Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Triveneto

  • Trieste, il prete sorpreso dai vigili «Ho sbagliato ma sto male»

    Trieste, il prete sorpreso dai vigili «Ho sbagliato ma sto male»

    di Gianpaolo Sarti

    «Andavo in quei bagni per sfogo. Sono depresso, mi sento solo. Capisce?». Entriamo in una sala fresca al primo piano della canonica. Un tavolo, due sedie, immagini sacre sulle pareti bianche. Ha una camicia estiva aperta al collo, pantaloncini sportivi, ciabatte ai piedi. Più che un prete, si direbbe un turista in ferie. Capelli corti, viso magro. È sulla sessantina, ma dimostra meno. Stava riposando in camera, come fa talvolta dopo il pranzo. Ha lo sguardo disteso, occhi sottili che conoscono il dolore altrui perché conoscono il proprio. È il sacerdote sorpreso dalla Polizia locale nel wc del giardino pubblico di via Giulia. È uno di quei cinquantuno identificati in questa incredibile storia di mezza estate. L’hanno visto toccarsi insieme a un altro uomo nelle scorse settimane, proprio lì, nei gabinetti davanti ai giochi dei bimbi, dove passano di continuo mamme e papà. «Era uno degli abituali», stando alle ricostruzioni gli investigatori. Due agenti in borghese l’hanno prima pedinato e poi fermato a pochi passi dalla comunità in cui abita.

    «Se mi avessero bloccato subito nei bagni mi sarei reso conto di quello che stavo facendo. Se mi avessero fatto capire che è grave fare queste cose in un posto pubblico mi avrebbero aiutato. Alla Polizia ho detto: “Mi avreste riportato alla realtà”». L’uomo seduto di fronte, prima che un sacerdote, è un uomo che sta male. Da tanto: «Dal 2003 soffro di depressione». Vive in una dimensione psicologica estremamente fragile e proprio per questo il giornale, che lo ha rintracciato, sceglie di non pubblicare né il nome, né la congregazione di religiosi alla quale appartiene, né la parrocchia. Il superiore ha già preso provvedimenti: è stato sospeso dall’esercizio pastorale, non può dire messa né confessare. Accetta di parlare per far comprendere cosa l’ha portato a quegli incontri omosessuali. Lo fa con ferma dignità e uno schematismo stupefacente. Come raccontasse di un altro, non di lui. Come se «quella cosa» fosse in qualche modo separata. «Non ero io – dice a un certo punto – anzi ero io, ma c’è qualcos’altro che mi muoveva».

    È consapevole, a mente fredda, di ciò che ha fatto: atti osceni in luogo pubblico frequentato da minori, un’aggravante questa che potrebbe costargli teoricamente, codice alla mano, fino a quattro anni e mezzo di reclusione. «È un comportamento – dice – che io per primo non approvo. La cosa che mi pesa di più è aver offeso la dignità di un’altra persona», afferma riferendosi ai partner con cui ha consumato l’atto sessuale. «La mia è una debolezza, ho problemi psicologici… Sto facendo delle cure con antidepressivi». Il sacerdote si blocca per un momento, per rivedersi nella mente quegli incontri nascosti. Lui, stimato e insospettabile prete di parrocchia. «Non andavo lì apposta – insiste – ci passavo e mi fermavo nel bagno. E talvolta succedeva. Ma non credo che i miei atti abbiano davvero un contenuto sessuale, intendo dire che non erano proprio la ricerca del piacere, anche perché non penso di essere omosessuale. I miei atti erano piuttosto motivati dal desiderio di liberarmi dal dolore e da un peso che mi porto dentro. Un modo per capire chi sono io. Ripensandoci – ripete – è come se quei momenti li vivessi fuori da me stesso. Prevaleva la forza depressiva, una forza che non so descrivere bene. Bisogna provarla per capirla. Sentivo una cosa che ti tira giù, che ti esaspera. Non credevo di fare male agli altri e non mi rendevo conto che era un luogo pubblico».

    Ogni tanto la voce trema, lievemente. Qualche pausa per cercare le parole giuste e poi riprendere: «Sono un uomo, ho sbagliato. Domando comprensione e perdono, come ci ricorda il Papa ci stiamo approssimando all’anno della misericordia».

