciarmi, mise le mani sotto la maglietta e poi più in basso. Capivo che c’era qualcosa di sbagliato, ma non capivo cosa stesse succedendo. Ancora oggi mi condanno per non aver avuto il coraggio di reagire».
    DON CHIARENZA: «CHI VUOI CHE TI CREDA?». Quella fu solo la prima di una lunga catena di abusi: «Successe altre volte: mi ero come rassegnato. Quando cercavo di tirarmi indietro, mi tagliava fuori da tutto. E mi diceva: vuoi raccontare tutto? Vediamo chi ti crede. Mi sentivo una nullità».
    Pulvireti ha raccontato la propria esperienza scioccante stringendo un rosario fra le mani: «È quello di mia madre, mi dà forza. Io credo in Dio, ma non posso più credere nella Chiesa» ha concluso.
    Commozione da parte sua e dei presenti alla conferenza stampa, in particolare del sindaco di Acireale, Nino Garozzo, che gli ha manifestato la sua solidarietà.

    Giovedì, 22 Marzo 2012

  • Abusi da un sacerdote: “E’ don Carlo Chiarenza”

    Abusi da un sacerdote: “E’ don Carlo Chiarenza”

    Quando nella sala conferenza dell’Associazione della Stampa Estera di Roma parte il nastro con la voce del prete accusato di molestie, la vittima scoppia in un pianto dirotto. Da quel momento Teodoro Pulvirenti, il ragazzo di Acireale che quella voce l’ha registrata, non smetterà più di parlare fra le lacrime. Ma non importa: sono le parole quelle che contano: “Questo amico di famiglia, don Carlo Chiarenza, si comportava come un padre per me”. È contenuta in questa frase, pronunciata da Teodoro, la prima menzione del nome del sacerdote accusato di pedofilia, una storia che “S” ha rivelato nel numero in edicola e alla quale il mensile dedicherà ampio spazio anche nel prossimo numero, in edicola da sabato ma già acquistabile in pdf da domani: si chiama don Carlo Chiarenza, è un monsignore e prima di essere rimosso dal vescovo di Acireale Antonino Raspanti officiava nella Basilica di San Sebastiano, proprio ad Acireale.

    Teodoro, “Teo” come lo chiamano gli amici, non è un siciliano qualunque. La sua storia è straordinaria non solo per il caso di pedofilia che ha denunciato: Teo lavora al Memorial Sloa-Kettering Cancer Center di New York, si occupa di ricerca contro il cancro in una delle strutture più avanzate al mondo. Ma a 14 anni Teo era un ragazzo qualunque. “Nella sua stanza don Carlo mi infilò le mani sotto la maglietta”, esordisce prima di descrivere i suoi rapporti intimi con il sacerdote raccontati da “S”. Il resto è uno stato d’animo, l’impossibilità di rivelare il nome del sacerdote: “Avevo 14 anni e avevo fatto cose sporche col prete – dice – Nessuno mi avrebbe creduto. Avrebbero creduto a don Carlo, il grande ammaliatore”. Tanto più che la minaccia del prete, stando ai suoi racconti, era esplicita: “Una volta – ricorda – mi sono rifiutato. Lui mi ha detto: ‘Vai, dillo in giro. Vediamo chi ti crede’”.

    Poi la liberazione. “Con me – spiega Teodoro – porto un dolore che non si può descrivere a parole, perché le vittime di abusi hanno una pietra sullo stomaco”. Una pietra fatta rotolare via prima con la confessione a un altro prete, poi parlando con uno psicologo, infine con gli amici, con i genitori e con l’associazione “La Caramella Buona onlus”, che ha raccolto la sua testimonianza. Infine, la pubblicazione su “S”: “Il 25 febbraio 2012 – prosegue Teodoro – è una data memorabile nella mia vita. La rivista ‘S’, coraggiosamente, ha raccontato la mia storia e io, per la prima volta, mi sono sentito libero”. Libero, tanto da poter dire adesso quelle due parole, “Carlo Chiarenza”, davanti a una folla di giornalisti. Un nome.

    Cosa c’è in un nome? Per Teodoro in quel nome c’è la libertà, c’è però anche una selva di ricordi terribili. “Non avevo mai fatto sesso, non sapevo neanche cosa fosse un orgasmo”. Il sesso, la vergogna. Poi il tentativo di allontanarsi dal sacerdote, una ragazza. Che, ironia della sorte, si chiamava Carla. “Carla – racconta Teodoro – aveva questo profumo di fragole sulle labbra. Sembrava finalmente una cosa pulita”. La pulizia. Il riscatto. Quello che Teo chiede ai suoi compaesani: “Conosco almeno altre dieci persone, ragazzi e ragazze, che hanno la stessa situazione. Chiedo a tutti loro di parlare”.

