Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Triveneto

  • Molestie nel confessionale, parroco di 80 anni a giudizio

    Molestie nel confessionale, parroco di 80 anni a giudizio

    VALLI DEL PASUBIO – Avrebbe approfittato della sua figura di ministro di culto per molestare due sorelle mentre le confessava. Il sacerdote nega tutto e parla di atteggiamenti affettuosi, di normali carezze mal interpretate: le ragazze insomma avrebbero travisato il suo comportamento. I fatti risalgono tra il 2007 ed il 2008. La madre delle due ragazze ha presentato denuncia nel 2013 dopo un confronto con i servizi sociali a cui si era rivolta per altri motivi. Ora il giudice Venditti, su richiesta del pm Floris, ha rinviato a giudizio il sacerdote con l’accusa di violenza sessuale.
    I fatti risalgono al periodo in cui don Giovanni Baccega, 80 anni, amministrava la parrocchia di Sant’Antonio, frazione di Valli del Pasubio, frequentata dalla famiglia per l’amicizia tra il papà delle ragazze ed il prete. Il parroco, secondo l’accusa, avrebbe preso in disparte in particolare la sorella maggiore, per confessarla, e sarebbe stato in questi momenti che il sacerdote avrebbe toccato e accarezzato la giovane sui fianchi e sui glutei. All’epoca la ragazza non aveva ancora compiuto 14 anni. In una sola circostanza invece avrebbe avvicinato la sorellina minore che oggi ha 13 anni.

    http://www.ilgazzettino.it/VICENZA-BASSANO/PROVINCIA/molestie_nel_confessionale_parroco_di_80_anni_a_giudizio/notizie/1339500.shtml

  • Prete toccava due sorelline mentre si confessavano

    Prete toccava due sorelline mentre si confessavano

    FONTANIVA. Ex parroco a processo per violenza sessuale. Avrebbe molestato due ragazzine di 13 e 15 anni mentre le confessava. È la sconcertante accusa mossa dal pubblico ministero Giulia Floris a don Giovanni B., 80 anni, originario di Fontaniva, che oggi vive a Crespano del Grappa. Fra il 2007 e il 2008 avrebbe allungato morbosamente le mani su due sorelle, figlie di un vecchio amico, mentre era amministratore parrocchiale a Sant’Antonio del Pasubio nel Vicentino. L’altro pomeriggio, il giudice Roberto Venditti ha accolto la richiesta della procura ed ha rinviato a giudizio il sacerdote. Il quale, difeso dall’avvocato Roberto Quintavalle, dovrà presentarsi davanti al collegio a partire dal 18 settembre prossimo.

    La madre delle due presunte vittime si era rivolta ai carabinieri, solamente nell’estate del 2013, per sporgere denuncia. Aveva atteso anni anche perché solo poco prima lei e le figlie si erano rivolte ai servizi sociali per altri problemi e avevano raccontato l’accaduto; e gli assistenti avevano consigliato loro di rivolgersi alle forze dell’ordine. In precedenza non lo avevano fatto, per il diniego del padre delle ragazze, amico di lunga data di don Giovanni, nonostante un frate le avesse mandate dritte dal vescovo e in caserma. All’epoca dei fatti, proprio in virtù dell’amicizia del padre, la famiglia frequentava la parrocchia di Sant’Antonio. Don Giovanni in diverse circostanze avrebbe preso in disparte in particolare la sorella maggiore, per confessarla. Ma, oltre a chiacchierare e a somministrare il rito della penitenza, il sacerdote avrebbe toccato e accarezzato la giovane sui fianchi e sui glutei, anche sotto gli indumenti intimi. La procura gli contesta l’aggravante dell’aver agito ai danni di una ragazzina che inizialmente non aveva ancora 14 anni e poi abusando della sua qualità di ministro di culto. In una sola occasione, invece, avrebbe allungato le mani sulla sorella più piccola, nella primavera del 2008.

    Le due ragazzine, che non volevano più saperne di andare dal prete con i genitori, alla fine trovarono il coraggio di parlare con la mamma di quei toccamenti. Lei pretese che il marito intervenisse. Il sacerdote (che si era sempre prodigato, anche economicamente, per la famiglia), dopo alcune telefonate per cercare di trovare un chiarimento, aveva mandato una lettera di scuse. «Il 7 febbraio 2011» ricorda la sorella maggiore «mi arrivò una seconda lettera, con cui don Giovanni mi chiedeva di incontrarci per riconciliarci. Non ho risposto».