    L’impressione è di un uomo tremendamente solo con le sue debolezze e il macigno della depressione. «Se ne ho mai parlato con i miei superiori e la mia comunità? Forse – spiega il sacerdote – non sono stato capace di farmi aiutare. Ma ci fosse stato qualcuno a rimproverarmi, dicendomi “Ma che fai?”, me ne sarei reso conto. Sarebbe bastato poco per riportarmi alla realtà. Io cerco di fuggire dal dolore che provo con quegli incontri, ma se trovo altro che mi può portare fuori dal momento oppressivo, lo seguo più volentieri. Qualcuno che mi tenga compagnia, che mi parli, che stia con me».

    http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2015/08/15/news/trieste-il-prete-sorpreso-dai-vigili-ho-sbagliato-ma-sto-male-1.11935357

  • Trieste, sesso gay davanti ai bambini: 51 denunciati, tra loro dipendenti pubblici e un sacerdote

    Trieste, sesso gay davanti ai bambini: 51 denunciati, tra loro dipendenti pubblici e un sacerdote

    Una mamma fa scattare le indagini: si esibivano nell’area lavandini dei bagni. Hanno tra i 20 e i 74 anni. Tra loro dipendenti pubblici e un sacerdote

    di Piero Rauber

    TRIESTE La verità sfuggente dentro il Giardino pubblico, tanto insospettabile quanto agghiacciante, come in un film di Dario Argento, era sotto gli occhi di tutti. Delle forze dell’ordine, che hanno un presidio al piano di sopra, e soprattutto delle mamme e dei bambini che frequentano abitualmente il vicino parco giochi, specie d’estate che le scuole sono chiuse. Ed è stata proprio una mamma, un mese e mezzo fa, a vederci bene per prima. «Facevano cose disgustose lì dentro», ha raccontato ai vigili urbani del Terzo distretto cittadino che ha sede giusto al piano di sopra. Al che è scattata una serie di indagini, a cura del Nucleo di polizia giudiziaria della stessa municipale, che ha scoperchiato un vaso di pandora, facendo venire a galla un fenomeno che, per lo meno nelle dimensioni, non poteva essere neanche minimamente immaginato.

    La verità ora non più sfuggente, in effetti, è che cinquantuno uomini dai 20 a 74 anni tra cui alcuni dipendenti pubblici e un sacerdote – ieri pomeriggio se n’è aggiunto l’ultimo che è stato beccato prima che la notizia diventasse di dominio pubblico – sono stati denunciati per atti osceni aggravati in luogo pubblico dopo essere stati sorpresi, e inchiodati con prove inequivocabili per immagini, a fare sesso a coppie o a esibirsi individualmente nei bagni al piano terra della palazzina di servizio del Giardino pubblico “De Tommasini” di via Giulia.

    Non chiusi a chiave dietro le porte dei wc, bensì nei paraggi dei lavandini esterni, in una zona aperta a tutti, dove l’accesso e il transito sono assolutamente liberi. Là dove un qualsiasi cittadino – e il pensiero va innanzitutto ai tanti bimbi, ragazzini e adolescenti che frequentano il giardino e il parco giochi al suo interno – può passare e deve avere il diritto di poterlo fare senza imbattersi suo malgrado in scene a sfondo esplicitamente sessuale.

    Una mezza estate insomma di “approfondimenti” mirati, delegati dalla Procura della Repubblica di Trieste diretta da Carlo Mastelloni al Nucleo “speciale” di investigatori degli stessi vigili urbani, ha detto purtroppo che i bagni del Giardino pubblico di via Giulia non erano teatro di fugaci e isolate performance di qualche vecchietto “bavoso”, come volevano le leggende della zona (e se qualcuno, per inciso, da ieri ironizza sui social che tanto era una cosa che si sapeva e che solo la Polizia locale non se n’era accorta, meglio allora avrebbe fatto a denunciarlo prima anziché sentenziare ora).

