Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Sicilia

  • Nuovi guai per Don Vito Caradonna: divieto di di dimora a Marsala. Truffò un parrocchiano per giocare al “Gratta e vinci”

    Nuovi guai per Don Vito Caradonna: divieto di di dimora a Marsala. Truffò un parrocchiano per giocare al “Gratta e vinci”

    Venerdì 09 Marzo 2012 10:37
    Nuovi guai per Don Vito Caradonna: divieto di di dimora a Marsala. Truffò un parrocchiano per giocare al “Gratta e vinci”

    Nuovi guai per Don Vito Caradonna, il parroco di 37 anni della borgata di San Leonardo a Marsala.

    Don Vito, che è stato anche cappellano del carcere di Marsala, infatti è stato raggiunto da un provvedimento di misura cautelare emesso dal Gip del Tribunale di Marsala, Francesco Parrinello. Per lu è stato disposto il divieto di dimora nel territorio del Comune di Marsala. Pertanto, già a partire da questo fine settimana, non potrà più celebrare messa nella sua chiesa.

    I fatti per i quali si riferisce il provvedimento del Gip sono relativi ad una denuncia per appropriazione indebita, truffa e circonvenzione di incapace. Il prete, nel 2010, è riuscito a farsi consegnare quasi 70 mila euro da un parrocchiano, che non ha mai restituito.

    Don Vito Caradonna al momento è sotto processo a Marsala per il reato di tentata violenza sessuale.

    I FATTI. Il prete, nel 2010, è riuscito a farsi consegnare quasi 70 mila euro da un parrocchiano, M. D. G., ex militare della Marina, noto nella zona per i suoi problemi psichici, per i quali, nel 1991, dopo nove anni di servizio, fu congedato. Secondo quanto raccontato dalla vittima (che solo alla fine dello scorso ottobre, grazie all’aiuto dei suoi familiari e all’intervento di un legale, è riuscita a rientrare in possesso del denaro prestato al prete: in pratica, tutti i suoi risparmi), don Vito – per il quale la Procura aveva chiesto gli arresti domiciliari – gli chiese il denaro dicendogli che gli serviva per la chiesa e perché “doveva darlo agli angeli”. Ottenendolo in più soluzioni “abusando – secondo l’accusa – dello stato di infermità o deficienza psichica” del parrocchiano. Per circa quindici mesi, poi, avrebbe continuato a turlupinare la vittima consegnandogli, in cambio, assegni a vuoto e falsificando documenti postali che attestavano bonifici. Dall’indagine, coordinata dal procuratore Alberto Di Pisa e dal sostituto Nicola Scalabrini, è inoltre emerso che don Vito aveva continuamente bisogno di denaro perché dedito al “Gratta e vinci”, con cui ha anche vinto 50 mila euro. Spesso il parroco chiedeva prestiti anche ad altri parrocchiani.
    Di recente il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, gli ha revocato la competenza a gestire i beni patrimoniali della parrocchia di San Leonardo perché il religioso si è impossessato di oggetti votivi della chiesa.

    IL PROCESSO PER VIOLENZA SESSUALE. Don Vito Caradonna è sotto processo attualmente perchè accusato di avere commesso abusi su un ragazzo maggiorenne. La violenza sessuale, secondo il racconto della presunta vittima, sarebbe avvenuta nella casa del prete, dove P.L.C. fu invitato «per prendere un caffè», nel quale, sempre secondo il racconto di chi ha sporto la denuncia, sarebbe stata versata qualche sostanza che lo avrebbe intontito. Il processo che vede imputato il religioso è iniziato nel maggio del 2008. A difendere Caradonna è l’avvocato Rosa Tumbarello, mentre ad assistere la presunta vittima, costituitasi parte civile, è l’avvocato Gianfranco Zarzana. Una delle testimonianze più interessanti ascoltate al processo è quella dell’ispettore di polizia Cesare Mannino, al quale, a suo tempo (i fatti sarebbero accaduti il 10 febbraio 2005), si rivolse, in qualità di amico, il prete. E ciò per cercare di risolvere la ”querelle” con il suo accusatore (il 33enne P.L.C.), che poi fu contattato dal poliziotto. Il tentativo di riconciliazione, però, non andò a buon fine, tanto che, poi, fu presentata una denuncia ai carabinieri.

