Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Toscana

  • Firenze, 4 anni e 6 mesi a ex prete per violenza sessuale La donna all’epoca aveva 15 anni, tre aborti durante la relazione

    Firenze, 4 anni e 6 mesi a ex prete per violenza sessuale La donna all’epoca aveva 15 anni, tre aborti durante la relazione

    Un ex sacerdote è stato condannato a quattro anni e sei mesi dal Tribunale di Firenze, per violenza sessuale su minore. J.M., indiano, aveva quarant’anni, quando allacciò una relazione, costellata di tre aborti, con una ragazzina, all’epoca, quindicenne. La relazione era rimasta clandestina, fino alla denuncia presentata dalla donna, e si era protratta per alcuni anni, nei quali i due avrebbero continuato a vedersi di nascosto. Secondo quanto raccontato nella denuncia, durante il loro rapporto, lei e’ rimasta incinta tre volte: ad un aborto volontario, sarebbero seguiti due spontanei. La denuncia risale al 2006. Solo allora si interruppe la relazione, per volontà di lei. L’uomo allora si trasferì in un’altra città, lasciò il sacerdozio, ma prese a minacciarla con telefonate e messaggi al cellulare. La parrocchia dove si è svolta la vicenda è nei pressi di Empoli.

    VIOLENTÒ 16ENNE E LA FECE
    ABORTIRE: 4 ANNI A UN PRETE
    Lunedì 21 Marzo 2011 – 17:26

    Prete condannato

    FIRENZE – Ha abusato per anni di una ragazzina, che all’inizio aveva sedici anni, costringendola anche ad abortire. Per questo un ex sacerdote di 50 anni, denunciato poi dalla giovane, è stato oggi condannato dal tribunale di Firenze a 4 anni e 6 mesi di carcere per violenza sessuale su minore. Secondo la denuncia, la storia fra i due sarebbe iniziata una decina di anni fa. Fra lei e il sacerdote, indiano, sarebbe nata una relazione clandestina, interrotta una prima volta quando lei, rimasta incinta e convinta da lui ad abortire, raccontò tutto ai genitori. Per alcuni anni, i due avrebbero continuato a vedersi di nascosto, finchè, nel 2006, lei prima si rivolse alle autorità della chiesa e poi lo lasciò. Da quel momento in poi, lui si trasferì in un’altra città e abbandonò l’abito talare, ma cominciò a minacciarla con telefonate e sms. Così lei, che ha cambiato residenza e si è rifatta una vita, ha deciso di denunciarlo.

    www.leggo.it/articolo.php?id=112841&sez=ITALIA

    Abusi su una minore
    Condannato ex parroco

    Anni di violenze e minacce. L’uomo che in un secondo momento aveva abbandonato l’abito talare, è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione

    Firenze, 21 marzo 2011 – E’ stato condannato dal tribunale di Firenze a quattro anni e sei mesi di reclusione per violenza sessuale su minore. Le indagini sull’ex sacerdote cinquantenne iniziarono quando la ragazza denunciò di aver avuto una relazione con il prete, cominciata con una violenza sessuale e proseguita per anni, durante i quali avrebbe pure abortito.

    Secondo la denuncia, la storia fra i due sarebbe iniziata una decina di anni fa, quando la ragazza aveva sedici anni. Fra lei e il sacerdote, indiano, sarebbe nata una relazione clandestina, interrotta una prima volta quando lei, rimasta incinta e convinta da lui ad abortire, raccontò tutto ai genitori.

    Per alcuni anni, i due avrebbero continuato a vedersi di nascosto, finché, nel 2006, lei prima si rivolse alle autorità della chiesa e poi lo lasciò. Da quel momento in poi l’uomo si trasferì in un’altra città e abbandonò l’abito talare, ma cominciò a minacciarla con telefonate e sms. Da qui la denuncia della ragazza che nel frattempo si era rifatta una vita e aveva cambiato residenza.

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/20…si_minore.shtml

    LA SENTENZA
    Ex sacerdote condannato
    per violenza sessuale
    Era accusato di aver avuto una relazione con una giovanissima parrocchiana, iniziata quando lei aveva 15 anni. Dovrà scontare quattro anni e mezzo di reclusione
    di FRANCA SELVATICI

    Ex sacerdote condannato per violenza sessuale

    Un ex sacerdote di 51 anni è stato condannato ieri dal tribunale di Firenze a quattro anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale su minore. Era accusato di aver avuto una relazione con una giovanissima parrocchiana, iniziata con una violenza sessuale in confessionale nell’ottobre ’99, quando la ragazzina aveva 15 anni.

    Fra lei e il sacerdote, di origine straniera, nacque una relazione clandestina, interrotta una prima volta quando lei, rimasta incinta e convinta da lui ad abortire, raccontò tutto ai genitori. Per alcuni anni i due ripresero la relazione, vedendosi di nascosto, finchè, nel 2006, lei chiese aiuto all’arcivescovo Ennio Antonelli. Secondo quanto ha poi riferito ai magistrati, dal suo cellulare, lasciato in Curia, sparirono tutti i messaggi dell’amante, e a lei fu consigliato di non sporgere denuncia. Il sacerdote fu trasferito e abbandonò l’abito talare, ma cominciò a tempestarla con telefonate e sms. Spaventata, la ragazza, che ora ha cambiato residenza e si è rifatta una vita, decise di rivolgersi ai carabinieri. Una volta esaminata la sentenza, il suo avvocato, Antonio Voce, si riserva di valutare l’atteggiamento tenuto dalla Curia.