    I bagni, stando alle indagini, erano diventati una vera centrale d’incontri “per” e “tra” soli uomini a caccia a tutti i costi di un mix di trasgressioni tali da poterne scatenare l’eccitazione. Dall’idea che la si combinava in barba a chi lavorava tre metri sopra, al piano superiore, ovvero agli agenti della stessa Polizia locale, fino a quella di esibirsi evidentemente alla faccia di mamme e bambini. Emozioni forti. E soprattutto deviate, figlie «della stessa passione malata», come recitava ieri il comunicato stampa diffuso dal Comune (quello della municipale è d’altronde il corpo di polizia del Comune), un comunicato stampa fattosi pubblico soltanto dopo il nulla osta del procuratore capo Mastelloni e senza poi molti particolari, tutti per ora coperti dal massimo riserbo investigativo, comprese ovviamente le identità dei denunciati nonché quella del sostituto procuratore titolare del fascicolo d’indagine, ad oggi ignoto. Si sa solo che non si tratta del pm Matteo Tripani, il magistrato di turno in questi giorni, poiché l’indagine parte più da lontano, più o meno dai primi di luglio.
    Tra i dettagli resi noti per intanto è che, come si diceva, i denunciati sono tutti ed esclusivamente uomini, di ogni generazione fra quelle giuridicamente maggiorenni e per questo pienamente “comparibili” davanti alla legge, tra i 20 e i 74 anni, per un’età media attorno ai 52.

    Lo spettro generazionale è ampio, meno lo è quello etnico: i 51 esibizionisti sono infatti per lo più triestini o come minimo residenti qui da molti anni e pertanto considerabili di buon grado triestini acquisiti. Due di loro hanno precedenti per lo stesso reato, uno è una “vecchia conoscenza” delle nostre cronache cittadine (quel Fabio Buosi unico condannato per il misterioso omicidio del tassista Bruno Giraldi del 2003).
    Gran parte sono pensionati. Vi compare pure qualche dipendente pubblico. Alcuni poi sono sposati. Tra loro, infine, c’è anche un religioso.

    http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2015/08/14/news/trieste-sesso-gay-davanti-ai-bambini-51-denunciati-1.11933685

  • Caso don Carli, trovata l’intesa per il risarcimento

    Caso don Carli, trovata l’intesa per il risarcimento

    L’accordo extragiudiziale chiude il contenzioso per sempre Le parti hanno sottoscritto un patto di segretezza assoluta

    di Mario Bertoldi

    BOLZANO. Il caso don Giorgio, il sacerdote bolzanino accusato di aver violentato in parrocchia una bambina, è definitivamente chiuso. A 25 anni dai fatti (che il religioso ha sempre negato) tutte le parti in causa hanno trovato un accordo con definizione extragiudiziale del risarcimento riconosciuto alla famiglia della presunta vittima. Non solo. L’intesa (che ha portato all’abbandono della causa civile per il mancato risarcimento indicato nella sentenza penale di prescrizione del reato) è stata «blindata» con un vincolo assolutamente rigido che nessuna delle parti in causa può permettersi di violare.

    L’accordo (che rispetta ovviamente l’interesse di riservatezza di tutte le parti) è stato sottoscritto alla presenza degli avvocati, protagonisti dell’ultimo braccio di ferro legale. Due anni fa gli avvocati Roland Riz (per la Curia) e Kitty De Guelmi (per la Parrocchia di San Pio X) avevano ottenuto la sospensione della provvisoria esecutività della sentenza di primo grado del giudice Andrea Pappalardo che aveva stabilito che Curia e Parrocchia, in solido con don Giorgio, dovessero pagare il risarcimento di 760 mila euro deciso in sede penale. La sospensione della provvisoria esecutività della condanna era stata concessa in vista del processo civile d’appello che però non si è mai concluso in quanto la causa è stata abbandonata a seguito dell’intesa raggiunta in sede extragiudiziale.

    Ricordiamo che don Giorgio aveva sempre rigettato ogni richiesta di risarcimento non solo dichiarandosi innocente (al di là della sentenza penale) ma anche dimostrando di non possedere nulla.

    Di qui la decisione della presunta parte lesa di coinvolgere Curia e Parrocchia come responsabili civili del comportamento del sacerdote in qualità di «Ministro di culto» (aggravante riconosciuta in via definitiva nella sentenza della Cassazione).