    Altra testimonianza quella dell’ex Vescovo, Calogero La Piana. «Fui avvicinato da un uomo che non conoscevo che mi disse di essere stato vittima di un tentativo di violenza sessuale da parte di don Vito Caradonna, ma che era disposto a chiudere la vicenda se indennizzato con una somma di denaro. Ho chiuso la discussione. Non diedi peso a quell’accusa e non feci denuncia. L’ho ritenuta un pretesto per estorcere denaro alla Chiesa». Questo quanto dichiarato da La Piana. Rispondendo alle domande del pm Giacomo Brandini e del legale di parte civile, La Piana ha affermato di avere sporto denuncia alle autorità competenti perché convinto («conoscendo bene don Vito Caradonna») che quell’accusa non avesse fondamento. Poi, convocò il giovane prete, al quale chiese spiegazioni. Don Vito negò tutto e per il vescovo l’episodio si chiuse li.

  • Indagano sul prete pedofilo e vengono minacciati dai fedeli

    Indagano sul prete pedofilo e vengono minacciati dai fedeli

    CATANIA – Salvo Cutuli e Rosario Nicolosi, giornalista e cameraman dell’emittente televisiva catanese Rei tv, sono stati minacciati e aggrediti verbalmente ieri sera mentre stavano realizzando un servizio davanti al vescovado di Acireale.

    Erano andati a parlare con un gruppo di una cinquantina di parrocchiani che da lì a breve avrebbero incontrato il vescovo della diocesi, Antonino Raspanti, per parlare della vicenda del presunto prete pedofilo invitato dal pastore della chiesa acese a lasciare la sua sede dopo la pubblicazione sulla rivista “S” del racconto di un giovane che sarebbe stato molestato dal sacerdote negli anni 80.

    Il cronista e il cameraman sono stati circondati da 5 persone e minacciati e oltraggiati: “Questa telecamera te la rompiamo in testa”, “Ti veniamo a cercare sino in televisione”. Frasi e attimi concitati sono stati registrati dalla telecamera. Il video è stato consegnato al commissariato di polizia dove il giornalista ha presentato la denuncia.

    Nei giorni scorsi l’associazione “La caramella buona” ha anticipato che la presunta vittima degli abusi sessuali, all’epoca dei fatti minorenne e ora un affermato ricercatore scientifico che lavora in un prestigioso istituto di ricerca americano, sarà presto in Italia e racconterà a viso scoperto le molestie che avrebbe subìto e sui quali la Procura di Catania ha aperto un’inchiesta. L’associazione ha fatto anche sapere che durante l’incontro sarà svelata anche l’identità del sacerdote

  • Pedofilia nella chiesa Aggrediti due giornalisti

    Pedofilia nella chiesa Aggrediti due giornalisti

    “Hanno minacciato di venirci a prendere a casa, di distruggere la telecamera. Sono sconvolto, volevamo soltanto intervistarli per conoscere le loro ragioni”. E’ il commento “a caldo” con Livesicilia del giornalista Salvo Cutuli, pochi minuti dopo l’aggressione subita da parte di un gruppo di persone che hanno preso le difese del sacerdote accusato di pedofilia e rimosso dopo l’inchiesta di “S”.