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/…suale-13917747/

  • Ex Sacerdote condannato per violenza sessuale Aveva indotto la giovane ad abortire

    Ex Sacerdote condannato per violenza sessuale Aveva indotto la giovane ad abortire

    Lun, 21/03/2011 – 20:44 — Domenico Rosa
    Condannato a 4 anni e 6 mesi di carcere l’ex sacerdote 50enne John Moniz di nazionalità indiana per violenza sessuale su una minorenne. La mise incinta, poi la convinse ad abortire, quando la ragazza aveva appena 16 anni. All’epoca dei fatti l’indiano vestiva ancora la talare. Il rapporto ha inizio con un abuso sessuale, dopo di che per qualche anno i due si sono frequentati clandestinamente all’insaputa dei genitori di lei. Nel corso della storia c’è stata anche una gravidanza con conseguente aborto consigliato proprio dal prete. Ad un certo punto la ragazza decide di troncare la relazione. L’indiano, che nel frattempo ha smesso gli abiti religiosi e cambiato città, non la prende bene, comincia ad importunarla con telefonate e sms. La giovane esasperata decide di denunciare l’ex prelato alle autorità civili e anche a quelle ecclesiastiche.

  • FIRENZE, VIOLENZA SU UNA RAGAZZINA: 4 ANNI A UN PRETE

    FIRENZE, VIOLENZA SU UNA RAGAZZINA: 4 ANNI A UN PRETE

    FIRENZE – Quattro anni e sei mesi. E’ una condanna pesante, anzi pesantissima, quella che il Tribunale di Firenze ha inflitto a un ex sacerdote cinquantenne, di origine indiana, accusato di violenza sessuale su una minorenne. Una brutta storia quella che, molti anni orsono, ebbe come teatro una parrocchia dell’hinterland fiorentino. Le indagini, delicatissime, considerata la giovane età della vittima, e la «professione» dell’indiziato, presero avvio quando la giovane denunciò di aver avuto una relazione con il sacerdote. Tutto iniziò con una violenza sessuale, ed andò avanti per anni, durante i quali la ragazza avrebbe pure affrontato il trauma di un aborto per una gravidanza indesiderata. Secondo la denuncia, la storia fra i due sarebbe iniziata una decina di anni fa, quando la ragazza aveva sedici anni e frequentava, come catechista, la parrocchia. Fra lei e il sacerdote sarebbe nata una relazione clandestina, interrotta una prima volta quando lei, rimasta incinta e convinta da lui ad abortire, raccontò tutto ai genitori. Per alcuni anni, i due avrebbero continuato a vedersi di nascosto, finché, nel 2006, lei prima si rivolse alle autorità ecclesiastiche e poi interruppe la relazione. Decisione a cui l’uomo reagì male: telefonate minacciose e sms di insulti. Per lui poco dopo è scattata una denuncia.

    John Moniz

    www.leggo.it/articolo.php?id=112882

  • Prete molestò catechista minorenne Chiesti 4 anni dal pm Monferini

    Prete molestò catechista minorenne Chiesti 4 anni dal pm Monferini

    Secondo quanto e’ emerso dal processo, quando la giovane decise di cessare il rapporto col parroco comincio’ a ricevere da parte di lui telefonate mute e sms di intimidazione e minaccia

    Empoli, 13 gennaio 2011 – Sono stati chiesti quattro anni di carcere dal pm Giulio Monferini per un ex prete extracomunitario, imputato di violenza sessuale in un processo a Firenze: secondo l’accusa, quando l’ex religioso, prima di lasciare l’abito talare, ha retto una parrocchia dell’Empolese, avrebbe abusato sessualmente per anni di una catechista minorenne.

    I fatti risalgono al periodo fra il 1999 – quando la ragazza aveva 15 anni e subì le prime molestie da parte dell’uomo,
    40 anni all’epoca – e il 2002, quando raggiunse i 18 anni e i rapporti sessuali con il sacerdote erano nel frattempo
    divenuti completi e pressoche’ quotidiani. La relazione tra prete e catechista sarebbe poi proseguita altri due anni,
    dopo che lei aveva raggiunto la maggiore eta’.

    Secondo quanto e’ emerso dal processo, quando la giovane decise di cessare il rapporto col parroco comincio’ a ricevere da parte di lui telefonate mute e sms di intimidazione e minaccia. Impaurita, si confido’ con i familiari e con
    un altro parroco della zona, il quale l’accompagno’ a Firenze in udienza dal cardinale Ennio Antonelli per denunciare
    tutto. Al cardinale Antonelli, oltre al racconto di quanto accaduto, i due mostrarono il cellulare contenente gli sms.

    Successivamente la giovane e i suoi familiari informarono anche i carabinieri che, partendo da un’ipotesi di stalking, ricostruirono invece una storia di violenza sessuale, facendo aprire un’inchiesta della procura di Firenze.
    Dal processo e’ anche emerso, con la testimonianza di una ginecologa, che la giovane ha anche abortito una volta,
    e che l’ex sacerdote imputato avrebbe anche approcciato una suora con pesanti avances sessuali, dopo che la
    catechista lo ‘aveva lasciato’.

    Il processo avrebbe anche evidenziato che la minorenne avrebbe patito una forte infatuazione da parte del suo parroco, tuttavia la violenza sessuale – ha chiarito il pm Monferini – e’ da ritenersi aggravata proprio dal fatto che i fatti sono cominciata quando la giovane aveva solo 15 anni, e che il sacerdote extracomunitario ha abusato sia del suo ruolo di ministro di culto, sia della fiducia con cui la famiglia gli aveva affidato la giovane.

    La giovane donna, assistita dall’avvocato Antonio Voce, ha attraversato anche un lungo periodo di depressione a causa di questa esperienza; inoltre il suo legale si riserva di valutare l’atteggiamento tenuto sul caso dalla curia fiorentina e in particolare dal cardinale Antonelli. Prossima udienza, il 21 marzo.

    www.lanazione.it/empoli/cronaca/201…minorenne.shtml

    Prete accusato di violenza sessuale: il pm chiede 4 anni

    Ivo Gagliardi Venerdì 14 Gennaio 2011 11:16

    pretegrandeQuattro anni di carcere per violenza sessuale: è quanto chiesto dal pm per un ex prete.