    Come detto l’accordo è caratterizzato da un vincolo di segretezza assoluta con pesanti penali previste per chi dovesse violare il patto di riservatezza. Di conseguenza, nessuno parla. Si tratta, di fatto, di un accordo che non riconosce il diritto della collettività ad essere informata su come la vicenda processuale si sia conclusa in sede civile. Questo nell’interesse di tutte le parti posto che l’accordo quasi certamente è stato raggiunto sulla base di un compromesso che potrebbe essere letto in maniera specularmente opposta. In altri termini la presunta parte lesa potrebbe non avere interesse a far sapere di aver accettato di chiudere il caso per una somma inferiore a quella prevista in sentenza. Specularmente Curia e Parrocchia non hanno certo interesse a far sapere di aver comunque pagato una somma (anche se inferiore a quella richiesta) per chiudere una volta per tutte il contenzioso su un caso dal quale si erano sempre dichiarate estranee. Ecco perchè nessuno saprà mai che cosa preveda l’intesa raggiunta. Sotto il profilo logico è comunque evidente che il compromesso sottoscritto non può non aver soddisfatto, almeno in parte, anche le richieste della presunta parte lesa. L’accordo ha previsto anche il ritiro in via definitiva di alcune querele per diffamazione ancora in piedi sempre legate al caso.

  • BOLZANO. CHIUSO IL CASO DON GIORGIO, SOTTOSCRITTO UN ACCORDO EXTRAGIUDIZIALE DAL CONTENUTO SEGRETO

    BOLZANO. CHIUSO IL CASO DON GIORGIO, SOTTOSCRITTO UN ACCORDO EXTRAGIUDIZIALE DAL CONTENUTO SEGRETO

    Il caso don Giorgio si è chiuso per sempre.  Come si ricorderà si tratta del sacerdote accusato di aver abusato sessualmente di una bambina, all’epoca di 8 anni, che frequentava la parrocchia di San Pio decimo a Bolzano. Il sacerdote ha sempre negato i fatti contestati che riemersero sulla base di un sogno della presunta vittima e di successive cure psicologiche.

    Assolto in primo grado penalmente, il sacerdote venne condannato in appello, con successiva prescrizione del reato  sancita dalla Cassazione che però confermò i risarcimenti in sede civili previsti dalla sentenza di secondo grado per 760 mila euro. A seguito dell’impossibilità del sacerdote di far fronte al pagamento, con successivo procedimento civile vennero citate in giudizio, per rispondere in solido, anche la Curia e la Parrocchia.

    Ora la vicenda è stata definitivamente chiusa con un accordo extragiudiziale i cui contenuti sono però destinati a rimanere segreti. Tutte le parti in causa hanno infatti sottoscritto un impegno di totale segretezza che prevede, in caso di violazione, pesanti penali.

    BOLZANO. CHIUSO IL CASO DON GIORGIO, SOTTOSCRITTO UN ACCORDO EXTRAGIUDIZIALE DAL CONTENUTO SEGRETO

  • Bimbe palpeggiate al catechismo Chiuse le indagini sul sacerdote

    Bimbe palpeggiate al catechismo Chiuse le indagini sul sacerdote

    BELLUNO Chiuse le indagini sul sacerdote dell’Agordino, chiesto il rinvio a giudizio per violenza sessuale su minori. La pesante accusa in capo al religioso è oggi in parte ridimensionata in quanto le verifiche operate dalla Procura della Repubblica hanno potuto appurare che le presunte persone offese, che inizialmente erano state individuate in almeno cinque, sono oramai non più di due. Tutto nacque dalla segnalazione di una «fonte confidenziale ». L’informatore segnalò possibili atteggiamenti non consoni di un prelato che operava nell’Agordino nei confronti delle bambine che frequentavano il catechismo in parrocchia, atteggiamenti che sarebbero sempre avvenuti in pubblico, alla presenza di fedeli, genitori e catechisti. Secondo la pubblica accusa, il sacerdote avrebbe approfittato di alcune bambine sfiorando loro il seno, le parti intime e accarezzandole al volto con la scusa di aiutarle a salire su un muretto.

    Dal canto suo l’interessato, che non riusciva nemmeno a credere di essere sottoposto ad indagini per il suo comportamento, si è sempre proclamato assolutamente innocente. Il «don» in questione il 7 aprile 2014 era stato interrogato dalla Procura e aveva negato ogni adverse videoregistrazioni tra il novembre e il dicembre 2013, annotò che non era stato filmato nessun comportamento anomalo e che solo in una circostanza il parroco aveva accarezzato il viso di una ragazzina, gesto ritenuto dalla stessa polizia ampiamente giustificato dal ruolo di prete che esprimeva così una mera affettività paterna senza altri interessi. L’indagine proseguiva e le voci in paese, pur non meglio precisate, si diffondevano generando non poco scalpore. Una prima conclusione delle indagini preliminari, nel novembre 2014, segnalava cinque possibili casi di abuso. Anche una perizia neuropsicologica, prodotta dalla difesa, dimostrerebbe che gli atteggiamenti del prelato sarebbero stati di totale spontaneità e di tipo paterno, non certamente di tipo sessuale. Pare infine che le ragazzine, sentite recentemente dalla Procura anche con l’ausilio di uno psicologo, non avrebbero riportato problemi di alcun genere e la gran parte di esse avrebbe riferito anzi di avere un rapporto sereno con il sacerdote. Restano tuttavia aperte ancora le posizioni relative a due minori, tanto che la Procura, ha comunque deciso di rimettere il caso al tribunale.