    Puntuale e preciso, Salvo Cutuli è il punto di riferimento del mondo dell’informazione della provincia di Catania. I suoi servizi da anni raccontano fatti e misfatti della costa jonica, andando a fondo, verificando con scrupolo le notizie poi pubblicate su Rei tv: la prima rete per ascolti e programmazione alle falde dell’Etna. Instancabile, non conosce orari. Per intervistare i fedelissimi del prete sospeso, come spesso accade, Salvo ha rinunciato a cenare a casa e con il cameraman Rosario Nicolosi si sono recati sotto la sede della Diocesi di Acireale, a pochi metri dal Comune e piazza Duomo. Il suo è un volto noto, ma stavolta, quando Rosario Nicolosi ha acceso la telecamera, è scattata l’aggressione. In cinque circa li hanno circondati e la telecamera ha registrato tutto: “Devi astutari sta telecamera, viri ca ta staiu spaccannu nda testa, appena nesciunu i me fotu ti vegnu a ciccari”, si sente nel clip pubblicato da Rei tv, che Livesicilia ripropone. Si tratta della versione ridotta del filmato, che contiene soltanto alcuni momenti dell’aggressione, nella versione integrale le minacce sono preoccupanti e i giornalisti hanno deciso di denunciare gli aggressori consegnando il filmato. “Cu ti chiamau? -dice uno dei “fedeli” del prete pedofilo- attia cu ti chiamau? Vi nnata gghiri ri ca…”.

    Scene che testimoniano quanto la tensione ad Acireale sia alta, svelando un substrato culturale fatto di omertà e probabilmente anche di complicità che ha consentito al prete pedofilo -sino alla pubblicazione del mensile “S”- di cantare messa nella principale chiesa locale, servito e riverito. Adesso l’importante chiesa continua ad essere gestita da un gruppo di fedelissimi del prete sospeso, che presidiano la sagrestia, e inventano acrobatiche argomentazioni sui reali motivi della rimozione del sacerdote.

    Sul web non si contano i commenti anonimi a sostegno del prete e gli insulti ai giornalisti e ai due poveri abusati che dopo anni di sofferenze hanno trovato il coraggio di denunciare tutto. Il nome del molestatore non è stato svelato da “S”, in questo modo, gli acesi hanno un ultimo segreto di pulcinella: conoscere l’identità del pedofilo che tutti conoscono. Visto come stanno andando le cose, visti i segreti che sono stati coperti negli ultimi 20 anni, c’è da credere che in molti continueranno a fingere di non sapere.

    http://livesicilia.it/2012/03/01/pedofilia-nella-chiesa-aggrediti-due-giornalisti_126609/
  • Pedofilia nella Chiesa Parla la vittima

    Pedofilia nella Chiesa Parla la vittima

    di Andrea Cottone

    mercoledì 29 febbraio 2012
    “Noi non siamo i colpevoli, siamo le vittime e non dobbiamo avere paura. Non c’è nulla da temere, non c’è niente di cui vergognarsi. Per questo lancio un appello a venir fuori perché ci sono tante altre vittime. Rivolgetevi alla Caramella buona, agli investigatori, agli inquirenti”. Salvo ha appena passato il suo primo “week end di liberazione” da quando “S” ha raccontato la sua denuncia sugli abusi subiti dal prete del suo paese. “Mi sento bene, veramente bene” dice e racconta come per lui questo sia stato un atto liberatorio. “Sono venuti fuori i miei pensieri e la mia sofferenza, è come se il mio dolore fosse sceso in piazza. Adesso la verità è fuori e forse ci sarà giustizia. Una gioia che non si può spiegare a parole”. Salvo vive in una sorta di metaforico purgatorio. L’inferno è ormai alle spalle, e il paradiso è lì davanti, condito dalla “consapevolezza che qualcuno si batta per me”.

    “Vorrei essere a casa in questo momento – spiega Salvo – dalla mia famiglia dalla quale ho avuto un grande supporto. Sono stati al mio fianco e, quando parlo di famiglia, parlo di quella allargata, i tanti amici che si sono fatti sentire. Nei forum, su Facebook, in tanti commenti lasciati in diversi siti. Li ringrazio, per l’amore e il supporto che mi stanno dando. Gente che non vedo da anni e che oggi mi infonde coraggio. È un grande regalo quello che mi stanno facendo”. E, raccontandolo, mostra una pagina di giornale simulata pubblicata su Facebook in cui campeggia la scritta “Scoppia la città”, con in coda messaggi di solidarietà nei suoi confronti.