    Le lettere, che ora lo inchiodano, sono in mano al pm.

    http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2015/05/07/news/prete-toccava-due-sorelline-mentre-si-confessavano-1.11373837

  • Abusi sui collegiali nell’abbazia: 350 casi in 50 anni

    Abusi sui collegiali nell’abbazia: 350 casi in 50 anni

    di Marco Di Blas

    L’abbazia benedettina di Kremsmünster, nell’Alta Austria, ha una storia di oltre 12 secoli, durante i quali conobbe momenti di grande splendore divenendo sede di una scuola di amanuensi e poi anche di studi astronomici e di un ginnasio d’élite.

    Ma Kremsmünster da qualche anno è diventata anche sinonimo di inferno per i ragazzi che nell’ultimo mezzo secolo sono stati ospiti del suo convitto. Dal 2010 si è appreso che tra quelle mura i giovani collegiali erano stati sottoposti a ogni genere di sevizie, dai maltrattamenti fisici e psicologici agli abusi sessuali. Loro carnefici erano stati i compagni più anziani, ma soprattutto i padri dell’ordine benedettino.

    Per decenni i religiosi erano riusciti a nascondere ciò che accadeva nell’abbazia. Ma nel 2008 – dopo che episodi analoghi erano emersi in altri convitti – le indagini di polizia avevano segnato una svolta, portando all’incriminazione di numerosi religiosi. Il principale accusato, padre Alfons (al secolo August Mandorfer), rettore dell’abbazia, nel 2012 era stato espulso dall’ordine e ridotto allo stato laicale da papa Benedetto XVI. Nel gennaio scorso la Corte d’appello di Linz lo ha definitivamente condannato a 12 anni di reclusione per abusi sessuali provati nei confronti di almeno 24 educandi.

    Nel frattempo l’ordine benedettino ha dato corso a un’opera di radicale pulizia. Nessuno degli attuali monaci di Kremsmünster è compromesso con i comportamenti dei predecessori. Per chiudere definitivamente col passato e voltare pagina, l’ordine ha incaricato un istituto di Monaco, l’Ipp, di svolgere una ricerca sugli episodi di violenza, per cercare di capire come possano essere accaduti, come i responsabili di allora abbiano preferito chiudere gli occhi (se non addirittura esserne complici), come simili comportamenti possano essere evitati in futuro.

    I risultati sono stati resi noti in questi giorni. Lo studio ha riguardato il periodo dal 1945 al 2000 ed è consistito in interviste a ex alunni, religiosi, collaboratori laici del ginnasio benedettino che avevano operato in quell’arco di tempo. Ne sono emersi 350 episodi di abusi sessuali e violenze, con l’individuazione di 24 responsabili, di cui 20 padri benedettini (ma, essendo un’indagine a campione, i casi potrebbero essere di più).

    Lo studio dell’Ipp rileva che almeno fino al 1989 gli addetti all’internato erano tutti religiosi, impegnati giorno e notte, senza alcun ricambio e privi di adeguata qualificazione professionale. Tutte condizioni che avevano favorite le devianze. Tanto più che molti religiosi erano stati a loro volta allievi del convitto, ne avevano subito le violenze e le avevano poi esercitate a loro volta, quasi fosse una tradizione da trasmettere. Gli allievi-vittime non dicevano nulla ai genitori, per pudore o paura. I genitori a loro volta non riuscivano a concepire che i padri benedettini potessero fare qualcosa di male.

    http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2015/03/29/news/abusi-sui-collegiali-nell-abbazia-350-casi-in-50-anni-1.11139381

  • Comunicato stampa: Opposizione all’archiviazione e messa in mora degli istituti per sordi Provolo e Gresner di Verona

    Comunicato stampa: Opposizione all’archiviazione e messa in mora degli istituti per sordi Provolo e Gresner di Verona

    E’ stata depositata lunedì 5 gennaio 2015 presso l’ufficio del GIP di Verona, l’atto di opposizione alla richiesta di archiviazione e richiesta di prosecuzione delle indagini, per don Agostino Micheloni, accusato di aver abusato sessualmente di bambini sordi presso gli istituti Antonio Provolo e Fortunata Gresner.