    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2015/25-maggio-2015/bimbe-palpeggiate-catechismo-chiuse-indagini-sacerdote-2301429396640.shtml

  • “Perché l’hai fatto?” Il faccia a faccia tra l’ex seminarista e il prete degli abusi

    “Perché l’hai fatto?” Il faccia a faccia tra l’ex seminarista e il prete degli abusi

    di MARCO ANSALDO

    VERONA – Un abusato e il suo presunto carnefice. Un ex seminarista, che ha smesso di credere nella Chiesa, e il sacerdote, oggi anziano, che indossa ancora la veste talare. Uno di fronte all’altro. Per la prima volta. 45 anni dopo. Che cosa può accadere? Che cosa si può provare?

    La scena è avvenuta nei giorni scorsi a Verona, nella Casa dei padri Comboniani. Mark Murray, 59 anni, di Sant’Asaph, nord del Galles, dopo decenni in cui aveva chiesto  –  senza successo  –  di poter incontrare l’uomo che nel seminario di Mirfield, Yorkshire, in Inghilterra, aveva più volte abusato sessualmente di lui, ha deciso di bussare a sorpresa alla sua porta. Ha chiesto di padre Romano Nardo, 73 anni, friulano di Pordenone. Di sé ha dato il proprio secondo nome, Christopher. “Altrimenti  –  spiega  –  mi avrebbero fermato”. È stato fatto entrare.

    Il prete pedofilo e l’ex seminarista, faccia a faccia dopo 45 anni: “Chiedo scusa al Signore se ho sbagliato”

    Quello che è accaduto nella cappella è documentato in un video-reportage esclusivo di repubblica.it, curato da chi scrive e dai colleghi Francesco Gilioli e Antonio Nasso. E, come si vede nella registrazione, i primi momenti non sono facili. “Ti ricordi di me?”, chiede l’ex seminarista al prete conosciuto nel 1970. E in un lampo, quasi mezzo secolo di dolore, pensieri, frustrazioni, notti insonni, sedute dallo psicologo, rapporti matrimoniali irrisolti, si scaricano in una frase: “Tu hai avuto un impatto devastante sulla mia vita!”.Il sacerdote è shockato. Appare confuso. È a testa bassa. Prima nega di ricordare. Poi, in inglese, dice: “Se ho causato quello che tu dici, mi dispiace. Sono veramente dispiaciuto”. Mark aggiunge: “Sono venuto qui per perdonarti. Vai per favore a chiamare il padre superiore”. Il prete lascia la cappella.

    Dal Galles a Verona: il lungo viaggio dell’ex seminarista abusato in cerca della verità

    L’ex seminarista, oggi sposato con due figli, impiegato in un’associazione che si occupa di persone disabili, è venuto appositamente dal Galles, dopo anni di riflessione e dinieghi ottenuti. Chiede ora di incontrare il responsabile della Casa di Verona. Ma la replica non è affatto amichevole. Il superiore della struttura è a Bari, rientrerà anzi in tutta fretta. A Mark viene dato un appuntamento per il giorno successivo. Al ritorno, però, troverà visi torvi. Sono stati chiamati i carabinieri, pronti ad arrivare. Murray è sconvolto. Non si aspettava tanta acrimonia e una simile reazione. Quasi fugge, torna in albergo, vuole ripartire. Passa una notte insonne, con le pillole sul comodino. Poi decide: torna alla Casa dei Comboniani. Il superiore questa volta lo accoglie. Lo ascolta. Gli dice: “Noi preghiamo per te”. Padre Romano Nardo, fa sapere intanto il suo amministratore di sostegno, è stato spostato in una struttura protetta. “È parzialmente incapace  –  aggiunge  –  . E poi non è mai stato processato né condannato”.