    Ma, nella giostra dei commenti, c’è anche chi parla di invenzioni, chi difende a spada tratta il prete. Salvo dice che si tratta di “cecità, o meglio, cecità voluta. Ho riconosciuto alcuni dei commentatori, gente che parla così perché ha paura delle indagini e di rimanerci coinvolto. Gente che sa e che non ha mai parlato. Per questo getta fango su di me – continua Salvo – ma io sono pronto a tutto, non ho paura di niente e di nessuno”. Lui ha già deciso di venire allo scoperto, metterci la faccia, tenere una conferenza stampa per raccontare a tutti ciò che ha subito ma, soprattutto, ciò che ancora altri subirebbero. “Perché non sono l’unico, che si sappia. Per questo lancio un appello affinché vengano fuori le altre vittime. Io ho voluto fermare quest’uomo che continuano a vedere portare i ragazzini a mare, in montagna, a cena. Quante ancora ne deve fare?”.

    Salvo è convinto che, in paese, tutti sappiano. “Sanno chi sono io, chi è lui. Chi sa, parli. L’omertà della nostra terra deve finire – prosegue – e qualcosa sta cambiando in Sicilia”. E il suo è un caso lampante che spera faccia da apripista. “I giovani sono cambiati – dice – adesso so che è un mondo diverso, che si può lottare per la giustizia. Se fossi a casa, in questo momento, scenderei in piazza con la gente che lotta per la mia causa. Sono orgoglioso di loro. Altri lottano con me e questo mi fa un enorme piacere”. Perché c’è stato chi ha fatto il giro delle edicole per comprare quante più copie di “S” possibile, per toglierle dalla circolazione. Ma c’è stato anche chi ha comprato 20-30 copie e le ha distribuite nei bar intorno alla parrocchia.

    E qualcosa, poi, è già successa. Il prete in questione è stato allontanato su iniziativa del vescovo della diocesi di Acireale, monsignor Antonino Raspanti. “È una prima soddisfazione – risponde Salvo – la gente inventa scuse per giustificare la sua assenza, ma ho visto un primo segnale con la Curia che si muove. Loro hanno in mano tutto, oltre le nostre denunce, ci sono molte lettere vecchie. Il vescovo non credo abbia altro potere. Spero che il Vaticano – conclude – si muova coerentemente con quanto postulato dal Papa”.

    http://www.livesicilia.it/2012/02/29/pedofilia-nella-chiesa-parla-la-vittima/

  • Si muove l’associazione antipedofilia: ”Il vescovo di Acireale ci riceva”

    Si muove l’associazione antipedofilia: ”Il vescovo di Acireale ci riceva”

    martedì 28 febbraio 2012
    Dopo la denuncia di “S” scende in campo la vittima. Il ragazzo che ha registrato la voce del sacerdote accusato di pedofilia sarà in Italia fra qualche settimana per una conferenza stampa che si terrà nella sede dell’associazione “La Caramella Buona“, che ha raccolto le sue denunce. “Il 36enne siciliano – si legge in una nota dell’associazione – racconterà personalmente, a viso scoperto, la terribile vicenda di abusi sessuali che lo ha visto vittima per anni nei locali di una chiesa della diocesi di Acireale. In occasione di questa importante testimonianza che verrà rilasciata alla stampa italiana ed estera, La Caramella Buona Onlus renderà nota l’identità del sacerdote accusato di pedofilia, invitando altre presumibili vittime a prendere coraggio e a parlare, aiutando il lavoro della magistratura”.

    Il presidente dell’associazione, Roberto Mirabile, ha inoltre inviato una lettera aperta al vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, per chiedergli un appuntamento: “Apprezziamo molto le parole del vescovo, la decisione di allontanare il don ma soprattutto il riguardo anticipato rivolto alle vittime – dichiara Mirabile – Finalmente un intervento che lascia sperare. Ora l’obiettivo è superare l’ostacolo della prescrizione attraverso la testimonianza di vicende più recenti”. Per questo l’associazione, che può essere contattata tramite il numero verde 800.311960 e la mail segreteria@caramellabuona.org, lancia un appello ai fedeli catanesi perché denuncino eventuali altri casi nella stessa zona.