    IL PROCESSO. Il religioso si trova imputato per violenza sessuale in un processo a Firenze: secondo l’accusa, l’uomo avrebbe infatti abusato per anni di una catechista minorenne della sua parrocchia nell’Empolese.

    I FATTI. I fatti, secondo l’acusa, risalirebbero al periodo fra il 1999 – quando la ragazza aveva 15 anni e avrebbe subito le prime molestie dall’uomo, 40 anni all’epoca – e il 2002, quando la giovane raggiunse i 18 anni e i rapporti sessuali con il sacerdote sarebbero stati completi e quotidiani.

    LA RICHIESTA. Poi, quando la giovane decise di cessare il rapporto, il prete avrebbe inziato a perseguitarla. Ora il processo: il pm Monferini ha chiesto per l’ex prete quattro anni di carcere.

    www.ilreporter.it/index.php?option=…naca&Itemid=165

    Sesso con catechista,pm vuole 4 anni di carcere per ex prete
    Accusato violenza sessuale;rapporti da quando ragazza era 15enne
    13 gennaio, 20:58

    (ANSA) – FIRENZE, 13 GEN – Quattro anni di carcere sono stati chiesti dal pm Monferini per un ex prete, ora imputato di violenza sessuale in un processo a Firenze poiche’ avrebbe abusato per anni di una catechista minorenne della sua parrocchia nell’Empolese. I fatti risalgono al periodo fra il 1999 – quando la ragazza aveva 15 anni e subi’ le prime molestie dall’uomo, 40 anni all’epoca – e il 2002 quando raggiunse i 18 anni e i rapporti sessuali con il sacerdote erano completi e quotidiani. Quando la giovane decise di cessare il rapporto il prete comincio’ a perseguitarla.(ANSA).

    www.ansa.it/web/notizie/regioni/tos…1640420902.html

    IL PROCESSO Prete pedofilo Mavi abusò di una catechista: il pm chiede quattro anni
    di Maria Vittoria Giannotti

    Una catechista di appena quindici anni. Un sacerdote arrivato da molto lontano. E una relazione proibita. Scenario di questa storia scabrosa, approdata nelle aule del tribunale di Firenze, una parrocchia dell’Empolese. Martedì mattina, nel corso di un’udienza a porte chiuse, il sostituto procuratore Giulio Monferini ha chiesto quattro anni per il sacerdote che da tempo ha dismesso l’abito talare. L’potesi di reato è pesante: violenza sessuale. I fatti risalgono al 1999. La ragazzina all’epoca frequentava la chiesa. Il sacerdote le fece delle avances che lei, almeno inizialmente, accettò. Di qui sarebbe nata una relazione: l’adolescente sarebbe stata consenziente e, addirittura, infatuata per molto tempo. Poi, quando la giovane compì vent’anni, qualcosa si sarebbe rotto. Lei manifestò l’intenzione di troncare quella storia, ormai ingombrante, ma l’impresa si rivelò più difficile del previsto: davanti a quel rifiuto, infatti, il sacerdote avrebbe cominciato a molestarla con sms e telefonate minatorie. E a quel punto, la vittima si decise a rompere il silenzio e a raccontare tutto ai genitori. Dopo l’iniziale e comprensibile sconcerto, i familiari si rivolsero a un altro sacerdote della zona, confidandosi e chiedendo consiglio. Sarebbe stato lui, secondo quanto ricostruito nel corso dell’inchiesta, a mettere in contatto la ragazza e i suoi genitori con il cardinale Ennio Antonelli, che ricevette la famiglia in udienza. In quell’occasione, la giovane avrebbe mostrato all’alto prelato anche il cellulare con i messaggini. Poi, la decisione di rivolgersi ai carabinieri e denunciare tutto, un’ipotesi che, secondo quanto riferito dai familiari della giovane, sarebbe stata sconsigliata dal cardinale. I militari cominciarono a indagare, con discrezione. Quegli atti sono finiti a processo: nel corso del dibattimento, è stata anche sentita una ginecologa che avrebbe testimoniato che la giovane andò incontro a un aborto. Tra i particolari emersi, anche una lunga e grave forma di depressione con cui la giovane si è trovata a fare i conti. E il fatto che l’ex sacerdote avrebbe rivolto le sue avances anche a una suora, dopo che la relazione si era interrotta. La violenza sessuale – secondo il pm Monferini – è da ritenersi aggravata proprio dal fatto che i fatti sono cominciata quando la giovane aveva solo 15 anni, e che il sacerdote ha abusato del suo ruolo e della fiducia con cui la famiglia gli aveva affidato la giovane. Il legale della donna, Antonio Voce, si riserva ora di valutare l’atteggiamento tenuto sul caso dalla curia fiorentina e in particolare dal cardinale Antonelli. FIRENZE fircro@unita.it
    14 gennaio 2011 pubblicato nell’edizione di Firenze (pagina 7)

    John Moniz

  • La chiesa di Cantini, le scusa di Betori e il danno inflitto alla città intera

    La chiesa di Cantini, le scusa di Betori e il danno inflitto alla città intera

    La chiesa di Cantini, le scusa di Betori e il danno inflitto alla città intera

    Postato lunedì 6 dicembre 2010 e inserito in Istituzioni totali, Laicità, Legalità. Puoi seguire i commenti a questo articolo attraverso i feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, o fare un trackback dal tuo sito. Stampa questo articolo solo se necessario
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    di Enzo Mazzi

    La visita pur tardiva dell’arcivescovo di Firenze, monsignor Giuseppe Betori, domenica scorsa, alla chiesa della Regina della pace, che fu per anni teatro delle aberrazioni pedofile di don Lelio Cantini, ha un significato che va oltre la contingenza e investe la vita della diocesi fiorentina e interessa la città. Tutta l’omelia del prelato gira intorno alla sofferenza della parrocchia a causa degli abusi di don Cantini. Ma è la diocesi intera e la stessa società civile che in qualche modo sono state abusate, sia perché i minori ai quali è stata fatta violenza sono parte integrante della città, un po’ figli di tutti noi, sia perché la «visione errata della Chiesa» di don Cantini (così definita da Betori) è stata fatta propria dalla gerarchia che ha guidato la diocesi fiorentina dopo il cardinale Elia Dalla Costa. Insomma don Cantini non è solo il prete pedofilo; è anche il parroco rigidamente tradizionalista sostenuto in questo dalla Curia.