    Mark Murray, piuttosto, viene querelato per essersi “introdotto” nella Casa dei Comboniani. Non è così. Ha bussato alla porta. Viene accusato di essere ubriaco. Non è vero nemmeno questo. Da buon gallese, prima di incontrare dopo decenni il suo presunto abusatore, si è fatto un bicchiere di birra per darsi coraggio, come per noi un caffè. È anche tacciato di volere dei soldi. “Questa è la mia ultima preoccupazione  –  spiega a Repubblica  –  io, come altri ragazzi del seminario di Mirfield, abbiamo ottenuto in passato risarcimenti economici dai Comboniani, da 7mila a 30mila sterline (da 10mila a 40mila euro circa). Cifre risibili a fronte della nostra sofferenza. Quello che in realtà desidero adesso è dare a padre Nardo la possibilità di essere perdonato da me. Lo devo anche a me stesso. E poi, avere le scuse dai padri Comboniani, che per anni hanno protetto lui e gli altri sacerdoti pedofili”. Transazioni sono dunque avvenute. Per una colpa che evidentemente viene ammessa.

    La vicenda risale agli anni Settanta. Un’inchiesta interna ai Comboniani stabilì nel 1997 che il loro confratello “aveva agito in modo inappropriato”. E la polizia dello Yorkshire, competente sulla regione, chiese l’estradizione di padre Nardo per interrogarlo. Sempre rifiutata per motivi di salute. All’epoca il seminario di Mirfield era una sentina di abusi sessuali commessi da parte di alcuni sacerdoti e un insegnante laico nei confronti di un gruppo di ragazzi.

    Quei giovani di allora, oggi tutti sessantenni, si sono costituiti in un’associazione, “I 12 di Mirfield”, che da tempo reclama giustizia. I media inglesi ne hanno parlato più volte, dalla Bbc al Guardian. Ma almeno due preti, si scopre ora, erano italiani. E solo uno di loro rimane oggi in vita. Padre Romano Nardo, il quale a quel tempo, dopo essere stato scoperto anche da un suo confratello quando il 14enne seminarista Mark usciva furtivamente dalla sua stanza, in una delle tante notti di abusi, fu trasferito in Uganda. Dopo appena 4 mesi di permanenza a Mirfield.

    Poi, dopo il 1995, a seguito delle circostanziate accuse di Murray, che aveva elaborato lo shock della sua adolescenza, Nardo fu fatto rientrare in Italia, nella Casa di Verona. La Congregazione dei Comboniani, fondata nel 1867 da Daniele Comboni, beato e canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2003, ha una tradizione di grandi missionari. E un patrimonio di opere di bene in tutto il mondo, particolarmente in Africa. Padre Romano Nardo lo si può vedere ancora in un video dire messa, anche se solo per i degenti anziani della struttura dove vive. Continua a vestire l’abito talare.

    I comboniani non possono istituzionalmente togliergli i voti, e il suo caso non è stato mai affrontato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, organo deputato a investigare sui casi di abusi sessuali nella Chiesa. A suo tempo, tra le persone contattate, Mark Murray aveva scritto al grande inquisitore della Santa Sede sulle questioni di pedofilia, monsignor Charles Scicluna, oggi vescovo e presidente del Collegio per l’esame dei ricorsi alla Sessione Ordinaria del dicastero, senza tuttavia ottenere risposta. Ancora di recente, Papa Francesco ha criticato senza mezzi termini e con grande fermezza coloro che nella Chiesa danno scandalo. Le voci del passato  –  Mark Murray e il gruppo di Mirfield, seminario poi chiuso  –  tornano. E chiedono, adesso, di essere ascoltate.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2015/05/13/news/_perche_l_hai_fatto_il_faccia_a_faccia_tra_l_ex_seminarista_e_il_prete_degli_abusi-114228998/
  • PEDOFILIA: don Agostino Micheloni salvato parzialmente dalla prescrizione. Ora il via al procedimento civile contro lui e gli istituti Provolo e Gresner

    PEDOFILIA: don Agostino Micheloni salvato parzialmente dalla prescrizione. Ora il via al procedimento civile contro lui e gli istituti Provolo e Gresner

    Salvato da un processo penale per presunti abusi, grazie all’intervento dei termini di prescrizione, ma non dalla richiesta di risarcimento danni in sede civile che toccherà il portafogli non solo don Agostino Micheloni, ma anche alla Diocesi di Verona.