  • Domenica ad Acireale fra carnevale e omertà

    Domenica ad Acireale fra carnevale e omertà

    lunedì 27 febbraio 2012
    Negare l’evidenza, fingere di non sapere, e bisbigliare col giornale sotto braccio mentre i carri del carnevale accendono la festa. Ecco la domenica di Acireale dopo la rimozione per pedofilia del principale sacerdote locale. “Il prete pedofilo è stato rimosso do viscuvu”. Non si parla d’altro, ma più che parlare, i cittadini di Acireale bisbigliano. Nella domenica del villaggio, quando i carri del carnevale stanno per iniziare la sfilata, al bar, in piazza e al Comune si parla soltanto del fatto che a cantare messa, in una determinata chiesa, un determinato prete non c’è più.

    “L’ho invitato ad andare a meditare e riflettere”, ha detto Sua Eccellenza Antonino Raspanti, vescovo di Acireale, dopo la pubblicazione del video di Livesicilia ed “S” che contiene soltanto una piccola parte delle dichiarazioni del noto sacerdote registrato da una vittima dei suoi abusi sessuali. Proprio ieri mattina, la registrazione integrale del sacerdote pedofilo, della durata di quasi cinquanta minuti, è stata consegnata da “S” al Vescovo Raspanti, il giorno prima era stata acquisita dalla Procura di Catania che ha aperto un fascicolo sotto il coordinamento del pm Marisa Scavo esperta nel contrasto della pedofilia.

    Ma ad Acireale, soprattutto nella zona circostante all’ex chiesa del sacerdote pedofilo, sui tavoli del bar si legge “di nascosto” il quotidiano locale che parla della rimozione del sacerdote. Intervistati, due cinquantenni negano anche l’evidenza: “Noi possiamo sapere quello che dicono i giornali”. Domanda: “E cosa dicono i giornali?”. “Non lo sappiamo, prima c’è la politica, poi il pallone e poi vediamo se c’è qualcosa su Acireale…”. Peggio ancora nella chiesa del sacerdote rimosso. Uno dei fedelissimi sostiene che l’assenza del parroco sia dovuta “a un convegno programmato da tempo”. In sagrestia, uno dei fedeli, “amico di vecchia data del sacerdote”, è convinto che il prete sott’accusa “potrebbe uscirsene dicendo che è stato uno scherzo di carnevale…”. Numerose le insinuazioni e le accuse di alcuni fedelissimi del parroco rimosso contro la vittima degli abusi sessuali che ha registrato la conversazione e, dopo anni di sofferenze, denunciato i fatti con l’associazione antipedofilia Caramella Buona: gliene dicono di tutti i colori.

    Stranamente, il principale edicolante spiega che tutti i numeri del mensile “S” “sono stati acquistati alle 6 del mattino da un gruppo di persone”. Il giornale è introvabile, è stato fotocopiato, ma sempre di nascosto. Silenzio. Tutti sanno, tutti fingono di non sapere.

    http://www.livesicilia.it/2012/02/27/acireale-fra-carnevale-e-omerta/

  • PEDOFILIA: DENUNCIA CONTRO PRETE, PROCURA CATANIA APRE FASCICOLO

    PEDOFILIA: DENUNCIA CONTRO PRETE, PROCURA CATANIA APRE FASCICOLO

    (AGI) – Catania, 24 feb. – La Procura della Repubblica di Catania ha aperto un fascicolo di indagine su presunti atti di pedofilia da parte di un sacerdote, adesso appartenente alla diocesi di Acireale.

    Gli episodi risalirebbero agli anni Ottanta e ne sarebbe stato vittima un giovane che adesso e’ maggiorenne e ha deciso di denunciare.