    Gli anni del Concilio e quelli immediatamente successivi hanno visto ovunque ma specialmente a Firenze una forte polarizzazione fra la resistenza del tradizionalismo autoritario e la spinta riformatrice aperta verso il positivo della modernità. Papa Giovanni concepì il Concilio proprio per rompere il centralismo romano, per far tacere i «profeti di sventura» e quindi liberare le esperienze conciliari delle periferie e dare spazio ai «segni dei tempi». E’ emblematico lo scontro durissimo che esplose nell’assise dei vescovi riuniti in San Pietro su alcuni aspetti centrali della riforma conciliare. Papa Giovanni a un certo punto s’impose sostenendo le istanze rinnovatrici di vescovi come i cardinali Giacomo Lercaro di Bologna, Frings di Colonia, Liènart di Lilla, Alfrink di Utrecht e sconfessando praticamente lo schieramento dei vescovi conservatori. Questi erano organizzati dall’arcivescovo Lefebvre in una vera e propria «compagine tradizionalista» all’interno del Concilio, che si dette anche un nome: «Coetus Internationalis Patrum», con in testa il potente cardinale Ottaviani, composta da 250 prelati fra cui l’arcivescovo di Firenze Ermenegildo Florit, il cui obiettivo conclamato era quello di trasformare il Concilio in un evento di semplice colore senza reali aperture, anzi con la conferma delle rigidezze dogmatiche e di tutte le condanne.

    Lo scontro che si verificò fra i vescovi riuniti in Concilio si ripropose poi in tutta la realtà ecclesiale. Nel 1967 una decina di parroci fra cui don Cantini scrissero una lettera al cardinale Florit in cui ponevano un perentorio aut-aut: «O loro o noi: se non mette fuori loro, andiamo fuori noi». Chi erano questi «Loro» da metter fuori? I parroci delle esperienze conciliari, fra cui Don Bruno Borghi, prete operaio, don Luigi Rosadoni della Nave a Rovezzano, don Fabio Masi del Vingone, don Sergio Gomiti della Casella, noi dell’Isolotto, altri sulla stessa linea pastorale e sociale e, a livello di memoria perché era morto da poco, lo stesso don Lorenzo Milani. Fu scelta la visione autoritaria e chiusa della Chiesa di don Cantini & confratelli, che s’ispirava alla visione e alla prassi della «compagine tradizionalista» all’interno del Concilio, mentre l’alternativa conciliare fu colpita in vario modo. La città intera fu ferita e la sua anima creativa repressa se non annullata. Il «lungo inverno», di cui Betori si rammarica, è stato voluto, la diocesi è stata svuotata dalle esperienze conciliari alternative al fondamentalismo di cui don Cantini era uno degli araldi e i nefasti veleni di quel tradizionalismo autoritario si propagano fino ad oggi in questo appiattimento e grigiore di una religiosità ritualistica senza profezia, dove solo alcune esperienze di spirito conciliare si ritagliano nicchie costrette alla autoreferenzialità. E’ importante che il vescovo chieda finalmente scusa per l’abuso dei minori ma non basta.

    Non sarebbe doverosa una pubblica autocritica per la scelta, imposta alla diocesi e alla città intera, della «visione errata della Chiesa» di don Cantini? E non sarebbe necessaria una conversione concreta di rotta che recuperi lo spirito del Concilio sulla linea già impostata dal cardinale Silvano Piovanelli e risarcisca finché è possibile il danno inflitto alla Chiesa fiorentina, alle persone colpite e alla città intera?

    http://www.altracitta.org/2010/12/06/la-ch…a-citta-intera/

  • L’arcivescovo incontrerà le vittime di don Cantini

    L’arcivescovo incontrerà le vittime di don Cantini

    La prossima settimana incontro tra Betori e il portavoce Aspettati 

    Firenze, 24 agosto 2010 – “La Chiesa è la prima a essere offesa dai peccati dei suoi membri”: ha detto il 15 aprile di tre anni fa il cardinale Ennio Antonelli all’indomani dell’esplosione sui giornali del caso di don Cantini, parroco-padrone alla Regina della Pace. Un’affermazione sulla quale, negli ultimi mesi, la Chiesa universale, colpita dal susseguirsi di episodi di pedofilia, dei quali si sono resi colpevoli in tutto il mondo numerosi sacerdoti, a lungo coperti dai loro vescovi, ha riflettuto molto, fino a prendere decisioni radicali, come di fatto annullare ogni forma di prescrizione. Ecco perché il caso Cantini è ancora aperto e per le diciannove ragazze violentate dal prete fra il ’73 e l’87, durante il suo lungo apostolato alla parrocchia del Ponte di Mezzo, c’è ancora speranza di ottenere piena giustizia e una maggiore considerazione all’interno della Chiesa, “brutta’’ finché si vuole, come sottolineato anche dal ‘ribelle obbedientissimo’ don Milani, ma pur sempre “mamma’’.