    Il 15 dicembre scorso il Pubblico Ministero Giuseppe Pighi aveva chiesto al GIP l’archiviazione del fascicolo riguardante don Micheloni, accusato da alcuni ex allievi dell’istituto veronese per sordomuti Fortunata Gresner. Per alcune delle presunte vittime del Micheloni, sarebbero intervenuti i termini di prescrizione tranne che per G. C. che oggi ha solo 25 anni.

    La giovane vittima denunciò gli abusi subiti nell’istituto lo scorso maggio, abusi che l’uomo, sordo dalla nascita subì a partire dall’età di 5 anni fino ai 15 quando lasciò l’istituto. A sostegno delle accuse dell’uomo, gli avvocati della Rete L’ABUSO hanno prodotto diversa documentazione non sottoposta fino ad ora all’attenzione degli inquirenti. Tra questa anche la relazione prodotta dalla commissione di inchiesta indipendente inviata dalla Diocesi di Verona nel novembre 2012 alle vittime dei due istituti. Nella relazione, insieme ad una sostanziosa lista di nomi di sacerdoti accusati di abusi su minori appare anche quello di Agostino Micheloni.

    Secondo i legali della Rete L’ABUSO il Pubblico Ministero dovrà vagliare il materiale accusatorio valutando anche il trattato di Lanzarote, ratificato anche in Italia nell’ottobre del 2013. I due scenari che si dovrebbero aprire sono la prosecuzione delle indagini nei confronti di don Agostino Micheloni, per quello che riguarda la sede penale, ed il risarcimento del danno per quanto riguarda la sede civile.

    Proprio a questo proposito, la Rete L’ABUSO fa sapere che ha provveduto lo scorso 23 dicembre a recapitare la richiesta di messa in mora nei confronti degli istituti Fortunata Gresner e Antonio Provolo, la stessa Diocesi di Verona e il sacerdote Agostino Micheloni.

    Il Presidente Francesco Zanardi

  • Minacce alla vittima degli abusi

    Minacce alla vittima degli abusi

    Già individuata la giovane molestata 17 anni fa da don Maks, il parroco suicidatosi lo scorso 28 ottobre: la ragazza, oggi 30enne, ha trovato sull’auto un foglio in sloveno con insulti

     di Gianpaolo Sarti

    Un foglietto piegato, infilato nel tergicristallo dell’automobile parcheggiata sotto casa. Poche parole, scritte in sloveno. La traduzione edulcorata sarebbe «serva del clero fascista». Mal’offesa è più pesante. A qualcuno, probabilmente una minoranza nella minoranza, non sta affatto bene che la donna, vittima diciassette anni fa delle attenzioni di don Maks Suard, il prete suicida, abbia denunciato tutto al vescovo Giampaolo Crepaldi. Il biglietto è stato trovato qualche giorno fa ed è stato segnalato in Procura dai carabinieri del Nucleo investigativo di Trieste. E’ stata subito aperta un’inchiesta. Stando agli inquirenti, il messaggio è rivolto non solo alla ragazza, ma all’intera famiglia. Si tratterebbe comunque di un fatto isolato di cui è stata informata subito anche la Curia.

    Il caso ora prende un’altra piega, a cominciare da un aspetto, non trascurabile: l’identità della giovane, rimasta in tutti questi giorni pubblicamente segreta per ovvi motivi di tutela personale e riservatezza, è invece nota all’interno della comunità slovena. Ad alcuni, almeno, che hanno pensato di agire con quel messaggio dai toni offensivi, più che minatori. Il contenuto appesantisce ulteriormente l’aria che si è creata attorno alla morte del sacerdote accusato di pedofilia. Uno strascico con evidenti venature nazionaliste che forse nessuno poteva immaginare, ma di cui non sono mancate le tracce fin dall’inizio.