    L’indagine e’ stata disposta dopo che i magistrati di Catania sono stati informati da un cronista catanese che ha raccolto il racconto del giovane e ne ha ricavato un articolo domani in edicola domani su un settimanale.

    “Ho ricevuto da parte di un giornalista -ha detto il procuratore di Catania, Giovanni Salvi- delle indicazioni sulle quali staiamo lavorando. Si tratta di una denuncia e dunque ho deciso di aprire un fascicolo per approfondire il caso”.

    Titolare del fascicolo e’ il procuratore aggiunto Marisa Scavo che coordina il pool di investigatori per il contrasto della pedofilia. (AGI) Ct1/Rap

    http://www.agi.it/palermo/notizie/20120224…_apre_fascicolo

  • “Quel prete abusò di me” La testimonianza choc

    “Quel prete abusò di me” La testimonianza choc

    giovedì 23 febbraio 2012
    Catania, S, sacerdote

    Prima, per dodici anni, ha dovuto affrontare la psicoterapia. Anni e anni di colloqui su un lettino per lavarsi di dosso l’orrore. Poi, dopo aver letto su un giornale di un’associazione, “La Caramella Buona onlus”, che si occupa di denunciare le storie di abusi sui bambini, ha deciso di raccontare la sua storia: le molestie subite da un prete quando era minorenne. Infine, un giorno dell’anno scorso, ha preso il coraggio a due mani e ha affrontato il suo carnefice registrando una conversazione nella quale il sacerdote ammette i rapporti sessuali (VIDEO). È la storia raccontata in un servizio di Andrea Cottone nel prossimo numero di “S”, in edicola da sabato: la storia di Salvo (il nome è di fantasia) e del prete della diocesi di Acireale che ha abusato di lui quando era ancora minorenne. Un caso non isolato.

    Già, perché l’associazione “La Caramella Buona” ha raccolto un’altra storia, proveniente dalla stessa parrocchia. A denunciare gli abusi, in questo caso, è una ragazza, che all’associazione ha detto di aver avuto rapporti sessuali completi con lo stesso sacerdote. “Diceva di amarmi – racconta la ragazza -, che quello che aveva provato e provava per me era un sentimento unico, che quello che aveva fatto con me non lo aveva fatto con nessuno, che non poteva fare a meno di vivere senza il mio amore”.

    Sullo sfondo il muro di “non ricordo” della Chiesa. Alla quale i ragazzi sostengono di essersi rivolti, e alla quale anche la stessa associazione ha scritto: “La Caramella Buona”, infatti, si è prima rivolta alla Congregazione per la dottrina della fede, che ha risposto invitando l’organizzazione a scrivere al vescovo. Così è partita una seconda lettera, questa volta indirizzata alla diocesi: la missiva, però, è rimasta senza risposta.

    E mentre a Roma si discute, il prete resta fra i bambini. Il sacerdote, infatti, continua a celebrare messa. Antonio Condorelli è andato per “S” nella chiesa del prelato accusato dai due ragazzi: la sua attività prosegue senza cambiamenti, e il prete è spesso circondato dai ragazzini. Nel silenzio generale.

    http://www.livesicilia.it/2012/02/23/abusi-da-un-sacerdote-e-dice-ancora-messa/

  • “Scandalo pedofilia” nella Chiesa catanese. ViDEO

    “Scandalo pedofilia” nella Chiesa catanese. ViDEO

    23 Febbraio 2012 ore 10:33

    Abusa sessualmente dei bambini della parrocchia per “liberarli” e col tempo “ha fatto carriera “. Con la telecamera nascosta nella sagrestia del potente prete pedofilo. Al momento non sappiamo se si tratta di un Monsignore o di un Arcivescovo. E’ certo invece che sul prossimo numero del mensile “S”, in edicola dal 25 febbraio, verranno pubblicate tutte le registrazioni del porporato catanese mentre tenta di giustificarsi degli abusi commessi parlando con un suo fedele. Esattamente si tratta di un pilastro della diocesi di Acireale, la più importante della Sicilia orientale.