    E’ in questa veste che la prossima settimana l’arcivescovo incontrerà Francesco Aspettati, portavoce delle vittime di don Cantini, mai riconciliate con il vicario generale della diocesi, monsignor Claudio Maniago, pupillo del sacerdote del Ponte di Mezzo, accusato di aver protetto l’anziano parroco. Un ruolo sempre negato dal giovane prelato, che si è ogni volta detto all’oscuro degli abusi.  Adesso è intenzione di monsignor Betori promuovere una serie d’incontri riservati con le persone coinvolte nella vicenda. Una decisione presa dopo aver ascoltato la registrazione della conferenza-dibattito dello scorso 28 giugno promossa dalle vittime e moderata dal giornalista Antonio Socci. Sentendo da don Paolo Capecchi e don Stefano Ulivi, cresciuti alla Regina della Pace, il racconto della loro vicenda, l’arcivescovo è rimasto profondamente turbato nell’apprendere che, oltre a essersi macchiato di “abuso plurimo e aggravato nei confronti di minori”, è stato ridotto allo stato laicale anche per “falso misticismo, controllo e dominio delle coscienze, abuso nell’esercizio della potestà ecclesiastica nella formazione”. “Un potere – hanno detto a giugno i due sacerdoti – che don Cantini esercitava su di noi in ogni aspetto della nostra vita: dal colore dei calzini fino alla scelta di entrare in seminario. Vocazioni decise in mezz’ora, ma per fortuna confermate con gioia anni dopo in altri contesti”.

    Le catechesi di don Cantini sono ora in possesso della Congregazione per la dottrina della fede. A propoposito delle intenzioni ‘egemoniche’ del sacerdote in un suo foglio dattiloscritto datato 1979 si legge: “Ora le cose che dico devono rimanere segrete bisogna saper giocare le carte di Gesù Cristo perché non basta il Vangelo, la Chiesa, i Sacramenti, bisogna saper aspettare e giocare le carte giuste quando lo dice Gesù (Lelio Cantini e la ‘veggente’ Rosanna Saveri, a loro dire, ricevevano istruzioni direttamente da Gesù e dalla Madonna, ndr). Prendo un esempio che riguarda noi: ci sono otto ragazzi che vanno e frequentano il seminario, entrerà quest’anno Giovanni, poi Francesco, poi quel di Claudio è già al secondo anno e bisogna che vi rendiate conto della grandezza di questa cosa, siamo un esercito che fa paura ai preti”. Il Claudio nominato nello scritto è monsignor Maniago.

    di DUCCIO MOSCHELLA

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/2010/08/24/374119-arcivescovo_incontrera.shtml

  • Il vescovo si scorda di dire che il prete pedofilo si è dichiarato colpevole in USA

    Il vescovo si scorda di dire che il prete pedofilo si è dichiarato colpevole in USA

    www.diocesimontepulciano.it/index.php/home

    Comunicato Stampa della Diocesi
    Domenica 23 Maggio 2010 16:02

    Una recente trasmissione RAI ha riproposto e amplificato il caso del sacerdote don V.B:, che è stato in servizio a questa Diocesi e che adesso è rientrato in India. La trasmissione (con immagini di un mese fa) ha posto il fatto in una cornice di pretesa volontà della Chiesa di copertura di una situazione di pedofilia da parte di un sacerdote. Le dichiarazioni proposte nella trasmissione non sostituiscono né rappresentano quanto da subito la Diocesi aveva chiarito.

    Infatti la Diocesi lo scorso 17 Aprile aveva emesso tempestivamente un comunicato relativo alla vicenda. Il Vescovo ritenne di non dare interviste perchè tutti potevano accedere al comunicato. Non sono emersi fatti nuovi e quindi la Diocesi conferma quanto già dichiarato. In breve: il sacerdote era giunto in questa Diocesi nel marzo 2008 su presentazione del Vescovo della Diocesi di Cuddapah, che dette assicurazioni – confermate da documenti – sulla non esistenza di condanne penali negli Stati Uniti a carico del sacerdote stesso. Durante il periodo di permanenza tra noi, Don V.B. ha svolto l’ufficio di viceparroco, godendo della stima della gente.

    Don V.B., ha chiesto lo scorso Aprile 2010 di rientrare nella sua Diocesi in India, dove ora si trova, continuando a proclamarsi innocente, confermando che nessuna condanna per pedofilia ha subito negli Stati Uniti ed esibendo a dimostrazione anche la documentazione giudiziaria sul suo caso, dalla quale non risulta alcuna condanna. La risonanza che il fatto ha ottenuto mette in luce ancora di più la forza di certi mezzi di comunicazione e la responsabilità di una informazione fondata, completa e non soggetta a tesi preconfezionate.

    Montepulciano, 23 maggio 2010

    Riflessione del Vescovo Rodolfo PDF Stampa
    Lunedì 24 Maggio 2010 22:35

    La redazione di questo comunicato ha richiesto l’attenzione al linguaggio tipico di questo genere letterario e per esso ho chiesto collaborazione a persone del settore. La sua forma stringata e fredda è naturalmente molto distante dal modo incisivo con cui molti sono venuti a conoscenza dell’evento. Amo personalmente un modo di comunicare ben diverso, dove si possa stare l’uno dinanzi all’altro, guardandosi in faccia, anche se non sempre è facile. Molti mi hanno chiesto di dire di più, di spiegare, di raccontare con trasparenza ciò che è avvenuto e come l’ho vissuto, personalmente e da Vescovo (che è la stessa cosa!).

    Credo che questo sia un giusto diritto specialmente di chi cerca di comprendere senza pregiudizi o preclusioni e di tutti coloro che si sono sentiti personalmente feriti dal contenuto e dal modo con cui hanno conosciuto la notizia. Lo faccio dicendo prima di tutto la sofferenza personale, che è resa più pesante dal pensare, che questo fatto e il modo distorto in cui è stato narrato, abbia messo in difficoltà la fede in Dio di qualcuno e la sua relazione con la Chiesa.