    Si conclude per il momento così l’opposizione all’archiviazione presentata dall’avvocato della Rete L’ABUSO Sergio Cavaliere lo scorso gennaio e dibattuta in aula lo scorso 17 marzo dall’avvocato Paolo Tacchi Venturi.

    Il querelante Giuseppe C. una delle presunte vittime degli istituti cattolici Antonio Provolo e Fortunata Gresner di Verona, oggi 24enne. Il 15-12-2014 il gip Giuseppe Pighi aveva chiesto l’archiviazione motivando l’infondatezza della notizia di reato e sopraggiunti termini di prescrizione.

    In realtà però, nei carteggi forniti proprio dalla Diocesi di Verona, emergeva che anche altri ex allievi dei due istituti veronesi avevano indicato don Micheloni come loro molestatore. Sulla base di queste dichiarazioni (precedentemente non depositate) gli avvocati della Rete L’ABUSO hanno potuto opporsi all’archiviazione facendo decadere “l’infondatezza della notizia di reato” e dando quindi la possibilità alla vittima di poter richiedere i danni materiali derivati dai presunti abusi.

    Va ricordato che l’archiviazione per intervenuti termini di prescrizione non è e non va considerata una assoluzione. Per don Micheloni restava la possibilità; qualora avesse voluto chiarire la sua posizione poteva chiedere la rinuncia alla prescrizione e il prosieguo delle indagini, che nel caso lo avessero ritenuto colpevole, per via dell’avanzato stato di età del sacerdote, non lo avrebbero porterebbero a dover scontare una eventuale condanna.

    Resta invece aperta la richiesta di risarcimento danni per la quale la Rete L’ABUSO nello scorso dicembre, aveva comunicato a Agostino Micheloni, alla Diocesi di Verona, all’istituto Antonio Provolo e Fortunata Gresner, la messa in mora per quanto riguarda il risarcimento in sede civile.

    il portavoce Francesco Zanardi

  • Il frate e gli aberranti abusi sui minori (Video Le Iene)

    Il frate e gli aberranti abusi sui minori (Video Le Iene)

    Durante la puntata di ieri, 7 maggio 2015, Le Iene hanno mandato in onda un servizio che ha visto protagonista Andrea Baldon, noto ormai come “l’incastrapreti”, sempre a caccia di abusi. Questo ragazzo, con metodi molto poco ortodossi, ha già incastrato, appunto, alcuni preti che conducevano una vita sessualmente sregolata, ma questa volta su suggerimento di un amico, si è imbattuto in un frate che avrebbe commesso crimini aberranti nei confronti di bambini e ragazzi.

    Durante una chat su WhatsApp con Andrea, il frate della provincia di Rovigo racconta di orge con escort e ragazzi tutto pagato con i soldi delle offerte dei fedeli, ma soprattutto rivela di aver addirittura abusato di un bambino di 6 anni, venduto dal padre per 100 euro poiché in astinenza da cocaina. Il frate racconta senza problemi, inviando anche foto raccapriccianti e parlando anche della disponibilità di sostanze stupefacenti. Al termine della chiacchierata, l’incastrapreti ha sporto denuncia sia presso l’autorità ecclesiastica, sia presso i carabinieri del posto.

    Guarda il video: “Incastrapreti colpisce ancora”

  • Ex parroco molesta ragazze minoreni a Sant’Antonio di Pasubio

    Ex parroco molesta ragazze minoreni a Sant’Antonio di Pasubio

    L’ex parroco di Sant’Antonio di Pasubio (Vicenza) avrebbe toccato due ragazzine di 13 e 15 anni durante il sacramento. Il prete in pensione, di Fontaniva, mandò una lettera di scuse. A giudizio il prossimo settembre.

    Scandalo nel Vicentino, l’ex parroco di Sant’Antonio di Pasubio, 80 anni, originario di Fontaniva, è accusato di avere molestato due sorelle minorenni tra il 2007 e il 2008. Il prete avrebbe allungato le mani, toccando le ragazze anche sotto i vestiti, nel segreto della confessione.