    A cominciare da quel sabato 1 novembre, festa di Ognissanti, quando Crepaldi, in segno di vicinanza alla comunità di Santa Croce, ha pensato di andare a celebrare la messa nel borgo carsico. E si è trovato praticamente solo davanti all’altare, con la maggior parte dei fedeli di lingua slovena usciti dalla chiesa non appena si sono accorti della presenza dell’arcivescovo. Un fatto certamente eclatante sul quale, curiosamente, nei giorni a seguire non si sono registrate particolari prese di distanza dalla minoranza. Non ufficiali, almeno. Il biglietto lasciato sull’automobile della ragazza, o forse del padre, è probabilmente noto a pochi all’interno della comunità. Forse nemmeno a don Anton Bedencic, attuale Vicario episcopale per i fedeli di lingua slovena: «Non so niente… non rispondo a niente», mormora al telefono, per poi riattaccare immediatamente.

    Con il suo atteggiamento il sacerdote, che in quel sabato di Ognissanti era assieme al vescovo a Santa Croce per concelebrare la messa, non aiuta a chiarire. Ma nemmeno prende posizione, come rappresentante del clero sloveno designato dalla diocesi di Trieste, dunque da Crepaldi in persona, sull’intera questione. Bedencic non lo aveva fatto il giorno prima, quando sapeva che la presenza del presule al funerale di don Maks era “sgradita” da chi aveva organizzato le esequie e dal padre, Giorgio Suard. Al vescovo si è preferito un sacerdote della minoranza, don Dusan Jakomin. La volontà di rimarcare la propria identità, per il sacerdote suicida, è stata fin troppo evidente anche nel drammatico gesto di uccidersi, sapendo che a trovare la salma sarebbe stato proprio Crepaldi. Don Maks, le cui origini in realtà risultano più italiane che della minoranza, si è tolto la vita indossando una giacca verde, tipica dei costumi tradizionali del posto. In canonica, lungo le scale che portano alla soffitta in cui il parroco si è suicidato, erano state appese due grandi bandiere, una slovena e una della Trieste asburgica.

    http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2014/11/12/news/minacce-alla-giovane-molestata-1.10295018

  • Grande folla ai funerali di don Maks Suard

    Grande folla ai funerali di don Maks Suard

    Don Dusan Jakomin, rappresentante della minoranza slovena, ha celebrato i funerali di don Maks Suard, il parroco di Santa Croce suicidatosi il 28 ottobre. La cerimonia si è svolta a San Giovanni, davanti a una grande folla. Presenti anche lo scrittore Boris Pahor e l’ex vescovo di Trieste, mons. Eugenio Ravignani. Assente mons. Crepaldi, ad Assisi. La cerimonia è stata preceduta da polemiche dopo le critiche del padre di don Maks, Giorgio Suad, ai vertici della diocesi di Trieste.

    All’origine del gesto si è subito ipotizzato esserci l’accusa di pedofilia che pesava sul prelato. La Curia, infatti, ha subito diramato una nota ufficiale in cui spiega gli antefatti. Il vescovo di Trieste Crepaldi, lo scorso 23 ottobre era venuto a conoscenza di fatti gravi successi molti anni fa e che coinvolgevano una ragazzina di 13 anni e don Suard. Sabato 25 ottobre il vescovo aveva chiamato don Maks per le dovute comunicazioni. Il prelato – stando a quanto riferito dalla Curia – aveva ammesso le proprie responsabilità e chiesto due giorni per preparare una lettera di dimissioni e una memoria scritta in cui chiedere perdono a Dio, alla Chiesa e alla ragazzina per il male commesso.

    https://www.ilfriuli.it/articolo/cronaca/grande-folla-ai-funerali-di-don-maks-suard/2/137714

  • Il prete prima di uccidersi «Se solo avessi saputo del male che facevo…»

    Il prete prima di uccidersi «Se solo avessi saputo del male che facevo…»

    Nell’ultima lettera la confessione dell’abuso di 17 anni fa Il passato che ritorna La denuncia scattata quando la nipote della vittima è finita nella parrocchia di don Maks

     di Giusi Fasano

    TRIESTE Sabato 25 ottobre. Un uomo improvvisamente solo con i suoi rimorsi torna a casa senza più voglia di vivere. Pochi chilometri e molta, moltissima fatica. È irriconoscibile, quando apre la porta, quando si siede stanco come avesse scalato una montagna, quando prende carta e penna e comincia a scrivere. «Se solo avessi potuto immaginare tutto il danno che le stavo facendo…».
    Pare di vederlo, don Maks Suard. Chino sulle parole che scrive al suo vescovo e sotto il peso di un ricordo riemerso da un passato lontanissimo. Ci mette tre giorni a fare i conti con il mondo e a implorare Dio di perdonarlo perché sta per fare la cosa più imperdonabile di tutte: uccidersi. Martedì è il giorno della fine. Alle quattro del pomeriggio il vescovo Giampaolo Crepaldi lo chiama per avvisarlo: «Sto arrivando». «Va bene» risponde lui. E si impicca, sapendo bene che sarà monsignor Crepaldi a trovarlo.