    Quello che da qualche tempo viene sottolineato e che ha elementi di verità per mettere in stato di giudizio alcuni comportamenti all’interno della Chiesa, come sottolinea il Papa Benedetto XVI, impegna alla conversione e al miglioramento. Questo impegna me, Vescovo, a vivere la mia vita nella mia Chiesa che è una realtà familiare, in cui ognuno, prima di tutto, è una persona amata da Dio, e ognuno mi è dato da amare, aiutare, correggere e salvare come un fratello o un figlio. È la base di ogni mia relazione di Vescovo, nei confronti di ogni persona, di ogni suo gesto e parola, qui e in ogni parte del mondo. Questo richiede attenzione, verità e carità.

    Ricapitolo la vicenda, dai suoi inizi ad oggi. Nel 2007 il Vescovo uscente di Cuddapah, d’accordo col nuovo Vescovo appena nominato, mi parlò di un sacerdote (don V. B.) che doveva terminare i suoi studi a Roma. Mi informò che si trovava in India e che aveva avuto delle questioni giudiziarie per un caso di violenza privata negli Stati Uniti. Mi assicurava della sua innocenza, mi proponeva di accoglierlo perché potesse terminare i suoi studi trovando un servizio di collaborazione pastorale in Diocesi. Lo accolsi e, avendo ricevuto verso la sua persona giudizi positivi, dopo qualche mese lo nominai viceparroco a Sarteano perché per quanto era dato sapere non vi è stata alcuna condanna. Tutto si è svolto alla luce del sole secondo la regolare procedura di concessione di visti e autorizzazioni delle competenti autorità statali. La mattina del 15 aprile vengo contattato dall’agenzia Ansa di Firenze che mi informa che il caso è sulla stampa e rilascio una dichiarazione che l’Ansa rilancia subito dopo. È il giorno in cui attorno alla Curia, a Sarteano e in altre località della Diocesi, si mette in moto tutta una ricerca di informazioni. Non avvezzo a questo modo un po’ aggressivo di inseguire le notizie, rispondo consegnando un esaustivo comunicato stampa e chiedo che ci si rifaccia ad esso, non avendo altro da comunicare. Vengono don V.B. e il Parroco don Fabrizio Ilari per confrontarsi con me. Confermo il comunicato e l’invito di rimandare ad esso. Informo la Congregazione per la Dottrina della Fede e mi metto in contatto con il Vescovo di Cuddapah, che essendo l’Ordinario di don V.B. ha tutta la competenza per condurre la questione. Egli consiglia di chiedere al sacerdote di rientrare in India. Don V. B. è d’accordo e mi chiede di sollevarlo dall’incarico, continuando a proclamarsi innocente e addolorato per quanto si è creato proprio nei confronti di chi lo aveva accolto e della gente per la quale aveva lavorato con dedizione. Lasciava l’Italia il 16 aprile. Quella stessa mattina era già programmato il Consiglio Presbiterale, al quale mi dovevo necessariamente recare. È proprio quando sono uscito in macchina dal cortile dell’episcopio, per andare a presiedere la riunione programmata, che la troupe Rai (di Anno Zero) ha ripreso la mia auto seguendola per qualche metro. Visto l’uso e la ricostruzione del fatto, sarebbe stato forse meglio fermarsi e riaffermare quanto già comunicato, ma lo stato d’animo in quel momento era abbastanza teso e il modo di “aspettarmi al varco”, non mi era piaciuto.

    Le altre immagini e le parole registrate e trasmesse, raccolte anche in modo discutibile, sono confuse e totalmente non condivise, legate alla responsabilità personale di chi le ha pronunciate. La vicenda si è amplificata in seguito alla trasmissione di Anno Zero nella puntata del 20 maggio e alla sua diffusione in Internet. Sempre rimandando a quanto dice il Comunicato, credo utile aggiungere qualche riflessione.
    – Credo in una informazione che non nasconda in alcun modo la verità, ma anche che sappia cercarla senza fermarsi ad affermazioni o a letture parziali di un fatto.
    – Siamo tutti (vescovo, sacerdoti, laici, persone, istituzioni…) collocati da Gesù a vivere il Vangelo in questo mondo, dentro una realtà e la viviamo come tutti, forti di grandi esempi di santità, ma purtroppo anche con la possibilità di errori, di peccato, di reati da correggere e anche da perseguire.
    – Tutto questo senza coprire o chiudere uno o due occhi, ma usando sempre carità e verità, sempre distinte e sempre collegate. Mai nessuna intenzione di nascondere, ma sempre affermare ciò che è vero, sicuro e documentato, prima di tutto nella più profonda e forte solidarietà al dolore di chi è vittima, ponendosi anche il problema di chi viene posto sotto accusa, ma non è dichiarato colpevole.

    Questi principi di comportamento richiedono di essere netti e chiari, con disponibilità e trasparenza, senza pregiudizi o tesi da imporre e difendere solo perché fanno comodo o toccano e criticano alcune realtà a noi più care.

    Carissimi tutti, sacerdoti e fedeli e anche tutti coloro che in qualche modo siate stati toccati o raggiunti da questa vicenda: è una sofferenza che ha colpito tutti e ne subiamo le conseguenze. Quanto ho detto corrisponde alla verità che ho potuto conoscere, ma c’è anche la verità di ognuno e delle relazioni di fiducia che dovrebbero animare e sostenere ogni realtà umana e ancor più cristiana, a proposito delle quali posso dire solo la mia condivisione e la mia disponibilità a approfondirle. Non posso certo raggiungere quanti raggiunti dalla vicenda via TV o Internet, ma con umiltà e fiducia offro queste parole scritte.