    MOLESTIE DURANTE LA CONFESSIONE. Come riportato dalla stampa locale, il sacerdote, ora in pensione, vive a Crespano del Grappa. Martedì è stato rinviato a giudizio, il processo inizierà il prossimo 18 settembre. Secondo l’accusa avrebbe approfittato della sua posizione molestando, durante le confessioni, una 14enne che, all’epoca dei fatti, viveva nella sua parrocchia. Il prete avrebbe infilato le mani anche sotto gli indumenti della ragazza, toccandola nelle parti intime. In una sola occasione, lo stesso trattamento era stato riservato anche alla sorella di due anni più piccola.

    LA DENUNCIA ANNI DOPO. Le due ragazze hanno aspettato anni per denunciare il parroco, molto legato al loro patrigno. La famiglia, infatti, era stata aiutata anche economicamente dal sacerdote che, alla fine del 2008, avrebbe provato a mettere una pietra sopra alla vicenda con una lettera di scuse indirizzata alle due giovani. Nel 2013 la denuncia: le ragazze, seguite per altre ragioni dai servizi sociali, insieme alla madre si sono recate alla caserma dei carabinieri di Brendola, comune dove ora vivono, raccontando l’accaduto.

    http://www.padovaoggi.it/cronaca/parroco-molesta-minorenni-sant-antonio-pasubio.html

  • Condannato e sospeso don Armando Rizzioli, il prete in perizoma

    Condannato e sospeso don Armando Rizzioli, il prete in perizoma

    DUE CARRARE. E’ davvero un momentaccio per i preti della diocesi padovana. Dopo lo spolverone sollevato dall’ex parroco di Monterosso, finisce nella bufera anche la parrocchia di Santo Stefano a Due Carrare. Don Armando Rizzioli, 71 anni (di cui 50 trascorsi nella Chiesa), nominato a capo dell’antichissima abbazia benedettina dalla metà degli anni Novanta e tuttora in carica, nei giorni scorsi ha patteggiato una pena di otto mesi di reclusione.

    Pesanti le accuse a suo carico: corruzione di minore e atti osceni in luogo pubblico. La vicenda risale al 19 luglio scorso, mentre il sacerdote si trovava in spiaggia nel Veronese, a Torri del Benaco, di fronte al Lago di Garda. Impossibile per i moltissimi vacanzieri non notare lo strano atteggiamento dell’uomo che, incurante dell’età, già da qualche giorno aveva attirato la curiosità di tutti aggirandosi per la riva in perizoma. Ma passi pure l’abito talare un po’ troppo succinto. Il fatto è che l’anziano amava anche atteggiarsi in maniera piuttosto eloquente davanti ai turisti, ovviamente attoniti. In diritto penale, il «giochetto» si chiama atti osceni in luogo pubblico. Con l’aggravante della corruzione di minore. Perché quel giorno il sacerdote deve aver proprio raggiunto l’apice, lasciandosi andare all’autoerotismo davanti ad un bambino di 9 anni che, insieme al padre, stava facendo il bagno nel lago. Immediata la denuncia del genitore ai carabinieri del luogo.

    Mercoledì scorso, c’è stata l’udienza di fronte al giudice dell’udienza preliminare Giorgio Piziali che ha «sigillato» il patteggiamento ad otto mesi di carcere concordato tra l’accusa e la difesa. Don Armando non finirà però dietro le sbarre: la pena è stata sospesa in quanto incensurato. Bocca cucita da parte del settantunenne religioso che ieri non ha rinunciato a celebrare la tradizionale ricorrenza dei morti insieme alla comunità di Santo Stefano ancora ignara. «Sono tutte falsità e non intendo replicare – ha detto – non ho patteggiato io, ma il mio avvocato». Allibito il sindaco Sergio Vason, presente alla commemorazione. «Lo conosco dal 1998, ha il suo carattere, ma questo non me l’aspettavo proprio. Non sarebbe da lui, nonostante abbia avuto una brutta malattia dalla quale, però, negli ultimi tempi sembrava essersi ripreso».

    Intanto già da tempo più di qualche fedele sarebbe «migrato» alla vicina parrocchia di San Giorgio. «Don Armando è stato molto male qualche anno fa – ha raccontato una signora del posto – da allora ogni tanto piange durante la messa oppure si arrabbia con i presenti e per questo qualcuno ha preferito cambiare chiesa. Ma più di questo non si è mai sentito». Certo è che da qui in poi sarà dura per il parroco riconquistare la fiducia dei fedeli.

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