    Il passato che ritorna

    Don Suard aveva 48 anni ed era sacerdote della comunità slovena della diocesi di Trieste. Si è tolto la vita dopo aver saputo che una ragazzina conosciuta tanti anni prima, la settimana scorsa lo aveva accusato di pedofilia. Quando è stato convocato in Curia, sabato, tutto poteva immaginare salvo che quegli episodi e quella ragazzina tornassero a galla. «È tutto vero» ha confessato stordito dalla memoria di istanti ormai sepolti dal tempo. E ha raccontato dettagli che coincidono con la versione della sua vittima, all’epoca tredicenne: furono approcci sessuali e avances in più di un’occasione e successe tutto 17 anni fa nella parrocchia di San Dorligo Della Valle, a pochi chilometri da Trieste. C’è un motivo per cui tutta questa storia riemerge soltanto adesso, dopo 17 anni. La ragazzina dell’epoca, oggi trentenne, è la zia di un’adolescente che frequenta la parrocchia di don Suard, cioè quella della frazione triestina di Santa Croce. Per la donna è bastato che la nipotina nominasse il sacerdote per riaccendere i riflettori sugli abusi subiti nel 1997 e, ovviamente, mai dimenticati. La denuncia è stata un modo per proteggere la ragazzina ma è stata anche una richiesta di giustizia per sé. La donna è prima andata in Procura, poi dal vescovo.

    Il sacerdote ha ammesso tutto

    Don Suard non ha nemmeno provato a fingere, a negare, a giustificare. Mentre parlava e ammetteva sembrava quasi rendersi conto per la prima volta di quel che aveva fatto. «Adesso mi prepari una lettera di dimissioni dall’incarico pastorale e poi dovrò inviare tutto alla Santa Sede» gli ha annunciato il vescovo. E il parroco è tornato in canonica con più coraggio per morire che per vivere. Aveva chiesto lui stesso un paio di giorni di tempo per preparare una memoria scritta «in cui chiedere perdono a Dio, alla Chiesa e alla ragazzina per il male commesso», ha spiegato monsignor Crepaldi. In realtà don Suard ha scritto la lettera di dimissioni, il testamento e una lunga lettera al vescovo nella quale ha ripetuto in gran parte ciò che aveva già ammesso. Chi ha letto le sue parole ne riassume il senso: «Io non la vedevo come una bambina, non mi rendevo conto di fare un danno così grave» si è ricordato il sacerdote ripensando a 17 anni fa. Senza mai entrare nei dettagli degli approcci sessuali con la tredicenne, spiega di essersi tormentato anche allora non tanto per la consapevolezza di quel che era successo quanto per il fatto di provare quell’attrazione che il suo abito talare non consentiva: «Ricordo che mi sono confessato e ho chiesto il trasferimento» racconta nella sua lettera-memoria. E dice che le pulsioni che provava, quel 1997, lo hanno indotto tante volte a dubitare della sua missione, a pensare che «se fosse successo anni prima forse non sarei mai diventato prete» (fu ordinato sacerdote nel 1995). Quella che lui chiama «confessione» la fece con un padre spirituale e amico (che nella lettera cita con nome e cognome). Il trasferimento di cui parla fu concesso, ma non subito.