    Ringrazio quanti hanno voluto esprimere fiducia e aiutarmi a leggere questa vicenda, ma penso a quanti dovrei e vorrei aiutare a superare quanto è stato creato alla loro coscienza e alla loro fede e appartenenza alla Chiesa. Ho promesso ad alcuni giovani, che lo hanno chiesto, di incontrarli appena possibile. Là dove non arriva il mio tempo e la mia persona, prego Dio e ognuno di voi di operare e pregare perché questa vicenda ci aiuti a essere più forti nella verità e a servire sempre il Bene in tutto e per tutti.

    • Rodolfo, Vescovo

    www.corrieredisiena.it/news.asp?id=65

    Su Mussolini il vescovo tace.

    Dopo le dichiarazioni del segretario di Cetoloni ad “Annozero”. Ieri il comunicato per difendere il prete accusato di pedofilia.
    MONTEPULCIANO 25.05.2010
    indietro
    Nessuna dichiarazione Il vescovo Cetoloni, nel comunicato stampa pubblicato ieri nel sito internet della diocesi, non fa nessun riferimento al suo segretario che ha inneggiato al Duce

    Altro che revoca della cittadinanza onoraria al cavalier Benito Mussolini, qui ci sono nostalgici del Duce. Durante l’ultima puntata di Annozero, il programma condotto da Michele Santoro dal titolo “Peccati e Reati” incentrata sui casi di pedofilia nel clero cattolico, è andata in onda un’inchiesta girata nella curia del capoluogo poliziano, relativa al caso del prete indiano che amministrava il culto in una piccola chiesa del comune di Sarteano. Il segretario del vescovo Rodolfo Cetoloni prima ha cercato di rispondere in modo evasivo al giornalista e poi si è lasciato andare affermando: “Questa è tutta una montatura per togliere l’otto per mille alla chiesa cattolica e non potendolo fare legalmente cercano di distogliere la popolazione in altro modo….. La Rai è in mano ai comunisti, i giornali per il 90% sono in mano ai comunisti che, anche se non ci sono più sono camuffati ” e poi la conclusione “spero che ritorni il Duce, si il Duce, ci vuole il Duce per rimettere le cose a posto”. Un’affermazione incredibile. Pensavamo che il vescovo della diocesi di Montepulciano Rodoldo Cetoloni prendesse ufficialmente posizione sulle parole del suo segretario. Invece, è stato pubblicato sul sito internet della Diocesi un comunicato freddo e senza riferimenti alle parole del segretario sul duce e i giornali comunisti: “Una recente trasmissione Rai – si legge – ha riproposto e amplificato il caso del sacerdote don Vijara Bhaksar che è stato in servizio a questa Diocesi e che adesso è rientrato in India. La trasmissione (con immagini di un mese fa) ha posto il fatto in una cornice di pretesa volontà della Chiesa di copertura di una situazione di pedofilia da parte di un sacerdote. Le dichiarazioni proposte nella trasmissione non sostituiscono né rappresentano quanto da subito la Diocesi aveva chiarito. Infatti – è scritto ancora – la Diocesi lo scorso 17 aprile aveva emesso tempestivamente un comunicato relativo alla vicenda. Il vescovo ritenne di non dare interviste perchè tutti potevano accedere al comunicato. Non sono emersi fatti nuovi e quindi la Diocesi conferma quanto già dichiarato. In breve: il sacerdote era giunto in questa Diocesi nel marzo 2008 su presentazione del vescovo della Diocesi di Cuddapah, che dette assicurazioni – confermate da documenti – sulla non esistenza di condanne penali negli Stati Uniti a carico del sacerdote stesso. Durante il periodo di permanenza tra noi, don Vijara Bhaksa ha svolto l’ufficio di viceparroco, godendo della stima della gente. Don Vijara Bhaksa, ha chiesto lo scorso aprile di rientrare nella sua Diocesi in India, dove ora si trova, continuando a proclamarsi innocente, confermando che nessuna condanna per pedofilia ha subito negli Stati Uniti ed esibendo a dimostrazione anche la documentazione giudiziaria sul suo caso, dalla quale non risulta alcuna condanna. La risonanza che il fatto ha ottenuto – conclude il comunicato della Diocesi – mette in luce ancora di più la forza di certi mezzi di comunicazione e la responsabilità di una informazione fondata, completa e non soggetta a tesi preconfezionate”. Perchè vescovo Cetoloni tace sulle parole di esaltazione del duce del suo segretario?

  • Pedofilia. Confermati 8 anni di carcere a ex abate Farneta

    Pedofilia. Confermati 8 anni di carcere a ex abate Farneta

    Condanna confermata per Pierangelo Bertagna, l’ex parroco dell’abbazia di Farneta, nel comune di Cortona, che dovrà scontare 8 anni di carcere per aver abusato di minori, anche al di sotto di 10 anni.

    La corte d’Appello di Firenze non ha cambiato di una virgola la sentenza in primo grado enessa dal gup di Arezzo nel 2008.

    Bertagna, 48 anni, originario di Gardone Val Trompia (Brescia), sospeso a divinis, era accusato di 16 casi di molestie nei confronti di altrettanti bambini che frequentavano la parrocchia di campagna a Farneta, tutti ammessi dall’ex abate che ne confessò anche altri 22, avvenuti anni addietro, in seminario (era diventato sacerdote a 39 anni), e presso le comunità che aveva frequentato nel nord Italia. Bertagna potrebbe tra circa tre mesi finire in carcere.

    Tra 40 giorni la corte fiorentina renderà note le motivazioni della conferma della condanna. Poi i legali avranno 45 giorni di tempo per ricorrere in Cassazione. Gli avvocati difensori di Bertagna, Francesca Mafucci e Annelise Anania, hanno però annunciato che rinunceranno a fare ricorso.