    Mentre parla, Teo stringe un rosario. “Io ero un chierichetto – ricorda – Ero molto religioso. Adesso credo in Dio, ma per ovvi motivi non nella Chiesa”. Quella Chiesa che, secondo il presidente de “La Caramella Buona”, Roberto Mirabile, l’ha deluso fino a qualche giorno fa: “Lunedì sera – racconta Mirabile – Teodoro ha ricevuto la telefonata di monsignor Raspanti. Ha detto che non sarebbe venuto qui a Roma, perché dice di avere altre priorità”. Ma la fede, quella non si perde: “Noi – prosegue Mirabile – non siamo contro la Chiesa. Io stesso sono cresciuto dai frati di Sant’Antonio. Ma la Chiesa non è cambiata, nonostante le parole del Santo Padre. A quella Chiesa, oggi, bisogna chiedere uno sforzo”. Fra le lacrime e con un rosario in mano. Come chi non smette di affidarsi a Dio.

    http://www.livesicilia.it/2012/03/22/abusi-da-un-sacerdote-ecco-chi-e-il-mio-carnefice/

    “Mi sembrava di farti del bene”
    Testimonianza choc contro il prete
    Acireale: il dialogo con l’ex sacerdote della chiesa di San Paolo, accusato di abusi sessuali, è stato registrato e acquisito dalla polizia postale di Catania. All’epoca dei fatti la vittima aveva 14 anni, oggi ne ha 37 e vive negli Usa: “Conosco un’altra decina di casi”
    22/03/2012
    ROMA – “Io ti inseguivo, e qui forse è stato l’errore, inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E questo lo facevo non ponendomi limiti. Tu forse non ricordi, ma io quasi mai prendevo l’iniziativa: cioè io avvertivo che tu avevi bisogno di essere abbracciato. Ma è stato una volta?”.

    “Si… un paio di volte”. “Io avevo solo il ricordo di una volta.. così.. non perchè ci fosse un piano, nè perchè io avessi desideri: c’è stato un momento che mi sembrava di compiacerti, mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti, di esprimerti. E’ stato un modo di dirti che ti volevo bene”.

    È uno dei passaggi centrali di una conversazione tra un sacerdote e un uomo che da ragazzino, ad Acireale, afferma di essere stato vittima di abusi da parte del religioso, una conversazione registrata all’insaputa del prete, fatta ascoltare oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa e soprattutto acquisita proprio oggi dalla polizia postale di Catania, che da un mese a questa parte, su disposizione del pm Marisa Scavo, sta raccogliendo testimonianze su questo e altri casi di pedofilia.

    A denunciare l’intera vicenda, attivando così anche gli inquirenti che hanno aperto un fascicolo, è stata l’associazione La Caramella Buona. Il protagonista del caso è Teodoro Pulvirenti, nato a Catania nel 1975, oggi ricercatore negli Usa, che con una testimonianza-choc, estremamente toccante, ha raccontato la sua storia in conferenza stampa, accusando don Carlo Chiarenza, all’ epoca parroco di San Paolo ad Acireale, di aver abusato di lui quando aveva 14-15 anni tra il 1989 e il 1990. Il caso di Teodoro di fatto è caduto in prescrizione per la giustizia italiana.

    “Ma sono a conoscenza almeno di una decina di casi di abusi – ha dichiarato – per i quali è ancora possibile intervenire: è soprattutto per loro che ho deciso di parlare, perchè trovino il coraggio di farsi avanti. Io credo in Dio, ma non posso più credere nella Chiesa”.

    http://www.lasiciliaweb.it/index.php?id=74037

    TEO PULVIRENTI E’ UN UOMO CORAGGIOSO, LA CHIESA HA IL DOVERE DI

    di Redazione – La conferenza stampa è finita, abbiamo ancora le lacrime di Teo negli occhi, l’amarezza di un uomo, uno stimato professionista per quella giovinezza marchiata a fuoco. Sporcata da un parroco, Carlo Chiarenza allora sacerdote presso la parrocchia San Paolo di Acireale che di lui ha abusato sessualmente una, due, tre volte e poi ancora ed ancora fino a costringerlo a fuggire, ad andare via. E’ stata una giornata dura, difficile da dimenticare per chi come noi conosce i protagonisti e per chi invece s’è trovato li per scopi professionali.

    Non ha smesso mai di piangere, ma è stato lucido e freddo nel racconto di una storia agghiacciante. Ma Carlo Chiarenza non è la Chiesa, è un uomo, un delinquente, un pedofilo, una persona che ha rubato l’innocenza a tanti bambini. Teo crede ancora in Dio e non nella chiesa e come potremmo dargli torto? Ma esistono tanti uomini di chiesa che lavorano quotidianamente per il bene delle comunità, per divulgare l’amore in Cristo e questo non va dimenticato. Tanti sacerdoti impegnati in missioni nel Terzo Mondo ed in ogni altro luogo in cui serva la loro missione. Uomini che siamo certi metteranno alla porta personaggi come Carlo Chiarenza evitando di fare male ad altri ragazzini, evitare altre vittime come Teo Pulvirenti.

    La Caramella Buona, che ha seguito tutta la storia ed organizzato la conferenza stampa, ha precisato di non essere anticlericale, ma una ferma e decisa nemica dei pedofili, che siano preti o altro. Una prima mossa è arrivata subito dal Vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, che ha allontanato subito Carlo Chiarenza dalla Diocesi acese, ma non basta bisogna fare di più. La gente si aspetta una risposta reale e siamo certi che arriverà. Ma attenzione ai sentimenti anticlericali, non hanno senso, sono inutili e dannosi come l’odio sa esserlo. Carlo Chiarenza non è la Chiesa, è solo un uomo sporco.