    «Non avrei mai immaginato di causare un danno così grave»

    «Mai avrei potuto immaginare di aver causato un danno così grave a quella ragazza» scrive. E ancora: «Avrei voluto chiederle perdono ma non ce l’ho fatta. Se potessi riparare al danno commesso… ma so che non è possibile». La lettera ha una brutta copia, lasciata accanto agli altri fogli: sono frasi che poi lui ricopia esattamente identiche ma sono scritte con una calligrafia incerta, con parole scarabocchiate, con righe che non finiscono dritte. È come se le parole stesse sbandassero assieme a lui, arrivato a fine corsa. Solo come non era stato mai e con gli occhi fissi su un orizzonte buio, anche se fuori c’era un gran sole e il cielo blu.

    http://www.corriere.it/cronache/14_ottobre_30/prete-prima-uccidersi-se-solo-avessi-saputo-male-che-facevo-e9a5c6dc-5fff-11e4-b0a9-d9a5bfba99fb.shtml

  • Parroco suicida in canonica, trovato dal vescovo: «Aveva ammesso gravi fatti di pedofilia su una 13enne»

    Parroco suicida in canonica, trovato dal vescovo: «Aveva ammesso gravi fatti di pedofilia su una 13enne»

    Don Maks Suard era la guida della comunità di Santa Croce
    sul Carso triestino: a rinvenire il corpo è stato mons. Crepaldi.

     TRIESTE – Tragedia con clamorosi risvolti sul Carso triestino: un parroco molto noto in tutta la provincia e nella vicina Slovenia si è suicidato oggi a Trieste. Il sacerdote, che aveva 48 anni, si è impiccato in canonica di Santa Croce. Sulla vicenda indagini sono in corso da parte della questura di Trieste. La diocesi ha chiarito in serata che il parroco aveva fatto ammissioni su gravi fatti di pedofilia ai danni di una tredicenne. Stava per essere rimosso.

    La vittima è don Maks Suard, della comunità slovena della diocesi di Trieste, che era solo in canonica quando si è impiccato. Monsignor Crepaldi, l’arcivescovo di Trieste, quando lo ha trovato ha immediatamente allertato il 113 e sul posto è giunta una pattuglia delle Volanti. Poco dopo è arrivato sul posto anche personale della Squadra mobile. In parrocchia era prevista una riunione di religiosi, per questo motivo il vescovo si trovava lì.

    «Molto scosso, turbato». Sono le condizioni di mons. Giampaolo Crepaldi, l’arcivescovo di Trieste, dopo il ritrovamento del corpo senza vita del parroco. Il prelato non ha voluto rilasciare dichiarazioni, il suo segretario si è limitato a dire che l’arcivescovo è «molto turbato». Le indagini vengono condotte nel massimo riserbo.

    Don Suard – originario di San Giovanni – era parroco dal 1995 ed era già stato in servizio in molte chiese della zona di San Dorligo. Impegnato con i boy scout insegnava religione in molte scuole del triestino.

    http://www.ilgazzettino.it/NORDEST/TRIESTE/parroco_santa_croce_suicida_trieste/notizie/981022.shtml

  • Accusato di pedofilia, parroco si toglie la vita a Trieste

    Accusato di pedofilia, parroco si toglie la vita a Trieste

    Doveva incontrare il vescovo, ma ha deciso di togliersi la vita. Maks Suard, 48 anni, era parroco della frazione di Santa Croce, sul Carso triestino. Secondo quanto ha appreso il quotidiano locale Il Piccolo, che riporta la notizia, il sacerdote, che apparteneva alla comunità slovena della diocesi di Trieste, si è impiccato in canonica dopo essere stato accusato di un episodio di pedofilia e aver ammesso le sue responsabilità.

    A trovarne il corpo senza vita è stato il vescovo Giampaolo Crepaldi, che aveva con lui un appuntamento nel pomeriggio fissato da qualche giorno per comunicargli ufficialmente il provvedimento di rimozione. Attraverso il suo segretario, l’alto prelato si detto “molto turbato” e “molto scosso”. La Curia triestina ha poi diramato una nota stampa molto esplicita nella quale si spiega nei dettagli come all’origine del gesto autolesionista del sacerdote vi siano fatti gravi successi molti anni fa che coinvolgevano don Maks e una tredicenne e quali siano stati i vari tragici passaggi finali di questa terribile vicenda.

  • Lettera a Papa Francesco – AssociazioneSordi “A. Provolo”

    Lettera a Papa Francesco – AssociazioneSordi “A. Provolo”

    “L’Istituto ecclesiastico Antonio Provolo di Verona ha garantito per oltre un secolo un futuro migliore ai bambini sordi e muti, sostenendoli negli studi e nell’inserimento al lavoro, ma in quell’ edificio sono avvenuti episodi terribili: preti e fratelli religiosi hanno abusato sessualmente di oltre 60 tra bambini e bambine vissuti nell’Istituto.