    Il caso dell’ex abate scoppiò nell’estate del 2005. Le confessioni di un tredicenne ai genitori portarono alla prima denuncia ai carabinieri. Il gesto produsse una sorta di effetto domino, con una catena di denunce. Le indagini, condotte dal pm di Arezzo Ersilia Spena, portarono all’arresto del religioso che poi confessò in totale 38 episodi.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/pedofilia-confermati-8-anni-carcereabate-farneta-373971/

  • Don Cantini, le vittime si appellano al Papa: “Perché Maniago resta vicario?”

    Don Cantini, le vittime si appellano al Papa: “Perché Maniago resta vicario?”

    di Maria Cristina Carratù, da Repubblica

    Perché la pulizia che la Chiesa sta facendo al suo interno ha risparmiato Firenze? Perché, dall´Irlanda all´America, i vescovi che hanno coperto preti pedofili sono stati costretti a lasciare i loro incarichi, e qui, dove è ancora aperta la ferita degli abusi di don Lelio Cantini, i vertici della Diocesi considerano chiuso un caso che in realtà non lo è affatto?

    E perché l´arcivescovo Giuseppe Betori non ha mai sentito il bisogno di incontrare le vittime, mentre ha confermato vicario generale il vescovo ausiliare Claudio Maniago, il primo che ha saputo degli abusi, e che ha cercato di mettere tutto a tacere?

    Sono le domande contenute in una lettera che le vittime dell´ex parroco della Regina della pace, ridotto allo stato laicale da Benedetto XVI nell´ottobre 2008, hanno appena inviato al Papa, al prefetto della Congregazione per la dottrina della fede William Jospeh Levada e al promotore di giustizia della congregazione Charles Scicluna, confortati dal nuovo corso che la Santa Sede sembra aver imboccato in materia di preti pedofili.

    Le vittime sono convinte che la sola condanna di don Cantini non basti, e che “un capro espiatorio” rischi di far passare sotto silenzio “responsabilità oggettive” che “devono invece ugualmente venire alla luce e ottenere la giusta condanna”. Secondo loro, infatti, di fronte agli abusi e al “dominio delle coscienze” messi in atto dal prete e da Rosanna Saveri, la veggente che stava al suo fianco, “una intera Chiesa” avrebbe “taciuto, sottovalutato, non voluto vedere”. Mentre alla parrocchia della Regina della pace si formava una “chiesa parallela” destinata a “prendere sempre più campo” all´interno di quella locale, scrivono, tramite “l´occupazione di ruoli strategici” nella Diocesi. Primo fra tutti quello ricoperto da Maniago, pupillo di don Cantini.

    Il che spiegherebbe, a parere delle vittime, il tentativo messo in atto dal vescovo ausiliare (ex compagno di parrocchia, cui, nell´ottobre del 2004, si erano rivolte, con fiducia, per denunciare i fatti), di “ostacolare con ogni mezzo la nostra richiesta di verità”, “tacendo” con l´allora arcivescovo Ennio Antonelli e “invitandoci più volte al silenzio”. I memoriali con le denunce arrivarono infatti ad Antonelli soltanto l´anno dopo tramite l´ex arcivescovo Piovanelli. Anche in seguito, tuttavia, e finché, nel 2007, il caso non è esploso sui giornali, secondo le vittime “la nostra Chiesa ha cercato di farci tacere attraverso intimidazioni e minacce”. Né l´arrivo di Betori sembra aver cambiato il clima: “Mai in questi due anni”, sottolineano, il nuovo vescovo “ha sentito l´esigenza di incontrarci”. Mentre ha “confermato Maniago vicario generale”. Il tutto, quando “in altri paesi del mondo vescovi e vicari che avevano avuto gli stessi comportamenti sono stati giustamente allontanati”. Le vittime chiedono quindi al Papa “che siano definitivamente appurate tutte le responsabilità”.

    http://www.altracitta.org/2010/05/04/don-c…-resta-vicario/

  • Le telecamere di Annozero si accendono su don Maniago

    Le telecamere di Annozero si accendono su don Maniago

    Repubblica — 03 maggio 2010 pagina 1 sezione: FIRENZE
    CASO don Catini, le telecamere di Annozero a caccia del vicario Claudio Maniago, il vescovo ausiliario accusato dalle vittime di aver chiesto il silenzio su tutta la vicenda degli abusi sessuali. All’uscita della chiesa di Santa Caterina a Coverciano, dove si era recato per officiare il rito della cresima per una quindicina di ragazzi, il vescovo ausiliare è stato avvicinato dal giornalista Luca Rosini: «Nel 2004 le prime vittime di don Cantini sono venute da lei, perché non ha fatto nulla?» Oppure: «Direbbe di don Cantini che è un “prete vero” ancora oggi?» E ancora: «Riconosce adesso di aver sbagliato e sente di dover chiedere scusa alle vittime?» Il vescovo Maniago non ha però risposto a nessuna delle domande: «Rivolgetevi al mio addetto stampa», ha soltanto detto salendo sulla sua Golfe salutando cortesemente. Il tentativo è continuato nel pomeriggio, davanti alla chiesa di San Barnaba, all’angolo tra via Panicale e via Guelfa. Ma il risultato è stato lo stesso, quasi il caso fosse ormai chiuso per don Maniago. Per le vittime dell’ex parroco della Regina della Pace, oggi ridotto allo stato laicale, a quarant’anni di distanza il caso è invece tuttora aperto: don Lelio Cantini commise abusi per circa quattordici anni e don Maniago, suo pupillo, nel giorno della sua nomina a vescovo lo definì «prete vero, che mi è stato e mi è di esempio». – MASSIMO VANNI

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/05/03/le-telecamere-di-annozero-si-accendono-su.html