    Il video di Antonio Condorelli, giornalista catanese di “S” che ha lavorato con Andrea Cottone al servizio, mostra alcune parti delle registrazioni e si sente il prete affermare che abusava sessualmente di un bambino per “liberarlo”. Secondo quanto riferito dal portale Livesicilia, Condorelli con le telecamere nascoste ha documentato che questo potente prelato “canta ancora messa circondato da bambini”.

    Una delle vittime, per dodici anni, ha dovuto affrontare la psicoterapia. Anni e anni di colloqui su un lettino per lavarsi di dosso l’orrore. Poi, dopo aver letto su un giornale di un’associazione, “La Caramella Buona onlus”, che si occupa di denunciare le storie di abusi sui bambini, ha deciso di raccontare la sua storia: le molestie subite da un prete quando era minorenne. Infine, un giorno dell’anno scorso, ha preso il coraggio a due mani e ha affrontato il suo carnefice registrando una conversazione nella quale il sacerdote ammette i rapporti sessuali (VIDEO). È la storia raccontata in un servizio di Andrea Cottone nel prossimo numero di “S”, in edicola da sabato: la storia di Salvo (il nome è di fantasia) e del prete della diocesi di Acireale che ha abusato di lui quando era ancora minorenne. Un caso non isolato.

    Già, perché l’associazione “La Caramella Buona” ha raccolto un’altra storia, proveniente dalla stessa parrocchia. A denunciare gli abusi, in questo caso, è una ragazza, che all’associazione ha detto di aver avuto rapporti sessuali completi con lo stesso sacerdote. “Diceva di amarmi – racconta la ragazza -, che quello che aveva provato e provava per me era un sentimento unico, che quello che aveva fatto con me non lo aveva fatto con nessuno, che non poteva fare a meno di vivere senza il mio amore”.

    Sullo sfondo il muro di “non ricordo” della Chiesa. Alla quale i ragazzi sostengono di essersi rivolti, e alla quale anche la stessa associazione ha scritto: “La Caramella Buona”, infatti, si è prima rivolta alla Congregazione per la dottrina della fede, che ha risposto invitando l’organizzazione a scrivere al vescovo. Così è partita una seconda lettera, questa volta indirizzata alla diocesi: la missiva, però, è rimasta senza risposta.

    E mentre a Roma si discute, il prete resta fra i bambini. Il sacerdote, infatti, continua a celebrare messa. Antonio Condorelli è andato per “S” nella chiesa del prelato accusato dai due ragazzi: la sua attività prosegue senza cambiamenti, e il prete è spesso circondato dai ragazzini. Nel silenzio generale.

  • Noto per il suo impegno antimafia

    Noto per il suo impegno antimafia

    22 febbraio 2012 – Don Paolo Turturro, ex parroco della chiesa di Santa Lucia a Palermo, dov’era noto per il suo impegno antimafia, ha presentato ricorso in Cassazione contro la condanna a sei anni e sei mesi da lui subita per due episodi di pedofilia con la sentenza della Corte di Appello di Palermo che il 20 ottobre 2011 ha confermato la pena stabilita in primo grado dal Tribunale di Palermo il 17 luglio 2009.

    Nel ricorso, firmato dall’avvocato Ninni Reina, si sostiene che la
    motivazione è “carente, illogica e contraddittoria” e si formulano rilievi anche sull’attendibilità della testimonianza dei minorenni ascoltati durante il processo.

    “La partecipazione dei consulenti tecnici nominati, all’audizione dei minori, effettuata nella fase delle indagini preliminari, risulta essere funzionale allo specifico incarico ad essi affidato”, si sostiene nel ricorso, che parla anche “di inutilizzabilità patologica, perchè relativa a dichiarazioni rese da minori persone offese da reati sessuali, assunte in violazione” delle norme del codice di procedura penale e “dell’obbligo di verbalizzazione delle dichiarazioni da parte del pubblico ufficiale che le assume”.

    Infine, il legale prospetta anche discordanze a suo avviso “frutto di un errore mnemonico”.