    Ora, più di trent’anni dopo, le vittime hanno trovato la forza di denunciare i fatti accaduti. Gli abusi di cui parlano sarebbero proseguiti per almeno trent’anni, fino al 1984. Come preannunciato in conferenza stampa presso la sala stampa della Camera dei Deputati a Roma il 09 aprile 2014 e tenuto conto che, dopo la commissione d’indagine voluta dal Vaticano, lo stesso ha ammesso gli abusi, è nostra intenzione chiedere i risarcimenti. Primo passo sarà a Bruxelles presso la commissione per i diritti umani assieme a Survivor’s Voice.

    Teniamo anche in considerazione che l’ONU ha fatto recentemente (febbraio 2014) una dura reprimenda nei confronti del Vaticano, per i comportamenti tenuti dallo stesso. Nel dicembre 2013 abbiamo scritto una lettera al Papa per chiedere che la Cei aprisse i propri archivi, dove sicuramente sono depositati moltissimi casi, ad a oggi sconosciuti.”
    Associazione Sordi “Antonio Provolo”

    Caro Papa Francesco,
    Siamo un gruppo di ex allievi dell’Istituto per sordomuti “Antonio Provolo” di Verona, che nel 2009 hanno denunciato sulla stampa, dopo tre anni di contatti infruttuosi con la Curia di Verona, gli abusi subiti da preti pedofili dell’Istituto, per evitare che ad altri bambini accadesse quello che è successo a noi.
    Subito siamo stati accusati dal Vescovo di Verona, che da un anno e mezzo era al corrente dei fatti, di essere dei calunniatori.
    Nel 2010 il Vaticano ha chiesto alla Curia di istituire una commissione di indagine con il compito di ascoltare i sordi vittime di abusi.
    Nel 2012, dopo la chiusura dei lavori della commissione, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha ammesso gli abusi sui piccoli sordomuti e da calunniatori siamo tornati a rivestire, per l’opinione pubblica, il ruolo, non ricercato, delle vittime.
    Nonostante questo siamo stati lasciati soli.
    Nessuna solidarietà dalla Curia e dalle istituzioni ci è pervenuta.
    Solo l’Associazione Sordi “Antonio Provolo”, da sola, sta cercando di risolvere i gravi problemi di queste persone.
    Le Sue recenti dichiarazioni volte a far emergere il fenomeno delle violenze sessuali sui minori che hanno visto come tristi protagonisti dei membri del clero, ci hanno spinto, quasi incoraggiato a scriverLe.
    Abbiamo pensato allora alle possibili, terrene, risposte al problema che più ci sta più a cuore: nessun bambino deve più subire quello che abbiamo sofferto noi.
    Un po’temerariamente quindi approfittiamo di questa, per suggerirLe una operazione già attuata dalla Chiesa in altri Paesi: promuovere anche in Italia, una Commissione indipendente che faccia emergere i numerosi casi ancora sottaciuti del fenomeno.
    Sarebbe, per quanto ci sembra, una operazione ecumenicamente positiva: le vittime delle violenze potrebbero liberarsi in quell’ ambito di un segreto vissuto come vergognoso per anni, e riprendere una vita terrena meno difficile e rancorosa; la Chiesa, nel contempo, sanerebbe concretamente e in positivo un debito di verità con una realtà tanto tragica quanto, finora, negata.
    Sia pur con pena pensiamo anche ai nostri aguzzini di allora: aprire la finestra a quelle terribili verità terrene potrebbe risanare le piaghe interiori che devono essersi portati dentro per tanto tempo. Perchè anche i torturatori sono, sotto certi punti di vista, vittime delle oscenità perpetrate.
    Nessuna gratuita vendetta postuma cerchiamo quindi, ma misericordia e sostegno per le vittime.
    Per ottenere ciò cerchiamo il più prezioso degli alleati: il Papa.
    Buon Anno.
    Verona, 31 dicembre 2013
    In rappresentanza delle vittime: Giorgio Dalla Bernardina, Presidente Associazione Sordi “Antonio Provolo”

    P.S. Qualora lo ritenesse necessario, siamo fin d’ora a disposizione per un incontro con Lei al fine di esporLe personalmente quanto accaduto.
    Marco Lodi Rizzini, consulente udente dell’Associazione A. Provolo